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martedì 9 settembre 2008

Prostituzione e nuovi media. Mi vendo sul blog.

Il boom della prostituzione on line adesso passa attraverso diari in Rete, forum e recensioni dei clienti. E sulla strada resta solo chi non ha un pc.

(Alessandro Gilioli - L'Espresso) Quelli che ancora oggi discutono se riaprire o no le case chiuse forse dovrebbero farsi un giro su qualche blog, tipo Ioprostituta, Dolce Alexia o Scopopagando. Probabilmente si accorgerebbero di quanto sia grottesco il dibattito italiano sulla legge Merlin - roba del 1958 - mentre la prostituzione è sempre di più da un'altra parte. In Internet, ovviamente, ma soprattutto nel Web 2.0: quello fatto di blog, interattività, scambi di pareri, recensioni e così via. Lontane dai postriboli con le luci soffuse, le sex worker di oggi sono cresciute a pane e computer: e quando vogliono praticare la professione, sanno come raccontarsi, chiacchierare e infine offrirsi attraverso le nuove forme di comunicazione in Rete.

Prendete Rita, la blogmaster di Ioprostituta: definisce il suo sito "una piattaforma di discussione su questo mestiere" in cui parla di sé e della sua vita, commenta le notizie uscite nei giornali sulla prostituzione, ma chiede anche ai clienti opinioni sulle loro esperienze con le lucciole. Poi naturalmente Rita non è solo lì, visto che paga 150 euro al mese per pubblicare le sue foto con il numero di cellulare sui siti specializzati di annunci e si dice assolutamente soddisfatta di questo sistema: "Internet", spiega "mi porta in media 3-4 clienti al giorno, gente più istruita e generosa di quella che si trova con le inserzioni sui quotidiani. Nessuno sfruttatore e meno pericoli, perché non rispondo mai alle chiamate anonime".

Dopodiché anche in Rete non è che le offerte - e la clientela conseguente - siano tutte uguali: anzi, cambiano moltissimo a seconda della ragazza e del suo target. Lo testimonia Chanel, 28 anni, padre francese e madre ebreo-iraniana, una laurea in legge alla Sorbona, un anno di studi alla scuola di moda Marangoni, un sito fatto tutto da sola (Escort4elite.com) più una presenza fissa sulle bacheche di Escortsuperstar e Arcaton: "Stare sul Web è una potenzialità e insieme un rischio", dice: "Se sei intelligente, metti le foto giuste e fai una politica commerciale centrata, arriveranno clienti di livello elevato. Se però sei ingenua è il disastro: le ragazze che postano immagini con il frustino si riempiranno di sadomaso, quelle con foto volgari troveranno gente più ignorante. È normale". Lei, Chanel, appartiene di sicuro alla fascia più alta: prende 6 mila euro per passare quattro giorni sulla barca di un cliente, con il Blackberry sempre acceso per gestire la schedule. Raramente accetta più di due o tre uomini a settimana e paga 500 euro al mese per pubblicare i suoi annunci on line.

Ex fotomodella, divorziata, ha due figli che vivono in America e un attico con vista lago a Desenzano: "La Rete è un sistema eccellente per essere autonoma", dice, "ma non è il paradiso: anche lì c'è gente che ti chiama e cerca di sfruttarti in qualche modo, sta a te dire di no. Gli stessi siti di annunci non sono tutti uguali: bisogna scegliere i più affidabili, altrimenti arriva di tutto".

Già, i siti: ce ne sono centinaia, e in effetti rappresentano realtà diversissime per linguaggi e frequentazioni. Ai livelli più basic ci sono quelli gratuiti o semigratuiti: alcuni non sono specializzati in annunci erotici ma hanno apposite e ricche sezioni, come Bakeca, Kijiji e Netgaphono. Altri fanno pagare alle inserzioniste cifre che vanno dai 100 ai 500 euro al mese offrendo talvolta ai visitatori servizi aggiuntivi di diverso tipo, come webcam, chat, forum e - soprattutto - recensioni: il cliente vota e descrive la sua esperienza con la sex worker che ha messo il suo annuncio lì, un po' come si fa per i libri e i cd su Amazon. È stata questa la fortuna di Escortforum.it, sito italiano (ma con sede in Svizzera) cliccatissimo non solo dai frequentatori delle ragazze ma anche da migliaia di navigatori che si divertono a leggere quello che gli uomini hanno scritto delle loro serate a pagamento. Vi si trova di tutto, scurrilità comprese, ma con una prevalenza di giudizi positivi, talvolta perfino romantici. Quanto poi queste review siano autentiche è uno dei tanti misteri del Web: Tiziana, trans quarantenne con un suo sito (Tizzitrans.com), le giudica ad esempio "totalmente prive di significato perché sono o fandonie inventate da millantatori oppure semplici iniziative pubblicitarie delle escort o dei siti". Tutto diverso il parere di Norageisha, 35 anni, di Roma, che paga 250 euro al mese per stare su Escortforum: "All'inizio sì, c'era un po' di confusione, ma adesso non si può mettere più di una recensione dallo stesso Ip, quindi la cosa è più seria. I giudizi su di me, ad esempio, sono tutti di clienti veri". Ci ride su Mara, prostituta occasionale con blog proprio (Maratettona.spazioblog.it): "Paradossalmente le recensioni negative portano più clienti di quelle positive, perché incuriosiscono.

A quelle piene di elogi, invece, non crede nessuno", dice. Quella di Mara è una storia molto lontana dal lusso levigato di Chanel: casalinga, quattro figli, abita in un paese vicino a Perugia dove il marito fa l'operaio e i soldi non bastano. Un paio d'anni fa, mentre stava chattando in Rete, ha ricevuto una richiesta di sesso a pagamento. Ha accettato e da allora ha iniziato a farlo con regolarità, due o tre giorni al mese, sempre lontano da casa: prima con annunci sui siti gratuiti, poi anche con il suo blog."Penso che prostituirsi attraverso la Rete sia il modo migliore: chi ti contatta è gente che sta in ufficio, professionisti, avvocati, dirigenti. Sono disposti a pagare più che per strada, anche se naturalmente vogliono un servizio migliore", dice. E ancora: "Io faccio tutto di mia volontà, senza sfruttatori, conoscendo prima il cliente per telefono. Certo, anche Internet ha i suoi lati negativi: quando in paese hanno scoperto il mio blog, tutti ne hanno parlato e mi hanno mandato perfino gli assistenti sociali. Ma io non mi vergogno, anche perché non faccio niente contro la legge".

In realtà la questione della legalità delle vetrine on line sta nell'area grigia che in Italia caratterizza il mondo della prostituzione, con in più tutta l'aleatorietà logistica di Internet: molti di questi siti hanno sedi all'estero, altri invece girano su server italiani e sono oggetto di sporadiche operazioni di polizia. Il gestore di Topclassescort.net, ad esempio, si è fatto qualche settimana in galera e ora il sito risulta 'in ristrutturazione', mentre Oasi2000.com è stato chiuso ma è poi riapparso con l'indirizzo variato in Oasi2007.com. Ancora oscurato è invece Universoescort.com, il cui proprietario è stato arrestato. Insomma, un gran caos.

C'è poi la questione non secondaria della veridicità degli annunci: in quel gigantesco bazar che è la Rete abbondano le foto false o ritoccate, le offerte civetta di signorine inesistenti, e così via. A sentire le ragazze, poi, ci sono spesso piccoli imprenditori dell'on line che si fanno prendere la mano e a un certo punto decidono di gestire alcune ragazze in proprio, magari facendole venire dai paesi dell'Est e diventando così papponi a tutti gli effetti. Per contro, esistono anche siti 'garantiti' dalle sex worker più attente ai propri diritti (tipo Piccoletrasgressioni e Rosarossa) in cui è bandita ogni forma di sfruttamento.

Proprio l'emancipazione dalla malavita è l'obiettivo di Pia Covre, leader del Comitato per i diritti delle prostitute: "In questo senso i blog, i siti e il resto mi sembrano un fenomeno positivo", dice, "molto in crescita soprattutto tra le ragazze più giovani e istruite: conoscono la Rete quanto basta per organizzarsi da sole on line e poi lavorare in casa". Ma, aggiunge, "il Web non è la panacea e non si può escludere che alcune bacheche in Rete siano realizzate proprio dagli sfruttatori". Concorda Francesco Carchedi, sociologo e coautore di un recentissimo studio sulla prostituzione intitolato 'All'aperto e al chiuso' (Ediesse): "A volte Internet è solo un mezzo per chiedere più soldi che in strada. È una banale illusione di marketing: se stai on line, invece che sul vialone, tutto sembra più pulito e quindi puoi ottenere di più. Ma nessuno garantisce che la ragazza non vada anche sul marciapiede o che non abbia uno sfruttatore". Più ottimista Grazia Visconti, autrice di un'approfondita inchiesta sul campo ('Escort Life') appena uscita per l'editore Aliberti: "In realtà la maggior parte delle donne che si offrono on line fanno tutto da sole: sito, blog, annunci etc. Ed è proprio la possibilità o meno di gestirsi da sé che oggi divide verticalmente la prostituzione: da un lato ci sono le ragazze tecnologicamente più evolute, che quindi sono in grado di crearsi un giro d'affari sul Web senza bisogno di nessuno; dall'altro ci sono le immigrate dai paesi più arretrati, Africa in testa, che finiscono inevitabilmente sulla strada con uno sfruttatore alle costole".

Concorda Norageisha, "cortigiana" (così si autodefinisce) che proprio in chat ha trovato il primo cliente e adesso lavora soltanto con Forumescort.it: "Faccio tutto on line, e quelli del sito non li ho mai visti di persona. Con me sono sempre stati seri e gentili: se un giorno gli salta il server mi telefonano per farmi recuperare il mese dopo la pubblicità perduta". E così Norageisha (laureata in psicologia, un appartamentino alcova vicino a Cinecittà) grazie al Web riceve due o tre clienti a settimana - 500 euro per tre ore di massaggi, profumi e relax - mentre nel resto del tempo porta avanti progetti artistici di tutt'altro tipo, la sua vera passione.

Ma c'è anche chi in Internet proprio non ci vuole andare, come Electra Paradise, 27 anni, spogliarellista al Blue Moon di Roma ed escort occasionale: "A una ragazza che vuole fare questo mestiere consiglio di trovare i suoi clienti solo nei locali, come faccio io", dice: "Conosci la persona, gli parli, poi capisci se ti puoi fidare o no. Sul Web invece gira di tutto, come sui bastioni", dice. Eppure di Electra si parla, e parecchio, in Internet: basta andare sul forum on line di Bluemoonshows.it per leggere le recensioni ai suoi numeri esotici e, naturalmente, alla sua avvenenza. Così va la Rete, prostituzione o no: se anche tu la eviti, è lei che non evita te.

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venerdì 5 settembre 2008

Tutta Milano in Rete con "Codice Internet". Notizie gay ne fa parte.

Il progetto presentato giovedì mattina a Palazzo Marino.
All'Ottagono dall'8 settembre un'ora al giorno sulla cultura digitale. Online i redditi dei consiglieri comunali.

(Il Corriere della Sera) Se oltre il 50% degli italiani non usa e non conosce Internet, allora sarà Internet ad andare dagli italiani per farsi conoscere e apprezzare nelle sue svariate opportunità. È questo il punto di partenza di «Codice Internet», il progetto presentato questa mattina a Palazzo Marino dal presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri, insieme con gli ideatori Marco Montemagno e Marco Antonio Masieri e con la partecipazione di Claudio Cecchetto.


ANZIANI E INTERNET - Codice Internet attraverserà tutto il territorio nazionale per promuovere l’utilizzo del Web, diffondere la cultura digitale tra le persone, sensibilizzare istituzioni, aziende e media per contribuire a colmare il «digital divide» del nostro Paese. «Il progetto intende promuovere il web - ha spiegato Palmeri - e diffondere la cultura digitale tra le persone. Propagandarne l'importanza soprattutto nei confronti della popolazione anziana. E anche sensibilizzare istituzioni e aziende a colmare il divario digitale del nostro paese». A questo proposito, Palmeri ha sottolineato che questa manifestazione si inquadra in un progetto più ampio che riguarda «Milano tecnologica» e che ha già previsto, per esempio, il cablaggio della città (300 mila km in fibre ottiche che intersecano tutto il capoluogo).

REDDITI IN RETE - Con questo spirito di divulgazione al pubblico, dalla prossima settimana saranno accessibili a tutti, in rete, i redditi dei consiglieri comunali. «Nel mondo vengono spedite 2 milioni di mail al secondo - ha detto Montemagno - e sono 100 miliardi i click al giorno. Per tutto questo abbiamo pensato a un progetto per portare "fuori" la Rete, dagli esperti a tutti quelli che possono essere interessati».

ALL'OTTAGONO - Il programma di Codice Internet è vastissimo, e prevede diversi momenti. Dall'8 settembre, un'ora al giorno per ben 35 giorni, l'Ottagono, in pieno centro di Milano, ospiterà uno dei primi eventi che «porta Internet in piazza»: «Internet in 50 minuti». «All'interno di un palinsensto tematico - ha spiegato Montemagno - si alterneranno esperti, artisti, politici e tutti coloro che grazie al web hanno migliorato la propria vita». Il 3 e 4 ottobre sarà il palcoscenico del Teatro dell'Arte a ospitare «Internet Tour», un'occasione per mettere a confronto le persone con esperti, personaggi e protagonisti della Rete.

FESTIVAL NEL 2009 - Sarà sempre Milano a ospitare anche l'evento conclusivo, alla fine del 2009, quando sarà organizzata la prima Internet Week: «Un vero e proprio festival di Internet, durante il quale le strade si coloreranno di Web». La valenza del progetto, secondo Marco Masieri, va ricercata anche nel fatto che la visione di Internet è spesso distorta, e la rete viene considerata come «pericolosa», come qualcosa di ostico. Al contrario, come sottolinea anche il tema del summit di San Francisco, Internet può essere utile per affrontare progetti globali, come l'ambiente e il riscaldamento del pianeta.

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mercoledì 20 agosto 2008

Il porno sbarca sul palmare.

(Il Tempo) Devan Cypher, che ha condotto una ricerca per la società Sin City Entertainment a San Francisco sull'utilizzo degli smart-phone per navigare su internet, definisce l'iPhone «il miglior amico del porno», dal momento che sarebbe in atto un vero e proprio boom di siti a luci rosse ottimizzati per la visione sul mini schermo e per la navigazione al tatto.

Continua su Sesso news.

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mercoledì 13 agosto 2008

Allarme: la Apple controlla a distanza gli i-phone.

C'è addirittura la possibilità di rimuovere dalla casa madre software indesiderati.

(Cronacaqui) La possibilità per Apple di rimuovere software in remoto dai propri telefoni esiste, ha affermato Jobs, giustificandola come un estremo rimedio all’eventuale distribuzione di un programma dannoso attraverso l’Apple App store, il negozio online al quale è necessario ricorrere per scaricare e installare programmi sul telefono: “Speriamo di non aver mai bisogno di tirare quella leva”, ha aggiunto, “ma sarebbe irresponsabile non avere una maniglia come quella da tirare in caso di necessità”.

La discussione sull’esistenza del “kill switch”, l’interruttore killer, era iniziata da una settimana sui forum degli appassionati in rete e nei siti specializzati in software e telefonia. Ad accenderla era stato Jonathan Zdziarski, uno sviluppatore di codice indipendente che, esaminando i file all’interno del telefono, si era reso conto che l’apparecchio di tanto in tanto scarica dalla casa madre un file di “applicazioni non autorizzate” inserite in una lista nera, che potrebbero poi essere eliminate in automatico dalla memoria del terminale. Il fatto, precisava lo stesso Zdziarski, non significa che Apple abbia la capacità di spiare i telefoni per sapere cosa contengano, ma vuol dire che potrebbe invece cancellare dai terminali - se presente - software inserito in una lista nera e ritenuto indesiderato.

L’esistenza di una tale facoltà solleva comunque una serie di dubbi sulla possibile violazione di diritti dei consumatori. Innanzitutto per la mancata trasparenza, considerato che si tratta di una informazione che un acquirente potrebbe voler conoscere prima di acquistare il telefono. In secondo luogo per la possibile falla alla sicurezza: che accadrebbe se qualcuno utilizzasse tale funzionalità per danneggiare i terminali degli utenti?

Infine, e soprattutto, per la discrezionalità lasciata ad Apple: chi decide quali sono le applicazioni potenzialmente dannose? Mentre la cosa è ovvia per un software che ad esempio ruba i dati personali degli utenti, la questione non è altrettanto chiara per programmi ritenuti da Apple illegittimi per ragioni commerciali o di politica industriale. E’ facile immaginare, ad esempio, il fuoco di indignazione che sarebbe divampato se una cosa analoga l’avesse fatta Bill Gates su tutti i pc equipaggiati con il sistema operativo Microsoft.

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Secondo uno studio il marchio Apple è tra i più "gay friendly".

Apple è un'azienda apprezzata dai gay.
L’agenzia di pubblicità Prime Access e la "media company" PlanetOut, che raccoglie diverse testate orientate al mondo omosessuale, hanno condotto un’indagine a campione per individuare i marchi considerati più "gay friendly" dai consumatori americani, omosessuali e non.

Nella classifica generata dall’indagine, Apple si posiziona al secondo posto con il 39 per cento delle segnalazioni della parte omosessuale del campione (scende al 23 per cento se si considera tutto il campione). E’ preceduta solo dalla rete televisiva Bravo Network, che ha avuto il 52 per cento delle segnalazioni, e a sua volta precede altre due reti televisive - Showtime e HBO - e altri marchi ben noti come Absolut, Levi’s e American Express.

I risultati dell’indagine non possono che far piacere a Cupertino: gli stessi commentatori di Prime Access sottolineano che i consumatori omosessuali sono fortemente portati ad acquistare dalle aziende che ritengono "amichevoli" e che, rispetto alla media generale, sono consumatori più fedeli e con una maggiore propensione all’acquisto.

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mercoledì 14 maggio 2008

Apple è tra i marchi più "gay friendly".

Per la precisione è il secondo, per i consumatori americani.
(Macworld) L’agenzia di pubblicità Prime Access e la "media company" PlanetOut, che raccoglie diverse testate orientate al mondo omosessuale, hanno condotto un’indagine a campione per individuare i marchi considerati più "gay friendly" dai consumatori americani, omosessuali e non.

Nella classifica generata dall’indagine, Apple si posiziona al secondo posto con il 39 per cento delle segnalazioni della parte omosessuale del campione (scende al 23 per cento se si considera tutto il campione). E’ preceduta solo dalla rete televisiva Bravo Network, che ha avuto il 52 per cento delle segnalazioni, e a sua volta precede altre due reti televisive - Showtime e HBO - e altri marchi ben noti come Absolut, Levi’s e American Express.

I risultati dell’indagine non possono che far piacere a Cupertino: gli stessi commentatori di Prime Access sottolineano che i consumatori omosessuali sono fortemente portati ad acquistare dalle aziende che ritengono "amichevoli" e che, rispetto alla media generale, sono consumatori più fedeli e con una maggiore propensione all’acquisto.

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lunedì 21 aprile 2008

Sotto i vestiti vedo nudo. Polemiche in Usa per i nuovi body-scanners ai terminal. Si vede tutto... ma proprio tutto.

A Los Angeles i controlli in aeroporto mettono troppo a nudo i passeggeri.
Il "Whole Body Imaging Technology" solleva problemi di privacy dovuti all'alta risoluzione delle immagini.

(Alessandro Carboni - Il Corriere della Sera) In nome della sicurezza nazionale, l'International Airport di Los Angeles si attrezza con speciali scanner in grado di «perquisire» da testa a piedi i passeggeri in modo molto più approfondito rispetto a quanto è possibile fare con i normali sistemi di controllo. Peccato però che tanta perizia vada a scapito della privacy dei viaggiatori, che si vedono praticamente messi a nudo dalla sofisticata tecnologia in questione.

LO SGUARDO SOTTO I VESTITI – Il sistema di screening, battezzato "Whole Body Imaging Technology", scansiona infatti il corpo della persona e ne traduce le forme in un'immagine digitale tridimensionale – come fosse nudo, appunto – che viene visualizzata su un monitor per essere quindi osservata e analizzata, alla ricerca di armi e altri oggetti proibiti. Nulla sfugge alle onde radio dello scanner, nemmeno il minimo particolare, anche fisico.

TROPPO INVASIVO? – In poche parole, il dispositivo spoglia i corpi e ne offre i segreti allo sguardo degli addetti alla sicurezza. E secondo i difensori della privacy e dei diritti civili è un sistema di controllo troppo invasivo, anche se il sistema prevede la possibilità di oscurare il volto dei soggetti, in modo che le immagini – qualora stampate, salvate o copiate e magari illecitamente riversate online – non consentano di risalire all'identità delle persone. «Non credo che la gente sia realmente consapevole di quanto accurata e dettagliata è l'immagine del loro corpo nudo che appare in video», dice Peter Bibring dell'American Civil Liberties Union di Los Angeles, preoccupandosi di tutelare i diritti degli ignari viaggiatori, siano essi anonimi cittadini o personaggi famosi. Ma alla Transportation Security Administration (Tsa) federale questa tecnologia piace e ha già programmato di acquistare altri 30 scanner indiscreti (al costo di circa 150 mila dollari l'uno) da posizionare in altri aeroporti.

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sabato 1 marzo 2008

Telegenova si prende Wimax. Nuove frequenze via Internet.

(La Repubblica, edizione di Genova) Linguaggio bocconiano, giacca a tre bottoni gessata, revers di velluto del cappotto. Raimondo Lagostena, uno degli editori più conosciuti in Italia e intraprendenti della Liguria, proprietario di Telegenova, ieri ha ufficializzato l´acquisto di nuove frequenze via internet. Per gli addetti ai lavori sono quelle che vengono chiamate «Wimax», in sostanza internet senza fili. L´evoluzione della comunicazione che permette una connessione velocissima.
Buffet di dolci e salatini nei nuovi studi di Piccapietra con molti politici del centro destra (Biasotti, Dalla Bianca, Bornacin, Plinio); ambiente con vetri e petali arancioni sul pavimento. Che sia il giorno di Lagostena è scontato, è lui l´asso piglia tutto del «Wimax» che ha messo sul piatto qualcosa come tre milioni di euro e rotti nel bando del concorso per l´assegnazione delle frequenze. C´era anche Mediaset insieme ai maggiori operatori attivi in Europa e in Italia in lizza. C´è poi da spiegare cosa sia in realtà questa nuova tecnologia che permetterà alla tv di fornire l´accesso alla rete a banda larga senza passare per il telefono. «Ora anche nei paesi dell´entroterra e nelle valli c´è la possibilità di avere una copertura internet e di ridurre i costi del collegamento» spiega Lagostena. Che si è aggiudicato anche la Toscana e il Trentino. «La licenza della Liguria costava sette volte di più, era la più contesa», spiega il patron di Telegenova.
La sperimentazione della banda larga, che in America per esempio non è già più una novità a differenza dell´Europa, partirà ad aprile.

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mercoledì 6 febbraio 2008

Sesso e minori. Chat telefoniche, qui i mostri agganciano le piccole vittime.

«I pedofili usano nomi di battesimo come nickname e offrono piccoli regali» La dirigente della polizia delle comunicazioni Maggio: «I nuovi rischi vengono dal cellulare».

(Luca Marognoli - Il Trentino) Genitori, attenti. Controllare il computer dei figli e limitare la navigazione con filtri speciali oggi non basta più. Il nuovo pericolo viene dal cellulare, che è diventato un pc ultraportatile. Con quello in mano bambini e adolescenti possono accedere liberamente e senza alcun controllo alle chat.
Anna Maria Maggio, dirigente della polizia delle comunicazioni, è a capo di un team di 22 uomini esperti nei diversi rami della tecnologia. Sei di loro si occupano di pedofilia on line. «Questa è un’operazione che abbiamo curato nella parte iniziale - precisa - prima che passasse per competenza al nucleo pg del tribunale. Tutto è iniziato con una mamma che è venuta da noi e ci ha chiesto aiuto».
Una madre accorta, come poche altre. Se vigilare sul pc è già complicato, farlo con i cellulari è un’impresa ardua. Il perché lo spiega la dottoressa Maggio. «Le chat telefoniche sono luoghi virtuali di incontro per utenti che hanno il cellulare umts con accesso a internet. Sono le più pericolose, perché usate soprattutto dai ragazzini. Spesso i pedofili, che questo lo sanno, si intrufolano in queste chat spacciandosi per minori. Li adescano. Conquistano la loro fiducia e si fanno dare il numero. Poi il passo è breve».
La dirigente cita l’operazione Codice Azzurro che la polizia delle comunicazioni condusse nell’autunno 2005. «Era nata dalla segnalazione di due undicenni trentine che erano entrate in una chat e avevano conosciuto dei presunti coetanei, ai quali avevano dato il proprio numero di telefono. Questi, che in realtà avevano 42 e 36 anni, chiedevano foto in cui le ragazzine comparissero nude in cambio di ricariche telefoniche. Questa indagine ha fatto emergere che le ragazzine coinvolte erano 300 in tutta Italia. Alcune di loro, per fortuna, non hanno inviato nulla. Altre, ed erano tantissime, lo hanno fatto». Un’operazione importante - spiega Maggio - perché «ha scoperchiato questo enorme pentolone, sollevando il problema dei pedofili che entrano in queste chat per farsi dare il numero di telefonino dei minori».
Da qui il consiglio: «Il genitore che fornisce un umts al figlio deve sapere che con questo può accedere a internet, con tutto quello che ne consegue. Il cellulare è fuori dal controllo dei genitori: non ci sono filtri che tengano, tanto che il telefono può prendere anche un virus».
Che fare allora? «Posso dire quello che ho fatto con mio figlio quando aveva 12 anni. Voleva il cellulare e insisteva perché tutti ce l’avevano. Io ho parlato col venditore, che è intervenuto sulla sim card disattivando sia l’invio che la ricezione di foto. Allora l’accesso a internet non c’era».
Ma quali sono le esche psicologiche che usano i pedofili per agganciare i bambini on line? «Sono estremamente affascinanti, condiscendenti, comprensivi. Si comportano come un amico cui confidare tutto. Ascoltano molto. E questo è un fatto determinante, perché i ragazzi hanno tanto bisogno di parlare e spesso i genitori non hanno tempo».
Per conquistare le piccole vittime promettono ricompense mirate in base all’età e ai bisogni: «Si va dai giocattoli per i più piccoli, alle ricariche telefoniche, fino alla benzina del motorino».
Ma perché ragazzini che si vedono chiedere quelle foto non vanno a dirlo ai genitori? «Il pedofilo li fa sentire importanti. “E’ il nostro segreto. Facciamo quello che fanno i grandi. I tuoi non te lo lascerebbero fare”...».
I nickname usati dai pedofili non sono ricercati, ma molto semplici: «Soprattutto nomi di battesimo: Fabio, Lorenzo, Giovanni... Cercano di individuare i più fragili. Molti li mandano a quel paese. Ma altri cadono nella rete».
Talvolta gli agenti si fingono prede, più spesso diventano 007 hi-tech. «Possiamo navigare sotto copertura, ma questo avviene raramente. Di solito usiamo altri strumenti, di tipo tecnologico».

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mercoledì 23 gennaio 2008

Un premio alle idee che cambiano il mondo.

PerspectaRAD - Actuality; foto: Christopher Harting
(Panorama) E’ un riconoscimento all’innovazione che fa del bene. Il Saatchi & Saatchi Award for Worldchanging Ideas premia chi presenta un’idea che ha in sé il potenziale per “cambiare il mondo”. La dicitura un po’ altisonante non inganni, perché se si va a spulciare tra i finalisti di questa edizione 2007/2008, il cui vincitore verrà proclamato il 21 febbraio, si trovano parecchie invenzioni che con la loro genialità di certo potranno aiutare molte persone.

L’edizione precedente è stata vinta da due studenti del Royal College of Art di Londra, premiati per il Concrete Canvas, un rifugio quasi istantaneo portatile, estremamente facile da recapitare e montare nelle zone colpite da disastri.
In questa quinta edizione a contendersi il titolo e il premio di 100.000 dollari messo in palio dalla Saatchi & Saatchi sono 10 progetti provenienti da ogni parte del mondo, molti dall’America.
Dalla Nuova Zelanda arriva Acuset IV Controller, sistema per l’infusione endovenosa facile da usare, economico e perciò adattissimo a essere usato nei paesi in via di sviluppo. La Gran Bretagna contribuisce con Crossbreed Callapsible Wheel, una ruota con cerchione comprimibile che potrebbe rendere bici e soprattutto carrozzelle per disabili pieghevoli e quindi riducibili per il trasporto a dimensioni assai contenute. Un filtro per rendere l’acqua potabile arriva dalla Svizzera, e dal Sud Africa proviene il progetto dei libri parlanti che contengono registrazioni in varie lingue locali africane per fornire informazioni su prevenzione e cura di malattie come l’Aids, la tubercolosi, la malaria.
Il Wadsworth Brain-Computer Interface è una delle idee che arrivano dagli Stati Uniti (tra le altre c’è anche il One Laptop per Child, il computer portatile da 100 dollari): si tratta di un’interfaccia che consente alle persone completamente paralizzate di comunicare e controllare l’ambiente con i soli segnali del cervello.
E sul fronte della medicina pura c’è il display in tre dimensioni per il trattamento del cancro: utilizza lenti e software speciali che, a partire da scansioni standard, proiettano immagini mobili in 3D – simili ad ologrammi - dell’anatomia del paziente e della localizzazione del cancro. Una visione a tutto tondo che permette alla squadra di oncologia di pianificare un trattamento con radiazioni più accurato ed efficiente. Bob Isherwood, direttore creativo dell’agenzia di comunicazione internazionale che bandisce il premio ha dichiarato: “L’ingegnosità, il talento e l’impegno dei nostri finalisti è evidente. Qui ci sono grandi risposte a grandi domande, e tutte hanno il potenziale per cambiare il mondo”.

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giovedì 17 gennaio 2008

Big Think, quando i video servono a condividere le idee.

http://flickr.com/photos/rkottonau/161053228/
(Panorama) Reading di poesia. Lezioni di storia dell’arte e di drammaturgia. Filosofi che discutono sul rapporto tra fede e ragione. Politici a confronto sulle sfide della democrazia. Ma anche confronti su amore e felicità, vita e morte, gli scenari del futuro. Tutto rigorosamente in versione video e con il massimo grado di interattività. Così come web 2.0 comanda.
Stiamo parlando di Big Think, portale di video-sharing fresco di lancio che è stato subito battezzato come il “You Tube per intellettuali“. Niente immagini sgraffignate dalla tv, esibizioni di pseudo-cantanti o video confessioni di adolescenti chiusi tra le quattro mura della cameretta. Ma solo opinioni ben documentate di esperti intervistati sui temi più caldi dell’attualità culturale.
“Le interviste sono solo un elemento di partenza - spiegano gli ideatori - servono a dare la scintilla alla discussione fornendo un esempio di cosa i leader di oggi pensano su grandi argomenti”. Poi sta agli utenti allargare l’orizzonte e rendere più dialogica la discussione. Attraverso i commenti e non solo. Anche proponendo nuove idee o rispondendo a quelle già pubblicate sotto forma di video-risposta.
Nato dall’incontro tra Peter Hopkins, ex studente di Harvard, e Lawrence H. Summers, segretario del Tesoro Usa durante il secondo mandato di Bill Clinton (la storia di questo incontro è ben raccontata dal New York Times), Big Think intende fare da cassa di risonanza per le migliori idee sulle grandi questioni globali. “Ho sempre creduto che le persone della mia età sono assetate di maggiori contenuti intellettuali”, dice Summers. “L’idea dietro il nostro progetto - spiega il giovane Hopkins - è che bisogna sedersi per qualche minuto e ascoltare le persone che sanno qualcosa in più”.
Chissà se riusciranno in questa impresa anche con i nativi digitali abituati al mordi-e-fuggi di YouTube.

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mercoledì 16 gennaio 2008

Bologna. Future film festival. Tra le anteprime spuntano i corti erotici.

Al via la rassegna che festeggia il decimo compleanno. Non più solo animazione, ma una vera kermesse del cinema.

(Emanuela Giampaoli - La Repubblica, edizione di Bologna) «Festeggiamo i dieci anni del Future Film Festival con la consapevolezza che la manifestazione non riguarda più solo l´animazione ma è ormai un festival del cinema a 360 gradi, visto che ormai non c´è pellicola che non si avvale dell´impiego delle nuove tecnologie». Con queste parole l´assessore alla cultura del Comune Angelo Guglielmi ha salutato l´edizione numero 10 del Future Film Festival che si inaugura oggi e come ogni anno porterà per sei giorni sotto le torri il meglio della produzione mondiale in ambito di animazione ed effetti speciali.
Inaugurazione questa sera con l´anteprima italiana del film brasiliano «Wood & Stock: Sexo, Orègano e Rock´n Roll» di Otto Guerra alle 21 presso il Cinema Teatro Manzoni (via de Monari), con ingresso libero fino ad esaurimento posti. Il lungometraggio, pensato per un pubblico adulto, racconta le gesta di due hippy veterani, Wood e Stock, tanto per ribadire anche nella scelta del titolo di apertura ciò che fin dagli inizi è nel dna della manifestazione: cioè che cinema di animazione non è sinonimo di film per bambini. Concetto che sarà rimarcato da un´altra novità del 2008, la rassegna FFF-XXX, con una selezione dei più curiosi titoli di animazione erotica, dall´opera omnia di Bob Godfrey a «Il nano e la strega» dell´italiano Gibba.
Per il resto il fittissimo cartellone del festival diretto da Giulietta Fara e Oscar Cosulich propone 27 anteprime nazionali, tra cui 10 opere in concorso, incontri con autori, omaggi alle cinematografie latino-americana e spagnola e ad importanti case di produzione come Toei Animation o Halas & Batchelor. Una lunga maratona di proiezioni che dalla mattina fino a tarda notte invaderà gli schermi del Teatro Manzoni, del Jolly (via Marconi 14) e dell´Europa Cinema (via Pietralata 55/a).
Si rinnovano anche gli appuntamenti con i colossi dell´animazione con registi, direttori artistici e creativi provenienti da Pixar Animation Studios, Blue Sky, Industrial Light & Magic e Weta Digital. Grande attesa per gli appuntamenti con la Pixar Animation, che dopo il recente successo con «Ratatouille», a Bologna porta «Your Friend The Rat» (19/01), primo corto con protagonista Remy, il topo-chef della fortunata pellicola. Inoltre giovedì 17 verrà presentata l´anteprima italiana del documentario «The Pixar Story» di Leslie Iwerks sulla società che ha rivoluzionato il mondo dell´animazione. Alla Weta Digital, nota per la della trilogia de «Il Signore degli Anelli», spetterà invece, domenica 20, l´evento di chiusura: il film di Jay Russell sul mostro di Loch Ness «Water Horse: la leggenda degli abissi» con Matt Aitken, consulente della preproduzione a svelare i dietro le quinte. E se l´edizione del decennale oltre ai festeggiamenti porta con sè gli inevitabili bilanci, a fare il punto è stato chiamato lo scrittore Bruce Sterling, padre del cyberpunk, che sabato 19 prenderà parte alla tavola rotonda «Dieci anni di nuove tecnologie». Bilancio senz´altro positivo per il numero degli spettatori che la scorsa edizione ha raggiunto quota 32 mila. «È un festival unico in Italia, - sottolinea Alberto Ronchi, assessore alla cultura della Regione Emilia Romagna - sostenerlo è una delle nostre priorità e da quest´anno siamo riusciti a ottenere anche il contributo del Ministero». Oltre che dalla Regione, il festival che costa 260 mila euro, è sostenuto dal Comune con 50mila euro e dalla Provincia con 7mila euro (destinati alla rassegna FFKids), al resto pensano le Fondazioni Carisbo e del Monte, gli sponsor privati con Lancia in testa insieme a Groupama Assicurazioni, Autodesk, Gruppo Hera che, oltre al supporto finanziario, ospita nello «Spazio Hera» a Palazzo Re Enzo una serie di incontri. Info: www.futurefilmfestival.org

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martedì 15 gennaio 2008

Troppi video, Internet rischia il collasso nel 2010.

http://flickr.com/photos/jaycoxfilm/2036286317/
(Panorama) Godetevi Internet a banda larga finché potete, perché di questo passo la Rete rischia davvero il collasso. È quanto emerge da una ricerca condotta da Nemertes Research e riportata dal quotidiano americano Usa Today. Il problema – rivela lo studio - nascerebbe dalla diffusione massiccia dei servizi video su banda larga: “fino a due anni fa - puntualizza Johna Till Johnson, presidente di Nemertes - nessuno sapeva cosa fosse YouTube; ora sappiamo però che genera 27 milioni di gigabyte di dati al mese. E la situazione potrebbe peggiorare, considerando l’escalation dei nuovi servizi di video-conferenza, formazione a distanza e assistenza sanitaria online”.

Quanto ci resta ancora da navigare, o meglio, per quanto tempo potremo ancora navigare col vento in poppa? Più o meno due anni, dice la ricerca: il 2010, infatti, potrebbe già essere l’anno nero delle connessioni: “L’esperienza degli utenti subirà una lenta e progressiva degradazione e si tornerà ai giorni nefasti delle connessioni dial up”.
Per evitare uno scenario di questo tipo, suggerisce Nemertes, gli operatori dovrebbero aumentare i gli investimenti. Solo nel Nord America, per fare un esempio, servirebbero oltre 50 miliardi di dollari di nuovi finanziamenti per le spese di rete, quasi il 70% in più di quello che è attualmente pianificato.

Emergenza reale o allarme ingiustificato? Di certo qualcosa di fondato c’è. Lo dimostra tutto il lavoro di sviluppo per il rinnovamento delle tecnologia di trasmissione dei dati a pacchetto. C’è però chi obietta che si tratti dell’ennesimo polverone sollevato dagli operatori di telecomunicazioni che sperano in questo modo di avere vita facile con i legislatori che si occupano di regolamentare il settore. E il fatto che la ricerca sia stata commissionata dall’Internet Innovation Alliance, l’alleanza che annovera fra i suoi membri colossi del calibro di At&T o Level3, già di per sé fa nascere qualche dubbio.

Per Mario Mella, Direttore Network & Systems di Fastweb, “la Rete non è ancora prossima al collasso ma è indubbio che il traffico sia in crescita continua”. “Ciò – spiega il responsabile - dipende sia dai volumi generati da servizi video tipo YouTube, sia dal ricorso sempre più massiccio al peer-to-peer”. Occorre però fare una chiara distinzione fra la saturazione sulla rete d’accesso e quella sulle dorsali internazionali. “Nel primo caso”, sottolinea Mella, “vi potranno essere problemi legati alla diffusione dei servizi a larga banda e alla quantità di banda utilizzata per singolo cliente”, ma siamo tuttavia lontani dagli scenari apocalittici visti poc’anzi. In Italia, per esempio, con l’attuale penetrazione del broadband (circa il 35% delle utenze), la rete (che è ancora quella in rame di Telecom) è perfettamente in grado di sostenere il traffico attuale. “Qualche difficoltà”, ci spiega il nostro interlocutore, “potrà nascere fra circa cinque anni, quando la diffusione dei servizi broadband supererà il 60-70%, ma a quel punto l’avanzata delle reti di nuova generazione sarà già tale da permettere un aumento della capacità di carico”.

Quanto al secondo aspetto, quello delle grandi dorsali internazionali, l’impressione è che la Rete possa reggere l’urto della crescita dei volumi nella misura in cui gli operatori riusciranno a sostenere gli investimenti per l’aggiornamento delle infrastrutture. “È evidente – ci tiene a sottolineare Mella - che un concetto come quello della Net Neutrality, ovvero di una Rete disponibile in modo illimitato a chiunque voglia portare servizi ai clienti finali, non è praticabile. Le risorse non sono infinite; pertanto la Rete potrà essere una commodity finché le risorse saranno disponibili. Dopo di che, chi vuole erogare servizi dovrà riconoscere una qualche forma di transito agli operatori, sia in funzione della priorità del traffico da immettere sulla rete, sia della qualità dei servizi offerti. Il traffico pregiato, che solitamente è quello legato ai servizi in real time, avrà priorità su tutti e quello di tipo secondario utilizzerà la banda residua”. Una sorta di pedaggio, dunque, con il quale i vari attori del Web pagheranno gli operatori in funzione del valore dei servizi offerti. Le strade di Internet potrebbero essere ancora infinite ma, forse, non più gratuite.

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La felicità può essere gratis. Anche grazie a Internet.

Feltrinelli
(Panorama) “Oggi non siamo più consumatori, risparmiatori, lavoratori, spettatori… Siamo persone. E da qui si riparte”. Questo è il mondo 2.0 secondo Luca De Biase, giornalista del Sole 24 Ore, esperto di cultura digitale, ottimista, come il titolo del suo libro Economia della Felicità, edito da Feltrinelli, lascia ampiamente intendere. Attenzione però. Il suo non è un ottimismo vago e buonista, basato sulla convinzione che nell’epoca dei blog siamo tutti fratelli, ma la consapevolezza che ci troviamo nel bel mezzo di una nuova era, e analizzandone le molteplici sfaccettature dobbiamo prendere atto che i modelli economici proposti fino a questo momento non sono più adatti allo scopo per il quale erano nati: condurci alla felicità.

Sarebbe contenta Naomi Klein nel leggere alcuni passi in cui De Biase, citando tra gli altri l’economista premio Nobel indiano Amartya Sen, afferma quanto sia insensato “sostenere, come alcuni fanno, che si possa scegliere un percorso di sviluppo che inizialmente neghi i diritti civili per accelerare la crescita economica e così combattere la fame”. Sembra un brano preso di peso da Shock Economy, l’ultimo saggio della Klein in cui la scrittrice canadese sostiene che proprio questo è stato fatto, con l’uso di violenza e torture in molti Paesi del mondo per imporre a forza il liberismo puro.
Il mercato che si autoregola è una panzana, afferma De Biase, le regole servono eccome, altrimenti si favorisce “l’emergere di protagonisti in grado di dettare le regole agli altri in base ai propri interessi particolari”: la parola corporation vi dice qualcosa? Finito l’impero del Pil, in cui la crescita era considerata come unico valore possibile da perseguire a qualsiasi costo, umano e sociale, De Biase si accalora nel sostenere che nell’era della conoscenza, nella quale ora ci troviamo, sono altri i valori sulla cresta dell’onda. Competenza, creatività e innovazione contano più di tutto e rompono con la loro forza ogni steccato ideologico e ogni protettorato economico. La collaborazione tra persone, resa possibile dalla rete delle reti, mette tutti noi nella condizione di essere proattivi e non più pubblico di compratori dei contenuti altrui.
Non solo, ma cambia il concetto di felicità in relazione al benessere. Da un po’ di tempo a questa parte gli economisti hanno dovuto smettere di fare finta che il fine possa essere disgiunto dai mezzi per ottenerlo. Perché ci servono più soldi? Se la risposta è “per comprare cose di cui non abbiamo bisogno” non è forse ora di smettere di pedalare in quella direzione? De Biase ci invita a prendere atto di una squallida tendenza: stiamo monetizzando cose che un tempo erano gratuite. Perché invece di dover fare i soldi per pagare cose che un tempo avevamo a disposizione gratis (come il tempo libero in famiglia che ora si passa a fare shopping nei centri commerciali) non torniamo a dare valore agli aspetti non finanziari della nostra esistenza, ovvero quelli in cui possiamo più pienamente esprimere noi stessi? Social Network, blog, software open source sono tutti prodotti di una società che attraverso la collaborazione volontaria e gratuita si sa dotare di strumenti utili che arricchiscono le relazioni tra gli individui.
Economia della felicità è un libro che può non trovare tutti d’accordo, ma contribuisce in maniera stimolante a descrivere il momento di forti cambiamenti che stiamo vivendo e aiuta a capire quali sono le opportunità da cogliere.

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sabato 12 gennaio 2008

Future film festival: Bologna fa spettacolo con il meglio dei cartoon e 3d.

(Panorama) Chris Wedge, il creatore di L’era glaciale (e doppiatore dello scoiattolo Scrat nella versione originale) sarà tra i protagonisti della decima edizione del Future Film Festival di Bologna. L’edizione 2008 dell’appuntamento per gli appassionati di cartoni animati e cinema d’effetti speciali, dove gli autori raccontano con quali tecnologie vengono realizzate le immagini da sogno di capolavori come Ratatouille o La bussola d’oro, si terrà quest’anno dal 15 al 20 gennaio.

Wedge mostrerà i trailer e racconterà la genesi del suo nuovo film d’animazione in 3D Horton Hears a Who, storia di un elefante che scopre un minuscolo mondo dentro un seme di dente di leone, in uscita nelle sale italiane in primavera. Per festeggiare i dieci anni del Future Film Festival, si terrà la tavola rotonda 10 anni di nuove tecnologie, con alcuni dei più grandi esperti mondiali di effetti speciali: Bruce Sterling e Matt Aitken della Weta Digital (l’azienda che ha realizzato Il signore degli anelli, fondata dal regista della saga Peter Jackson) e Vicki Dobbs Beck della Industrial Light & Magic di George Lucas, padre di Guerre Stellari.
Tra le oltre venti anteprime in programma spiccano il film di fantascienza Alien vs Predator 2, lo spassoso cartone animato spagnolo La crisis carnivora e The Pixar Story di Leslie Iwerk, documentario sulla casa di produzione che, in collaborazione con Disney, negli ultimi dieci anni ha sfornato, tra l’altro, Alla Ricerca di Nemo , Cars, Ratatouille. Di quest’ultimo film parleranno Jim Capobianco e Mark Holmes, rispettivamente registi di Your Friend The Rat (in italiano Il tuo amico topo, cortometraggio inedito e esclusivo che uscirà per la prima volta in febbraio con il dvd / blu-ray disc di Ratatouille e di Lifted, il cortometraggio che ha accompagnato il film nelle sale). Quest’anno il Future film festival cambia sede: le proiezioni si terranno in tre cinema del centro di Bologna: il Manzoni (via de Monari 1/2), il Jolly (via Marconi 14) e l’Europa (via Pietralata 55/a). Rimane invece invariata la sede del Future Village: lo storico Palazzo Re Enzo, in piazza del Nettuno, sarà infatti anche quest’anno il luogo di incontro per tutto il pubblico del festival e sarà animato da incontri, tavole rotonde, bookshop, workshop, aperitivi e dj set. Inoltre Casa Hera, spazio che sarà allestito presso piazza XX Settembre, ospiterà presentazioni di libri, aperitivi, laboratori e quiz.
Gli orari e i luoghi d’incontri e proiezioni sono sul sito www.futurefilmfestival.org.

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martedì 8 gennaio 2008

Cellulare usato? Con la Caritas riciclarlo è ecologico e solidale.

(Panorama) Umts quadri band, con fotocamera integrata, bluetooth, i-mode… Il cellulare è stato uno degli oggetti regalo più gettonati a Natale: in Europa una persona su quattro cambia il telefonino una volta ogni dodici mesi, alla ricerca di funzioni sempre più strabilianti. Ma che fine fanno i vecchi apparecchi e, soprattutto, le loro componenti dannose per l’ambiente (schermo e batterie in primis)? La Caritas altoatesina ha la proposta solidale giusta: raccoglierli per riutilizzarli. “Pronto? Sì, per aiutare” è l’iniziativa che dal 3 al 26 gennaio coivolge il territorio regionale. In tutte le filiali Despar, Interspar o Eurospar (circa 180 punti) sono stati posizionati appositi raccoglitori di cartone, dove depositare cellulari vecchi e anche guasti, di tutte le marche, tolta ovviamente la scheda Sim personale.

“Una volta raccolti, li venderemo a una ditta austriaca, la non-profit ARGE Reparatur und Servicezentrum, che impiega prevalentemente personale socialmente svantaggiato; - spiega Mattias Spögler, responsabile del progetto - saranno fatti test sui telefonini: tutti quelli non riparabili saranno riciclati ecologicamente togliendo la batteria e recuperando i metalli pregiati, gli altri saranno rivenduti in negozi dell’usato, in altre strutture che operano nel sociale oppure in paesi del Sud del mondo come Africa, Asia o America Latina”. In questi continenti, infatti, la rete di telefonia mobile sostituisce spesso quella fissa, che manca a causa del carente investimento in infrastrutture.

Per ogni cellulare reso la Caritas riceverà 3 euro, e il totale sarà impiegato a favore di persone in stato di bisogno in Alto Adige. “Stimiamo che siano 30-40 mila i cellulari inutilizzati nelle case altoatesine. Noi ci proponiamo di raccoglierne almeno settemila” dice Spögler.
Ma il progetto altoatesino, che ha il pregio di coinvolgere capillarmente la regione, non è il primo in Italia a proporre il riciclo del cellulare. Pioniere è stato “Donaphone, il telefonino solidale“, promosso dalla Caritas ambrosiana, che nel giugno scorso ha interessato gli ipermercati Coop e le parrocchie della diocesi di Milano. Dando il la a una serie di iniziative in tutta Italia, come quella veneta “Telefono Casa“.
Ricco il bottino ottenuto da Donaphone: nell’arco di un mese sono stati messi insieme diecimila apparecchi usati. Raccolti dal personale della cooperativa sociale “Vesti Solidale“, sono stati testati, riparati e ricomercializzati dall’azienda italiana Primatech. E proprio in virtù di questo buon risultato ora la Caritas ambrosiana rilancia e passa alla fase due, presentata a fine 2007: coinvolgere l’intera Lombardia, avvalendosi anche del partneriato con il Comune di Milano. Tutti gli enti locali lombardi sono quindi contattati tramite posta, con informazioni su come aderire alla campagna.
“Nostro obiettivo è raccogliere centomila cellulari usati entro la fine del 2008″ ha dichiarato Carmine Guanci della Vesti Solidale. Il ricavato sarà utilizzato per finanziare una casa di accoglienza per madri in difficoltà.

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lunedì 7 gennaio 2008

Digitale terrestre, la strada è aperta. Ma ancora lunga.


(Panorama) “Mi scusi ma secondo lei le persone anziane come dovrebbero fare per vedere la televisione? E se non hanno nessuno che compra l’apparecchio al posto loro oppure un figlio che gli spieghi come funziona? E poi il contributo lo danno per un solo televisore”. Una signora sulla sessantina protesta davanti a una pila di decoder in un grande magazzino di Cagliari. La notizia uscita da poco sui giornali, dice, è davvero troppo: dal primo marzo la Sardegna dovrà dire addio al segnale analogico per fare definitivamente posto al digitale terrestre. Non più soltanto Rete 4 e Rai 2, come era da nove mesi a questa parte, ma anche tutti gli altri canali verranno oscurati. Una rivoluzione a cui molti sardi (ma lo stesso è stato in Valle d’Aosta) si sono ribellati. Una campagna di comunicazione scarsa e il mancato aiuto (pratico ed economico) a chi non aveva le possibilità o non riusciva a stare al passo con i tempi hanno scatenato una vera e propria bufera.

Un antipasto, forse, di quello che dovrebbe accadere nel 2012 quando, secondo le stime del ministro Paolo Gentiloni, l’Italia dovrebbe diventare “all digital”. Nel frattempo la sfida del digitale si gioca su due fronti: da un lato c’è la battaglia delle frequenze, dall’altro una nuova rimodulazione dei programmi televisivi per adeguarli alla tv del futuro. Proprio in Sardegna è sempre molto accesa la protesta delle emittenti locali, escluse dalla gara per l’assegnazione di 16 frequenze, sulle 108 messe a bando dal ministero e destinate di fatto a Telecom Italia e al gruppo Espresso per completare la loro rete di trasmissione.

Lo scorso 14 dicembre l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha pubblicato un primo piano proprio per l’assegnazione delle frequenze che si concluderà con un tavolo tecnico nei prossimi giorni. Un confronto che si annuncia serrato dopo che il commissario dell’Agcom, Stefano Mannoni, aveva detto: “Sarebbe stato saggio da parte del ministro Gentiloni chiedere la nostra opinione tecnica sull’elenco delle frequenze incluse nel bando”. Non vanno meglio le cose in casa Rai. Dopo l’annuncio dell’aumento del canone, da 104 a 106 euro, la richiesta di elevare lo standard qualitativo è sempre più pressante. Il primo a farne le spese è stato il canale RaiUtile (dell’offerta digitale terrestre), che scompare dal 31 dicembre 2007 per far posto a un canale tutto dedicato ai giovani.

Gli altri canali della Pubblica amministrazione creati appositamente per il digitale terrestre, poi, sono ancora poco più di un miraggio. E se i grandi Paesi europei procedono a passo svelto nel cammino verso la tv digitale, l’Italia, secondo il recente rapporto sul digitale terrestre, rischia di restare il fanalino di coda in termini di diffusione, offerta e ascolti (e quindi investimenti pubblicitari).

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sabato 5 gennaio 2008

Tv. Il tubo catodico sconfitto dai cristalli liquidi.

(La7) Da quest'anno la Sony sospenderà la produzione degli apparecchi televisivi di vecchia generazione, sempre meno richiesti dal mercato.
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venerdì 4 gennaio 2008

The New Story: quando il web è un’arma a doppio taglio.

(Panorama) Sono in quattro, ma dal casino che fanno quando li raggiungiamo al telefono sembrano cento. The New Story, il quartetto milanese, al secondo album della carriera, Different Ways, sono impegnati in una serie di interviste telefoniche e quindi, per smorzare quell’aria che li rende troppo seri, si mettono a scherzare. Calibrare qualche domanda, pensiamo, sarà impresa titanica, ma non certo impossibile. Proviamo.

Dopo il successo del primo album eccovi al secondo lavoro. Ci raccontate com’è nato e se c’è un luogo in particolare che ha ispirato questo vostro disco?
È nato come sempre accade nella nostra sala prove. Che poi è il nostro rifugio. Ma come ogni buon gruppo rock nasce dalla nostra fortissima passione per la musica. Dietro c’è stato un lavoro abbastanza lungo, da gennaio a settembre del 2007.
La scelta di cantare in inglese arriva da lontano, visto che voi avete già e abbondantemente utilizzato proprio l’inglese.
Sì, questo è vero. Ci siamo trovati sempre a nostro agio con la lingua inglese, anche perché il nostro retroterra culturale arriva dall’ascolto di gruppi e artisti non italiani. In questo disco, invece, abbiamo deciso di inserire dei brani nella nostra lingua perché sentivamo un’esigenza che andava in questo senso.
Quali sono state le reazioni da parte dei fan a questo vostro piccolo cambiamento, ci riferiamo ai testi in italiano.
Devo dire molto positive, anche al di sopra delle nostre stesse aspettative. Per noi è stata una vera sorpresa visto che quando si cambia non è sempre facile avere un alto gradimento da parte del pubblico che sino a quel momento ti ha seguito con estremo interesse.
Per band giovani e formate da giovani, come siete voi, il mondo di internet legato a quello della musica cosa rappresenta?
È uno strumento importante per la diffusione della musica che in questo modo ha allargato il suo raggio d’azione. Certo, andrebbe regolamentato, ma su questo credo che siamo tutti d’accordo. Come siamo tutti d’accordo che può essere un’arma a doppio taglio. Se, infatti, da un lato di regala la popolarità anche in pochissimo tempo dall’altro lo scaricare senza pagare produce un danno alle band.

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Nelle foto entrano audio e video. Così il web salva il fotoreportage.

(Panorama) “Stiamo attraversando un periodo pieno d’incertezze. Ci chiediamo se saremo in grado di continuare a esercitare questo mestiere”. Al pari di molti suoi colleghi, Jean-Luc Luyssen, della prestigiosa agenzia fotografica internazionale Gamma, non sa più a che santi rivolgersi. Con un pubblico di lettori in netto calo e la fuga dei pubblicitari, la crisi della stampa sta mettendo a dura prova la vita dei fotoreporter e di chi, come Gamma o Sipa, ne garantisce la sopravvivenza. Per superare questi tempi di vacche magre, Brian Storm, giovane producer multimediale decide di dar vita a un progetto che potrebbe donare nuova vita al fotoreportage: abbinare agli scatti dei più grandi fotografi del mondo un corollario di audio e video. Nasce Mediastorm.org, l’ultima frontiera del fotoreportage che sta rivoluzionando, se non salvando, un professione che molti davano per spacciata.

Signor Storm, il fotogiornalismo è davvero così rischio?
Nessuno, tra professionisti della fotografia e del giornalismo, scatta foto e scrive articoli solamente per una questione di denaro. Il fotoreportage è una professione che suscita molta passione in chi la pratica, ti ci butti perché offre esperienze lavorative straordinarie. Detto questo, oggi i media tradizionali come la stampa, a cui i fotoreporter sono vincolati, non garantiscono più i profitti di dieci o quindici anni fa. Tra il calo di lettori e di pubblicità, la crisi del giornalismo cartaceo ha colpito in pieno la categoria.

Qual è la chiave per uscire dal baratro?
Primo: puntare tutto sulla qualità. Così come era successo nel rapporto tra la tv e la radio, internet non ucciderà la stampa, anche se la sta danneggiando con un giornalismo fai-da-te che vede cittadini-utenti diffondere gratuitamente dei contenuti spacciandoli per articoli giornalisti di alto profilo. Questo trend continuerà, e colpirà soltanto il giornalismo di basso rango. A ruota, è necessario per i fotoreporter fare leva sui nuovi mezzi di comunicazione disponibili per far combaciare un’ampia distribuzione dei propri servizi fotogiornalistici con un minimo di sicurezza finanziaria.

Paradossalmente, sarebbe quindi Internet l’antidoto per curare i sintomi della professione?
Non del tutto. Bisogna saper sfruttare i vantaggi che ti offre ciascun mezzo di comunicazione di massa, sia quelli tradizionali come il giornale, il video o la radio sia Internet. Ovviamente, questo spinge i fotoreporter a rivoluzionare il loro modo di lavorare. Oggi non ti puoi più accontentare di recarti in un posto e fotografare. Durante il reportage, è ormai necessario adoperare tutti i supporti tecnologici che ti consentono di arricchire il lavoro sul campo. Questo significa associare alle foto e ai testi del materiale audio e anche video. La stessa testimonianza del fotoreporter raccolta sotto forma sonora e diffusa su internet come sottofondo del servizio fotografico rafforza considerevolmente l’impatto delle immagini.

Ma si puo’ ancora parlare di fotografia?
Certo. Alla base di tutto, ci sono le foto, non immagini filmate. Prendiamo il servizio di Luis Sinco sui reduci americani dell’Iraq, Marlboro Marine. Sono convinto che la sovrapposizione degli scatti con le voci dei protagonisti offre al lettore uno sguardo ancor più cruento sul contesto devastante in cui questi soldati hanno combattuto. Piuttosto che limitarsi a fotografare i soggetti di una storia, l’audio consente di dare loro una voce. Dimenticarli diventa ancora più difficile.

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