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martedì 15 gennaio 2008

Parla il sarto di Benedetto XVI. Le mani di Rosario e le talari del Papa.

(Paolo Mosca - Il Messaggero) Bambino un po’ ribelle, non voleva fare il contadino nei campi di Camerino, in provincia di Macerata. Alla zappa e al rastrello di mamma e papà, lui preferiva ago e filo in una bottega di un sarto del paese. «Sognavo di ricreare l’eleganza dei fiori sui vestiti dei clienti del negozio». Un piccolo artista, insomma. «Anche un po’ incosciente - racconta oggi Rosario Mancinelli, classe 1937, da più di vent’anni sarto personale di Ratzinger, nel suo studio di Borgo Pio 90 - Convinsi mia madre a portarmi in gita a Roma, proprio in piazza San Pietro. Appena lei mi lasciò la mano, cominciai a correre tra le colonne, scappai, mandandola nel panico. Alle tre di notte, dopo ore di ricerche, arrivai a casa dei miei zii, alla Storta, in fondo alla Cassia. “Che ci fai qui?”, mi chiesero disperati. Ma due giorni dopo ero ragazzo di bottega da un sarto di Ascoli Piceno, in piazza Mazzini». Gesù le aveva messo una mano sulla testa. «Sì, perché il perdono di mamma arrivò pochi giorni dopo, e fu la molla per scatenare la mia fantasia di futuro sarto, sotto un nuovo padrone, in via dei Cestari. Il principale mi presentò al cardinale Noè, che mi portò a lavorare addirittura nella sartoria vaticana, dove con i cardinali Guerri e Caprio, non potevo sbagliare ad attaccare un bottone. Furono loro a presentarmi il Segretario di Stato Benelli: lui mi disse che dovevo sempre ricordare come esempio l’eleganza delle talari di Pio XII». E sua moglie Giovanna, quando arriva? «Lei era maestra elementare a Camerino. Guadagnava poco, ma aveva una volontà di ferro. La sposai, e divenne la mia aiutante numero uno. Mi ha regalato la felicità, mettendo al mondo tre figli, Laura, Nadia e Paolo: e oggi sono nonno dieci volte». Poi una bottega in via del Mascherino, e dal marzo ’84 qui al Borgo. Una sartoria dove vende anche oggetti sacri.

«Ma il miracolo della mia vita arriva una mattina con una signora anziana piccola piccola: mi chiede se posso confezionare gli abiti clergyman di suo fratello Joseph Ratzinger. Comincia la favola mia e della famiglia. Ratzinger era di una dolcezza rara: non si stancava mai di provare gli abiti, aveva sempre una parola gentile per i miei figli e mia moglie. E’ da me che comprava il famoso baschetto: eccolo qua».

E da un armadietto cava fuori l’originale copricapo dell’allora Monsignor Ratzinger. «E’ di marca italiana, lui porta la taglia 58». Sembra davvero tutto una favola. «Pensi che per le messe nella sua casa di piazza della Città Leonina, gli davo anche il vino siciliano di Mazara del Vallo e le ostie che mi preparavano le suore napoletane sulla via Aurelia, che lui benediceva». E mi mostra le bottiglie e un sacchetto di plastica con le ostie.

«Non l’ho mai detto, ma diventato Papa, pochi mesi dopo lui mi ha invitato con mia moglie alla messa mattutina nella sua cappella. “Vede come cambia la vita?”, disse sorridendo a mia moglie».

E continua a confezionare le talari bianche del Papa? «Sì, lo confesso, e quando lo vedo in televisione m’accorgo se sono opera mia o no. Le mie hanno una piccola piega sulla spalla destra e le maniche appena corte». Alle talari per Ratzinger lavora soltanto lei? «E’ un miracolo che non riesco a dividere con nessuno. Mia figlia Laura, una volta, ha attaccato un bottone. Se l’è meritato: come me vede nelle talari l’eleganza dei fiori».

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