E' riuscito il primo esperimento tentato dal Cern per ricreare le condizioni in cui si verificò il "Big Bang" che diede origine all'universo, e dunque alla vita stessa: dopo aver proiettato in successione, quasi alla velocità della luce, due diversi raggi protonici all'interno dell'acceleratore di particelle "Lhc", il "Large Hadron Collider", gli scienziati del Laboratorio Europeo di Ginevra sono riusciti a far completare ai fasci di particelle un giro intero del gigantesco tunnel dell'Lhc, lungo 27 chilometri e situato a 50 metri di profondità nei pressi della frontiera franco-svizzera.
mercoledì 10 settembre 2008
Il "big bang" del Cern. Ok al primo esperimento.
Pubblicato da
Redazione
alle
14:16:00
Etichette: espermenti, paura collettiva, scienza, scienziati
martedì 9 settembre 2008
Margherita Hack censurata dalla stampa su Napolitano.
Oggi, lunedì 8 settembre, Margherita Hack ci ha inviato la seguente lettera:
"A Micromega: lo scorso luglio ho mandato una lettera aperta a Napolitano a Corriere, Stampa, Repubblica, Unità e Piccolo di Trieste. Che io sappia nessuno l'ha pubblicata.
Lettera aperta al Presidente Napolitano
Caro Presidente,
ho sempre avuto grande stima per Lei e per la sua lunga militanza democratica. Perciò non capisco come abbia potuto firmare a tambur battente una legge indegna di un paese democratico come il lodo Alfano. Lei dice che la sua firma è stata meditata, e forse intendeva dire che lo considerava il male minore. Ma io, e come me molti italiani che hanno ancora la capacità di indignarsi di fronte alle violazioni della Costituzione da parte di una destra arrogante, non capiscono come sia possibile varare una legge apertamente incostituzionale. La Costituzione afferma che tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, e quindi anche senza essere giuristi, non si capisce come quattro cittadini siano più eguali degli altri (e migliaia meno eguali, come i clandestini, che, se delinquono subiscono un aggravio di condanna). Scandalizza l'impudenza di Berlusconi, che appena varata la legge esclama: finalmente libero dalla persecuzione della magistratura. Non si configura in questa frase un oltraggio alla magistratura?
Per quanto ne so, Lei aveva trenta giorni di tempo per firmare, poi avrebbe potuto rimandare alle camere la legge per sospetta incostituzionalità, e solo dopo il secondo riesame avrebbe dovuto comunque firmarla.
Io credo che per amor di pace non si debba essere troppo acquiescenti con una destra antidemocratica. E' già successo una volta, ottantasei anni fa."
Margherita Hack
venerdì 1 agosto 2008
Sesso: scoperto gene transex, fa sentire la donna un uomo.
(Adnkronos Salute) Scoperto il gene che fa sentire le donne un uomo. La variante associata al transessualismo femminile è in un gene che codifica un enzima chiamato citocromo P17, che sovrintende al metabolismo degli ormoni sessuali. La presenza della mutazione si traduce in una concentrazione più alta del normale di ormoni sessuali, sia maschili che femminili, nei tessuti. Con conseguenze nello sviluppo cerebrale sin dalle prime fasi di vita.
Il transessualismo, in genere, viene considerato una condizione frutto di un complesso di interazioni: geni, ambiente e fattori socioculturali. Ma ora i ricercatori dell'università di Vienna affermano convinti di essere riusciti a trovare "la base genetica che fa sentire le donne appartenenti all'altro sesso". Lo studio è pubblicato su Fertility and Sterility.
La variante genetica transex è stata scoperta incrociando i patrimoni genetici di 49 transessuali donna-uomo, 102 transessuali uomo-donna e 1.669 persone con identità sessuale, fisica e mentale corrispondente. Così facendo, i genetisti austriaci hanno scoperto che la modificazione genetica è molto più comune tra gli uomini. Ma nel sesso maschile le percentuali non differiscono tra chi è transex e chi no. Al contrario, la mutazione nelle donne è presente nel 44% delle transessuali e nel 31% di quante si sentono bene nel loro corpo.
Queste differenze spiegherebbero, ipotizzano gli scienziati, la condizione di quelle donne che si sentono in un corpo sbagliato e invece vorrebbero essere uomo. "Colpa della variante genetica che fa aumentare la concentrazione degli ormoni sessuali, compreso il testosterone. E degli effetti che questi squilibri hanno sul cervello anche nelle primissime fasi di vita", concludono.
Pubblicato da
Redazione
alle
20:55:00
Etichette: gender, scienza, scoperte, sessualità, transessuali
mercoledì 23 luglio 2008
Sesso: Il Viagra funziona anche con le donne, lo dice una ricerca.
Il Viagra funziona anche nelle donne. Assumendo la pillola blu, le disfunzioni intime tipiche delle pazienti in terapia contro il "male oscuro", come la difficoltà nel raggiungere l'orgasmo o la scarsa lubrificazione vaginale, sembrano scomparire. Lo dimostra uno studio condotto da esperti dell'università americana di Albuquerque, nel New Mexico. Alla metà delle donne sottoposte a sperimentazione è stato detto di assumere per 8 settimane il Viagra: il risultato ha visto superare i problemi dalle donne che avevano preso il Viagra, le quali hanno sperimentato una migliore funzionalità sessuale rispetto alle altre. Gli effetti collaterali sono stati pochi e leggeri mal di testa, vampate, indigestioni.
venerdì 18 luglio 2008
Studio inglese: La cannabis indebolisce cellule cancro.
(Agr) Ricercatori della St.George University sono arrivati alla conclusione che la cannabis e' in grado di rallentare sviluppo e riproduzione delle cellule tumorali. Lo studio non e' ancora stato pubblicato, ma mostrerebbe come il THC, il 'principio attivo' della droga 'leggera', puo' avere un effetto benefico su tutte le tipologie di tumore, e in special modo su quello al polmone e al cervello, oltre alla leucemia: indebolirebbe le cellule tumorali, rendendo piu' efficace la chemioterapia. Studi precedenti avevano gia' dimostrato come le proprieta' delle cannabis possono aiutare i malati di cancro: hanno un forte potere antidolorifico e stimolante dell'appetito, per la riduzione della nausea. Attenzione pero': l'unica versione ''sicura'' della cannabis a uso terapeutico e' stata generata in laboratorio.
Discussioni. "Io, come Eluana, vi prego di tacere".
(Marina Garaventa - La Stampa)
Caro Direttore,
sono Marina Garaventa, ho 48 anni e sono, più o meno, nella stessa situazione in cui era Piergiorgio Welby: come lui, ho il cervello che funziona benissimo, diversamente da lui, posso ancora usare le mani e la mimica facciale.
Come ho seguito il caso Welby, esprimendo la mia opinione, ho seguito il caso, ben più grave del mio, di Eluana Englaro e mi sono «rallegrata» della sentenza che ne sanciva la conclusione, sperando che nessuno si permettesse di intromettersi in un caso così delicato e personale. Non avevo la benché minima intenzione di dire o scrivere alcunché fino all’altra mattina alle 7 quando, ascoltando i primi notiziari, ho sentito tante «cazzate» che mi sono decisa a dire la mia. Io sono abituata a esprimere opinioni, dare giudizi e consigli solo su cose che conosco bene e che ho vissuto personalmente e mi piacerebbe tanto che tutti si regolassero così, evitando di aprire la bocca per dare aria a sentenze basate su mere teorie filosofiche e moral-religiose.
Con queste parole mi riferisco, in particolare, alle recenti «sortite» di alcuni personaggi noti che, in un delirio di onnipotenza, dicono la loro, scrivono lettere patetiche e organizzano raccolte pubbliche di bottiglie d'acqua: le bottiglie, a Eluana, non servono perché sia l'acqua sia la nauseabonda pappa che la tiene in vita e che anch'io ho provato per mesi, le arriva attraverso un sondino. Bando quindi ai simbolismi di pessimo gusto di Giuliano Ferrara, stimato giornalista, e al paternalismo di Celentano, mio cantante preferito. In quanto al mio esimio concittadino, il Cardinal Bagnasco, sarebbe cosa buona e giusta che, prima di esprimersi su quest'argomento, avesse la bontà di spiegarci perché a Welby è stata negata la messa e, invece, il «benefattore» della Magliana, Renatino De Pedis, è sepolto in una nota chiesa romana.
A questo punto, però, siccome neppure a me piace fare della teoria, propongo a questi signori di prendersi un anno sabbatico e offrirlo a Eluana: passare con lei giorni e notti, lavarla, curarle le piaghe, nutrirla, farla evacuare, urinare, girarla nel letto, accarezzarla, parlarle nell'attesa di una risposta che non verrà mai. Sono disponibile anche a mettermi a disposizione per quest'esperimento ma, devo avvisare tutti che, per loro sfortuna, io sono sicuramente meno docile di Eluana e se qualcuno, chiunque sia, venisse per insegnarmi a vivere, lo manderei, senza esitazione, «affanc...».
A sostegno di quanto detto finora, aggiungo che, nonostante io non possa più camminare, parlare, mangiare, scopare e quant'altro, amo questa schifezza di esistenza che mi è rimasta e mai ho avuto il desiderio di staccare la spina del respiratore che mi tiene in vita. Nonostante tutte le mie limitazioni, io ho una vita intensissima: scrivo su alcuni giornali locali, tengo un blog (www.laprincipessasulpisello.splinder.com), ho un'intensa vita di relazione e, in questo periodo, sto promovendo un mio libro che narra di questa mia splendida avventura. («La vera storia della principessa sul pisello», Editore De Ferrari , Genova).
Sicuramente qualcuno penserà che voglio farmi pubblicità e, in un certo senso, è vero: io voglio, per quanto posso, dar voce a tutti quelli che sono nella mia condizione e non sanno o non possono dire la loro.
Parliamoci chiaro: i malati come me, come Welby ed Eluana, sono già morti! Sono morti il giorno in cui il loro corpo ha «deciso» di smettere di funzionare e hanno ricevuto dalla tecnologia, che io ringrazio sentitamente, l'abbuono, il regalo di un prolungamento dell'esistenza. Ma come tutti i regali, anche questo vuol essere contraccambiato con merce altrettanto preziosa: una sofferenza fisica e morale che solo una grande forza di volontà può sopportare. Nel momento in cui il gioco non vale più la candela il paziente deve poter decidere quando e come staccare la spina. Lo Stato deve garantire la miglior vita possibile a questi malati, tramite assistenza, supporti tecnologici e contributi ma non può arrogarsi il diritto di decidere della loro vita sulla base di astratti principi etici, molto validi per chi sta col culo su un bel salotto, ma che diventano assai stucchevoli quando si sta nel piscio. Eluana non può più decidere ma chi le è stato vicino, nella gioia e nella sofferenza, chi l'ha conosciuta e amata non può dunque decidere per lei, mentre possono farlo persone che, fino a ieri, non sapevano neppure che esistesse?
Io sono pronta a chiedere umilmente perdono se questi signori mi diranno che, nella loro vita, si son trovati in situazioni come la mia o come quella di Eluana e delle nostre famiglie ma, francamente, non credo che la mia ammenda sarà necessaria. Per chiarire meglio la mia situazione rinvio al link di un video:
---
---
Concludo ringraziandola e sperando che voglia dare voce anche a me che parlo con cognizione di causa e non per fare della filosofia.
mercoledì 16 luglio 2008
Domani su Rainews 24. Puntata dedicata all'Aids.
(Italpress) Sara' dedicata all'Aids e agli ultimi approdi della ricerca dell'Istituto Superiore di Sanita' per debellare il virus la puntata della rubrica di Rainews24 "Altrevoci Diritti Negati" in onda domani alle 9,33.
Ogni giorno nel nostro paese 11 persone vengono infettate dal virus dell'Hiv per un totale di circa 4.000 nuovi casi all'anno. I dati sono stati diffusi dallo stesso Istituto, secondo il quale nel 2007 la malattia non e' arretrata, anche se le caratteristiche delle persone sieropositive risultano cambiate. Si tratta cioe' sempre meno di tossicodipendenti, mentre aumenta la diffusione del virus tra gli eterosessuali rispetto agli omosessuali. Aumenta anche l'eta' delle persone colpite, che ormai supera i 40 anni.
Nel corso della trasmissione si parlera' dell'andamento della malattia e delle prospettive di cura. In studio con Luce Tommasi, che coordina e cura la rubrica, ci sara' la ricercatrice Barbara Ensoli, vice presidente della Commissione nazionale per la lotta contro l'Aids.
Pubblicato da
Redazione
alle
19:32:00
Etichette: aids, medicina, rai, ricerche, salute, scienza, scienziati, studi, televisione
lunedì 14 luglio 2008
Venticinque anni di lotta e si muore ancora di Aids.
(Giuliana Tambaro) Sono trascorsi ben 25 anni dall’identificazione, da parte del gruppo di Luc Montagnier, all’Institut Pasteur di Parigi, del virus Hiv che causa la sindrome di immunodeficienza acquisita, meglio conosciuta con l’acronimo di Aids. Anche se i massmedia, non ci bombardano più, come negli anni ’80, sul dilemma Aids, i casi di Hiv continuano a crescere nel mondo occidentale. L’Aids non ha smesso di essere causa di morte per milioni di esseri umani. E’ vero che la ricerca ha fatto passi da gigante, ma la malattia è trattabile, non curabile. Grazie ai progressi della ricerca, oggi, si può convivere con l’Hiv per 30 anni. Secondo quanto si credeva negli anni ’80, i più infetti erano gli omosessuali. Oggi anche questa idea è stata superata. L’immunologia, la virologia e la farmacologia sono state profondamente trasformate dall’emergenza Aids. Studiando la patogenesi dell’infezione da Hiv è stato possibile comprendere la complessità della struttura genetica e del comportamento del virus, migliorare la comprensione di numerosi processi immunologici, quali, per esempio, quelli inerenti alla funzione del timo e alla biologia delle citochine, proteine fondamentali per la comunicazione tra le cellule.
Inoltre sono state formulate molecole farmacologiche, dotate di attività antivirale. Conquiste grandiose, in tempi in cui mancano i finanziamenti per la ricerca. L’epidemia di Aids ha influenzato in maniera forte il campo artistico, basti pensare ad opere come “Angels” in America, a film come “Philadelphia” oppure “And the band played on”, oppure a musical come “Rent”, che nel tema finale apertamente riecheggia la chiusura della Bohème. La vita va amata, senza pretese. Va amata nella piena felicità, e nella solitudine assoluta. Quella solitudine, che ben conoscono, i malati di Aids. Dunque, accanto ad un grave male fisico, tamponato da farmaci con gravi effetti collaterali, la malattia della solitudine, del sentirsi soli ed abbandonati. La scienza, oggi, non è in grado di formulare un vaccino anti-Hiv, ma la scienza diviene operante attraverso l’ uomo. E questi è dotato di un sorriso che può, istantaneamente, regalare ad un ammalato di Aids.
giovedì 19 giugno 2008
Secondo Aurelio Mancuso dell'Arcigay cercare di capire l'omosessualita' e' "morboso".
ARCIGAY, MORBOSO CONTINUO ANNUNCIO RICERCHE SU DI NOI.
Ci si affida al sensazionalismo.
(Ansa) Questo continuo fiorire di ricerche sull'omosessualita' e' un fatto 'morboso' secondo il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, che critica tra l'altro l'ultimo annuncio, riguardante la scoperta di una predisposizione genetica dell'omosessualita' maschile, ad opera di un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Padova.
'Un po' di ragionamento e cautela non guasterebbero - dice Mancuso - purtroppo, invece, ci si affida al sensazionalismo annunciando 'scoperti i geni dell'omosessualita', quando nella ricerca del professor Ciani non viene identificato proprio nessun gene. Per ottenere un titolo sul giornale si rischia di fare una grande disinformazione, esattamente l'opposto di quello che dovrebbe essere l'etica della ricerca scientifica'.
'Premettiamo che la ricerca scientifica va sempre sostenuta ed e' un fatto positivo se essa si mette in discussione e non parte da preconcetti - aggiunge - rimaniamo percio' perplessi nell'esaminare ricerche che non tengono conto della complessita' delle sessualita' nel loro insieme. Infatti, e' riduttivo, morboso e un po' sospetto che il campo si limiti a isolare un solo orientamento sessuale, mentre tutta la letteratura scientifica dice che: per quanto riguarda il genere umano gli orientamenti sessuali non sono solo due, gay ed etero, ma una varieta' piu' complessa, come gia' osservava il primo Rapporto Kinsey nel 1947. Ancora piu' peculiare che ci si focalizzi sull'omosessualita' maschile e per nulla su quella femminile, per non parlare poi della bisessualita''.
---
Ndr. Le dichiarazioni di Mancuso ricordano tanto quelle della chiesa nei secoli passati e le altrettanti "cautele" ricordano sempre la chiesa sulle ricerche della scienza di oggi. Non sarebbe più opportuno dire che il "morboso" lo creano i media? Probabilmente da buon giornalista qual'è il Mancuso, preferisce in questo caso difendere una casta a discapito di un'altra... (Aspis)
Pubblicato da
Redazione
alle
13:56:00
Etichette: arcigay, aurelio mancuso, media, questione omosessuale, ricerche, scienza, studi
mercoledì 18 giugno 2008
Uno studio made in Italy svela il perche' genetico dell'omosessualita' maschile.
Il tratto genetico si eredita per linea materna e aumenterebbe la fecondità femminile.
(Ansa) L'omosessualita' maschile ha una predisposizione genetica ereditata dalla madre. Lo sostiene lo studio di un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Padova, pubblicato sulla rivista 'PloS_ONE', secondo il quale i geni dell'omosessualita' maschile sono stati individuati sulla base di un modello matematico.
Il gruppo e' composto dai professori Andrea Camperio Ciani, del Dipartimento di Psicologia generale dell'Universita' di Padova, Giovanni Zanzotto, del Dipartimento di Metodi e Modelli matematici dell'ateneo padovano, e Paolo Cermelli, del Dipartimento di Matematica dell'Universita' di Torino, secondo i quali si tratta di 'selezione darwiniana'. Il modello matematico elaborato all'Universita' di Padova riguarda solo l'omosessualita' maschile e non quella femminile.
Una scoperta che, afferma il prof.Camperio Ciani, docente di Etologia e Psicologia evoluzionistica, rovescia gli stereotipi comuni per i quali i gay sono 'contro-natura': 'Il nostro studio - rileva - sembra invece spiegare che fanno parte di un disegno evoluzionistico assolutamente naturale, che punta ad aumentare la fecondita'. Siamo di fronte a una sorta di 'strategia di selezione fra geni da parte della natura'. In sostanza, spiega il prof Ciani, 'il modello matematico dimostra tutti e quattro gli assunti da cui eravamo partiti. Ovvero: l'omosessualita' maschile e' sempre presente in tutte le popolazioni della terra; nessuna popolazione e' totalmente composta da gay; l'eredita' e' assimetrica, legata al ramo materno; i gay hanno da parte materna nonne, zie, cugine, che fanno piu' figli rispetto alla media'.
Pubblicato da
Redazione
alle
21:02:00
Etichette: medicina, omosessualità, ricerche, scienza, scienziati, scoperte
martedì 17 giugno 2008
Margherita Hack: Io, una laica che crede nell'amore verso gli altri
«La politica? Un disastro. Troppe parole inutili e pochissima sostanza»
(E-polis) Meglio di Madonna e di Barbara Streisand. Più di Ornella Vanoni e di Mina. Vladimir Luxuria e Nichi Vendola? Nulla in confronto. La nuova icona dei gay italiani è, strano a dirsi, l’appena ottantaseienne Margherita Hack. Corteggiata a destra e a manca dalle associazioni per i diritti civili degli omosessuali, l’astrofisica più famosa d’Italia, e una delle più quotate al mondo, era candidata a essere, poi tutto è sfumato, la madrina del Gay Pride nazionale di Bologna. Città da dove, ospite d’onore alla rassegna cinematografica Biografilm Festival, fa sapere: «La prossima parata del 28 giugno sarà una ventata di libertà».
Ma Piume di struzzo e lustrini non rischiano di nuocere alla causa dei gay italiani? Gli eccessi non tendono a ghettizzare?
Forse è necessario che si sfoci nel ridicolo. Proprio per affermare i diritti legati all’appartenenza a una società. Ben venga, insomma, il Gay Pride. L’importante, per poter manifestare, è non fare violenza al prossimo. E gli omosessuali di male non ne fanno a nessuno.
Eppure già montano le prime polemiche. Dopo il Gay Pride a Roma la Chiesa è insorta. Famiglia Cristiana lo ha definito una "pagliacciata". E a Napoli lo stesso giorno hanno massacrato di botte due giovani omosessuali.
La Chiesa è la principale responsabile di questo clima. Si colpevolizza il dna dei gay così come, un tempo, si colpevolizzavano i bambini mancini. Le minoranze, in questa Italia, non hanno vita facile E tutto ciò, nel 2008, è praticamente assurdo.
La Chiesa appunto. E' possibile coniugare scienza e religione in questo mondo odierno?
Io l’ho sempre sostenuto. Dio è un’invenzione, una pura e semplice invenzione per spiegare con l’irrazionale quello che la scienza non riesce a spiegare. Ognuno, chiaramente, è libero di crederci, anche gli scienziati. Ma, mentre la logica scientifica è fatta di sperimentazione e osservazione, quella religiosa è un puro atto di fede, una scelta personale.
Qualcuno potrebbe offendersi per questa sua dichiarazione...
L’ingerenza della Chiesa è sempre stata priva di confini. Il Vaticano vuole e ha sempre voluto imporre la sua morale anche a chi non crede in Dio. Perché chi non ha fede deve essere obbligato a un’etica che non è la sua? Io sono convinta che, tuttavia, esista una morale valida per tutti, credenti e non. Ama il tuo prossimo come te stesso. E non fare agli altri quello che non vuoi che sia fatto a te.
Lei è stata una delle poche parlamentari, considerando anche gli onorevoli maschi, a lasciare la poltrona, nel 2006. E l'anno prima aveva rinunciato al posto di consigliere regionale in Lombardia. Si è pentita di quelle scelte?
Il mestiere del politico non fa per me, anche se ho sempre accettato le sfide che mi venivano proposte. Non mi sono assolutamente pentita di quelle mie decisioni. Ho avuto un’esperienza in Comune a Trieste, città in cui vivo, per un’alleanza di sinistra. Ed è stata un’esperienza drammatica. Discussioni infinite che duravano ore e ore. Troppe chiacchiere inutili. Tornavo a casa sempre alle due del mattino e, come si può immaginare, alla mia età non è molto consigliato fare troppo tardi.
Come valuta l'esclusione della sinistra estrema dal Parlamento italiano?
Una vera e propria tragedia, il frutto dell’enorme sbaglio di Veltroni a voler correre da solo. La sinistra dovrebbe imparare ad andare d’accordo, così come fanno dall’altra parte politica, dovrebbe imparare anche a essere più pratica e meno ideologica. Eppure, a sinistra, ci si è sempre divisi, fin dal 1945. Ma va detto: gli ideali dividono, i soldi e il potere, invece, uniscono.
Quali sono stati, allora, gli errori del partito democratico? Perché ha vinto Silvio Berlusconi?
Il Partito democratico non ha avuto il coraggio di battersi per i diritti di laicità. È stato fin troppo timido e sottomesso. Poi, ripeto, il più grosso errore è stato quello di escludere la sinistra estrema dalla coalizione. Forse speravano, così facendo, di guadagnare consensi al centr. Ma sicuramente hanno perso molti, moltissimi consensi a sinistra. Dall’altra parte, appunto, Silvio Berlusconi, che ha puntato tutto sulla sicurezza. Un venditore più bravo di Vanna Marchi, abilissimo nel comunicare e nel propagandare. Doti che a Veltroni mancano di sicuro.
Pubblicato da
Redazione
alle
20:05:00
Etichette: gayfriendly, icone gay, personaggi, questione omosessuale, scienza
lunedì 16 giugno 2008
Il cervello del gay ha i tratti tipici dell'altro sesso.
(Ansa) Il 'cervello omosessuale' somiglia più al cervello dell'altro sesso: ovvero, il cervello degli uomini gay presenta tratti 'tipici' del cervello femminile, mentre quello delle donne lesbiche somiglia di più al cervello maschile. E' quanto emerge da un'indagine su 90 persone etero ed omosessuali condotta da Ivanka Savic del dipartimento di Neuroscienze del Karolinska Institute di Stoccolma.
Secondo quanto riferito sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze 'Pnas', gli esperti hanno osservato il cervello dei volontari con PET e risonanza magnetica e trovato somiglianze strutturali tra cervello di maschi eterosessuali e di donne lesbiche, e tra quello di donne eterosessuali e gay, condizione riconducibile secondo i neurologi a differenze neurobiologiche innate in ciascun indivudo, non invece a differenze 'apprese' dopo la nascita.
"La scoperta dimostra che c'é una base di diversità biologica nell'omosessualità - commenta Piergiorgio Strata del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Torino - ma questo di certo non esclude la possibilità che anche fattori ambientali, (la cultura, la famiglia le esperienze), contribuiscano allo sviluppo dell'orientamento sessuale".
D'altronde, continua il neurologo, ormai si è compreso che a ogni differenza comportamentale corrisponde sempre una base neurobiologica. L'orientamento sessuale è da tempo oggetto di studi neurologici per capire se i fondamenti di queste 'scelte' siano 'radicati' nel cervello dalla nascita o frutto delle circostanze.
Ovviamente si tratta di un fenomeno complesso non riconducibile tout court né all'una né all'altra ipotesi, ma di recente alcuni studi avevano dimostrato che l'attività cerebrale di persone omosessuali rispecchia più quella dell'altro sesso, cioé le reazioni neurologiche a certi stimoli per i gay sono più simili alle reazioni delle donne eterosessuali, e viceversa. Gli esperti svedesi hanno voluto capire se ciò fosse ricollegabile a differenze strutturali del cervello di etero ed omosessuali. Analizzando il volume dei due emisferi cerebrali con la risonanza, i neurologi hanno visto che sia il cervello maschile, sia quello di donne lesbiche sono lievemente asimmetrici; l'emisfero destro è leggermente più grande del sinistro. Questa asimmetria è assente nel cervello di donne etero e uomini gay. Poi con la PET i neurologi hanno misurato il livello di 'connettivita'' (organizzazione dei collegamenti neurali) di aree del cervello importanti per le reazioni emotive. Anche per queste strutture c'é similitudine da un lato tra gay e donne etero, dall'altro tra lesbiche e uomini eterosessuali.
"Anche questa scoperta è importante - spiega Strata che lavora anche presso l'ospedale Santa Lucia di Roma - perché suggerisce che pure per le reazioni emotive, differenti tra uomini e donne eterosessuali, i gay somigliano più all'altro sesso". E' ragionevole pensare che ciò sia conseguenza di differenze neurobiologiche innate, aggiunge Strata: "Numerosi studi hanno dimostrato quanto sia grande l'influenza dell'utero materno e degli ormoni cui il feto è esposto durante lo svilluppo uterino, per la crescita del cervello".
Questi condizionamenti uterini sono stati addotti come motivo delle differenze nella struttura del cervello di uomini e donne, spiega Strata. Questo studio, conclude Strata, dimostra che analoghe differenze, ma invertite, ci siano anche nel cervello di donne e uomini omosessuali. Ed è probabile che siano almeno in parte responsabili del fatto che i comportamenti e le risposte emotive di un gay sono più simili a quelli di una donna e viceversa.
giovedì 12 giugno 2008
Aumenta l’uso del laser per la depilazione per i teenagers.
(Menchic) Creme inefficaci? Prodotti depilatori che irritano la pelle? Follicoli infiammati? Qualcuno ha trovato una risposta alternativa a tutte queste domande, vanificando l’immagine di un uomo scimmia: il laser. Ma diventa un allarme quando sono i più giovani ad usufruirne.
Secondo una ricerca condotta in America, diventa sempre più frequente fra gli adolescenti maschi la depilazione che, già all’età di 13 o 14 anni, si rasano le gambe e le ascelle. Ma le istituzioni mediche lanciano l’allarme: potrebbe essere un errore di cui ci si pentirà più tardi.
In un mondo in cui le decisioni estetiche prendono il sopravvento persino sulla salute, diventa difficile stabilire ciò che è buono da ciò che cattivo e persino – e paradossalmente – ciò che è bello da ciò che è brutto. Ma negli Usa sono chiarissimi: denti storti e imperfezioni fisiche devono trovare una soluzione il più presto possibile.
Così se un tempo, per i vecchi quattordicenni degli Anni Ottanta che facevano nuoto i peli sulla schiena non erano un problema, ora si assiste a un’inversione di marcia e la peluria, malgrado ancora non fitta, diventa un dilemma. A tal proposito, i teenagers richiedono trattamenti con il laser e per di più in maniera proporzionalmente maggiore rispetto a quegli adulti che ne fanno uso, il tutto però minando alla stabilità ormonale, nonché alla normale crescita.
Solo nel 2007, 67.523 ragazzi hanno usato le terapie laser per eliminare definitivamente i loro in estetismi. Un numero che rappresenta il doppio rispetto allo stesso target per l’anno 2000 e che sottolinea il fatto che gli adolescenti attuali si sentano imbarazzati talmente tanto dalla loro crescita da voler evitare ulteriori combattimenti con un problema che possono essere i peli, che nei casi più estremi possono portare anche a dei problemi sociali. A nessuno piace essere chiamato “sopracciglio unito” dai propri compagni di scuola.
Ma nonostante il “problema P” sia messo da parte, cominciano poi una serie di quesiti e di grattacapi per quel che riguarda scottature o le ustioni, legate a un cattivo uso del trattamento laser oppure a un trattamento laser eseguito a persone non adatte a quel tipo di procedimento. Un calvario che molto spesso conduce a pochi risultati. Tanto è vero che sono gli stessi dermatologi a suggerire prima le cerette e gli schiarimenti e poi, come ultimo ricorso la terapia laser.
L’ultima parola spetta però agli psicologi infantili che ammettono: «Ognuno deve imparare a vivere col proprio corpo».
Laconici, ma molto saggi.
Sphere: Related Contentgiovedì 5 giugno 2008
Aids. Nel mondo circa 3milioni di persone sieropositive ricevono oggi farmaci salvavita.
La fine del 2007 ha segnato un importante passo in avanti nella storia dell’epidemia di HIV/AIDS: circa tre milioni di persone, nei paesi a basso e medio reddito, ricevono farmaci antiretrovirali.
(Salute Europa) Secondo un nuovo rapporto lanciato ieri, 2 giugno, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dal Programma congiunto delle Nazioni Unite sull’HIV/AIDS (UNAIDS) e dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) circa tre milioni di persone, nei paesi a basso e medio reddito, ricevono farmaci antiretrovirali.
Il rapporto Towards Universal Access: Scaling Up Priority HIV/AIDS Interventions in the Health Sector sottolinea ulteriori progressi. Tra questi la crescita nell’accesso ai servizi di prevenzione della trasmissione da madre a figlio dell’HIV, la maggiore diffusione dei test e dei servizi di consultorio e l’impegno dei paesi nella promozione della circoncisione maschile nelle regioni maggiormente colpite dell’Africa sub-sahariana.
“Questi elementi rappresentano una importante vittoria per la salute pubblica - ha dichiarato, Margaret Chan, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità- Ciò prova che con impegno e determinazione tutti gli ostacoli possono essere superati. Le persone che vivono in contesti poveri di risorse possono tornare ad una vita economicamente e socialmente produttiva grazie all’assunzione di questi farmaci”.
Secondo gli autori del rapporto alla fine del 2007 circa un milione in più di persone (950.000) ricevevano la terapie antiretrovirali, portando complessivamente a tre milioni le persone che hanno accesso a tali farmaci.
Il traguardo di garantire l’accesso ai farmaci antiretrovirali a tre milioni di persone sieropositive nei paesi a basso e medio reddito era stato fissato per il 2005 dall’iniziativa “3by5”. Nonostante l’obiettivo sia stato raggiunto con due anni di ritardo, si è compiuto comunque un notevole passo in avanti nel campo dell’accesso ai farmaci antiretrovirali.
Secondo il rapporto la crescita nell’accesso ai farmaci antiretrovirali può essere attribuito a diversi fattori, tra i quali:
* una maggiore disponibilità dei farmaci, dovuta in larga parte ad una riduzione dei prezzi;
* un migliore sistema di distribuzione dei farmaci che si adatta meglio ai differenti contesti nazionali. L’approccio basato sulla salute pubblica dell’OMS consiglia regimi farmacologici standardizzati e semplificati, la decentralizzazione dei servizi ed un uso appropriato del personale e delle infrastrutture;
* una maggiore domanda di farmaci antiretrovirali poiché c’è una crescita delle persone che effettuano i test e a cui viene diagnosticato l’HIV.
Gli autori del rapporto sostengono che complessivamente il 31% dei 9,7 milioni di persone che hanno bisogno dei farmaci antiretrovirali li riceveva alla fine del 2007. Questo significa che circa 6.7 milioni di persone, che ne hanno bisogno, ancora non hanno accesso ai farmaci salvavita.
“Questo rapporto evidenzia i progressi che si possono ottenere nonostante le difficoltà in cui versano i paesi e rappresenta un importante passo in avanti verso l’accesso universale alla prevenzione, trattamenti, cure e sostegno per l’HIV - ha dichiarato Peter Piot, Direttore Esecutivo di UNAIDS. - Sulla base di questi risultati, i paesi e la comunità internazionale devono lavorare insieme per rafforzare l’impegno per garantire l’accesso alla prevenzione e ai trattamenti”.
Alla fine del 2007 circa 500.000 donne avevano accesso ai farmaci antiretrovirali per prevenire la trasmissione del virus ai propri figli, nel 2006 erano 350.000. Nello stesso periodo 200.000 bambini ricevevano i farmaci antiretrovirali rispetto ai 127.000 della fine del 2006. La difficoltà di diagnosticare l’HIV nei neonati rimane l’ostacolo maggiore per i progressi.
“Si stanno ottenendo risultati incoraggianti nella prevenzione della trasmissione da madre a figlio del virus - ha dichiarato Ann Veneman, Direttore Generale dell’UNICEF - Il rapporto deve motivare tutti noi a raddoppiare i nostri interventi a favore dei bambini e delle famiglie affette da HIV”.
Altri ostacoli nella diffusione dei trattamenti includono bassi tassi di mantenimento dei pazienti nei programmi farmacologici e un considerevole numero di persone che non è consapevole della propria sieropositività, o alle quali il contagio viene diagnosticato troppo tardi per cui muoiono durante i primi sei mesi di cure.
La tubercolosi è la prima causa di morte per le persone affette da HIV nel mondo ed è in assoluto la prima causa di morte in Africa. Attualmente le cure per l’HIV e per la tubercolosi non sono sufficientemente integrate e troppe persone perdono la vita perché non sono in grado di prevenire la tubercolosi o non hanno accesso ai farmaci salvavita.
Gli autori del rapporto avvertono che la crescita nell’accesso ai farmaci antiretrovirali potrà essere rallentata a causa dei deboli sistemi sanitari nei paesi maggiormente colpiti, in particolare dalla difficoltà di formare e trattenere gli operatori sanitari. I sistemi sanitari delle regioni più colpite continuano ad essere danneggiati dalla cosiddetta “fuga dei cervelli” – la migrazione degli operatori sanitari qualificati verso altre occupazioni in altri paesi – e dall’alto tasso di mortalità dovuto all’HIV stesso.
Gli autori inoltre sottolineano la necessità di migliorare la raccolta, analisi e pubblicazione dei dati relativi alla salute pubblica. I paesi, i partner internazionali e altre fonti hanno fornito i dati presentati in questo rapporto. Nonostante alcuni limiti, queste stime sui differenti elementi della risposta dei sistemi sanitari all’HIV/AIDS sono le più aggiornate.
Aids. Dall'Australia: "Possiamo dimezzare l'epidemia".
Ecco il condom naturale anti-aids.
La scoperta in Australia: una crema a base di ormone femminile e applicata sul prepuzio crea una barriera naturale contro il virus.
(La Repubblica) Scienziati australiani ritengono di aver trovato la chiave per bloccare il contagio di Hiv, usando l'ormone femminile estrogeno per creare un "preservativo vivente" negli uomini, proteggendoli dal virus. I ricercatori Andrew Pask e Roger Short dell'università di Melbourne hanno scoperto che applicando l'estrogeno alla vulnerabile pelle interna del prepuzio viene potenziata la difesa naturale contro l'Hiv.
La crema all'estrogeno è un prodotto farmaceutico che le donne usano da una trentina d'anni contro l'atrofizzazione del dopo-menopausa. La sua prerogativa è quella di quadruplicare il sottile strato di cheratina, una proteina difensiva, presente sulla pelle. Prodotta dalle cellule epiteliali che ricoprono le superfici di tutti gli organi e particolarmente resistente, la cheratina altro non è che la componente principale di unghie e peli.
"Usando la cheratina possiamo rafforzare la difesa naturale del corpo e quindi il virus non si può fisicamente iniettare attraverso quella barriera per infettare le cellule sottostanti", scrivono gli studiosi sul giornale medico PLoS ONE, pubblicato dalla Public Library of Science. Il trattamento, affermano gli studiosi, si preannuncia come un passo cruciale verso la riduzione dell'Hiv trasmesso sessualmente, particolarmente per gli uomini non circoncisi, che sono più a rischio di infezione.
Il particolare metodo preventivo si è dimostrato efficace nei test di laboratorio e sarà sottoposto a sperimentazione clinica in Africa, che è l'epicentro dell'epidemia di Aids. Pask e Short ritengono che la scoperta abbia il potenziale di dimezzare la diffusione dell'Hiv. Si tratta infatti di una difesa semplice non costosa ed efficace contro l'Hiv, anche se non protegge da altre infezioni trasmesse sessualmente.
Il metodo si propone come la miglior terapia preventiva possibile, se non l'unica, in quelle parti del mondo dove non viene praticato il sesso sicuro, né viene praticata la circoncisione, la cui capacità di ridurre la prevalenza delle infezioni da Hiv è stata studiata e provata. La crema si applica una volta alla settimana. In futuro potrà avere un utilizzo anche nei preservativi e nei lubrificanti sessuali.
Aids. 2007 la diffusione non diminuisce e sono in aumento i contagiati eterosessuali.
Sono 59.500 i casi di AIDS notificati in Italia dall'inizio dell'epidemia. E nel 2007 non si e' piu' registrata la tendenza al declino dell'incidenza della malattia che invece aveva caratterizzato l'ultimo decennio.
(Asca) Aggiustando per il ritardo della notifica, pero', questo numero sale a oltre 59.500. Sono i dati diffusi oggi da Gianni Rezza, direttore del reparto Epidemiologia del Dipartimento Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell'Istituto Superiore di Sanita'.
La Regione piu' colpita in assoluto risulta essere la Lombardia, ma nell'ultimo anno il tasso di incidenza piu' elevato e' quello del Lazio seguito da Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Liguria.
Nel 2007, le stime mostrano una sostanziale stabilita' nel numero di nuovi casi di AIDS rispetto all'anno precedente, segno che si e' arrestata la tendenza al declino dell'incidenza di malattia conclamata che aveva caratterizzato l'era della HAART (terapia antiretrovirale combinata). Cio' dipende dal mancato accesso precoce alla terapia (oltre il 60% dei nuovi casi non ha effettuato terapia prima della diagnosi di AIDS) e consegue a un ritardo nella esecuzione del test (oltre una persona su due scopre di essere sieropositiva al momento della diagnosi di AIDS o poco prima). La causa del ritardo risiede in una bassa percezione del rischio, soprattutto in persone che hanno acquisito l'infezione per via sessuale.
Se l'incidenza di nuovi casi di AIDS e' stabile, aumenta invece il numero totale delle persone con AIDS viventi, che sono oggi quasi 24.000. Tale effetto e' dovuto all'incremento della sopravvivenza dei malati a seguito dell'introduzione della terapia combinata con farmaci antiretrovirali..
Cambiano le caratteristiche delle persone con AIDS: aumenta l'eta', sia per gli uomini (43 anni) che per le donne (40 anni), diminuiscono i tossicodipendenti, aumentano gli stranieri (oltre il 20% dei casi segnalati nell'ultimo anno).
Diminuisce ulteriormente l'incidenza di casi di AIDS nei bambini: solo un nuovo caso pediatrico e' stato segnalato nel corso del 2007.
Oggi piu' di una persona su due scopre di essere sieropositiva al momento o poco prima della diagnosi di AIDS.
Accade sempre piu' di frequente che finche' non si manifestano i sintomi gravi della malattia non si sa di essere sieropositivi. Le caratteristiche delle persone infette o con AIDS sono cambiate rispetto all'inizio dell'epidemia: sono sempre meno i tossicodipendenti mentre aumentano le persone che prendono l'infezione per via sessuale. E il fenomeno riguarda adesso piu' gli eterosessuali che gli omosessuali. Aumenta anche l'eta' delle persone colpite che, per i casi di AIDS conclamato, ormai supera i 40 anni. Sono aumentati i cittadini stranieri colpiti dalla malattia: all'inizio dell'epidemia erano l'1% mentre ora siamo addirittura al 20% dei casi di AIDS e si arriva al 30% delle nuove diagnosi di infezione, quindi 1 persona su 4 fra i nuovi sieropositivi e' straniera. Questi i dati del nuovo rapporto epidemiologico dell'ISS presentati durante il convegno ''La ricerca italiana sfida l'HIV'' promosso da Fondazione MSD e Istituto Superiore di Sanita'.
''Purtroppo da circa tre anni stiamo assistendo ad una stabilizzazione dell'incidenza di nuovi casi di AIDS e i dati ci confermano la difficolta' di riuscire ad andare al di sotto di questa soglia - spiega Giovanni Rezza, Direttore del Reparto di Epidemiologia dell'Istituto Superiore di Sanita' (ISS) - sicuramente oggi rispetto al 1995 siamo ad un livello molto piu' basso, circa a meno della meta' dei nuovi casi per anno, ma questo dato e' ormai fermo da troppo tempo.
Questo e' dovuto al fatto che molte persone, piu' del 60% di quelle a cui oggi viene diagnosticato l'AIDS, non avevo fatto terapia antiretrovirale nella maggior parte dei casi perche' non sapevano di essere sieropositivi. Non credo che la gente non sia informata sul rischio della malattia - prosegue Rezza - ma spesso all'informazione non consegue necessariamente una percezione del rischio e neanche un'attitudine a comportamenti protetti. Inoltre oggi le campagne di informazione rispetto al passato sono molto meno visibili e il fatto di vedere meno ammalati, magari tra amici e parenti, non genera quella paura che serve da deterrente per comportamenti a rischio''.
Per quanto riguarda le nuove diagnosi di infezione da HIV, per le quali non esiste ancora un sistema di sorveglianza nazionale, i dati provenienti da alcune regioni e province italiane mostrano una sostanziale stabilizzazione che permette di stimare circa 4000 nuove infezioni l'anno nel nostro Paese (circa 11 infezioni ogni giorno).
''In conclusione - spiega Rezza - i dati in nostro possesso suggeriscono una sostanziale stabilizzazione dell'incidenza dell'AIDS e delle nuove infezioni da HIV.
Cio', congiuntamente all'aumento della sopravvivenza, comporta una tendenza all'aumento del serbatoio di infezione.
La bassa percezione del rischio della popolazione sessualmente attiva rende conto della necessita' di mettere a punto adeguati interventi di prevenzione''.
Pubblicato da
Redazione
alle
11:11:00
Etichette: aids, contagio, eterosessuali, malattie, omosessualità, prevenzione, ricerche, scienza, studi
mercoledì 21 maggio 2008
Aids: arriva in Italia la pillola 3 in 1 che semplifica la vita dei pazienti.
(Agr) Una grande novita' nel trattamento dei pazienti positivi all'Hiv: si tratta della prima pillola che riunisce tre molecole antiretrovirali. Si chiama Atripla e semplica la vita ai pazienti perche' toglie l'obbligo di assumere piu' volte al giorno pillole diverse rispettando dosi e orari e consente quindi anche una perfetta aderenza alla terapia, riducendo drasticamente il rischio di dimenticanze o di ritardi nell'assunzione del farmaco. Atripla e' frutto di una partnership tra Bristol-Myers Squibb e Gilead Sciences. "La mortalita' per AIDS e' scesa dal 100% a meno del 10%, la stessa percentuale che si registra per le polmoniti", dice Mauro Moroni, direttore del diartimento di malattie infettive dell'azienda ospedaliera Luigi Sacco di Milano. "In questo residuo di mortalita' ci sono anche i pazienti che non assumono i farmaci con la necessaria aderenza. L'avvento di Atripla rappresenta un grande successo rispetto a uno degli obiettivi della ricerca: la semplificazione". Fino ad alcuni anni fa, la terapia antiretrovirale comportava per i pazienti l'assunzione di un cocktail di farmaci che poteva arrivare a comprendere addirittura 25 compresse al giorno, con l'inevitabile compromissione della qualita' di vita e mettendo a rischio l'aderenza alla terapia e quindi la sua efficacia.
mercoledì 23 aprile 2008
Australia, la masturbazione allontana il cancro. Lo dice un'equipe di scienziati.
(Leggo.it) Chi “si tocca” rischierà pure di perdere la vista, ma di sicuro attenua i rischi di ammalarsi di tumore. E’ quanto afferma una equipe di scienziati australiani che ha fatto dettagliati studi un ampio gruppo di pazienti. Il dottor Giles ha sottolineato che i più “fortunati” sono quelli che hanno avuto «un’intensa attività tra i venti i cinquant’anni». Meglio ancora, pare, se la masturbazione è regolare ogni settimana con un minimo di cinque volte ogni sette giorni. In questo caso, spiega la serissima ricerca medica (si è protratta anni) si attenua fortemente il rischio di cancro alla prostata. Un’altra connessione sorprendente è stata trovata dalla stessa equipe per le donne. Sembra, infatti, che chi non allatta ha minori rischi di sviluppare un cancro al seno.
NUOVA MOLECOLA ANTI-CANCRO A MILANO Una nuova molecola ha dimostrato in laboratorio di poter bloccare la proteina Cdc7, che quando “impazzisce” è alla base della moltiplicazione incontrollata delle cellule tumorali. La scoperta arriva dagli scienziati del Nerviano Medical Sciences (Nms), centro milanese specializzato nella ricerca e sviluppo di farmaci anti-tumore, ed è stata appena presentata al congresso dell’Associazione americana ricerca sul cancro a San Diego (Usa). «I risultati pre-clinici (cioè che precedono la fase di sperimentazione sull’uomo) - spiegano i ricercatori - indicano che questa molecola blocca la moltiplicazione e induce la morte di cellule tumorali di diversa origine, incluse quelle resistenti a farmaci inibitori della replicazione tumorale attualmente sul mercato. L’inibitore di Cdc7 entrerà in sperimentazione clinica nei prossimi mesi, e verrà studiato in molteplici tumori umani quali quelli dell’ovaio, del colon, della mammella e in diverse leucemie».
Sphere: Related Contentlunedì 21 aprile 2008
Domani Rita Levi Montalcini festeggia 99 anni. Auguri!
(Pinkblog) Una donna al servizio dell’umanità che ha fatto della scienza il suo pane quotidiano e ragione di vita: Rita Levi Montalcini compie domani 22 aprile, 99 anni.
Laureata nel 1936, vittima delle leggi razziali fasciste e costretta ad emigrare in Belgio, docente negli Stati Uniti dal 1947 al 1977, Premio Nobel nel 1986 per aver scoperto il fattore della crescita nervoso, noto come Ngf (Nerve Growth Factor), direttore, superesperta e guest professor di vari Centri di ricerca, presidente dell’istituto dell’Enciclopedia italiana, membro delle più prestigiose accademie scientifiche internazionali, senatrice a vita, tre lauree ad honorem in università italiane ed internazionali, premi e riconoscimenti a non finire, tra cui “Saint Vincent”, “Feltrinelli”, “Albert Lasker“, fondatrice dell’Ebri (European Brain Research Institute).
“Mi sento per la seconda volta un po’ Robinson Crusoe. La prima fu negli anni del fascismo. Allora ero più sola, più giovane e meno forte di adesso, eppure il male produsse un bene“.
Una scienziata irriducibile da sempre attiva nelle campagne di interesse sociale (contro le mine anti-uomo o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società), e dal 1992 fondatrice della “Fondazione Levi Montalcini”, in memoria del padre, rivolta alla formazione e all’educazione dei giovani. In particolare al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane, al fine di contribuire a creare una classe di giovani donne che svolgano un ruolo di leadership nella vita scientifica e sociale del loro Paese.
“Dico ai giovani: non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente. Non temete le difficoltà.
Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita”. (Rita Levi Montalcini)
Ai suoi magnifici 99 anni, vanno i nostri migliori auguri.
Pubblicato da
Redazione
alle
23:49:00
Etichette: donne, italiani, nobel, personaggi, scienza, scienziati
martedì 15 aprile 2008
Fecondazione: Scienziati e bioeticisti, improbabili bimbi "fai da te" per i gay.
(Adnkronos Salute) Bimbi fai da te per le coppie gay? "Improbabili. Così come per i single o per le coppie eterosessuali, a partire da gameti creati con cellule staminali". A dissolvere, almeno per ora, le paure sollevate dalle potenzialità della scienza è The Hinxton Group, un consorzio internazionale di scienziati, bioeticisti e giuristi di 14 Paesi.
"Nonostante i progressi della ricerca - rivela il gruppo di super-esperti sul suo sito internet - ci vorranno almeno 20 anni prima che nei laboratori si possano ottenere facilmente gravidanze umane. Dunque lo spauracchio di bebè fai da te è immotivato, e ben oltre le possibilità degli scienziati". Soprattutto le prospettive che più preoccupano, cioè creare sperma a partire da cellule femminili, oppure ovuli a partire da spermatozoi, "risultano uno scenario altamente improbabile".
Pubblicato da
Redazione
alle
11:59:00
Etichette: bambini, genitori omosessuali, questione omosessuale, scienza







My StumbleUpon Page








