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venerdì 29 agosto 2008

Emergenza Aids a New York.

Immagini da New York per il calendario Caffè River
(Panorama) Sono centomila i newyorkesi infettati dal virus dell’HIV secondo gli ultimi dati forniti dai funzionari del dipartimento della Sanità della città. Solo nel 2006 i nuovi malati nella metropoli sono stati circa cinquemila. Le statistiche rese note il 28 agosto rivelano che l’epicentro statunitense della diffusione dell’HIV è la Grande Mela. Il dipartimento della Sanità newyorkese giustifica questo “boom” con la forte presenza dei cosiddetti “gruppi a rischio”, soprattutto quelli composti da uomini omosessuali e di colore.

A scattare la fotografia reale di questa vera e propria emergenza è stata una nuova metodologia, in vigore dal 2006 e sviluppata dai Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie negli Stati Uniti, in grado di stabilire l’anno esatto in cui l’infezione è avvenuta. Si è scoperto, così, che in quello stesso anno la metà dei sieropositivi era di sesso maschile e aveva contratto l’Aids attraverso rapporti di tipo omosessuale.

A completare l’identikit delle persone colpite dal virus sempre grazie a questa tecnologia, è venuto fuori che i neri infettati dal virus dell’HIV di entrambi i sessi, invece, sono stati in media tre volte più numerosi dei bianchi. Per la dottoressa Monica Sweeney, specializzata nel controllo e la prevenzione dell’Aids, la precisione delle ultime statistiche aiuterà la città di New York anche per il futuro, soprattutto nell’ottimizzare le risorse per vincere la sua guerra contro il virus.

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mercoledì 20 agosto 2008

Cambiare sesso è un diritto. Il Brasile approva la nuova legge.

Da oggi il sistema sanitario garantirà "cure complete" e libere da "discriminazione". La decisione era stata anticipata dalla sentenza di un tribunale di Porto Alegre.

(La Repubblica) Da oggi in Brasile si potrà cambiare sesso a spese dello Stato. Lo sancisce un decreto del ministero della Sanità pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale: le operazioni potranno ora essere fatte nel sistema sanitario pubblico che si farà carico di ogni spesa. E dovrà garantire cure "complete" e libere "da ogni discriminazione", ha sottolineato il ministro della salute Jose Temporao che ha firmato il provvedimento.

Già lo scorso anno un tribunale di Porto Alegre aveva deciso in tal senso in una sentenza e il ministero aveva annunciato che non avrebbe fatto ricorso. Ora la cosa è divenuta legge.
L'Organizzazione mondiale della sanità descrive il transessualismo come una malattia psichica. Studi in Brasile indicano che i transessuali siano uno ogni 10 mila uomini e una ogni 30 mila donne.

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domenica 10 agosto 2008

Gli inglesi che sudano troppo scelgono il botox.

(Medicina live) In Gran Bretagna il caldo e l’afa che portano ad un’eccessiva sudorazione non sono più un problema, dal momento che gli inglesi usano e abusano del botox anche per evitare di sudare troppo abbondantemente.

Di norma il botox si usa contro le rughe e l’invecchiamento precoce della pelle, ma è risultato efficace anche per limitare la sudorazione. Il 31% dei trattamenti al botulino hanno riguardato, da maggio 2008, proprio questo tipo di applicazione anti-sudore.

Gli esperti ritengono che sia un valido metodo per liberarsi dell’eccessivo sudore che può risultare, per alcune persone, molto imbarazzante anche nei rapporti sociali.
Certo è che questo incremento di botox per gli impieghi più disparati, ora anche per il sudore, non è un fenomeno da sottovalutare perchè fa luce sull’abuso di pratiche consigliate dai medici solo a chi ne ha davvero bisogno perchè suda in maniera eccessiva, mentre la normale sudorazione non dovrebbe rappresentare alcun motivo di disagio.

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martedì 5 agosto 2008

Anlaids: ecco le priorità contro l’Aids.

«Bene l’impegno sulla prevenzione, ma continuiamo a lavorare sull’Aids». Così Fiore Crespi, presidente nazionale Anlaids, commenta le dichiarazioni fatte ieri dal sottosegretario Ferruccio Fazio nel corso di una conferenza stampa in cui sono state delineate, alla presenza dei più autorevoli rappresentanti del ministero del Welfare, le linee del Governo per la sanità.

«Fazio ha accennato nel corso della conferenza stampa a una riconferma dell’impegno del Governo sul tema della prevenzione – commenta Fiore Crespi – Non possiamo che accogliere con favore questo annuncio. Notiamo, tuttavia, che il sottosegretario non ha fatto alcun riferimento alle politiche di lotta all’Aids, che, accanto ai temi giustamente centrali nell’intervento di Fazio relativi alle patologie cardiovascolari e oncologiche, costituiscono un punto delicato nella salute pubblica del nostro paese. Come emerge dai dati sull’epidemia dell’infezione da Hiv resi noti recentemente dall’Istituto superiore di sanità, il numero di nuove infezioni registrate ogni anno non si ferma: solo adeguate politiche di prevenzione possono arginare questo preoccupante fenomeno e salvare migliaia di persone da una malattia che, nonostante i successi della medicina, abbatte pesantemente la qualità della vita di chi ne è colpito e la cui terapia costa al Sistema sanitario cifre molto ingenti».

Per attuare politiche efficaci di prevenzione dell’Aids, la presidente Anlaids delinea i punti fondamentali: «È urgente attivare il sistema di sorveglianza delle nuove infezioni già approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, proseguire il lavoro con la Commissione nazionale Aids e con la Consulta delle associazioni per individuare interventi preventivi diretti a specifici target, elaborare iniziative per l’allargamento dell’accesso al test per l’Hiv, organizzare il monitoraggio della qualità dei servizi sanitari per le persone sieropositive nelle varie Regioni italiane».

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Aids, secondo uno studio per gay e bisessuali è alto il rischio del contagio.

(Reuters) La probabilità che i maschi omosessuali contraggano il virus dell'Hiv è di 19 volte maggiore rispetto al resto della popolazione, eppure -in moltissimi paesi- il problema non viene affrontato.

A denunciarlo è il rapporto della American Foundation for Aids Research (Amfar), secondo il quale il gruppo originariamente più a rischio di infezione - gay e bisessuali - lo è ancora, anche se il contagio si è comunque allargato a donne e bambini.

Amfar ha analizzato i rapporti inviati da 128 paesi all'agenzia dell'Onu che si occupa di Aids, la Unaids, e ha scoperto che il 44% dei paesi non forniscono dati che riguardano gay e bisessuali.

Secondo lo studio, diffuso in occasione della conferenza mondiale sull'Hiv in Messico, i governi e le agenzie che si occupano di sanità a livello mondiale non sono riuscite ad affrontare il problema delle crescenti infezioni tra gli omosessuali maschi.

Nonostante l'impegno comune che tutti i membri Onu hanno sottoscritto nel 2001 per monitorare il contagio da Hiv nei gruppi a rischio, il rapporto denuncia che il 71% dei paesi non conosce la percentuale di gay e bisessuali raggiunti dalle campagne di prevenzione.

"Il fallimento (di diversi organismi internazionali) di devolvere risorse per ridurre il contagio da Hiv (tra gay e bisex) è imperdonabile", ha commentato il presidente Kevin Frost.

Secondo l'Amfar sono Kenya, Giamaica, Benin, Thailandia e Ghana i paesi con la maggior percentuale di gay e bisessuali malati di Aids.
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domenica 3 agosto 2008

Aids, in calo i morti nel mondo.

Rapporto dell'organizzazione mondiale della sanità. Per il secondo anno consecutivo dopo venti di crescita. Ma in Italia aumentano i sieropositivi.
(Luigi Ripamonti - Il Corriere della Sera) Il numero dei morti per Aids è in calo nel mondo per il secondo anno consecutivo, dopo essere salito per oltre vent'anni. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto di un'agenzia dell'Onu. L'Aids è ben lontano dall'essere sconfitto, ma i dati sono positivi, con un numero crescente di malati che assumono farmaci in grado di allungare le aspettative di vita e il numero di nuove infezioni che in molti Paesi è in diminuzione, spiega il rapporto di Unaids. Funzionari dell'agenzia che ha sede a Ginevra e attivisti esterni dicono che comunque molto resta da fare per sconfiggere la malattia. Secondo il dottor Paul Zeitz, direttore esecutivo di Global Aids Alliance con sede a Washington, il rapporto mostra che la forte crescita degli investimenti in programmi di prevenzione e cura nell'Africa subsahariana e altrove hanno prodotto risultati. «E' ora di aumentare al massimo i finanziamenti... Siamo sulla strada per la vittoria. Investiamo di più», ha detto Zeitz. Nel 2007 i morti da Aids sono stati circa 2 milioni nel mondo, in calo rispetto ai 2,1 milioni dell'anno precedente, secondo i dati di Unaids. Il record negativo si era registrato nel 2005, con 2,2 milioni di vittime, dopo un aumento costante da quando la malattia fu scoperta, nei primi anni Ottanta.

MAGGIOR ACCESSO AI FARMACI - «Quando si parla di dati globali dobbiamo tener conto che si tratta di stime. Nessuno conta quanti sono effettivamente i morti» spiega il professor Gianni Rezza, direttore del reparto di epidemiologia di malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, di Roma. «Le stime vengono elaborate in base a dati forniti dai singoli Paesi, che non sempre sono accurati. Tuttavia il trend segnalato dall'Unaids è plausibile perchè negli ultimi anni è aumentato l'accesso globale ai farmaci antiretrovirali, che è ormai quasi universale nei paesi occidentali e comincia a migliorare decisamente in Paesi in via di sviluppo. Rimane ancora basso in diversi Paesi africani, dove però ci sono segnali di miglioramento anche grazie agli investimenti fatti col Global Fund deciso dal G8»

AUMENTA IL SERBATOIO - «Va però sottolineato che il successo delle cure non riduce il rischio di infettività generale perchè la maggior sopravvivenza comporta anche una maggior circolazione di persone che hanno il virus, anche se questo dato è in parte bilanciato dal fatto che le persone in terapia hanno cariche virali più basse e quindi il rischio di infezione per singolo rapporto è un po' ridotto».

I SIEROPOSITIVI IN ITALIA - In Italia come sta mutando il quadro epidemiologico? «Nel nostro Paese stimiamo che ci siano circa 120 sieropositivi, di cui 60 mila sono in terapia, un'altra quota è nota ma non ancora in terapia e una terza fetta, presumibilmente di circa 40mila persone, è sieropositiva e non sa di esserlo, e infatti aumenta sempre di più la quota dei "late-test" cioè delle persone che arrivano tardi al test e accedono alla cura quando la malattia è già conclamata».

CATEGORIE A RISCHIO - «Quanto ai cambiamenti nelle categorie di trasmissione va segnalato che ormai l'infezione è per gran parte veicolata dai contatti sessuali, sia etero che omosessuali, e sempre meno dai tossicodipendenti. La maggior quota di nuove infezioni si registra fra i maschi eterosessuali e fra gli stranieri, che contano ormai per il 20-30% delle nuove infezioni in diverse regioni»

PROSTITUTE - Ultimamente si riparla spesso di regolamentazione della prostituzione, anche in relazione ai rischi per la salute, ci sono differenze di prevalenza del virus Hiv in questa popolazione? «Quella delle prostitute è una categoria difficile da studiare. Con una certa approssimazione si può dire che le prostitute africane hanno un rischio di sieroposività più alto perchè i loro Paesi di provenienza hanno una prevalenza del virus maggiore. Alta la diffusione anche fra i transessuali mentre fra le prostitue dell'est è minore la diffusione dell'Hv ma più alta quella di altre malattie, come la sifilide. Però, ripeto, si tratta di stime».

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giovedì 31 luglio 2008

Le insidie dello spogliatoio, attenzione a verruche e micosi.

Verruche_micosi_spogliatoio_Tulife

Lo spogliatoio può risultare un vero nemico per la pelle degli sportivi: l’affollamento e l’igiene insufficiente facilitano, infatti, l’insorgenza di verruche e funghi. Gli spogliatoi, passaggio obbligato per tutti i praticanti sportivi, sono ambienti caldo-umidi, generalmente sempre molto affollati, in cui le operazioni di disinfezione dei pavimenti, delle docce e dei bagni, vengono espletate al massimo una volta al giorno; in tali condizioni, può risultare veramente facile, soprattutto senza l’uso delle ciabatte, contrarre malattie infettive a carico della pelle. Il pericolo maggiore è rappresentato da funghi e virus.

Una delle patologie più comuni è, il cosiddetto, “piede dell’atleta”: si tratta di una micosi superficiale causata da funghi che parassitano la cute del piede, principalmente nei spazi interdigitali, nella regione plantare e nei lati esterno ed interno. Si manifesta o con una desquamazione e macerazione della pelle o con l’insorgenza di dolorose e molto pruriginose vescicole e pustole. E’ assolutamente sconsigliato grattarsi, per evitare insidiose infezioni batteriche. L’utilizzo di calzature chiuse ne facilita decisamente l’insorgenza, in quanto, in questi casi, anche le scarpe risultano contaminate; il tramite più probabile per la trasmissione della malattia è il camminare scalzi negli spogliatoi. La terapia viene eseguita mediante l’applicazione locale di antimicotici; è sempre meglio, in ogni caso, consultare uno specialista.

Molto frequente tra gli sportivi è anche la comparsa di verruche plantari. Queste, a differenza delle micosi, sono causate da un virus e si manifestano come escrescenze rientranti nella pianta del piede in seguito alla compressione esercitata dal peso corporeo durante la deambulazione. Sono di forma tondeggiante e di diametro variabile da pochi millimetri ad un centimetro. Si distinguono dai calli, che presentano una superficie liscia, perché sono nettamente delimitate dai tessuti circostanti e generalmente più dolorose.
La cura è sempre locale e si basa su applicazioni di neve carbonica o azoto liquido, ma può anche consistere nella rimozione della lesione mediante asportazione chirurgica.
Le regole fondamentali per prevenire le infezioni cutanee da spogliatoio sono:
- calzare sempre le ciabatte, anche sotto la doccia;
- mantenere una buona igiene del piede;
- indossare scarpe e calzini che facilitino la traspirazione;
- evitare lo scambio di ciabatte, scarpe, asciugamani ed indumenti vari;
- usare oggetti da toilette personali.

Fonte: www.vivailfitness.it | via Tulife.

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mercoledì 23 luglio 2008

Carfagna: "Testamento biologico? Io dico no: è un viatico per l'eutanasia".

Polemiche dopo il toccante video messo online da un malato di Sla di 48 anni: "Nel momento in cui non fossi più in grado di mangiare o di bere attraverso la mia bocca oppongo il mio rifiuto ad ogni forma di alimentazione e di idratazione artificiale".

(Quotidiano.net) Dopo il video choc con il testamento biologico lanciato su YouTube da Paolo Ravasin, malato di Sla, si acuisce il dibattito sulla necessità di un provvedimento che regoli la materia per dare la possibilità alle persone di decidere la propria sorte.

Ma di testamento biologico non vuol sentir parlare - ad esempio - il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, che avverte: "Una legge del genere non può che vedermi in disaccordo. Ho paura, infatti, sia un viatico per l'eutanasia".

"La mia personale opinione - spiega Carfagna - è che la vita va difesa dal principio fino alla fine. Comprendo le difficoltà dei malati terminali e dei loro familiari, ma questo è il mio punto di vista".

IL DISPERATO APPELLO DI RAVASIN
Paolo Ravasin, malato di Sla, con fatica, parla,
davanti a una telecamera che lo inquadra e a un microfono che dà suono alla sua voce legge il suo testamento biologico, tenuto di fronte ai suoi occhi da altre mani: "Nel momento in cui non fossi più in grado di mangiare o di bere attraverso la mia bocca oppongo il mio rifiuto ad ogni forma di alimentazione e di idratazione artificiale sostitutive della modalità naturale".

E' il video di Ravasin, 48 anni, presidente della Cellula Luca Coscioni di Treviso che si apre sulla homepage dell'associazione. La voce è debole, ma la sua "volontà è ferma, convinta e documentata": no all'accanimento terapeutico, no all'alimentazione forzata, no all'ospedale, aiutatemi solo a non sentire dolore, "accetto unicamente i farmaci necessari a trattare i sintomi dolorosi derivanti".

E sottolinea: "sono stato adeguatamente informato e quindi sono pienamente consapevole delle conseguenze a cui mi espongo mediante tale rifiuto", ma è questa la "mia insuperabile manifestazione di volontà".
Un video come Piergiorgio Welby, malato di distrofia che due anni fa affidò alle immagini il suo appello per l'eutanasia al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

La voce di Ravasin, a causa anche del tubo endotracheale che lo aiuta a respirare, è metallica, uno sforzo dietro ogni parola, e pausa, singulti; lo sguardo semi abbassato nella tensione di parlare; un lungo piano sequenza fissa il suo volto, steso a letto, con scritte in sovraimpressione che riprendono il contenuto delle parole.

IL TESTO DEL TESTAMENTO BIOLOGICO
Ecco il testamento biologico di Ravasin: "Io
Paolo Ravasin nato a Ceggia, in provincia di Venezia il quattro aprile 1960, attualmente ospite presso la Casa Soggiorno Villa delle Magnolie a Monastier, in provincia di Treviso e sono stato adeguatamente informato, nel corso di approfonditi colloqui con il dottor Agostino Paccagnella (06.02.08) e il dottor Guido Zerbinati (06.02.08 e 13.02.08) alla presenza del dottor Camillo Barbisan Presidente del Comitato di Bioetica dell'ULSS 9, dell'evoluzione della mia malattia e della conseguente indicazione ai relativi trattamenti".

"In particolare - prosegue - per quanto riguarda la possibilità di nutrirmi ed idratarmi. La mia ferma, convinta e documentata volontà in proposito è la seguente: nel momento in cui non fossi più in grado di mangiare o di bere attraverso la mia bocca oppongo il mio rifiuto ad ogni forma di alimentazione e di idratazione artificiale sostitutive della modalità naturale. Tale rifiuto è da ritenersi efficace anche nella circostanza in cui perdessi qualsivoglia capacità di esprimere e ribadire la mia volontà".

"Inoltre - continua a leggere Ravasin - a partire dal momento in cui non fossi più in grado di nutrirmi e idratarmi attraverso la mia bocca rifiuto la somministrazione di qualsiasi terapia medica destinata a trattare la malattia di cui sono affetto e oltre altre patologie sopravvenienti intese come complicazioni. Accetto unicamente i farmaci necessari a trattare i sintomi dolorosi derivanti, in particolar modo, dalla disidratazione nella modalità di somministrazione che il mio medico - dottor. Guido Zerbinati o i suoi sostituti - riterrà appropriata".

"Affermo di essere stato informato
- sottolinea il malato - e quindi sono pienamente consapevole delle conseguenze a cui mi espongo mediante tale rifiuto che tuttavia considero quale mia insuperabile manifestazione di volontà. Infine oppongo il mio rifiuto ad ogni trasferimento in strutture ospedaliere".

"Non essendo in grado di sottoscrivere materialmente tale documento a causa della mia infermità - conclude Ravasin - attribuisco al medesimo il valore di espressione della mia autentica volontà attraverso una videoregistrazione nel corso della quale ho letto la lettura di questo testo al quale ho dato oralmente il mio assenso e che viene sottoscritto dai testimoni presenti".
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Sesso: Il Viagra funziona anche con le donne, lo dice una ricerca.

Il Viagra funziona anche nelle donne. Assumendo la pillola blu, le disfunzioni intime tipiche delle pazienti in terapia contro il "male oscuro", come la difficoltà nel raggiungere l'orgasmo o la scarsa lubrificazione vaginale, sembrano scomparire. Lo dimostra uno studio condotto da esperti dell'università americana di Albuquerque, nel New Mexico. Alla metà delle donne sottoposte a sperimentazione è stato detto di assumere per 8 settimane il Viagra: il risultato ha visto superare i problemi dalle donne che avevano preso il Viagra, le quali hanno sperimentato una migliore funzionalità sessuale rispetto alle altre. Gli effetti collaterali sono stati pochi e leggeri mal di testa, vampate, indigestioni.

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Bologna. Piercing vietato nei genitali. Esplode la polemica.

Bologna, le nuove regole del Comune. La giunta comunale ha varato il nuovo regolamento, l'ultima crociata di Cofferati.
(Alessandro Cori - La Repubblica) Nella città del sindaco Sergio Cofferati, dopo l'ordinanza che vieta la vendita di bevande alcoliche da asporto oltre le 22 e quella anti-bivacco - "incubo" degli universitari che la sera affollano il centro storico - anche il piercing sulle parti più intime diventa un tabù. Non solo per i minorenni, ma per tutti.

La giunta comunale ha varato il nuovo regolamento per le attività di estetista, acconciatore, tatuaggi e, appunto, piercing. Domani, salvo sorprese, il provvedimento sarà approvato. In riferimento ai piercing, si legge nel testo, "i minorenni avranno bisogno del consenso informato dei genitori" (escluso il solo piercing all'orecchio dopo i 14 anni). Divieto assoluto invece, a qualsiasi età, "su parti anatomiche la cui funzionalità potrebbe essere compromessa da tali trattamenti o in parti la cui cicatrizzazione sia particolarmente difficoltosa".

L'assessore al Commercio della giunta Cofferati, Maria Cristina Santandrea, ha chiarito più volte che il divieto riguarda sicuramente le parti intime, ma secondo alcuni tatuatori la norma è ambigua. "Non c'è nessuna ambiguità - assicura infatti l'assessore senza però scendere nel dettaglio - perché le parti intime sono evocate in questa norma in modo molto chiaro. Questo perché è stata recepita un'oggettiva motivazione medica, non è che ci siamo fissati. Del resto abbiamo agito d'intesa con le associazioni di categoria e basandoci sul regolamento d'igiene e salute pubblica. Sono sicura che la nostra decisione verrà adottata presto anche da altri comuni".

A definire meglio su quali parti anatomiche sarà vietato effettuare un piercing ci penserà comunque l'Azienda Usl e ieri, intanto, il nuovo regolamento non ha mancato di sollevare qualche perplessità tra i consiglieri comunali. Il presidente onorario di Arcigay, Sergio Lo Giudice (Pd), ha ricordato che ci sono parti del corpo, come lingua e capezzolo, che potrebbero rientrare tra quelle "la cui funzionalità potrebbe essere compromessa" ma che allo stesso tempo sono tra le più scelte dai giovani.

"Escludere la possibilità di fare un piercing in luoghi controllati dal punto di vista sanitario e per mano di professionisti - è la preoccupazione di Lo Giudice - significa creare una fascia di mercato illegale". Ma la giunta, per bocca dell'assessore alla Sanità Giuseppe Paruolo ribadisce le linee guida del regolamento: "Tatuaggi e piercing si possono fare, ma devono essere effettuati in un contesto sanitario controllato e sono esclusi alcuni tipi di piercing particolarmente problematici dal punto di vista sanitario". Ricordando, infine, che c'è "una scuola di pensiero" secondo la quale chi incappa in problemi sanitari per aver eseguito pratiche sui cui rischi è stato ben informato, poi non dovrebbe pesare sul sistema sanitario pubblico.

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venerdì 18 luglio 2008

Diete al maschile: pochi carboidrati per buttare giù la pancia.

(Medicina live) E’ ormai opinione condivisa dai nutrizionisti che le diete migliori per gli uomini che vogliano perdere peso sono quelle a basso contenuto di carboidrati.
Una recente ricerca, pubblicata sulla rivista Nutrition & Metabolism, ha dimostrato che il 70% degli uomini che adottavano un regime alimentare povero di carboidrati riusciva a dimagrire, malgrado aumentasse l’apporto calorico. Jeff Volek, autore dello studio che opera all’Università del Connecticut, è riuscito inoltre a provare, insieme al suo team di ricercatori, che le diete con pochi carboidrati riescono a snellire l’uomo proprio nei punti cruciali dove risiede maggiormente l’adipe e dove è decisamente antiestetico, come la pancia e i fianchi.

Secondo gli studiosi il grasso immagazzinato nella zona superiore del corpo sarebbe più pericoloso per la salute rispetto a quello localizzato in altre aree.

Gli uomini che consumavano pochi carboidrati riuscivano a perdere i chili di troppo del tronco in percentuale maggiore rispetto alle altre diete dimagranti.
Per darvi un’idea del paragone, pensate che un regime con pochi carboidrati fa dimagrire tre volte in più di una dieta a basso apporto di grassi. I partecipanti alla ricerca erano sia uomini che donne e quasi tutti hanno sperimentato con successo i benefici di questo regime alimentare.
Dodici uomini su quindici e dodici donne su tredici hanno perso la pancetta ed il grasso in più presente sui fianchi.
Gli esperti hanno inoltre valutato la possibilità di un’alternanza tra i regimi a basso contenuto di carboidrati e quelli con pochi grassi, concordando che sia meglio seguire inizialmente una dieta povera di carboidrati, per poi passare successivamente ad una dieta a basso consumo di grassi. Altro beneficio non trascurabile è che l’alimentazione a scarso contenuto di carboidrati rappresenterebbe un valido scudo contro il rischio di malattie cardiovascolari, come dimostrato dallo stesso Volek.

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Studio inglese: La cannabis indebolisce cellule cancro.

(Agr) Ricercatori della St.George University sono arrivati alla conclusione che la cannabis e' in grado di rallentare sviluppo e riproduzione delle cellule tumorali. Lo studio non e' ancora stato pubblicato, ma mostrerebbe come il THC, il 'principio attivo' della droga 'leggera', puo' avere un effetto benefico su tutte le tipologie di tumore, e in special modo su quello al polmone e al cervello, oltre alla leucemia: indebolirebbe le cellule tumorali, rendendo piu' efficace la chemioterapia. Studi precedenti avevano gia' dimostrato come le proprieta' delle cannabis possono aiutare i malati di cancro: hanno un forte potere antidolorifico e stimolante dell'appetito, per la riduzione della nausea. Attenzione pero': l'unica versione ''sicura'' della cannabis a uso terapeutico e' stata generata in laboratorio.

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mercoledì 16 luglio 2008

Domani su Rainews 24. Puntata dedicata all'Aids.

(Italpress) Sara' dedicata all'Aids e agli ultimi approdi della ricerca dell'Istituto Superiore di Sanita' per debellare il virus la puntata della rubrica di Rainews24 "Altrevoci Diritti Negati" in onda domani alle 9,33.

Ogni giorno nel nostro paese 11 persone vengono infettate dal virus dell'Hiv per un totale di circa 4.000 nuovi casi all'anno. I dati sono stati diffusi dallo stesso Istituto, secondo il quale nel 2007 la malattia non e' arretrata, anche se le caratteristiche delle persone sieropositive risultano cambiate. Si tratta cioe' sempre meno di tossicodipendenti, mentre aumenta la diffusione del virus tra gli eterosessuali rispetto agli omosessuali. Aumenta anche l'eta' delle persone colpite, che ormai supera i 40 anni.

Nel corso della trasmissione si parlera' dell'andamento della malattia e delle prospettive di cura. In studio con Luce Tommasi, che coordina e cura la rubrica, ci sara' la ricercatrice Barbara Ensoli, vice presidente della Commissione nazionale per la lotta contro l'Aids.

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mercoledì 9 luglio 2008

L'uomo italiano non è più uno "sciupafemmine". Ansie da "dimensione" e fragilita'.

(Agi) Addio allo sciupafemmine italiano. Il mito dell’amante latino per eccellenza appartiene oramai al passato.

Stando a quanto emerge dalla campagna ‘Torna ad amare senza pensieri’, promossa dalla Societa’ Italiana di Andrologia (SIA), oggi il giovane maschio italiano e’ “preoccupato, fragile e perennemente in ansia” per la sua vita sessuale.

La campagna ha registrato un successo senza precedenti del numero verde e del sito (www.amaresenzapensieri.it), interamente dedicati alle patologie sessuali. In 40 giorni, fanno sapere dalla SIA, sono state quasi 15.000 le chiamate ricevute dagli oltre 100 specialisti andrologi che hanno risposto al numero verde da sabato 17 maggio.

A chiamare sono stati uomini di tutte le regioni italiane, con una netta prevalenza delle regioni del sud e delle isole, con il 42,3%. Ultimo in classifica il nord est con l’11,4%. Tra le citta’, invece, Roma (1049) batte Milano (835) e Napoli, con 946 telefonate, sorpassa citta’ come Palermo (321) e Firenze (221).

“Tra tutti i dati raccolti nel corso dell’attivita’ del nostro numero verde - spiega Bruno Giammusso, andrologo e coordinatore scientifico della campagna - e’ da sottolineare la netta preponderanza di chiamate da parte di giovani uomini, sicuramente perche’ piu’ inclini all’utilizzo di strumenti quali infoline e siti web. Questo dato, pero’, deve farci riflettere. E’ un chiaro sintomo di come i giovani maschi italiani siano preoccupati, fragili e in ansia relativamente alle diverse tematiche della funzione sessuale, anche in assenza di particolari patologie”.

Le domande piu’ frequenti hanno riguardato “l’eiaculazione precoce e le dimensioni dei genitali”, continua Giammusso, “che ancora oggi rimangono una delle principali fonti d’ansia. Si tratta di una preoccupazione ingiustificata, perche’ essa deriva dalla mancanza di un’adeguata formazione in fatto di educazione sessuale e dal rapportarsi a modelli sbagliati”. Altra categoria di utenti assidui del numero verde SIA sono stati uomini “piu’ avanti con gli anni”, racconta Bruno Giammusso, “specialmente cardiopatici e ipertesi, che sentono il bisogno di tornare ad avere una vita sessualmente attiva e soddisfacente. Per questo, hanno chiesto agli andrologi delucidazioni sui farmaci orali con indicazione per il trattamento della disfunzione erettile (come il Viagra, ndr) e su loro possibili effetti collaterali”.

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mercoledì 2 luglio 2008

Aids. Il governo pensa ad una nuova campagna di prevenzione.

Il sottosegretari Fazio: "Nei paesi occidentali l'Aids non e' piu' un'emergenza".
(Ansa) Una nuova campagna di prevenzione dell'Aids e' allo studio del Ministero di Lavoro, Salute e Politiche sociali. Lo ha detto oggi a Roma il sottosegretario Ferruccio Fazio, intervenendo nell'incontro organizzato dall'Istituto Superiore di Sanita' per annunciare l'avvio della Fase 2 della sperimentazione del vaccino italiano.
Oltre alla campagna anti-Aids, e' allo studio una nuova campagna contro il fumo.

Sulla campagna per la prevenzione dell'Aids, ancora tutta da definire, Fazio ha osservato che l'obiettivo e' 'mettere a conoscenza del rischio reale'. E' vero, ha aggiunto, che nei paesi occidentali l'Aids non e' piu' un'emergenza, 'ma si osserva una ripresa delle infezioni fra eterosessuali e omosessuali, segno di una ridotta percezione del rischio.

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mercoledì 25 giugno 2008

Sempre più belli, ma anche spennati. Il business dell'estetica.

Dilagano i ritocchi: lifting e seno nuovo quelli più costosi. La liposuzione tra gli interventi più richiesti. Molti sottovalutano i rischi. Il prof. D’Aniello (docente a Siena) mette in guardia: sono operazioni vere, io spesso le sconsiglio.

(Andrea Lanini - Il Tirreno) Se ne parla tanto, tantissimo, forse troppo. Secondo gli addetti ai lavori, però, non nel modo giusto. Il bombardamento mediatico sul mondo della chirurgia estetica, dicono, imbelletta molto. Rischia di confondere. Di fare danni. Perché un’operazione è sempre un’operazione, e i rischi ci sono.
Poi, ogni tanto, qualche voce autorevole si fa sentire, lanciando un allarme che crea scompiglio e fa riflettere. Qualche mese fa (fine 2007) ci ha pensato l’Associazione dei chirurghi estetici britannici (Bapps), che ha messo sotto accusa la «diffusione di rimedi falsi o praticati troppo allegramente», denunciando sui maggiori quotidiani del paese «quanti si improvvisano chirurghi estetici intervenendo anche quando non ce n’è bisogno».
Nonostante i rischi (e i costi), le richieste di intervento sono in vertiginoso aumento. I “ritocchi” più in voga in Italia sono: mastoplastica additiva (aumento del seno), liposuzione, rinoplastica (miglioramento dell’aspetto del naso) e “mini-lifting” (lifting mirato a certe zone del volto e del collo). I prezzi non sono davvero bassi: si va dai 3900 euro per una liposuzione lieve agli 8000 per la riduzione del seno e per il lifting. Invece ingrandire il seno può costare fino a 7200 euro.
Da noi, il problema di questa crescita esponenziale (peraltro difficilmente controllabile) lo ha sottolineato il professor Carlo D’Aniello, ordinario di chirurgia plastica e ricostruttiva presso l’università di Siena e direttore dell’unità operativa complessa di chirurgia plastica dell’Azienda ospedaliera universitaria senese. Che lo scorso gennaio, in occasione di un master in medicina estetica organizzato dall’ateneo senese, ha osservato come si registri «un sempre maggior numero di richieste di trattamento da parte dei pazienti, tanto che tale argomento sta assumendo nella nostra società la valenza di una vera e propria patologia».
«Riguardo al rischio di una cattiva informazione e quindi di finire sotto il bisturi sbagliato, condivido le preoccupazioni dei colleghi inglesi», ci spiega il prof. D’Aniello, presidente eletto della Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica (Sicpre). «Intanto è opportuno non fare confusione. Bisogna distinguere tra la chirurgia plastica a finalità ricostruttiva, branca antica, estremamente seria, che risolve tanti problemi, anche molto gravi, e che interviene in caso di malformazioni, ricostruzioni post-oncologiche e post-traumatiche, forme preoccupanti di obesità, ustioni; e la chirurgia plastica a finalità estetica, che riguarda ugualmente operazioni vere e proprie il cui scopo è migliorare l’estetica di alcune parti del corpo. Di solito la confusione nasce tra chirurgia estetica e medicina estetica, due ambiti molto diversi. Quest’ultima comprende trattamenti estetici non chirurgici, tipo il rimodellamento delle labbra o le infiltrazioni (filler) per cancellare o diminuire le rughe».
«Detto questo, bisogna dire che una specialità in medicina estetica non esiste. E anche per quanto riguarda la chirurgia estetica, manca una formazione accurata. Gli interventi chirurgici con finalità estetiche vengono fatti solo in libera professione, il sistema sanitario nazionale (giustamente) non li contempla. È tutto un discorso, questo, che esula dal tradizionale mondo della sanità. E proprio per questo avrebbe bisogno di essere monitorato con attenzione. Tenga conto di una cosa: in Italia, qualsiasi laureato in medicina e chirurgia può fare qualsiasi intervento, soprattutto in ambito privato. Allora capita di vedere, tanto per fare un esempio, un dermatologo o un medico generico o uno specialista in branca medica che, dopo aver passato un paio d’anni in un qualche centro chirurgico a imparare, si mette a operare. Mi pare discutibile. La mia idea è che chi si mette a fare un qualsiasi intervento chirurgico debba almeno avere una specializzazione in una branca chirurgica, che si ottiene dopo un percorso di formazione di 5 anni».
Secondo il professore, i problemi da evidenziare sono soprattutto due: il bombardamento a tappeto dei media, che propagandano un certo tipo di bellezza; la facilità con cui si può accedere a questo tipo di interventi («Prima erano in pochi quelli che li facevano, poi, da quando è scoppiato il business, tanti ci si sono tuffati...»).
Due i rimedi: formazione e informazione. La prima dedicata al chirurgo, la seconda ai pazienti. Che devono essere messi al corrente «di tutti gli aspetti dell’intervento, in maniera seria, senza lasciar da parte problemi e controindicazioni».
Non come fanno certe trasmissioni in tv, che mostrano di tutto, comprese le zoomate sul lavoro dei chirurghi in sala operatoria. Ma non i risultati. Né prima né dopo. E nemmeno le cicatrici. «In effetti edulcorano non poco», osserva D’Aniello.
L’escalation di interventi un po’ lo preoccupa, «anche se non è il caso di parlare di allarme sociale». Come presidente della Sicpre, si è preoccupato di «vedere i numeri». Cosa non facile, perché «non sono solo i nostri soci a fare interventi di chirurgia estetica. A operare sono in tanti. Comunque, secondo i dati che stiamo raccogliendo e che pubblicheremo l’anno prossimo, si può dire che quella della chirurgia plastica a finalità estetica è tra le branche col più alto numero di interventi in Italia». Tanto per farsi un’idea: in un anno, da noi, si fanno da 30 a 50.000 interventi di rinoplastica. Altrettanti sono quelli di mastoplastica additiva. Le liposuzioni sono 80-90.000 l’anno. «Se selezioniamo un gruppo di donne che va dai 35 ai 60 anni, soprattutto di alcuni ceti sociali, possiamo vedere che c’è sicuramente una percentuale di oltre il 60% che si sottopone a qualche intervento di medicina estetica. E una percentuale al di sopra del 30% che ricorre alla chirurgia estetica. È chiaro che su questa crescita esponenziale della domanda, i media hanno il loro peso».
«D’altra parte, se l’informazione riguardo a questi temi la fanno solo certe trasmissioni, o le industrie che vendono prodotti di medicina estetica o anche i singoli professionisti che si fanno vedere in televisione, non c’è da stupirsi dell’effetto».
Certo, capita spesso che la voglia di rifarsi qualcosa venga anche a chi di fatto non ne avrebbe alcun bisogno. In quel caso, dice il professore, è meglio «sconsigliare».
«Magari ti arriva in studio una ragazza giovane che è già carina così com’è e tuttavia si è messa in testa di volere il seno più grande. Cerco di dissuaderla. Io tendo a sconsigliare molto. Se non c’è un vero problema, cerco di convincere il cliente (in contesti come questo è un “cliente” quello che si ha di fronte, non un “paziente”) che è meglio lasciar perdere. Un professionista serio - conclude D’Aniello - deve approfondire il colloquio con la persona che ha di fronte. Se una ragazza di 18 anni si presenta, ad esempio, con un seno malformato il problema c’è e va affrontato. Ma se una arriva con una “seconda” e ti dice di volere una “quarta”, la cosa da dire è: “Ma perché vuoi fare questa cosa? Non stai già bene così?”».

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domenica 22 giugno 2008

Estate sicura: quanti errori alla luce del sole.

(Daniela Ovadia - Panorama) Ha fatto le lampade, un mese prima delle vacanze, perché “proteggono dalle scottature”. È andata in farmacia e ha acquistato gli integratori che preparano la pelle al sole: ha scelto i solari protezione media, così potrà stare sotto i raggi per ore senza preoccuparsi. Tutto giusto, no? È quello che molti di noi, del resto, abbiamo letto, orecchiato, sentito dire. O che, semplicemente, facciamo da anni perché siamo abituati così. Però in questo modo rischiamo, esponendoci al sole, di accumulare piccoli e grandi errori. Con conseguenze immediate per la pelle o rischi nel lungo periodo.

A confondere le idee sui potenziali danni o sui benefici dei raggi solari sono anche messaggi spesso contraddittori. L’ultima notizia è di pochi mesi fa: il sole non fa poi così male, anzi aiuterebbe a prevenire il cancro favorendo la formazione della vitamina D (lo ha annunciato uno studio dell’Istituto per la ricerca sul cancro di Oslo). Una seconda indagine (International Journal of Cancer) rincara la dose: esporsi al sole, seppure con moderazione, evita il linfoma non Hodgkin. Negli Stati Uniti la Indoor tanning association (associazione americana di proprietari di solarium) ha subito usato queste ricerche per una martellante campagna di controinformazione: addio timori e cautele, il sole fa bene e basta. “Vi sono solo alcune dimostrazioni dell’efficacia anticancro della vitamina D mentre il legame tra esposizione al sole e tumori cutanei è assodato. Inoltre, non occorre cuocersi sotto i raggi per sintetizzarne una giusta quantità. Bastano 10 minuti o, ancora meglio, una dieta adeguata” puntualizza William Hanke, presidente dell’American academy of dermatology citato da Newsweek.
“E, soprattutto, non è affatto vero che le lampade abbronzanti siano sicure”. Una convinzione, questa, tuttavia diffusa, come conferma Giovanni Leone, direttore del Servizio di fototerapia dell’Istituto dermatologico San Gallicano di Roma: “Contrariamente a quanto si credeva alcuni anni fa, il melanoma è più legato ai raggi Uva, quelli emessi dalle lampade che penetrano in profondità, e meno alla combinazione Uva-Uvb presente nella luce naturale. Quindi sottoporsi a sedute abbronzanti prima di andare al mare per indurre la formazione della melanina e sentirsi protetti è un errore “. Il rischio è molto limitato se si ricorre al solarium ogni tanto, ma non va sottovalutato da chi lo usa tutto l’anno. Non è l’unico abbaglio che prendono i forzati della tintarella, quelli che, in questo mese non ancora vacanziero, hanno solo il weekend per abbronzarsi (pioggia permettendo). C’è chi si alza presto il sabato mattina e, con un avanzo di crema solare rimasto nel cassetto, fattore di protezione non superiore a 10 (”Altrimenti non mi scurisco”), si dirige alla spiaggia o al parco per passarvi la giornata. La crema viene spalmata, ma senza abbondare (”Perché appiccica”). Raramente ci si ricorda che la dose minima necessaria, secondo il Progetto prevenzione melanoma dell’Unione Europea, è sei cucchiai colmi, pari a circa 36 grammi di prodotto.
Un tubetto da 100 grammi, quindi, serve per non più di tre o quattro esposizioni. Inoltre è bene ripetere l’applicazione ogni 2 ore e ogni volta che si esce dall’acqua, anche se la confezione afferma che il prodotto resiste ai bagni. Altra illusione da sfatare: i caftani di cotonina leggeri e trasparenti non bloccano i raggi, per proteggere davvero il tessuto deve essere abbastanza spesso da non far passare la luce, di colore scuro o rosso-arancione. Se non si rispettano queste regole, il rischio che si corre non riguarda solo il melanoma (la forma più aggressiva di cancro cutaneo, che non supera il 10 per cento del totale), ma anche il carcinoma spinocellulare e il basalioma. Due forme tumorali meno temibili ma che non vanno comunque trascurate e possono, specie la prima, dare luogo a metastasi. “I fattori di rischio per il melanoma sono noti solo in parte.
Alcuni sono legati alla predisposizione familiare, a occhi, capelli e cute chiari, alla presenza di lentiggini o di nei grossi e numerosi, dai bordi irregolari, di forma e colore variabile” spiega Natale Cascinelli, ex direttore scientifico dell’Istituto dei tumori di Milano e presidente del Programma melanoma dell’Oms. “Per chi è predisposto l’esposizione al sole senza adeguate protezioni è solo il fattore scatenante, soprattutto se le scottature sono avvenute in età infantile”. In nove casi su dieci il tumore cutaneo è degli altri due tipi.
“Il basalioma coinvolge gli strati profondi dell’epidermide e sembra un piccolo nodulo, talvolta colorato” prosegue Cascinelli. Dopo l’asportazione, si può in genere considerarlo guarito. “Il carcinoma spinocellulare ha origine dagli strati superficiali ed è più legato alle ustioni solari (si trova facilmente su viso e spalle): di rado dà metastasi, ma va controllato. Chi ne ha uno di solito ne sviluppa altri; vanno anch’essi asportati quanto prima”. La soluzione, oltre a evitare di esporsi nelle ore centrali, è usare correttamente le creme solari. Da questo punto di vista ci sono novità. “È stata eliminata la dicitura schermo totale, perché non esistono sostanze in grado di filtrare completamente i raggi.
I fattori di protezione sono stati uniformati a livello europeo, per cui il più elevato è il 50+” dice Leone. “Le creme con fattore di protezione inferiore a 6 non sono considerate solari bensì cosmetici per mantenere la pelle idratata e nutrita”. A fianco della cifra, le associazioni di consumatori hanno ottenuto che compaia una dicitura più immediata: per un fattore tra 6 e 10 deve comparire la scritta “protezione bassa”, tra 15 e 30 “protezione media”, tra 30 e 50 “alta”, e con il 50+ “molto alta”. L’associazione Altroconsumo consiglia anche di verificare la data di scadenza e di non usare i prodotti aperti l’anno prima, perché i filtri solari chimici si degradano facilmente. Altro punto fondamentale, che non tutti sanno: i filtri possono essere instabili e degradarsi anche per colpa del sole stesso. Meglio acquistare un fotostabile (dovrebbe essere indicato in etichetta).
I filtri fisici (contengono zinco e lasciano una patina bianca sulla pelle) invece non superano il fattore 30 di protezione e per essere veramente efficaci devono essere uniti a quelli chimici. E le pillole che promettono di proteggere la pelle? “Possono essere utili per mantenere attive le difese immunitarie della cute, compromesse dal sole, ma non sostituiscono la crema solare ” avverte Leone. Contengono antiossidanti come betacarotene, licopene e fermenti lattici. Le associazioni di consumatori, però, ricordano che si tratta di elementi presenti nei vegetali, come carote e pomodori, e nei latticini; dato il costo non indifferente dei “nutraceutici ” (gli integratori alimentari che vantano proprietà preventive), basta attenersi a un’alimentazione ricca di insalate e yogurt per ottenere risultati analoghi. Attenzione agli autoabbronzanti: stimolano la produzione di melanina ma non offrono protezione. Quelli ultrarapidi poi sono semplici coloranti. Tumori a parte, non vanno trascurati altri effetti del sole come l’eritema, una sorta di reazione allergica alla luce. “La maggior parte di quanti ne soffrono (il 10 per cento degli italiani) ricorre al cortisone, senza contare che l’esposizione diventa impossibile” continua Leone.
“La sensibilizzazione è dovuta per esempio alle abbronzature prese ai Tropici, nonché alla maggiore aggressività dei raggi anche nel Mediterraneo, a causa dell’assottigliamento della fascia di ozono. Per prevenire problemi si dovrebbe fare una corretta analisi del modo con cui la pelle reagisce alla luce solare, per esempio grazie al simulatore solare, uno strumento che consente di studiare esattamente il fototipo di una persona”. La valutazione del fototipo è utile anche per evitare guai più seri come le ustioni solari, che possono essere molto dolorose, accompagnate da febbre e disidratazione.
E che sono la tipica conseguenza delle “botte di sole”: esposizioni prolungate, con poca crema solare o con un filtro troppo basso.

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mercoledì 18 giugno 2008

AIDS. In Italia 40.000 sieropositivi ignari.

(Ami) Secondo le stime dello studio I.co.na in Italia circa 40.000 italiani sono sieropositivi senza saperlo e rischiano di contagiare involontariamente i loro partner. Si tratta di persone che si infettano con rapporti occasionali non protetti e che non pensano di fare il test. «Dopo 10 anni sono cambiati i sieropositivi italiani - spiega Mauro Moroni, ordinario di malattie infettive dell'Università di Milano e presidente della fondazione Icona - Dieci anni fa il virus si propagava con lo scambio di siringhe, oggi più del 70% delle donne e oltre il 40% degli uomini si infetta attraverso rapporti sessuali».
Spesso non si tratta né di giovanissimi (uno su sei supera i 40 anni), né di tossicodipendenti ed è aumenta anchela via di trasmissione eterosessuale.
Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, afferma che ben «tredici persone si infettano con l'Hiv ogni giorno in Italia, episodi prevenibili nel 99% dei casi».
Si stima che in totale In Italia le persone affette da Hiv siano 75-80mila, di cui la metà non sa di esserlo. Il problema è che oggi non si percepisce il pericolo, e questo comporta che la scoperta della malattia avvenga in ritardo: secondo
Antonella D'Arminio Monforte, ordinario malattie infettive Università di Milano: «Arrivare alla diagnosi quando la malattia è già in fase avanzata è sinonimo di ritardo nelle cure, cure che grazie ai farmaci antiretrovirali via via resi disponibili, hanno ridotto la mortalità per Aids dal 100% all'8-9% ».

Gli esperti pensano dunque a nuove strategie, come la possibilità di offrire il test alle donne in gravidanza, a quante vogliono avere un figlio, ma anche ai loro partner.

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Estate, anche gli uomini ossesionati dalla prova costume.

Ma nei mesi caldi limitare al massimo gli interventi di liposuzione. In notevole aumento le richieste maschili di 'ritocchi' estetici per cancellare, con un colpo di bisturi, pancetta e maniglie dell'amore. Tra i più gettonati anche il rinfoltimento dei capelli. Il chirurgo: ''Ormai tre pazienti su dieci appartengono al sesso forte''.

(Adnkronos/Adnkronos Salute) - Uomini italiani dal chirurgo plastico per superare la 'prova costume' e cancellare, con un colpo di bisturi, pancetta e maniglie dell'amore. Sono in notevole aumento, infatti, le richieste maschili di 'ritocchi' estetici per esibire in spiaggia un fisico più asciutto. Più gettonati i mini-interventi di liposuzione all'addome, che non lasciano cicatrici evidenti e che, complice il clima non ancora estivo, continuano ad essere richiesti insieme al rinfoltimento dei capelli, che resta comunque l'intervento preferito dai maschi e si può eseguire anche d'estate se in zone limitate del cuoio capelluto.

A mettere a nudo le vanità estetiche dei maschi italiani è Ezio Maria Nicodemi, specialista in chirurgia plastica, docente a contratto alla Scuola di specializzazione a Tor Vergata, che rivela: "Ormai tre pazienti su dieci appartengono al sesso forte". "Gli uomini hanno scoperto da pochi anni la chirurgia estetica - spiega Nicodemi all'ADNKRONOS SALUTE- ma, a mio avviso, sono più narcisiti delle donne e hanno anche più disponibilità economiche".

Non stupisce quindi l'aumento delle richieste. Soprattutto per ridurre gli inestetismi più frequenti: perdita di capelli e 'pancetta' che "arrivano nella maggior parte dei casi proprio a ridosso dell'estate - continua Nicodemi - cioè quando ci si ricorda di dover indossare il costume. Per quanto riguarda i capelli non ci sono problemi, se si tratta di interventi limitati, anche perché le temperature alte aiutano la vascolarizzazione dell'area trattata, migliorando l'attecchimento dell'impianto".

Diverso il discorso per gli interventi di liposuzione, che nei mesi caldi dovrebbero essere limitati al massimo. "Oggi, però, le tecniche mini-invasive - aggiunge l'esperto - ci consentono di intervenire per i piccoli ritocchi, che permettono di andare in spiaggia dopo una ventina di giorni". Per eliminare gli accumuli di grasso, infatti, "si interviene inserendo dall'ombelico piccole cannule di 2 millimetri che permettono di aspirare il grasso". Possibile anche la liposuzione con l'uso di ultrasuoni, che "distruggono il grasso in maniera molto mirata".

Dopo l'intervento è necessario portare fasce che comprimono la parte aspirata."Anche questi strumenti però - spiega ancora Nicodemi - sono molto migliorati: oggi si tratta di piccole cinture che vanno portate di notte, o quando si sta a lungo seduti, come in ufficio. Mai quando si cammina o ci si muove". Spiaggia vietata, comunque, "per almeno una ventina di giorni: bisogna ricordare che si tratta sempre di un intervento chirurgico", avverte l'esperto, ribadendo comunque che "in estate gli interventi di chirurgia plastica vanno limitati".

No, quindi, a interventi più estesi come l'addominoplastica, che permette di modellare l'addome e necessita di un taglio più esteso, che oltre a togliere il grasso consente di avvicinare i muscoli dell'addome dilatati. Vietati, poi, gli interventi al viso, dal lifting alla blefaroplastica, per i quali è sconsigliata l'esposizione al sole.

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martedì 17 giugno 2008

Prostituzione, la Destra propone sesso a pagamento per anziani ma con la "ricetta".

(Asca) - ''In una societa' in cui prolificano i messaggi con espliciti richiami al sesso perche', anche una fascia socialmente debole come la terza eta', non puo' accedere facilmente alle gioie che la sessualita' puo' offrire?''.

A porre l'interrogativo e' Italia Nuova, l'associazione giovanile che fa capo a La Destra e che in particolare appoggia la proposta di Daniela Santanche' sulla riapertura dei 'casini'. Di piu' Italia nuova vuole proporre un referendum abrogativo della legge Merlin.

Con queste premesse, Italia nuova propone ''una regolamentazione chiara e funzionale della prostituzione'' in modo che ''le persone anziane avrebbero meno remore o paure ad usufruire delle prestazioni di operatrici od operatori di tale settore''. ''Inoltre, visto che l'attivita' sessuale porta indubbi benefici sotto il profilo fisico e psicologico, si potrebbe pensare -prosegue l'associazione- ad una sorta di prescrizione medica del sesso accompagnata da un 'certificato di sana e robusta costituzione'''

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