Il premier è atteso nei prossimi giorni nella cittadina. Il sindaco Romano Speranza: ll presidente del Consiglio mi ha promesso che verificherà i passi avanti sulla differenziata.
(Il Corriere del Mezzogiorno) Vacanza (probabile) a Palinuro per il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ma non solo. Nel comune cilentano, insieme al premier, potrebbe arrivare anche il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna. L’ipotesi è suffragata dalle parole del sindaco della nota località balneare della costiera cilentana. «Il presidente Berlusconi - ha spiegato il primo cittadino di Centola-Palinuro, Romano Speranza - mi ha promesso che nei prossimi giorni sarà a Palinuro per verificare di persona gli sforzi dell’amministrazione sulla raccolta differenziata».
Una visita istituzionale, dunque, per fare il punto della situazione sull'emergenza, ma che potrebbe anche assumere i toni di un piaceviole soggiorno. La promessa, anticipata da un articolo del quotidiano «La Città» di Salerno, sarebbe stata strappata al presidente del Consiglio venerdì scorso durante la visita a Napoli, in occasione dell’incontro di Berlusconi con i sindaci campani.
In quella circostanza Speranza sarebbe intervenuto per sottolineare l’impegno dei cittadini e dell'amministrazione di Palinuro per incrementare la raccolta differenziata. «L’ho invitato a verificare di persona i progressi fatti negli ultimi mesi - prosegue Speranza - e lui mi ha promesso che avrebbe trascorso qualche giorno da noi». Speranza ha anche annunciato che insieme a Silvio Berlusconi potrebbe giungere il ministro Mara Carfagna. «È una salernitana doc. Saremmo molto onorati di ospitarla per tutto il tempo che vuole».
venerdì 8 agosto 2008
Vacanze di lavoro... "Berlusconi e la Carfagna verranno a Palinuro per verificare il ciclo della differenziata".
venerdì 11 luglio 2008
A Chiaiano lancio di bombe contro i militari.
(L'Avvenire) Un nuovo lancio di ordigni rudimentali si è registrato questa notte a Chiaiano, a 24 ore di distanza dall'arrivo dell'esercito sul posto per consentire l'avvio dei lavori per l'allestimento di una discarica. Secondo fonti della Questura, almeno tre ordigni rudimentali realizzati con bombolette a gas da campeggio sono stati gettati contro il presidio militare, senza tuttavia causare danni o feriti. I militari sostengono di aver sentito più esplosioni, e stanno controllando i dintorni mentre sono in corso le indagini. La legge in materia di gestione dei rifiuti in Campania, che individua 10 siti dove creare altrettante discariche e li qualifica come aree di interesse strategico nazionale presidiate dall'esercito, è stata approvata in settimana dal Parlamento. La normativa prevede inoltre che chiunque si introduca abusivamente nelle aree destinate ad accogliere le discariche sarà punibile con l'arresto e il carcere fino a un anno, mentre saranno puniti con una pena da uno a cinque anni coloro che si faranno promotori di disordini. Oltre a Chiaiano le discariche saranno realizzate a Sant'Arcangelo Trimonte (Benevento), Savignano Irpino (Avellino), Macchia Soprana e Valle della Masseria a Serre (Salerno), Ferrandelle a Santa Maria La Fossa (Caserta), Terzigno (in località Pozzelle e Cava Vitiello), Pero Spaccone ad Andretta (Avellino) e Torrione a Caserta. Il progetto esecutivo per la discarica di Chiaiano dovrebbe essere completato entro 20 giorni, mentre i lavori veri e propri dovrebbero durare novanta giorni per accogliere i primi carichi di immondizia l'autunno prossimo.
Pubblicato da
Redazione
alle
11:52:00
Etichette: militari, napoli, proteste, spazzatura
martedì 1 luglio 2008
Cara energia: scacco alla bolletta in dieci mosse.
Ecco dieci consigli per ridurre la propria bolletta e l’impatto sull’ambiente.
1 Vestire meglio la casa
La prima voce di spesa energetica della famiglia italiana è per il riscaldamento della propria casa: 1.300 euro nel 2007, nonostante il nostro buon clima mediterraneo. Ma le nostre case disperdono energia da tutte le parti: dal tetto, dalle finestre, dai cassoni delle tapparelle, dai muri (soprattutto a nord). Oggi si può detrarre dalle tasse il 55 per cento dell’investimento di risparmio energetico, il resto si ripaga in una decina d’anni al massimo. Per saperne di più: www.enea.it.
2 Usare il termostato
Anche il nome sa di antico, infatti il calorifero è ormai superato da apparecchi dotati di regolazione automatica (raggiunta la temperatura si spegne) e contabilizzazione del calore (ognuno paga quello che consuma). È finita così l’epoca della caldaia autonoma, meglio quella condominiale o persino la centrale di quartiere a biomasse. Intanto applicare un termostato regolatore su vecchi caloriferi costa poco e si ripaga in una stagione.
3 Scaldare l’acqua con il sole
Servono a produrre acqua calda, sono molto diffusi in Europa. I più semplici (3 mila euro di investimento, meno lo sconto fiscale del 55 per cento) servono per ridurre il consumo del boiler elettrico o a metano. Si ripagano in 5 o 8 anni, poi energia gratis per 20 anni. Un metro quadrato di collettore solare per ogni italiano ci farebbe risparmiare 40 terawattore di energia, il 12 per cento del consumo elettrico nazionale. Per saperne di più: www.fonti-rinnovabili.it.
4 Usare la stufa a pellet
Le moderne stufe a legna inquinano anch’esse (particolato fine), ma meno dei camini e delle vecchie stufe, e permettono una ricarica meno frequente. Sono dotate di alimentatori di pellet, che sono bastoncini di segatura pressati. Attenzione alla qualità delle stufe e dei pellet: solo quelli di puro legno naturale vi garantiscono da sostanze chimiche inquinanti.
5 Fare ombra d’estate
Ormai non c’è solo il riscaldamento, ma anche il condizionatore a pesare sulla bolletta. Prima regola: farne a meno. È normale starsene in maglietta e camicia d’estate e non si rischiano raffreddori e mal di gola. La casa va regolata anche d’estate: chiuse le tende esterne e le tapparelle di giorno, aperte le finestre la notte. Gli alberi sono un condizionatore naturale. Per saperne di più: www.costruire-bene.ch.
6 Pompe, non condizionatori
La bolletta dell’elettricità «pesa» solo un terzo di quella del riscaldamento, ma appena si passa al condizionatore rischia di salire. Per chi non può farne a meno, invece del vecchio condizionatore vale installare una pompa di calore ad alta efficienza, ideale non solo per il fresco, ma anche per le stagioni intermedie. Temperature consigliate: 26 gradi d’estate, 19 d’inverno.
7 Comprare casa di alta classe
Le case che si costruiscono da quest’anno consumano un terzo dell’energia di una volta e sono dotate per legge di un certificato di consumo per il riscaldamento. Quelle di classe A, come per gli elettrodomestici, consumano l’80 per cento di energia in meno e possono essere scaldate anche solo col sole. I villini costano parecchio: sono molto più economici e persino più ecologici i condomini. In Gran Bretagna dal 2016 si potranno costruire solo case a consumo energetico zero.
8 Scegliere auto a bassa emissione
La seconda voce di spesa energetica familiare è il carburante per le automobili: per 10 mila chilometri di una utilitaria si spendono oltre 1.000 euro, il doppio per un grande suv. All’estero le auto si vendono con il certificato energetico (come i frigoriferi), in Italia abbiamo viaggiato nell’illusione che il diesel fosse un gran vantaggio: in futuro conteranno le emissioni di CO2 a chilometro. Le auto a 100 grammi di CO2 al chilometro sono le carissime ibride elettrico-benzina e una manciata di minicittadine. Buone prestazioni le piccole (soprattutto a metano) e le diesel dotate di filtro antiparticolato. I suv e le sportive invece emettono da 180 a 400 g/kg. Per saperne di più: www.ata.ch.
9 Riscoprire la bicicletta
Il 53 per cento degli spostamenti quotidiani degli italiani non supoera i 5 chilometri, eppure ci serviamo di mezzi motorizzati per l’80 per cento dei nostri viaggi. Così si spiega il successo recente della bicicletta in tutte le città europee, anche con sistemi di noleggio e condivisione, come il bike sharing di Parigi e Barcellona e in una decina di città italiane. Anche in Italia le auto dei residenti stanno diminuendo in città. Quanto proprio serve, la si prende in car sharing. Per saperne di più: Viaggiare leggeri (Terre di mezzo editore, 180 pagine, 12 euro).
10 Riciclare
C’è anche una bolletta energetica indiretta, quella che si paga in ogni bene acquistato o servizio usato. Si stima che ogni famiglia in Europa possegga 60 mila oggetti, molti di più di quelli con i quali abbiamo il tempo di fare esperienza (ogni anno, tolto il sonno, abbiamo 5 mila ore a disposizione). Cosa fare? Selezionare, condividere, acquistare e rivendere, per esempio su eBay, e infine riciclare. Un aumento del riciclaggio dei materiali del 10 per cento riduce il consumo energetico nazionale del 3. Per saperne di più: www.stopthefever.org. Sphere: Related Content
Pubblicato da
Redazione
alle
12:37:00
Etichette: ambiente, ecologia, gayfriendly, lifestyle, natura, spazzatura
lunedì 10 marzo 2008
I maschi della Campania sono i meno fertili. Colpa della diossina e dell'inquinamento da discariche.
(è Costiera) Che rapporto c'è tra inquinamento da diossina, discariche, e la fertilità maschile in Campania? Secondo un studio della Società Italiana di Andrologia la correlazione c'è. Infatti i maschi campani risultano essere i meno fertili, soprattutto quelli che vivono vicino a discariche e respirano sostanze inquinanti. Per gli esperti, i dati sulla fertilità sono al di sotto della media nazionale: gli spermatozoi, rispetto agli studi che si riferiscono agli anni Settanta in poi, sono diminuiti di molto.
“Negli uomini che vivono nei grandi centri urbani, in aree inquinate da rifiuti industriali o zone agricole dove si fa uso di pesticidi, gli spermatozoi sono meno mobili del 20 per cento rispetto a quelli di chi abita nelle piccole città – spiega Menchini Fabris dell'Università di Pisa - non solo, anche gli spermatozoi anomali sono il 15 per cento in più”.
La sua parte la fa anche il piombo, l'ossido di carbonio, le polveri sottili. “Li respiriamo ogni giorno e si accumulano nei testicoli — dichiara Giorgio Piubello, segretario della Società Italiana di Andrologia — con effetti sul liquido seminale; lo provano gli studi condotti su chi è molto esposto, come i vigili urbani o i casellanti”.
Lo studio fatto su diecimila uomini sani e giovani (età media 29 anni) che sarà presentato a settembre, al congresso della Società Italiana di Andrologia, rivela così come gli uomini italiani dagli anni Settanta ad oggi hanno visto diminuire gli spermatozoi, in un millilitro di sperma, da 71 milioni a 60.
Per gli uomini campani arriva così il triste primato. Nella classifica delle regioni, siciliani, pugliesi e toscani sono risultati i più sani. Male, oltre ai campani, anche i maschi che vivono nel Lazio, Lombardia e Veneto. Durante la settimana della prevenzione andrologica (dal 10 marzo) decine di specialisti saranno a disposizione per visite gratuite in tutte le regioni.
C'è da ricordare che se il rapporto, tra diossina e riduzione degli spermatozoi, è scientificamente provato, lo si deve all'analisi fatte da Paolo Mocarelli dell'Università Milano Bicocca, già direttore del Servizio di Laboratorio dell'ospedale di Desio (Milano), che per la prima volta ha dimostrato nell'uomo questo collegamento diretto, studiando 135 abitanti di Seveso che il 10 luglio del 1976 furono invasi da nubi tossiche uscite dallo stabilimento chimico dell'Icmesa di Meda.
Sphere: Related Content
Pubblicato da
Redazione
alle
01:15:00
Etichette: inquinamento, napoli, natalità, sessualità, spazzatura, uomini
mercoledì 20 febbraio 2008
Canale 5, a colpi di trash per risollevare l'audiene. Seni e baci lesbo, scende in campo Nina Moric. Video.
Il caso della doccia-lesbo e della maldestra fuoriuscita del seno (quasi certamente studiato) da un corpetto troppo piccolo e stretto dell'abito di Sara Varone, sempre a "Buona Domenica" in quegli orari cosi detti di fascia protetta, hanno certamente suscitato scalpore ed una certa perplessità non per il contenitore dove si sono visti ("Buona Domenica", dagli esperti e dai critici televisivi è considerato un vero e proprio cassonetto) ma per gli orari in cui passano. Non che abbiano giovato molto all'audience, Buona Domenica comunque resta sempre al palo e ben lontana dallo share di "Domenica In", comunque possiamo affermare che visioni del genere frenano la fuga dalla noia.
Un po meno meraviglia, perplessità e scandalo possono suscitare i sacchetti di spazzatura e propinati dal Bagaglino tramite le annuali patacche televisive e che quest'anno han chiamato "Gabbia di matti" soprattutto se ben conditi con balletti con scene pseudo-lesbo talmente falsi che, anzichè suscitare morbosità o eccitazione, provocano delle risate al pubblico televisivo. Questo è quello che, a parere di molti hanno provocato le acrobazie lesbo in similplastica della procace ed esotica Aida Yespica e di quella che ormai è diventata un feticcio della ricostruzione plastica Nina Moric. Dannatamente coreograficamente patetiche e che appunto per questo fanno vedere altro. Giudicate voi.
---
Pubblicato da
Redazione
alle
05:04:00
Etichette: canale 5, donne, mediaset, spazzatura, spettacolo, televisione
lunedì 11 febbraio 2008
Teletrash. Lesbo doccia a Buona Domenica di ieri. Il video.
Cosa può alzare l'audience più di una supermaggiorata che fa la doccia e rimane praticamente nuda? Semplice: due supermaggiorate che insieme fanno la doccia e rimangono praticamente nude. Questo è ciò che avranno pensato gli autori del programma ma gli è andata male in quanto l'audience comunque non si è alzata ed il trash però è rimasto.
Cos'altro tireranno fuori dal cassonetto la prossima volta...?
---
Pubblicato da
Redazione
alle
15:24:00
Etichette: lesbo, lifestyle, mediaset, spazzatura, televisione
lunedì 21 gennaio 2008
Prodi: tra rifiuti, giustizia e riforme, la settimana a ostacoli del governo.
‘’Sarà una settimana insidiosa - avverte il vicepremier Francesco Rutelli - anche se ho fiducia che si concluderà bene'’. Non tutti ostentano lo stesso ottimismo. Per il centrodestra il premier ha le ore contate. Da martedì infatti, osserva il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi, ‘’ogni giorno potrebbe essere buono per far cadere il governo'’.
Il primo appuntamento caldo è martedì 22. A Montecitorio Prodi dovrà vedersela con la Giustizia. In qualità di Guardasigilli ad interim dovrà far votare dalla sua maggioranza la Relazione annuale sulla giustizia messa a punto da Clemente Mastella prima di lasciare il suo incarico perché colpito dal ciclone giudiziario che ha travolto mezzo Udeur in Campania.
Gli esponenti del Campanile sul punto sono stati molto chiari: il voto dell’Unione dovrà essere non solo sulla relazione scritta, ma anche su quanto detto dall’ex ministro in Aula. Il che significherebbe sottoscrivere un durissimo attacco alla magistratura, cosa che alcuni partiti del centrosinistra, a cominciare dall’Idv di Di Pietro, non ci pensano proprio a fare.
Se Prodi riuscirà a ricomporre questa frattura lavorando ad esempio di cesello sul contenuto e sulle parole usate nella risoluzione, il giorno dopo al Senato lo attendono le forche caudine della mozione anti-Pecoraro. Ma non sarà quello l’unico scoglio.
Mercoledì 22 gli appuntamenti clou alla Camera Alta sono due: in Aula e in commissione. In Aula dovrà essere votata la mozione di sfiducia presentata dal centrodestra contro il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Il leader dei Verdi dovrebbe dimettersi dal governo, sostengono, per la vicenda dei rifiuti in Campania. I tre diniani hanno già annunciato il loro no al ministro. E la circostanza non fa ben sperare il governo che può contare su una maggioranza risicata.
La seduta sarà nel pomeriggio visto che al mattino è prevista alla Camera la celebrazione, alla presenza del Capo dello Stato, dei 60 anni della Costituzione. Prima che l’Aula discuta la mozione, però, la commissione Affari Costituzionali dovrà votare la bozza Bianco sulla legge elettorale. E anche in questo caso, soprattutto dopo la sfida lanciata da Veltroni di far correre il Pd da solo, sarà un incognita. I nervi sono tesi e i veti incrociati si sprecano. ‘’Confido nella capacità di mediazione di Prodi - conclude Rutelli - che è riuscito sempre a cavarsela anche in situazioni peggiori di questa…'’. Peccato che proprio lui, intervistato in tv da Lucia Annunziata, abbia dichiarato: ‘’Se non si fa una riforma elettorale civile, condivisa, efficace, io penso che il referendum possa portare alla fine anticipata della legislatura'’.
Pubblicato da
Redazione
alle
12:40:00
Etichette: clemente mastella, crisi, governo, malgoverno, parlamento, pecoraro scanio, polemiche, prodi, referendum, spazzatura
Poltrone. Pressioni su Pecoraro per un "passo indietro". Il ministro verde però punta i piedi.
(Goffredo De Marchis - La Repubblica) «Un´uscita curiosa. Diciamo che non è in linea con quello che ci eravamo detti nell´incontro di venerdì». Un po´ sarcastico e un po´ sorpreso, Massimo D´Alema ha mal digerito le parole di Waler Veltroni su un Pd che va alle elezioni, comunque e dovunque, da solo. «Non mi convince soprattutto la tempistica - spiega ai suoi collaboratori -. Le alleanze si decidono quando si va a votare e quando si sa con quale sistema. Non adesso. Adesso è il momento di mettersi pancia a terra per cercare i voti al Senato sulla legge elettorale e sulla mozione contro Pecoraro».
D´Alema in verità la pensa come Veltroni sull´ipotesi di presentarsi in futuro con la stessa squadra di centrosinistra, ovvero con il modello Unione: un´eventualità che non appartiene al novero delle cose possibili. Di questo i due hanno parlato più volte, anche nel faccia a faccia dell´altro ieri. E concordano. Ma i tempi dell´attacco veltroniano non sono giusti, secondo il ministro degli Esteri. Oggi la priorità, se davvero si vogliono fare le riforme, è la sopravvivenza del governo Prodi. E in vista del voto di martedì sulla bozza Bianco la posizione di D´Alema resta quella di non legare il destino delle riforme alle decisioni di Silvio Berlusconi, come invece ha fatto ancora ieri Veltroni.
D´Alema però non crede che gli «strappi» del sindaco di Roma servano ad arrivare alle elezioni anticipate. Al contrario, questa è l´opinione di molti prodiani. Ieri lo ha detto chiaramente Rosy Bindi e lo pensa anche Arturo Parisi. Romano Prodi sa che il messaggio del leader del Pd è rivolto anche a lui. Da tempo Veltroni gli chiede di aiutare il percorso sulla legge elettorale.
Di non mettersi di traverso, oscillando tra la difesa dello status quo per non alterare gli equilibri precari della maggioranza e la tentazione del referendum. «Vuole che la smetta di difendere i piccoli», ha detto il Professore riferendo dei suoi colloqui con il segretario del Pd. La «provocazione» sull´andare da soli, mentre al governo si è in tantissimi e quasi tutti, con l´eccezione del Pd e di Rifondazione, sono schierati contro la bozza Bianco, va anche in questa direzione: chiedere al premier di prendere posizione facilitando il via libera al testo del Senato.
A Palazzo Chigi, le parole di Orvieto, hanno però lasciato l´amaro in bocca: «Avevamo capito, dal colloquio in Campidoglio di venerdì, che anche Veltroni come D´Alema era in trincea per difendere il governo. Forse avevamo capito male. «. Le parole di Prodi sui dati Istat, che Veltroni usa da qualche giorno per descrivere la crisi italiana, fanno capire delle tensioni tra il premier e la leadership del suo partito. Lui nel 2005 non sedeva nella stanza dei bottoni, allora perché buttargli addosso quei numeri?
In questo momento Prodi lavora soprattutto per recuperare voti in vista di mercoledì, giorno del voto sulla mozione di sfiducia contro il titolare dell´Ambiente. Quelli di Dini e dei diniani, di Bordon, di Fisichella, dell´Udeur. Si era immaginata a un certo punto una soluzione sul modello Visco. Il viceministro si era salvato dal voto al Senato grazie al ritiro delle deleghe sulla Guardia di Finanza. Ma Pecoraro non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro. Anzi, ieri ne ha fatto uno avanti legando la sua sorte a quella di Prodi: «La sfiducia a me significa la sfiducia al governo». E l´idea di Parisi che la sfiducia al ministro non coinvolge l´esecutivo ha fatto andare su tutte le furie i Verdi. Tanto da sollecitare la risposta del capogruppo del Pd al Senato del Pd Anna Finocchiaro che ha garantito la compattezza del voto democratico mercoledì contro la mozione anti-Pecoraro.
Pubblicato da
Redazione
alle
01:46:00
Etichette: centrosinistra, governo, parlamento, pecoraro scanio, spazzatura, verdi
domenica 20 gennaio 2008
Discariche e inceneritori: se chi protesta avesse ragione ad aver paura?
(Panorama) L’ultimo episodio è di lunedì. La magistratura ha sequestrato l’inceneritore municipale di Terni e ha inviato nove avvisi di garanzia, tra cui al sindaco e ai consiglieri di amministrazione della società che gestisce l’impianto, per reati ambientali. I casi di chiusura di strutture per lo smaltimento dei rifiuti, autorizzati ma che si rivelano inquinanti, sono numerosi. Precedenti che a volte giustificano le paure dei cittadini e fanno nascere le proteste.
2 febbraio 2007: i carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) sequestrano la discarica di Timpazzo, vicino a Gela. Stessa sorte per il termovalorizzatore di Montale (Pistoia), chiuso per fumi non a norma nel luglio 2007. Sigilli nell’agosto 2007 anche alla discarica comunale di Trapani e nell’ottobre 2006 a quella di San Giovanni a Piro (Salerno). Nel novembre 2007 il Noe sequestra la discarica di Lo Uttaro, nel Casertano, riaperta dal commissario straordinario per l’emergenza pochi giorni prima. L’impianto, destinato a rifiuti urbani, è ormai saturo di residui speciali e la concentrazione di sostanze pericolose è così alta che per alcuni dei 12 indagati si ipotizza il reato di disastro ambientale.
Non è sempre colpa della cosiddetta “Sindrome Nimby” (Not in my backyard). I dati sugli interventi del Noe, forniti dal Comando dei carabinieri per la tutela dell’ambiente parlano chiaro. Nel 2007 sono state controllate 358 discariche, autorizzate e non. Di queste, 262 (quasi i tre quarti) sono risultate fuori norma, quelle in regola erano solo 70 e in 26 casi è stato necessario approfondire le analisi. I motivi dell’irregolarità sono diversi. A volte si scelgono siti non adatti, come parchi naturali o zone archeologiche. Spesso i progetti sono buoni e hanno le carte in regola, ma una volta in funzione gli impianti cominciano a produrre emissioni e scarichi nocivi e a contaminare terreni e falde acquifere con sostanze cancerogene. In questo caso è la gestione che lascia a desiderare e nessuno vigila sul rispetto delle leggi.
“Ecco perché non ci fidiamo più delle garanzie date dalle istituzioni”, dice Antonio Cariello, del Nucleo guardie ambientali Wwf di Salerno, che ha denunciato il disastro ambientale della discarica di Basso dell’Olmo e ha promosso le proteste contro quella di Serre. “Qui finisce ogni tipo di rifiuti, senza alcun controllo”, continua. “Tre mesi fa abbiamo sequestrato un tir con 300 quintali di materiali ritenuti pericolosi. A bordo dei cento camion che scaricano ogni giorno ci sono frigoriferi, pneumatici, televisori, scarti nocivi che andrebbero adeguatamente trattati oppure umidi che dovrebbero essere smaltiti nei siti di compostaggio. Tutti rifiuti per cui la discarica non è stata progettata”.
Gli scarichi di Basso dell’Olmo, Salerno
Per Alessandro Beulcke, direttore del progetto Nimby Forum, gli allarmismi possono essere evitati. “Le proteste dei cittadini spesso nascono da una cattiva conoscenza dei progetti degli impianti”, spiega. “È normale che gli abitanti di una certa zona si preoccupino, quando si vedono aprire un cantiere davanti a casa senza sapere il perché oppure hanno solo informazioni che derivano dal passaparola. Ad esempio, pochi sanno che il tanto odiato termovalorizzatore di Acerra di fatto produrrebbe emissioni al di sotto dei limiti fissati dalla normativa europea. Sarebbe opportuno comunque ascoltare i cittadini in fase di progetto e successivamente è fondamentale il monitoraggio, certificato da enti indipendenti, di emissioni e scarichi. In questo modo si guadagna la fiducia della gente. L’azienda che gestisce i termovalorizzatori di alcune città dell’Emilia Romagna, per citare un caso, ha scelto questa strada già da qualche anno: i dati sulle emissioni vengono aggiornati in tempo reale e sono disponibili su Internet“.
LEGGI ANCHE: il dossier rifiuti
Pubblicato da
Redazione
alle
14:54:00
Etichette: centrosinistra, malgoverno, napoli, politica, proteste, spazzatura
Mandiamoli a casa. Vergognosa dichiarazione di Pecoraro Scanio: Mozione di sfiducia non contro di me ma contro governo.
(Asca) ''La mozione di sfiducia nei miei riguardi e' una mozione di sfiducia palesemente strumentale: non e' contro di me ma per fare cadere il governo Prodi''. Lo ha affermato il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
''Non si puo' criticare un ministro - ha detto Pecoraro parlando ai microfoni di Ecotv - perche' nel 2002 in merito ad iniziative su alcuni termovalorizzatori, insieme a tutte le forze politiche di centro destra e centro sinistra, diceva che in alcune zone c'era una totale inadeguatezza a fare alcuni impianti. Se invece la mozione di sfiducia e' sull'attivita' ministeriale credo di aver dimostrato in un anno e mezzo di lavorare esattamente al servizio del paese e del programma del governo di centro sinistra. Mi sembra che questo e' il mio dovere, dopodiche' il dibattito in parlamento consentira' di discutere. Ed e' evidente una cosa: la mozione di sfiducia non e' fatta contro Pecoraro Scanio, la mozione di sfiducia e' l'ennesimo atto dell'opposizione per far cadere il governo Prodi e per guidare il centro destra al potere''.
''E' chiaro che questo significhera' la necessita' di tutti i parlamentari del centro sinistra di mantenere la lealta' rispetto all'impegno che abbiamo preso di fronte agli elettori''.
Pubblicato da
Redazione
alle
10:30:00
Etichette: centrosinistra, governo, ministri, prodi, sfiducia, spazzatura, verdi
martedì 15 gennaio 2008
Ecco a voi il partito-monnezza
(Valerio Pieroni) Oggi si indignano con Bassolino e la Iervolino per l'immondizia ai bordi delle strade e plaudono l’intervento dell’esercito. Fino a ieri però facevano i capi popolo contro gli inceneritori e contro lo stesso Bertolaso, che costrinsero anche alle dimissioni, guidando, o "benedicendo" dall'alto, le proteste (a volte violente) anti-termovalorizzatori.
Il cuore del "fronte del no" sull'emergenza rifiuti, quindi, sta qui a Roma. Al ministero dell’Ambiente, tanto per precisare, da dove - a metà febbraio – era stata anche firmata una ordinanza per la sospensione dei lavori di costruzione di quattro inceneritori siciliani, oltre che di quelli napoletani. Motivo: l'autorizzazione degli impianti per Pecoraro Scanio era illegittima. Così il ministro verde ha bloccato per parecchi mesi i lavori. Inutile dire che i quattro termovalorizzatori oggi rappresentano la base del sistema integrato di gestione dei rifiuti e poco c’è mancato che si arrivasse pure lì alla situazione che sta vivendo oggi Napoli.
Ma tornando all’emergenza immondizia a Napoli, il 29 agosto del 2004 lo stesso Pecoraro Scanio era di persona ad Acerra per capeggiare una manifestazione: l’oggetto, ovviamente, era proprio il termovalorizzatore, che se fosse stato realizzato in tempo avrebbe potuto risolvere la metà dei problemi di questi giorni. Quindi si è deciso oggi di fare solo quello che poteva già essere una realtà da almeno cinque anni.
Ma non dite che Pecoraro Scanio al problema delle discariche non ci ha mai pensato. Anche se in un anno e mezzo ancora non e’ riuscito a risolvere il problema delle discariche in Campania, è riuscito però a stanziare ben 721mila euro per la bonifica di una discarica in Kenya, a Nairobi. Quindi, come dire: delle discariche napoletane che avvelenano i pozzi chi se ne frega. Meglio bonificare prima quelle esotiche.
A questo punto viene spontaneo chiedersi l’utilità di questo partito che si spaccia per “ambientalista”. Secondo me sono loro i principali responsabili di tutta questa emergenza, compreso il loro leader Pecoraro Scanio, che invito caldamente a cambiare mestiere, andando a curare magari le pecore.
Ma forse non sarà in grado di fare neppure quello, visto che è stato pure capace di confondere una mucca con un bue.
Pubblicato da
Redazione
alle
10:03:00
Etichette: casta, costi politica, malgoverno, napoli, politica, sinistra arcobaleno, spazzatura, verdi
domenica 13 gennaio 2008
Bassolino. Anzichè cacciato, premiato. Candidato alle europee 2009. Così il Pd libererà la Campania dal governatore.
(Massimo Ciccarello - è costiera) “Se n'adda i'”. Le urla dei napoletani contro Antonio Bassolino sembrano siano arrivate ai piani alti della politica romana.
La dirigenza nazionale del Partito democratico avrebbe chiesto al presidente della Campania di restare in carica giusto il tempo necessario a salvare la faccia ed uscire dall'emergenza rifiuti. In cambio di una sua rinuncia alla presidenza della Regione gli sarebbe stata offerta per il prossimo anno una candidatura al Parlamento europeo. Ne ha dato notizia Europa, il quotidiano dell'ex Margherita, in un articolo apparso il 10 gennaio e titolato significativamente "Bassolino, il tempo di andare a Strasburgo".
"Immagine troppo logora: per il Pd il governatore deve passare la mano" recita il sommario del pezzo, firmato da Gianni Del Vecchio, nel quale si parla di una decisione che "sembra ormai essere stata presa al loft". "Il governatore ormai non è più difendibile - scrive l'articolista - troppo evidenti le sue colpe, troppo logora l'immagine sua e dei suoi uomini. Non più adatta insomma per interpretare la carica di novità che si addice ad un partito appena nato".
Ovviamente non ci sono nè resoconti nè dichiarazioni ufficiali su questo "processo" a colui che l'elettorato campano, e non solo, considera artefice principale del disastro spazzatura. E' quindi sempre possibile che, una volta superata la buriana, faccia comodo a tutti mantenere in vita l'amministrazione Bassolino. Anche perchè potrebbe non solo aprirsi una guerra intestina per la sua successione in Campania, ma pure sorgere il problema di fronteggiare le sue pretese di visibilità nazionale.
Però è significativo che ne abbia parlato il giornale la cui testata porta la dicitura "nel Partito Democratico". E' la prova evidente che persino per i suoi referenti romani l'ex "compagno" del Pci è diventato una compagnia scottante, politicamente giunto al capolinea.
I leader del Pd cominciano a guardare oltre. Si discetta sulle chance del ministro Luigi Nicolais, ci si pone la questione delle aspirazioni del sindaco salernitano Vincenzo De Luca, si affronta il problema del patto di alternanza siglato con Ciriaco De Mita. E se nella discussione occorre riferirsi a Bassolino, i verbi vengono tutti declinati al passato.
Tuttavia se quella del governatore diventa un'agonia politica troppo lunga, può risultare molto dannosa a una regione già in grande difficoltà. Senza nemmeno poter contare su una solidarietà di facciata dai vertici del partito e dal governo, il presidente della Campania è isolato tanto a Roma quanto in Campania. Il che significa che quanto prima cominceranno a chiudersi i rubinetti dei finanziamenti, a cominciare da quelli europei.
L'amministrazione Bassolino riusciva a drenare fondi pubblici perchè questi venivano pompati all'interno di un meccanismo rodato, nel quale ogni sotto-apparato aveva accesso agli stanziamenti in maniera più o meno proporzionale al potere esercitato nel territorio. Il flusso di denaro pubblico distribuito in mille rivoli secondo un metodo scientifico, "ritornava" sotto forma di consenso verso il vertice del sistema. Ma se questo vertice adesso avanza verso la sua inevitabile scomparsa dalla scena, finquando non ce ne sarà uno nuovo che faccia da riferimento i grandi finanziamenti saranno giocoforza orientati verso destinazioni politicamente più affidabili, ed elettoralmente "remunerative".
Solo un rapido crepuscolo di Bassolino può evitare alla Campania una lunga nottata.
Pubblicato da
Redazione
alle
09:21:00
Etichette: napoli, parlamento europeo, partito democratico, scandali, spazzatura
venerdì 11 gennaio 2008
L’esplosione demografica e la crisi dei rifiuti a Napoli.
© Photographer: Magiclight | Agency: Dreamstime.com
(Il blog del solista) Tutte le nostre autorità politiche hanno intonato la consueta geremiade sulla crisi dei rifiuti nella città e nella provincia di Napoli. E’ la solita sceneggiata napoletana che da molti anni ormai diffonde dal Golfo di Partenope al mondo intero, insieme al rimpallo delle responsabilità tra politici e burocrati locali e nazionali , le solenni promesse di quegli stessi politici e burocrati di voler “affrontare alla radici” il drammatico problema. Questa volta, però, il Presidente della Repubblica in persona ha dedicato alla questione uno dei suoi quotidiani, accorati e nobilissimi interventi, definendola addirittura “tragica”.
Per parte mia, sarei semmai incline a definirla tragicomica perché, come al solito, nella ridda di spiegazioni che vengono date alla questione ed alla sua indomabile cronicità, la spiegazione principe non viene mai non dico evidenziata, ma neppure menzionata. E qual è questa spiegazione ignorata o sottaciuta ? Ovviamente quella che da molti anni segnalo invano in questi miei interventi: e cioè la mostruosa e crescente sovrappopolazione che da oltre mezzo secolo affligge Napoli e il suo circondario. “Ma questo De Marchi – protesterà forse qualcuno dei miei ascoltatori – ha proprio una fissa per la questione demografica. Come si fa a parlare di bomba demografica anche per l’Italia dove tutti, a partire dai nostri più celebrati demografi, lamentano il crollo della natalità e invocano generose franchigie fiscali e sontuosi premi per le mamme e i babbi prolifici ?”
Ebbene sì, cari amici, questo mentecatto di De Marchi denuncia da molti anni la minaccia di una bomba demografica non solo in Italia ma in tutta Europa. Vediamo perché. Già trent’anni fa, in un Convegno che tenni con Aurelio Peccei nelle sale dell’Hotel Jolly di Roma, ricordavamo che nel mondo contemporaneo la sovrappopolazione si presenta in due forme: nella forma dell’eccessivo incremento, che affligge il Terzo Mondo e che condanna quelle popolazioni a raddoppiare ogni 20-30 anni ed a sprofondare nella miseria e nella fame; o nella forma dell’eccessiva densità, che affligge l’Italia e l’Europa intera facendo del Vecchio Continente e della sua ineguagliata densità demografica il vero formicaio del pianeta e che condanna le popolazioni europee, dati i loro tassi proibitivi di consumo e inquinamento pro-capite, a sprofondare nelle emissioni e nei rifiuti tossici. A causa di questi tassi proibitivi di consumo e inquinamento (40 o 50 volte più alti di quelli del Terzo Mondo), gli odierni 60 milioni d’Italiani, per esempio, inquinano e devastano l’ambiente come 2 miliardi e mezzo di africani stipati sulla nostra piccola penisola.
Insomma, come già denunciavo due anni fa in un articolo che questo odierno deve in larga misura ricalcare, la crisi dei rifiuti a Napoli è un esempio emblematico sia della centralità del fattore demografico nel disastro ecologico europeo, sia della sua sistematica negazione e rimozione. Certo, nella crisi napoletana operano anche altri cruciali fattori: e in primo luogo l’inettitudine e la corruzione di una dirigenza politica che si è presentata come artefice d’un nuovo Rinascimento della Campania mentre ripeteva fino alla nausea l’antico rituale del “panem et circenses” ed i vecchi sperperi del denaro rapinato ai contribuenti del settore privato, compresa la vergognosa assunzione di 12.000 operatori ecologici nullafacenti (20 volte di più che nelle altre provincie) e di un numero assurdo di spazzini (25 volte di più che a Milano) quasi tutti fannulloni. Di quest’esercito di finti spazzini, ben 2400 sono pagati da 7 anni senza aver mai lavorato un solo giorno: e, per pagarli, a 2400 lavoratori del privato la burocrazia parassitaria ha dimezzato la già misera busta paga, senza che i cari sindacati di regime, complici della classe politico-burocratica sfruttatrice, dicessero mai una sola parola di protesta. Ma torniamo al tema demografico.
La pressione della sovrappopolazione è evidente, nel napoletano, ormai da decenni. Basterà ricordare che la popolazione di Napoli (ove il Vomero, oggi un quartiere urbano centrale, era luogo di villeggiatura estiva ancora agli inizi del ‘900) è quintuplicata in cent’anni, come quella del Terzo Mondo, e che tutto l’anello della Circumvesuviana è dagli anni ’50 un’ininterrotta sequenza di muri e case, come le più affollate contrade giapponesi.
E il carattere stesso della crisi odierna, come di quelle che l’hanno preceduta, proclama le sue radici demografiche. Non si tratta infatti di una crisi di rifiuti industriali, ma di rifiuti umani, cioè di cataste d’immondizie prodotte da una popolazione assurdamente addensata tra i monti e il mare. E i semplici numeri raccolti da una mia brava collaboratrice, Giovanna Mollace, ce lo confermano ampiamente. La provincia di Napoli, sede delle periodiche crisi periodicamente deplorate dalla popolazione e dalle dirigenze, ha una densità demografica di oltre 2.600 abitanti per kmq., cioè quasi 20 volte più alta della media nazionale, che già piazza l’Italia ai primi posti nella densità europea, a sua volta insuperata da quella d’ogni altro continente. La città di Napoli con i suoi dintorni, infine, supera la densità di 8.500 abitanti per kmq., che ne fa una seria concorrente di Gerusalemme ove, non a caso, gli umani si scannano da duemila anni in nome della misericordia giudaica, cristiana e islamica. Del resto, il fatto stesso che i rifiuti dovranno essere piazzati in altre regioni meno sovrappopolate (a partire dalla meno affollata, cioè la Sardegna) è un’ulteriore dimostrazione della componente demografica del problema.
Ma a questa cruciale componente della crisi ecologica, economica e sociale napoletana, che sembra anticipare il destino di un’umanità avviata a soffocare nei suoi rifiuti perché incapace di regolare la sua stessa proliferazione, nessuna autorità politica o religiosa partenopea (e tanto meno i guru della cosiddetta difesa ambientale) ha mai neppure accennato. Al contrario, tutte quelle autorità sono oggi impegnatissime a spalancare le porte all’immigrazione di massa e ad incentivare la prolificità dei napoletani. Quale prova migliore delle radici psicologiche, anzi psicopatologiche, del disastro ?
Pubblicato da
Redazione
alle
12:33:00
Etichette: ambiente, benessere, futuro, pianeta, popolazione, spazzatura
L’Europa guarda Napoli. E vede Bassolino che si comporta come un turista.
A farlo è il giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung che non usa mezzi termini per descrivere l’operato del governo campano e del suo presidente: “Il vero capolavoro di Bassolino e del suo predecessore sono gli sforzi per l’introduzione di un sistema di raccolta differenziata. Senza procedure concorsuali, e quindi con una semplice chiamata diretta sono stati assunti 2000 spazzini e comprate apparecchiature e camion per 65 milioni di euro. I camion sono scomparsi. Gli spazzini ammettono di non aver mai raccolto nemmeno un chilo di spazzatura. Le prime norme sull’emergenza, continua Tobias Piller, corrispondente dall’Italia dell’autorevole giornale tedesco, “sono del 1992. Nel 1993 Bassolino viene eletto sindaco. Un anno dopo viene dichiarato lo stato di necessità e nominato il primo dei nove commissari straordinari”. Da allora è tutto un trascinarsi di crisi in crisi. “E ancora politici come Bassolino propongono norme straordinarie in deroga ai principi del diritto per trattare direttamente con i candidati più desiderabili alla realizzazione degli impianti di smaltimento. E questo è il bello per chi tira i fili della politica: se bisogna trattare alla svelta, diventa molto più facile favorire amici di affari e protetti di partito senza badare troppo alla trasparenza”.
Ma il quotidiano tedesco è solo l’ultimo di periodici, giornali e televisioni ad aver ritratto a tinte forti la Campania e i suoi politici. Giappone, Arabia Saudita, Brasile, Inghilterra, Stati Uniti e molte altre nazioni ancora: all’appello non manca nessuno. E nessuno assolve i politici nazionali e locali (Bassolino in primis, ma anche il sindaco Rosa Russo Iervolino, il ministro Alfonso Pecoraro Scanio e il premier Romano Prodi) dallo status quo partenopeo.
Aveva cominciato Le Monde annunciando il 4 gennaio “duemila tonnellate di spazzatura nelle strade della città”, l’aveva seguito El Pais e l’Indipendent con la fotografia dei manichini di Bassolino e della Iervolino impiccati.
Fino a ieri, quando, in un’editoriale in prima pagina, il maggior quotidiano finlandese, Helsingin Sanomat descriveva il caos dei rifiuti di Napoli come “una vergogna per l’Italia” aggiungendo che “il colpevole maggiore è l’inerzia sia dell’amministrazione comunale che dei politici napoletani”.
A fargli eco sono anche i principali quotidiani israeliani, da Yediot Aharonot ad Haaretz.
Non meno dura l’emittente televisiva Cbs che ha accusato della crisi “amministratori corrotti e malavita organizzata”.Giorni prima, l’emittente araba Al Jazeera accostava il caso Napoli ad altre catastrofi naturali come inondazioni, terremoti ed eruzioni. E dal resoconto di tutte le altre testate, insieme alla cronaca impietosa delle inefficienze dei politici partenopei, sembra emergere la stessa fatalità e impotenza delle più gravi tragedie naturali.
Pubblicato da
Redazione
alle
08:40:00
Etichette: casta, centrosinistra, giornali, napoli, polemiche, politica, spazzatura
giovedì 10 gennaio 2008
Cdl all´assalto: Pecoraro vada via
Chiti in aula alla Camera, la destra attacca Prodi assente. Oggi al Viminale vertice sull´ordine pubblico.
(Concetto Vecchio - La Repubblica) «Le critiche a Prodi sono ingiuste, il premier è personalmente impegnato a risolvere l´emergenza. In questo momento prevalga la coesione di tutti». Il ministro Vannino Chiti, chiamato a riferire alla Camera sulle misure adottate dal governo per affrontare l´emergenza monnezza, parla in un´aula semideserta, presenti soltanto pattuglie di deputati di Forza Italia e del Pd: per il resto un vuoto desolato. Anche Chiti è solo ai banchi del governo, non c´è Prodi, non c´è Pecoraro Scanio, e soprattutto l´assenza del presidente del consiglio attirerà le fortissime critiche del centrodestra. «Un oltraggio al parlamento», lo definirà il deputato azzurro Osvaldo Napoli. Nei confronti del ministro per l´ambiente Pecoraro Scanio Sandro Bondi (Forza Italia) ha annunciato la presentazione di una mozione di sfiducia per essersi opposto alla realizzazione dei termovalorizzatori in Campania: «Non può restare un minuto in più al suo posto». Una richiesta che ha compattato la minoranza: a favore del documento si è detto anche il leader udc Casini. In serata palazzo Chigi ha solidarizzato con il ministro verde.
Chiti ha spiegato che non è il momento di fare polemiche, e riferendosi alla posizione del governatore Bassolino ha aggiunto che «verrà il tempo in cui, fuori dall´emergenza, bisognerà valutare le responsabilità». Quindi l´appello ai cittadini campani, affinché isolino la camorra, e l´annuncio che saranno sciolti per inadempienze e incapacità nove consorzi per lo smaltimento dei rifiuti, cinque in provincia di Napoli, quattro nel Casertano. La Lega è soprattutto preoccupata del fatto che i rifiuti possano prendere la via delle regioni del Nord, non raccogliendo così l´appello all´unità nazionale lanciato ieri da Prodi. Oggi al Viminale un vertice sull´ordine pubblico convocato dal ministro dell´interno Giuliano Amato.
Pubblicato da
Redazione
alle
13:49:00
Etichette: centrodestra, centrosinistra, governo, ministri, napoli, polemiche, sinistra arcobaleno, spazzatura, verdi
mercoledì 9 gennaio 2008
Pecoraro Scanio, il «signor no» ora ha detto sì anche all'esercito.
Retromarcia verde dopo gli alt a Ogm, Tav, discariche e alberi di Natale.
(Aldo Cazzullo - Corriere della Sera) Tra le bocciature anche il sito di Serre: «Era vicino a un'oasi del Wwf! E poi ho trovato un'alternativa a Macchia Soprana...»
«Muoveremo l'esercito!». Il ministro Alfonso Pecoraro Scanio sorrideva felice con i collaboratori, l'altra sera, alla fine di Porta a Porta: «Allora, come sono andato? ».
«Inguardabile» scrive sul suo blog Peppino Caldarola, ex direttore dell'Unità; «al confronto, Bobo Maroni pareva Churchill». Per un giorno, l'opposizione si ricompatta. L'Udc parla di «deprimente performance»; Forza Italia di «eroe della sceneggiata napoletana », «figura pietosa», «recita indecorosa ». Cicchitto lo sopravvaluta: «Pecoraro è un pericolo per l'Italia». Casini lo sfida «a un confronto pubblico, preferibilmente a Napoli». Lo criticano Di Pietro e
Europa, il giornale della Margherita. Caldarola, implacabile: «Non riesce a prendere sul serio neppure le tragedie. E' ilare. Come quelli che si danno di gomito e ridono ai funerali».
In effetti, Pecoraro fu fotografato sorridente in chiesa, nel maggio 2006, al funerale di tre caduti a Nassiriya. Una specie di maledizione. Mentre, la notte del 23 settembre scorso, a New York Prodi e D'Alema concordavano il blitz per liberare gli agenti segreti in mano ai talebani, nello stesso grattacielo lui veniva beccato dall'inviato del Corriere
Maurizio Caprara «in uscita dal 27˚ piano dell'hotel Millenium, dove c'è una cinematografica piscina sospesa tra le luci della Grande Mela». Anche in occasione dell'emergenza rifiuti, il ministro dell'Ambiente è stato sfortunato. Un capro espiatorio. «Iniziamo a smaltire questi due» titola Il Giornale sopra la foto di Bassolino in giacca e cravatta e di Pecoraro descamisado. Ma, se il governatore ha forse responsabilità più gravi, la sua caduta ha un'aura di grandezza, viene ricondotta al filone delle tragedie napoletane, è raccontata come un Rinascimento tradito; Pecoraro viene liquidato, certo ingiustamente, come un epigono minore di Mario Merola.
Un poco è anche colpa sua. L'uomo che ora vuol muovere l'esercito, sino a poco fa capeggiava o difendeva le truppe avverse. «Insieme ci siamo battuti come leoni» si inteneriva Tommaso Sodano, battagliero parlamentare di Rifondazione. No agli inceneritori. No al decreto del governo per istituire quattro nuove discariche. No in particolare alla discarica di Serre («ma era vicina a un'oasi del Wwf! E poi ho trovato un'alternativa, a Macchia Soprana! » si difende Pecoraro). No alle cariche per liberare i blocchi stradali (era il maggio 2007: «Amato sbaglia, si torni al dialogo»). E poi: no al vertice Nato a Napoli. No al fumo nei parchi napoletani, se nel raggio visuale del fumatore compaiono bambini o donne incinte (non sarà eccessivo in una città avvelenata dall'immondizia?
«Macché; il divieto coniuga ambiente e tutela della salute »). Ancora: no agli ogm. No all'intervento italiano in Afghanistan nel 2001. No ovviamente al ponte sullo Stretto e al tunnel della Valsusa. Ma no pure alla pesca del tonno rosso e all'albero di Natale («basta tagliare abeti; meglio quelli sintetici, oppure il presepe. Napoletano»).
«Bello, moro e dice sempre no» titolò La Stampa. Eppure di sì ne ha detti molti. Sì alla nomina a «patrono del pesce azzurro» del neomelodico Gigi D'Alessio, e a subcomissario per i rifiuti di Claudio De Biasio, prontamente arrestato («veramente mi ero limitato a inserirlo in una rosa di nomi...»). In Parlamento si è battuto per la creazione del museo del mandolino, di una lotteria da abbinare al festival di Sorrento, di una cattedra di agraria a Cassino. E poi per il contratto degli operatori shiatsu, in difesa dei pit-bull, contro la sparizione dei gelati Algida nel Napoletano, «forse a opera della camorra». Suggerì di adottare in blocco le pecore sarde e di proclamare la pizza «patrimonio dell'umanità». «Sono ecologista fin dal liceo classico - spiegò - . Se si fa il bagno a via Caracciolo è merito nostro! E siamo stati noi, attraverso il ministro verde Gilberto Gil, a ottenere che il Brasile votasse in favore dei grandi cetacei!». Contestato è invece il noto episodio della visita da ministro dell'Agricoltura alla fattoria modello: «Che bella mucca!». Era un toro. Lui però nega: «Non è vero. E poi uno mica si china a controllare...».
La grande fama venne con il coming- out, provocato da un memorabile corteo pre-Gay Pride sotto il ministero («Pecoraro vieni giù/ che sei frocio pure tu»). Lui la prese bene, e ammise la sua bisessualità. «Sono quelle cose che si dicevano a sedici anni, così, per fiutare un po' l'aria» scosse il capo Nichi Vendola. Poi Pecoraro precisò: «Sono un uomo mediterraneo che sente in sé la tradizione greco-romana». Infine, a Vanity Fair: «Da quando sono uscito allo scoperto, con le donne acchiappo di più». Marina Ripa di Meana assentì: «Aspetto epico da ragazzo di vita pasoliniano; riccetti neri, occhi malandrini, parola abrasiva; dopo mezz'ora, il più delle volte si è diventati amiconi di Pecoraro Scanio». Ha cantato a Sanremo, ballato a Furore, fatto un coro con Alessandra Mussolini da Costanzo. Si è anche esibito con Aida Yespica al Bagaglino; come quasi tutti i politici, però. Originale fu invece la torta per il compleanno di Tangentopoli, offerta davanti a Montecitorio con al posto della ciliegina un paio di manette; seguì festa al Gilda on the Beach, con Pecoraro che saliva su un cammello incitando: «Ad Hammamet!».
Suo il primato di dichiarazioni all'Ansa: 2627, come da complesso calcolo aggiornato a tre anni fa. Nella classifica di Porta a Porta, invece, è secondo: con oltre cinquanta apparizioni, tallona Bertinotti. «E' che io funziono si è schermito lui - . Dicono che sia vanitoso; è vero, ma a modo mio. La mia vanità non è nell'apparire; è nel persuadere. Conquistare le anime e le intelligenze, vedere l'interlocutore battuto, l'ascoltatore sedotto: ecco la mia vanità». «Il fatto è - tagliò corto Vespa - che mentre altri fanno i difficili, ogni volta che invito Pecoraro, lui viene sempre».
Pubblicato da
Redazione
alle
15:13:00
Etichette: ambiente, centrosinistra, governo, ministri, napoli, salute, sinistra arcobaleno, spazzatura, verdi
domenica 6 gennaio 2008
«Processo» a Bassolino. «La rinascita? Mai vista». Gli intellettuali: solo tentativi, ora è paralisi.
Macry: all'inizio ci furono degli spunti, subito però si è ricostituito il potere politico. Parrella: noi ragazzi eravamo esaltati.
(Corriere della Sera) Passo dopo passo. I cento fatti. Parole chiave del «Rinascimento napoletano ». Lo slogan che accompagnò, nel '93, l'elezione di Antonio Bassolino a sindaco. Alle spalle Tangentopoli. Davanti, una speranza per Napoli. E lui, il primo cittadino, che divenne in poco tempo simbolo di rivincita per una città abituata a tutto. Persino al colera. Oggi, Napoli nel mondo è paragonata, in senso dispregiativo, a Calcutta. E le teste pensanti della città si chiedono: dove si è sbagliato? «È stato tutto un grande equivoco », spiega disincantato lo scrittore Ermanno Rea. Per l'autore di Mistero napoletano «fu un momento di euforia, poi deformata da quella parola insulsa: rinascimento. I politici ci hanno marciato. Anche Bassolino. Che incarnò un ruolo quasi taumaturgico, e invece di rivoltare la città come un calzino si preoccupò solo di rassicurare. Oggi? Ha responsabilità, ma le sue dimissioni sarebbero inutili. Napoli è una questione italiana, da risolvere a livello nazionale».
«Il Rinascimento napoletano veniva dopo il vuoto pneumatico », racconta lo storico Paolo Macry. «E all'inizio ebbe una serie di spunti: l'arte contemporanea, la metropolitana, il pragmatismo dei piccoli passi. Ma non poteva durare a lungo. E poi sono successe due cose: si è ricostruito il potere politico stordito da Tangentopoli, e si sono arenati i grandi progetti infrastrutturali. Bassolino, ottimo politico, ha rivelato le sue incapacità gestionali. E molti gli si sono asserviti per quattro soldi. Risultato: come il terremoto per Valenzi, i rifiuti per Bassolino hanno messo a nudo il re. Cosa serve? Penso a un governo di unità regionale».
Chi davvero non si stupisce della situazione è il filosofo Aldo Masullo, che pure dal '92 al 2001 è stato parlamentare ds: «A questa guerra dell'immondizia messa in atto dalla camorra si sarebbe dovuto opporre un progetto politico forte. Non è avvenuto. Le istituzioni, tutte, sono rimaste inerti. Bassolino, politico valente, si è isolato senza mai dialogare con i cittadini. È diventato solo un idolo cui tributare sottomissione ed esaltazione. Ma la decadenza non è tutta colpa sua. Il fallimento del Rinascimento napoletano è stato causato da una borghesia mediocre. E adesso, parafrasando Troisi, credo che ognuno debba ricominciare da se stesso». Biagio De Giovanni, filosofo ed esponente di spicco del Pci, Pds, poi Ds, è stato tra le voci critiche, in questi anni. Oggi cerca soprattutto di non sparare a zero, in un momento in cui sembra essere diventato lo sport nazionale, su Bassolino: «Il Rinascimento fu un momento di speranza nato dalla forza di un leader e da un vuoto politico. Bassolino nella sua prima fase ha migliorato l'immagine pubblica della città, ma poi ha preso una deriva monocratica di personalizzazione del potere. Creando un sistema che per nutrirsi aveva bisogno di consenso, e di separarsi dalle forze vitali della città. Stop a dibattiti pubblici e critiche. Fallimento dei grandi progetti, ad esempio Bagnoli. Con una borghesia silente e asservita. Le responsabilità però oggi sono di tutti, anche di Iervolino e di partiti come Verdi e Prc. La città è avvilita. Serve un gesto di discontinuità».
Quando Bassolino lanciò il suo «passo dopo passo», lei aveva vent'anni. «Noi ragazzi eravamo esaltati — dice la scrittrice Valeria Parrella —. Il Rinascimento incarnava la speranza. Adesso, invece, sono incazzata. Ognuno dei nostri politici di notte dovrebbe riflettere e sentire il dovere di dimettersi per aver fallito. Noi come Calcutta? No, peggio. Continuo a scrivere di Napoli (il prossimo romanzo, Lo spazio bianco, esce il 22 gennaio, ndr) proprio per esorcizzare la consapevolezza che nulla, in questi dieci anni, è davvero cambiato». Mentre il filosofo Roberto Esposito, pur prendendo le distanze «dall'enfasi che accompagnò il cosiddetto Rinascimento », ammette «che un miglioramento sicuramente ci fu. Poi la realtà ha avuto la meglio. Errori Bassolino ne ha fatti, ma non credo che le sue dimissioni risolverebbero qualcosa. Ora il problema è risolvere l'emergenza, prima che scoppi una guerriglia civile. Mentre a Iervolino dico di smetterla con il suo atteggiamento ingeneroso ».
Gerardo Marotta, fondatore dell'Istituto italiano per gli studi filosofici, ha analizzato a fondo il problema rifiuti. A tal punto da gridare «al complotto. Il vero colpevole di questa apocalisse non è ancora venuto fuori. È colui che ha impedito la raccolta differenziata, e ha "venduto" a quegli ingenuotti dei politici la storiella di quanto fa bene il termovalorizzatore. E invece i migliori scienziati hanno spiegato che produce sì meno diossina, ma molte più nanoparticelle. Parole al vento. Lo stesso vento che ha cancellato il Rinascimento napoletano».
Pubblicato da
Redazione
alle
12:12:00
Etichette: centrosinistra, giovani, malgoverno, napoli, partito democratico, spazzatura
sabato 5 gennaio 2008
Gay a Napoli: ci resta solo la monnezza!

Pubblicato da
Redazione
alle
16:16:00
Etichette: centrosinistra, napoli, polemiche, politica, questione omosessuale, spazzatura, unioni civili
venerdì 4 gennaio 2008
Napoli. Manichini impiccati nella guerra della discarica.
(La7) La macabra protesta contro il governatore Bassolino e il sindaco Iervolino nel centralissimo corso Umberto I.
---
Pubblicato da
Redazione
alle
21:08:00
Etichette: centrosinistra, napoli, polemiche, politica, proteste, spazzatura











My StumbleUpon Page








