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martedì 11 dicembre 2007

Non c'è pace per gli "Amici di Maria": Vincenzo Mingolla, alla faccia dello sconosciuto!


(Spetteguless) Proprio oggi vi ho parlato di lui, NEOsfidante di Amici, Vincenzo Mingolla!
Torno a parlarne perchè SCOPRO che il 23enne Vincenzo ha un curriculum di TUTTO rispetto, alla facciaccia del ragazzo che ha bisogno della scuola per emergere... ma andiamo a vedere nel dettaglio!
Nato a Mesagne, in provinia di Brindisi, vive da molti anni nella capitale, zona Flaminia, pronto a laurearsi in Psicologia alla Sapienza, con tanto di DISCUSSIONE della tesi GIOVEDI MATTINA alle ore 11 (oddio annamoce tutti!!) per poi CORRERE in diretta a Cinecittà per sfidare Mattia, alle ore 16!
Ha frequentato un corso di Recitazione e Doppiaggio all'Accademia dello Spettacolo di Jurgens, e alcuni corsi di danza allo IALS, partecipando anche al concorso europeo "D.A.N.C.E", arrivando fino alla FINALE.
Ma è proprio il LUNGHISSIMO Curriculum che FA PAURA.... ha addirritura APPENA finito di girare l'Italia con il MUSICAL La febbre del Sabato Sera, con l'ultima in scena il 9 Dicembre!
Non ci credete? Guardate qui...

2007 Apparizione nei Cesaroni
2007 Musical La febbre del Sabato Sera
Miss Italia 2007, Rai1

ballerino per "Olè", film Natale 2006 (cinema) dei fratelli Vanzina

Primo ballerino in Famiglia Salemme Show" 2006 diretta Rai1, coreografie di Bryan Sanders

ballerino in Gran Galà di Miss Italia 2006 diretta Rai 1

ballerino e modello per Matrix_L'Oreal in "Sfilata Di Moda e D'amore 2006", prima serata, Rete4

ballerino in "Crossroads-Riccione in fashion 2006" Rai1

ballerino nel programma "Guarda che luna", Rai1 estate 2005

ballerino in spot pubblicitario per "samsung" olimpiadi Torino 2006

ballerino in spot pubblicitario per cinema e tv "All music" marzo 2006

ballerino nel programma "Suonare Stella" con Tosca D'Aquino, prima serata Rai2, gennaio 2006

ballerino in "Premio d'Ischia 2005" Rai1

ballerino con H. Borselli in evento arte, cultura e spettacolo "Phoinikes" Oristano con intervista per "La vita in diretta" (05/05/06)

ballerino nel " Don Giovanni di Mozart "al teatro Verdi di Terni, regia di Folco Napolini

ballerino con H.Borselli esibizione a "Porta a Porta", Rai1 ottobre 2005

ballerino "In Famiglia", puntata in prima serata su Rai2, coreogrie di F. Miseria

ballerino e modello per Cotonella e Sasch Salsomaggiore, Sett. 2006

ballerino per la campagna pubblicitaria per riviste e agenzie viaggio della "Todo mundo", Canarie, novembre 2006

ballerino per " Compagnia Preziosa" (spettacolo di M. Ranieri all'auditorium della Conciliazione, Roma, dicembre 2005)

ballerino della compagnia di tango argentino e danza neoclassica "Todo Tango" di Mauro Barreras

ballerino con H.Borselli in convention "Banca Intesa" Rio de Janeiro(Giugno 2006), per "Roncato" Maldive (Febbraio 2006)

ballerino e attore in convention "Hypo Bank"Treviso, Ott.2006;foto-danza per la testata nazionale "Venerdì della Repubblica" per articolo "La danza negli uomini", Aprile 2006

ballerino in "In my heart, incontro con il papa a Loreto"2004, Rai1, coreografie di K. Apolito e P. Grison

Primo Premio "Promessa per chi balla nel presente", rassegna di danza (Rome dances with the world Maggio 2005)

cura i movimenti coreografici in "Le firme della moda", evento moda Brindisi 2004 e 2006

attore in "Dannati-Inferni Paralleli" di G. Conversano, Teatro Accento, Roma 2006

attore in "Arsenico e vecchi merletti" commedia in 2 atti; tournèe in Puglia (2004).

Ora, obiettivamente, GRAZIE AL CAZZO che questo qui è bravo, si parla di un PROFESSIONISTA! Che caspita c'entra un ragazzo del genere, con un passato nel mondo dello spettacolo di PRIMISSIMO piano, nella SCUOLA DI AMICI? Il povero Mattia è stato mandato praticamente allo sbaraglio...

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Aurelio Mancuso entra in politica e cerca voti. Ma tra i gay se li scorda...

Arcigay annuncia soggetto politico.
A febbraio grande manifestazione nazionale.


(Ansa) Un nuovo soggetto politico e sociale di riferimento del mondo omosessuale italiano: lo annuncia il presidente dell'Arcigay, Aurelio Mancuso.
A febbraio ci sara' una grande manifestazione nazionale. 'Si trattera' di un evento che parlera' direttamente alla societa' italiana -ha detto Mancuso- ai gay, alle lesbiche, ai/alle trans, ma anche a tutte le persone laiche e libertarie, senza alcun riferimento partitico, che avvertono l'attuale politica lontana, se non nemica'.

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Avevano scritto gay accompagnata da una svastica sulla schiena del compagno. Sospensione e volontariato per i bulletti di Finale.

Il Secolo XIX) Mano pesante del Consiglio di classe nei confronti dei sei studenti dell’Alberghiero di Finale che avevano scritto con una biro la parola “gay”, accompagnata da una svastica, sul petto di un compagno.

I tre autori materiali dell’episodio sono stati sospesi per sessanta giorni dalle lezioni; per i tre ragazzi che hanno invece solo appoggiato l’atto, assistendo inermi, scatteranno quindici giorni di sospensione. Il Consiglio ha però stabilito che i ragazzi dovranno restare lontano dalle lezioni solo pochi giorni: sette gli autori del gesto e due gli altri. Il restante tempo della pena verrà commutato nella partecipazione a un corso di formazione al volontariato organizzato dalla Croce Rossa Italiana. Al mattino a scuola al pomeriggio in Croce Rossa.

«Ci ha fatto molto piacere che siano state due delle famiglie dei ragazzi coinvolti nella vicenda, ad avanzare questa proposta, a cui avevamo già pensato come consiglio di classe e che riteniamo molto interessante anche per un percorso di recupero dei ragazzi» ha sottolineato il dirigente scolastico Giovanni Claudio Bruzzone.

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Teatro: A marzo in Italia "High school musical". Alla ricerca di un Zac Efron italiano.

(Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Arriva in Italia, prodotto dalla Compagnia della Rancia, "High School Musical", lo spettacolo con la storia, le canzoni e le scene del film prodotto da Disney Channel. Il musical, tutto in italiano e cantato dal vivo, sara' la completa trasposizione teatrale del film con tutti i brani originali, piu' due composti appositamente per lo spettacolo teatrale.

La storia si svolge in una high school americana dei giorni nostri, con protagonisti Troy Bolton, popolare capitano della squadra di basket scolastica e Gabriella Montez, studentessa genio nelle materie scientifiche che, fra mille difficolta', provano a seguire il loro sogno di diventare protagonisti del musical della scuola. Quella della Compagnia della Rancia sara' la prima produzione ufficiale di musical Disney che sia mai stata rappresentata in Italia.

Si sono gia' tenute le prime audizioni per la ricerca degli interpreti italiani e, il 21 gennaio a Roma, ci sara' un nuovo casting per gli aspiranti attori. Dopo il debutto all'Allianz Teatro di Milano del prossimo 19 marzo, con anteprime dal 15 marzo, lo spettacolo andra' in tour: dal 16 aprile sara' a Napoli, dal 2 maggio a Firenze, dall'8 maggio a Bologna, dal 13 maggio a Trieste e dal 20 maggio a Torino.

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Daniele Luttazzi replica a "Repubblica".

Al Direttore di Repubblica:

è disarmante vedere firme celebri annaspare di fronte alla satira e alla sua natura. Quello della volgarità, da sempre, è il pretesto principe di chi vuole tappare la bocca alla satira. Che sia chiaro una volta per tutte ( i furbastri più o meno interessati mi hanno un po' stufato ): la volgarità è la TECNICA della satira. Con questa tecnica, la satira esprime idee e opinioni. Censurare la satira ( in nome del cattivo gusto o di altri princìpi volatili e capziosi ) è censurare le opinioni. E' fascismo. Chi si attarda in disquisizioni sul buon gusto è un censore. Punto. L'unico limite lo stabilisce la legge: diffamazione, calunnia. La satira è arte: o è totalmente LIBERA, o non è satira. Se io parlo del sostegno immondo di Ferrara alla guerra criminale di Bush, Blair e Berlusconi in Iraq, e voi vi scandalizzate dei toni satirici invece che di Abu Grahib o del napalm a Falluja, la vostra scala di valori è corrotta. Era questo il significato di quel monologo. Come volevasi dimostrare.

Daniele Luttazzi

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Correzione d'orario: appuntamento al Mieli alle 20 e non alle 18.

12 DICEMBRE, AL "MARIO MIELI" IL RICORDO DI MASSIMO CONSOLI.
L’appuntamento è per domani, mercoledì 12 dicembre 2007, alle ore 20 presso il Circolo “Mario Mieli” in via Efeso 2A.

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La nuova sfida dell'operatore Tlc. Tiscali Tv: la televisione che vuoi, quando vuoi.

Da oggi anche chi guarda la tv può diventare padrone assoluto del proprio tempo e scegliere di essere protagonista anzichè telespettatore passivo. Debutta infatti Tiscali Tv, la televisione che viaggia su rete IP e che arriva direttamente sul televisore di casa senza stravolgere le tue abitudini, ma al contrario offrendo un servizio innovativo, di qualità, e che ben si adatta alle esigenze di ogni età e cultura.

Nata dalla collaborazione con Homechoice, leader nel mercato in Gran Bretagna e forte di un'esperienza quindicinale nel settore, Tiscali Tv nasce dopo un lungo percorso di sperimentazione e arriva agli utenti con un obiettivo: quello di sfruttare le linee Adsl ad alta velocità dove già viaggiano connettività Internet e telefonia per portare nelle case degli italiani (il servizio è al momento disponibile a Cagliari, Milano e Roma ma nel corso del 2008 verrà esteso all'intero territorio nazionale) un ricco e carnet di contenuti, fatto di canali generalisti, tematici e satellitari e proposto ai suoi fruitori cercando di coniugare al meglio i vantaggi dell'innovazione con la flessibilità e la semplicità di utilizzo.
100% Tv, 100% tu - Tiscali Tv unisce ai vantaggi della televisione tradizionale l'interattività tipica di Internet. Collegando semplicemente il televisore di casa alla normale linea Adsl e grazie ad un esclusivo decoder (set top box), munito di telecomando, è possibile accedere a diverse aree tematiche: dal cinema alle news, dai viaggi ai cartoon per bambini, e selezionare l'intrattenimento preferito, quando, ma soprattutto come e per quanto tempo si desidera.
Tutta la tv che vuoi - Non solo Tiscali Tv consente l'accesso ai canali televisivi tradizionali. Grazie alla funzionalità di Time Shifting, l'intero palinsesto dei principali canali generalisti è a disposizione dei telespettatori per 48 ore. Un vantaggio enorme considerato che non si dovrà più rinunciare a vedere un programma solo perchè è già iniziato, ma si potrà scegliere di guardarlo in qualsiasi momento, abbandonarlo a seconda delle necessità, e riprendere la visione quando e come si desidera.
Quando e come vuoi tu - Ma il vero punto di forza di Tiscali Tv è offrire una televisione "su misura", ovvero la possibilità di creare il proprio palinsesto personale in maniera semplice ed immediata. Attraverso il telecomando, premendo il "tasto giallo", è possibile selezionare i programmi desiderati che verranno memorizzati nell'area My TV. Questa funzionalità può essere utilizzata da diversi telespettatori: ogni membro della famiglia, ad esempio, potrà costruirsi un palinsesto personalizzato.
Un'interfaccia semplice - Anche chi è completamente a digiuno di tecnologia, non avrà alcuna difficoltà a passare da un programma live a uno registrato: la guida elettronica ai programmi (EPG > Electronic Program Guide), semplice e interattiva, integra infatti in una sola interfaccia entrambe le possibilita. Sempre grazie alla EPG, anche la funzionalità di Video On Demand viene "estremamente semplificata" e il telespettatore potra' scegliere il film preferito tra quelli che in ogni momento vengono suggeriti, oppure tra la vasta videoteca sempre a disposizione, schiacciando il tasto verde del telecomando.
E un'ottima qualità di visione - Libertà di scelta, ma anche qualità. Grazie all'ampiezza di banda delle connessioni Internet offerte da Tiscali, alla qualità della rete proprietaria e alla tecnologia integrata nel set-top-box in dotazione al servizio, Tiscali TV offre un'eccezionale qualità di visione, sia per i canali lineari che per i canali di Video On Demand. Una qualità tanto elevata da poter sostenere anche la visione in Alta Definizione.
Dove è disponibile il servizio - Tiscali Tv partirà oggi in tre città - Roma, Milano e Cagliari - ma l'obiettivo è quello di raggiungere gradualmente tutta la penisola e garantire entro il 2009 una quantità di adesioni pari all'11% degli attuali 520.000 abbonati Adsl.
Ci sarà anche il pacchetto Sky - A partire dal primo semestre 2008 gli utenti della TiscaliTV potranno anche attivare i pacchetti Sky sulla piattaforma televisiva di Tiscali, e fruire di una offerta di contenuti ancora più ricca e accattivante che si unisce al palinsesto dei canali lineari e on demand già presenti nell'offerta Tiscali.

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Franco Zeffirelli: L'omosessualità è un impegno.

Regista: "Vorrei interesse per mio lavoro, non per vita privata".
(Apcom) - Il regista Franco Zeffirelli racconta il suo rapporto con il sesso, le donne e gli uomini. "La prima volta che ho fatto sesso è stata con la madre di una mia amichetta. Fece tutto lei ma a me sembrava di fare l'amore con mia madre. La prima volta che mi sono innamorato invece avevo 16 anni. Lui ora è sposato - ha dichiarato nella seconda parte dell'intervista memoriale sul settimanale 'Diva e Donna', in edicola domani - e ora ha due figli che sento anche un po' miei".

Sulla sua omosessualità afferma: "Preferisco che la gente s'interessi al mio lavoro piuttosto che alla mia vita privata. Non ne parlo anche perché odio la parola 'gay' e ancora di più le 'parate gay'. Essere omosessuale è un impegno molto serio, meno ne facciamo sfoggio, meglio è".

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Ambra: La costruzione di un amore è l'aria in mezzo.

L'attrice a gennaio sul grande schermo con 'Bianco e nero'.

(Apcom) - Dopo l'esordio sul grande schermo con 'Saturno contro' di Ferzan Ozpetek, Ambra Angiolini torna al cinema diretta da Cristina Comencini nel film 'Bianco e nero', in programmazione dall'11 gennaio. "Interpreto Elena, una donna sciatta, rigida, priva di ironia. Un personaggio così lontano da me, - ha dichiarato - che ho fatto fatica a entrare nei suoi vestiti. Lei e suo marito sono l'equivalente di una Coca-Cola sgasata".

Per lei, che è la compagna del cantante Francesco Renga dal quale ha avuto due figli, Jolanda e Leonardo, la costruzione di un amore "non è una casa, non sono i figli". "È qualcosa di molto meno rassicurante: il non voler sapere più di tanto, le distanze che, per noi che viviamo a Brescia, sono più facili da mantenere, - spiega dalle pagine del settimanale 'Vanity Fair', in edicola domani - perché ogni volta che vai via devi 'staccare' da casa, almeno per due giorni. Insomma, l'aria in mezzo".

Ambra considera il tradimento accettabile "se fatto con eleganza". "Ovvero: devi saper gestire la situazione, sforzarti di non farmene accorgere. A queste condizioni, ci può stare in una storia lunga, fatta di fasi diverse: la cecità, all'inizio, poi la convivenza, il periodo 'non ti sopporto'. In passato - continua la Angiolini - ho buttato via giornate a cercare indizi, una roba alla Csi. Poi, mi sono detta: 'Ma quanto tempo sto sprecando?'".

"La fatica in un rapporto - osserva ancora - è legata per lo più alla quotidianità. Un giorno ti svegli stanco, o di umore storto, e ti pesa il fatto che le tue giornate comincino e finiscano sempre allo stesso modo. Altre volte, le crisi sono nate dalle sue evasioni". Di testa, invece, quelle del compagno. "Spesso Francesco è seduto lì, ma non c'è. È il tipo che se gli dici: 'Senti, ti devo parlare', si mette il giubbotto e va via. Ho imparato ad accettarlo: se comunicare con lui - dice - significa rincorrerlo mentre si arriccia i capelli, pensa e guarda l'infinito, va bene così".

La maternità ha segnato un cambiamento notevole nella sua vita. "All'inizio è stato drammatico: era qualcosa che non potevo controllare, mentre io avrei voluto guardare dentro le mie budella. Poi, per la prima volta, ho sentito che la testa andava in vacanza, e che iniziavo a vivere con leggerezza".

La Angiolini è considerata un'icona gay. "Me ne sono accorta fin dall'inizio di 'Non è la Rai': i miei fan club, in pratica, erano succursali di Muccassassina (storico locale gay di Roma, ndr). Qualche anno dopo, cominciai a fare volontariato al circolo Mario Mieli di Roma. Ho conosciuto storie terribili: ragazzini cacciati di casa solo perché omosessuali". E una storia con una donna? "Non ho mai escluso la possibilità, ma un coinvolgimento chimico con una donna non l'ho mai provato. Eppure i complimenti più espliciti - chiude - li ho ricevuti proprio da loro. Ce ne sono state alcune che, per me, avrebbero fatto follie".

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Cristina Fernández de Kirchner assume la presidenza dell'Argentina.

(Wikinews) L'ex senatrice Cristina Fernández de Kirchner ha assunto oggi, lunedì 10 dicembre 2007, la presidenza della nazione Argentina presso il Congresso argentino, alla presenza di vari leader del paese e stranieri; per l'Italia era presente il ministro delle politiche familiari, Rosy Bindi, che ha rilasciato uno spiritoso commento sulla successione al comando del paese sudamericano tra marito e moglie.

Cristina Fernández ha ricevuto la presidenza dalle mani di suo marito, Néstor Carlos Kirchner. Prima di ricevere il bastone e la fascia bianco-azzurra, simboli del presidente, la presidenta ha giurato per Dio, la Patria e i Santi Evangelisti. All'uscita dal Congresso, alcuni fogli hanno cominciato a cadere dai palchi. La Kirchner, con le elezioni di due mesi fa, è divenuta la prima donna eletta presidente direttamente dal popolo e la seconda donna presidente; la prima infatti fu Isabel Peron, succeduta al marito che morì durante il suo mandato.

Tra i numerosi invitati stranieri, erano presenti anche il presidente del Venezuela, Hugo Chávez, che ha cordialmente salutato il Principe Felipe, giunto in rappresentanza della nazione spagnola. Questo è stato il primo incontro cordiale tra il leader venezuelano e un rappresentante della Spagna, dopo lo spiacevole episodio avvenuto alla conferenza congiunta Spagna-sud America, nel quale il re Juan Carlos I di Spagna aveva zittito Chávez con la frase diventata celebre ¿Por qué no te callas? (perché non stai zitto?)

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Natale in vista: ecco come fare un cenone (e un figurone) con 12 euro.

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/ma1974/343055936/]Ma1974[/url] by Flickr)[/i]
(Panorama) Per il pranzo di Natale e il cenone di Capodanno non si bada a spese. Nonostante la contrazione dei consumi, il Codacons ha ipotizzato che, per l’abbuffata di San Silvestro, ogni famiglia spenderà almeno 175 euro. Circa 30 euro in più dell’anno scorso, a causa dell’aumento dei prezzi nel settore alimentare. Eppure, secondo una ricerca dell’Accademia italiana della cucina, il 20 per cento delle bontà cucinate finiscono nella spazzatura (in particolare, il 30 per cento degli antipasti, il 23 dei dolci, tra cui panettone e pandoro, il 18 di arrosto e zampone e il 10 per cento dei primi, in particolare i ravioli).

Per questo la stessa Accademia ha pensato bene di offrire qualche consiglio salva spesa e salva menu.“Per prima cosa basterebbe attingere all’enorme bacino di ricette umili della tradizione evitando ciò che è moda e standardizzazione” spiega Giuseppe Dell’Osso, presidente dell’Accademia. “Se per la cena della vigilia tutti comprano spigole, orate, scampi e gamberoni imperiali, non ci vuole molto a capire che il loro prezzo salirà alle stelle, magari a scapito della qualità”. Eppure anche stoccafisso e acciughe sono pesci tipici della stagione e della tradizione. “In più, sono stati di recente riscoperti dai grandi chef e non hanno nulla da invidiare ai pesci nobili e costosi che, per altro, non hanno niente a vedere con la tradizione italiana, come salmone, astici e aragoste”.
Ecco perché si può fare un figurone anche spendendo poco. Una famiglia di 6 persone può cavarsela, per esempio, con poco più di 65 euro per la cena della vigilia e meno di 100 per il cenone di Capodanno. L’Accademia ha messo quindi online una serie di ricette che permettono di conciliare il rispetto della tradizione e la necessità di contenere le spese.
Gli spaghetti con molliche di pane e acciughe, per esempio, sono un classico omaggio alla migliore cucina molisana della Vigilia, lo stoccafisso con patate di quella pisana e il fritto vegetale di quella emiliana. Se si aggiungono la romana pasta con i ceci, le patate al forno, la tipica “insalata di rinforzo” napoletana, un pandoro, un vino bianco Igt e uno spumante, si mette su un menu da 12 euro a persona.
Per il cenone di Capodanno, invece, accanto ai capisaldi della tradizione, come l’anguilla marinata, i tortellini in brodo e il cappone, si possono proporre la lasagna vegetale, i classici cotechino e lenticchie, i crostini di fegatini, un vino, uno spumante e un panettone. Totale della spesa? Solo 17 euro a persona. E il menu è tutt’altro che povero.

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La tv italiana gli spot, l'Europa... e le sanzioni.

Come gia’ accaduto con la mancata approvazione entro l’anno in corso del Ddl Gentiloni per il riordino del sistema radiotelevisivo, l’ Ue sta per aprire una nuova procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per l’eccessivo numero di spot pubblicitari proposti sulle nostre tv. Secondo Martin Seylmar, portavoce del commissario Ue alle Tlc: “Il numero degli spot e’ inaccettabile” In particolare le televisioni italiane vengono accusate di non rispettare il il tetto dei 12 minuti di pubblicita’ trasmessa ogni ora e la distanza temporale di 20 minuti tra un blocco pubblicitario e l’altro.
In piu’ c’e’ il problema delle telepromozioni che non vengono calcolate nei tetti pubblicitari e degli spot che promuovono le trasmissioni di ogni singola rete, che in Italia non sono considerati pubblicita’. In poche parole, secondo l’Ue la nostra tv annega in un mare di pubblicita’, ma pare non preoccuparsene. Ancora una volta l’Italia si conferma a livello legislativo una sorta di Cenerentola fra gli stati sovrani europei. In tutti questi anni i Governi che si sono susseguiti hanno legiferato in tutti i campi creando un sistema giuridico fra i piu’ voluminosi, ma si sono mostrati incapaci di far rispettare le stesse leggi a cui avevano dato vita e in alcuni casi, come quello dell’ambito radio tv, promulgando dei ddl lacunosi e di non facile interpretazione permettendo ai soggetti interessati di fare il bello e il cattivo tempo senza il rischio di sanzioni che ora pero’ stanno arrivando, ma a scapito nostro. Per procedura d’infrazione s’intende che l’Italia sara’ tenuta a pagare una multa salata stimabile in centinaia di milioni di euro per ogni giorno di ritardo che si accumulera’ fino all’avvenuta approvazione dei necessari provvedimenti richiesti dal Parlamento europeo.

E’ facile dedurre come tutti questi soldi andranno a peggiorare la gia’ precaria situazione dei conti pubblici, comportando ulteriori aggravi per le tasse dei cittadini, e poco ci consola la notizia che anche la Spagna e’ nel mirino dell’Unione Europea per gli stessi motivi contestati all’Italia. «La Commissione europea da parecchi anni insiste che le regole televisive sulla pubblicità vengano fermamente rispettate in ogni Stato membro», ha concluso il portavoce Seylmar. Riuscira’ l’Italia nel difficile compito di far rispettare le leggi europee?

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Bellezze: Stalliere.

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E’ caccia all’ebreo in Venezuela: Chavez sempre più vicino ad Ahmadinejad.

(Miriam Bolaffi - Il secondo protocollo) Ci sono molte cose che legano i due leader di Venezuela e Iran, Hugo Chavez e Mahmoud Ahmadinejad, una di queste è senza dubbio il profondo odio che hanno verso gli ebrei. Le ultime dichiarazioni del leader maximo venezuelano non lasciano infatti adito a dubbi, senza contare le azioni di polizia effettuate contro le sedi di associazioni ebree in Venezuela.

Ma andiamo con ordine: la ADL (Anti-Defamation League) ha denunciato come oltraggiose le ultime dichiarazioni del presidente Hugo Chavez che ha paragonato l’offensiva israeliana contro Hezbollah alla stregua di una azione nazista. Queste dichiarazioni seguono di pochi giorni l’irruzione della polizia nei locali della comunità ebraica a Caracas. Il timore è che Chavez stia alzando il tiro su Israele con l’intenzione di colpire gli ebrei venezuelani.

Sono centinaia infatti gli ebrei venezuelani che stanno letteralmente fuggendo dal paese, come testimoniano le organizzazioni umanitarie presenti a Miami, una scena che purtroppo ricorda altri periodi, quelli si nazisti. Gerusalemme ha richiamato il suo ambasciatore a Caracas, ufficialmente per consultazioni, ma è chiaro che l’atteggiamento verso gli ebrei del leader maximo venezuelano preoccupa non poco. Se poi ci aggiungiamo le ultime dichiarazioni che sembrano essere in configurazione antisemita e non - come si vorrebbe far credere - antisionista, la frittata è fatta.

A dire il vero la svolta antisemita di Hugo Chavez non arriva come un fulmine a ciel sereno e non ha nessuna configurazione politica, salvo il flebile apporto che la comunità ebraica venezuelana ha dato all’opposizione, un apporto che non può certo preoccupare Chavez. E’ invece vero che più di una volta il presidente venezuelano ha puntato il dito sugli ebrei, un atteggiamento che ricorda da vicino quello di Hitler nella Germania pre-olocausto.

Non nascondiamo di essere preoccupati in merito alla politica di Hugo Chavez, sempre più vicina all’Iran e ai sistemi dei Mullah, sistemi che fino ad oggi hanno portato solo morte e violazioni dei diritti per il popolo iraniano.

Invitiamo pertanto la comunità internazionale a prendere un posizione ferma in merito alle discriminazioni verso la popolazione di fede ebraica residente in Venezuela e a vigilare attentamente affinché non vi siano più atti di antisemitismo. Se necessario chiediamo che la stessa Comunità Internazionale si assuma le proprie responsabilità e faccio tutto quanto necessario affinché agli ebrei venezuelani venga garantita ogni forma di Diritto.

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Le richieste folli di Valeria Marini, ovvero il gossip mal riuscito di gay.tv, la smentita e le scuse di Queerblog,

(Queerblog) Per correttezza pubblico il comunicato stampa del Billy di Milano che smentisce quello che ho riportato nel mio post su Valeria Marini, basandosi su un articolo di Gay.tv.

La Sig.ra Valeria Marini, come le altre testimonials che l’hanno preceduta (Amanda Lear, Paola Barale, Maria Grazie Cucinotta, Rita Rusic, Ornella Muti, Luisa Corna, Eva Robins, Martina Colombari) è intervenuta in modo assolutamente gratuito all’evento THE RED PARTY 8. Non solo. La Sig.ra Valeria Marini é stata anche l’unico testimonial che ha messo del Suo alla riuscita del party.

A proprie spese ha fatto realizzare 200 t-shirts con la scritta VALERIA MARINI PER THE RED PARTY, il cui ricavato delle vendite é stato devoluto alla LILA lega Italiana Lotta Aids, che ha avuto il pieno controllo economico delle entrate della serata, relative la beneficenza.

La limousine che ha accompagnato la Sig.ra Valeria Marini, é stato un pensiero dello showroom di moda Studio Zeta Milano.

E’ risaputo da tutti che la Sig.ra Valeria Marini oltre ad essere una soubrette, é anche una stilista di moda affermata con una propria sfilata durante la settimana della moda.

Al contrario, é assolutamente vero il compenso devoluto al parrucchiere della Sig.ra Valeria Marini per euro 150,00.

Il THE RED PARTY é un evento nato e voluto per continuare a sensibilizzare ed a parlare di un grande problema della nostra “community” l’AIDS! Il GRUPPO BILLY crede fermamente che su un problema così grande, che riguarda tutti noi, dovrebbe esserci meno gossip e più rispetto.

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Ndr. Cari amici di Queerblog, state attenti alle patacche, ne girano parecchie, soprattutto tra i gay. Perchè doversi scusare a causa della superficialità di altri? Un abbraccio.

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Domani al Circolo Mieli di Roma si ricorda Consoli.

Il 12 dicembre di sessantadue anni fa nasceva a Roma lo scrittore, storico, padre del movimento gay italiano, Massimo Consoli.
A poco più di un mese dalla scomparsa del grande attivista omosessuale, gli amici di Consoli, rispettando le sue ultime volontà, ne celebreranno, come era tradizione da anni, il “compleanno”.
L’appuntamento è, dunque, per domani, mercoledì 12 dicembre 2007 alle ore 18 presso il Circolo “Mario Mieli” in via Efeso 2A.
Hanno già comunicato la propria adesione i deputati e amici del defunto scrittore Franco Grillini e Vladimir Luxuria, oltre all’attore Leo Gullotta che, proprio durante un’intervista a Consoli, rivelò pubblicamente la propria omosessualità.
Durante la serata sarà presentata l’associazione culturale “Fondazione Luciano Massimo Consoli” in via di costituzione. L’ingresso è libero.
L’invito è aperto a tutti coloro i quali vorranno rendere omaggio alla memoria di un grande italiano che ha speso tutta la propria vita in difesa dei diritti e delle libertà civili della popolazione gay, lesbica e transessuale che lui amava definire “comunità varia”.

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Discriminazione sessuale: La Commissione Europea invia una lettera di ingiunzione all'Italia.

LETTERA DI INGIUNZIONE ALL'ITALIA PER IL MANCATO RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA EUROPEA CONTRO OGNI DISCRIMINAZIONE BASATA SULL'ORIENTAMENTO SESSUALE.

Discriminazione sessuale: La Commissione Europea risponde a Cappato: già inviata lettera di ingiunzione all'Italia.

In risposta ad un'interrogazione presentata oltre un mese fa dai deputati europei dell'ADLE Marco Cappato, radicale italiano, e Sophie In't Veld , liberale olandese, sul mancato recepimento della direttiva 2000/78/ce contro le discriminazioni per orientamento sessuale, la Commissione europea ha oggi fatto sapere che "ha già inviato a tre Stati membri (Lettonia, Finalandia e Italia) lettere d'ingiunzione relative a problemi manifesti concernenti il pieno recepimento delle disposizioni che vietano ogni discriminazione basata sulle tendenze sessuali. Si prevede che nei prossimi mesi la Commissione prenderà un'ulteriore decisione per quanto riguarda i provvedimenti per infrazione.

"Non dispiaccia troppo all'amico Angius che oggi ha duramente scoperto il problema, rimproverando il...silenzio dei radicali (!?) -
ha spiegato Cappato, presentando la risposta ricevuta oggi dalla Commissione a seguito dell'interrogazione depositata ad inizio novembre -
Mi auguro ora che l'Italia voglia finalmente adempiere agli obblighi europei in materia di lotta alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale, modificando la legge di trasposizione al fine di rispettare pienamente la direttiva UE e la politica anti-discriminazioni europea. A seguito della nostra interrogazione che -supera disquisizioni cavillose su errori veri e presunti su articoletti e paragrafini - ci auguriamo ora che intervenga il Parlamento approvando il maxiemendamento sulla lotta alla discriminazione ed alla violenza approvato dal Senato, senza le quali l'Italia potrà essere portata davanti alla Corte di Giustizia e condannata per violazione del diritto comunitario".

TESTO DELL'INTERROGAZIONE:
INTERROGAZIONE SCRITTA E-5424/07
di Sophia in 't Veld (ALDE) e Marco Cappato (ALDE) alla Commissione:
"La trasposizione nel diritto nazionale della direttiva 2000/78/CE doveva avvenire entro il 2 dicembre 2003. La Commissione, che è obbligata dalla direttiva a presentare una relazione sull'attuazione della direttiva stessa, ha rinviato alla Corte di giustizia alcuni Stati membri che non le hanno comunicato le misure di attuazione. Quando intende la Commissione presentare la sua relazione sull'attuazione della direttiva? Quali Stati membri hanno attuato correttamente le disposizioni in materia di orientamento sessuale e quali non lo hanno fatto? Intende la Commissione avviare procedure d'infrazione nei confronti degli Stati membri e, in caso affermativo, può indicare quando e nei confronti di quali Stati membri? Intende la Commissione presentare nel 2008 la "direttiva orizzontale" comprendente tutte le ragioni in base a cui si stabilisce la discriminazione e tutti i settori interessati e, in caso affermativo, quando deciderà in merito? Intende includere tra i settori interessati anche la pubblica amministrazione e le forze di polizia?

RISPOSTA ALL'INTERROGAZIONE E-5424/07
E-5424/07IT Risposta di Vladimir Špidla a nome della Commissione
(10.12.2007)

La Commissione ha esaminato le modalità con cui la direttiva 2000/78/CE è stata recepita nel diritto nazionale di tutti gli Stati membri e laddove ritiene l'ordinamento nazionale non conforme alla suddetta direttiva sta prendendo i provvedimenti del caso per garantire la conformità al disposto della direttiva. La Commissione ha infatti già inviato a tre Stati membri lettere d'ingiunzione relative a problemi manifesti concernenti il pieno recepimento delle disposizioni che vietano ogni discriminazione basata sulle tendenze sessuali (Lettonia, Finlandia e Italia). Si prevede che nei prossimi mesi la Commissione prenderà un'ulteriore decisione per quanto riguarda i provvedimenti per infrazione.
Nelle prossime settimane la Commissione prevede di adottare una relazione sull'applicazione della presente direttiva a norma di quanto disposto nell'articolo 19.
La Commissione ha inoltre preso atto delle richieste del Parlamento relative al completamento della normativa contro le discriminazioni negli ambiti contemplati dall'articolo 13 del trattato CE. Nel contesto del Programma legislativo e di lavoro 2008 l
a Commissione ha altresì annunciato l'intenzione di proporre una direttiva che attui il principio di parità di trattamento al di fuori dell'ambiente lavorativo; la relativa proposta è in programma per il giugno 2008. Il campo d'applicazione della suddetta iniziativa verrà determinato in base ad una valutazione d'impatto tuttora in corso.

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Il parroco di fatto.

(Le buone notizie) Più di settantamila stranieri hanno avuto il permesso di soggiorno in Italia per motivi religiosi. La Chiesa ne ha bisogno e lo Stato acconsente. Cliniche, case di accoglienza e istituzioni turistico - alberghiere sono piene di suore che vengono dall’Asia o dal Sud America. In alcune regioni, come per esempio il Piemonte, la Toscana, l’Umbria, l’ Abruzzo, i vescovi affidano le loro parrocchie a preti indiani, sudamericani, congolesi, polacchi, romeni. che così contribuiscono a sintonizzare la Chiesa con le nuove esigenze della società multietnica. In molte province la maggior parte del clero ormai è straniera. A tanti cattolici quest’afflusso può sembrare una buona notizia, per varie ragioni. Però pochi sanno che in base al Concordato del 1929, i parroci devono essere cittadini italiani. Per motivi, come si disse allora, di “difesa dello stato”. Non è permesso a cittadini di altri stati reggere una parrocchia in Italia (con la sola esclusione di Roma e delle diocesi suburbicarie) .

La clausola è stata confermata nel 1984, quando al governo c’era Craxi, e il divieto perdura . La Chiesa lo sa bene, ma, spinta dalla crisi delle vocazioni, ricorre a vari espedienti, come quello di definire, per esempio “amministratore straordinario “, il parroco che non può essere chiamato parroco perché non è italiano. Un parroco di fatto, ma non di diritto. La Chiesa, che è così restia a riconoscere le coppie di fatto, sembra prodiga nel nominare i parroci di fatto. Quella di “amministratore”è una definizione quanto meno riduttiva e comunque ipocrita e ambigua per una funzione così delicata. In più, l’attributo “straordinario” presuppone che l’incarico sia provvisorio. Fra l’altro, la parrocchia è una corporazione di diritto pubblico dotata di personalità giuridica e c’è da chiedersi se gli effetti civili, che conseguono agli atti di un parroco, che non è parroco, conservino la loro validità. Sembra proprio di sì, ma qualcuno potrebbe eccepire. Di fronte a questa situazione scottante, lo Stato chiude un occhio , anzi due. Resta il fatto che siamo di fronte a una aperta violazione della Legge, che non può essere aggirata, in nessun caso, con espedienti formali . Nessuno protesta. Nemmeno i fedeli, perché nessuno gli ha detto che non hanno più un parroco, ma un amministratore straordinario, come se la parrocchia fosse un condominio.

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Argentina, un progetto di legge per riconoscere l'identità di genere dei transessuali.

La paternità del progetto di legge della deputata socialista Silvia Augsburger.

(Tetu.com | Lamanicatagliata.com) Un progetto di legge per riconoscere l'identità sessuale delle persone transessuali, travestiti e transgender, è stato sottoposto al Congresso argentino dalla deputata socialista Silvia Augsburger. Lo riporta il sito tetu.com in un articolo di Mathilde Guillaume. Il progetto di legge è basato su quella già in vigore in Spagna e permetterà di cambiare legalmente nome sui documenti, indipendentemente dall'operazione, e prevede naturalmente il cambiamento di nome e di genere sui documenti d'identità. I socialisti pensano che il progetto di legge potrà essere votato già a gennaio.

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Ahmadinejad 2.0: adesso parla al mondo anche dal suo blog.

Teheran, Mahmoud Ahmadinejad. Alle spalle Kohomeini, fondatore dell'Iran teocratixo

(Panorama) “Una grande vittoria”. Così Mahmoud Ahmadinejad ha definito il recente rapporto (qui in formato pdf) con cui i servizi segreti americani hanno fatto dietrofront sul dossier atomico: l’Iran ha sospeso il suo programma nucleare dal 2003 (il che ha procurato non pochi imbarazzi a George W. Bush). “È stato l’ultimo colpo a coloro che con falsi slogan e pretesti hanno creato per alcuni anni un’atmosfera di minacce, tensioni e preoccupazioni” ha spiegato Ahmadinejad in un messaggio televisivo trasmesso a reti unificate. Ma da un anno a questa parte il leader ultraconservatore iraniano non sembra volersi accontentare soltanto dei fin troppo allineati media televisivi nazionali. E ha iniziato a lanciarsi anche nella comunicazione online. Non solo attraverso le ingessate e agiografiche pagine istituzionali, ma anche attraverso un blog personale. Ovvero il massimo dell’apertura e del confronto aperto con i cittadini. Almeno in teoria. Tutti i contenuti sono tradotti in quattro lingue (inglese, francese, arabo, persiano) per favorire il dialogo con gli utenti di tutto il mondo.

Un rischio che espone il regime a critiche inattese o un’azzeccata mossa propagandista, per costruirsi una reputazione up-to-date tra le giovani generazioni ? Entrambi le cose, a osservare come lo staff ha gestito il blog in questo primo anno di vita. Dopo diversi mesi di abbandono, di recente Ahmadinejad ha preso a postare più di frequente. Ammettendo anche di leggere tutti i commenti, sia quelli più critici che quelli di incoraggiamento. E in parte il risultato è centrato: molti messaggi di ammirazione provengono proprio da utenti occidentali. Colby Brown dagli Stati Uniti scrive: “Dio benedica l’Iran. Bush e Israele non sono sicuri per l’Iran”. “Congratulazioni per il discorso alla Columbia University. Spero che l’Iran riesca ad ottenere il nucleare”, scrive un altro americano all’indomani della visita alla storica università di New York.
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Olli Hämäläinen, di origine finlandese, ci va giù pesante: “Sono un tuo grande fan. Ammiro il tuo lavoro come politico. Io e i miei amici siamo d’accordo con le tue opinioni e pensieri, soprattutto a proposito di Israele”. La redazione sostiene di non censurare nemmeno i commenti più critici (”Come ci si sente ad essere il Presidente più odiato del mondo?” chiede un inglese) e di odio. Del tipo: “Muori lentamente”; “Sei un essere umano terribile e deprecabile”. Molti iraniani fanno esercizio di libera espressione: “Sono uno dei 50 milioni di iraniani che non ti hanno votato”; “Invece di tutti questi viaggi in provincia senza senso, la falsa propaganda di stato in Tv e le tante notizie irreali, non potresti calarti di più nel cuore della società?”. Certo, in un paese in cui l’accesso a Internet è imbrigliato e controllato, questa presunta apertura online sa un po’ di beffa e di propaganda. Al momento del lancio, Keivan Mehrgan, un blogger di Teheran, ha parlato di semplice operazione pubblicitaria: “Ahmadinejad non ha avuto mai a che fare con Internet. Tra l’altro ha sempre detto peste e corna di giornalisti e Internet prima di diventare presidente”.

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Galleria Post Design: a Milano il design inscatola l’arte.

Xmart Design - Il design inscatola lâ��arte(Artsblog) La galleria Post Design di Milano, dal 5 dicembre fino al 26 gennaio, ospita “Xmart Design - Il design inscatola l’arte“, una mostra evento curata da Jacopo Perfetti con la collaborazione di Vittorio Locatelli, dove l’arte di strada incontra il design d’interni.

Memphis, in collaborazione con gli artisti di Art Kitchen, ha organizzato un insolito incontro e invitato alcuni dei protagonisti del movimento street art e alcuni designer a personalizzare un oggetto studiato per l’occasione.

L’oggetto scelto è un cubo, precisamente 15 cubi, che verranno personalizzati da ivan, pus, sonda, shineroyal, tvboy, squaz, nais, kunoz, pao, seacreative, wany, gatto, più Nathalie Du Pasquier, Alessandro Mendini, Massimo Giacon.

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Hugh Grant, flash con le prostitute. L'attore pizzicato in un bar spagnolo.

(TGCom) Non ne fa una giusta. Hugh Grant ancora una volta sbaglia compagnia e finisce nel mirino dei paparazzi. L'innocente attore qualche sera fa si è intrattenuto in un locale spagnolo di striptease con una bionda e una brunetta, senza sapere che le ragazze di professione fanno le prostitute. I fotografi, invece, lo sapevano e non hanno perso tempo a scattargli qualche foto. E le immagini sono finite sul News Of the World.

La sua immagine era stata redenta dalle apparizioni di Grant al fianco di Liz Hurley e della sua famiglia. Tenero con il figlio della sua ex fidanzata, sempre cordiale con l’attuale marito e un ottimo amico con Liz. Già perché proprio ai tempi del fidanzamento con la Hurley, Hugh era finito in manette per atti osceni dopo essere stato pizzicato con una prostituta a Los Angeles.

Due settimane fa all’Havana Club di Puerto Banus, vicino a Marbella, l’attore, single dopo la rottura con Jamina Khan, si era intrattenuto a chiacchierare con alcune ragazze nel locale. Grant era in vacanza e nel bar era entrato per prendere un drink e ammirare lo spogliarello delle ballerine impegnate nella pole-dance.

Poi avrebbe attaccato discorso con Alvina Sabino, 35 anni, brasiliana, che era seduta a un tavolo vicino. ''Era un po' ubriaco - ha raccontato la donna al dominicale - e scherzava dicendo di volermi baciare. Ma il mio ragazzo era a un altro tavolo, così gli ho detto di no''. Hugh si è poi messo a chiacchierare con una bionda e una brunetta, con la quale ha poi ballato. Senza rendersi conto che si trattava di professioniste. Alvina ha detto che tutte le ragazze con cui Hugh si è intrattenuto sono prostitute che si fanno pagare 300 euro a prestazione. Ma Grant quella sera si è limitato a ballare.

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Gambero Rozzo: non conta l’etichetta, è una questione di forchetta.


(Panorama) “Meno le persone sanno come sono fatte le salsicce e le leggi e meglio dormono la notte”, disse Otto von Bismarck, e da questa saggia sentenza parte Carlo Cambi per raccontare l’Italia attraverso ristoranti e trattorie famosi per la loro cucina e non per il loro nome. Mangiare bene e non alla moda, e così, dietro ad ogni sosta e ad ogni portata, vengono raccontate tante storie di paesi, cuochi e avventori, che il giornalista autore (tra gli enogastronomi più autorevoli d’Italia) raccoglie in una guida dal titolo Il Gambero Rozzo - Guida alle osterie e trattorie d’Italia. Sottotitolo: “Più che una questione d’etichetta è una questione di forchetta”, parola di buongustaio, a cui non importa nulla del nome del locale e della cittadina: quello che fa la differenza è che cosa si mangia!

Tra le tante guide insolite che vi possono capitare fra le mani in libreria, questa, appena uscita per Newton Compton Editori, unisce al dilettevole (una storia da leggere alla scoperta dell’Italia che tutti ci invidiano) all’utile (dove fermarsi a mangiare e cosa ordinare). Le guide in realtà sono due perchè, oltre a quella dedicata ai luoghi c’è quella dedicata alle ricette: una sorta di compendio della cucina italiana, con oltre mille piatti dall’ovvio titolo: Le ricette e i vini del Gambero Rozzo. Se la guida è di piacevole lettura, ma di difficile utilizzo dato che ordina i ristoranti per comune, il ricettario, al contrario, ha l’andamento ordinato di un pantagruelico pranzo. E le ricette sono descritte in modo tanto rigoroso quanto appetitoso e trasmettono a pieno l’autentico piacere italiano della tavola.

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Il ritorno del Monsignore in rete.

Nulla ti turbi,
niente ti rattristi.
Tutto si dilegua,
solo Dio non muta.
Con la pazienza tutto si acquista.
Manchi di nulla
se hai Dio nel cuore.
Solo Dio basta!
Queste erano le ultime parole postate da Monsignor Tommaso Stenico (o qualcuno che può postare) sul suo blog, appena dopo lo scandalo che lo travolse. Una sorta di esorcismo, una specie di formuletta anti-jella come quelle inventate da veggenti di vario tipo per truffare clienti sprovveduti e babbei. Parole comunque quanto mai profetiche: "Tutto si dilegua" ed infatti, eccolo di ritorno e alla grande, date un occhiata al suo sito.

Ma ve lo ricordate lo scandalo? Quello che addirittura fece stilare un comunicato di solidarietà al prelato da parte dell'Arcigay per poi ritirarla sempre da parte dell'associazione presieduta dall'inneffabile Aurelio Mancuso, quando si seppe dei ripetuti attacchi del monsignore ai Pacs, alle coppie di fatto e via dicendo.

Una commedia degli equivoci che ci ha fatto veramente ridere perchè alla fine ha travolto molti soggetti: il Vaticano, il clero, la curia romana, La7, Arcigay, Gay.it. Bhe come se nulla fosse, il monsignore è tornato a deliziarci con i suoi articoli (nell'ultimo, di oggi tanto per intenderci, ci spiega "Che cos'è la preghiera" in attesa del Santo Natale), ma non si sa altro di lui, salvo dell'azione di un suo avvocato che ha respinto sdegnato ogni accusa sottolineando il fatto che il filmato de La7 fosse "farlocco", (ed in effetti sono molti gli indizi che lo fanno credere ad esempio la sua qualità non terribile, le inquadrature, diverse e mai fisse, e così via...) ovvero un tranello ideato dal monsignore stesso per intrappolare prelati gay ben più importanti di lui e svelarli con questa spiata di dubbio gusto(ma come... Chi è spia non è figlio di Maria...). Una difesa quanto mai ingenua, diciamolo ma in un affaire così sgangherato e bislacco, tutto è possibile.

Di questo filmato, che a suo tempo venne messo in discussione dal vaticanista Luigi Accattoli e da Panorama, non se n'è saputo più nulla. Noi stessi più volte abbiamo chiesto conto a chi aveva intervistato il cosidetto "gancio" de La7, ovverosia il ragazzo che aveva inguaiato il monsignore accettando il suo appuntamento, per sapere se il tutto fosse stato organizzato o no. Nessuna risposta e pensate, in questo mondo di soubrette e ragazzi che fanno e farebbero di tutto pur di apparire in tv (vedi il caso di Alberto Ruggin) e trarne benefici, soprattutto economici, il ragazzo-esca del servizio tv, è sparito, dissolto nel nulla, quasi non fosse mai esistito.

Bhe per esistere è esistito, lo abbiamo visto in tv, ma vorremmo saperne di più su tutta questa storia. Non per assolvere monsignore, non spetta a noi, ma solo per non fare la figura di quelli presi in giro. Avremo mai una risposta? O dobbiamo cominciare a credere si tratti di una grande montatura per aumentare l'audience di televisioni "tascabili" o di siti in cerca di pubblico?

E l'esclamazione manzoniana "Fu vera gloria?" è quanto mai azzeccata per tutta questa storia.
(Aspis)

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L'ira della Turchia contro l'Inter. "Indossa una maglia razzista".

Provoca scandalo la maglia con la croce rossa indossata contro il Fenerbahce. "La Uefa intervenga e revochi i tre punti". Ma è solo il simbolo di Milano.

(La Repubblica) La maglia dell'Inter finisce sotto accusa. Non la tradizionale casacca a strisce nere e blu, ma quella bianca con la croce rossa sul davanti, adottata in occasione del centenario della società. E che si ispira il simbolo della città di Milano. A sentirsi offeso da quello che definisce "un attentato all'Islam" è un avvocato turco, Barsia Kaska, che ha chiesto alla Uefa di multare la società di Moratti che ha indossato la maglia biancorossa in occasione della partita di Champions contro il Fenerbahce a San Siro lo scorso 27 novembre. "Ricorda il simbolo dei Templari" tuona Kaska.

Una campagna a cui si sono accodati diversi mezzi di informazione turchi che hanno accompagnato la foto della maglia con le immagini del monaci soldati. Un ordine nato dopo la prima crociata del 1096, che arrivò a Gerusalemme e cacciò i musulmani. "Quella croce ricorda giorni sanguinosi" dice Kaska che ha chiesto alla Uefa e alla Fifa di revocare i tre punti conquistati dall'Inter contro il Fenerbahce, perché avrebbe manifestato "una forma esplicita di superiorità razzista di una religione". Dei sentimenti suscitati dalla maglia interista è testimonianza un editoriale di Mehemt Y.Yilmaz, famoso commentatore turco, dal titolo netto: "Perché lo Uefa lo ha permesso?". Riferendosi appunto alla casacca con la croce.

Per chiarire meglio la questione, però, vale la pena di tornare indietro di qualche anno. Precisamente al 1928 quando l'Fc Internazionale si fuse con l'Unione Sportiva Milanese. La maglia era bianca rossocrociata, e marchiata da un fascio littorio. Una divisa che venne sostituita poco dopo da quella a strisce nerazzurre. In occasione del centenario, l'Inter ha deciso di riproporla. E mai il club di Moratti avrebbe pensato di scatenare un caso calcistico-religioso.

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Socci: Fede e o superstizione? Nelle sue parole torna l'Anticristo e la fine del mondo.

Un Paese che cresce, senza sviluppo.
Un dettaglio inquietante nella nuova enciclica.


(Antonio Socci - Libero) C’è un personaggio inquietante e apocalittico che Benedetto XVI evoca, a sorpresa, nella recente enciclica “Spe salvi”: l’Anticristo. Per la verità il papa non cita direttamente questo oscuro soggetto che è drammaticamente preannunciato fin dal Nuovo Testamento, ma lo chiama in causa attraverso una citazione di Immanuel Kant che fa una certa impressione rileggere in questi tempi in cui l’Europa sembra in guerra contro la Chiesa, spesso strumentalizzando alcuni gruppi sociali (come gli immigrati musulmani o le donne o gli omosessuali) per sradicare le radici cristiane e per limitare la libertà dei cattolici e della Chiesa. Scriveva Kant: “Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore (…) allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un’opposizione contro di esso; e l’anticristo (…) inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull’egoismo). In seguito, però, poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l’aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose”.

Il Papa sottolinea proprio questa possibilità apocalititca che viene affacciata da Kant secondo cui l’abbandono del cristianesimo e la guerra al cristianesimo potrebbero portare a una fine non naturale, “perversa”, dell’umanità, a una sorta di autodistruzione planetaria, sia in senso morale che in senso materiale (e un tale orrore, peraltro, è oggi nelle possibilità teniche dell’umanità). Essendo l’enciclica un testo molto rigoroso e ponderato, è da escludere che Benedetto XVI abbia evocato l’Anticristo e la “fine dell’umanità” a caso.

Il suo pensiero peraltro è del tutto lontano da suggestioni millenaristiche, c’è dunque da credere che se richiama questi temi scorga veramente nel nostro tempo un confronto drammatico e mortale fra Bene e Male. Oltretutto già in un’altra recente occasione è stata evocata e ben meditata, in Vaticano, la figura dell’Anticristo. E’ accaduto quest’anno, il 27 febbraio, negli esercizi spirituali predicati al Papa dal cardinale Biffi (immagino che i temi siano stati concordati): si è meditato proprio sulla profezia dell’Anticristo (vedi “Le cose di lassù”, ed. Cantagalli). Biffi ha citato infatti il “Racconto dell’Anticristo” di Vladimir Solovev scritto nella primavera 1900, come avvertimento al XX secolo che era agli albori. In quelle pagine il personaggio apocalittico veniva eletto “Presidente degli Stati Uniti d’Europa” e poi acclamato imperatore romano.

“Dove l’esposizione di Solovev si dimostra particolarmente originale e sorprendente e merita più approfondita riflessione” spiega Biffi “è nell’attribuzione all’Anticristo delle qualifiche di pacifista, di ecologista, di ecumenista”. Praticamente un campione perfetto del politically correct. Ecco le parole di Solovev: “Il nuovo padrone della terra era anzitutto un filantropo, pieno di compassione, non solo amico degli uomini, ma anche amico degli animali. Personalmente era vegetariano… Era un convinto spiritualista”, credeva nel bene e perfino in Dio, “ma non amava che se stesso”.

In sostanza questa figura – l’antagonista di Gesù Cristo – si presenterebbe, secondo un’antica tradizione, con gli aspetti più seducenti, una contraffazione dei “valori cristiani”, in realtà rovesciati contro Gesù Cristo, quelli che oggi carezzano il senso comune. L’Anticristo di questo racconto infatti tuona: “Popoli della terra! Io vi ho promesso la pace e io ve l’ho data. Il Cristo ha portato la spada, io porterò la pace”. Parole in cui molti sentono echeggiare quell’accusa al cristianesimo (che sarebbe causa di intolleranza e conflitti) oggi tanto diffusa. Tuttavia si sbaglierebbe a ritenere che il Papa stigmatizzi solo e semplicemente l’anticristianesimo dilagante a causa del laicismo, sebbene così aggressivo e pericoloso. C’è molto di più nei suoi pensieri. Proprio Ratzinger, da cardinale, in una memorabile conferenza a New York, il 27 gennaio 1988, davanti a un uditorio ecumenico, soprattutto di teologi, citò lo stesso racconto di Solovev esordendo così: “Nel ‘Racconto dell’Anticristo’ di Vladimir Solovev, il nemico escatologico del Redentore raccomandava se stesso ai credenti, tra le altre cose per il fatto di aver conseguito il dottorato in teologia a Tubinga e di aver scritto un lavoro esegetico che era stato riconosciuto come pionieristico in quel campo. L’Anticristo un famoso esegeta!”.

Questo discorso fu ripetuto dal cardinale anche a Roma, davanti a una platea di teologi cattolici. Molti, in quelle platee, trovarono sicuramente “provocatoria” questa citazione, sia pure espressa con la pacatezza tipica di Ratzinger che esorta tutti, sempre, a riflettere. Essa però esprime la consapevolezza dell’attuale pontefice – e prima di lui di Paolo VI e di Giovanni Paolo II – che il pericolo non viene solo dall’esterno, da una cultura avversa e da forze anticristiane, ma anche dall’interno, da “un pensiero non cattolico” che dilaga nella stessa cristianità, come denunciò con parole drammatiche Paolo VI quando arrivò a parlare del “fumo di Satana” dentro il tempio di Dio.

Che nella Chiesa, specialmente negli ultimi pontefici, sia diffusa la sensazione di vivere tempi apocalittici (non necessariamente “la fine dei tempi”, ma forse i tempi dell’Anticristo) appare evidente da tanti loro pronunciamenti. Inoltre fa riflettere, anche in Vaticano, la gran quantità di “avvertimenti” soprannaturali, che vanno in tal senso, contenuti in “rivelazioni private” a santi e mistici e in apparizioni di quesi decenni: in qualcuna di esse si afferma addirittura che l’Anticristo sarebbe un ecclesiastico di questo tempo (un “pastore idolo” che sconvolgerà la vita della Chiesa), ma è un’immagine che molti interpretano come riferita a un “pensiero non cattolico” dentro la Chiesa, fenomeno che in effetti è ben disastrosamente visibile. Dà un quadro ragionato e illuminante di tutto questo padre Livio Fanzaga nel volume, appena uscito, “Profezie sull’Anticristo” (Sugarco). Un quadro prezioso per comprendere il senso e la preoccupazione di tanti interventi pontifici. Angosciati sia per le sorti della fede che per le sorti dell’umanità.

La particolare attenzione della Santa Sede all’Italia è dovuta al fatto che qui il peso dei cattolici ha dato – come ha sottolineato il Papa stesso - il segnale di una inversione di tendenza rispetto alle devastazioni anticristiane e nichiliste del resto d’Europa. La Chiesa cioè scommette sull’Italia per riportare l’Europa alle sue radici cristiane e alla fede. Per questo allarma fortemente che in questi giorni, nel Palazzo della politica, si tenti di soppiatto – con la connivenza di alcuni cattolici – di reintrodurre un “reato di opinione riferito alla tendenza sessuale” (come lo definisce “Avvenire”) che apre la strada alla “demoralizzazione” del Paese e domani potrebbe fortemente minacciare la stessa libertà della Chiesa di insegnare la sua morale. Oltretutto tale limitazione alla libertà di pensiero e di parola viene pretesa in nome di un’ideologia libertaria, paradosso che fa riflettere amaramente oltretevere, dove questi scricchiolii sono percepiti come pericolosi avvertimenti prima di un possibile crollo.

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Il teorema Binetti e la libertà di coscienza.

(Giuliano Ferrara - La7) Ecco il teorema sghembo che prende il nome da Paola Binetti. La senatrice cattolica del Partito democratico nega la fiducia al governo, come espediente tecnico per far passare un decreto il cui contenuto respinge «in coscienza». La sua coscienza interna finisce subito sotto esame esterno, sotto inquisizione laica, perché in realtà di niente si dubita come della libertà della coscienza. Eppure, razza di ipocriti che non siamo altro, alla libertà di coscienza, ultimo assoluto nel concerto dei valori relativi, intoniamo gli inni sacri dell'illuminismo del tipo dark, soprattutto quando la libertà di coscienza e l'obiezione che sgorga dal fondo del cuore si rivolgono contro il presbitero, il vescovo, il cardinale o più semplicemente l'avversario. Non appena la purezza inappellabile di una decisione presa nel foro interiore ci sfavorisce, ecco che non l'accettiamo. Ci pare una truffa.
Croce diceva che «coscienza» è parola rettorica, e diffidava dall'abusarne. Aveva le sue ragioni. Il vecchio e cinico filosofo liberale, e storico ed erudito, è morto prima del Concilio Vaticano II, che aveva teologicamente perfezionato e adattato, non sempre con la necessaria prudenza, il concetto di coscienza personale come sacrale contenitore della libertà del cristiano. Fu una rivoluzione che la chiesa cattolica offrì al mondo, e Dio solo sa quanto necessaria nella seconda metà del Novecento, il secolo che ha avviato un processo di abbrutimento totalitario della libertà e dignità della persona di proporzioni bibliche. Ma le rivoluzioni, come segnalano i più intelligenti tra gli storici moderni, prendono un corso impersonale che sfugge, come sfuggì la volgarizzazione del Concilio, alle intenzioni, al disegni, ai programmi dei rivoluzionari. La mia impressione è che Croce avesse intuito, avendo vissuto con tutte le sue ambiguità la fase modernista del cattolicesimo europeo, il serpeggiare, per lo meno potenziale, di una nozione di coscienza come violazione sciatta della disciplina e della coesione razionale del pensiero, per non dire (e non era affar suo) dell'unità e del vigore dogmatico di una fede incarnata nella storia e proiettata fuori della storia.
Così in effetti è andata. La coscienza e la sua libertà sono diventate facilmente il grande alibi collettivo alla portata dell'individuo massa, soprattutto in un mondo sgangherato che non aspettava altro per sfasciarsi ancora un poco, che ardeva dal desiderio di inventarsi alibi intuizionisti per escludere il pensiero logico, il ragionare sostanziale, l'appello alla realtà e il suo riconoscimento, cioè i grandi nemici della paurosa marea di imbecilli che si considerano sovranamente ed estaticamente illuminati dai rumorini e borborigmi del cuore. Alla prova dei fatti, e il caso Binetti è un caso di scuola, la coscienza invece dà fastidio, è il visitatore inopportuno che realizza a sorpresa la tua libertà presuntiva e insincera. E magari te la realizza contro, sfiduciandoti. La Binetti in sostanza non vuole che le si imponga per legge il dovere ideologico di tributare amore per il Gay e per la Donna, perché da brava e libera cristiana, come tutti i bravi cristiani e come tutte le brave persone, si limita ad amare gli omosessuali e le donne, senza per questo dover aderire alla cultura gay e al suo concetto di società indiscriminata, cioè indifferente, o alla mistica di una femminilità ribelle che è solo il triste Ersatz dell'affievolimento teologico del grande racconto di Maria, della Maddatena, delle grandi sante femminili e delle poderose eroine della storia e della fantasia profana, da Elisabetta I a madame Bovary. La Binetti si è comportata come il farmacista cui fa schifo vendere la Ru486, come il medico che non ha voglia di estrarre feti, talvolta vivi, dal seno delle donne incinte. Si è insubordinata in nome della propria coscienza, che è rettamente fomata da una robusta dose di cultura e di prassi cattolica, contro quel mondo che in nome della libertà di insubordinazione ha creato le condizioni di un planetario e losco conformismo ideologico. E quel mondo si è messo subito a maledire quella sua figlioccia, la coscienza, abbandonandola alla ruota davanti al primo convento che ha trovato.

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Riapriamo il Diario. Pochi redattori. Grandi inchieste. Un milione di investimento.

Quindicinale. Così Formenton e Deaglio vogliono rilanciare il giornale.

(Roberto di Caro - L'Espresso) Lo sanno tutte e due, Luca Formenton, l'editore, e Enrico Deaglio, il direttore, che il quindicinale è una periodicità da matti: solo un devotissimo amante va in edicola un sabato sì e uno no in cerca dell'amata rivista. In Italia si ricordano giusto il lenzuolo avanguardista 'Quindici', la comunista eretica 'Nuovasocietà' e gli 'Albi della Rosa' di Topolino, in Germania 'Brigitte' di pizzi e budini, "...ma in America, agli esordi, la 'New York Review of books'", chiosa Deaglio, più intrigato che intimorito dalla scommessa. Chiuso come settimanale il 7 settembre scorso dopo 11 anni di onorato servizio ma con una tiratura ridotta a 8 mila copie e un passivo 2007 di quasi 500 mila euro tutti sulle spalle di Formenton, 'Diario' riapre il 15 gennaio con la nuova periodicità, 25 numeri l'anno più tre o quattro speciali monografici extra e una serie di novità non da poco. Sarà in formato quadrotto, 22 per 26 centimetri, da 120 a 160 pagine, brossurato, in elegante carta da libro, concepito perché il lettore lo conservi in biblioteca anziché cestinarlo a fine lettura. La grafica? "Richiamerà quella dei grandi giornali progressisti americani fra il 1890 e il 1910", si compiace Deaglio. "Diceva Verdi, torniamo all'antico, sarà un progresso", parola di Formenton. Insomma una sciccheria, al costo di euro sette. A ogni numero allegheranno un poster, schema di un argomento "attraverso gli strumenti della cartografia o della pittura": tipo i paginoni dell''Espresso colore' anni Settanta che di un fenomeno ti raccontavano visivamente origini storiche, ascendenze culturali e stato presente.

Bene, ma dentro le pagine che cosa ci si troverà? "Le inchieste vecchia maniera, di 'sani princìpi'", risponde Deaglio. E siccome questo ha fatto per 11 anni, è la continuità che tiene a rimarcare. "È inutile", aggiungono, "rincorrere un'attualità spesso fittizia: la si afferra meglio uscendone, aggirandola, commentandola. O producendola". E citano gli exploit da 70-100 mila copie con quei numeri su memoria, berlusconeide, G8 con foto e cronache dei partecipanti; fino a 'Quando c'era Silvio', il film autoprodotto dalla Luben production (Luca Beppe Enrico, dove Beppe è il giornalista e documentarista Cremagnani) sui brogli alle ultime politiche, 160 mila copie vendute in quel mare pieno di insidie che è sempre stata per 'Diario' l'edicola: con l'unico rammarico che il traino sulle vendite del settimanale risultò minimo. Dovesse uscire oggi, Deaglio titolerebbe sul 'dialogo di Veltroni con il Duce vecchio', ovviamente Berlusconi. Formenton ci metterebbe un pezzo in controtendenza sulla sicurezza: "Siamo proprio certi che sia così scarsa? In Europa la criminalità comune è calata del 35 per cento". O, di nuovo Deaglio, un carnet sulla settimana in cui, "dall'omicidio di Giovanna Reggiani ai decreti antiromeni poi caduti nel dimenticatoio, stavamo ufficialmente per diventare un paese razzista".

Con quanti soldi, giornalisti, pubblicità si riparte? "Ci investo un milione di euro in un biennio", risponde Formenton, "per il momento" unico proprietario di Editoriale Diario: se poi le cose andranno bene, magari la porterà nel Gruppo il Saggiatore, che Luca divide con suo fratello Mattia. Il break-even è 10 mila copie di vendita più il recupero dei 4 mila abbonati che aveva il settimanale. Redazione a ranghi ridottissimi: il direttore, Giacomo Papi, Andrea Jacchia, probabilmente altri due, e molti collaboratori, anche giovani. Il bubbone è la pubblicità: "Berlusconi ci ha tagliato le gambe", attacca Deaglio, ma Formenton lo blocca: "Detesto i piagnistei sulla pubblicità". Non resta che esorcizzarlo, il fantasma. A cominciare dai bilanci: "Non la contabilizzeremo preventivamente nei piani finanziari. La raccoglieremo internamente e, dichiarandolo in calce a ogni numero, servirà all'inserzionista per comprare abbonamenti e destinarli a chi vuole: ai suoi clienti, a un gruppo di carcerati, magari ai 2.800 costituendi del Pd". Già, il Partito democratico. Alle primarie Formenton è andato a votare, ma non quella "vecchia pantegana della sinistra" (parole sue) di Deaglio. Un conto, infatti, è la memoria viva: il 15 dicembre in edicola doppio dvd con gli 11 anni di 'Diario' più i tre film, il 27 gennaio il numero annuale sulla memoria dell'Olocausto e il film di Cremagnani e Deaglio sul recupero dei 50 mila morti ammazzati dalla silenziosa dittatura franchista. Altro conto sono "la retorica, il linguaggio frusto di una sinistra obsoleta, immobile, e per questo assai malconcia". A queste stantìe pantomime, il rinato 'Diario' non sembra intenzionato a fare sconti.

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È tutto Merkel quello che luccica.

Angela Merkel
(Walter Rahue- Panorama) Per un attimo Angela Merkel dimentica la sua proverbiale modestia e con un orgoglio quasi sfrontato dichiara ai deputati del Bundestag: «La große Koalition ha fatto i suoi compiti, eccome se non li ha fatti». Per dimostrarlo il cancelliere non ha bisogno di fare lunghi discorsi, ma al dibattito parlamentare per l’approvazione del prossimo bilancio, giovedì scorso a Berlino, ha tirato fuori dalla cartella un foglio di appunti colmo di dati, statistiche e numeri.

In appena 2 anni di cancellierato il numero dei disoccupati è sceso in Germania da 5,2 a 3,3 milioni, il disavanzo pubblico è rientrato nuovamente al di sotto del 3 per cento ed entro il 2011 verrà azzerato per la prima volta dal 1967.
L’economia è cresciuta nel 2006 del 2,9 per cento, quest’anno del 2,4 e l’anno prossimo dovrebbe avanzare nuovamente del 2 per cento. Lo stato è tornato a investire nel futuro, devolvendo il 3 per cento del bilancio alla ricerca e alle università e gli scienziati tedeschi hanno ripagato in anticipo aggiudicandosi i Nobel di quest’anno per la chimica e la fisica, le stesse materie nelle quali Merkel si laureò nel 1978 all’Università di Lipsia.
Nei prossimi anni il governo metterà a disposizione delle famiglie 2 milioni di nuovi posti in asili nido, entro il 2020 la Germania ridurrà del 40 per cento le sue emissioni di anidride carbonica e coprirà il 20 per cento del suo fabbisogno energetico con fonti rinnovabili.
La grande coalizione si è distinta anche per misure coraggiose e poco popolari, come l’aumento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni e dell’iva dal 16 al 19 per cento, l’incremento della tassa sugli interessi bancari e sui guadagni in borsa, portata al 25 per cento, o l’abrogazione degli incentivi per pendolari e acquirenti di immobili. Ciononostante, a metà legislatura è ancora «tutto Merkel ciò che luccica», visto che solo il cancelliere vola nei sondaggi.
L’ultima indagine dell’istituto Forsa per conto della rete tv Rtl e del settimanale Stern indica come il 67 per cento dei tedeschi si dichiara soddisfatto per «l’ottimo» lavoro svolto da Merkel nei suoi primi due anni di guida del governo, mentre solo il 38 per cento si dichiara soddisfatto del lavoro dell’Unione cristiano-democratica (Cdu), il partito del cancelliere. Per la ragazza venuta dall’Est, che solo con la caduta del Muro di Berlino ha scoperto il suo istinto per il potere, il problema non è da poco. Per vincere le prossime elezioni del 2009 la Cdu dovrà superare il tetto del 40 per cento. Solo così potrà evitare una rivolta dei patriarchi conservatori del partito contro la sua svolta moderata e pragmatica, e soprattutto scongiurare altri 4 anni di matrimonio forzato con la Spd.
Ma il prossimo traguardo è tutto privato. Dopo 2 anni per Angela Merkel sta per arrivare il momento di riposarsi. «Sono contenta che Natale sia alle porte» ha confessato con insolita naturalezza a Stern. «Andrò sulle Alpi, farò sci di fondo, qualche passeggiata sulla neve con mio marito Joachim Sauer e cucinerò un’oca».
Difficile immaginarsi la politica più potente d’Europa alle prese con fornelli, pentole e decorazioni per l’albero. Ma potere e popolarità non sembrano avere dato alla testa ad Angela Merkel, che al contrario di altri suoi colleghi è sempre rimasta con i piedi per terra. A Berlino si può ancora incontrare il cancelliere fare la spesa con il carrello (e le guardie del corpo) nel supermercato vicino al suo piccolo appartamento, nel vicolo Am Kupfergraben di fronte all’Isola dei Musei.
Pettegolezzi e paparazzi non trovano spazio nella sobria e laboriosa «Merkel-Republik». La concessione più trasgressiva all’estetica metropolitana è il nuovo (ma già collaudato) look curato dal parrucchiere di grido berlinese Udo Walz.
La meta turistica più esotica scelta da cancelliere e consorte per le ferie è Ischia, l’appuntamento più mondano dell’anno quello della prima del festival wagneriano di Bayreuth, dove il cancelliere ha osato indossare un abito da sera leggermente scollato. Quanto basta per conquistare la simpatia di un’attrice cosmopolita come Cate Blanchett, che recentemente ha confessato di «adorare» Merkel per via della sua politica estera e del suo impegno a favore dei diritti umani e dell’ambiente.
Doti che mandano in tripudio anche l’opposizione francese frustrata da Nicolas Sarkozy, che pur di vendere un paio di centrali nucleari e un centinaio di nuovi Airbus al regime cinese tergiversa sui problemi in materia di democrazia, diritti civili, rispetto dell’ambiente e del copyright.
Angela Merkel, invece, a settembre ha voluto ricevere di persona nel Palazzo della cancelleria il Dalai Lama, mandando su tutte le furie il governo cinese, che è ancora irritato con lei, ma in fondo ha imparato a rispettarla. Come Vladimir Putin, grande amico di tanti statisti occidentali ma trattato con aperto scetticismo dal cancelliere. Al contrario del predecessore socialdemocratico Gerhard Schröder e dell’ex ministro degli Esteri pacifista Joschka Fischer, nella sua visita a Mosca Merkel non ha frequentato solo i saloni del Cremlino, è andata in un freddo appartamento di periferia per incontrare dissidenti e oppositori di Putin.
La vera forza di Angela Merkel sta proprio nel suo modo disinvolto ma risoluto, cordiale ma duro di fare politica estera e di rivendicare per la Germania un ruolo sempre più decisivo a livello internazionale.
In politica interna invece è ancora un po’ debole, intenta com’è a tenere insieme Cdu e Spd. Il suo stile appare sommario, le sue convinzioni provvisorie, le sue scelte opportunistiche. Forse attende solo il momento giusto per sbarazzarsi dell’alleato socialdemocratico, come ha insinuato di recente Der Spiegel, un tempo tra i più fervidi sostenitori di Merkel. Ma oggi, con la poltrona del direttore vacante, il settimanale è indeciso se abbracciare di nuovo la sinistra, orfana di un vero candidato per la cancelleria.
Merkel, pur fra tanti successi e riconoscimenti, deve ancora dimostrare di saper vincere davvero un’elezione. Nel 2005 ha battuto Gerhard Schröder solo per una manciata di voti.
In attesa del prossimo test elettorale, che si svolgerà (se la coalizione tiene) nel 2009, resta il voto in tre regioni (Assia, Amburgo, Bassa Sassonia) dove una sconfitta per i conservatori potrebbe per la prima volta scalfire il mito Merkel.
Soltanto il settimanale News-week ha finora osato definire «in declino» la stella di Angela. E questo forse solo perché era entrato in possesso di una foto che ritraeva il cancelliere insolitamente melanconica mentre guardava fuori dal finestrino di un aereo. Magari stava solo pensando all’oca da fare al forno per Natale.

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Perché è giusto punire l´omofobia .

(Ignazio Marino* - La Repubblica) Caro direttore, era una fresca sera d´autunno e Matthew Shepard, studente di scienze politiche all´Università del Wyoming negli Stati Uniti, decise di uscire per vedere gli amici, bere qualcosa, divertirsi come fanno tutti i giovani di vent´anni. Quella sera, il 7 ottobre 1998, fece amicizia con due coetanei che si offrirono di riaccompagnarlo a casa. Invece lo portarono fuori città, in un luogo isolato, lo legarono ad una staccionata, lo pestarono furiosamente, gli spaccarono il cranio con il calcio di una pistola e alla fine lo abbandonarono in fin di vita. Un ciclista passando di lì il giorno dopo immaginò che alla staccionata ci fosse appeso uno spaventapasseri ma avvicinandosi si rese conto che quel fantoccio era un ragazzo che respirava ancora e diede l´allarme. Matthew Shepard morì cinque giorni dopo in ospedale a causa delle ferite, senza aver mai ripreso conoscenza.
Sul crimine, commesso con lo scopo esplicito e premeditato di punire un omosessuale, venne fatta presto chiarezza e i due assassini condannati all´ergastolo. Ma la motivazione per quel crimine brutale, ovvero l´odio, determinò in molti stati americani numerose iniziative legislative sui cosiddetti hate crime ed oggi si lavora ad una legge federale bipartisan, il Matthew Shepard Act, già approvata da un ramo del Parlamento.
Oggi negli Usa, come in molti altri paesi del mondo, chi sostiene idee che ammettano la discriminazione sulla base della razza, della fede religiosa, della nazionalità, dell´orientamento sessuale non viene assunto in un´azienda o ammesso in un´università. La tolleranza è considerata una condizione indispensabile del convivere civile al fine di garantire pieno senso di cittadinanza a tutti. Ma la motivazione che sta alla base di leggi che fanno riferimento ai crimini dettati dall´odio rispetto alla diversità è legata anche alla necessità, e alla volontà, di offrire a tutti i membri di una società articolata e multietnica il senso di appartenenza. Ci si propone così di evitare l´alienazione, il senso di estraneità alla collettività, un sentimento che ostacola la realizzazione del bene comune.
Come tutti sappiamo, lo scorso 6 dicembre, la senatrice Paola Binetti non ha votato la fiducia al governo Prodi, motivando la sua decisione sulla base di una scelta di coscienza che le impediva di riconoscere come punibile la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, o fondati sull´orientamento sessuale o sull´identità di genere. Questo, forzando l´interpretazione del riferimento legislativo, avrebbe aperto le porte a chissà quali rivendicazioni, dalla senatrice considerate inaccettabili. È risultato poi che l´emendamento conteneva un errore tecnico: ma, errore o no, è comunque in gioco una questione di principi. Personalmente ho votato la fiducia al governo perché pienamente convinto dell´importanza di una legge sulla sicurezza che, tra le altre cose, condanni la violenza di chi discrimina e perché ho orrore di chi vuole dividere la società in buoni e cattivi sulla base delle convinzioni personali. Anche io ho interrogato la mia coscienza prima di votare e vi ho trovato delle risposte diverse da quelle rese pubbliche da chi ha contrastato la legge di Giuliano Amato: io credo che le convinzioni personali devono essere sempre rispettate e protette anche dalla legge, se serve, purché non arrechino danno ad altri.
Sono un credente e non pretendo di conoscere tutte le scritture sulle quali si fonda la religione cristiana, so però che in uno dei libri della Bibbia, il Levitico, vi è una condanna dell´omosessualità. Ma quel libro, un monumento storico di indubbia rilevanza, non può costituire la base per chi legifera né può valere per chi non lo riconosce come libro sacro. Per chi come me crede nel messaggio di Cristo non dovrebbero comunque valere di più le parole pronunciate di fronte all´adultera: «Chi tra di voi è senza peccato scagli per primo una pietra contro di lei»?
Non credo che esistano giustificazioni, laiche o religiose, per ostacolare una legislazione che mira a sanzionare l´odio. Ricordiamoci di Matthew Shepard quando in Parlamento discutiamo se sia giusto o no punire chi compie violenze spinto dall´odio. Ricordiamoci anche del prosindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, che lo scorso agosto invocò la «pulizia etnica contro i culattoni». È questa la deriva che dobbiamo evitare, intervenendo dal punto di vista legislativo ma anche culturale, per creare una società dell´accoglienza, o per lo meno della tolleranza, laica e non in contrasto con il messaggio cristiano.

*L´autore è chirurgo e presidente Commissione sanità del Senato.

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