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mercoledì 3 settembre 2008

Bologna. Cambia sesso, da vigile a vigilessa. "I miei colleghi mi hanno accettato".

La storia L'esperienza di un bolognese di 31 anni operato al Sant'Orsola.

(Benedetta Boldrin - Il Corriere della Sera, edizione di Bologna) «A Bologna si sta meglio che in altre città: se ti spieghi la gente può capire». Stefano ha 31 anni e fa il vigile in un comune del bolognese. Ma fino a cinque anni fa si chiamava Katia. Aveva 21 anni quando ha chiamato il consultorio del Mit per la prima volta e 25 quando è stato operato al Sant'Orsola, diventando uomo. Con una storia travagliata alle spalle, e una psicanalisi ancora da seguire, dice di essere «riuscito a farsi accettare dai colleghi». E, superate le difficoltà con i genitori, ora vive vicino a loro. Con due cani, che gli servono «per sublimare il fatto di non avere figli».

Quando ha capito che non si sentiva una donna?
«Già a due anni, ricordo che quando giocavo con un'amica lei faceva la principessa e io il cavaliere. Poi mi hanno spiegato che ero una femmina e la sera mi addormentavo sperando di svegliarmi maschio».

Poi, l'adolescenza.
«Stavo male. Non sapevo bene chi fossero i trans, pensai di essere lesbica e a 18 anni lo dissi ai miei. La presero malissimo. Mi allontanai da loro».

Come decise, invece, la strada del cambio di sesso?
«Incontrai un ragazzo di cui mi innamorai: era una donna ma diceva di sentirsi un uomo. Mi resi conto che volevo essere come lui. Un giorno decisi di tagliare i capelli e mettermi solo jeans e maglie larghe».

Cominciava a sentirsi meglio?
«No, perché nessuno mi riconosceva come maschio. La prima volta che una persona si rivolse a me al maschile, fui felice per tre giorni: capii che andavo nella direzione giusta».

E decise di chiamare il Mit.
«Anche quello fu un momento di forte crisi: avevo faticato per accettarmi come lesbica, ora la mia vita prendeva un'altra piega. Il mio compagno mi lasciò, perché voleva stare con una donna. Dopo un po', dissi a casa e al lavoro della mia svolta».
Il suo cambiamento è stato accettato?
«I miei mi hanno ripreso in casa, anche se c'è voluto del tempo perché si rivolgessero a me al maschile».

E i suoi colleghi?
«Nel complesso mi sento accettato. Ho parlato con tutti, mi hanno fatto le domande più assurde. Ho venduto la mia privacy pur di aiutare gli altri a capirmi».

Poi, l'operazione.
«Mi hanno asportato utero, ovaie e seno. Non ho fatto la ricostruzione. Quasi nessuno la fa, anche perché questa chirurgia non dà ancora risultati ottimali».

Si è mai sentito discriminato?
«No. Ma credo dipenda molto da come ci si pone. Io ho parlato tanto con chi mi stava attorno. Manca la cultura, in genere, di cos'è un trans, ma a Bologna si sta meglio che altrove».

In che senso?
«Qui se ti spieghi la gente può capire».

Ha mai pensato di aver sbagliato tutto?
«Ogni tanto. Ma se sai chi sei, puoi anche metterti in discussione».

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martedì 19 agosto 2008

Se "compagno" vuol dire "gay". Ecco come la Cina cambia slang.

(Stenio Solinas - Il Giornale) Modi di dire antichi e nuovi, vecchie parole che hanno cambiato significato, neologismi e slang. A volte si capisce più un popolo da come si esprime, che non leggendo ponderose indagini sociologiche in materia. Dopo tre settimane, lo straniero che vuole comunque cercare di comunicare, si ritrova con un vocabolario piccolo, ma a suo modo significativo. Lo abbiamo suddiviso in quattro gruppi, ciascuno con un titolo riassuntivo. Ecco, dunque, il nostro dizionarietto pechinese. Buona lettura.

LA NUOVA GIOVENTÙ
Tongzhi. La traduzione corretta, quella dei tempi di Mao, è compagno: indicava la militanza, incarnava la fede nella dottrina comunista. Sere fa, al locale L'Oriente è Rosso, ho chiamato così il ragazzo che mi spiegava il senso nazional-maoista di uno spettacolo in cui finte Guardie rosse cantavano per la gioia di un pubblico caloroso quanto alticcio. «Sei un compagno» gli ho detto per fargli capire che avevo capito. «No, mi piacciono le donne» è stata la risposta. Oggi tongzhi sta per omosessuale, e questo è quel che resta del marxismo...
Xi xin zenlei. È la nuova-nuova generazione. Si definiscono così i ventenni con i capelli corti che il gel tiene dritti sulla testa. Le ragazze hanno lo smalto nero sulle unghie, rossetto marrone, borsetta di Vuitton. Molti anelli alle dita, telefonino Nokia giallo, Swatch al polso.
Ziwoydai. È la Me Generation, visto che in Italia Generazione Io non lo dice nessuno. Sono i figli unici, viziati e coccolati, su cui genitori e nonni ripongono speranze di gloria che loro però non ritengono di dover soddisfare.
Sanpei xiaojie. Una sera finisco al Cargo, nel quartiere di Chaoyang, ovvero il tempio del karaoke cinese: un megaclub dove si balla, si gioca, ci si ubriaca, si spende. Il mio anfitrione mi introduce a una Sanpei xiaojie, ovvero «la Signorina dei tre accompagnamenti»: canta con te, danza con te, beve alla tua salute in cambio di una piccola mancia. «C'è anche il quarto accompagnamento» mi viene detto, e insomma tutto il mondo è paese...

USI E COSTUMI
Chi le ma? Il buon giorno cinese si dice così, e letteralmente vuol dire: «Hai già mangiato?». La passione, l'ossessione, quasi, dei cinesi per il cibo ha a che fare con l'incubo della fame che gli sconvolgimenti del Novecento e le carestie dell'epoca maoista hanno contribuito a radicare nelle menti, ma anche con una tradizione millenaria. Nel 1976, quando Mao morì, c'era un ristorante ogni tre milioni di cinesi, oggi ce n'è uno ogni quattrocento. Ai tempi della Cina imperiale, nella Città proibita, più della metà dei quattromila servitori era addetta al cibo e al vino dell'imperatore. In linea di massima, qui si mangia qualsiasi cosa abbia le gambe, eccetto i tavoli, che voli, tranne gli aerei, che si muova nell'acqua, escluse le navi.
Li le ma? Hai già divorziato? È un altro modo di salutare che racconta benissimo la modernizzazione cinese.
Xiao mi. Significa piccolo segreto. È quello di uomini d'affari, manager, politici, tutti regolarmente sposati e con famiglia. Li accomuna, appunto, il «piccolo segreto» di avere un'amante... Pur nella modernizzazione, la Cina spesso conserva verbalmente un'antica pruderie rivoluzionaria.
Xiaozi. È invece il piccolo borghese. Non è ricco, ma è attento alle mode occidentali e, dove può, le segue.
Sizhu bupa zeshuitang. È il detto con cui si definisce chi non bada ai giudizi altrui. Significa: i maiali morti non temono l'acqua bollente. Ovviamente non vale per chi ha il suo «piccolo segreto».

NOI E LORO
Yang ren. Sta per Popolo dell'Oceano, ovvero lo straniero, detto anche Waiguozen, naso lungo.
Jia yangguiz. È il falso popolo straniero, ovvero il cinese troppo occidentalizzato persino agli occhi di chi comunque è già molto occidentalizzato...
Haigui. Vuol dire tartarughe di mare e indica chi torna da oltre Oceano con un master, un inglese fluente, un buon lavoro.

VECCHI E NUOVI IMPERATIVI
San zhongyu. Erano le tre lealtà. Verso Mao, verso il Partito, verso il socialismo.
San Zhuan. È ciò che negli anni '80 le ha sostituite, ovvero «le tre ruote»: una bicicletta, una macchina da cucire, un orologio da polso.
Siyou. Sono «i quattro averi» degli anni Duemila, in forma di desideri: un appartamento, una macchina, la salute, la bellezza.
Bazong bachi. Da un paio d'anni sono i Comandamenti socialisti che trovi affissi nei luoghi pubblici a mo' di campagna contro la corruzione e l'immoralità. Indicano Gli otto Onori e le Otto Vergogne. Per esempio, Onora chi lavora sodo, Vergogna sul nullafacente; Onora gli onesti, Vergogna sui disonesti...

COSTRUZIONE E CORRUZIONE
Cha ne. Sta per demolire. «Se non demoliamo, come possiamo definirci cinesi?» dice il mio interprete giocando sull'assonanza fra cha e China in inglese... Già come possono?
Lan wei. Letteralmente, coda marcia. Indica tutti quei palazzi, centri commerciali, complessi alberghieri mai finiti di cui la Cina è piena, un buon dieci per cento del mercato edilizio. Sono figli della speculazione, dell'imbroglio, della corruzione e della crisi economica fine anni '90. Adesso lo Stato si sta industriando con nuovi incentivi da un lato, leggi più severe dall'altro.

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domenica 17 agosto 2008

Inghilterra, Il controspionaggio cerca disperatamente 007 gay.

(Agi) In Gran Bretagna cade uno degli ultimi tabu' formali: i servizi segreti sono alla ricerca di agenti ufficialmente gay. Superato lo shock causato dai molti doppio giochisti dei puritani anni 50 come i cosiddetti 'Cinque di Cambridge' (Guy Burgess e Anthony Blunt lo erano di sicuro), inseriti a vario titolo nel cuore di Whitehall e che per anni passavano informazioni a Mosca, il controspionaggio, conosciuto con la sigla 'MI5', ha chiesto aiuto a un'associazione gay per trovare nuovi agenti nella comunita' omosessuale. Lo scrive oggi il Sunday Times, citando l'associazione omosessuale Stonewell che ogni anno pubblica una guida per aiutare i neolaureati gay a cercare un lavoro. Per la prima volta quest'anno e' stato inserito anche l'MI5 nella lista dei datori di lavoro definiti "gay-friendly".
Fino ai primi anni '90 le inclinazioni omosessuali erano ancora un ostacolo ufficiale per alcuni incarichi delicati perche', vista la morale anche di solo 15 anni fa, si considerava i gay tendenzialmente piu' vulnerabili al ricatto rispetto agli eterosessuali. Ora nel mondo post 11 settembre e per il Regno Unito post '7 luglio 2005' l'MI5ha un disperato bisogno di moltiplicare le sue forze: nel 2001 'Thames House' poteva contare su 1.500 dipendenti che entro la fine del 2008 dovrebbero quasi raddoppiare fino a 3.500 aprendo oltre che ai gay a britannici musulmani o asiatici, indispensabili per infiltrarsi nelle cellule terroristiche. Al momento non risulta che anche i cugini del MI6, i datori di lavoro di James Bond secondo Ian Fleming, abbiano seguito l'esempio del contrspionaggio.

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sabato 16 agosto 2008

Come si costruisce l'identità di "uomo" in un corpo femminile.

(Lorenzo Bernini - Liberazione) In questo articolo racconterò brevemente la mia esperienza in un gruppo di autocoscienza maschile di Milano, senza pretendere di riassumere nella mia voce quelle degli altri uomini che ne fanno parte. Il gruppo non si è convocato sul tema della violenza, ma più in generale su quello dell'identità maschile. Il suo progetto è antecedente alla manifestazione lesbica e femminista contro la violenza sulle donne del novembre 2007 e risale almeno al 2003, anno di nascita del movimento italiano degli uomini transessuali e transgender. Attualmente è frequentato da due uomini trans, un uomo etero, e due uomini gay (uno dei quali sono io), accomunati dalla volontà di mettere in discussione la propria mascolinità.

Nel piccolo campione di uomini gay che hanno frequentato, saltuariamente o stabilmente, il gruppo di autocoscienza, la mia posizione di genere - che già sapevo non essere molto popolare tra i gay del movimento antagonista italiano, prosecutori del pensiero di Mario Mieli e della sua critica radicale della mascolinità - è risultata minoritaria. Io, infatti, pur essendo gay, nel mio percorso di vita non ho decostruito ma anzi ho costruito la mia identità di "uomo". Nel 2003, ho sentito che in qualche modo le parole del nascente movimento degli uomini trans mi riguardavano, perché per me, come per loro, la mascolinità non è stata affatto un "dato" immediato di natura, ma il risultato di un "processo" che ha richiesto un'autonoma ridefinizione tanto della mia mascolinità quanto della mia omosessualità.

L'identità maschile tradizionale è caratterizzata non solo e non tanto dagli attributi del corpo maschile, ma anche e soprattutto dalla negazione simbolica di tutto ciò che viene ricondotto al femminile: per il desiderio e la sottomissione del femminile e per il disprezzo dell'omosessualità e del transgenderismo. Ma l'esperienza del nostro gruppo di autocoscienza maschile dimostra che è possibile sentirsi uomini pur essendo nati con corpi femminili, pur non provando desiderio verso le donne, pur combattendo il maschilismo, l'omofobia e la transfobia. A chi, a questo punto, volesse sapere da me "che cosa" resta della soggettività maschile quando si mettano in discussione maschilismo, omofobia e transfobia, risponderei, però, che la domanda è mal posta, perché non ha alcun senso chiedere a un soggetto "che cosa è la tua soggettività?". Come insegna Hannah Arendt, a un soggetto si può chiedere solo "chi sei?", disponendosi ad ascoltare la sua storia confusa: accettando che egli non è sovrano sulle sue identificazioni, perché esse dipendono dal riconoscimento degli altri e da un mondo di significati culturali di cui egli non è padrone. Ma da cui neppure è completamente padroneggiato.

Uno di questi significati è, appunto, il genere. Nessuno, infatti, sceglie di venire al mondo in una realtà in cui la sessualità è regolata da una logica binaria e gerarchizzante che distingue tra uomini e donne. E tuttavia ogni soggetto è libero di agire almeno parzialmente sul binarismo sessuale a cui è assoggettato, "dislocando" (per usare un termine caro a Judith Butler) il genere di cui si sente portatore. È possibile, ad esempio, che alcuni uomini poco tradizionali riflettano assieme su quel che resta in loro del maschilismo, dell'omofobia e della transfobia tradizionali, cercando di non lasciarsene determinare e di rendere così praticabili, prima di tutto a loro stessi, nuove declinazioni della mascolinità. È questo appunto, almeno io credo, il significato politico del lavoro che stiamo facendo nel gruppo di autocoscienza maschile di Milano.

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martedì 12 agosto 2008

Amara vita Trans.

di Federica Pezzoli*
E' di oggi la notizia dell'ennesima aggressione ai danni di una persona transgender. La colpa, giustappunto, essere transgender - con l'aggravante della "clandestinità". La pena, nota a pochi - purtroppo. Espulsione, emarginazione, ostracismo, violenza, carcere - ma anche, e spesso - non in questo caso, per fortuna -, "morte-violenta". E' il boia-transfobico che si materializza in famiglia, in casa, per strada - ovunque. E' la "nostra società" - "complicata". Gia! Le tecniche usate dal boia-transfobico le più disparate. Il fine - unico: "violenza" - tanta, tantissima, "violenza" -, diretta e spietata contro le persone transgender o (ex)transgender. Violenza psicologica - ma spesso fisica. Il boia-transfobico per sfogare la sua "rabbia" contro la/il "diversa/o da sé", si serve di strumenti "efficaci", che massacrano l'altra/o: coltelli, accette, automobili, calci, pugni - la sua "macabra fantasia" non ha limiti - spazia con disinvoltura nel mondo dell'orrore. Le motivazioni: "futili" - sempre. La società sorda all'"urlo-muto", delle persone transgender o (ex)transgender - ha altro a cui pensare.

Purtroppo anche io - (ex)transgeder, oggi donna almeno per lo Stato, militante in Arcigay Roma -, vivo come molte/i transgender o (ex)transgender una vita "impossibile". Blindata e nel terrore. Non in carcere - perché non "clandestina" - ma, seppur cittadina a pieno titolo, di fatto una "clandestina" in Italia, a Roma - un'estranea, di troppo, come chi, questa notte dopo aver subito una "violenza" è stata incarcerata. Io che scrivo questo articolo da un quartiere romano poco distante da Regina Coeli terrorizzata da una società omo-transfobica - "urlo" da queste pagine che sono con Lei. Sono Lei e tutte/i quelle/i come Lei - transgender o (ex)transgender. E da queste pagine la saluto affettuosamente. Lei che ora si trova chiusa in una "gabbia", perché persona transgender e clandestina - che ha subito una violenza. Tra noi non esistono "mosche bianche", siamo tutte/i uguali - noi - sorelle e fratelli - con, troppe volte, lo stesso "maledetto e brutale destino". Una morte violenta, preceduta da una vita condita da pochi e rari affetti. Assenza di un "lavoro pulito". La sentita paura di assistere, ovunque, alla materializzazione del boia-transfobico - in casa, mentre dormi, o prepari un caffé. Vite impossibili nella città eterna - come il titolo di un mio articolo, pubblicato mesi or sono su Women in the city, il magazine di Articolo 21. Altri miei scritti "galleggiano" nel vasto mondo "internettiano". Nessun copyright - ma tutti sul tema. Leggeteli in questi giorni che vi trovate, liberi di esistere, in qualche splendida località turistica. Chissà, forse, al ritorno dalla pausa estiva "rigenerante", sarete più "umani", "tolleranti", ma sopratutto "inclusivi" nei confronti di chi non ha nessuna colpa - salvo quella di essere una persona e di "esistere" tra voi.
Buone vacanze.

*Candidata presidente dell'Arcigay di Roma.

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domenica 10 agosto 2008

Natalia Aspesi. L´insostenibile leggerezza di vivere coming out.

Nascosti, rimossi e perseguitati per secoli da perbenisti, tradizionalisti e illuministi. Nonostante il riscatto del ´68, ancora senza diritti in gran parte del mondo. Ma nell´immaginario, nelle arti e soprattutto nei libri, mai come ora, gli omosessuali vivono il loro successo.

(La Repubblica) Nell´Italia perbene degli anni Cinquanta quella parola lì non veniva pronunciata, né si era certi che quelli là esistessero davvero. C´erano sussurri, pettegolezzi, illazioni, malignità, ironie, angosce, ma neppure i ballerini ossigenati della Wanda Osiris che sculettavano su e giù per le scalinate rosa di riviste come Il diavolo custode o Galanteria erano stati del tutto convincenti. Né destavano sospetti certi maturi scapoloni imprendibili anche dalle più vivaci vedove di guerra, che sempre estraevano dal portafoglio la foto sdrucita di una giovinetta, la fidanzata sul cui letto di morte per consunzione avevano giurato di esserle fedeli per sempre.
Intanto nel paese dei nostri sogni, l´America, chi lo era cercava strenuamente di non esserlo e se era ricco si affidava a costosi e distruttivi analisti nella curiosa speranza di guarire dall´innominabile peste, tanto da non perdere più la testa per marinai in libera uscita e compagni di banco. L´ironica e drammatica biografia di Edmund White (My Lives, pubblicato in Italia da Playground) comincia così: «A metà degli anni Cinquanta, quando avevo all´incirca quattordici anni, dissi a mia madre che ero omosessuale: all´epoca si usava questa parola, "omosessuale", in tutta la sua diabolica maestosità, avvolta in eterei vapori, un misto di malvagità e malattia».
Eppure anni prima, nel ‘48, era già uscito negli Stati Uniti La statua di sale di Gore Vidal, un romanzo esplicitamente omosessuale, ignorato dai critici indignati o attaccato con recensioni furibonde, come ricorda lo scrittore nella sua autobiografia Palinsesto (Fazi Editore): «Uno degli aggettivi più usati era "sterile", che era anche una parola in codice per significare finocchio». Ma il libro era diventato subito un best seller, «letto non solo dai repressi e velati abitanti di Sodoma, ma anche da moltissime altre persone, tra cui il dottor Kinsey», il cui rapporto sul comportamento sessuale dei maschi americani pochi mesi dopo avrebbe scandalizzato il mondo, dichiarando tra l´altro che tra loro almeno il trentasette per cento aveva avuto esperienze omosessuali.
Per i milanesi la scoperta che gli «invertiti», come si chiamavano allora a bassa voce, non solo esistevano ma erano tanti, avvenne alla prima dei "Legnanesi", mitica e irresistibile compagnia di travestiti dilettanti: il teatro ne era festosamente pieno, anche se i meno audaci erano accompagnati dalla loro ignara anche se perplessa fidanzata.
Le autobiografie di Vidal e White sono uscite rispettivamente nel 1995 e nel 2005 (in Italia nel 2000 e nel 2007) e in quel decennio la letteratura e la saggistica omosessuale si sono talmente moltiplicate che chiunque abbia avuto l´ingenuità di sistemare nella sua libreria un angolino gay oggi si ritrova completamente sepolto da montagne di volumi che invadono tutta la casa, cacciando quel poco di languente cultura etero ereditata dai nonni.
La moda e l´ardire del coming out e dell´outing, cioè del dichiararsi omosessuale o del rivelare l´omosessualità di altri, hanno spazzato via ogni indugio e dubbio, hanno disseppellito segreti inconfessati e rivoluzionato illustri e timorate biografie, talvolta documentando semplici voci, altre volte prendendo eccessive e non del tutto ortodosse libertà: da re Luigi XIII di Francia ad Alessandro Magno, da Carlomagno ad Achille, da Horace Walpole a Lawrence d´Arabia, da Caravaggio a Bacon, da Charles Laughton ad Alan Bates, da Hedgar Hoover a Raymond Burr, da Sergej Eisenstein a John Cage, da Marcel Proust a Henry James, da W. H. Auden a E. M. Foster, da Petr Ilic Cajkovskij a Benjamin Britten (vedere l´enciclopedico opuscolo Gaiezze, editore Kowalski). Più inchieste invadenti in varie categorie: generali dell´esercito, uomini di chiesa, nazisti, pompieri, atleti, filosofi, castellani, partigiani, aborigeni e altro. Senza contare le signore, abbondanti in ogni campo e solitamente celebri non tanto per le loro capacità artistiche quanto per la marca del loro sigaro o per il numero sterminato di amanti femmine, tipo la pittrice Romaine Brooks, la poetessa Natalie Clifford Barney, l´architetta d´interni Elsie de Wolfe, la scrittrice Patricia Highsmith, l´antropologa Margaret Mead ecc. ecc.
Tra tanto rutilare di celebrità di cui si è sospettata o confermata o scoperta la lesbogayezza, e in attesa che venga raschiato il fondo del barile sessuale (ultima autobiografia Ecce homo, venticinque anni di rivoluzione gentile, di Franco Grillini), si finisce col chiedersi, inquieti, se siano mai esistite personalità di inattaccabile totale eterosessualità e se quindi non sia il caso di invertire la pignola e ossessiva ricerca, studiando quegli uomini e quelle donne che di sicuro, senza ombra di dubbio, se monarchi mai attentarono alla virtù dei loro paggi e se ballerine classiche respinsero sempre le avance e le perle di poco virtuose duchesse russe.
Viene anche voglia di sapere come mai, con questa storica e vasta popolazione di famosi homo, ancora oggi si stia lì ad accapigliarsi se, una volta usciti allo scoperto, possano ancora fare il vescovo o il colonnello o l´insegnante, o persino ottenere la patente di guida. Mentre le prime pagine dei nostri giornali regolarmente riportano le risse in parlamento su eventuali riconoscimenti di coppia tipo reversibilità della pensione, o di famigliole con due mamme: richieste di diritti che comunque da noi tra fulmini e saette vaticani finiscono sempre col cadere nel vuoto.
Ultimo trionfo gay: la grande, magnifica mostra appena inaugurata al londinese British Museum, dedicata all´imperatore Adriano (già celebrato dalla Yourcenar, altra prodigiosa scrittrice lesbienne) famoso non solo per il vallo in difesa delle conquiste romane in Britannia, ma anche per la sua passione inestinguibile per Antinoo, il ragazzo venuto dalla Bitinia e celebrato dopo la sua morte come un dio.
Sull´intasata bibliomania gay piomba adesso un bel volumone del tipo che si tiene in vista sul tavolino tra i divani, se non si hanno piccini timorati in casa: si intitola Vita e cultura gay (editore Cicero, 382 pagine, 48 euro) a cura di Robert Aldrich, professore di storia europea all´università di Sidney, tra l´altro autore di un Who Is Who in Gay and Lesbian History che ne fa uno dei più dotti studiosi della materia. L´edizione italiana ha in copertina il romantico Ritratto di due amici (1552) del Pontormo, elegantemente vestiti di nero come si usava qualche anno fa tra coppie di giovanotti fashion, e contiene tutto lo scibile gay-lesbico-bisessuale-transgender-transessuale, dall´Europa agli Antipodi, con incontri e scontri sorprendenti tra le diverse culture: i conquistatori spagnoli che, scoprendo nel Sedicesimo secolo i berdache (vestiti da donna) del Nuovo Mondo, li diedero in pasto ai cani; l´inglese Lady Montagu che, studiando molto da vicino i rapporti tribadici cioè lesbici negli harem turchi all´inizio del Settecento, ne ricavò lettere sublimi; il francese Flaubert, quello di Madame Bovary, che raccontò nei suoi diari gli incontri sessuali decadenti con ragazzi arabi.
A parte i saggi di massima erudizione, che testimoniano l´impegno sofisticato e accanito del mondo accademico queer, è la ricchezza delle illustrazioni a ricordarci che gli uomini amano gli uomini e le donne le donne sin dal momento in cui l´evoluzione li ha trasformati in homo sapiens. Prima non si sa, non essendosi ancora la paleoantropologia gay interessata alla sodomia tra australopiteci e paleoantropi. Ci sono vasi greci con satiri porcaccioni - si sa che nel culto di Dioniso il fallo rappresentava il desiderio di essere penetrati - per non parlare del Simposio di Platone, su cui nei secoli angosciosi della vergogna, gli studenti imparavano a conoscere l´amore socratico che aiutava, se del caso, a giustificare i propri terrorizzanti peccati della carne. Nell´antica Roma i bordelli maschili abbondavano, gli schiavi solleticavano anche Virgilio, ma è raro vedere una coppia romantica come quella incisa sulla argentea coppa Warren, che risale al 50 dopo Cristo: i due uomini nudi si tengono per mano, un po´ storditi, il più giovane seduto in grembo al più vecchio, le natiche del primo che premono sul sesso del secondo.
Poi vennero tempi bui, sempre più bui, e sono crudelissime le incisioni e i dipinti e le miniature medioevali che mostrano le virtuose punizioni comminate dall´inquisizione religiosa e secolare, spesso solo per ragioni politiche e di potere, agli accusati di sodomia. Come, nel 1326, lo squartamento in cima a una scala, prima di essere gettato ancora vivo sul rogo, di Hugh il Giovane, uno dei tanti amanti di Edoardo II re d´Inghilterra, quello celebrato da un magnifico film di Derek Jarman, morto di Aids nel 1994. Non meno terrorizzante Il giudizio universale di Taddeo di Bartolo, l´affresco del tardo Quattordicesimo secolo nella Collegiata di San Gimignano, che illustra, tra adultere torturate, anche un uomo nudo con in testa il cartello «sotomitto», fastidiosamente impalato dalla bocca all´ano.
Per secoli la punizione per la sodomia fu il rogo, poi, più generosi, nel Settecento gli inglesi scelsero l´impiccagione e gli olandesi la garrota o l´affogamento. Anche se poi la persecuzione della sodomia (che comprendeva ogni pratica sessuale non procreativa anche con signore) fu più casuale che sistematica, in più contemporanea alla celebrazione dell´amore affettuoso tra uomini, in società, nell´arte e in letteratura. Federico il Grande, lui stesso curioso di truppe, accordò alla Prussia «libertà di coscienza e di uccello», sostituendo alla pena capitale le frustate e l´esilio a vita. Quasi contemporaneamente, nel 1768, l´imperatrice Maria Teresa decretò che nei suoi possedimenti, Austria, Ungheria e Boemia, i sodomiti dovevano essere «sterminati dalla faccia della terra e bruciati sul rogo». In Francia gli illuministi avrebbero dovuto essere appunto più illuminati, ma come capita quasi sempre a chi se la prende con le istituzioni, chiesa monarchia e altro, con le cose del sesso erano molto meno spigliati. Per Voltaire, «l´amore detto socratico» era «un vizio distruttivo per la razza umana» e addirittura «un disgustoso abominio», anche se poi Diderot, che attribuiva il sesso tra maschi tra gli indigeni americani alla bruttezza delle loro donne, ammise che nei bagni pubblici aveva notato un giovane di straordinaria bellezza, tanto che «non riuscii a trattenermi, dovetti avvicinarmi a lui». E non fu il codice napoleonico del 1804 a depenalizzare la sodomia in Francia, ma la Rivoluzione francese, che nel nuovo codice penale del 1791 neppure la menzionava perché non potevano considerarsi illegali «quelle stupide offese, create dalla superstizione (cioè la religione), dal feudalesimo, dal sistema fiscale e dal dispotismo».
Avviso agli homoturisti: oggi l´omosessualità è ancora, almeno sulla carta, punita con la morte in Afghanistan, Iran, Mauritania, Nigeria, Sudan, Uganda; con l´ergastolo in Bangladesh, Bhutan, Guyana, India. Fu lo scrittore ungherese Károly Mária Kertbeny a usare per la prima volta la parola «omosessualità» in una lettera del 1869 indirizzata al ministro della Giustizia prussiano per chiedere l´abolizione delle leggi penali contro «gli atti innaturali». Da quel momento spuntarono da ogni parte sessuologi pro o contro, e mai tante stupidaggini furono dette e scritte con così grande dottrina. Poi vennero gli anni Venti del Novecento, di massima gayezza intellettuale e mondana soprattutto a Berlino, poi le persecuzioni naziste, infine i primi cinepersonaggi non esplicitamente gay che comunque finivano malissimo.
La prima vera rivolta gay contro l´ipocrisia, l´occultamento e le retate della polizia è del 1969, e avvenne come strascico della rivoluzione sessuale etero nell´ormai storico bar Stonewall di Christopher Street a New York. Negli anni Ottanta il virulento diffondersi dell´Aids portò tragedie, lutti e orgoglio omosessuale. Oggi, mah! Nell´omofobia che tuttora resiste, gay e lesbiche si sposano dove la legge lo consente, persino le fiction italiane fintamente bonaccione hanno simpatici personaggi gay, però appena si può negli show ancora si infilano i buffoni maschi vestiti da donna per far ridere le masse. C´è la corsa al coming out, alla mercificazione, coppie di stilisti che sino a qualche anno fa cacciavano dalle sfilate chi accennava a loro eventuali legami oggi dichiarano di voler adottare, oltre ai cani, anche dei bambini. Qualche gentiluomo di antico stampo, devoto all´eleganza dell´ombra e del silenzio, scuote la testa e ricorda il romantico critico d´arte inglese John Ruskin: «È l´eccesso di luce che rende la vita di oggi perfettamente volgare».

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Playgirl Magazine chiude ma resterà su internet.


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Playgirl Magazine, la storica rivista che ha portato nelle edicole il nudo maschile, cesserà le sue pubbicazioni il prossimo febbraio, rimanendo solo in internet. Pubblicata dal 1973 Playgirl aveva radunato intorno a sè un vasto pubblico soprattutto gay.

Una versione italiana di Playgirl arrivò nella prima metà degli anni 90, ma non ebbe successo e fu costretta a chiudere molto presto. La decisione di chiudere la versione cartacea di Playgirl è stata motivata dal calo vertiginoso delle vendite e dall’uso sempre più frequente da parte dei lettori del web.

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lunedì 4 agosto 2008

Miti estivi alla prova, infradito e creme solari sotto accusa.

(Panorama) Viva le vacanze ma attenti a creme e infradito. L’allarme viene dagli Stati Uniti dove due équipe di ricercatori, rispettivamente dell’Auburn University e dell’ Environmental Working Group di Washington hanno letteralmente fatto a pezzi quelli che erano due miti cui aggrapparsi in mezzo alla calura estiva. Le hawaiane, che hanno accompagnato tante estati scanzonate di intere generazioni, si sono rivelate nocive per i piedi. Un team di ricercatori di biomeccanica ha infatti monitorato e filmato una quarantina di persone che hanno indossato per giorni solo infradito. Il loro modo di camminare risultava alterato dalla scarpa fino a creare problemi seri alle anche e al bacino. Non solo, ma tutta la fascia muscolare risultava infiammata a causa del continuo sforzo compiuto dal piede per non perdere l’infradito. Insomma quella che sembrava essere la panacea della camminata estiva sarebbe in realtà un incubo che sforza il nostro corpo in modo innaturale. Lo stesso dicasi per le creme solari
L’Environmental Working Group di Washington ha fatto uno screening su un migliaio di marche. Ogni 5 prodotti analizzati ben 4 si sono rivelati poco efficaci in termini di protezione dai raggi solari. E secondo i test dei ricercatori la maggior parte di questi prodotti sarebbero poco efficaci anche sul fronte della prevenzione dei tumori della pelle. Il che significa che forse è meglio affidarsi al buon vecchio cappello e alla camicia a maniche lunghe se si è particolarmente sensibili.
E per i consumatori più attenti il centro americano ha anche creato un database interamente consultabile su Internet.

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Nuovi comportamenti, Quando la monogamia è innaturale.

Due partner, o tre. Ma alla luce del sole. Cresce, negli Usa, la tribù dei poliamoristi. Per i quali la monogamia è innaturale
(Lorenzo Soria - L'Espresso) Quando è stato annunciato che a vincere l'Oscar nella categoria della miglior attrice non protagonista era stata lei, Tilda Swinton è apparsa incredula, sul viso stampata la domanda: io? Poi è salita raggiante sul palco a raccogliere l'ambito trofeo, ma prima ha dato un bacio e un abbraccio a Sandro Kopp (nella foto), un pittore tedesco di 29 anni conosciuto durante le riprese di 'Cronache di Narnia' e col quale la Swinton ha una relazione sentimentale. E John Byrne, l'uomo con il quale sta assieme da 18 anni? Era nella loro tenuta in Scozia, vicino a Inverness, con Xavier e Honor, i loro due gemelli di 10 anni. "John è un uomo straordinario e un padre fenomenale", sostiene la coprotagonista di 'Michael Clayton'. "Viviamo nella stessa casa, ma vado in giro per il mondo con un pittore delizioso". E non ha problemi con questo tipo di ménage? "Viviamo sotto lo stesso tetto, ci amiamo e ci ameremo per il resto delle nostre vite, amiamo i nostri figli", continua. "Quanto al resto, sono affari nostri".

Affari che inevitabilmente hanno finito invece per venire discussi e dibattuti: quando ci sono, i triangoli sentimentali vengono tenuti nascosti e raramente sbattuti in faccia a un pubblico di un miliardo di persone. Ma per Anna Wagner, segretaria in uno studio legale di Washington che chiama Jim il suo 'partner primario', e che ha una relazione con Timothy che a sua volta convive con Carla, la rivelazione dell'attrice quarantasettenne non l'ha sorpresa più di tanto. "Se mettiamo da parte la fama e il denaro, la relazione sentimentale di Tilda è esattamente come quella di tante persone che conosco", sostiene.

Persone come la Wagner e la Swinton si considerano 'poliamoristi': hanno relazioni con più di un partner senza sentirsi né dei traditori né degli ipocriti perché lo fanno alla luce del sole e con il consenso di tutti. E sono convinte di avere trovato, mentre il matrimonio e le relazioni monogame mostrano segni di tensione e di fatica, una soluzione a sua volta irta di incognite e difficoltà ma sempre più diffusa e accettata. "Quelli della mia generazione riconoscono che quando devono decidere quale tipo di famiglia vogliono creare hanno molte scelte", conferma Diane Adams, un'avvocatessa ventottenne di New York la cui famiglia è composta da lei e da due uomini.

Secondo un sondaggio condotto dal sito di Oprah Winfrey, ben sette americani su cento sono coinvolti in relazioni aperte. Un numero forse eccessivo, il prodotto di un campione statistico non scientifico. Ma i poliamoristi crescono. Perlomeno, sono sicuramente più visibili: hanno vari siti in Rete, giornali come 'Loving more', gruppi di supporto, un libro che è una sorta di manifesto e che è diventato un best-seller intitolato 'The Ethical Slut', la sgualdrina etica. Hanno anche uno show televisivo col quale identificarsi: 'Big Love', la storia di un uomo (l'attore Bill Paxton) che si divide tra tre donne, altrettante case e un gran numero di figli. E ogni paio di mesi si riuniscono, nella East come nella West Coast, per scambiare opinioni, per darsi supporto, per contarsi, per partecipare a seminari che hanno titoli come 'Tre, quattro o più', 'Come rivelare di essere poly' o 'Gestione della gelosia'.

Per il Merriam-Webster poliamori è 'la pratica di avere più di una relazione romantica alla volta'. Una pratica entrata nel dizionario solo due anni fa ma che ha radici nei tempi biblici. "Abramo, Davide, Giacobbe e Salomone erano tutti poligami e prediletti da Dio", ricorda Jonathan Turley, professore di diritto pubblico alla George Washington University. Diego Rivera aveva accettato che la sua donna, Frida Kahlo, avesse relazioni con altri uomini e donne, Leon Trotsky compreso.

Hugh Hefner gira sempre accompagnato da almeno due girl-friends. E Warren Buffett, investitore diventato l'uomo più ricco del mondo, sino a quando - tre anni fa - gli è morta la moglie Susie, mandava auguri di Natale firmati da 'Warren, Susie and Astrid'. Astrid? La sua seconda e molto pubblica partner.

Sotto diversi nomi e in diversi contesti, il poliamorismo non è insomma fenomeno del tutto nuovo. Ma perché si sta diffondendo? E perché oltre che da artisti, pornografi, miliardari e hippies viene preso in considerazione e adottato da gente comune? "Visto che un matrimonio su due finisce davanti ai giudici, e le coppie sposate in America sono ormai una minoranza, la gente è diventata più disponibile ad accettare stili di vita diversi", sostiene Elisabeth Sheff, professoressa di sociologia alla Georgia State University e autrice di una ricerca accademica sul poliamorismo che l'ha portata a intervistare centinaia di individui. "Molti di noi hanno prima provato a far funzionare la monogamia", aggiunge la Wagner, due matrimoni alle spalle. "Ma questa non ti lascia vie d'uscita se il rapporto non funziona più: con quella persona chiudi. Il poliamorismo non è la panacea, ma consente di non chiedere tutto a una persona sola. Cercando altrove ciò che il partner non ti può dare".

I poliamoristi sono di vario tipo. C'è chi è coinvolto in un triangolo amoroso e chi fa parte di catene sentimentali di quattro o più persone. Sono in genere bianchi che abitano in aree metropolitane, hanno un buon livello di educazione e lavorano nell'informatica, occupazione che facilita la nascita di forti comunità operanti in Rete. "Non accettano gli si dica che la loro è una scelta dovuta a ragioni sessuali", aggiunge la Sheff. "Per loro è una questione di amore: di un diverso tipo di relazione affettiva". Ripetono anche che la fedeltà non ha basi biologiche, ed è per questo che il matrimonio spesso conduce a bugie, tradimenti e giudici.

Ma come si affrontano il sentimento, naturale e universale, della gelosia? Sostenendo che se amiamo non noi stessi ma il nostro partner la sua gioia deve diventare la nostra. Purché tutto sia vissuto con apertura e onestà. "Se James è felice con Nicole io sono felice per lui", conferma Rebecca, che assicura di non avere problemi a starsene a guardare la televisione mentre gli altri due amoreggiano di sopra, nella camera da letto. Passa Eric, il figlio di James e Nicole, che ha tre anni e che oggi è molto agitato. Rebecca lo rincorre e lo ferma, Nicole la ringrazia con lo sguardo. "Non so come fanno gli altri genitori a tirare su i figli da soli".

Mentre il loro numero cresce e diventano più visibili, i poliamoristi sono anche oggetto di disprezzo e di critiche. C'è chi li prende per degli ingenui attaccati a una visione utopica della realtà - e in effetti, a sentirne i racconti, le loro relazioni multiple sono molto spesso accompagnate da separazioni, liti e instabilità. Chi pensa che dietro gli idealistici propositi dei poliamoristi ci sia in realtà solo la ricerca della gratificazione sessuale, che sono semplici scambisti. E chi li attacca, naturalmente, sul piano morale. "Il matrimonio significa mettere l'altro davanti a te", sostiene Bill Maier, psicologo e vicepresidente di Focus on the Family, un'associazione evangelista. "È per questo che sono condannati al fallimento". Poi, aggiunge Maier, ci sono i costi: dopo i gay, anche i poliamoristi rivendicheranno pensioni, assistenza medica e altri benefici per i loro molteplici partner?

A tutti questi problemi vanno aggiunti i figli. Per timore che i tribunali glieli portino via, molti genitori poliamoristi tendono a tener nascosta la loro scelta di vita. Ma i figli sono una realtà e crescendo quasi sempre vivono con disagio il nucleo familiare del quale fanno parte. Per i più piccini, c'è però un libro di ninnenanne dal titolo molto evocativo. 'Else-Marie and Her Seven Little Daddies', si chiama. Ovvero: 'Else-Marie' e i suoi sette piccoli papà'.

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giovedì 31 luglio 2008

Le insidie dello spogliatoio, attenzione a verruche e micosi.

Verruche_micosi_spogliatoio_Tulife

Lo spogliatoio può risultare un vero nemico per la pelle degli sportivi: l’affollamento e l’igiene insufficiente facilitano, infatti, l’insorgenza di verruche e funghi. Gli spogliatoi, passaggio obbligato per tutti i praticanti sportivi, sono ambienti caldo-umidi, generalmente sempre molto affollati, in cui le operazioni di disinfezione dei pavimenti, delle docce e dei bagni, vengono espletate al massimo una volta al giorno; in tali condizioni, può risultare veramente facile, soprattutto senza l’uso delle ciabatte, contrarre malattie infettive a carico della pelle. Il pericolo maggiore è rappresentato da funghi e virus.

Una delle patologie più comuni è, il cosiddetto, “piede dell’atleta”: si tratta di una micosi superficiale causata da funghi che parassitano la cute del piede, principalmente nei spazi interdigitali, nella regione plantare e nei lati esterno ed interno. Si manifesta o con una desquamazione e macerazione della pelle o con l’insorgenza di dolorose e molto pruriginose vescicole e pustole. E’ assolutamente sconsigliato grattarsi, per evitare insidiose infezioni batteriche. L’utilizzo di calzature chiuse ne facilita decisamente l’insorgenza, in quanto, in questi casi, anche le scarpe risultano contaminate; il tramite più probabile per la trasmissione della malattia è il camminare scalzi negli spogliatoi. La terapia viene eseguita mediante l’applicazione locale di antimicotici; è sempre meglio, in ogni caso, consultare uno specialista.

Molto frequente tra gli sportivi è anche la comparsa di verruche plantari. Queste, a differenza delle micosi, sono causate da un virus e si manifestano come escrescenze rientranti nella pianta del piede in seguito alla compressione esercitata dal peso corporeo durante la deambulazione. Sono di forma tondeggiante e di diametro variabile da pochi millimetri ad un centimetro. Si distinguono dai calli, che presentano una superficie liscia, perché sono nettamente delimitate dai tessuti circostanti e generalmente più dolorose.
La cura è sempre locale e si basa su applicazioni di neve carbonica o azoto liquido, ma può anche consistere nella rimozione della lesione mediante asportazione chirurgica.
Le regole fondamentali per prevenire le infezioni cutanee da spogliatoio sono:
- calzare sempre le ciabatte, anche sotto la doccia;
- mantenere una buona igiene del piede;
- indossare scarpe e calzini che facilitino la traspirazione;
- evitare lo scambio di ciabatte, scarpe, asciugamani ed indumenti vari;
- usare oggetti da toilette personali.

Fonte: www.vivailfitness.it | via Tulife.

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mercoledì 30 luglio 2008

Tendenze moda. Arriva la matita per gli occhi da uomo.

E' pronto anche il «Manscara», un gel che mette in risalto ciglia e sopracciglia. Si chiama «Guyliner» e sarà in vendita in Gran Bretagna già dalla prossima settimana.
(Monica Ricci Sargentini - Il Corriere della Sera) Renderà lo sguardo più profondo e penetrante la matita per gli occhi pensata dalla «Superdrug» appositamente per gli uomini. Si chiama Guyliner e sarà in vendita in Gran Bretagna già dalla prossima settimana. Il primo a lanciare la moda è stato il tenebroso Johnny Depp, seguito a ruota dal cantante inglese Pete Doherty, dalla pop star Robbie Williams o da personaggi come Jared Leto e Russell Brand. La scommessa degli stilisti ora è conquistare il cittadino comune. L’uomo metrosessuale, amante della moda e attento al look. Quello, per intenderci, che in bagno ha una sfilza di prodotti cosmetici da far invidia alla sua compagna.

PRODOTTO PER TUTTI - Il prodotto non è pensato per gli omosessuali. Anzi. “Al giorno d’oggi – assicura il direttore della sezione commerciale di Superdrug, Jeff Wemyss – puoi essere molto macho e truccarti. Gli uomini sono molto attenti al look e non c’è nulla di male nell’essere un po’ vanesi”. Oltre al Guyliner è pronto anche il Manscara, un gel chiaro che promette di mettere in risalto ciglia e sopracciglia. E, tra qualche settimana, saranno lanciati anche un balsamo per le labbra e un prodotto coprente per nascondere le occhiaie. “E’ un trucco sottile – ha spiegato Peter Kelly, ideatore di cosmetici -, non certo da drag queen”. Il mercato dei prodotti maschili, dicono gli esperti, è promettente. In Gran Bretagna si pensa di fatturare 700 milioni di sterline quest’anno e 820 il prossimo. Ma molti uomini recalcitrano. Intervistati dal Guardian giovani e meno giovani si dichiarano poco disposti a passare qualche minuto davanti allo specchio per diventare più belli. “Non me lo metterei mai – ha detto Damon Aston, 17 anni -, non è da uomo e non penso che alle ragazze piacerebbe”. Anche i venditori sono perplessi. “Non conosco nessuno che lo comprerebbe, staremo a vedere” dice il padrone di un negozio londinese. Non è d’accordo Iain Robertson, bancario: “A me sembra una bella idea. Penso che piacerà agli uomini un po’ metrosessuali. Potresti ritrovarti in un ufficio con una sbronza sulle spalle e metterti qualcosa in faccia per nasconderla”. Chi lo prova, però, è soddisfatto. “In effetti mi sembra che dia un bel tocco – dice Tom Done, aspirante attore – ma me lo metterei solo in occasioni speciali, non certo per andare a lavorare o per bere una birra con mio padre”. E il maschio latino? Sarà pronto ad abbracciare la nuova moda?

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lunedì 28 luglio 2008

Sesso, le donne preferiscono la vasca idromassaggio.

Il 4% non direbbe di no alla palla svizzera 'fitball.' Addio alle cene romanttiche. Un'indagine di 'Men's Health' rivela i desideri erotici femminili. Il 28% vorrebbe fare l'amore in un luogo sconosciuto, ma anche il camerino di un negozio ha un suo appeal.

(Adnkronos/Ign) - E' giunta l'ora di dire addio alle cene romantiche. Meglio trascorrere una serata all'insegna del relax. Il 30% delle donne considera la vasca idromassaggio il luogo ideale per fare l'amore.

Continua su SessoNews.

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Jennifer Beals: il fenomeno L-WORD.

(Carmilla) The L Word [in onda la terza stagione su La7, ndr] è uno show che suscita scalpore: tutti ne parlano, anche chi non l'ha mai visto realmente. Alcuni critici l'hanno definito come una versione lesbo di Sex and the City. Cosa rende questo telefilm così speciale?

Il pubblico si appassiona a The L Word per diversi motivi... Per le donne, lesbiche e etero, è decisamente interessante vedere un gruppo di ragazze così belle, disinibite ed emancipate come quelle rappresentate nella serie. Ed è altrettanto stimolante per quanto riguarda la vita sentimentale e i rapporti di amicizia tra le protagoniste dello show. Poi per i gay è importante essere rappresentati all'interno della cultura pop, attraverso uno show televisivo e ottenere l'attenzione della cultura mainstream. Gli uomini etero, invece, sono inizialmente attirati dal sesso, per curiosità o voyerismo e, perché no, per imparare qualcosa sulle donne e finiscono per appassionarsi alle vicende.

Cosa ti ha fatto decidere di intraprendere questo ruolo,una donna lesbica, forte e determinata come Bette, uno dei personaggi più carismatici di tutta la serie?
E' un personaggio complesso. Bette è forte, diffidente, sofisticata e molto ambiziosa. Mi ha immediatamente affascinato la tensione tra i diversi aspetti della sua personalità.
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Quale impatto ha avuto The L Word sulla tua vita, personale e lavorativa?
Prima di The L Word non ero molto sensibile alle tematiche omosessuali, ai problemi di vita quotidiana e anche politici della comunità gay. Da quando faccio parte dello show, vedo le cose da un diverso punto di vista. Ho imparato tanto: per esempio che le nostre istituzioni non riconoscono alle unioni omosessuali gli stessi diritti e privilegi delle coppie etero. Questa cosa mi ha scioccato: non è per niente giusto, credo sia anticostituzionale. Così ho preso molto a cuore questa causa, sono più consapevole e faccio molta attenzione a quel che dice la gente: mi capita di ascoltare conversazioni tra le persone e cogliere molti riferimenti e commenti spiacevoli, c'è molta discriminazione in giro... A Los Angeles non è così complicato perché la comunità LGBT è molto ampia, ma deve essere molto difficile per chi vive in un paese piccolo, magari in campagna...

Pensi che questo show possa contribuire a cambiare la mentalità delle persone? Aiutarle a capire meglio i problemi e la vita delle coppie omosessuali?
Assolutamente sì e sono felice che lo show abbia un impatto del genere sulla nostra cultura. Chi segue la serie impara a conoscere i personaggi e si identifica con loro: si possono quindi apprendere molte cose utili ed eliminare i pregiudizi. Le protagoniste rappresentano persone e coppie omosessuali in un modo diverso dagli standard televisivi, seguendo le loro vicende sullo schermo si capisce che ci sono molte più similitudini che differenze. Anche un piccolo contributo, come quello di The L Word, aiuta ad abbattere le barriere e gli stereotipi. La comunità gay non è così "diversa" come molti possono pensare: siamo tutti esseri umani,con i nostri problemi nei rapporti di coppia, in famiglia, al lavoro... è questo che conta. The L Word può aiutare a normalizzare, agli occhi del pubblico, questo tipo di rapporti.

Parliamo del tuo personaggio, Bette Porter. Qual è la cosa che ti intriga di più del suo carattere? E' stato difficile, all'inizio, entrare nel ruolo?
Fa parte del mio lavoro entrare nelle parti, anche quelle complicate come nel caso di Bette. Certo, è stato molto stimolante. In questo caso mi intrigava la tensione tra i diversi aspetti del suo carattere, così passionale e concentrata su se stessa, così sicura di sè e allo stesso tempo così diffidente.

Il carattere di Bette ha subito un'evoluzione nel corso della serie. E' una donna benestante e in carriera intenzionata a metter su famiglia insieme alla compagna Tina (con cui ha una solida e fedele relazione da sette anni) nella prima stagione, e man mano che la serie prosegue finisce per fare cose pazzesche: tradisce la fidanzata, rapisce la loro figlia Angelica, viene addirittura messa in prigione. Quali sono i motivi di questo cambiamento?
Tutti cambiamo, fa parte della vita. Bette deve affrontare questo percorso per trovare pace ed equilibrio interiore: non è certo perfetta, ma sta cerando di diventare una persona migliore. E poi si tratta di uno show televisivo... Senza i cambiamenti le serie non sarebbero interessanti.

Quale è la tua scena preferita? E la più odiata, o quella che ti è piaciuta di meno?
Ci sono tante scene diverse che amo. Per esempio, la lite tra Bette e Tina nell'episodio finale della prima stagione. Ma è difficile dire quale sia la mia preferita in assoluto, ce ne sono troppe per poterle elencare. La più odiata... oddio, non saprei, non me ne vengono in mente, ma probabilmente non ce ne sono.

The L Word con i suoi argomenti spinosi e piccanti, il suo linguaggio esplicito e le numerose scene di sesso, è una serie unica e senza precedenti, che forse ha aperto la strada ad altri show che intrecciano le storie proprio sul sesso. Siamo sempre più affamati di sesso o c'è altro?
Forse potrebbero rispondere meglio i produttori e i creatori di queste serie. Secondo me le persone sono da sempre intrigate dal sesso, è una parte fondamentale della nostra vita ed è sempre interessante vederlo rappresentato. Ma in The L Word c'è di più: il sesso è solo un veicolo per rappresentare le vicende sentimentali, e non, delle protagoniste.

LINK

Official site
LWord.it - Fansite italiano
TLW Land - Fansite italiano
Sito di The L Word su LA7

[fonte: SERIES, versione cartacea, giugno 2008]

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giovedì 24 luglio 2008

Il gay e la fidanzata. Omosessuali si diventa, scherza lei.

(Irene Spagnuolo - La Stampa) Con lui la storia inizia per uno di quegli accordi che forse le convenzioni conoscono fin troppo bene. Lei delusa dall’amore e interessata al benessere economico, lui gay e determinato a celarlo al mondo. Fare coppia è un buon affare per entrambi. La libertà è garantita, le facciate per certi condizionamenti sono salve.

Stanno bene insieme, complici e soci. Non c’è amore. Ma un rispetto incondizionato, emozionante e profondo. Una sintonia che cresce con il tempo e che attenua perfino il meschino disegno iniziale. Trovano una sorta di equilibrio e di felicità insieme.

Lui non ha che rapporti occasionali, nessun romanticismo fuori dalla sua vita con lei, nessun legame. Lei sembra non cercare altro che quella serenità delicata. Fino ad un giorno, uno strano giorno di primavera, di quelli che risvegliano qualche senso e ne impigriscono altri. Scivolano in letargo controllo, sobrietà e docilità, si agitano sogni e desideri.

Lei incontra una giovane collega, esuberante ed energica, fresca e sensuale. Si sente attratta, fortemente. E’ confusa dalla intraprendenza della giovane, dagli approcci espliciti e irruenti. Ma si sente senza difese. E non ha voglia di farsi domande, di scappare, di frenare gli impulsi. Lascia che gli attimi divorino i corpi.

Solo dopo, stretta in un abbraccio morbido, resta a lungo in silenzio. Trattiene il fiato. Vorrebbe andarsene. Pensare. Capire. Ha paura delle parole che potrebbe sentire e ha paura di doverne pronunciare. Ha bisogno di una corsa nel parco, da sola. L’amante meravigliosamente la accarezza e lieve le sussurra comprensione. Poi si alza e si allontana. Lei può sgusciare fuori dal letto tranquilla, infilarsi i vestiti in fretta e sgattaiolare fuori da quella camera ammobiliata. Quasi non ricorda come ci è arrivata lì, dopo l’ufficio.

E’ ormai buio. Ma non si ferma. Corre, corre nel parco. E piange. Fino a quando non ci sono più lacrime. La lucidità arriva improvvisa. Le scappa un sorriso. Rallenta il passo, respira profondamente. E torna alla macchina. Guarda in su, la camera ammobiliata è illuminata. Mette in moto e parte. Ride, ride mentre guida e pensa al suo strano destino. Ride e si sente un’altra donna, con un’altra vita in mano, con un passato delizioso e un presente che finalmente glielo rende chiaro!

E’ stato lui. Si, è stato lui. A mandarle lei. Sapeva che era giunto il momento, sapeva che era pronta. E’ stato lui a farle amare l’amore, a consegnarle l’anima sgombra da quelle catene che la strozzavano. Pensieri rapidi. Troppa eccitazione, troppa euforia, troppi stimoli tutti insieme…Non può mettere in ordine tutto. Arriva a casa e trova lui, in poltrona, un libro in mano che ha l’aria di non leggere, una sigaretta aspirata avidamente, uno sguardo curioso e intimorito. Non si aspettava fosse già rientrato. Ecco, è il momento. Lui leggerà i segni della sua passione nel viso sconvolto, negli occhi sfuggenti, nelle mani nervose.

E’ tradimento? Così le scoppia nel petto qualcosa che le sarebbe sembrato ridicolo fino a qualche ora prima. E’ frastornata. Loro non sono amanti, loro…loro non sono una coppia vera, pensa. Eppure…E quello sguardo curioso e intimorito le si è incollato addosso: un dubbio, una lama, un dolore. Ma sotto la doccia tornano tutte le sensazioni che l’hanno fatta godere nella camera ammobiliata. Sente sulla pelle il profumo e i brividi. Si mette un pigiama e a passo deciso entra in salotto. Lui è ancora immobile, come prima.

Tutto bene? Chiede lui. E adesso il suo sorriso è come una carezza.

A lei sembra di avere la febbre mentre gli racconta tutto, concitata e tremante.

Quella sera fanno l’amore per la prima ed unica volta. E’ un rapporto dolcissimo, quasi irreale. Si addormentano, esausti, stretti uno all’altra. Per l’ultima notte.

Forse una purezza rara. Il gay e la sua fidanzata si commuovono ancora oggi per la loro storia.

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martedì 22 luglio 2008

Pesaro. "Sono gay". E in gioielleria ruba preziosi per 25mila euro.

Era andato dal titolare dell'oreficeria 'La Maison Claire' e lo aveva impietosito dicendo di essere omosessuale e di avere problemi con la famiglia. Poi, con particolare destrezza, è riuscito a scappare con i gioielli.
(Il Resto del Carlino) Ha cominciato dicendo che era gay, che la sua famiglia non voleva, che gli aveva reso la vita difficile. Nel frattempo si faceva mostrare anelli e altri preziosi dalla titolare della oreficeria 'La Maison Claire', al primo loggiato lungo il Corso. Alla fine, è riuscito a fuggire con 25.000 euro di valore: un furto fatto con particolare destrezza, quello di ieri mattina, intorno alle 11.

Per preparare il tutto, il ladro, ben vestito, modi gentili, età apparente sui 30 anni, lo scorso sabato era già andato nello stesso esercizio e si era fatto preparare dei gioielli, dicendo che sarebbe ripassato per prenderli e pagarli ieri mattina. E infatti, ieri è ripassato. Ha ubriacato di parole la titolare, a un certo punto ha anche comprato una cosa di poco valore, in argento, per acquisire fiducia.

Alla fine, prima di 'volare' via con quel rotolo di merce preziosa, ha detto che usciva per prendere un fiocco per il pacco e che tornava subito. Ha girato subito a sinistra, a piedi, e nessuno l’ha visto. Sul posto personale della Volante e della Mobile per le indagini.

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venerdì 18 luglio 2008

Discussioni. "Io, come Eluana, vi prego di tacere".

(Marina Garaventa - La Stampa)
Caro Direttore,
sono Marina Garaventa, ho 48 anni e sono, più o meno, nella stessa situazione in cui era Piergiorgio Welby: come lui, ho il cervello che funziona benissimo, diversamente da lui, posso ancora usare le mani e la mimica facciale.

Come ho seguito il caso Welby, esprimendo la mia opinione, ho seguito il caso, ben più grave del mio, di Eluana Englaro e mi sono «rallegrata» della sentenza che ne sanciva la conclusione, sperando che nessuno si permettesse di intromettersi in un caso così delicato e personale. Non avevo la benché minima intenzione di dire o scrivere alcunché fino all’altra mattina alle 7 quando, ascoltando i primi notiziari, ho sentito tante «cazzate» che mi sono decisa a dire la mia. Io sono abituata a esprimere opinioni, dare giudizi e consigli solo su cose che conosco bene e che ho vissuto personalmente e mi piacerebbe tanto che tutti si regolassero così, evitando di aprire la bocca per dare aria a sentenze basate su mere teorie filosofiche e moral-religiose.

Con queste parole mi riferisco, in particolare, alle recenti «sortite» di alcuni personaggi noti che, in un delirio di onnipotenza, dicono la loro, scrivono lettere patetiche e organizzano raccolte pubbliche di bottiglie d'acqua: le bottiglie, a Eluana, non servono perché sia l'acqua sia la nauseabonda pappa che la tiene in vita e che anch'io ho provato per mesi, le arriva attraverso un sondino. Bando quindi ai simbolismi di pessimo gusto di Giuliano Ferrara, stimato giornalista, e al paternalismo di Celentano, mio cantante preferito. In quanto al mio esimio concittadino, il Cardinal Bagnasco, sarebbe cosa buona e giusta che, prima di esprimersi su quest'argomento, avesse la bontà di spiegarci perché a Welby è stata negata la messa e, invece, il «benefattore» della Magliana, Renatino De Pedis, è sepolto in una nota chiesa romana.

A questo punto, però, siccome neppure a me piace fare della teoria, propongo a questi signori di prendersi un anno sabbatico e offrirlo a Eluana: passare con lei giorni e notti, lavarla, curarle le piaghe, nutrirla, farla evacuare, urinare, girarla nel letto, accarezzarla, parlarle nell'attesa di una risposta che non verrà mai. Sono disponibile anche a mettermi a disposizione per quest'esperimento ma, devo avvisare tutti che, per loro sfortuna, io sono sicuramente meno docile di Eluana e se qualcuno, chiunque sia, venisse per insegnarmi a vivere, lo manderei, senza esitazione, «affanc...».

A sostegno di quanto detto finora, aggiungo che, nonostante io non possa più camminare, parlare, mangiare, scopare e quant'altro, amo questa schifezza di esistenza che mi è rimasta e mai ho avuto il desiderio di staccare la spina del respiratore che mi tiene in vita. Nonostante tutte le mie limitazioni, io ho una vita intensissima: scrivo su alcuni giornali locali, tengo un blog (www.laprincipessasulpisello.splinder.com), ho un'intensa vita di relazione e, in questo periodo, sto promovendo un mio libro che narra di questa mia splendida avventura. («La vera storia della principessa sul pisello», Editore De Ferrari , Genova).

Sicuramente qualcuno penserà che voglio farmi pubblicità e, in un certo senso, è vero: io voglio, per quanto posso, dar voce a tutti quelli che sono nella mia condizione e non sanno o non possono dire la loro.
Parliamoci chiaro: i malati come me, come Welby ed Eluana, sono già morti! Sono morti il giorno in cui il loro corpo ha «deciso» di smettere di funzionare e hanno ricevuto dalla tecnologia, che io ringrazio sentitamente, l'abbuono, il regalo di un prolungamento dell'esistenza. Ma come tutti i regali, anche questo vuol essere contraccambiato con merce altrettanto preziosa: una sofferenza fisica e morale che solo una grande forza di volontà può sopportare. Nel momento in cui il gioco non vale più la candela il paziente deve poter decidere quando e come staccare la spina. Lo Stato deve garantire la miglior vita possibile a questi malati, tramite assistenza, supporti tecnologici e contributi ma non può arrogarsi il diritto di decidere della loro vita sulla base di astratti principi etici, molto validi per chi sta col culo su un bel salotto, ma che diventano assai stucchevoli quando si sta nel piscio. Eluana non può più decidere ma chi le è stato vicino, nella gioia e nella sofferenza, chi l'ha conosciuta e amata non può dunque decidere per lei, mentre possono farlo persone che, fino a ieri, non sapevano neppure che esistesse?

Io sono pronta a chiedere umilmente perdono se questi signori mi diranno che, nella loro vita, si son trovati in situazioni come la mia o come quella di Eluana e delle nostre famiglie ma, francamente, non credo che la mia ammenda sarà necessaria. Per chiarire meglio la mia situazione rinvio al link di un video:
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Concludo ringraziandola e sperando che voglia dare voce anche a me che parlo con cognizione di causa e non per fare della filosofia.

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venerdì 11 luglio 2008

Sì, caro, stanotte ancora: Addio coppie in bianco...

sesso
(Foto di Ellen von Unwerth)

(Antonella Piperno - Panorama) Segnare il sesso in agenda, come un deprimente appuntamento dal dentista, spingerebbe chiunque a infilarsi sotto le lenzuola con un buon sonnifero per dimenticare il partner, però, non certo con la voglia di acrobazie erotiche. Ma gli americani sono avvezzi alle americanate e non deve stupire l’esperimento di due coppie, Charla e Brad Muller, autori del libro 365 nights, e Annie e Douglas Brown, che hanno appena dato alle stampe Just do it. Per rinfrescare il loro avvizzito ménage coniugale si sono imposti di fare l’amore tutte le sere per 1 anno, magnificando i risultati nei due libri. Sebbene i Brown abbiano gettato esausti la spugna al centesimo giorno, quando, nonostante un attacco di vertigini di lui, la moglie pretendeva comunque l’amplesso, giurano che la loro intimità sia rifiorita.
Liquidare l’esperimento con una risata sarebbe troppo facile. C’è poco da scherzare, le due coppie americane rappresentano un vasto universo di inappetenti in cerca di stimoli. Protagonisti di pellegrinaggi dai sessuologi, di passaparola tra amiche, di spese nei negozi di intimo e di affannose ricerche di pozioni magiche.
Non tanto il Viagra, che può risolvere problemi di erezione ma non agisce sul desiderio, quanto erbe africane, tipo lo yohimbe, raccomandato per la libido in Riaccendi il desiderio (Sperling & Kupfer) dai due autori, il ginecologo Andrew Goldstein e la psicologa Marianne Brandon, del Sexual wellness center del Maryland. La testimonianza di una paziente è quasi uno spot: “Beviamo ogni sera la tisana, è come se mi andasse in fiamme la vagina e mio marito fa l’amore come se avesse 15 anni in meno”.
Per fortuna anche tra le 40 coppie su 100 che, volendo dar credito a una recente ricerca di Mente & cervello, si astengono, e fra i tanti maschi il cui calo del desiderio (Rapporto 2008 sugli italiani a letto) è triplicato rispetto a 3 anni fa, non tutti si siano arresi alla pace dei sensi. Provocata, secondo una tesi, da stress e iperbombardamento di stimoli erotici.
A fronte degli 800 italiani iscritti al forum della castità Aven (Asexuality visibility and education network), la maggioranza delle coppie in crisi cerca di ritrovare l’appetito. “Le più preoccupate sono le donne, abituate ai loro ‘mal di testa’ ma oggi spiazzate da quelli dei mariti. Sono loro a trascinarli per un consulto implorando la prescrizione del Viagra” racconta Chiara Simonelli, vicepresidente della Federazione europea di sessuologia.
Arrivano dopo averle provate tutte, indossano baby doll, mandano i figli dai nonni per una cenetta a due… Simonelli consiglia “di uscire dall’ansia di dover sedurre. Perché il potere è nelle mani del non desiderante”. Franco Califano, maître à penser del genere con il suo Kalisutra (Castelvecchi), la pensa diversamente: il disinteresse maschile si deve alla rinuncia a gonne e calze autoreggenti a favore dei jeans. “Poggiare la mano su una coscia nuda ha tutt’altro effetto sulla libido che accarezzare una stoffa ruvida”.
Più che il reggicalze (”va bene, purché non diventi un travestimento) la sessuologa Marinella Cozzolino invita a ripristinare l’atmosfera giocosa: “Una donna che accoglie l’uomo a casa lamentandosi per la lavatrice rotta ha un effetto deprimente, così come il marito che le rovescia addosso le frustrazioni da ufficio”. Consiglia quindi “di scappare un giorno dal lavoro e andarsene al mare, o anche di fumarsi di nascosto insieme una sigaretta, interrompendo l’astinenza salutista: da complici”.
È un po’ il metodo di Simona Izzo e Ricky Tognazzi, sposati da 14 anni, insieme da 24: “All’inizio del nostro rapporto tenevo il conto dei nostri incontri sessuali, adesso la passione si è trasformata, lui non mi salta addosso urlando ‘ti voglio’ e io non gli dico certo ’sei il mio Tarzan’” scherza lei. Li stuzzica invece una giornata insieme a leggere, oppure una cena preparata da Tognazzi (”a rendere più afrodisiaca la bruschetta alla bottarga è il fatto che lui la prepari solo per me”).
Complicità cara anche a Michelangelo Tortalla, sessuologo del Progetto Amos, associazione cattolica di volontariato: ai fedeli inappetenti consiglia le cosiddette mansioni, esercizi per recuperare la tenerezza, con carezze sparse.
Per chi preferisce invece andare dritto alla meta non c’è che l’imbarazzo della scelta: dal “dirty talking” (il dirsi porcherie a letto), consigliato da Valeria Marini nel suo nuovo Lezioni intime (Cairo editore), a coadiuvanti come il rabbit pearl, vibratore a forma di coniglietto magnificato in Sex and the city e illustrato da Sesso a test di Silvia Bencivelli (Apha test). Fino al “gioco della prostituta”, con gli euro per la prestazione sul comodino, raccomandato dalla sessuologa spagnola (ed ex escort di lusso) Valerie Tasso nel suo Antimanual del sexo, esaurito in Spagna e in arrivo in Italia a novembre.
C’è chi si spinge oltre, verso i corsi di Bdsm (bondage, disciplina, sadismo e masochismo) organizzati a Roma con kit per esercitarsi a casa. Ha tratto molti vantaggi dal sadomaso la signora che firmandosi “concubina di mio marito” solleva il tono del capitolo “Sesso lesso”, dedicato all’eros matrimoniale, nel libro di Massimo Gramellini Cuori allo specchio (Longanesi): racconta di essere rinata quando il marito le ha regalato un paio di stivaloni alti, reggicalze e manette.
Non sono da scartare, però, le maratone del sesso, esasperazioni americane, puntualizza il sessuologo Emanuele Jannini, di un esperimento messo in atto dieci anni fa dal suo gruppo dell’università dell’Aquila e pubblicato dal New Scientist: “Due rapporti alla settimana scatenano la produzione di testosterone. È un meccanismo psicoendocrino, l’attività stimola il desiderio”.
Strategia antitetica rispetto alla “focalizzazione sensoriale”, adottata dai sessuologi di opposta scuola: sesso vietato per un mese a favore di cenette romantiche e carezze in zone neutre.
Chissà chi ha ragione. Ma forse bisogna prenderla con più filosofia, come la stilista Luisa Beccaria che, sposata da 25 anni con il nobiluomo siciliano Lucio Bonaccorsi, dice “che il desiderio va e viene come un’onda”. Bisogna sedersi sulla spiaggia e aspettare quella giusta.

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mercoledì 9 luglio 2008

Fanno sesso in piazza, denunciati due 45enni.

Sono stati sorpresi dai Carabinieri mentre stavano compiendo atti sessuali in piazzale Carso a Rimini. Allo scopo di sottrarsi al controllo, hanno opposto attiva resistenza nei confronti dei militari. Protagonisti dell'episodio, consumatosi lunedì attorno alle 15.30, una cittadina ucraina ed un cittadino polacco 45 enni. La donna ha fornito false generalità ed è stata trovata in possesso, senza giustificato motivo, di un coltello da cucina, sottoposto a sequestro penale.

La 45enne, vecchia conoscenza delle forze dell'ordine, è stata perciò denunciata per atti osceni in luogo pubblico, resistenza a pubblico ufficiale, false dichiarazioni sulla propria identità personale e porto abusivo di oggetto atto ad offendere. Per l'uomo, invece, è scattata una denuncia per atti osceni in luogo pubblico e resistenza a pubblico ufficiale.

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lunedì 7 luglio 2008

Un sito per dire no alla dipendenza da gioco d'azzardo online.

Un nostro lettore ci segnala un sito di particolare importanza che combatte una recente dipendenza, quella del gioco d'azzardo online: nodipendenza.com

In un articolo si legge:
Non esiste niente di peggio che essere dipendenti da qualcosa: la dipendenza ci sottrae la nostra libertà! Tra le tante dipendenze di cui purtroppo al giorno d'oggi si può diventare succubi ce n'è una in particolare, quella da gioco d'azzardo online, che può far perdere molto più della libertà: può far perdere denaro, amici, parenti e salute! Diventare dipendenti dai casino online è una delle esperienze peggiori che un uomo possa vivere; è facile cadere in trappola, i casino online ti attraggono con grafiche e colori allegri, numerosi giochi di casino di tutti i tipi, bonus di benvenuto e promesse di regalarti soldi per farti vincere... ma se non si sta attenti, giocare in un casino on line può diventare davvero un incubo!

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Cocaina, sesso e travestiti: La nuova moda.

(Alberto Giannino - Img press) Consumo di cocaina, festini nella casa di papà, club privè riservati e accesso con tanto di tessera, dark room, orge con ballerine e con travestiti, giovani benestanti, calciatori di fama mondiale, studenti universitari costretti a prostitutirsi per pagare affitto di casa e coca, modelli/e, starlette, politici, uomini d'affari, imprenditori, veline, letterine e non, che sniffano la "droga dei ricchi". La cronaca è impietosa. E' un susseguirsi anche di notizie di giovani e meno giovani che fanno uso di cocaina, droga che, unita all'edonismo, all'abuso alcool, e al sesso sfrenato degrada l'uomo e lo abbassa al rango di uomo animale. Questo è oggi il quadro morale della nostra società post industriale e post moderna nell'era della globalizzazione. E i giovani che si drogano - piaccia o no- sono i figli sono i figli della nostra società neopagana, secolarizzata e scristianizzata. Assistiamo a un degrado morale pari solo a quello del tardo Romano Impero e della Grecia antica. E' opinione corrente degli esperti che la causa, forse, maggiore, della forza di presa della droga nell'animo giovanile sta nella disaffezione alla vita, nella caduta degli ideali, nella paura del futuro. Senza la prospettiva dei grandi valori, la persona umana, specie se ancora nella sua primavera, quando non ha ragione di vivere e di pensare con suggestione all'avvenire, cerca di fuggire dal presente per rifugiarsi nei surrogati o nel nulla. I giovani si sentono minacciati da una società che non hanno scelto, una società che non hanno costruito loro , ma della quale tuttavia fanno parte con responsabilità crescenti. Questa società sembra presa da follia quando mobilita tutte le proprie energie, per spingersi verso ciò che ne costituisce la distruzione. Il progresso scientifico e tecnologico ha reso l'uomo apparentemente padrone del mondo materiale. L'esperienza mostra, purtroppo, che non si tratta di un dominio scientifico neutro, come alcuni hanno pensato. L'uomo moderno, infatti, è tentato di considerare ogni cosa come un oggetto manipolabile ed ha finito spesso per porre tra gli oggetti manipolabili anche se stesso. Questa è la grande minaccia dell'epoca nostra! Sta ai giovani con quella attenta ponderazione che può benissimo congiungersi col loro naturale entusiasmo, offrire un personale contributo al superamento di situazioni insoddisfacenti, traendo ispirazione dalla loro fede e forza dal loro dinamismo. Loro lo possono fare mantenendo aperto il dialogo con gli adulti e parlando loro con franchezza, libera da ogni acrimonia: " Noi diremo loro: riconosciamo e traiamo vantaggio da ciò che ci offrite; noi non vi addebitiamo i frutti e i "confort" del progresso; noi non neghiamo i vostri meriti; ma vi chiediamo di poter essere al vostro fianco nell'eliminare certe storture, nel superare le perduranti ingiustizie. Noi vogliamo che il progresso sia positivo, e non micidiale; che sia di tutti e per tutti, non solo per alcuni; che serva alla causa della pace, e non alla guerra." La prima causa che spinge giovani ed adulti alla deleteria esperienza della droga è la mancanza di chiare e convincenti motivazioni di vita. Infatti, la mancanza di punti di riferimento, il vuoto dei valori, la convinzione che nulla abbia senso e che pertanto non valga la pena di vivere, il sentimento tragico e desolato di essere dei viandanti ignoti in un universo assurdo, può spingere alcuni alla ricerca di fughe esasperate e disperate. Stiamo assistendo infatti al diffondersi e al radicarsi in tutti gli Stati di una "morale laica", che prescinde quasi totalmente dalla morale oggettiva, cosiddetta "naturale", e dalla morale rivelata dal Vangelo. Noi non vogliamo fare il processo alla società: dobbiamo però constatare che tante carenze nella struttura della società, come la disoccupazione, la mancanza di alloggi, l'ingiustizia sociale, l'arrivismo politico, l'instabilità internazionale, l'impreparazione al matrimonio, la legalizzazione dell'aborto e del divorzio, delle unioni gay, causano fatalmente un senso di sfiducia e di oppressione che può sfociare talvolta anche in esperienze paurosamente negative. Se si vuole un umanesimo autentico, pieno e concreto bisogna pervenire ad un'antropologia più profonda e più globale, che consideri l'uomo come un soggetto personale, trascendente la sua esistenza ed operante lui stesso la sintesi di tutte le dimensioni del suo essere, senza isolare le une dalle altre, e senza lasciarle sviluppare a detrimento delle altre. Non è stato in effetti troppo privilegiato l'"avere" a spese del valore qualitativo dell'"essere", troppo identificato l'uomo col possessore delle cose, e praticamente ridotto l'uomo a sistemarsi lui stesso e a sistemare i suoi simili nel mondo delle cose, con la volontà di potenza, la paura, la lotta delle classi che ne deriva? Anche sul piano della scienza e della storia l'uomo tende a considerarsi come un risultato, il risultato del suo proprio processo evolutivo o dei meccanismi della vita sociale, come spossessato della sua soggettività, mentre invece è creatura di Dio, libera per realizzare l'unità del suo essere, per promuovere i valori umani fondamentali. Si tratta di ricomporre eticamente la personalità di ciascuno e della comunità.L'"uomo tecnologico", che pone ogni sua fiducia ed ogni interesse nella scienza e nella tecnica per ottenere il massimo del benessere, si trova poi deluso ed amareggiato di fronte allo scacco fatale della malattia, della sofferenza morale, della morte inesorabile. L'"uomo tecnologico" diventa perciò l"'uomo solo", perché affranto, minacciato, sconfitto. Il dolore fisico, unito a quello morale diventa un "dolore esistenziale", e apertamente o nascostamente si fa "dolore religioso", suscitando i supremi interrogativi e la domanda di significato. Una delle tendenze che si è andata intrecciando con l'incremento del benessere materiale nei nostri giorni, è l'indifferenza religiosa. Questo fenomeno si accompagna all'abbassamento del livello di moralità e al senso del vuoto. Ne portano il peso maggiore le vite giovanili, spogliate spesso del loro slancio e avviate ad effimeri e negativi surrogati della felicità. Occorre tornare continuamente, con disponibilità, alle ragioni profonde della fede. Allora si comprende che esse coincidono pienamente con le ragioni dell'uomo, poiché vi è nell'uomo «un abisso infinito, che non può esere colmato che da un oggetto infinito e immutabile, cioè da Dio stesso» (Pascal, Pensées). Allora si ricollocano in onore i grandi valori: la vita, innanzi tutto, dal suo primo sbocciare nel grembo materno fino all'ultimo respiro; l'amore umano, riflesso di Dio-Amore di cui parla Benedetto XVI nella sua prima Lettera Enciclica; la dignità del matrimonio: la santità e la stabilità del vincolo coniugale. L'uomo ha un bisogno estremo di sapere se merita nascere, vivere, lottare, soffrire e morire, se ha valore impegnarsi per qualche ideale superiore agli interessi materiali e contingenti, se, in una parola, c'è un "perché" che giustifichi la sua esistenza terrena. Questa dunque resta la questione essenziale: dare un senso all'uomo, alle sue scelte, alla sua vita, alla sua storia. "Gesù - ripeteva continuamente Mons. Luigi Giussani ai giovani - possiede la risposta a questi nostri interrogativi; Lui può risolvere la 'questione del senso" della vita e della storia dell'uomo. Dio si è incarnato per illuminare, anzi per essere il significato della vita dell'uomo. Questo bisogna credere con profonda e gioiosa convinzione; questo bisogna vivere con costanza e coerenza; questo bisogna annunziare e testimoniare, nonostante le tribolazioni dei tempi e le avverse ideologie, quasi sempre così insinuanti e sconvolgenti." E credo, senza dubbio alcuno, che Mons. Luigi Giussani, leader di Comunione e Liberazione, esperto in umanità, oltre che ministro di Dio, alter Christus, avesse profondamente ragione.

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