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venerdì 16 novembre 2007

Che c’entra Federico Fellini con Matthew Barney? La risposta a Monfalcone.

(Exibart) Continua il raffinato confronto tra videoarte e cinema condotto dalla Galleria Comunale di Monfalcone. Dopo i progetti dedicati a Pierpaolo Pasolini e Luchino Visconti è infatti la volta di Federico Fellini.
Una mostra - Voci dalla luna. Omaggio a Federico Fellini, aperta dal 16 al 18 novembre con orario 21-24 - è l'occasione per analizzare l'eredità visiva del grande cineasta riminese in una selezione di video di artisti internazionali, da Guy Ben-Ner a John Bock, Cyprien Gaillard, Alexander Heim, Katarzyna Kozyra, Robin Rhodes, Pipilotti Rist, Guido van der Werve, Minnette Vári, David Zink Yi.
La sera dell'inaugurazione prevista inoltre la proiezione, presso il Teatro Comunale, di Cremaster 5 di Matthew Barney, monumentale opera animata da un gusto per l'immagine e da una visionarietà felliniane. (d. c.)
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Inaugurazione: venerdì 16 novembre 2007 - ore 19.00
Galleria Comunale d'Arte Contemporanea
Piazza Cavour 44 - Monfalcone (Go)
Ore 21: Cremaster 5
Teatro Comunale, Corso del Popolo 20
Info: 048146262 -
galleria@comune.monfalcone.go.it
Web: www.comune.monfalcone.go.it/galleria

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Calendari 2008: Una difficile decisione...

Ma quanti sono? Bhe parecchi... C'è quello fatto per beneficenza, quello fatto per esibizionismo, quello fatto per un puro e seplice business, quello dei pompieri, dei calciatori, degli attori, delle modelle, di lingerie, quello dei gay, australiani, nuotatori, casalinghi, mutande, reggipetti, motociclisti, ciclisti, automobilisti, preti, parrucchiere, impresari di pompe funebri, Ci sono quelli che mostrano le "zizze" e quelli che mostrano degli "uccelli", altri con dei cani, ecc. ecc. ecc. ecc. Alla fine per quel che mi riguarda mi accontenterò di quello di "Frate indovino". Che ne dite? Forse è l'unica...
E date un'occhiata anche a questi che abbiamo pubblicato oggi















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La peggio gioventù si mette in mostra on line.

(Cristina bassi, Nicola Bruno, Luca Dello Iacovo - Panorama) La selva oscura della Rete. È l’angolo buio dell’enorme prateria dove pascola l’ultima generazione, quella che è capace di dialogare col mondo davanti allo schermo di un computer. Panorama si è soffermato nell’angolo buio. E tra la giungla di siti, blog, video pubblicati online ha scoperto un mondo che va al di là dell’immaginazione.
Droga, razzismo, sesso estremo, violenza e molto altro. Raramente gli “adulti” si affacciano a vedere cosa succede daquelle parti. Accade quando è
la cronaca nera a forzare la mano. È accaduto per esempio dopo l’assassinio di Meredith, a Perugia, e dopo la strage dello studente finlandese. Due fatti di sangue preceduti da incursioni dei protagonisti nel mondo virtuale. È là che bisogna cercare per cogliere la degenerazione di una generazione. Che ormai vive oltre il senso della privacy, ossessionata dal bisogno di condividere e raccontarsi. Anche negli aspetti più sconcertanti.
Ci si ubriaca a una festa universitaria e si finisce col menarsi? Qualcuno riprende con il cellulare e il giorno dopo il filmato è su Youtube (vedi sotto), naturalmente senza aver chiesto il permesso ai compagni di sbronze.
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Il fotoclip (immagini accompagnate da un sottofondo musicale) è un format a forte impatto emotivo, utilizzato per raccontare le esperienze più varie. Lo studente finlandese è ricorso allo stesso sistema per annunciare il suo proclama contro “l’umanità sopravvalutata” nel video intitolato Jokela High School Massacre e “postato” su Youtube. Si firmava Sturmgeist89. Ma nessuno pensava che potesse sparare davvero.

Violenza
Sul web già compaiono i video sulla guerriglia seguita alla morte del tifoso Gabriele Sandri (qui il profilo che Gabriele aveva su MySpace). E da Milano a Palermo, si rincorrono altri filmati di scontri tra ultras e polizia con molotov, fumogeni, mazze, pietre. Urla di sfida contro le forze dell’ordine e gli avversari, come nel coro cupo di alcuni tifosi napoletani: “Sangue. Violenza. Per chi non ci rispetta“. O come nel video in cui un giovane allo stadio Friuli di Udine grida contro i “terroni“.

Se i campi sportivi diventano trincee durante le giornate di campionato, dalle città arrivano reportage filmati con il cellulare dai testimoni di risse e scontri. Così, per esempio, si vede che in un incrocio di Napoli bastano un tamponamento e un insulto sottovoce per arrivare alle mani. Sempre un telefonino riprende Dario, un adolescente seduto su un marciapiede di periferia, mentre litiga con gli spacciatori: “Nui vennimm’ l’erba” grida uno dei presenti. In un altro filmato un ragazzo colpisce a pugni il volto di un coetaneo, lo costringe a sdraiarsi a terra, si siede sopra di lui e continua a picchiarlo con un pallone sgonfio: due amici si avvicinano, riprendono la scena con i cellulari e la guardano in diretta sullo schermo. Come se fosse un film.
All’ingresso di una nota discoteca romana scoppia una rissa: si vedono intervenire quattro uomini della sicurezza per dividere gli avversari. Pugni, urla, sangue. E nelle immagini dei concerti del gruppo Zeta zero alfa alcuni fan usano cinture borchiate per frustarsi in massa: saltano, si scontrano e colpiscono gli altri a tempo di musica. Un rito collettivo chiamato “cinghiamattanza“.
Nei blog spesso appare anche un altro genere di violenza, più sotterranea, quella contro se stessi: “Al benché minimo dolore io ho voglia di suicidarmi” scrive Mattia nella sua pagina online. E Roby, 15 anni: “Riuscirei a suicidarmi? È difficile dirlo. Me lo sono chiesta parecchie volte”. Zoe è una veterana del mezzo (blogga dal 2004) e si presenta con una lunga serie di icone: è una cattiva ragazza, “chimica” e “acida”. Si descrive in versi: “Ma c’era un male in lei che non si cura mai, né coi baci, né con la cocaina sai, senza lacrime, senza regole”.

Armi e droga
Con il web, poi, l’aggressività si può imparare facilmente. Non è difficile trovare video di corsi, realizzati all’estero, che insegnano come usare un kalashnikov, una p38, una glock. Gli istruttori sono precisi: spiegano il montaggio dell’arma, la manutenzione, il funzionamento, l’impiego in azione. In alcuni casi sono bambini che indossano un’uniforme a impugnare pistole e fucili per provarne l’efficacia.
Poi la droga, tanta. L’utente Delirious- People si riprende con gli amici subito dopo avere ingoiato una pasticca. E via così, molti altri, come il primo piano di “Bianco calato dopo una serata con i gnari del parco”: pallidissimo in volto, prova comunque ad articolare qualche suono mentre l’amico più sveglio lo incalza. L’autore del video condivide molte altre bravate notturne: le “pisciate nel cestino” in un viale di periferia o la “gara a chi si fa più male schiantandosi contro una siepe a bordo di un carrello”. A Lago Patria, in provincia di Napoli, un gruppo di ventenni passa il pomeriggio all’insegna di “un po’ di robba mista“. Uno di loro dice: “Oggi m’appicc’o cervello”. Cosa avranno assunto? Molto probabilmente cobrett, il composto di hashish ed eroina di scarto venduto per pochi euro in tutte le grandi città.

Razzismo
“Qual è la razza peggiore tra zingari, romeni, cinesi, negri, albanesi? Chi vorreste eliminare e perché?” si chiede il Dona su un forum frequentatissimo. “Le razze esistono, ce ne sono di superiori e di inferiori” gli fa eco il moderatore di “Socialmente inutile“. “No all’Islam” ha creato un blog dove spiega perché, secondo lui, gli italiani dovrebbero riprendersi il proprio Paese usurpato dai musulmani. Persian Mehdi gli risponde con altrettanta aggressività. Altro che integrazione: “Roma un giorno sarà capitale islamica, impara a rispettare gli islamici perké sono solo loro ke governeranno sui tuoi figli”.
Il razzismo trova modo di esprimersi anche attraverso i video. “Via gli zingari” è il titolo di un manifesto fatto di foto e slogan presi dall’estrema destra, mentre un altro spot girato da adolescenti (Disinfestazione zingari̶" spiega come cacciare i nomadi. Il proclama “Contro l’invasore extracomunitario” è pronunciato dalla finestra, a mo’ di Duce, da Andre che fa il saluto romano e indossa la camicia nera davanti al suo pubblico. Un altro ragazzo robusto col giubbotto in pelle mima con una bottiglia rotta in mano un romeno. Conciso ma convinto, un membro dei Casetta boys dichiara davanti alla web cam: “Sono contro i musulmani“.

Sesso & affini
Chi si sognerebbe di spogliarsi in una stanza piena di gente? Quello che nella vita reale è un caso isolato, in rete può diventare la norma. Gli interpreti di una fiction a sfondo erotico (che però è vera e si gioca a volto scoperto) sono adolescenti e ventenni, maschi e femmine allo stesso modo. A volte i visi non ci sono, si vedono solo dei pezzi di corpi. Ma non manca chi si mostra per intero e sorridente. I filmati di semplici strip tease sono ormai superati, c’è chi va oltre: la liceale che fa la lap dance nel bagno della scuola e rimane in topless, i due ventenni in mutande e al guinzaglio che si fanno frustare dal loro “padrone”, le due ragazzine in jeans e maglietta, con l’apparecchio ai denti, che si baciano a lungo davanti alla telecamera. La voce fuori campo di un ragazzo dà le istruzioni e insiste perché non smettano. Alla fine le protagoniste si spazientiscono: “Per continuare vogliamo essere pagate”.
Molti filmati spesso sono goliardici, come la “pubblicità progresso” dal titolo “Dona il tuo pene“. Ma a volte sconfinano nell’inquietante: Giuseppe A. indossa solo slip bianchi e scarpe rosse coi tacchi a spillo e si scrive addosso col rossetto frasi enigmatiche, come “3° sex” od “orientamento sessuale”.
Non c’è solo esibizionismo, anche voyeurismo: Margherita, architetto milanese, mette online la “Cronaca di una lunga scopata dei miei vicini” e un giovane poco elegante, non riconoscibile, pubblica (su Metello.com) il filmato di un amplesso estivo con una ragazza di cui fa nome e cognome. I due ragazzi, sui 25 anni, sono completamente nudi a letto, le immagini non lasciano nulla all’immaginazione.
Il sesso è l’argomento di decine di blog tematici, forum, annunci. A partecipare sono soprattutto ragazzi intorno ai 30 anni. I più gettonati sono i diari erotici e le raccolte di racconti, anche pornografici, spesso amatoriali. Il Diario di una donna qualunque riporta testi e foto molto spinti, mentre il profilo del moderatore di Spermablog è significativo: “Non sto leggendo niente, non ho visto assolutamente niente, odio la solitudine, adoro venire. Vorrei che qualcuno diventasse mio amico, mi piacerebbe che qualcuno mi regalasse una vita migliore”.
I più inesperti fanno domande su come fare sesso e c’è chi approfitta del forum di Giovani.it per proporsi: “Non so se cerca ancora modelle per foto… io sarei interessata. Ho una voglia assurda di… ma ho 26 anni e tutti me ne danno 20 per quanto dicono che sembro un angioletto… Sono disponibile a posare per foto di ogni genere ma sotto compenso”.

L’anima
Condividere sul web ambizioni, idee, paure, dubbi è un po’ come guardare in uno specchio collettivo della società contemporanea: certo, si possono chiudere gli occhi davanti a queste storie. O magari aprirli per la prima volta. Tra la generazione che tutt’al più ha scoperto il cellulare e quella che ha fatto del mondo virtuale il proprio mondo, a volte esclusivo, rischia di aprirsi un abisso. Lo scenario potrà sembrare inquietante, ma vale la pena conoscerlo: ancora oggi i membri di alcune tribù sono convinti che una semplice fotografia, dopotutto, rubi l’anima.

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Spagna: indennizzo ai gay perseguitati da Franco.

(Queerblog) Un paio di settimane fa in piazza San Pietro si è radunata una folla oceanica, e politicamente molto compatta, che ha partecipato alla cerimonia di beatificazione di 498 martiri spagnoli della Guerra Civile, elevati agli onori degli altari. Piccolo particolare: i nuovi beati erano tutti franchisti. Un gesto con un risvolto politico, dal momento che il Vaticano ha messo in agenda questa mega-beatificazione (sarà un’offerta speciale) proprio mentre le Cortes a Madrid discutevano sulla Ley de Memoria historica, quella legge che tra l’altro obbliga i Comuni spagnoli a ritirare tutti i simboli del franchismo.

Per galateo istituzionale, il governo Zapatero ha inviato a Roma, in occasione della cerimonia, il ministro degli Esteri Moratinos. Ma se il 28 ottobre a Roma si celebravano i franchisti, il 31 ottobre a Madrid i deputati spagnoli approvavano la legge che riabilita le vittime del franchismo e condanna, finalmente, la dittatura.

Ma non basta: nei giorni scorsi il Congresso ha anche deciso che il governo indennizzerà le persone omosessuali discriminate e perseguitate dal franchismo a causa del loro orientamento sessuale. Un risarcimento simbolico, ma che omesprime il nuovo atteggiamento dello stato verso cittadini che in passato sono stati vittime di rappresaglie ed esclusi dalla cittadinanza.
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Champagne: 163 anni di capsule.

(Gustoblog) Oggi le capsule in metallo di famosi Champagne o di spumanti sono ricercati oggetti per collezionisti. In realtà esse ricoprono una funzione importante: rendendo più sicura la chiusura delle bottiglie, evitano perdite di vino e anidride carbonica che causerebbero un’ossidazione e quindi il danneggiamento del vino stesso.

Prima delle capsule con relative gabbiette, veniva utilizzato uno spago, il quale però tagliava leggermente il tappo, che fuoriusciva a causa della pressione interna alla bottiglia; ciò causava perdita di gas e quindi del prezioso perlage.

L’invenzione della capsula, fissata sulla parte superiore del tappo e assicurata al collo della bottiglia con il fil di ferro, è opera di Adolphe Jacquesson, produttore di Champagne di Chalon sur Marne, che il 15 Novembre 1844 depositò il brevetto. È curioso come oggi, a 163 anni di distanza, in un’epoca in cui persino il remuage è diventato meccanizzato, la capsula dei tappi di Champagne sia una delle poche cose del vino rimaste immutate. La foto è tatta dal sito: www.comprensivoturbigo.it

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Cento Presepi a Roma presso la Sala del Bramante.

(06 blog) Da metà novembre in poi, la strada è tutta in discesa verso una delle festività più importanti: il Natale. Grande protagonisti quindi regali e alberi di natale, ma non manca mai il tradizionale presepe.

Come ogni anno Roma celebra questa tradizione nazionale con un evento dedicato: la mostra 100 presepi. Allestita dal 23 Novembre 2007 al 6 Gennaio 2008 presso la Sala del Bramante espone circa 200 presepi sempre nuovi provenienti dalle regioni italiane e da vari Paesi esteri dell’Europa, dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia: opere di artisti e artigiani italiani e stranieri, di musei e collezioni private, di enti, di scuole, di associazioni culturali operanti nel sociale.

I presepi sono realizzati nelle forme, con le ambientazioni e materiali tra i più vari, classici del ’600 e ’700 napoletano e siciliano e del’800 romano o di fantasia con personaggi ad altezza d’uomo o miniaturizzati, in metalli preziosi o materiali di recupero, rappresentanti il folklore e le tradizioni natalizie di vari paesi del mondo.

Nell’ambito della Mostra viene realizzato anche quest’anno il Laboratorio “Il Presepe come Gioco” promosso dall’Assessorato alle Politiche di Promozione della Famiglia e dell’Infanzia del Comune di Roma. Il biglietto d’ingresso alla Mostra “100 Presepi” dà diritto a partecipare gratuitamente al Laboratorio (previa prenotazione); i bambini dai 4 agli 11 anni potranno costruire personaggi del presepe, guidati da personale specializzato. Ad ogni bambino sarà poi donato il proprio elaborato.
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“100 Presepi”
presso Sala del Bramante - via G. D’Annunzio (Piazza del Popolo)
Ingresso: tutti i giorni dalle 9:30 alle 20:00
Per informazioni: 06-85357191 / 06-8542355
email: rdnsrl@tiscalinet.it
website: www.presepi.it

Biglietti
Giorni feriali: intero € 4,50, ridotto € 3,50
Prefestivi e festivi: intero € 5,00 e ridotto € 4,00

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Speciale New York. Parliamo di Hell’s Kitchen.

Speciale New York. Parliamo di Hell’s Kitchen
(Menchic dal nostro inviato a New York A.Gasparini) Una delle zone più “hot” di Manhattan, in questo momento è sicuramente Hell’s Kitchen (l’ ononimo quartiere che diede nel 1998 il titolo al film, con Agelina Jolie) nel centro della città. Ad ovest di Time square, tra Central Park e Chelsea, i newyorkesi già stufi di Soho & Noho, rimasti ancora prima scelta per il “vintage shopping”, si sono trasferiti per la cena.

Quasi ogni incrocio offre un ristorante dall’atmosfera lunge e soft, quindi avrete l’imbarazzo della scelta ma vi consiglio caldamente di fermarvi al “44&x “ al 622 Tenth Ave, all’angolo con la 44th strada.

Prenotando un po’ in anticipo si riesce a cenare tranquillamente, ma in ogni caso se la fortuna non è con voi, potete fermarvi all’imponente bancone dietro i tavoli e sorseggiare qualche cocktail (i vini sono sconsigliati, in quanto hanno solo bottiglie Californiane o Australiane) e aspettare che si liberi un tavolo, o meglio ancora andare al 626 10th Ave, pochi metri piu a nord, dove c è il “44 ½ “ adibito esclusivamente a bar pre and post dinner.

Gli arredamenti sono ricercati e curati, dominano il legno e il marmo in un contrasto particolare che rende l’ambiente raffinato e accogliente, compresi i “restrooms” al piano inferiore, che sembrano quasi rubati a qualche reggia europea, ricchi di specchi e candele. Il menù (che tra l’altro si può consultare on line, come per la maggior parte dei ristoranti qui a new york) è dei piu vari: dalle zuppe, insalate, e primi caldi agli innumerevoli piatti di carni e pollo, serviti in numerevoli combinazioni.

La musica è creata a seconda della serata, durante la settimana rappresenta in pieno quello che il ristorante vuole essere, il nuovo “salotto” della città, nel week end il sottofondo si fa più carico, con le musiche dei migliori Dj americani.
Una particolarità che aiuta alla scelta del posto per la vostra cena, oltre ad essere frequentato in gran parte da newyorkesi, sono le cameriere e i camerieri, attentamente selezionati, per bella presenza e cordialità ed è anche grazie a loro che lo slogan del locale: “ A little bit of haven in hell…”.
Ottima scelta anche per un pranzo veloce, con un atmosfera ovviamente molto più rilassata, e il brunch domenicale.
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44&X
622 tenth ave. @ corner of 44th st.
+1 212.977.1170
44andx.com

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Il nuovo spot di D&G.

(Queerblog) Un appuntamento importante, il solito traffico sfiancante che rallenta la meta. Lei indossa un abito da sera. Lui uno smoking. Un appuntamento importante e galante. Entrambi corrono da parti opposte della città per raggiungersi. Ma la fine non è come può sembrare. Al termine della corsa si raggiungono. Lui incontro a un altro lui. Lei incontro a un’altra lei. Quale conclusione migliore di un bacio appassionato fra le due coppie?

Se lo avete visto in questi giorni in tv, sapete che stiamo parlando del nuovo spot orologi D&G, Dolce e Gabbana. Non è, a dire il vero, la prima volta che i due stilisti dedicano una pubblicità ai gay. E via via si fanno sempre più radicali ed esplicite (la foto si riferisce allo spot dello scorso anno).
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La sfilata uomo moda 2008.

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Ma che dite: sfruttano solo il loro pubblico oppure pensano di essere utili alla causa? Ma poi è vero che chi compra gli accessori D&G sono i gay? A me pare che siano solo i coatti. E allora perché spingere sul tasto del target gay quando forse non è davvero quella la loro fetta di mercato? E sarà vero che la casalinga vedendo questa pubblicità imparerà a digerire di più i gay o le lesbiche? O escalmerà sprezzante “Che schifo” mentre scola la pasta? E voi cosa ne pensate di questo ultimo spot? A voi la parola. A voi che dovreste essere in teoria il target di riferimento della pubblicità o forse solo il piglio di due stilisti che vogliono ribadire sempre e comunque di essere gay.

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Norvegia: via libera Chiesa protestante a ordinazione gay.

(Agr) Il sinodo generale della Chiesa protestante di Norvegia ha approvato l'ordinazione di gay,uomini e donne, lasciando comunque l'ultima parola in materia ai singoli vescovi. La proposizione revoca il divieto in vigore di nominare o di ordinare omosessuali "attivi" per incarichi di pastore, diacono, vicario o cantore. A favore hanno votato 50 degli 84 rappresentanti del sinodo luterano, gli altri 34 si sono invece espressi a favore di ulteriori approfondimenti sul tema.

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Killer per emulazioneSgozza il fidanzato "pensando" a Meredith.

(Tiscali notizie) Ha sgozzato il suo amante durante un gioco erotico violento ispirato all'assassinio di Meredith a Perugia. La protagonista, scrive il Sun on line, è una ragazza inglese di 28 anni, Jessica Davies, che vive a Parigi. La vittima è un ragazzo francese, Olivier Mugnier, disoccupato di 24 anni. La scena del delitto, avvenuto ieri sera, è l'appartamento parigino della ragazza. La Davies si trova ora agli arresti.

Si erano conosciuti da poco - Dopo essere stata lasciata dal fidanzato francese, Jessica aveva iniziato a dedicarsi ad alcol, droghe e a relazioni occasionali. Sabato scorso aveva conosciuto in un bar il giovane Mugnier e ieri notte l'ha invitato nel suo appartamento. Probabilmente sotto l'effetto di superalcolici, ha incominciato a dedicarsi ad audaci giochi erotici fino all'epilogo finale: ha reciso la gola dell'amante e lo ha poi pugnalato "sei o sette volte in preda alla paura e alla frustrazione", ha raccontato la polizia.

Si è ispirata all'omicidio di Perugia - Davies ha poi chiamato l'ambulanza ma il giovane malcapitato è morto poco dopo l'arrivo dei medici. E' stata proprio la ragazza, nipote del parlamentare labourista Quentin Davies, rispondendo alle domande della polizia francese, a citare l'omicidio di Perugia come fonte di ispirazione per una "esperienza sessuale estrema".

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Opinioni: Gegia, "Ma dov'è finito il maschio italiano"?

(Francesco Buja - Lecceprima.it) "Non dissacro voi uomini: io vi massacro". Basterebbe il titolo dell'ultima fatica letteraria di Francesca Antonaci, in arte Gegia, "Brutti, sporchi e cattivi", edizioni Manni, per comprendere l'aria che tira per l'italico maschio. "Siete diventati pesanti - affonda la brillante attrice nata a Galatina - , lo dico per esperienza maturata con mariti, fidanzati e amanti. E lo dicono molte donne". Niente rancore però. "Vi attacco come quando si critica una persona che si ama: la madre - spiega Gegia - sgrida il figlio, ma non accetta che un estraneo lo giudichi". Critica da chi ci vuole bene, insomma, ma spietata. "Sembra che un misterioso virus abbia indebolito il sesso forte. Dopo i dinosauri sta scomparendo l'uomo vero. Siete diventati competitivi, isterici, depressi. E dove andate a parare? Alle mamme, a mogli e amanti, e alla badante".

E già, l'uomo ha bisogno di protezione. "La verità è che non reggete la botta, non accettate - graffia la sempreverde Gegia- che la donna possa essere più brava di voi sul lavoro. Prima stava in casa a pulire il sedere ai bambini". E le mogli desideravano l'uomo che desse una mano in casa e ad accudire la prole. "Ora non accudisce lo stesso ma non ha nemmeno gli attributi di che possedeva quando magari aveva l'amante e gestiva una, due, tre famiglie. Adesso non sa tenere in mano la situazione. Vi ammalate e sembrate morti, in vacanza rompete, in casa ci tormentate". Magari le nuove leve sono diverse. "Macchè - non lascia scampo l'attrice-, i più giovani sembra non vogliano fare nulla. Questo perchè i genitori danno troppo. A 18 anni i ragazzi hanno già l'auto, possono studiare, hanno i soldi. Una volta c'era la guerra, non c'era da mangiare, oggi è tutto bell'e pronto".

Altro che virus allora. "Se sono proposti modelli come Platinette o il mio amico Luxuria che diventano l'uno ricchissimo, l'altro onorevole, è evidente la distorsione delle idee: i giovani pensano che si ottiene più facilmente il successo prendendo la strada sbagliata, perchè c'è chi nasce gay ma esiste anche l'uomo che ci diventa per moda o per convenienza". Allora anche la televisione è nemica dell'uomo inteso come ‘vir’. "Certo, io sono per una riforma della società, sono per la disciplina e per la genuinità, rivolterei il senso delle cose: non creerei falliti, che assaporano il dolce ma non hanno le capacità di far nulla, si illudono di poter rimanere nello spettacolo, si ostinano, e non andranno mai più a zappare la terra. Io ho conseguito la laurea in Lettere e quella in Psicologia, ho fatto la psicologa, ho vinto un reality show ("Ritorno al presente", su Raiuno, nel 2005, ndr), tengo corsi di drammaturgia (anche sulla psicanalisi dell'attore, ndr), lavoro in teatro, scrivo libri. Ma lavorando con umiltà, non infilandomi nel letto di uno importante, sempre che questo non sia dell'altra sponda...". La solita storia delle meteore televisive: guadagnano presto la ribalta sculettando ma spariscono nel dimeticatoio dopo un paio di stagioni. "Servono qualità per lavorare - ammonisce Gegia-. Bisogna studiare, mostrare attitudini: se entro sei mesi non combini nulla vuol dire che devi fare altro".

Gli attori di scarso profilo sono determinanti per la crisi del cinema nostrano? "Il cinema italiano è in crisi da sempre. Avete notato che troviamo un film di successo all'anno? Se pure... Il più recente è stato "L'ultimo bacio" (del 2000), di Gabriele Muccino, che infatti è finito in America". Ma il dramma, secondo l'attrice che negli anni Ottanta recitava con Nino Manfredi nello spot del caffè "Lavazza", il dramma sta nella televisione. "Propina valanghe di porcherie, di ideali sbagliati: una soap opera propone una donna che è andata con il fratello del marito, il suocero, che cambia facilmente uomo. Esempi che non sappiamo quali devianze generano in una ragazzina". Gegia aveva puntato sulla tv dei ragazzi (ricordate "Big", dall'88 al '90, per la Rai? Ndr). "Ora mostrano culi e cronaca nera anche alle cinque del pomeriggio: ma esistono i tg delle 20 per mostrare queste cose....!". Molti si lamentano della televisione, ma nelle alte sfere dei massimi sistemi della telecomunicazione son tutti sordi? "Troppi interessi a certi livelli. C'era Beppe Grillo, c'era quel comico che diceva cose interessanti prima di mettersi a leggere Dante, ora alcuni sono stati banditi, altri si sono adeguati". Insomma, l'uomo non riesce manco nell'amabile gioco del "castigat ridendo mores". Ma quello salentino si discosta almeno un po' dal naufragio nazionale? "Non lo so - confida la dottoressa Antonaci -, ho sposato un veronese e un romano e ho avuto uomini di altre regioni italiane. Con un salentino dovrei provare". Signora Gegia, attendiamo allora il prezioso scoop.

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Politica e Tv: Satira su Fini, Mediaset si dissocia da Striscia.

(Tiscali notizie) Sarà il ritorno di fiamma con Silvio Berlusconi dopo la finanziaria. Fatto sta che Gianfranco Fini non ha gradito la satira di Striscia la notizia sulla sua nuova compagna Elisabetta Tulliani (a fianco) dalla quale aspetta anche una figlia. Così la presidenza di Mediaset ha deciso di prendere le distanze da Antonio Ricci.

Il comunicato di Mediaset - L'azienda "esprime una netta presa di distanza dagli eccessi giornalistici e satirici, anche in programmi Mediaset, che hanno colpito negli ultimi giorni la vita privata di Gianfranco Fini". "La derisione che si trasforma in dileggio - è scritto in una nota - non e' accettabile nei confronti di scelte sentimentali che non hanno alcuna attinenza con la vita pubblica del Paese, e in particolare se ci sono nuove vite in arrivo. Nello stesso tempo la presidenza Mediaset respinge nel modo più assoluto il sospetto di un disegno politico-editoriale orchestrato dal gruppo Fininvest ai danni del presidente di An. Avanzare sui giornali ipotesi del genere significa fare un torto all'autonomia di Silvio Berlusconi e da Silvio Berlusconi. A volte, semplicemente, la polifonia editoriale che ha sempre contraddistinto il nostro Gruppo rischia di trasformarsi in cacofonia. Sono i rischi della liberta'".
La risposta di Antonio Ricci - "Abbiamo fatto satira come l'abbiamo fatto su Silvio Berlusconi, Massimo D'Alema e Walter Veltroni. La satira per definizione e' satura". Cosi' Antonio Ricci, 'padre' del tg satirico di Canale 5, "Striscia la notizia", replica al presidente di An.

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Il nascondiglio: nelle sale Pupi Avati in versione dark.

(Panorama) Una grande casa isolata in una cittadina dell’Iowa. Una tormenta di neve e un terribile delitto fra quelle mura. E cinquantacinque anni dopo un mistero che ancora fa paura a molti. A dar corpo e macchina da presa a questo scenario horror made in Italy, un Pupi Avati in versione dark. Il nascondiglio è infatti il nuovo film, dal 16 novembre nelle sale, del regista bolognese, già autore de Il cuore altrove (2003), La seconda notte di nozze (2005), La cena per farli conoscere (2007). Per Pupi in realtà si tratta di un ritorno al genere, che richiama l’angosciante horror L’arcano incantatore (1996) con Stefano Dionisi. La protagonista questa volta è Laura Morante.
“È evidente quanto la mia prolificità nel cinema sia in stretta connessione con l’alternanza dei mondi e dei temi trattati - ha detto il regista - ed è altrettanto evidente che mi sarebbe impossibile provare interesse nel replicare a scadenze annuali storie di carattere autobiografico, o musicale o in chiave di commedia”. E aggiunge: “Avevo avvertito il desiderio molto forte di tornare a quel genere gotico che avevo già frequentato in anni passati con La casa delle finestre che ridono, Zeder e L’arcano incantatore ed ho pensato così ad un thriller ambientato nella provincia americana (con un preambolo negli anni ‘50)”. Qui il trailer (da Youtube):
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Arrivano nelle sale in questo weekend anche altri tre film italiani. Uno direttamente dalla Festa del Cinema di Roma: L’abbuffata di Mimmo Calopresti. Tra un omaggio a Fellini e uno alla terra d’origine del regista, la Calabria, Calopresti porta in scena la voglia di fare cinema di un gruppo di giovani amici. Nel cast Gérard Depardieu, Diego Abatantuono, Donatella Finocchiaro, Nino Frassica, Donatella Finocchiaro, Valeria Bruni Tedeschi. Ecco il trailer (da Youtube):
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Si annuncia invece drammatico e realistico Angeli Distratti di Gianluca Arcopinto, un film nato dall’esperienza in Iraq dell’organizzazione “Un ponte per…” e soprattutto di Simona Torretta, la cooperante rapita e poi liberata insieme alla collega Simona Pari. Basato su episodi realmente accaduti, il docu-film è intervallato da materiale di repertorio e da interviste alla stessa Torretta, a un reduce americano, a un medico arabo e a una donna irachena che ha perso i due figli in guerra.

Anticipo di Natale e tutt’altro genere di film, invece, con Matrimonio alle Bahamas di Claudio Risi, con l’immancabile Massimo Boldi, insieme ad Anna Maria Barbera, Enzo Salvi, Lucrezia Piaggio, Biagio Izzo, I Fichi d’India, Victoria Silvstedt. Ecco il trailer (da Youtube):
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Iran: 2mila rose bianche e rosse salvano omosesessuale da pena capitale.

Campagna organizzata da 'EveryOne' e 'Irqo'.

(Aki-AdnKronos) - Ha salva la vita, almeno per il momento, Makvan Mouloodzadeh, giovane iraniano condannato a morte per 'Lavat', reato con cui il codice penale della Repubblica Islamica indica i rapporti con persone del proprio sesso. Il ragazzo, oggi ventunenne, avrebbe commesso il reato di 'sodomia' quando aveva appena 13 anni. Il gruppo italiano 'EveryOne' in collaborazione con 'Irqo', associazione che difente i diritti degli omosessuali iraniani, aveva promosso nei giorni scorsi una campagna internazionale per salvare la vita di Makvan e, più in generale, contro le esecuzioni capitali in Iran, invitando l'opinione pubblica internazionale a sottoscrivere una petizione da recapitare tramite i servizi 'Interflora' al presidente Mahmoud Ahmadinejad insieme a una rosa bianca e una rossa. "La rosa bianca - spiega Roberto Malini, fondatore di EveryOne - è per il rispetto dei diritti umani del giovane omosessuale Makvan e di tutti i dissidenti, delle donne, dei liberi pensatori, degli omosessuali condannati come 'nemici di Allah'; quella rossa è per dire 'no' al sangue di vittime innocenti, versato sui patiboli approntati per le condanne capitali". La 'Campagna dei Fiori' ha riscosso un enorme successo in molti Paesi del mondo. In una settimana oltre duemila rose sono state recapitate al palazzo presidenziale di Teheran. A ogni mazzo composto dalle due rose era legato un biglietto con la scritta: "Sì alla clemenza, no alla pena di morte". Un 'bombardamento' floreale che ha costretto le autorità iraniane a sospendere l'esecuzaione della condanna a morte del giovane Mokvan e rinviare il caso al Tribunale del riesame.

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Ndr. Una iniziativa intelligente, nuova e concreta che ha visto l'Arcigay e le cosidette organizzazioni "sorelle" del movimento Lgbt italiane latitare, perlomeno non ci risultano le solite "strombazzate" propagandistiche che solitamente sono soliti fare. Per onore di cronaca dobbiamo segnalare che Sergio Del Giudice, ennesimo Presidente Onorario dell'Arcigay dal suo blog ha lanciato un appello, probabilmente a titolo personale e scopiazzando da un altro blogger (quello di querelle('s))...

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Stasera su EcoTv la dichiarazione di Teodoro Buontempo: "Io tollero ma non è lo sviluppo dell'uomo".

Nella registrazione de "E la nave va" in onda stasera su Ecotv, il presidente de La Destra affronta il tema dell'omosessualita'.

(Dire) Teodoro Buontempo, padre di tre figli: tutti eterosessuali? "Credo di si'. Sono anche piccoli...".
Nella registrazione de "E la nave va" in onda stasera su Ecotv, il presidente de La Destra affronta il tema dell'omosessualita'.
E tanto per iniziare dice: "Io rispetto i gusti sessuali delle persone cosi' come la religione o il colore degli individui".
E, aggiunge, "finche' l'omosessualita' rappresenta una gestione del proprio privato non ci sono problemi". Ma, e' pronto ad aggiungere Buontempo, "quando lo si vuol fare diventare il Dna di una nuova societa' e anzi deve diventare un esempio da imitare non ci sto".
Perche'? Buontempo non ha troppi dubbi in materia: "perche' l'omosessualita' non e' uno sviluppo naturale dell'uomo".

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Ndr. Un buon inzio per essere di destra.

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Tv: L'omicidio Oldani domani su Retequattro.

Ne avevamo parlato ieri e domani se ne parla su Retequattro. L'omicidio di Maurizio Oldani, consigliere comunale della Margherita, a Milano rinvenuto morto (probabilmente di ritorno da una sauna e con una tessera dell'Arcigay in tasca) resta ancora un mistero.
C'è chi ipotizza un omicidio a scopo di rapina chi un ricatto, chi solo un atto di omofobia?
Chissà se domani sera riusciranno a fare un pò di luce.
Tempi moderni, sabato ore 23.05 su Retequattro.

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Spot Tv: Mio figlio è omosessuale. E allora?

"Mio figlio è omosessuale, e allora?".
Questo è il testo che accompagna uno spot anti-omofobia realizzato in Israele e mandato in onda su tutte le televisioni, guardate un po...

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Bicycle Film Festival versione milanesi.

(02 blog) Alla base dell’idea di questo Festival un bel connubio fra il cinema e la bicicletta, vista in tutte le sue forme ed i suoi mille utilizzi, dal SUV a pedali alla bici subacquea. Il Bicycle Film Festival coinvolge dam sette anni ormai 16 città nel mondo tra cui per la prima volta anche Roma e torna ancora a Milano con un programma più ricco.

Farà da sede di inaugurazione però il COX18 con una cena vegetariana (a prezzi “pop”) seguita dalla prime videoproiezioni. L’intera proposta si svilupperà poi a partire dalle ore 19 di venerdì dal 16 al 18 Novembre presso il Cinema Mexico di via Savona 57.

Diverse le iniziative di supporto, una sorta di “fuori festival”, tra cui segnaliamo senza dubbio lo Urban Velodrome Party sabato 17 ai Magazzini FS di Porta Genova: anche le bici possono entrare…avete preparato le vostre?

Biglietto spettacolo € 6
Giornaliero € 12
Pass Festival € 30

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Set Piece, la nuova poltrona di Peter Andersson.

(Designerblog) Il designer svedese Peter Andersson ha da poco lanciato un suo nuovo progetto che è in vendita presso il prestigioso shop on-line 20ltd che ospita i più grandi nomi del design e del fashion legati al lusso.

“Set Piece” è una poltrona caratterizzata da un forte rigore geometrico: sembra che il posto seduta sia stato proprio scavato in un cubetto di morbida pelle candida.
Ma la poltroncina dall’allure solo apparentemente classico e formale, scopre un’altra facciata e rivela la struttura in legno di pino, un po’ come succede tra palcoscenico e “dietro le quinte” di una piece teatrale. Andate dopo il salto per vedere l’altra faccia di Set Piece.
(via davidreport)





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Cioccosiffredi: Santandrea: non sono bacchettona ma la mostra è dedicata ai bambini.

L´assessore: inammissibile a pochi passi da San Petronio. Mancuso: li espongano nei sexy shop.

(Micol Lavinia Lundari La Repubblica, edizione di Bologna) Per gli assessori c´è ben poco da ridere. L´idea che si possa scherzare sullo stereotipo che accompagna la vita e l´immagine di Rocco Siffredi in un contesto come il "Cioccoshow" non è nemmeno da prendere in considerazione. «Ma guarda te se io devo perdere un pomeriggio per seguire questa faccenda». L´assessore Cristina Santandrea, che aveva iniziato la giornata elogiando i risultati di Mambo, a poche ore di distanza deve misurarsi con questa statuina di cioccolato dal contenuto osceno. «Sia chiaro, non voglio passar per bacchettona. Ma tutto ha un limite: non si può esporre un oggetto di quel tipo a un´iniziativa che ha come target principale i bambini, suffragandolo pure con scritte di egual tenore, se mai ce ne fosse stato bisogno». In effetti il concetto era già abbastanza chiaro. Ma forse lo spirito era quello di una goliardata. «Ovvio che si trattasse proprio di una goliardata, ma non è ammissibile a pochi passi da San Petronio. E poi non è nemmeno questo il problema, ma tutte le scolaresche che stanno visitando "Cioccoshow". Non posso tollerare che si faccia ironia con oggetti pornografici e a scopo di lucro».

Quando l´assessore Santadrea è andata a controllare se la soffiata che aveva avuto corrispondesse al vero, è stata accompagnata dal collega Libero Mancuso. «Queste sono cose assolutamente sconce, pornografiche, che vanno esposte nei sexy shop», commenta l´assessore agli Affari istituzionali. «Il Cioccoshow è un mercato di paese, non un mercato di membri. Ci sono molti bambini che lo visitano e che possono essere incuriositi in maniera dannosa. Dopo la chiamata di Santandrea ho avvisato la Questura e il comandante dei Vigili urbani e sono andato anch´io a vedere questi oggetti. Molti erano scandalizzati. Si sa - dice Mancuso - viviamo in un´epoca di perbenismo vittoriano, che io non sempre condivido. Ma non si può esporre certe cose in piazza Maggiore».

D´accordo con la sparizione degli oggetti incriminati dal bancone della pasticceria anche l´assessore alla Cultura Angelo Guglielmi, «ma deve esser chiaro che l´immoralità non sta nell´esposizione di un membro maschile di cioccolato, ma nella furbizia di cercare di attirare l´attenzione con l´erotismo. Questo mi pare più volgare di un organo genitale. Detto questo resta il fatto che forse era meglio pensare al "Cioccoshow" in una piazza meno centrale. Non solo per questo incidente, ma perché è una manifestazione molto invasiva». A criticare la Santandrea ci pensa invece Franco Grillini, deputato dei socialisti ed ex presidente di Arcigay. «Bologna è diventata bigotta e sessuofobica. L´assessore si adonta per un cioccolatino a forma di pene, come se non vedesse che in città si vende dappertutto pasta di questa forma, pane birichino e persino vibratori in tutte le farmacie».

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Tv: "Golden Cage", la gabbia dorata su Mediaset nel 2008?

Golden Cage reality gabbia dorata(Tvblog) Prima era solo un’idea, ma ora sta per diventare real…ity. A dispetto degli scongiuri lanciati dai detrattori del genere, il mensile Max annuncia che Mediaset trasmetterà entro il 2008 il famigerato Golden Cage (De Gouden Kooi). Ovvero il reality più claustrofobico che ci sia, nato da una costola del Grande Fratello ma più simile per molti aspetti a Unan1mous (in versione subdola al quadrato). Un gruppo di sconosciuti viene riunito in una villa, alle prese con una vita coatta da nababbi serviti e riveriti.
Così ne parlava John De Mol, il papà del Big Brother, in un’intervista rilasciata qualche mese fa:

“Persone normali, che vivono in una gabbia dorata sotto gli occhi della telecamera. Solo che non dura 100 giorni ma va avanti all’infinito. Non ci sono nomination, vince chi resiste di più. La gente la vive come una soap con attori, invece è vita vera. Qua in Olanda è un grande successo e va benissimo anche nella versione su telefonino”.

L’idea della durata illimitata, con effetto stillicidio per i partecipanti oltre che per i telespettatori, evoca immediatamente il game psicologico testato in Italia da Maria De Filippi. Era appena settembre 2006 quando la casalinga Monica Pasqualini ha vinto il montepremi di 575.316,17 euro, ad appena 11 giorni dall’avvio del programma. E l’unico motivo che la vide trionfare fu il giudizio unanime dei suoi compagni, che votarono tutti a suo favore rinunciando singolarmente al bottino pur di poter evadere dal bunker.
Ma Golden Cage ha in più il sapore del lusso, a cui Italia 1 riuscì a scampare nel 2004 con la sfumata messa in onda di Paradise Hotel. Con la seconda edizione dell’Isola dei Famosi in partenza, la rete giovane Mediaset annunciava di voler contrattaccare con un nuovo reality dal sapore glamour e alla moda. Guardate un po’ la scheda di presentazione, con tanto di annunci ufficiali poi smentiti, sul Sorrisi.com:

Competizione sempre più dura tra i programmi di reclusi in gara tra loro: il 17 settembre, partenza della nuova edizione di Isola dei famosi, debutta su Italia 1 anche Paradise Hotel, format sviluppato da Howard Davidson e Phil Roberts della casa di produzione britannica Mentorn e poi distribuito, con successo, sulla rete americana Fox. La versione italiana sarà leggermente modificata rispetto all’originale, che aveva come protagonisti 12 single, 6 maschi e 6 femmine. Da noi i concorrenti saranno 11, cioè 5 coppie sistemate in suite, più una donna spaiata, in stanza singola, una caratteristica che renderà più pepata la gara basata sulla seduzione degli altri concorrenti. La single dovrà cercare infatti di attirare uno degli uomini in camera sua oppure prendere il posto di una delle altre donne. Il paradiso del titolo sarà collocato in un grande albergo-villa di Miami, in Florida. Tra i partecipanti, secondo le prime indiscrezioni, ci sarebbero Marcus Schenkenberg (il modello a suo tempo nominato «più bello del mondo»), Beppe Convertini (ex più bello d’Italia ed ex di Vivere) e la modella Yuma, spesso al Costanzo show. Ancora misterioso il conduttore: il direttore di Italia 1 Luca Tiraboschi lo sta decidendo in questi giorni.

Ovviamente format e produzioni sono differenti. Ma sarebbe interessante sapere se Italia 1 sta passando al vaglio il lancio di un format del genere, dopo il dietro-front di qualche anno fa, o se ci sta facendo un pensierino Canale 5. Una cosa è certa: dopo un periodo in cui il reality ha pianto miseria, era proprio l’ora di darsi alla bella vita!

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Sold out: più live per il tour nei teatri dei Negramaro.

Negramaro(Soundsblog) Lo abbiamo detto più volte, i Negramaro rappresentano un vero fenomeno musicale e discografico, mi sono persino stufato di ripeterlo, pensate un po’ voi. Ma arriviamo al punto. Il pubblico italiano è un pubblico generoso ma anche molto attento ai soldi che spende quando si parla di musica.

Le scelte di acquisto di prodotti musicali e di biglietti per assistere ai live sono frutto di una scelta consapevole e fortemente voluta, quasi mai un ripiego. Forse succede la stessa identica cosa all’estero, ma qui in Italia il ragionamento calza a pennello.

Ad inizio ottobre eravamo rimasti all’annuncio de “La Finestra Tour” con 24 tappe invernali in giro per l’Italia nei teatri, che oggi - pensate - per esigenze legate ai sold out strabordanti, sono state notevolmente aumentate, decretando un record italiano straordinario, con 41 concerti praticamente consecutivi appartenenti allo stesso tour.

Rispetto alla particolarità dello show che i fan potranno ammirare nelle prossime settimane, Giuliano dichiara a “Il Giornale“:

“Questo spettacolo è stato come fare tre dischi nuovi. In realtà per noi è più importante fare dei concerti che emozionino noi ed il pubblico piuttosto che vendere tanti dischi. Durante le varie tappe abbiamo creato nuovi arrangiamenti dei nostri brani usando strumenti inediti per noi, che abbiamo trovato in America. È lì che abbiamo cominciato a sperimentare suoni che non avremmo mai pensato di utilizzare. Abbiamo asciugato i suoni. Più rock insomma, ma anche il desiderio di cercare una magia nell’essenza delle canzoni.”

Se già la magia della loro musica live si è sempre rilevata stupefacente (e noi di Soundsblog li abbiamo seguiti dal vivo nel tour estivo e ci possiamo mettere la mano sul fuoco), provate solo ad immaginare quale potenza emozionale possono suscitare all’interno di un teatro.

Chissà cosa sarà successo alla “prima” oggi al Conservatorio di Milano e chissà quante belle emozioni regaleranno nelle prossime date. Chi aveva detto che Sanremo non lancia più grandi artisti nella scena musicale italiana? A seguire, il video ufficiale e integrale del singolo “L’immenso“.
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Sicurezza, il caso Milano.

Si moltiplicano i comitati di autodifesa.

(Corriere della Sera) Paura è il sentimento più forte, poi viene il senso di abbandono, il vuoto della politica e il disagio sociale. C'è sempre uno spacciatore sotto casa nei quartieri di Milano. E si può vivere come nei film di Almodovar, tra i drogaparty in condominio e i transessuali della porta accanto. Ma più spesso ci si barrica nell'appartamento, come fanno certi anziani. Dove sono la sera i vigili, la polizia, i carabinieri? Perché le pattuglie attraversano piazza Duomo e ignorano le inquietudini di tante periferie? Nel gelo di certe solitudini l'insicurezza cresce come l'età dei residenti: mezzo milione di milanesi ha più di sessant'anni. Sono un esercito di pensionati, su un milione e trecentomila abitanti, che ignorano i tracciati di globalizzazione portati dalla classe creativa: loro chiedono regole, controlli, legalità.
Fiction e realtà
Davanti al camper itinerante del Corriere
una città che si sente trascurata dal Palazzo confessa di sentirsi inascoltata: politica e istituzioni non sono solo lontane, sembrano virtuali, come le fiction con il maresciallo Rocca. Insieme ai picchi d'eccellenza, alle qualità e ai suoi primati, c'è una Milano che vuole anticipare un nuovo corso: più tutela per i cittadini. Per il farmacista del Corvetto che vede i rapinatori salire indisturbati al piano di sopra dopo il colpo; per le mamme di Quarto Oggiaro che vogliono ritagliarsi una vita normale con i figli e accettano volentieri l'integrazione con gli stranieri; per chi abita in centro e ogni notte diventa ostaggio del traffico selvaggio e del rito dell'aperitivo.
Non è razzista la Milano frantumata in mille isole di resistenza civile: è preoccupata. E si domanda: perché è tanto difficile avvicinare chi amministraino? Perché aumentano i campi rom, perché continuano le occupazioni abusive delle case Aler, perché ci sono tanti clandestini? Nessuno parla dei lavavetri, della bolla settembrina sulla tolleranza zero ai semafori. È il minimo dei problemi. Si parla dei guai nelle case popolari del Molise Calvairate, dove il disagio psichico condiziona la vita di alcuni isolati; e delle stanze affittate a maghrebini, dieci, quindici, stivati nei bilocali attorno a via Padova. E dello spaccio epidemico di droga, cocaina soprattutto, che va dai quartieri delle discoteche extralusso ai capannoni dismessi: a Milano il boom continua.
Ma il racconto dalla strada spazza via certi luoghi comuni: il cuore di Milano non è più il centro, è la periferia. Duomo, via Dante, Cordusio, sono luoghi di transito. Immagine, simbolo: certo.
Ma non ci abita più nessuno. I residenti sono scesi da 15 a 7 mila. La Bovisa invece è uscita dalle nebbie: è già nel futuro con Triennale, Politecnico, la ricerca farmaceutica del Mario Negri. Così come la Bicocca, diventata polo universitario e residenziale. Ma nelle trasformazioni tumultuose degli ultimi anni, delegate ad architetti, immobiliari eal laissez faire del privato, la risposta istituzionale è carente: il Comune è in affanno nel riordino urbano, la regia non funziona, i cittadini lamentano un degrado strisciante, lavori interrotti, improvvisazione. Anche nel quartiere Isola, dove Milano concentra la bohème e le botteghe artigiane, la rinascita è percepita da molti come un abbandono: si alzano le torri di Cesar Pelli, ma intere strade sono anche qui un emporio della droga, pericolose e inaccessibili. Un po' Blade Runner e un po' Medioevo. Dateci almeno qualche vigile di quartiere, dicono i cittadini.
La sfiducia
C'è sempre uno scontento di pancia, un senso di fiducia tradito nelle persone che raccontano una storia. Molti si sono uniti in comitato, per farsi sentire o per disperazione. A Citta Studi, trapanata come una gruviera dagli scavi dei parcheggi, il comitatismo è contagioso: ce n'è uno per ogni piazza. Difendono alberi, protestano per l'incuria dei giardini, sorvegliano gli abusi edilizi, si battono per ristrutturare una scuola. Delegittimano la grande illusione dei consigli di zona, i parlamentini delegati dal Comune al territorio: sono inutili, un fallimento, è il verdetto del camper. Così non servono più. È solo affanno il loro tentativo di acchiappare una città frantumata, molecolare. Meglio gli oratori, avamposti di un welfare che funziona, e fa anche da presidio sociale. Ma non bastano. Nei quartieri della città che cambia comitati e volontari cercano di mettere insieme il lato A, quello di chi si sente sopraffatto, con il lato B, quello di chi è ottimista. A Ponte Lambro c'è un barista che tiene la pistola sotto il bancone: non si sa mai. Ma attorno a lui, in quello che aveva fama di essere un quartiere perduto, c'è l'attivismo delle nuove coppie con bambini. Quelle invocano alternative alla noia dei figli, magari con impianti sportivi, perché anche così si allontanano i giovani dai raid senza casco sui motorini smarmittati. È un po' spietata la faccia senza trucco di Milano: sui Navigli, regno della notte e della movida, si protesta per il traffico e per i topi. Altro che Ratatouille. Ma non c'è disfattismo. La Milano che si racconta sul camper vuole farsi amare.

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Vespa: Tu chiamale, se vuoi, emozioni forti.

Alberto Stasi, indagato per l'omicidio di Garlasco
Fuori Porta
(Panorama) Forse sono innocenti. Forse alla fine verrà fuori qualcosa che li scagiona. O forse no. Forse Raffaele Sollecito è implicato nell’assassinio di Meredith e Alberto Stasi lo è in quello di Chiara. Arresti prematuri? Indagini frettolose e sbagliate? Oppure la prima intuizione è stata quella giusta?

Comunque vadano a finire le inchieste di Garlasco e di Perugia, ci troviamo di fronte a due ragazzi prototipi di una gioventù che non conosciamo e il cui ritratto giudiziario, indipendentemente dall’esito delle indagini, è diverso da quello sul quale sono pronti a giurare genitori e amici.
Raffaele e Alberto hanno molti tratti in comune: 24 anni, studenti modello, coinvolti in una storia orribile alla vigilia di una laurea brillante con ottime prospettive di lavoro. Sembrano simili anche nel fisico e nel carattere. Alti, magri, piacevoli. E gelidi, anche di fronte a contestazioni che farebbero impazzire chiunque.
Il padre di Raffaele è un affermato medico pugliese. Parla del figlio con serenità convinta, quasi col sorriso sulle labbra, come se il ragazzo stesse in prigione per uno scambio di persona e comunque per una piccola bravata giovanile. Le foto del blog in cui appare fasciato come un terrorista islamico? Un abito di carta igienica. La mannaia che il boia brandisce minaccioso? Un giocattolo di gomma. Il coltello che porta sempre in tasca da quando aveva 13 anni? Un accessorio dell’abbigliamento. Una innocua coperta di Linus.
Eppure Raffaele scrive sul blog: “Ormai sei cambiato e non si può tornare indietro. Si può sperare di trovare un giorno emozioni più forti che ti sorprendano ancora…”. Quali emozioni? Quelle tragiche sospettate dal giudice che lo tiene in carcere immaginando una reazione atroce alla noia quotidiana? O emozioni innocenti di altro genere?
“Sono molto onesto, pacifico, dolce, ma qualche volta completamente pazzo…”. Che vuol dire? E soprattutto perché queste cose si scrivono su un blog aperto a tutti? Un tempo certe introspezioni si confidavano a un diario e guai se i genitori si permettevano di ficcarci il naso: legioni di psicologi e di sociologi erano pronte a stracciarsi le vesti per la violazione inammissibile, per il turbamento definitivo e fatale al ragazzo o alla ragazza in fiore. Adesso tutto è pubblico. E nessuno si preoccupa di capire e di interpretare certi messaggi prima che un oscuro delitto imponga letture tardive e magari improprie. I genitori leggono i blog dei figli?
Un padre manda il figlio all’università in una deliziosa città di provincia e scopre da giornali e televisione che sulle scale del duomo di Perugia si smercia droga apertamente e impunemente. «Faccio uso di cannabis tutti i giorni di festa e tutte le volte che ne ho bisogno. Sono una persona ansiosa» scrive Raffaele. Una canna al posto dell’Ansiolin? Lunedì 12 novembre a Porta a porta studenti perugini hanno ammesso che nella loro città la droga si compra liberamente. La stessa sera uno psicologo, un criminologo e un magistrato minorile hanno ricordato che la droga cosiddetta leggera può stravolgere la personalità di chiunque. L’indomani personalità e giornali della sinistra hanno protestato. Guai ad accostare la droga a un delitto. Che la droga sia libera, per i delitti si indaghi altrove.
Resta la domanda. Chi è Raffaele Sollecito? Chi è Alberto Stasi? Le conversazioni fluviali con un amico e il pudore relazionale verso Chiara c’entrano tanto o nulla col delitto? E insomma: i nostri figli sono più infelici e crudeli dei loro padri?

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Chiesa: La fede dovrebbe condizionare il voto, affermano i vescovi statunitensi.

L'episcopato USA approva un documento sulla cittadinanza.

(Zenit.org) I Vescovi statunitensi incoraggiano le persone a a farsi guidare nelle scelte politiche dalla propria fede e da una coscienza ben formata.
La Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha approvato questo mercoledì una dichiarazione intitolata: “Cittadinanza fedele: un appello alla responsabilità politica”. I Vescovi si sono riuniti a Baltimora, nel Maryland, dal 12 al 15 novembre, per la loro Assemblea generale autunnale.“In questa dichiarazione, noi Vescovi non intendiamo dire ai cattolici per chi o contro chi votare”. “Il nostro scopo è aiutare i cattolici a formare la propria coscienza conformemente alla verità di Dio”, avvertono.

“Riconosciamo che la responsabilità di compiere scelte nella vita politica spetta a ogni individuo alla luce di una coscienza formata in modo appropriato, e che la partecipazione va ben oltre il fatto di dare il proprio voto in occasione di una particolare elezione”, aggiungono poi.
Il ruolo della Chiesa nell’aiutare i cattolici a formare la loro coscienza è un tema centrale del documento.
“Con questa base - spiegano i Vescovi - i cattolici sono più capaci di valutare le posizioni politiche, le piattaforme di partito e le promesse e l’azione dei candidati alla luce del Vangelo e dell’insegnamento morale e sociale della Chiesa per aiutare a costruire un mondo migliore”.
I Vescovi hanno affermato il loro ruolo legittimo nella vita pubblica. “L’obbligo di fornire insegnamenti sui valori morali che dovrebbero modellare la nostra vita, compresa la nostra vita pubblica, è fondamentale per la missione”, hanno dichiarato.
“La tradizione pluralistica della nostra Nazione è valorizzata, non minacciata, quando i gruppi religiosi e le persone di fede portano le loro convinzioni e preoccupazioni nella vita pubblica”, hanno aggiunto.
Il documento ricorda che il rispetto per la dignità di ogni essere umano è la base dell’insegnamento cattolico sulla “cittadinanza fedele”.
La dichiarazione afferma quindi che la gente deve opporsi ad azioni intrinsecamente sbagliate, come l’aborto e l’eutanasia, perché queste azioni implicano direttamente e intenzionalmente il fatto di porre fine a una vita umana innocente.
Si afferma anche il dovere di promuovere il bene comune combattendo minacce alla vita e alla dignità umana come fame, povertà, razzismo, politiche di immigrazione e guerre ingiuste. “Opporsi al male e fare il bene sono doveri essenziali”, sostiene il documento.
I Vescovi mettono poi in guardia contro due tentazioni per i cattolici nella vita pubblica.
“La prima è un’equivalenza morale che non fa distinzioni etiche tra vari tipi di questioni che coinvolgono la vita e la dignità umana”, afferma la dichiarazione. “La distruzione diretta e intenzionale di vite umane innocenti […] è sempre sbagliata e non è solo un argomento tra i tanti. Bisogna sempre opporsi ad essa”.

Una seconda tentazione, spiegano i presuli, implica il fatto di “accantonare o ignorare altre serie minacce alla vita e alla dignità umana. Il razzismo così come altre ingiuste discriminazioni, la tortura, l’uso della pena di morte, il ricorso alla guerra ingiusta, i crimini di guerra, il fallimento a rispondere a quanti soffrono la fame o la mancanza di assistenza sanitaria, le politiche di immigrazione ingiuste sono tutte questioni morali serie che sfidano la nostra coscienza e ci chiedono di agire”.
I Vescovi esortano i cattolici a un diverso tipo di impegno politico centrato sulla dignità di ogni essere umano, il perseguimento del bene comune e la protezione dei più deboli.
“La partecipazione alla vita politica alla luce dei principi morali fondamentali è un dovere fondamentale per ogni cattolico e per tutte le persone di buona volontà”, affermano.
I Vescovi riconoscono anche le sfide che interpellano gli elettori cattolici: “I cattolici possono sentirsi politicamente privati dei diritti pensando che nessun partito e pochissimi candidati condividano pienamente l’impegno globale della Chiesa a favore della dignità della persona umana”.
“Come cattolici non siamo elettori su singole questioni. La posizione di un candidato su un problema non è sufficiente a garantire il sostegno di un elettore – sostengono i presuli –. La posizione di un candidato su una singola questione che implica un male intrinseco, come il sostegno all’aborto legale o la promozione del razzismo, può tuttavia legittimamente portare l’elettore a scegliere di non sostenere un candidato”.

La dichiarazione esorta quindi i cattolici “a un maggiore coinvolgimento: attraverso la candidatura, il lavoro all’interno dei partiti politici e comunicando le proprie preoccupazioni alle persone elette”.
I Vescovi suggeriscono che i cattolici dovrebbero essere guidati più dalle “convinzioni morali” che dall' “attaccamento a un partito politico o gruppo di interesse”.
In vista delle elezioni, la dichiarazione afferma che “gli elettori cattolici dovrebbero usare l’insegnamento cattolico per esaminare le posizioni dei candidati sulle varie questioni e considerare l’integrità, la filosofia e l’azione dei candidati”.

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I gay in tv: UK e Italia a confronto.

(Queerblog) Ben Summerskill, presidente dell’associazione inglese Stonewall, ha dichiarato durante una conferenza che la rete televisiva pubblica BBC non rappresenta il pubblico lgbt in modo adeguato. In base alla funzione di collante sociale che dovrebbe svolgere, la tv ha il compito di rappresentare il Regno Unito per quello che effettivamente è nel 21esimo secolo e non per quello che potrebbe essere secondo un ristretto numero di persone al vertice dell’azienda, sostiene Summerskill.

Secondo una recente ricerca condotta da Stonewall, sembrerebbe che le tematiche gay siano presentate sulla BBC in maniera negativa cinque volte più spesso di quanto non si faccia in termini positivi. Inoltre la gaya vita appare più che altro nei programmi di intrattenimento ma poco nei documentari o nelle news, a discapito di un “ritratto realistico” dell’argomento.

In più, l’associazione ha lamentato l’uso di linguaggi ritenuti omofobi da parte di alcuni dj di Radio 1. Anche Kevin Brennan, ministro per l’infanzia britannico, nel luglio scorso aveva definito inaccettabili certi termini usati dai media in riferimento ai gay.

Insomma, persino in Inghilterra, patria dell’avanguardia per i diritti, si lamentano. E che dovremmo dire noi? Se non fosse per quella frociara incallita di Simona Ventura, per Lino Banfi o per qualche sceneggiatore di fiction “progressista” qua e là, le vite dei gay non sarebbero affatto presenti sulla nostra tv. Oltremanica il Grande Fratello ha già da anni concorrenti gay dichiarati e trans, noi ci dobbiamo accontentare di qualche solita macchietta che fa tanto colore e non fa male a nessuno. Grazie a Costanzo, mia madre pensa che Valdimir Luxuria sia “tanto simpatico” e dunque innocuo nella sua baracconaggine. Leggete un po’ qui a tal proposito.

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Fini irato con Silvio per Storace e Mediaset "La misura è colma, ora la legge elettorale".

L´appoggio del Cavaliere alla Destra, le insistenti ironie sulla sua nuova compagna: e il leader di An ora si smarca. "È venuta meno la fiducia, ho telefonato a Silvio e gliel´ho detto in faccia"."Attenzione" per Veltroni. Ronchi: senza riforma non si andrà a votare.

(Francesco Bei - La Repubblica) «È venuta meno la fiducia, a Berlusconi l´ho anche scritto per lettera - ha annunciato Fini ai suoi -, d´ora in poi procediamo per conto nostro. Regolatevi di conseguenza».
Ad avvelenare l´atmosfera, raccontano a via della Scrofa, ha molto contribuito la galassia mediatica berlusconiana: i ripetuti servizi di Striscia, gli articoli graffianti del Foglio e del Giornale sulla nuova compagna di Fini e l´imminente nascita della bambina, l´intervista di Panorama a Daniela Santanché, in cui la pasionaria della Destra minaccia sfracelli contro il capo di An. Tutti indizi che, letti da Fini, portano a un unico mandante: il Cavaliere. Ma il leader di An è un animale a sangue freddo, fosse stato solo questa «aggressione personale» forse la cosa sarebbe finita lì, con una telefonata di Ronchi a Mediaset. Il fatto è che sabato scorso Berlusconi ha presenziato con tutti gli onori alla nascita della Destra di Storace all´Eur ed è esattamente questa operazione ad aver fatto saltare la diga. «Noi - ha ricordato Fini ai suoi - siamo sempre stati leali con lui, nei 5 anni di governo e in questi mesi all´opposizione. Finora non abbiamo fatto sponda a Casini. E questo è il ringraziamento? Per me la Cdl è una storia chiusa». L´arrabbiatura è talmente forte che un amico, qualche giorno fa, si è sentito fare dal leader di An un discorso che lo ha lasciato basito: «Vedi - gli ha detto Fini - alla fine io sono sicuro che Berlusconi riuscirò a farlo ragionare. Perché è un uomo con una scala di valori molto rigida e al primo posto c´è l´interesse personale. Per cui basterà minacciare di colpirlo sulla riforma delle tv».
Al di là del rancore personale, c´è comunque la politica. E la strada è quella dell´accordo con il centrosinistra sulla nuova legge elettorale. «Non siamo disponibili ad allungare artificialmente la vita del governo con un finto dialogo - spiega il portavoce Andrea Ronchi - ma ormai è chiaro che senza una nuova legge elettorale non si va a votare». E dunque è questa la nuova strategia di Fini, stanco di aspettare una crisi di governo che non arriva mai. «Fare subito la legge elettorale e poi andare al voto». E basta parlare solo di elezioni: «Sono quasi due anni che stiamo all´opposizione inseguendo il mito della spallata e non abbiamo costruito niente, almeno dall´altra parte hanno fatto il partito democratico». L´ex ministro degli Esteri guarda quasi con invidia all´operazione di semplificazione politica riuscita nel campo avverso. E non nasconde, in privato, «attenzione e rispetto» per quanto sta facendo Veltroni. Il centrodestra, al confronto, «sembra una foresta pietrificata» e a poco serve lo sforzo delle fondazioni Farefuturo, Liberal e Craxi che l´11 dicembre presenteranno lo statuto del chimerico «partito delle libertà». Allora, tanto vale riprendersi i propri spazi politici e di partito, mandando definitivamente in soffitta «la leggenda del delfino». Questo è anche il senso della conferenza programmatica convocata ieri da Fini per i primi di febbraio a Milano, un´alternativa all´Officina di Tremonti «che non ha mai iniziato a funzionare».
«Se non si vota - chiarisce Italo Bocchino, responsabile riforme di An e relatore alla Camera sul pacchetto Violante - è chiaro che da parte nostra c´è la disponibilità a non buttare via un anno di tempo. Fare le riforme di cui il Paese ha bisogno non significa inciuciare». Un discorso che ha portato al riavvicinamento politico tra Fini e Pier Ferdinando Casini. I due ormai si sentono ogni giorno e procedono uniti come ai tempi del famoso "subgoverno", quando si trattava di bilanciare a palazzo Chigi l´asse tra Berlusconi e Umberto Bossi. Non a caso oggi Casini presenzierà una tavola rotonda sulla riforma elettorale organizzata da Italianieuropei, la fondazione di D´Alema ed Amato. Sul merito, certo, le distanze di An con il centrosinistra restano ancora tutte sul tavolo. La bozza Vassallo, per dire, secondo Fini è ancora troppo tedesca e troppo poco spagnola. «È tagliata su misura di un Pd - osserva Bocchino - che sarà libero di scegliere dopo il voto se allearsi con la sinistra radicale o con il futuro polo di centro». Ma un accordo non è affatto escluso: «Veltroni vuole il bipolarismo ma anche, come direbbe Crozza, la fine del bipolarismo. Se toglie quel ma anche ci chiudiamo in una stanza e la legge elettorale la scriviamo in tre ore».
Forza Italia intanto guarda con preoccupazione a questa sollevazione degli alleati. Berlusconi è ancora deciso ad andare dritto per la sua strada, che è quella del rapporto diretto con gli elettori: «Il governo dal Senato ne esce a pezzi, la partita è ancora aperta». E comunque, se si dovesse davvero aprire un tavolo sulle riforme, vuole essere lui a dare le carte. «Sulla legge elettorale - sintetizza Fabrizio Cicchitto - non è possibile fare a meno di Forza Italia».

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Abbracciamoci tutti insieme appassionatamente sul bus.

(Queerblog) Immaginate un autobus pieno di maschi che si abbracciano tra loro. Non è la scena di un film camp, ma la forma di protesta scelta ieri da alcuni attivisti gay e da membri del partito socialista scozzese, i quali hanno organizzato diversi hug-in (una sorta di sit-in dove, invece di stare seduti con le mani in mano, ci si abbraccia) a bordo dei bus della ditta Stagecoach tra Dundee, Glasgow ed Edimburgo.

Questa iniziativa vuole essere una risposta alla spiacevole vicenda che ha visto per protagonista una coppia gay poco tempo fa. Un passeggero dell’autobus che andava da Aberdeen a Old-meldrum si è lamentato del comportamento dei due piccioncini, i quali asseriscono che avevano semplicemente il braccio dell’uno intorno al collo dell’altro. Il conducente ha quindi minacciato i due teeneager di farli scendere e poi li ha obbligati a sedersi a debita distanza.

Vi pare possibile? Se così stanno i fatti, certo che no. Ecco dunque pronta la reazione delle associazioni, che stavolta hanno preferito essere originali, invece che limitarsi a gridare all’oltraggio con pubblici sdegni e la solita pappa. Non ci si può abbracciare sui sedili di un bus? Col cavolo, ci abbracceremo tutti insieme e vediamo un po’ se avrete qualcosa da ridire.

Personalmente sono a favore di queste forme di protesta “performative”, provocatorie e anche un po’ ironiche. Hanno più eco e sono meno vittimiste. Sempre meglio dei piagnistei luxuriosi fini a se stessi, non credete?

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Esce oggi "Dalla pelle al cuore", il nuovo album di Antonello Venditti.

(Soundsblog) Amore, tradimento e perdono, sono questi i temi principali che Antonello Venditti canta in Dalla pelle al cuore, il suo nuovo album in uscita oggi e di cui qui sopra potete vedere il video del singolo omonimo, in cui recita anche suo figlio Francesco. Secondo il cantautore, nell’uomo risiedono la capacità di amare ma anche di tradire e di commettere gesti terribili, per questo è necessaria la capacità di chiedere e dare il perdono.

Il concetto è espresso ad esempio nella canzone Giuda, simbolo per eccellenza del tradimento ma anche del pentimento e della redenzione. Una visione quasi spirituale, ma d’altronde il cantante non ha mai fatto mistero della sua fede come della sua militanza politica. Poteva mancare poi una canzone dedicata alla città eterna? No, ed ecco Piove su Roma a chiudere l’album, ennesimo atto d’amore verso la sua città.

Certo Venditti si conferma un cantautore di sentimenti profondi come amore, peccato, perdono, ma sarò onesto: il Venditti che mi piace di più resta quello degli anni 70, di Lilly e Compagno di scuola, grandi classici che come tanti ho imparato a cantare in spiaggia o nelle gite scolastiche. Ma oggi, in spiaggia o in gita, si cantano ancora Venditti o Battisti? E voi, qual’è il periodo di Venditti che preferite?

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Bamboccioni di tutto il mondo unitevi.

[i](Foto: www.retedeglistudenti.it)[/i]

(Panorama) Studenti ancora in piazza. E questa volta non solo in Italia. Il 17 novembre, giorno già caldo nel Belpaese per l’accavallarsi di cortei su cortei, è la Giornata mondiale di mobilitazione studentesca. Una data importante nella storia internazionale: il 17 novembre 1939 centinaia di studenti cecoslovacchi che si opponevano alla guerra furono arrestati e uccisi dai nazisti. Il 17 novembre 1973 gli studenti greci furono massacrati dai carri armati del regime ad Atene. E così, tre anni fa, l’assemblea mondiale di Bombay del World Social Forum ha deciso di affermare questa data della memoria e di renderla un momento importante di mobilitazione.

L’appello internazionale (qui in pdf) di quest’anno, approvato nel gennaio scorso al Social Forum di Nairobi, chiede “il libero accesso a tutti i percorsi formativi, un welfare studentesco che permetta a tutti di emanciparsi dalla condizione socio-finanziaria della propria famiglia, il diritto di tutt* gli student* a vedere i propri diritti riconosciuti per legge”. Aderiscono le principali associazioni studentesche italiane, dalla Rete degli Studenti all’Unione degli Studenti, da Studenti di Sinistra all’Unione degli Universitari.
Questo il loro slogan in video, da Youtube:
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“Saremo nelle piazze per chiedere che l’istruzione sia al centro delle politiche di questo governo” dice Giulia Tosoni, portavoce della Rete degli Studenti, “perché si approvi finalmente una legge nazionale sul diritto allo studio, una carta studenti che consenta l’accesso alla cultura per tutte e tutti, garantendo così autonomia sociale agli studenti e accesso ai più alti gradi dell’istruzione, come dice la nostra Costituzione”. E aggiunge: “Chiediamo anche più partecipazione alle scelte: nei mesi scorsi le associazioni studentesche troppo spesso sono state messe da parte, approvando provvedimenti senza ascoltare le nostre opinioni. Per questo chiediamo una legge sulla rappresentanza studentesca che aumenti il grado di democrazia nei luoghi della formazione e allarghi gli spazi della discussione fra le associazioni studentesche e chi decide per la scuola”.
Insieme agli studenti universitari, inoltre, sarà chiesta l’abolizione del numero chiuso nelle università italiane.
Ma lo spirito della Giornata è soprattutto di allegria, nel segno di cortei, concerti, spazi di creatività ed espressione giovanile. Nulla a che vedere quindi con le altre manifestazioni del 17 novembre, né alcun timore di infiltrazioni di ultrà in nome del tifoso laziale ucciso. “Saremo in piazza - continua il portavoce della Rete degli Studenti - per difendere i diritti degli esclusi, dei più deboli, dal nostro vicino di banco fino alle migliaia di studenti africani che a scuola non possono andare. Per noi è soprattutto un momento di festa”.

L’elenco dei cortei programmati

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