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mercoledì 16 gennaio 2008

Armani fa bello l’uomo. Con una nuova, vulcanica linea di skincare.

dalla combinazione di minerali naturalmente presenti nelle rocce laviche, arrivano i trattamenti di bellezza per la pelle del viso di uomini coriacei. Che vogliono fare un patto col diavolo

(Panorama) L’abito non fa il monaco: detta così, nella settimana in cui Milano celebra sulle passerelle degli stilisti le collezioni per l’autunno-inverno 2008-2009, sembra un’eresia. Ma se il vate dell’apparente contraddizione è Giorgio Armani, con la sua nuova linea di bellezza per uomini fedeli all’estetica, allora il messaggio assume un altro valore. L’abito fa il monaco e la crema per il viso lo rende, se possibile, ancora più bello. Indipendentemente dall’età e dallo stile di vita.

Skin Minerals for Men, svelata in anteprima alla stampa il 15 gennaio nella cornice sacrale dell’Armani/Teatro di Milano (per tutti i comuni mortali in vendita da aprile 2008), è maschia nell’anima: la sua formula converte la struttura epidermica, la texture e il colorito a nuova vita, rinforzando, affinando e uniformando la pelle: che dovrebbe diventare più densa e più compatta, più liscia e più morbida, più luminosa e più riposata. Un vero miracolo, pare, ottenibile grazie a una formula preziosa: un’esclusiva combinazione di minerali naturalmente presenti nelle rocce vulcaniche e racchiusi in tre fasce di prodotti destinati ai vari problemi riscontrabili nelle diverse età biologiche della vita di un uomo (per le fasi primarie della pulizia e della rasatura profonda dei più giovani, per l’idratazione e la rivitalizzazione delle pelli spente dei quarant’enni, per combattere i segni dell’età, anche del contorno occhi, sopra i cinquanta). Dedicata a tutti quelli che vogliono fare un patto con il diavolo. Che ci credano o meno.

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Oscar. Annunciati i frontrunner per il miglior film in lingua straniera. Per l'Italia c'è Tornatore.

(Mtv) L'Academy ha comunicato quali sono le nove pellicole che si contendono la nomination all'Oscar per il miglior film in lingua straniera. Risultato: "La Sconosciuta" di Giuseppe Tornatore (candidato italiano) è nella lista. Complimenti.

Ecco le pellicole che hanno passato la selezione. Si tratta di:

  • "Il Falsario" (Austria)
  • "O Ano em Que Meus Pais Saíram de Férias" (Brasile)
  • "L'Età Barbarica" (Canada)
  • "Beaufort" (Israele)
  • "La Sconosciuta" (Italia)
  • "Mongol" (Kazakistan)
  • "Katyn" (Polonia)
  • "12" (Russia)
  • "Klopka" (Serbia)

Sorprendono due assenze importanti: quella del rumeno "4 Mesi, 3 Settimane, 2 Giorni" e quella del francese "Persepolis". Secondo molti osservatori, entrambi i film meritavano di esserci.

Restando nella lista, secondo noi bisogna temere la concorrenza del russo "12", già in concorso al Festival di Venezia 2007 (ammettiamo però di non aver visto tutte le pellicole in questione).
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Roma. Nuovo blitz dell'uomo che tinse di rosso Fontana di Trevi.

Presa di mira stavolta la scalinata di Trinità dei Monti. Piazza di Spagna invasa da 500.000 palline colorate.

(La7) Piazza di Spagna a Roma letteralmente invasa da mezzo milione di palline colorate. A mettere in atto il nuovo blitz in un altro dei luoghi simbolo della capitale è stato Graziano Cecchini, l'uomo che nell'ottobre scorso tinse di rosso le acque di Fontana di Trevi. Per quella che Cecchini definisce un'azione artistico dimostrativa, poco dopo le nove - tra lo stupore di passanti e turisti - ha fatto rotolare circa cinquecentomila palline di plastica colorate arrivate fino alla 'Barcaccia' ai piedi della celebre scalinata. Cecchini questa volta non ha fatto tutto da solo. Ha persino avuto uno sponsor, visto anche il costo del materiale, circa 20 mila euro. Cifra a cui forse si aggiungeranno gli oneri della probabile multa.
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Speciale Milano moda e modelli. La nuova classe della moda. In passerella il re borghese.

(Daniela Fedi - Il Giornale) Inserito nella realtà del terzo millennio, ma dotato di quell’istintiva regalità che suscita e impone rispetto. Ecco l’uomo secondo Armani: un traguardo raggiungibile con lo stile, anche senza sangue blu. La collezione del prossimo inverno in passerella ieri a Milano evoca un’attitudine comportamentale, qualcosa di più moderno e interessante del banale riferimento alle teste coronate. Certo non si può fare a meno di pensare al giovane William d’Inghilterra («dovrebbe dimagrire un po’ per essere perfetto» dice Re Giorgio) oppure ad Andrea Casiraghi. Ma l’idea vincente sta nel recupero di gesti concretamente eleganti come portare il cappello in testa e i guanti in mano mentre gli abiti impongono un’assoluta compostezza.

Le camicie dal collo montante suggeriscono addirittura un pizzico d’alterigia anche se Armani le trasforma in morbidissimi indumenti: come un pullover dolcevita ma dall’aspetto molto più racè. Questi colli danno slancio al portamento esaltato soprattutto dagli impeccabili tre pezzi: pantaloni, giacca e sotto il gilet. Perfino lo sportswear ha un aspetto educato senza comunque scivolare nello stucchevole che per Armani è un peccato mortale. Velluto per il giorno come per la sera, l’irrinunciabile cashmere, tantissimo blu royal e sofisticate alternanze di grigio sul cammello: tutto ruota attorno al rispetto di sé e degli altri. «Questa è una moda per farsi dare del lei: basta con la sciatteria, proibito esporre i muscoli in maniera sfrontata, bisogna rieducarsi alla raffinatezza perché un uomo non può essere regale se si concede un eccessivo giovanilismo» sostiene Armani indicando in Luca di Montezemolo un buon esempio da seguire «perché quello di oggi è un re di denari».

Anche Silvia Venturini Fendi pensa a uno stile aristochic. «Tutti possiamo concederci il lusso di pretendere molto da noi stessi - dice - io sento il bisogno di una pausa, volevo prendere respiro dalla voglia d’apparire». Perciò sulla passerella di Fendi compare quanto di più eccentrico ci sia in questo nostro tempo cafone: la normalità. Portando un nome che da quattro generazioni lavora al servizio del lusso, Silvia Fendi trova del tutto normale un paltò militare in visone rasato oppure il giubbotto di coccodrillo nappato. Ma il resto sono sublimi cappotti grigi o cammello destinati a passare di padre in figlio. Dello stesso segno la prima collezione uomo di Valentino disegnata da Ferruccio Pozzoli. La sua visione classica e moderna insieme prende magicamente vita nei bellissimi smoking dai grossi rever a lancia e nel raffinato accostamento tra pantaloni scozzesi e giacca doppiopetto blu.

Sullo scozzese, comunque, nessuno può dire di aver fatto una piccola rivoluzione come Domenico Dolce e Stefano Gabbana per D&G. Il magico duo riesce a mixare lo spirito sportivo del tartan con le sue origini formali: un elemento per distinguersi dagli altri. Le loro giacche da sera scozzesi fanno da contraltare al piumino con lo stesso motivo proposto da Paolo Gerani per Iceberg. I gemelli Dean & Dan Caten essendo canadesi nel tartan vedono una cosa da boscaioli, ma anche loro poi si concentrano su come portare i giovani in sartoria: con superbe giacche formali rivedute e corrette dall’uso di materiali moderni. In questo campo Italo Zucchelli, stilista uomo di Calvin Klein, ha compiuto ricerche ai confini della realtà trovando tessuti termocromatici che cambiano colore secondo la temperatura. Sotto i riflettori le giacche grigie diventano viola, mentre basta toccare i pantaloni perché resti per un attimo l’impronta della mano. Come sempre l’immagine di Marni in passerella era perfetta anche se sarà dura vedere un uomo con la giacca completamente chiusa tipo anorak. Spogliarsi diventa un’impresa e c’è il rischio concreto di doversi togliere gli occhiali: la cosa più bella della collezione.
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La prosa in Abruzzo batte il calcio. Sale affollate con poche eccezioni.

Gli spettatori occupano dal 30 al cento per cento dei posti disponibili

(Paolo Di Vincenzo - Il Centro) Vanno più persone a teatro che negli stadi abruzzesi, questo è certo. Gli spettatori di una partita di calcio della squadra più seguita d’Abruzzo, il Pescara, non superano i tremila a domenica, cioè circa il 15 per cento della capienza dello stadio.
I teatri abruzzesi, invece, nel peggiore dei casi (e ne sono due) superano almeno il 30 per cento. Sono i dati della stagione di prosa 2006/2007 (ultimi dati disponibili) forniti dalle società che gestiscono i calendari nelle principali città della regione. Sono stati presi in esame i dati dei teatri di Atri, Avezzano, Chieti, Giulianova, Lanciano, L’Aquila, Ortona, Pescara, Popoli, Roseto, Sulmona, Teramo e Vasto.
I dati sono stati forniti da Atam, Associazione teatrale abruzzese e molisana, che organizza spettacoli in tutte le città eccetto Chieti, L’Aquila e Pescara e poi dal Marrucino di Chieti, dal Teatro stabile d’Abruzzo dell’Aquila, dalla Società del teatro e della musica Luigi Barbara di Pescara e dalla Società della musica e del teatro Primo Riccitelli di Teramo.
Il capoluogo aprutino è l’unico in cui lo stesso teatro, il Comunale, ospita due diverse stagioni di prosa (Atam e Riccitelli), con risultati molto diversi come si può vedere nella tabella pubblicata a lato.
ATAM. L’Associazione teatrale abruzzese e molisana gestisce le stagioni in nove città.
I risultati non sono brillantissimi ma non sono nemmeno malvagi e, comunque, sono come minimo il doppio degli spettatori (in media e in percentuale) rispetto a quelli dello stadio Adriatico.
Si va da un minimo del 30 a un picco del 100,6 per cento.
Quest’ultimo dato non deve sembrare strano né trattasi di errore. Le capienze dei teatri sono spesso sottostimate per questioni di sicurezza e nel caso specifico, il teatro Odeon di Roseto, che contiene 310 posti a sedere, ha una media di 312 spettatori, cioè vuol dire che - in media - due persone hanno visto lo spettacolo in piedi.
Niente di allarmante né di pericoloso, insomma.
A Teramo e a Popoli la media dei posti occupati (sono stati presi in esame solo gli spettacoli in calendario, non le matinée per le scuole né quelli fuori abbonamento) raggiunge il 30 per cento, rispettivamente 261 su 824 disponibili e 104 su 343.
Bisogna sottolineare, però, che l’Atam a Teramo paga lo scotto della concorrenza della Società Primo Riccitelli, che organizza anche la stagione musicale.
Basso, decisamente, invece il dato relativo al Comunale di Popoli, denunciato anche dalla scarsa presenza di abbonati, meno del 20 per cento della capienza (70 su 343).
Andando in stretto ordine alfabetico, poi, si vede come al teatro dei Marsi di Avezzano la media dei posti occupati è del 49,3 per cento, 457 presenze su un massimo di 800; all’Ariston di Giulianova del 59 per cento, 330 su 559; al Fenaroli di Lanciano del 79,1 per cento 276 su 324; al Vittoria di Ortona dell’83,9 per cento, 330 su 393; all’Odeon di Roseto del 100,6 per cento, 312 su 310; al Caniglia di Sulmona del 47,2 per cento, 326 su 690; al Globo di Vasto del 57,7 per cento, 335 su 580.
MARRUCINO. Il teatro di Chieti ha una media di spettatori per le diverse stagioni di prosa (Nuove scritture e prosa classico) di 334 persone su una capienza massima di 502 posti.
Si tratta, dunque, del 66,5 per cento.
SOCIETA’ BARBARA. La Società pescarese che organizza la stagione di prosa al teatro Circus nella stagione 2006/2007 ha avuto una media di 537 spettatori per rappresentazione che, sugli 806 posti a disposizione, dà una percentuale di presenza del 66,9 per cento.
SOCIETA’ RICCITELLI. E’ la rivelazione di questo viaggio nel teatro di prosa in Abruzzo. Al secondo anno di cartellone la società teramana ha ottenuto un eccellente 94,8 per cento di posti occupati, in media. Degli 824 posti disponibili del Comunale, infatti, nel 2006/2007 ne sono stati riempiti 781.
TEATRO STABILE. Il Teatro stabile d’Abruzzo, oltre ai suoi compiti istituzionali di rappresentare l’ente regionale nei principali centri, organizza anche la stagione di prosa al Comunale dell’Aquila. Molti spettacoli, in realtà, sono organizzati in collaborazione con l’Atam ma per semplicità di calcolo si è preferito «assegnare» la stagione aquilana al Tsa. I 500 posti del Comunale sono stati riempiti in media da 419 persone, cioè l’83,8 per cento della disponibilità.
LA CLASSIFICA. Al primo posto, ovviamente, c’è l’Odeon di Roseto che supera addirittura la capienza (per due posti a sera in media). Al secondo si piazza il Comunale di Teramo (stagione Riccitelli) con il 94,8 per cento. Al terzo il Vittoria di Ortona con l’83,9 per cento. A seguire il Comunale dell’Aquila con l’83,8 per cento; il Fenaroli di Lanciano con il 79,1 per cento; il Circus di Pescara con il 66,9 per cento; il Marrucino di Chieti con il 66,5 per cento; l’Ariston di Giulianova con il 59 per cento; il Globo di Vasto con il 57,7 per cento; il teatro dei Marsi di Avezzano, con il 57,1 per cento; il Comunale di Atri con il 49,3 per cento; il Caniglia di Sulmona, con il 47,2 per cento; per terminare con il Comunale di Teramo (stagione Atam) con il 31,7 per cento e il Comunale di Popoli con il 30,3 per cento.
LA FORZA DEGLI ABBONATI. Il successo della prosa in Abruzzo è dovuto soprattutto alla presenza degli abbonati. E anche qui il parallelo con il mondo del calcio è disarmante. Se le squadre di pallone avessero tanti abbonamenti, in percentuale, quanti ne hanno i teatri, i presidenti avrebbero di che festeggiare.
Al primo posto in questa speciale classifica c’è il Comunale di Teramo (stagione Riccitelli) che occupa l’87,7 per cento dei posti disponibili al Comunale con gli abbonati (723 su 824), seguito a ruota dall’Odeon di Roseto con l’85,5 per cento (265 su 310). Superano il 50 per cento degli abbonati anche il Vittoria di Ortona (73,3%, 288 su 393), il Fenaroli di Lanciano (60,8%, 197 su 324), il Circus di Pescara (50,9%, 409 su 803). Poco sotto ci sono il teatro dei Marsi di Avezzano (49%, 392 su 800), l’Ariston di Giulianova (43,6%, 244 su 559), il Marrucino di Chieti (42,4%, 213 su 500), il Comunale di Atri (40,3%, 121 su 300).
Più bassi i dati degli abbonati a Sulmona (27,8%, 192 su 690), Vasto (27,4%, 159 su 580), Teramo-Atam (23,6%, 195 su 824), Popoli (20,4%, 70 su 343).
Non sono disponibili i dati degli abbonati al Comunale dell’Aquila per la stagione Tsa.

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Speciale Milano moda e modelli. Basta cafoni, è l’era del lusso sobrio.

(Daniela Fedi - Il Giornale) «I russi sono gli uomini che mi son costati di più» diceva Chanel dall’alto della sua esperienza prima come amante del granduca Dimitri Pavlovich (assassino di Rasputin con il principe Yussupov) e poi del musicista Igor Stravinsky. Al fascino slavo le signore non resistono, anche se ultimamente i nuovi ricchi dell’ex Urss sembrano preferire le peggiori cafonate occidentali. «Non più», dicono in coro gli stilisti da Frida Giannini a Roberto Cavalli, da John Richmond a Rossella Jardini di Moschino.

L’uomo Gucci del prossimo inverno è un irresistibile seduttore che riassume l’eccentricità dei grandi della danza, da Diaghilev a Nureyev, il sontuoso rigore degli ussari a Borodino, la selvaggeria dei cosacchi di Michele Strogoff e lo sconfinato gusto per la decorazione tipico tanto degli zar quanto dei poveri kulaki. Per evitare la trappola infernale del folk, l’intelligente ragazza alla guida del marchio delle due G ha preso qualcosa da Eugene Hutz (leader ucraino dei Gogol Bordello, gruppo di punk balcanico prediletto da Madonna) e molto da Bob Dylan che nella celebre Rolling Thunder Review degli anni Settanta si presentava esattamente così: con gli occhi sporcati dal kajal e le sciarpone lunghe fino ai piedi. Il risultato è un’immagine maschia e potente, con strepitose giacche-cardigan fermate sui fianchi dalle fusciacche tintinnanti, impeccabili completi in velluto di seta, montoni e pellicce di astrakan borchiato e un indimenticabile giaccone in maglia spalmata d’ottone misto ad acciaio.

«In Russia il mercato maschile cresce a dismisura, vogliono cose sofisticate e chic» dice Cavalli poco prima della sua bella sfilata rovinata solo dalla presenza delle Spice Girls. Cresciute d’età ma non nel talento, le cinque pop star non sembrano in grado di capire la sottile eleganza dello smoking blu (l’unico ammesso da Edoardo d’Inghilterra), di quello in flanella grigia e dei completi sartoriali in velluto di seta jacquard che sembra semplice vigogna. L’unico tocco d’ostentazione erano le preziose spille sul bavero della giacca, indispensabili anche al dandy contemporaneo di John Richmond.

Il simpatico stilista inglese stavolta si è concesso lussi sibaritici: dal giubbotto di velluto coperto da minuscoli anellini metallici alle fenomenali pashmine ricamate con motivi balcanici. Alessandro Dell’Acqua si è invece ispirato a David Rotschild, il miliardario amante dell’ecologia che tutte le donne vorrebbero sposare a costo di rinunciare alle pellicce. Nasce quindi lo stile ecoglamour che prevede seducenti pantaloni in faille sotto ai grossi piumini in maglia. Dirk Bikkembergs sostiene che la rivincita del testosterone passa attraverso l’uso al maschile del rosa antico, ma poi convince per i bellissimi giubbotti di pelle color cioccolato e gli impeccabili completi in felpa grigia. Da Moschino c’erano strepitosi pullover con i motivi norvegesi fatti dalle spille da balia e un’ironica interpretazione del classico stile inglese che i russi stanno scoprendo solo ora.

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Stili di vita I gay "etero".

(Marco Boccaccio) Ormai il termine gay non è più sinonimo di omosessuale. Ci sono i gay omosessuali e i gay eterosessuali.
Infatti il termine gay si riferisce ad uno stile di vita che è passato anche in uso ad eterosessuali che si comportano con quella stessa modalità che era prima esclusiva degli omosessuali. Sesso occasionale, narcisismo, superficialità un po’ rabbiosa, egocentrismo e narcisismo un po’ infantili, appartengono al registro di tanti maschi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.

E non parlo solo dell’aspetto e dell’abbigliamento, ché è anche pieno di maschi agghindati e cotonati che non rientrano nella categoria di cui parlo. Ma questa è un’altra storia. Come di contro esistono omosessuali non gay, coppie fedeli e serie, vere e proprie famiglie (magari col cane al posto del figlioletto) in tutto uguali alle famiglie presunte naturali, a dispetto di chi afferma il contrario. insomma: il disordine sessuale, di cui tanto starnazza la chiesa cattolica, non c’entra niente con l’omosessualità.
Ma per loro è più santo un vincolo eterosessuale costellato di tradimenti e traboccante di peccato, di una seria relazione omosessuale monogamica e ripiena d’amore.
Ma dimenticavo: cosa c’entra la chiesa cattolica con l’amore?

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Velvet 2.0: gli spettatori invitati a filmare il concerto di Roma.

(Panorama) Per una volta non vedremo gli odiati (soprattutto dai fan) buttafuori che con una piccola torcia indicano chi sta riprendendo il concerto illegalmente. Per una volta tutto questo sarà la norma e anzi chi non lo farà si divertirà meno. Per il concerto al Circolo degli Artisti di Roma di sabato 19 gennaio, i Velvet hanno infatti chiesto a tutti di filmare il live. Il materiale inviato, tramite il sito o via posta ordinaria, servirà per la realizzazione di un progetto (o meglio un dvd) che va avanti da 5 anni e che come dice la stessa band “prima o poi decideremo di pubblicare”. Panorama.it ha raggiunto telefonicamente Pierluigi Ferrantini, voce e chitarra del gruppo, nella sala prove romana.

Com’è nata l’idea di chiamare a raccolta il pubblico invitandolo a essere parte attiva di questo progetto?
Semplicemente volevamo continuare un’usanza del tour, durante il quale avevamo notato che, come spesso accade, i nostri fan filmavano la nostra performance che poi circolava su You Tube. A quel punto si è deciso che quella consuetudine poteva diventare un evento.
Qual è il fine?
Il tutto sarà montato anche con immagini girate da noi per diventare un dvd.
Materialmente come sarà possibile far ricevere ai Velvet tutto il materiale?
Tramite un upload sul nostro sito (ampliato come capacità per l’occasione) oppure facendolo pervenire direttamente alla band tramite posta. Se poi sono belle ragazze posso consegnarcelo anche di persona…era una battuta, mi raccomando!
Parliamo di fantamusica. Come sarà fare dischi tra qualche anno. Il cd è destinato a scomparire?
Tutti stiamo pensando a cosa sarà in futuro la musica. Per questo molti, noi compresi, cerchiamo di perfezionare al massimo i nostri concerti. Solo così la gente sarà sempre più invogliata a seguirci. È strano, però, vedere che se da un lato i dischi non si comprano, dall’altro alla fine dei live se ne vendono di più rispetto agli anni passati.
Palando di musica online, come hai visto l’idea dei Radiohead di pubblicare prima il disco sul proprio sito e poi di venderlo attraverso i canali tradizionali?
È un’ennesima, eccezionale, operazione di marketing che solo un gruppo come sono loro può permettersi di fare. Se ci pensate bene in questo modo hanno venduto due volte, prima su internet e poi nei negozi. Non contando poi che faranno concerti con il tutto esaurito ovunque. Ma questo sarebbe successo comunque.
Provocazione. Sareste disposti a regalare la vostra musica?
Certo. È una cosa di cui sono più che convinto. Come sono convinto anche che il prezzo degli album non debba superare i 10 euro.
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Bologna: Il Comune benedice le coppie di fatto.

Bagarre a Palazzo d´Accursio. Centrodestra in rivolta contro il provvedimento. Impegno a sostenere anche le unioni senza matrimonio. Forza Italia: «Un ordine dl giorno sulla famiglia il cui massimo esponente è Lo Giudice è come dare a Dracula la gestione dell’Avis».

(La Repubblica, edizione di Bologna) Il Comune si addentra nel sentiero minato della famiglia, dà la benedizione alle coppie di fatto e in consiglio scoppia la guerriglia tra gli opposti schieramenti. Un altro capitolo sulla laicità che può diventare terreno di scontro anche fuori da Palazzo D´Accursio visti i già precari rapporti tra Curia e Comune già segnati dal caso-moschea. In aula infatti passa (con 21 «sì», 11 voti contrari del centrodestra e sette astensioni, provenienti dalla sinistra in consiglio e, a sorpresa, dall´ex An Patrizio Gattuso) l´ordine del giorno dell’ex diellino Paolo Natali sulle politiche famigliari. Al termine di una lunga mediazione nella maggioranza il testo messo a punto da Natali sancisce che il Comune «valorizza e sostiene - come si legge nel dispositivo - la scelta matrimoniale, quella genitoriale e quella fondata su progetti di coppia». Una formula che, in sostanza, suona come un´equiparazione della famiglia «tradizionale» a quella di fatto. Da qui le polemiche. E soprattutto, viene lasciato aperto uno spazio anche alle coppie omosessuali. Tanto basta all’opposizione per inscenare una singolare protesta: il vicepresidente del consiglio, il forzista Paolo Foschini - vicino a Cielle - fa mettere ai voti (invano, per il blocco contrario del centrosinistra) la versione originale dell’ordine del giorno Natali, che conteneva una preferenza molto più marcata per la famiglia tradizionale rispetto al documento definitivo (si parlava di punteggi privilegiati per le giovani coppie sposate nell’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica). Una conferma - secondo l´opposizione - che il cattolico Natali ha dovuto cedere alla componente diessina della maggioranza. D´altro canto, però, a dispetto della previsione di una nuova rimodulazione dei parametri Isee (il redditometro) e di ulteriori sgravi dell´Ici per le famiglie, l´ordine del giorno è ancora troppo «timido» per la sinistra radicale, che decide di astenersi. Una via morbida che prefigura quell’appoggio esterno teorizzato da Rifondazione proprio alla verifica di ieri. E sulla auspicata introduzione della family card (una sorta di bonus finanziario e fiscale per le famiglie con tre minori a carico ed al di sotto di un certo reddito) che gli schieramenti si danno battaglia. Durissimo l´intervento di Foschini, che punta il dito contro le rivendicazioni, poi accolte nell’odg, del presidente onorario Arcigay ed esponente Pd, Sergio Lo Giudice. Secondo alcuni il regista della correzione pro coppie di fatto del documento. Un vero e proprio «blitz», secondo il forzista, che dice senza mezzi termini: «Un ordine dl giorno sulla famiglia il cui massimo esponente è Lo Giudice è come dare a Dracula la gestione dell´Avis». Un’allusione contro la quale la maggioranza fa quadrato. Pronta la replica del capogruppo Pd in consiglio comunale, Claudio Merighi: «Riproporre, come ha fatto il centrodestra, l´ordine del giorno originale, è solo provocazione politica, un pessimo servizio all’attività consiliare». Alla fine perde la pazienza anche Paolo Natali che si è impegnato a fondo per uscire con un testo condiviso da tutto il centrosinistra. Si dice «amareggiato» e «deluso» dalla piega che ha preso il dibattito. Poi, sbotta: «Non veniamo a menarcela: parliamo di famiglia anagrafica». E la famigerata family card «riguarda lo 0,001 delle coppie omosessuali».

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Sapienza, la "Porta Pia alla rovescia" rilancia i teocon.

(Maurizio Di Giacomo - Agenzia radicale) Uno degli effetti destinati a tenere banco della riuncia espressa da papa Benedetto XVI alla visita e al discorso fissato per il 17 gennaio a ''La Sapienza '', in seguito al ''niet '' espresso da 60 docenti di quell'ateneo, per lo più docenti di materie scientifiche, è il ritorno di fiamma dei teologi-conservatori. Tra questi spicca mons. Rino Fisichella, attuale rettore della pontificia Lateranense, che, in un'intervista al 'Corriere della Sera' in edicola oggi 16 gennaio 2008, stigmatizza la figura veramente triste collezionata da ''La Sapienza'' in questa circostanza, riuscendo, con tale mossa, a far dimenticare il ruolo da lui giocato nella catena di avvenimenti che hanno portato alla ''nota'' con la quale l'11 gennaio 2008 la sala stampa della Santa Sede ha ricentrato il significato del discorso del pontefice, il 10 gennaio 2008, alla giunta capitolina romana guidata dal sindaco Walter Veltroni.

Alla stesura della traccia del discorso di Benedetto XVI, che ha colpito per la durezza dei toni e per talune affermazioni (quali ''istituzioni sanitarie cattoliche sottoassedio'') alle quali hanno contribuito "tre tipi di inchiostri": quello del cardinale Camillo Ruini, vicario uscente del papa per la diocesi romana (Ruini resta nel suo incarico fino a fine agosto), quello di mons. Rino Fisichella e quello di mons. Guerino Di Tora, attuale direttore della Caritas diocesana romana.

Il fatto sorprendente che ha innescato le reazioni di una parte delle forse politiche capitoline al discorso effettivamente pronunciato dal papa è che il segretario di stato cardinale Tarcisio Bertone non ha potuto valutare in anticipo quella traccia. Allorché a livello di Oltre Tevere si è avuta la percezione che l'impatto del discorso di Benedetto XVI era stata calvacata politicamente dall'opposizione politica a Veltroni in Campidoglio, è maturata la decisione di convocare il cardinale Camillo Ruini in udienza dal pontefice. Il che è avvenuto l'11 gennaio 2008 con Ruini ad aprire le udienze di quella giornata.

Quello stesso giorno, per una mera coincidenza, è andato in udienza dal Papa anche il cardinale Agostino Vallini, presidente del tribunale supremo della Signatura Apostolica insieme all'ecclesiastico segretario dello stesso tribunale. (Il cardinale Vallini, originario di Poli, diocesi di Tivoli nel Lazio, da tempo viene sussurrato quale possibile successore di Ruini come vicario, benché accredidato di un carattere molto rigido che non favorirebbe il colloquio con un clero romano silente ma desideroso, per quanto si riesce a percepire, di vedere una diocesi più amalgata sotto il profilo sterettamente pastorale).

Questa é una cronaca che naturalmente i teologi neocon, siano essi vescovi o laici, non hanno interesse a ricordare. Essendo più fruttuoso nascondersi - come ha notato il prof. Adriano Prosperi inventore dell'immagine del 15 gennaio 2008 come una Porta Pia alla rovescia, - dietro il mantra della ''moratoria'' sul versante del ricorso all'aborto. Il che concretamente, in Italia, significa mettere fuori gioco la legge ''194''/78 che tutela la vita nascente e il ricorso all'interruzione volontaria della gravidanza.

Nei commenti odierni alla rinuncia di Benedetto XVI di parlare a ''La Sapienza'' furoreggia in prima linea l'ex presidente del senato, il senatore Marcello Pera di Forza Italia, mentore politico dichiarato di mons. Fisichella. Sul come sia nata la rinuncia del Papa le ricostruzioni giornalistiche più attendibili ruotano intorno a una telefonata del ministro dell'interno, Giuliano Amato, oltre le Mura Vaticane. Dubbi sulla sicurezza del pontefice non ce n'erano, come attestato anche dal responsabile dei servizi di sicurezza interni allo stato della Città del Vaticano, l'aretino Giani, proveniente dall'esperienza dei servizi di informazione della Guardia Finanza.

Incertezze sussistevano sul fatto, invece, che le forze dell'ordine italiane fossero in grado di impedire il dipanarsi di ''disordini"' in coincidenza con la vita del pontefice.

Infine va segnalato che persino Radio Radicale nella rassegna stamna di questa mattina alle 7,30, ha fatto riferimento a un articolo che spiega questa rinuncia pontificia come effetto del dualismo tra il cardinale Camillo Ruini e l'attuale segretario di stato cardinale Tarcisio Bertone. In realtà tale formula interpretativa, alla lunga, rischia di risultare fuorviante: ciò che sta avvenendo al di là delle Mura Vaticane è il risultato di dinamiche sotterranee ben più complesse.

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Il Papa alla Sapienza. Radio Maria: i docenti e gli studenti universitari sono satanisti. La registrazione.

(Chiesa cattiva) La libera scelta del papa di non partecipare alla cerimonia di apertura dell'anno accademico dell'Università La Sapienza di Roma ha generato i commenti più raccapriccianti. Padre Livio, il predicatore tuttologo di Radio Maria, si spinto al di là di ogni immaginabile limite, sostenendo che i professori universitari siano satanisti cornuti con tanto di coda e tridente:

"Non escludo, come dicono alcuni giornali, che ci siano gruppi satanici tra questi studenti... come gruppi di atei che hanno come slogan "Odia la Chiesa", Ammazziamo Cristo" o cose di questo genere, sono gruppi al limite del satanismo... tra l'altro. Comunque, non facciamoci illusioni. Satana è ovunque, anche nelle Università, non mi meraviglia che ci siano dei professori cornuti, con tanto di tridente e coda. Sotto, sotto c'è sempre l'odio contro dio, l'odio contro Cristo, l'odio contro la chiesa. Dietro questi personaggi c'è sempre il maligno. State tranquilli che è così, non mi posso sbagliare su certe cose... perché non si spiega... se tu vai lì e li spruzzi di acqua santa esce fuori il fuoco, fumano... se gli spruzzi di acqua santa fumano, come avviene negli esorcismi più tremendi".
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Zac Efron in ospedale.

(The gossipers) Zac Efron si trova da ieri al Cedars-Sinai medical center di Los Angeles, ma le sue fan non si devono preoccupare troppo.

Il giovane attore è stato portato ieri in ospedale, dove è stato sottoposto ad un intervento di appendicectomia. Come ha confermato il portavoce di Zac non ci sono state complicazioni, quindi dopo qualche giorno sotto osservazione potrà essere dimesso dall’ospedale.

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San Paolo: una Cristoteca per salvare i meninos de Rua.

Meninos de rua brasiliani
Meninos de rua brasiliani

(Panorama) Il viaggio di Padre Antonello Cadeddu e Padre Enrico Porcu, cagliaritani nell’accento e nel sangue, è cominciato due volte. La prima quando sono stati ordinati sacerdoti, poco meno di una trentina di anni fa, la seconda nel 2000 quando dopo una lunga esperienza missionaria hanno deciso di fondare a San Paolo del Brasile la loro comunità. Il nome sarebbe arrivato dopo, “Alleanza e Misericordia”, a sottolineare che l’unione fa la forza, soprattutto quando ad ispirarla sono i valori universali della solidarietà.

San Paolo non è stata scelta per caso e il bilancio di Alleanza e Misericordia mette i brividi. Più di 60 mila pasti vengono offerti ogni mesi dalle strutture che hanno creato in città e fuori, che si aggiungono alle migliaia di persone salvate letteralmente dalla strada grazie al loro intervento. Già, perché Padre Enrico e Padre Antonello non sono i soliti preti come li intendiamo noi in Europa. E questo lo si vede dalle loro messe (uno spettacolo in cui si radunano, ogni giovedì sera, 3mila persone nello spiazzo antistante alla fermata del Metro Bresser) e dalla Cristoteca. Letteralmente una “discoteca di Cristo” dove, dopo aver assistito alla messa, molti ragazzi delle periferie di San Paolo si scatenano sulla pista da ballo. E se vogliono “farsi un drink”, spiega Felipe, uno dei ragazzi incontrati da Panorama.it, “ci sono a disposizione i Cristodrink, rigorosamente analcolici. Niente birre e superalcolici, al massimo una RedBull…”.
Al di là della messa e della Cristoteca, la storia dei due sacerdoti di Cagliari è emblematica per la scelta fatta. Quella di vivere realmente insieme ai poveri. E allora eccoli qui a piedi in rua Augusta, la lunga e malfamata arteria del centro dove si spaccia liberamente droga e si vende sesso. Non è facile dormire con i senzatetto che passano la notte sotto il ponte di Barra Funda, né tantomeno aiutare i ragazzini che sniffano colla in Piazza della Repubblica, tra le boutiques di lusso e i ristoranti più esclusivi della città.

“Non è facile”. Mi ripetono i due cagliaritani. Ma “non potremmo fare altrimenti”, aggiungono. E come loro gli altri 150 missionari che sul posto si sono formati e li hanno seguiti, per non parlare degli oltre 700 volontari che li supportano tra l’Italia e il Brasile. “Una bella soddisfazione”, commenta padre Enrico. Poi però si interrompe perché lo chiamano e deve andare. I suoi meninos de rua non possono attendere.
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Cristoteca a San Paolo


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Teatro. Tullio Solenghi con le sue «Le nozze di Figaro» al Teatro Donizetti di Bergamo.

(L'Eco di Bergamo) Al Teatro Donizetti da venerdì 18 a domenica 27 gennaio va in scena lo spettacolo «Le nozze di Figaro» di Pierre-Augustin de Beaumarchais (su traduzione di Enrico Groppali) con Tullio Solenghi nei panni del protagonista Figaro. La regia porta la firma di Matteo Tarasco che insieme a Tullio Solenghi ha curato anche la riduzione e l’adattamento del famoso libretto. Le scene e i costumi sono di Andrea Viotti, le elaborazioni musicali di Riccardo Benassi. Gli spettacoli avranno inizio alle 20.30; la domenica alle 15.30. I biglietti sono in prevendita alla biglietteria del teatro Donizetti aperta dal lunedì al sabato dalle 13 alle 20.30; la domenica dalle 14 alle 15.30.
Costo del biglietto: platea primo settore e palchi prima e seconda fila: 28 euro (ridotto 22 euro, giovanicard 16 euro), platea secondo settore, palchi terza fila: 23 euro (ridotto 18 euro, giovanicard 13 euro); balconata prima galleria: 16 euro (ridotto13, giovanicard 8 euro); balconata seconda galleria: 14 euro (ridotto 11 euro, giovanicard 7 euro); numerato prima galleria: 14 euro (ridotto 11 euro, giovanicard 7 euro), numerato seconda galleria: 12 euro (ridotto 10 euro, giovanicard 5 euro). I biglietti acquistati lo stesso giorno di spettacolo non saranno caricati del diritto di prevendita.

Inoltre, giovedì 24 gennaio alle 18 nel Salone Riccardi, nell’ambito del ciclo d’incontri Fuoriscena si terrà l’incontro «Stratagemmi amorosi e inganni dei sensi». All’incontro parteciperanno gli attori della compagnia. Relatore, Virgilio Bernardoni (Università di Bergamo).

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Le norme antiomofobia finiscono nel testo sullo stalking.

Il centrodestra voterà contro: «La maggioranza strumentalizza le donne». Il ministro Pollastrini si appella a Bertinotti: presto il testo in aula.

(Federica Fantozzi - L'Unità) Uscite dalla porta, le norme anti-omofobia rientrano dalla finestra con l’inevitabile contorno di polemiche. Le norme erano state stralciate dal decreto sulle espulsioni (poi decaduto) e avevano provocato l’«incidente Binetti»: il voto contrario della senatrice teodem alla fiducia posta dal suo governo.
Adesso la disciplina contro le discriminazioni per motivi sessuali è stata inserita nel testo sullo stalking (le molestie reiterate) licenziato ieri dalla Commissione Giustizia della camera. Il disegno di legge potrebbe approdare in aula già il 28 gennaio. Ma il centrodestra ha annunciato che voterà no accusando l’Unione di «strumentalizzare le donne». Mentre i teodem del Pd - Binetti, Bobba, Baio, Carra - si sono riuniti ieri sera per decidere una posizione comune, non escludendo «voti difformi» e sventolando il rischio Senato .

Sul piede di guerra il capogruppo azzurro Vito con le sue deputate: «Se la maggioranza userà il provvedimento per la battaglia ideologica interna alla sinistra e per inserire norme improprie si assumerà la responsabilità di allungare i tempi e negare alle donne la tutela«. Anche la leghista Carolina Lussana si duole dell’abbinamento causato dal «ricatto delle lobby omosessuali» annunciando opposizione in aula: «Il centrosinistra ha creato una lunga corsa a ostacoli per le donne». Idem sentire per la centrista Erminia Mazzoni: «Donne sconfitte per una norma manifesto pretesa dall’ala radicale del centrosinistra. Il reato di stalking potrebbe già essere realtà». La forzista Iole Santelli: «Non ci sarà mai la maggioranza su quella norma. La sicurezza delle donne è stata sacrificata alle ideologie».
In realtà tutto si era già consumato prima di Natale. La Commissione guidata da Pino Pisicchio (IdV) aveva già votato «animatamente». Approvando all’unanimità il testo che introduce il reato di molestie insistenti con pene da 6 mesi a 4 anni, aumentate per recidivi o vittime minorenni. Si era invece spaccata sull’articolo che punisce chi discrimina o incita alla violenza contro gay e transgender: sì dell’Unione (assente l’Udeur), no compatto di Fi, An, Lega e Udc.

Nonostante il presidente per «smussare gli angoli» abbia accolto diversi suggerimenti del centrodestra adottando pene più lievi della proposta originaria: ora fino a 1 anno e 6 mesi di reclusione, multa fino a 6mila euro.
Ieri, con il mandato della Commissione al relatore, la palla passa all’assemblea di Montecitorio. Esultano Pd, IdV, Verdi che si augurano un iter rapido con approvazione entro metà febbraio.
Il ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini si appella a Bertinotti perché il tema sia considerato «prioritario» nell’agenda dei lavori. Soddisfatta Vladimir Luxuria (Prc): «Le vittime di violenza sono tutte uguali e non hanno colore politico». Cauto il presidente di Arcigay Mancuso: «La prova dei fatti sarà in aula».
Il deputato socialista Franco Grillini parla di «fatto storico» ma polemizza con la «destra volgarmente discriminatoria«. La Santelli «maschera dietro argomentazioni progressiste una brutale omofobia e un razzismo omosessuale». Alta tensione con la forzista Elisabetta Gardini accusata da Grillini di aver definito l’omosessualità una «psicopatologia«. Lei replica: «Bugie e mistificazioni, la sua arroganza inquina la democrazia«.

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Luca Volontè ed un'altro dei suoi articoli incommentabili... con termini che neppure lui conosce.

LA GUERRA DELLE LOBBY GAY PER AGGIRARE LEGGE E NATURA E CREARE LE «NUOVE COPPIE».
Un intervento di Volontè* su "La Provincia di Sondrio".

Che ne è dell'amore eterosessuale tra uomo e donna, quello del Cantico dei Cantici per intenderci? Fosse per qualcuno verrebbe azzerato e sostituito con le più perverse e modaiole forme di pansessualismo, sadismo e individualismo. Le nuove lobby gay vogliono la normalizzazione forzata, sentimentale e civilistica, sospinta da un vento culturale che non ammette critiche. Guai a ironizzare sui gay: con sguardo torvo e giudicante, i vari Grillini e Mancuso vi osservano, censiscono ciò che si può dire o meno sull'omosessualità. Fosse per loro tutti i giornali dovrebbero aprire ogni mattina in prima pagina su quanto sia bello essere gay. E mentre in Parlamento si duellava sull'emendamento antiomofobia, c'erano coppie di gay o di lesbiche che portavano i loro bambini a scuola, a nuoto, a mangiare una pizza. Un sondaggio della "Kaiser family foundation" afferma che il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe avere figli. E, a quanto pare, volere è potere: per le donne, basta andare all'estero, in qualche clinica dove si pratica l'inseminazione artificiale che in Italia è vietata dalla legge 40 e il gioco, anzi il bambino, è fatto. Le coppie maschili, invece, vanno su internet e, tramite apposite agenzie, trovano le cosiddette "madri surrogate" (californiane o canadesi), che donano i loro ovuli e permettono una paternità che la legge, oltre che la natura umana, non permetterebbe. Un aggiramento clamoroso delle norme che, immaginiamo, troverà il plauso dei "soliti noti", impegnati ormai in una guerra contro le fondamenta della società tradizionale. L'ultima vittima è stata Eros Ramazzotti. «Io sono eterissimo - ha dichiarato - e malgrado possa stare con decine di donne, continuano a dire che sono gay». Apriti cielo: il presidente dell'Arcigay Aurelio Mancuso replica stizzito al cantante: «Perché questa necessità di affermare la tua super eterosessualità? Questa sottolineatura machista delude moltissimi tuoi fan. Che problema ci sarebbe se tu fossi gay?». Nessuno, magari: il povero Eros voleva semplicemente ristabilire la verità delle cose. Vallo a spiegare a chi vorrebbe un mondo popolato di «doppie coppie»...

* Capogruppo Udc alla Camera

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A Torino, a scuola di cinema dal maestro Werner Herzog.

(Panorama) Amanti della settima arte e di una delle sue voci più profonde e particolari, correte a Torino. Dal 15 gennaio al 10 febbraio il Museo nazionale del Cinema presenta “Segni di vita, Werner Herzog e il cinema”, retrospettiva sul regista tedesco ed eventi correlati (qui il programma in pdf). E potrebbe anche capitare di imbattersi nel maestro stesso, per alcuni giorni ospite della città sabauda. Anzi, il 17 e il 18 gennaio è lui il professore d’alto rango di un laboratorio di cinema e scrittura, riservato a quindici candidati e agli studenti della scuola Holden.

Il 16 gennaio, alle 20.30 al cinema Massimo, è invece il momento dell’anteprima italiana dell’ultimo lavoro di Herzog, Encounters at the End of the World. Un documentario dove ancora una volta è protagonista una natura estrema, che in alcune scene intense urla il suo potere: alla fine del mondo, in Antartide, tra i ghiacci, nel centro di ricerca americano McMurdo, sull’isola di Ross, dove il cineasta è stato accolto insieme al suo cameraman Peter Zeitlinger. Lo stesso Herzog si fa riprendere mentre cammina in un tunnel sotto il Polo Sud.
Le tracce di un cinema visionario, che si immerge nel paesaggio e si perde in un viaggio che tocca tutti gli angoli del creato, tra personaggi al di fuori dai modelli di vita “normali”, si possono invece rivivere nella mostra multimediale alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che documenta il lavoro sul set di Herzog e alcuni nuclei tematici che attraversano i suoi film. Di grande interesse anche la retrospettiva che ripropone le pellicole del regista che hanno fatto storia, da Fitzcarraldo (1982) a Nosferatu, principe della notte (1978), e le più recenti, da L’ignoto spazio profondo (2005) a Grizzly man (2005).

Qui l’intero programma in pdf

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Speciale Milano moda e modelli. Armani chiude la quattro giorni moda uomo.

Trent KENDRICK

Tyler RIGGS

Trent KENDRICK

Tyler RIGGS

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Asia. Titolo sul Financial Times: «Banchieri gay cercansi».

Spiragli di accordo per i metalmeccanici.

(Il Giornale) La crescita economica galoppa nell’Asia del 21esimo secolo. Ma il contesto socio-culturale implica libertà sessuali e tolleranza che avanzano a passo di lumaca. Ad accentuare ulteriormente le contraddizioni sono ora le banche d’affari, che si ergono a fare da avanguardia alle lotte per l’emancipazione. «Banchieri gay cercansi», titolava ieri in prima pagina il Financial Times, dedicando un lungo articolo alle iniziative che queste istituzioni stanno compiendo in Asia per attirare nelle loro fila «i migliori talenti» tra i lavoratori disponibili sul mercato; compresi gli omosessuali.

Credit Suisse, Goldman sachs, Lehman Brothers, Merrill Lynch e Ubs: a essere impegnate in queste campagne sono alcune tra le maggiori banche d’affari mondiali. Lehman, ad esempio, ha recentemente promosso «un inusuale evento» presso l’università di Hong Kong per reperite personale: l’invito era specificatamente rivolto a gay e lesbiche. «È stato un successo e la banca intende moltiplicare queste iniziative, scrive Ft». Altre banche d’affari lanciano iniziative congiunte, e si organizzano cene, letture e altri eventi attorno al tema dell’omosessualità. Questo, prosegue l’Ft, mentre nella maggior parte dei paesi asiatici gli omosessuali restano discriminati all’insegna dell’intolleranza religiosa, sia nella vita di tutti i giorni, sia nel mondo del lavoro. Nella mistica India dai mille volti i rapporti sessuali tra persone dello stesso sono un reato penale; in Malesia c’è il crimine di «sodomia». In altri paesi come Thailandia, Filippine e Hong Kong sono c’è un po’ più di tolleranza.

Non sono comunque motivi umanitari a ispirare le banche occidentali. L’Asia è il continente con il maggior livello di crescita economica e con le prospettive di sviluppo più allettanti. Per le banche d’affari è cruciale poter trovare il miglior personale possibile, anche tra omosessuali che non si lascino scoraggiare dall’ostilità culturale locale.

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Ian McEwan, lo scrittore re del grande schermo.

(Panorama) Ancora una volta disastri amorosi, ancora una volta narrati con quella empatia coi personaggi a cui Ian McEwan ha abituato. Chesil Beach, edito da Einaudi e nelle librerie da un paio di mesi, è il tredicesimo romanzo dello scrittore britannico che nel 1998 ha vinto il Brooker Prize con Amsterdam. In un hotel georgiano che si affaccia sulla distesa di ciottoli di Chesil Beach, una giovane coppia di sposi si appresta a consumare la prima notte di nozze. È il 1962, poco prima della rivoluzione sessuale. Quando ancora i più arrivavano vergini al matrimonio e la presunta affinità spirituale poteva nascondere grosse sorprese, e dispiaceri sotto le lenzuola.

E, a poche ore dall’assegnazione dei Golden Globe, non si può fare a meno di chiedersi se anche Chesil Beach sarà un romanzo capace di ispirare film “da statuetta”. Espiazione (Atonement) di Joe Wright, con Keira Knightley e James McAvoy, ha infatti vinto il Golden Globe più importante, come migliore pellicola drammatica. Il soggetto da cui è stato tratto è l’omonimo romanzo di McEwan.
E per Ian Macabre (così chiamato per il tono cupo dei suoi libri, giocando su un’assonanza con il nome) non è certo la prima volta che una sua opera viene trasposta cinematograficamente. Il rapporto dello scrittore con la settima arte è costante e consolidato. Si ricordi L’amore fatale (2004) diretto da Roger Michell, The Innocent (1993) alla regia di John Schlesinger, Cortesie per gli ospiti (1990) di Paul Schrader, Il giardino di cemento (1993) di Andrew Birkin, tratto dal romanzo di esordio di McEwan, del 1978.

Il forte legame con il cinema lo ha portato, in passato, a essere lui stesso sceneggiatore, per fiction per bambini e per lavori per il grande schermo (L’innocenza del diavolo, 1993; La legge delle Triadi, 1988; L’ambizione di James Penfield, 1983). Vada come vada con Chesil Beach, è certo che il 2008 ci regalerà un altro film ispirato al maestro inglese: Sabato, storia che si svolge tutta nell’arco di una giornata, in clima post 11/9. Il produttore cinematografico Scott Rudin (lo stesso di The Hours e The Truman Show) ne ha comprato i diritti.

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Bag-list. Gli uomini hanno bisogno di una maxibag?

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da sinistra: Gucci, Burberry e Biagiotti

(Grazia) Le abbiamo trovate (ancora) nelle ultime sfilate di Milano dedicate all’uomo. Ma a “lui”, così come tutte lo conosciamo, serve davvero una grande borsa? Per rispondere a questa domanda ho svolto una breve inchiesta tra alcuni amici per sapere se pensano di averne bisogno e, nel caso, cosa metterebbero dentro la loro maxibag. Qui tiro le somme sui risultati.

1. L’uomo è nanotecnologico: Le chiavi di casa, sempre che non le abbia dimenticate com’è suo solito; le chiavi dell’auto, che non si dimentica mai per ovvi motivi; il portafogli lo tiene in tasca, è abituato così; il più piccolo dei cellulari sul mercato; il più piccolo dei palmari sul mercato; il più piccolo degli iPod sul mercato. Ingombro medio: un paio di tasche.

2. L’uomo ci osserva
: lui sa che nelle nostre borse teniamo di tutto (dal miniphon per capelli all’abito di ricambio passando per il cavatappi, che non si sa mai). Ai suoi occhi noi viaggiamo tutti i giorni con l’armamentario dell’ingegnoso MacGyver. E un po’ ci invidiano questo nostro essere “sempre pronte a tutto” come fossimo eroi d’azione del grande schermo.

3. L’uomo in segreto ha una bag-list
: lui probabilmente non lo ammetterà mai, ma saprebbe bene con cosa riempire una maxibag. Sentite quali oggetti rientrano nelle liste che ho raccolto dagli amici: racchette da ping pong, tuta k-way, quotidiani, una camicia di ricambio, deodorante, ****usb di ogni sorta, il casco, una consolle (videogame) portatile…

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Bologna. Future film festival. Tra le anteprime spuntano i corti erotici.

Al via la rassegna che festeggia il decimo compleanno. Non più solo animazione, ma una vera kermesse del cinema.

(Emanuela Giampaoli - La Repubblica, edizione di Bologna) «Festeggiamo i dieci anni del Future Film Festival con la consapevolezza che la manifestazione non riguarda più solo l´animazione ma è ormai un festival del cinema a 360 gradi, visto che ormai non c´è pellicola che non si avvale dell´impiego delle nuove tecnologie». Con queste parole l´assessore alla cultura del Comune Angelo Guglielmi ha salutato l´edizione numero 10 del Future Film Festival che si inaugura oggi e come ogni anno porterà per sei giorni sotto le torri il meglio della produzione mondiale in ambito di animazione ed effetti speciali.
Inaugurazione questa sera con l´anteprima italiana del film brasiliano «Wood & Stock: Sexo, Orègano e Rock´n Roll» di Otto Guerra alle 21 presso il Cinema Teatro Manzoni (via de Monari), con ingresso libero fino ad esaurimento posti. Il lungometraggio, pensato per un pubblico adulto, racconta le gesta di due hippy veterani, Wood e Stock, tanto per ribadire anche nella scelta del titolo di apertura ciò che fin dagli inizi è nel dna della manifestazione: cioè che cinema di animazione non è sinonimo di film per bambini. Concetto che sarà rimarcato da un´altra novità del 2008, la rassegna FFF-XXX, con una selezione dei più curiosi titoli di animazione erotica, dall´opera omnia di Bob Godfrey a «Il nano e la strega» dell´italiano Gibba.
Per il resto il fittissimo cartellone del festival diretto da Giulietta Fara e Oscar Cosulich propone 27 anteprime nazionali, tra cui 10 opere in concorso, incontri con autori, omaggi alle cinematografie latino-americana e spagnola e ad importanti case di produzione come Toei Animation o Halas & Batchelor. Una lunga maratona di proiezioni che dalla mattina fino a tarda notte invaderà gli schermi del Teatro Manzoni, del Jolly (via Marconi 14) e dell´Europa Cinema (via Pietralata 55/a).
Si rinnovano anche gli appuntamenti con i colossi dell´animazione con registi, direttori artistici e creativi provenienti da Pixar Animation Studios, Blue Sky, Industrial Light & Magic e Weta Digital. Grande attesa per gli appuntamenti con la Pixar Animation, che dopo il recente successo con «Ratatouille», a Bologna porta «Your Friend The Rat» (19/01), primo corto con protagonista Remy, il topo-chef della fortunata pellicola. Inoltre giovedì 17 verrà presentata l´anteprima italiana del documentario «The Pixar Story» di Leslie Iwerks sulla società che ha rivoluzionato il mondo dell´animazione. Alla Weta Digital, nota per la della trilogia de «Il Signore degli Anelli», spetterà invece, domenica 20, l´evento di chiusura: il film di Jay Russell sul mostro di Loch Ness «Water Horse: la leggenda degli abissi» con Matt Aitken, consulente della preproduzione a svelare i dietro le quinte. E se l´edizione del decennale oltre ai festeggiamenti porta con sè gli inevitabili bilanci, a fare il punto è stato chiamato lo scrittore Bruce Sterling, padre del cyberpunk, che sabato 19 prenderà parte alla tavola rotonda «Dieci anni di nuove tecnologie». Bilancio senz´altro positivo per il numero degli spettatori che la scorsa edizione ha raggiunto quota 32 mila. «È un festival unico in Italia, - sottolinea Alberto Ronchi, assessore alla cultura della Regione Emilia Romagna - sostenerlo è una delle nostre priorità e da quest´anno siamo riusciti a ottenere anche il contributo del Ministero». Oltre che dalla Regione, il festival che costa 260 mila euro, è sostenuto dal Comune con 50mila euro e dalla Provincia con 7mila euro (destinati alla rassegna FFKids), al resto pensano le Fondazioni Carisbo e del Monte, gli sponsor privati con Lancia in testa insieme a Groupama Assicurazioni, Autodesk, Gruppo Hera che, oltre al supporto finanziario, ospita nello «Spazio Hera» a Palazzo Re Enzo una serie di incontri. Info: www.futurefilmfestival.org

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Svizzera. Un lavoratore su due è vittima di molestie sessuali.

Secondo uno studio della SECO le vittime di molestie sessuali sul posto di lavoro sono soprattutto donne, impiegate a tempo parziale, di doppia cittadinanza o persone appena inserite nell'azienda.
Patricia Schulz, direttrice dell'Ufficio federale dell'uguaglianza fra donna e uomo, si dice sorpresa dall'elevato numero di casi di molestia registrati in Svizzera.


(Swissinfo) Le molestie sessuali sul posto di lavoro sono più diffuse di quanto si pensi. Secondo uno studio presentato martedì a Berna dall'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo (UFU) e dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO), un salariato su due costituisce un caso a rischio. Le vittime sono prima di tutto donne, impiegate a tempo parziale, di doppia cittadinanza o persone appena inserite nell'azienda.
L'aggressione sessuale o lo stupro, molto rari, costituiscono i peggior casi di molestie sessuali, precisa l'inchiesta - la prima del genere a livello nazionale - svolta su un campione di 2020 persone. Le molestie sessuali includono però anche osservazioni scabrose sull'aspetto fisico, rimproveri sessisti, presentazione di materiale pornografico o tentativi di avvicinamento accompagnati da promesse di ricompensa o minacce di rappresaglia.

Conseguenze pesanti
Le conseguenze possono rivelarsi molto pesanti. Come sottolineato in una conferenza stampa a Berna dal presidente della Confederazione Pascal Couchepin, le molestie sessuali avvelenano la vita di decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici: "È nell'interesse di tutti lottare contro queste azioni", ha detto.
"Spesso la vittima sente il bisogno di dimettersi, perché il clima è diventato insopportabile", ha spiegato a swissinfo Patricia Schulz. "La persona che ha subito una molestia si sente lesa nella sua dignità, umiliata al punto che in molti casi questo dolore sfocia in una depressione", ha aggiunto la direttrice dell'UFU.
Dal canto loro le aziende devono pagarne le conseguenze: la vittima di molestia è meno motivata a lavorare, la sua produttività diminuisce, l'assenteismo aumenta. Se la vittima rassegna le dimissioni, poi la ditta deve assumersi i costi di una nuova assunzione.
Il datore di lavoro ha tutto l'interesse ad agire anche perché può essere condannato a versare al salariato vittima di molestie un indennizzo che può ammontare fino a sei mensilità, se non ha preso adeguati provvedimenti.

Soprattutto donne
Sull'arco della vita professionale, il 28% delle lavoratrici e il 10% dei lavoratori sono stati vittima di molestie sessuali (rispettivamente il 10% e il 4% negli ultimi 12 mesi). "Sono molto sorpresa dall'elevato numero di persone confrontate con comportamenti che potenzialmente possono rivelarsi delle molestie. Sono sorpresa anche dalla proporzione di uomini toccati dal fenomeno", ha detto Patricia Schulz.
Tra i casi più sovente citati sia dalle donne che dagli uomini figurano i commenti e battute umilianti. Seguono poi, per le lavoratrici, gli sguardi insistenti, le osservazioni sconvenienti e i contatti ravvicinati indesiderati. Dal canto loro, i salariati sono piuttosto confrontati con telefonate, lettere o messaggi indesiderati, nonché con gesti osceni o insinuazioni di natura sessuale.
Nel 64% dei casi, gli autori sono uomini, singolarmente o in gruppo, mentre la proporzione delle donne raggiunge il 15%. Nel circa il 20% rimanente, gli autori sono gruppi di persone di entrambi i sessi.
In più della metà dei casi, il comportamento inopportuno è opera di colleghi. A maggiore distanza seguono i clienti e i pazienti. I superiori sono più sovente chiamati in causa dalle donne (in quasi il 15% dei casi) che non dagli uomini (circa il 5%).

Settori implicati
Il fenomeno interessa maggiormente taluni settori, quali editoria/stampa, alberghi e ristoranti, industria alimentare e chimica. Le donne citano più sovente i settori delle banche/assicurazioni, delle poste/telecomunicazioni, dei servizi personali, nonché delle industrie tessile, edile e del commercio al minuto.
Dal canto loro, gli uomini sono più sovente confrontati con un comportamento inopportuno nei settori della salute e del sociale. Il fenomeno delle molestie sessuali concerne maggiormente le imprese con più di 50 dipendenti e quelle molto piccole. Tuttavia, vi sono anche sempre più grosse ditte (oltre 500 dipendenti) che adottano misure di prevenzione.
Quasi sempre, le vittime si difendono direttamente o ne parlano con i colleghi di lavoro. Il ricorso a un servizio interno o a un aiuto esterno sono molto rari. Quasi 100 casi sono finiti davanti a un ufficio di conciliazione o in tribunale. Quasi sempre il o la dipendente hanno già dato le dimissioni, visto che il clima di lavoro si era fatto insopportabile.

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Scientology: la vera verità dalla bocca di Tom Cruise.

tom cruise scientology 1(Gossipblog) Tom Cruise e Scientology. Quanto ne abbiamo parlato? Forse troppo. Però oggi è apparso in rete un video (lo trovate dopo il salto ma credo che verrà tolto presto dalla circolazione…) in cui l’attore parla a ruota libera della sua religione e del suo ruolo. Ecco le parti salienti del suo ‘discorso alla nazione’:

“Il momento è adesso, è giunta l’ora e se sei un membro di Scientology lo devi sapere perché la gente si rivolge a te, è bene che tu sappia, e se non lo sai, vai e impara, non far finta di sapere. Perché noi siamo qui per aiutare…”

“Quando sei di Scientology, guardi in faccia qualcuno e sai senza incertezza che lo puoi aiutare (…) Se c’è un incidente e ci passi accanto, sai che ti devi fermare perché come membro di Scientology sai che sei l’unico che può davvero fare qualcosa”.

“Noi di Scientology abbiamo l’autorità per liberare i drogati dalla loro dipendenza, noi abbiamo l’autorità sulle menti umane, noi abbiamo l’autorità per migliorare le condizioni… Noi siamo in grado di riabilitare i criminali”.

Fonte: LiberoNews

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E Benazir Bhutto disse: “Bin Laden è morto”.

Una manifestazione antiamericana a Karachi nel 2001

Una manifestazione antiamericana a Karachi nell’ottobre 2001

(Panorama) Osama Bin Laden è morto. Rilanciata stamane su La Stampa da Giulietto Chiesa, la clamorosa rivelazione è stata fatta nientemeno che da Benazir Bhutto durante un’intervista ad Al Jazeera del 2 novembre 2007 che per oltre due mesi è passata sotto silenzio nel mainstream dell’informazione mondiale.

L’assassino dello sceicco saudita, nelle parole dell’ex premier pachistano uccisa il 27 dicembre scorso, è Omar Sheikh, 34 anni, un ex collaboratore dell’Isi che il Sunday Times ha definito nel 2002 “l’opposto del classico terrorista” tutto kalashnikov e Corano. Considerato vicino all’intelligence militare pachistana e già coinvolto nell’inchiesta sul barbaro omicidio del giornalista Daniel Pearl, Omar Sheikh, alias Mustafa Muhammad Ahmad, è lo stesso uomo che nel 2001, qualche giorno prima dell’11 settembre, consegnò a Mohammed Atta, il capo dei dirottatori, una valigetta con 100 mila dollari e che, sempre secondo l’inchiesta ufficiale del Congresso, si trovava proprio a Washington durante l’attacco al Pentagono. Non esattamente un signor Nessuno, per Musharraf, per gli uomini che governano a Islamabad e per i servizi segreti di mezzo mondo.

La denuncia di Benazir: Osama è morto
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Quello che stupisce di più, dell’intervista, è che Davis Frost, una vecchia volpe del giornalismo non sospettabile di ingenuità né di inesperienza, abbia lasciato correre la denuncia della Bhutto, non l’abbia interrotta, né chiesto informazioni più circostanziate su una notizia che, proprio per l’autorevolezza della fonte che la stava diffondendo, non poteva essere spacciata come l’ennesima boutade sulla vita e sulla morte di un uomo di cui è stato detto di tutto in questi anni: che fosse morto a Tora Bora nel 2003, che si trovasse in Sudan, che si nascondesse, grazie alle complicità dei capi tribù pashtun, nel Waziristan afghano-pakistano, che infine fosse artificialmente tenuto in vita da Al Qaeda per rafforzarne il mito presso le masse arabe. Come sia potuto accadere che nemmeno la Cia si affrettasse a confermare o smentire la dichiarazione della Bhutto (pochi giorni dopo uccisa da un commando integralista), rimane un mistero. Ma il sospetto - avanzato anche da molti commentatori a margine dell’intervista rilanciata da Youtube - è che l’ex leader del PPP sia stata assassinata proprio perché sapeva troppo e avrebbe potuto far saltare i piani di Al Qaeda e di chi (e sono tanti dentro i palazzi del potere di Islamabad) lavora nell’ombra per la rete terrorista e le milizie pashtun che hanno deciso di eliminare quella che avrebbe dovuto essere la donna simbolo del Rinascimento pachistano.

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Tutti riuniti per High School Musical 3.

high school musical vanessa hudgens zac efron(Gossipblog) Ormai è certo. I principali protagonisti di High School Musical, vale a dire Zac Efron, Vanessa Hudgens, Ashley Tisdale, Lucas Grabeel, Corbin Bleu e Monique Coleman torneranno sul grande schermo per la nuova terza puntatadal titolo High School Musical 3: Senior Year.

L’annuncio è arrivato oggi da Oren Aviv, presidente della Walt Disney Studios Motion Pictures Production. Il film sarà diretto da Kenny Ortega e sceneggiato da Peter Barsocchini, personaggi chiave che si occuparono anche delle due puntate precedenti.

In questo High School Musical 3 Troy Bolton (Zac Efron) e Gabriella Montez (Vanessa Hudgens) si ritrovano di fronte alla prospettiva di separarsi per la scelta del college, una scelta che li porterà in due scuole differenti.

Fonte: CentreDaily

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Svizzera. Duemila coppie gay hanno detto sì.

Bilancio a un anno dall’entrata in vigore della legge sull’unione domestica registrata.

(Andrea Ostinelli - La Regione Ticino) Ha sfiorato quo­ta duemila il numero di coppie omosessuali recatesi negli uffi­ci dello Stato civile durante il 2007, primo anno della legge fe­derale sull’Unione domestica registrata (Lud).
Difatti, al 30 novembre in tut­ta la Svizzera si contavano già 1’933 iscrizioni a registro effet­tuate grazie alla normativa en­trata in vigore il 1° gennaio del­l’anno scorso. Fatte le dovute proporzioni, gli omosessuali hanno pronun­ciato il fatidico “sì” tanto quan­to gli eterosessuali. Il dato, che può spiazzare chi vede il mo­dus vivendi gay come “alterna­tivo alla famiglia”, si ricava spulciando le primissime cifre divulgate dall’Ufficio federale di statistica e confrontandole con quelle sui matrimoni cele­brati. Questi sono pressappoco 40 mila all’anno, a fronte di cir­ca 2 mila unioni domestiche (in base alle proiezioni). Se si tien conto delle stime, secondo cui il 5% della popolazione è omo­sessuale, ci si rende conto che il rapporto di uno a venti è in buona sostanza rispettato.
Vi è da rilevare che gay e le­sbiche non ricorrono in egual misura al nuovo istituto giuri­dico, che prevede per i partner il riconoscimento di diritti e doveri reciproci analoghi a quelli dei coniugi eterosessua­li: più di sette registrazioni su dieci ( 71,4%) riguardano gli uomini.
Disomogenea anche la fre­quenza con cui le convivenze sono state formalizzate: il rit­mo è stato decisamente più so­stenuto fino a luglio, poi si è ve­rificato un progressivo calo. Questo in quanto molte coppie “di fatto”, talora insieme già da decenni, hanno colto al volo la possibilità di dotarsi di un qua­dro legale. E se agli inizi preva­levano le coppie di nazionalità svizzera (per le quali l’iter bu­rocratico è più breve di quanto non lo sia per chi deve produr­re documenti rilasciati da au­torità e in lingue estere), ora la tendenza privilegia quelle mi­ste. Permettendo il rilascio di un titolo di soggiorno, esatta­mente come il matrimonio, l’u­nione registrata comporta una facilitazione molto appetibile per coloro (soprattutto cittadi­ni extracomunitari) che non sono già titolari di permesso. E la possibilità di “ ricongiungi­mento” è un fattore determi­nante per capire il perdurante successo dell’unione domesti­ca di diritto federale.
Inoltre, la Lud ha saputo for­nire ai bisogni pratici dei con­viventi le risposte in materia di regimi patrimoniali, imposte, previdenza, assicurazioni e successioni ( con le sole ecce­zioni dell’adozione e della pro­creazione assistita, non con­template per le coppie di perso­ne del medesimo sesso) che i Pacs cantonali (previsti a Zuri­go, Ginevra e Neuchâtel), con effetti limitati alla legislazione statale, non potevano dare. Così a Zurigo, in un solo anno, il numero di unioni domesti­che (702) ha superato quello dei Pacs cantonali dei tre anni pre­cedenti (675). Le unioni fra persone dello stesso sesso evidenziano anche alcuni spartiacque socio-cultu­rali interni alla Svizzera: i “sì” omosessuali si concentrano nei grandi agglomerati urbani molto più che proporzional­mente rispetto alla loro popola­zione. Emblematico in tal sen­so il raffronto del Canton Zuri­go con il Ticino: sulle rive della Limmat, 702 coppie dello stesso sesso, nel 2007, hanno compiu­to il grande passo ( ossia il 35,1% delle registrazioni a fronte del 24% della popolazio­ne), mentre lo Stato civile tici­nese conta soltanto 53 unioni (il 2,6% a fronte del 4,33% della popolazione). Nelle città la realtà omosessuale può conta­re su una migliore accettazio­ne e risultano pertanto quasi del tutto superati i problemi le­gati alla visibilità di gay e le­sbiche, prerequisito necessa­rio di un atto pubblico come l’Unione registrata.

Le unioni sono più diffuse negli agglomerati: 702 a Zurigo, 53 in Ticino

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Gay, primo sì alla Camera secondo schiaffo al Papa.

(Francesca Angeli - Il Giornale) Via libera dalla commissione Giustizia di Montecitorio al disegno di legge sulle molestie e lo stalking, che contiene anche le discusse norme antiomofobia. E così i dispiaceri inflitti ieri a Papa Ratzinger diventano due. Il provvedimento dovrebbe arrivare in aula per il dibattito già il 28 gennaio. A chiedere con insistenza un canale preferenziale per questo testo il ministro per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, che fa «appello» al presidente della Camera, Fausto Bertinotti, e al ministro per i Rapporti col Parlamento, Vannino Chiti, perché considerino «prioritario» questo tema nell’agenda dei lavori dell’aula.

Ma se alla Camera non ci sono problemi per la maggioranza, il percorso della legge si farà molto più accidentato al Senato. Il fronte cattolico protesta e i teodem, con la senatrice Paola Binetti, sono pronti a bocciare il ddl a Palazzo Madama se non verrà stralciata la norma sulle discriminazioni sessuali. Poche settimane fa fu proprio la senatrice teodem, infatti, a negare il suo voto di fiducia al governo Prodi per protestare contro l’inserimento nel decreto sulla sicurezza delle norme antiomofobia. Quelle norme poi vennero comunque stralciate anche perché il testo era pasticciato e conteneva un errato riferimento al trattato di Amsterdam. Adesso tornano inserite nel provvedimento sullo stalking, ovvero le molestie a carattere persecutorio, come spiega il presidente della commissione Giustizia, Pino Pisicchio, dell’Italia dei valori che, nel difendere il ddl, cerca anche di minimizzare le polemiche.

«Questo testo non ha nulla a che vedere con quello del Senato che citava impropriamente il Trattato di Amsterdam. Il nostro riferimento è invece la Costituzione - spiega Pisicchio -. È stato deciso di far procedere insieme nello stesso ddl stalking e discriminazioni per orientamento sessuale perché le due questioni non trovano un riscontro adeguato nel nostro codice penale».

Per la discriminazione sessuale sono state previste condanne più lievi rispetto alla norma contenuta nel decreto sicurezza, che stabiliva condanne fino a quattro anni di carcere. Qui invece si prevede al massimo un anno e sei mesi di carcere sia nel caso della propaganda di idee basate sulla superiorità razziale sia nel caso dell’istigazione.
Ma se il ministro Pollastrini giudica necessario varare presto questa legge «per un fatto di civiltà e saggezza» in molti sono pronti ad alzare le barricate e non soltanto nel centrodestra. «Ognuno si assumerà le proprie responsabilità», dice la Binetti, mentre il portavoce dei teodem, Enzo Carra, non esclude «voti in difformità alla Camera, anche se problemi di maggioranza non ce ne sono». L’ostacolo per il cammino del testo infatti si presenterà al Senato dove, se dovessero mancare i voti di tutti i senatori cattolici, la maggioranza non ci sarebbe. Per Isabella Bertolini di Forza Italia è comunque sbagliato mettere insieme omofobia e stalking e già prepara una pioggia di emendamenti.

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Il Papa non va a La Sapienza Lettera di scuse di Napolitano.

Prodi: «Condanno l'intolleranza».

(L'Unità) Clamoroso cambio di programma. Dopo giorni di polemiche, il Papa ha deciso: meglio «soprassedere all'evento». Niente più visita all'Università La Sapienza: «Il Santo Padre - dicono dal Vaticano - invierà, tuttavia, il previsto intervento». Insomma, sul dibattito sulla pena di morte - tema della lectio magistralis in programma - la voce cattolica ci sarà, ma è meglio non farsi vedere. Gli studenti, che martedì mattina avevano occupato il rettorato dell'Università, avevano ottenuto il permesso di manifestare: «Ci disporremo sotto la facoltà di Lettere, a ridosso della zona in cui passerà il Papa», minacciavano. Ora cantano vittoria fuori dall'Università.

Tantissime, naturalmente, le reazioni. Su tutte, quella del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che martedì sera ha inviato una lettera personale al Pontefice.

Così il premier Romano Prodi: ««Il primo sentimento è una condanna durissima per gli episodi di intolleranza che hanno portato a questa rinuncia. È inammissibile che il Papa non possa parlare all'università, che è la sede del dialogo e dell'apertura. Le circostanze che hanno portato a questo mi hanno molto rattristato».

Sulle ragioni che hanno portato il Papa alla rinuncia, Prodi dice: «Non di sicurezza perchè la sicurezza era stata garantita in una riunione stamattina, alla quale hanno partecipato anche gli esperti del Vaticano. È stata una ragione, credo, di opportunità, ma alla fine io mi auguro si possa tornare indietro rispetto a questa decisione. Altrimenti mi auguro che presto il Papa possa parlare a Roma».

La Conferenza episcopale italiana «esprime la propria incondizionata vicinanza a Benedetto XVI oggetto di un gravissimo rifiuto che manifesta intolleranza antidemocratica e chiusura culturale».

Da destra si grida allo «scandalo», «al Paese ormai incivile» e si accusa il governo e la sinistra di stare dalla parte dei contestatori.

Anche nella maggioranza si denuncia l'aggressione subita dal Papa e solo il socialista Boselli reputa «opportuna» la scelta del Vaticano.

«Ancora una volta - ha detto Silvio Berlusconi - la libertà nel nostro Paese ha subito una grave ferita da parte di una ideologia settaria e faziosa».

Ma anche esponenti del centro sinistra hanno parlato di «grave pagina di oscurantismo» come ha detto Luciano Violante. Per Fini, sono ferite le coscienze degli italiani.

Numerosi esponenti del governo, in particolare il ministro Fabio Mussi, e della maggioranza si sono rammaricati per l'annullamento della visita, mentre una «ottima notizia» l'ha definita il portavoce dei Cobas, Piero Bernocchi. Plauso anche da Arcigay, da sempre molto critico su Papa Ratzinger.

Il rettore della Sapienza Renato Guarini, che pure aveva mediato con gli studenti per dare loro uno spazio per manifestare, ha detto di rispettare la decisione della Santa Sede «anche se con rammarico: l'incontro con il Papa poteva rappresentare un momento importante di riflessione per credenti e non credenti su problemi etici e civili, quale l'impegno per l'abolizione della pena di morte, che sono la linfa vitale del nostro lavoro didattico e di ricerca». E ha parlato di «cattivi maestri» in relazione alle responsabilità iniziali della contestazione.
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Unioni gay riconosciute a Tel Aviv.

(Le fate) Questa è una notizia che non è passata nemmeno nei siti di news gay. Eppure per me sono notizie fondamentali in Italia. Pensate, un ente privato che certifica migliaia di coppie conviventi etero e gay in Italia in modo da letteralmente sbattere sul muso a chi parla di coppie di fatto come di entità insesitenti o meglio invisibili un elenco di centinaia di miaglia forse milioni di nomi di persone in carne e ossa che pesano elettoralmente e politicamente. Una bella granata lanciata al mondo clericale, vero Deborah? Tel Aviv. E infine pure Tel Aviv, la capitale ha annunciato che riconoscerà lo status delle coppie gay e lesbiche, una mossa che ha provocato l'ira di rabbini e partiti religiosi. La città ha accettato di riconoscere le partnership cards rilasciate dalla New Family Organization, un gruppo che rappresenta le coppie gay o che sono di religione non ebraica e quindi impossibilitate a sposarsi in Israele, dove l'unico matrimonio riconosciuto dalla legge è quello religioso rabbinico. New Family organizza cerimonie civili davanti a un avvocato e fa firmare un apposito registro previo giuramento. Dopo di che rilascia delle tessere che finora avevano solo un valore simbolico. Gli ufficiali di Tel Aviv hanno fatto sapere che d'ora in avanti le coppie con tessera avranno gli stessi diritti e doveri delle coppie sposate comprese quelle relativi alle tasse municipali. In Tel Aviv, la capitale laica del paese, si stima che il 40% delle coppie sia in relazioni diverse dal matrimonio ebraico. L'anno scorso la corte suprema ha imposto al governo di riconoscere le coppie gay sposate all estero e i figli adottati di queste. Il partito religioso Shas ha già minacciato atti di violenza se l'ordinanza di Tel Aviv verrà messa in pratica.

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L'Avvenire e le "terapie riparative" per gli omosessuali. "Linciaggio mediatico contro il professor Tonino Cantelmi".

Claudio Risè: l’ideologia è nemica della psicologia. Commento alla vicenda che ha coinvolto il professor Tonino Cantelmi.

(Antonio Gaspari - Zenit.org).- Con un editoriale pubblicato da “Avvenire” questo martedì, il professor Claudio Risè, docente di Psicologia dell’Educazione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano, ha spiegato che è legittimo che gli psicologi rispondano al bisogno di cura di chi soffre, e ha denunciato il linciaggio mediatico ai danni del professor Tonino Cantelmi.

Risè, che dal 1976, è attivo nel campo della Psicologia analitica, ha precisato che “l’ascolto e l’accoglienza del dolore umano (la parte più difficile, ma decisiva, della psicoterapia) ha un grande nemico: l’ideologia, che pretende di distinguere tra sofferenze 'giuste', ascoltabili, e sofferenze sbagliate, inaccettabili”.

Il Direttore della collana “Psiche e società” della casa editrice San Paolo ha raccontato come già Freud alla fine dell’800 venne criticato perché ascoltava le sofferenze delle persone.

“Un secolo dopo – sottolinea Risè - ancora si rifiuta, in un nuovo modo, di dar voce al dolore umano dissonante con pregiudizi potenti. Che oggi sostengono (tra l’altro) che nella persona omosessuale tutto va bene, e quindi non ci può essere un dolore che un terapeuta debba ascoltare, per aiutarla, se lo desidera, a porvi rimedio”.

Risè fa esplicito riferimento al linciaggio mediatico contro il professor Tonino Cantelmi, Presidente dell’Associazione Psicologi e Psichiatri Cattolici, generato dall'articolo scritto da un giornalista del quotidiano “Liberazione”, che si era spacciato per un omosessuale desideroso di mutare il proprio orientamento.

“Un’operazione rivelatrice del cinismo con cui certa politica guarda al dolore umano che non porti voti al proprio partito”, ha rilevato il noto psicologo.

La vicenda ha visto il coinvolgimento anche del Presidente dell’Ordine nazionale degli Psicologi, che, su sollecitazione del Presidente dell’Arcigay, ha scritto al quotidiano del Partito di Rifondazione Comunista una lettera in cui cita l’art. 4 del Codice Deontologico degli Psicologi.

Nel Codice si dice che “nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto... all’autodeterminazione... di chi si avvale delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, … sesso di appartenenza, orientamento sessuale”.

“Perfetto”, afferma Risè, che però non capisce il seguito della dichiarazione del Presidente dell’Ordine degli Psicologi, e cioè: “È evidente quindi che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna 'terapia riparativa' dell’orientamento sessuale di una persona”.

“Come si concilia – chiede Risè a questo punto – il 'diritto all’autodeterminazione e all’autonomia del paziente' col rifiuto di terapie che accolgano il bisogno che egli esprima di modificare il proprio orientamento sessuale?”.

Ed ancora: “Se una persona credente, con tendenze omosessuali, si rivolge ad un terapeuta perché queste gli causano disagio, lo psicologo può derogare al rispetto di opinioni e credenze?”.

Citando i principali manuali diagnostici in uso nella comunità scientifica, Risè spiega che “omosessuale o eterosessuale non fa differenza: se qualcuno soffre per la propria sessualità, va ascoltato, e preso in carico”.

Anche il manuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ICD-10, riporta il disturbo F66.1 Orientamento Sessuale Egodistonico, prevedendo che “l’individuo può cercare un trattamento per cambiare... la propria preferenza sessuale”, ribadisce il noto psicologo.

“Anche in Italia dunque, come negli altri Paesi democratici – conclude Risè –, gli psicologi rispondano al bisogno di cura di chi soffre, e non alle intimazioni di partiti e ideologie”.

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