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lunedì 30 giugno 2008

Orgullo gay di Madrid: Fiesta, cultura e diritti.

(Italiani a Madrid) Manca pochissimo all’apertura di uno degli eventi più famosi e affollati di Madrid: il prossimo sabato 28 giugno incomincia MADO ‘08 - Madrid Orgullo, il gay pride madrileno, uno dei più famosi al mondo per la sua vivacità, la sua durata e per la quantità di persone che ogni anno invadono la nostra amata città per prendervi parte.

In un paese come la Spagna, dove la comunità gay gode ormai di ampi diritti, tra cui il matrimonio e l’adozione, il gay pride assume un significato speciale. Non più tanto di protesta e rivendicazione, quindi, come in quei paesi in cui, disgraziatamente, l’omosessualità viene ancora ignorata, se non punita - quanto di vera celebrazione. L’Orgullo è una grande, grandissima festa aperta a tutti e infatti siete tutti invitati!

Ogni anno a Madrid circa un milione di persone da tutto il mondo prende parte all’atto culminante dell’evento, la Manifestación Estatal (la parata), che quest’anno si terrà il 5 luglio ed avrà come tema la visibilità lesbica. Decine di carri decorati spareranno musica dalla Puerta de Alcalá fino a Plaza de España, trasformando le strade del centro in una immensa discoteca all’aperto itinerante. Buttatevi nella mischia. Con voi ci saranno uomini, donne, bambini, anziani… tutti i madrileni partecipano e si divertono, a riprova del fatto che la comunità gay è davvero parte integrante della società spagnola e che una convivenza rispettosa e serena è davvero possibile. Non a caso il cartellone di quest’anno (riprodotto qui sotto) vuole sottolineare, attraverso un doppio senso, proprio il fatto che l’Orgullo non è solo gay, ma è di tutti e per tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale.

Il pride a Madrid, però, non è solo parata. Durante l’intera settimana che la precede le piazze e le strade del centro, e in particolare di Chueca, fanno da scenario a concerti, DJ set, spettacoli di danza e teatro, concorsi, esposizioni di arte e fotografia, conferenze, dibattiti, tutto a tematica GLBT (gay, lesbica, bisessuale, transgender). Perché il pride è sì una festa, ma è anche impegno, attivismo e cultura.

Il programma è stato svelato proprio oggi. Lo trovate qui:

Troverete maggiori informazioni sul sito ufficiale MADO. Se venite dall’Italia e volete arrivare preparati, su Italiani a Madrid troverete articoli su Chueca (il quartiere gay della capitale) e la scena gay di Madrid e se proprio non trovate le informazioni che cercate, contattatemi e sarò felice di aiutarvi.

E con orgoglio vi auguro felice MADO a tutti!

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Euro 2008. I campioni in mutande...

In tutti i campionati, al solito al termine della partita e della cerimonia di premiazione, i calciatori e l'intero staff si ritrova nello spogliatoio per festeggiare "privatamente" la vittoria. E, al solito, con loro ci sono anche delle telecamere che riprendono di tutto.
Eccovi per esempio gli spagnoli, campioni d'Europa 2008 nei loro spogliatoio e, ovviamente, in mutande...
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Bolognapride. Ancora sulla Bertozzo, parla Andrea Benedino.

In un corposo articolo in cui Andrea Benedino fa alcune riflessioni, compaiono altre notizie circa l'affaire Bertozzo (vedi nella foto e articoli precedenti qui e qui).
Ve le proponiamo, per chi invece volesse leggere per intero l'articolo di Benedino pubblicato sul suo blog, clicchi qui.

"(...) Mi si racconta che alla fine dei comizi dal palco, quando noi torinesi eravamo già avviati ai pullman per rientrare a Torino, c'è stata una mezza rissa, al termine della quale è stata arrestata Graziella Bertozzo, storica militante lesbica, attivista di Facciamo Breccia e nota avversaria di Arcigay. Mi si racconta anche che un poliziotto si sarebbe rotto un menisco in seguito ad un calcio della Bertozzo e che il segretario nazionale di Arcigay Riccardo Gottardi sarebbe stato preso a sberle da Elena Biagini e da un altro sempre del gruppo di Facciamo Breccia. Il tutto sarebbe stato originato dalla pretesa di occupare il palco da parte degli esponenti di Facciamo Breccia. Niente di nuovo, per carità: è la loro solita arroganza con la quale pretendono di imporre la loro linea al movimento. No, anzi, questa volta qualcosa di nuovo c'è: è venuta meno la pratica nonviolenta che da sempre caratterizza il nostro movimento. Davvero un gran risultato, complimenti!!(...)"

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Roma. Successore di Ruini dice d'essere alleato in difesa di generici diritti fondamentali. Non cambia nulla.

(L'Avvenire) "Come pastore e concittadino mi sento vicino, amico e alleato di ogni persona nella promozione e nella difesa dei diritti fondamentali e della dignità di ciascuno" e "mi sono presenti le grandi sfide della modernità, che hanno creato in tanti uomini e donne una situazione di smarrimento spirituale, d'incertezza e di paura rispetto al futuro, quali altrettante provocazioni alla Chiesa...". Così il nuovo vicario di Roma, Agostino Vallini, in una lettera ai fedeli della diocesi quale messaggio di saluto per il suo insediamento. Nel messaggio il cardinale saluta le autorità civili, a cominciare dal presidente della Repubblica, il predecessore Camillo Ruini, "le famiglie, i giovani, gli ammalati, gli anziani, i poveri, le persone sole" e i vari collaboratori ecclesiastici e i rappresentanti delle altre chiese cristiane. Un pensiero speciale ai sacerdoti: "conosco per esperienza personale - dice - le gioie intime e profonde del ministero, ma anche le fatiche nel portarlo avanti, la delusione nel sopportarne gli insuccessi, il peso della solitudine e l'amarezza delle ore oscure e pericolose dell'incomprensione. Soprattutto in questi momenti difficili - spiega - mi piacerebbe essere capace di vicinanza, di amicizia e sostegno". Oltre alle sfide della modernità, il porporato ribadisce la propria attenzione per la "emergenza educativa".

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Ruslana Korshunova, il mistero della modella morta a New York. Le novità.

(Panorama) Tragico fine settimana per Ruslana Korshunova, una modella famosa, bella e dolce, di origine kazaca che viveva a New York. È morta dopo essersi gettata dalla finestra, al nono piano del suo appartamento a Manhattan. Sulla disgrazia è stata aperta un’indagine. Alcuni testimoni hanno riferito di averla vista precipitare dal balcone del suo appartamento, intorno alle 14,30 di sabato pomeriggio. Non c’erano segni di lotta o di aggressione nel suo appartamento, la modella sembra essersi suicidata.

E questo è un mistero piu grande. Cosa spinge una giovane donna, apparentemente felice, a buttarsi dalla finestra? Gli ultimi a vedere Ruslana viva sono stati il suo ex ragazzo, Artem Perchenok, e il portiere di notte, Mahmoud Nakeeb. Il primo ha precisato di averla lasciata “tranquilla ” dopo aver trascorso con lei un paio d’ore guardando il film Ghost. Il secondo ha scambiato un veloce saluto nel pomeriggio di venerdì: “Mi sembrava normale”, poi ha aggiunto “era davvero molto gentile. Diceva sempre buongiorno e buonasera”. “Non vedo alcuna ragione” ha detto un altro conoscente “perché dovesse fare una cosa del genere”. Kira Titeneva, la sua migliore amica, nata come lei ad Almaty, ha pianto: “Non prendeva droghe, non beveva, era un angelo, lavorava sempre. Era appena ritornata da Parigi, era al settimo cielo, abbiamo spettegolato al telefono”.
Aveva tutto: successo, apprezzamento della gente, speranze per il futuro. Ruslana, 20 anni, viveva nel mondo della moda dal 2003, quando era arrivata a Manhattan dal Kazakistan grazie all’intuito di Debbie Jones. Ruslana ha lavorato per le migliori agenzie di Mosca, Parigi, Londra e New York, ultimamente per l’agenzia IGM (la stessa di Kate Moss e Heidi Klum) e ha posato per firme famose. Da Marc Jacobs a DKNY, da Vera Wang a Christian Dior. Per cinque anni la modella si è divisa tra pubblicità, copertine, sfilate, servizi fotografici per riviste come Elle e Vogue che l’ha definita “una bellezza fiabesca ed eterna”. Ultimamente aveva iniziato a scrivere poesie, alternando il russo con inglese. “La vita è breve, vìola le sue regole, perdona in fretta, bacia adagio, ama veramente, ridi e non ti rammaricare mai di ciò che ti ha dato gioia”. Un’altra poesia, l’ultima trovata, datata 30 maggio, parla di amore: “L’amore è cieco, t’incendia il cuore. Non confondere l’amore col desiderio. L’amore è sole, il desiderio è solo carne. Il desiderio ti stordisce, l’amore ti dà forza”. E ancora: “L’amore non ti toglie qualcosa per darlo a un altro. È l’essenza della vita. Ma tu non dai la tua vita a un altro”.
E un’altra ancora, che forse rileva uno stato d’ animo non tranquillo: “Mi fa male, come se qualcuno avesse preso una parte di me, l’avesse strappata, calpestata e buttata. Sogno di volare, ma il mio arcobaleno è così lontano”. Il poeta e premio Nobel Joseph Brodsky (nato in URSS e vissuto e morto a New York) ha scritto una volta: “niente vale una vita…”. Ruslana avrebbe potuto realizzare il suo “sogno di volare” in un altro modo e magari trovare il suo arcobaleno. Ormai è troppo tardi.


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Bolognapride. Caso Bertozzo polemiche in internet.

(Redazione) E polemica nell'ambiente lesbico per l'incidente occorso sabato al Gaypride di Bologna nelle adiacenze del palco a Gabriella Bertozzo, (in foto) militante omosessuale di “No Vat”, movimento laico anti-clericale, strattonata ed alla fine portata in questura dalla Digos per accertamenti. Ne diamo conto in questo articolo.
Molto interessante l'intervento pubblicato sul forum EllexElle in cui una responsabile della security del gaypride da' la sua versione.
Lo trovi qui con tutto il dibattito che segue.

Della faccenda compare, tanto per cambiare, un comunicato in cui GayLib, tramite Oliari, solidarizza con la Bertozzo, gli unici del movimento Glbt...
Ci sarà una spiegazione?
Eccolo:

Oliari (GayLib): “Graziella Bertozzo è una militante pacifica: sono convinto che si tratti di un equivoco dovuto allo stress”.

"Sono stupefatto di quanto accaduto a Graziella Bertozzo: non conosco i fatti, ma la persona e, pur non condividendone le idee politiche, so che si tratta di una militante pacifica, dalla lotta ghandiana”.

Lo afferma in una nota Enrico Oliari, presidente di GayLib, l'associazione dei gay di centrodestra, il quale continua la nota dicendo che “I gay pride, come tutte le manifestazioni di piazza, possono rappresentare un momento di stress e sono convinto che qualunque cosa sia successa si possa ridurre ad un equivoco che spero si possa chiarire presto”.

Enrico Oliari.

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James Blunt: “Dopo i concerti ci vogliono sesso e alcol”.

(Panorama) James Blunt non riesce a stare senza sesso e dopo ogni concerto ha un appuntamento fisso. “Il sesso per me è importante. Ho bisogno di sessioni regolari in camera e tutti sanno bene quanto conti”. Il cantante di You Are Beautiful, che ha avuto un flirt con Paris Hilton e con la modella Petra Nemcova, ha inoltre raccontato quanto gli piaccia l’alcol, soprattutto alla fine dei concerti. “Dopo gli show, adoro bere qualcosa di forte. Alle quattro del mattino non ho altro in programma. Io organizzo un party al termine di ogni esibizione. In pratica: 85 concerti ogni anno significa fare 85 party in 85 città diverse!”. Un vero spasso quindi per la popstar che fino a qualche giorno fa tremava al pensiero di salire sul palco di Glanstonbury per paura della reazione del pubblico. “Sono preoccupato e non so quale sarà la risposta della gente. A Glasto sono imprevedibili e non sai mai se gradiranno o meno i tuoi pezzi”. Ma adesso che lo show è andato bene, James, qualche grattacapo continua ad averlo con la stampa, che, secondo lui, ci sta andando giù pesante. “Alcune volte, quando leggo cose negative sui giornali, mi lascio turbare. Ma combatto questa sensazione con pensieri positivi. Io ho 20.000 persone che cantano ogni sera le mie canzoni; condividono le mie speranze, le mie paure e si relazionano con le mie esperienze di vita. Sono felice così”.
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Promo VC2 Premiere. Le coppie di fatto e famiglie omosessuali.

Mercoledì 2 Luglio la terza puntata di VC2 Premiere. Davide Scalenghe presenterà in anteprima due pod dedicati alle coppie di fatto ed alle famiglie omosessuali.
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Porno in rete. Minime e il filmato porno: viene in 10 secondi!


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(Marikka) Quanti di voi hanno visto “Austin Powers“? E quanti di voi non hanno provato un po’ di tenerezza la versione miniaturizzata del perfido Dottor Male, MiniMe? Bene, forse non tutti voi sapete che l’attore che interpreta MiniMe, Verne Troyer, ha girato un sex tape con una sgallettona spilunga bionda da far invidia moretta!
Io: basita! Beh, tesori della Kiki, se avete lo stomaco, continuate a leggere, altrimenti prendete un travelgum e coraggio!

UPDATE: IL VIDEO SI RIFERISCE AD UN “SOSIA”
In questo breve video si vede la biondina (che vi assicuro NON è la Mari) che con scatto felino leva l’asciugamano da MiniMe e lo lascia sdraiato sul letto completamente nudo. MiniMe sarà anche Mini d’altezza, però il cazzo ce l’ha di dimensione standard, soprattutto se paragonato a tutto il resto del corpo!!!

ATTENZIONE: CONTENUTI ALTAMENTE PORNOGRAFICI ESPLICITI!

No, vi prego, ma lei lo deride!!! Gli ghigna in faccia ad ogni mossa! Ma povero! E poi, scusate, cosa non fa trash la scena di lui, sul comò come una statuina di Capodimonte, e lei che lo spompina ad altezza perfetta? Vi prego! Ma poi lo rimma pure!!!

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Dal 6 all'11 luglio a Roma arriva l'alta moda.

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Inizia domenica prossima la tredicesima edizione di Altaroma Altamoda a Roma
La manifestazione si divide tra due location rappresentative di due momenti culturalmente diversi ed estremamenti significativi.
Da una parte S. Spirito in Sassia, edificio del XII secolo, e dall'altra l'Auditorium esempio di architettura contemporanea. Una metafora per esprimere un evoluzione stilistica della manifestazione che racchiude in sé l'ambizione di coltivare le contaminazioni tra diverse forme di creatività e di espressione. Una manifestazione ricca e versatile, suddivisa tra catwalk shows, ‘fashion in town' con le creazioni di giovani stilisti che espongono nei loro atelier, le gallerie d'arte che rendono omaggio alla moda e gli eventi collaterali realizzati con inedite contaminazioni tra diverse forme d'arte.

Alta Roma porta avanti il suo impegno per valorizzare l’Alta Moda Italiana e preservare un patrimonio di eccellenze e alto artigianato che ci rappresentano in tutto il mondo. Come di consueto sulle passerelle romane Balestra, Curiel, Gattinoni, Riva e Sarli le grandi maison della tradizione e accanto a loro, la seconda generazione rappresentata da Ettore Bilotta, Michele Miglionico. E ancora Edward Arsouni, Tony Ward e Abed Mahfouz dal Libano e l’atteso ritorno di Marco Coretti sulle passerelle romane.
Apre la rassegna ‘Who’s on Next’ progetto di scouting giunto alla quarta edizione, ideato e realizzato da Alta Roma in collaborazione con Vogue Italia. Il concorso, unico ed esclusivo, rappresenta l’incessante ricerca di nuovi talenti da inserire nel circuito internazionale della moda. Nove finalisti tra abbigliamento e accessori e una giuria composta dal gotha degli addetti ai lavori a livello mondiale. L’appuntamento ormai diventato punto di riferimento per la ricerca di nuove tendenze e designer del futuro. Un importante momento di raccordo tra i giovani talenti creativi il mondo dell’industria della moda.
Per valorizzare maggiormente una kermesse che sta sempre più conquistando autorevolezza nella fashion community, una serie di innesti culturali che abbracciano diverse forme d’arte coerenti con la moda. Prima tra tutti, la mostra “Pasquale De Antonis. La fotografia di moda 1946-1968” a cura di Maria Luisa Frisa che Alta Roma ha deciso di promuovere. De Antonis era una personalità poliedrica, non solo fotografo di moda ma anche ritrattista, documentarista, fotografo di teatro e di opere d’arte. A spingere Alta Roma a realizzare il progetto, è stata la volontà di riportare all’attenzione del pubblico un fotografo di grande valore artistico a cui va il merito di aver documentato la nascita della moda italiana.
Alcune new entry internazionali, attirate dall’unicità e dal fascino che Roma, con il suo immenso heritage culturale, rappresenta: l’israeliana Galit Levi, Aina Gassè dall’Ucraina, e l’emergente Graziano Amadori. Ma anche le sfilate di Céline Faizant, esponente creativa del “new luxury” fatto di abiti organici, ecologici ed etici e Bisrat Negassi, stilista francese di origine africane. Due marchi francesi, frutto del fortunato gemellaggio tra Roma e Parigi, che grazie alla collaborazione tra Alta Roma ed il Salon du Prêt-à-Porter arricchisce lo scambio creativo internazionale.
Andrà in scena alla Galleria Moncada di via Margutta, “Double Regard”, sfilata/performance degli abiti sculture dello stilista Jean Paul Najar,e dei gioelli scultura di Vhernier immortalati da un doppio sguardo fotografico.
E ancora la terza incursione nel progetto della Tricot–Couture con Saverio Palatella designer italiano tra i più apprezzati interpreti della maglieria, una materia astratta, plasmabile e sfuggente che lui arricchisce di interpretazioni artistiche. E anche ricerca tessile, creativa e sperimentale avanzata che trova un altro illustre esponente in Bianca Maria Gervasio con il suo stile concettuale e volumetrico.
Katherine Hamnet sarà la testimonial dell’Ethical Fashion, il progetto di solidarietà nato da una partnership tra Alta Roma e l’ITC (International Trade Centre), l’agenzia operativa di cooperazione dell’ONU e WTO (World Trade Organization). Un ospite importante che ci parlerà della sua esperienza ventennale nella diffusione della responsabilità sociale di impresa e nella salvaguardia dell’ambiente. Assistendo alla presentazione dei primi prototipi realizzati da Alta Roma e ITC, la designer inglese farà da madrina al varo di questa nave. Un originale workshop tra video, testimonianze e curiosità inaspettate.
A conferma della sua vocazione sociale, Alta Roma ospita la parte finale del percorso formativo ‘Il Filo che Unisce’, il concorso sulla moda etica ed eco-friendly, che punta a sottolineare il rapporto creativo e simbolico tra moda e natura, bellezza e arte, promuovendo una nuova realtà di filiera della moda, nel rispetto dell’ambiente e dell’individuo.
A dimostrazione della incessante attenzione di Alta Roma verso la contemporaneità artistica e la salvaguardia di tutte quelle competenze tecniche e artigianali che hanno reso celebre il ‘Made in Italy’ e l’Italian style’ nel mondo due mostre accattivanti e originali. Bottega Veneta con la sua mostra antologica KNOT – A RETROSPECTIVE un viaggio attraverso la celebre lavorazione ‘knot’ con una selezione di borse icona. La mostra itinerante, inaugurata a Milano durante il Salone del Mobile e poi esposta a Cannes approda ora ad AltaRomAltaModa per celebrare i 30 anni della borsa simbolo della maison. Un grande nome che rappresenta l’essenza dell’artigianalità italiana di alta gamma all’estero. E poi una contaminazione tra design e moda nella esposizione di accessori ispirati agli oggetti di design e alle polaroid dell’architetto e designer Carlo Mollino. Linee di design che hanno fatto la storia come ispirazione per i giovani creativi finalisti della sezione accessori delle passate edizioni del concorso Who is On Next, in un allestimento innovativo con lo sfondo del Museo Pietro Canonica, nel cuore di Villa Borghese.
E ancora da segnalare in calendario un tributo ai 50 anni di carriera di Mila Schön. La stilista che ha saputo interpretare le necessità contemporanee del suo tempo traducendo la sua alta moda in un prêt-à-.porter sofisticato e inaugurando la stagione americana della nostra moda. Jacqueline Kennedy e Marella Agnelli, tra le sue più affezionate clienti. Quest’ultima ricevette nel 1966, a New York, il Premio WWD, proprio grazie all’abito Mila Schön sfoggiato al White and Black Ball di Truman Capote. Alta Roma le rende omaggio con un docu-film realizzato appositamente per l’occasione con la regia di Antonello Sarno.
Seconda produzione di Alta Roma, dopo “Schu, le Grand Créateur” dedicata ad Emilio Schuberth, l’opera fa parte di una collana di cortometraggi dedicata alla promozione e diffusione della conoscenza di quei personaggi e di quelle tendenze che hanno contribuito a creare le radici del Made-in-Italy.
L’ultima giornata della fashion week sarà dedicata alla formazione con l’Accademia di Costume e Moda, l’Accademia Altieri, dell’Accademia Nazionale dei Sartori, l’Accademia Reale, l’Istituto Superiore di Design, l’Accademia di Belle Arti Lorenzo da Viterbo, la Scuola Moda Ida Ferri, ed infine l’Accademia Koefia.
Declinazioni creative a dimostrare una costante evoluzione e una tenace ricerca di stile per la quale Alta Roma, coerente con la sua mission, promuove un calendario ricco di suggestioni, testimonianza della sua attenzione verso la contemporaneità artistica e verso la salvaguardia di tutte quelle competenze artigianali che hanno reso celebre il ‘Made in Italy’ e l’Italia nel mondo.

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Signorini Buonasera: la battaglia di Max Cordeddu.

(Hai sentito) In tempi in cui si parla tanto di pari opportunita’ tra uomini e donne, soprattutto sul piano lavorativo, fa sorridere la battaglia intrapresa da questo ragazzo. Max Cordeddu ha un sogno nel cassetto: quello di diventare un signorino buonasera. Peccato che questo mondo sia precluso agli uomini. Ci sono solo donne che lo fanno. Una discriminazione sessuale al contrario :D.

Sul suo blog si legge: “Signore e signori buonasera, non potevo non aprire, se non con questo saluto il mio blog appena nato. Molti di voi avranno appreso dalla stampa o da internet, l’istanza che ho presentato all’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni. In breve si tratta di una discriminazione al contrario! La questione è semplice e molto lineare. Chiedo ai due gruppi televisivi più importanti del paese che aprano le selezioni e successive assunzioni agli uomini nel ruolo di annunciatori televisivi. Non c’è bisogno di dirvi che questo ruolo è precluso agli uomini, in quanto non credo abbiate mai visto un annunciatore presentare i programmi tv!“.

Da tempo infatti Max Cordeddu cerca di entrare in Rai o Mediaset. Ma tutti gli chiudono la porta in faccia, perche’ e’ un uomo e le signorine buonasera, lo dice il nome stesso, sono donne. E lui ha fatto partire una denuncia per discriminazione, fatta arrivare anche nell’ufficio di Mara Carfagna. Ce la fara’ a realizzare il suo sogno?
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Impronte ai rom, Maroni non retrocede e chiede più controlli.

impronte

(Panorama) Nessun passo indietro sulle impronte digitali per i bambini nomadi. Anzi, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, va avanti spedito e chiama al Viminale i tre prefetti di Roma, Napoli e Milano - nominati un mese fa commissari all’emergenza - per catechizzarli sulla linea da seguire. Nel mirino il prefetto della Capitale, Carlo Mosca, che nei giorni scorsi si era dissociato dall’indicazione del ministro.

Sulle impronte, ha spiegato Maroni, si sono scatenate polemiche “totalmente infondate, frutto di ignoranza, nel senso di scarsa informazione, o di pregiudizio politico: in entrambi i casi sono polemiche che non mi toccano e non mi faranno retrocedere neanche di un millimetro”. C’è, ha ricordato: “Un’emergenza nomadi definita dal precedente governo che noi vogliamo affrontare e risolvere, naturalmente nella salvaguardia di tutte le norme di diritto italiano, europeo e internazionale, ma vogliamo affrontarla e risolverla una volta per tutte. Deve finire” ha ribadito “l’ipocrisia per cui sono tutti a favore dei bambini però tutti accettano che i bambini vivano in questi campi dividendo lo spazio coi topi”. Quanto al metodo, il ministro ha precisato che “noi interveniamo con la Croce Rossa, tutelando i diritti di tutti, ma vogliamo sapere chi c’è, chi abita le nostre città, chi abita le nostre regioni e chi ha diritto di stare e chi non ha diritto di restare”.
Per questo, ha convocato al ministero coloro che questa linea la devono applicare concretamente, cioè i tre commissari delegati. A presiedere la riunione Giuseppe Procaccini, il capo di Gabinetto del ministro, che ha ricordato ai prefetti - in particolare a Mosca - che l’ordinanza di nomina affida loro il compito di identificare i nomadi, anche i minori, “attraverso rilevi segnaletici”, come le impronte digitali appunto. Il prefetto di Roma, pochi giorni fa, aveva invece detto che “così come non si prendono le impronte digitali per il passaporto ai minori italiani, così non si vede il motivo per cui bisogna farlo con i bambini rom”.

Dichiarazione che, naturalmente, non è piaciuta a Maroni, il quale ha chiesto a Procaccini di convocare i prefetti per stabilire una linea comune tra le tre città, in modo da evitare posizioni discordanti come quella di Mosca.
La riunione è durata circa due ore e Mosca ha avuto modo di spiegare il suo punto di vista. Al termine, il Viminale ha fatto sapere che si è trattato della “prima di una serie di verifiche periodiche, che ha consentito di mettere a punto una completa e condivisa linea tecnica nell’applicazione delle ordinanze”. È stato quindi rilevato che il censimento nei campi nomadi “sta procedendo regolarmente, secondo le indicazioni contenute nelle ordinanze, con l’obiettivo di riconoscere l’identità personale, anche a coloro che non sono in grado di dimostrarla, attraverso il ricorso alle tipologie di rilievo segnaletico necessarie, comprese le impronte digitali”.
E sostegno a Maroni è arrivato dal suo compagno di partito, nonché ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli. “Se rilevare le impronte per qualcuno può rappresentare una discriminazione” ha detto “io lancio una proposta: tutti i cittadini italiani si facciano rilevare le impronte”. Il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, ha definito l’iniziativa del ministro dell’Interno: “Sacrosanta. Meraviglia che qualche prefetto non conosca le leggi vigenti in Italia e in Europa, che impongono procedure di identificazione certa soprattutto dei minori privi di documenti e vittime di chi li manda a rubare”.

Critiche, invece dall’opposizione. “È un segno di barbarie” ha osservato l’europarlamentare del Pd Gianni Pittella “che il governo Berlusconi, a 70 anni dalle leggi razziali, decida che la questione rom si risolve prendendo le impronte digitali ai bambini”.

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Il Pride visto da un etero.

(Il gazzettino del Beca) Sabato, benchè il mio status sia quello di "etero", ho partecipato con gioia al Bologna Pride 2008, per manifestare al fianco di tutte quelle persone che, in Italia e nel mondo, sono continuamente discriminate. Nonostante fosse il primo Pride a cui prendevo parte ho notato che, questo, è stato molto sobrio nei costumi, forse anche per rispondere alle polemiche fatte da Mara Carfagna, la quale aveva descritto la manifestazione come una carnevalata di pazzi. Così non è. C'è chi manifesta vestito in camicia, chi vestito da drag, chi in pantaloni corti e chi, come me, sembrava andasse ad un comizio della Lega, essendo tutto (tranne i pantaloni) verde. Molto belli i carri, sicuramente il più colorato è stato quello del "nostro" mama, ma anche molto rumorosi, musica a palla per tutto il tragitto tranne che al passaggio davanti alla storica sede del Cassero. Onestamente sul momento non ho capito bene perchè fermassero la musica al passaggio della porta, ma poi leggendo qua e là sono arrivato alla spiegazione. Altra cosa che non sapevo (bacchettatemi pure!) è il motivo per cui è stato scelto il 28 giugno come data per la rivendicazione dei diritti GLBT; nel 1969 in questa data, poco dopo le 1.20 di notte circa 400 poliziotti irrompettero al gay bar "Stonewall Inn" a New York per una schifosa retata omofobica. Quella notte i 2000 ragazzi del bar alzarono la testa contro questa grave ingiustizia, battagliando per più di 3 giorni con i poliziotti. Questo giorno è stato preso come punto di partenza del movimento di liberazione gay moderno. Come ogni manifestazione che si rispetti il giorno dopo ci sono le solite polemiche sui numeri e sulle essenze. La Repubblica spara un 200.000 presenze secondo l'organizzazione e molti meno per la questura. Il Messaggero ipotizza un 40.000 (buttandolo nel mezzo fra i 250.000 degli organizzatori e i 40.000 della questura). Il Corriere della Sera cala drasticamente sui 20.000 degli organizzatori e i 7.000 della questura (?!). Io c'ero e posso dire che qualunque sia stato il numero effettivo dei partecipanti, è stata una vittoria in tutti i casi perchè vedere 7-20-100-200 mila persone festanti, colorate, urlanti che marciano unite per un'unica causa è solo da considerarsi una vittoria. Sulla polemica della presenza/non-presenza del PD io porto la mia personale testimonianza. Il PD c'era. Purtroppo era rappresentato dal carro più triste e solitario dell'intero corteo ma, come si suol dire in questi casi, l'importante è partecipare.

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Il 75% dei ragazzi italiani sotto i 19 anni fa sesso e solo lo 0.3% conosce i metodi anticoncezionali

(Affari italiani) Adolescenti e sessualità. Un rapporto davvero difficile. Parole di esperto. Più di un quarto della popolazione al di sotto dei sedici anni, secondo quanto riferiscono gli studiosi, è sessualmente attivo: lo è addirittura il 50 per cento dei giovani al di sotto dei 15 anni e il 75 per cento di quelli sotto i 19 anni. Tuttavia il "mondo" degli anticoncezionali e l'importanza della prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale risulta ai più quasi totalmente sconosciuto. In Italia solo lo 0,3 per cento delle ragazze con meno di 19 anni ha infatti una buona educazione sessuale e soltanto una su quattro si attesta su un livello appena sufficiente.

Secondo i ricercatori l'Italia si trova tra agli ultimi posti per quanto riguarda la contraccezione: il 46,4 per cento dei giovani non utilizza nessun metodo anticoncezionale mentre l'8,5 per cento si affida al coito interrotto. La conseguenza? Delle 356.000 confezioni di pillola del giorno dopo consumate tra il giugno 2006 e il luglio 2007, ben il 55 per cento risulta utilizzato dalle giovani sotto i 20 anni. Inoltre, dato anche lo scarso utilizzo del preservativo vi è un'alta diffusione tra i giovani di malattie sessualmente trasmesse come l'HPV, il citomegalovirus, la sifilide e la clamidia, la cui incidenza negli individui tra i 14 e i 25 anni è in costante aumento.
Ma non tutti i ragazzi accettano passivamente la loro “non conoscenza” e sono quindi costantemente alla ricerca di notizie, conferme, dati che li aiutino a vivere con serenità questo aspetto della vita, che da qualche anno li coinvolge in età sempre più precoce.

Le fonti preferenziali di informazione per i giovani sono internet (blog, forum e siti dove rispondono specialisti) e gli amici. Internet è ormai vista come una vera a propria “fonte del sapere”. Secondo uno studio recentemente pubblicato su Sexologies, infatti, circa il 44 per cento dei giovani ricorre al web per cercare informazioni sui temi della salute e della sessualità. Il web offre infatti il vantaggio dell'anonimato.

Molti giovani, infatti, incontrano grandi difficoltà ad affrontare discorsi legati alla sessualità, e di conseguenza anche legati alla contraccezione, in famiglia. Secondo alcune ricerche almeno il 60 per cento delle giovanissime non parla di contraccezione con la propria madre.

Alcuni adolescenti si avvalgono del sostegno offerto dai consultori e dai centri appositamente istituiti. Infine, tra le altre fonti di informazioni vi sono libri e riviste.

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Polemiche. Il Gay Pride turba i cattolici Pd. Vecchi: così perdono voti.

Il Gay Pride turba i cattolici del Pd mentre la Curia, attraverso monsignor Ernesto Vecchi, chiede alla politica più coraggio dopo "la vergogna delle offese al vescovo" durante la sfilata di sabato scorso alla quale hanno partecipato oltre 50mila persone. Un corteo festoso dove non sono mancati slogan contro la Chiesa. Col segretario del Pd Andrea De Maria che ha preso le distanze.
(La Repubblica, edizione di Bologna) Il Pd e i politici seri stiano attenti ad appoggiare manifestazioni come il Pride. Rischiano di perdere voti più che guadagnarne».

Monsignor Ernesto Vecchi, vescovo vicario della diocesi bolognese, ha visto un altro Gay Pride. Non la festa di colori, coriandoli e ironia «propagandata» dagli organizzatori, ma «una manifestazione «vergognosa», perché «è una vergogna che si insulti il vescovo, che è il primo cittadino storico della città». «Insopportabili» gli insulti, i cori, i ritornelli ironici contro Vergine e santi patroni. «I politici dovrebbero capire che non si può andare avanti così. Che queste persone non vanno appoggiate. Si ricordino invece, i politici, che chi ha attaccato la Chiesa ha preso lo 0,9% alle ultime elezioni. Anche sabato in piazza non c´erano più di 50mila persone. Cosa sono 50mila? Un nulla. Uno 0,9% appunto».

Ecco perché la politica «non deve più avere paura», dice citando la massima più famosa di papa Giovanni Paolo II. Anzi, deve «trovare il coraggio di dire qualcosa contro queste che non sono altro che degenerazioni del gusto e del buon senso».

Monsignor Vecchi, che ne pensa del Gay Pride? Alla fine, nonostante la sobrietà, gli attacchi alla Chiesa sono arrivati.
«Mi pare che riveli le vere intenzioni di certe manifestazioni, che non sono espressioni di autentica libertà, ma un segno di disintegrazione dei valori. Quello che è stato fatto sabato con è un vero e proprio sgarbo alla città. Consiglierei a questa gente di leggere la lettera di San Paolo ai romani, capitolo primo».

E´ quella che parla di "Rapporti contro natura". Ma gli organizzatori sostengono di voler solo difendere i diritti Lgbt.
«Ma qui non si tratta di diritti o di doveri. Quella cui abbiamo assistito è stata una vera e propria degenerazione del buon senso. Una manifestazione contro qualcuno, cioè la Chiesa e i suoi valori, e non per qualcosa. E dirò di più. Mi meraviglio molto che la politica lasci che si attacchi la Madonna di San Luca e i santi di Bologna. Lo dico a quei politici che forse pensano di tenere i piedi in due staffe».



Parla del Pd, che ha aderito al Gay Pride ma poi si è presentato a ranghi ridotti?
«Anche del Pd. A loro ricordo che quelli che erano in piazza sabato sono gli stessi che alle elezioni sono stati spazzati via. Esclusi dal parlamento. Io non vorrei che ci siano politici che ora pensano che andando a manifestare con questa gente si guadagni un punto in più. Sappiano che è più facile che ne prendano uno in meno».

Ne è sicuro?
«Io non sono un politico, sono solo un cittadino. Ma da cittadino guardo prima di tutto alla Costituzione. La Costituzione parla di "matrimonio", tra un uomo e una donna. E´ la stessa Costituzione che cita anche il presidente Giorgio Napolitano. E poi penso che anche il metodo sia sbagliato: la piazza non fa democrazia. Spesso fa solo confusione. La democrazia sta in Parlamento, dunque i politici stiano in Parlamento e abbiano il coraggio di dire qualcosa».

I cattolici le sembrano troppo timidi?
«In questi casi sì. Dico loro di non avere paura, di far sentire la loro voce quando si attaccano la Chiesa e i valori della Costituzione».

In realtà però le contestazioni sono state limitate e il corteo molto tranquillo. E´ sicuro di non esagerare?
«Affatto. Io credo sia una vergogna assoluta che in una manifestazione pubblica si insulti il vescovo della città. Cioè il primo cittadino di Bologna. Non in senso sociale, perché quello è il sindaco, ma certo in senso storico».

C´è stato anche un tentativo da parte dei manifestanti di "riprendersi" il Cassero che ora ospita il mausoleo della Madonna di San Luca.
«Ecco appunto. Il Cassero è della Madonna. La madre del Signore. Perché mai andare a imbrattare i luoghi che ci sono cari? Ma soprattutto che sono cari alla tradizione di Bologna».

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Giovane ragazzo decapitato dall'ottovolante.

(Sky tg24) Tragedia al parco divertimento Six Flags Over, in Georgia. Un 17enne in gita con la parrocchia è morto decapitato da un ottovolante, mentre cercava di attraversare un'area proibita. Non è la prima volta che l'attrazione, denominata "Batman the Ride", provoca un incidente mortale.
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Tendenze. Le bambole tornano a far sognare anche gli adulti.

(Panorama) Curate in ogni dettaglio ma soprattutto capaci di far sognare. Tornano a ruggire le bambole, di stoffa o di plastica, ma stavolta fatte apposta per i grandi.A preparare il terreno sono state al cinema le Bratz. Un po’ più chic di Barbie, sempre alla moda e glamour, dalla plastica si sono trasformate, così, in carne ed ossa nell’omonimo film. Diventando quattro adolescenti sempre smaniose di apparire e aggiornatissime sulle ultime tendenze. Piccole donne crescono, insomma, tra problemi e ambizioni, mentre dalla Spagna, invece, arriva per un pubblico sempre di grandi ma più tradizionale una bambola tutta da indossare. Si chiama Magerit Doll, è grande appena 6cm e può essere portata come ciondolo o spilla. A crearla è stata Cristina Alonso, una provocatrice designer di Bilbao attratta dal mondo dell’infanzia e dintorni.

A Magerit è stato perfino dedicato un blog come se fosse un personaggio in carne ed ossa. Ma anche in Italia, soprattutto a Milano è esploso il boom delle bambole da grandi, meglio se ispirate al mondo del fantasy e dei manga. L’età media di chi le compra e se le espone in salotto va dai 25 ai 40, tutti appassionati del genere e rigorosi collezionisti. Tanto da aver trasformato in veri e propri santuari quelli che già erano negozi di riferimento. Da La Borsa del Fumetto se ne possono trovare addirittura d’epoca mentre da Milano Fumetto le fanciulle sono accompagnate da campioni dello sport e del cinema. Il loro successo ha scatenato la curiosità degli esperti secondo i quali si tratterebbe solo dell’evoluzione, per di più al femminile dei soldatini di latta dove l’importante non era alla fine il gioco ma il possesso. Perfino Paris Hilton ha creato una bambola a sua immagine e somiglianza. Resta da chiedersi se troverà collezionisti disposti a giocare con lei.

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Il punto su Milanomoda. Maschia seduzione.

Motivi etnici. Colori accesi. Spunti catturati dal nomadismo moderno. Trucchi alla vedo-non-vedo rubati alle donne. La moda racconta uomini sospesi. Tra affari e impegni concreti. E tanta voglia di tenerezza.

(Valeria Palermi L'Espresso) Ok. Caldo è caldo. Ma addirittura la camicia nude look? La schiena nuda? Le maglie scollate a sottolineare il décolleté, nuovo punto G - e chi se ne era accorto - del fascino maschile? E certe vaghe allusioni a una gonna per lui? Certi fucsia? Le collane, e le malizie da vedo-non-vedo?

Succedono cose, a Milano, in un giugno troppo caldo. Succede, a qualche stilista, di disegnare un uomo delicato, non a caso interpretato dai modelli di nuova generazione calati dal Nord, pura razza ariana, però spauriti come piccoli fiammiferai malnutriti. Camminano quasi ingobbiti, come cercando di non prendere troppo spazio, lo sguardo nel vuoto, turbati dalla loro stessa inadeguatezza. Fragilità, il tuo nome è uomo.

Ma davvero? Perché a guardarsi in giro, gli uomini non sembrano così in disarmo. E se c'è un sesso che ancora si arrabatta, e nonostante i tanti annunci alla fine il potere non lo prende mai, è quello femminile. Chiedere a Hillary, che ha dolorosamente scoperto di far parte della minoranza sbagliata. Ma la moda, sa raccontare ancora la contemporaneità? Sa ancora anticipare il futuro?
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"La moda è una macchina per produrre sogni", interviene Vanni Codeluppi, sociologo dei consumi: "Con la realtà ha sempre meno a che fare, perché è autoreferenziale, fossilizzata, in parte dominata da un'estetica gay chiusa in se stessa, che si riflette nei prodotti e nella comunicazione. Vecchia. Così immagina un uomo indebolito, estetizzante, mentre i due sessi oggi si stanno riallontanando. I ruoli maschili e femminili tornano a radicalizzarsi. Certo, gli uomini vogliono piacere, ma usano la seduzione per comunicare la propria identità di genere. Per competere con l'altro sesso. In Italia, ma non solo, i posti chiave sono in mano agli uomini. Le donne manager sono sempre meno, la politica va anche peggio: sono emarginate, al limite se sono vallette carine diventano ministri di dicasteri che non contano niente".

Ma per capire cosa davvero sta succedendo nella moda di oggi bisogna tener conto di un altro aspetto, prosegue Codeluppi: gli stilisti guardano a nuovi consumatori. "Guardano a società non ancora stabilizzate, dove sono in ascesa gruppi sociali che attraverso la moda comunicano il loro nuovo status".

Guardano non più solo ai paesi del Bric, Brasile India Russia e Cina, ma sempre più all'area del Mena, acronimo da imparare alla svelta: Middle East North Africa. Il dollaro boccheggia, e le luci di Jeddah e Riad sono sempre più seducenti. "L'Europa è un mercato meno interessante. Qui i consumatori sono già saturi". Gli fa eco senza saperlo Diego Della Valle: "La gente non compra più, hanno tutti gli armadi fin troppo pieni. Vince solo chi sa offrire vera qualità, chi controlla tutta la filiera, chi ha una storia alle spalle. Per gli altri sarà dura".

Le prime file dei giornalisti che assistono alle sfilate rispecchiano la realtà che cambia. Gli italiani cominciano a essere spostati indietro. Nel front row sempre più facce russe, indiane, asiatiche. Follow the money. Davanti ai loro occhi sfila lo stile prezioso di Bottega Veneta, con le sue giacche smoking in shantung di seta bianca; il cashmere ricavato dal filamento di seta più sottile del mondo, che Loro Piana trasforma in un bomber da viaggio che pesa solo 400 grammi; i ricami importanti e traforati delle splendide camicie di Gianfranco Ferré; lo stile intelligente di C. P. Company, fatto di trench in nylon leggero come pressato e completi in seta con camicie a stampa digitale a righe, che sembra fatta a china; la silhouette beatnik strizzata delle giacche di John Richmond, e le sue borchie laccate che adornano vestiti, accessori e scarpe; il trench che diventa giubbotto diAllegri, il blouson-camicia che evolve in gilet, tutto in fibre intelligenti; le stratificazioni colte dello stile di Antonio Marras e le sue cinture, i cravattini, le spille, i fiori ispirati a Luigi Ontani.

I motivi etnici e le belle stampe da Bohémien safari della nuova collezione di Cavalli appariranno sulla gente giusta al momento giusto. Le sfumature fucsia e aranciate di Salvatore Ferragamo guardano senza incertezze all'India e ai suoi moderni maharaja, che adoreranno le camicie dai preziosi jabot, le sciarpe in grani d'oro, i broccati e i ricami. Stessa atmosfera, stessa attenzione al subcontinente, nella primavera estate di Ermenegildo Zegna: pantaloni jodhpur, colletti guru, fantasie paisley su seta per camicie e cravatte.
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Prada prosegue convinta sulla sua estetica in cui i confini tra maschile e femminile si assottigliano: i modelli hanno caban indossati a pelle che scoprono con generosità spalle e clavicole, oppure portano lunghe polo simili a miniabiti insieme a shorts e calzettoni: collezione concettuale, come al solito, bisognerà aspettare e vedere quanto ci metteranno gli altri ad imitarla.

Gucci venderà in tutto il mondo i suoi pantaloni a righe e le camicie d'ispirazione psichedelica, e ancor meglio gli strepitosi accessori.

Per Giorgio Armani, less è sempre more. Sa che l'iper décor agli uomini non dona, così non li impigiama (trip che invece ha folgorato troppi, mal metabolizzate le provocazioni di Julian Schnabel e di Prada), né li traveste. La collezione East meets West non li trasforma in improbabili muftì, ma in cittadini del mondo che abbinano con scioltezza giacche quasi formali a morbidi pantaloni di shantung all'indiana o alla balinese. I colori, splendidi, vanno dal verde al grigio, si fondono col viola, esplodono nell'arancio e nel rosa.

Folk anche l'ispirazione di Fendi, tra camicie guru, giacche orientali e il Madras per la sera. Ai grandi viaggiatori pensa Belstaff, cui regala capi leggerissimi, meno di 200 grammi, pezzi reversibili e sfoderati, cotoni e lini naturali.

L'uomo di Costume National invece è un party animal. Al lavoro forse non va, comunque non è quello che più gli importa. Tira tardi la sera con gli amici, per questo usa scarpe color argento, gli piacciono il blu elettrico e certe cinturette glitterate, i tessuti pieni di riflessi metallici, le cravatte giallo limone come un lampo sulla camicia grigia. Ruba alle donne i trucchi della seduzione: la schiena nuda, per esempio, rivelata da maglie sagge sul davanti ma inesistenti sul dorso. O l'effettaccio della camicia nude look, che svela un torace da cui è stato definitivamente estirpato qualunque sospetto di pelo. Piacerà? Sì. A chi? Chissà.

Altra storia da Jil Sander. Il designer Raf Simons è adorato dai fashion victim, e a ragione. La sua creatività ha ridato al marchio una magia che si era appannata. L'operazione di questa stagione sorprende ancora. Gran lavoro sulle giacche, spesso a mezze maniche, su cui come un quadro di Mondrian si alternano blocchi di colore. L'effetto è sofisticato, certo su maschi meno chic e algidi dei giovanissimi in passerella può essere spericolato.

Il clou è rappresentato da un abito rosa davanti e blu scuro dietro, così che chi lo indossa rivela, a seconda dei punti di vista, una voluta ambiguità. Da un lato il maschio quotidiano e consueto, che vive e lavora nella sua divisa da manager; dall'altro, una insopprimibile voglia di tenerezza. E ancora, la giacca sulla pelle nuda e le scarpe stringate. Certi giochi maliziosi delle zip. La pelle così traforata da divenire trasparente. Collezione concettuale, ambiziosa. Delirio in sala.

Missoni è una boccata di aria fresca. Il suo uomo non ha problemi di identità, non si arrovella. Ha fatto delle scelte, e ne è soddisfatto: l'idea è Saint Tropez, l'aria è quella serena della Costa Azzurra, il modello è Alain Delon quando girava 'La piscina', quello dei tempi mitici in cui usciva con la Bardot. E quindi: uno stile decontratto, allegramente malizioso, colorato. Fatto di t-shirt a righe azzurre, sahariane, mocassini, bermuda, camicie in bambù, ebbene sì, stampe floreali, pull a V, pantaloni di seta o shantung. Ai piedi sandali, ovviamente chicchissimi. Uno da cui farsi invitare a cena.

Christopher Bailey, per Burberry, sta facendo un gran lavoro. Non è facile confrontarsi con un marchio che è un'icona, e renderlo sempre più di tendenza senza stravolgerne la storia. Ma è proprio quello che fa, stagione dopo stagione. Il suo lavoro sul trench, capo cult della maison inglese, in questa primavera estate 2009 si fa coerente come non mai. L'icona scelta è Derek Jarman, e Bailey immagina il regista in un giardino piovoso. Da qui la palette fangosa e autunnale, i colori muschiosi e sottobosco, i verdi, certi cupi marroni. Un senso di elegante, sensuale malinconia pervade la collezione: i cappelli a cloche sempre calati, i gilet e i pull, che lasciano scoperta tanta pelle, allacciati con noncuranza, come di uno che ha fretta o è perso dietro altri pensieri. I tessuti sono stropicciati. E noncurante è la sovrapposizione di canotte, camicie, gilet e pull, l'inevitabile trench.

Da Dirk Bikkembergs le giornaliste in sala si rasserenano. Lo stile è no frills. Bei pantaloni e tute, begli abiti in jersey, gilet e perfino smoking, ma sempre all'insegna dell'eleganza senza sforzo. I ragazzi sono sportivi, qualcuno ha perfino peli sulle braccia. Sono cose che consolano.

Anche quello di Versace è un maschio naturale. Risolto, sereno, sicuro. Non si decora né si tormenta. E il casting che Donatella Versace ha voluto lo conferma: se su molte passerelle sfilano fanciulli smunti misteriosamente preoccupati, da Versace i modelli sono più adulti, un accenno di barba, il torace senza sospetti di mal sottile, perfino qualche nero assolutamente atletico. Obama, del resto, è l'icona cui dedica la sua collezione l'astutissima Donatella, che in passato ha già omaggiato personaggi sulla cresta dell'onda come il bel Padre Georg.

E per un uomo così serve uno stile disinvolto e sensuale, fatto di colori leggeri, tanti azzurri, tanti chiari, bei sandali geometrici e confortevoli per chi anche quando lavora sa divertirsi e non prendersi troppo sul serio. Blouson, pantaloni, lunghe sciarpe al posto delle cravatte, borsoni senza esagerare, qualche shorts, la voluta eccentricità del bermuda portato con la giacca. La sera, saggiamente, è nera: perché questo è un uomo galante, che sa che è bene non rubare la scena alle donne. Applausi.
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Nomadi, per la Cassazione è legittimo discriminarli se sono ladri.

(Panorama) Non considerare reato le iniziative politiche che hanno come obiettivo i comportamenti illegali di appartenenti alle minoranze etniche e non le etnie di per sé: è l’indicazione della Cassazione che accoglie il ricorso del sindaco di Verona, Flavio Tosi, entrato al ‘Palazzaccio’ con una condanna a due mesi di reclusione per “propaganda di idee discriminatorie” e uscito con l’annullamento del verdetto per nuovo esame.In particolare, la Suprema Corte osserva che quando si tratta di “temi caldi come quello della sicurezza dei cittadini” bisogna fare attenzione a non accusare i politici di commettere incitamento all’odio razziale quando intendono prendere iniziative discriminatorie non in nome della diversità razziale ma a fronte dei “comportamenti criminali” di soggetti di determinati gruppi.

Tosi, insieme ad altri quattro leghisti (Matteo Bragantini, Lucio Coletto, Enrico Corsi e Maurizio Filippi) era stato rinviato a giudizio dal pubblico ministero veronese Guido Papalia per essere stato promotore di una petizione nella quale si chiedeva “lo sgombero immediato di tutti i campi nomadi abusivi e provvisori e che l’amministrazione non realizzi nessun nuovo insediamento nel territorio comunale”. La raccolta di firme era stata pubblicizzata da manifesti con su scritto “no ai campi nomadi, firma anche tu per mandare via gli zingari”.

A carico di Tosi, all’epoca (2001) capogruppo regionale della Lega, e a riprova della volontà discriminatoria erano state considerate anche le parole da lui pronunciate: “Gli zingari” aveva detto “dovevano essere mandati via perché dove arrivavano c’erano furti”. Ma “la discriminazione” avverte la Suprema Corte “si deve fondare sulla qualità del soggetto (nero, zingaro, ebreo ecc) e non sui comportamenti. La discriminazione per l’altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l’altrui criminosità. In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso”.

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I “ministri mediatici” volano nel gradimento popolare. La Carfagna al 40%.

A quasi due mesi dal suo insediamento, il governo Berlusconi continua la “luna di miele” con l’elettorato: la strategia di comunicazione, attuata dall’alleanza Pdl-Lega, sta incontrando il consenso popolare. I sondaggi confermano la tendenza dei primissimi giorni: i ministri più attivi sotto il profilo mediatico riescono a ottenere un indice di fiducia maggiore, raggiungendo larghe fasce di cittadini mediante la presenza nelle trasmissioni televisive e sulle pagine dei giornali.

Determinazione. Brunetta, Maroni, Tremonti, Frattini e Sacconi raggiungono un consenso che si attesta sul 60% (in alcuni casi anche superiore a tale soglia): il loro stile comunicativo, improntato alla volontà di riformare drasticamente i settori di competenza, riscuote grande favore negli elettori, in particolar modo tra quelli “non fidelizzati”. Su una cifra media di fiducia (50% o poco meno), ci sono La Russa, Scajola, Alfano, Prestigiacomo, Bondi, che sfruttano il fattore della notorietà consolidata: si tratta di attori politici che già hanno ricoperto incarichi governativi o comunque ruoli di primo piano negli anni scorsi.

Ministeri “invisibili”. Il livello di consenso decresce in maniera molto netta per i ministeri meno noti: su tutti Mara Carfagna gode di una stima popolare al di sotto del 40%, pagando pesante dazio al suo passato da show girl. Il deficit di immagine, tuttavia, investe anche i leghisti Zaia, Bossi e Calderoli (invisi a gran parte degli elettori meridionali, che li bocciano a prescindere dalle iniziative intraprese) e i poco visibili Vito, Fitto e Gelmini. l’unica eccezione è Rotondi, che nonostante la costante presenza sui mezzi di informazione non riesce a raccogliere indici di gradimento elevato.

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Pride. L’orgoglio gay invade le strade di Toronto.

Il sergente maggiore John McDougall: «Un grande passo in avanti». Un milione di persone per strada a fare festa.
Sarà stata la pioggia del mattino, ma ieri l’arcobaleno era più brillante che mai per le strade di Toronto. E tra i colori che hanno acceso le strade cittadine, quest’anno, per la prima volta c’erano anche quelli delle forze armate, salutate con un ovazione dal pubblico che per vedere la sfilata non esita ad appostarsi non solo per le strade ma anche sui tetti di Yonge Street. Per il sergente maggiore John McDougall, da 13 anni gay dichiarato nelle fila dell’esercito, poter finalmente sfilare in divisa davanti a un milione di persone per le strade di Toronto «è un grande passo in avanti».
Ma quello che si capisce a prima vista vedendo la parata che conclude la settimana dell’orgoglio omosessuale è che a Toronto il Gay Pride è una festa di tutti e per tutti. Una festa a cui nessuno sembra voler mancare, dalla “pattuglia” dell’Ndp in bicicletta capitanata da Jack Layton ai giocatori di Hockey che scivolano su pattini a rotelle con il rainbow attaccato alla mazza e augurano al pubblico ai lati delle strade un «felice orgoglio».
Scuolabus e ambulanze lasciano il passo ad acrobati nudi e agli amanti della pelle nera, e ancora uomini vestiti da geishe e i genitori degli omosessuali che marciano orgogliosi dei loro figli. Tutti si divertono in quella che presto si trasforma in una battaglia con pistole ad acqua di cui fa le spese anche il primo cittadino di Toronto, David Miller, che come ogni anno non diserta la parata, insieme a tanti altri personaggi pubblici.
E anche quest’anno non mancavano i pompieri, icona gay, che si sono presentati in stradda vestiti solo dalla vita in giù e non hanno esitato a baciarsi davanti al pubblico. Ma non era una provocazione, era solo un bacio.

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domenica 29 giugno 2008

Il baule di zinco, romanzo d’esordio di un’energica signora di 85 anni.

Il baule di zinco
(Panorama) “‘Smetti di giocare a bridge, siediti a un tavolino e scrivi’: così mi ripeteva sempre una mia amica” racconta a Panorama.it Cesarina Minoli, che a 85 anni ha appena pubblicato il suo primo romanzo, Il baule di zinco, edito da Campanotto. “Io, in verità, non avevo mai pensato né di scrivere né di pubblicare un romanzo” spiega “Poi però accarezzai l’idea di comporre una storia di cui per tanto tempo avevo conservato i frammenti”.

Quella storia, Minoli l’aveva raccolta dopo la morte della madre, quando scoprì in un comò “quattro cassetti traboccanti di carte, atti notarili, documenti, bilanci, contabilità, di tre generazioni”. “Non sapremo mai” scrive Minoli all’inizio del suo romanzo “come riuscì a conservarle per tanti anni, né il motivo di quel silenzio”. Fatto sta che quel silenzio è ora rotto.
Dopo essere state chiuse da Minoli per altri vent’anni in un baule (di zinco, appunto), quelle carte e quelle storie sono ora state organizzate in un racconto che attraversa il tempo tra nonni, genitori e figli. In un albero genealogico che percorre un secolo di storia d’Italia, mentre le grandi vicende politiche si ripercuotono sulle vicende quotidiane dei protagonisti. Alle pagine scritte dall’autrice si aggiungono lettere, poesie e fotografie, in un continuo mutare di registo tra dolori, amori e passioni.
Quando ha deciso che quelle carte sarebbero diventate un romanzo?
Intanto, bisogna dire che forse non si tratta nemmeno di un romanzo. È senz’altro un percorso attraverso la memoria. Ma qualcuno mi ha accusata di non aver saputo fare la romanziera nel senso più stretto del termine. Qualcuno ritiene che nelle mie pagine manchi la giusta distanza emotiva tra le vicende che racconto e e quelle che ho vissuto. Ma d’altra parte, il coinvolgimento era inevitabile. Ho sentito la necessità di scrivere di quelle persone proprio perché le conoscevo bene. E perché, dopo aver letto tutte quelle carte, mi sono accorta di aver conosciuto ancora più in profondità i miei genitori, i miei nonni, i miei bisnonni. Quanto al momento preciso in cui ho deciso di scrivere il libro, non saprei definirlo. Forse mi è venuto naturale farlo nel momento in cui la mia vita è diventata un po’ meno turbolenta: dopo tre figlie da crescere, un divorzio e i vari cambi di casa tra Torino e New York, in tutta la mia esistenza non avevo mai avuto il tempo di concentrarmi su un lavoro come questo.
Cosa ha provato scrivendo il libro?
È stata un’esperienza completamente nuova. In precedenza avevo fatto delle traduzioni, avevo scritto qualche articolo, ma mi sono resa conto che la narrativa è tutt’altra cosa. Così è stato piacevole scoprire che c’erano tante cose che non sapevo, e che ho imparato scrivendo. Ho capito che la scrittura ha un importante riflesso su se stessi. E che il meccanismo dello scrivere incamera più che altro il nostro mondo irrazionale: è un processo che parte dall’intuizione, passa attraverso l’elaborazione e poi prende forma sulla pagina. Ho imparato anche quanto la scrittura possa essere un’attività gioiosa e al contempo carica di dubbi.
Un esordio letterario a 85 anni, e senza aver mai avuto il sogno nel cassetto di diventare scrittrice: un caso abbastanza anomalo…
James Hilman, ne La forza del carattere (edito da Adelphi, ndr), sostiene che quando si diventa vecchi si è più leggeri e meno responsabili perché si è consapevoli che qualsiasi cosa si stia facendo, finirà presto. Forse è per questo che mi è venuta fuori questa creatività che non pensavo di avere. Dopo aver concluso il romanzo mi sono sentita più che altro liberata: dalla fatica della scrittura e anche da questa storia che finalmente ha preso una forma organica. Poi però mi sono accorta che avevo ancora delle cose da dire. E non escludo che possa presto iniziare a scrivere un secondo romanzo.

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Il Gaypride in Messico.

(La7) Nella capitale Città del Messico sfilano in migliaia per la giornata dell'orgoglio lesbo e omosex.
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Ottimo il PD sul Gay Pride.

(Kalash) Finalmente, l'identità del PD comincia a vedersi, e questo va tutto a giovamento del dibattito politico.
Ancora una volta, il Gay Pride è stato preso dai suoi organizzatori non tanto come un evento volto a discutere di un problema effettivo, ma come un'occasione per sparare a zero sul PD e su chiunque non sposi la piattaforma politica dell'Arcigay e del Mario Mieli.

Se i partiti della sinistra extraparlamentare (quella che è rimasta fuori, punita severamente dagli elettori e ormai degna di percentuali minime nella loro considerazione) hanno tutti acriticamente aderito, compresa l'Italia dei Valori spinta dalla neocomponente girotondina, il PD ha mostrato un comportamento molto maturo.
Non si è piegato ai ricatti (neppure a quello, viscido, di Mancuso che ha invitato addirittura D'Alema e RED a partecipare, come a favorire ulteriormente una spaccatura al suo interno!!!), non ha fatto sproloqui, non ha fatto fuoriuscire i soliti battibecchi sul tema che contrapponessero l'anima DS a quella DL.
Non ha aderito alla piattaforma politica, nè ai comportamenti anticlericali ed estremisti che ormai da anni contraddistinguono quel tipo di manifestazioni.
Ha mandato il proprio Ministro ombra, per una partecipazione seria e composta;. Perchè questi non sono argomenti d atrattare col megafono. Caso mai, da stigmatizzare il comportamento del PD di Bologna che ha deciso di testa propria, e per valorizzare la componente diessina che è in esso maggioritaria, di dare il proprio endorsement ufficiale; laddove è in esso compresa anche la componente giovanile, che è della stessa pasta. Ma, anche in questo caso, grazie a qualche tirata d'orecchie da parte della componente cattolica, sia in provincia che in regione si è arrivati a ODG più che moderati (e perciò più corretti) che aderissero al principio della non discriminazione, ma non alle rivendicazioni politiche del Pride (o all'invio tutto d'immagine dei gonfaloni, come predicato in tempi non sospetti dalla anti-piddina, ora neoconvertita al PD, Mercedes Bresso).

E' chiaro che questo non va a genio agli estremisti. Nè al movimento politico LGBT. Ed è chiaro che i capipopolo di quella piazza (primo fra tutti Vendola, che deve conquistarsi adesioni per la sua candidatura a segretario di RC) hanno tentato di ricamare su questo comportamento maturo.
Grande solidarietà va a Paola Concia e a Vittoria Franco.

Ma io guardo ai fatti, e vedo un Partito che piano piano sta diventando più sicuro di sè, riesce a far politica in modo più serio, e riesce (magari) a proporsi come interlocutore serio della parte largamente maggioritaria del Paese, che è quella che non si preoccupa di cosa ha dichiarato Grillini a bologna, perché manco sa chi è Grillini.

Bene così, continuiamo su questa strada.

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"Queer as Folk" torna nella tv italiana ma lo sanno in pochi.

Queer as Folk è una serie televisiva prodotta nel 2000 da Showtime e Temple Street Productions per gli USA ed il Canada; e si basa sulla serie inglese Queer As Folk creata da Russell T. Davies.

Il titolo della serie nasce da un'espressione dialettale di alcune zone del nord dell'Inghilterra: «there's nought so queer as folk», che significa "non c'è nulla di così strano come la gente"; dove la parola "queer" in Inglese significa, oltre che "strano", anche "omosessuale".

Queer As Folk (USA) è la storia di cinque uomini gay che vivono a Pittsburgh in Pennsylvania (Brian, Justin, Michael, Emmett e Ted), ed una coppia lesbica (Lindsay e Melanie). È stato aggiunto nella seconda stagione anche un altro personaggio maschile, Ben. La versione USA è stata girata in Canada: molte scene esterne nella chiesa di Toronto e nel Wellesley gay village. La serie Usa-Canada include per motivi d'ascolto numerose scene di sesso ed enfatizza di più l'aspetto sessuale rispetto alla serie originale. La serie Queer As Folk (USA) è stata girata nella città di Pittsburgh (Pennsylvania) che è scelta per essere la più simile a Manchester e rappresentata anche in modo molto creativo: dal momento che Pittsburgh non ha una comunità gay così grande come San Francisco o New York, la maggior parte di tutte le scene sulla Liberty Avenue sono state filmate a Toronto. Infatti nessuna scena della vera Liberty Avenue è stata usata nella serie. Toronto è stata scelta come centro direttivo della serie per i suoi bassi costi di produzione e per l'affidabilità della sua industria televisiva e cinematografica. E come capita, il gay village di Toronto aveva l'aspetto che serviva ai produttori per rendere viva Liberty Avenue.

Inizialmente la maggior parte degli attori mantenne ambiguo il suo orientamento sessuale alla stampa in modo tale da non sminuire il proprio personaggio, provocando molte congetture tra i telespettatori. In seguito, Randy Harrison (Justin) , Peter Paige (Emmett), Robert Gant (Ben) e Jack Weatherall (Vic) hanno affermato di essere gay, mentre il resto del cast ha dichiarato di essere eterosessuale o ha evitato il pubblico dibattito sul proprio orientamento sessuale. Dopo ogni episodio negli USA appare su Showtime l'avviso: "Queer as Folk è una rappresentazione delle vite e degli amori di un gruppo di amici gay. Ciò non significa che rifletta tutti gli aspetti della società omosessuale". In Canada viene trasmesso prima di ogni messa in onda e dopo gli spot pubblicitari il seguente messaggio: "Questo spettacolo contiene scene di nudo, linguaggio esplicito e riferimenti sessuali: la visione è consigliata ad un pubblico adulto".

La serie si è fatta notare per la descrizione, in qualche modo franca, del modo di vivere e del sesso gay: le scene provocatorie abbondano a partire dal primo episodio che contiene la prima scena di sesso (che include masturbazione reciproca, sesso anale, e rimming) tra due uomini.

La versione americana di Queer as Folk divenne velocemente lo spettacolo numero uno di Showtime negli USA: inizialmente rivolto ad un pubblico gay maschile, in seguito una considerevole fetta di spettatori si è rivelata essere costituita da donne eterosessuali.

Malgrado la franca descrizione dell'uso di droga e del sesso promiscuo nel gay club, non si è mai manifestata l'attesa reazione dei conservatori.
La trasmissione ha avuto grande successo d'ascolto sia per l'americana Showtime che per la canadese Showcase. Infatti, in Canada, la serie ha avuto un'audience così alta che alla fine della quinta stagione tanti sponsor avevano comprato spazi pubblicitari che Showcase ha dovuto aumentare la durata del telefilm fino a raggiungere un'ora e dieci per far stare tutti gli spot e non tagliare nessuna scena. Questo non è stato un problema per la Showtime, naturalmente, dal momento che è una televisione a pagamento e non ha dovuto trasmettere nessun messaggio pubblicitario durante la trasmissione di QAF.

Comunque, la Showtime era preoccupata per la crescita dei costi di produzione dovuti all'aumento del dollaro canadese. Alcuni del cast capirono che la Showtime non voleva essere conosciuta come una rete televisiva "solo gay" e così cancellò lo show. Pubblicamente però Ron Cowen e Daniel Lipman affermarono entrambi che non sentivano che ci potessero essere davvero storie successive da raccontare e si seppe anche che Randy Harrison (Justin) non avrebbe preso parte alla sesta stagione. La canadese Showcase, che stava facendo molto denaro dalla vendita di spazi pubblicitari, aveva brevemente preso in considerazione la produzione di una sesta stagione ma poiché la Showtime possedeva la maggior parte dei diritti della serie e pretendeva molto, la Showcase decise di abbandonare il progetto.

È opinione diffusa tra i fan che la serie potrebbe continuare per un altro anno (la maggior parte degli attori ha un contratto di sei anni ma sembra che sia stato rinegoziato a cinque anni dopo la prima stagione). In ItaliaLa messa in onda della serie Tv Queer As Folk (USA) è stata più volte sabotata: è stato possibile vedere le prime 3 stagioni con alcuni episodi della 4° su Gay.tv (canale satellitare) in lingua originale con sottotitoli in italiano. La serie è cominciata ad andare in onda dal 2002, dopo la serie originale Queer As Folk. La serie americana ha subito vari cambiameti nella programmazione serale e notturna su questa emittente: ci sono state delle repliche di molti episodi e l'interruzione verso la fine della quarta serie per cause di forza maggiore. In un secondo momento la programmazione di Queer As Folk (USA) è stata spostata su Sky ed il canale Jimmy: la serie questa volta è stata presentata con un doppiaggio in italiano e riproposta per intero dalla prima serie. Queer As Folk USA è stata poi trasmessa sul canale digitale terrestre Iris, in terza serata, dal lunedì al venerdì,e attualmente la quinta e ultima stagione va in onda il venerdì notte dalle 00.50 sempre su Iris, canale gratuito sul digitale terreste.
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A Milano scatta il coprifuoco anti-droga in una degradata Gay Street.

L'ha stabilito il Consiglio di Stato e il Comune ha tutta l'intenzione di far rispettare l'ordinanza.
(Il Corriere della Sera) Scatta il coprifuoco nella gay street milanese. Via Sammartini deve spegnere le insegne alle 10 di sera invece che alle 2 di notte. Giù le serrande di After Line e Next Groove, locali di ritrovo storici della comunità omo. L'ha stabilito il Consiglio di Stato e il Comune ha tutta l'intenzione di far rispettare l'ordinanza. Nei «gravi motivi di ordine pubblico» sono elencati schiamazzi, risse, oscenità, uso e spaccio di droga. Le segnalazioni erano partite dal comitato di quartiere, la polizia ha fatto sopralluoghi, denunce e arresti. Ora, la stretta: «La linea non cambia — dice il vicesindaco Riccardo De Corato —. Nessun accanimento o volontà di spegnimento della Milano by night, ma tutela dei residenti da situazioni che minacciano la sicurezza e non rispettano le regole della buona convivenza».

Sei mesi fa, fine dicembre. Palazzo Marino decide il repulisti di via Sammartini, zona grigia alle spalle della Stazione centrale, arteria sporca, popolata da prostitute, balordi e senzatetto. L'ordinanza: chiusura anticipata. L'obiettivo: «Contrastare la criminalità» all'esterno dei bar e «l'abuso di alcol» dentro. L'Arcigay insorge («Questa si chiama discriminazione»), i titolari dei locali raccolgono migliaia di firme, ricorrono al Tar e ottengono la sospensiva: «La gay street non si tocca».

Di lì, è scontro aperto. Sulle carte bollate e le voci dal dizionario. Il report della polizia segnala «luoghi di ritrovo di soggetti dalla chiara tendenza omosessuale», in via Sammartini, posti «dediti al consumo di stupefacenti». Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell'Arcigay, ritiene «politicamente inaccettabile la linea della questura» che accosta «l'omosessualità al consumo di droga». Felix Cossolo, fondatore della gay street, ammette «la mancanza di coordinamento tra i gestori» ma non fa sconti al sindaco Letizia Moratti, «indifferente al nostro grido di allarme per il degrado».

La gay street milanese nasce nel 1993. Franco Grillini mette la targa su via Sammartini mentre i neofascisti coprono i muri di scritte omofobe qualche metro più in là. E comunque: aprono negozi, l'Oasi Rosa e l'After Line, si organizzano mostre e feste, passano artisti e filosofi, da Platinette a Gianni Vattimo. Negli anni, però, via Sammartini perde il glamour e diventa la discarica della Stazione, dormitorio per i clandestini, ufficio per i pusher, ricovero per trans e prostitute. Il comitato di quartiere si ribella: «Una situazione inaccettabile. Basta degrado e illegalità».

Ora: il Consiglio di Stato ha accolto l'istanza d'appello di Palazzo Marino e legittimato l'ordinanza, sì al coprifuoco per motivi di ordine pubblico. «Sono due sentenze che fanno giurisprudenza e che il Comune potrà richiamare contro quei locali che non osservano il rispetto della quiete pubblica e a notte fonda producono rumore e schiamazzi in eccesso», osserva De Corato. Tolleranza zero, dunque. «Schiamazzi, liti, risse e uso di sostanze stupefacenti sono stati alla base del provvedimento — conclude il vicesindaco — I suoi benefici sono subito stati apprezzati dalla Questura».

L'altra sera, ancora in via Sammartini. Gli agenti in borghese del servizio radiomobile dei vigili urbani arrestano un marocchino di 22 anni che spaccia cocaina e lo portano in commissariato. Nel suo fascicolo risultano precedenti penali per reati contro il patrimonio, furti e rapine. E lo status: clandestino

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Bolognapride. “Tu non parli”, e scoppia la lite dietro al palco.

(River-blog) Non essendo stato presente al Pride bolognese, mi affido alla testimonianza di chi ieri ha sfilato per raccontare dell’incidente occorso a Graziella Bertozzo, militante omosessuale di “No Vat”, movimento laico anti-clericale. Testimonianza che viene confermata da Rai News24, nella cronaca dell’evento. Sembra, infatti, che di fronte al succedersi, sul palco, degli interventi di esponenti di ArciGay, la militante No Vat abbia cercato di parlare con gli organizzatori, per reclamare un suo spazio. Insisti e insisti, non c’è stato neanche modo di farle raggiungere l’area del “backstage”, chiamiamolo così. Non solo: di fronte alle sue insistenze, una volontaria dell’organizzazione ha chiamato la polizia. Gli agenti, visto che la donna continuava a protestare, l’hanno arrestata. Perché? Lo spiega Rai News: “A seguito di una lieve colluttazione con gli agenti nata dopo le insistenze della donna per entrare nella zona dietro il palco, delimitata dalle transenne”. Graziella Bertozzo è stata trattenuta negli uffici della questura insieme a due avvocati e al portavoce del comitato organizzatore del gay pride.

Non c’è niente di più “rognoso” della scaletta degli interventi ad una manifestazione. “Parlo prima io”, “no prima io”: questo il tenore delle discussioni, che avvengono sempre giorni prima dell’evento. Forse stavolta c’è stato un difetto di comunicazione ai No Vat - che, lo ricordo, al Gay Pride di Roma “occuparono” simbolicamente piazza San Pietro.

Comunque, un incidente che poteva essere evitato.

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Bossi e il ritorno del "celodurismo" in funzione "anticulattoni".

La dichiarazione rilasciata ieri, a commento della vicenda delle intercettazioni.
"Noi con le donne, la sinistra con i gay".
Commentando la vicenda delle intercettazioni, ieri sera Umberto Bossi, alla festa della Lega a Trecate (Novara) non ha rinunciato a lanciare benzina sul fuoco dicendo: «Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni».

(La Repubblica) La battuta la spara appena sceso dalla macchina, in mezzo alle zanzare e al ritmo del "cha-cha-cha" che si smorza al suo arrivo: «Meglio uno di destra che va con le donne, di quelli di sinistra che vanno coi culattoni». Risponde così, Umberto Bossi, a chi gli chiede del caso intercettazioni che ha coinvolto Berlusconi e altri politici. «Sono cose private», aveva già commentato, tagliando corto, in giornata. Alla festa della Lega di Trecate i cronisti hanno incalzato il ministro per le riforme riportando l´attacco di Antonio Di Pietro sui «magnacci al governo». La replica è tranciante: «Vada a quel paese». Si capisce che l´argomento politici-raccomandazioni-attrici-aspiranti attrici non lo appassiona più di tanto. Il senatur ne esce alla sua maniera, e cioè con la goliardia alla quale ricorre in questi casi: a noi (inteso noi politici del centro-destra, ndr) piacciono le donne, «a quelli di sinistra gli uomini».

Più delle richieste e delle segnalazioni corse sul filo del telefono nelle conversazioni tra il presidente del consiglio e altri politici e il dirigente Rai Agostino Saccà, al leader del Carroccio sta a cuore il tema rifiuti. L´altro argomento che riempie in queste ore l´agenda politica italiana. «Abbiamo mandato giù il boccone amaro - lo anticipa dal palco Roberto Cota, capogruppo leghista alla Camera, riferendosi al si dato da Bossi al premier e al ministro per le Regioni Fitto sulla destinazione dei rifiuti campani alle regioni del Nord - Una scelta dettata dal fatto che vogliamo il federalismo, il nostro obiettivo primario».

Bossi ha confermato spiegando come Berlusconi lo ha convinto: «Mi ha chiesto di mettermi la mano sulla coscienza - dice - perché a Napoli ci sono bambini che vivono in mezzo ai topi». Poi, però, passa la palla alle Regioni: «La scelta adesso spetta a loro, e non credo che siano disposte a accettare i rifiuti del Sud». Marcia indietro? No, tuttavia il ministro per le riforme sembra scettico: «Mi sembra improbabile che alla fine i rifiuti arrivino al Nord. Oltretutto - aggiunge - la situazione in Campania si sta avviando alla soluzione, di spazzatura in giro per le strade ce n´è sempre meno». Forse i malumori che si sono creati nella base leghista dopo quella che molti militanti hanno definito una "giravolta" hanno consigliato a Bossi di sfumare un poco. Quel che è certo è che la posizione della Lega in consiglio dei ministri sul tema dello smaltimento rifiuti non cambia. Nonostante la risposta che Bossi destina a Veltroni: «Pensi alle sue Regioni, quelle in mano alla sinistra. Che cosa hanno fatto loro per questa emergenza?».
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CONCIA. BOSSI ABBIA IL CORAGGIO DI DARMI DEL CULATTONE IN PARLAMENTO
Alto tasso di omofobia nelle lega.
"Bossi - dice Anna Paola Concia, deputata PD - non si deve permettere di dire parole così offensive delle donne e degli omosessuali!". "Se il valore educativo della politica per Bossi è dare del culattone all'avversario, non mi stupisce l'alto tasso di omofobia dei suoi amici leghisti. La prossima volta che lo incontro in Parlamento, conclude la Concia - gli chiederò di ripetermi in faccia le parola che ha detto. Voglio vedere se ha il coraggio di farlo.

On. Anna Paola Concia
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PDL. LBERTA' VO' CERCANDO.
FRANCESCO CASELLA, MGL: "INQUALIFICABILI LE PAROLE DI BOSSI
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(Agr) "Quelle di Bossi sono le solite parole rozze, grette e grasse utilizzate per accattivarsi ulteriormente quell'elettorato della lega che si riconosce in un volgare celodurismo e che rappresenta lo zoccolo più inscalfibile del voto leghista" - dichiara da Dresda Francesco Casella del Mgl a margine di un convegno sull'omosessualità in Germania nella Repubblica di Weimar.
"Come sia possibile per il centrodestra più moderato sopportare tutto ciò resta un mistero. Le inqualificabili parole pronunciate da Bossi sono nella sostanza un insulto non solo agli omosessuali ma anche alla libertà, valore quanto mai bistrattato e fuori nel Partito della Libertà". Ed ancora "Come possono coesistere persone quali Sandro Bondi, Benedetto Della Vedova o Luca Barbareschi con Bossi ed altri leghisti della stessa pasta? Riusciremo mai a capirlo?".

Francesco Casella, Movimento gay liberali di Milano.
info@gayliberali.com

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Bolognapride. Alle ali del corteo gente stupita, disgustata, dubbiosa e divertita.

Stupite, disgustate, dubbiose, divertite... Sono così le facce degli spettatori del Bologna Gay Pride di ieri.
(Carlotta Fabbri - Il Resto del Carlino) Incuriosite, stupite, disgustate, dubbiose, divertite... Sono così le facce degli spettatori del Bologna Gay Pride di ieri. I bambini attratti dal luccichio delle paillettes, dallo svolazzare delle piume di struzzo, dai palloncini, dalle risate e dalle bandiere che svettano sul corteo. E i genitori un po’ indignati, dopo aver visto quei ragazzi mezzi nudi far festa ostentando un amore ‘diverso’ , che li prendono per mano e girano nella stradina adiacente. Ai Giardini Margherita i manifestanti aumentano: c’è la musica a tutto volume, ci sono i carri e i gadgets. Le ‘drag queens’ si esibiscono con i loro ballerini, mandano i baci al pubblico e si mettono in posa per qualche curioso che immortala «quelle persone così strane». Un anziano sorride e replica: «sono simpatici e non danno fastidio, ma io non li capisco. Le donne sono così belle...». Commento sostenuto anche dal gruppetto sulla settantina a Porta Castiglione. Emerge così, davanti a tanti omosessuali, che Bologna è una città apparentemente tollerante. Ma ci sono tanti che la pensano come Pietro Buscaroli, sostenitore ‘eterosolidale’ del corteo che dice: «Sostengo l’amore in ogni sua forma, ma sinceramente non sono a favore dei genitori omosessuali. Credo che tolgano la libertà al bambino di scegliere. L’uomo per natura nasce dall’unione tra i due sessi opposti e ha il diritto di crescere in un ambiente biologicamente corretto». Parla mentre accanto a lui sfila una famiglia moderna: composta da due mamme e una bimba. E I COMMERCIANTI? Alcuni come Fabio Marcello Piras del ‘Caffé Masini 1952’ di via Caprarie sostiene che «le manifestazioni portano sempre tanta gente e vanno sostenute se sono fatte nel rispetto della città». Altri, come il pakistano di via Castiglione, si barricano all’interno del proprio negozio, forse per paura, lasciando fatturare all’esercizio dei connazionali, 200 metri più avanti. Ed è proprio al guadagno che pensa Beppe Lauri del Bar Silvani sull’omonimo viale: «Bisognerebbe che ce ne fosse una alla settimana. Se c’è qualcosa che fa indignare sono le parole del cardinale Caffarra». Appare quindi aperta e favorevole la città al movimento gay, ma in via dei Mille, i negozi e molti bar hanno comunque deciso di abbassare le saracinesche.

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