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martedì 4 dicembre 2007

Registro delle Unioni Civili: fiaccole radicali in Campidoglio.

(Agenzia Radicale) In piazza "per difendere la delibera sul registro delle unioni civili e per affermare la legalità democratica delle istituzioni comunali". La fiaccolata organizzata dai Radicali Italiani ha acceso il Campidoglio, dove due delibere, tra cui una di iniziativa popolare, sono in attesa di essere esaminate dal consiglio comunale.
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Iran, giovane gay condannato a morte. Gruppo EveryOne: “Abbiamo poche ore per salvare la vita a Makwan”.

Al ventunenne omosessuale era stata sospesa la sentenza di morte due settimane fa. Il caso e’ stato pero’ riesaminato dai giudici iraniani e la condanna convalidata. L’esecuzione e’ fissata a giorni. L’appello straziante della famiglia: “salvate il nostro makwan”
Il gruppo everyone chiede l’intervento immediato del governo italiano e del parlamento europeo, nonche’ di tutta la societa’ civile, e lancia la campagna “cuori per la vita di makwan”
Makwan Moloudzadeh ha ventun anni (è nato il 31 marzo 1986) ed è stato condannato a morte per il reato di “lavat” (letteralmente, sodomia) secondo il Codice Penale iraniano, che prevede la pena capitale. Stando alla motivazione addotta dal Governo Iraniano, il giovane, all’età di 13 anni, avrebbe intrattenuto rapporti sessuali con un altro ragazzo.

Makwan, che era stato oggetto della campagna internazionale “Fiori per la vita in Iran” lanciata dal Gruppo EveryOne -con centinaia di rose bianche e rosse inviate al presidente Ahmadinejad e la mobilitazione del mondo islamico liberale e progressista -, aveva ottenuto, il 15 novembre scorso, la sospensione della sentenza di morte dal capo del Dipartimento di Giustizia iraniano, l’Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi. Il giudice aveva definito la sentenza – emessa in prima istanza il 7 giugno scorso dalla prima camera del tribunale penale di Kermanshah, nell’Iran dell’ovest, e successivamente confermata l’1 agosto – “una violazione dei precetti islamici e delle leggi morali terrene”.

Nella serata di oggi 3 dicembre la famiglia di Makwan ha contattato telefonicamente Ahmad Rafat, giornalista di AKI – ADN Kronos International e membro del Gruppo EveryOne, dando l’allarme: il caso di Makwan è stato riesaminato dall’Autorità Giudiziaria di Teheran, e ieri, domenica 2 dicembre, è arrivata la drammatica sentenza presso il carcere di Kermanshah, dove il giovane è detenuto da tempo.

“E’ necessaria un’azione internazionale di protesta immediata, che coinvolga il Governo Italiano, il Parlamento Europeo e tutta la società civile. Dobbiamo far sentire in Iran le nostre voci e chiedere che Makwan viva. Makwan è innocente e la colpa per cui è stato condannato è la sua omosessualità”. E’ l’appello lanciato da Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, i leader del Gruppo EveryOne, che si è battuto, nei mesi scorsi, per impedire la deportazione dal Regno Unito della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh. “Abbiamo sperato che l'Iran avesse mostrato compassione per Makwan” continuano “ma la campagna per la vita di Makwan condotta da migliaia di attivisti GLBT in tutto il mondo è rimasta inascoltata. Ci si stupisce inoltre di come qualcuno, anche sulla stampa internazionale, abbia definito ‘child offender’ Makwan, che era egli stesso un bambino quando amò un coetaneo.”

“I familiari di Makwan sono sconvolti” afferma Ahmad Rafat di EveryOne. “Da oggi, ogni giorno potrebbe essere l'ultimo, per Makwan, perché i giudici iraniani comunicano alla famiglia il luogo e il momento del'esecuzione solo la sera prima della stessa.”

Il Gruppo EveryOne chiede a tutti di inviare cartoline, lettere ed e-mail al Ministro della Giustizia e al Presidente dell'Iran. Su ogni cartolina va disegnato un cuore e scritto “Noi amiamo Makwan. Makwan è innocente e deve vivere”. Una campagna d'amore, quella rilanciata da EveryOne, perché in Iran chi ama in modo diverso – i gay e le lesbiche – è considerato un criminale e subisce le pene più terribili, fino a quella di morte.

“Abbiamo pochissimo tempo” concludono i leader di EveryOne Malini, Pegoraro e Picciau. “Agite subito, chiedete ad amici e conoscenti di inviare alle autorità iraniane quante più lettere e cartoline possibile, perché i giudici e il presidente della Repubblica Islamica devono sapere che uccidono un innocente, che ogni anno imprigionano, torturano e uccidono migliaia di innocenti.”
Per il Gruppo EveryOne : Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Ahmad Rafat, Glenys Robinson, Arsham Parsi, Christos Papaioannou, Steed Gamero, Fabio Patronelli, Laura Todisco, Alessandro Matta

Per maggiori informazioni:

Gruppo EveryOne: (+ 39) 334-8429527

www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

Ecco a chi inviare cartoline, lettere, fax ed e-mail:

Head of the Judiciary
His Excellency Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi
Ministry of Justice, Panzdah Khordad (Ark) Square, Tehran, Islamic Republic of Iran
Email: info@dadgostary-tehran.ir
(In the subject line: FAO Ayatollah Shahroudi)
Fax: 011 98 21 3390 4986
(If the call is not answered first time, please keep trying. When it is answered, say “fax please”.)
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Leader of the Islamic Republic

His Excellency Ayatollah Sayed Ali Khamenei, The Office of the Supreme Leader Islamic Republic Shahid Keshvar Doust Street, Tehran, Islamic Republic of Iran

Email: info@leader.ir
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President His Excellency Mahmoud Ahmadinejad – The Presidency
Palestine Avenue, Azerbaijan Intersection, Tehran, Islamic Republic of Iran
Fax: 011 98 21 6 649 5880
Email: dr-ahmadinejad@president.ir
E-mail: via web: http://www.president.ir/email/
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Speaker of Parliament
His Excellency Gholamali Haddad Adel Majles-e Shoura-ye Eslami
Baharestan Square, Tehran, Islamic Republic of Iran
Fax: 011 98 21 3355 6408
Email: hadadadel@majlis.ir
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Presidente del Majlis-e Shoura-e Islami (Assemblea consultiva islamica):
hadadadel@majlis.ir
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Embassy of Iran in UK
info@iran-embassy.org.uk
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Ambassy of Iran in Turkey
Tehran Street, No.10 Davaklidere, Ankara - Turkey P.O.Box: 33
Fax +90-312 4632823
Email: iranembassy@hotmail.com e info@iran-embassy.org.uk
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Ambasciata Iran in Italia
Via Nomentana, 361-363
00162 Roma (RM)
Fax. 06 86328492

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Regione Campania: sì alle unioni familiari, no alle coppie di fatto. I gay: «Occasione persa».

Nocera (Prc): passo in avanti. Diodato (An): violati i valori cattolici.

L'articolo 9 dello Statuto rimanda alla Costituzione per le unioni diverse dal matrimonio. Non passa la parola «coppie di fatto».

(Il Corriere del Mezzogiorno) «Unioni familiari» ma non «di fatto». Nel testo finale dell'articolo 9 dello statuto regionale, in via di approvazione, resta il riferimento alle unioni non sancite dal matrimonio e il rimando agli articoli 3, 29 e 30 della Costituzione italiana. Ma la parola «coppie di fatto» che avrebbe, come si dice, tagliato la testa al toro circa l'orientamento della costituzione regionale, non c'è. E l'emendamento che intendeva far passare passare la parola «coppie di fatto» è stato poi ritirato. Il Consiglio ha poi approvato, con voto favorevole della maggioranza, del centrodestra e l’astensione dell' Udeur e e dell'Italia dei Valori. Il capogruppo Prc Vito Nocera (foto a fianco) parla di «grande passo in avanti democratico» per la Campania «grazie anche al combinato disposto con l'articolo sui beni comuni». Il collega di partito Gerardo Rosania nell’annunciarne il ritiro dell'emendamento ha spiegato che «la tutela delle unioni familiari e delle coppie non eterosessuali è un problema che la politica deve porsi, ma non intendiamo creare altri elementi di conflitto ideologico nella maggioranza». Tutti contenti? Non proprio: la soluzione trovata in Consiglio riprende la formulazione contenuta nel testo dello statuto non approvato nella scorsa legislatura e adesso, con li sì, il peso della faccenda (spinosissima) contemplata dall'articolo 9 dello Statuto viene di fatto scaricato sulla Carta costituzionale italiana. Che pur sancendo l'«uguaglianza» non si esprime sulle coppie di fatto, etero o omosessuali che siano.

«I-KEN» - Il presidente dell'associazione gay napoletana «I-Ken», Carlo Cremona, punta il dito contro l'ambiguità e «l'occasione ancora una volta persa dalle nostre istituzioni, stavolta a livello locale, dopo i flop a livello nazionale, per far propria una battaglia per l'affermazione di diritti civili». «Il testo suona volutamente ambiguo - continua - Risultato: la politica resta distante e confusa rispetto ai problemi dei cittadini, non solo omosessuali».

TESTO DEFINITIVO - L'articolo 9 dello Statuto campano risulta, pertanto, così composto: «La Regione Campania promuove tutte le iniziative e le misure utili per il riconoscimento e il sostegno alla famiglia fondata sul matrimonio e alle unioni familiari nel rispetto dei principi dettati dagli articoli 3, 29 e 30 della Costituzione» ossia uguaglianza tra i cittadini senza distinzione di sesso (articolo 3), ma anche il riconoscimento dei diritti della famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio» (articolo 29) e il diritto dovere di sostenere i figli anche se nati fuori dal matrimonio (articolo 30).

LE REAZIONI - Fallito in mattinata l’ultimo tentativo di trovare un’intesa nella maggioranza, e bocciati gli ultimi tentativi dell’Udeur e del centrodestra di sopprimere la parola «unioni familiari», alla fine si è trovata una convergenza tra maggioranza e opposizione sugli emendamenti del capogruppo della Margherita Mario Sena e di An che ne rimandano la disciplina alla Costituzione. Udeur e Idv si sono comunque astenuti. Non è stato ammesso al voto dell’aula, perchè non ha ottenuto le firme necessarie, invece, un subemendamento dell’Udeur e dell’Italia dei Valori, «tendente a confermare - ha spiegato Fernando Errico, capogruppo dell’Udeur - il riconoscimento della famiglia fondata sul matrimonio e, contemporaneamente, a riconoscere i diritti individuali delle persone, senza distinzione di genere e di orientamento sessuale». «Il centro politico di questa assemblea ha abdicato ai propri valori di difesa della vita - ha polemizzato Pietro Diodato di An foto a fianco) - della famiglia e dei valori cattolici, in genere». «Il riferimento nello Statuto alle radici cristiane - ha replicato per i Ds Pietro Ciarlo - contiene anche il sentimento religioso, che è un principio talmente serio che non può essere strumentalizzato a fini politici». Il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale della Campania, Cosimo Sibilia, da par suo, parla di «una soluzione all’italiana, che contrasta con quanto precedentemente asserito in fatto di valori e radici cristiane, resa possibile da una vasta area di moderati che non ha avuto il coraggio di portare fino in fondo una posizione univoca e, soprattutto nel pieno e assoluto rispetto dell’articolo 29 della nostra Costituzione».

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Amore lesbo sui cartelloni per promuovere una località sciistica elvetica e attirare clienti dal nostro paese.

Promozione in due versioni: «Gli italiani hanno una mente più aperta». Pubblicità osè per l'Italia. Castigata per la Svizzera.

(Elmar Burchia - Il Corriere della Sera) Due donne sul punto di baciarsi su una pista da sci, come vinte da un'incontrollabile attrazione. E' il messaggio promozionale scelto dalla località turistica di Airolo, in Svizzera. Ma la campagna per la stazione invernale leventinese, prevede due versioni: una più castigata per il Ticino, con la foto di due belle ragazze, una bionda e l'altra bruna, che si tengono per mano su una pista innevata in alta quota; l'altra più osé, per l'Italia, in cui le due modelle si baciano.

AMORE SAFFICO - Nel cantone Ticino non tutti gradiscono la scelta di lanciare la stagione invernale con l'amore saffico. La campagna ha suscitato diverse polemiche. La «versione per l'Italia» punta sul discutibile fascino di «andare in bianco» - che è anche lo slogan della pubblicità - con un maschio sullo sfondo che sta a guardare.

MESSAGGIO SCHERZOSO - «Sono arrabbiato. Ogni forma d'amore merita rispetto, ma qui è in gioco qualcosa di diverso. Di ambiguo. E inopportuno», così il presidente di TicinoTurismo, Marco Solari, ha commentato la campagna di Airolo. «Spero – ha detto Solari all'emittente svizzera TSI - che siano ancora in tempo per fare un passo indietro e ritirare i cartelloni pubblicitari». Contrario all'iniziativa anche il sindaco della cittadina, Mauro Chinotti. Ma i responsabili dell'agenzia pubblicitaria Ferrise Comunicazione, con sede a Locarno, difendono la scelta: «Gli italiani hanno una mente più aperta rispetto ai ticinesi per questo tipo di pubblicità. Quest'anno puntiamo sul mercato del nord Italia e della Lombardia in particolare», ha spiegato il direttore dell'agenzia turistica, Elia Frapolli. «Per comunicare con questo tipo di mercato è necessario usare i mezzi giusti», ha aggiunto. «Un messaggio scherzoso, in cui vogliamo mettere in evidenza la simpatia della nostra stazione. Basta parlare di crisi, di poca neve, di problemi, iniziamo la stagione con humor», aveva spiegato durante la presentazione domenica scorsa. Manifesti e volantini appariranno in Italia a partire dalla settimana prossima.

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Dieux du stade, i video. Julien Arias.

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L'Unità in un articolo non firmato cerca di minimizzare. Unioni civili, bufera sul no di D'Alema alle nozze gay.

(L'Unità) Si riapre la discussione sui Pacs, poi divenuti Dico e in futuro Cus, per la regolamentazione dei diritti delle coppie di fatto, sia etero che omosessuali. Rompe gli indugi il ministro degli Esteri e vicepremier Massimo D'Alema, che si è detto contrario alle nozze tra omosessuali sul "Corriere della Sera".

«Di solito Massimo porta fortuna ai sostenitori delle cause avverse – è la battuta di Cesare Salvi - . Può essere accaduto anche stavolta... Però, lui parlava di matrimoni tra gay e non è di questo che trattano i "Cus"». Il capogruppo di Sinistra democratica e presidente della commissione Giustizia del Senato, ha precisato che il testo base sui "Contratti di unione civile" è già passato all´esame della commissione. «È ragionevole prevedere che l'Aula di Palazzo Madama esaminerà i Cus tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio», ha detto Salvi, dopo il sì della commissione con un voto trasversale sulle unioni civili. «All'inizio del prossimo mese si esamineranno gli emendamenti e poi toccherà all'Aula. È una grande soddisfazione aver approvato il Ddl in commissione dove si è avuto un dibattito costruttivo per una legge attesa dagli italiani e che è stata votata da una maggioranza trasversale». Cesare Salvi si augura che nell'immediato futuro il provvedimento possa incontrare anche il favore di parte del centrodestra che in commissione ha avuto comportamenti diversi: dall'astensione di An e Forza Italia, al no dell'Udc al sì dei Repubblicani.

«D'Alema non c'è bisogno di convertirsi per allearsi con Casini», dice Franco Grillini, deputato socialista e candidato sindaco a Bologna. «Non credo sia un caso che tra i primissimi a sperticarsi in complimenti e lodi alle discutibili affermazioni di Massimo D'Alema contro i matrimoni gay ci sia proprio Pier Ferdinando Casini, leader della Cosa bianca. È nota la predilizione di D'Alema per il sistema elettorale alla tedesca con lo scopo di costruire un'alleanza centrista con la Cosa bianca in sostituzione della così detta Sinistra radicale. In questa prospettiva i leader del Pd fanno la rincorsa a dare garanzie dal Vaticano».

Il dibattito si allarga a tutto il Pd. «Il Partito democratico deve dire chiaramente se, su un tema fondamentale come quello delle unioni civili, continuerà a parlare d'altro e a non prendere decisioni nette e definite», chiede la deputata di sinistra democratica Fulvia Bandoli. «Se la sua politica sarà quella di nascondere questo tema sotto al tappeto per rinviarlo in eterno a data da destinarsi. Le coppie di fatto stanno chiedendo che gli vengano riconosciuti gli stessi diritti civili delle coppie sposate». «Fino ad ora - afferma a nome del gruppo alla Camera - le associazioni omosessuali non mi sembra che abbiano chiesto il diritto a sposarsi. La discussione sul matrimonio è quindi inutile e dimostra, ancora una volta, che il pd cerca di evitare il tema, così come Veltroni ha già fatto a Roma».
«Ci mancava D´Alema che, affascinato dalla fede, coglie l'occasione di un dibattito di fronte agli studenti di una scuola superiore per insultare gay e lesbiche italiane», dice Aurelio Mancuso, presidente Arcigay. «Quello che dice D'Alema - continua Mancuso -, Ratzinger non l'avrebbe saputo dire meglio». Secondo l'Arcigay, il ministro degli Esteri «non conosce neppure bene la Costituzione su cui ha giurato, che non parla affatto di generi all'articolo 28 ma di famiglia società naturale fondata sul matrimonio». Forse, ipotizza sarcastico Mancuso, «le sue frequentazioni vaticane, tra una manifestazione dell'Opus Dei e qualche a convegno ecclesiastico, lo hanno indotto a dar ragione ai suoi amici di partito Binetti e Bobba».

«Se ci sono persone che vengono giornalmente offese non sono di certo i cattolici ma gli omosessuali – dice Rossana Praitano, presidente del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli -, che si vedono ogni giorno di più delegittimare a causa del loro orientamento sessuale, anche da quella parte di politica che invece i voti di gay lesbiche e transessuali se li è presi, eccome».

«Con l'intervento di D'Alema contro le "nozze gay" e le incertezze di Veltroni sul registro delle Unioni Civili il Pd rischia di chiudere ogni residuo rapporto con il mondo omosessuale ancor prima di nascere», annuncia Andrea Benedino, componente commissione nazionale sul Manifesto dei Valori del Pd e già portavoce nazionale Gayleft, la Consulta glbt dei Ds.

«Noi pensiamo che l'Italia debba essere un Paese laico, non servono queste espressioni e soprattutto voglio capire: il Pd a chi guarda? Ad Aznar o a Zapatero?». Dice il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Una timida apertura dalla sua collega di partito, Paola Balducci (commissione Giustizia): «Siamo d'accordo nella sostanza, ma non nel metodo ». Balducci spiega: «Come D'Alema noi non neghiamo il valore della famiglia tradizionale ma, tenuto conto degli ultimi episodi di discriminazione contro i gay in alcune scuole e degli episodi di bullismo omofobo dagli esiti anche tragici, come il suicidio di uno studente, ci saremmo aspettati che il ministro degli Esteri davanti a un pubblico composto proprio da studenti, avesse espresso un più chiaro e inequivocabile messaggio di condanna della discriminazione verso i gay e avesse con più forza difeso le unioni civili, piuttosto che dichiarare che le nozze tra omosessuali offenderebbero il sentimento religioso di tanta gente». L'obiettivo del Parlamento e del paese deve essere il riconoscimento «dei diritti civili e sociali degli omosessuali, delle unioni civili, negati da una parte della società e dei partiti politici. Ci sembra dunque - conclude la deputata Verde - che D'Alema abbia perso una occasione importante per parlare in questo senso ai nostri giovani ribaltando il tema della questione».

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I passi di Roberto Bolle conquistano Roma.

(La7) Successo assoluto del ballerino al galà del Teatro dell'Opera della capitale.
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James Bond presto nudo.

(Style) Il prossimo James Bond potrebbe essere il più atteso di sempre, almeno da parte del pubblico femminile.

Il motivo? Daniel Craig ha annunciato che in alcune scene del prossimo episodio dedicato all'agente 007 sarà completamente senza veli. «Sì, sarò nudo. Non ho nulla da nascondere, e, dopotutto, se chiediamo alle donne di scoprirsi perché non dovremmo farlo anche noi uomini?», ha detto l’attore alla rivista New!.
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Ndr. Probabilmente a quelli di Style è sfuggito che Daniel Craig è già apparso nudo proprio nel ruolo di James Bond.
Ma questi dove stavano? Rieccovelo.

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Haider. Il Governatore, gli adolescenti, l'alcool e... il "vizietto" nascosto della destra.

Foto lo ritraggono con dei giovani mentre beve alcool.
(Agi) E' bufera per l'ex leader della destra xenofoba austriaca Joerg Haider. Il quotidiano austriaco 'Der Standard' ha pubblicato alcune imbarazzanti immagini del governatore della Carinzia in atteggiamenti decisamente intimi con degli adolescenti di sesso maschile in una discoteca a Spittal an der Drau.

A scatenare lo scandalo nella conservatrice Austria non sono tanto le affettuose attenzioni dedicate ai suoi giovani ospiti da Haider, sospettato da tempo di aver predilezioni omosessuali, quanto il fatto che le foto immortalano impietosamente i minori presenti a bere bevande alcoliche. Questo mina alla base la campagna campagna anti alcool ai minorenni voluta dalla destra estrema a partire dal partito Bzoe ('Lega per il futuro dell'Austria') creato dal governatore della Carinzia dopo aver lasciato il Fpoe (Liberal nazionali), che sette anni tra mille polemiche era riuscito a portare al governo.

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Mia sorella non ha mai perso una puntata di Beautiful.

giustina-porcelli.gif(Grazia) L’amore è come l’acqua, prende la forma che noi gli diamo.
Belle parole. Di chi? Di Brooke Logan Forrester Chambers Jones Marone (sì, lo sappiamo, non ha più dita dove tenere gli anelli di fidanzamento. E, dove vi sembrasse troppo, ricordate: il cognome Forrester lo ha portato con tre uomini diversi: Thorne, Ridge e paparino).

Ma Beautiful non è solo amore. Ci sono le suocere e le guerre tra stilisti, gli alcolisti e le amnesie. Credo di capire quanto meravigliosi siano i suoi sceneggiatori solo ora che Giustina (nostra ospite questa settimana) me lo ha spiegato nel migliore dei modi possibili, facendomi ridere davvero.
Ci sono molti motivi per cominciare, o per non smettere mai, di guardare la soap Beautiful.
101 Motivi - spiega Giustina Porcelli. Poi ci ripensa - 101 non bastano - e quindi apre un blog.

Per la prima volta nella mia vita, so esattamente quale libro regalare a Natale a mia sorella.

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Hayden Panettiere: Io lesbica? Vorrei avere una storia con la Jolie!

(Tvblog girlpower) La giovane cheerleader di Heroes, Hayden Panettiere, vorrebbe diventare lesbica e avere una storia d’amore con Angelina Jolie.

L’attrice 18enne, che interpreta il ruolo della cheerleader Claire Bennet nella serie tv, scherza così a proposito della sua “possibile” omosessualità: “Se volete fare di me una lesbica – ha scherzato Hayden in un’intervista – per me va bene. Sarebbe una divertente indiscrezione su di me. Mi piacerebbe avere una storia con Angelina Jolie”.

“Ma ci sono tante altre bellissime ragazze che mi piacciono – ha continuato -: Charlize Theron, per esempio, è meravigliosa. Anche Kate Beckinsale e Jessica Alba“. Hayden ha poi aggiunto di soffrire per Britney Spears perché era il suo idolo da adolescente: “Non posso nemmeno immaginare cosa avrei fatto con una vita come la sua. Spero che possa ritornare in forma come prima, definitivamente”.

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Sesso sicuro sul web? Una società apposita certificherà ogni sei mesi la salute sessuale dei suoi iscritti con il "Safe Sex Passport".

(Zeusnews - Foto di Ye Liew) Nessuno sa bene quante persone si affidino ormai al web per incontrare partner sessuali, magari per la sola durata di un weekend; ma devono essere tantissime almeno negli USA, visto che è stata lanciata una serissima iniziativa commerciale volta a certificare l'assenza di malattie sessualmente trasmissibili (MST) per incontri occasionali.

La SSP Bioanalitics propone infatti agli avventurosi navigatori un vero e proprio documento che certifichi, con validità semestrale, che il titolare è sano - quanto meno per quel che riguarda le possibili infezioni a trasmissione sessuale.

Il documento, dal costo di 75 dollari a semestre, verrà rilasciato in formato tale da poter essere esposto nei siti dedicati agli incontri, ovviamente preceduto da specifiche analisi di laboratorio su HIV, sifilide, herpes genitale e via discorrendo.

I testi di laboratorio pare costino circa 200 dollari e dovranno ovviamente essere rinnovati in occorrenza del rinnovo della validità del documento; per evitare contraffazioni, l'internauta potrà autorizzare gli eventuali futuri partner ad accedere alle proprie analisi. Cliccando sul link del certificato virtuale permetterà - previa digitazione di un codice alfanumerico da parte del titolare dei dati medici - la verifica della congruità dei dati stessi.

Per estenderne il più possibile l'utilizzo, il database dovrebbe anche essere consultabile via Sms e linea telefonica fissa presso la Bioanalitics, che per il momento prevede di offrire i popri servizi soltanto negli Stati Uniti; ma è da credere che l'iniziativa troverà consensi, adesioni e cloni un po' dappertutto, tranne ovviamente le nazioni più sessuofobe per cultura e tradizione religiosa.

D'altra parte l'iniziativa parte dalla constatazione che gran parte degli ammalati (stimata in circa l'80% dei casi) non osa confidare il proprio stato al partner sessuale, e l'adozione di una forma generalizzata di documentazione potrebbe contribuire in modo determinante alla responsabilizzazione in questo campo.

I detrattori invece temono che la riduzione di un importante rischio per la salute non valga i danni provocati da una "disinvolta" sessualità, facilitata, magari senza adeguate protezioni, anche a chi normalmente se ne astiene o per motivi etici o per il solo timore delle possibile conseguenze.

Senza voler entrare in un campo riservato alla medicina o alla sociologia, tuttavia il lasso di tempo intercorrente tra un esame e l'altro e il costo (circa 270 euro rapportati all'anno) potrebbe scoraggiare quella parte della popolazione che più ne avrebbe bisogno; d'altro canto sarebbe augurabile che la prassi diventasse di routine anche da noi, anche previo pagamento di un ticket ragionevole.

In questo caso i dati rimarrebbero stoccati presso il Servizio Sanitario Nazionale, che del resto già li possiede, e resterebbero al di fuori da un sempre possibile sfruttamento da parte dei circuiti commerciali - anche leciti - legati per esempio alla proposta di farmaci o a cure specifiche.

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Inconcludenti, polemici e logorroici. Roma città "chiusa", il parere di GayLeft sul suo capo.

Unioni civili la battaglia di Roma.

(Andrea Benedino* - L'Unità) Il Consiglio Comunale di Roma si sta apprestando, in un clima di scontro tra guelfi e ghibellini, a discutere dell’approvazione del Registro delle Unioni Civili, a seguito di una delibera di iniziativa popolare sottoscritta da oltre 10.000 cittadini. Questa discussione e le decisioni che ne seguiranno stanno diventando sempre più emblematiche di come il Pd a guida Veltroni saprà affrontare i nodi delle questioni relative ai diritti civili, e più in generale di quanto il Pd e il suo leader sapranno decidere su temi di questa portata resistendo alle invadenze di campo e ai condizionamenti delle gerarchie vaticane e quindi di quanta fermezza ci sarà nell’affermazione piena del valore della laicità dello stato come valore guida di tutto il partito.
Un accordo che sembrava a portata di mano, a seguito di una faticosa mediazione portata avanti dal vicesindaco Maria Pia Garavaglia, sta rischiando di naufragare in queste ore a seguito dell’accensione dei riflettori sul «caso Roma» da parte delle solite gerarchie di Oltretevere: in primis un articolo di avvertimento di Avvenire nei giorni scorsi, poi l’incontro tra Veltroni e il cardinal Tarcisio Bertone, e poi ancora le dichiarazioni della senatrice teodem Paola Binetti secondo cui «il registro civile a Roma è una cosa inaccettabile. Benedetto XVI si è espresso contro e se passa, qualcuno penserà che Veltroni non può governare la città del Papa». Per non parlare delle dichiarazioni offensive per la dignità delle migliaia di conviventi etero ed omosessuali romani del novello Pio IX vice-capogruppo del Pd di Roma Amedeo Piva, secondo cui quella del Registro è «una delibera inutile ed inopportuna» e chi si impunta «si scontrerà contro un muro invalicabile» (forse quello di Porta Pia?).
Tanto basta per creare un caso, ed il tutto alla vigilia della discussione in Commissione Giustizia al Senato sui Contratti di Unione Solidale, per l’approvazione dei quali Veltroni segretario ha speso in questi mesi, fin dalla campagna per le elezioni primarie, parole forti ed impegnative.
Alle parole però devono seguire dei fatti, pena il rischio forte di perdere in credibilità politica e di far perdere la faccia a quanti ancora si battono per affermare pienamente il principio di autonomia e laicità dello stato come «valore guida» del futuro Pd. E i fatti non possono certo essere il baratto tra la bocciatura esplicita del registro e l’approvazione di un blando documento che scarica al Parlamento la patata bollente dei diritti dei conviventi, come si vocifera in queste ore. Anche perché la Roma di Veltroni, rispetto a tanti altri comuni italiani - da ultimo Ancona - che da anni hanno varato strumenti di questo tipo, anziché svolgere un ruolo tra i comuni capofila, rischierebbe di essere semplicemente l’ultima ruota del carro. E questo di certo il Pd veltroniano, amante dei primati e dell’eccellenza, è l’unica cosa che non può permettersi.
Personalmente sono consapevole del valore prettamente simbolico dell’approvazione di un Registro a Roma e del fatto che la vera battaglia sarà quella che si svolgerà in Senato. Ma è anche del tutto evidente come le due questioni si tengano strettamente assieme per il fatto che la figura del Sindaco di Roma coincide con quella del segretario del Pd e con quella del probabile futuro candidato premier del centrosinistra. Questo mi porta a dire che è ormai indubbiamente arrivato il momento del redde rationem per la leadership di Veltroni e per la tenuta del Partito Democratico sul tema dei diritti dei conviventi e che non ce la si potrà cavare facilmente con compromessi al ribasso che rinviino il problema sine die.
Le strade che Veltroni ha a sua disposizione per esercitare la sua leadership a mio parere non sono che due: o investirà tutto sul segnale politico che si produrrebbe nel paese e sul Parlamento con l’approvazione del Registro da parte del Consiglio Comunale capitolino (segnale che potrebbe produrre effetti anche a lungo periodo nella prospettiva della futura campagna elettorale), oppure sarà costretto ad impegnare personalmente tutta la sua credibilità di leader politico nell’incerta battaglia del Senato, col rischio che pezzi consistenti del suo gruppo parlamentare possano non seguire le sue indicazioni compromettendo l’immagine dell’intero partito. Tertium non datur, pena l’avvio di una deriva clericale che segnerebbe la perdita definitiva di credibilità del Pd verso il mondo laico del nostro Paese.
Personalmente ritengo che la seconda strada sia - in una prospettiva di lungo periodo - la più impervia e pericolosa per lo stesso Veltroni, in quanto egli rischierebbe di diventare suo malgrado l’ultimo di una lunga serie di leader politici italiani che su questo tema hanno parlato al vento, venendo poi contraddetti dalle proprie maggioranze parlamentari. Lo sarebbe perché di fatto si consegnerebbe la leadership del segretario nazionale del Pd su un tema come questo in ostaggio a quella piccola pattuglia di senatori teo-dem che finora hanno impedito con azioni efficaci ogni tipo di decisione parlamentare sull’argomento. Al tempo stesso questa sarebbe indubbiamente anche la strada che potrebbe far conseguire i risultati migliori, cioè l’approvazione di una legge da parte del Parlamento, atto ben più importante di qualsiasi registro. Questo però a condizione che Veltroni riesca a dimostrare di saper imporre una condotta parlamentare anche a quei senatori più inclini alle indicazioni delle gerarchie di Oltretevere, impresa che i più giudicherebbero alquanto ardua.
Di certo Veltroni non può pensare di limitarsi a stare zitto e fermo. La «politica del semaforo» di guzzantiana memoria, infatti, è proprio quella che è stata perseguita finora in questi anni dai vari leader del centrosinistra e che costringe l’Italia all’impossibilità di varare quelle riforme civili come i Cus, il testamento biologico o una riforma della legge sulla procreazione assistita che altri paesi hanno varato da tempo.
La nuova stagione che molti si augurano di vedere all’opera dipende molto quindi dalle scelte che farà Veltroni nelle prossime ore. Non è più il tempo del «ma anche», ma è giunto il momento delle scelte. Ci aiuti Veltroni a non deludere le speranze e i sogni di libertà di quella maggioranza di italiani che vorrebbe vivere una nuova stagione di libertà.

* Componente Commissione Manifesto dei Valori Pd

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Veltroni 0 Lula 1. Il Presidente Brasiliano presiede una conferenza nazionale GLBT.

Dove si ha paura per un registro legalmente inutile e dove invece si partecipa alla vita dei propri elettori.

(Fireman) A Roma, capitale della Repubblica Italiana, ci si agita per la discussione in aula di una proposta di legge di iniziativa popolare che vuole istituire un registro cittadino per le unioni civili.
Si mette in discussione l'attuale composizione del governo capitolino e la Senatrice (di quale stato mi chiedo?) Binetti arriva a dire che Veltroni - ancora sindaco di Roma... ma anche segretario del PD - non sarebbe più idoneo a guidare la città del Papa qualora passasse il registro. Abbiamo al governo una persona con evidenti disturbi di identità che provocano il non riconoscere più in quale stato e cità si trovi.

Invece, dall'altra parte del pianeta, Human Rights Watch chiede a chiunque di scrivere a Mr Luiz Inácio Lula da Silva - Presidente del Brasile - per congratularsi con lui circa la sua partecipazione alla conferenza Human Rights and Public Policies: the way forward to ensuring the citizenship of lesbians, gay men, bisexuals and trans persons, che si terrà tra il 9 ed il 11 Maggio 2008. Tale partecipazione è stata infatti pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la scorsa settimana.

Questa conferenza ha come scopo il proporre le linee guida per lo sviluppo di politiche pubbliche oltre che di un piano nazionale per la promozione dei diritti umani e civili delle persone GLBT.
Verrà inoltre valutato il programma Brazil Without Homophobia e saranno proposte strategie per renderlo più efficace.

Una commissione organizzatrice composta da 16 ministri, il Parliamentary Front for LGBT Citizenship e 18 reppresentanti del movimento GLBT avrà inoltre il compito di dettare le regole interne della conferenza.

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Immanuel, il "Casto Divo". "Battito Anale" l’attesissimo video.

Dopo la nuova ondata di censura che ha visto la cancellazione di tutti i video di Immanuel da Youtube, Il Casto Divo ritorna con un nuovo singolo in perfetto stile glam 80’s.

Il clip vede anche l’esordio del poliedrico artista alla regia ed al montaggio. Il vergineo si presenta accompagnato dalle beat girls e con un look da sexy policeman, ironico omaggio all’iconografia homo. In attesa della prossima performance live, l’Immanuel staff augura buona visione.
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L'uomo metro-sexual invade la scena tra lusso e casual.

Metrosexual_uomo_tulife

(Tulife) Curato nei minimi dettagli, sempre al passo con la moda e con una manicure da far invidia a una donna: è l’uomo metrosexual, l’esemplare maschio che si aggira sempre più frequentemente nelle metropoli tra feste mondane e ritrovi vip, sfoggiando abiti all’ultimo grido e un fisico da capogiro. Etimologicamente il termine metro-sexual indica un incrocio tra uomo metropolitano e oggetto del desidero, rafforza quindi il significato di uomo desiderato, molto curato e decisamente glamour. Praticamente un incrocio tra David Beckham o Justin Timberlake, un Adone moderno dedito alla cura del corpo e alla strage di cuori femminili.
Come si presenta l’uomo metrosexual? Capelli splendenti, barba inesistente o strategicamente accennata, fisico asciutto e ben tornito, accuratamente depilato, manicure e pedicure fresche di giornata e, neanche a dirlo, look impeccabile. Imperativi del suo look sono: pantaloni classici senza pince o jeans scuri puliti senza strappi, blazer o camicia con pullover con scollo a V, girocollo oppure camicia con gilet. Ai piedi scarpe a punta o squadrate, di pelle o di vernice.
L’uomo metrosexual ama anche le giacche raffinate e lussuose e si circonda di accessori e oggetti che impreziosiscono la sua figura. Qualche esempio? Borse a gogo: quelle a tracolla come l Abesses o Bastille di Louis Vuitton, le shopping bag, targate sempre Louis Vuitton, ma anche le nuove borse di Armani in coccodrillo belle ed eleganti, o ancora le borse valigie, cioè borse a mano di media dimensione, dal classico come Armani e Louis Vuitton allo sportivo come Prada, Puma, Eastpak ecc.
Per i gioielli, i preferiti dell’uomo metrosexual sono i ciondoli della DoDo o a quelli della Breil, seguiti da Calvin Klein e Gucci.
E per non arrivare tardi alle feste, orologi D&G, Cronotech o Breil al polso.
Sono lontani i tempi dell’uomo trasandato e malmesso, oggi trucchi e belletti non sono più una prerogativa femminile, ma hanno conquistato l’uomo metropolitano e seducente, in una parola: metro-sexual.

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Quelli che al Veltronellum dicono no: la fronda della Bindi e i piccoli cespugli.

Il ministro della Famiglia, Rosy Bindi | Ansa
(Panorama) Rosy Bindi non ci sta. E lo dice chiaramente a Panorama.it: alla riforma elettorale nata la notte scorsa dal vertice del Pd meglio mettere un freno, così come va posto uno stop secco al decisionismo di Walter Veltroni: “Non si può pensare di tornare al proporzionale senza una discussione e una consultazione ampia di tutti gli aderenti e simpatizzanti del Pd”.
Ma la fumantina Bindi non è la sola ad essersi scagliata contro l’accordo trovato la settimana scorsa tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni sulla legge elettorale, ovvero il cosiddetto Veltronellum: anche i piccoli partitini, per ragioni diverse dalla Bindi, si sono scatenati. Anche perché ne va della loro stessa sopravvivenza. Tanto che nel Transatlantico di Montecitorio gira una battuta fulminante: “Beh, è normale, se tu vuoi fare una legge anti-frammentazione, i frammenti poi si incazzano”.

E se la Lega ha attaccato il Popolo delle Libertà, per bocca del suo leader Umberto Bossi, che ha rispolverato un “me ne frego” di altri tempi, il vero problema sta nel centro sinistra: che è infarcito di piccoli partiti, che potrebbero decidere in qualsiasi momento di far cadere il governo. Minaccia che non si è lasciato sfuggire Clemente Mastella, che è stato il primo a lanciare il suo “solito” ultimatum, dicendosi pronto a non votare la Finanziaria. Ma i Socialisti di Enrico Boselli la pensano alla stessa maniera e i Verdi suggeriscono caldamente a Veltroni di “non mangiare la polpetta avvelenata di Berlusconi”.
I problemi, però, per i due partiti giganti non vengono solo dai “nanetti”. Anche all’interno del Pd le voci non sono univoche. Oltre alla Bindi, intervistato dal Corriere della Sera il vicepremier, Francesco Rutelli, ha messo mani avanti spiegando di non fidarsi troppo di Berlusconi come interlocutore sulla riforma elettorale: “A luglio – ha detto Rutelli - Berlusconi - mi disse di essere favorevole al sistema tedesco. A settembre si dichiarò totalmente contrario. Una settimana fa ha detto nuovamente di sì. Oggi pare abbia cambiato idea di nuovo”.
Ancora più duro il ministro della Difesa, Arturo Parisi: “Da Veltroni c’è stato un voltafaccia che pagheremo caro”. L’uomo più vicino a Prodi ha spiegato la minaccia che ci attende se passa questo sistema elettorale: “I governi devono essere fatti di fronte agli elettori. Mentre il sistema di cui si sta discutendo in questi giorni ci riporterebbe invece a fare i governi in Parlamento e a disfarli in Parlamento”.

Bindi, pur non disdegnando il dialogo sulle riforme: “è una cosa buona, ma bisogna farlo nella chiarezza dei principi che ci guidano e a partire dai nostri alleati”, motiva a Panorama.it tutte le ragioni dello scontento dei prodiani. Che ieri sera si sono riuniti in gran segreto: “Abbiamo criticato il porcellum perché ha espropriato i cittadini del potere di scelta ora rischiamo, con il modello tedesco corretto a cui si sta lavorando, che questo potere resti saldamente nelle mani dei partiti più grandi. Per noi è una la smentita del percorso fatto con l’Ulivo e degli obiettivi che deve perseguire il Pd”.

L’ex sfidante di Veltroni vuole costruire il Pd all’insegna del bipolarismo: “Voglio un partito” ha concluso la ministra della Famiglia “che rafforza il bipolarismo a vocazione maggioritaria ma che non pratica l’autosufficienza ed anzi lavora a rafforzare la responsabilità di governo di tutto il centrosinistra”.

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Bertinotti: “Questo centrosinistra ha fallito, a gennaio confronto vero” .

(Noipress.it) “Dobbiamo prenderne atto: questo centrosinistra ha fallito. La grande ambizione con la quale avevamo costruito l’Unione non si è realizzata...”.
E’ il rassegnato giudizio del Presidente della Camera Fausto Bertinotti che, pur non facendo previsioni sulla durate del governo (“Non posso, non voglio”), dalle pagine de ‘la Repubblica’ riflette sullo stato attuale della maggioranza.

“Voglio premetterlo: non ci deve essere nervosismo, da parte di Prodi –spiega- ma per favore, prendiamo atto di una realtà: in questi ultimi due mesi tutto è cambiato” e “una stagione si è chiusa”.
Infatti, il progetto di “un governo nuovo, riformatore, capace di rappresentare una drastica alternativa a Berlusconi, e di stabilire un rapporto profondo con la società e con i movimenti, a partire dai grandi temi della disuguaglianza, del lavoro, dei diritti delle persone”, non si è realizzato.
“Già questo – sottolinea la terza carica dello Stato- ha creato un forte disagio a sinistra. Poi si sono verificati fatti che lo hanno acuito”.
Abbiamo un governo che sopravvive - ammette il presidente della Camera-, fa anche cose difendibili, ma che lentamente ha alimentato le tensioni e accresciuto le distanze dal popolo e dalle forze della sinistra”.

Fausto Bertinotti spiega quindi che, oggi, il grande tema che si ripropone per la sinistra radicale è quello dell’ autonomia di un progetto (“una grande questione, che nacque nel ‘56, con i fatti di Ungheria, con la rottura nel Pci, con lo scontro Nenni-Togliatti”).
Tuttavia, riflette, “devi vivere nello spazio grande e nel tempo lungo per creare una grande forza europea per il ventunesimo secolo. Se questa è l’ambizione, allora tutto va ripensato. Essere o meno alleati del Pd, stare o meno dentro questo governo: tutto va riposizionato in chiave strategica”.
E “alla fine del percorso - chiarisce il leader politico - io voglio riconoscere al Pd il diritto a trovarsi gli alleati che vuole, ma voglio garantire a noi il diritto di tornare all’opposizione”.

Il presidente della Camera indica dunque una data: “So bene, e ho persino orrore a pronunciare il termine: ‘verifica’. Ma è chiaro che a gennaio serve un confronto vero, che prende atto del fallimento del progetto iniziale ma che, magari in uno spettro meno largo di obiettivi, rifissa l’agenda su alcune emergenze oggettive. E viene incontro alle domande della società italiana, con scelte che devono avere una chiara leggibilità ‘di sinistra’.”
Così, spiega, sono numerosi i temi su cui il centrosinistra ha rinunciato a imporre la sua visione (“dalla laicità dello Stato alla politica estera”), ma “se si vuole tentare una nuova fase della vita del governo, vedo due terreni irrinunciabili: i salari e la precarietà”.

Via libera quindi alle riforme e alla trattativa con il Cavaliere.
Bertinotti giudica infatti “attendibile” la disponibilità di Berlusconi “ad avviare il dialogo” anche perché ormai è passata l’idea che il dibattito sulla legge elettorale non pregiudica l’esistenza del governo.
Stavolta, quindi, l’ accordo sulla legge elettorale, “è una possibilità reale” sostiene, osservando che nei due Poli si è affermata “una larga condivisione” su due punti essenziali: che l’attuale sistema istituzionale ed elettorale “è un fattore di riproduzione della crisi politica” e che l’attuale bipolarismo “è fallito”.
Nel merito, Bertinotti sottolinea come il sistema proporzionale con clausola di sbarramento e senza premio di maggioranza sia “una soluzione ragionevole”.
Ma, se Prodi vuole durare –avverte- deve imprimere una svolta fin dai primi giorni del 2008.

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Bellezze: Marcus Patrick.


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Premio Gq Uomo 2007. C'è anche Lapo Elkann.

(Fashionblog) Si è svolta nel lussuoso Hotel Palace di Madrid la settima edizione del premio Uomo Gq.

Numerosi personaggi si sono alternati nel galà organizzato della famosa rivista maschile, non solo appartenenti al mondo della moda: vediamo nel dettaglio i premiati. Modello dell’anno è stato eletto Jon Cortejarena (al centro nella foto) , migliori designer il duo canadese DsQuared, mentre per quanto riguarda il mondo femminile è stata scelta dai lettori la bellissima Martina Klein.

Riconoscimenti anche per Eduardo Noriega, miglior attore, al giornalista Carlos Herrera, al piccolo fenomeno argentino Leo Messi, attaccante del Barcellona, ma anche per un italiano: Lapo Elkann, miglior uomo d’affari giovane per il suo progetto di moda Italia Independent.

Via: Trendencias

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E' boom omosex per gli under 18. Esperienze lesbiche per il 40% delle adolescenti

(Agi) Nel marasma confuso e a volte disperato che e' la sessualita' degli adolescenti (che ormai sconfina nei pre-adolescenti) e' salita in testa alle trasgressioni l'esperienza lesbica: almeno un rapporto saffico e' stato consumato da circa il 40% delle ragazze italiane. E' quanto segnala Federico Bianchi di Castelbianco, psicologo dell'infanzia e direttore dell'Istituto Italiano di Ortofonologia di Roma, intervenuto al convegno "Sessualita' e scelte consapevoli. Quale informazione per le donne a rischio?" all'Istituto San Gallicano. L'esperienza lesbica tra le giovani e giovanissime, spiega l'esperto, e' ormai "trendy": "Esiste una serie di messaggi mediatici che esaltano l'omosessualita' come regno della trasgressione, del sesso facile, della moda, del divertimento. E il rapporto saffico viene mostrato per stupire e affascinare, basti pensare al celebre bacio in diretta tv tra Britney Spears e Madonna, o a una serie di spot in cui i ruoli sessuali sono scambiati. Le ragazze subiscono questi messaggi forti e precisi, e scatta un fattore imitativo che fa dire a molte che l'esperienza omosex e' 'una botta di maturita'', una sorta di passaggio iniziatico per sentirsi grandi e 'cool', cioe' precise, alla moda". Il "boom" della trasgressione omosessuale (che e' tutt'altra cosa, spiega l'esperto, dall'omosessualita' vera e propria, che rientra in un'altra casistica) riguarda entrambi i sessi, ma per i ragazzi fa meno notizia: "Gia' nel 2000 - spiega Bianchi - il 60% dei ragazzi aveva avuto almeno un'esperienza gay, mentre le donne erano solo il 18%. Oggi possiamo dire che le ragazze ad aver 'sperimentato' l'approccio saffico sono almeno il doppio, il 35-40%". E si comincia presto: dai 12 ai 15 anni la gran parte ha gia' avuto il suo primo rapporto lesbo. Complice anche la crisi dei maschi: "Molti giovanissimi hanno difficolta' ad avere rapporti con le loro coetanee, che sono diventate molto piu' aggressive e sicure di se'". E anche il "sesso forte", allora, si rifugia nel rapporto gay, "piu' facile perche' si ha a che fare con una persona percepita come simile, e perche' i modelli maschili attuali presentano spesso l'immagine di un'omosessualita' trasgressiva, liberatoria e sensuale, in definitiva divertente". Le volte in cui decidono di "buttarsi" con l'altro sesso, i ragazzi "sono costretti spesso a ubriacarsi, per superare le inibizioni e per potersi poi giustificare con l'ebbrezza di fronte a un eventuale rifiuto". Ma e' la fotografia complessiva della vita sessuale dei giovani italiani a confermarsi allarmante: l'eta' media scende anno dopo anno, e ormai "gia' alle scuole medie l'80% di ragazzi e ragazze fanno sesso, magari non completo". In gran parte, rivela lo psicologo, si rifugiano nel sesso orale, che "e' diventato un vero e proprio boom per le giovanissime", perche' "meno rischioso, meno coinvolgente, non ci si deve neanche spogliare". I giovani italiani fanno sesso "per dissacrare, per noia, per trasgredire e per guardarsi e farsi guardare". Una componente voyeuristica esaltata da internet, con i suoi YouTube e Messenger. E dormono pochissimo, non piu' di 5 ore a notte in media, restando fino a tardi ipnotizzati davanti al monitor. Come intervenire? "La repressione e' impossibile e controproducente - spiega l'esperto - si dovrebbe agire con l'informazione e l'educazione, a partire dalle scuole dove l'educazione sessuale e' pressoche' assente". Un intervento che ormai e' urgente, perche' oltre al sesso precoce e senza limiti i giovani sono a contatto con un altro fenomeno: quello della droga. "Tra dieci anni - pronostica Bianchi - ci saranno le perquisizioni nelle scuole, i ragazzi porteranno (e hanno gia' cominciato) droga e armi in classe, come in America".

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Tutti contro D'Alema per raccattare simpatie. Anche Pecoraro Scanio dice la sua e chiede: "Il Pd guarda ad Aznar o a Zapatero?". Ma Casini...

Espressioni di D'Alema non servono, l'Italia sia Paese laico.

(Apcom) - "Noi crediamo che l'Italia debba essere un Paese laico, le espressioni di D'Alema non servono, ma soprattutto voglio sapere il Pd a chi guarda: ad Aznar o a Zapatero?". Così il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, commenta le dichiarazioni di D'Alema che aveva espresso ieri il suo parere negativo alle nozze tra omosessuali.

Il leader dei Verdi, intervenuto a margine del seminario sullo stato di salute delle foreste italiane, riferendosi alla fiaccolata che si terrà questa sera al Campidoglio di Roma, ha ribadito che "i Verdi sostengono la necessità che anche Roma possa avere un registro delle unioni civili".
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UNIONI CIVILI/ CASINI: CORAGGIOSO NO D'ALEMA A NOZZE GAY
Vista la subalternità della sinistra a cultura radicale.

(Apcom) - "Mi compiaccio per le affermazioni di D'Alema che dice un chiaro 'no' alle nozze fra gay sulla base di un principio costituzionale chiaro ed anche di un sano rispetto del sentimento religioso di tanta parte degli italiani". Così il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, parlando all'Università Lumsa durante la presentazione del libro di Luca Volontè, commenta le parole di Massimo D'Alema sul matrimonio fra omosessuale. "Dal suo punto di vista - aggiunge Casini - è un atto coraggioso, vista la subalternità della sinistra ad una certa cultura radicale: speriamo sia il segno di un rinsavimento generale".

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Roberto Cavalli P/E ‘08 - Bestiario metropolitano.

Roberto Cavalli P/E '08 - Bestiario metropolitano
(Menchic) A Milano, ancora una volta, a dettare tendenza è Roberto Cavalli e il suo favoloso e zoologico atelier. Per la collezione primavera/estate moda uomo, lo stilista italiano - che è stato scelto dalle Spice Girls per vestirle durante la promozione del loro nuovo album e forte delle tradizioni artistiche del nonno che, ricordiamolo, era un noto pittore del movimento dei Macchiaioli – si fa ammirare per le sue applicazioni tessili e pittoriche nella moda. Ci presenta, così, un uomo originale con un forte senso dell’innovazione, ma anche del gusto nel bel vestire. Sottolineando a tutti il suo estro artistico, collaudato con l’applicazione al lavoro e con la passione per la sperimentazione di nuove tecnologie da impiegare ai suoi materiali.

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Il re del prêt-à-porter ricopre di decori le camicie e le sciarpe, tramutandole cromaticamente in un denso color oro. Non mancano i broccati, il pitone e il coccodrillo, usati per i giubbotti in pelle a zip, lo zebrato – principalmente nelle cravatte – e quello che è da sempre il suo punto di forza: il maculato. Continue e ripetute, le stampe animalier costituiscono il suo marchio di fabbrica, nonché una delle attrattive principali della sua firma. Linee morbide e variopinte. Colpisce l’assenza del jeans, privilegiando invece altri tessuti. Frizzante e fastoso, tipicamente adatto al jet set più glamour, l’uomo in voga di Cavalli è un vero e proprio animale. E, in mezzo a questo bestiario umano, le maglie si fanno trendy e i pantaloni un cult. Una vivace tavolozza di colori vibranti e rinnovati nei loro accostamenti fa il resto.

Le star di Hollywood e chiunque si ritrovi nel suo stile un po’ vistoso e teatrale apprezzeranno il gioco di eccessi che si oppongono gli uni agli altri, trovando però il giusto controbilancio fra gli uni e gli altri. Promosse la maggior parte delle scarpe proposte e gli occhiali da sole. Graffiante e incisivo, è in questo strano connubio che trova la sua armonia.

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Gli amici degli amici di "Amici"... In una sola battuta "Gli amici del giaguaro"...

(River-blog) Il servizio è stato realizzato da Peppe - sì, quello del pacco - nel mese di luglio.
Altre foto qui.

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Sul fronte davanti alle telecamere, si segnala la subdola perfidia degli autori. Dopo la combinazione Francesco Mariottini - Cassandra - Sebastiano Formica (con Cassandra che sbotta e urla, rivolta a Sebastiano: “Io e te amiamo la stessa persona”), una nuova variante. Stamattina, infatti, durante la lezione di recitazione, è stato portato in scena un altro triangolo. Ma, visto che Formica è stato eliminato, il trio ha visto protagonisti Mariottini+Cassandra+Maria Luigia. La prova richiesta? Due dovevano fingere di essere innamorati, mentre un’altra doveva interpretare la terza incomoda. Nota tecnica: Mariottini ha cantato “Certe Notti”. Sorpresa: se la cavicchia.

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Debiti formativi: la scuola italiana bocciata dall’Ocse.

[i](Foto da Flickr di [url=http://www.flickr.com/photos/ieatstars/478681218/]ieatstars[/url])[/i]
(Panorama) Siamo stati gli inventori della prima calcolatrice tascabile, l’abaco romano. Ma Numeria, la dea della matematica cui, secondo i latini, dobbiamo il dono della facoltà di “pensare secondo quantità” alla base della scienza, ci ha abbandonato. E ora l’Italia primeggia per i suoi risultati fallimentari in campo scientifico. E non solo.

Il rapporto Ocse-Pisa (Progress in International Reading) 2006 presentato in mattinata a Parigi parla chiaro. L’indagine ha preso in esame 57 paesi (3o fanno parte dell’Ocse, più altre nazioni partner), fotografando la situazione degli studenti di 15 anni soprattutto sul fronte delle scienze, ma anche su matematica, comprensione e lettura. Ebbene, tra questi, per trovare il Belpaese dobbiamo partire dal fondo della classifica. Confermando, in peggio, i risultati delle precedenti rilevazioni triennali, avvenute nel 2000 e nel 2003 (qui il rapporto del 2003, in pdf).
Lettura? Gli studenti italiani si posizionano al 33esimo posto, con un punteggio totale di 469, al di sotto della media Ocse. Ai primi posti Corea, Finlandia, Hong Kong, Canada e Nuova Zelanda. Peggio di noi, tra i paesi dell’Unione Europea, soltanto Repubblica Slovacca, Spagna e Grecia, oltre alle nuove entrate Bulgaria e Romania. E questo è il nostro risultato “migliore”…
Cultura scientifica? Dal 26esimo posto del 2003 siamo scivolati al 36esimo. Svetta invece la Finlandia (con 563 punti), seguita da Hong Kong, Canada, Taipei-Cina e Estonia. Tra i promossi anche Slovenia (dodicesima) e Repubblica Ceca (quindicesima). Dietro l’Italia, a farci compagnia al di sotto della media Ocse, anche Portogallo (474), Grecia (473) e Israele (454). Se può confortarci, gli Stati Uniti sono soltanto 29esimi (489), e anche loro con una bella insufficienza.
Infine, amaro leit-motiv, in cultura matematica siamo 38esimi (con 462 punti). Tra i primi Taiwan, Finlandia, Hong Kong, Corea e Olanda. Dietro di noi, dei membri UE, soltanto Grecia, Bulgaria e Romania.
I risultati sono ancora più pesanti se si considera il livello di Pil dei vari paesi: gli studenti italiani sono superati dai coetanei estoni, cechi, sloveni… C’è da specificare che il rapporto, che si basa su prove scritte di due ore somministrate a ciascuno scolaro, non valuta tanto le competenze in senso stretto quanto la capacità di applicarle ai problemi reali. E non è certo una consolazione…

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Le donne di Sgarbi sfilano a Palazzo Reale. L'ennesima scontata polemica del professore.

Cinque secoli di arte al femminile nella mostra voluta dall´assessore. Che espone anche opere di sua proprietà e polemizza con i curatori.

(Chiara Gatti - La Repubblica - edizione di Milano) Figlie, mogli, amanti, sorelle e persino cugine. Tutte etichettate in base ai rapporti di parentela o dei legami affettivi con i maschi. C´è la figlia del grande artista, Marietta Robusti Tintoretto, cresciuta sotto l´ombra ingombrante del padre che le proibì di accettare un incarico alla corte di Filippo II di Spagna. C´è Berthe Morisot, allieva del cognato Manet che, pur apprezzandola come pittrice, la preferiva come modella. Camille Claudel, amante di Rodin. Benedetta Cappa, moglie futurista di Marinetti. Adriana Bisi Fabbri, cugina innamorata di Boccioni. E Frida Kahlo, compagna un po´ collerica (causa i continui tradimenti) del muralista messicano Diego Rivera. Donne, insomma, schiacciate da una definizione, ma che per le loro qualità di artiste meritano di essere ricordate all´infuori di ogni vincolo.
Ciò che vorrebbe dimostrare la mostra "L´arte delle donne" che inaugura stasera alle 18 a Palazzo Reale. Esibisce 250 opere firmate da un centinaio di signore attive fra il Rinascimento e il Surrealismo. Realizzata dal Comune con Artematica, voluta da Vittorio Sgarbi per celebrare l´anno europeo della pari opportunità, vedrà il 5 per cento degli incassi devoluto per la ricerca sul carcinoma della mammella coordinata dall´Istituto di Oncologia di Milano. La curatela, affidata a un comitato scientifico più numeroso di quello del Louvre, ha però già dovuto fare i conti con i gusti dell´assessore, che ha inserito anche opere della sua collezione privata e non si è proibito sortite repentine in fase di allestimento (in verità provvidenziali nella sezione del Seicento), suscitando un vespaio fra i curatori: «Non ha rispettato - dice Marco Vallora -le nostre scelte e l´idea di base del percorso». L´idea peraltro appare datata, considerando che scimmiotta una storica esposizione, «L´altra metà dell´avanguardia», curata a Palazzo Reale nel 1980 da Lea Vergine. Se allora l´operazione, come contributo inedito alla storia della creatività femminile, aveva un significato scientifico e politico, oggi ha tutta l´aria di una mossa piaciona che rischia di ricadere in quello stereotipo femminile dal quale per secoli le artiste hanno tentato di svincolarsi.
In un dovizia di nudi, bimbi che poppano e canestre di frutta emergono scelte tendenziose. Come nel caso di Lavinia Fontana, pittrice del Seicento bolognese conosciuta per le sue pale d´altare (prima donna in Vaticano) che qui è rappresentata da un ritratto di gentildonna. O Angelica Kauffmann, che nel Settecento abbracciò la pittura di storia dando punti ai colleghi uomini, presente invece con opere di carattere mitologico. Oppure Artemisia Gentileschi, famosa per la furia virile delle sue immagini pulp e di cui compaiono solo un paio di languide Cleopatre (una è di Sgarbi). Se è giustificata l´assenza di Louise Bourgeois - dato che la sua ricerca si allineò a quelle in corso dopo la metà del secolo - un po´ meno lo sono quelle di Dora Maar, Jeanne Hebuterne e dell´americana Georgia O´Keeffe, di cui si sente la mancanza al cospetto di presenze minori accalcate soprattutto alla fine del percorso.
Palazzo Reale, fino al 9 marzo, info 02.54915, catalogo Motta.

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Forleo, cacciata all’unanimità: il Csm decide il trasferimento.

Il Gip di Milano, Clementina Forleo | Ansa
(Panorama) Tutto come previsto: la prima commissione del Csm ha aperto all’unanimità la procedura di trasferimento d’ufficio, per incompatibilità, nei confronti del Gip di Milano, Clementina Forleo.

Già nei giorni scorsi si era verificata “una convergenza di opinioni” tra i consiglieri del Csm a favore dell’avvio della procedura. E se il giudice milanese si era trincerata dietro un “niente da dire”, a parlare è stata la sua amica e legale Giulia Bongiorno, dicendosi certa “dell’assoluta correttezza” della sua assistita.
A spingere il Csm su questa strada sarebbe stato soprattutto l’impatto che hanno avuto nell’ambiente giudiziario le dichiarazioni di Forleo sul presunto complotto ai suoi danni. Denunce che non hanno trovato riscontro negli accertamenti compiuti dalla Prima Commissione che, oltre alla diretta interessata, ha ascoltato i vertici degli uffici giudiziari di Milano. Ma il problema non è solo l’assenza di riscontri.
“Le sue dichiarazioni, eccessive, forzate e gravissime, hanno creato preoccupazione negli ambienti giudiziari e sono state lesive dell’immagine dei magistrati di Milano, che si sono sentiti offesi”, ha spiegato la vicepresidente del Csm Letizia Vacca. Insomma, si è determinata una situazione di “disagio”, ma anche di “isolamento” del gip di Milano, a partire dal suo stesso ufficio. Sull’apertura della procedura potrebbero aver pesato anche - racconta un altro consigliere - i rapporti non facili persino con il personale amministrativo. “Il nostro problema è riportare la serenità negli uffici giudiziari di Milano. Lo spirito che ci muove non è certo persecutorio nei confronti di Forleo” assicura Vacca, che intanto però pronuncia un giudizio durissimo sul magistrato milanese e sul pm di Catanzaro Luigi De Magistris, anche lui, nei prossimi giorni, oggetto di una pronuncia della Prima Commissione: “Sono cattivi magistrati”. “Dire ‘ho fatto il nome di D’Alema e per questo mi perseguitano, non è un sillogismo che può valere. Questa non è una magistratura seria” incalza Vacca “e questi comportamenti sono devastanti. I magistrati devono fare le inchieste e non gli eroi; altrimenti sono figure negative”.
Nella scorsa settimana il Procuratore Generale della Cassazione, Mario Delli Priscoli, ha promosso nei suoi confronti l’azione disciplinare per i contenuti dell’ordinanza con cui il gip chiese alla Camera l’autorizzazione a utilizzare le telefonate tra parlamentari e alcuni indagati nell’inchiesta sulle scalate bancarie.

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Benedino, GayLeft: D'Alema chieda scusa ai gay.

"D'Alema chieda scusa agli omosessuali italiani per questa sua affermazione".
(Dire) "Con l'intervista di D'Alema contro le 'nozze gay' e le incertezze di Veltroni sul registro delle Unioni civili il PD rischia di chiudere ogni residuo rapporto con il mondo omosessuale ancor prima di nascere."
Lo dichiara Andrea Benedino, componente commissione nazionale sul Manifesto dei valori del PD e gia' portavoce nazionale Gayleft, la consulta glbt dei Ds.
"In queste ore- prosegue Benedino- sto ricevendo decine di telefonate preoccupate da parte di cittadini e cittadine omosessuali simpatizzanti del Pd che si dicono furibondi per questa improvvisa svolta clericale".
Secondo l'ex Ds, "E'' intollerabile che un leader che si dice di sinistra presenti l'aspirazione di tanti cittadini del suo paese alla piena uguaglianza di diritti come un'offesa al sentimento religioso degli italiani".
Quindi, "D'Alema chieda scusa agli omosessuali italiani per questa sua affermazione".
(
Foto di Andrea Benedino di Giovanni Dall'Orto)
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Ndr. Un atto forte e significativo per Benedino: si dimetta dal Pd e con lui tutta la componente Lgbt. Forse qualcuno si accorge che i gay oltre che a chiaccherare e spettegolare quando vogliono fanno sul serio...

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Klaus Maria Brandauer da domani all'Arcimboldi di Milano.

(Prima) Domani, mercoledì 5 dicembre il Teatro degli Arcimboldi (viale dell'Innovazione, 20) ospiterà la prima italiana di “War and Pieces” di e con Klaus Maria Brandauer e con la partecipazione di Daniel Hope, uno dei più affermati e giovani violinisti di oggi. Lo spettacolo avrà inizio alle ore 21.00. “War and Pieces” è un recital di grande complessità e profondità in cui verrà rappresentata la guerra tra il dramma e la dura ironia, uno spettacolo in cui musica, teatro e poesia si fondono dibattendo sulla guerra e sulla pace attraverso testi letterari: da una poesia di Heine (I Granatieri) al monologo dall’Egmont di Goethe (con l’ouverture che Beethoven scrisse per il lavoro goethiano, realizzato non per l’abituale orchestra di più di 50 elementi, ma per un settetto), alla celebre Histoire du Soldat di Igor Stravinskij.

Klaus Maria Brandauer, uno dei più grandi attori europei della sua generazione, sarà accompagnato sul palco da un gruppo strumentale formato da eccellenti solisti e guidato dal noto violinista Daniel Hope, strumentista classico che vanta interessi e collaborazioni nel mondo del jazz e della musica indiana e orientale, personaggio di straordinaria vivacità intellettuale. Il settetto sarà composto, oltre che da Hope, da Gilles Mercier (tromba), Patrick Messina (clarinetto), Hans-Kristian Kjos Sorensen (percussioni), Jean Raffard (trombone), Wilmar de Visser (contrabbasso) e da Philippe Hanon (fagotto). La guerra, la poesia, la musica: Klaus Maria Brandauer, fra i più grandi attori europei della sua generazione, presenta -accompagnato da un gruppo strumentale formato da eccellenti solisti e guidato dal noto violinista Daniel Hope- un recital di grande complessità e profondità, il cui perno è l’ironica e poetica Histoire du Soldat di Igor Stravinskij.

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Max di Randy Blue: non sei bello ma balli benissimo.

max keller randy blue(Queerblog) Non so se è un’opinione condivisa, ma gli uomini che più amo sono quelli non necessariamente belli ma che per mille motivi si incastrano perfettamente nella tua percezione di gusto estetico. Perchè di uomini carini ce ne sono tanti, ma che dicano qualcosa con il corpo e con lo sguardo (o con la bocca, se hanno facoltà di parola) molti molti meno. Allora se devo scegliere scelgo l’equilibrio magico, quello del ragazzo non bellissimo ma che sa lasciare a bocca aperta.

Parliamo di Max Keller, modello del sito erotico (mi raccomando, sono siti per adulti) Randy Blue, che ha il dono di potersi caratterizzare in questo giro di uomini senza perchè con uno sguardo magnetico e un corpo da sbigottimento immediato. Con quel tocco di peluria sparsa e ben equilibrata che non è dote di tutti, purtroppo.

A seguire l’incanto di altre due sue foto. E’ stato descritto come il tipico uomo “rurale” del sud degli Stati Uniti. Compro un biglietto anche per voi?

max keller randy blue

Max Keller

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Celebrato chef gay in una prossima fiction su raiuno. Frassica, sdoganato da Risi e Tornatore.

(Fabrizio Corallo - Ladri di Cinema) Nino Frassica sembra aver trovato la definitiva consacrazione ad interprete di razza duttile e completo a cui aspirava da tempo. L'attore messinese, in questi giorni nei cinema con L'abbuffata di Mimmo Calopresti, di cui è uno degli interpreti con Diego Abatantuono e Gerard Depardieu, sta recitando a Bagheria sul set di Baaria, il nuovo e segretissimo film di Giuseppe Tornatore interpretato da prestigiosi attori siciliani e non: Leo Gullotta, Aldo Baglio, Ficarra e Picone, Enrico Lo Verso, Vincenzo Salemme, i fratelli Fiorello, Laura Chiatti, Nicole Grimaudo, Raoul Bova, Spiro Scimone, Gabriele Lavia e Giorgio Faletti. E Frassica sta anche per apparire in tv in un ruolo drammatico accanto a Michele Placido ne L'ultimo padrino, la miniserie di Marco Risi su Bernardo Provenzano in onda su Canale 5 tra qualche settimana.

L'attore non sta nella pelle per queste nuove occasioni di metamorfosi a cui aspirava da tempo che però non lo allontanano dai consueti ruoli di collaudato "re della commedia". Infatti è ora impegnato a Gubbio nelle riprese della fiction tv di Fabrizio Costa ed Elisabetta Marchetti Don Matteo 6 (in cui è ancora una volta il fedele maresciallo che affianca nelle varie indagini il protagonista Terence Hill); ha da poco preso parte nel breve ruolo di un celebrato chef gay, alla nuova fiction per Raiuno Ho sposato uno sbirro di cui è protagonista Flavio Insinna, e si accinge a recitare ancora in Butta la luna 2 con la regia di Vittorio Sindoni.

"E' molto gratificante la stima degli addetti ai lavori del cinema e della fiction di 'serie A' che avevo già sperimentato prendendo parte in ruoli drammatici ad esempio a Tre giorni d'anarchia di Vito Zagarrio e alla fiction di Leone Pompucci La fuga degli innocenti con Max Von Sydow. Sono esperienze diverse che mi permettono di mostrare altre corde ed altri risvolti. In passato quando pensavano a me per qualche ruolo prestigioso in film o fiction di qualità c'era sempre qualcuno scettico e prevenuto perché provenivo dal varietà e le varie ipotesi sfumavano a priori. Ora invece mi avvicino a qualcosa di diverso e gli addetti ai lavori se ne accorgono, posso finalmente 'sdoganarmi' dai cliché", spiega.

Mimmo Calopresti - che ha già prenotato Nino per il suo film successivo - lo ha scritturato per L'abbuffata nel ruolo di un integerrimo professore di liceo che si rivela vanesio e mitomane. "Per questo film Caloporesti mi ha fatto tagliare i baffi e addirittura fatto diventare biondo mentre Marco Risi mi ha voluto senza baffi per la fiction su Provenzano e Tornatore mi ha chiesto di dimagrire 6/7 chili e mi ha fatto tagliare baffi e capelli: ho capito insomma che gli autori impegnati mi vogliono senza peli.. superflui in faccia e io sono molto contento di assecondarli, in certi casi lavorerei anche gratis...".

Ricordando poi l'esperienza nell'imminente miniserie L'ultimo padrino - in cui interpreta un ruolo totalmente drammatico, quello di un pentito soprannominato "Occhiuzzo" perché ha uno sfregio all'occhio, che tradisce il boss Provenzano - Frassica si dice lusingato di aver recitato per Marco Risi, di cui ammira da sempre il talento e l'impegno civile.

No comment invece sul film di Tornatore, il quale come di consueto ha vincolato attori e troupe al più assoluto riserbo. "Quando Giuseppe mi ha cercato ne sono stato molto orgoglioso. Posso solo dire che quando sono arrivato sul set per la prima volta nei giorni scorsi, mi ha fatto molto piacere che lui mi abbia chiesto di diventare una specie di 'maestro di dialetto' per dare l'intonazione giusta agli altri attori. Per il resto - conclude Frassica - si sa che Baaria, un titolo che proviene dal nome antico della sua città natale, Bagheria, è un suo personale 'Amarcord' legato al suo paese ed alla sua terra".

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Torino: arriva il Bol'soj di Mosca, tutto esaurito al Teatro Regio.

Per ogni replica sono però disponibili 30 biglietti "last minute".

(Walter Baldasso - Cronaca qui) Il tanto atteso ritorno al Teatro Regio del Balletto del Teatro Bol’šoj di Mosca diventa realtà giovedì 6 dicembre con l’apertura di una programmazione che comprende ben tre titoli suggestivi e di alto valore artistico e tecnico, in un susseguirsi di stelle solistiche, per un Corpo di Ballo famoso in tutto il mondo per affiatamento, qualità e solidità che, pur nel naturale avvicendamento di più elementi, risultano sempre al top per eleganza, coesione e perfezione.

Il merito è anche del nuovo direttore Aleksej Ratmanskij, già grande danzatore e valido coreografo, che alla secolare tradizione romantica ha affiancato all’organico del Bol’šoj un salutare rinnovamento.

A dare il via tocca a al virtuosistico “Le Corsare” (dal 6 al 9 dicembre), per la prima volta in Italia nella nuova versione tratta dall’originale di Marius Petipa, nata con l’intento di restituire al balletto il suo aspetto originale. La musica è di Adolphe Adam, ma anche di Delibes, Pugni, von Oldenburg, Drigo, Zabel e Gerber. In scena danzano Svetlana Zacharova (una delle migliori ballerine di danza classica al mondo) e Denis Matvienko (primo ballerino del Teatro dell’Opera di Kiev e del Bol’šoj).

Il vivace e sognante “Don Chisciotte” (dal 12 al 16 dicembre) su libretto di Marius Petipa dall’omonimo romanzo di Miguel de Cervantes, con la coreografia di Petipa e Gorskij, è ripreso in una nuova versione da Aleksej Fadeecev su musica di Ludwig Minkus. Le scene sono firmate da Sergej Barchin e i costumi, ripresi dai bozzetti originali di Djackov, sono di Tatjana Artamonova e Melena Merkurova. Danzano i giovanissimi Natalia Osipova e Ivan Vasil’ev, cui si alternano Nikolaj Ciskaridze e Anna Alekandrova.

Chiude la rassegna il romantico “Giselle” (dal 19 al 23 dicembre), coreografato da Coralli, Pierrot e Petipa, musicato da Adolphe Adam, su libretto dello scrittore Théophile Gautier e di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges, nella versione di Vladimir Vasil’ev, che ha collaborato con Galina Ulanova, icona della danza nonché indimenticabile Giselle. Le scene sono di Sergej Barchin e i costumi del francese Hubert de Givenchy, realizzati con il contributo di Philippe Venet. Danzano Svetlana Lunkina e Sergej Filin. Info: tel. 011.8815.241/242.

I biglietti sono tutti esauriti. Disponibili per ogni replica 30 biglietti “last minute” che saranno messi in vendita un’ora prima dello spettacolo.

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Arriva l'anti-amici? Scalo 76, la risposta di Raidue agli "Amici di Maria".

paola maugeri scalo 76(Tvblog) Scalo 76 vs Amici di Maria. Raidue si prepara alla sfida del secolo: controbattere gli ascolti da record del talent show di Canale 5 con un nuovo contenitore per ragazzi. Guarda caso l’esperimento parte in sordina il 22 dicembre, non solo per testare il terreno fuori periodo di garanzia, ma anche per approfittare di un’eventuale pausa di Amici. La guida Sky, infatti, annuncia già le sintesi nella settimana precedente, ragion per cui il programma potrebbe fermarsi il 15 dicembre, visto che quest’anno non c’è nemmeno l’ansia del serale a gennaio.

Scalo 76 (titolo respingente e autoreferenziale, che allude al numero civico dei nuovi studi di via Mecenate a Milano), andrà in onda ogni sabato pomeriggio dalle 14 alle 17. Sarà un programma a base di attualità, cultura, multimedialità e musica. Da gennaio, tra l’altro, lo vedremo fare la guerra in casa a un altro programma nuovo di zecca, previsto in concomitanza su Raiuno. Ovvero il magazine Weekend condotto dalla conduttrice in erba Elisa Isoardi, dal taglio più familiare ma ugualmente assimilabile a un contenitore pomeridiano.

Alla conduzione di Scalo 76 troviamo, invece, un improbabile trio che ammicca ora alle leve sotto contratto Rai (Maddalena Corvaglia ex Balls of Steel) ora ai dj sempreverdi destinati a questo ruolo per tutto il resto dei loro giorni.

Stiamo parlando di Daniele Bossari e Paola Maugeri (nella foto) , che dopo una gavetta ormai remota su Mtv tornano a fare i giovani d’asporto sulle reti generaliste. E dire che avevamo difeso la prima fino a qualche giorno fa, preferendola all’ingrato Silvestrin per la sua capacità di puntare alla qualità. Su Bossari che altro aggiungere, se non che riesce a rialzarsi sempre dopo ogni flop preannunciando già il successivo? Già dai pronostici, c’è da rimpiangere L’Italia sul Due del Sabato, in versione copia e incolla e rigorosamente in differita, senza nessuna pretesa.

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