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giovedì 4 settembre 2008

Troppa legggerezza? Quando il gay diventa "velina".

(Max Forte) Queerblog a parere nostro nel suo articolo "Il vigile gay, la disinformazione e la sanzione" su Fabrizio Caiazza tratta l'argomento in modo troppo leggero, superficiale, omettendo un fatto particolarmente importante, anzi, fondamentale e mettendosi loro stessi dalla parte di chi disinforma.

Manca un pezzo.
Il nostro simpatico ghisa, forse per ingenuità o forse per furbizia sua o di qualcun'altro (in quest'ambiente c'è sempre un furbacchione..) ha posato con la divisa d'ordinanza per la foto di copertina di Clubbing di maggio (che vedete sopra e che potete scaricare qui, qui e qui).
Ma non solo, un articolo all'interno, a pagina 40, aveva il titolo che recitava in questo modo; "Fabrizio Caiazza in divisa". Tutti noi sappiamo quanto la divisa "titilli" l'immaginario gay ed il titolo, contava probabilmente soprattutto su quello. Un articolo che, a dire la verità è abbastanza insipido e non gli fa certo un bel servizio ma dove però compare anche l'indirizzo della pagina su Gaydar del nostro vigile con un nick particolarmente indicativo nonchè evocativo: Poliziottobonomi. Ci sembra quindi di capire che il nostro vigile forzi un poco la mano sul suo essere un membro delle forze dell'ordine... Oh no?

Clubbing nell'ambiente gay milanese è un giornaletto particolarmente conosciuto, è un mensile distribuito gratuitamente un pò dappertutto, locali, saune, circoli culturali, pornoshop, ecc. Probabilmente a voi è sfuggito quel particolare di una certa rilevanza della foto del nostro vigile in divisa.
E domandiamo se questo secondo voi non è grave? La divisa si indossa in servizio e non per andare al bar o in un supermercato o ad un ballo mascherato ne tantomeno in un "un servizio fotografico" a meno che questi non sia stato preventivamente concordato con i propri superiori o con l'ufficio stampa del Corpo dei Vigili Urbani. Ciò che fa in borghese il nostro simpatico, e lo ribadiamo probabilmente ingenuo vigile, sono sacrosanti affari suoi, ma ciò che fa in divisa no.

Caiazza è un Vigile Urbano con tanto di numero di matricola, divisa e quindi obblighi precisi contemplati in un regolamento che ha sottoscritto all'atto del suo arruolamento. Cerchiamo di mettere parole e fatti al proprio posto, il nostro vigile non è una velina e come tale deve essere lui il primo a rispettare e difendere le sue prerogative, insegne, doveri e diritti e tra i suoi diritti non c'è quello di trattare la divisa come un generico capo d'abbigliamento del suo guardaroba personale. Quella divisa non è sua è del Corpo dei Vigili Urbani dei milanesi e tra questi anche i gay milanesi.

Insomma informatevi ed informate meglio. Per quanto riguarda il futuro di Fabrizio Caiazza se incorre in qualche sanzione o guaio ben peggiore non possiamo che concludere con questa considerazione: Se l'è cercata e soprattutto stia attento ai furbacchioni! A lui comunque la nostra simpatia e solidarietà umana.
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Aggiornamento.
La foto che è comparsa sulla copertina di Clubbing, pare facesse parte di un servizio fotografico commissionato dal Corpo dei Vigili Urbani di Milano per il loro calendario 2008. A l corpo negano che Caiazza ne abbia fatta esplicita richiesta per il loro utilizzo. Il che aggrava ulteriormente la posizione di Fabrizio Caiazza e forse tira in ballo giudizialmente anche l'editore di Clubbing.

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giovedì 10 luglio 2008

I bloggers gay insorgono contro Mancuso. Giu' le mani dalla Guzzanti.

(Livingston, il blog di Marco Mazzei) Arcigay fa un comunicato contro la Guzzanti: NON CE LA POSSIAMO FARE
L’Arcigay emette un comunicato a firma Aurelio Mancuso (the president), dove tra le altre cose c’è scritto:

"Speriamo che Sabina Guzzanti abbia l’onestà intellettuale di informarsi meglio, e di provare quella giusta vergogna che gli permetta di chiedere scusa ad un Pride nazionale partecipato da oltre 200mila persone e ad un’associazione, che da quasi 25 anni, in splendida solitudine, senza alcun aiuto di partiti ed intellettuali di sinistra, conduce una battaglia culturale, sociale e politica, che va ben oltre uno sporadico e consolatorio girotondo."
Io non mi sono sentito offeso dalla Guzzanti, che avrà anche fatto casino sul fatto che il Pride non si è trasferito da Roma a Bologna perché c’erano i preti a San Giovanni, ma pur facendo casino ha detto un sacco di verità: che il Pride deve stare a Roma, che a Bologna ci hanno fatto fare il giro della circonvallazione. E ha detto un sacco di altre cose ragionevoli e sensate sulla laicità, come nota anche Aelred.

Poi nel complesso potrà anche non essermi piaciuta, ma Aurelio, ti prego: usiamo meglio il nostro tempo. Usate meglio il vostro tempo di dirigenti di Arcigay, invece che perdere tempo con dei comunicati che ci rendono ridicoli.

Per chi se lo fosse perso, ecco qui il video incriminato (ascoltate almeno i primi 6 minuti):
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Ndr. Ma per capire quanto abbia floppato il Mancuso basterebbe leggere i vari commenti lasciati su Gay.it ad un pezzo in forte odore di Pd e su Gay.tv in questo caso ad un articolo "pilatesco" (della serie... dicci la tua...) della redazione che, al solito, se ne guarda bene dal prendere una posizione. Paura di perdere il posto...? (Aspis)

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lunedì 7 luglio 2008

Iran, pena di morte per i blogger “nemici di Dio”.

(Panorama) Impiccagione, taglio della mano destra e del piede sinistro, oppure esilio: sono le pene previste in una proposta di legge arrivata al Parlamento iraniano per punire quei blogger colpevoli di promuovere corruzione, apostasia e prostituzione attraverso internet. Pena di morte, quindi, per coloro che diventano mohareb, nemici di Dio. A una prima lettura i parlamentari di Teheran hanno approvato il testo a larga maggioranza: 180 voti favorevoli, 29 contrari, 10 astenuti. Nonostante l’ostilità delle autorità, cento blogger hanno firmato una petizione per chiedere di eliminare la censura della Rete.

Quanto contano in Iran le opinioni espresse sui blog? Secondo l’università di Harvard è lo spazio pubblico più aperto per le discussioni, tenendo conto del controllo sui mass media (stampa, televisione, radio) nella Repubblica islamica (la ricerca in pdf). Alcuni giovani iraniani che scrivono online sono critici verso il regime. Ma sul web discutono anche di altri argomenti: diritti umani, religione, cultura e poesia, un tema che appassiona soprattutto il pubblico femminile. Scrivono gli autori dello studio: “L’essenza della democrazia non è la regola della maggioranza, ma come la maggioranza è formata”. Sono spiragli di libertà che sembrano preoccupare le autorità in una nazione in cui l’età media della popolazione è di 26 anni (in Italia è di 42). E siti popolari come Facebook e Flickr sono già stati bloccati. La scure di Teheran si è già abbattuta sui giornalisti. Reporter senza frontiere, inoltre, denuncia che l’anno scorso due cronisti trentenni, Hassanpour e Botimar, sono stati condannati a morte per “attività sovversive contro la sicurezza nazionale”: la pena capitale è stata riconfermata per Hassanpour, Botimar è in attesa della nuova sentenza.

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martedì 17 giugno 2008

Un grave e pericoloso precedente giudiziario. Il blog è stampa clandestina (?!)

(Francesco Minciotti - Agenzia radicale) Quello di Carlo Ruta è un nome che non suona certamente nuovo a chi s'interessa di blog e di diritto: già nel lontano 2004, il signor Ruta ebbe primi screzi giudiziari per le sue indagini — sul cui merito non mi pronuncio in questa sede, trattando della mera libertà d'espressione, che come tale deve prescindere dai contenuti, già abbondantemente sorvegliati dal reato di diffamazione — che analizzavano la realtà ragusana sotto più punti di vista.
Ebbene, il suo nome torna oggi in auge per via di un'ulteriore vicenda giudiziaria che ha del grottesco: il signor Ruta è stato condannato al pagamento di 150€ di multa e al pagamento delle spese giudiziare per un totale di 5000€, perché ritenuto colpevole di violazione dell'art. 16 dell'arcaica legge sulla stampa (l. n. 47/1948), la cui rubrica recita «stampa clandestina». In pratica — si apprende da più fonti, fra cui il blog giuridico di Guido Scorza — al sig. Ruta sembra essere stata contestata l'irregolare periodicità della stampa (c. 2), o forse la fattispecie propria di stampa clandestina («Chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta», c. 1), da parte del Tribunale di Modica. Il punto nodale, contrastatissimo nella blogosfera ed anche a giudizio di chi scrive, è che la sentenza in questione sembra equiparare due forme di pubblicazione diverse in radice, e cioè stampa e blog; la prima, in tutte le sue manifestazioni (da quella cartacea a quella a mezzo Internet) prevede una struttura organizzata, un rapporto di lavoro economicamente retribuito, una registrazione di tipo burocratico presso i Tribunali; il secondo, al contrario, è simile solo nella forma, ma radicalmente diverso nella sostanza: tendenzialmente non retribuito (modesti ricavi pubblicitari a parte, peraltro marginalmente usati rispetto alla massa dei blogger), senza alcuna periodicità, senza necessità di registrazione burocratica presso i Tribunali o altro. Insomma, e per citare un lettore arguto: il blog è l'equivalente telematico dello Speakers' corner d Hyde Park, un luogo cioè dove chiunque può dire la sua, esprimere il suo pensiero (libertà costituzionalmente garantita dall'art. 21) in forma elettronica e con un'impaginazione che, al più, può ricordare quella di un giornale in linea, ma del quale viene meno tutta la struttura organizzativa che lo sostiene.
Ovviamente, inferire tutto questo dall'anacronistica normativa sulla stampa che, sinistramente, quest'anno compie sessant'anni, è quasi impossibile; e ridicola è stata l'idea del giudice di ricondurre l'idea del blog all'art. 16, redatto in un'epoca in cui esisteva a malapena la TV. La verità è che la legislazione di settore ignora a piè pari questo fenomeno — fenomeno in espansione vertiginosa: indipendentemente dalla qualità del contenuto, si valuta che vengano aperti 175.000 blog al giorno, nel mondo — che invece avrebbe bisogno non dico di una regolamentazione legislativa (la libertà d'espressione, bene costituzionalmente tutelato, non è già di per sé sufficiente?), ma quantomeno della sua comprensione da parte del legislatore, per far sì di «legiferargli attorno».

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mercoledì 23 aprile 2008

Esclusivo. Soldi, un blogger scopre quanto valgono i ragazzi di Amici.


(River-blog) Una volta usciti dalla scuola, i ragazzi di Amici sono liberi di appoggiarsi a questa o a quella agenzia di spettacolo, completamente indipendente dalla produzione Fascino. Ce ne sono alcune che già lavorano con quelli delle passate edizioni, e che quindi vengono favorite. Altre forniscono il pubblico - una, in particolare, di Napoli - e, quindi, hanno una corsia preferenziale. Da una di queste mi è arrivato il listino prezzi dei ragazzi della stagione appena conclusa (clicca sull'immagine per ingrandirla).
Il prezzo? Per uno spettacolo di due ore, con i ragazzi primi in classifica, si spendono 19mila euro, esclusa Iva. Tuttavia è possibile anche organizzare spettacoli con uno solo dei ragazzi. La proposta più economica, con Pasqualino Maione e altri esclusi nelle fasi non proprio finali, costa 9mila euro.
Per esperienza dico che la prima estate, subito dopo la fine del programma, è quella del “botto”. Fatta di serate in giro per l’Italia, di autografi e di un atteggiamento a volte “da star” degli stessi ragazzi. Quanti ne ho visti credersi dei talenti arrivati, salvo poi confessarmi che il loro successo si era sgonfiato in un secondo. Quanti rifiutare interviste perché “scusa, ma sono molto impegnato”. Eccetera, eccetera, eccetera.

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sabato 19 aprile 2008

Polemica tra i bloggers di sinistra. Kilombo inizia a puzzare.

(Frammenti nomadi) Stamattina mi ritrovo tre email della redazione.

La prima, perfettamente condivisibile, chiede ad un blogger di inserire una verifica ad un post in cui si afferma che tutta la comunita LGBT appoggia Rutelli sindaco. Cosa evidentemente falsa dalle dichiarazione della comunità stessa e dai giornali: ognuno per me è libero di scrivere quello che vuole se parliamo di opinioni, ma esiste anche regole minime di verità per un post che non possono che ispirarsi a quelle del giornalismo se riporti fatti non opinioni. per di più un aggregatore serve a stimolare una discussione che non può mai nascere da una così evidente menzogna. Quindi condivido pienamente la richiesta.

Guardo bene e trovo l’email di risposta dell’altro redattore incriminato. e siamo alla burocrazia pura che sinceramente non so stabilire minimamente se sia stata rispettata o no, ma ritengo superiore un minimo criterio di realtà che in questo caso ha poco a che fare con procedure burocratiche e molto col fatto che chiunque non vuole fingere sa che ha scirtto una cavolata. Tanto più che anche all’interno di Kilombo e della bloggosfera, come dell’associazionismo, la voce della comunità si fa sentire fortemente contro rutelli. Una rettifica è la minima correttezza per restare se no per me ti possono pure cacciare perchè un conto sono le opinioni Valerio, che non condivido ma difendo la tua libertà di esprimerle qui e altrove, un conto è mentire e pretendere di parlare per altri.

Poi leggo la terza. La redazione esprime solidarietà per qiualcosa che è accaduto. (per me di gravità inaudita) Ma kilombo mi sa che non è la dittatura di chi viene eletto, così che possa portare avanti le sue opinioni. Kilombo è un luogo di discussione dove la redazione garantisce un minimo di coordinamento e correttezza, questo significa che per solidarietà o altre iniziative a chiaro carattere politico la redazione non ha alcun diritto.

Se a questo ci aggiungiamo che negli ultimi giorni anche oggi noto che alcune persone aggregano più di un post costantemente, quando ciò è vietato. (a me è capitato la prima volta e subito email e una volta per errore e subito secnda email) (il bello è che per me si potrebbe anche stabilire una regola più flessibile ad una persona può capitare di avere due cose interessanti da dire, ma non che chi comanda ne mette di più degli altri)

Allora mi chiedo, ma questo è un posto per discutere o per imporre le proprie idee ad altri?

Da una parte si scontra una parte di Kilombo quasi di destra e bugiarda dall’altra un’altra parte che ha temi molto più condivisibili, che però porta avanti in modi che io non condivido per niente e sfiorano il fascismo.

Kilombo deve essere vicino al Circolo Mario Mieli? per me dovremmo mettere un bel bannere grande quanto una casa, ma prima dobbiamo votarlo o dobbbiamo cambiare la carta e fare della redazione una sorta di comitato politico. Io non sarei d’accordo perchè deve essere un posto dove chiunque può discutere senza fazioni, ma se proprio le volete allora fondiamole su un procedimento approvato e condiviso di funzionamento “democratico” non sull’arbitrio del potere e gli interessi politici o personali dei singoli.

Io sono per votare su temi come questi. inserire sondaggi ci vogliono due minuti e se no, più semplicemente lo facciamo per email chi risponde in un certo tempo almeno 36 ore vota chi no si frega. Ma altri arbitri del potere vi prego basta o questo aggregatore diventa di destra non per i temi per il concreto comportamento delle persone. Questo sarebbe dialogo? che cazzo sperate di ottenere così? io mi sto proprio rompendo.

Kilombo puzza di marcio come la sinistra che è stata sconfitta sempre più. Ognuno chiuso nella sua verità assoluta da difendere in ogni modo anche contro l’evidenza dei fatti nudi e crudi.

Valerio la comunità LGBT non è un’ astrazione sono persone concrete e quelle ti smentiscono, quindi hai torto marcio.

Alla redazione altra mi sono rotto della vostra gestione personalistica del potere.

In ogni caso se ricevo altre simili email mi inaczzo sul serio. I litighetti da bimbi fateli altrove non nella mia casella email.

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domenica 13 aprile 2008

La carica dei blog contro i critici letterari.

(Filippo Maria Battaglia - Panorama) Più che una vivace contestazione, sembra essere un plotone di esecuzione. Sui blog nostrani, l’accoglienza riservata a recensori e critici letterari non è di certo tra le più accomodanti. E negli ultimi mesi (anche grazie all’uscita di certi libri che hanno fatto discutere) il dibattito sul loro ruolo e sui loro vizi ha scatenato lettori e scrittori di ogni sorta.

A suonare la carica, qualche tempo fa, è stato Letteratitudine, il blog di Massimo Maugeri, che pubblicava un post di Antonella Cilento. La scrittrice napoletana, commentando un convegno sul ruolo della critica letteraria nostrana, si domandava polemicamente: “Ci chiediamo anche come mai una folla di autori di buona qualità quando vengono editi - e non sono soggetti al lancio hollywoodiano riservato a quei due o tre titoli all’anno che fanno il fatturato dei molossi editoriali italiani (cagnetti, in verità, rispetto all’editoria tedesca o inglese per non parlare di quella americana) - debbano chiedere la carità ai recensori per essere letti e spesso malamente riassunti sui quotidiani”.
E continuava, rincarando la dose: “Perché debbano anche essere disprezzati dai critici che si mettono la maiuscola davanti, con ragione vista la loro storia, sfruttati da editori che danno anticipi ridicoli?”. “Perché debbano, in definitiva, scrivere per essere numeri di poco conto in case editrici i cui uffici stampa e editori e addetti ai premi li guardano come accattoni e, contemporaneamente, liquidati come ignoranti da critici che non li leggono?”.
Ma l’exploit della Cilento non è stato affatto isolato. Da mesi, la querelle sulla “lobby dei critici” dà vita a commenti di ogni tipo su tantissimi altri blog. Quello di Rossana Campo, pubblicato da Feltrinelli, ha ospitato ad esempio un post piuttosto fuori dalle righe: “Ah parliamo un po’ dei critici letterari. Ho letto un pezzo sull’Unità di Maria Serena Palieri che dice: “Se il critico è d’animo un po’ disonestuccio, cosa fa? Legge un po’ all’inizio, un po’ alla fine, se è furbo procede al carotaggio (campioni di testo prelevati qua e là) e poi giù a scrivere… Provate questo giochino: ritagliate le recensioni di un libro, andate in libreria e verificate quali usano in blocco la descrizione del libro che dà la quarta di copertina…’. Be’, coi miei libri lo vedo spesso, diciamo che a occhio e croce mi sembra il sistema di otto recensioni su dieci, quando va di culo…”.

Viva il blog e abbasso i critici, dunque? La risposta non pare poi così scontata, ed infatti basta pochissimo per far decollare polemiche infinite. Una delle ultime occasioni di contesa è stata un’intervista rilasciata da Jonathan Franzen al Corriere della Sera, ripresa polemicamente dal blog eremoletterario. Lo scrittore stanuitense se la prendeva con un “maledetto blogger che mi ha rovinato la serata del Book Award, sbattendomi in faccia un microfono e mitragliandomi di domande volgari”. A finire sul banco degli imputati era quindi “la mancanza di critici letterari tradizionali, che agivano da filtro, per farci scoprire libri di vero valore”. “Molto meglio avere 50 inflessibili recensori di quel tipo - concludeva l’autore delle Correzioni - piuttosto che 500 mila strilloni incompetenti”.
Punto e a capo, e ci ritroviamo così di nuovo all’interrogativo di partenza: quanto sono onesti e affidabili critici e recensori? Il dibattito resta aperto, in attesa di ricevere l’ennesima dichiarazione di qualche “blogger-scrittore” che si sente “sin troppo sottovalutato”.

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giovedì 21 febbraio 2008

Gay africani e arabi si dichiarano, ma online.

(Andrew Heavens - Reuters Italia) Quando Alì ha cominciato a scrivere sul blog che è sudanese e gay, non si è reso conto che andava ad aggiungersi a tutta una serie di omosessuali africani e mediorientali che, di fronte all'ostilità e alla repressione, hanno dichiarato i propri orientamenti sessuali online.

Ma nel giro di pochi giorni al suo blog, black-gay-arab.blogspot.com, hanno iniziato a giungere diversi messaggi.
"Continua così", ha scritto da Dubai il blogger 'Gay by nature'. "Sii fiero e blogga nel modo in cui sei", scrive il kuwaitiano 'ayboyweekly'. A seguire, commenti post e link almeno metà dei quali da paesi della Lega Araba, tra cui Egitto, Algeria, Bahrain e Marocco.
Alì, che indica come propria città Khartoum ma vive in Qatar, è finito in una piccola rete di auto-sostegno di persone che hanno aperto siti web sulla propria sessualità, pur mantenendo segreta la propria identità.
La cautela è cruciale: gli atti omosessuali sono illegali nella maggior parte dei paesi africani e in Medio Oriente, con pene che vanno da diversi anni di prigione alla morte.
"L'idea era partita come un diario. Volevo scrivere quello che ho in testa e in gran parte sull'omosessualità", ha detto Alì a Reuters via e-mail. "A dire il vero, non mi aspettavo tante risposte".
Nel clima attuale, i blogger dicono di aver raggiunto un grande risultato anche solo dichiarando la propria nazionalità e l'orientamento sessuale.
"Se non avete mai sentito o visto dei gay in Sudan allora permettetemi di dirvi che 'Voi non vivete nel mondo reale'", ha scritto Alì in un messaggio ad altri blogger sudanesi. "Sono sudanese e anche un gay fiero".
I sentimenti di Alì trovano eco in un mini-manifesto sul blog "Rants and raves of a Kenyan gay man" (Deliri e farneticazioni di un gay keniota) che sentenzia: "Il gay keniota è un mito e potresti non incontrarne mai uno in vita tua. Comunque, io e molti altri esistiamo; solo, non apertamente. Questo blog è stato creato per consentire l'accesso alla mia psiche, che rappresento migliaia di noi che non siamo rappresentati".

NOTIZIE E ABUSI
Questa forma limitata di coming out, di dichiarasi omosessuali, è valsa ai blogger sia abusi che critiche attraverso i commenti ai loro blog o messaggi di posta elettronica.
Alcuni dei blogger usano il diario in rete per condividere le gioie e i dolori della vita da gay - il dilemma se dichiararsi ai propri amici e genitori, i rischi di incontrarsi in noti bar gay o, secondo il blogger "...and then God created Men!" le gioie di Sharm el-Sheikh, noto luogo di villeggiatura in Egitto .
Altri hanno trasformato i loro blog in notiziari, specializzandosi su notizie di persecuzioni contro omosessuali nella loro zona ma anche all'estero. Il blog GayUganda ha scritto dell'arresto di gay in Senegal questo mese. A gennaio, Blackgayarab ha pubblicato video di presunti abusi della polizia in Iraq.
Il keniota "Rants and Raves" ha scritto che persone gay sono bersagli della violenza elettorale in Kenya, mentre il blogger Gukira ha parlato delle presunte violenze sessuali contro ragazzi nel corso degli scontri. Afriboy ha organizzato un'asta delle sue opere d'arte erotiche per raccogliere fondi che servano ad "aiutare la mia comunità in Kenya".
C'è stato anche un vasto dibattito sulle dichiarazioni del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad del settembre scorso sull'omosessualità nel suo paese.
Il numero totale di blogger gay nella regione è ancora relativamente piccolo, secondo i pochi siti web che monitorano la scena.
"C'è un certo numero di persone della comunità (omosessuale) che bloggano sia dall'Africa che dall'estero, ma è ancora abbastanza sporadico", dice il blogger nigeriano Sokari Ekine, che gestisce un elenco di blog lesbici, gay, bisessuali e transgender sul proprio sito web Black Looks.

MODI PER INCONTRARSI
Sacche di gay che usano i blog cominciano a emergere qui e lì.
Ci sono blog che fanno da ponte nel mondo che parla arabo tra il Marocco e gli Emirati Arabi Uniti. C'è un circolo di auto-assistenza di blogger gay in Kenya e Uganda e un pugno di siti gestiti da gay nigeriani.
Poi c'è il Sud Africa, dove il riconoscimento costituzionale dei diritti degli omosessuali ha incoraggiato molti blogger a dichiararsi apertamente.
"Non preservo affatto il mio anonimato. Abbraccio la nostra costituzione, che ci dà il diritto di libertà di parola... Non c'è niente di sbagliato in quello che sto facendo", dice Matuba Mahlatjie, del blog My Haven.
Oltre la blogosfera, le chat room su Internet e i siti comunitari sono spesso uno dei metodi più sicuri per i gay africani e arabi di incontrarsi, lontano dallo sguardo di una società ostile.
"E' quello che facevo all'inizio, voglio dire: cercavo altri finché non li ho trovati", dice Gug, l'autore del blog GayUganda.
"Oh sì, amo la Rete, e penso sia uno strumento che ha fatto uscire noi gay ugandesi e africani dai nostri villaggi e ci ha fatto capire che l'omofobia del parroco non è una opinione universale. Sorpresa!".

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martedì 12 febbraio 2008

Cattolicesimo e liste ebraiche sul web: Il giorno delle svastiche e dell’egemonia.

E’ il “giorno delle svastiche” in un “clima di dominio del religioso”.

(Pino Finocchiaro - Articolo 21) Così, Furio Colombo commenta sull’Unità il riemergere di fenomeni antisemiti ed antisraeliani. Nel blog contro i professori di origine ebraica, un’autentica lista di proscrizione di sapore nazista, così come nel boicottaggio a Torino degli scrittori israeliani cui ha fatto seguito l’apparizione di scritte antiisraeliane sui muri del Lingotto. Per Furio Colombo “fatti del genere accadono in coincidenza con un espandersi, niente affatto mistico, ma esclusivamente terreno, della chiesa cattolica come potere politico, capace di dare regole, di dettare leggi, di impartire ordini, di punire e premiare, per esempio con il voto”. Lo abbiamo raggiunto al telefono.

E’ un atto d’accusa che colpirà molti cattolici.
“Tutto quello che sta succedendo non avviene per caso. Smettiamola di immaginare che ci sia un antisemitismo che avviene così, automaticamente. Notiamo che avviene in un momento di egemonia della chiesa cattolica in cui si arriva a dire che gli ebrei devono essere convertiti. Quindi si stabilisce una terra benedetta e una terra sconsacrata. Nella terra sconsacrata ci sono le orde che fanno scorriere, perché si sentono tranquille, piuttosto che in terra consacrata.

Insomma per Furio Colombo, la distorsione è in coloro che colgono il messaggio nei termini “si può dare la caccia, cominciando dal disprezzo, a chi non è nella Chiesa”
“Si va oltre la frase ‘il vecchio nazismo non è morto’. C’è un rapporto non dico nuovo, che anzi nei secoli ha avuto un peso sempre notevole. “Nei periodi di egemonia della chiesa, quando non è il pensiero mite e amorevole del cardinale Martini a prevalere, ma sono pensieri di egemonia politica è naturale che dei balordi – certo, dei balordi, certo non gente che va in piazza San Pietro – si sentano incoraggiati a interpretare male il messaggio.

Ma il messaggio c’è.
“Il messaggio c’è. Il messaggio è o sei di qua, nella cultura nostra e obbedisci al Papa. O sei portatore di una cultura di morte. Questo si dice a tutti i laici. Ma è chiaro che in particolare riguarda i non battezzati. C’è un incentivo obiettivo tra il nuovo modo di interpretare la Chiesa come sovrana non solo delle anime ma anche degli stati. E il modo di comportarsi in cui si vanno a cercare dei capri espiatori. Questo vale sia per la lista del blog che per il salone del libro”.

Era già montata l’indignazione per il blog e il boicottaggio che al lingotto sono apparse le scritte contro Israele.
“Nel salone del libro prevalgono stereotipi e luoghi comuni di sinistra mentre per la lista dei professori prevalgono stereotipi e luoghi comuni di destra. Penso a quello che è stato detto, da Vattimo quando dice: perché non invitano grandi scrittori come Chomsky? Dimenticando che Chomsky è un grande scrittore americano. Qui stiamo parlando di scrittori israeliani. Perché confondere il fatto che Chomsky è ebreo? Cosa facciamo? Lo selezioniamo al di fuori della letteratura americana in quanto ebreo? Gli americani lo considerano un grande intellettuale americano. Come Philip Roth, come Norman Mailer, come Allen Ginsberg. Quindi è un incidente non da poco dire una frase così sbagliata. Frasi così sbagliate traducono però un periodo nel quale direttamente o indirettamente, consciamente o inconsciamente, ha molto peso la divisione che la Chiesa fa, tra terra consacrata e terra sconsacrata”.

In questo contesto non c’è il rischio che riemerga la banalità del male, l’anticultura?
“Nell’antisemitismo non c’è anticultura. L’antisemitismo è il prodotto di una sofisticata cultura che ha calcolato nei dettagli anche l’uso dei teppisti e della violenza stradale. C’è una terribile cultura che non può essere tollerata. Cultura dell’autoritarismo, del totalitarismo e del controllo totale. Ogni volta che si vedono segni di controllo totale queste cose emergono e ci fanno paura.

Insomma, quando la Chiesa scende in campo, si forma quella processione di “atei devoti” e “finti credenti” che non poco danno continuano ad infliggere al dialogo tra laici e credenti, al rapporto tra credenti-laici e gerarchie della Chiesa.
“C’è un rapporto tra la nuova aspirazione ad egemonia politica della chiesa cattolica e questo tipo di discriminazioni. La pretesa di controllo totale su quel che ricade nella terra consacrata e quello che è terra sconsacrata. Controllo sul pensiero. Nel come si deve intendere una famiglia. Nel dare indicazioni ai medici che vogliono selezionare embrioni come fossero nazisti che fanno eugenetica. E così via. Questo non dovrebbe incoraggiare coloro che per qualche altra ragione ce l’hanno con gli ebrei a rendersi conto che gli ebrei, come le donne, come i gay, sono su terra consacrata?”.

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mercoledì 6 febbraio 2008

Striscia la Notizia si occupa dello scandalo televoto di "Amici di Maria". I bloggers dicono la loro.


(Spetteguless) Servizio VERITA' di Striscia la Notizia sullo SCANDALO televoto di Amici di Maria, qui smascherato.
Le spiegazioni degli autori sono state tutto un AVREMMO, PER IPOTESI, ERAVAMO PRONTI, PER ASSURDO, che non hanno portato praticamente a NULLA!
Come PROVA ci hanno fatto vedere una CATERBA di fogli pieni di numeri, ovviamente ripresi da MOOOOOLTO lontano, contenenti TUTTI I DATI delle varie compagnie telefoniche, come PER MAGIA arrivati in appena 24 ore e ANCORA con più magia TUTTI RICONTROLLATI, sms per sms, in poche ore, qualche sottolineatura, e la SPIEGAZIONE di cosa avrebbero fatto.
A loro dire hanno preso TUTTI i voti con l'1 arrivati durante le TRE esibizioni dei BLU, (che avevano il 2 assegnato), quelle di Maria Luigia, Francesco e Marco (ricordiamolo 1° in classifica) assegnandoli ai BLU.
Anche così facendo i BIANCHI avrebbero vinto comunque (ovviamente la percentuale non si sono DEGNATI di dirla, non sia mai... hanno vinto PERCHE' LO DICONO LORO, punto! Non fa una piega...).
Peccato che nessuno abbia fatto notare ai 3 dell'Ave Maria che, come più volte detto, non sta scritto da NESSUNA PARTE che l'errore non si sia potuto protrarre per tutto il resto della serata!
Chi lo dice che i ragazzini votanti da casa non abbiano semplicemente RISPEDITO a rotazione l'sms di voto allo stesso numero, CON lo stesso numero all'interno, senza riscriverlo ogni volta?
Chi dice che non sia potuto accadere?
E come si può dire, perchè questo hanno detto, che erano PRONTISSIMI a ripetere la puntata nel caso in cui la vottoria dei bianchi non fosse arrivata con il riconteggio dei voti, con tanto di RIAMMISSIONE di Marina?
Per avere il MASSIMO della trasparenza possibile DOVEVANO ripetere la puntata, ma non l'hanno OVVIAMENTE fatto (ero pronto a giocarmici casa...), trincerandosi dietro astruse teorie che fanno a cazzotti contro ogni tipo di logica e sistema matematico esistente al mondo!
Velo PIETOSO poi su Striscia la Notizia che ha mandato un Ghione STRANAMENTE mooooolto accondiscendente, privo praticamente di qualsiasi tipo di domanda...
Complimenti a tutti...

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sabato 19 gennaio 2008

L’anno nero della privacy è appena finito. E adesso?

http://www.flickr.com/photos/hyku/368912557/

(Panorama) Il 2007 è stato un anno nero per la privacy. In tutto il mondo e soprattutto nelle democrazie storiche. Con Malesia, Cina, Stati Uniti e Russia a contendersi il primato delle peggiori. E la Gran Bretagna che si riconferma il Big Brother più distratto (dopo alcune clamorose perdite di dati sensibili). L’Italia? Meglio di altri paesi europei, ma neanche troppo. Le uniche isole felici per la riservatezza restano Grecia, Romania e Canada.

Queste le conclusioni dell’ultimo rapporto di Privacy International, organizzazione non governativa impegnata sul fronte del diritto alla privacy, che monitora lo stato dell’arte in 47 paesi del mondo. E che quest’anno punta il dito soprattutto contro l’Unione Europa: “Le iniziative di sorveglianza promosse da Bruxelles hanno causato un sostanziale declino della privacy, erodendo le protezioni anche in quei paesi che hanno sempre tenuto in buona considerazione il tema”. Il riferimento è alla Germania, scivolata dal primo al settimo posto in Europa dopo l’adozione di alcuni provvedimenti per la sicurezza (carte d’identità con le impronte digitali ed estensione dei sistemi di tv a circuito chiuso).
Subito dopo la Germania, all’ottavo posto, troviamo l’Italia, paese “con buone salvaguardie ma deboli protezioni”. Il che, tradotto in parole semplici, vuol dire che, da una parte, abbiamo buone garanzie costituzionali (l’art. 14 e l’art.15), un ampio quadro normativo (tra cui il Codice della privacy del 2003) e un’Autorità di controllo (il Garante).
Dall’altra, però, si registrano anche frequenti violazioni e abusi: il rapporto denuncia i discussi tabulati di Telecom e il recente provvedimento del governo Prodi (poi ritirato) per l’iscrizione di tutti i blog in un Registro. Ma ad allarmare maggiormente gli analisti di Privacy International è soprattutto l’eccessivo periodo di archiviazione dei dati telefonici e sul traffico Internet. Una questione di cui si è tornato a discutere all’inizio dell’anno dopo la proroga (a sorpresa) del Decreto Pisanu (legge 155/2005 “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”). Fino alla fine del 2008 tutti i dati sulle nostre conversazioni e connessioni alla rete risalenti al 2001 non potranno essere distrutti dai fornitori di servizio. Un periodo di oltre sette anni e mezzo che non ha eguali in Europa. A cominciare dai paesi maggiormente colpiti dal terrorismo: in Spagna e Inghilterra è previsto un tetto massimo di 12 mesi.

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venerdì 18 gennaio 2008

Bellezze: Il blog di Raz Degan.

(Gossipblog) E’ partito il 19 dicembre 2007 il blog di Raz Degan. Nel blog Raz, con la collaborazione del suo staff, affronta tematiche di natura sociale e personale, ma non solo: a brevissimo sarà possibile seguire da vicino tutti i suoi impegni lavorativi (su tutti il prossimo film ispirato alla canzone “Alba Chiara” di Vasco Rossi)

Che ne dite? Cosa ne pensate di un film su AlbaChiara? E di Raz Degan?

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martedì 15 gennaio 2008

La felicità può essere gratis. Anche grazie a Internet.

Feltrinelli
(Panorama) “Oggi non siamo più consumatori, risparmiatori, lavoratori, spettatori… Siamo persone. E da qui si riparte”. Questo è il mondo 2.0 secondo Luca De Biase, giornalista del Sole 24 Ore, esperto di cultura digitale, ottimista, come il titolo del suo libro Economia della Felicità, edito da Feltrinelli, lascia ampiamente intendere. Attenzione però. Il suo non è un ottimismo vago e buonista, basato sulla convinzione che nell’epoca dei blog siamo tutti fratelli, ma la consapevolezza che ci troviamo nel bel mezzo di una nuova era, e analizzandone le molteplici sfaccettature dobbiamo prendere atto che i modelli economici proposti fino a questo momento non sono più adatti allo scopo per il quale erano nati: condurci alla felicità.

Sarebbe contenta Naomi Klein nel leggere alcuni passi in cui De Biase, citando tra gli altri l’economista premio Nobel indiano Amartya Sen, afferma quanto sia insensato “sostenere, come alcuni fanno, che si possa scegliere un percorso di sviluppo che inizialmente neghi i diritti civili per accelerare la crescita economica e così combattere la fame”. Sembra un brano preso di peso da Shock Economy, l’ultimo saggio della Klein in cui la scrittrice canadese sostiene che proprio questo è stato fatto, con l’uso di violenza e torture in molti Paesi del mondo per imporre a forza il liberismo puro.
Il mercato che si autoregola è una panzana, afferma De Biase, le regole servono eccome, altrimenti si favorisce “l’emergere di protagonisti in grado di dettare le regole agli altri in base ai propri interessi particolari”: la parola corporation vi dice qualcosa? Finito l’impero del Pil, in cui la crescita era considerata come unico valore possibile da perseguire a qualsiasi costo, umano e sociale, De Biase si accalora nel sostenere che nell’era della conoscenza, nella quale ora ci troviamo, sono altri i valori sulla cresta dell’onda. Competenza, creatività e innovazione contano più di tutto e rompono con la loro forza ogni steccato ideologico e ogni protettorato economico. La collaborazione tra persone, resa possibile dalla rete delle reti, mette tutti noi nella condizione di essere proattivi e non più pubblico di compratori dei contenuti altrui.
Non solo, ma cambia il concetto di felicità in relazione al benessere. Da un po’ di tempo a questa parte gli economisti hanno dovuto smettere di fare finta che il fine possa essere disgiunto dai mezzi per ottenerlo. Perché ci servono più soldi? Se la risposta è “per comprare cose di cui non abbiamo bisogno” non è forse ora di smettere di pedalare in quella direzione? De Biase ci invita a prendere atto di una squallida tendenza: stiamo monetizzando cose che un tempo erano gratuite. Perché invece di dover fare i soldi per pagare cose che un tempo avevamo a disposizione gratis (come il tempo libero in famiglia che ora si passa a fare shopping nei centri commerciali) non torniamo a dare valore agli aspetti non finanziari della nostra esistenza, ovvero quelli in cui possiamo più pienamente esprimere noi stessi? Social Network, blog, software open source sono tutti prodotti di una società che attraverso la collaborazione volontaria e gratuita si sa dotare di strumenti utili che arricchiscono le relazioni tra gli individui.
Economia della felicità è un libro che può non trovare tutti d’accordo, ma contribuisce in maniera stimolante a descrivere il momento di forti cambiamenti che stiamo vivendo e aiuta a capire quali sono le opportunità da cogliere.

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mercoledì 9 gennaio 2008

Un falso "blog" con la foto dell'amico e la descrizione: Sono bisex, mi piacciono alcool e droghe. Rischiano il carcere per uno scherzo.

Si spacciano per un compagno su Internet, denunciati: è diffamazione.

(Alessandra Pieracci - La Stampa) Bullismo via internet. Un diciannovenne messo alla berlina con un blog a suo nome, in cui «dichiarava» bisessualità e propensione ad alcol e droghe, ha avuto un crollo psicologico, non se l’è più sentita di tornare nella scuola dove tutti, o quasi, sapevano e ridevano di lui, ha saltato la sessione di maturità e ha perso l’anno scolastico. Ora gli autori di quello che hanno definito «solo uno scherzo», due ragazzi e una ragazza, coetanei e studenti nella stessa scuola, sono stati denunciati per diffamazione. Uno anche per sostituzione di persona: chattava fingendosi il protagonista del blog.

E’ l’ultimo episodio di un fenomeno emergente tra giovani e meno giovani, la persecuzione via internet, la diffusione dei dati personali e del numero di cellulare abbinati a presunte disponibilità sessuali. «Ormai i casi arrivano a decine», conferma Lorella Balducci, direttore operativo della polizia postale in Liguria. «Ci sono ex che infangano il partner - spiega - e persone che sfogano in quel modo violenti rancori. Di solito specificano le specializzazioni erotiche nel dettaglio, corredando il tutto con foto autentiche o fotomontaggi porno. Le reazioni sono diverse: qualcuno arriva furibondo a denunciare la situazione, qualcuno ci ride sopra e cambia numero di telefono, qualcun altro, come in quest’ultimo caso, subisce conseguenze devastanti». Un fattore accomuna tutti gli episodi: «Gli autori vengono comunque identificati e rischiano da sei mesi a tre anni e 500 euro di multa. Non è una ragazzata».

Una chiamata inattesa
Nel maggio scorso il giovane preso di mira ha ricevuto un paio di telefonate da un uomo che voleva fissare un incontro. «So che cosa ti piace, quando possiamo vederci?», gli ha detto. All’inizio il ragazzo ha pensato a uno scherzo telefonico, poi l’interlocutore ha cominciato a far riferimento al blog, stupito della sua reazione. Così il giovane ha scoperto tutto. Quando è andato a controllare è rimasto sconvolto. C’erano diverse sue immagini, ricavate da foto di gite scolastiche, e una presentazione con nome e cognome, e numero di cellulare: «Sono un ragazzo dell’alta borghesia, sono bisessuale, mi piace bere e quando bevo divento l’animatore della serata. Fumo di tutto, mi piace provare».

Il blog era attivo da 5 mesi, a sua insaputa. Il giovane ha raccontato tutto in famiglia ma non è riuscito a superare il trauma, sentendosi ridicolizzato e preso di mira dai compagni di scuola. Prigioniero di un incubo da cui non riusciva più a uscire. I genitori lo hanno spinto a denunciare la situazione in procura, il pm Lari ha affidato le indagini alla polizia postale.

Gli investigatori hanno subito oscurato il blog e tramite il provider hanno individuato gli indirizzi di connessione. Il computer di partenza era quello di uno dei due ragazzi coinvolti.

I tre giovani, famiglie della media borghesia, nessun precedente, sono maggiorenni e quindi ritenuti pienamente responsabili dell’accaduto. Dopo una serie di accertamenti, durati un paio di mesi, sono stati interrogati. Hanno detto che volevano solo fare uno scherzo.

Uno scherzo comunque durato a lungo e con la possibilità di mettere il ragazzo preso di mira in situazioni difficili e pericolose. Per la vergogna e la rabbiosa delusione dovuta al tradimento dei presunti amici, non è più uscito di casa, temendo di essere riconosciuto. Nei giorni scorsi i tre persecutori sono stati denunciati a piede libero.

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martedì 1 gennaio 2008

Armani, ci vuole un fisico bestiale. Lo stilista in vacanza ai caraibi nel mirino dei paparazzi.

I blogger americani commentano l'invidiabile forma del re della moda: «Incredibile che abbia più di 70 anni».

(Il Corriere della Sera) Eccolo, Giorgio Armani: a 73 anni sfoggia ancora un fisico invidiabile. Re Giorgio è stato beccato dai paparazzi sulle spiagge dei Caraibi dove trascorre le festività. Le sue foto in costume da bagno stanno facendo il giro della rete, riprese e commentate dai più consultati blogger d'Oltreoceano. È la notizia più letta quest'oggi sull'Huffington Post di Arianna Huffington che pone l'indovinello: "Indovina a chi appartiene il corpo di questo settantenne".

Il fisico atletico dello stilista italiano nel suo costumino bianco che si rilassa nella lussuosa St. Barts genera stupore ed apprezzamento anche dagli utenti del blog "justjared", che ha pubblicato le immagini: "Fantastico, ha un'eleganza che noi americani ci possiamo solo sognare", recita uno dei tanti messaggi. "Incredibile che abbia superato i 70 anni", scrive un altro. "E' meglio di qualche trentenne. Tom Cruise può solo invidiarlo".

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Politici e blog: siamo alla frutta. Anzi alla torta di mele della Santanchè.

[i](Credits: Corbis)[/i]
(Panorama) I senatori sono più moderni e più internauti rispetto ai loro colleghi onorevoli della Camera. A dispetto delle lunghe sedute che si devono sorbire per non mancare un voto (magari decisivo, visti i numeri ristrettissimi) e a dispetto dell’età media che li dovrebbe vedere più in ritardo sulla modernità rispetto agli onorevoli, un senatore su quattro (83 su 322) ha un proprio sito internet o blog, mentre solo un deputato su cinque (126 su 630) è presente in rete.

Alla Camera per quanto riguarda la classifica per gruppi, il Partito democratico stacca tutti con 50 deputati con il proprio sito, segue Forza Italia con 26, Alleanza Nazionale con 14, l’Udc con 7, Rifondazione con 5, i Verdi con 4 e via via gli altri. Stessa storia a palazzo Madama, dove il Pd conta 27 senatori internauti, Forza Italia 15; Alleanza nazionale 1, l’Udc 7, Sinistra democratica 4, Rifondazione Comunista, Lega e il gruppo Misto 3, Autonomie e la Dc 2, l’Udeur e La Destra 1.
Spicca, per notorietà, il blog del ministro della Giustizia, Clemente Mastella, da dove arrivano bordate a Beppe Grillo e Antonio Di Pietro. Si coccolano i loro cyber-elettori il senatore estero Luigi Pallaro con un sito latinoamericano e Oskar Peterlini della SVP che ha la versione in italiano e tedesco. Premio vanità a Sergio De Gregorio: nella biografia scrive di essere stato il più giovane giornalista italiano.
Entrando in alcuni dei siti o dei blog dei parlamentari è facile notare l’autoironia, come in quello di Ignazio La Russa, che chiama il proprio blog Diciamolo, riprendendo la celebre gag di Fiorello su di lui.
Le foto con i figli, la moglie, il leader politico di riferimento o il Papa non mancano, anzi abbondano, nei siti dei nostri politici. I più moderni addirittura hanno anche dei video come Gabriella Carlucci (Fi) e Dario Franceschini (Pd) e Massimo D’Alema (Pd).
Altri come Francesco Caruso, che della disobbedienza ha fatto la sua cifra e che non identifica il proprio nome con il sito, mette in piazza i suoi conti: indennità parlamentare 5.419, 46 euro; diaria 4.003,11 euro; rimborso spese eletto/elettori: 4.190 euro, per un totale in entrata pari a 13.613 euro. A questa cifra detrae 11.900 euro a vario titolo, dalla quota di 8.100 euro che tutti i parlamentari del Prc versano mensilmente al partito, fino all’affitto (800 euro al mese) per la casa a Roma. Alla fine del mese gli restano in tasca 1.713 euro.
Premio per la creatività al giovane deputato di Forza Italia, Simone Baldelli, che accanto alle solite foto, alla solita biografia, inserisce canzoni, poesie e satira. E dulcis in fundo cento sue vignette firmate ‘Baldo’. Baldelli, che quando era a capo dei giovani di Forza Italia è stato il primo a mandare un partito su internet, spiega a Panorama.it: “Stare in rete per chi fa politica è un modo per dimostrare trasparenza e dimostrare ai cittadini che li stiamo servendo. Io nel mio sito mostro la mia attività parlamentare, quella politica e anche un pezzo della mia vita di tutti i giorni”.
Infine Daniela Santanchè, il cui sito personale è on line da pochissimo, che è una vera e propria dottor Jekyll e mister Hyde. Nella rete si sdoppia: in metà sito è politica, nell’altra metà donna. Cliccando si può entrare nella sua casa e addirittura si possono copiare le ricette di Daniela, come la sua celebre torta alle mele, la tarte tatin.

http://www.danielasantanche.com

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lunedì 3 dicembre 2007

Informagiovani Roma si rinnova con un blog e la webradio.

(06 blog) Il portale Informagiovaniroma.it è sempre stato un punto di riferimento importante per i giovani romani tra i 15 e i 35 anni riguardo al lavoro, alla cultura ed al divertimento. E’ stato da poco inaugurato un nuovo sito per il servizio informativo dell’Assessorato alle Politiche Giovanili, Rapporti con le Università e Sicurezza del Comune di Roma, per offrire nuovi contenuti e nuovi servizi. Un rinnovamento ottenuto impostando una nuova grafica e una nuova struttura votata all’usabilità.

Tra le novità, udite udite, un blog dedicato ai giovani di Roma, aperto ai contributi degli utenti, ma anche alcuni strumenti popolari in campo internet come la web gallery che raccoglie le produzioni artistiche giovanili e la webradio prodotta in collaborazione con le Università e numerose associazioni. Una grande evoluzione verso il web 2.0 che sicuramente rappresenta meglio il mondo giovanile, ormai completamente immerso nelle nuove tecnologie e nei social network.

Importante anche la partecipazione degli utenti che diventano produttori e veicolo di informazioni. I contenuti redazionali, come di consueto, sono aggiornati quotidianamente e le informazioni a tutto campo nelle aree di interesse giovanile (studio, lavoro, tempo libero, cultura, servizio civile, mobilità internazionale, volontariato…)

Interessante, ma probabilmente da sviluppare ancora, la sezione Guide e Indirizzi, con tanti approfondimenti e consigli pratici (ad esempio su come cercare una casa in affitto, trovare un lavoro stagionale, aprire una partita iva, fare un’esperienza di volontariato in Italia e all’estero…) e la collaborazione con l’Università che permette agli studenti di reperire facilmente notizie, consigli e indirizzi utili per orientarsi e programmare al meglio gli studi.

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sabato 24 novembre 2007

Il popolo dei bloggers a raduno in Spagna.

(azzuro) Ha avuto inizio a Siviglia la seconda edizione di Evento Blog Espana.
Per i profani è il più grande appuntamento spagnolo del settore.
E' prevista la partecipazione di oltre 800 bloggers ma anche una folta presenza di curiosi e di visitatori.
Si parlerà di tutto ciò che fa tendenza nel mondo dei bloggers ; di Second Life, di You Tube, di Twitter e di molte novità come i microblogging.
Si discuterà anche di televisione on line, che molti considerano uno degli sviluppi più interessanti della rete per il futuro.
La conferenza di apertura è stata affidata a Shel Israel, considerato uno dei massimi teorici del web 2.0 negli Stati Uniti.
Molti sono stati i personaggi di rilievo che hanno aderito alla manifestazione spagnola, fra i tanti sarà presente anche Biz Stone, uno dei padri fondatori di Twitter.
Ma la cosa che sembra avere più successo in questo tipo di manifestazioni è l'opportunità, concessa ai fruitori della rete, di poter conoscere direttamente quei "bloggers" che sono stati compagni virtuali di tante loro "navigazioni" in rete.
Grande sarà sicuramente l'interesse, e grandi saranno anche le opportunità , per chi riuscirà ad essere presente.
Oltretutto Siviglia è una città splendida da visitare, non solo per la manifestazione.
Noi in Italia, solo con rammarico, dobbiamo constatare come la nostra massima manifestazione di bloggers nell'anno 2007 , sia stato il famoso "Vaffanculo Day", che avrà pure il suo fascino ed il suo seguito, ma che sul piano culturale, dobbiamo dircelo, ha dato stimoli ed opportunità diverse. Non sto a discutere dove sia il nuovo "Rinascimento", non voglio influenzare nessuno anche se mi sono fatto la mia idea, lascio perciò a voi la vostra.

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mercoledì 14 novembre 2007

Saranno i blogger l’anima del podcasting?

http://www.flickr.com/photos/ouida/1227004702/
(Panorama) Sembrava dovesse diventare il nuovo tormentone dell’era digitale, tanto che nel 2005 il New Oxford American Dictionary arrivò addirittura a proclamarlo parola dell’anno: “podcast“, un termine che sta a metà strada fra iPod e broadcast, ma che riassume alla perfezione quel nuovo modo di comunicare fatto di contenuti video e audio che si scaricano da Internet per essere visti e sentiti in qualsiasi momento e su qualsiasi dispositivo multimediale. Di fatto, però, dopo i fuochi d’artificio iniziali, il fenomeno sembra essersi un po’ placato. Secondo una recente ricerca, il numero degli utenti che scarica contenuti audio e video sul proprio iPod o su analoghi dispositivi portatili è salito nell’ultimo anno dal 10 all’11%. Una crescita piuttosto modesta, soprattutto se raffrontata all’esplosione dei formati digitali, la cui alfabetizzazione è passata nello stesso periodo dal 22 al 37%.

Eppure il numero di podcast aumenta eccome. A quattro anni dai primi esperimenti, questo modello di distribuzione dei contenuti ha conquistato molti angoli della Rete. Portali di informazione, radio, cantanti e celebrità: sono sempre di più i protagonisti del web che si affidano al podcasting per raccontare qualcosa all’utente di ultima generazione. Molti di questi contenuti sono reperibili su iTunes, ma una buona parte arriva anche da tutti quegli utenti che per passione diffondono online i propri elaborati multimediali. Nel nostro Paese si è appena concluso il Podcast Day, una sorta di giornata nazionale del podcasting indipendente, con un piccolo censimento dei fornitori di contenuti made in Italy. Basta dare una piccola scorsa alla lista stilata al termine dell’iniziativa per scoprire che sono soprattutto i blogger ad aver scelto questo modello di comunicazione: c’è chi li usa per condividere la propria passione per i fumetti, chi per spiegare ricette di cucina, chi per parlare di storia e chi persino per trattare di scetticismo paranormale. Insomma i blogger rappresentano un’autentica fucina di contenuti.

Se n’è accorto pure Revver, uno dei tanti concorrenti di YouTube, che proprio in questi giorni ha lanciato un’originale proposta per aumentare la base di utenti che sfrutta il suo servizio di video sharing. Si chiama WordPress Video Plugin ed è un modo piuttosto semplice per far guadagnare tutti quei blogger che distribuiscono video all’interno dei propri diari digitali. L’idea si basa sul più classico dei modelli di revenue sharing presenti in Rete: maggiore è il numero delle visite, più alto è il guadagno per il proprietario del contenuto. Basta scaricare l’apposito programmino fornito da Revver, e procedere al caricamento dei video; per ogni file caricato, Revver applicherà un messaggio pubblicitario. A quel punto bisognerà attendere il passaggio o il click di qualche visitatore del web per incamerare il gruzzolo. Non sarà uno stipendio ma forse può essere il primo passo perché quella del blogger sia riconosciuta come professione a tutti gli effetti.

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mercoledì 7 novembre 2007

Omofobia e violenza, preoccupazione nei bloggers: Sempre più odio....

Salve...
Salve a tutti! Da oggi cercherò di tenere questo mio blog aggiornato su quello che succede nel nostro " bellissimo" paese... tra Chiesa ficcanaso e incoerente... politica e discriminazione delle minoranze! Sono un ragazzo 23 enne GAY di Milano, in questi giorni per la prima volta in 23 anni di vita ho ricevuto degli insulti riguardo le mie preferenze sessuali da due ragazzini del mio quartiere.. e ogni giorno da 3 gg è la stessa storia... questo episodio mi ha colpito parecchio... come è possibile tanta ignoranza e maleducazione? Le cose dette sono state pesanti.. anche se non mi toccano.. sono stato ben accettato da famiglia, amici e colleghi... ho una vita soddisfacente ect ect.. ma quest'episodio mi ha fatto pensare a quanta gente ogni giorno viene discriminata e quanta gente è costretta a vivere ogni giorno della propria vita tra minacce, insulti, violenza verbale e fisica, fino arrivare alla disperazione.. e al suicidio... come è successo più volte! Io sono forte ho un carattere diverso frequento l'ambiente da anni.. ma alcuni sono più deboli o semplicemente vivono in un contesto diverso! E per queste discriminazioni ( ignoranza delle persone a parte) dobbiamo ringraziare il Vaticano e i politici italiani che non sono in grado di approvare delle leggi senza sentirsi in colpa e pensare al parere di Ratzinger e compagnia bella! ma perfavore.. aprite gli occhi non viviamo nelle favole.. siamo nel 2007 e certe cose esistono!!! Ringrazio anticipatamente tutti coloro che interverranno in questo blog! Un saluto a presto!

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Sempre più odio....

In questi giorni si è sentito ancora parlare di odio, razzismo, omofobia e violenze.. questa storia non avrà mai fine;


3 ragazzi sono stati aggredditi a Roma ed insultati al rientro dalla festa di Halloween in quanto gay;

1 donna è stata derubata e uccisa da un romeno ( storia che forse sta facendo, finalmente movimentare politici a risolvere la questione...se in Italia non ci scappa il morto e il morto è la moglie di un ufficiale o di qualcuno d'importante, nessuno fa nulla!)

1 reverendo americano durante un funerale di un marine caduto in Iraq nel 2006, si è permesso di dire che "Dio odia l'America per colpa degli omosessuali!" e parla anke di punizioni divine. Per fortuna lo stato americano, a differenza di quello italiano è andato contro la Chiesa dando torto al reverendo che dovrà pagare un sacco di soldi ai parenti della vittima.

e infine, I 007 britannici hanno rivelato che in alcuni volantini distribuiti nelle moschee britanniche, alcune agenzie vicine al governo saudita invocano l`uso della violenza contro i gay.

Ma dove stiamo arrivando?! basta con questo razzimo, non bisogna fare pulizia raziale incolpando tutti i romeni, bisogna ripulire le nostre città da gente orribile, disposta a rubare, uccidere, fare violenza sui cittadini, sia si tratti di romeni che di italiani o provenienti da altre nazioni.

Quello che ci vuole sono pene severe per i colpevoli, in Italia la gente trova il paradiso, in quantio si può commettere qualsiasi atto senza essere giustiziati.. ma perfavore.. al governo oltre rubare i soldi ai cittadini dovrebbe fare qualcosa per tutelarci!

E soprattutto basta discriminazioni inutili di qualsiasi genere, il buono e il cattivo esistono, tra bianchi, tra neri, tra italiani, tra romeni, tra etero e tra gay.


Quando pensate che la gente riuscirà a capirlo?!

Alek984

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