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lunedì 3 dicembre 2007

Il chierichetto di Este e la versione della sua chiesa.

(Alberto Grassetto - Padovablog) Dopo l’ennesima apparizione televisiva di Alberto Ruggin a Buona Domenica e dopo le tante segnalazioni da parte dei nostri lettori noi di Blogolandia Padova abbiamo deciso di sentire la voce dell’altra parte ovvero della Chiesa delle Grazie di Este. A rispondere ai nostri dubbi circa la buonafede di Alberto Ruggin è Carlo Zaramella portavoce della parrocchia. Ecco il testo della lettera con cui ci ha risposto:

Carissimo Alberto,
sono Carlo Zaramella, responsabile ACR della Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Este. Ho visto la mail che hai mandato a Lorenzo. Intanto ti ringrazio per il pensiero. Finalmente
qualcuno che ha visto “oltre” a tutto quello che in questi giorni è stato scritto e detto sull’ormai tristemente noto “Caso Ruggin” . Tu ci chiedi la verità su quanto è accaduto. Sarebbe facile dirti che tutto sembra essere stato costruito ad arte, che tutto sembra sia stato pianificato. Sarebbe facile dirti che a pensare male si indovina sempre. Sarebbe facile dirti che siamo in possesso dei contenuti della pagina personale in internet, all’interno del portale www.me2.it, di Alberto Ruggin, contenuti che a nostro modo di vedere inchiodano Alberto a precise ed oggettive responsabilità.
Io sono già intervenuto sui giornali locali, anche con una lunga lettera pubblicata in prima
pagina ne “Il Mattino di Padova”, sull’intera vicenda. La mia posizione personale è che tacere non sia la soluzione migliore, che per amore della Verità e della chiarezza si debbano spendere alcune parole. La parrocchia lo ha già fatto con un comunicato stampa ufficiale molto sintetico ma chiaro e preciso, che puoi leggere all’interno del sito internet nella parrocchia www.santamariadellegrazieeste.it

Ti rispondo quindi per sommi capi:

  1. Alberto non è stato cacciato dalla nostra Chiesa e dalla nostra Comunità.
  2. La sua natura di omosessuale non ci interessa minimamente nè è oggetto della vicenda per quanto ci riguarda. Quando sui giornali si è letto “Cacciato dal coro perché gay” o quando Alberto stesso, a mezzo stampa e televisione, ha sostenuto questa tesi, nulla di più falso!
  3. Ad Alberto è stato chiesto di sospendere la sua attività di corista solista - bada bene, solista perchè lui non faceva parte di nessuno coro della parrocchia - e di aiuto catechista perchè l’ostentazione con cui ha rivendicato la sua natura di omosessuale e le posizioni da lui assunte all’interno della sua pagina personale in internet prima e di sostegno dei matrimoni gay poi, non si sposano con il ruolo che quei servizi da lui prestati comportano, ovvero di testimonianza autenticamente vissuta della propria Fede.
  4. Francamente rimango e resto stupito di quanto è successo, perchè si taccia di fatto la Chiesa di oscurantismo semplicemente perchè rimane salda nei suoi principe e nei valori della Fede, che vedono nel matrimonio naturale il fondamento stesso della vita e della famiglia. Un cattolico convinto e praticante queste cose le conosce bene.
  5. Se Alberto non condivide più queste posizioni della Chiesa, con grande franchezza deve prendere atto che nella Chiesa non si riconosce più. Cantare durante la liturgia, animare la Liturgia stessa, svolgere il servizio di aiuto catechista: tutto questo richiede una fede alle spalle, ma se si mette di fatto in discussione tale fede come si può pretendere di continuare a svolgere questi servizi?

Spero di essere stato chiaro nella risposta. Come con chiarezza concludo dicendo che come cristiano cattolico convinto e con gioia non ho nulla di personale con Alberto, anche se tutto ciò che ha creato e suscitato ha ferito profondamente la mia comunità parrocchiale ed i miei sacerdoti don Paolino e don Ruggero. Ma lui “è e rimane figlio amato della Chiesa” e questo dobbiamo tenerlo sempre presente in ogni nostra azione, gesto e parola.

Fraternamente,
Carlo Zaramella
Responsabile ACR Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Este.
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Ndr. In pratica tutta una montatura quella del giovane chierichetto. O meglio: tutti sapevano per cui il suo coming-out era del tutto superfluo a meno che non facesse parte di un ben altro disegno. Almeno così sembra. Alla prossima puntata.

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Ugo Mulas, una retrospettiva al Maxxi di Roma.

(Artsblog) Trecento scatti del grande fotografo Ugo Mulas vengono esposti al pubblico in una grande retrospettiva che inaugurerà oggi alle 18 al MAXXI (Museo delle Arti del XXI secolo) di Roma.
Attraverso quattro sezioni parallele (Biennali, Ritratti, Eventi, Verifiche), sarà possibile percorrere l’evoluzione dell’arte in Italia attraverso lo Spazialismo, l’Arte povera e quella concettuale: l’occhio attento di Mulas, passato dal reportage alla registrazione dello spirito artistico di un’epoca, restituisce quanto avvenuto tra gli anni ‘50 e ‘70, mostrando fra le altre cose anche il legame intimo e personale che ha legato l’artista ad alcuni dei massimi rappresentanti dell’arte del secolo scorso: Burri, Ceroli, Fontana, Manzù, Pascali, Schifano, Twombly.
La retrospettiva romana si svolgerà in concomitanza con quella che aprirà i battenti il 5 dicembre nei locali del Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, per poi confluire entrambe a Torino alla Galleria d’Arte Moderna il 24 giugno 2008.

via | Exibart

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Muccino: "Spoglio la Bellucci e la faccio ballare. Poi tornerò negli Usa".

(Natale Anselmi - Il Giornale) Gabriele Muccino ha 40 anni, due figli, Silvio Leonardo di 8 anni e Ilan di 4, avuti da due donne diverse, un divorzio doloroso, vari flirt attribuiti, l’eloquio incespicante che fa tenerezza. Gli manca, confessa, «il perimetro sacro della famiglia». E spiega che non voleva offendere nessuno con quelle dichiarazioni riprese dai giornali, tanto meno i registi italiani. «Una volta per tutte: non penso di rappresentare un modello. Sono stato strafortunato, il mio successo americano è frutto di un’alchimia forse irripetibile. Figurarsi se posso dare dei lagnosi o dei provinciali ai miei colleghi perché non girano con Will Smith. Trovo invece un po’ asfittiche e di cortile le polemiche sul nostro cinema. Ma quella storia “delle troupe impigrite, annoiate e disincantate” rientrava in un discorso più ampio e motivato su una certa attitudine italiana. Ripresa così dalle agenzie, è sembrata un atto di superbia».

Muccino senior sta assaporando un buon momento. La copertina di Vanity Fair, l’intervista a Le invasioni barbariche. Proprio ieri le tv hanno preso a trasmettere lo spot per Intimissimi (due versioni: 30 e 60 secondi, si vedrà anche un cortometraggio di 4 minuti) con la supersexy Monica Bellucci in tre versioni: tanguera in sottoveste attillata nera, centaura vestita di pelle con imbizzarrito décolleté, femme fatale in trench beige con reggiseno a vista.

Si chiama Heartango. Heart sta per cuore, tango per tango. S’è divertito?
«Ho sempre fatto pubblicità. Il miglior modo di investire il tempo tra un film e l’altro. Perfino Fellini, che è Fellini, certi film li ha fatti perché aveva bisogno di guadagnare. Per lo spot mi ha chiamato Monica. C’eravamo conosciuti per Ricordati di me, dove offre una delle sue prove più intense, mature. In Heartango incarna due donne, l’una impetuosa e l’altra razionale, due aspetti della femminilità che confluiscono nella stessa persona. Balla pure bene, con l’ausilio di qualche trucco. Io ho portato nel racconto una struttura circolare, vagamente alla Tarantino. In pubblicità serve il giusto distacco. Ma se il risultato è bello, che male c’è?».

Niente. E il suo nuovo film americano?
«Primo ciak il 10 marzo, titolo: Seven pounds. Ancora Will Smith, sempre per Columbia. Stavolta una storia d’amore a sfondo drammatico. C’è un uomo gravato da un micidiale senso di colpa. Causò la morte di sette persone in un incidente d’auto, non riesce a riprendersi, medita di uccidersi. L’incontro con una donna lo salva dall’insano gesto e ne segnerà il destino. Lei sarà probabilmente Rosario Dawson».

Calcolando che La ricerca della felicità ha incassato 300 milioni di dollari, si sentirà in una botte di ferro.
«Mica tanto. Tutti mi credono ricco, non è così. All’inizio la Columbia non mi voleva, è stato Will Smith a impormi. Le assicuro, presi più soldi per girare in Italia Ricordati di me. Ma certo, Hollywood è Hollywood. Nel bene e nel male. Chi ha successo è venerato, pagato, cercato, chi sbaglia viene declassato, licenziato, dimenticato. Ho riflettuto a lungo sulla mia esperienza americana. Avrei dovuto girare una commedia con Cameron Diaz e Jim Carrey, A little game without consequences. Saltò tutto a due settimane dal primo ciak. Così va l’industria del cinema americano. Non c’è tempo per i rimpianti».

Eppure si trova bene a Los Angeles...
«Guardi, gli americani sono spesso schematici, perfino pericolosi, ma anche onesti, liberal, progressisti. È una società elementare, con le regole semplici dei bambini. Vieni riconosciuto per il talento che hai. In Italia, al massimo, ti senti dire: sei bravo, ce la puoi fare. E intanto monta l’invidia. Da loro il talento è un leit-motiv, ossessivo, qualificante. O sei perdente o sei vincente, in mezzo non c’è nulla».

C’è il dollarone.
«Anche qui, bisogna intendersi. Nel girare La ricerca della felicità ho voluto che il denaro non fosse il cuore emotivo del film. Ma capisco perché parlano così tanto di soldi. Vengono da una cultura pionieristica: il denaro è la misura dell’affermazione, la dimostrazione che ce l’hanno fatta».

Lei si sente arrivato?
«Non mi illudo, a volte mi sembra un’enorme bolla. Però è un fatto che quando parlo in inglese balbetto meno, sono più tranquillo. Qui il tuo ego viene costantemente ridimensionato, non sei mai il padrone assoluto del film. Ma non ti fanno mancare niente sul set. Intanto sto scrivendo una storia italiana per Domenico Procacci. Da fare domani, dopodomani, non so. Lavorare a Hollywood è come giocare in borsa. Un mondo surreale, a tratti comico, che può distruggerti. Così so che c’è un posto, l’Italia, dove posso tornare a far cinema quando l’aria cambierà».
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Manolo Blahnik for Men.

Manolo Blahnik for Men(Fashionblog) Per le donne è ormai un’icona globale quella delle scarpe di Manolo Blahnik, oggetto del desiderio da bramare, ma ora la sfida è rivolta al mondo maschile.

Dopo aver messo da parte per sei anni la linea maschile, il designer spagnolo torna a pensare all’uomo, e lo fa con una mini-collezione di sei modelli. A renderli speciali i materiali sempre selezionatissimi, e ovviamente quella capacità di interpretare lo stile classico con dettagli originali, sofisticati ed ogni volta sorprendenti che hanno reso Manolo Blahnik Signore delle scarpe. La minicollezione debutterà nei negozi il prossimo Febbraio.

Via Frillr

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Informagiovani Roma si rinnova con un blog e la webradio.

(06 blog) Il portale Informagiovaniroma.it è sempre stato un punto di riferimento importante per i giovani romani tra i 15 e i 35 anni riguardo al lavoro, alla cultura ed al divertimento. E’ stato da poco inaugurato un nuovo sito per il servizio informativo dell’Assessorato alle Politiche Giovanili, Rapporti con le Università e Sicurezza del Comune di Roma, per offrire nuovi contenuti e nuovi servizi. Un rinnovamento ottenuto impostando una nuova grafica e una nuova struttura votata all’usabilità.

Tra le novità, udite udite, un blog dedicato ai giovani di Roma, aperto ai contributi degli utenti, ma anche alcuni strumenti popolari in campo internet come la web gallery che raccoglie le produzioni artistiche giovanili e la webradio prodotta in collaborazione con le Università e numerose associazioni. Una grande evoluzione verso il web 2.0 che sicuramente rappresenta meglio il mondo giovanile, ormai completamente immerso nelle nuove tecnologie e nei social network.

Importante anche la partecipazione degli utenti che diventano produttori e veicolo di informazioni. I contenuti redazionali, come di consueto, sono aggiornati quotidianamente e le informazioni a tutto campo nelle aree di interesse giovanile (studio, lavoro, tempo libero, cultura, servizio civile, mobilità internazionale, volontariato…)

Interessante, ma probabilmente da sviluppare ancora, la sezione Guide e Indirizzi, con tanti approfondimenti e consigli pratici (ad esempio su come cercare una casa in affitto, trovare un lavoro stagionale, aprire una partita iva, fare un’esperienza di volontariato in Italia e all’estero…) e la collaborazione con l’Università che permette agli studenti di reperire facilmente notizie, consigli e indirizzi utili per orientarsi e programmare al meglio gli studi.

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Giovedì 13 dicembre prima riunione di preghiera e programmazione della REFO di Firenze.

Giovedì 13 dicembre alle ore 21,15 presso il Centro comunitario Valdese di Via Manzoni, 21, si terrà à una riunione di preghiera e programmazione della REFO (Rete evangelica Fede e Omosessualità) di Firenze. Hanno dato la loro disponibilità ad essere presenti Pawel Gajewski (pastore valdese di Firenze) e Raffaele Volpe (pastore battista di Firenze) che prepareranno una preghiera e una meditazione biblica. Oltre alla preghiera la riunione servirà per discutere delle attività della REFO di Firenze (veglie di preghiera, cene, ritiri e quant’altro) per i primi mesi del 2008. Ricordiamo che la REFO è una comunità cristiana ecumenica composta da persone omosessuali ed eterosessuali di varie confessioni evangeliche, cattolica, veterocattolica ecc. che desiderano approfondire la tematica attinente a fede e omosessualità e lottare contro le discriminazioni nel contesto di una fratellanza cristiana. La serata si concluderà con un tè o cioccolata calda in fraternità.
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Via| Refo

Sede di Firenze: c/o Centro comunitario valdese - Via Manzoni, 21
Coordinatore: Andrea Panerini (333.2876387) - refo.firenze@gmail.com

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Luxuria, la "zia snob" dei transessuali.

(Affari Italiani) Sera del 29 novembre. Su RAI 1 lo spettacolo di Benigni, che guardo per un po’. L’SMS di un’amica mi invita a spippolare il telecomando su RAI 2, dove c’è Santoro. Cambio canale. Sta parlando una prostituta transessuale brasiliana. Si intravedono Luxuria e la Mussolini. Il taglio della serata mi sembra davvero fuorviante, con quell’insistere sull’equazione “le transessuali sono tutte puttane”. E anche Luxuria, con il look sempre più da “zia snob”, non mi pare nelle condizioni migliori per dare battaglia. Decido di dedicare la puntata di “Generi” a un commento sulla trasmissione, ma il 30 novembre l’amica Tiziana mi precede con questo messaggio.

«Ieri sera ero un poco indecisa se leggermi un libro, come quasi ogni notte, o dare uno sguardo tra i molti canali dell’unica, variopinta, tv statale. Provando un po’ di simpatia per Santoro ho pensato al suo programma, ho visto chi era invitato, ho seguito due battute e sono poi migrata ad ascoltare, un po’ incantata, un mio compaesano che diceva cose che sentivo molto più attinenti e reali, anche se prendevano spunto da una storia scritta quasi mille anni fa. Io so cosa pensare della vita di strada, e specialmente conosco, perché ne faccio parte, un certo tipo di peccaminose venditrici di quella rapida avventura. C’è una vecchia storia di strade forzate, di scelte che non sono scelte ma necessità, una vecchia storia un po' triste forse». «Per colpa di quella vecchia storia, qui in Italia, da sempre, quasi ogni trans, vera, fatta e compiuta, vende sesso, nei modi più disparati. Poi c’è una storia meno antica, che racconta di grandi esodi da paesi esotici, affrettati saluti a miserie devastanti, in età quasi infantile, salpando per l’eldorado che un tempo era la porta accanto, ma che ora si è trasferito oltreoceano, tra piogge e nebbie, dicono. Di sicuro senza spiagge e samba ad ogni ora del giorno. C’è poi un fatto che è cruda realtà: in entrambe le storie si parla di marchette. Nel primo caso era quasi un esame di laurea, o meglio, il visto, l’unico ottenibile, per raggiungere mete ansiogene ma inevitabili».

«Nella seconda storia è l’incosciente voglia di avere tutto, la necessità, forse, di due pasti al giorno, ma anche di balocchi e profumi, la voglia di stare nelle soap opera di terza mano che un tempo vedevano in tv, tra un carnevale e l’altro, dentro sgangherate baracche. Queste nuove, sfavillanti venditrici non hanno regole, perchè nessuno le ha loro insegnate e forse perchè le necessità le farebbero comunque ignorare. Non hanno regole e senza regole si prendono quello che necessita, una strada, un lampione, l’attenzione un po’ affamata ed un po’ purulenta di chi passa e ripassa ed alla fine spende due lire o tre, poco importa, purché dia loro quello che cercano. E nella loro voglia di soddisfare ogni sete ed ogni fame, poco importa se le tette sono sempre più grosse, gonfiate da colleghe più anziane, in improvvisati beauty center in sudici scantinati».

«Poco importa se anche la vigilia di Natale se ne stanno nude sotto alberi pieni di palline colorate, luci e cantilene; poco, anzi niente, importa se dalle finestre la gente guarda in strada e le vede, se il bravo padre di famiglia o la seriosa madre urla contro il loro andirivieni becero a tarda notte. Loro urlano più forte, che una notte in questura non è niente rispetto a certe notti per strada, nei lontani paesi natali. E così ecco cosa è accaduto. Bravi professori e dotti studiosi hanno, pian piano, scritto una formuletta algebrica: quelle cose nude che sono contro ogni legge, anche di natura, si chiamano trans e fanno le puttane per strada, fanno sesso senza pensare, senza cautele e senza rete quindi, per una sciocca proprietà transitiva, tutte le trans sono da internare in un nuovo gulag o lager perchè portano la peste, rapiscono i bambini e disturbano il sonno della gente per bene. Non c’è più distinzione, non c’è più volontà di distinguere, non c’è più necessità di farlo. Tutte dello stesso sesso distorto e contro natura, tutte puttane, tutte drogate, tutte diaboliche untrici. Quindi tutte, indistintamente, al rogo. Dio saprà distinguere... A chi interessa spiegare che c’è chi è nata nel paese vicino, che è andata nella stessa scuola, che sedeva negli stessi banchi e che è cresciuta imparando regole e leggi di vita che ancora rispetta e c’è, invece, chi di tutto ciò nemmeno conosce l'esistenza?».

«A chi giova fare la fatica di distinguere quando è così facile caricare tutte sullo stesso vagone, e sperare che il viaggio sia di sola andata? È più semplice, più esaustivo e meno faticoso. Ma noi viviamo nella patria del diritto, noi siamo gente per bene, che si riempie la bocca di belle parole e dona l’otto per mille per la santa associazione che accoglie i profughi dell’est e salva le povere donne di colore: già troppa fatica, già troppo bene elargito per mettersi la coscienza a posto. Dopo le donazioni di fronte all’altare maggiore, c’è da preoccuparsi della salute dei figli, non sia mai che magari uno diventi come quegli scherzi della natura o giaccia con una di loro in un peccaminoso amplesso. Tutte ugualmente pericolose, senza distinzioni, senza passaporti né storie, solo impronte digitali da schedare per bene, solo una stella da cucire sulle oscene minigonne. In fondo, sotto la neve polacca, il gas sterminava ebrei, e nessuno si preoccupava se fossero italiani, polacchi, russi o tedeschi, violinisti o panettieri, dentisti o falegnami, erano ebrei. E questo era più che sufficiente».

«Anni di berlusconismo ci hanno abituati a pensare che il mercato detta le regole della vita, anche quella dell’impiegato o del meccanico, che si sudano un po’ d’aria, mensilmente, e la vorrebbero sufficientemente priva di miasmi. Ma chi sta sulla torre dove si contano le vendite ed i guadagni, nemmeno lo conosce quel fetore che, pian piano, fa perdere la ragione a chi vive ai piani bassi, o nelle cantine appena affittate. Ed allora gustiamoci la ristrutturata Luxuria, sempre più bella e sempre più donna, ovvio, con tutti quei soldi che guadagna schiacciando un bottone e luccicando in tv, che racconta la lezioncina ben appresa sui banchi del partito che le ha dato tutto quello che le necessitava, e la signora Mussolini che fa un po’ la rivoluzionaria ed un po’ la kapò, ovvero fa per benino il verso a suo nonno, e poi, ancora, la puttana brasiliana, truccata come quando va in strada, mancavano solo le tette al vento ed il culo pieno di silicone da poco, ben in vista».

«Domani notte, frotte di inesistenti sconosciute esotiche torneranno sulle loro strade a mostrare carne, a rubacchiare orologi o cellulari di arrapati clienti, a spacciare o tirare, è lo stesso, coca tagliata male. Altre persone, nate e cresciute nel silenzio ed un po’ nella vergogna, almeno antica, torneranno a cercare un treno che le porti verso un po’ di vivere civile ed un po’ di dignità, senza disturbare, senza pretendere troppo. Ma, in fondo, quanto queste genti siano diverse a chi importa?».

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Moda, lusso, soldi e delitto. Ridley Scott dirige la Gucci dynasty.

Dopo anni di tentativi andati a vuoto la 20th Century Fox sblocca il progetto di un film centrato su Maurizio, ultimo erede della maison, ucciso nel 1995 da killer inviati dalla moglie. Una saga che non poteva non attrarre il mondo hollywoodiano. Ingaggiato il regista del "Gladiatore", produce sua moglie.

(Claudia Morgoglione - La Repubbblica) Moda e delitto, intrighi e glamour, faide familiari e lusso, passione e soldi: una dynasty come quella dei Gucci - saga un po' rosa un po' nera, ancora più affascinante perché reale - non poteva non attrarre Hollywood. E infatti è dal lontano 2000 che le major tentano di realizzare un film sulla vicenda: centrandolo, in particolare, sulla figura di Maurizio Gucci. Ucciso il 27 marzo di dodici anni fa, da killer pagati - secondo quanto stabilito dai processi - dalla ex moglie Patrizia Reggiani.

La novità è che adesso, dopo vari tentativi andati a vuoto, Variety annuncia che il kolossal, finalmente, si farà. Anche perché a dirigerlo è stato chiamato un pezzo da novanta: Ridley Scott, Oscar per il Gladiatore e autore di tante altre pellicole di successo. Il tutto sotto l'egida della 20th Century Fox, che finanzierà e distrubuirà il film. Che avrà come produttrice principale l'italiana Giannina Facio, consorte del regista. Lo script è stato affidato a Charles Randolph (già autore di The Interpreter, con Nicole Kidman e Sean Penn), che si metterà al lavoro appena lo sciopero degli sceneggiatori terminerà. Ancora nulla di definito, invece, sul cast.

Quanto ai contenuti, si sa che la storia si concentrerà soprattutto sui tumultuosi anni Settanta e Ottanta della maison fiorentina: periodo di grande sviluppo, in cui i 153 negozi affiliati, sparsi in tutto il mondo, raggiunsero fatturati da capogiro. E con protagonista lui, Maurizio, nipote del fondatore Guccio Gucci: uomo d'affari spregiudicato, che sicuramente si fece molto nemici. E che nel 1993, vendendo il 50 per cento dell'azienda di famiglia rimastogli ai soci arabi, era stato soprannominato "l'uomo da 800 miliardi".


Ma in una tiepida mattina di marzo del 1995, avviene il delitto. Per il quale è stata condannata, come mandante, la sua ex moglie Patrizia Reggiani. Sarebbe stata lei, a commissionare l'assassinio. Forse per punire il marito di averla lasciata (un bel po' di tempo prima del delitto), dopo dodici anni di matrimonio, e di essere rinato a fianco di una bella donna bionda, Paola Franchi. O forse per punirlo di aver abbandonato e trascurato le loro due figlie, Alessandra e Allegra.

Una storia di cronaca nera ovviamente esplosiva, piena di appeal mediatico: la vedova nera, i soldi, il lato oscuro del bel mondo del lusso e della moda. E infatti i giornali, di quell'omicidio, ne scrissero davvero tanto.

E adesso, la dinasty della moda arriva al cinema. Anche se con una gestazione a dir poco complicata. Il film sui Gucci, infatti, doveva essere realizzato già nel 2000, e a dirigerlo doveva essere Martin Scorsese. Ma poi quel progetto è fallito. Due anni fa, dell'idea si è interessata la Paramount: e già allora, a dirigere doveva essere Ridley Scott.

Ma ora, dopo una ulteriore battuta d'arresto, la Fox ha deciso di acquistare i diritti dalla Paramount, e di passare finalmente a una fase operativa. Coinvolgendo, appunto, Scott e sua moglie Giannina. Il regista, in particolare, è molto convinto delle potenzialità cinematografiche della storia. E in attesa di avere in mano la sceneggiatura, si tiene occupato girando in Marocco, per la Warner Bros, il film Body of lies: protagonisti il "solito" Russell Crowe, il divo più amato da Scott dai tempi del Gladiatore, e Leonardo Di Caprio.

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Intercettazioni. Azouz: "Ho fatto sesso sporco...".

(Affari Italiani) L'ordinanza di custodia cautelare nei confronti del tunisino confermerebbe la passione di Azouz Marzouk per i "capi di abbigliamento griffati", le auto di lusso e "la vita agiata" e, nel contempo, la "rabbia" per le conseguenze della strage di Erba, nella quale aveva perso il figlioletto, la moglie e la suocera, in quanto "sono stati compromessi i suoi affari" e il suo sogno di tornare in Tunisia come "un pascià". Nell'ordinanza firmata dal gip di Como Luciano Storaci - che ha portato in carcere oltre ad Azouz altri tunisini, tra cui il fratello Fahmi - per spaccio di droga, risulta che, a pochi giorni di distanza dalla tragica morte dei suoi, Azouz viene intercettato in macchina. Tra i colloqui sintetizzati ce n'è uno del 2 gennaio in cui parlando con Bilel Ben Amor Hamdi - altro arrestato - gli racconta "di posti di lusso", come è scritto nella sintesi del dialogo riportato, "dove passa le serate quando va in Tunisia".

LE INTERCETTAZIONI - 5 aprile 2006. Azouz Marzouk parla al telefono con un amico. "Sai che ti dico? Che sono stati i mesi più belli della mia vita. Pensa che mi hanno perfino proposto soldi in cambio di sesso. Sono arrivati a dirmi quanto vuoi per una scopata?". "Guarda che non puoi andare al Grande Fratello, chissà cosa diranno di te. Non esporti così tanto. Fahmi, diglielo anche tu..." gli ha spiegato in più di un'occasione il cugino Bohren, chiedendo il conforto del fratello di Azouz, appunto, Fahmi (Bohren e Fahmi sono fra gli arrestati di ieri).

4 gennaio 2006. Intercettazione ambientale. La sera del 4 gennaio era appartato in auto con un'amica italiana per una pausa di sesso. Niente di illecito. Quello che "lascia allibiti" gli investigatori è che lei, amica della moglie uccisa di Azouz, dice "non so se facciamo bene. Io mi sento in colpa". E lui: "Perché? Non devi sentirti in colpa. Non hai colpe. Facciamolo senza raccomandazioni...", dove per raccomandazioni si intuisce che voleva invece dire "precauzioni". Poi il tunisino confessa che "è la prima volta che lo faccio in macchina" e lei lo redarguisce: "E allora avresti potuto anche portarmi in un posto più bello".

Non più di un mese fa un'amica ave va messo in guardia lui e i suoi parenti: "Con quella roba state facendo delle grandissime stronzate. Avevate giurato di non farlo più". Lui le aveva riso in faccia e aveva continuato a parlare con i suoi cugini. In un'altra intercettazione ambientale è sempre lui che spiega al suo interlocutore del momento: "A me quando qualcuno mi dice di non sniffare sniffo ancora di più, per ripicca".

Tre giorni fa è tornato da Napoli dov'era andato a sbrigare "alcuni affari", come diceva ormai spesso in questi ultimi mesi. "Che nottata", si era vantato con qualcuno degli altri oggi indagati. "Ho pippato tutta la notte...". E ancora: in una conversazione telefonica della primavera scorsa parlava di quanto gli girasse tutto bene. "Ho conosciuto gente importante" spiegava. Tutto perfetto, se non fosse stato per un unico rammarico: "Ho fatto sesso sporco", confidava a un amico, espressione che evidentemente hanno colto al volo, dall'altro capo del filo.

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Televisione. "Report" con la moda fa record di ascolti. Inquietanti i retroscena del sistema moda italiano.

(Prima) La Gabanelli ha fatto di nuovo centro, mettendo il dito nella piaga delle griffe dell'alta moda e svelando i retroscena delle produzioni che dovrebbero indignare acquirenti e non disposti a spendere cifre a diversi zeri per oggetti griffati e che dovrebbero essere il risultato di grande artigianalità.
Ed è stato grande successo quindi per l'ultima puntata della stagione di 'Report'. Ieri la trasmissione giornalistica di Milena Gabanelli e' stata seguita da 4 milioni di telespettatori, un record per la prima serata di Raitre.
La puntata era incentrata sullo sfruttamento dei lavoratori (molti cinesi) che producono per le grandi griffe. Dito puntato anche contro le riviste di moda e i giornalisti del settore, accusati di sostenere il business Usa a scapito di quello italiano, di mascherare pubblicita' sotto forma di articoli e di accettare regali e consulenze strapagate dalle grandi case per mettere in evidenza i loro prodotti.
Nel mirino delle telecamere sono finite, tra le altre, giornaliste di grosso calibro del mondo della moda: a partire dalla direttrice di Vogue America, Anna Wintour, alla direttrice di Vogue Italia, Franca Sozzani (nella foto) e alla giornalista Rosanna Cancellieri.
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"Report", per Prada schiavi del lusso.

(Uno e nessuno) Il mondo della moda ha un giro d'affari da 70 miliardi di euro all’anno e dà lavoro a più di 1 milione di persone.
Un industria, quella della moda e del made in Italy, che fa gola agli stranieri: in primis gli americani, che osteggiano in tutti i modi, la settimana della moda a Milano.
Ma chi comanda nel mondo della moda? l'inchiesta di Sabrina Giannini, cui gli organizzatori della settimana milanese non hanno concesso l'ingresso, ha parlato della signora Vogue, Anna Wintour, su cui il film "Il diavolo veste Prada", si è ispirato.

Così abbiamo scoperto che la settimana della moda, dura in realtà 4 giorni, grazie ai ricatti della direttrice di Vogue, che ha il potere di telefonare ad uno stilista italiano per fargli cambiare data in calendario. Meno giorni, significa meno acquisti, meno visibilità e la città di Milano in caos perchè tute le sfilate sono concentrate in pochi giorni.
E i piccoli stilisti italiani, che il mondo della moda dovrebbe tutelare, sono relegati agli ultimi giorni della fiera. Meno affari, meno visibilità ...
Non succede così in Francia: lì, l'industria della moda non ha ceduto ai ricatti del diavolo.

Ma questa era solo una parte dell'inchiesta: la seconda metteva in luce il lato oscuro del mondo della moda.
Gli schiavi del lusso: schiavi nel senso vero del termine.
Intendo i cinesi, immigrati irregolari, costretti a lavorare 12 ore al giorno nei capannoni dei fornitori per le grandi firme Prada, Dior, Gucci, Fendi, Dolce e Gabbana.
Capannoni dove la gente lavora, dorme e vive: quelle immagini me ne hanno ricordato altre, in bianco e nero. Quelle relative ai lager nazisti della seconda guerra mondiale.
Anche per quelle persone, la vita si riduceva tutta all'interno delle baracche e nel campo.

Da industrie che fanno pagare i loro capi, in pelle e nylon anche 400 euro, mentre di costi i manodopera abbiamo visto che arrivavano al massimo a 30, 40 euro, ci saremmo aspettati un maggiore rispetto etico dei lavoratori.
Visto che, in questo modo, dando lavoro ai terzisti cinesi che sfruttano la manodopera in nero, strangolano anche gli artigiani italiani, quelli che veramente fanno del made in Italy.

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Grande danza a Roma. Sogno e realtà con il sublime Bolle.

Al costanzi Tutto esaurito per Roberto Bolle, étoile del balletto mondiale che stasera delizierà la Città Eterna nell'atteso Galà del Teatro dell'Opera.

(Alessandra Miccinesi - City) Biglietti esauriti nel giro di poche ore e entusiasmo alle stelle per i fan di Roberto Bolle. Preciso, sensuale e aristocratico, il popolare danzatore piemontese - formato alla sbarra della Scuola di Ballo della Scala di Milano e scoperto giovanissimo dal talent scout Rudolf Nureyev -, dopo tre anni di assenza torna a piroettare sulle tavole del Costanzi assieme ai big della danza mondiale. L'occasione è il Galà di stasera, patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, interamente costruito sull'eleganza, il fascino e la tecnica sopraffina di Bolle, étoile dalla fama planetaria in grado di raccogliere applausi (e di mandare in delirio le folle adoranti) dal Bolscioi di Mosca al Metropolitan di New York.
Trentadue anni
Trentadue anni meravigliosamente esibiti nel corpo e nello spirito (dal 1999 Bolle è Godwill Ambassador dell'Unicef), sublime interprete del repertorio otto-novecentesco ed erede dello ‘zar' Barishnikov (del quale Bolle si è nutrito anche al cinema con il film Il sole a mezzanotte ), il Principe del balletto ha conquistato un posto di privilegio nell'Olimpo delle stelle grazie alla solida formazione mista a un innato eclettismo. Stasera ne darà sfoggio eseguendo insieme con Polina Semionova dell'Opera di Berlino il pas de deux del 3° atto del celeberrimo Lago dei Cigni di Marius Petipa su musiche di Caijkovsij. La talentuosa coppia sfoggerà eleganza e vigore al diapason anche nella sensuale Carmen di Roland Petit, riletta da Kylian su liriche di George Bizet. In programma anche L'Histoire de Manon , di Kenneth MacMillan, che Bolle danzerà con Mara Galeazzi del Royal Ballet di Londra e Petit Mort , su musiche di Mozart.

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Bertolino: altro che proporzionale, qui siamo sproporzionati.

Urne per il voto | Ansa

(Panorama) Bravo chi ci capisce. Chi si orienta nell’attuale dibattito politico, nella legge elettorale su cui Veltroni e Berlusconi hanno trovato convegenze parallele, tra riforme istituzionali, referendum e sistemi tedeschi, spagnoli, o elevati al rango di classici del diritto costituzionale romano. Panorama.it ha chiesto aiuto a Enrico Bertolino , intercettato in una pausa della registrazione di Glob, l’Osceno Del Villaggio, il suo programma in onda su Rai Tre per interpretare, alla sua maniera, Mattarellum, sbarramenti, maggioritario…

Bertolino, se le dico porcellum, cosa le viene in mente?
Beh, Calderoli. Che dopo aver firmato l’attuale legge elettorale, in tv da Mentana disse: è una porcata. E in effetti, porcellum mi fa pensare alla sua espressione rubiconda. Disturba un po’ la dizione latina: la ingentilisce, le dà un’accezione troppo intellettuale.

E Mattarellum (la vecchia legge elettorale)?
Mattarello chiama pasta. Dove c’è pasta, c’è un politico che ci mette le mani. Quindi, mattarellum uguale mani in pasta. Il mattarello la stira, noi la paghiamo e ci resta pure indigesta.

Vassallum e Veltronellum (la riforma elettorale del professor Vassallo tanto cara a Walter Veltroni)
Ma questi due sono i figli della lupa, ritrovati qualche giorno fa nel Lupercale (o era un lupanare?) sotto la casa di Augusto a Roma. Erano due, ma solo uno ce l’ha fatta ed è arrivato fino a noi: Veltronellum. L’altro, Vassallum, si è estinto insieme ai valvassori e ai valvassini nel primo medioevo. Anche se di servi in giro se ne vedono ancora…

Sistema alla tedesca
Alla tedesca: è un ordine. Secco. Un comando. Alla tedesca andrebbe male ai magna magna della politica italiana: là se magna solo Wurstel e crauti. Alla tedesca è fare tutto con poco e che sappia di poco. Cioè, cose semplici, essenziali ma pratiche e dirette. Alla tedesca sono i calzini corti color verde oliva degli attori di film porno. Sono cose morigerate, quelle tedesche. Senza sprechi, insomma. Perché hanno messo Angela Merkel in Cancelleria? Perché ha la faccia da lattaia che sa il fatto suo…

Alla spagnola?
Che fa provoca? Alla spagnola è una cosa caliente, mucho mas caliente. E infatti si può adattare a noi. Anche se in Italia ora va di moda la politica veltroniana: quella tantrica.

Cioè?
Che ci vogliono 50 anni per riuscire ad affezionarci. Tu guardi Walter e lo voti, subito. Però ci vuole mezzo secolo per riuscire a conoscerlo davvero.

Il Sistema alla francese invece…
La baguette è francese. Raffinata ed elegante. Solo che loro, mentre camminano, se la mettono sotto le ascelle, per poterla mangiare con quell’aroma inconfondibile di cipolla… Inapplicabile da noi: non abbiamo tutto quel glamour, quello charme. E non abbiamo nemmeno Sarkozy. In realtà abbiamo uno che gli somiglia parecchio.

Chi, Fini?
Macché! Ezio Greggio. In foto sembrano due separati alla nascita. Secondo me, fra qualche anno, ci troveremo Sarkò a condurre Striscia

[i](Credits: Ansa)[/i]

E lo sbarramento?
Quello che non c’è. E non ci sarà mai. Ma chi li ferma quelli. Non c’è sbarramento che tenga. Pd o Pdl sono nomi vuoti. Il nome vero è VB che sta per Volemose bene. Tutti dentro. Anche chi ha meno di tre senatori. Lo Sdi fa i congressi al bar: sono in cinque, gli basta un tavolino. Per non parlare di Dini. Altro che sbarramento, a Montecitorio dovrebbero metterci i buttafuori delle discoteche. Che scelgono chi fare entrare a caso: tu si, tu no, tu chi? È così che si riduce il numero dei parlamentari, sennò là dentro tutti parlano e non si decide mai niente…

Che ci dice del Referendum?
Esistono ancora? Con tutti quelli che abbiamo fatto per non ottenere nulla, credevo l’avessero abolito. Negli anni Settanta era uno strumento prezioso. Oggi è una modalità per farci sentire importanti, perché 15 minuti di protagonismo non si negano a nessuno. Poi tanto fanno come vogliono loro e, di solito, il contrario di quanto indicato dai cittadini. Ed è pure un bel modo per spendere i soldi dei vari tesoretti…

Proporzionale?
Dovrebbe essere: aver senso delle proporzioni. Che invece da noi manca… Infatti la nostra è una politica sproporzionale: al di sopra delle nostre possibilità. Lo stesso atteggiamento che hanno i coatti a Roma o i bauscia a Milano. Sproporzionali sono i voli del generale Speciale della Gdf. O il viaggio di Craxi a fine anni ‘80 in Cina con tutti quei socialisti al seguito. O il volo di Stato preso da Mastella e Rutelli per andare al Gran Premio di Monza…

Maggioritario, allora.
Mi fa ricordare le maggiorate. Solo che in politica ci sono maggiorate a metà.

In che senso?
Per esempio: la sinistra è maggiorata sopra. In testa. Pensa troppo. Ha una testa così. Sempre a discutere, a sottolineare, a polemizzare… Troppo cerebrali. La destra è maggiorata sotto, nel senso che è di gamba buona: snella, agile, veloce. Ma non pensa molto.
Infine gli elettori: maggiorati al centro. Nel senso che ormai hanno due palle grosse così…

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Luca Volontè dice la sua opinione da cattolico integralista sulla nuova enciclica di Benedetto XVI.

SPE SALVI’, L’ENCICLICA DIVIDE CATTIVI MAESTRI IN CATTEDRA.

di Luca Volontè*

(Quotidiano Nazionale) TIPI DI ODIFREDDI e Hack hanno criticato la lettera Enciclica di Benedetto XVI con parole sprezzanti: «…viviamo benissimo senza Dio ma con la ragione» e «la religione non ha diritto di imporre l’etica alla scienza...gli unici che possono dargliela sono gli stessi scienziati».

La scienza è fondata sull’empirismo e manca ai nostri bestseller italiani la semplice pre-condizione di essere scienziati: leali sperimentatori e analizzatori dei fatti. I due paladini dell’anticristianesimo ‘a-priori’, nemmeno sono capaci di prendere atto dei fondamenti degli stessi colleghi scienziati.

INGIUSTIFICABILE invece è la considerazione di due pagine fitte fitte che ha scritto Eugenio Scalfari.

Già fin dalla fine della prima colonna, in prima pagina, lui paradigma e maestro della neo laicità contraria al cattolicesimo conclude dicendo che il documento pontificio è contro il Concilio, quindi contro ogni dialogo con la modernità.
Un pregiudizio antico quello del patron di ‘Repubblica’ che nasce dalla considerazione che faceva sin dalla elezione di Benedetto al soglio pontificio.
Dopo aver tifato con altri direttori per la ‘fortuna di altri candidati’, lo Scalfari il 19 aprile del 2005 già diceva che Ratzinger rappresentava il più retrogrado esponente del cattolicesimo, colui che aveva un pensiero pessimista sulla natura umana.

Dallo stesso pre-giudizio nasce la condanna della Speranza di Benedetto da parte di Gianni Vattimo su ‘La Stampa’, troppa condanna della modernità quando invece il Papa fornisce una chiave di lettura chiara e oggettiva per leggere pure la condizione disperata della modernità.

IL METODO della esperienza elementare, e quello scientifico sono in aperto contrasto con le affermazione da cui partono i ‘maestrini’ di ‘Repubblica’, il filosofo della ‘Stampa’ e gli pseudo scienziati italiani che invece imbracciano il fucile per sparare all’agnello nel momento in cui dovrebbero difendersi dalle zanne del lupo.

«Possiamo noi stessi aprire il mondo alla grazia di Dio», questo è il punto fondamentale di paragone. Scientismo moderno, marxismo attuale, umanitarismo antiumano delle organizzazioni internazionali odierne son tutte riduzioni, censure, della grandezza e debolezza umana.

C’è una speranza-certezza della vita, che la vita assapora, pregusta e che rimanda ad Altro da sé. Lo dice lo scienziato libero e attento alla sperimentazione, lo dice il semplice uomo di strada: la speranza non è vana.Anzi si può incontrare, grazie a Dio, nella compagnia umana di Gesù, la Chiesa. Senza la sintonia con questo avvenimento nel tempo, difficile trovare scienziati o ‘maestrini’ che possano esprime giudizi.

G. K. CHESTERTON lo diceva bene cento anni fa: «Combatteremo per i prodigi visibili come fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto».

Così è oggi, in un mondo scambiato per l’Isola dei Famosi, nel quale l’ordinaria nostra fatica e lo straordinario entusiasmo sono politically uncorrect e tuttavia più reality del vero. ‘Spe Salvi’, leggere e meditare prima di parlare.

* Capogruppo Udc alla Camera.

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I gay italiani, in balia di politici voltagabbana e colonnelli del movimento gay inadeguati. E... tanto per cambiare, Aurelio Mancuso contro Veltroni.

GAY: VELTRONI ALLA PROVA DEI FATTI.

(Aurelio Mancuso) Veltroni si trova finalmente davanti ad una scelta: dovrà decidere se far votare l'istituzione del registro delle coppie di fatto oppure no. E' in atto un tentativo terzista da parte di esponenti del Pd di risolvere tutto con una mozione rivolta al Parlamento italiano che solleciti l'approvazione di una legge. Ma si tratta di una mossa puerile, che tenta maldestramente di togliere castagne, che dal fuoco non possono essere sottratte. Infatti, il sindaco di Roma non se la può cavare con un rinvio politico, eppoi la sinistra della sua maggioranza ha già detto, che della mozione non vuol sentir parlare. Cosa farà allora il nostro leader carismatico del nuovo partitone democratico? Si sa, come abbiamo potuto leggere, che vi è stato in incontro tra il Walter e il segretrario di Stato vaticano Bertone, avranno parlato di quanto è bella Roma? E poi subito sono arrivate le imperiose minaccie dalle colonne di Avvenire: il PD non può far approvare a Roma, città santa, il Registro delle Unioni Civili. Con buona pace per i diritti delle persone, vinceranno sempre i teocratici vaticanini? Vedremo. Comunque questa volta Veltroni con se la potrà cavare facilmente: ogni sua scelta sarà comunque un segnale preciso. Le associazioni romane lgbt giustamente finora sono state zitte, perché non vogliono cadere nella trappola, più volte tesa, per cui alla fine è sempre colpa dei gay rompiscatole che fanno casino. Si attende silenti e guardinghi, ma Veltroni ne stia certo, quello che accadrà non ha avrà ripercussioni solo dentro ai confini dell'Urbe.

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Convegno su Maria Callas all'Opera di Roma.

(Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Mercoledi' 5 dicembre, alle ore 17, si terra' nel foyer del Teatro dell'Opera di Roma un incontro per riflettere su Maria Callas, a trent'anni dalla sua scomparsa. Proprio il teatro romano fu per la ''divina'' un luogo di particolari ricordi: dall'esordio in Turandot nel '48 alla famosa Norma del '58, in cui canto' solo il primo atto. All'evento parteciperanno, tra gli altri, Carla Fracci, Franca Valeri, Alberto Arbasino, Bruno Bartoletti, Mario Bortolotto e Beppe Menegatti.

L'incontro sara' condotto da Italo Moscati, autore del film documentario ''Non solo voce'' che sara' proiettato al termine del dibattito, per gentile concessione degli Speciali Tg1 da cui e' stato recentemente prodotto e trasmesso.

L'appuntamento all'Opera, curato da Luca Aversano e Jacopo Pellegrini, conclude il convegno di studi indetto dall'Universita' Roma Tre, in collaborazione con il Teatro, Radio Rai 3, l'Ambasciata di Grecia e l'Academie de France.

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Olanda - Si temono tensioni per un nuovo film sull'Islam.

(Peace reporter) Aumenta la tensione in Olanda per un nuovo film sull'Islam, la cui uscita è prevista per i primi mesi del prossimo anno. L'autore del cortometraggio è l'iraniano Ehsam Jami, 22 anni, fondatore del comitato degli ex musulmani. Il regista de 'La vita di Maometto' vuole mostrare come il Profeta fosse un capo tirannico e spietato e come l'Islam si sia diffuso grazie ad stermini di massa e violenze. E' di oggi anche la notizia della cancellazione della mostra fotografica dell'iraniana Sooreh Herah (nella foto) , che era in programma negli spazi del museo comunale dell'Aja. Le opere che avrebbero dovuto essere esposte sotto il titolo 'Allah o gay-bar', allusione ad 'Allah-u akbar' (Dio è grande), ritraevano una coppia gay con indosso le maschere di Maometto e del genero Alì. La volontà dell'artista era quella di rompere il tabù musulmano su omosessualità e omossesuali. Le immagini della mostra sono state ritirate anche dal sito di You Tube perchè considerate inappropriate. I servizi di sicurezza olandesi, nel timore di nuove ondate di proteste e violenze, sono in allerta già dall'agosto scorso, quando il leader di estrema destra Geert Wilders aveva annunciato di voler girare un film per dimostrare come il Corano, che, a su dire, dovrebbe essere messo fuori legge in tutto il paese, contenga elementi sovversivi e fascisti.

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Danza a Torino. Al via "Week-end in Palcoscenico".

(Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Dal 5 al 9 dicembre si terra' presso il locale Palazzetto dello Sport la 13 esima edizione di ''Week-end in Palcoscenico, Concorso e Stage internazionali di danza classica, moderna ed hip-hop Citta' di Pinerolo''. Oltre 1600 ballerini provenienti da tutta Italia parteciperanno alla manifestazione, il cui evento finale prevede un omaggio al Maestro Maurice Bejart, insieme all'etoile Internazionale Grazia Galante, gia' prima ballerina del grande coreografo recentemente scomparso.

Il programma e' articolato in tre momenti principali. Innanzitutto il Concorso Internazionale, che prevede dal 5 all'8 dicembre le selezioni delle varie categorie, prima della cerimonia di premiazione prevista per il 9. Si svolgeranno poi, nelle giornate del 6 e 7 dicembre, anche le masterclass degli insegnanti della scuola estiva ''Week Dance Camp'', ad ingresso libero per tutti gli iscritti alla manifestazione.

Ultimo evento di ''Week end in Palcoscenico'' e' lo Stage Internazionale onorato da etoile ed insegnanti di assoluto prestigio, tra i quali Frederic Olivieri (nella foto), direttore del corpo di Ballo alla Scala di Milano, Garrison Rochelle, da Amici di Maria De Filippi, e Giulio Cantello, decano degli insegnanti di danza classica piemontesi.

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Domani a Roma. Fiaccolata per le unioni civili: le adesioni.

I Radicali Italiani e l'associazione Radicali Roma terranno una fiaccolata, domani dalle 18 alle 20.30 in piazza del Campidoglio a Roma, per "dare voce a tutti quei cittadini che non accettano l'ingerenza vaticana nella politica italiana". "Facciamo appello a tutti i romani - dichiarano i radicali - affinche' partecipino alla fiaccolata per difendere la delibera sul registro delle unioni civili e per affermare la legalita' democratica delle istituzioni comunali".

Ad aderire all'iniziativa: i radicali 'circolo di cultura omosessuale Mario Mieli'; l'associazione 'Di'Gay Project'; l'Uaar di Roma; l'associazione culturale 'Forum terzo millennio'; l'Arcilesbica Roma; Fgs Roma; Rosa Arcobaleno; Famiglie Arcobaleno; ArciGay Roma; la societa' laica e plurale Italia laica; il centro socio culturale di Ostia Affabulazione; l'associazione Libera Uscita Comog; il coordinamento moto gay e lesbico e Gay Tv.

Interverranno, inoltre, il leader radicale Marco Pannella, il presidente del gruppo parlamentare la Rosa nel Pugno Roberto Villetti, Franco Grillini, Misto (Socialisti per la Costituente) Sergio Rovasio, il segretario generale dela Rosa nel pugno alla Camera Saverio Aversa, il responsabile nazionale Diritti e Culture delle Differenze Prc-Se Imma Battaglia, il presidente del Di'Gay Project Rossana Praitano, presidente del circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Tommaso Giartosio, il saggista e narratore Massimiliano Coccia, lo scrittore PierLuigi Albini, e Cristiana Alicata, eletta nella consulta regionale del Pd e scrittrice.
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“Avvenire” contro il registro delle unioni civili a Roma.
Sembra proseguire l’«istruttoria» per arrivare nel consiglio comunale di Roma a una delibera di valenza amministrativa o, comunque, a una presa di posizione di valore politico per avviare un’emblematica assimilazione delle «unioni di fatto» alla famiglia fondata sul matrimonio. L’iniziativa, originariamente promossa e sostenuta dai radicali romani, è infatti diventata motivo di contrasto all’interno della maggioranza e terreno propizio per le manovre dei più aggressivi portabandiera dell’idelogia anti-famiglia. Ecco perché in queste ore si sta producendo nella capitale una forte spinta per ottenere a ogni costo una pronuncia inevitabilmente polemica con la famiglia costituzionalmente definita.
Se fosse davvero così, sarebbe grave per Roma. Per ciò che essa è, e per ciò che rappresenta in Italia e nel mondo. E su un ben diverso – ma niente affatto trascurabile – piano sarebbe grave anche per il sindaco della città. Che, da qualche settimana, è leader del Partito democratico. E, dunque, quanto a idee e programmi, ne è il principale testimonial di fronte all’opinione pubblica.

Da “Avvenire” di ieri

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La gara in Tv. Piccoli problemi nei primi 20’. Tra rigori ripetuti e spot hard.

Un debutto sfortunato sull’emittente Conto Tv.
(Pasquale Tallarino - La Città) Incollati al televisore, i tifosi granata hanno atteso che Conto Tv portasse nelle case, nei bar e nei circoli la partita alla quale non hanno potuto assistere dal vivo per le disposizioni dell’Osservatorio che ha bloccato la trasferta a Pescara. L’invito ad abbonarsi all’emittente a luci rosse esclusivista per una domenica era arrivato ai salernitani attraverso le fattezze di una pornodiva che in bikini a forma di pallone aveva spiegato come contattare l’199 per attivare la ricarica.
La partita è andata in onda senza spot pubblicitari durante il match. Dal box tv hanno rifiatato qualche istante solo nell’intervallo, con la Salernitana sotto di due gol. Il match è stato seguito via satellite da migliaia di supporter granata. Con qualche inghippo iniziale. Almeno fino al 20’ del primo tempo, infatti, Conto Tv è stata in grado di mostrare Pescara-Salernitana solo con supporto d’immagini e senza audio. Per un problema tecnico, il telecronista Massimo Caputi e il commentatore Franco Colomba, ex allenatore granata, hanno parlato a vuoto perché la loro voce era come "oscurata". Per larga parte del primo tempo, la loro descrizione della partita che andava in scena allo stadio Adriatico è stata coperta da un fruscio magnetico. Poi l’effetto acquario è svanito e Caputi e Colomba hanno potuto spiegare, anche in pubblico, come la Salernitana avesse avuto un approccio sbagliato all’evento, facilitando l’uno-due in pochi minuti dei padroni di casa.
Tra primo e secondo tempo, Conto Tv ha ricevuto visite. I due inviati dell’emittente si sono trattenuti in compagnia del presidente padrone di casa, il salernitano Gerardo Soglia, presidente da qualche mese del Pescara Calcio. Presente e passato calcistico si sono fusi in qualche minuto d’intervista, con audio ormai ripristinato, a beneficio di tutti.
La partita poteva essere vista anche da minori e bambini e quindi Conto Tv non ha evitato intrusioni hard in questa fascia calcistica riservata ai tifosi. Solo qualche breve spot riservato ad incontri di coppie, messaggini, e allusioni varie vie etere. Lo sconforto ha raggiunto i salernitani in collegamento quando l’arbitro ha deciso di far ribattere il rigore a Di Napoli che al secondo tentativo non ha saputo concedere il bis. Prima di pronunciarsi, Conto Tv ha aspettato il replay delle due battute ravvicinate. E Caputi ha detto: «I tifosi della Salernitana avrebbero ragione ad arrabbiarsi. Se è giusto far ripetere il primo rigore trasformato perché i calciatori hanno invaso prima l’area, tanto più doveva essere ripetuto il secondo rigore, perché stavolta hanno invaso solo calciatori del Pescara». Un battesimo, insomma, non troppo fortunato per la formazione granata sul canale hard. Alla prossima, sperando nei tre punti.

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Francesco Vezzoli: sono un bastardo molto amato.

(Manuela Grassi - Panorama) Occhioni scuri nell’ovale pallido, alto e sottile fino all’evanescenza, a 36 anni Francesco Vezzoli è l’artista più in voga e chiacchierato del momento. All’ultima Biennale di Venezia ha messo in scena, l’un contro l’altro armati, Sharon Stone e Bernard-Henri Lévy, candidati alla presidenza degli Stati Uniti nel video Democrazy. Ha appena trasformato il Guggenheim di New York in una sorta di palasport dove celebrità come Cate Blanchett si sono esibite in una performance ispirata a Luigi Pirandello.

L’evento, 5 ore, ha messo a dura prova la crème di Manhattan, ma il magazine del quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung gli ha dedicato il numero speciale che ogni anno dal 1999 consacra un artista, da Anselm Kiefer e Francesco Clemente a Matthew Barney, per citarne alcuni.
A gennaio Vezzoli partirà per Los Angeles, dove sarà artista residente all’Hammer Museum per diversi mesi. Là dovrebbe prendere forma l’ambizioso Kinsey International sulle abitudini sessuali degli americani, prodotto, come altri suoi precedenti lavori, dalla Fondazione Prada.
Francesco viaggia leggero, non ha casa, non ha studio, gli alberghi dove passa lieve sono pagati dai suoi galleristi, dai suoi sponsor potenti, gli bastano, dice, “alcune valigie sparse per il mondo, ritagli di giornale e un pc”.

Francesco Vezzoli, l’incarnazione stessa dell’effimero.
Tutta la mia opera è uno studio dell’aspetto effimero della vita. I miei ultimi quattro lavori sono il pilot di uno spettacolo che non esiste (Comizi di non amore, prodotto dalla Fondazione Prada), un trailer per un film che non c’è (Marlene redux: a true Hollywood story, commissionato da François-Henri Pinault), una finta campagna elettorale per candidati fittizi (Democrazy, Biennale di Venezia e Unicredito), la prima di uno spettacolo teatrale inesistente (Così è se vi pare, sponsor galleria Gagosian).

Ma i suoi attori sono reali, celebrità in carne e ossa. Ne sembra ossessionato.
Un conto sono le mie passioni private, un conto quello che, di queste passioni, riverso nel mio lavoro. Se credessi che all’interno del dibattito artistico oggi la cosa che conta è tracciare una riga nera su un foglio bianco, farei quello, poi passerei il mio tempo a leggere ¡Hola!, Chi, Vogue, a guardare i servizi fotografici di Steven Meisel. Nel nostro mondo l’attenzione ossessiva alla celebrità ha una rilevanza della quale si deve parlare. Mi piace pensare di essere uno specchio, non so se sto facendo dell’arte o meno, ma parlo di qualcosa che rispecchia la realtà di oggi.

Anche la sua immagine compare sempre: delirio narcisistico?
Sono stato il primo a dichiarare il mio narcisismo in maniera sfacciata, per esempio in Francesco by Francesco (una serie di ritratti di Vezzoli che citano lo stile del famoso fotografo Francesco Scavullo, ndr); quindi mi sono coperto le spalle. Tutto il mio lavoro si basa sulla dinamica guardare-essere guardati, non dimentichiamo il narcisismo degli attori che lavorano con me. Perché altrimenti accetterebbero?

Se lo chiedono tutti.
La domanda mi mette sempre all’angolo. Rispondo che mando dei bellissimi fiori, è vero, e non ci crede nessuno. Devo dire che i miei progetti sono belli? Forse questi divi, in tutta la loro magnificenza, trovano le mie proposte inusuali, e l’impegno che richiedo dura solo un giorno, perché ho un’unità di misura da tragedia greca. Insomma, è come per certe foto di Helmut Newton, ti chiederai sempre perché Jean-Marie Le Pen ha accettato di farsi fotografare con i dobermann, o Charlotte Rampling nel remake del suo massimo splendore. Con Newton c’era sempre un pericolo nell’aria, ti chiedeva cose sconvenienti.

Anche lei chiede cose sconvenienti ai suoi protagonisti?
No, ma li pongo dentro un contesto che altera la percezione classica che il pubblico ha di loro. È un po’ quello che è successo al Guggenheim. Metti dieci grandi attori su un palcoscenico e falli leggere guardandosi in faccia un testo che di per sé non ha senso… sono sculture viventi su un enorme podio. Forse è la stessa dinamica del pittore di corte, forse io sono un pittore alla corte delle celebrity. Però ci sono artisti di corte che hanno fatto capolavori… no, questa non la dica che sembro arrogante.

In Marlene redux: a true Hollywood story i testimoni che commentano (per finzione) la sua triste fine la definiscono “pushy little shit”, un piccolo sgomitatore. Un’autocritica?
Il primo a credere nel mio lavoro è stato il regista inglese John Maybury, vivevo a Londra e volevo che dirigesse il mio video d’esordio, con Iva Zanicchi. L’ho tormentato. A un certo punto gli chiesi perché aveva accettato, lui mi disse: “Pushy little shit”. L’ho trovato molto divertente. Sì, quando desidero fortemente la presenza di qualcuno nel mio lavoro posso essere molto insistente. Crocifiggetemi!

A Gore Vidal è ispirato il suo video Trailer for a remake of Gore Vidal’s Caligula.
Gore Vidal rappresenta ai miei occhi la possibilità di essere nello stesso tempo: a) omosessuali; b) di avere una fortissima identità politica; c) di essere glamorous, e il tutto con grande dignità.

Altri esempi di glamour?
Pier Paolo Pasolini, anche se in modo perverso. Il glamour per me è impatto mediatico. Oggi siamo abituati a pensare che Gisele Bündchen sia glamorous. Sbagliato: Vidal, Cuccia, Miuccia sono glamorous, il mistero è glamorous, non Gisele.

La sua passione per le celebrities evoca padri nobili come Truman Capote e Andy Warhol, che erano mondanissimi nel privato.
Ho un tale culto di Warhol che non voglio neppure nominarlo. Va detto che entrambi avevano un fortissimo bisogno di appartenenza, perché a quei tempi la loro sessualità non era accettata. Oggi l’omosessualità è un fatto normale, o almeno io do per scontato che lo sia.

Quindi lei non è mondano, non vuole frequentare le sue celebrità?
A me dei salotti non importa niente. Sono un bastardo, vado a incontrare qualcuno che voglio coinvolgere in un mio progetto, ma quando quello scambio è finito preferisco stare a casa a guardare la televisione. Tutto il mio desiderio, la mia vanità, la mia ambizione sono dentro il mio momento, sul palcoscenico del Guggenheim, per esempio.

Pensa di mettere dei nomi famosi anche nel progetto Kinsey?
Potrei fare un red carpet di scienziati, di grandi cervelli.

Ha detto che tra i suoi progetti c’è l’idea di coinvolgere il balletto del Bolscioi in una performance, di produrre un’opera. E perfino di occuparsi di archeologia: che cosa intendeva?
Herbert Muschamp, che era il critico del New York Times e stava per essere nominato curatore dell’architettura al Guggenheim, ma purtroppo è scomparso prima, mi aveva parlato di un suo progetto bellissimo: riunire tutte le sculture di Antinoo (il giovane amato da Adriano, ndr) esistenti al mondo. Io ho reagito immediatamente dicendogli che era un modo di leggere la storia della scultura classica in chiave seriale, warholiana. Se un giorno avrò il potere, vorrei vedere tutto il Louvre o la Galleria Borghese pieni di Antinoo.

La sua serata al Guggenheim è stata anche molto criticata.
Ognuno non l’ha capita a modo suo. Ho voluto ricreare l’isteria di un evento newyorkese, uno specchio attraverso Pirandello, che delle deformazioni della vita borghese è uno dei maestri narratori. Il museo è stato trasformato in “Palaguggenheim”, con luci tipo concerto rock. Ho coperto la fontana e sopra ci ho messo un divano di Salvador Dalí con Anita Ekberg, spettatrice regina, un’operazione surreale. Il pubblico era sia sotto che sopra nei tornanti, è successo che i vip vedevano le spalle degli attori mentre il pubblico normale li vedeva in faccia, bel contrappasso dantesco. E poi è successo che tutte le celebrities hanno dovuto aspettare, fare la coda, perché eravamo in ritardo. E le telecamere che riprendevano tutti. A me è parsa una figata pazzesca!

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Il chierichetto di Este a Buona Domenica. Molte bugie e poche verità. Il "giallo" delle foto porno. Dietro di lui i colonnelli del movimento gay?

(Alberto Grassetto - Padova blogolandia) Continua la “soap opera” di Alberto Ruggin, ragazzo omosessuale di Este invitato dal parroco della sua chiesa a non cantare nel coro per non imbarazzare i fedeli , vista la sua partecipazione nella puntata di Ciao Darwin , dove esibiva degli atteggiamenti non proprio consoni all’ambiente e ai valori che un catechista dovrebbe insegnare. Ieri pomeriggio Ruggin è apparso nuovamente in video su Buona Domenica dove ha ribattuto alle domande degli ospiti della trasmissione circa la sua buona fede: cerchi o non cerchi le luci della ribalta? era il tema su cui si è discusso nella trasmissione domenicale di canale Cinque.

Ma a rendere più appetitosa la puntata è stato introdotto un nuovo elemento ovvero delle presunte foto pornografiche in un blog per omosessuali di Ruggin denunciate dalla leghista Paola Goisis, acerrima nemica del giovane. Il ragazzo ha subito dichiarato che quelle foto sono solo degli squallidi fotomontaggi e che lui non centra nulla con questa storia. Ammette di aver compilato un profilo su quel blog dove ci sono delle domande abbastanza “hot”. E le risposte date da Ruggin hanno dato “fastidio” a Don Paolino che ha così preferito invitare a non cantare alla messa.

Tuttavia negli ultimi giorni si sono scoperte delle novità circa Alberto Ruggin che avvalorano sempre di più l’idea che il ragazzo stia facendo tutto questo per le luci della ribalta: in primo luogo Alberto non ha mai fatto parte del coro della Chiesa delle Grazie di Este. In realtà partecipava solamente come solista per animare la liturgia.

Secondo Alberto Ruggin durante la sua esperienza scolastica è stato rappresentante di istituto e da quanto si racconta ad Este al ragazzo piaceva molto mettersi in mostra ed essere al centro dell’attenzione. E nella cittadina della Bassa Padovana aumenta il partito delle persone che vedono di mal occhio Ruggin per il fatto che stia gettando fango contro il parroco, ritenuto da molti una persona speciale che non meritava questo trattamento. E a testimonianza di questo stanno le dichiarazioni di Don Paolino pronto a riabbracciare il giovane catechista.

E a testimonianza di ciò c’è la dichiarazione di un ragazzo della chiesa delle Grazie :”Alberto è sempre stato uno zuccone e come tale non può aver architettato tutto ciò da solo, ma si è prestato ad un gioco più grande di lui per apparire in TV e diventare famoso. Potrei raccontarvi 1000 cose, ma la parrocchia ha deciso di stare in silenzio e subire per non mettersi sullo stesso livello di Alberto. Il peccato più grande di Alberto in questo momento è la falsa testimonianza anche se nell’affermarlo inevitabilmente lo giudico. Certo che però la campagna stampa anticlericale ha già fatto le sue vittime e sono tanti i laici come me che vorrebbero restituire colpo su colpo. Ancora una volta il parrocco invece che lasciarci briglia sciolta ci ha stupito invitandoci ad una giornata di digiuno e preghiera ed è così che faremo.”

Quindi sembra sempre più consolidata la teoria del “complotto”. Alberto Ruggin non ha raccontato tutta la sua verità, omettendo particolari e facendo i suoi interessi. Questo ragazzo assomiglia sempre di più a un Giuda del Duemila, che ha venduto la sua Chiesa per trenta denari per fama e potere, gettandole fango e cattiverie gratuite. Ora dovrà stare attento a non incrociare un albero di fico, che se conosce la Bibbia sa che potrebbe avere spiacevoli conseguenze.
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Ndr. GayLib ci ha chiesto per mano del suo presidente nazionale, Enrico Oliari, di poter collaborare con noi. Nulla in contrario. Ecco l'occasione, se la conosce ci dica la verità su questo individuo visto che l'ha promosso a Presidente di GayLib veneto. Non abbiamo mai creduto alla buona fede di Alberto Ruggin, avevamo intuito giusto visto che ogni giorno ne saltano fuori delle nuove e delle belle. E che tutto quanto fa è "Pro domo sua".

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Votate il più carino, non il più gay... Chi è il ragazzo più carino di "Amici 7" per i gay ?

(Queerblog) Ormai non sento parlare d’altro. Adesso non voglio generalizzare, ma molti amici non fanno altro che rimarcare che quest’anno Amici di Maria de Filippi ha dei soggetti ormonalmente interessanti. E finché te lo senti dire da un ragazzo giovane te ne fai una ragione.

Ma quando vedi l’intero tuo cast di amici trentenni è assorbito senza se e senza ma da questa edizione del reality, tra l’altro avendolo completamente ignorato nelle annate precedenti, scopri che è i giovincelli dell’anno accademico 2007/2008 del programma sono più gay-friendly che mai. Ed è per questo motivo che nasce il sondaggio. (Per votare clicca qui)

Dopo aver parlato di Luca Barbagallo, ormai escluso dal programma, ecco gli otto ragazzi che oggi (domani chi lo sa) sono presenti e attivi nel programma (parto dall’alto a sinistra, faccio tutta la fila in alto, poi riparto sempre da sinistra nella fila più bassa).

Il cantante con una certa convinzione ma dalle buone doti Giuseppe Salsetta, il cantante in bilico con gli occhietti furbetti Marco Carta, il ballerino più dotato e angelico della scuola Francesco Mariottini, il cantante “cerbiatto” Pasqualino Maione, il magrissimo ballerino Gennaro Siciliano, il nuovo entrato ballerino dal fare macho Mattia De Salve, il cucciolone spaurito nello stagno e ballerino in erba Gianluca Conversano o per finire Saverio D’Amelio, nuovo ingresso come attore? A voi il voto, tra un settimana eleggeremo il vincitore al quale dedicheremo una gallery.

Foto | Nemicidimaria

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Riforma elettorale: il rompicapo di Veltroni.

Walter Veltroni, leader del Pd | Ansa
(Stefano Brusadelli - Panorama) È peggio del cubo di Rubik, il rompicapo che sfida i solutori a comporre tra la miriade di combinazioni possibili l’unica capace di far apparire su ogni faccia nove quadrati dello stesso colore. Per trovare una nuova legge elettorale capace di soddisfare (o almeno non scontentare troppo) tutti i rissosi soci della Parlamento spa, Walter Veltroni dovrà compiere un miracolo. Perché dentro la testa di ogni negoziatore c’è un preciso obiettivo politico, dal quale discendono la preferenza, o il veto, su ciascuna delle soluzioni tecniche messe sul tappeto.

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Veltroni e l’autosufficienza democratica
Nato per archiviare le convivenze tra riformisti e massimalisti imposte dal premio di maggioranza (e responsabili sia del tracollo del Prodi 1 nel 1998 sia della grama vita del Prodi 2), il Pd di Veltroni ha bisogno di una legge elettorale capace di spedirlo al governo senza bisogno di Prc, Pdci, Verdi e Sd e del loro 8-10 per cento. Il “Veltronellum”, che con collegi minuscoli (meno eletti uguale quorum più alti) sovrarappresenta i partiti grandi, garantirebbe al Pd di arrivare a sfiorare il 40 per cento dei seggi con una forza elettorale stimata sul 28-30 per cento. A quel punto basterebbero un po’ di centristi allergici al berlusconismo per avere una maggioranza solida, senza più “cose rosse” tra i piedi.
Con il tedesco, che è un proporzionale puro, il Pd avrebbe invece sempre bisogno di Bertinotti e soci. Inoltre diventerebbe forte la tentazione di mettere in piedi quella grande coalizione che il sindaco di Roma dice essere in contrasto con la vocazione bipolare del Pd.
Quanto al sistema referendario (che porta alla costruzione di due sole grandi formazioni), per Veltroni sarebbe più danno che vantaggio: per contendere al Pdl il premio di maggioranza il Pd dovrebbe far lista con la sinistra radicale. E saremmo da capo.

Il simbolo del nuovo partito di Silvio BerlusconiBerlusconi e la conquista del centro
Il Cavaliere è arrivato alla stessa conclusione di Veltroni, anche da qui nasce il nuovo feeling tra i due: basta con gli alleati che portandoti in dote una manciata di seggi ti costringono a estenuanti mediazioni di governo, irritanti per gli elettori.
Ma rispetto al Pd Berlusconi ha un vantaggio. La sua Fi (o Pdl che sia) può collocarsi sia al centrodestra sia al centro. Con il proporzionale senza premio di maggioranza tutti gli esiti diversi da una schiacciante vittoria del centrosinistra sarebbero favorevoli all’ex premier. Se dalle urne uscisse una maggioranza di centrodestra, bene. Se uscisse un pareggio, l’incarico per guidare una grande coalizione andrebbe probabilmente a lui, visto che il Pdl (sondaggio Ispo-Corriere della sera del 22 novembre) è potenzialmente più forte del Pd. E persino se un reprint del centrosinistra attuale riottenesse la maggioranza Berlusconi potrebbe tentare di smontarlo, tirando dalla sua i riformisti indisponibili a ripetere l’accordo con la sinistra radicale. Ma anche il referendum per lui andrebbe benone: costringerebbe An e Udc ad andare a Canossa nel Pdl, che si aggiudicherebbe quasi certamente il premio. Però per amore di Umberto Bossi (vedi) deve proclamarsi contrario.

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Fini e l’incubo dell’irrilevanza
Per il capo della destra l’incubo è quello di tornare ai margini del gioco politico. Il 10-12 per cento di An è oggi indispensabile grazie al premio di maggioranza che obbliga a predefinire le alleanze. Non lo sarebbe più in un sistema proporzionale (tedesco o spagnolo che sia), anche perché potrebbe facilmente nascere una grande coalizione che sforbicerebbe la sinistra radicale e la destra. Per questo Gianfranco Fini vuole a tutti i costi sistemi con vincolo di coalizione. Per lui il tedesco e lo spagnolo sono veleno; il referendum una manna.

Il simbolo del PrcBertinotti e Cosa rossa
A Rifondazione i primi 18 mesi di governo stanno confermando l’idea che il proprio habitat, più che il governo, sia l’opposizione, paradiso dei puri e duri. Dove starebbe ancora meglio se, inglobando Pdci e Sd (con i Verdi l’operazione è più difficile), riuscisse a creare una Cosa rossa tra il 7 e il 10 per cento. Il sistema tedesco, con la soglia di sbarramento al 5 per cento, sembra tagliato apposta per indurre Pdci e Sd, sotto minaccia di estinzione, ad assecondare il progetto. Il Veltronellum con uno sbarramento di fatto tra il 6-8 per cento, è più rischioso. Come il sistema referendario, che vanificando le coalizioni (il premio va solo ai partiti) rimette tutti sotto la tagliola degli sbarramenti attuali: 4 per cento alla Camera e 8 al Senato. Troppo alto pure per la Cosa rossa.

Il simbolo della Lega NordBossi e la ridotta della Valle Padana
Anche per il senatur, come per Fausto Bertinotti, l’importante è sopravvivere mantenendo immacolata la propria identità. Ma poiché i numeri sono modesti (4,6 per cento nel 2006, idem oggi, a sentire l’Ispo), il Carroccio vuole uno sbarramento ancor più basso di quello tedesco. Sul referendum stessa allergia di Rifondazione e di tutti i piccoli, che non potrebbero mai far parte di maxipartiti. Con chi potrebbe mai fondersi la Lega?

Il simbolo dell’UdcCasini e il sogno dei due forni alla tedesca
Come il Bettino Craxi dei tempi d’oro, anche Pier Ferdinando Casini sogna di diventare l’ago della bilancia, capace di concedere la maggioranza sia a Berlusconi sia a un Veltroni “debertinottizzato”. Per condurre questo lucroso gioco ha bisogno di un sistema che non obblighi a dichiarare prima da che parte si sta, quindi senza premio di maggioranza. Il tedesco gli calza a pennello, perché è convinto, con qualche innesto (Clemente Mastella, Savino Pezzotta, Lamberto Dini?), di stare ben sopra il 5 per cento. Del resto, quello è il sistema che per decenni ha consentito al Fdp, i liberali tedeschi, di fare da ago della bilancia tra la Cdu e la Spd.

Il simbolo dell’Ulivo di ProdiParisi, Prodi e le “zeppe” costituzionali
Per Arturo Parisi e i prodiani tutti il bipolarismo è una religione. Il ministro della Difesa è tra i promotori del referendum, e Prodi fu nel 1996 l’inventore dell’Ulivo, il padre del Pd. A questo si aggiunge il timore del premier che una rapida intesa tra Berlusconi e Veltroni sulla legge elettorale possa portare a elezioni anticipate già nella primavera del 2008.
Da Palazzo Chigi si intima perciò a Veltroni la condizione che alla riforma elettorale si accompagnino anche laboriose riforme costituzionali. Inaccettabile per il Cavaliere, desideroso di andare alle urne quanto prima per sfruttare il vento propizio. Su questa base, tra prodiani e finiani è nata una bizzarra convergenza d’interessi: tutti e due puntano al referendum e con le riforme costituzionali vogliono in fondo ostacolare il dialogo tra il sindaco della capitale e il capo di FI. Stranezze della politica.

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Idee regalo Natale: quando il pene è chic.

Idee regalo Natale: quando il pene è chic (Pinkblog) Parlando di “pacchi” Natalizi, non potevo fare a meno di consigliarvi un pene. Si un pene, alias organo sessuale maschile, ma chic, molto chic, firmato Vivienne Westwood.

E’ un portachiavi in argento 925, ed è in vendita qui. Per lei fa molto regalo “Sex & the city”, per lui ho dei dubbi, potrebbe pensare a un segnale occulto della serie…tesoro quanto ti amo ma ce l’hai proprio piccolo…

A parte gli scherzi, nello shopping online Vivienne Westwood ci sono accessori e gioielli carini senza sconfinare troppo nella trasgressione. Date un’occhiata alla gallery.

Via|Waitfashion


Idee regalo Natale: quando il pene è chic

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A Napoli gesuiti all'assalto del presidio "No Aids".

(Napoligaypress) E’ stato preso d’assalto il gazebo organizzato, con regolare placet delle autorità competenti, in piazza del Gesù Nuovo dall’Ospedale Cotugno insieme ad Arcigay, nella “Giornata mondiale di lotta all’Aids e di solidarietà alle persone sieropositive”.

A guidare un gruppo di parrocchiani dell’Immacolata al Gesù Nuovo verso le 12,30 dello scorso 1 dicembre il parroco in persona, il quale, usando toni aggressivi all’indirizzo dei volontari e dei medici che svolgevano informazione ai numerosi cittadini che sostavano, ha urlato «è vergognoso quello che state facendo», ed ancora, brandendo uno dei preservativi, «come vi permettete di distribuire questi cosi davanti alla mia chiesa!» Incurante poi della risposta di uno dei medici che tentava di spiegare che il preservativo è uno strumento di prevenzione, il prete della chiesa dedicata al medico beato Giuseppe Moscati, ha tentato di strappare uno dei poster per la prevenzione dell’Arcigay, ed ha concluso il numero dicendo, «volete venirmelo a mettermene uno pure sull’altare? Basta ora chiamo l’assessore e vi faccio sgomberare a tutti quanti».

Ma sono stati i volontari a richiedere l’intervenuto delle autorità laiche della città, ed in particolare del consigliere della Seconda Municipalità Pino De Stasio, che era in zona.

Sbalordito di quanto accaduto Salvatore Simioli, presidente dell’Arcigay di Napoli, che afferma
«Poiché non è la prima volta che si verifica una cosa del genere in questa piazza come in altri posti della città sarà necessario presto creare presidi laici per restituire lo spazio pubblico a tutti i cittadini. D’ora in avanti», conclude Simioli, «piazza del Gesù Nuovo sarà la piazza preferita per le nostre manifestazioni»

foto: arcigaynapoli.org

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Gay e islam, artista minacciata all'Aja. «Offende Maometto»: ritirati video e foto dell'iraniana Sooreh Hera.

L'installazione raffigurava il Profeta e il genero Ali come una coppia omosessuale. Timori di un nuovo caso Van Gogh.

(Luigi Offeddu - Il Corriere della Sera) Quel video e quelle foto non compariranno più nel museo municipale del-l'Aja, dove avrebbero dovuto essere esposti in questi giorni: «ragioni di opportunità», la spiegazione ufficiale. E le immagini sono state ritirate anche dal sito YouTube, dov'erano apparse per poco («contenuto inappropriato», la motivazione). Perché ritraggono — attraverso le sembianze di Ghosro e Farhad, due giovani modelli iraniani — il profeta Maometto e il suo genero Ali come una coppia omosessuale, battezzata «Adamo ed Eva». I due modelli avrebbero chiesto di comparire mascherati per paura di ritorsioni. E il nome dato all'intero progetto multimediale è «Allah o gay-bar», distorsione beffarda dell'invocazione «Allah'hu akbar», «Allah è grande».

La notizia di tutto questo, già ripresa su vari Web musulmani qui e in Medio Oriente, ha sollevato bufere di proteste (una fra tutte: «Troppo è troppo: vergogna, il vostro è puro odio»). Ma anche di minacce dirette contro l'autrice, Sooreh Hera, bruna fotografa nata 34 anni fa a Teheran, e da 7 residente in Olanda, cioè nel Paese dove morì il regista Theo Van Gogh, ucciso da terroristi islamici; e dove, anche oggi, la tensione ritorna alta dopo l'annuncio di Geert Wilders, leader dell'estrema destra fiamminga erede di Pym Fortuyn: vuole produrre un telefilm che paragona il Corano al Mein Kampf di Hitler.

Le Tv hanno già detto di no, ma i servizi anti-terrorismo sono entrati ugualmente in stato di allerta, come per Sooreh Hera. Secondo alcune voci, giorni fa Soreeh avrebbe voluto incontrare in un teatro dell'Aja lo scrittore Salman Rushdie giunto in visita fra stuoli di poliziotti, ma le è stato sconsigliato per motivi di sicurezza.

Lei viene da un Paese, l'Iran, dove gli omosessuali accade di vederli impiccati in piazza. E vive in un altro Paese, l'Olanda, dove invece si sposano in chiesa, crescono figli, entrano nei governi. Catturata fra due mondi così opposti, Sooreh Hera ha deciso di «rompere un tabù», come dicono i suoi sostenitori. O di compiere una cinica provocazione pubblicitaria, come dicono i suoi avversari più moderati. Ne è nata quella che lei ora bolla come censura ideologico- religiosa: «Volevo denunciare l'ipocrisia dei Paesi musulmani dove si perseguitano i gay e dove poi molti uomini anche sposati sono gay mascherati. Il direttore del museo sapeva bene che c'era un Maometto gay, nelle mie opere, aveva detto che il mio era un lavoro molto bello, e io avevo pensato: "beh, finalmente qualcuno con un po' di coraggio". Tutto era pronto. Ma si vede che una minoranza musulmana può decidere chi ha diritto di esibire la sua arte ».

Secondo il direttore, «l'intento era di tenere un'esibizione artistica, non un forum politico». Sui blog, a parte insulti e minacce (c'è già chi parla di «mano di Israele»), affiorano anche riflessioni amare e abbastanza pacate come questa: «Da una parte, io sostengo in tutto la libertà di parola. Ed è vero che molta gente usa l'Islam per diffondere la violenza. È vero anche che in tanti Paesi musulmani gli uomini vanno con gli uomini. Così, se qualcuno critica o scherza sull'Islam, ha il diritto di farlo: dopotutto anche noi abbiamo criticato la cristianità negli ultimi trent'anni. Ma è sbagliato insultare così chiunque sia musulmano. Ci sono molti pacifici musulmani. E poi quell'altro Wilders, il deputato fiammingo, è un tipo pericoloso: spero che gli stupidi che lo sostengono tornino presto a ragionare».

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