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lunedì 7 luglio 2008

In piazza contro Silvio, chi ci sarà e chi no. Per i glbtq ci saranno i gay moderati ma non l'Arcigay.

(Carta) Domani alle 18 a piazza Navona c’è il No Cav Day, ma le polemiche sulla manifestazione neogirotondina, convocata da MicroMega e sostenuta con forza da Antonio Di Pietro e dall’Italia dei Valori sono molte. Per forza di cosa, quasi fisiologicamente, l’iniziativa raccoglie anche il consenso di quelli che cercano in qualche modo di fare opposizione al governo Berlusconi. Di sicuro, nonostante qualche adesione individuale, non ci sarà il Partito democratico, preoccupato dal fantomatico «abbraccio mortale» diprietusta che intravedono gli osservatori vicini al governo, più che dalle manovre berlusconiane. Veltroni ha promesso che in piazza andrà, mma in autunno. Le polemiche dei giorni scorsi nascono dalla presenza, in videoconferenza, di Beppe Grillo e dal rischio che l’evento diventi anti-Pd: una sorta di bis del Nanni Moretti che nel 2002, all’indomani di un’altra sonora sconfitta elettorale, attaccò duramente la classe dirigente di centrosinistra di allora con la frase «con questi dirigenti non vinceremo mai». Ma secondo Paolo Flores D’Arcais, direttore di MicroMega «in questi giorni i rapporti con Grillo li ha tenuti Di Pietro–spiega Flores D’Arcais–non credo che ci saranno problemi». Hanno aderito i partiti della ex sinistra Arcobaleno: Verdi, Comunisti italiani. Per Rifondazione comunista, sempre più divisa, ci saranno solo i seguaci di Paolo Ferrero. Quelli di Nichi Vendola diffidano dell’impostazione «giustizialista». «La nostra opposizione al governo Berlusconi tiene strettamente legati diritti sociali, politici e giurisdizionali–afferma il comitato dio gestione del Prc–Non vedere questa unitarietà strategica del governo Berlusconi significa essere miopi. Per questo, iscritti ed elettori di Rifondazione comunista hanno partecipato al corteo nazionale di rom e sinti, a quelli del gay-pride e sono presenti nelle diverse lotte e vertenze territoriali e settoriali. Saremo presenti in piazza Navona, con le nostre bandiere e le nostre proposte. Le norme salva-potenti hanno sempre incontrato la nostra contrarieta’ e la nostra opposizione»
Nel mezzo, numerosi gli interventi di personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura: Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Andrea Camilleri [che leggerà alcune delle sue «poesie incivili»], Rita Borsellino, Moni Ovadia, Lidia Ravera, Margherita Hack, Marco Revelli, il neodeputato dipietrista Pancho Pardi [che ha allertato tutti a riprendere col telefonino eventuali autori di «provocazioni»], Alexian Spinelli, rappresentante del popolo Rom. Nei giorni scorsi aveva annunciato la sua adesione anche il comitato «Verità e giustizia per Genova», per sottolineare che il decreto «blocca processi» rischia di vanificare i procedimenti penali contro la polizia per le tortire alla scuola Diaz e alla caserma Bolzaneto di Genova, nei giorni del G8 del luglio 2001. In videocollegamento ci saranno Umberto Eco e Beppe Grillo.
Tra i promotori, c’e’ anche Furio Colombo, che è del Pd. Ed è arrivata anche l’adesione di Giovanni Bachelet, membro della direzione nazionale del Pd. La scaletta, al momento, prevede che ad aprire gli interventi sul palco sia Rita Borsellino, che presenterà il suo movimento «Un’altra storia». Poi la parola passerà a Flores D’Arcais; parlera’ anche Di Pietro; chiuderà Colombo, che ha annunciato un discorso in difesa del popolo rom. Tre gli slogan scelti: «L’articolo 3 della Costituzione–spiegano i promotori–che parla dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge; la scritta che campeggia in tutti i tribunali, ‘La legge e’ uguale per tutti’. Infine, il terzo: la frase di una sentenza della Corte Suprema degli Stati uniti del 1972 che sembra scritta per l’Italia di oggi: ‘Nessun governo potrà censurare la libertà di stampa affinché la stampa sia libera di censurare i governi’».
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Ndr. Vi abbiamo già dato conto che a tutt'oggi solo alcuni esponenti dell'Mgl, Movimento gay liberali di Milano saranno presenti alla manifestazione.
Stravagante la posizione dell'Arcigay, infatti
ha dato la sua adesione l'Arci ma non l'Arcigay.

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Libri. Vita e cultura gay.

Storici di nove Paesi per una storia dell’omosessualità. Dall’antichità a oggi attraverso saggi e immagini. Arte, letteratura, fotografie documentarie. Per una visione completa dell’amore tra persone...
(Daniela Fiacco - Exibart) Si fa certamente notare per l’ambizione questo progetto a cura di Robert Aldrich, docente di Storia europea alla University of Sidney. Infatti, una storia “universale” dell’omosessualità richiederebbe una valanga di tomi per essere trattata con perizia di dettaglio. Questo libro, invece, ci prova con quasi quattrocento pagine, il che richiede una certa abilità di sintesi e presuppone il rischio di scadere nel già detto. Sicuramente, a quest’opera non manca la capacità di offrire un ripasso scrupoloso e soprattutto un’ampia visione di base, un primo mattoncino su cui maturare un’idea approfondita del rapporto fra storia, politica, omosessualità e linguaggi artistici.
Sì, perché l’aspetto più interessante del libro, oltre alla piacevole chiarezza dello stile, è l’ampia scelta d’immagini e riferimenti all’arte. Dalla letteratura ai documenti storici, dalla pittura alla fotografia, cogliendo pienamente quel rapporto sottile di reciproche influenze fra la storia e i fenomeni artistici. Un buon libro, nel senso più canonico dell’espressione. Viene quindi spontaneo interrogarsi sulle reali ragioni per cui in Italia sia stato rifiutato più volte prima di essere pubblicato da Cicero (la casa editrice inglese Thames & Hudson lo ha pubblicato per prima e vanta varie traduzioni in tutto il mondo).
L’impianto storiografico è dei più classici: dall’antichità classica greco-romana, tra sessualità non colpevolizzata e rigidi schemi sociali, fino al macabro Medioevo, tra roghi e persecuzioni. Dall’epoca moderna alle battaglie degli anni ’60-’70 fino al problema tuttora attuale dell’Aids, dagli anni ’80 in poi. Europa, Americhe, Medio oriente, Africa, Asia e Australia a più riprese tra condanne, rivendicazione, diritti conquistati e diritti negati, fino alla realtà odierna, dove la situazione appare quanto mai ambigua e problematica.

Scrive Gert Hekma a conclusione del libro: “In molte città del mondo si è sviluppata una scena gay vivace e il movimento gay, fondato sull’identità, ha riscontrato alcuni successi, soprattutto nell’Europa occidentale e in Sudafrica. D’altro canto in varie parti del mondo vi sono forti tendenze omofobe, soprattutto nei paesi musulmani e lì dove le varie denominazioni cristiane protestano la loro condanna. La persecuzione di gay e lesbiche continua, a volte da parte di istituzioni statali, spesso da parte di privati”. E la previsione resta ambigua: “Il futuro è aperto, ma la direzione verso la quale porterà l’emancipazione rimane oscura.
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ALDRICH ROBERT
VITA E CULTURA GAY. STORIA UNIVERSALE DELL'OMOSESSUALITA' DALL'ANTICHITA' A OGGI
Editore: CICERO
Numero di pagine: 384, Prezzo: € 48,00

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Usa. Un gay italiano sposa un gay americano, il nostro consolato non riconosce matrimonio.

Preannunciata iniziativa legale di "Certi Diritti".
(Agi) Un italiano si sposa a San Francisco con un cittadino Usa e il consolato respinge la richiesta di riconoscimento. Preannunciata iniziativa legale di "Certi Diritti". "La scorsa settimana, a San Francisco, un cittadino italiano, naturalizzato Usa, A.Q., si e' sposato con un cittadino Usa, B.S., una delle parti lese nella causa poi vinta per la decisione della Corte Suprema della California di eliminare la discriminazione che vietava il matrimonio tra persone dello stesso sesso". Lo comunica Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti. "La causa e' durata quattro anni e finalmente, a seguito della storica sentenza, la coppia ha potuto accedere all'istituto del matrimonio. Il cittadino italiano - aggiunge Rovasio - si e' poi recato presso il consolato italiano per la trascrizione del suo matrimonio nel registro dell'Aire. Dopo due giorni gli uffici consolari italiani gli hanno reso la documentazione con la motivazione che in Italia il matrimonio si puo' fare solo tra persone di sesso diverso. Per lo Stato italiano - conclude - egli e' celibe nonostante sia regolarmente sposato in California. Vista l'intenzione della coppia di vedersi riconosciuti i diritti di uguaglianza incardinando un'azione legale in Italia e in Europa, l'Associazione radicale Certi Diritti preannuncia sin da ora il suo pieno sostegno alla coppia neo sposata".

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Alessandro Sperduti il gay della fiction I Liceali: "Sono contento di interpretare Valerio Campitelli".

(Tvblog) Dopo Federico Costantini, è la volta di un altro protagonista de I Liceali ad essere intervistato da TvBlog: si tratta di Alessandro Sperduti che, a differenza di altri suoi colleghi giovani della serie, non è certo alla prima esperienza televisiva di fiction. Alessandro risponde su Liceali e anche su altre fiction di successo da lui interpretate.

Spot pubblicitari a parte la tua prima esperienza in una fiction è stata in Il tesoro di Damasco di Jose Maria Sanchez. Come l’hai vissuta?

Una vera sorpresa. Non mi aspettavo che mi prendessero. Sono stato fortunato poi perchè come primo film ha previsto un viaggio in Tunisia, siamo stati là per 1 mese; un’esperienza intensa per un giovane come me.”

Nonostante la tua giovane età vanti un lungo curriculum, compresa la fiction storica “Orgoglio”, grande successo di Raiuno prodotta dalla Titanus. Che ricordi hai dell’esperienza sul set?

Mi ricordo che ero abbastanza preoccupato per quell’esperienza: avevo 17-18 anni e cominciavo a crescere e a prendermi le mie responsabilità. Da quell’età non sei più seguito sul set, devi farcela da solo e da lì veniva la mia preoccupazione. Ricordo con simpatia la particolarità dei vestiti, le ricostruzioni della Roma di qualche anno fa, il periodo storico. Anche questa è stata una bella esperienza che porterò sempre con me.”

Ci puoi dire cosa hai fatto per arrivare al cinema, sia esso televisivo o cinematografico?

L’inizio è stato casuale, mia sorella mi accompagnò in un’agenzia che faceva provini per spot pubblicitari e film. All’inizio eravamo tutti un po’ scettici, tra l’altro ero anche molto timido. E’ andata bene con i primi spot e poi il primo lavoro e da lì ho incominciato a prendere più confidenza con il mezzo, come si dice. Ho anche frequentato un corso di improvvisazione nella stessa agenzia prima che mi prendessero per Il Tesoro di Damasco. Per fortuna è andata bene e spero che vada avanti così.”

Nei “Liceali”, il tuo ultimo lavoro, interpreti un ragazzo omosessuale che si dichiara ai genitori e inizia una relazione con un giovane falegname. Hai provato imbarazzo nelle scene dei baci? Qual è il tuo rapporto col mondo gay?

All’inizio confesso che ho avuto un certo imbarazzo, non è certo cosa da tutti i giorni baciare sulla bocca un uomo per un etero. Per fortuna conoscevo Edoardo Gabriellini e alla fine in sè la scena è stata tranquilla. Riguardo al rapporto con il mondo gay ho amici omosessuali e sono anche d’accordo con loro su alcuni aspetti e su richiesta di diritti che spesso lo Stato non concede e che invece dovrebbe fare.”

Come sei stato scelto ne I Liceali? Che provino hai dovuto affrontare?

E’ stata la mia agenzia che mi ha proposto per I Liceali. Il primo provino che Lucio Pellegrini, il regista, mi ha fatto fare ha riguardato la scena con Edoardo quando litigammo subito dopo l’incidente che gli avevamo procurato insieme a Rizzo; e poi ricordo che un’altra scena fu con Vittorio Emanuele Propizio (Lucio Pregoni) con il quale parlavamo del compito di latino mentre Cicerino ci chiedeva di Rizzo. Tutte scene inserite nella prima parte della serie.”

Sei soddisfatto del ruolo che il regista ha scelto per te nella serie o avresti preferito qualcos’altro?

Sono contentissimo di questo ruolo perchè è parecchio profondo, ha parecchie variazioni e sfaccettature. E’ stato interessante da affrontare ed era ben scritto; poi nei Liceali ogni personaggio era scritto minuziosamente. Quando ho letto il copione per la prima volta sono rimasto entusiasta e mi ha dato già le sensazioni che avrei vissuto sul set. Sono contento di come è andata.”

Com’è il tuo rapporto con il resto del cast, in prevalenza giovane? Vi incontrate anche fuori dal set?

Capita spesso che ci incontriamo anche fuori dal set. Ogni tanto io e Federico Costantini usciamo, è capitato che siamo andati ad un Festival insieme, così come con Alberto Galetti (Daniele Cook) ci vediamo spesso. A volte facciamo delle rimpatriate con tutti trovandoci a cena e raccontandoci le esperienze vissute. E’ un bel gruppo il nostro“.

In un’intervista che abbiamo realizzato, Lucio Pellegrini ha parlato molto bene di te definendoti molto professionale. Ti fa piacere? Com’è lui sul set?

Lui è un mito, una persona eccezionale, calma e con parecchia pazienza. Puoi immaginarti quanta pazienza ci voglia a gestire dei ragazzi che ogni tanto fanno casino e la concentrazione non è sempre ai massimi. Dal mio punto di vista è bravissimo e ha ottenuto sempre quello che ha voluto; mi ha dato tanti consigli per indirizzarmi bene nella serie. E’ stato un vero piacere lavorare con lui“.

Se dovessi dire tra tutti i progetti in cui hai lavorato quale preferisci, a quale serie ti riferiresti? Quale ti è piaciuta di più interpretare?

Io mi sono affezionato agli ultimi due ruoli, I Liceali e Fuga con Marlene. Due ruoli molto intensi da interpretare. Tra l’altro li ho vissuti anche più approfonditamente visto che non avevo più l’impegno del liceo.”

Liceali 2 parte, hai in programma altri film tv o fiction nella prossima stagione?

A parte I Liceali non ho niente di sicuro, incrocio le dita per un progetto cinematografico. Speriamo.”

Nel film-tv “Fuga con Marlene” sei coprotagonista a fianco di una intensa Monica Guerritore, ti innamori e passi con lei una notte d’amore. Quali ricordi hai di questo lavoro?

E’ stata una bella parte, un ricordo stupendo. Abbiamo girato per la maggior parte del tempo in Calabria, luogo in cui vado da quando ero piccolo. Ho visto posti nuovi, lo si può notare anche dalle inquadrature del film. Poi tra l’altro a livello personale il regista Alfredo Peiretti mi è stato molto d’aiuto, insegnandomi parecchio e non dimentichiamo Monica che ritengo un vero e proprio mostro della recitazione. Tra noi oltretutto si è creato un rapporto bello anche fuori dal set che poi ha reso più facile anche lavorare insieme“.

Tra i prodotti in cui hai partecipato vi sono due stagioni di Distretto di Polizia. Ti piacerebbe tornare ad interpretare ruoli in fiction d’azione come quella?

Ho partecipato alle prime due stagioni. Bene o male comunque a parte Orgoglio e I Liceali, ho sempre avuto ruoli d’azione nelle serie che a cui ho partecipato e quindi sarei ben contento di tornare a seguire quel filone.”

Agli inizi della tua carriera hai partecipato nel videoclip di Marina Rei, T’innamorerò. C’è differenza a realizzare un video rispetto ad una scena di un film o fiction?

Ero giovanissimo, avrò avuto circa 11 anni, non ricordo tantissimo. Ad ogni modo mi ricordo che ero affascinato e allo stesso tempo al settimo cielo quel giorno visto che mi avevano appena comprato la PlayStation. Ero affascinato dalla personalità di Marina Rei e poi dal modo di girare un video rispetto ad un film: si sentivano le musiche a rallentatore per consentire poi di fare gli effetti e di riprendere il labiale della cantante. Per me era una situazione particolare che allora non capivo. Abbiamo girato un’intera giornata per realizzare un video di 3 minuti e mezzo.”

E’ cambiata la tua vita dopo l’uscita dei Liceali?

Ho notato che quando vado in giro ricevo parecchi commenti da persone di tutte le età; ieri anche una professoressa ha fatto dei commenti sui Liceali. Sono sconvolto dal fatto che siano stati creati forum e siti su Internet. E’ una bella soddisfazione, mi piace e ho avuto parecchi feedback positivi.”

A breve inizierai a girare Liceali 2: ci puoi dare qualche anticipazione sul tuo personaggio? Ci sarà un’evoluzione della storia col falegname?

Purtroppo sto leggendo ancora il copione e non posso anticipare nulla.“.

Ti ringrazio e ti auguro altri grandi successi per la tua attività.

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José Maria Aznar, "Zapatero usa la laicità per nascondere la crisi della Spagna". E sui matrimoni gay...

((Manila Alfano - Il Giornale) «Sediamoci qui, staremo più freschi». Navacerrada è un buon rifugio e un posto abbastanza isolato per ragionare con calma di politica. Le montagne tengono lontana la Madrid di Zapatero, più povera e sempre più affamata di laicismo, quella che accoglie gay e lesbiche da tutto il mondo per celebrare l’orgoglio omosessuale. Sabato scorso l’ultima manifestazione, appuntamento nelle strade della capitale. Quest’anno la sfilata era dedicata alle donne: «visibilità lesbica» era il titolo. José Maria Aznar guarda da lontano e commenta il congresso dei socialisti. Sono appena arrivate le ultime notizie sulle intenzioni del premier spagnolo, via i crocifissi dai luoghi pubblici e via la liturgia religiosa anche nei funerali di Stato e nel giuramento dei ministri. «Non si fermeranno mai - dice -. Zapatero alza il tiro solo per nascondere agli spagnoli la crisi economica». Ma l'uomo forte del Partito popolare non si muove più solo sul fronte di Madrid. Il suo campo di battaglia è più largo. Ora si chiama Europa.

La ferita è ancora lì ed è una di quelle che cambiano la storia. Sono passati quattro anni e qui quando ne parlano faticano ancora a scandire quella maledetta data per intero. L'undici spagnolo, lo chiamano, e per tutti è l'incontro con il terrore: «L’attacco brutale». José Maria Aznar in quel marzo 2004 era il capo del governo. Ore 7,36 del mattino. Dieci zaini carichi di Goma 2 vengono fatti esplodere in quattro treni regionali di Madrid. Si contano i morti e saranno 190. Più tardi si saprà che i terroristi sono islamici. Tre giorni dopo arrivano le elezioni. Aznar è sconfitto e per lui comincia un'altra vita.

Presidente, perché quel giorno accusò l'Eta?
«Ho saputo della tragedia alle sette del mattino come tutti gli spagnoli. Ho subito capito la gravità della situazione. Mi arrivavano informazioni continuamente. I miei collaboratori, i servizi segreti nazionali e stranieri, le mie fonti, tutti dicevano un solo nome: Eta».
Cosa ricorda di qui momenti?
«Io ho sofferto molto in quel periodo. Per le vittime prima di tutto e per la Spagna».
Rimpianti?
«No, ma spero due cose: la prima è che non si ripeta un attacco così brutale, e secondo che nessuno imputi al governo la responsabilità di un atto terrorista. Ai socialisti rimarrà sulla coscienza l'aver vinto strumentalizzando una tragedia e questo è molto pericoloso per una democrazia. Questo spero che non succeda più».
Qual è il segreto del successo economico spagnolo?
«Flessibilità e stabilità».
La flessibilità per molti significa precariato?
«Il precariato è il contrario della flessibilità. E nasce da un mercato rigido che lascia senza regole i più deboli. Il mio governo ha impostato una riforma del lavoro che ha permesso alla Spagna di produrre di più e abbattere la disoccupazione. Salari e investimenti sono migliorati grazie a una politica fiscale intelligente, che non depreda imprese e lavoratori. Zapatero ha trovato una Spagna più ricca, ma sta facendo di tutto per renderla più povera».
La Spagna è diventata intanto il simbolo del laicismo. Moderna e tollerante.
«Attenzione: non la Spagna ma il governo socialista di Zapatero. Sono due cose ben diverse. La domanda vera è cosa è diventata la sinistra oggi».
E la risposta?
«Alla sinistra mancano idee concrete: questo fine settimana il Partito socialista si incontra per un meeting nazionale. La Spagna sta attraversando la crisi economica più grave degli ultimi vent'anni. Certo, non solo a causa delle non scelte politiche di Zapatero, ma anche per il riflesso della crisi internazionale che sta colpendo anche il nostro Paese. Eppure vuole sapere quali sono i temi trattati durante questo meeting?».
No, me lo dica.
«L'aborto, l'eutanasia, il crocefisso e i simboli religiosi nei luoghi pubblici. Nessuno che parli di economia. Non c’è stato un solo politico rappresentante del Psoe che abbia proposto soluzioni, che abbia saputo tracciare linee concrete per uscire da questa gravissima impasse».
E questo perché?
«È un gioco fatto ad arte per confondere le idee. Radicalizzazioni, estremismi per nascondere i problemi veri, la disoccupazione, il valore del lavoro, i salari. Il Partito socialista si è ridotto a cambiare i valori morali nella società. Ha creato un laicismo militante, radicale e fondamentalista, che non ha nulla a che fare con la libertà religiosa. L'occidente è una società cresciuta e fondata sui valori cristiani. Sarebbe uno sbaglio cancellarli. E ciò che i padrini del fondamentalismo aspettano. Un'Europa debole e senza identità».
L'identità ha a che fare con i matrimoni gay?
«Anche. Io sono a favore della vita. Il mio partito crede nel valore fondamentale della vita. Ma una cosa è un matrimonio eterosessuale, i figli. La famiglia insomma. Altra cosa sono i matrimoni omosessuali. Non sono equivalenti e secondo me non sono equiparabili».
E la destra, non ha nulla da rimproverarsi?
«La destra da troppo tempo si porta dietro un complesso di inferiorità. Ha combattuto tante battaglie, la dittatura, il leninismo, il nazismo. Eppure ancora ci si vergogna a dire che si è di destra».
L'errore più grande?
«Vergognarsi per colpe che non ha. Non bisogna dimenticare che la destra ha da sempre lottato per difendere la libertà contro la tirannia».

Il governo socialista vuole introdurre il voto per gli immigrati. È d'accordo?
«In realtà per come lo hanno impostato loro suona un po' strano. Io credo che abbiano diritto di voto tutti coloro che pagano le tasse. Deve essere messo in relazione alla propria nazionalità».
Il governo Zapatero ha accusato l'Italia di utilizzare metodi troppo duri contro i clandestini. Cosa ne pensa?
«Un atteggiamento nei confronti dell'Italia molto poco corretto. Si può essere d'accordo o meno con le scelte del governo italiano. Il punto vero è che il tema dell'immigrazione è fondamentale e non solo per l'italia, ma per tutti i Paesi dell'Europa. Bisogna riconoscere a Berlusconi di aver trattato fin da subito l'immigrazione come un problema europeo. Ed io sosterrò la sua politica in Europa. In tutti i modi».
Eppure la linea di Zapatero in materia di immigrati sembra funzionare.
«Zapatero era contrario anche alla nostra politica di immigrazione. La sua formula è "papeles para todos", ovvero documenti per tutti, con una massiccia regolarizzazione, e tutto sulle spalle dell'Unione europea. Con i clandestini non può esistere demagogia. Contro l’immigrazione illegale non ci possono essere scelte individuali ma linee dure che partono dall’Europa. Ecco. Questo è uno dei temi fondamentali che dovrebbe entrare subito nell’agenda dei ministri europei».
Cosa le piace della politica di Zapatero?
«È facilmente criticabile. Le sue posizioni sono idee fondamentalmente profondamente labili, dal punto di vista formale e di contenuto».
Cosa non sopporta di lui?
«Politicamente ha fortissime carenze. Sta colpendo i valori della società per sottrarsi alla realizzazione di politiche più concrete».
Il referendum irlandese ha bocciato il trattato di Lisbona. Dove hanno sbagliato i leader europei?
«L'Europa è arrivata ad uno snodo determinante. Deve decidere in fretta. Per sopravvivere occorre un recupero forte e deciso. I Paesi dell’Europa sono potenze economiche. L’Ue non può morire di burocrazia. Serve l'anima. L'identità, appunto, che deve essere recuperata a partire dai valori che hanno formato la cultura Occidentale moderna».
È ottimista?
«No, non sono per niente ottimista. Le cose non vanno come devono andare. Ci sono troppi conflitti pratici. Il problema delle arance tra Italia e Spagna ad esempio è sempre stato sentito come più importante di tutti i problemi istituzionali. Non possiamo cadere sulle arance».

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Iran, pena di morte per i blogger “nemici di Dio”.

(Panorama) Impiccagione, taglio della mano destra e del piede sinistro, oppure esilio: sono le pene previste in una proposta di legge arrivata al Parlamento iraniano per punire quei blogger colpevoli di promuovere corruzione, apostasia e prostituzione attraverso internet. Pena di morte, quindi, per coloro che diventano mohareb, nemici di Dio. A una prima lettura i parlamentari di Teheran hanno approvato il testo a larga maggioranza: 180 voti favorevoli, 29 contrari, 10 astenuti. Nonostante l’ostilità delle autorità, cento blogger hanno firmato una petizione per chiedere di eliminare la censura della Rete.

Quanto contano in Iran le opinioni espresse sui blog? Secondo l’università di Harvard è lo spazio pubblico più aperto per le discussioni, tenendo conto del controllo sui mass media (stampa, televisione, radio) nella Repubblica islamica (la ricerca in pdf). Alcuni giovani iraniani che scrivono online sono critici verso il regime. Ma sul web discutono anche di altri argomenti: diritti umani, religione, cultura e poesia, un tema che appassiona soprattutto il pubblico femminile. Scrivono gli autori dello studio: “L’essenza della democrazia non è la regola della maggioranza, ma come la maggioranza è formata”. Sono spiragli di libertà che sembrano preoccupare le autorità in una nazione in cui l’età media della popolazione è di 26 anni (in Italia è di 42). E siti popolari come Facebook e Flickr sono già stati bloccati. La scure di Teheran si è già abbattuta sui giornalisti. Reporter senza frontiere, inoltre, denuncia che l’anno scorso due cronisti trentenni, Hassanpour e Botimar, sono stati condannati a morte per “attività sovversive contro la sicurezza nazionale”: la pena capitale è stata riconfermata per Hassanpour, Botimar è in attesa della nuova sentenza.

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Luxuria all'Isola dei Famosi? Per Tv Sorrisi e Canzoni ci sara'.

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(Reality and show) Simona Ventura lo aveva dichiarato qualche settimana fa: il cast della prossima edizione de L'isola dei famosi, al via a fine settembre il lunedì sera su Raidue, è stato allestito e completato con netto anticipo rispetto agli scorsi anni per consentire alla conduttrice di dedicarsi prima al film La fidanzata di papà assieme a Massimo Boldi e ad altri attori/attrici (uscirà a novembre) e poi alle vacanze.
Ebbene il settimanale Tv Sorrisi & Canzoni, in edicola lunedì, scioglie molti dubbi e offre un elenco quasi definitivo dei naufraghi vip. Arruolati la showgirl Belen Rodriguez, Giucas Casella (già a Il ristorante), Massimo Ciavarro, un'altra super sexy come Jennifer Rodriguez (già a La fattoria; addirittura due cognomi uguali, dunque), il nuotatore Leonardo Tumiotto, l'ex tronista Giuseppe Lago e l'ex velina brasiliana Veridiana Mallmann: tutti avrebbero già firmato il contratto con Magnolia, la casa di produzione del reality.
Per Vladimir Luxuria, Antonio Cabrini ed Heather Parisi, "nomi sicuramente molto appetibili per le logiche dello spettacolo televisivo", sottolinea Sorrisi, siamo invece, "a uno stadio avanzato di trattative. Ma anche loro dovrebbero finire in Honduras". Anche se il politico e la showgirl avevano seccamente smentito la loro partecipazione. Sono in corso intanto, nelle piazze di tutta italia, i casting per formare la pattuglia degli sconosciuti che anche quest'anno affiancheranno i famosi. Le prossime selezioni sono a Milano l'8 e il 9 luglio, a Roma il 12 e il 13, a Riccione il 19 e il 20, a Reggio Calabria il 28 e il 29. Moltissime, poi, le iscrizioni pervenute al sito.

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New Zealand. In onda per errore film porno anziche il rugby.

Pochi minuti di film per adulti nel mezzo degli highlights.
(Ap) Qualche minuto di porno invece della partita di rugby. Un vero e proprio sacrilegio in Nuova Zelanda, la terra degli All Blacks, la terra dell'haka, la culla della palla ovale. L'incidente è accaduto nel pomeriggio (ora locale) sulla Prime Television, che nel mezzo degli highlights del programma "Grassroots Rugby", per un errore nel "processo di distribuzione" del segnale, è incappata invece nel segnale di un canale pay-per-view per adulti. Emittenti rivali hanno detto di avere ricevuto chiamate dei telespettatori "scioccati e disgustati" per il mix. La Prime si è subito ovviamente scusata per il disguido. E non interessa che fosse gratis, perché, si sa, di fronte al rugby per i neozelandesi non c'é altro che tenga.
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Milano. La destra attacca la curia milanese. Un linguaggio troppo laico e quindi troppo chiaro?

Il linguaggio politico della Curia.
(Carlo Maria Lomartire - Il Giornale) Chi pensa che la Chiesa non abbia diritto di intervenire anche su questioni come immigrazione clandestina, rom o la moschea di viale Jenner si sbaglia di grosso. Vescovi e sacerdoti hanno anzi il dovere pastorale di esercitare il magistero ecclesiale su tutti gli argomenti che abbiano rilevanza etica e sociale. Altrimenti la vita religiosa finirebbe per ridursi a fatto privato e la Chiesa, intesa come comunità dei credenti, cesserebbe di esistere. Ed è altrettanto chiaro che poi lo Stato laico deciderà in assoluta autonomia, tenendo conto di quegli interventi quanto riterrà opportuno.

È una disarmante ovvietà che certi iper-laici nostrani si ostinano a non capire, intimando ai vescovi di tacere quando si oppongono ai matrimoni gay e plaudendo quando criticano le misure di controllo dell'immigrazione clandestina e delle comunità rom.

Ma c'è qualcosa che inquieta negli ultimi interventi della Curia milanese - ripeto, assolutamente legittimi - su questi argomenti come su altri: il linguaggio.

Sempre di più sia il cardinale Tettamanzi sia i suoi rappresentanti affrontano questi temi utilizzando una terminologia squisitamente politica. Parlano di fascismo, totalitarismo, populismo, di manipolazione mediatica. Illegittimo per un monsignore o per un prete? Certo che no. Ma mi ostino a credere che i loro argomenti e il loro linguaggio dovrebbero avere altri riferimenti: la carità, la pietà, l'amore. Insomma, il Vangelo e non un volantino politico o un quotidiano di partito. Giacché se gli argomenti sono politici non ho bisogno di sentirmeli ripetere da un prete. Carlo Maria Martini aveva gli stessi orientamenti di Tettamanzi, ma li esprimeva col linguaggio del Vangelo e della Bibbia. Perciò aveva più carisma.

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Cultura. I misteri di Dalì tra cinema e pittura.

In mostra al Moma di New York fino a settembre quadri, bozzetti e fotogrammi che raccontano il lungo rapporto dell'artista catalano con l'arte filmica. Da Hitchock a Buñuel.
(Eleonora Attolico - L'Espresso) Maestro del surrealismo, artista prolifico ed eclettico, lungo tutta la sua carriera Salvador Dalì amò il cinema, non solo traendone ispirazione per la sua opera pittorica ma collaborando spesso con scenografi e registi. Questo aspetto della sua attività è ora al centro di una ricca retrospettiva, dal titolo Dalì: Painting and Film, inaugurata presso il Museum of Modern Art (MOMA) di New York il 29 giugno e in programma fino al 15 settembre.
Chi dovesse trovarsi nella Grande Mela durante l'estate avrà modo non solo di scoprire 130 quadri ma anche sceneggiature, disegni, lettere del geniale pittore spagnolo, nonché fotogrammi dei film ai quali diede il suo contributo. Dalì (1904-1989) non collaborò con grandi registi come Luis Buñuel, Alfred Hichcock, i fratelli Marx e Walt Disney, ma trasse anche ispirazione da una serie di pellicole per realizzare alcuni quadri importanti.

Spiega Anne Morra, curatrice della parte cinematografica della mostra: "Dalì fa parte della prima generazione di artisti che conobbero il cinema e se ne abbeverarono lungo tutto il loro percorso artistico". A Figueras, la città catalana che diede i natali al pittore, la prima sala cinematografica venne inaugurata pochi mesi prima della nascita di Dalì. In mostra si nota il fotogramma di "Un chien andalou", il film surrealista per eccellenza, realizzato nel 1929 insieme a Luis Buñuel e ispirato ai sogni dei due ideatori. La pellicola si apre con una delle prime scene horror della storia del cinema: un uomo taglia con un rasoio l'occhio di una donna (in realtà è l'occhio di un bovino).

Altro film "scandalo" realizzato dal duo Buñuel-Dalì è "L'Age D'or" del 1930. Narra l'amore impossibile tra un uomo e una donna ed è un pamphlet visionario che esalta l'amour fou contro le istituzioni-baluardo dei valori borghesi: Chiesa, Stato, Esercito. Anche qui trionfano le invenzioni visive, le paranoie psicanalitiche tra scheletri di vescovi, giraffe buttate fuori dalla finestra, pini in fiamme, e un Cristo che esce dal castello delle 120 giornate di Sodoma. Il film, finanziato da Charles de Noailles, fu proiettato per sei giorni allo Studio 28 di Parigi e venne poi devastato da squadre di estrema destra. Alcuni quadri dipinti da Dalì nello stesso periodo come "I primi giorni di primavera" (1929) e "Illumined Pleasures" (1929) traggono ispirazione dalla preparazione di questi due film.

Altre immagini "forti", su cui Dalì continuò a lavorare sono una mano mozzata, un'ascella pelosa che si trasforma in un riccio di mare, un'invasione di formiche, un gruppo di asini in decomposizione che si ritrovano in diversi quadri come "Dispositivo e mano" (1927) e le soddisfazioni del desiderio (1929). La mostra si articola in sei sale, in cui sono proiettate su maxi-schermi diversi spezzoni di film da paragonare costantemente con le opere esposte. "I primi giorni di primavera" (1929) rivela l'interesse del maestro spagnolo per la prospettiva cinematografica e per le dissolvenze. Dalì era anche uomo di grande umorismo.

Apprezzava Buster Keaton, Charlie Chaplin e i fratelli Marx, conobbe Harpo Marx nel 1936 e per lui scrisse diverse sceneggiature, disegnando schizzi e bozzetti. Negli anni Quaranta il nome di Dalì si legò indissolubilmente al Surrealismo. Negli Stati Uniti divenne una celebrità e partì per la California, collaborando le major hollywoodiane.
Fu ingaggiato dalla Twentieth Century Fox per realizzare tre minuti da incubo, una sequenza di "Ondata d'amore" ( Moontide, 1942) di Fritz Lang e "Archie Mayo" con Jean Gabin e Ida Lupino in cui Dalì racconta la discesa agli inferi di uno scaricatore di porto che, in preda ad uno stato di ubriachezza, uccide un uomo. Prendendo spunto dalla scena del film, realizzò schizzi e un dipinto ad olio in cui trasforma il porto in un paesaggio surrealista. Altra collaborazione eccellente fu quella con Hitchcock, per il film "Io ti salverò" (Spellbound, 1945) con Ingrid Bergman e Gregory Peck. La famosa sequenza del sogno fu disegnata dal maestro, divisa in quattro parti, e purtroppo pesantemente tagliata dal produttore David O' Selznick che accorciò il film di 20 minuti. Infine da segnalare la collaborazione con Walt Disney con il quale realizzò diversi disegni, tra questi una storia d'amore di Chronos, il dio del tempo con una ragazza. I lavori di Dalì sono poi stati ripresi recentemente dal disegnatore John Hench con una squadra della Disney che li ha rimontati insieme in un corto di sette minuti, dal titolo "Destino". Il MOMA ha organizzato per tutta l'estate la proiezione dei film secondo un calendario consultabile sul sito del museo. La mostra si chiude con un paio di chicche; tra questi il ritratto di Laurence Olivier nel "Riccardo III" (1955) a dimostrazione dell'amore di Dalì per le grandi produzioni.
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Dalì Painting and Film
MOMA, West 53rd Street, New York 10019
Tel: 001 212 708 94 00
Catalogo: Dalì & Film. Prezzo 40 $-60$ (copertina rigida)

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Un sito per dire no alla dipendenza da gioco d'azzardo online.

Un nostro lettore ci segnala un sito di particolare importanza che combatte una recente dipendenza, quella del gioco d'azzardo online: nodipendenza.com

In un articolo si legge:
Non esiste niente di peggio che essere dipendenti da qualcosa: la dipendenza ci sottrae la nostra libertà! Tra le tante dipendenze di cui purtroppo al giorno d'oggi si può diventare succubi ce n'è una in particolare, quella da gioco d'azzardo online, che può far perdere molto più della libertà: può far perdere denaro, amici, parenti e salute! Diventare dipendenti dai casino online è una delle esperienze peggiori che un uomo possa vivere; è facile cadere in trappola, i casino online ti attraggono con grafiche e colori allegri, numerosi giochi di casino di tutti i tipi, bonus di benvenuto e promesse di regalarti soldi per farti vincere... ma se non si sta attenti, giocare in un casino on line può diventare davvero un incubo!

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Resa dei conti. La sconfitta del Pd a Roma? Colpa anche di Rutelli. Lo dice Bettini.

Ma tante variabili, loro avevano più voglia di vincere.
(Apcom) -Sono diversi i motivi che hanno portato alla sconfitta del centrosinistra nella corsa per il Campidoglio. Tra questi c'è senza dubbio anche la scelta del candidato sindaco. Parlando all'assemblea di 'A sinistra', il coordinatore democratico e braccio destro di Walter Veltroni, Goffredo Bettini, archivia la "diplomazia" e analizza le ragioni di una sconfitta inaspettata, precisando tuttavia che il risultato del Pd "è stato buono visto che ha preso il 41 per cento dei voti".

Continua su Il voto gay.

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Milano. Scontro tra la curia e Maroni sulla moschea.

Curia, Maroni al contrattacco. «Solo insulti, pensi ai cittadini». Il ministro: Io fascista e populista? Pregiudizi, vado avanti.

(Fiorenza Sarzanini - Il Corriere della Sera) «Di fronte ad accuse pretestuose e pregiudizi il governo va avanti. E se l'opposizione non vorrà seguirci arriverà al suicidio politico». E' un Roberto Maroni a tutto campo quello che risponde all'attacco della Curia milanese sul trasferimento della moschea di viale Jenner, ma anche alle polemiche degli ultimi giorni su sicurezza e giustizia.

Monsignor Bottoni definisce il governo fascista e populista.
«Evidentemente il destino degli uomini per bene come me è ricevere insulti e non replicare. Mi hanno dato del razzista, del nazista e adesso ancora ingiurie. Io seguo la mia linea: non rispondo, spiego. Anche il presidente dell'Unicef aveva usato parole dure nei miei confronti per il censimento nei campi nomadi. Dopo aver parlato con me ha capito e ha deciso di collaborare al programma di scolarizzazione dei minori rom».

Pensa di riuscire a convincere anche la Diocesi di Milano?
«Io credo che chi fa queste critiche e usa questi toni abbia un problema di scarsa informazione. Noi non abbiamo parlato di chiudere la moschea, anche perché quello di viale Jenner è un centro islamico. Vogliamo trasferirlo in un altro luogo dove siano rispettate le norme igienico-sanitarie, urbanistiche, e i regolamenti comunali, cosa che invece ora non avviene assolutamente».

E l'accusa di diritti negati fatta da Monsignor Bottoni?
«È giusto che lui sia attento al rispetto dei diritti, ma allora dovrebbe preoccuparsi della negazione dei diritti dei cittadini milanesi che non possono dormire la notte, girare liberamente per il quartiere, fare ciò che è consentito nelle altre zone. Io intendo garantire i diritti di chi reclama e lo farò senza ledere quelli di nessun altro».

Quando?
«Il termine per risolvere la questione è fine agosto. Mi spiace che monsignor Bottoni non abbia colto quello che avevo già detto: procederemo con il consenso delle parti interessate. Il direttore del centro islamico ha già dichiarato la propria disponibilità al trasferimento e dunque nei prossimi giorni troveremo l'accordo».

La Chiesa ha criticato più volte le sue scelte. Non le viene il dubbio che alcune possano essere sbagliate?
«La posizione della Chiesa viene espressa dalla Cei che attraverso il quotidiano Avvenire ha spiegato con chiarezza e senza pregiudizi le mie iniziative e sui rom è stata nettamente favorevole. Osservo con rispetto e condivido la posizione di papa Ratzinger: accoglienza degli immigrati ma seguendo le leggi».

Non crede che sulla questione dei diritti umani possa logorarsi il rapporto con l'elettorato cattolico?
«Al di là delle polemiche del tutto infondate venute da alcune associazioni che fanno parte di questo mondo, i cittadini cattolici hanno compreso che nelle nostre azioni non c'è alcuna violazione e anzi che noi vogliamo garantire i diritti a chi non li ha mai avuti, in primo luogo ai bambini troppo spesso vittime di genitori senza scrupoli che li sfruttano mandandoli in strada a mendicare o peggio a rubare nelle case».
Il dibattito politico è ancora segnato dallo scontro sulla giustizia. È d'accordo con Bossi quando dice che il governo rischia perché c'è «un bordello»?
«La sua è un'espressione colorita e scherzosa per riportare al centro dell'attenzione il federalismo».

Quindi è sulla linea di Berlusconi secondo il quale Bossi ama divertirsi?
«Io sono sulla linea di chi sostiene che il governo è forte e unito».

È proprio sicuro che i rapporti tra il premier e il suo partito siano così buoni?
«Ottimi, posso garantirlo. E questa sintonia riguarda tutta la coalizione. Per approvare la Finanziaria abbiamo impiegato un quarto d'ora. Questo avviene quando la squadra tiene perché è leale. Ogni ministro ha le sue competenze e decide. Il dibattito c'è, è naturale, ma nel rispetto delle prerogative di ognuno».

Quante altre leggi ad personam siete disposti a tollerare?
«Le leggi che abbiamo fatto sono sulla sicurezza e sulla abolizione dell'Ici. Il resto sono polemiche sterili di chi non si rassegna al fatto di aver perso le elezioni».

Veltroni condiziona la ripresa del dialogo al ritiro della norma bloccaprocessi. Lei che risponde?
«Sono certo che, passata l'estate, tutte queste discussioni infondate e strumentali su sicurezza e giustizia cadranno e si potrà aprire nuovamente un confronto con l'opposizione».

Vi serve per far approvare il federalismo?
«Noi i numeri li abbiamo, quindi non ne abbiamo bisogno. È vero però che Bossi vuole fortemente che la legge sia condivisa dall'opposizione, quantomeno dal Partito democratico. Dunque lavoreremo per questo».

Volete evitare il referendum?
«Non abbiamo paura di alcun referendum nè abrogativo nè confermativo. Se davvero Veltroni decidesse di raccogliere le firme sul federalismo fiscale arriverebbe allo zero per cento dei consensi. Il suo sarebbe un suicidio politico».

I giudici sono di nuovo in agitazione per le nuove norme. Ci può essere una mediazione?
«Su tutto si può dialogare, ma non con chi difende un sistema di informazione e di amministrazione della giustizia che è più vicina al voyeurismo che a un vero sistema democratico».

Secondo Berlusconi dal 1992 una piccola corrente di giudici cerca di sovvertire il voto popolare. Lei condivide?
«Ci sono tantissimi giudici che ogni giorno fanno il proprio lavoro sfidando criminalità e le mafie ma non si può negare che c'è qualcuno convinto che il suo ruolo di magistrato sia superiore al Parlamento e alla Costituzione».

Tra due giorni Di Pietro scende in piazza. È vero che tra l'ex giudice e la Lega rimane un feeling?
«Non può esserci nessun feeling con chi scende in piazza solo per coprire di insulti fini a se stessi il governo di cui la Lega fa parte».
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Usa: Oppositori dei matrimoni gay invitano a boicottare McDonald’s.

(Uaar) L’American Family Association (AFA), un gruppo della destra cristiana fortemente impegnato nell’opposizione al riconoscimento legale delle relazioni omosessuali, ha lanciato un boicottaggio contro McDonald’s. Il numero uno mondiale del fast-food sarebbe reo, a detta dell’organizzazione, di voler “rimanere neutrale nella guerra culturale sull’omosessualità”. In particolare, McDonald’s è accusato di aver aderito alla Camera di Commercio Nationale Gay e Lesbica.
“L’odio non ha posto nella nostra cultura,” ha replicato il portavoce di McDonald’s, Bill Whitman: “e diamo il nostro supporto affinché la nostra gente possa vivere e lavorare in una società libera da discriminazioni e molestie”.
L’AFA è nota per aver imposto alla Ford, dopo due anni di boicottaggio, di terminare di pubblicizzare le autovetture del gruppo sui mezzi di informazione gay. L’associazione ha anche boicottato la catena Target per aver sostituito ‘Natale’ con ‘vacanza’ nella propria pubblicità, nonché la Walt Disney per “aver abbracciato lo stile di vita omosessuale”.
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Cultura. Quella vagina rivoluzionaria.

L’opera teatrale di Eve Ensler (foto a fianco) è un successo globale. Ne I Monologhi della vagina le donne raccontano sesso, amore, dolore e violenza. E il giorno di San Valentino si celebra un V-day. Perché la sessualità è militante.

«Siccome m'interrogavo spesso su quello che le donne pensano delle proprie vagine un giorno ho deciso di fare qualche intervista: una rivelazione. Un viaggio nell'inaspettato. Un'esplorazione scioccante dell'esistenza. Tutte le risposte mi sorprendevano. Così sono nati i "Monologhi della Vagina". Ho intervistato più di duecento donne: vecchie, giovani, sposate, single, lesbiche, mamme, nonne, insegnanti, attrici, operaie, lavoratrici del sesso, afro-americane, ispaniche, asiatiche, caucasiche, musulmane della Bosnia, ebree... All' inizio erano timide, esitanti. Poi però, una volta partite, era impossibile fermarle. Il fatto è che le donne adorano parlare della loro vagina». (Eve Ensler)

(Giulia Lasagni - Cafèbabel) Da più di dieci anni i Monologhi della Vagina (The vagina monologues) dell'americana Eve Ensler battono, in tutto il mondo, record di critica e di pubblico. I numeri parlano: tradotti in 45 lingue e rappresentati in 120 paesi, sono il frutto di circa duecento interviste a donne di età, classe e origine diverse. Il libro ha alzato il velo sull'universo femminile, alternando ironia, amarezza e indignazione, con “Lei” – la vagina – che fa da cassa di risonanza a una sorellanza dichiarata globale. Per Ensler, la vagina è la storia di ogni donna. Una storia da raccontare e di cui essere fiere, anche se spesso porta il peso della violenza maschile. Alla base, inoltre, il concetto della superiorità sessuale femminile: il clitoride è l’unica parte del corpo unicamente votata al piacere fisico.
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La tortura dell’assorbente interno…
«L'esempio di Eve Ensler testimonia che la solidarietà tra donne può cambiare il mondo e che dobbiamo amare noi stesse, e che possiamo essere la voce di chi soffre. I Monologhi hanno fatto un miracolo: le donne pensano a se stesse e alle altre in maniera diversa; c'è qualcosa che le unisce a livello planetario, anche se molto spesso si tratta della violenza», dice Danijela Dugandzic, organizzatrice dell'ultima rappresentazione dei Monologhi a Sarajevo per la Fondazione CURE. E, infatti, teoria e prassi, letteratura e realtà, si sono intersecate fin da subito nel lavoro di Ensler. Dalla prima a Broadway, nel 1996, è stato un susseguirsi di rappresentazioni in ogni angolo del mondo. Hanno partecipato star del calibro di Jane Fonda, Glenn Close, Melanie Griffith e Winona Ryder e Alanis Morissettes. In Italia è toccato, tra le altre, a Susy Blady e Angela Baraldi. E queste voci ci raccontano della prima mestruazione, di orgasmi, di esperienze lesbiche e anche della “tortura” del dover usare assorbenti interni o del subire una visita ginecologica.
La rappresentazione ha vinto premi prestigiosi – l'Obie Award, il Berrilla-Kerr Award, l'Elliot Norton Award – ma ha anche suscitato reazioni contrariate, come quella del drammaturgo israeliano Rafael Milo-Amar che, stizzito dalla “vagina mania”, ha messo in scena The Holy Phallus (Il santo fallo), una sorta di ode al pene in crisi.

V-day militante
Nel 1998, la svolta: i Monologhi, da caso letterario internazionale, diventano un movimento globale contro la violenza alle donne, il V-day. Una manifestazione – che non ha niente a che fare con il “Vaffanculo day” di Beppe Grillo – che si celebra 14 febbraio, festa di San Valentino, dove la V sta per vittoria, Valentino e, naturalmente, vagina. In quest’occasione la pièce è recitata in maniera volontaria in tutto il mondo: «Questa è la quinta volta che partecipo alla produzione dei Monologhi della Vagina e l'ho fatto perché volevo dare voce alle donne che sono costrette a vivere o, meglio a sopravvivere, in situazioni di violenza», racconta Ginny Hekinian, organizzatrice, ma anche attrice e regista, rigorosamente non professionista, nell'ultima produzione dello spettacolo a Saint Renan, nel Nord-ovest della Francia. Ogni anno viene aggiunto un monologo che richiama eventi che vedono protagonisti le donne. Così, ad esempio, a fianco delle testimonianze delle vittime di stupro in Bosnia, si è aggiunto, dal 2003, un racconto dall’Afghanistan.

Una solidarietà, nel progetto della Ensler, sì globale, ma anche comunitaria, al di là delle differenze socioeconomiche e culturali. «Molte delle donne che hanno partecipato al nostro spettacolo sono state vittime di violenza domestica, di stupri o di abusi sessuali, altre sono impegnate per i diritti delle donne come militanti o per lavoro, nel campo dell'assistenza sociale. Malgrado background molto diversi, grazie allo spettacolo ora ci sentiamo molto vicine le une alle altre, come delle sorelle», aggiunge la Hekinian. Ma l'arte può davvero incidere così a fondo sulla realtà? Risponde sicura dall'altro capo dell'Europa Eva Smoczynski, responsabile del V-day 2008 di Stoccoloma: «Anche se è solo per un giorno, si può già parlare di cambiamento: come altro chiamare 5mila eventi in tutto il mondo?». Da Sarajevo le fa eco Danijela: «Dal giorno dello spettacolo abbiamo ricevuto mail di donne che ci ringraziano e che dicono che si sentono cambiate. Parlano di dolore, lacrime, sesso, orgasmi, amore, e chiedono come possono aiutarci». Che il miracolo continui.

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Cocaina, sesso e travestiti: La nuova moda.

(Alberto Giannino - Img press) Consumo di cocaina, festini nella casa di papà, club privè riservati e accesso con tanto di tessera, dark room, orge con ballerine e con travestiti, giovani benestanti, calciatori di fama mondiale, studenti universitari costretti a prostitutirsi per pagare affitto di casa e coca, modelli/e, starlette, politici, uomini d'affari, imprenditori, veline, letterine e non, che sniffano la "droga dei ricchi". La cronaca è impietosa. E' un susseguirsi anche di notizie di giovani e meno giovani che fanno uso di cocaina, droga che, unita all'edonismo, all'abuso alcool, e al sesso sfrenato degrada l'uomo e lo abbassa al rango di uomo animale. Questo è oggi il quadro morale della nostra società post industriale e post moderna nell'era della globalizzazione. E i giovani che si drogano - piaccia o no- sono i figli sono i figli della nostra società neopagana, secolarizzata e scristianizzata. Assistiamo a un degrado morale pari solo a quello del tardo Romano Impero e della Grecia antica. E' opinione corrente degli esperti che la causa, forse, maggiore, della forza di presa della droga nell'animo giovanile sta nella disaffezione alla vita, nella caduta degli ideali, nella paura del futuro. Senza la prospettiva dei grandi valori, la persona umana, specie se ancora nella sua primavera, quando non ha ragione di vivere e di pensare con suggestione all'avvenire, cerca di fuggire dal presente per rifugiarsi nei surrogati o nel nulla. I giovani si sentono minacciati da una società che non hanno scelto, una società che non hanno costruito loro , ma della quale tuttavia fanno parte con responsabilità crescenti. Questa società sembra presa da follia quando mobilita tutte le proprie energie, per spingersi verso ciò che ne costituisce la distruzione. Il progresso scientifico e tecnologico ha reso l'uomo apparentemente padrone del mondo materiale. L'esperienza mostra, purtroppo, che non si tratta di un dominio scientifico neutro, come alcuni hanno pensato. L'uomo moderno, infatti, è tentato di considerare ogni cosa come un oggetto manipolabile ed ha finito spesso per porre tra gli oggetti manipolabili anche se stesso. Questa è la grande minaccia dell'epoca nostra! Sta ai giovani con quella attenta ponderazione che può benissimo congiungersi col loro naturale entusiasmo, offrire un personale contributo al superamento di situazioni insoddisfacenti, traendo ispirazione dalla loro fede e forza dal loro dinamismo. Loro lo possono fare mantenendo aperto il dialogo con gli adulti e parlando loro con franchezza, libera da ogni acrimonia: " Noi diremo loro: riconosciamo e traiamo vantaggio da ciò che ci offrite; noi non vi addebitiamo i frutti e i "confort" del progresso; noi non neghiamo i vostri meriti; ma vi chiediamo di poter essere al vostro fianco nell'eliminare certe storture, nel superare le perduranti ingiustizie. Noi vogliamo che il progresso sia positivo, e non micidiale; che sia di tutti e per tutti, non solo per alcuni; che serva alla causa della pace, e non alla guerra." La prima causa che spinge giovani ed adulti alla deleteria esperienza della droga è la mancanza di chiare e convincenti motivazioni di vita. Infatti, la mancanza di punti di riferimento, il vuoto dei valori, la convinzione che nulla abbia senso e che pertanto non valga la pena di vivere, il sentimento tragico e desolato di essere dei viandanti ignoti in un universo assurdo, può spingere alcuni alla ricerca di fughe esasperate e disperate. Stiamo assistendo infatti al diffondersi e al radicarsi in tutti gli Stati di una "morale laica", che prescinde quasi totalmente dalla morale oggettiva, cosiddetta "naturale", e dalla morale rivelata dal Vangelo. Noi non vogliamo fare il processo alla società: dobbiamo però constatare che tante carenze nella struttura della società, come la disoccupazione, la mancanza di alloggi, l'ingiustizia sociale, l'arrivismo politico, l'instabilità internazionale, l'impreparazione al matrimonio, la legalizzazione dell'aborto e del divorzio, delle unioni gay, causano fatalmente un senso di sfiducia e di oppressione che può sfociare talvolta anche in esperienze paurosamente negative. Se si vuole un umanesimo autentico, pieno e concreto bisogna pervenire ad un'antropologia più profonda e più globale, che consideri l'uomo come un soggetto personale, trascendente la sua esistenza ed operante lui stesso la sintesi di tutte le dimensioni del suo essere, senza isolare le une dalle altre, e senza lasciarle sviluppare a detrimento delle altre. Non è stato in effetti troppo privilegiato l'"avere" a spese del valore qualitativo dell'"essere", troppo identificato l'uomo col possessore delle cose, e praticamente ridotto l'uomo a sistemarsi lui stesso e a sistemare i suoi simili nel mondo delle cose, con la volontà di potenza, la paura, la lotta delle classi che ne deriva? Anche sul piano della scienza e della storia l'uomo tende a considerarsi come un risultato, il risultato del suo proprio processo evolutivo o dei meccanismi della vita sociale, come spossessato della sua soggettività, mentre invece è creatura di Dio, libera per realizzare l'unità del suo essere, per promuovere i valori umani fondamentali. Si tratta di ricomporre eticamente la personalità di ciascuno e della comunità.L'"uomo tecnologico", che pone ogni sua fiducia ed ogni interesse nella scienza e nella tecnica per ottenere il massimo del benessere, si trova poi deluso ed amareggiato di fronte allo scacco fatale della malattia, della sofferenza morale, della morte inesorabile. L'"uomo tecnologico" diventa perciò l"'uomo solo", perché affranto, minacciato, sconfitto. Il dolore fisico, unito a quello morale diventa un "dolore esistenziale", e apertamente o nascostamente si fa "dolore religioso", suscitando i supremi interrogativi e la domanda di significato. Una delle tendenze che si è andata intrecciando con l'incremento del benessere materiale nei nostri giorni, è l'indifferenza religiosa. Questo fenomeno si accompagna all'abbassamento del livello di moralità e al senso del vuoto. Ne portano il peso maggiore le vite giovanili, spogliate spesso del loro slancio e avviate ad effimeri e negativi surrogati della felicità. Occorre tornare continuamente, con disponibilità, alle ragioni profonde della fede. Allora si comprende che esse coincidono pienamente con le ragioni dell'uomo, poiché vi è nell'uomo «un abisso infinito, che non può esere colmato che da un oggetto infinito e immutabile, cioè da Dio stesso» (Pascal, Pensées). Allora si ricollocano in onore i grandi valori: la vita, innanzi tutto, dal suo primo sbocciare nel grembo materno fino all'ultimo respiro; l'amore umano, riflesso di Dio-Amore di cui parla Benedetto XVI nella sua prima Lettera Enciclica; la dignità del matrimonio: la santità e la stabilità del vincolo coniugale. L'uomo ha un bisogno estremo di sapere se merita nascere, vivere, lottare, soffrire e morire, se ha valore impegnarsi per qualche ideale superiore agli interessi materiali e contingenti, se, in una parola, c'è un "perché" che giustifichi la sua esistenza terrena. Questa dunque resta la questione essenziale: dare un senso all'uomo, alle sue scelte, alla sua vita, alla sua storia. "Gesù - ripeteva continuamente Mons. Luigi Giussani ai giovani - possiede la risposta a questi nostri interrogativi; Lui può risolvere la 'questione del senso" della vita e della storia dell'uomo. Dio si è incarnato per illuminare, anzi per essere il significato della vita dell'uomo. Questo bisogna credere con profonda e gioiosa convinzione; questo bisogna vivere con costanza e coerenza; questo bisogna annunziare e testimoniare, nonostante le tribolazioni dei tempi e le avverse ideologie, quasi sempre così insinuanti e sconvolgenti." E credo, senza dubbio alcuno, che Mons. Luigi Giussani, leader di Comunione e Liberazione, esperto in umanità, oltre che ministro di Dio, alter Christus, avesse profondamente ragione.

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Nozze gay, un consigliere del Pd ci prova.

(Michele Perla - Il Giornale) Vivevano insieme da due anni, ed alla fine hanno deciso di formalizzare la loro unione attraverso il matrimonio. Nozze, tuttavia, che per la legge italiana non hanno alcun valore giuridico, visto che gli sposi sono due donne. Ma Anna e Barbara hanno organizzato il tutto perché di questa loro decisione rimanesse traccia ufficiale, a fronte di ogni evenienza. Così, nei giorni scorsi hanno organizzato la cerimonia, invitando parenti e amici, ma soprattutto i testimoni e una figura pubblica. Nella fattispecie un consigliere comunale di Garbagnate Milanese, del Partito democratico, che ha celebrato, fuori del Municipio e senza alcuna delega, il rito civile unendo in matrimonio le due donne. Il documento sottoscritto da Anna e Barbara, controfirmato dai testimoni e avallato dal consigliere comunale, oggi non ha valore giuridico. Più che altro si tratta di un «contratto». «Un domani però, se la legge cambierà, potrebbe essere la prova che attesta la nostra unione già da anni – spiegano le protagoniste -; inoltre se una di noi sta male o sarà incapace ad esprimersi, i testimoni saranno garanti che a decidere per lei potrà essere l'altra». Anna, garbagnatese di nascita, ha 31 anni; Barbara, milanese sua coetanea, ha deciso di lasciare casa e andare a vivere con lei dopo una lunga amicizia. Una convivenza non certo facile, visto che la legge non prevede per le coppie omosessuali gli stessi diritti delle coppie etero. Da qui il tentativo di dare un contributo alla battaglia per l'equiparazione, compiendo il singolare passo. Quello di unirsi in matrimonio in maniera diversa dal solito. «Siamo consapevoli di ciò che abbiamo fatto e siamo pronte a combattere anche per chi non ha possibilità di esporsi pubblicamente per far valere i propri diritti» ha dichiarato Anna. Della vicenda delle due giovani si discute in paese, dove i giudizi positivi non sempre riescono ad appannare i pregiudizi. Ma le critiche maggiori sono indirizzate al consigliere comunale che ha benedetto l'unione. «Se la legge non prevede certe nozze – è il commento -, perché un rappresentante eletto dai cittadini deve prestare la propria carica istituzionale a questa sorta di farsa, anche se provocatoria?».

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Il papa a Sydney. Cardinale Pell: "Mi attendo scuse del Papa per abusi sessuali".

Benedetto XVI sarà in Australia dal 15 al 20 luglio.
L'arcivescovo di Sydney, il cardinale George Pell, ha dichiarato oggi di attendersi le scuse di Papa Benedetto XVI per gli abusi sessuali commessi in passato dai sacerdoti, durante la sua partecipazione alla Giornata mondiale della gioventù.
Parlando alla Abc Radio, l'arcivescovo ha sottolineato come il Papa abbia già trattato l'argomento in maniera ineccepibile durante la recente visita negli Stati Uniti, affermando di aspettarsi che lo faccia anche in Australia. Il Papa sarà a Sydney per la Giornata mondiale della gioventù dal 15 al 20 luglio.

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Tra le donne di Silvio in parlamento non c'è solo la Carfagna. Lo dice il Times.

Berlusconi fa telefonate piccanti
Berlusconi è accusato di aver fatto telefonate volgari sull’affascinante ministro.

(John Follain - The Times | via Italia dall'estero) Il miliardario Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, sta portando avanti una legge per vietare la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche dopo essere stato travolto da un nuovo scandalo per i suoi tentativi di trovare parti per giovani stelline nascenti nella televisione di stato.

Secondo servizi della stampa italiana della settimana scorsa, Berlusconi è stato ascoltato mentre faceva commenti piccanti in una serie di telefonate registrate da magistrati a Napoli durante un’inchiesta per corruzione. Le trascrizioni non sono ancora rese pubbliche, ma si dice che includano commenti “inappropriati” da parte del permanentemente abbronzato Berlusconi, 71 anni, su Mara Carfagna, il Ministro 32enne per le Pari Opportunità e membro più affascinante del suo Consiglio dei Ministri.

I magistrati italiani usano spesso le intercettazioni telefoniche per raccogliere prove che poi vengono fatte filtrare alla stampa. Berlusconi, che ha combattuto per anni una guerra aperta al sistema giudiziario, è determinato mettere un freno ai giudici, che lui chiama “cancro” della democrazia.

La nuova legge, che ci si aspetta venga approvata entro alcune settimane, imporrà limiti drastici alle intercettazioni e alla pubblicazione dei loro contenuti. I giornalisti rischiano fino a tre anni di prigione per la pubblicazione di intercettazioni telefoniche prima dell’inizio del processo.

La settimana scorsa un funzionario ministeriale ha detto che il contenuto delle ultime registrazioni di Berlusconi era “erotico“ ma ha aggiunto: “Abbiamo avuto tutti quel tipo di conversazione al telefono, cosa c’è di speciale?”

Secondo il giornale La Repubblica, le registrazioni riguardano commenti a sfondo sessuale del Presidente del Consiglio sulla Carfagna, ex-modella e soubrette televisiva. L’affermazione di Berlusconi dell’anno scorso, che “l’avrebbe sposata immediatamente” fosse stato single, ha provocato una lettera di pubblica protesta da Veronica Lario, sua moglie.

Inoltre, a quanto si dice, nelle registrazioni sono menzionate anche Maria Stella Gelmini, 35 anni, Ministro dell’Educazione, e Michela Brambilla, 39 anni, imprenditrice e Vice Ministro del Turismo. Nessuna delle tre ha commentato. Un funzionario vicino alla Carfagna ha detto che era “calma e sicura di sé come sempre”.

Berlusconi ha la tendenza ad aprire il suo cuore in un fiume di chiamate a tarda notte. Anche l’austero quotidiano Corriere della Sera descrive il cellulare del Presidente del Consiglio diventare bollente la notte.

I primi brani delle 280 ore di registrazioni di conversazioni di Berlusconi, pubblicati il mese scorso, lo mostravano mentre faceva pressione su Agostino Saccà, Direttore della Fiction RAI, per assegnare parti ad alcune giovani ed attraenti attrici.

Durante uno scambio, Saccà promise a Berlusconi che avrebbe trovato lavoro a Elena Russo. Berlusconi gli disse: “Se mi puoi fare questo favore, è come se tu lo facessi a lei. Ma stai facendo un favore direttamente a me”. Berlusconi ha anche descritto le attrici e ballerine che ammira come le “sue fanciulle”.

L’investigazione di Napoli si concentra sui sospetti che Saccà abbia favorito attrici sostenute da Berlusconi in cambio della promessa che il presidente del consiglio si sarebbe preso cura del dirigente televisivo una volta che fosse tornato al settore privato.

Antonio di Pietro, un ex-magistrato e ora leader del piccolo partito di centro-sinistra Italia dei Valori, ha accusato Berlusconi di essere un “magnaccia” che è “occupato a trovare lavoro per le soubrette” piuttosto che fare lo statista.

Massimo Donadi, un deputato dello stesso partito, ha fatto riferimento al noto scandalo di sesso alla Casa Bianca quando ha chiesto: “Cosa sarebbe successo se Bill Clinton avesse eletto Monica Lewinsky ministro nella sua amministrazione?”

Berlusconi ha denunciato quella che lui chiama “porno politica”. Aveva preso in considerazione la possibilità di concedere un’intervista a uno dei suoi canali televisivi, dove avrebbe ammesso di aver fatto battute sulle donne del suo partito ma di averlo fatto senza intendere nessuna mancanza di rispetto.

Tuttavia, il Presidente del Consiglio, conosciuto come “il Grande Comunicatore”, ha poi annullato l’intervista, preferendo invece emettere un breve comunicato. Il governo ha lavorato sodo nei suoi primi due mesi, ha detto. Ha aggiunto: “Non credo che sia né opportuno né fruttuoso intervenire sugli argomenti proposti dal [programma] - la giustizia e le intercettazioni - che offuscherebbero le molte cose fatte da questo governo”.

Berlusconi dovrà ancora affrontare un certo numero di ostacoli legali. Un giudice deve decidere mercoledì se lui e Saccà dovranno subire o no un processo. Se sì, migliaia di intercettazioni telefoniche saranno rese disponibili ai loro avvocati, che in Italia spesso significa che le prove verranno poi passate ai giornali.

Beatrice Lorenzin, 37 anni, e deputato nel partito di Berlusconi, si è lamentata dei pettegolezzi nei corridoi del parlamento: “L’atmosfera è insopportabile, è come il Grande Fratello, tutto pettegolezzi e dicerie. C’è puzza di ricatto.”

Camilla Ferranti, una stella delle telenovelas, è stata una delle poche attrici a manifestare appoggio a Berlusconi: “E’ una persona di grande sensibilità, molto generoso, a cui piace scherzare. Il suo è un comportamento innocente. Apprezza la bellezza, come molte altre persone”.

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I gay post fascisti si chiedono che c'entrano i rom con i gaypride?

(...) Un esempio? Quest’anno dal palco del gay pride si è parlato anche dei diritti dei rom… che c’entrano i rom con la causa gay? Conseguenza: gli omosessuali che non seguono la linea ufficiale del movimento gay sui diritti dei rom si dissociano e non militano con il movimento. (...) Enrico Oliari

(La redazione) E' veramente sconcertante leggere ancora frasi del genere e in sovrapprezzo da chi strombazza la sua omosessualità in ogni dove e appena può. Questa frase fa parte di ciò che l'Oliari chiama "editoriale" ma che somiglia più ad un "panettone" dato l'alto numero di ingredienti adoperati per confezionarlo. Gli ingredienti-argomenti utilizzati alla rinfusa sono i più disparati e confusi tali da lasciare il lettore perplesso con una smorfia sul volto. Bho?

Da parte di post-fascisti (e oggi sedicenti gay e lesbiche di centrodestra ma anche gay liberali di centrodestra, un'etichetta dove, tanto per non sbagliare ci mettono dentro di tutto...) , a settant'anni esatti dall'entrata in vigore delle leggi razziali del '38, scrivere cose del genere significa una sola cosa: essere rimasti con il cervello, la mentalità ed i metodi al 1938 e tentare di imbrigliare in una sorta di ghettizzante, chiusa ed esclusiva ideologia gay gli omosessuali di oggi.
Proprio nel '38 dopo la storica visita di Hitler a Roma, il duce del fascismo decise, motu proprio, che anche l'Italia doveva fare piazza pulita degli ebrei. Il clima dell'epoca è reso in modo magistrale dal film "Una giornata particolare" dove un Mastroanni gay è in attesa di essere "deportato" al confino fascista. Perseguitati anch'essi dal macho fascismo al pari degli ebrei. Un film che molti chiedono si faccia vedere nelle scuole ed a cui ci associamo. E' forse il segno più appariscente che un certo nucleo di postfascisti non è ancora pronto per una democrazia completa qual'è l'Italia, e a leggere certe frasi pare di si...
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E ancora una volta quello slogan urlato da Bologna a Biella, da Roma a Catania e prossimamente a Pozzallo: "Meglio froci che fascisti" fu più attuale e deve rimbombare in modo ossessionante nelle orecchie dell'Oliari, Ministro "penombra" del governo Mussolini del 2008.

M quello che maggiormente turba della frase dell'Oliari è (...) "gli omosessuali che non seguono la linea ufficiale del movimento gay sui diritti dei rom si dissociano e non militano con il movimento."(...)
Non ho letto da nessuna parte di omosessuali
dissociatisi perchè oltre ai loro diritti si manifesta anche per i diritti di altre minoranze, anzi... E non occorre essere di sinistra per manifestare a favore delle minoranze, occorre solo avere qualche grano di buonsesenso e sale nella zucca...
Fra i valori glbt c'è anche la solidarietà, evidentemente un valore che non fa parte della paccottiglia ideologica della destra.
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E' chiaro a questo punto che l'Oliari si riferisce ad altri movimenti in altri stati perchè quello di cui scrive, in Italia non è mai successo e probabilmente mai succederà, se poi per rodimenti personali si riferisce al suo "manipolo" di gay post-fascisti sono affari suoi.

Un secondo punto riguarda poi Franco Grillini, tirato in ballo sempre dall'Oliari e si badi bene, solo dall'Oliari:
(...)"mi riferisco a segnali palesi Franco Grillini, che non è un signor nessuno, non ha parlato dal palco del gay pride della sua città, né era in scaletta la presentazione del suo libro, cosa che ha fatto in modo autonomo presso una libreria."(...)

Se Grillini ha rimostranze da fare agli organizzatori del pride bolognese, le faccia pubblicamente, non lasci che in un momento così delicato e difficile per il mondo Glbt, diventino "sassate strumentali" da parte della destra. E' grottesco che un ex onorevole della Repubblica sia difeso da avvocati così maldestri. Probabilmente abbiamo fatto demagogia in questo articolo ma è sempre bene mettere dei paletti.

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Budapest. Tra molotov e cariche della polizia spunta il gay più bello e l'italiano era un poliziotto.

E così a Budapest tra le molotov lanciate dai neonazisti contro la polizia che tentava di allontanarli dal corteo del Gaypride per eviarne il contatto ed i relativi scontri che ne sarebbero derivati, insomma tra bombe, manganelli, fumo e urla, veniva eletto il "Mr Gay Europe 2008". Il vincitore è uno spagnolo (quest'anno fanno man bassa di tutto...) e i chiama Antonio Pedro Almijez. La gara ha visto sfidarsi concorrenti di 20 paesi diversi.
L'Italia era rappresentata da Fabrizio Caiazza, 33enne milanese ed ufficiale di polizia, stando alla sua scheda qui sotto.
Ce ne da conto con una galleria fotografica anche La Stampa.

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Spagna. La chiesa all'angolo: Zapatero la sfida sui crocifissi e sull'aborto.

Il Psoe: «Un diritto l'interruzione di gravidanza». Laicità al centro del 37esimo Congresso dei socialisti. Che chiedono anche l'abolizione dei funerali religiosi di Stato.

(Elisabetta Rosaspina - Il Corriere della Sera) Arrivano tutte insieme, anche se non proprio inattese, le cattive notizie per il presidente della Conferenza Episcopale spagnola, cardinale Antonio María Rouco Varela: secondo i socialisti, al governo, la Spagna non è ancora abbastanza laica. Ed è anche arrivata ora di rimettere mano alla legge sull'aborto, ormai più che ventenne; mentre si comincia a parlare, seppure sommessamente, di eutanasia. Il 37esimo congresso del Psoe, che conclude oggi tre giorni di lavori a Madrid, traccia le linee di un futuro che non concilierà il sonno dei vescovi più conservatori della Chiesa iberica: via i crocifissi da scuole e uffici pubblici; niente più giuramenti ufficiali sulla Bibbia, niente più funerali di Stato secondo il rito cattolico. Il partito di maggioranza non prevede una tabella di marcia serrata e, dopo molte discussioni e ripensamenti, ha deciso di aggiungere l'avverbio «progressivamente» nel comunicato (non vincolante per il Governo) in cui riassume i suoi propositi di riforma della Legge organica sulla libertà religiosa. Ma «la Chiesa cattolica deve essere cosciente che la Costituzione non le riconosce privilegi », si legge nella nota.

Pur ammettendo che «democrazia e religione non sono incompatibili », i socialisti spagnoli si impegnano a realizzare «la laicità che la Costituzione conferisce allo Stato». E citano i passi già compiuti in questa direzione, più o meno gli stessi che, sei mesi fa, avevano spinto la Conferenza episcopale spagnola a chiedere agli elettori cattolici di non votarli: l'educazione civica nelle scuole, il riconoscimento dei matrimoni omosessuali, lo snellimento delle pratiche per il divorzio, l'impulso alla ricerca biomedica.
La questione più dibattuta è stata quella dei funerali di Stato: se non saranno celebrati secondo il rito cattolico, quale liturgia alternativa può proporre un sistema perfettamente laico e aconfessionale? Nella versione definitiva del testo, la segreteria del Psoe ha preferito sfumare il tenore iniziale considerando piuttosto «indispensabile una legislazione che stabilisca nuovi criteri di collaborazione tra confessioni religiose e amministrazioni pubbliche e assicuri a tutte le confessioni un trattamento uguale». Pur senza ritoccare gli accordi raggiunti nel 1979 tra Stato e Santa Sede, come reclamava invece l'ala oltranzista, rappresentata da Izquierda Socialista.

Ieri il Segretario organizzativo del Psoe, José Blanco, ha aggiunto altre spine nel fianco dei vescovi annunciando che la legge sull'aborto dovrà essere rivista. Proposito confermato dalla numero due del Governo, Maria Teresa Fernández de la Vega, che ha parlato di una «riforma avanguardista in difesa dei diritti delle donne». Una commissione di esperti studierà la situazione in Europa per ispirarsi alle leggi più avanzate, prima di formulare modifiche alla normativa del 1985. Durante la campagna elettorale il Premier e Segretario del partito (riconfermato ieri col 98,53% dei voti), José Luis Rodríguez Zapatero, interrogato sull'argomento, aveva preferito mantenersi vago, sostenendo che non c'era urgenza né necessità di modificare la legge.

Un'altra donna, infine, entra nella direzione del Psoe: Leire Pajín, basca, 32 anni, attuale Segretaria di Stato per la Cooperazione internazionale, è la nuova numero tre del partito.

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Spagna. Lesbiche discriminate a Madrid dopo l'Orgullo gay.

“Questo posto non è per voi!”.

(Italiani a Madrid) Casa Parrondo (a fianco) è una sidreria famosa di Madrid, uno di quei posti storici, in cui le mura sono vecchie e dure così come il proprietario e i suoi baffi. È qui, in questo locale in centro a Madrid, nel cuore della città che ha appena ospitato la festa dell’orgullo gay, che quest’anno ha dato visibilità al mondo delle lesbiche, dove una coppia di ragazze ha deciso di festeggiare la partenza di un’amica. Non era la prima volta che decidevano di passare la serada da Casa Parrondo, ma questa volta, il famoso proprietario Nicolás Parrondo ha deciso che il suo locale non è un locale per lesbiche e all’urlo “questo non è un locale per voi” le ha cacciate in malo modo.

“L’unica cosa che abbiamo fatto è stato darci un bacio” hanno affermato le ragazze, mentre il proprietario del locale dice che una aveva una tetta scoperta e che, oltretutto, consumavano droga. Due testimoni, che a quanto pare non hanno niente a che fare con le due ragazze, hanno dichiarato che le ragazze sono state cacciate perché lesbiche, hanno dichiarato che il cameriere ha tolto le consumazioni dal tavolo prima che le due potessero terminarle e che Nicolás Parrondo le ha cacciate gridando “¡Fuera de aquí! ¡Guarras! ¡Basura! ¡Éste no es un sitio para vosotras!”. Naturalmente le ragazze hanno chiesto un foglio di reclamo, che gli è stato negato fino a quando non è arrivata la polizia chiamata dalle due.

Dopo la festa di ieri, dopo aver ballato in Gran Via e Plaza de España, mi sembra inutile sprecare tempo a parlare di questo isolato episodio, le teste di cazzo ci saranno sempre, per fortuna, viviamo in una città e facciamo parte di una società in cui, ormai, la minoranza sono le persone con una mentalità chiusa e cieca e la festa di ieri ne era la dimostrazione.

Una piccola nota sul foglio di reclamo, la famosa hoja de reclamaciones, sappiate che in Spagna dal 1997 la Ley de Espectáculos Públicos obbliga i locali a consegnare il foglio per le lamentele nel momento stesso in cui si chiede e senza l’intervento della polizia.

Se siete interessati a leggere tutta la vicenda questo è l’articolo di “El Pais

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