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martedì 15 gennaio 2008

"Prima" di Tosca a Roma, emozione e applausi.

(Sky tg24) Dodici minuti di applausi per la Tosca diretta da Franco Zeffirelli. Tanta la commozione tra il pubblico delle grandi occasioni presente al teatro dell'Opera per la prima della celebre opera di Giacomo Puccini.
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Un italiano ai Golden Globe/ Dario Marianelli: ecco chi è.

(Affari taliani) Chi ha visto "Espiazione", uno dei grandi successi dell'ultimo festival di Venezia, non può non ricordarsi della colonna sonora. Che ieri ha vinto come migliore musica originale nella scarna ed informale conferenza stampa di assegnazione dei Golden Globe.

E in un clima freddo, senza tappeto rosso e senza la consueta premiazione in grande stile è un giovane italiano a strappare scatti ai giornalisti e ad attirare su di sè l'attenzione: Dario Marianelli. Il nome non è del tutto nuovo, nel 2006 ha avuto una nomination agli Oscar per la Miglior Colonna Sonora con il film "Orgoglio e pregiudizio". Ma non è tutto: è lui l'autore delle colonne sonore di "V per Vendetta" e de "I fratelli Grimm e l'incantevole strega". Soprattutto il primo ha fatto molto successo.

Appassionato di cinema e musica fin dall'adolescenza, il compositore pisano dal 1990 vive a Londra.

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Roma ricorda la Shoah con il cinema, nove giornate di proiezione.

Da domani al 28 marzo alla Casa della Memoria e della Storia.

(Apcom) - Da domani mercoledì 16 gennaio fino a venerdì 28 marzo la Casa della Memoria e della Storia di Roma ospita il cineforum 'La Shoah, l'Europa, il cinema', una serie di nove giornate di proiezioni a cura dell'Associazione Nazionale Ex Deportati Politici nei Campi Nazisti (ANED) in collaborazione con l'Assessorato alle Politiche Educative del Comune di Roma.

Si inizia domani alle ore 17 con la proiezione del film 'Notte e Nebbia' di Alain Resnais del 1955 che racconta la tragedia dei campi di concentramento tedeschi. Si prosegue, poi, il giorno successivo con tre brani tratti del film 'A forza di essere vento' sullo sterminio degli zingari.

Giovedì 14 febbraio alle ore 17 il film 'Dottor Korczack' di Andrej Waida sulla figura dell'educatore e direttore dell'orfanotrofio di Varsavia, che ha voluto accompagnare fino alla soluzione finale, a Treblinka, i bambini del suo istituto. Giovedì 21 febbraio alle ore 17 il film 'Senza destino' di Lajos Koltai, che descrive la deportazione degli ebrei ungheresi.

Giovedì 28 febbraio alle ore 17, infine, il film 'Gli occhiali d'oro' di Giuliano Montaldo sulla persecuzione fascista degli ebrei di Ferrara descritta da Giorgio Bassani nell'omonimo racconto.

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Premiata ditta Van Der Vaart. La perfetta macchina da soldi dei bellissimi Silvie e Rafael.

Una coppia di successo pronta a sbarcare in Italia: sono il trequartista dell’Amburgo, sempre più vicino alla società bianconera, e sua moglie, modella e presentatrice olandese. I due, come i più famosi coniugi Beckham, sono una vera e propria miniera per i maghi del marketing.

(Viviana Guglielmi - Quotidiano.net) Quando le modelle sposano un asso del pallone smettono di lavorare visti gli ingaggi milionari dei calciatori italiani e d’oltralpe? Ma nemmeno per sogno, anzi a volte le coppie formate da showgirl e sportivi diventano delle vere e proprie aziende di marketing dal fatturato altissimo.

A cominciare dai signori Van der Vaart. Il fortissimo trequartista dell’Amburgo, con il vizio del gol (26 in 59 partite in Bundesliga), è sempre più vicino alla società bianconera per 17 milioni di euro ma è grande anche l’attesa nei confronti della bellissima moglie del campione olandese. Silvie Van der Vaart dopo aver fatto impazzire la Germania è pronta a catturare l’attenzione dei media italiani.

Splendida modella, nata il 13 Aprile 1978, è diventata famosa soprattutto per aver fatto la presentatrice per l’emittente televisiva olandese Mtv. Poche settimane dopo il trasferimento del marito dall'Ajax all'Amburgo, è stata eletta "Miss Bundesliga" . La più bella e forse la più ricca, insomma fra le mogli dei giocatori del campionato tedesco. Il suo successo è cresciuto con quello del marito Rafael. Insieme formano ormai una ditta, gestita dalla Essel Sports Management. Lui ha prestato la faccia alla Pepsi e appena arrivato ad Amburgo la maglietta con il suo nome ha battuto i record di vendita, lei è diventata testimonial di un marchio di gioielli “Pure by Silvie”.

Avranno forse deciso di seguire l’esempio di David e Victoria Beckham?
I due si sono ormai imposti come icona di stile sui magazine di mezzo mondo guadagnando cifre astronomiche. Da anni il loro prodotto interno lordo somiglia a quello di un'isola del Pacifico. Accanto a David, Victoria all’età di 33 anni le ha provate davvero tutte: cantante, modella, conduttrice, moglie e madre di 3 figli. Nella sua lunga carriera un successo dopo l’altro, o almeno quasi. La Signora Beckham è stata infatti vittima del primo flop a Hollywood dopo che il guru della moda, Mr Blacwell, l’ha definita la celebrità peggio vestita del 2007. Brutto colpo per la Posh Spice, autrice di “Quel mezzo pollice in più. Capelli tacchi e tutto quello che c’è in mezzo”, manuale di consigli per essere glamour in ogni circostanza.

Chissà se avrà deciso di scrivere un libro, sui suoi profitti però, anche Coleen McLoughlin, fidanzata e futura sposa dell’attaccante del Manchester United, Wayne Rooney. A Coleen spetta infatti il titolo di più ricca della Wags, le fidanzate e mogli dei giocatori inglesi. 20 milioni di euro guadagnati in un solo anno grazie a contratti con Diet Coke, Nike e LG, a spot pubblicitari, apparizioni televisive e al suo profumo Coleen X. Con questa cifra astronomica la McLoughlin batte lo stesso Rooney.

Tornando in Italia il lavoro procede a gonfie vele anche per Marta Cecchetto fidanzata di Luca Toni. La modella diventata famosa per aver partecipato al festival di Sanremo come valletta non nasconde però il desiderio di formare una famiglia con il giocatore al quale è legata da dieci anni.

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Il ritorno di "Markette" con la kappa...


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Gad Lerner e la "Grande Rinuncia" di Benedetto XVI. Il papa rinuncia e raddoppia, peccato.

La rinuncia del papa a intervenire giovedì all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università La Sapienza di Roma diffonde una fotografia poco veritiera del nostro paese. Non è vero che l’Italia contemporanea sia afflitta da una contrapposizione guelfi-ghibellini d’altri tempi.
E’ vero semmai che qualcuno la cerca, questa contrapposizione, molti di parte clericale con l’aiuto di qualche utile idiota di parte laica.
Dopo che perfino Dario Fo aveva riconosciuto il pieno diritto di Benedetto XVI a esprimersi nell’aula magna dell’ateneo, credo che il pontefice avrebbe potuto e dovuto sopportare la presenza di una contestazione esterna, magari sgradevole e incivile, ma isolata.
Ora invece si griderà al papa censurato, tornerà in auge la leggenda della persecuzione anticattolica nel paese che più di ogni altro assegna uno spazio mediatico perfino sovradimensionato alla Chiesa. Peccato, riprende slancio la gara ipocrita degli opposti vittimismi. E Benedetto XVI incassa altresì un’attenzione al suo discorso scritto -che verrà reso noto dal Vaticano- centuplicata rispetto all’udienza che avrebbe ottenuto parlando all’università. Se fra i contestatori qualche cretino griderà vittoria, ricordiamogli che ha solo fatto un grande regalo a colui che voleva criticare.

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PAPA ALLA SAPIENZA, VATICANO: VISITA ANNULLATA.

(Avvenire) Il Vaticano ha "ritenuto opportuno soprassedere" alla visita del Papa all'università la Sapienza "a seguito delle ben note vicende di questi giorni". Lo annuncia un comunicato della sala stampa vaticana.
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(Ansa) Il Vaticano ha "ritenuto opportuno soprassedere" alla visita del Papa all'università la Sapienza "a seguito delle ben note vicende di questi giorni". Lo annuncia un comunicato della sala stampa vaticana. Il Papa non partecipera' all'evento e si limitera' a inviare l'intervento che avrebbe dovuto pronunciare nel piu' antico ateneo romano. ''A seguito delle ben note vicende di questi giorni in rapporto alla visita del Santo Padre all'Universita' degli Studi 'La Sapienza', che su invito del Rettore Magnifico avrebbe dovuto verificarsi giovedi' 17 gennaio - si legge nella nota della sala stampa vaticana -, si e' ritenuto opportuno soprassedere all'evento. Il Santo Padre inviera', tuttavia, il previsto intervento''.
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L'Università nel caos.
Il Papa non andrà alla Sapienza: annullata la visita ".

(Tiscali notizie) Il Vaticano ha "ritenuto opportuno soprassedere" alla visita del Papa all'università la Sapienza "a seguito delle ben note vicende di questi giorni". Con questo comunicato, seguito alle polemiche della giornata, la Santa Sede ha dunque deciso di annullare la visita di Benedetto XVI, prevista per giovedì. Un annullamento - questa la tesi più accreditata - legata pevalentemente a ragioni di sicurezza. Il Santo Padre - fanno sapere dall'Ufficio stampa del Vaticano, "invierà comunque il previsto intervento".

Il rettore: "E' amareggiato" - Poco prima del comunicato ufficiale era stato il rettore dell'Università Renato Guarini, dopo la lunga occupazione da parte degli studenti nell'aula del senato accademico, ad esprimere perplessità sulla conferma della visita: "Non so se il Santo Padre decidera' di rinunciare alla visita all'Universita', aveva detto, so che per le polemiche nate intorno alla sua presenza all'inaugurazione dell'anno accademico, e' molto amareggiato". quanto dice all'Agi il rettore dell'Universita' di Roma,
Ed è stata una giornata davvero convulsa quella del rettore. Dopo l'occupazione del rettorato da parte degli studenti, conclusosi in poche ore con la promessa del Magnfico di concedere agli studenti uno spazio per la protesta, nel giorno dell'inaugurazione dell'anno accademico durante la quale era previsto l'intervento di Benedetto XVI.
Gli studenti in agitazione ottengono di poter manifestare - Un centinaio di studenti della Rete Autoformazione in cui confluiscono i collettivi delle facoltà avevano occupato l'aula del Senato accademico nel palazzo del Rettorato della Sapienza, abbandonandolo solo dopo aver ottenuto di poter manifestare il giorno della visita del Pontefice. Il Rettore, Renato Guarini, aveva poi rassicurato tutti sull'assenza del rito del "baciamano" nel cerimoniale.
I docenti: "Non siamo d'accordo ma non ci opporremo alla visita" - I docenti pur censurando la scelta avevano detto non si sarebbero opposti alla visita di Joseph Ratzinger giovedì prossimo.
Avvenire: "E' un ritorno al muro di Berlino" - Di questa mattina l'affondo del quotidinao L'Avvenire. Per il giornale cattolico, le contestazioni contro il Papa alla Sapienza sono una "intolleranza inspiegabile", forse prodotto di un "maldestro sessantottismo di ritorno", ma - continua il quotidiano della Cei - fanno pensare di più "al cupo '61 di Berlino, ai giorni della vorticosa e raggelante costruzione del padre di tutti i muri, segno incancellabile di illibertà e di intolleranza". Nell'editoriale, firmato da Marco Tarquino e intitolato "L'università è stata la casa di J. Ratzinger", si precisa che c'è chi si batte "strenuamente per alzare reticolati d'inconciliabilità tra fede e ragione, tra natura e scienza, tra doveri morali e diritti di libertà. E sogna di far tacere Benedetto XVI, che chiama a riconciliare e ricentrare in Cristo e nell'uomo cultura e società".
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Annullamento visita Papa: soddisfazione dei docenti di fisica e degli studenti.
(Agr) Un fragoroso applauso ha accolto la notizia dell'annullamento della visita del Papa alla Sapienza. Gli studenti riuniti in assemblea in un'aula della facolta' di Scienze Politiche hanno poi incominciato a scandire il coro "Fuori il Papa dall'Universita". Grande soddisfazione anche tra i docenti di Fisica, firmatari della lettera che ha dato il via alle polemiche di questi giorni. (Agr)

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Il ritorno di Costanzo: Madamaweb e il comune senso del pudore,

(TVblog) E’ tornato, ieri sera, Maurizio Costanzo, con il suo talk show, il più famoso e longevo d’Italia. E’ tornato trattando un argomento di grande attualità, un argomento che meritava proprio un approfondimento giornalistico: il comune senso del pudore.

Ne hanno dissertato, con i soliti toni pesantemente leggeri, Silvana Pampanini e Marisa Merlini, Gabriel Garko - per non farsi mancare la promozione per Io ti assolvo, in onda questa sera - Chiara Noschese - per non farsi mancare la promozione allo spettacolo teatrale “Due partite” - l’astrologo Branko - per non farsi mancare l’oroscopo - e soprattutto Anna Ciriani, ovvero Madameweb, la pornoprof di Pordenone - potete gustarne la bella presenza nell’immagine, un po’ sgranata -. La quale, abituée dell’intrattenimento e dei video erotici è stata sollevata dal proprio incarico di insegnante dopo che è scoppiato lo scandalo (il celeberrimo video integrale di Madameweb nuda a Berlino è disponibile su YouTube da tempo).

Dispiace vedere come uno dei salotti televisivi più belli che ci si possa ricordare - a patto di avere qualche anno “di troppo” - si sia lasciato trascinare dal vortice dell’entertainment pseudo-scandalistico e un po’ pruriginoso. Madameweb poteva continuare tranquillamente a fare la propria vita senza il Costanzo Show. E il pubblico affezionato di Costanzo, senza Madameweb.

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Gli stucchevoli preti televisivi. Il prete buono e quello traviato per la fiction è tempo di tonache.

Terence Hill è di nuovo "Don Matteo", su RaiUno dal 17 gennaio. Gabriel Garko sacerdote sexy e noir in "Io ti assolvo" su Canale 5. Mediaset sperimenta il thriller-mistery "un po' Hitchcock un po' Dario Argento". Al fianco del prete-detective di Gubbio non c'è più Insinna ma Simone Montedoro.

(Alessandra Vitali - La Repubblica) IN comune hanno soltanto lo sfondo, la provincia italiana, tranquilla e pigra in un caso, tranquilla e torbida nell'altro. Per il resto, i due preti che in questi giorni fanno la loro comparsa sul piccolo schermo non potrebbero essere più diversi. Uno è diventato un'icona pop, sfreccia per Gubbio in bicicletta e mette il suo intuito formidabile al servizio della giustizia.

L'altro è un prete dai trascorsi torbidi che non ha chiuso i conti col passato. Uno è un eroe del cinema italiano anni Settanta, l'altro è un sex symbol del cinema e della tv degli anni recenti. Terence Hill torna (dal 17 gennaio) su RaiUno nei panni di Don Matteo, sesta serie delle avventure del prete-detective amato dal pubblico e benedetto dagli ascolti (in passato ha avuto la meglio anche su Eyes Wide Shut, 19,89% di share contro il 17,86% ottenuto da Canale 5 con il film di Stanley Kubrick), mentre sull'ammiraglia Mediaset va in onda (martedì 15) Io ti assolvo, film tv diretto da Monica Vullo, con Gabriel Garko che per una volta smette i panni della sex-bomb per indossare l'abito talare. E cadere in tentazione.

Racconta Garko che lui per primo s'è spaventato quando gli hanno proposto il ruolo. Quello, cioè, di un bel trentenne che a dieci anni dalla partenza torna nella cittadina d'origine dopo aver preso i voti. Con i quali ha cercato di cancellare anni di scelte sbagliate, frequentazioni balorde, amicizie pericolose. "Ho pensato: no, sono troppo bello per fare il prete, ne va della credibilità del personaggio. Poi mi sono detto che la bellezza non può essere un limite. E ho studiato 'da prete', ho incontrato alcuni sacerdoti, ho imparato a dire messa, a muovermi in maniera composta".

Scene forti, azione, un serial killer senza pietà. Ma anche una donna, che il prete Garko vuol salvare dall'abisso, bella come la sorella della quale era stato innamorato. Un nuovo Uccelli di rovo? "Non proprio - risponde l'attore - se dovessi cercare un riferimento, parlerei piuttosto del Montgomery Clift di Io confesso, che di Richard Chamberlain".

Un film, Io ti assolvo, con il quale Mediaset tenta la strada della novità: un thriller, spiega Giancarlo Scheri, direttore della Fiction Rti, "a metà fra Hitchcock e Dario Argento ma con elementi melò. Un genere non frequentato dalla tv italiana, con scene un po' dure. E' utile per capire che cosa vorrà il pubblico fra due o tre anni".

Quello che invece vuole il pubblico di Don Matteo, è esattamente ciò che la serie gli propone. Anche se con un'assenza eccellente, quella di Flavio Insinna che ha lasciato la fiction dopo sette anni di onorato servizio con i gradi del capitano dei carabinieri Flavio Anceschi. Al suo posto, affiancato dal maresciallo Cecchini (Nino Frassica), la new entry Simone Montedoro, ovvero il capitano Tommasi. Nuovo anche il personaggio di suor Maria, giovane (e bella) superiora del convento di Gubbio, l'attrice Astra Lanz che debutta sullo schermo dopo lunga carriera teatrale e da marionettista.

E poi c'è sempre lui, l'immarcescibile Terence Hill che chiamavano Trinità. Sessantotto anni e il fisico di un trentenne, affezionato al ruolo come di rado accade e senza il timore che ciò produca effetti negativi. "Mi avevano detto che avrei fatto il cowboy a vita e non è stato vero, forse non sarà vero che farò a vita Don Matteo", dice. Anche se, precisa, "questa esperienza finirà quando non ci saranno più belle storie, ma finché piace al pubblico non ho paura di rimanere 'incastrato' nel personaggio. Ormai mi identifico con lui, ed è una cosa bellissima".

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L’horror che non uccide.

http://www.flickr.com/photos/jalex_photo/1680862003/
(Panorama) I maestri del genere horror forse non hanno mai sospettato che, facendo scorrere abbondantemente il sangue sul grande schermo, salvano più di una vita nella realtà. La violenza rappresentata al cinema e negli altri media avrebbe infatti l’effetto opposto a quello spesso temuto di dare il cattivo esempio ai più giovani, inducendoli a considerare normali e tollerabili i comportamenti più gravemente aggressivi verso il prossimo. Lo sostiene un ampio studio (file pdf) presentato durante l’ultimo convegno dell’American Economic Association. I due economisti che ne sono autori, Gordon Dahl, dell’Università di San Diego, e Stefano Della Vigna, dell’Università di Berkeley, per la prima volta hanno messo a confronto un decennio di statistiche sul crimine (quello tra il 1995 e il 2004) con la programmazione delle sale cinematografiche nello stesso periodo, notando che negli Stati Uniti l’uscita dei film splatter più attesi si è accompagnata a una diminuzione media di 52 mila crimini violenti all’anno, cioè circa mille in meno per ogni fine settimana in cui le pellicole rastrellavano i maggiori incassi, senza che nei giorni o nelle settimane immediatamente successive si sia registrata una recrudescenza di reati efferati a compensazione di quelli evitati grazie ai migliori registi del genere. Se questi ultimi si trovassero disoccupati, sostengono gli autori dello studio, avrebbero indirettamente sulla coscienza qualche morto reale, per esempio a causa di un più ampio consumo di alcolici da parte dei ragazzi che non siano distratti dall’assassino in azione al cinema.

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Speciale Milano moda e modelli. Da NYC Tyler Riggs.


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Shoah: Giorno Della Memoria 2008, Oltre 200 Iniziative In Toscana.

"Il muro dei nomi" del Memorial della Shoah di Parigi. Su esso sono incisi i nomi dei 76.000 ebrei francesi mandati dai nazisti nei campi di concentramento tra il 1942 e il 1944 e mai più tornati.

(Adnkronos) - Si avvicina il 27 gennaio e la Toscana si appresta a celebrare in grande stile il Giorno della Memoria 2008. In tutta la regione sono stati organizzati oltre 200 eventi: rappresentazioni teatrali, incontri, proiezioni, rassegne, dibattiti, testimonianze di chi ha vissuto in prima persona quei giorni drammatici. Il clou si terra' a Firenze, al Mandela Forum, il 28 gennaio a partire dalle ore 9: attesi piu' di 7.000 studenti da tutta la Toscana che incontreranno testimoni della Shoah e di altri stermini del '900 e registi di fama internazionale. Sempre a partire dal 28 gennaio (fino al 30) in programma un convegno internazionale nell'Aula Magna dell'Universita' di Firenze.

Mercoledi' 16 gennaio, alle ore 13, nella sala Gonfalone a Palazzo Panciatichi (via Cavour 4) verra' presentato il calendario con tutte le iniziative. Alla conferenza stampa parteciperanno il presidente della Giunta regionale Claudio Martini, quello del Consiglio Riccardo Nencini, l'assessore alla cultura Paolo Cocchi e il presidente del Forum per i problemi della pace e della guerra Dimitri D'Andrea.

Nel corso dell'incontro con i giornalisti sara' presentato il manoscritto originale del documento firmato il 5 settembre a San Rossore da Vittorio Emanuele e Mussolini, uno dei provvedimenti promulgati nel 1938 nell'ambito delle famigerate 'leggi razziali'.

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Emile Hirsch. Astro nascente a Hollywood.

In arrivo con "Into the Wild" ecco Emile Hirsch, 22enne californiano pronto a dichiarare guerra ai vari Shia LaBeouf interpretando pellicole blockbuster ma anche indimenticabili film indipendenti.

(Pierpaolo Festa - Film.it) A meno che non siate fan de “La ragazza della porta accanto” non sapete ancora bene chi sia Emile Hirsch, ma è solo questione di tempo, alla fine del mese lo vedrete in “Into the Wild”, quarto film diretto da Sean Penn in cui questo giovane attore regge con la sua performance la potenza della storia. Nel film interpreta Christopher McCandless, un ragazzo che a soli 24 anni abbandonò tutto ciò che aveva, donando i suoi risparmi (24 mila dollari) ai poveri ed intraprendendo un viaggio solitario verso l’Alaska. Il film è un’opera ipnotica che racconta la vera storia di un uomo riuscito ad entrare in contatto con la natura come pochi al mondo sono hanno mai fatto.

Hirsch ha cominciato la sua carriera all’età di 8 anni in piccoli ruoli per la Tv, saltando qua e là in serie come “Sabrina vita da strega” e “NYPD”. Il suo debutto cinematografico risale al 2002 col film “The Dangerous Lives of Altar Boys” interpretato anche da Jodie Foster. Nel 2004 ha colto al volo la grande chance d’interpretare il ruolo principale nella teen-comedy “La ragazza della porta accanto”, in cui recita al fianco della sex symbol Elisha Cuthbert. Grazie a quel film, una pellicola diventata un piccolo cult tra i giovani, Emile è riuscito a guadagnarsi la popolarità. Da quel momento, alcuni suoi film, girati in precedenza e mai usciti, hanno finalmente trovato distribuzione. Successivamente è arrivato “Lords of Dogtown”, pellicola che racconta la vera storia di un gruppo di skaters nella California degli anni ’70.

Lo abbiamo visto lo scorso anno al fianco di Bruce Willis nel drammatico “Alpha Dog”, dove interpretava un giovane trafficante di droga, una figura ispirata alla figura del vero Jesse James Hollywood. Per prepararsi al ruolo, l’attore ha fatto tante ricerche, incontrando anche il padre dello spacciatore. Tempo dopo Hirsch ha definito la sua esperienza sul set quasi scioccante: “Ero molto spaventato e scosso a mettermi in quei panni” – ha raccontato. Nei mesi a venire impareremo a conoscere meglio questo attore, dal momento che è stato ingaggiato dai Fratelli Wachowski per interpretare il ruolo da protagonista in “Speed Racer”. Sarà un film ricco di effetti speciali innovativi che manterrà costantemente l’acceleratore schiacciato a tavoletta, ma allo stesso tempo sarà un solido prodotto per famiglie, una combinazione perfetta di azione, risate e buoni sentimenti. Attualmente l’attore si appresta a lavorare sul set di Gus Van Sant nel drammatico “Milk”. Il film racconterà la vera storia del primo personaggio politico dichiaratosi ufficialmente gay negli USA. Sean Penn sarà il protagonista, mentre Hirsch avrà il ruolo di un sostenitori dei diritti civili.

Siamo certi che per la fine dell’anno questo attore avrà fatto tantissima strada. Mentre il numero uno delle teen-star, Shia LaBeouf è definitivamente entrato nelle grazie di Spielberg che continua a metterlo sotto contratto per svariati progetti della Dreamworks, Emile Hirsch rischia la strada più tortuosa, spaziando da blockbuster delle Major a piccoli film indipendenti, ma capaci di conquistare sempre pubblico e critica. Sentiremo ancora parlare di lui.
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Zac Efron, Eros Ramazzotti: Stelle a confronto sulle presunte omosessualità.

Zac Efron a prova di proiettili prova a gestire il gossip sulla sua omosessualità.

(Fireman) In una intervista rilasciata a Simon Dumenco per l'ultimo numero di Details, Zac Efron afferma che le ultime insinuazioni di Perez Hilton - sito gossipparo holllywoodiano - non lo infastidiscono.

Secondo quest'ultimo, da qualche parte nel mondo, un giovane gay sta facendo uno Zac Efron di plastica che bacia un altro Zac Efron. Da quando [Zac] è divenuto famoso Perez Hilton è ossessionato dall'insinuare che Efron — il cui soprannome è 'Zacquisha'— è gay, e la risposta di Efron è piuttosto surrreale: "Provoca dipendenza leggere quel tipo di gossip. E' intrattenimento. Perez ha sicuramente detto qualcosa che il pubblico vuole sentire e sta facendo la cosa giusta. Merita amirazione e penso faccia un grande lavoro." attimo di pausa "Sinceramente se questo è il peggio che può dire su di me, che sono gay, beh io penso allora di poter stare tranquillo. Posso gestirlo"

Su Just Jared una gallery tratta dall'intervista.

Da quest'altra parte del mondo invece un divo nostrano si lamenta delle stesse insinuazioni affermando "Sono eterissimo" e mostrando il fianco - questa volta condivido - ad ArciGay che risponde "E chissene frega!".

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Un batterio mortale si diffonde a San Francisco colpendo la comunità gay.

(Agi) Una nuova forma, potenzialmente mortale, di stafilococco aureo resistente alla meticillina, si sta diffondendo a San Francisco, e ad essere colpita e' soprattutto la comunita' omosessuale. E' quanto risulta da uno studio, pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine basato su un'analisi delle cartelle cliniche di pazienti dimessi dagli ospedali di San Francisco e Boston. Il batterio si trasmette soprattutto attraverso il contatto cutaneo e, secondo i ricercatori, tra i gay di San Francisco la prevalenza e' superiore di tredici volte al normale. In particolare, nel distretto di Castro, la Mecca della comunita' gay statunitense, sarebbe stata contagiata una persona su 588. Il ceppo, resistente a numerosi tipi di antibiotico, causa la formazione di grosse bolle sulla pelle e, nei casi piu' gravi, puo' portare a infezioni mortali del sangue e a pneumonia necrotizzante. "Queste infezioni multiresistenti colpiscono soprattutto i maschi omosessuali nelle parti del corpo che vengono a contatto durante l'attivita' sessuale - ha spiegato il dottor Binh Diep, dell'Ospedale Centrale di San Francisco - ma, dal momento che il batterio puo' diffondersi attraverso il contatto occasionale, siamo anche molto preoccupati dal rischio di una diffusione del ceppo alla popolazione generale". Diep sottolinea anche che il miglior modo per impedire la trasmisisone e' lavarsi accuratamente con acqua e sapone specialmente dopo il rapporto sessuale. AGI) - Roma, 15 gennaio

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Francia. Ultimo censimento 63.753.000 di abitanti, +0.6% sul 2007. Nascite, la maggioranza da coppie non sposate.

(Apcom) - La Francia conta al primo gennaio di quest'anno 63.753.000 di abitanti, vale a dire 361.000 (+0,6%) in più rispetto all'anno precedente, secondo i dati provvisori resi pubblici stamane dall'Insee, l'Istituto di statistica francese.

Il rapporto Insee conferma anche alcune tendenze già rilevate negli ultimi anni: nel 2007 le nascite fuori dal matrimonio sono divenute la maggioranza e l'aspettativa di vita è aumentata di tre mesi lo scorso anno per raggiungere i 77,5 anni per gli uomini e gli 84,4 per le donne.

Nel 2007 sono nate 816.500 persone, contro 526.500 decessi, vale a dire un surplus di 290.000 persone. Ad esso si aggiunge un saldo migratorio di 71.000 persone, in diminuzione rispetto al dato di 91.000 del 2006.

I matrimoni sono diminuiti da 274.084 nel 2006 a 266.500 l'anno successivo. L'età media degli sposi è di 31,3 anni, per le spose di 29,3 anni. I Pacs continuano ad avere il vento in poppa, in tutto 350mila dal 1999: lo scorso anno sono stati 73mila, 77mila l'anno precedente. Nel 2006 solo il 7% dei Pacs è stato stipulato da coppie omosessuali.

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Speciale Milano moda e modelli. Terzo giorno di sfilate e altri modelli.

GUCCI
Tyler Riggs

Shaun Haugh

Tyler Riggs


JOHN RICHMOND
Artem E



NEIL BARRETT
Tyler RIGGS opens the show



ALESSANDRO DEL AQUA
Tyler RIGGS

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Speciale Milano moda e modelli. Rock is my way. Ecco l'uomo del prossimo inverno.


A Milano terza giornata di sfilate. John Richmond e Roberto Cavalli a tutta musica. Pignatelli e Coveri sono gipsy chic.

(Andrea Caravita - La voce d'Italia nelle foto due capi di Bikkembergs) Si presenta con passo spedito e capello al vento. Occhiali scuri. Velluto operato, macramè, montone. E’ lui, indiscutibilmente lui. L’uomo (Uomo) della prossima stagione fredda in passerella durante il terzo giorno di Milano Moda Uomo. E’ l’uomo di John Richmond, di Roberto Cavalli e di Andrew MacKenzie.


Richmond porta in passerella la tradizione musicale rock con i Rolling Stones ed Elvis Presley. Un uomo anni ’60 che sceglie solo velluto di alta qualità e lo declina nei toni del rosso. Chiaro, sangue, scarlatto. Nei toni del blu. Scuro, scurissimo, notte. Poi il porpora. Chiamato “rich purple”. E’ un uomo che ama l’abito non convenzionale: la giacca ha un taglio corto, la gamba è larga. Larghissima. E al velluto si unisce la pelle con morbidi pantaloni neri a zampa che si preannunciano come il vero must have. Un uomo dandy che non disdegna sciarpe in seta, cappelli oversize e stivaletti (very hard) alla caviglia in pitone. Piace l’uomo di Richmond perché sa creare un uomo nuovo, che ama i nuovi colori e i tessuti. Piace perché al classico abito unisce maglie in filato pesante di angora e mohair e ricopre di perline, satin e bagliori la sua notte. Ed il suo giorno.

La collezione Dirk Bikkembergs è all’insegna dell’uomo virile e sportivo, sicuro di sé, tanto da potersi permettere di azzardare con la tinta delle scarpe e degli accessori.
Roberto Cavalli fa sfilare quella che lui chiama “nuova virilità” e crea un rock man alla continua ricerca di virilità. Cavalli dice che “nella moda maschile ci vuole tatto”: intuito e mano. Ecco i velluti operati, i rasi jacquard, le camicie in satin e i montoni a effetto astrakan sulle note del nuovo pezzo delle “Vibrazioni”. Moda e musica insieme per un duetto ben apprezzato.

Moschino veste i ragazzi di paillettes con panta multi color, ma non dimentica il simbolo del cuore declinato su macro e micro spille che ricoprono le giacche in tessuto lucido.

Svolta quasi anti fashion sulla passerella di palazzo Mezzanotte dove Carlo Pignatelli Outside vira verso l’intelletual chic. O meglio “tzigano”. Montoni arricchiti di intarsi, lavorazioni patchwork, utilizzati anche per giacche e gilet. Fantasie floreali per un mix-match che strizzano l’occhio a Fellini e al musical Hair. Dal gusto profondamente hippy. Un "Gipsy Traveller" girovago su più fronti, in bilico tra le ispirazioni nostalgiche del musicista Goran Bregovic o le atmosfere cinefili del regista serbo Emil Kusturica. Tornano l’eskimo e i cappotti in lana cotta e si indossano su dolcissime maglie di cachemire slabbrate. Gli occhiali sono immancabili e dal gusto rétro, forme anni '70 in tartaruga trasparente e metallo cromato che completano la nuova collezione degli
accessori.

Gucci si ispira a Eugene Huntz, leader dei Gogol Bordello, con una collezione rock star di ispirazione russa, ma rivisitata in chiave contemporanea, arricchita di tradizione folk, ricami e borchie.

Enrico Coveri sceglie, invece, un gentiluomo di campagna. Viveur e uomo amante del lusso, veste completi da caccia alla volpe e pull colorati molto chic. Ma anche gipsy. Un uomo che non disdegna i completi bianchi, sia nelle mise da vero zingaro del lusso, che con sciarpone e intarsi in cachemire.

L’uomo di Laura Biagiotti ama i pullover. In contrasto con le giacche e le camicie aderenti, diventano accessori e capispalla che ammorbidiscono il look con eleganza e un pizzico di eccentricità.

All’interno di uno spazio post industriale con passerella trasparente Andrew Mackenzie declina il suo invito rosso scarlatto su modelli in stile gothic. I ragazzi, membri di un gruppo del tardo diciannovesimo secolo, amanti della poesia e della musica, incarnano l’eleganza di re Edoardo, con giubbotti in pelle stile bikers, finte spalline e camicie in organza, mentre il denim è studiato nei minimi dettagli, con il suo taglio strettissimo e il cavallo molto basso. Nero e rosso accesso, cappotti e giacche di pelle per un look che ricorda molto “I ragazzi di vita” di Pasolini.

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Troppi video, Internet rischia il collasso nel 2010.

http://flickr.com/photos/jaycoxfilm/2036286317/
(Panorama) Godetevi Internet a banda larga finché potete, perché di questo passo la Rete rischia davvero il collasso. È quanto emerge da una ricerca condotta da Nemertes Research e riportata dal quotidiano americano Usa Today. Il problema – rivela lo studio - nascerebbe dalla diffusione massiccia dei servizi video su banda larga: “fino a due anni fa - puntualizza Johna Till Johnson, presidente di Nemertes - nessuno sapeva cosa fosse YouTube; ora sappiamo però che genera 27 milioni di gigabyte di dati al mese. E la situazione potrebbe peggiorare, considerando l’escalation dei nuovi servizi di video-conferenza, formazione a distanza e assistenza sanitaria online”.

Quanto ci resta ancora da navigare, o meglio, per quanto tempo potremo ancora navigare col vento in poppa? Più o meno due anni, dice la ricerca: il 2010, infatti, potrebbe già essere l’anno nero delle connessioni: “L’esperienza degli utenti subirà una lenta e progressiva degradazione e si tornerà ai giorni nefasti delle connessioni dial up”.
Per evitare uno scenario di questo tipo, suggerisce Nemertes, gli operatori dovrebbero aumentare i gli investimenti. Solo nel Nord America, per fare un esempio, servirebbero oltre 50 miliardi di dollari di nuovi finanziamenti per le spese di rete, quasi il 70% in più di quello che è attualmente pianificato.

Emergenza reale o allarme ingiustificato? Di certo qualcosa di fondato c’è. Lo dimostra tutto il lavoro di sviluppo per il rinnovamento delle tecnologia di trasmissione dei dati a pacchetto. C’è però chi obietta che si tratti dell’ennesimo polverone sollevato dagli operatori di telecomunicazioni che sperano in questo modo di avere vita facile con i legislatori che si occupano di regolamentare il settore. E il fatto che la ricerca sia stata commissionata dall’Internet Innovation Alliance, l’alleanza che annovera fra i suoi membri colossi del calibro di At&T o Level3, già di per sé fa nascere qualche dubbio.

Per Mario Mella, Direttore Network & Systems di Fastweb, “la Rete non è ancora prossima al collasso ma è indubbio che il traffico sia in crescita continua”. “Ciò – spiega il responsabile - dipende sia dai volumi generati da servizi video tipo YouTube, sia dal ricorso sempre più massiccio al peer-to-peer”. Occorre però fare una chiara distinzione fra la saturazione sulla rete d’accesso e quella sulle dorsali internazionali. “Nel primo caso”, sottolinea Mella, “vi potranno essere problemi legati alla diffusione dei servizi a larga banda e alla quantità di banda utilizzata per singolo cliente”, ma siamo tuttavia lontani dagli scenari apocalittici visti poc’anzi. In Italia, per esempio, con l’attuale penetrazione del broadband (circa il 35% delle utenze), la rete (che è ancora quella in rame di Telecom) è perfettamente in grado di sostenere il traffico attuale. “Qualche difficoltà”, ci spiega il nostro interlocutore, “potrà nascere fra circa cinque anni, quando la diffusione dei servizi broadband supererà il 60-70%, ma a quel punto l’avanzata delle reti di nuova generazione sarà già tale da permettere un aumento della capacità di carico”.

Quanto al secondo aspetto, quello delle grandi dorsali internazionali, l’impressione è che la Rete possa reggere l’urto della crescita dei volumi nella misura in cui gli operatori riusciranno a sostenere gli investimenti per l’aggiornamento delle infrastrutture. “È evidente – ci tiene a sottolineare Mella - che un concetto come quello della Net Neutrality, ovvero di una Rete disponibile in modo illimitato a chiunque voglia portare servizi ai clienti finali, non è praticabile. Le risorse non sono infinite; pertanto la Rete potrà essere una commodity finché le risorse saranno disponibili. Dopo di che, chi vuole erogare servizi dovrà riconoscere una qualche forma di transito agli operatori, sia in funzione della priorità del traffico da immettere sulla rete, sia della qualità dei servizi offerti. Il traffico pregiato, che solitamente è quello legato ai servizi in real time, avrà priorità su tutti e quello di tipo secondario utilizzerà la banda residua”. Una sorta di pedaggio, dunque, con il quale i vari attori del Web pagheranno gli operatori in funzione del valore dei servizi offerti. Le strade di Internet potrebbero essere ancora infinite ma, forse, non più gratuite.

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E' carnevale! Anche per gli "ortodossi" pro gay...?

I simpatici amici di Napoligaypress, hanno pubblicato questo articolo corredato dalla foto sopra:

Il Vescovo Ortodosso Climaco Mappelli* è stato fermato domenica scorsa fuori dallo Stato del Vaticano, in Piazza Pio XII, dopo la manifestazione di commemorazione di Alfredo Ormanno, (“martire” del movimento omosessuale che si diede fuoco dieci anni fa in Piazza San Pietro, come segno di protesta contro l’omofobia delle gerarchie vaticane).

Il prelato ha dichiarato alla stampa di aver “notato che c’era anche la gendarmeria Vaticana” al momento del fermo.
Gli è stata comminata una sanzione amministrativa perché ha assistito ad una manifestazione autorizzata vestito con abito ecclesiastico (articolo 408/1 del codice penale). Inoltre gli è stata sequestra la stola (foto).

Specifichiamo che il vescovo ortodosso è più sobrio del Pontefice e quindi nessuno si immagini stole di ermellino, mantelli con risvolti in pelliccia e scarpette scamosciate rosso Prada. Il (poco) ortodosso Vescovo era semplicemente vestito da Vescovo!

Intanto l’On. Grillini ha presentato una interrogazione parlamentare. Attendiamo, quindi, con laica e stoica pazienza che ci venga data una risposta del governo per quanto accaduto.

foto: napoligaypress.it


Stessa importanza alla notizia, ovviamente è stata data da GayNews, giornale online diretto da Franco Grillini con grande enfasi e dovizia di particolari. Ma perchè riportiamo la notizia? Per un dettaglio molto banale: ci hanno fatto notare che l'abito indossato dal Vescovo Ortodosso Climaco Mappelli non è quello previsto dalla regola ortodossa, appunto. Non esiste infatti il nella chiesa ortodossa, sia essa greca che russa che bulgara che romena, greco-cipriota, ecc. il colore "rosso cardinale" nelle loro vesti (esiste il rosso nei paramenti liturgici) peculiarità soprattutto cattolica e pure il cappello è poco "ortodosso".

E chi conosce gli ortodossi sa quanto essi siano estremamente tradizionalisti ed "ortodossi" appunto, soprattutto nelle vesti e nei paramenti e omofobi ne più ne meno di quanto lo è la Chiesa cattolica. Questo "vescovo" o si è creato una sua personale chiesa "ortodossa" scismatica nei confronti della chiesa madre che, pare comunque essere quella russa (il nostro Vescovo non è nuovo a queste uscite anti-vaticane).
Saremmo curiosi di sapere a chi fa riferimento, chi l'ha fatto vescovo, chi sono i suoi fedeli, dove sono, ecc. scusate se abbiamo qualche legittimo dubbio.
In redazione, e non solo, si pensa sia una trovata forse del bravo Presidente dell'Arcigay romana Fabrizio Marrazzo (con lui seminascosto a sinistra nella foto) , così bravo ed unico nei "colpi di teatro". Oh forse, in questo caso, se non lui qualcun'altro, che dato il periodo, ha fatto un giro a Cinecittà per inventare un colpo di "carnevale"...

Siamo sospettosi lo ammettiamo ma ultimamente dalle parti di Roma ne sono successe troppe!

*Le notizie inserite in Wikio, come per Wikipedia sono a cura di qualsiasi persona le voglia inserire o ggiornare e quindi totalmente prive di un qualsiasi riscontro delle fonti se non sono inserite (e qui non ci sono). In questo caso sono state inserite da tale Jeanfelix he probabilmente è un nome d'arte di non sappiamo chi....

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Prostituzione,a giudizio ex del GF6. Fabiano Reffe tra arrestati a Frosinone.

(TgCom) Fabiano "Fefè" Reffe, protagonista della sesta edizione del Grande Fratello, è tra le 18 persone rinviate a giudizio dal tribunale di Frosinone con l'accusa di sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sua posizione è sempre stata ritenuta dagli investigatori non marginale. Il provvedimento è il risultato di un'operazione portata a termine dai carabinieri lo scorso luglio, denominata "Zeus".

Il trentenne Reffe, tronista della trasmissione "Uomini e donne" condotta da Maria De Filippi, dovrà presentarsi dinanzi ai giudici il prossimo 6 maggio per l'udienza dibattimentale.

Tra gli arrestati ci sono anche i titolari di alcuni night-club per i quali Fabiano, prima di intraprendere la carriera nel mondo dello spettacolo, lavorava come buttafuori. Oltre a loro pure un poliziotto ed un carabiniere.

Sei degli imputati sono stati prosciolti dall'accusa di associazione per delinquere. Per quattro dei 18 imputati il 27 febbraio prossimo si conoscerà il verdetto sulla richiesta del processo con rito abbreviato.

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Ecco a voi il partito-monnezza

(Valerio Pieroni) Oggi si indignano con Bassolino e la Iervolino per l'immondizia ai bordi delle strade e plaudono l’intervento dell’esercito. Fino a ieri però facevano i capi popolo contro gli inceneritori e contro lo stesso Bertolaso, che costrinsero anche alle dimissioni, guidando, o "benedicendo" dall'alto, le proteste (a volte violente) anti-termovalorizzatori.

Il cuore del "fronte del no" sull'emergenza rifiuti, quindi, sta qui a Roma. Al ministero dell’Ambiente, tanto per precisare, da dove - a metà febbraio – era stata anche firmata una ordinanza per la sospensione dei lavori di costruzione di quattro inceneritori siciliani, oltre che di quelli napoletani. Motivo: l'autorizzazione degli impianti per Pecoraro Scanio era illegittima. Così il ministro verde ha bloccato per parecchi mesi i lavori. Inutile dire che i quattro termovalorizzatori oggi rappresentano la base del sistema integrato di gestione dei rifiuti e poco c’è mancato che si arrivasse pure lì alla situazione che sta vivendo oggi Napoli.

Ma tornando all’emergenza immondizia a Napoli, il 29 agosto del 2004 lo stesso Pecoraro Scanio era di persona ad Acerra per capeggiare una manifestazione: l’oggetto, ovviamente, era proprio il termovalorizzatore, che se fosse stato realizzato in tempo avrebbe potuto risolvere la metà dei problemi di questi giorni. Quindi si è deciso oggi di fare solo quello che poteva già essere una realtà da almeno cinque anni.

Ma non dite che Pecoraro Scanio al problema delle discariche non ci ha mai pensato. Anche se in un anno e mezzo ancora non e’ riuscito a risolvere il problema delle discariche in Campania, è riuscito però a stanziare ben 721mila euro per la bonifica di una discarica in Kenya, a Nairobi. Quindi, come dire: delle discariche napoletane che avvelenano i pozzi chi se ne frega. Meglio bonificare prima quelle esotiche.

A questo punto viene spontaneo chiedersi l’utilità di questo partito che si spaccia per “ambientalista”. Secondo me sono loro i principali responsabili di tutta questa emergenza, compreso il loro leader Pecoraro Scanio, che invito caldamente a cambiare mestiere, andando a curare magari le pecore.

Ma forse non sarà in grado di fare neppure quello, visto che è stato pure capace di confondere una mucca con un bue.

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Parla il sarto di Benedetto XVI. Le mani di Rosario e le talari del Papa.

(Paolo Mosca - Il Messaggero) Bambino un po’ ribelle, non voleva fare il contadino nei campi di Camerino, in provincia di Macerata. Alla zappa e al rastrello di mamma e papà, lui preferiva ago e filo in una bottega di un sarto del paese. «Sognavo di ricreare l’eleganza dei fiori sui vestiti dei clienti del negozio». Un piccolo artista, insomma. «Anche un po’ incosciente - racconta oggi Rosario Mancinelli, classe 1937, da più di vent’anni sarto personale di Ratzinger, nel suo studio di Borgo Pio 90 - Convinsi mia madre a portarmi in gita a Roma, proprio in piazza San Pietro. Appena lei mi lasciò la mano, cominciai a correre tra le colonne, scappai, mandandola nel panico. Alle tre di notte, dopo ore di ricerche, arrivai a casa dei miei zii, alla Storta, in fondo alla Cassia. “Che ci fai qui?”, mi chiesero disperati. Ma due giorni dopo ero ragazzo di bottega da un sarto di Ascoli Piceno, in piazza Mazzini». Gesù le aveva messo una mano sulla testa. «Sì, perché il perdono di mamma arrivò pochi giorni dopo, e fu la molla per scatenare la mia fantasia di futuro sarto, sotto un nuovo padrone, in via dei Cestari. Il principale mi presentò al cardinale Noè, che mi portò a lavorare addirittura nella sartoria vaticana, dove con i cardinali Guerri e Caprio, non potevo sbagliare ad attaccare un bottone. Furono loro a presentarmi il Segretario di Stato Benelli: lui mi disse che dovevo sempre ricordare come esempio l’eleganza delle talari di Pio XII». E sua moglie Giovanna, quando arriva? «Lei era maestra elementare a Camerino. Guadagnava poco, ma aveva una volontà di ferro. La sposai, e divenne la mia aiutante numero uno. Mi ha regalato la felicità, mettendo al mondo tre figli, Laura, Nadia e Paolo: e oggi sono nonno dieci volte». Poi una bottega in via del Mascherino, e dal marzo ’84 qui al Borgo. Una sartoria dove vende anche oggetti sacri.

«Ma il miracolo della mia vita arriva una mattina con una signora anziana piccola piccola: mi chiede se posso confezionare gli abiti clergyman di suo fratello Joseph Ratzinger. Comincia la favola mia e della famiglia. Ratzinger era di una dolcezza rara: non si stancava mai di provare gli abiti, aveva sempre una parola gentile per i miei figli e mia moglie. E’ da me che comprava il famoso baschetto: eccolo qua».

E da un armadietto cava fuori l’originale copricapo dell’allora Monsignor Ratzinger. «E’ di marca italiana, lui porta la taglia 58». Sembra davvero tutto una favola. «Pensi che per le messe nella sua casa di piazza della Città Leonina, gli davo anche il vino siciliano di Mazara del Vallo e le ostie che mi preparavano le suore napoletane sulla via Aurelia, che lui benediceva». E mi mostra le bottiglie e un sacchetto di plastica con le ostie.

«Non l’ho mai detto, ma diventato Papa, pochi mesi dopo lui mi ha invitato con mia moglie alla messa mattutina nella sua cappella. “Vede come cambia la vita?”, disse sorridendo a mia moglie».

E continua a confezionare le talari bianche del Papa? «Sì, lo confesso, e quando lo vedo in televisione m’accorgo se sono opera mia o no. Le mie hanno una piccola piega sulla spalla destra e le maniche appena corte». Alle talari per Ratzinger lavora soltanto lei? «E’ un miracolo che non riesco a dividere con nessuno. Mia figlia Laura, una volta, ha attaccato un bottone. Se l’è meritato: come me vede nelle talari l’eleganza dei fiori».

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Polonia, Radio Maria perderà le sovvenzioni europee a causa della sua omofobia e antisemitismo.

I contenuti razzisti sono all'ordine del giorno nei servizi dell'emittente che sostiene la Repubblica Omozigote Kasczinsky.

(Lamanicatagliata.com, via Tetu.com) Radio Maria perderà i finanziamenti dell'Unione Europa a causa delle violente campagne omofobe. Lo scrive il sito tetu.com. Sostenitrice della repubblica monozigote dei fratelli Kasczynski, a causa dei suoi contenuti razzisti, antisemiti e omofobi, prodotti con il denaro dell'Unione Europea che ha deciso di non versarli più. La giustitizia esiste.

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La felicità può essere gratis. Anche grazie a Internet.

Feltrinelli
(Panorama) “Oggi non siamo più consumatori, risparmiatori, lavoratori, spettatori… Siamo persone. E da qui si riparte”. Questo è il mondo 2.0 secondo Luca De Biase, giornalista del Sole 24 Ore, esperto di cultura digitale, ottimista, come il titolo del suo libro Economia della Felicità, edito da Feltrinelli, lascia ampiamente intendere. Attenzione però. Il suo non è un ottimismo vago e buonista, basato sulla convinzione che nell’epoca dei blog siamo tutti fratelli, ma la consapevolezza che ci troviamo nel bel mezzo di una nuova era, e analizzandone le molteplici sfaccettature dobbiamo prendere atto che i modelli economici proposti fino a questo momento non sono più adatti allo scopo per il quale erano nati: condurci alla felicità.

Sarebbe contenta Naomi Klein nel leggere alcuni passi in cui De Biase, citando tra gli altri l’economista premio Nobel indiano Amartya Sen, afferma quanto sia insensato “sostenere, come alcuni fanno, che si possa scegliere un percorso di sviluppo che inizialmente neghi i diritti civili per accelerare la crescita economica e così combattere la fame”. Sembra un brano preso di peso da Shock Economy, l’ultimo saggio della Klein in cui la scrittrice canadese sostiene che proprio questo è stato fatto, con l’uso di violenza e torture in molti Paesi del mondo per imporre a forza il liberismo puro.
Il mercato che si autoregola è una panzana, afferma De Biase, le regole servono eccome, altrimenti si favorisce “l’emergere di protagonisti in grado di dettare le regole agli altri in base ai propri interessi particolari”: la parola corporation vi dice qualcosa? Finito l’impero del Pil, in cui la crescita era considerata come unico valore possibile da perseguire a qualsiasi costo, umano e sociale, De Biase si accalora nel sostenere che nell’era della conoscenza, nella quale ora ci troviamo, sono altri i valori sulla cresta dell’onda. Competenza, creatività e innovazione contano più di tutto e rompono con la loro forza ogni steccato ideologico e ogni protettorato economico. La collaborazione tra persone, resa possibile dalla rete delle reti, mette tutti noi nella condizione di essere proattivi e non più pubblico di compratori dei contenuti altrui.
Non solo, ma cambia il concetto di felicità in relazione al benessere. Da un po’ di tempo a questa parte gli economisti hanno dovuto smettere di fare finta che il fine possa essere disgiunto dai mezzi per ottenerlo. Perché ci servono più soldi? Se la risposta è “per comprare cose di cui non abbiamo bisogno” non è forse ora di smettere di pedalare in quella direzione? De Biase ci invita a prendere atto di una squallida tendenza: stiamo monetizzando cose che un tempo erano gratuite. Perché invece di dover fare i soldi per pagare cose che un tempo avevamo a disposizione gratis (come il tempo libero in famiglia che ora si passa a fare shopping nei centri commerciali) non torniamo a dare valore agli aspetti non finanziari della nostra esistenza, ovvero quelli in cui possiamo più pienamente esprimere noi stessi? Social Network, blog, software open source sono tutti prodotti di una società che attraverso la collaborazione volontaria e gratuita si sa dotare di strumenti utili che arricchiscono le relazioni tra gli individui.
Economia della felicità è un libro che può non trovare tutti d’accordo, ma contribuisce in maniera stimolante a descrivere il momento di forti cambiamenti che stiamo vivendo e aiuta a capire quali sono le opportunità da cogliere.

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Huckabee punta sulla fede ricordando la propria opposizione all’aborto e al matrimonio fra omosessuali per vincere in South Carolina.

Domenica in chiesa per conquistare i cristiani conservatori in vista del voto.

(La Stampa) L’ex pastore battista torna sul pulpito. Mike Huckabee va a caccia di voti fra i cristiani conservatori del South Carolina con le armi del predicatore: una chiesa da 2500 fedeli e parole che non sono quelle di un discorso elettorale, ma di un sermone.

Una domenica, quella di ieri, spesa a parlare di umiltà e fede che conduce al Signore: «Per raggiungere il paradiso non basta essere buoni, bisogna essere perfetti. Questa è la vera sfida», ha ricordato l’ex governatore dell’Arkansas dal pulpito della First Baptist North di Spartanburg. E se per Huckabee è certo che la strada verso il cielo passa dalla perfezione, è altrettanto sicuro che la via per la vittoria nelle votazioni del 19 gennaio passerà dal voto dei cristiani conservatori, che costituiscono oltre il 50% degli elettori schierati sul fronte repubblicano: Huckabee sceglie di non rivolgere nessun appello diretto alla congregazione della First Baptist, ma ci pensa il pastore Michael Hammet a incoraggiare i fedeli a votare secondo i principi che guidano la loro vita, quelli contenuti nella Bibbia. Solo poco prima di imbarcarsi sull’aereo diretto verso gli eventi elettorali del Michigan, l’ex pastore torna nei panni del candidato ed esprime fiducia nei risultati delle prossime consultazioni nel South Carolina: «Vogliamo davvero vincere qui», confida, «dire che saremmo soddisfatti di un buon piazzamento sarebbe una bugia, vogliamo vincere».

La domenica di Huckabee continua con un’apparizione pomeridiana all’Apostolic Church di Auburn Hills, nel Michigan, dove si vota martedì 15: anche in questo stato il supporto degli evangelici è fondamentale e Huckabee non perde l’occasione di corteggiarne il pensiero conservatore ricordando la propria opposizione all’aborto e al matrimonio fra omosessuali. Ma l’ex governatore conosce i pericoli di una campagna tutta giocata sulla religione: contro il rischio di essere etichettato come «il ministro battista candidato», abbandona i toni da sermone per esprimere la sua preoccupazione per la difficile situazione economica dello stato, colpito da una forte disoccupazione. E non tralascia neppure un altro tema caldo: «Penso di godere di una grande popolarità fra gli evangelici - almeno, lo spero - ma credo di poter contare anche sul supporto di molta gente che vuole che l’immigrazione sia finalmente regolamentata», ricorda Huckabee.

Per il vincitore dell’Iowa la strada è al momento in salita: i sondaggi lo danno al terzo posto dietro Mitt Romney e John McCain. Ma Huckabee non si perde d’animo: «Qualcuno è sempre con me. Il suo nome è Gesù e ha promesso di non abbandonarmi mai».

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Video-choc! Makwan Moloudzadeh il giovane condannato a morte per omosessualità, filmato sul suo letto di morte.

Immagini molto forti, fredde e crudeli.

Il filmato amatoriale, girato con un cellulare, mostra il cadavere del giovane Makwan Moloudzadeh steso sul freddo marmo di un obitorio poco dopo la sua esecuzione ed è pervenuto alla redazione della rivista francese Têtu che ne fa un articolo.

Un secondo video, probabilmente girato dai familiari, ha in sottofondo il pianto di parenti o amici ed anch'esso come il primo, è altrettanto freddo e preciso nella crudezza delle sue immagini ed è stato pubblicato da un blog in lingua farsi.

Immagini agghiaccianti soprattutto quelle che mostrano i chiari segni della corda utilizzata per l'impiccagione. Un vero e proprio pugno nello stomaco che non ci permette alcun commento in quanto sono immagini che parlano da sole aldilà della retorica di maniera.

ATTENZIONE
Sono immagini molto forti.
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Il secondo video.

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Speciale Milano moda e modelli. Clint Mauro, da Armani a Dolce e Gabbana.

Clint Mauro di origini italiane, è stato un'importante testimonial per l'underwear di Armani e deve al noto marchio milanese la sua notorietà. Nelle sfilate milanesi è stato ingaggiato da Dolce e Gabbana per cui ha già lavorato (nelle foto era completamente nudo...) assieme al suo grande amico Chad White. Eccovi un video, le foto dei due amici ed altre "solo" del bel Clint.
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Il video di Clint Mauro per Armani Exchange.

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Sempre più mariti non cercano il sesso, perché?

(David Frati - Pensiero scientifico) Il 20 per cento delle coppie sposate ormai è rappresentato da quelli che negli Stati Uniti si definiscono come DINS (Dual Income No Sex, cioè Doppio Stipendio Niente Sesso), e contrariamente ai luoghi comuni sempre più spesso a non cercare o addirittura a rifiutare i rapporti sessuali sono gli uomini, non le donne. Un fenomeno in allarmante crescita fotografato da un’inchiesta del settimanale Newsweek. Stress lavorativo, rabbia, noia, insicurezza: non esistevano finora statistiche precise sui motivi per i quali sempre più uomini si disinteressano al sesso coniugale: “Sebbene ci sia un’ampia letteratura scientifica sulla disfunzione erettile”, spiega la sessuologa Susan Yager-Berkowitz, “mancano i dati sul calo della libido maschile. Se si pensa a un matrimonio senza sesso, si pensa automaticamente che sia la moglie che non vuole. Invece noi volevamo capire come mai sempre più uomini rinunciano al sesso”. Ben 4000 uomini sposati sono stati interrogati in merito, ed è emerso che se solo il 14 per cento afferma di essere ‘troppo stanco’ per fare sesso, ben il 60 per cento ammette di giudicare le mogli ‘non stimolanti sessualmente’ o le accusa di ‘non sembrare gradire il sesso’. Più del 40 per cento dei mariti sostiene di provare spesso rabbia e aggressività verso le mogli. La studiosa Michelle Weiner Davis, autrice di numerosi bestseller sulla vita di coppia, avverte: “Gli uomini raramente si esprimono compiutamente nelle discussioni, preferiscono ribollire dentro e ‘abbozzare’, ma così facendo accumulano rabbia che finisce per distruggere qualsiasi desiderio sessuale verso la moglie”.

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Il cinema salvato dal macho (purché sia romantico).

(Piera Detassis - Panorama) Jean-Louis Coullo’ch, fisico da camallo, boxer giganti, due bretellone e nient’altro indosso, seduce la graziosa Lady Constance in Lady Chatterley. Gerard Butler in Ps: I love you si lancia in uno spiritoso striptease ancheggiando e armeggiando con le tiracche come una donna farebbe con le spalline o il reggicalze, mentre Hilary Swank dal letto lo osserva divertita e un po’ eccitata.

Traduzione: cercasi disperatamente spettatrice single metropolitana con fremiti romantico-erotici e un vago retrogusto Ghost per questa commedia completa di sesso dall’aldilà. L’annus mirabilis del nudo maschile al cinema (la definizione è di Entertainment weekly) si chiude proprio con il gesto autoironico del suo grande protagonista, Butler, che apparendo completamente nudo sotto il lucore lunare di Sparta in 300 aveva fatto scorrere fiumi di inchiostro. Grazie a quell’esibizione nature oggi l’attore è volato al 14esimo posto dello Star meter, il termometro di gradimento votato dagli utenti di internet Movie Data base.
“Tronco di pino” secondo l’immortale definizione di Luciana Littizzetto o “beefcake”, espressione che piace agli americani e si può tradurre in “bel manzo” in italiano ruspante: chiamatelo come vi pare, ma la notizia è che il maschio versione camionista è tornato di moda.
Piace di nuovo alle signore (o forse semplicemente adesso lo confessano), soprattutto piace al marketing degli studios, visto che il cinema ricorre al muscolo e al nudo maschile con frequenza sospetta. Spiegano quasi tutto le odi a Butler che inondano la rete registrando, tutte, la sorpresa nello scoprire che un film come 300, sulla carta destinato al solo pubblico maschile, è invece una gioia anche per gli occhi femminili.
La fortuna di Gerard sta nell’aver intercettato e interpretato con il suo fisico magniloquente e grezzo la noia delle ragazze nei confronti del sempre più diffuso ma esangue metrosexual che pure furoreggiava fino a poco tempo fa. Oggi si preferisce di gran lunga lo stile guardacaccia alla Lady Chatterley, come dimostra il successo della bellissima (ha vinto cinque César, gli Oscar francesi) versione francese del romanzo di David H. Lawrence diretta dalla regista Pascale Ferran, molto esplicita e che ha rilanciato in Francia l’amore boschivo e imposto l’attore Jean-Louis Coullo’ch.
Non a caso, su questi schermi, sta per tornare Rambo-Stallone che disbosca giungle e nemici con i muscoli pompati e quella faccia un po’ così, tenuta insieme dal Botox. Non per nulla dietro l’angolo ci attende la quarta avventura del maschio gentile Indiana Jones, epopea di tweed e cervello, frusta e barba, no depilation, please. Di questi tempi, non c’è dubbio, il maschio è tanto narcisista quanto primitivo e su YouTube trionfa, compulsivamente cliccata da allegre manine femminili, la leggendaria scena della lotta di Viggo Mortensen desnudo nella sauna in La promessa dell’assassino di David Cronenberg. Altro che striptease, qui il grande cinema si congiunge alla recitazione bruta del selvatico Viggo che si offre senza pudore, coperto di tatuaggi da carcerato.
L’anno appena trascorso resterà nella storia come quello del rilancio del guerriero nudo, non solo per 300, destinato a richiamare fan del fumetto, fanciulle fan del muscolo e gay fan di tutto, ma anche per Beowulf, dove furoreggiano il nudo frontale e il “lato B” dell’imponente Ray Winstone enfatizzato al computer, epifania del corpo erotico con la leggerezza tutta contemporanea del fumetto.
Al di là delle giustificazioni colte (”gli antichi lottavano nudi…”), il risultato vero è che nessuno tra gli spettatori si è sentito escluso e che le spese per l’ufficio marketing sono risultate un buon investimento. Meglio, in ogni caso, dei soldi spesi per il ritorno del western dove fior di bei ragazzi genere beefcake, da Brad Pitt a Russell Crowe, sono stati mandati allo sbaraglio perché nessuno si accontenta più di barba e fustagno, orizzonti infiniti e maschia solitudine, ma pretende un’ombra di ambiguità e spudoratezza in più.
E se devi essere un duro a tutti i costi, come Russell Crowe in American gangster, almeno devi poter contare su qualche fragilità sentimentale alle spalle, problemi con l’ex moglie, una struggente ansia da psicoanalista. Daniel Craig, il nuovo Bond, gareggia alla pari con un altro britannico, Clive Owen, ottimo rappresentante della categoria vero uomo, che in Shoot’em up (e naturalmente in tutti i siti del pianeta) mostra il suo sontuoso derrière mentre fa l’amore con la prostituta fetish Monica Bellucci e contemporaneamente spara a una dozzina di assassini.
Impresa unica e irripetibile, ma da quando il felino Richard Gere ha mostrato a tutte, nel lontano 1980, come sa vendersi e spogliarsi un uomo in American gigolo, qualcosa è cambiato per sempre. Travolti da creme e belletti, palestre e diete zona, gli uomini hanno scoperto che è bello farsi guardare, e non solo dalle donne, senza preconcetti, con gusto narcisistico. Il più moderno di tutti è, paradossalmente, il maschio perfetto da combattimento Javier Bardem, nominato ai Golden globe per il ruolo di killer psicopatico nel film dei Coen No country for old men: nonostante il corpo e la faccia da boxeur ha interpretato i ruoli più ambigui lasciando correre, senza mai smentire, le voci di una presunta omosessualità.
È stato stupratore, gay convinto, scambista estremo, innamorato pazzo di Giovanna Mezzogiorno in L’amore ai tempi del colera e, per finire, sul set di Vicky Cristina Barcelona, il film spagnolo di Woody Allen, ha sedotto Penélope Cruz. Insieme sono stati immortalati alle Maldive, lui, il maschione, rannicchiato languido contro di lei come un bebè. Ma proprio per questa sua ambivalenza già si freme a immaginare cosa potrà fare nel ruolo spudorato del film, un pittore sciupafemmine che si innamora di due turiste americane, Scarlett Joahnsson e Rebecca Hall, scatenando la furibonda gelosia della ex amante Cruz.
Sesso e scintille, raccontano le cronache, e il riscatto di un caliente erotismo all’europea contro il safe sex di Hollywood, peraltro già messo a dura prova dallo strepitoso Tony Leung protagonista di Lussuria di Ang Lee. La superstar asiatica si veste e seduce come Cary Grant, sevizia con sguardo crudele e si spoglia con la facilità di un componente dei California Dream Men.
È finita l’epoca in cui a letto lei stava tutta discinta e lui pudicamente coperto dal lenzuolo. Oggi anche i film tradizionalmente solo per maschi devono contenere un brin d’ironia e impudenza che scongeli le barriere sessuali, un motivo esplicito di attrazione per ragazze sempre più sole nelle inospitali metropoli, ma svezzate dalla spregiudicatezza di Sex & the city. E non valgono più promesse fallaci perché il passaparola su internet è ormai implacabile e, per dirne una, si sa già che, nell’impegnatissimo Vantage Point, Matthew Fox, il supersexy Jack Shepard di Lost, non si spoglierà per nulla, neppure uno scorcio di addominale a far contente signore e signorine.
E chissà se concederà qualcosa di più il roccioso ma tenero Hugh Jackman nel colossal Australia, dove lui, ruvido cowboy, seduce l’artistocratica Nicole Kidman. Aspettando con un certo languorino che si faccia buio in sala, si può intanto annunciare il ritorno dell’indomito Richard Gere che grazie ai lacrimevoli fremiti amorosi di Nicholas Spaark, autore del best-seller da cui è tratto il film Nights in Rodante, seduce Diane Lane a luci rosse, con spreco di scene bollenti e molti graditi ricordi, in tutti i sensi, per le over 50.
E In Italia? Qui le cose vanno a rilento, per via dell’educazione cattolica romana, e se proprio qualcuno deve spogliarsi si preferisce sempre che sia l’altra metà del cielo a farlo.
Ciononostante, barlumi di speranza. Dopo avere ammirato a Venezia (e dibattuto centimetro alla mano) il nudo frontale di Elio Germano in Nessuna qualità agli eroi e in attesa di sapere se davvero Nanni Moretti mostrerà qualcosa più del lecito nella discussa scena di sodomia in Caos calmo (le chiacchiere e i si dice al riguardo sono vorticosi), almeno una cosa pare certa, e cioè la seconda vita di Silvio Muccino che nel suo debutto alla regia Parlami d’amore esibisce un nuovo fisico palestrato e molto sexy, destinato a sedurre la giovane Carolina Crescentini ma anche la quarantenne Altana Sanchez-Guijon.
Muccino, italianissimo aspirante beefcake, tra una scena di sesso e l’altra scopre i rifiniti pettorali, fa cadere casualmente la camicia, si cinge i fianchi distratto con l’asciugamano. Spudorata, simpatica e dichiarata strategia di acchiappo del pubblico femminile. Che fa bene, si spera, al botteghino e, di sicuro, al ritrovato narcisismo maschile.
(Schede a cura di Elena Porcelli)

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L'Arcigay di Milano e il pasticciaccio brutto di Via Sammartini.

(Arcigay) Negli ultimi giorni dell'anno appena trascorso il Comune di Milano, dietro segnalazione della Questura, ha provveduto ad inviare un ordinanza per la chiusura serale anticipata di alcuni esercizi pubblici in Via Sammartini, storica gay-street milanese.

Nella relazione della Questura si legge che detti locali "...costituiscono luogo di ritrovo di soggetti dalla chiara tendenza omosessuale, dediti al consumo di stupefacenti, all'uso di sostanze alcoliche e soliti a gesti di intemperanza, oscenità e disturbo ai residenti della zona...".

Pur sottolineando l'assoluta convinzione di Arcigay nel contrastare le eventali azioni illegali che si dovessero compiere in quella od in altre zone, riteniamo che una dichiarazione come quella operata dalla Questura sia aberrante.

Ci domandiamo in base a quali caratteristiche i tossicodipendenti o gli alcolisti eventualmente incontrati nella via hanno permesso loro di decretarne con tale sicurezza l'orientamento sessuale.

Non essendo, i locali interessati dal provvedimento, gli unici presenti in zona, ci chiediamo come possa esserci la certezza che i "disturbatori della quiete pubblica" siano effettivamente clienti di quei locali, e solo di quelli, e non, forse, "abitanti" della adiacente stazione ferroviaria e da questa scacciati durante le ore nottirne di chiusura.

Non riusciamo a comprendere perché il degrado di via Sammartini venga addossato esclusivamente agli esercizi pubblici tra i cui clienti vi sono un gran numero di persone omosessuali e lesbiche anziché alla mancanza di volontà del Comune di Milano di procedere ad una riqualificazione della zona, per altro più volte sollecitata dagli stessi gestori che ora ne pagano le conseguenze, e all'incapacità delle forze di polizia di mantenere l'ordine senza effettuare generalizzazioni a danno di tutti gli utenti.

Ci auguriamo infine che nell'udienza davanti al TAR di domani 15 gennaio si possano ristabilire i corretti contorni di questa faccenda e che le Istituzioni interessate rivalutino il loro operato e le loro affermazioni in modo da dissipare i dubbi sorti all'interno della comuntà gay e lesbica di essere oggetto di atti di discriminazione e omofobia.

Paolo Ferigo
Presidente Comitato Provinciale ARCIGAY Milano
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Ndr. Ma aldilà di questa facile propaganda, aldilà dei metodi e dei modi della polizia (ricordiamoci di Genova... sono addestrati per questo) e aldilà delle accuse di omofobia spicciola al solito funzionario, qualcuno è in grado con un'azione intelligente ed adeguata provare il contrario e quindi contrastare pubblicamente il loro operato? Dobbiamo continuare a stendere comunicati vittimisti e piangere assieme ad esercenti e commercianti affiliati ovviamente all'Arcigay (si perchè Ferigo si scorda di dire che in via Sammartini i locali frequentati dagli omosessuali sono tutti loro affiliati) senza scrupoli che appena vedono un gay addocchiano un portafoglio da svuotare. A noi omosessuali non interessa piangere, interessa essere validi interlocutori di una giunta che continua ad essere demonizzata perchè non è di sinistra (eppure la vostra nuova e lussuosa sede ve l'hanno data loro, memoria corta? e per questo non possiamo certo accusarli di omofobia). Probabilmente non esistono persone di un certo spessore che possano interloquire con il Comune portando contribuiti non legati solo ed esclusivamente al mondo omosessuale ma che riguardino l'intera cittadinanza di ogni corrente ideale e culturale. Al solito chiaccheroni inadeguati all'Arcigay...

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Gabriel Garko tra sacerdoti omosessuali, prostitute e morti violente per una fiction col bollino rosso.

(Ansa) Io ti assolvo, il tv movie in onda domani su Canale 5 con la regia di Monica Vullo. ''L'idea di questo ruolo all'inizio mi ha messo paura, non me lo vedevo addosso. Ero preoccupato dalla credibilita' che potevo avere, io stesso mi vedevo troppo bello per interpretare un prete - ha detto l'attore, considerato un sex symbol dello spettacolo italiano - ma poi mi sono appassionato alla lettura del copione, con la regista Vullo ho incontrato vari sacerdoti e mi e' piaciuto infine raccogliere la sfida''.

La fiction, prodotta dalla Janus di Alberto Tarallo, scritta da Luigi Montefiori e Teodosio Losito, si misura con il cinema di genere, quello del thriller cui non fa difetto la vista del sangue in primo piano con dovizia di particolari sulle morti violente di alcune prostitute, ne' di altre scene forti (come l'assunzione di cocaina), con l'aggiunta di tematiche scabrose come una storia gay in cui e' coinvolto un padre di famiglia, un'ipotesi di omosessualita' del sacerdote (Gerardo Amato) la
cui morte violenta da' il via al film e all'indagine del commissario Lariano (Lorenzo Flaherty) e infine un bacio tra il protagonista Padre Francesco (Gabriel Garko) e una ragazza (Cosima Coppola) bella quanto la donna di cui era stato innamorato.

Tutti elementi questi che oggi hanno determinato la scelta del 'bollino rosso' per la messa in onda in prima serata su Canale 5: indicazione di visione da evitare per i minori anche se in compagnia di adulti. ''Non ci sono scene piu' forti di tanto cinema che passa in tv, anche in prime time o nei tg - ha detto il direttore della fiction Rti Giancarlo Scheri - non ci sono spezzoni splatter o grandguignolesche. E' chiaro: parliamo di un serial killer certe atmosfere sono inevitabili ma questo prodotto e' assolutamente difendibile e il pubblico e' maturo per seguirlo, del resto la responsabilita' e' condivisa con lo spettatore che avvertito da noi con il bollino deve sapere come comportarsi''. Io ti assolvo viene considerato un esperimento: ''dobbiamo diversificarci dalla fiction di Raiuno non tanto come contenuti quanto come linguaggio. Il nostro pubblico - ha
aggiunto Scheri - e' in mezzo tra quello della fiction Rai e quello delle serie americane che noi stessi trasmettiamo. La nostra e' una fiction moderna, che si avvicina al cinema''.

Oltre al filone del thiller-mistery (e' in produzione Il mistero del lago ancora con Flaherty e si lavora a quattro puntate da una storia francese, la Tomba dei giganti, prodotta dalla Albatross), si prepara una commedia musicale prodotta dalla Janus, mentre sulla commedia sentimentale sta andando avanti il progetto con Gabriele Muccino supervisore artistico.

Quanto al bel Garko, andra' in onda nella prossima stagione, o forse prima, Il sangue e la rosa in quattro puntate, mentre ad aprile sara' nelle sale con Aspettando il sole di Ago Panini con Raoul Bova, Claudia Gerini e Vanessa Incontrada.
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Don Gabriel Garko.
(Tvblog) Solitamente evito di parlare delle fiction nostrane, a meno che non si tratti di qualche scheda di presentazione. Questo perché, dopo qualche “scottatura”, è nata in me una sorta di ostilità verso questo tipo di prodotti che me ne fa stare ben lontana.

Non posso esimermi però dal parlare di un promo che ho avuto modo di vedere un paio di giorni fa su Canale5. Si trattava della fiction di prossima messa in onda Io ti assolvo e mostrava Gabriel Garko nelle vesti di prete.

Un prete. Ho sorriso, nonostante si tratti sicuramente di qualche storia romanzata alla Uccelli di rovo. Sì perché Gabriel Garko come prete ha la stessa credibilità che potrebbero avere Martufello come politico e Santi Licheri come doppiatore. Garko bello lo è senz’altro, affascinante pure. Sono disposta pure a dire che sia un bravo attore, ma “prete” no, per questo ruolo non è proprio adatto. Non perché i preti non possano essere 1,90, bellissimi, col fisico palestrato e gli occhioni verdi, anzi. Ma semplicemente perché prima di prendere i voti solitamente non lasciano in giro calendari e immagini di sè avvinghiati ad Eva Grimaldi o con gli attributi a penzoloni in qualche film di Tinto Brass. Il che, per carità, mi va benissimo - anzi, consiglio a Garko di fare qualche altro film in deshabillèe, per la gioia di tutte le donne e mia soprattutto -, ma fa venire meno la credibilità per ruoli come, appunto, quello del prete. Se mai il buon Gabriel fosse stato adatto per quel ruolo, cosa che dubito visto quel viso da bello e dannato che si ritrova (la gallery in alto parla da sola).

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