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mercoledì 12 dicembre 2007

Omofobia contingente.

(Metilparaben) Francesco D'Agostino, ex Presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, su Avvenire: «Il dibattito, al quale ha dato luogo la man­cata votazione da parte della senatrice Binetti di una norma in tema di omofobia, ha un rilievo che va al di là della contin­genza. (...) Una cosa infatti è offendere o recare vio­lenza agli omosessuali, ben altra cosa è ri­tenere che gli omosessuali siano inadatti all’adozione o che l’omosessualità sia una patologia. (...) È anche attraverso queste preziose forme di dissenso che si opera per il bene del Paese».

Capito, amico omosessuale? Mica ti stanno offendendo: semplicemente, per il bene del paese, ti fanno notare che sei un malato che travia gli infanti.
Vuoi imparare o no ad andare al di là delle contingenze, frocio che non sei altro?

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Baghdad ritorna alla vita. Non è più un inferno, ma un angosciante purgatorio.

(da Baghdad Giovanni Porzio - Panorama) L’asfalto è sbriciolato dai colpi di mortaio, i marciapiedi sono ingombri di rifiuti e macerie, nelle case manca la luce, gli ospedali sono senza medicine e gli elicotteri continuano a sorvolare a bassa quota la città. Ma la paura, almeno quella, sta abbandonando le strade di Baghdad.

Dopo mesi di terrore e di carneficine, la capitale irachena ha ripreso, guardinga, il suo respiro affannoso. Scuole e università funzionano, ristoranti, negozi e alcune rivendite di alcolici hanno riaperto, il bazar di Shorja è di nuovo affollato e in via Saadun il traffico è tornato caotico. Passeggiare è un privilegio non concesso agli stranieri: dai bunker della Zona verde i diplomatici emergono di rado, in convogli armati; e i pochi giornalisti, se non hanno una scorta privata, devono cercare di mimetizzarsi. Il rischio di rapimenti è ancora altissimo, ma avventurarsi nella Zona rossa non è più un suicidio.

Le autobombe che dilaniavano dozzine di poliziotti e civili sono ora un’eccezione. I cecchini sono spariti dai tetti. E anche se di notte i kalashnikov si fanno sentire, la faida interreligiosa sembra per il momento cessata. Gli attacchi contro le forze americane sono diminuiti del 55 per cento attestandosi ai livelli del gennaio 2006, prima della distruzione della moschea sciita di Samarra, scintilla della guerra confessionale.
Gli attacchi kamikaze sono calati da 59 a 16 tra marzo e ottobre. E al principale obitorio della capitale, fino a poco tempo fa sommerso da un flusso ininterrotto di cadaveri orrendamente mutilati, le celle frigorifere sono semivuote: la media è scesa a meno di una decina al giorno.

Se non è più un inferno, Baghdad è però ancora un angosciante purgatorio, un infido campo di battaglia. Il bollettino di guerra di sabato 1° dicembre riporta cinque corpi non identificati rinvenuti nelle discariche di immondizia, tre poliziotti e tre civili assassinati, un militare americano morto per lo scoppio di una mina e 63 vittime nel resto del paese, tra i quali 16 contadini uccisi e 20 sequestrati da Al Qaeda nei pressi di Baquba, due poliziotti abbattuti a Mosul e 20 cadaveri scoperti in una fossa a Fallujah.

Nel 2007 il «body count» americano, il conteggio dei cadaveri, ha già raggiunto quota 879, superando ogni record degli anni precedenti (il totale dal 2003 ammonta finora a 3.882 caduti), ma in ottobre si sono registrate solo 40 vittime tra i marines e 800 tra gli iracheni: la cifra più bassa dal marzo 2006.
I militari, più cauti dei politici, non cantano vittoria. «La situazione è migliorata» avverte il generale Joseph Fil, comandante della piazza di Baghdad, «ma Al Qaeda non è ancora sconfitta». Eppure, anche sul piano politico qualcosa si muove. In novembre è stata chiusa l’Associazione degli ulama sunniti della moschea Umm al-Quraa, nota per il suo atteggiamento ambiguo nei confronti della guerriglia.

Trecentomila sciiti hanno firmato una petizione che condanna le ingerenze di Teheran. E nei cavernosi saloni dell’hotel Rashid gli sceicchi della provincia di Diyala, sunniti e sciiti, cercano per la prima volta di individuare una strategia comune per combattere il terrorismo. Non è poco, se si pensa che fino a ieri discutevano a colpi di lanciagranate.
Anche i profughi stanno rientrando. Non è il controesodo strombazzato dal governo, agevolato da servizi gratuiti di pullman e incentivi in denaro. L’Onu calcola 20 mila rimpatri su oltre 4 milioni di rifugiati. E quasi tutti costretti a lasciare la Siria per ragioni economiche e per le restrizioni ai visti imposte da Damasco. Però resta comunque un segnale.
Il «surge», l’invio di 30 mila militari di rinforzo deciso in gennaio dalla Casa Bianca, ha restituito un po’ di fiducia, e un po’ di vita, ai 5 milioni di abitanti della martoriata capitale. Il generale David Petraeus, comandante delle forze Usa in Iraq, ha fatto uscire i suoi uomini dalle caserme e li ha schierati in 29 postazioni all’interno di Baghdad.

Le strade sono costantemente pattugliate da militari appiedati e dai poderosi blindati Stryker. E i posti di blocco della polizia irachena si sono moltiplicati, rendendo più arduo il transito delle autobombe. La sicurezza è aumentata: soltanto il 13 per cento della città è considerato off limits.
Altre due componenti hanno contribuito al successo: la tregua proclamata in agosto da Muqtada al-Sadr e gli accordi conclusi da Petraeus con i leader delle fazioni sunnite. Ma sono fattori ad alto rischio.
L’Iran, che ha convinto Muqtada a sospendere gli attacchi dell’Esercito del Mahdi e ha tagliato le forniture di armi alla guerriglia, potrebbe ripensarci in assenza di contropartite sul tema nucleare. E le milizie reclutate da Petraeus, in un paese traumatizzato dalla pulizia etnica, rischiano di trasformarsi in un nuovo strumento del terrore. Gli accordi con i sunniti, sperimentati con successo nella provincia di Anbar e battezzati al-Sahwa, il Risveglio, si sono estesi alla capitale: le sconfitte subite nella guerra confessionale, e i dollari di Washington, hanno persuaso i leader nazionalisti che la loro sopravvivenza può essere garantita soltanto da un’alleanza con gli americani.

Matrimonio a Baghdad

Da «insurgent», che uccidevano nel nome di Osama Bin Laden, 80 mila ex combattenti dell’Esercito dell’Islam sono diventati «concerned local citizens», cittadini consapevoli, con uniformi, giubbotti antiproiettile, veicoli e stipendi (da 300 a 600 dollari) offerti dal Pentagono. Il loro apporto è stato determinante nella lotta ad Al Qaeda, sempre più emarginata, e nello smantellamento delle cellule infiltrate dalla Siria. In cambio, si sono ripresi mezza Baghdad, oggi balcanizzata lungo linee tribali e religiose in una miriade di enclavi segregate e difese dalle milizie dei locali warlord: l’Esercito del Mahdi negli slum di Sadr City, a Kadhimiya, Hurriya e Shu’ala; le Brigate al-Badr di Abdelaziz al-Hakim a Jadriya; i Cavalieri dei due fiumi e i Freedom fighters nei distretti sunniti di Adhamiya, Yarmuk e Amariya.

La vita, in superficie, sembra scorrere quasi normalmente. In Rashid street sono riapparse le bancarelle dei libri. Sul lungofiume Abu Nawas, sorvegliati da un plotone di marine, i ragazzi giocano a calcio e un paio di ristoranti servono il «masgouf», la carpa del Tigri arrostita sulla brace. A Karrada i furgoni scaricano i generatori importati dalla Giordania. E nel parco di Zahwra i bambini si divertono sull’ottovolante. Ma nessuno si allontana dal proprio quartiere.
Raad Sattar, pensionato dell’esercito che ha passato 9 anni nelle prigioni iraniane, frequenta solo i suoi vicini di Jadriya: «Meglio non rischiare» dice. Sua moglie Montaha, insegnante di matematica, esce solo per andare a scuola, a due isolati di distanza. Il figlio Mohammed, 16 anni, non ha il permesso di allontanarsi dalla sala giochi sotto casa dove passa il weekend incollato alla console. Gli spostamenti sono complicati.
I viali di scorrimento sono strozzati dai posti di blocco e dalle barriere antikamikaze. Ci vogliono 2 ore per raggiungere l’enclave sunnita di Amariya. Il quartiere (25 mila abitanti) dove la scorsa primavera Al Qaeda annunciò la nascita dello «stato islamico» è circondato, come altri distretti sunniti e sciiti, da una muraglia di blocchi di cemento alti 3 metri, installati dagli americani per impedire le incursioni degli squadroni della morte.
L’unico accesso, consentito ai residenti muniti di speciali permessi, è presidiato dai cavalieri di Abu Abed, ex membro dell’Esercito dell’Islam, il gruppo responsabile dell’omicidio di Enzo Baldoni. Abu Abed governa con il piglio e la determinazione di un boss mafioso: dentro le mura del suo feudo ha trasformato il killing field più insanguinato di Baghdad in un’oasi di assoluta sicurezza. «Ma cosa accadrà quando gli americani se ne andranno?» si chiede Bilal, uno dei pochi sciiti rimasti ad Amariya.
Il governo di Nuri al-Maliki non ha saputo risolvere questioni decisive come la ripartizione dei proventi petroliferi, lo status di Kirkuk, la definizione dei confini regionali. E tutti sanno che il 2008 sarà un anno cruciale. Il mandato della forza multinazionale non sarà rinnovato oltre dicembre e l’impegno militare degli Stati Uniti, chiunque salirà alla Casa Bianca, è destinato a cambiare: entro Natale è previsto il ritiro dei primi contingenti dalla provincia di Diyala.
Il cessate il fuoco dell’Esercito del Mahdi scade in gennaio. E molti iracheni sospettano che la temporanea sospensione dei combattimenti sia una tattica per guadagnare tempo in attesa del ripiegamento americano: jihadisti di Al Qaeda, milizie sunnite e seguaci di Muqtada si starebbero armando e riorganizzando per la conclusiva resa dei conti.

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La "Global Gag Rule" della presidenza Bush.

(Davide Galati - Secondo Protocollo) Colpisce a volte come certe informazioni non vengano in alcun modo diffuse dai media, nonostante la loro importanza risulti evidente quando in qualche modo se ne viene a conoscenza. Si possono assegnare a questa categoria le notizie relative allo strumento di politica della famiglia definito global gag rule ("regola del bavaglio globale"), voluto dal Presidente degli Stati Uniti George Bush. Tale misura è stata introdotta da Bush nel 2001: in realtà la misura fu promossa per la prima volta da Ronald Reagan ed in seguito cancellata durante la presidenza Clinton.

La global gag rule prevede la sospensione dei finanziamenti da parte degli Stati Uniti a tutte le ONG che si occupano di pianificazione familiare nei Paesi in via di sviluppo nel caso in cui queste si impegnino, tra i diversi progetti, in attività relative all'aborto - anche solo a livello informativo - a meno che l'interruzione non derivi da violenza o incesto oppure sia resa necessaria da minacce alla salute della donna. I finanziamenti vengono sospesi anche nel caso in cui le ONG si limitino ad effettuare attività di lobbying per rendere l'aborto legale nel proprio Paese o almeno più accessibile.
Negli ultimi anni la misura è stata inasprita ed estesa anche ai progetti mirati alla prevenzione dell'HIV/AIDS, quando seguiti da ONG che si occupano di aborto; vengono bloccate anche le donazioni di contraccettivi, inclusi i preservativi.

E' palese la connotazione teocon di questa norma, la quale non può che indurre l'effetto di aumentare il numero di donne costrette a sottoporsi all'aborto clandestino in tutto il mondo; inoltre le restrizioni all'uso dei contraccettivi comportano danni alle politiche di controllo delle nascite in Paesi tipicamente sovrappopolati.

La gravità della global gag rule è riconosciuta dall'Unione Europea: si leggano la risoluzione dell'Assemblea Parlamentare mista Unione Europea-ACP (Africa-Caraibi-Pacifico), ACP-EU 3640/03/def. del 30/01/2004, oppure la risoluzione del Parlamento Europeo sull'HIV-AIDS del 6 luglio 2006, che chiedeva al Congresso USA di invertire l'approccio global gag rule.

Il 6 settembre scorso la global gag rule è stata in realtà bocciata dal Senato statunitense; successivamente hanno avuto luogo audizioni presso la Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti, durante le quali si sono svolte manifestazioni per la sua abolizione. Attualmente il Congresso sta lavorando ad una versione di compromesso che possa essere accettata da George Bush, il quale ha minacciato di porre il suo veto all'abolizione della global gag rule. Non è ancora certo che la global gag rule possa essere finalmente abolita.

Si può agire partecipando ad una petizione organizzata dall'associazione Pro-Choice America
(http://prochoiceaction.org/campaign/cong_globalgag_091407 ).

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La Chiesa di Svezia approva la legge per il matrimonio tra omosessuali.

(Uaar) La Chiesa Luterana di Svezia ha detto di approvare l’unione in chiesa delle coppie dello stesso sesso, lasciando il privilegio del termine “matrimonio” alle unioni etero.
La posizione della Chiesa, che in Svezia conta 7,2 milioni di membri su una popolazione di 9,1 milioni, era stata richiesta dal governo che sta preparando una nuova legge per questi matrimoni.
Dal 1995 la Svezia riconosce l’unione civile tra gay e lesbiche, garantendo loro lo stesso status legale delle coppie sposate. Tuttavia gli omosessuali da tempo lottano per cancellare l’ultima traccia di discriminazione tra unioni etero ed omosessuali. Ora la legge, approvata nel 1987, definisce il matrimonio come un contratto tra un uomo ed una donna: la nuova proposta dovrebbe cancellare il riferimento al genere.
Se la nuova legge sarà approvata la Svezia, già pioniera nel diritto all’adozione per coppie dello stesso sesso, sarà il primo Paese al mondo a permettere che i matrimoni omosessuali vengano celebrati con l’avvallo del maggior culto religioso.
La Chiesa Luterana, che dal 2000 non è religione di Stato, offre la benedizione religiosa alle unioni tra gay dal Gennaio 2007.

La notizia, in inglese, è raggiungibile sul giornale svedese The Local

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Roma: paste lanciate contro il Pd e la Rai. Volantino di rivendicazione: «È un krapfen attack. Il vostro logo è una schifezza come la vostra morale».

Per protestare contro il decreto legge sulla sicurezza.

(Corriere della sera) Alcune paste sono state lanciate mercoledì mattina a Roma contro la sede del Partito democratico in piazza Santa Anastasia e in seguito anche contro la sede centrale della Rai di viale Mazzini. Alcune persone con il volto coperto hanno lanciato i dolci contro le vetrate della palazzina.

PROTESTA CONTRO DL SICUREZZA - Gli assalitori con il volto coperto hanno lasciato un volantino di rivendicazione presso la sede del Pd: «Molto poco caro Partito Demokratico, questo è un krapfen attack! In questo 12 dicembre di lutto e di memoria mai sopita (il riferimento è all'anniversario della strage di piazza Fontana del 1969, ndr), siamo qui a ringraziarvi dolcemente per averci regalato un bel 'pacco' sicurezza. Lo avete fatto per il bene di tutti e tutte noi, per farci sentire tutti e tutte più a nostro agio nella nostra quotidianità di 'produci consuma, crepa'». Il lungo comunicato si conclude così: «Sicure che il vostro simbolo elettorale è una schifezza grafica che fa il paio con la vostra schifezza morale. Sicuri e sicure che state mettendo in opera un progetto di deriva autoritaria, finalizzata a reprimere il conflitto sociale e il dissenso di tutti coloro che non amano la pacificazione vagheggiata dalla governance di SuperWalter. Allora beccatevi i nostri krapfen umanitari, le nostre bombe alla crema intelligenti, che vi vadano di traverso. 12 dicembre 1969: no alla strategia della tensione. 12 dicembre 2007: no alla strategia della paura».

TUTTI I COMUNICATI IN ORIGINALE E LA RASSEGNA STAMPA SULL'ACCADUTO.
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Ndr. E noi? Bhe noi da bravi gay piccolo-borghesi a Milano blocchiamo il traffico per qualche minuto con un insulso girotondo con decina di attivisti dell'Arcigay al Palazzo di Giustizia in Corso di Porta Vittoria. Io c'ero, ero sul lato della Camera del Lavoro ed ho ben sentito le maledizioni e stramaledizioni da parte gente che a quell'ora tornava a casa dall'ufficio volate dietro a quattro gatti disordinati (tra l'altro alcuni pateticamente travestiti da Guardia Svizzera...) e vocianti. E pensate Paolo Ferigo /foto in basso) è pure soddisfatto.
Peccato che le idee migliori e quelle più d'effetto seppur pacifiche spiritose le hanno sempre altri. Che dire... al solito vecchi e inadeguati. Proteste da bocciofila...
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Il comunicatino dell'Arcigay.
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La manifestazione dell'11 dicembre indetta dall'Arcigay Milano davanti al tribunale ha bloccato il traffico in segno di protesta.
Tale manifestazione, iniziata alle 18.30, era mirata al sostegno delle norme contro l'omofobia recentemente approvate al Senato e a rischio cancellazione alla Camera.
I manifestanti, uniti in un girotondo in Corso di Porta Vittoria, hanno fermato in due riprese il traffico in segno di protesta al grido: "Diritti! Diritti!".
Secondo il presidente di Arcigay Milano Paolo Ferigo: "I cinque minuti di ritardo dei pendolari non sono nulla in confronto ad una vita in attesa di diritti ancora negati"

Paolo Ferigo
Presidente Arcigay Milano

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Roma, arte. Codice 01 al Chiostro del Bramante.

(Artsblog) I 10 anni del Chiostro del Bramante, evidentemente, le sapienti donne dietro la sua gestione, vogliono festeggiarli sia con eventi di respiro ampio e prestigioso, sia inaugurando qualcosa di estremamente nuovo e diverso.

La “sala delle capriate” - i frequentatori abituali di via della Pace lo sanno bene, almeno quanto il fatto che al Chiostro c’è il wireless gratuito, o che al vicino Caffè della Pace il caffè in sé è l’ultima cosa da valutare - è da sempre dedicata a mostre più raccolte coraggiose e di quello che il Chiostro ospita nelle sue principali sezioni.

Con Codice 01, infatti, parte anche Vari(e)azioni, un appuntamento sperimentale, ma speriamo il più possibile fisso, con un modo diretto e senza fronzoli di intendere il rapporto fra giovani pittori e artisti emergenti e collezionisti intraprendenti (si spera).

Talmente intraprendenti che, secondo le intenzioni dei curatori, i collezionisti potranno essere i visitatori stessi, guardando, toccando e comprando - se non proprio tutto con la stessa facilità - certo a condizioni e con un entusiasmo del tutto rari (fino al 10 febbraio 2008, dal martedì alla domenica, con ingresso libero).

Gli artisti presenti: Stefano Bolcato, Justin Bradshaw, Daniele Contavalli, Giovanni De Angelis, Andrés Gallo-Cajiao, Enrico Guarino, Pietro Mancini, Ilaria Mugnaini, Giangaetano Patanè, Chiara Tommasi.

Interessante il logo della mostra, che rappresenta un codice a barre, già variopinto anziché tristemente monocromo, che viene ulteriormente sublimato dalla stessa “spettinatura” che le intenzioni dei curatori della mostra vogliono applicare al mercato dell’arte contemporanea, giovane e giovanissima.

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Ennesimo caso di pedofilia. Il prete polacco contro don Mauro:"Rapporti con quel ragazzino".

(Ciaocomo) “Mi ha rivelato di avere avuto dei rapporti sessuali con don Mauro Stefanoni nella casa parrocchiale di Laglio. Quanti ? Un paio almeno…”. Un’udienza dai toni decisamente forti quella di oggi al Tribunale di Como. L’ennesima per fare luce sulle accuse che la Procura (PM Maria Vittoria Isella e Giulia Pantano) rivolge all’ex parroco di Laglio, sospettato di violenza sessuale su un ragazzino minorenne. E la testimonianza di oggi è stata davvero pesante. A parlare, davanti ai giudici del Collegio presieduto da Alessandro Bianchi, è stato don Arcadiusz, un religioso polacco dallo sguardo vispo e dai capelli ricci, fatto arrivare appositamente a Como per il controesame della difesa. Ha spiegato, passo per passo, come è entrato in confidenza con il ragazzino. Prima un contatto telefonico, poi un incontro faccia a faccia. Quindi l’invito di andare a parlare con l’assistente sociale e con la polizia. ”Lui – ha spiegato il religioso polacco, in perfetto italiano – aveva paura solo che i genitori sapessero queste cose. Ma poi ha deciso di denunciarlo lo stesso…”.

Scintille, solite, tra gli avvocati milanesi di don Mauro ed il presidente Bianchi. Con il giudice che, ad un certo punto, ha stoppato l’avvocato Bomparola nelle domande, anche crude, sulle intercettazioni ambientali. I due legali hanno molto insistito sul fatto che non c’è mai stata né violenza, né costrizione in quei rapporti. A seguire, in aula, anche il perito informatico della Procura, Luca Ganzetti, che ha confermato cosa ha trovato sui 4 computer sequestrati a don Mauro: almeno un centinaio di collegamenti a siti internet con contenuti in prevalenza omosessuali. Ma poi è stato incalzato dalla difesa su una presunta foto pedopornografica da lui rinvenuta sui pc del religioso. Da qui la successiva richiesta di emettere una sentenza di assoluzione – intermedia – per questo specifico capo di imputazione, comunque minore rispetto a quello principale. Cosa che in giudici, dopo oltre un’ora di camera di consiglio, hanno fatto: don Mauro assolto per non avere detenuto e divulgato questo tipo di materiale. Ma rimane in piedi l’altra accusa: quella di violenza sessuale.

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Sesso in caserma, caporale filma la prestazione e la mostra ai commilitoni. Rischia sette anni.

(Il Messaggero) Il fascino della divisa con cui era riuscito a conquistare le attenzioni della collega parigrado dello stesso reggimento probabilmente non l'aveva completamente soddisfatto. Così un caporale maggiore del 28/o Reggimento Pavia, di stanza a Pesaro, ha deciso di rifinire la trasgressione filmando all'insaputa della ragazza, per poi mostrare a commilitoni e amici, la prestazione sessuale.
G. C., 26 anni, originario di Taranto, ha ricevuto un avviso di garanzia la settimana scorsa: i carabinieri di Pesaro hanno perquisito il suo alloggio in caserma e gli hanno sequestrato il cd con il video, che a quanto pare però non sarebbe finito anche su internet, come la soldatessa, sua coetanea, temeva. Nei confronti del caporale il pm di Pesaro Massimo Di Patria indaga per il reato di interferenza illecita nella vita privata, mentre il sostituto procuratore militare di La Spezia Davide Ercolani ha aperto un fascicolo di indagine per il reato di diffamazione. Nel primo caso G. C. rischia fino a quattro anni di carcere, nel secondo fino a tre.

A sporgere denuncia era stata la soldatessa, dopo aver appreso di essere stata immortalata in un video di cui non sapeva nulla, poi trasmesso ad altre persone.

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Associazione Italia/Cuba: Una ferma condanna alle falsità pronunciate dal vicepremier Francesco Rutelli. Nessuna condanna a morte per i gay cubani.

Comunicato Stampa dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia Cuba (Granma Internacional)

L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba esprime la propria netta e ferma condanna alle falsità pronunciate dal Ministro della Cultura, Francesco Rutelli, riguardo alle presunte condanne a morte dei gay a Cuba.

Ribadiamo, niente di più falso. È in atto una nuova campagna di strumentalizzazione contro Cuba e il suo Presidente Fidel Castro, e le falsità che vengono dette al riguardo sono davvero sempre più sconcertanti.

Si può essere d’accordo oppure no con Cuba e con il suo Governo Rivoluzionario, ma non è possibile né tollerabile che una delle più alte cariche della Repubblica Italiana usi falsità per scopi di politica interna.

Auspichiamo che il Ministro Rutelli desista dall’attaccare Cuba con menzogne e, qualora gli resti del tempo libero, si dedichi con rinnovato vigore a salvaguardare e a valorizzare l’immenso patrimonio culturale del nostro Paese. La Segreteria Nazionale dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba.

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I camionisti bloccano l'Italia, e se la comunità LGBT ne seguisse l'esempio?

Cosa succederebbe se tutte le persone omosessuali d'Italia decidessero di fermarsi? Tra il serio e il faceto una storiella di fanta-orgoglio-gay...

(Jean Paul Satrape - lamanicatagliata.com) I camionisti fermano l'Italia. Non c'è benzina, scarseggiano gli alimentari, gasolio in crisi, Dio che casino! Precettati, forti della loro virile convinzione, i maschioni dei trucks, ribadiscono - scusandosi con gli Italiani, ché loro son corretti - che proseguiranno con il blocco perché hanno diritto ai loro diritti - ci scuserete la ridondanza. Prodi è scuro in volto quando dice che verranno precettati come se parlasse di impiccagione, ma come dargli torto. Pensate un po' se succedesse a gay e lesbiche - anche alla marea di quelli che stanno in posti chiave nascosti in una presunta (ed eterea) eterosessualità - di decidere di astenersi da qualsiasi attività, ma proprio qualsiasi, e di bloccare l'Italia. Basta dir messa, stop alle prestazioni sanitarie, la moda a picco, l'arte che non sarebbe né arte né parte, la musica e la danza bloccate, qualsiasi attività culturale e di spettacolo ferme, niente insegnanti, pubblico impiego decimato. Altro che Gay Pride. La forza della frociaggine e del lesbismo che bloccano il Paese... Lo sento già Ratzinger... ''Omosessuali nemici della civiltà'', pensate che casino. Li sfido i giornali a pubblicare quattro tette al silicone e qualche splendida natica in primo piano! Perché non pensarci... magari anche solo per ridere.

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Omicidio di Perugia. La verità di Amanda Knox "Amo trasgredire, ma non ho ucciso Mez".

(Tiscali notizie) E' un fiume in piena Amanda Knox. Lucida, schietta e quasi mai in imbarazzo per le domande che le vengono rivolte per la prima volta da un giornalista mentre si trova rinchiusa nel carcere di Perugia, racconta di sé e della sua vita, ma soprattutto mette a nudo il personaggio che l'opinione pubblica in questi mesi associa inevitabilmente all'omicidio di Meredith Kercher. Personaggio chiave della vicenda, e iscritta nel registro degli indagati a causa dei pesanti indizi emersi in quasi due mesi di indagine, Amanda non ha difficoltà ad ammettere che quello che sta vivendo è un momento difficilissimo, che le manca la libertà, la musica, ma soprattutto che non le piace "che la gente pensi che abbia ucciso lei Meredith: "Eravamo amiche - spiega al collega Meo Ponte di Repubblica - e anche se caratterialmente diverse, a me piaceva vivere con lei".

Accusata di omicidio ma è serena - Nonostante la sua posizione rischi di aggravarsi e sul suo capo penda la pesante accusa di omicidio, Amanda si dice serena e certa che i suoi difensori l'aiuteranno a provare la sua innocenza: "Non sono preoccupata. L'affetto dei miei genitori e la fiducia nei miei difensori - racconta nell'intervista - non solo mi aiutano a sopportare questa situazione ma mi fanno sperare in una soluzione positiva dell'inchiesta".
Con Raffale un rapporto profondo - Descritta come una ragazza priva di inibizioni e incline ad avere una vita sentimentale vivace, Amanda ammette in realtà di aver ecceduto in trasgressioni, ma di avere avuto "dei boyfriends come le sue coetanee", di ricordarli tutti e di distinguere comunque tra rapporti importanti e storie occasionali. Di certo, fa capire, Raffaele non fa parte di quest'ultima categoria. Anzi. Con lui dice di aver avuto "uno dei rapporti più intensi della sua vita" e di non avergli mai chiesto di mentire in merito alle accuse per l'omicidio di Meredith. "Quella sera - racconta - eravamo insieme a casa sua. E insieme abbiamo dormito sino al mattino".
"Meredith? Non è vero che litigavamo" - All'inevitabile domanda su quelli che sono stati definiti dei rapporti burrascosi con Meredith, Amanda risponde con altrettanta schiettezza, senza mai tradire la minima perplessità. "Non è vero che litigavamo tutti i giorni - spiega. Mi piaceva vivere con lei. Eravamo amiche anche se ognuna di noi aveva la sua vita. Ho pranzato con lei a casa nostra il primo novembre. Ci siamo raccontate come avevamo passato la notte di Halloween. Io ero stata con Raffaele, lei era andata in discoteca con un gruppo di amici inglesi. Ricordo che mi disse di essersi divertita molto. Era una ragazza gentile, appassionata alla vita. Mi fa male pensare a quello che le è successo. E spesso penso che se fossi stata a casa quella sera, ora forse sarei morta anch'io".
Sulle contraddizioni: "Ero confusa" - Amanda, che dall'inzio delle indagini ha più volte ritrattato la sua versione dei fatti e per questo è stata più volte definita incoerente e bugiarda, ha una spiegazione per tutto, anche per quelle sue controverse dichiarazioni. "Ero in uno stato di grande confusione. Intorno a me c'era un sacco di gente che parlava in fretta e mi faceva domande su domande. Facevo fatica a capire che cosa volevano da me. Cercavo di rispondere ma il mio italiano è quello che è". Poi l'ammissione: "Mi rendo conto ora di aver ottenuto l'effetto contrario, attirando con quello scritto, tutte le accuse contro di me".
"Io e Raffaele siamo entrambi storditi" - Lei quelle accuse le respinge tutte e difende anche il suo ex fidanzato: "Ci siamo sostenuti l'un l'altro, cercando di farci coraggio reciprocamente, siamo entrambi storditi dalla tragedia della morte assurda di Meredith, una tragedia che non riuscivamo a spiegarci". Ultimamente la linea difensiva di Amanda e Raffaele puntava sull'assenza dal luogo del delitto, mentre l'altro indagato, Rudy Hermann Guede, è in pratica l'unico ad aver ammesso di esser stato presente quella sera.
Il 17 dicembre Amanda sarà davanti al Pm - Sempre che non ritratti ancora, Amanda ripeterà probabilmente davanti ai magistrati queste sue nuove verità ovvero di non aver ucciso Meredith ma anche di non esser stata a casa sua la sera del delitto. Nell'interrogatorio di garanzia avanti al Gip la giovane si era invece avvalsa della facoltà di non rispondere, mentre nell'udienza del riesame aveva semplicemente ribadito la propria innocenza.
Incidente probatorio per Raffaele Sollecito - Intanto gli avvocati di Sollecito, Luca Maori e Marco Brusco, sono in attesa della decisione per l'incidente probatorio sulla corrispondenza tra l'impronta della scarpa trovata accanto al corpo della studentessa inglese e la Nike del laureando barese (si è in attesa dell'autorizzazione, aveva detto il padre Franco Sollecito, per farlo laureare al più presto).

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«Anche gay e transgender per i 60 mila baci di Venezia».

A Capodanno, un grande bacio collettivo, al­meno 60 mila persone, in piazza San Marco affinchè Ve­nezia finisca nei telegiornali di tutto il mondo.

(Roberto Rizzo - Il Corriere della Sera) Lo hanno spiegato Massi­mo Cacciari, sindaco della cit­tà lagunare, e Marco Balich organizzatore di eventi (dalle Olimpiadi invernali di Torino al lancio della Fiat 500), alla presentazione di «Love 2008», sottotitolo della manifestazione «vieni a baciarti a Venezia». Un «format», come ha detto Balich, legato al­l'idea di Venezia città romantica per eccellenza, capitale della pace e dell'amore uni­versale: «11 bacio sarà declina­to in tutta la laguna ma anche nelle zone circostanti, da Jesolo a Mestre fino a Porto Marghera», ha annunciato Cacciari. «Vogliamo che Venezia di­venti la quinta immagine del Capodanno che passa nei tele­giornali e nei media di tutto il mondo insieme a Sydney, Londra, Parigi e New York». Visto il luogo dove si svolge­rà la performance, davanti a una delle basiliche più famo­se del Pianeta, sarà un bacio esclusivamente e rigorosa­mente etero, o aperto a tutti? A sollevare la questione è Marco Fois, segretario dei ra­dicali veneti: «Mi auguro che non sia solo un'operazione di marketing, ma possa diventa­re un messaggio globale di apertura, con la partecipazio­ne di omosessuali, bisessuali, transgender e coppie extracomunitarie. La selezione sia quindi aperta a coppie di ogni orientamento e naziona­lità».

Per sostenere la causa, cioè finire nei tg, omosessuali, bi­sessuali e transgender sono i benvenuti: «Io mi auguro di vedere sia i fidanzatini sedi­cenni che la coppia di gay ses­santenni da Parigi», risponde Balich. «L'unica discriminan­te è la voglia di andare a San Marco per baciarsi. E che non ci sono preclusioni lo dimo­stra il fatto che, a gestire l'organizzazione del bacio, abbia­mo chiamato il coreografo americano Doug Jack, un gay. Spero di vedere anche il radicale Fois che bacia un rom omosessuale».

«Ci saranno anche i gay? Questa iniziativa mi sembra solo un bel business e l'invito agli omosessuali uno strata­gemma per farsi della pubbli­cità», dice monsignor Giusep­pe Camilotto, arciprete della basilica di San Marco. Facile immaginare che, a Capodan­no, sarà il sagrato della sua fa­mosa chiesa il punto più ricer­cato dai baciatori da guinness. «Sinceramente non ca­pisco il senso dell'iniziativa ma quella di voler trasgredire a tutti i costi mi pare una ten­denza dei nostri tempi. Ripe­to, cercano di attirare atten­zione. Se sono scandalizzato? Per niente, ho altre cose più importanti a cui pensare».

Per il bacio di Capodanno le iscrizioni sono aperte: «Più di 500 coppie hanno già dato la loro adesione all'evento», spiega Balich. Etero od omo? «Non lo so, non abbiamo an­cora ascoltato tutti i messag­gi lasciati nella nostra segrete­ria telefonica in sole venti­quattro ore. Mi auguro che i partecipanti siano la fotogra­fia dell'Italia di oggi». Il 31 di­cembre, a Venezia, l'amore non potrà però esprimersi li­beramente. Saranno necessarie delle prove come in ogni show: «Abbiamo bisogno di 200 coppie che facciano da rompighiaccio. I primi inizie­ranno a baciarsi alle 22.45, poi altre due prove prima del­lo scoccare della mezzanot­te».

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Unione Europea sempre più restrittiva. Il divieto di Stato al sesso fra adolescenti. Se ne discute in parlamento dopo una direttiva ue.

Berlino, offrire il cinema può diventare un reato.
«Legge ambigua per proibire tutto».


(Danilo Taino - Il Corriere della Sera) Svolta nei costumi dei più giovani: «Vogliamo ostacolare lo sfruttamento dei minori» Ma il Paese insorge. Se un sedicenne tedesco comprerà un bratwurst a una coetanea e poi tenterà di baciarla, rischierà di commettere un reato penale. Non tanto per via della salsiccia, ma per il fatto che una legge in discussione al Bundestag, il Parlamento della Germania, interviene pesantemente sui comportamenti sessuali, ma anche sulle semplici effusioni, dei teenager. Il progetto sta suscitando critiche e opposizioni fortissime, al punto che ha mandato in confusione il governo di Angela Merkel: sul provvedimento i deputati dovevano votare domani, ma la coalizione cristiano-socialdemocratica, di fronte alle proteste, ieri pomeriggio ha deciso di rinviare tutto.

La vicenda nasce da una direttiva- cornice dell'Unione europea che impone ai Paesi membri di adeguare le legislazioni alla lotta contro la prostituzione giovanile e la pornografia infantile. La ministra della Giustizia tedesca, Brigitte Zypris, socialdemocratica, ha dunque preparato un progetto per mettere il Paese in linea con le indicazioni di Bruxelles e cercare di creare ostacoli allo sfruttamento sessuale dei minori. La novità più importante sta nel fatto che la legge in questione prevede di abbassare l'età in cui si è punibili penalmente da 18 a 16 anni nei casi di prestazioni sessuali (ma anche effusioni spinte) nelle quali intervenga qualche forma di compenso materiale. A legislazione vigente, se un maggiorenne (o una maggiorenne, ovviamente) «adesca» una minorenne usando denaro o un regalo è perseguibile. Con le nuove norme, l'età viene abbassata di due anni, con il risultato che nel rapporto tra ragazzi viene gettata la minaccia concreta del reato penale. Se la legge passasse, due sedicenni, per esempio, dovrebbero guardarsi da se stessi ma, probabilmente, soprattutto dalla non impensabile reazione di genitori contrari alle effusioni di uno dei due teenager.

Si aprirebbero le porte a ingerenze senza fine. Secondo l'ex giudice federale Wolfgang Neskovic, del partito Die Linke (Sinistra), la riforma «criminalizza il corteggiamento dei teenager», che finora è stato libero. Jerzy Montag, rappresentante dei Verdi, dice che il progetto è ambiguo perché non chiarisce se un giovane si rende colpevole di un reato quando invita a cena o al cinema una ragazza nella speranza di un «avvicinamento sessuale ». Ancora più netti i liberali: Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, che fu ministro della Giustizia, dice che la nuova legge «è in linea con le idee dei cristiano-democratici e dei socialdemocratici di proibire tutto e di regolare tutto». Al di là delle reazioni delle opposizioni politiche, però, anche gli esperti sono critici. Helmut Graupner, un sessuologo citato ieri dal quotidiano Berliner Morgenpost, sostiene che, oltre al diritto di esser protetti dal pericolo della prostituzione, i giovani hanno soprattutto «il diritto di esprimersi anche sessualmente: ma questo progetto limita la loro possibilità di decidere».

Insomma, mentre finora si è punito il «vantaggio» di cui è portatore il maggiorenne rispetto al minorenne, ora si passerebbe a punire l'autodeterminazione. A parere di Graupner, si tratta di un comportamento irrazionale dei politici: «Nessuno vuole essere sospettato di favorire abusi sessuali, ma questa riforma è la semplice traduzione di norme degli Stati Uniti, un misto di pruderie e di panico i fronte al problema della pornografia in relazione ai giovani». Anche l'Italia dovrà adeguarsi alla direttiva. Almeno in questo caso, però, il modello tedesco non è per ora il migliore: ogni gesto di cavalleria, un invito a cena, un anellino tra ragazzini, diventerebbe tabù.

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Grido d’allarme da Bali: salviamo le foreste, salviamo il mondo.

http://www.flickr.com/photos/nbabaian/306392243/in/photostream/
(Panorama) Perfino i pinguini al Polo Sud perdono la strada a causa dell’innalzamento delle temperature (più 2,5 °C in 50 anni), provocato dall’effetto serra. E’ quanto emerge dal rapporto, del Wwf, presentato durante la tredicesima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Le emissioni dannose, però, potrebbero essere efficacemente assorbite dalle foreste: peccato che continuiamo a eliminarle a ritmi vertiginosi. Ora è giunto il momento dell’inversione di tendenza per la deforestazione selvaggia che affligge molte aree del mondo. La speranza è alimentata da uno studio (file pdf) realizzato dal Centro per la ricerca forestale internazionale (con sede centrale in Indonesia e uffici in Africa e America del Sud), e presentato a Bali. Esso riassume i risultati di più di un decennio di approfondite analisi delle cause politiche ed economiche all’origine della deforestazione su scala globale, sostenendo che esiste la possibilità di ridurre le emissioni di anidride carbonica attraverso incentivi finanziari che contrastino quelle cause, se i governi comprendono che esse sono troppo varie e articolate per essere affrontate in modo univoco in ambito politico. L’Indonesia, per esempio, vede sparire 1,9 milioni di ettari di foreste all’anno per l’incremento della domanda cinese di polpa di legno e di quella mondiale di olio di palma; per soddisfarle, viene ritagliato lo spazio necessario alle piantagioni adatte incendiando le torbiere (file pdf) e distruggendo le foreste pluviali, che vuol dire riversare nell’atmosfera 1,8 miliardi di tonnellate all’anno di gas serra. Diverse sono le dinamiche della deforestazione in altre parti del mondo; dal Sud America, dove il gran consumo di carne spinge a eliminare ogni anno 4,3 milioni di ettari per far posto ai terreni da pascolo, all’Africa subsahariana, dove la produzione di carbone e legna da ardere manda in fumo 4 milioni di ettari di foreste all’anno. Il rimedio sembra essere nel multimiliardario mercato globale delle quote di emissioni di anidride carbonica, che potrebbe considerare un buon investimento gli incentivi alle comunità locali per far loro preservare le foreste, anziché distruggerle. A condizione che gli stessi incentivi siano sufficienti ad opporsi alle logiche economiche nazionali che guidano la deforestazione, fornendo un’adeguata ricompensa per il servizio reso all’ambiente. E forse, si lascia intendere, alla possibilità di continuare a inquinare da parte dei Paesi più industrializzati, in grado di comprare così fuori dai loro confini la “ripulitura” dell’aria.

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Rissa sfiorata da "Amici di Maria", tra le due brillanti litiganti... ad Antonino je rode.

(Tvblog) Ogni edizione che passa, ci auguriamo che Amici possa ripuntare sui grandi allievi di una volta e ci lamentiamo che ciò non avviene. Quest’anno, a parte Cassandra De Rosa che costituisce un caso esemplare a sè da approfondire in separata sede, ci sono due grandi donne pensanti a contendersi intelligentemente la scena.

Ovvero Roberta Bonanno e Marina Marchione, le due caposquadra della scuola. La prima è una cantante (peraltro molto avanti nella tecnica), la seconda è un’attrice (dalla mimica facciale irresistibile, oltre che credibilissima nelle esibizioni ‘di stomaco’). Da qualche settimana a questa parte non fanno che scontrarsi, complice la competizione agonistica ma anche due caratteri incompatibili.

I più allergici alle polemiche di Amici non apprezzeranno che a (s)caderci siano anche gli allievi più meritevoli. Ma in questo caso va spezzata una lancia a favore di due ragazze tostissime, consapevoli di partecipare a un reality show in cui la lite catalizza inevitabilmente l’interesse, eppure in grado di uscirne a testa alta.

Entrambe hanno rivelato ai microfoni di Verissimo di stimarsi troppo e di darsi addosso l’una con l’altra proprio per questo. Quel che traspare dai loro battibecchi è, infatti, il classico confronto costruttivo tra due rivali che non perdono la dignità e, soprattutto, la consapevolezza del contesto. In più, è stato riconosciuto da professori e produzione che Roberta e Marina hanno dialettica da vendere, ragion per cui la loro querelle compensa di gran lunga il livello di analfabetismo semi-generale.

Prendete il nuovo arrivato, Antonino Lombardo. Da quando è entrato nella scuola al posto di Gianluca Conversano (povero cucciolo), ha fatto di tutto per mettersi al centro dell’attenzione… ma nel peggiore dei modi. Irritante e ignorante come pochi, il ballerino appena uscito da un corso di salsa e merengue sta cavalcando l’onda dell’uno contro tutti, lanciando sfide a destra e a manca.

Che il suo modello sia l’isterico Raffaele Tizzano, dal ciuffo ritto a prova di rissa, è piuttosto innegabile. Ma l’antipatia, per ora, non depone a suo favore. E mentre Marina e Roberta si accapigliano con stile, lui rincorre mezzucci poco ortodossi per accalappiarsi uno straccio di visibilità. Peccato che anche per dar fiato alla bocca bisogna aver studiato un minimo… l’italiano.

E’ rissa sfiorata ad Amici.

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Jodie Foster “rivela” la sua omosessualità.

(Televisionando) Le voci correvano da anni, il segreto non era poi molto segreto visto che la Foster convive con la produttrice Cydney Bernard, la sua compagna da circa 15 anni, ma visto che l’attrice difende molto la sfera privata ha sorpreso tutti il fatto che Jodie abbia fatto un mezzo “coming out”.

Se sicuramente i siti web di mezzo mondo esagerano nel titolare “La Foster dichiara: ‘Sono lesbica’”, di sicuro ha sorpreso tutti che nel corso di un discorso all’Hollywood Reporter’s Women in Entertainment breakfast l’attrice 45enne abbia pubblicamente ringraziato “la mia meraviglia Cydney che (parafraso) mi resta accanto nel bene e nel male”. Come abbiamo già spiegato, le due donne vivono assieme da circa 15 anni, ed hanno due figli (o meglio, la Foster li ha): Charles, 9 anni, e Kit, 6 anni. La gelosia della Foster per la privacy è tale che l’attrice (che ieri per la prima volta ha parlato a “chiare lettere” del suo orientamento sessuale) ha a lungo resistito ai richiami degli attivisti per i diritti dei gay, tanto da spaccare in due la comunità lesbica che, pur ammirandola per un sacco di motivi, la “detesta” per il suo non prendere posizione: un desiderio peraltro comprensibile, visto che la Foster è nello star system da quando è piccolissima, ed è diventata oggetto del desiderio di numerosi maniaci, incluso John Hinckley, l’uomo che ha sparato a Ronald Reagan. Per la cronaca, la Foster è l’ultima celebrity di Hollywood ad aver fatto coming out, in un anno che ha visto, tra gli altri, le pubbliche rivelazioni di TR Knight (Grey’s Anatomy) e Neil Patrick Harris (How I Meet Your Mother).

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Pignatiello Pdci: No ad uso strumentale delle parole del Papa.

Dove sono cattolici con doppia famiglia quando parla di sociale?.

(Apcom) - "Come al solito il papa viene tirato per la tunica ogni volta che parla. Oggi il solito stuolo di Papa boys, capitanati dall'onorevole Volontè, compagno di partito dell'onorevole Mele, quello del festino all'hotel Flora, non ha perso occasione per un richiamo alle sue parole a favore della famiglia tradizionale". Alessandro Pignatiello, della segreteria del Pdci, si chiede "dov'erano gli stessi cattolici dalla doppia e tripla famiglia quando, qualche settimana fa, Benedetto XVI ha parlato di precarietà come emergenza sociale. E dov'erano quando, contro le parole di papa Wojtyla sulla guerra in Iraq, hanno votato l'invio delle nostre truppe".

"Per quanto ci riguarda - prosegue l'esponente dei Comunisti italiani - non ci servono le parole del papa a convincerci che la precarietà è una piaga sociale e la guerra una minaccia per le sorti dell'umanità. Lo sappiamo da noi e sono la ragione sociale della nostra politica. E non saranno le parole del Papa a farci cambiare idea sui diritti delle coppie di fatto, omosessuali ed eterosessuali. Ai cattolici dalle doppie e triple famiglie - conclude Pignatiello - dico che se il Papa è per loro una guida spirituale dovrebbe esserlo sempre, altrimenti l'uso che viene fatto delle sue parole è solo strumentale".

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L'Olanda lotterà per i diritti dei gay a livello globale.

L'annuncio del Governo ''determinati a lottare contro le discriminazioni nel nostro Paese e nel mondo''.

(lamanicatagliata.com) E' una bella notizia quella che arriva dall'Olanda. Il Governo del Paese ha infatti espresso la sua ferma determinazione a lottare contro l'Omofobia e per i Diritti delle persone omosessuali in Patria e in tutto il mondo. Lo riprota il sito pinknews.co.uk. Molti dei paesi con i quali l'Olanda intrattiene rapporti - in Africa come in Asia - considerano l'omosessualità un crimine punito con multe e prigione. Soddisfazione delle Associazione Gay del Paese.

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Dai reality show al set. Pietro Taricone versione «falco» da fiction. L'ex palestrato entra nel cast de La Squadra.

L'attore, già protagonista del Grande Fratello primissima edizione, vestirà i panni di un poliziotto nella serie televisiva di Rai Tre .

(Il Corriere del Mezzogiorno) Pietro Taricone entra a far parte del cast de La Squadra, fortunata serie televisiva in onda su Rai 3, prodotta da Grundy Italia e RaiFiction. L'ex reuccio del Grande Fratello (primissima edizione) vestirà i panni di un «falco», insieme al navigato Rolando Ravello. »Fare il falco? È mitico!» dice Taricone, intervistato da Emilia Costatini sul Corriere della Sera. «Ho tanti parenti poliziotti - prosegue l'attore - e sin da piccolo sono stato affascinato dalle armi. Il mio personaggio però le usa a fin di bene, per contrrastare i criminali».

«La Squadra» attinge a piene mani dalla profonda laguna nera della cronaca napoletana. Taricone: «I problemi di Napoli sono quelli di tutte le metropoli. La globalizzazione è anche della criminalità. Napoli è una città sempre sotto i rifelttori, non si riesce a nascondere niente. Una particolarità - conclude - che a volte aiuta, altre rovina».

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Contro il dolore a colpi di fumetti.

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/jurek_durczak/140957224/]jurek d.[/url] by Flickr)[/i]

(Panorama) Helsinki chiama, New York risponde. Ma stavolta il grido di dolore che rimbalza da una metropoli all’altra del pianeta si trasforma in un’ironica ribellione alla malattia, sia essa cancro o artrite terminale con mutilazione dei piedi. Contro la sofferenza in generale quest’anno si è schierato, per strane geometrie che solo la sorte sa intrecciare, un vero esercito di agguerrite e talentuosissime illustratrici che non hanno seguito una moda editoriale ma risposto alla malattia che le ha colpite in prima persona con l’unica arma che sanno destreggiare con leggerezza: la matita. E così ecco negli Usa il bellissimo e coraggiosissimo Cancer Vixen di Marisa Acocella Marchetto pubblicato anche in Italia da Salani, un graphic memoir in cui la Marchetto, una star del fumetto per giornali culto come The New York Times e The New Yorker, racconta dal di dentro luci e ombre del suo calvario. Grazie alla sua poesia una volta rotto il tabù, il cancro assume forme ironiche e leggere e il sorriso diventa l’unico modo per schiacciarlo. La vita ha premiato il coraggio della Marchetto. Il St. Vincent’s Manhattan Hospital ha voluto realizzare un’edizione da distribuire a tutte le pazienti dell’ospedale colpite da cancro al seno.

La ragazza senza piedi della finlandese Kaisa Leka, pubblicato dalla Coniglio editore è invece la cronaca a suon di vignette di un’odissea che molti farebbero fatica ad accettare. Quella di un’artrite talmente complicata da richiedere come soluzione finale quella dell’amputazione dei piedi. Ma la storia scorre via leggera, forte nei suoi contenuti e nei valori che tira fuori, dalla paura dell’operazione al dolore fisico, alla fatica del recupero, al trauma delle protesi. La matita di Kaisa Leka riesce a dire quello che le parole fanno fatica a formulare. Un modo di guarire anche questo e soprattutto di testimoniare al mondo che la malattia può essere una forma di arricchimento.
Non sempre il lieto fine è assicurato, nella vita si intende non nei libri. Ma alla fine resta in eredità il coraggio e il talento per esprimerlo. È il caso dell’americana Miriam Engelberg. Con i suoi fumetti in Il cancro mi ha reso più frivola, pubblicato da Tea si è avvicinata alla morte con serenità e perspicacia. Miriam non ce l’ha fatta. Ma quelle tavole ancora parlano per lei.

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Discriminata.

(Il mio canto libero) «Sono io la vittima del sistema, sono gli omosessuali a discriminare me». con queste semplici parole dette al quotidiano Libero la povera senatrice Binetti denuncia la discriminazione ad opera degli omosessuali inviperiti per il suo innoccente voto di "coscienza" sulla norma antiomofobia.


Confidiamo che la sua abitudine a sofferenze e penitenze ben più gravi la aiutino a sopportare ancora questo fardello perché temo che, noi "binettofobi" continueremo a contestare le sue posizioni politiche integraliste e allineate agli ordini vaticani e a considerarle non degne non solo di un partito ma neanche di un Paese democratico.
Noi crudeli illiberali continueremo a lottare perché anche in Italia tutti i cittadini abbiano pari doveri e pari diritti, pari dignità e pari rispetto e continueremo a pensare che chi incita all'odio e alla violenza, chi insulta altre persone (non solo altri cittadini) per il loro modo di essere e per le loro libere scelte individuali e sociali, chi pretende di dettare a tutta la società la propria morale e di imporre agli altri le proprie visioni, le proprie scelte e le proprie scale di valori non curante delle crescenti aspettative di una piena cittadinanza debba stare fuori dalle istituzioni di un paese civile e debba essere punito per il danno sociale che arreca a tutte e tutti noi, non solo omosessuali e transessuali.

Se sostengo che un cattolico è inferiore perché sottomette la sua ragione ad acritiche autorità irrazionali, che compie pratiche innaturali come i digiuni e l'uso del cilicio e che per questo devono essere relegati ai margini della società, esclusi, devono nascondersi, non deve essere concesso loro l'accesso ad alcuni istituti giuridici, compio un atto di libertà di pensiero (forse) ma sicuramente non un atto liberale perché discrimino, insulto, incito a odio e violenza nei confronti di un gruppo, indistintamente in quanto tale. Come tale è giusto che io per questo venga punito e venga messo in condizione di non nuocere ingiustamente ad altri. Questo è il medesimo principio che si vuole estendere anche alla discriminazione nei confronti di persone omosessuali e transessuali, ed è una elementare legge di civile convivenza e di rispetto per le diversità, in particolare per quelle che storicamente sono state oggetto di discriminazione o scusa per discriminare.
Con il suo NO al Senato la cara Binetti compie un atto, non di coscienza (tutti i cattolici che conoscono non vedono perché non si debbano tutelare le persone impedendo che vengano discriminate) ma di fedeltà politica ai suoi mandanti vaticani e un atto di egoismo che le consenta di continuare a insultarci e discriminarci impunemente!
In chiusura vorrei però rassicurarla nessuno tra gli omosessuali la discrimina in quanto cattolica (la stessa solfa ripetuta dal povero Buttiglione ai tempi della farsa sulla Commissione Europea) né in quanto Binetti. Noi ci limitiamo a criticare le sue idee e le sue posizioni politiche, a ritenerle integraliste e incompatibili con un partito e un governo di centrosinistra (e il suo voto al Senato fa chiarezza in proposito), nonché incompatibili con le istituzioni di un paese democratico e con le regole della civiltà. Quel che ci auguriamo è che anche lei ne prenda atto. Oltrettutto Noi tutti, come cittadini elettori, abbiamo non solo il diritto ma persino il dovere di valutare i nostri rappresentanti (qualcuno dice i notri dipendenti) in base alle loro scelte politiche e alle posizioni espresse e in base a queste decidere il nsotro orientamento e il nostro voto.
Allo stesso tempo mi scuso per le sofferenze umane che le provoca il sentirsi discriminata, magari la aiuterà a capire cosa si prova ad esserlo, per di più da sempre per quel che si è e senza capirne neppure le vere ragioni!

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La Rai e la trama del Biscione. L'azienda pubblica è allo sbando mentre Mediaset-Endemol la controllano.

Parla il dirigente Rai. Colloquio con Giovanni Minoli.
(Emiliano Fittipaldi - L'Espresso) Il tapiro di 'Striscia la Notizia' troneggia sulla libreria del salotto. Giovanni Minoli lo guarda, sorride e scuote la testa. "Antonio Ricci me l'ha dato nel 2004. Ero, lo ammetto, abbastanza attapirato. Flavio Cattaneo e Antonio Marano, al tempo direttore generale e di rete, avevano deciso di rilanciare 'Mixer' su RaiDue. A Bruno Vespa l'idea non piaceva, e con due telefonate l'ha fatta cancellare dal palinsesto. Lui ha più potere dei dirigenti, non so se mi spiego. A parte questo, non ricordo altre pressioni. Rai Educational non è certo al centro degli interessi politici".

Intercettazioni Rai-Mediaset: Minoli è tra gli scandalizzati o tra chi sostiene che è tutta una montatura?
"Mi sono molto dispiaciuto per l'azienda e la sua credibilità, ma non sono affatto stupito. Da ben 14 anni viviamo polemiche e contrasti nati all'ombra del conflitto di interessi di Silvio Berlusconi. L'incesto tra Rai e Mediaset è la conseguenza di un problema mai risolto. Scandali e scandaletti si manifestano ciclicamente, in modo più clamoroso o sottotraccia a seconda delle fortune politiche del Cavaliere".

Il centrosinistra ora vuole accelerare il percorso della Gentiloni.
"Bene, ma non facciamo gli ipocriti. Ds e Margherita hanno spesso urlato e costruito barricate all'opposizione, facendo finta di nulla una volta guadagnato il governo. A seconda degli interessi del momento. Gira e rigira, la famigerata legge Gasparri è ancora lì. Bisogna buttarla via subito e riscriverla daccapo".

È così brutta?
"Con le nuove norme la politica si è assunta, molto più che in passato, la responsabilità diretta dell'azienda. Ha provato a giocare in prima persona. Il risultato è catastrofico: il servizio pubblico è allo sbando, il direttore generale ha un margine di governance ridotto al minimo. Non può firmare contratti superiori a 2,5 milioni e non può scegliere le prime linee dei collaboratori. Senza dimenticare che, con l'acquisto della Endemol, c'è un controllo diretto di Mediaset su una parte della Rai. Una cosa enorme, che è passata quasi in sordina".

Qualcuno parlò di una privatizzazione strisciante.
"Esatto. La Endemol ha i programmi più redditizi delle nostre reti. 'La prova del cuoco', 'Affari tuoi', 'Il treno dei desideri', 'Che tempo che fa', fiction di successo. Prodotti che fruttano circa il 40 per cento del fatturato della Sipra, la concessionaria di pubblicità. In pratica Mediaset tramite Endemol crea un quarto del giro d'affari della Rai, e potrebbe - a seconda dei contratti stipulati - persino mettere becco sui palinsesti. Vi rendete conto? La Rai di fronte a un cancro simile dovrebbe smarcarsi, tornare a pensare e realizzare programmi in totale autonomia. Risparmierebbe miliardi ed eviterebbe il paradosso di dipendere dalla concorrenza. Invece, in attesa del nuovo piano editoriale, c'è stasi assoluta".

Parafrasando Celentano, la situazione non è buona.
"Le do due cifre. Negli ultimi dieci anni la Rai ha perso quasi 12 punti di share. Il deficit tendenziale viaggia verso i 500 milioni di euro. Anche il Biscione è in crisi, ma ha reagito al dilagare di Sky acquistando la Endemol. Bella mossa. Noi non abbiamo messo in campo alcun progetto per recuperare competitività. Per non fare la fine dell'Alitalia, dobbiamo muoverci come la Fiat. Serve un Marchionne che rimetta il prodotto al centro dell'azienda. Bisogna ridurre i burocrati e assumere più autori. Si è iniziato, ma non basta. Puntiamo anche noi sull''effetto 500'".

Ossia?
"Marchionne ha preso dalla cineteca del Lingotto una vecchia auto, le ha fatto il restyling e vinto in Italia e in Europa. Lo sa quante '500' ci sono nella cineteca Rai? Centinaia. Prenda la 'Prova del cuoco' della Clerici. Ci sono almeno sette format quasi identici nascosti in soffitta. Compriamo trasmissioni già nostre. Il problema è che oggi i creativi sono pochi, si contano su una mano. I 'grandi manager per caso', alla Pier Luigi Celli, li hanno sistematicamente emarginati. Lui stesso lo ha ammesso in un'intervista. È pazzesco, hanno cancellato il core business dell'azienda. La politica ha grandi responsabilità".

Le lottizzazioni c'erano anche con la Dc, comunisti e socialisti...
"Vero. Ma applicare l'attuale sistema bipolare alla Rai è impossibile. Il conflitto d'interessi è un 'monstrum'. L'azienda nasce proporzionale, la concorrenza tra i partiti faceva sì che le reti di riferimento gareggiassero in qualità, tutti i santi giorni. Alla Rai c'era il meglio, non scordiamolo. Oggi siamo alla fine della corsa: o si reagisce o si rischia davvero di morire".

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Grillini e Benedetto XVI. I "papi" e il gioco delle parti.

FAMIGLIA/ GRILLINI: PAPA DICE BUGIE, PLURALISMO E' FATTORE DI PACE.
Stupefacente rovesciamento della verità di Benedetto XVI.

(Apcom) - "E' stupefacente il rovesciamento della verità nell'ennesimo pronunciamento familista del Papa". Critiche alle dichiarazioni di Benedetto XVI arrivano da Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay. "Per quanto riguarda il rapporto tra famiglia e pace - sottolinea in una nota - è vero esattamente il contrario di ciò che sostiene Ratzinger: laddove è riconosciuto il pluralismo familiare, comprese le famiglie gay, registriamo altissimi livelli di benessere, coesione sociale, creatività, di sviluppo e soprattutto di pace".

"Queste sono tutte caratteristiche delle società occidentali dove il potere delle religioni è stato fortemente ridimensionato dalla secolarizzazione. Volgendo lo sguardo ai drammatici focolai di guerra che esistono nel mondo - prosegue il presidente onorario dell'arcigay - scopriamo che sono quasi tutti legati al fondamentalismo religioso e a regimi che negano la libertà delle minoranze, compresa quella religiosa. Medio Oriente, Sud est asiatico e Centrafrica sono teatro di guerre provocate dalla religione e non certo dalle coppie di fatto, dalle unioni civili, da famiglie monogenitoriali o ricostituite e dalla famiglie di omosessuali e lesbiche. E' molto triste che si cerchi di difendere una visione familista, di carattere religioso - conclude Grillini - che non ha nulla a che vedere con la realtà odierna degli esseri umani, con la bugia e con l'insolenza".
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"Chi osteggia la famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna e l'accoglienza della vita umana rende "fragile" la pace nel mondo, perche' "indebolisce quella che di fatto e' la principale agenzia di pace". E' quanto afferma Benedetto XVI, nel suo messaggio per la "Giornata Mondiale per la Pace 2008", presentato oggi in Vaticano.

Il Papa ribadisce che, sul piano internazionale, le leggi giuridiche devono sempre richiamarsi alla "norma morale naturale". "La legge morale comune, al di la' delle differenze culturali, permette agli esseri umani di capirsi tra loro circa gli aspetti piu' importanti del bene e del male, del giusto e dell' ingiusto", osserva."

La legge naturale è quella della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, secondo cui ogni persona ha diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. L'omosessualità è mille volte più "naturale" della castità pretesa dai cattolici.
La famiglia primo agente di pace? Forse, ma certi omicidi per l'"onore" familiare mi sembrano poco pacifici. L'omicidio di Hina era istigato dalla famiglia.

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Il 69% degli stupri sono opera di partner, mariti o fidanzati; solo il 6% sono opera di estranei. (corriere)

Sono circa 6.800.000 le donne fra i 16 e 70 anni (32%) che hanno subito un atto di violenza fisica o sessuale; se si considera anche quella psicologica la quota sale ad oltre 12 milioni di italiane. Ogni anno ci sono circa 74 mila di stupri tra tentati e consumati, oltre 200 al giorno. In generale, 4 milioni riguardano violenze fisiche, 5 milioni sessuali, un milione di stupri. Nel 67,4% dei casi si tratta di violenza ripetuta, soprattutto in famiglia. Il 91,1% della violenza sessuale e' ripetuta. Negli ultimi 12 mesi, le violenze fisiche o sessuali sono state 1.250.000, il 5,4%. Gran parte delle violenze rimangono nel sommerso, solo il 7% e' denunciata. Anche le minacce e i maltrattamenti sono commessi per il 60% dai partner e nel 64,2% sono gravi. Solo il 18% delle donne pensano che la violenza del partner sia reato. Solo un quarto degli autori dei fatti viene imputato e solo l'8% e' condannato. Alla fine, meno dell'1% del totale e' condannato. (ansa)
Qualcosa non torna. Viva la famiglia e di qualunque tipo?

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Jovanotti superospite al Festival.

Jovanotti(Tvblog) Da queste parti più volte si è sottolineato quanto sia ridicola la corsa al superospite al Festival di Sanremo, e quanto si dovrebbe, nel festival della canzone italiana, privilegiare la gara.

Tant’è, i pezzi forti di questo pezzo di paleotelevisione che resiste al tempo che passa restano proprio i cosiddetti superospiti. Uno di essi, nel nuovo festival di Pippo Baudo, sarà il sempreverde Jovanotti - che i meno giovini ricorderanno in gara a Sanremo, con un improbabile Vasco.

L’esibizione la potete vedere alla fine dell'articolo, anche se la qualità è quel che è. Era il 1989, il brano era dello stesso Jovanotti - che salutava un’allibita platea dell’Ariston con un improbabile ciao ragazzi, grazie - e di Cecchetto-Cerosimo, presentavano Rosita Celentano, Paola Dominguin, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi. Fra le nuove proposte vinceva Mietta, fra gli emergenti (!) Paola Turci, fra i big trionfava il duo Leali-Oxa con Ti lascerò.

Il cantante, secondo il settimanale Chi, parteciperà al Festival inseme al brasiliano Sergio Mendes.
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Sergio Mendes Mas Que Nada

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Arezzo. Il Decamerone di Ugo Chiti al Teatro "Pietro Aretino".

"Decamerone - amori e sghignazzi", nel libero adattamento di Ugo Chiti, una produzione Arca Azzurra Teatro, è l'appuntamento della stagione di prosa organizzata dall'assessorato alla cultura del Comune di Arezzo in programma mercoledì 12 e giovedì 13 dicembre alle 21 al Teatro "Pietro Aretino" di via Bicchieraia.
C'è una doppia ulteriore occasione per gli amanti del teatro per intrattenersi con Ugo Chiti: un'ora prima dell'inizio dello spettacolo, l'appuntamento oramai consolidato dell'aperitivo. Giovedì 13 dicembre poi, per "Incontriamoci a teatro", registi e attori si raccontano, Ugo Chiti sarà al "Pietro Aretino" dalle 17,30. Ingresso gratuito.

Lo spettacolo prende a pretesto una delle novelle più squisitamente "boccaccesche" del Decamerone, la vicenda di Masetto che "si fa mutolo e diviene ortolano in un monastero di donne", per innestarvi altre novelle narrate dalle monache con intenti e finalità diverse.
Tutti, uomini e donne, in quella grandiosa commedia umana che è il Decamerone, si muovono passando dal comico al tragico con lussureggiante invettiva. Uomini e donne colti in un perenne movimento che è equilibrio e balletto, rappresentazione reale e metaforica della vita osservata con occhio sarcastico e dolente assieme.

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Aperitivi, concerti e letture nelle fabbriche milanesi.

(02 blog) I recenti e terribili fatti di cronaca hanno messo le fabbriche sotto l’occhio del ciclone. Ma quando si parla di fabbriche si parla anche di riqualificazione di impianti dismessi, spesso veri e propri monumenti da salvaguardare e scoprire. Ed è proprio questo l’obbiettivo dell’assessorato al Turismo: scoprire angoli di città colmi di storia che hanno trovato una nuova identità attraverso una lenta evoluzione che ha trasformato Milano da città industriale a città del terziario avanzato.

E’ La Milano delle fabbriche, un percorso turistico insolito che, fino al 20 dicembre, propone 10 giorni di aperitivi in fabbrica con concerti e letture nelle sedi aperte per l’occasione, con ingresso gratuito. Ieri ad inaugurare l’iniziativa ci ha pensato il musicista Folco Orselli nello storico edificio della Mensa Operaia in via Montegrappa. Oggi, martedì 11, il cortile dell’antico Magazzino della seta, sede di Banca Popolare Commercio e Industria, si anima con la performance di letture e musica “La via della seta” (ore 20.30, via Moscova 33, ingresso gratuito su prenotazione al tel. 02.795892).

Si prosegue giovedì 13 con la serata di letture, video e musica jazz alle Officine Om, ora Studio Pietrasanta 12 (dalle ore 18, via Pietrasanta 12), e venerdì 14 le visite guidate e il volo in dirigibile all’Hangar Forlanini ora Officine Leonardo (dalle ore 19.30, via San Giusto 85), mentre lunedì 17 il Museo della scienza e della tecnologia proporrà visite guidate a tema (ore 18.30-24, via San Vittore 21). A sopportare la bella iniziativa anche una guida del Comune allegata al prossimo numero di ViviMilano.

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Bandire i gay dalle cariche pubbliche. In Lettonia lo chiede la chiesa cattolica.

Il cardinale cattolico della Lettonia Janis Pujats ha chiesto pubblicamente ai partiti politici di fare una legge che vieti ai gay di essere eletti a cariche pubbliche. Mentre il paese si prepara ad eleggere un nuovo parlamento l'alto prelato nella sua lettera al paese chiede ai tre principali partiti politici di non mettere in lista nessun gay e di non nominare alcun omosessuale a cariche non elettive: "i principali partiti devono essere essere pronti a difendere la nazione contro l'invasione dell'omosessualità nella vita pubblica", secondo quanto riporta il Baltic News Service. I

Il cardinale Pujats, continua la sua richiesta dicendo che le leggi europee devono essere disapplicate se vanno contro la morale della nazione. Tutti e tre i candidati premier dei principali partiti nel corso di un pubblico dibattito hanno preso le distanze dalle posizioni del cardinale.

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Will Smith:"Il sesso mi ha salvato". Confessione shock dell'attore.

(TGCom) Durante il tour promozionale per l'uscita dell'atteso film drammatico "I am legend", nelle sale Usa dall'11 gennaio, Will Smith ha rivelato un particolare inedito e piccante della sua vita. "Durante l'adolescenza - ha spiegato il divo del cinema - mi sono abbandonato ai piaceri del sesso, così tanto da allontanare gli altri vizi come la droga o l'alcol".

L'attore 39enne ha svelato come ha tenuto lontane le tentazioni delle droghe in tutta la sua vita. Come riporta il sito icydk.com, Smith ha raccontanto come da giovane amasse tantissimo anche fantasticare sulle donne, ogni volta che aveva del tempo libero. Il protagonista di "La ricerca della felicità" di Silvio Muccino è amatissimo negli States, tanto che ha è entrato a far parte dell'elite le cui impronte sono impresse nel cemento del marciapiede davanti al Teatro Cinese di Hollywood. Prima di lui hanno lasciato le orme attori del calibro di Marilyn Monroe, Sophia Loren e Cary Grant.

L'attore candidato all'Oscar per "Alì" era accompagnato dall'amico e collega Tom Cruise, che è stato intervistato dalla trasmissione Entertainment Tonight: "Sono onorato di conoscere Will e la sua famiglia - ha detto Cruise -. Quando sono con lui mi sento ispirato, ci diamo forza a vicenda. Condividiamo lo stesso livello di realtà e di impegno nei confronti del nostro lavoro e delle nostre famiglie. E poi Will sa come divertirsi!".

E non è finita qui. Will Smith ha detto di voler diventare un giorno presidente degli Stati Uniti. L'attore, che ha dichiarato il suo appoggio al candidato democratico Barack Obama per le presidenziali del prossimo anno, ha scherzato sulla sua possibile elezione: "Ho sempre sognato di diventare il primo presidente nero degli Stati Uniti - ha affermato - e Obama mi ha rubato l'idea. Comunque può andare prima lui, basta che mi lasci il posto quando sarò pronto".

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Parità.

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Sean Penn dice che il traditore Bush merita la fucilazione, peace & love.

(Christian Rocca) New York. A morte Bush, abbasso Hillary, peace & love. Nella campagna elettorale americana è sceso in campo Sean Penn, l’attore più radicale del reame di Hollywood. Alle prossime elezioni primarie, il premio Oscar ovviamente non voterà per i disprezzati repubblicani, ma nemmeno per i favoriti del campo democratico. Secondo Sean Penn, Hillary Clinton, Barack Obama e gli altri big del partito sono soltanto una versione moderata del male assoluto bushiano. Penn non sopporta il fatto che siano inguaribili centristi, incapaci di considerare i crimini della Casa Bianca degni della pena di morte e, addirittura, timorosi di avviare le procedure di impeachment per rimuovere i responsabili dal loro ufficio. Il suo uomo è Dennis Kucinich, il bizzarro candidato di ultra sinistra che si è opposto alla guerra al terrorismo fin dal primo giorno, noto più che altro per aver mandato in bancarotta la città di Cleveland quando era sindaco e, più recentemente, per aver visto gli Ufo nel giardino dell’attrice Shirley McLaine.
In un ampio discorso tenuto venerdì scorso in una sala gremita della San Francisco State University, Sean Penn ha testualmente detto che Bush e compagni meritano la pena di morte per fucilazione. Penn, naturalmente, è contrario alle esecuzioni capitali, ma per la gang di George W. potrebbe essere pronto a fare un’eccezione: “Sono contrario alla pena di morte – ha detto nel suo discorso di endorsement a Kucinich – ma le leggi attuali prevedono che gente come Cheney, Bush, Rumsfeld e Rice, se trovati colpevoli, potrebbero trovarsi con un cappuccio sulla testa e con le mani legate e poi messi di fronte a un corpo di 12 uomini armati pronti a eseguire la condanna a morte per fucilazione”. Tutto questo, ha detto Penn, mentre “il Congresso, dominato in modo codardo dai democratici, riesce a malapena a trovare un’unica voce capace di proporre perlomeno l’impeachment. Questa è la voce di un vero americano. Questa è la voce del deputato Dennis Kucinich”.
Barba lunga, capelli arruffati, occhiali calati sul naso e vestito con un giubbottino bomber, Penn ha letto con tono monocorde il suo discorso, anche quando un unico studente repubblicano gli si è messo davanti e, rivolto verso il pubblico, ha mostrato un cartello che diceva: “Hey, Sean, ultimamente hai visto qualche Ufo?”. Secondo Penn, i repubblicani hanno devastato la Costituzione americana, che lui considera bella quanto quella venezuelana del suo nuovo amico Hugo Chavez (“un documento molto bello, non diverso dal nostro”).
“Bin Laden ora è contento”, ha detto Penn, perché grazie a Bush e alla vigliaccheria dei democratici l’America è diventata un paese di “torturatori”, di “violatori di principi” e di “pecoroni indeboliti”. La cosa più grave, secondo Penn, è che anche a sinistra ci sia una certa riluttanza a denunciare queste cose. C’è chi parla semplicemente di crimini e trasgressioni, ma per l’attore e regista si tratta di un vero e proprio “tradimento”, commesso non solo dai responsabili diretti di questi atti, ma anche da chi “sostiene questa Amministrazione attraverso la propaganda mediatica”.
Sean Penn ce l’ha anche con i suoi amici. Con la stampa liberal e con i circoli sociali di New York che continuano a parlare di “eleggibilità” dei candidati e a favorire le politiche centriste di Hillary. In gioco c’è la Costituzione, avverte Sean Penn, nella scelta del presidente non può essere decisiva l’altezza del candidato, il suo brutto taglio di capelli e nemmeno la moderazione. Kucinich è basso, ha un taglio improbabile e non è moderato nel difendere i principi americani, ma è il più nobile e meritevole dei candidati grazie a una piattaforma politica che Penn giudica coraggiosa e pacifista. “Siamo noi a determinare chi è eleggibile – ha detto Penn – ed è semplicissimo: se chiunque di noi che crede davvero nella Costituzione degli Stati Uniti andrà a votare per Kucinich, Kucinich sarà eletto”.
Penn ha ammesso di aver avuto una sbandata per uno dei candidati principali, uno degli avversari democratici di Kucinich. Poi però si è accorto che quest’altro candidato non è così deciso a difendere la Costituzione come il suo Dennis, quindi è tornato a sostenere il minoritario deputato dell’Ohio. Penn non ne ha fatto il nome, ma il candidato su cui aveva investito un po’ di fiducia è quasi sicuramente Barack Obama. Certamente non è Hillary Clinton. Di lei, dopo aver immaginato la fucilazione di Bush, ha detto cose terribili. Intanto, ha voluto ricordare che “non è Bill Clinton”, malgrado “lui conceda alla moglie la faccia del suo talento”. Per Penn, infine, “non bisogna sottovalutare il danno che l’ambizione di Hillary potrebbe causare al paese”.

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Sinistra di lotta e di governo: i quattro ministri rossi e il nodo Dal Molin.

I comitati
(Panorama) C’era una volta la sinistra di lotta e di governo. Ovvero quella che nelle piazze si lamentava dei padroni e poi nei palazzi della politica votava insieme agli altri. C’era una volta? No, c’è ancora. Ed è pronta a permeare anche la neonata Cosa Rossa, la federazione che da domenica si chiama La sinistra-L’arcobaleno.

Che i comportamenti siano ancora quelli della sinistra di lotta e di governo lo denunciano gli antagonisti della rete Lilliput che protestano da oltre un anno contro la base militare americana di Vicenza e che ora attaccano anche i compagni: “Ci avevano promesso, e stava nel programma dell’Unione, una riduzione delle spese per gli armamenti. E soprattutto hanno recentemente approvato la Finanziaria nella quale sono stati stanziati i fondi per il finanziamento della nuova struttura militare che raddoppierà di fatto la base militare americana. Si fanno belli con il popolo antagonista dicendo che sono contro la base, ma nei fatti avallano la decisione di ampliare la base”. Per protestare contro la base americana a Vicenza è prevista una tre giorni di confronto (un’assemblea prima e un convegno poi) che culminerà con una manifestazione il 15 dicembre. A cui hanno aderito tutti e quattro i partiti, di lotta e di governo, della Cosa rossa.
Un assaggio della protesta, e della spaccatura tra movimenti e partiti, si è avuta a Roma proprio in questo fine settimana dove si celebrava la nascita della Sinistra unita. Non è mancata la contestazione pacifica (sotto forma di “okkupazione” dell’assemblea della Cosa rossa) dell’associazione No Dal Molin che ha chiesto alla Sinistra-L’arcobaleno di adoperarsi, anche in sede di governo, per scongiurare il raddoppio della base militare della Nato a Vicenza. E i quattro ministri rossi Alfonso Pecoraro Scanio (Ambiente), Fabio Mussi, (Università), Alessandro Bianchi (Trasporti) e Paolo Ferrero (Solidarietà sociale) non se lo sono fatti dire due volte: hanno inviato una lettera a Romano Prodi in cui chiedono di ridiscutere il raddoppio della base militare.
La spiegazione che danno quelli della sinistra a Panorama.it ha un sapore tutto politichese: la Finanziaria, dicono senza voler essere citati, non prevede il raddoppio della base, ma solo uno stanziamento di fondi per le strutture militari. È per questo che, per premere sul resto della coalizione, è stata avviata quell’iniziativa politica nella quale i 4 ministri hanno preso carta e penna scrivendo al premier.

Oliviero Diliberto, Fabio Mussi, Pecoraro Scanio, Franco Giordano all'assemblea de La Sinistra - Arcobaleno | Ansa

I Verdi inoltre pongono una questione ambientale, come sottolinea il vicepresidente del gruppo Verdi-Pdci al Senato, Natale Ripamonti: “Abbiamo chiesto che prima di qualsiasi intervento di raddoppio della base sia fatta la valutazione d’impatto ambientale. Di certo non sarà questa Finanziaria a dare il via libera al raddoppio della base, che è ancora tutta da vedere”.
Fonti del ministero della Difesa aggiungono che, visti gli impegni presi ormai tempo fa, il raddoppio della struttura militare non si discute: gli accordi con gli Usa erano quelli di concedere il raddoppio della base. E così sarà.
Come finirà? Come il copione di un film già visto: a protestare a Vicenza ci saranno tutti. Forse Romano Prodi chiederà (o esigerà?) che non scendano in piazza membri del governo; seguiranno le solite tensioni nell’Unione, ma alla fine gli accordi internazionali con gli Usa verranno rispettati. Magari con l’astensione di alcuni (i soliti) ministri intrappolati nel loro doppio ruolo di lotta e di governo.

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