(River-blog) Questa perla di saggezza arriva da una rivista araba, “Al-Salam”, diffusa nei ristoranti e nei locali pubblici di Berlino. In un articolo, dal titolo “Il batterio che mangia la carne”, si sostiene che chi dà la mano ad un gay, rischia di prendersi qualche brutta malattia. Per sostenere tale tesi, vengono anche pubblicate foto di malattie alla pelle. Di fatto, tutti i gay sarebbero portatori di un batterio: ai musulmani, quindi, viene consigliato di non dar loro la mano. L’articolo non è passato inosservato, e l’associazione Lsvd, che si batte per i diritti dei gay, si è rivolta alla polizia. “Abbiamo presentato una denuncia, perché si tratta di un crimine”, ha detto il portavoce dell’associazione. La polizia, adesso, dovrà valutare se procedere per diffamazione o istigazione all’odio.
domenica 17 agosto 2008
“La stretta di mano ad un gay è contagiosa”.
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02:38:00
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Tel-Aviv, crescita economica e turismo gay.
(Daniele Stefanoni - Babilonia) Secondo una indagine condotta dal portale francofono di turismo glbt TouristiquementGay, Israele con la sua capitale Tel Aviv hanno scoperto i vantaggi del turismo gay-lesbo e stanno diventando sempre più attrattivi per questo specifico settore di pubblico.
Secondo Thomas Roth, presidente di Community Marketing, i turisti omosessuali rappresentano ormai circa il 10% del turismo totale verso Israele, con crescite esponenziali di anno in anno se si tiene conto che solo 10 anni fa erano solo poche centinaia. Tra le tipologie più frequenti, spiega David Katz, agente di viaggio di Gerusalemme intervistato dal portale di viaggi, sono soprattutto cristiani evangelici i gay che scelgono Israele per le vacanze.
Resta tuttavia ancora molto difficile la presenza omosessuale in senso lato, come gli scontri occorsi durante l’ultimo Gay Pride tra dimostranti e oltranzisti religiosi hanno dimostrato.
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02:31:00
Etichette: integralismo religioso, israele, omosessualità, turismo, viaggi
giovedì 14 agosto 2008
Canada. Condannato pastore battista per omofobia,
(Icnnews) Il Tribunale dei Diritti Umani di Alberta, Canada, ha condannato il pastore battista Stephen Boissoin ad una multa di 5.000 dollari più altri 2.000 per spese processuali per una lettera pubblicata nel Red Deer Advocate nella quale denunciava e paragonava l'attivismo dei gay nelle scuole pubbliche alla "prostituzione e pedofilia". Un attivista dei diritti umani ha giudicato la lettera offensiva ed ha presentato un esposto alla Commissione dei Diritti Umani dell'Alberta. Per il giovane pastore battista la multa è l'ultimo dei mali di un verdetto che non era inteso come una punizione ma come "un rimedio per migliorare gli effetti della discriminazione fin dove è possibile e per denunciare le azioni che erano il soggetto della querela volta ad essere uno strumento di educazione e si spera di prevenzione di simili azioni nel futuro".
Ad The Interim, il blog che ha pubblicato la notizia, il pastore Boissoin ha assicurato che il tribunale non riuscirà a tappargli la bocca.
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11:57:00
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mercoledì 30 luglio 2008
A Fano un prete omofobo lancia anatemi contro coppia gay.
Sabato scorso, intorno alle 17, a Fano, a quanto riferisce un articolo apparso su Il Messaggero di ieri, il parroco della chiesa di San Giuseppe al Porto, nel corso della celebrazione che vedeva unirsi in matrimonio una coppia fanese, avrebbe lanciato anatemi contro una coppia di omosessuali – Fausto ed Elvin – ben nota nella cittadina, che nei giorni scorsi aveva annunciato, attraverso una radio locale, di voler convolare civilmente a nozze il prossimo 16 agosto in Olanda, a Schiedam, paese originario di uno dei due. Il parroco avrebbe più volte fatto i nomi e cognomi dei due promessi sposi omosessuali, nonché rivelate le loro qualifiche professionali: dj animatore il primo, dirigente dei servizi educativi del Comune di Fano il secondo. “E a costui dovremmo affidare l'educazione dei nostri figli?” ha sentenziato il sacerdote, riferendosi proprio a quest’ultimo, davanti ai due sposi eterosessuali e alla platea incredula di invitati. “Ciò che è avvenuto a Fano è ovviamente sintomatico del clima di omofobia e ignoranza che offusca la Chiesa cattolica,” dichiara Sergio Rovasio, segretario dell’associazione radicale Certi Diritti “e il voler alzare il dito da un altare contro due persone che hanno il diritto come chiunque altro di amarsi – e di vedere riconosciuta la loro unione in un Paese più civile dell’Italia – dimostra come sia ormai inesistente negli uomini di Chiesa lo spirito dell’accoglienza e della fratellanza nei confronti di tutti gli individui, indipendentemente dalla loro condizione sociale o personale. A Fausto ed Evin” continua Rovasio “manifesto tutta la solidarietà dell'associazione radicale Certi Diritti, nonché la nostra piena disponibilità a essere al loro fianco se i due ragazzi vorranno chiedere la trascrizione del loro matrimonio in Italia, avviando una procedura giudiziaria per il riconoscimento di un diritto legittimo e fondamentale, sancito dalla nostra Costituzione”.
Associazione Radicale Certi Diritti
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20:26:00
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Arabia Saudita: 55 arresti in blitz della polizia religiosa ad una festa gay.
Con un vero e proprio blitz militare la polizia religiosa saudita, affiancata da forze di sicurezza, ha posto fine la scorsa notte a un festa gay che si sarebbe svolta a Sihat, nella provincia di Qatif. Secondo quanto riferisce la Tv satellitare 'al-Arabiya', nel corso dell'operazione sarebbero stati fermati 55 giovani, fra cui due ragazzi che al momento del blitz si stavano esibendo su un palco ballando truccati da donne. La polizia saudita ha precisato tuttavia che dalla perquisizione della fattoria non sarebbero emersi materiali proibiti dalla sharia come ad esempio alcol e droga. Un analogo blitz, compiuto piu' di un mese fa in un'altra fattoria della stessa zona, aveva portato all'arresto di 21 persone accusate di omosessualita', tutte appartenenti alle comunità filippine e pakistane, con l'eccezione di quattro cittadini sauditi. La festa era stata organizzata in occasione del compleanno di un componente del gruppo: in quell'occasione la polizia religiosa aveva trovato alcolici e sequestrato abiti e trucchi femminili.
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17:57:00
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lunedì 28 luglio 2008
Parole molto pesanti di Mons. Sgreccia sulle adozioni gay: "E' un abominio per la ragione prima ancora che per la fede".
(AdnKronos) "E' un abominio per la ragione prima ancora che per la fede. Le adozioni a single e coppie di fatto violano il diritto naturale e sono il cavallo di Troia per consentire ai gay di adottare bambini". Lo afferma in un'intervista a 'La Stampa' il presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita Elio Sgreccia, dopo la proposta dell'esponente del Pdl Alessandra Mussolini di estendere il diritto d'adozione anche a single e coppie di fatto.
"Consentire per legge ai single e alle coppie di fatto di diventare genitori adottivi - dice mons.Sgreccia - e' il modo per aprire la strada all'adozione da parte delle coppie gay. Sappiamo bene che queste cose sono legate. Il primo livello e' dire si' all'assegnazione dei figli ai conviventi eterosessuali, pero' si sa che queste coppie di fatto evitano sia di adottare bambini sia di avere figli naturali finche' non hanno definito il loro status. In realta' l'obiettivo e' un altro. Cio' che si va cercando di legittimare e' un altro strappo: dare stabilita' formale alle coppie gay, conferendo anche la facolta' di adottare bambini. E' un modo palese per scardinare il fondamento della legge naturale.
Un'operazione contro tutti i riferimenti sia del diritto sia della natura, un cedimento che porta a scivolare verso violazioni ulteriori".
"Lo Stato - spiega inoltre Monsignor Sgreccia - ha l'obbligo di assicurare il contesto migliore all'adozione, invece una coppia di fatto non ha stabilita' a prescindere dai figli, quindi non puo' dare le sicurezze richieste ai genitori adottivi. Inoltre - aggiunge- le domande di adozioni sono talmente tante che e' irrazionale ampliare la normativa". Quanto ai single il presidente della Pontificia Accademia della Vita parla di "deficit di complementarita'" riferendosi alla "necessita'", per lo sviluppo del minore, 'di un'identificazione con il padre e la madre e di superarle entrambe per maturare una personalita' autonoma".
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18:54:00
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"Uccidere per Allah è giustificato", lo pensa uno studente islamico su tre.
Sondaggio nelle università inglesi: 4 musulmani su 10 vivrebbero sotto la Sharia. Predicatori omofobi e antisemiti hanno parlato liberamente al Queen Mary College. A dicembre, uno speaker identificato come Abu Mujahid ha incoraggiato gli studenti musulmani a condannare i gay perché "Allah odia" l'omosessualità.
(La Repubblica, nella foto il Queen Mary College di Londra) Uccidere nel nome di Allah e dell'Islam è giustificato. Lo sostiene circa un terzo degli studenti islamici che frequentano le università britanniche. Il quaranta per cento di loro giudicherebbe inoltre condivisibile inoltre l'inserimento deli codici della sharia, la legge islamica nella legislazione britannica. Il sondaggio, condotto nel Regno Unito da Yougov per il Centro di coesione sociale, è ripreso oggi dal quotidiano britannico Times, che esprime preoccupazione per la diffusione del radicalismo nei campus. "Un numero significativo di studenti crede in valori che cozzano con quelli democratici", ha detto Hannah Stuart, tra i curatori il sondaggio: "Questi risultati mettono in grave crisi coloro che sostengono che l'estremismo è assente nelle università britanniche". Dal sondaggio è emerso inoltre che il 40 per cento degli studenti musulmani considera inaccettabile che donne e uomini musulmani si frequentino liberamente. Il 25 per cento di loro dice di non avere alcun rispetto per i gay, una percentuale superiore fra gli uomini musulmani (32 per cento); fra i non musulmani la percentuale è del 4 per cento. Uno studente islamico su tre è a favore della creazione di un califfato, o di uno stato islamico, globale. La ricerca rivela anche che il 55% degli studenti non musulmani ritiene che l'Islam sia incompatibile con la democrazia. Circa uno su 10 ha "poco rispetto" per i musulmani. "La soluzione - spiega Anthony Glees, professore alla Buckingham University - è smetterla di parlare di diversità e concentrarci sull'integrazione e sull'assimilazione".
Oltre al sondaggio vero e proprio, condotto su 1.400 studenti musulmani e non, gli autori della ricerca hanno visitato 20 università e parlato con studenti e professori. Tra l'altro è emerso che regolarmente predicatori islamici pronunciano sermoni con parole di incitamento all'odio razziale, omofobici o antisemiti. In particolare, è stato monitorato il Queen Mary college, parte della London University. A dicembre, uno speaker identificato come Abu Mujahid ha incoraggiato gli studenti musulmani a condannare i gay perché "Allah odia" l'omosessualità; in novembre Azzam Tamimi, un sostenitore di Hamas che vive in Inghilterra, ha descritto Israele come "il più inumano progetto nella storia dell'umanità moderna". La situazione al Queen Mary College è ritenuta particolarmente grave, con una vera e propria "ghettizzazione" degli studenti islamici. Un portavoce del college ha dichiarato di essere a conoscenza delle visite dei predicatori, ma non del contenuto dei loro discorsi. "Chiaramente noi non possiamo associarci a simili punti di vista - ha detto -. Il problema è che il libero dibattito è parte integrante dello spirito della nostra università: è inevitabile che in qualche occasione il contenuto di certi interventi sia offensivo". Diversi terroristi si sono o sono stati convertiti all'estremismo nelle università britanniche. Si ritiene che Kafeel Ahmed, responsabile l'anno scorso dell'attentato suicida all'aeroporto di Glasgow, abbia subito il processo di "radicalizzazione" all'Anglia Ruskin University di Cambridge. I riscontri dello studio confermano, seppur amplificandoli, studi della polizia inglese dell'anno scorso, secondo cui, ad esempio, il 37 per cento - contro il 40 osservato ora - di tutti i giovani musulmani di età compresa tra i 16 e i 24 anni preferirebbero vivere in un sistema governato dalla sharia. Non tutti, però, sono d'accordo con le conclusioni della ricerca. Wes Streeting, presidente della Unione nazionale degli studenti, la condanna. "Questo disgustoso 'report' riflette i pregiudizi della cultura di destra che l'ha progettato - ha detto - non certo il punto di vista dei musulmani inglesi. Ha coinvolto appena 632 studenti islamici, ai quali sono state fatte domande vaghe e fuorvianti, e le risposte sono state interpretate altrettanto male".
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venerdì 18 luglio 2008
Uruguay. Il senato da il via libera alle adozioni gay. A solito polemiche dei cattolici.
Immediate le polemiche della Chiesa e dei partiti conservatori.
(Ansa) Il Senato dell'Uruguay ha approvato un progetto di legge che apporta delle modifiche al codice dell'infanzia e adolescenza permettendo alle coppie omosessuali di accedere alle procedure di adozione.
Decisivi i voti dei senatori del partito governativo Frente Amplio: su 25 presenti - il Senato e' composto da 30 membri - in 17 si sono espressi a favore dell'iniziativa.
Il disegno di legge, che concede solo all'Istituto del bambino e dell'adolescente dell'Uruguay (Ibau) la possibilita' di intervenire nel processo di adozione, passa ora al vaglio della Camera che lo esaminera' nei prossimi giorni.
Immediate le repliche della Chiesa e dei partiti conservatori. In dichiarazioni al quotidiano Ultimas Noticias il presidente della Conferenza episcopale dell'Uruguay (Ceu), mons.
Luis del Castillo, ha definito la modifica al codice dell'infanzia 'non ragionevole da qualsiasi punto la si guardi, perche' rispetto al ristretto numero di bambini in attesa di essere adottati la lista di persone sposate che aspettano di farlo e' molto lunga'.
Da parte sua il senatore di Alianza Nacional, Carlos Moreira, ha evidenziato il pericolo che un bambino 'cresciuto da genitori dello stesso sesso possa considerare questa unione come qualcosa di normale'.
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venerdì 11 luglio 2008
Anglicani. Vescovo Sydney: no preti gay e donne vescovo.
(Apcom) Siamo contrari alle donne vescovi ed è inaccettabile che omosessuali praticanti diventino preti": è netta la posizione del vescovo anglicano di Sydney, il reverendo Robert Forsyth, che proprio la prossima settimana incontrerà Papa Benedetto XVI, in occasione della sua visita in Australia per la Giornata Mondiale della Gioventù.
"Qui a Sydney non ci sono donne preti o vescovi, e siamo totalmente contrari. Così come diciamo no agli omosessuali dichiarati. È inaccettabile - dice in una intervista ad Apcom - che omosessuali praticanti diventino preti". Il reverendo Forsyth è appena tornato da una conferenza che si è svolta a Gerusalemme intitolata 'Global Anglican Future Conference', un convegno organizzato da oltre 280 vescovi per protestare contro la presenza, alla "Lambeth Conference", di presuli liberali americani favorevoli alle ordinazioni e alle unioni gay.
"Noi boicottiamo la Lambeth Conference - prosegue Forsyth - proprio per la questione degli omosessuali. Alcuni membri della Chiesa anglicana ammettono preti omosessuali che praticano, ma questo per noi è contro Cristo. È immorale, è contro ciò che vuole Cristo".
Proprio in questi giorni stanno arrivando in Inghilterra molti dei vescovi anglicani che dal 16 al 31 luglio parteciperanno alla 'Lambeth Conference', la riunione di tutti i primati anglicani del mondo che si svolge ogni 10 anni a Canterbury, sede storica dell'arcivescovo di Canterbury. La Conferenza si svolge quest'anno in un clima estremamente delicato e a una settimana dalla decisione presa dal Sinodo Generale della Chiesa di Inghilterra di avviare l'iter per ammettere all'episcopato le donne
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mercoledì 9 luglio 2008
In Dubai sorpresa a fare sesso in spiaggia una giovane britannica rischia 6 anni.
La managera licenziata anche dalla casa editrice per cui lavorava. La donna, Michelle Palmer, 30 anni, arrestata dalla polizia, mentre ubriaca, era in intimità con un uomo.
(Guido Santevecchi - Il Corriere della Sera) Una giovane manager britannica impiegata a Dubai è stata arrestata sulla famosa spiaggia di Jumeirah dove un poliziotto l’aveva scoperta «in atteggiamento inopportuno con un uomo».
Ora secondo i giornali inglesi rischia sei anni di carcere con le accuse di relazione sessuale al di fuori del matrimonio, oltraggio al pudore, ubriachezza in pubblico, resistenza ad agente di polizia.
LA VICENDA - La signorina, Michelle Palmer, 30 anni, lavorava per una casa editrice che l’ha subito licenziata, senza attendere l’esito del processo, con un comunicato che è una condanna: «Dubai e gli Emirati Arabi Uniti offrono un’accoglienza tollerante, sicura, liberale e proficua per milioni di lavoratori stranieri... a seguito di questo incidente che viola i valori morali e culturali del Paese la società ha rescisso il rapporto di lavoro con Miss Palmer». Un’amica della britannica ha cercato di difenderla, descrivendola come «una ragazza gentile e piacevole che ha fatto solo un grosso errore». Michelle Palmer aveva partecipato a un party con colleghi della comunità straniera a Dubai (sono circa 100 mila i residenti britannici nell’Emirato e sono circa un milione i turisti che ci vanno in vacanza). Chi c’era ha riferito che si era bevuto molto, in particolare champagne gelato e la festa era andata avanti per molte ore. Poi c’era stata una passeggiata sulla spiaggia. Le effusioni. L’intervento della polizia. Una mezza rissa. L’arresto. «Dio solo sa come si dev’essere sentita quando si è trovata in cella, dopo che le era passato l’effetto dello champagne», ha detto l’amica. Anche il partner, di cui si conosce solo il nome di battesimo Vince, è stato arrestato e rischia la stessa pena, come ha confermato la rappresentanza diplomatica britannica a Dubai.
REATO GRAVE - Fare sesso in luogo pubblico è un reato grave a Dubai. Anche l’uso di alcol è una faccenda seria. Ma l’accusa più seria, a quanto pare, è quella di aver consumato il reato sessuale al di fuori del matrimonio. Il conto delle pene varia tra i tre mesi e i sei anni, a seconda della severità del magistrato. La storia occupa la prima pagina del Sun, tabloid da tre milioni di copie al giorno che accompagna i vacanzieri del Regno Unito ovunque nel mondo. E per la verità il titolo non è particolarmente solidale con la compatriota: «Boozed-up brunette banged up for bunk-up on beach in Dubai», che significa più o meno «Brunetta ubriaca arrestata per aver avuto un rapporto sessuale sulla spiaggia». La cronaca riferisce anche che secondo l’imputazione la signorina «ha dato del "fucking muslim" al poliziotto locale e ha cercato di colpirlo con una scarpa dal tacco alto». Ripresa dal Daily Mail, tabloid da più di due milioni di copie con una certa vena xenofoba, la storia ha un titolo più patriottico: «British businesswoman faces 6 years in jail». La brunetta torna ad essere signora in carriera e merita di essere difesa dalla dura e repressiva legge araba. Ma nell’edizione online del Mail i commenti dei lettori sono divisi: «Non merita la nostra simpatia, era in un Paese sovrano che ha le sue leggi e le fa rispettare, a differenza di quello che succede in Gran Bretagna»; «Lavorava lì, doveva conoscere la loro legge»; ma anche «Da quei posti vengono a vivere da noi e vogliono imporre le loro leggi islamiche, poi non accettano che noi viviamo secondo le nostre abitudini quando andiamo a lavorare a Dubai» e «Ecco che cosa succede si si va a vivere o in vacanza nel quattordicesimo secolo di Dubai».
I cattolici rimangono divisi sui profilattici. Ma nel 2000 dopo la GMG ritrovati migliaia di profilattici usati.
(Peter Mayer - Brisbane times via Italia vista dall'estero) La leggenda narra che i netturbini di Roma abbiano fatto una scoperta sorprendente al termine della Giornata Mondiale della Gioventù del 2000.
Centinaia di migliaia di giovani cattolici erano accorsi nella capitale italiana per partecipare alle celebrazioni culminate con la messa presieduta da Papa Giovanni Paolo II. Quando l’evento terminò, i netturbini setacciarono i rifiuti lasciati sul campo trasformato da migliaia di partecipanti in un gigantesco campeggio per la settimana di festa religiosa. La loro scoperta: migliaia di profilattici usati.
I critici della visione dottrinale del controllo delle nascite e del sesso al di fuori del matrimonio - che considera peccato usare il profilattico - hanno brandito la notizia in trionfo. Era la prova, secondo i critici, che molti giovani cattolici si stavano liberando di quegli aspetti della propria fede considerati reazionari, tanto facilmente quanto dello stigma verso i profilattici.
Rappresentanti della Diocesi di Roma, il cui vescovo è il papa, hanno negato furiosamente la notizia. L’hanno definita una “leggenda metropolitana” e hanno accusato i media di “fabbricare prove” riferendosi alle immagini che accompagnavano i servizi televisivi.
Per certi aspetti, la disputa continua ancora oggi in Italia.
Emma Bonino, ex ministro e leader dell’ultra secolare Partito Radicale, vi ha fatto riferimento molte volte durante le campagne - per ora infruttuose - per il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto e omosessuali. I politici cattolici che si oppongono a questa legge, sulla base del fatto che andrebbe contro all’”eredità religiosa” del paese, sono colpevoli della stessa ipocrisia che affligge coloro che hanno deciso di ignorare il campo di Tor Vergata tappezzato di profilattici, ha detto la Bonino. Sebbene la contraddizione sottolineata dalla Bonino e da altri forse non stupisca poi molto, trattandosi dell’Italia, un paese dove il 90% della popolazione si definisce cattolico.
La nudità dominava l’arte del Rinascimento in un’era in cui gran parte del paese era direttamente governata dagli stessi papi responsabili anche della maggior parte delle commissioni di quelle sculture e affreschi. Oggi, ballerine succinte sono una routine nelle tribune televisive assieme ai politici democristiani. Sembra che la Chiesa Cattolica riesca, nel suo paese natale, a coesistere con la sessualità esplicita, per lo meno a un livello superficiale. A livello più sostanziale c’è il fatto che gli italiani hanno uno dei tassi di nascita più bassi del mondo, il che indica che per la maggior parte di loro il sesso è un atto separato dai fini strettamente legati alla procreazione all’interno del matrimonio come definito dal Vaticano.
Questo a dispetto dell’enciclica del 1968 di Papa Paolo VI, che etichettava la contraccezione come un peccato grave, opinione ribadita da Papa Giovanni Paolo II. Tuttavia, problemi moderni come l’AIDS hanno posto nuove sfide al divieto della chiesa sui profilattici, specialmente nei casi in cui l’infezione del virus minaccia persone che altrimenti vivrebbero seguendo le direttive vaticane di mantenere il sesso dentro i confini del matrimonio. Un esempio citato frequentemente riguarda il caso di un partner, colpito dall’infezione durante una trasfusione di sangue, che rischia di contagiare l’altro attraverso un rapporto non protetto.
Giovanni Paolo fu irremovibile, applicando anche in questo caso lo stesso precetto che il Vaticano prevede in caso di sesso al di fuori del matrimonio: astinenza totale.
Sorprendentemente, data la sua reputazione conservatrice, Papa Benedetto XVI ha commissionato, al principio del 2006, uno studio sull’uso dei profilattici nella battaglia contro l’AIDS, alimentando le speranze di molti, incluso organizzazioni sanitarie che operano nelle zone maggiormente colpite dell’Africa, che il divieto della Chiesa sarebbe stato tolto. Due anni dopo, non sembra che le cose siano destinate a cambiare.
Tale situazione ha provocato le proteste degli attivisti che si sono organizzati per distribuire profilattici gratis ai partecipanti della Giornata Mondiale della Gioventù 2008, che si svolge a Sidney dal 15 al 20 luglio. Sacrilegio ancor peggiore, per alcuni osservatori cattolici, sarebbe la decisione di alcuni bordelli di Sidney [dove la prostituzione è legale, N.d.T.] di reclutare personale extra prevedendo buoni affari durante l’evento.
Papa Benedetto ha fatto riferimento all’AIDS in incontri avuti recentemente con ambasciatori africani alla Santa Sede, ma non ha lasciato trasparire alcuna intenzione di modificare la posizione sui profilattici.
Ha detto loro che la Chiesa avrebbe “continuato ad assistere coloro che soffrono di AIDS e le loro famiglie.” Ma il pontefice ha anche detto che, mentre la medicina e l’educazione hanno un ruolo nel combattere la malattia, “la condotta sessuale promiscua è la radice di molti mali morali e fisici e deve essere sconfitta con la promozione di una cultura di fedeltà matrimoniale e integrità morale.”
Sphere: Related ContentEgitto: approvata la legge contro l’infibulazione, ma la pratica non scompare.
Fuori legge. La madre di Rania esce di scena, lasciando soli i giovani sposi, avvolti nella penombra del loro nuovo rifugio. Ha consegnato sua figlia e adesso non le resta che mostrare al villaggio la garza macchiata di sangue. Le urla delle donne esplodono all’improvviso e la festa ha inizio. Forse non ci capiterà più di ascoltare i ricordi sconvolgenti di queste donne davanti ad una tazza di tè alla menta. Perché di fatto questi fatti, “legalmente”, non potranno più esistere. Il 7 giugno scorso il Parlamento egiziano ha approvato la nuova legge contro l’infibulazione, una lunga battaglia che ha visto i Fratelli Musulmani osteggiare il governo. Con infibulazione, o “Mgf” (mutilazione genitale femminile), s’intendono le mutilazioni dei genitali femminili praticate in molti Paesi in forme più o meno estreme: dalla cliteridectomia parziale o totale (un semplice taglio della punta del clitoride o l’asportazione del clitoride con taglio totale o parziale delle labbra) fino, a volte, all’infibulazione propriamente detta: la cucitura della vulva, con l’apertura di un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale. La donna diventa quindi un oggetto sessuale incapace di provare piacere, ha difficoltà a partorire e può contrarre infezioni. La sua verginità è garantita. Viene consegnata solo al futuro sposo, che se n’assicura durante la prima notte di nozze.
Nel 2005 il più grande quotidiano in lingua araba, l’egiziano Al-Ahram, dedica un dossier fortemente critico nei confronti della mutilazione genitale e dimostra l’infondatezza di tale pratica in base alle fonti islamiche classiche (il Corano e i detti del Profeta). Lo scorso anno la morte di una giovane donna, alla quale era stata praticata la Mgf per soli 8 euro, ha spinto il Ministero della Salute egiziano ad emanare un decreto che dichiarava illegali le mutilazioni genitali in tutti gli ospedali e nelle cliniche private del Paese. Dopo un ennesimo incidente avvenuto qualche settimana fa, in cui ha perso la vita un’altra adolescente, il Parlamento è stato costretto a studiare una linea più dura. In base alla nuova legge, l’escissione è punibile oggi con una pena da 3 mesi a 2 anni di reclusione o con una multa compresa fra mille e 5 mila Lire egiziane (118-590 euro). Da un lato la legge vieta e sanziona chi la infrange, dall’altro però prevede un cavillo, un’eccezione: la Mgf può essere applicata in caso di “necessità medica”. Un passo in avanti e uno indietro.
La testimonianza della ginecologa egiziana. Dice a Panorama.it Emma Bonino, da tempo impegnata nella battaglia contro la circoncisione femminile insieme alla diplomatica egiziana Moushira Khattab: “Francamente non mi preoccupa tanto il ‘cavillo’ quanto piuttosto che le leggi in Egitto, come spesso accade anche da noi, rimangano un po’ lettera morta”. Bonino si augura che la nuova legge venga difesa ed applicata, che anche le Ong continuino la campagna come “stiamo facendo noi un po’ in solitudine ” sottolinea “con NPWJ in Liberia, Eritrea, Djibouti”. Poi aggiunge “L’esempio egiziano ci aiuta!”
Casi di mutilazioni genitali arrivano anche in Italia con gli emigrati. Ce ne parla Mona Mansour, ginecologa egiziana che lavora all’ospedale S.Paolo di Milano. “La donna araba è cresciuta pensando che la sessualità fosse un territorio inavvicinabile” ci spiega. “È più un dovere che un piacere”. La dottoressa ci confessa di aver avuto delle richieste da quando lavora qui in Italia. “A chiedermelo sono generalmente le mamme, che hanno figlie e che non possono tornare in Egitto”. Ma lei si è sempre rifiutata. “La vedo come un’abitudine faraonica, dei tempi passati, quando si tentava di eliminare il senso di piacere alla donna per fare in modo che si concentrasse solo sui lavori pesantissimi di allora”. Poi conclude: “La donna è stata creata da Dio con il suo corpo, il suo clitoride e la sua vulva. La sessualità è una cosa che ci appartiene. Perché dovremmo eliminarla?”
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11:58:00
Etichette: discriminazioni, donne, egitto, integralismo religioso, islam, milano, sesso, sessualità
giovedì 26 giugno 2008
Israele. Senza incidenti e in migliaia al gaypride di Gerusalemme.
(Adnkronos) Con lo slogan "amore libero" migliaia di persone hanno partecipato oggi pomeriggio alla paragata del gay pride a Gerusalemme, che si e' svolta senza incidenti. I manifestanti sono partiti alle 16 dal parco Independence e hanno concluso la marcia al parco Liberty Bell. Un gruppo di attivisti di estrema destra, sostenuti dal sindaco di Gerusalemme Uri Lupoliansky, aveva chiesto di vietare il gay pride, ma l'Alta corte di Giustizia ha respinto l'istanza. Una manifestazione di protesta si e' tenuta in un'area ultraortodossa della citta' con centinaia di partecipanti. Ieri sera in diversi quartieri ultraortodossi sono stati bruciati cassonette della spazzatura per sottolineare il dissenso al gay pride. Questa e' la settima volta che a Gerusalemme si svolge una parata dell'orgoglio gay. Due anni fa l'estremista Yishai Schlissel feri' tre partecipanti a coltellate. Ora si trova in carcere dove sta scontando una condanna a 12 anni per tentato omicidio.
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22:07:00
Etichette: diritti, discriminazioni, ebrei, gaypride, integralismo religioso, israele
Oggi il Gay Pride a Gerusalemme.
Sarà un Gay Pride sotto stretta sorveglianza quello che si svolgerà oggi nel pomeriggio a Gerusalemme, dove sono stati inviati oltre 2.000 poliziotti per garantire la sicurezza.
L'annuale marcia, organizzata dal Jerusalem's gay and lesbian center, è stata autorizzata questa settimana dall'Alta corte di giustizia, dopo che l'amministrazione comunale si era opposta al suo svolgimento.
La Corte si è ripetutamente espressa in favore del corteo, nonostante l'opposizione dei rabbini e dei leader religiosi cristiani e musulmani, che vedono la parata come un abominio e un insulto ai valori biblici.
I sostenitori del corteo affermano che Gerusalemme, come simbolo di città universale e pluralista, è il luogo adatto a un Gay Pride che chiede tolleranza e rispetto.
Il corteo di oggi sarà leggermente più lungo di quello dello scorso anno: partirà da Independence Park per arrivare a Liberty Bell Park, dove ci sarà uno spettacolo serale che concluderà la manifestazione.
Come negli anni passati, la sicurezza sarà molto stretta, con 2000 agenti di polizia per le strade, sotto il comando del capo della polizia di Gerusalemme, Aharon Franco.
L' Eda Haredit ha deciso di astenersi da dimostrazioni contro la sfilata, minacciate fino alla vigilia, e questo dovrebbe ridurre la tensione. Negli anni passati, l'opposizione al corteo ha unito anche i grandi capi religiosi di Gerusalemme, in un raro esempio di accordo interconfessionale tra ebrei, cristiani e musulmani.
Gli abitanti di Gerusalemme sono divisi sul giudizio nei confronti della manifestazione, e le loro posizioni rispecchiano quella già viste in occasione del Gay pride di Roma, entrambe considerate come «città sante» in cui la presenza visibile di gay e lesbiche è «offesa alla vocazione religiosa».
Eppure giudizi positivi vengono dagli studenti dell'Università ebraica: «Il fatto che Gerusalemme sia una città religiosa, non significa che non debba permettere a tutti di esprimersi», dicono alcuni di loro. «Non capiamo perchè la gente si debba sentire offesa. Si tratta di una libera scelta».
lunedì 23 giugno 2008
Bologna, a pochi giorni dal gaypride scoppia il caso Caffarra.
L'Arcivescovo Caffarra al seminario dei medici cattolici. "I gay tradiscono la vera sessualità". "I rapporti omosex, pericolo sociale".
(Giovanni Panettiere - Il Resto del Carlino) A una settimana dal Gay Pride, l'arcivescovo Carlo Caffarra, intervenendo sabato al seminario dei medici cattolici di Brescia, s'interroga sull'origine della sessualità maschile e femminile e chiude le porte alle relazioni omosessuali. Una lezione sintetizzata dallo stesso cardinale sulla prima pagina di Bologna 7 di ieri. Per Caffarra l'orientamento sessuale, maschile o femminile, non è, a dispetto della teoria gender, "frutto della libertà che, nel progettare questa configurazione, non ha alcun referente naturale" e nemmeno il risultato della sola natura perché in questo modo "l'io é ridotto all'insieme dei processi biologici e psicologici". Da dove derivano allora l'orientamento sessuale maschile e femminile, se la spiegazione non la si può trovare nel divario tra "natura o cultura", tra "realtà o scelta"? "Quando parliamo di mascolinità e femminilità — risponde il cardinale — parliamo di un corpo, di una fisiologia e di una psiche che sono maschili e femminili. In una parola di natura maschile e femminile". Ma la natura non basta a spiegare il nostro essere uomo o donna, la nostra attrazione per l'altro sesso, sia questo maschile o femminile. Nel tempo il genere umano ha elaborato "una comprensione della propria mascolinità e femminilità" producendo "codici etici riguardanti il modo di viverla propria". Sono allora la natura e la cultura, la realtà e la scelta a determinare la sessualità. Dalle parole del cardinale è chiaro che è solo l’eterosessualità ad essere naturale. Per la Chiesa l'omosessualità resta "intrinsecamente disordinata" (Dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede, 1986), anche se, in un intervento del 1975, la stessa Dottrina Fidei ammette la possibilità di "omosessuali definitivamente tali per una specie di istinto innato". Secondo Caffarra "il significato veicolato dalla mascolinità/femminilità della persona è un significato sponsale: l'essere costituiti per una relazione con l'altro". Ecco allora il duro monito contro le unioni omosessuali che tradiscono "il significato originario della sessualità": sono relazioni di identici, "cioè alla fine con sé stessi".
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Caffarra alla vigilia del Gay Pride: "Rapporti omosex, pericolo sociale". L'intervento del cardinale sul tema "Maschio o femmina. Realtà o scelta?"
(Michele Smargiassi - La Repubblica, edizione di Bologna) - Ignorare o confondere la distinzione fra uomo e donna non è solo irragionevole, ma "inficia ogni rapporto sociale"; insomma le rivendicazioni omosessuali sono una minaccia per la società tutta quanta. Lo dice da tempo il cardinale Carlo Caffarra, ma non è un caso che abbia voluto ribadirlo ieri con grande evidenza su Bologna Sette, il supplemento domenicale diocesano di Avvenire, a meno di una settimana dal Gay Pride che sta scuotendo, in città e non solo, i rapporti fra laici e cattolici in politica.
Il testo dell'arcivescovo, titolato a tutta pagina Maschio e femmina: realtà o scelta?, è frutto di una relazione presentata sabato scorso da Caffarra al centro pastorale Paolo VI di Brescia, ma Avvenire tiene a precisare che il cardinale ne ha "scritto di suo pugno" una sintesi specificamente per il settimanale. Nel testo il cardinale, col linguaggio del teologo morale, propone una "risposta cristiana" alle due opposte, e a suo parere sbagliate, interpretazioni della differenza fra i sessi: la "teoria del gender" che ammette che chiunque possa scegliere liberamente la propria appartenenza di genere senza sentirsi tenuto a rispettare alcun "referente naturale"; e la teoria della "rottamazione dell'io" per cui l'identità sessuale "è ridotta all'insieme dei processi biologici e psicologici" e non bisogna fare altro che seguire "una mera spontaneità". La risposta cristiana, per Caffarra, sta in mezzo: "natura e cultura, libertà e scelta": non una media matematica, ovviamente, ma il riconoscimento dettato dalla ragione che "la humanitas è bi-forme", che la relazione tra mascolinità e femminilità "non si contratta" perché ha già una sua naturale destinazione: il suo "significato sponsale, l'essere costituiti per la relazione con l'altro", che è poi "condizione dell'esistenza di un terzo: il figlio". E qui Caffarra affonda il giudizio sull'omosessualità: "La relazione omosessuale non veicola più il significato originario della sessualità, è relazione di identici, cioè alla fine con se stessi". Non solo: "Poiché la società uomo-donna è il paradigma fondamentale di ogni socializzazione della persona, l'errore e il disordine circa quella inficia ogni rapporto sociale". Ne deriva in particolare una minaccia per l'istituto matrimoniale e la famiglia, "che sta subendo una vera e propria de-costruzione, smontata pezzo per pezzo. Si parla ancora di coppia, di famiglia, di genitori, di paternità/maternità, ma queste parole veicolano significati tra loro contrari". Non è difficile, dietro il linguaggio cattedratico, leggere un riferimento alle unioni civili e al matrimonio omosex. Così come sembra trasparente il rimprovero di Caffarra al "pensiero cristiano" che "non è sempre stato vigile" su questi argomenti: quasi un invito ai cattolici bolognesi a levare la loro voce. Come in effetti le ACLI di Bologna hanno appena fatto, accusando il PD (che invece ha aderito alla manifestazione sui diritti omosessuali che solcherà sabato prossimo le vie di Bologna) di "appoggiare una manifestazione esibizionista e radicalmente anti-cattolica". Il PD ha risposto di avere aderito in nome della "lotta contro ogni discriminazione" senza far propria l'intera piattaforma della manifestazione. Ma dopo il richiamo dell'arcivescovo, la polemica potrebbe tornare ad allargarsi.
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sabato 21 giugno 2008
I preti, l'ignoranza e i gay. I consigli di Radio Maria.
"L'omosessualità è una delle tante malattie che contrae l'essere umano", parola di Padre Livio Fanzaga.
(Libero) Un omosessuale chiama Radio Maria e dichiara quali sono le proprie tendenze. Dice di essere un cattolico praticante e di avere pregato molto, dice anche che la sua famiglia è cattolica e che i suoi genitori sono stati figli spirituali di Padre Pio dal quale andavano a confessarsi. Dall'altra parte del filo c'è padre Livio Fanzaga, il fondatore della radio cattolica, quello che in occasione del no alla visita del Papa da parte di studenti e professori dell'Università La Sapienza di Roma li aveva definiti "gruppuscoli al limite col satanismo".
Ma tornando alla telefonata del ragazzo gay, ecco che il prete reazionario inizia a dare i suoi consigli: «Bisogna capire - spiega il prete-conduttore radiofonico - che tutti noi nasciamo malati, perché nasciamo col peccato originale. È una malattia spirituale, la natura umana nasce malata e certamente l'omosessualità non è nemmeno il peggiore dei mali. Ci sono tanti altri mali che sono anche peggiori: la violenza, la cattiveria, la volontà di uccidere. Sono quei mali che anche dopo il battesimo rimangono. Col battesimo ci vien tolto il peccato, ma rimane la concupiscenza che è la spinta al peccato».
Poi alla fine, senza giri di parole afferma: «L'omosessualità è una delle tante malattie che contrae l'essere umano». E continua: «Tu devi chiedere a Dio la grazia della guarigione. Io so benissimo che ci sono quelli che dicono "ah ma non si può guarire dall'omosessualità", io non la metto sul piano della medicina io dico che per grazia si può guarire, ma la grazia di guarire la devi chiedere alla Madonna». E per concludere, se qualcuno non avesse capito: «Gesù faceva resuscitare i morti e pensi che non ti possa guarire dall'omosessualità?».
Ascolta la trasmissione di Radio Maria
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23:07:00
Etichette: cattolici, chiesa, integralismo religioso, preti, questione omosessuale, radio, radio maria
Arabia Saudita arrestati 21 presunti omosessuali dalla polizia religiosa.
Inviata su ordine della Commissione per propagazione della Virtù.
(AP) La polizia religiosa avrebbe arrestato ieri ventuno presunti omosessuali e confiscato grandi quantità di bevande alcoliche durante un assembramento a Qatif, nell'est del Paese. Lo ha annunciato oggi il quotidiano saudita 'al Medina' secondo il quale la Commissione per la propagazione della Virtù e la prevenzione del Vizio avrebbe inviato sul posto le forze dell'ordine per procedere all'arresto degli uomini.
In Arabia Saudita l'omosessualità viene considerata un peccato contro l'islam e perciò proibita, come in molte altre nazioni di fede musulmana. Gli accusati vengono bastonati e puniti con pene detentive.
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21:57:00
Etichette: arabi, discriminazioni, integralismo religioso, omosessualità, oriente, persecuzioni, polizia
sabato 7 giugno 2008
Omofobia: modello gay attaccato mentre sfila.
(Gaywave) Il modello gay Mike Du Pree è stato trascinato fuori dalla passerella e picchiato durante uno show di moda per promuovere la tolleranza verso la comunità LGBT.
Gay e lesbiche olandesi sono shoccati dall’attacco -portato a termine da una decina di musulmani- in pieno giorno, durante la festa della regina e in pieno centro; l’organizzatrice dell’evento Jennifer Delano ha dichiarato: “proprio mentre Mike sfilava, è stato trascinato via per un braccio da una decina di giovani musulmani (dall’etnia non accertata), insultato e picchiato; durante il pestaggio, ha riportato anche la frattura del setto nasale. E’ un chiaro segno di quanto questi estremisti si sentano sicuri”.
La polizia è arrivata sulla scena ma non è ancora chiaro se il gruppo integralista sia stato arrestato o perseguito.
Martin Brosma, un politico che appoggia la comunità LGBT, ha affermato di aver riferito sull’episodio in Parlamento e ritiene che solo pene molto dure possono cambiare la tendenza di questi reati, che sono aumentati negli ultimi anni. “Gli aggressori dovrebbero essere subito privati della cittadinanza olandese, e dovrebbero essere immediatamente espulsi”.
Il governo olandese, nel solo 2008, ha già stanziato milioni di euro per promuovere tolleranza e rispetto verso la comunità LGBT.
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09:25:00
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Israele: in migliaia alla Gay Parade.
Proteste da ebrei ortodossi e incidenti di lievi entita'.
(Ansa) Molte migliaia di omosessuali, lesbiche e transessuali hanno partecipato a Tel Aviv alla Gay Pride Parade, arrivata alla decima edizione. Ai margini della manifestazione ci sono stati scambi di battute polemiche con ebrei ortodossi e con attivisti di estrema destra, che hanno lanciato invettive e manifestato 'obbrobrio'. La polizia ha precisato che comunque si sono avuti solo incidenti di lieve entita'. Inaugurato anche un grande centro sociale per gli abitanti omosessuali di Tel Aviv.
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giovedì 5 giugno 2008
Vaticano. Netta presa di posizione contro il sacerdozio femminile.
(Uaar) Il Vaticano ha pubblicato, giovedì 29 maggio, un decreto che minaccia di scomunica immediata chiunque ordini una donna come sacerdote. Questa misura riguarda, allo stesso modo, ogni donna ordinata sacerdote.
Il decreto della Congregazione per la dottrina della fede, pubblicato sul giornale vaticano, L’Osservatore Romano, indica che: “colui che si arrischierà ad attribuire l’ordinazione sacra ad una donna, come la donna che avrà osato ricevere l’ordinazione sacra, rischia la scomunica latae sententiae“, ovvero “immediata”, in latino.
L’ordinazione sacerdotale delle donne fa parlare di sè regolarmente. Nel 2002, sette donne cattoliche - tedesche, austriache, americane - erano state ordinate all’interno di una comunità fondata nel 1975, a Buenos Aires, da un ex prete cattolico, Romulo Antonio Braschi. La Santa Sede le aveva scomunicate qualche settimana più tardi, ritenendo che avessero commesso “un delitto grave contro la costituzione divina della Chiesa”.
Giovanni Paolo II, predecessore di Benedetto XVI, aveva riaffermato nel 1994 la posizione della Chiesa cattolica, spiegando che non aveva il potere di ordinare delle donne come sacerdoti. La questione continua ad essere per Roma una causa di divisione con la Chiesa anglicana che autorizza, da parte sua, le donne a diventare sacerdoti.
Il lancio è tratto dal sito di Le Monde, ulteriori informazioni dalla Reuters.
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15:52:00
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