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martedì 9 settembre 2008

Zac Efron in trattative per fare un musical con Andrew Lloyd Webber.

Dal Daily Mirror arriva l'indiscrezione che Andrew Lloyd Webber è in trattative con la star di "High School Musical" e "Hairspray", nonchè idolo dei teen-agers di tutto il mondo, Zac Efron, per il ruolo da protagonista nel musical "Joseph and the Amazing Technicolor Dreamcoat" in programmazione a Londra all' Adelphi Theater. Efron subentrerebbe a Lee Mead ed il cui contratto scade a gennaio. Secondo il quotidiano Webber avrebbe detto che Zac ama molto il ruolo e gli farebbe molto piacere passare un periodo a Londra e in teatro.

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I 50 miglior film a tematica gay.

(Filmzone) Il sito afterelton.com ha stilato una classifica dei 50 migliori film a tematica gay.

Al primo posto troviamo l’amatissimo “I segreti di Brokeback Mountain”, con l’attore scomparso a Gennaio Heath Ledger, la sua ex compagna Michelle Williams, Jake Gyllenhaal e l’attrice reduce da Venezia 65 Anne Hathaway.
Il commovente film di Ang Lee, che vinse tre Academy Awards, quattro Golden Globes e il Leone d’Oro a Venezia, fece scandalo per l’innamoramento e le scene di sesso fra due cowboy gay.
Joe Aguirre e Ennis Del Mar sono due ragazzi del Wyoming, che per guadagnare un po’ di soldi, accettano di guardare il bestiame, su, fra le montagne di Brokeback. Fra i due nasce presto una tenera amicizia che si trasforma in sentimento e poi in passione. Ma l’America rurale degli anni sessanta non ha pietà per chi ama in modo tanto diverso. I due ragazzi si dicono allora addio e ognuno costruisce un’apparente vita normale.
Il loro legame è però troppo forte e dopo alcuni anni, spinto dalla nostalgia, Joe cerca Ennis, nonostante siano entrambi sposati e con prole, per far ritorno al loro posto segreto, fra le montagne. L’amore del passato non si è mai assopito, ma neanche i pregiudizi di un mondo ancora lontano dal rispetto e dalla libertà…

Ecco i primi 10 film a tematica omosessuale scelti dagli utenti:

1. I segreti di Brokeback Mountain, di Ang Lee (2005)
2. Beautiful Thing, di Hettie MacDonald (1996)
3. Shelter, di Jonah Markowitz (2007)
4. Latter Days, di Jay Cox (2003)
5. Maurice, di James Ivory (1987)
6. Trick, di Jim Fall (1999)
7. Vite nascoste, di Simon Shore (1998)
8. Big Eden, di Thomas Bezucha (2000)
9. Il Club dei Cuori Infranti, di Greg Berlanti (2000)
10. Priscilla, la regina del deserto, di Stephan Elliott (1994)

Tra i film più noti al grande pubblico troviamo al 18esimo posto “Rocky Horror Picture Show”, al 26esimo “Philadelphia”, al 31esimo “Belli e dannati”, al 36esimo “In & Out”, al 38esimo “Velvet Goldmine”, al 43esimo “Transamerica“e “La mala educación” al 47esimo.

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domenica 7 settembre 2008

Il wrestler decadente di Aronofsky trionfa a Venezia.

The Wrestler vince il Leone d'oro, a Orlando va la Coppa Volpi.
(Chiara Renda - Mymovies.it) Come previsto dagli ultimi pronostici è il film di Aronofsky The Wrestler a vincere questa 65^ edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Il wrestler sconfitto di Mickey Rourke, dopo anni costretto a lavorare in un grande magazzino praticando il wrestling nelle palestre dei licei, ha conquistato la Giuria presieduta da Wim Wenders. All'interno di un festival che negli ultimi anni ha privilegiato l'Oriente, è stato forse proprio merito del regista tedesco ormai naturalizzato americano se a spuntarla quest'anno è stato un film targato USA. Il regista Aronofsky, che già nel corso della sua non lunghissima carriera aveva esplorato il tema del fallimento, ha stavolta dato prova (dopo il troppo sperimentale L'albero della vita, a Venezia due anni fa) di saper raccontare gli angoli più bui dell'animo di un uomo decaduto.
Se il Premio Speciale per la Regia è andato al russo Paper Soldier di Aleksei German jr. (vincitore anche dell'osella per la miglior fotografia), e il Gran Premio della Giuria a Teza di Haile Gerima (anche osella per la miglior sceneggiatura), il cinema italiano è riuscito a portare a casa due premi: la Coppa Volpi come miglior attore protagonista a Silvio Orlando (per il film di Pupi Avati Il papà di Giovanna) e Il Premio De Laurentiis miglior opera prima alla rivelazione Pranzo di ferragosto di Gianni Di Gregorio. La Coppa Volpi come miglior attrice protagonista è andata invece a Dominique Blanc per il film L'Autre di Patrick Mario Bernard e Pierre Trividic, anche se molti avrebbero preferito la "ragazza interrotta" Anne Hathaway per il Rachel Getting Married.

A Inju, la bête dans l'ombre di Barbet Schroeder è andato il Leone speciale per l'insieme dell'opera, mentre alla giovane Jennifer Lawrence del film di Arriaga (The Burning Plain) è andato il Premio Mastroianni come miglior emergente.
Vista la difficoltà nel concordare i premi tra i membri della giuria, Wim Wenders ha chiesto di riconsiderare le regole di premiazione, che proibiscono la sovrapposizione tra i tre premi maggiori. Il suo era un riferimento all'impossibilità di premiare Mickey Rourke con la Coppa Volpi.


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sabato 6 settembre 2008

A proposito di "Un altro pianeta". Polemiche non cercate.

Abbiamo ricevuto questo commento all'articolo: "Venezia: "Un Altro Pianeta" di Tummolini miglior film gay. Ma ha vinto il marketing." a cui diamo volentieri una risposta.

Marco scrive:
Saremmo felici di sapere in cosa dovrebbe consistere questa fantomatica "operazione di marketing ideata e pianificata a tavolino"; l'applauso, durante la consegna dei premi collaterali, che ha accolto l'annuncio del Queer Lion a Un altro pianeta (applauso fatto da na platea di gay, etero, maschi femmine.. comunque TUTTA gente che il film lo aveva visto) metterebbe a tacere qualunque malalingua.
Sul fatto che il premio sia stato consegnato da un politico, è vero, se ne poteva fare a meno; ma non mi pare davvero una motivazione sufficiente per inficiare il lavoro di una giuria che ha lavorato in maniera seria, del tutto autonoma ed indipendente.
Quando i gay impareranno a lasciare la politica fuori della porta? ...e quando impareranno a non vedere trame e cospirazioni anche dove non ce ne sono?
Ah.. per inciso.. da cinefilo frequentatore di Venezia che a visto tutti e 15 i film concorrenti al Queer Lion: sì, il documentario su Valentino è molto bello; no, non meritava di vincere.
Marco
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Caro Marco,
una risposta a questo commento se la merita, soprattutto per stemperare la sua acidità.
Prima però vorrei farle una domanda: come mai utilizza il plurale?
Quel "saremmo felici" cosa significa? Chi siete? Quanti siete? Chi rappresentate e se nessuna risposta vien data a queste domande, perchè lei si esprime in questo modo? In fin dei conti rappresenta se stesso. Oppure parla per l'intero corpus Lgbtq italiano? E se ècosì non le sembra di essere un filo rindondante ma, soprattutto, immodesto?
Almeno noi il "pluralis" lo utilizziamo in quanto siamo una redazione e quindi rappresentiamo un gruppo di lavoro che concorda all'unanimità ciò che fa.

Ma prima di risponderle sgombriamo il campo da qualsiasi ambiguità, noi non crediamo che il regista abbia messo in moto scientemente qualsiasi operazione di marketing, a quello ci pensano gli uffici stampa e molte volte ci pensano i media stessi senza essere imboccati. Ne facciamo parte anche noi e sappiamo che mondo di furbacchioni è.

E ora entriamo nel dettaglio. Abbiamo cominciato a parlare di questo film in tempi non sospetti, ovviamente appena sono comparsi i primi pezzi sui giornali. Articoli, quelli sui giornali, che all'inizio calcavano l'onda, e molto, sul quanto poco fosse costato produrlo. Siamo onesti, il risparmio è un tema a cui gli italiani sono particolarmente sensibili per cui era ovvio che attirasse l'attenzione, eccome!

Un titolo che suonava del tipo "Come fare un film con mille euro" attraeva e di molto e soprattutto attraeva maggiormente quei giovani operatori del settore il cui sogno è fare un film e di colpo si ritrovavano ad avere un personaggio, anzi, in questo caso due, da idealizzare quali Tummolini il regista e Merrone l'interprete di "Un altro pianeta" film a bassissimo costo, secondo le loro dichiarazioni. E questo crea aspettative.

Punto secondo. Le stesse interviste di alcuni protagonisti, facevano intravedere che questo film avesse delle connotazioni di "low porn", altra materia che interessa agli italiani ed a cui i giornali danno particolare rilievo. E questo crea morbosità curiosità e, ovviamente, aspettative.
Chi abbia fatto intravedere la "materia porno" non è dato sapere ma, per onestà Antonio Merone dichiara: “Un equivoco nato da una chiacchierata con un giornalista -spiega , il protagonista- gli avevo detto che all’inizio del film c’era una scena di sesso forte”.

Concorderà che gli ingredienti ci sono tutti. E questo secondo lei non è "marketing" vuole chiamarle coincidenze o strumentalizzazioni operate da parte dei media? Faccia lei, ma i fatti sono fatti e probabilmente lei di marketing, ovverosia come vendere un prodotto, ci capisce poco o niente.

In quanto alla querelle sulla consegna del premio da parte di un politico, non può dirsi d'accordo con noi nel biasimarlo e poi criticare le nostre parole. Per quel che ci riguarda non ci siamo mai sognati di inficiare l'operato della giuria, tanto di cappello, ne tantomeno intravedervi dei complotti. Queste cose le ha tirate fuori lei, segno che "vedere trame e cospirazioni anche dove non ce ne sono" guardacaso è proprio lei e solo lei...
Possiamo muovere un appunto. Non le sembra particolarmente provinciale chiamare un premio "Queer Lion"? Ma lingua di Dante fa proprio così schifo?

Noi pensiamo che forse meritava di più il film su Valentino ma si sa ... de gustibus.
E lasciamo stare qualsiasi altra motivazione.

Notizie gay
Federico Salvati.

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Venezia. Il regista iraniano di "Khastegi" rifiuta il premio degli atei.

Il regista iraniano Bahman Motamedian, autore di Khastegi, ha rifiutato di ricevere il Premio Brian, assegnato dagli atei italiani al film più laico tra quelli presentati alla Mostra del Cinema di Venezia.
L’UAAR, nel ribadire il valore di un film che ha saputo trattare delicatamente il tema dell’identità sessuale in un contesto difficile come quello della società iraniana, non nasconde la propria amarezza: «è la dimostrazione che, quando si deve agire in un ambito fortemente intriso di religione, il rispetto e il dialogo possono venire meno, anche da parte di chi ha saputo esprimere questa sensibilità sul grande schermo».
La vicenda, concludono gli atei italiani, finisce per evidenziare una volta di più la necessità di affermare a ogni livello i valori della laicità e li incoraggia a proseguire il loro impegno. Per questo motivo, l’UAAR sarà lieta di assegnare il Premio Brian anche il prossimo anno.

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Un giorno perfetto, per un film imperfetto di Ferzan Ozpetek.

Un giorno perfetto

(Panorama) C’era attesa per la prima di Ferzan Ozpetek alla Mostra del cinema di Venezia. E anche curiosità di vedere il regista di origini turche alle prese con una storia cruda e drammatica e a maneggiare un’opera non sua. Ed entrambe sono state deluse. Un giorno perfetto (nelle sale italiane il 5 settembre), tratto dall’omonimo libro di Melania Mazzucco, commissionato ad Ozpetek da Domenico Procacci, non tocca le corde richieste dalla storia drammatica interpretata da una poco credibile Isabella Ferrari e Valerio Mastandrea, ovvero Emma e Antonio.
La relazione tra i due, sposi separati, precipita vertiginosamente verso un baratro di angoscia e malattia, ma questa caduta libera non si respira e non si vive scorrendo la pellicola. Non c’è tensione, né i ripetuti primi piani corrono in soccorso a creare intensità. E anche la storia parallela del parlamentare incurante della sua famiglia, a cui dà il volto Valerio Binasco, rimane asettica e quasi incollata malamente. In un collage che non trova fluidità, a cui poco regalano i piccoli cammei della splendida Angela Finocchiaro, personaggio aggiunto da Ozpetek rispetto alla trama del libro.
Molto critica verso Un giorno perfetto anche la stampa tedesca. La Frankfurter scrive che il regista di origine turca “rappresenta le macerie di un grande amore con una tristezza kitsch a fronte della quale un lavoro teatrale di Strindberg sembra una commedia”. Con l’affondo: “Senza sufficiente motivo Ozpetek viene definito da anni la speranza del cinema italiano”.
Il trailer da YouTube:
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“È partito tutto da Domenico Procacci che mi ha mandato la prima sceneggiatura scritta da Sandro Petraglia, dicendo che aveva i diritti ed era un progetto che gli piaceva molto” . Così Ozpetek racconta la genesi del film. “Dopo averla letta ho subito accettato. Poi però ho avuto dei ripensamenti perché ho capito che era difficile raccontare una storia del genere. Ma mi ha talmente affascinato la passione che il personaggio di Antonio ha verso Emma, che quello è stato il movente per entrare veramente nel progetto”.

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venerdì 5 settembre 2008

Pranzo di ferragosto, la bella sorpresa di Venezia.

ferragosto2

(Panorama) È stato una delle più belle sorprese italiane della mostra del cinema di Venezia. E non è giunto dalla selezione in concorso, ma dalla Settimana internazionale della Critica. È Pranzo di ferragosto di Gianni Di Gregorio, che arriva nelle sale italiane il 5 settembre, con un cast fresco e brillante dove, in quattro personaggi, fanno in tutto 355 anni. Sono le quattro vecchiette protagoniste, nessuna attrice professionista, Marina Caciotti (85 anni), Valeria De Franciscis (93), Grazia Cesarini Sforza (90), Maria Calì (87). Con loro lo stesso regista, già sceneggiatore di Matteo Garrone, che ha prodotto la pellicola.
La storia divertente e drammatica di queste quattro signore ha avvinto il Lido, tanto che sono servite proiezioni supplementari per cercare di accontentare tutti.
Ecco la trama. Gianni, un uomo di mezz’età, figlio unico di madre vedova, vive con sua madre in una vecchia casa nel centro di Roma. Tiranneggiato da lei, nobildonna decaduta, trascina le sue giornate fra le faccende domestiche e l’osteria. Il giorno prima di Ferragosto l’amministratore del condominio gli propone di tenere in casa la propria mamma per i due giorni di vacanza. In cambio gli scalerà i debiti accumulati in anni sulle spese condominiali.
Gianni è costretto ad accettare. A tradimento, l’amministratore si presenta con due signore, perché porta anche la zia che non sa dove collocare. Gianni, travolto e annichilito dallo scontro fra i tre potenti caratteri, si adopera eroicamente per farle contente.
Il trailer da YouTube:

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“È una situazione che ho parzialmente vissuto” dice Di Gregorio. “Comunque ho voluto con questo lavoro togliere la retorica del tipo ‘cuore di mamma’ e mostrare queste vecchiette per quelle che sono. E soprattutto volevo parlare di quei sessantenni come me che, avendo ancora una mamma, si sentono come dei ragazzini”.

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Venezia. Al film sui trans iraniani il premio degli atei italiani.

Mostra del cinema di Venezia: il premio Brian a un film iraniano.
(Uaar) Sarà assegnato a Khastegi, del regista persiano Bahman Motamedian, il premio Brian, il premio degli atei italiani per il film che più degli altri porta i valori del laicismo sul grande schermo, assegnato per la terza volta dagli atei italiani in visita alla Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia.

Dopo Le ragioni dell’aragosta di Sabina Guzzanti e Azul oscuro, casi negro di Daniel Sanchez Arevalo, gli atei hanno premiato un film che “affronta la problematica dell’identità sessuale di ragazzi e ragazze che, nella difficile realtà dell’Iran contemporaneo, non accettano il ruolo assegnato loro dalla società in base al sesso biologico”, si legge nelle motivazioni. “Il tema è affrontato in modo asciutto, senza semplificazioni, toni retorici o slogan, dunque con quello che riteniamo un approccio autenticamente laico”.

Il premio è una scultura d’oro opera del maestro Giovanni Corvaja. La giuria era composta dal notaio Paolo Ghiretti e dalle professoresse Maria Chiara Levorato, dell’università di Padova, e Maria Turchetto, dell’università Ca’ Foscari di Venezia, direttrice del bimestrale L’Ateo.

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Venezia. Un ricatto omosessuale per "Il primo giorno d'inverno".


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Il film è stato presentato alla mostra del cinema.
(Marco Contino - La Nuova Venezia e Mestre) Solitudine, bullismo e omosessualità. Sono i temi principali affrontati dal regista Mirko Locatelli ne Il primo giorno d’inverno, in Orizzonti. Il film racconta la storia di Valerio, adolescente introverso ed emarginato, che abita con la madre e la sorella in una desolata casa di campagna della bassa padana. Quando Valerio scopre la relazione omosessuale tra due suoi compagni di classe, crede di poterli ricattare, ma una delle vittime della sua piccola estorsione non reggerà il peso della vergogna. Mirko Locatelli prende spunto da un episodio di bullismo, osservandolo da una angolazione inusuale. Valerio non fa parte del branco; i suoi atti di prepotenza nascono dalla solitudine e diventano un’occasione di riscatto, il mezzo per affermarsi in quella realtà dalla quale finora è rimasto escluso. Il regista, che dall’adolescenza è costretto su una sedia a rotelle, confida di essere arrivato a Venezia per sbaglio, dopo aver investito quasi tre anni della sua carriera per realizzare questo film. Bella e languida la fotografia di Ugo Carlevaro: argini e campi a vista d’occhio che ricordano molto da vicino i paesaggi familiari del cinema di Carlo Mazzacurati.

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Il trailer di Milk, nuovo film di Gus Van Sant. E a Milano nasce un circolo gay col suo nome.

(Cineblog) E’ uno dei film più attesi della prossima stagione, e tra i più contesi dai vari festival internazionali, e oggi ci regala il primissimo trailer. Parliamo di Milk, ritorno in sala di Gus Van Sant, con Sean Penn, Emile Hirsch, James Franco, Diego Luna e Josh Brolin. In uscita nei cinema americani il prossimo 5 dicembre, il film, costato solo 15 milioni di dollari, sarà un biopic su Harvey Milk, primo politico apertamente omosessuale ad essere stato eletto in un incarico pubblico negli Usa, per essere poi ucciso nel 1978 assieme al sindaco di San Francisco da un omofobo.

Ad interpretare Harvey Milk un trasformato Sean Penn, per molti serio candidato ai prossimi Oscar grazie proprio a questa interpretazione. Sarà così? Nell’attesa di sapere quando anche noi italiani potremo vedere il film in sala, cliccate pure su continua, c’è lo splendido trailer di Milk che vi aspetta. E diteci… che ve ne pare? A mio avviso qui si sente profumo di nominations…
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Un'altra notizia particolarmente importante è la nascita di un circolo culturale gay non facente parte dell'Arcigay. Si chiama Milk appunto ed è nato da una costola del Cig Arcigay milanese in quanto i fondatori sono un gruppo dissidente del Cig appunto. Che sia nato finalmente un Mario Mieli milanese che sia più attivo dell'attuale Comitato provinciale dell'Arcigay? Staremo a vedere, per il momento in bocca al lupo.

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giovedì 4 settembre 2008

Venezia. Arriva un esilarante Gassman dall'orgasmo precoce di Pappi Corsicato.

(Affari italiani) Si annuncia come un altro cult della Mostra del Cinema di Venezia: la scena dell'orgasmo "ritardato" di Iaia Forte nel film di Pappi Corsicato "Il seme della discordia". A differenza di altre sequenze "scabrose" passate al Lido, però, in questo caso siamo nel campo della commedia pura: si tratta di una sequenza volutamente esilarante, che - assicura il regista - strapperà risate agli spettatori.

La commedia è liberamente tratta da un romanzo di Heinrich von Kleist e racconta le gesta di un uomo e una donna sposati e lanciatissimi in due carriere sfolgoranti: lui è un rappresentante di fertilizzanti, lei una commerciante che ha ereditato una boutique dalla madre e che è in procinto di inaugurare un concept store. Un piccolo dramma squarcia la stabilità della loro relazione costringendoli a rimettere in discussione anche le loro apparentemente forti personalità: lei rimane incinta mentre al marito viene diagnosticata l'infertilità.

La scena in questione, ambientata in un negozio di fiori, vede protagonisti Iaia Forte e Alessandro Gassman: una donna afflitta dal problema dell’orgasmo ritardato mentre lui ha quello dell’orgasmo precoce. "Non abbiamo avuto difficoltà a copulare in piedi contro la porta di un bagno", ha detto la Forte in un'intervista... Nel cast è presente anche la bella Martina Stella, oltre alle "predilette" di Corsicato Cinzia Mirabella e Paola Iovinella.

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mercoledì 3 settembre 2008

Patacche a Venezia. Quel film porno che di porno non ha niente.

(Adnkronos/Cinematografo.it) "Un altro pianeta" doveva essere il film scandalo delle Giornate degli Autori, "un low porno", l'aveva definito qualcuno, ma non e' stato cosi''. "Un equivoco nato da una chiacchierata con un giornalista -spiega Antonio Merone, il protagonista- gli avevo detto che all'inizio del film c'era una scena di sesso forte".

"Ma solo per quel misto di non partecipazione e durezza con la quale era stata girata -prosegue Merone- in realta' non si vede nulla". Merone, nel film e' Salvatore, 'il vaso di pandora' che fara' saltare le proprie contraddizioni e quelle di tutti gli altri. Ovvero un gruppo di persone che Salvatore incontra una mattina in spiaggia, trascorrendo con loro un'intera giornata, tra incidenti e rivelazioni.

"Il tema forte del film e' proprio l'incontro con l'altro. -aggiunge il regista Stefano Tummolini- grazie al confronto e all'esperienza reciproca, ogni personaggio e' costretto alla fine di quella giornata a gettare la maschera, rivelando cosa si nasconda dietro la scorza dura dell'apparire. Un tema centrale in un'epoca, quella televisiva, dominata dal travestimento".

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Radcliffe sogna di fare la drag queen.

Daniel Radcliffe on Details.

(River-blog) Daniel Radcliffe è sul numero di ottobre della rivista Details, in un’intervista in cui continua a volersi scrollare di dosso l’immagine dell’eterno pupo harrypotteriano. Nella foto di copertina mi sembra vagamente truccato intorno agli occhi. Il massimo è quando dichiara che professionalmente vorrebbe interpretare una drag queen: “Solo perché sarebbe una scusa per ricoprirmi di trucco”. Tanto per alimentare ancora di più il gossip secondo il quale sarebbe gay. Qui l’intervista completa.
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lunedì 1 settembre 2008

Venezia. Ozpetek: Criticato per aver sostituito gay con una donna e non convince.

Il regista parla del suo ultimo film 'Un giorno perfetto'.
(Apcom) Ferzan Ozpetek parla del suo ultimo film 'Un giorno perfetto', criticato da alcuni perché troppo distante dal suo stile abituale. "Qualcuno si è arrabbiato perché ho sostituito un gay con una donna. Ho fatto questa scelta perché non mi sembrava facesse bene all'ambiente gay. Mi sembrava banale. Invece - ha dichiarato al settimanale 'Grazia', in edicola domani - mi interessava il rapporto tra le due donne (interpretate da Isabella Ferrari e Monica Guerritore, ndr) e mi attirava il fatto che parlassero di uomini. Le due donne hanno una comunicazione particolare tra di loro".

Il film parla di una feroce storia d'amore che separa e unisce i due innamorati. Ozpetek confessa di aver vissuto una situazione simile. "Mi ha ricordato l'ossessione che ho avuto per una certa persona. Per fortuna durò solo sei mesi. E poi mi interessava il tema della violenza sulle donne. Quando in un paese le cose non vanno bene - spiega - lo capisci da come vengono trattate tutte le donne".

Ma Ozpetek non ama le donne "quando vogliono il potere maschile e diventano dure" e conclude: "In realtà le donne riescono sempre a cambiare le cose. Per questo escono sempre vincitrici nei miei film".
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Non proprio Un giorno perfetto per Ozpetek al Lido.
(Pasquale Colizzi - L'Unità) I colpi sono rimasti in canna: il tiro al piattello del titolo italiano, lo sport estivo preferito dai giornalisti in trasferta al Lido, deve passare il turno. Arriva il primo titolo di casa nostra in concorso, Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek: nessuno spargimento di sangue ma l'attesa per l'apripista dei nostri autori in questa edizione è andata delusa. Sappiamo che ripartirà la questione: meritava di essere invitato in una competizione di cinema internazionale?

Il regista italo-turco si confrontava con un film su commissione (del produttore Domenico Procacci), tratto dallo stesso romanzo di Melania Mazzucco, sceneggiato da Sandro Petraglia. Con interventi del regista, che ha aggiunto donne (Angela Finocchiaro e Monica Guerritore, in due piccolissimi ruoli) ed eliminato un professore gay. Insomma un tentativo di allontanarsi dai grandi ensemble sentimentali a cui ci aveva abituato e la prima prova con una storia d'amore che fu passionale e che ritroviamo in una sola giornata, quella definitiva della violenza.

Alla proiezione mattutina per la stampa c'è stato uno stentato applauso, poi in conferenza stampa uno più caloroso (potenza delle claque organizzate?). La storia: Isabella Ferrari, una donna separata, che vive con i figli dalla madre (piccolo ruolo per Stefania Sandrelli), è intimorita, e a ragione, dal marito Valerio Mastandrea, che fa la scorta di un politico laido e inguaiato con la giustizia (Valerio Binasco). Il ragazzo per cui aveva provato una forte passione si è trasformato in una ossessione: rivuole lei, i suoi figli, la vecchia vita. Gli altri personaggi sono un contorno, anche poco efficace.

La storia gira come in un tipico affresco italiano sotto il cielo della capitale: genitori infelici (e figli infelici), politici corrotti, piccole evasioni. L'ambiente è medio borghese o benestante ma poco cambia. Quanto alla violenza, che esplode improvvisa e sanguinaria, Ozpetek e Petraglia tentano di farla respirare nell'ambiente. Ma spiegano altrettanto poco, rendendola così poco comprensibile. Due i momenti clou. Uno è l'aggressione di un marito respinto alla moglie intimorita. La scena nel canneto lungo il Tevere è venuta in mente al regista "pensando a Rocco ei suoi fratelli. Nel libro era ambientata in macchina, un luogo brutto dove è difficile girare".

Isabella Ferrari racconta di "aver rimosso molto di quei momenti". Davanti aveva un Valerio Mastandrea fuori di se, che però l'ha guidata: "Ho avuto fiducia in quello che stavo facendo solo guardando negli occhi l'attore straordinario che avevo di fronte". L'interprete romano, che ha affrontato un duro programma in palestra per risultare l'uomo muscoloso che il libro descriveva, è stato forse quello più efficace: "Non giudico il mio personaggio, la sua spinta violenta", ha spiegato. Poi smorzando i toni abbastanza seriosi dell'incontro ha aggiunto: "Un film è una cosa seria ma cerchiamo di prenderlo nella giusta maniera".

Come si colloca il film di Ozpetek in mezzo ai titoli già visti in concorso? Su cinque proposte, forse nessuno per ora può aspirare ad un premio: Takeshi Kitano ha già vinto e appare in attesa di idee migliori, Christian Petzold ha costruito un triangolo troppo gelido, Arriaga è stato del tutto professionale, Barbet Schroder col suo horror giapponese ha esplorato un genere con molti rischi e Plastic City di Yu Lik-wai traborda dai confini che si era preposto. Ma tra tutti, quello italiano è un "prodotto tipico" che non serve Tarantino per farci comprendere quanto debole.

E infatti, al netto di premi e incassi italiani, ci sono possibilità di esportarlo? Il produttore Procacci va cauto ma fa l'esempio di Respiro, il suo migliore risultato all'estero, che però partiva in sordina: "Difficile fare previsioni". Quanto all'aver commissionato il film, pratica invisa a molti autori italiani che vogliono sempre dirigere proprie storie, ha risposto: "Forse gli autori stanno cambiando, adesso accettano di girare testi non loro, come nel caso di Gomorra o Caos calmo. Ma non abbiamo inventato niente di nuovo".

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Diversa: Da Buenos Aires a Venezia un pezzo Lgbt.

Il Festival internacional gay lésbico trans de Argentina a Circuito Off.
Corti, tango e queer party.
Mercoledì 3 settembre 2008 - Isola di S.Servolo - Venezia

"Diversa" è il Festival internacional de cine gay, lésbico y trans de Argentina, il più importante in Sud America e uno degli eventi culturali più prestigiosi di Buenos Aires: sarà il festival ospite di Circuito Off, il Venice International Short Film Festival che si tiene nell'isola di San Servolo la prima settimana di settembre.

Il 3 settembre infatti verrà presentato un panorama di cortometraggi argentini e sudamericani: dieci lavori dai linguaggi plurali - fiction, sperimentali, videoart, documentari - testimonieranno la nuova onda creativa e il fermento culturale, sociale e politico che stanno attraversando oggi il continente e che tanto interesse e dibattito suscitano anche in Europa.
In questo contesto di sperimentazione, sono attivissimi anche i movimenti e la scena artistica Lgbt, impegnati a ridisegnare immaginari, linguaggi, culture e diritti di libertà, dopo i decenni terribili delle dittature e la dolorosa transizione degli anni Novanta. Quella che andrà in scena a Circuito Off sarà una visione sorprendente, capace di coniugare la prestigiosa tradizione cinematografica e l'innovazione immaginifica delle nuove generazioni.

L'evento è prodotto da Circuito Off e dall'Osservatorio Lgbt del Comune di Venezia, e ha ottenuto il patrocinio dell'Ambasciata della Repubblica di Argentina in Italia, che ha sottolineato come l'iniziativa "rappresenti un ulteriore mezzo per la diffusione della cultura argentina in Italia e, in particolare, della cinematografia indipendente e che tale attività contribuirà a rinsaldare i legami storici e culturali che da sempre contraddistinguono le relazioni tra i nostri paesi".

A presentare l'iniziativa sarà la direttrice Gabriela Waisman: fondatrice dell'associazione Prisma,
impegnata contro le discriminazioni e per i diritti civili, nel 2004 ha dato vita al Festival Diversa, che si tiene ad ottobre a Buenos Aires, per poi proseguire itinerante nel continente. E' regista e produttrice televisiva ed è ha partecipato come giurata al Teddy Award del Festival di Berlino nel 2005.

Le proiezioni sono programmate alle ore 19.15 e alle ore 01.00.
La serata-evento dedicata all'Argentina sarà anche musicale: il dj-set di SuperSabino si aprirà alle ore 20.20 con il tango queer, che vedrà esibirsi decine di coppie nell'affascinante "Night-set" del Festival, in collaborazione con scuole di tango e milongas veneziane.
Il Tango sarà presentato appunto nella sua versione "queer", dove cioè i ruoli del ballo cambiano
ripetutamente nel corso dei brani musicali, le coppie si ricompongono secondo generi e desideri di ciascuno.
Considerato il simbolo della cultura machista latina, il Tango Queer rovescia stereotipi e gerarchie sessuali e torna alle origini, parlando anche alla nostra memoria, quando i migranti affollavano i locali fumosi nei barrios più poveri di Buenos Aires e si lasciavano andare alle note di quello che è considerato il più malinconico e il più sensuale dei balli.

A concludere, saranno di scena dalle ore 23.30 due fra i migliori dj emergenti della scena musicale italiana per il "Diversa Queer Party": sono Mreux & Milkiwy con le loro sonorità funky ed un'elettronica minimale e raffinata, già protagonisti di importanti manifestazioni europee, come la Love Parade di Berlino, il Flex a Vienna, la Street Parade di Zurigo. Con loro, Vj Burly, visual artist che miscela icone cinematografiche, frame di vecchi film e design virtuale.

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Beccato dai paparazzi. Kevin Spacey se la spassa con un ragazzo.

Gira che ti rigira. alla fine è stato beccato dai soliti paparazzi ficcanaso.Sono anni che si spettegola sulla sua presunta omosessualità ma lui non ha mai ufficialmente confermato nulla ma senza neppure negare. L'oggetto della paparazzataè Kevin Spacey, due volte Premio Oscar, per I soliti Sospetti e American Beauty, fotografato in un pub croato dove è permesso di tutto, con molta libertà. Qui, il nostro Kevin, è stato "colto in flagrante" a divertirsi con un ragazzo sulle proprie ginocchia (foto sotto), con tanto di sbirciatina nemmeno troppo velata al "culetto" del giovane. Ovviamente il pettegolezzo che circola sulla sua presunta omosessualità è ripartito a razzo, grazie a questo scoop fatto dal sito croato 24sata e naturalmente, ha fatto il giro del mondo... Tutte le "paparazzate" hardcore.

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domenica 31 agosto 2008

Venezia polemiche. "Guareschi offeso" si dimette Bertolucci.

I figli dello scrittore fanno dimettere il regista dal comitato per il centenario. Il documentario «La rabbia»: cancellata la parte dell'autore emiliano, è rimasta solo quella di Pasolini. Gli eredi irritati dalla frase del cineasta che ha curato il restauro: «Il testo di Guareschi era razzista. Gli abbiamo fatto un piacere a non recuperarlo».

(Corriere della Sera - Giuseppina Manin) Esplode la nuova Rabbia. Quarantacinque anni dopo la prima versione del film documento sull'Italia vista «da destra» e «da sinistra » da due personaggi del mondo culturale che più lontani non si poteva, Pasolini e Guareschi, il comunista eretico e il cattolico conservatore, La rabbia, ricomposta dalla Cineteca di Bologna secondo il progetto originario che l'affidava solo a Pasolini, scatena le ire degli eredi Guareschi. Che, poche ore dopo la sua presentazione alla Mostra del Cinema, chiedono le dimissioni del presidente della Cineteca, il regista Giuseppe Bertolucci, dal Comitato per le celebrazioni del centenario della nascita di Giovannino Guareschi, di cui fanno parte, tra gli altri, Baricco, Zavoli, Ettore Mo, Gustavo Selva e Michele Serra. E Bertolucci, riconoscendo come legittima la richiesta, si dimette all'istante.
A spingere Alberto e Carlotta, figli dello scrittore emiliano ideatore della saga di Don Camillo e Peppone, non è stata solo la scelta di Bertolucci, nata da un'idea di Tatti Sanguineti, di restituire al film la sua fisionomia originaria ricostruendo tramite i materiali degli Archivi Pasolini ospitati nella Cineteca bolognese quella parte iniziale a cui lo scrittore friulano aveva dovuto rinunciare per far posto, su pressione del produttore, al controcanto di Guareschi. A irritarli ulteriormente sono state le dichiarazioni fatte da Bertolucci alla Gazzetta di Parma: «Guareschi è un autore che ha avuto i suoi meriti. Ma il suo testo in La rabbia è insostenibile, addirittura razzista. Gli abbiamo fatto un piacere a non recuperarlo ». Opinioni che hanno fatto prendere la penna ai figli di Guareschi. In una lettera a Vincenzo Bernazzoli, presidente del Comitato, scrivono: «Lei capirà che non possiamo, pur rispettando l'opinione di Bertolucci, accettare che da un esponente del Comitato d'Onore per Guareschi escano affermazioni di questo tenore. Saremmo del parere che lei invitasse il maestro a rassegnare le proprie dimissioni».
Non ce n'è stato bisogno: «Ribadisco il mio giudizio fortemente critico rispetto a un testo che considero tra i meno felici di Guareschi — ha risposto Bertolucci —. Giudizio che riguarda solo un aspetto della sua opera. D'altro canto, consapevole che le mie affermazioni possano aver irritato Alberto e Carlotta, ritengo legittima la loro richiesta di mie dimissioni che rassegno nelle mani del presidente Bernazzoli, riaffermando il mio rispetto per un autore così significativo di una fase importante della nostra storia ».
Comunque, La rabbia secondo Pasolini, dal 5 settembre nei cinema, avrà un seguito da «par condicio». «Dopo la ricostruzione della versione originale di Pasolini sarà la volta di quella di Guareschi », annuncia Luciano Sovena, presidente del Luce. «Quella del '63 fu un'operazione mal riuscita, che aveva tentato di metter insieme due caratteri così incompatibili. Il risultato fu che ad entrambi i film venne amputato un pezzo. Completato il lavoro su Pasolini, abbiamo intenzione di fare la stessa cosa per ridare dignità dell'opera di Guareschi, recuperando quello che anche lì era stato eliminato».
I volti Giovannino Guareschi; a sinistra, don Camillo (Fernandel) e Peppone (Cervi); a destra, il regista Giuseppe Bertolucci

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Venezia Festival. Il giorno imperfetto di Ozpeteck.

(Alberto Crespi - L'Unità. "Un giorno perfetto" di Ferzan Ozpetek ha aperto la serie dei registi nostrani in concorso. Bravi Valerio Mastandrea e Isabella Ferrari a interpretare una coppia separata con figli, ma è un melodramma con troppa carne al fuoco
Verso la metà di Un giorno perfetto, il film di Ferzan Ozpetek passato ieri a Venezia (primo italiano in concorso), Stefania Sandrelli - la mamma della protagonista - fa le carte a una vicina. «Vedo un uomo, un fidanzato… ce l'hai il fidanzato?». E quella risponde di sì, che ce l'ha, fa il ballerino, ma non la porta mai a ballare perché preferisce andarci con un suo amico che fa il camionista. La Sandrelli la scruta, perplessa, e mormora: «Ho capito… sì, ho capito». La scena durerà un minuto e mezzo, è estranea alla trama - che parla di tutt'altro, come fra poco vedremo - e sembra raccontare un altro film di Ozpetek, magari il prossimo, più vicino alle sue atmosfere consuete. Un giorno perfetto, invece, è una decisa virata rispetto all'Ozpetek delle Fate ignoranti e di Saturno contro, l'Ozpetek dell'Ostiense, del gasometro e delle cene fra amici, l'Ozpetek che se non mette Serra Yilmaz in un film si sente male (e infatti la mette pure qui, ma in un passaggio finale di circa 10 secondi).
Un giorno perfetto è una storia disperata, tratta da un romanzo di Melania Mazzucco che squaderna uno spaccato familiare dolorosissimo. Emma (Isabella Ferrari) e Antonio (Valerio Mastandrea) sono separati, hanno due figli. Lui fa il poliziotto, è di servizio come scorta ad un politico inquisito, passa le notti sotto casa della sua ex; lei è andata a vivere con la madre e i bambini, si arrabatta facendo tre lavori - tutti precari - e va in giro vestita in un modo di cui la figlia maggiore, ormai quasi signorina, si vergogna. Lui vorrebbe tornare con lei, lei lo teme perché l'uomo, apparentemente dolce, nasconde improvvisi scoppi di violenza. Il film si apre con il sospetto di una tragedia: la polizia arriva a casa di Antonio perché qualcuno, nella notte, ha sentito degli spari. Dopo la scritta «24 ore prima», viene narrato il «giorno perfetto» in cui Antonio insegue Emma, la implora di ripensarci, quasi la stupra sull'argine del Tevere e infine va a riprendersi i bambini che non vede da moltissimo tempo. Ci fermiamo qui: raccontarvi il finale sarebbe delittuoso.
Il nucleo drammatico del rapporto fra Emma e Antonio è denso e ben raccontato, anche grazie alla bravura dei due attori: spinti a lavorare su toni assai più cupi del solito, sia Valerio Mastandrea che Isabella Ferrari sfidano la propria immagine e la sconfiggono. I difetti del film stanno altrove: soprattutto nel coro di personaggi che circondano Emma e Antonio e che spesso si riducono a semplici bozzetti.
È come se Un giorno perfetto raccontasse un giorno con più di 24 ore, o contenesse altri film che per forza di cose rimangono solo abbozzati. Ozpetek, si sa, ha talento per il melodramma: e il mélo è un genere in cui si deve anche esagerare. Ma qui c'è troppa carne al fuoco, con l'ambizione di dire troppe cose sull'Italia di oggi. Valga, per tutte, la famiglia dell'onorevole: con una moglie morta suicida, un figlio che odia il padre e vuole fuggire in Spagna, una nuova moglie giovanissima (una velina?) che scopre di essere incinta e sembra accettare la corte del figliastro… Forse Un giorno perfetto doveva intitolarsi Molti giorni perfetti. Titolo impossibile, perché i giorni perfetti sono merce rara.

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sabato 30 agosto 2008

Circuito Off. Venice International Short Film Festival.

(Cineblog) Dopo il grande successo dello scorso anno, è pronta a prendere il via la nona edizione di Circuito Off, il festival internazionale dei cortometraggi di Venezia, dedicato al cinema indipendente più originale e innovativo, che si terrà a San Servolo dal 30 agosto al 5 settembre 2008.

Il Circuito Off Venice International Short Film Festival è un evento nato per dare spazio alla creatività emergente di giovani talenti ed è cresciuto fino a diventare un punto di riferimento assoluto per il mondo dei film brevi. L’edizione del 2007 ha riscontrato grande successo di critica e pubblico : la Giuria Internazionale ha dimostrato particolare soddisfazione per l’alto livello dei cortometraggi assegnando, oltre ai premi previsti, una serie di 13 menzioni e segnalazioni (ben 11 in più di quelle programmate dal festival).

Anche quest’anno il concorso si dividerà in quattro sezioni, studiate per dare il giusto risalto agli artisti emergenti sia internazionali che nazionali e locali: Off International, Made in Italy, Veneto in Short, Short in Web, più il premio speciale assegnato da CICAE. Inoltre, per la prima volta a Circuito Off, il premio RTP2: la televisione nazionale portoghese, attraverso il suo buyer João Garcão Borges, comprerà circa 120 minuti di cortometraggi, scelti tra nazionali ed internazionali. Il montepremi complessivo di quest’anno arriverà a sfiorare i 25000 euro, un nuovo record assoluto per il festival.

Nel programma del Festival, inoltre, figurano un omaggio al regista nigeriano Aduaka Newton, una sezione interamente dedicata alle arti visive e la presenza del Festival Internacional de cine gay, lesbico y trans de Argentina, che presenterà una selezione di 14 lavori provenienti da uno degli eventi culturali più prestigiosi e creativi di Buenos Aires.

Qoob, il progetto multimediale sviluppato da Telecom Italia Media Broadcasting e Mtv Italia, organizzerà il grande party di apertura del festival, proietterà in anteprima nuovi corti e sarà presente, tutti i giorni della manifestazione, con due troupe di utenti della community per filmare e riprodurre in tempo reale spaccati della kermesse.

E restando in tema di party… la sera del primo settembre sull’isola di San Servolo, alla festa organizzata da Circuito Off presenzierà un’ospite davvero speciale: Natalie Portman.

Info: Circuito Off

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Silvio Berlusconi: l’icona pop che spopola in libreria, nel cinema, nell’arte.

Silvio Berlusconi icona pop

(Panorama) Il Cavaliere sta diventando una vera icona nell’immaginario italiano, alla maniera del Che o di J.F.K. Tutti sognamo o ci scontriamo con questo prototipo. Non solo fioriscono nuovi libri come l’intervista di Claudio Sabelli Fioretti al neo ministro della cultura e fedelissimo del Premier, Sandro Bondi, intitolato Io, Berlusconi, le donne, la poesia (Aliberti editore), dove è scontato l’inno appassionato alle qualità del premier e nemmeno l’ironia di Sabelli Fioretti riesce a scalfire la corazza del legionario berlusconiano, ma anche Nicola Fano, noto studioso teatrale, indaga sulla miscela teatrale del mito Berlusconi in Gli italiani di Shakespeare da Iago a Berlusconi (Gaffi editore). Il bacillo del Cavaliere ha infettato anche la letteratura di genere thrilleristico-giallo: dall’Omicidio Berlusconi di Andrea Salieri, già del 2003 per le edizioni Clandestine a Chi ha ucciso Berlusconi di Giuseppe Caruso (2005 Ponte alle Grazie) e La verità bugiarda di Raul Montanari, (2005 Baldini Castoldi) in cui il Presidente viene ucciso in piazza Duomo a Milano.

L’icona diventa tale se anche arte e cinema se ne appropriano. E allora basti guardare le opere della serie Liturgie di Gianluigi Colin, art director del Corriere della Sera (la mostra si è tenuta a luglio a Sansepolcro). Fra i suoi “decollage” dei manifesti elettorali spicca quello di Berlusconi, e anche sulla satira e l’ironia l’hanno vinta l’immagine, il rituale. E cosa dire dei film che hanno sempre in Berlusconi il leitmotiv della pellicola e non solo sotto metafora come nel noto Caimano di Nanni Moretti? I giovani registi Gian Luca Rossi e Daniele Giometto portano sullo schermo l’assassinio del Presidente del consiglio con una black comedy dal titolo, Ho ammazzato Berlusconi, trasposizione del romanzo di Salieri. E si prova ad ammazzare l’icona cavalleresca anche nel film di Berardo Carboni Shooting Silvio. Ma la caricatura al premier non è solo nazionale, come dimostra Bye bye Silvio di Jan Henrik Stahlberg. Per quanto però lo si ammazzi e strapazzi Berlusconi diventa elemento costitutivo di una sorta di allegoria e non mera riconferma di quello che è. Insomma: come Superman o l’Uomo Ragno, il Cavaliere è entrato nel mito.

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