(La7) Il fotografo Oliviero Toscani racconta le sue visite a sette bracci della morte statunitensi in un'intervista realizzata da Edoardo Camurri che andrà in onda, in sintesi, domenica 31 agosto alle 21.30 nel corso di ISTANTANEA, programma condotto da Rula Jebreal.
Il programma propone al suo interno il documentario "Finché morte non ci separi - La storia di Kenneth Foster", un ritratto del ragazzo afro-americano che ha attirato l’attenzione e il rispetto dell’opinione pubblica di tutto il mondo per la sua estenuante lotta per la vita contro il governo del Texas che l’ha condannato a morte per un delitto mai commesso.
Nella stessa puntata Rula Jebreal intervista Emma Bonino.
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mercoledì 27 agosto 2008
La 7 incontra Oliviero Toscani. Il video integrale.
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mercoledì 20 agosto 2008
La7, su "Omnibus" un dibattito sempre attuale. Family day, family gay, family mai.
(La7) Ospiti del dibattito di oggi condotto da Manuela Ferri il sen. Carlo Giovanardi (sottosegr. alla Famiglia), Miriam Mafai (La Repubblica), Barbara Alberti (scrittrice), Laura Laurenzi (scrittrice) e, da Bologna, Franco Grillini (Partito Socialista).
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17:06:00
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mercoledì 13 agosto 2008
Per soldi? Chiambretti va a Mediaset: "Tv virtuosa".
L'ironia del conduttore: sognavamo tutti di morire comunisti.
(Il Corriere della Sera) Sempre più vicino a Mediaset Piero Chiambretti. Tv Sorrisi e Canzoni nel numero in edicola oggi rivela che il conduttore e anima di Markette sta chiudendo in questi giorni il contratto che lo legherà alle reti di Cologno Monzese per i prossimi anni.
«Con La7 il mio contratto è scaduto — conferma Chiambretti —, ma ci sono ancora alcune piccole questioni da sistemare e di questo si sta occupando il mio agente. Non voglio fare come quei calciatori che giocano con due maglie, rischiando una brutta fine. Per il resto, posso aggiungere: sognavamo tutti di morire comunisti. E in ogni caso, "in Mediaset stat virtus"». Se sono quasi certi l'orario di messa in onda (la seconda serata) e la collocazione (Italia 1), poco si sa ancora del nuovo format che segnerà il debutto del conduttore sulle reti del Biscione. Si tratterà quasi sicuramente di un talk show che potrebbe avvicinarsi più allo stile di Chiambretti c'è che non al trasgressivo Markette. Del resto i segnali che portavano a questa soluzione negli ultimi tempi non erano mancati. A giugno l'annuncio che l'esperienza su La7 poteva dirsi conclusa, dopo il cambio al vertice della rete che però, a dire del conduttore, non influiva nella sua decisione. «Markette ha realizzato un suo percorso — raccontava Chiambretti, 52 anni compiuti lo scorso 30 maggio — e io avevo deciso di chiudere il programma ancor prima che arrivassero i nuovi amministratori. Una trasmissione di quella forza ed efficacia deve chiudere al massimo, come una "leggenda", non tirata per i capelli. A marzo ho avuto la chiara e netta sensazione che Markette aveva chiuso».
Questo il suo ragionamento: «La trasmissione poteva andare avanti per anni, essendo ogni sera diversa, ma lo spirito che la animava, il gruppo che si era formato, aveva raggiunto la maturità. Quattro anni, per un totale di otto serie, sono un ottimo lavoro. Sono convinto che il programma abbia incrementato la visibilità della rete e dunque raggiunto la "mission" che ci eravamo dati con Antonio Campo Dall'Orto (l'ex direttore di rete)». Chiusa l'esperienza di La7, pareva naturale che per Chiambretti si riaprissero le porte della Rai dove il conduttore ha lavorato per vent'anni. Dal direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce solo elogi: «Su Raiuno finché ci sarò io è sempre il benvenuto. Deve solo decidere lui». Ma ai primi di luglio Chiambretti lascia la strada che porta a Viale Mazzini e vira su Cologno Monzese. Alla presentazione dei palinsesti Mediaset il direttore generale Contenuti Alessandro Salem rivela: «Stiamo parlando con Chiambretti. Non abbiamo ancora chiuso, ma c'è un contatto importante». L'epilogo è prossimo.
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venerdì 11 aprile 2008
Aida Yespica, icona gay? Lesbica al 65%? Video intervista.
(La7) Le godibili interviste di Piero Chiambretti a Markette in cui salta fuori una Aida Yespica arguta ed intelligente nonchè sessualmente curiosa, come si dice "aperta a nuove esperienze"...
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09:50:00
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giovedì 13 marzo 2008
La MarKetta su 'Fabio Cannavaro, lo scugnizzo d'oro' più amato dai gay italiani.
(La7) La promozione della puntata, il libro scritto da Manuel Parlato, dedicato al campione del mondo Fabio Cannavaro (nuova icona gay). Segreti e ricordi del capitano della nazionale italiana campione del mondo.
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Prima parte.
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Seconda parte.
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17:05:00
Etichette: icone gay, interviste, la7, libri, personaggi, piero chiambretti, televisione
lunedì 3 marzo 2008
A La7 si parla ancora di Vaticano e omosessualità.
Paolo Calabresi è il prof. Joseph Nicolosi, uno psicologo americano che ha messo a punto una cura per l'omosessualità, detta 'teoria riparativa della sessualità'. Un viaggio nell'Italia degli imbroglioni e degli opportunisti nelle inchieste di Italian Job, con Paolo Calabresi e quella della terapia riparativa è, a tutti gli effetti, una vera e propria presa in giro.
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17:04:00
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sabato 16 febbraio 2008
Mastella, Casini, Bertinotti, Ferrara, Veltroni, Berlusconi. La settimana politica secondo La7.
I servizi del tg con un sommario degli avvenimenti politico-elettorali della settimana.
ELEZIONI, L'UDEUR CORRERÀ DA SOLA.
Lo ha annunciato Mastella al termine dell'ufficio politico del partito.
L'Udeur si presentera da sola alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Lo ha annunciato il segretario Clemente Mastella, al termine della riunione dell'ufficio politico del partito. "L'Udeur andra da solo, c'è spazio al centro", ha fatto sapere in conferenza stampa." Vogliamo correre da soli, ma non in solitudine: vogliamo con noi i cattolici inquieti rispetto alla normalizzazione che si sta tentando di fare della politica"ha affermato il leader dell'Udeur
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A CASINI L'ULTIMA PAROLA: DOMANI DECIDERA' SE L'UDC CORRERA' DA SOLA.
La condizione irrinunciabile per i centristi è il mantenimento del simbolo.
Giornata decisiva domani per definire la scacchiera delle alleanze nel centrodestra. Pier Ferdinando Casini scioglierà infatti la riserva sulla possibilità che l'Udc decida di correre in solitudine alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. L'intesa con il Pdl è però ancora sul tavolo : Casini ha detto che nelle prossime ore sentirà Berlusconi. La condizione per i centristi è sempre la stessa: il mantenimento del simbolo, considerato irrinunciabile. "La nostra preferenza è per un accordo con il centrodestra- ha dichiarato Casini - Se si potrà fare bene, altrimenti - la nostra decisione è quella di andare da soli". Una cosa è certa, se il centrodestra non avrà la maggioranza l'Udc non è disponibile ad alleanze dopo il voto, definite da Casini "una cosa che sta tra il grottesco e il ridicolo". Ha invece sciolto i dubbi l'Udeur di Mastella, che al termine del consiglio politico del partiti fa sapere che correrà da solo e parla di una "umiliazione" dei cattolici in politica e di "un'intesa molto forte tra Berlusconi e Veltroni nella direzione di una normalizzazione della vita politica".
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ABORTO, PRIVACY: ACCERTAMENTI SUL CASO DI NAPOLI. LITE FERRARA -PANNELLA.
Sull'interruzione di gravidanza scontro tra Giuliano Ferrara e Marco Pannella per un mancato confronto televisivo.
Il Garante per la privacy ha avviato accertamenti sul caso verificatosi al Policlinico "Federico II" di Napoli, dove tre giorni fa la polizia ha fatto irruzione in seguito a una segnalazione anonima, rivelatasi falsa, che denunciava un aborto illegale. Gli agenti avevano eseguito sequestri di materiale clinico e interrogatori, ma l'aborto terapeutico era regolare. Oggi l'Authority ha chiesto alla Questura di Napoli, alla Procura e all'Azienda ospedaliera informazioni sul caso per valutare eventuali violazioni della privacy, ma anche per "verificare il quadro delle misure organizzative e tecniche adottate per assicurare la tutela dei diritti delle persone ricoverate per interventi relativi all'interruzione volontaria della gravidanza". Intanto infuria la polemica sull'aborto. Oggi a tenere banco è la lite tra Giuliano Ferrara e Marco Pannella. Ferrara, fondatore di una lista anti-abortista, ha rifiutato di presentarsi in un studio televisivo per confrontarsi in diretta con il leader radicale sul tema dell'interruzione di gravidanza. Pannella ha dato in escandescenze in diretta tv polemizzando sull'assenza di Ferrara.
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VELTRONI: "SE VINCERÒ PIÙ AIUTI AI PRECARI E ALLE FAMIGLIE".
Il leader del Pd ha presentato alcune delle sue idee elettorali a Porta a Porta. "No alle larghe intese".
Giornata intensa quella di ieri per Walter Veltroni. Il segretario del Pd si è dimesso da sindaco di Roma, ha trovato l'accordo elettorale con Antonio di Pietro sull'alleanza con l'talia dei valori e infine ha presentato le due idee programmatiche alla "terza camera" del Parlamento: il salotto di Bruno Vespa. Qui, Veltroni sgombra subito il campo dalle ipotesi di inciucio: (niente larghe intese...)
Il leader del Pd però invita Silvio Berlusconi a cambiare "insieme" e prima del voto i regolamenti parlamentari. Poi alcuni dei punti che presenterà sabato all'Assemblea costituente del partito. Innanzitutto la questione salariale: se vinceremo le elezioni - spiega Veltroni - stabiliremo "un compenso minimo legale" di circa 1.000 euro al mese anche per i lavoratori atipici. E poi ci sarà il "sostegno alla famiglia e alla natalità" con una "detrazione fiscale per ogni figlio di circa 2.500 euro".
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ECCO IL SIMBOLO DELLA COSA ROSSA.
Niente falce e martello per la Sinistra Arcobaleno.
Rifondazione Comunista, i Verdi, i Comunisti italiani e Sinistra Democratica. Fausto Bertinotti, che ha escluso una sua candidatura come capolista in tutte le circoscrizioni, ha detto che l'obiettivo della sinistra deve essere l'unità per rompere il duopolio PD-PDL. "Ognuno la porta con sè" è stata la risposta di Bertinotti ai cronisti che gli chiedevano dell'assenza della falce e martello dal simbolo della Sinistra Arcobaleno che, ha proseguito il presidente della Camera, punterà alla doppia cifra alle elezioni politche di aprile.
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LA STRATEGIA DELLE ALLEANZE IN VISTA DELLE ELEZIONI.
Berlusconi ha invitato Casini ad abbandonare il proprio simbolo. Veltroni ha incontrato i radicali e Di Pietro.
Quella di oggi è una giornata cruciale per le alleanze in vista delle elezioni del 13 e 14 aprile, date in cui si andrà alle urne anche per le amministrative. Nel centrodestra, Silvio Berlusconi ha infatti invitato l'Udc ad abbandonare il proprio simbolo. Il leader del Popolo delle libertà Berlusconi ha rivolto il suo appello al leader dell'Udc chiedendogli di fare a meno di un simbolo - ha detto il cavaliere - che non ha una storia come quella dello scudocrociato. Pronta la risposta di Casini: "Sì alle unioni, no alle annessioni". Sul fronte opposto, Walter Veltroni, che stamane lascerà il Campidoglio, è chiamato a sciogliere il nodo dell'intesa con l'Italia dei Valori. In tarda mattinata il segretario del Pd Veltroni incontrerà l'ex pm Antonio Di Pietro. Se questo matrimonio si può fare, difficile appare l'intesa invece con i radicali che sono gia arrivati al loft del Pd di piazza Sant'Anastasia.
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sabato 9 febbraio 2008
Sei nazioni: Sale la febbre per Italia Inghilterra.
Domenica a Roma la partita, che sarà tramessa in diretta su La7, in uno stadio Flaminio completamente rinnovato.
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domenica 27 gennaio 2008
LA MEMORIA DELLA SHOAH, PARLA UN SOPRAVVISSUTO.
(La7) Paolo Spezzetta, friulano, 94 anni, scampò all'orrore del campo di sterminio di Dachau. Domani la Giornata della Memoria.
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02:26:00
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domenica 20 gennaio 2008
Il Papa day discusso su La7 tra verità propaganda e ipocrisie.
(La7) Oggi ad Omnibus parliamo con Rocco Buttiglione, Franco Grillini, Massimo Teodori, Mario Morcellini e Moni Ovadia della vicenda del papa Benedetto sedicesimo, del rifiuto alla Sapienza e della chiamata di oggi a piazza S.Pietro che ha assunto sfumature politiche.
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martedì 15 gennaio 2008
Il ritorno di "Markette" con la kappa...
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19:52:00
Etichette: cult, gayfriendly, ironia, la7, lifestyle, satira, televisione
lunedì 7 gennaio 2008
Sei iscritto all'Arcigay? Ok, allora sei omosessuale. Nuovi bidoni televisivi.
Attenzione: Deviazione.
Al ragazzo fu chiesta una prova della propria omosessualità. E già questo fa ridere. A voi hanno mai chiesto una prova della vostra eterosessualità? Ma sapete che prova è stata richiesta? l'iscrizione all'Arcigay. Come se fossero le associazioni a decidere della sessualità delle persone.
(Une belle histoire) Facendo zapping mi sono ri-imbattuto, dopo la prima traumatica volta cui è seguito un rapido scambio di idee con le sue cheerleader, in Mario Adinolfi ed in "Pugni in tasca", la nuova (?) trasmissione di Mtv da lui condotta. Sorvolando sul fatto che, nonostante il conduttore si vanti di essere il primo under 40 a condurre un talk show in Italia, di nuovo nel programma, pronipote di decine di antenati moooolto simili targati anni '90, ci sia ben poco, chissà come mai nella puntata di stasera, dedicata alla discriminazione sessuale e razziale, mi vien da notare subito come una prima metà del pubblico venga dritta dritta dall'oratorio e l'altra sia stata reclutata da Arcigay. Anzi no, pardon da Mario Mieli leggo (che come i circoli fanno casting televisivi de sti tempi signora mia...lei non ha idea!). Insomma in questa guerra fra cielo e terra, fra "buoni e cattivi" di quelle che fanno tanto tv-generalista-che-guarda-la-"gente" ma che chiunque giurerebbe di non guardare (perchè "la gente" è sempre qualcun altro) spuntano fuori storie di ordinaria omofobia (vedi i professori che al liceo ti chiamavano "frocio") e le storie più eclatanti come quella del ragazzo a cui fu revocata la patente di guida dopo esser stato ritenuto non idoneo alla leva in quanto omosessuale. A me riguardo questa storia, ora come allora, venero in mente un paio di considerazioni: -Se praticamente da 20 anni a livello internazionale l'omosessualità non è più considerata una malattia, perchè il fatto di essere omosessuali esonerava (o impedisce nei casi, seppur più rari, di persone omosessuali che avrebbero voluto far carriera militare) dalla leva? -Sorvolando pure sulla soria della patente che potrebbe essere assimilata sì ad una barzelletta, ma una barzelletta che ci sta costando anni di processi, corsi e ricorsi, che ovviamente significano soldini, perchè tu, persona omosessuale, con mille altre possibilità, usi il fatto di esser gay per scavallare la leva come se realmente costituisse un impedimento o un handicap? -Al ragazzo fu chiesta una prova della propria omosessualità. E già questo fa ridere. A voi hanno mai chiesto una prova della vostra eterosessualità? Ma sapete che prova è stata richiesta? l'iscrizione all'Arcigay. Come se fossero le associazioni a decidere della sessualità delle persone. Ma il clou una volta tanto non è stato raggiunto tanto con l'intervento di Vladimir Luxuria che si è scagliata ferocemente contro la Chiesa Cattolica davanti ad un interdetto ed imbarazzatissimo conduttore (*) che non tarda a prendere ufficialmente le distanze ancor prima della messa in onda della puntata con apposito post sul suo blog, quanto da un ragazzo che, dalle fila dell'"oratorio" interviene sulla questione del ritiro della patente e sul dibattito dell'omosessualità come patologia con la fantastica interpretazione etimologica e linguistica della parola "patologia", secondo lui appropriata perchè qualsiasi minoranza patisce una deviazione rispetto alla normalità statistica. Il che se non altro mi rincuora. Chi per un motivo, chi per un altro (Hai i capelli rossi? Sai attorcigliare in bocca la lingua?) siamo tutti dei deviati. (*) Prima che le donne dell'harem di Adinolfi assaltino questo blog vi volevo far sapere che vi ho voluto tanto bene. A loro invece volevo preventivamente dire che almeno su qualcosa sono d'accordo con lui: certamente non ha tutti i torti quando dice che spesso in Italia l'unica ad essere identificata come nemica dell'autodeterminazione e della laicità sia la Chiesa Cattolica. Effettivamente non è la Chiesa, che come sta avvenendo per la storia della revisione della 194, potrebbe cantare a suo discapito fino a finir la voce senza sortire alcun effetto, la vera portatrice di queste colpe e neanche tanto i nostri politici che, seppur costantemente genuflessi, cavalcano il più delle volte l'onda del populismo. In questo Paese dove tutti si svegliano solo quando qualcuno sconfina i limiti del proprio personalissimo orticelloognuno provi a guardare dentro di sé facendosi un piccolo laico esamino di coscienza. Come a dire "ognuno ha ciò che si merita". E poi fine della predica
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giovedì 3 gennaio 2008
Un'eterosessuale in difesa di una sana omosessualità.
(Luigi Boschi) Mi riferisco ad una recente trasmissione televisiva (ndr. Otto e mezzo su La7), avente per oggetto l'Omosessualità. Provai la sgradevole sensazione che i conduttori, coadiuvati da un vecchio prete e da un laico-cattolico - dalle idee un po' 'deliranti', abbiano strumentalizzato un ragazzo di 20 anni circa, il quale si è sforzato di far loro comprendere - volutamente reticenti - che la propria omosessualità era perfettamente naturale, che viverla era altrettanto naturale e che al contrario non viverla sarebbe stata contraria alla natura e quindi alla volontà di Dio. Certamente quel ragazzo omosessuale era ed è tutt'oggi molto migliore e più puro di preti pedofili e non, di preti omosessuali e non, oltre che di tanti tantissimi cristiani bigotti eterosessuali, che si dedicano al 'sollazzo' dello scambio delle coppie (anche se regolarmente sposate e con rito cattolico) e a moltissime altre aberrazioni etiche, a causa delle quali l'animale-uomo dovrebbe vergognarsi di esistere. E' mai possibile che in Italia, laddove c'è in ballo la sessualità, la si voglia a tutti i costi confondere con l'illecito e con il peccato? E poi perchè la stragrande maggioranza dei conduttori televisivi nelle trasmissioni di taglio sessuale ha paura di invitare ad affrontare questo tipo di tematica (e non solo questa) anche i cristiano-protestanti, che certamente hanno le idee molto più chiare di milioni di cattolici, spesso molto ignoranti? Essi - cioè i protestanti -, anche se una minoranza, rappresentano pur sempre e a pieno titolo l'altra faccia della medesima medaglia, cioè il Cristianesimo. Faccio presente che io non sono cristiano-protestante (anzi non sono cristiano né aderisco ad altre religioni) e non sono omosessuale. E - questo - lo preciso non per una specifica bigotta necessità, ma perchè - come giustamente ogni omosessuale - mi compiaccio della mia naturale condizione di eterosessuale, per la quale non ho il diritto di godere né di privilegi né di meriti. Per quanto riguarda infine i riferimenti biblici, di cui - secondo me - con protervia teologica ha 'dottamente' fatto sfoggio il signore laico-cattolico, sarebbe stato più prudente da parte sua non menzionarli, perchè l'esegesi storico-biblica più avanzata ha ampiamente dimostrato che molta parte della Bibbia è considerata falsa e che la restante parte è stata profondamente manipolata ed interpolata1. Inoltre, credo - a tal proposito - che sia in atto una citazione in giudizio della CEI assieme a 28 coeditori della Bibbia CEI e al Ministero della P.I. da parte della Casa editrice 'Editing & Printing' per manipolazioni ed altro della Sacra Scrittura, su cui si attende giustamente il giudizio della magistratura (vedasi a tal proposito il sito utopia.it)
Federico Bartolozzi
1. Vedasi: Karlheinz Deschner, "Storia criminale del Cristianesimo", Tomo III, Ariele, Milano, 2002.
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mercoledì 19 dicembre 2007
Unione (non) civile).
(La7) Puntata sui diritti nel giorno in cui viene celebrato il successo della moratoria sulla pena di morte. In studio Franco Gruillini (Partito Socialista), Savino Pezzotta, Luigi Amicone (direttore di 'Tempi'), Stefano Rodotà (ordinario di diritto civile presso l'università di Roma La Sapienza), Mauro Fabris (capogruppo UDEUR).
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UNIONI CIVILI/ PEZZOTTA: SERVONO DISTINZIONI DA MATRIMONIO.
Non distruggere istituzioni che creano relazioni.
Apcom) - "Non facciamo delle equiparazioni, ma delle distinzioni: non è uguale un matrimonio tra maschio e femmina e una convivenza tra omosessuali". E' quanto ha affermato Savino Pezzotta, già portavoce del Family-Day, questa mattina durante il dibattito sulle Unioni Civili a Omnibus, su La7. "Non credo sia utile per questo Paese che, come dice il Censis, è una poltiglia - ha ricordato Pezzotta - distruggere le istituzioni che creano relazioni".
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martedì 18 dicembre 2007
Luttazzi all'Ambra Jovinelli: un fuoco di fila contro il Papa, Veltroni e Berlusconi.
(Il Messaggero) Seicento persone all'interno dell'Ambra Jovinelli, esaurito in un baleno sabato, una cinquantina a sfidare il freddo e il gelo all'esterno, davanti a un maxischermo. E' stato questo domenica sera il pubblico di Daniele Luttazzi, che ha portato a teatro la serata Decameron, riproponendo la puntata del suo show televisivo mai andato in onda dopo che La7 aveva deciso di sospendere la trasmissione.
Completo nero con camicia bianca, Luttazzi ha aperto la serata con una precisazione: «Lo dico a scanso di equivoci, non siamo qui tanto per me ma per noi, per difendere il nostro diritto di decidere cosa guardare in televisione». Poi ha ripetuto la battuta incriminata del programma, dicendo che quell'immagine lo aiuta a sopportare la chiusura della trasmissione. Un inizio soft dedicato al tempo («fa talmente freddo che Mussi ha spalmato il Vicks Vaporub sulla cosa rossa») poi Luttazzi è partito con un fuoco di fila di battute sulla religione, la chiesa cattolica, il Papa e l'enciclica Spe Salvi. «Le religioni sono un fatto culturale - ha detto - il papa vorrebbe che fossimo tutti cattolici e le mucche vorrebbero che fossimo tutti indù».
Poi sul palco sono saliti i cinque membri del cast della trasmissione, Gianluigi Fogacci, Marco Zingaro, Simone Francia, Santo Stefanini e Orsetta De Rossi con cui ha riproposto le rubriche che scandivano il programma, dai dialoghi platonici a l'oroscopo. Luttazzi nello spazio consueto all'intervista, in cui rispondeva a domande più o meno immaginarie, si è soffermato su cosa è per lui la satira: «Come ha detto Corrado Guzzanti i limiti li dà la legge - ha spiegato -. La satira non è volgare è enfatica».
Tra gli obiettivi della serata anche Walter Veltroni e il suo dialogo con Berlusconi per trovare un accordo sulla legge elettorale: «Veltroni ha detto che questo dialogo pone fine ad una stagione dell'odio - ha commentato Luttazzi - ma Berlusconi è quello di Previti, di Dell'Utri, quello che ha giustificato il massacro in Cecenia del suo amico Putin, quello delle telefonate a Saccà, quello che ha avallato la guerra di Bush in Iraq. Quello che molti provano per Berlusconi non è odio, è schifo». Dopo un sottofinale con commenti ironici, fra gli altri su Bettini, Mel Gibson, Stefano Gabbana, Claudio Baglioni («Ha fatto un concerto di beneficenza, il ricavato è andato alle vittime del concerto»), Luttazzi ha abbracciato la regista del programma, Franza Di Rosa, che ha ripreso anche la serata, dicendo: «E' stato bello finché è durato». Il pubblico lo ha salutato con una standig ovation.
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Il servizio del Tg3.
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Uno spezzone spettacolo.
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martedì 11 dicembre 2007
Il ritorno del Monsignore in rete.
niente ti rattristi.
Tutto si dilegua,
solo Dio non muta.
Con la pazienza tutto si acquista.
Manchi di nulla
se hai Dio nel cuore.
Solo Dio basta!
Queste erano le ultime parole postate da Monsignor Tommaso Stenico (o qualcuno che può postare) sul suo blog, appena dopo lo scandalo che lo travolse. Una sorta di esorcismo, una specie di formuletta anti-jella come quelle inventate da veggenti di vario tipo per truffare clienti sprovveduti e babbei. Parole comunque quanto mai profetiche: "Tutto si dilegua" ed infatti, eccolo di ritorno e alla grande, date un occhiata al suo sito.Ma ve lo ricordate lo scandalo? Quello che addirittura fece stilare un comunicato di solidarietà al prelato da parte dell'Arcigay per poi ritirarla sempre da parte dell'associazione presieduta dall'inneffabile Aurelio Mancuso, quando si seppe dei ripetuti attacchi del monsignore ai Pacs, alle coppie di fatto e via dicendo.
Una commedia degli equivoci che ci ha fatto veramente ridere perchè alla fine ha travolto molti soggetti: il Vaticano, il clero, la curia romana, La7, Arcigay, Gay.it. Bhe come se nulla fosse, il monsignore è tornato a deliziarci con i suoi articoli (nell'ultimo, di oggi tanto per intenderci, ci spiega "Che cos'è la preghiera" in attesa del Santo Natale), ma non si sa altro di lui, salvo dell'azione di un suo avvocato che ha respinto sdegnato ogni accusa sottolineando il fatto che il filmato de La7 fosse "farlocco", (ed in effetti sono molti gli indizi che lo fanno credere ad esempio la sua qualità non terribile, le inquadrature, diverse e mai fisse, e così via...) ovvero un tranello ideato dal monsignore stesso per intrappolare prelati gay ben più importanti di lui e svelarli con questa spiata di dubbio gusto(ma come... Chi è spia non è figlio di Maria...). Una difesa quanto mai ingenua, diciamolo ma in un affaire così sgangherato e bislacco, tutto è possibile.
Di questo filmato, che a suo tempo venne messo in discussione dal vaticanista Luigi Accattoli e da Panorama, non se n'è saputo più nulla. Noi stessi più volte abbiamo chiesto conto a chi aveva intervistato il cosidetto "gancio" de La7, ovverosia il ragazzo che aveva inguaiato il monsignore accettando il suo appuntamento, per sapere se il tutto fosse stato organizzato o no. Nessuna risposta e pensate, in questo mondo di soubrette e ragazzi che fanno e farebbero di tutto pur di apparire in tv (vedi il caso di Alberto Ruggin) e trarne benefici, soprattutto economici, il ragazzo-esca del servizio tv, è sparito, dissolto nel nulla, quasi non fosse mai esistito.
Bhe per esistere è esistito, lo abbiamo visto in tv, ma vorremmo saperne di più su tutta questa storia. Non per assolvere monsignore, non spetta a noi, ma solo per non fare la figura di quelli presi in giro. Avremo mai una risposta? O dobbiamo cominciare a credere si tratti di una grande montatura per aumentare l'audience di televisioni "tascabili" o di siti in cerca di pubblico?
E l'esclamazione manzoniana "Fu vera gloria?" è quanto mai azzeccata per tutta questa storia.
(Aspis)Sphere: Related Content
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lunedì 10 dicembre 2007
Luttazzi, lettera di Giuliano Ferrara. "Era satira, ma un limite ci vuole".
di Giuliano Ferrara
(La Repubblica) Caro Direttore, quella di Luttazzi su di me era satira, su questo non ci piove. Letta la frase in cui venivo messo oniricamente in una vasca e trattato come una latrina, per tirare fuori una pacifista antiamericana dallo smarrimento di fronte a una espressione per lei crudelmente surreale di Berlusconi ("ero contrario alla guerra in Iraq"), in un primo momento ho pensato che fosse una forzatura miserabile per tirarsi d'impaccio in un programma non particolarmente baciato dal successo e dallo scandalo. Ma non è così. La satira è un prodotto di ideologia e cultura, procede dai libri alla strada al palcoscenico in modo circolare. L'immaginario di Luttazzi, come lui dice, è Abu Ghraib e Ruzante, quella è per lui la cornice dello sketch a me dedicato (e anche ai miei compagni di latrina).
D'altra parte non sono forse una specie di Petraeus all'amatriciana? Esiste una satira cruda e coprolalica, che si è espressa e si esprime, con risultati migliori o peggiori, in tutte le lingue, in molte situazioni e in molti regimi politici, antichi e moderni.
Dunque era satira. Lui non sarà Aristofane o Molière, ma era satira.
Perché allora, visto che sono sempre stato difensore della libertà di satira, ho approvato la sospensione del programma di Luttazzi, e in particolare la motivazione del comunicato e delle successive dichiarazioni di Antonio Campo Dall'Orto, il dirigente libertario e frecceriano de La7 che si è sentito tradito dall'uso irresponsabile della libertà concordata anche contrattualmente tra la sua emittente e il comico? Me lo sono spiegato così come segue, e penso sia utile comunicarlo pubblicamente ai lettori o più genericamente al pubblico.
Il fondamento di una democrazia ormai sfasciata e sgangherata come la nostra è questo: Dio è relativo, è un culto privato, invece la libertà assoluta, è l'unico culto pubblico ammesso. E' noto che non sono d'accordo con questa impostazione e che penso sia vero il contrario. Ci sono criteri di valore e di vita non negoziabili, e pubblici per definizione anche al di là della fede religiosa o civile confessata, e invece la libertà, che prediligo e vorrei la più ampia possibile in ogni situazione della mia esistenza e di quella degli altri, è relativa. Culturalmente non sono spinoziano, sono cattolico romano. E' dunque naturale che io la pensi così. "Che c'entra?", direte. C'entra, c'entra.
Perché ogni discussione sulle esperienze limite, e l'esercizio crudele della satira è una di queste esperienze, è una discussione sulla libertà e sui termini del suo esercizio. Il comunicato de La7 ha fissato un limite, e la società vive anche di limiti. E' culturalmente la stessa cosa di un divieto alla produzione sperimentale e assassina di embrioni, ha lo stesso valore linguistico pur trattandosi in questo caso di faccende per fortuna effimere.
Non ho mosso un dito e nemmeno uno straccio di avvocato, non ho nemmeno corsivato alla mia maniera, quando Luttazzi ha portato in decine di teatri off off Broadway una definizione di "Giulianone" come del "residuo di sperma e cacca lasciato sul lenzuolo dopo un rapporto anale". Se sbiglietti in un teatro e la gente decide di venirti a vedere, lo puoi fare, e se a qualcuno non piacesse essere definito come sopra avrebbe al massimo il diritto di chiedere a un giudice una sanzione, posto che la ottenga, o di schiaffeggiare Luttazzi in pubblico o di denunciarne il linguaggio.
Un mio amico americano dice: c'è la libertà di guidare, anche a trecento all'ora in una pista riservata a un pubblico pagante, ma in autostrada esistono limiti. In una tv generalista, insomma, è diverso. C'è per esempio un problema di coesione commerciale.
La tv, come i giornali, è uno spazio in cui gli editori investono, e giornalisti e artisti praticano quello spazio contro pagamento di una mercede e devono praticarlo conoscendone i confini, sapendo, come dico da anni, che la loro libertà è relativa, che sono tecnicamente indipendenti ma sono dipendenti in senso stretto o soggetti, quando lavoratori autonomi, a un rapporto coordinato e continuativo che ammette la possibilità contrattuale di essere sciolto da chi investe e paga e ha il problema, non commerciale ma anche commerciale, di tutelare la propria identità di fronte al pubblico e agli inserzionisti.
Questo vale per Luttazzi e per il suo rapporto con La7 e i suoi spettatori, come dovrebbe valere per quei furbetti "de sinistra" e "de provincia" di Santoro & C., i quali danno per ore la caccia al funzionario Rai di turno (Del Noce? Saccà?) sputtanandolo come assassino di Enzo Biagi con i complimenti, i denari, e le marchette apposte alle loro buste paga dalla ditta che inquisiscono. Sgradevole e forse spregevole uso privato, non dirò "criminoso" perché non ho l'autorevolezza televisiva o bulgara di Berlusconi, del mezzo pubblico e televisivo in genere.
Il problema della libertà in Italia, come hanno spesso notato Aldo Grasso e Francesco Merlo, e con ragione, è proprio questo. Vogliono tutti fare Lenny Bruce, ma non vogliono vivere e morire nella gloria dell'outsider emarginato, alcolizzato e cirrotico, vogliono farlo con l'assistenza pubblica e privata del mercato televisivo per famiglie, possibilmente in prima serata, e con l'ulteriore assistenza del mercato della politica, che li fa deputati al primo segno di martirio. Ricchi e potenti perché liberi.
Nel caso del furbissimo Benigni, adesso aspirano anche alla vita eterna con il timbro di Sua Eminenza Reverendissima Tarcisio Cardinal Bertone. In America, che è una democrazia costituzionale under God più autorevole della nostra, non si fa così. Quando sgarri, te ne vai secondo regole di mercato e di etica pubblica convenzionale, e nessuno ti verrà a molestare se eserciti il massimo della libertà a spese tue e del tuo pubblico.
Questo tipo di libertà controassicurata, comunque, mi fa un po' ridere. E' la sanzione di un paese che non ha establishment, la cui grottesca rovina politica è cominciata nelle procure alla Tonino Di Pietro e alla Forleo, a loro modo eroi di satira televisiva anch'essi, ed è continuata con il clamoroso successo di pistaroli e demagoghi che invece di sbigliettare e faticarsi la libertà relativa di cui tutti godiamo, e facciamo l'uso che crediamo, chiedono e ottengono la libertà assoluta del prime time televisivo a una borghesia e a un sistema politico che non hanno più alcuna autorità, severità, ironia, significanza.
Insomma. Se il mio editore televisivo fissa nella responsabilità televisiva un limite alla libertà di satira io sono contento, mi spiace solo che per farlo si debba ricorrere al canone secondo cui quella di Luttazzi non è satira, il che non è vero anche se in un primo momento ho equivocato leggendo il testo delle sue parole fuori del loro contesto drammaturgico e della loro legittima cornice ideologica (per me, ovviamente, un pochino ributtante). Se la sospensione del programma serve a far discutere di questo, io sono contento. Se Luttazzi torna in onda su La7 dopo che questa discussione si è svolta, e ricomincia, sono contento. Se lui e Campo Dall'Orto volessero venire a parlarne a "8 e mezzo", quando desiderino, sarei contento.
Come vedete, sono molto contento. Sono contento anche della passione che il Manifesto, quotidiano comunista e dunque tribuna satirica fin nella testata, mette nella alta trattazione culturale del caso Ferrara-Luttazzi & Cacca.
Sarei anche molto contento, ancora più contento, se accettasse l'idea che si deve ridere del patriarcalismo autoritario degli islamici o imbastisse nelle sue dense pagine difese così sofisticate della libertà di satira nel caso in cui un comico di destra prendesse Rossana Rossanda, la mettesse in una latrina e la trattasse come sono stato satiricamente trattato io. Non dubito che i colleghi comunisti sarebbero inflessibilmente coerenti con i loro principi.
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Etichette: la7, polemiche, satira politica, televisione
Luttazzi "La censura? Ho criticato l'Enciclica".
Intervista al comico che risponde alle accuse dopo lo stop del suo programma.
"Io non ho insultato Ferrara. Molti non afferrano il senso profondo della satira".
(Leandro Palestini - La Repubblica) "È una situazione grottesca. Cancellano il Decameron senza motivo, Giuliano Ferrara non ha subìto insulti e difatti non protesta, con la censura La 7 ha un danno di immagine e di sabato si priva del 4 per cento dell'ascolto e di due milioni e mezzo di contatti". Daniele Luttazzi non riesce a darsi pace. Via mail l'azienda gli ha comunicato la risoluzione del rapporto ("coinvolti anche la regista Franza Di Rosa e una cinquantina di talenti"), ma sulle ragioni vere del gesto di Antonio Campo Dall'Orto il comico nutre dei dubbi, "perché chiudere un programma satirico non è come chiudere il meteo di una televisione".
Luttazzi, l'hanno bloccata dopo la registrazione della puntata su "Spe Salvi", l'enciclica del Papa. È il vero motivo del licenziamento?
"È un motivo plausibile. Perché l'altro motivo non regge. Ma nel mio monologo (di venti minuti) non prendevo in giro il Papa, lui è un sant'uomo. Mi interessava il tema: confrontavo i punti principali dell'enciclica di Ratzinger con argomenti satirici. Ho un punto di vista eterodosso, certo sconfesso la sua visione del Purgatorio, ma le mie battute su temi seri divertivano. Contestavo la visione dolorifica del mondo contenuta nell'enciclica e il plagio di massa delle religioni. La satira non è una burletta, la satira è una cosa seria".
Per ridere di Ferrara lei è andato giù pesante. Le risulta che abbia minacciato le dimissioni per i suoi "insulti"?
Visto che Ferrara non è il mandante del suo licenziamento, andrebbe a parlare dei limiti della satira a "Otto e mezzo"?
"Ferrara è intelligente. È il primo che si diverte con la satira. Questo però raddoppia le sue responsabilità: lui ha fatto in Italia quello che l'Iraq Group di Carl Rowe ha fatto con gli americani. Ma io non vado ad aumentare l'audience di un programma altrui, soprattutto nella tv che ha cancellato il Decameron. Non sono la scimmietta di nessuno. Col c... che vado a Otto e mezzo!".
Eppure sabato sembrava che la rottura con La 7 si potesse sanare. Visto che Campo Dall'Orto ripeteva che lei, pur avendo sbagliato, resta il più bravo autore satirico su piazza...
"Anch'io lo speravo dopo il primo sms. Ma ormai è tardi: Telecom Media mi ha anticipato la notifica della risoluzione del contratto. Certo, c'è un controsenso in quello che ha fatto il direttore Campo Dall'Orto, e io glie l'ho detto: stai facendo l'errore più grande della tua carriera, distruggi quello che hai costruito in questi tre anni, l'immagine di La 7 come tv libera. Ma lui, che pure m'ha riportato in tv dopo l'editto bulgaro, ha scelto la via dura. Sabato sera si è creata una situazione "cilena" al montaggio: per motivi legali, io e la regista Franza Di Rosa, stavamo completando al montaggio la sesta puntata (visto che nessuna comunicazione ufficiale della sospensione era ancora arrivata). Verso le 20, dei funzionari di La 7 sono entrati in sala di montaggio per impedire fisicamente che proseguissimo. Hanno occupato la stanza, hanno intimato al tecnico di sospendere... Ho chiamato l'avvocato: stavano commettendo un reato, violenza privata, e potevo chiamare la polizia. Così sono usciti. Poi, quando ho finito uno di loro è entrato per cancellare tutto il girato di Decameron, passato e futuro. E lunedì lo faranno!".
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domenica 9 dicembre 2007
Caso Luttazzi. Aldo Grasso del Corriere della Sera difende un suo azionista, lo stesso de La7.
Forse il martirio mediatico dà alla testa. L'attacco a Ferrara, gratuito e a freddo, greve e non grottesco, è un colpo basso al direttore de La 7.
(Aldo Grasso - Il Corriere della Sera) Che triste vicenda, questa di Daniele Luttazzi. Sono dispiaciuto come se un amico mi avesse tradito: certe cose non si dicono, soprattutto in nome della libertà d'espressione; certe cose non si fanno, se si è intelligenti come intelligente è Luttazzi. L'idea che mi sono fatto è che il martirio mediatico dà alla testa. Stiamo naturalmente parlando del martirio all'italiana, con gli stipendi che continuano a correre, con i conduttori che diventano deputati, con gli approfittatori che salgono sul carro degli eroi.
Ho sempre ritenuto Luttazzi uno dei pochi comici intelligenti della nostra tv. Fin dai tempi di Magazine 3, il programma con Gloria De Antoni e Oreste De Fornari, si sapeva che il nostro andava «contenuto», che spesso amava épater lo spettatore con un frasario pesantemente ginecologico. Così con i Gialappa's, il suo periodo migliore. Lui esagerava con il macabro, loro limavano e la risata era sicura, e devastante. Poi c'è stato l'episodio di Satyricon dove Luttazzi ha pensato bene di darsi alla politica, che non è nelle sue corde. Il resto l'hanno fatto l'esilio, la schiera delle tricoteuses che affolla i teatri, i Santoro e tanti altri.
L'attacco a Giuliano Ferrara, gratuito e a freddo, greve e non grottesco, è prima di tutto un colpo basso al direttore de La 7. Antonio Campo Dall'Orto, chiamando Luttazzi, aveva dimostrato coraggio e soprattutto aveva voluto palesare che la sua rete è diversa da Rai e Mediaset. Quando un direttore ti dice che puoi scrivere o dire quello che vuoi, ti devi sentire responsabilizzato due volte: uno per quello che scrivi o dici, due per dimostrare di meritare tanta fiducia. A questo poi si aggiunge un vizio tipicamente italiano, da basso impero, la mancanza di etica aziendale, di spirito di appartenenza: non si attaccano le persone con cui si lavora. Non prima almeno di aver dato le dimissioni. Così adesso ci sono quelli che hanno buon gioco a dire: allora Berlusconi aveva ragione quando parlava di «uso criminoso del mezzo», e il martire rischia di apparire solo un insolente. Ecco, sono triste perché per una battuta infelice, Daniele Luttazzi mette a repentaglio quanto di buon ha fatto sinora: i libri, gli spettacoli, le battute fulminanti. Odia Ferrara? Trovi un modo più elegante per infilzarlo. Perché adesso non ci sarà più nessuna rete che lo chiamerà e non si può per tutta la vita fare i professionisti del martirio.
Censura preventiva a La7? Pare di si. Caso Luttazzi: turbolenze a La 7.
(Tvblog) Sono state due le reazioni di Daniele Luttazzi dopo la cancellazione del suo Decameron decretata da La 7, entrambe sono state affidate al suo blog personale. La prima è una geniale citazione di Shining, il film di Stanley Kubrick tratto dall’omonimo libro di Stephen King: un lungo post che riporta solo la frase “Il Mattino ha l’oro in bocca“, la stessa che la moglie di Jack Torrance trova ripetuta ossessivamente nel manoscritto del marito, uno dei primi segnali della follia che porterà il personaggio interpretato da Jack Nicholson a sfogare la sua violenza omicida.
La seconda è il racconto di quanto accaduto nella serata di sabato negli studi di La 7:
Stasera è successo un fatto gravissimo: per motivi legali ( nessuna comunicazione ufficiale della sospensione del programma ) io e Franza Di Rosa abbiamo completato al montaggio la puntata n.6 che doveva andare in onda. Verso le 20, dei funzionari di La7 sono entrati in sala montaggio per impedire fisicamente che proseguissimo. Hanno occupato la stanza, hanno intimato al tecnico di sospendere ( senza averne titolo ), uno di loro si è seduto al mio posto alla consolle e non se ne andava, sfidandoci. Ho telefonato all’avvocato: stavano commettendo un reato ( violenza privata ) e potevo chiamare la polizia. A quel punto sono usciti. Poi, quando ho finito e me ne sono andato, uno di loro è entrato per CANCELLARE TUTTO IL GIRATO di Decameron, passato e futuro. Spero non l’abbiano fatto.
Quanto racconta Luttazzi getta un’ulteriore ombra sinistra sulla sospensione del programma avvenuta in seguito alla battuta che aveva fra i protagonisti Giuliano Ferrara. A La 7 l’aria è sempre più tesa mentre latitano i commenti del Direttore del Foglio e di Antonio Campo Dall’Orto sulla vicenda. Il Comitato di Redazione del Tg della rete ha chiesto un chiarimento alla direzione dopo la decisione di oscurare la notizia su Luttazzi nell’edizione notturna del Venerdì.
La direzione di La7 ha sospeso la programmazione del settimanale Decameron condotto da Daniele Luttazzi. Con un incomprensibile e arrogante atto censorio il vicedirettore Pina Debbi ha deciso di non inserire nell’edizione notturna del tg dell’ 8 dicembre la notizia. E’ un fatto gravissimo che ostacola il dovere di completa e libera informazione del telegiornale di La7 l’immagine di imparzialità e professionalità della redazione e alimentando sospetti sui reali motivi della sospensione del programma
I “sospetti sui reali motivi della sospensione” sono resi palesi senza reticenze dal Cdr del Tg La 7, saremmo di fronte all’ennesimo tentativo di tarpare le ali alla crescita della rete per non andare a “disturbare” il duopolio Rai-Mediaset che pone il “settimo” canale nazionale in una posizione di perenne subalternità.
La battuta su Ferrara, infatti, appare sempre più una “scusa” per chiudere il Decameron. E’ evidente che ritenere la scena paradossale descritta da Luttazzi “un insulto alla persona” sia frutto di una totale mancanza di comprensione del gioco retorico, dell’iperbole satirica proposta dal comico. Una mancanza di comprensione realmente ipotizzabile come in “buona fede” provenendo dalla direzione di La 7? Difficile immaginarlo.
Chissà se una correlazione con la decisione di chiudere il programma, solo dopo la replica del Giovedì lo ripetiamo, può essere trovata nel tema della sesta puntata a questo punto “mai andata in onda”: il commento all’ultima enciclica di Papa Benedetto XVI.
Pubblicato da
Redazione
alle
12:42:00
Etichette: censura, la7, papa, televisione







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