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venerdì 12 ottobre 2007

Censurato il "Mucchio selvaggio". In copertina Papa "sanguinario".

Dopo anni la censura torna a colpire un giornale.
(TGCom) Il Pretore di Trani ha infatti ritirato le copie del mensile musicale "Il Mucchio" dalle edicole per "oltraggio alla religione".
A far scattare il provvedimento è stata la copertina del giornale, dedicata alle elezioni primarie per il Partito Democratico, che mostra un fotomontaggio dove Papa Ratzinger tiene tra le mani la testa mozzata di Walter Veltroni.

La direzione del mesile si difende spiegando che la copertina non voleva assolutamente essere offensiva ma soltanto significare, oltre la sostanziale inutilità della Primarie del nascente Partito Democratico, che chiunque sia il vincitore sarà sempre il Vaticano a tenere le fila.
"Strano che il Pretore in oggetto non abbia avuto nulla a che ridire su una copertina molto più forte di qualche mese fa che, a sostegno di un articolo su gli scandali pedofili della Chiesa di Roma, metteva in copertina un prete con un evidente stato di erezione sotto la tonaca - hanno fatto sapere dalla redazione - ma lì, in effetti, c¹era poco da arrabbiarsi visto che ogni giorno esce fuori la notizia di un prete che non sa tenere le mani a posto.
Comunque la si veda, è un attacco alla libertà di stampa, proprio in unmomento in cui la Finanziaria si appresta a dei tagli all'editoria cooperativa.
Fino a prova contraria l¹articolo 21 della Costituzione garantisce il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".

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Una fiaba tra fantasie e grandissimi attori (con De Niro che fa il pirata in guêpière).

Matthew Vaughn dirige Charlie Cox e Claire Danes in una storia con Sienna Miller, Michelle Pfeiffer, Peter O'Toole e Rupert Everett.

(Il Corriere della Sera) Esistono ancora le favole? O meglio: c'è ancora qualcuno disposto a starle a sentire (e nel caso di quelle cinematografiche, starle a vedere)? La risposta non è facile, ma la speranza è che Stardust riesca a conquistare quell'attenzione che merita. Foss'anche a dispetto dal suo essere una bella favola.

Ambientata in un passato abbastanza indistinto, forse fine Settecento, forse ancora più indietro nel tempo, Stardust (che all'origine è un romanzo di Neil Gaiman, pubblicato in Italia da Mondadori: da leggere) racconta le disavventure di Tristan (Charlie Cox), un garzone di bottega che nell'animo non si sente per niente «garzone» e che aspira al cuore della bella, ma altera, Victoria (Sienna Miller). Per conquistarla, le promette che sarà capace di portarle la stella cadente che ha appena visto precipitare. E qui inizia la favola. Per prima cosa Tristan dovrà superare il muro che dà il nome al villaggio (Wall) e che ha tenuto separato (e protetto) il paesino e i suoi abitanti dall'universo sovrannaturale di Stormhold che li circonda. Poi dovrà fare i conti con le streghe, i pirati, i principi e tutti gli straordinari abitanti che vivono oltre il muro. Ma soprattutto dovrà scoprire che le stelle cadenti sono in realtà bellissime donne precipitate sulla terra (in questo caso ha il volto di Claire Danes)e che potranno tornare a brillare solo quando il loro cuore tornerà a riscaldarsi. Oltre a sfuggire alle mire della terribile strega Lamia (Michelle Pfeiffer), che vuole strapparle il cuore dal petto per conquistarsi così l'eterna giovinezza. E senza contare che al collo della donna-stella, di nome Yvaine, c'è anche un preziosissimo rubino dal colore cangiante, indispensabile per poter aspirare al trono di Stormhold e per cui si combattono i figli del vecchio re (Peter O'Toole) in fin di vita.


Come si può vedere la struttura del film è quella tradizionale di ogni fiaba che si rispetti: il percorso di «iniziazione» di un giovane che attraverso molte imprese riesce a conquistare la maturità, la fiducia in se stesso e soprattutto a fare chiarezza nel proprio cuore. Ma la sceneggiatura di Jane Goldman e del regista Matthew Vaughn (fino a oggi forse più conosciuto per essere il marito di Claudia Schiffer che per il suo film d'esordio, The Pusher) non calca troppo la mano sui valori «pedagogici» della storia: preferisce invece liberare la fantasia e far vivere al giovane Tristan ogni genere di avventura. Facendo di Stardust una straordinaria cavalcata sulle ali dell'immaginazione.

Scena dopo scena, si capisce che l'impegno del regista è soprattutto nel tratteggiare personaggi e caratteri sorprendenti e stravaganti, anche a costo di perdere un po' di vista la logica della narrazione. La scansione del tempo, fondamentale in ogni favola (anche qui, perché Tristan ha solo sette giorni per portare la stella cadente a Victoria) si perde quasi subito; la lotta fratricida dei sette eredi al trono di Stormhold — Primus, Secundus, Tertius... fino al più determinato e crudele di tutti, Septimus (Mark Strong) — viene risolta con un gusto dell'ellisse compiaciuto e divertente (vedi la repentina entrata e uscita di scena di Secundus, interpretato da Rupert Everett); forse si vorrebbe sapere di più sia delle due sorelle streghe di Lamia, Mormo ed Empusa, sia della mamma «segreta» di Tristan (Kate Magowan) e del perché sia schiava di una «lancia malefici» (Melanie Hill).

Ma il film non lascia allo spettatore il tempo di riflettere su queste possibili «mancanze» perché sullo schermo si apre immediatamente una nuova avventura, dall'esilarante trasformazione di una capra in uomo al «coro» dei fratelli di Septimus condannati a una condizione di fantasmi senza libertà, fino alla geniale invenzione — che nel libro di Gaiman non esiste — di Capitan Shakespeare, cacciatore di fulmini su un vascello volante. E affidando all'istrionismo di Robert De Niro questo ruolo, diviso tra la necessità di superare in cattiveria e brutalità la ciurma e la voglia di dar libero sfogo alla propria componente femminile, il personaggio si staglia nella fantasia dello spettatore che non dimenticherà facilmente la scena in cui, convinto di essere solo, si mette a ballare in guêpière e ventaglio.

Resta da rispondere alla domanda che ponevo all'inizio: c'è ancora un pubblico disposto a dar credito a un film di questo tipo? Istintivamente direi di no: per troppo tempo l'industria cinematografica, con Hollywood in testa, ha appiattito l'immaginario giovanile dentro a schemi previsti e prevedibili, dove la fantasia era una specie di optional da dimenticare. Meglio investire in costosissimi effetti speciali o moltiplicare all'infinito la velocità del montaggio piuttosto che sforzarsi di coltivare l'immaginazione e la libertà creativa. Col risultato che oggi buona parte del pubblico è più reattiva a certi cast altisonanti e a certi effetti destabilizzanti (violenza, adrenalina e sangue su tutto) che alle sollecitazioni della creatività, come è invece la strada che cerca di percorre Stardust. Resta solo la speranza che, tra film popcorn e fiction televisive, il «fanciullino» che ognuno si porta dentro non sia ancora del tutto anestetizzato.

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Turchia: il governo minaccia di chiudere Lambdaistanbul.

Parte dal sito personale di Vladimir Luxuria e dal blog di Open Mind di Catania l'appello in sostegno dell'associazione turca "Lambdaistambul".

Lambda è un'associazione LGBT molto attiva ad Istambul che organizza, tra l'altro, il Gay Pride locale. Dal giugno 2007 l'associazione è minacciata di chiusura dal governo nazionale.

Il governo di Istanbul ritiene che gli obiettivi dell’associazione, legati alla difesa dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisex e trans, sono immorali e non conformi al codice civile, anche se la legge turca, ufficialmente, non criminalizza le persone LGBT. Negli ultimi anni le altre quattro associazioni LGBT della Turchia hanno vissuto lo stesso scenario nelle loro città. Ogni volta il tribunale ha rigettato le richieste di processo dei governi. Ma questa volta il governo di Istanbul ha chiamato in causa l’Alta Corte di Giustizia che ha accettato la richiesta di procedura contro Lambdaistanbul.

“In Turchia, essere lesbica, gay, bisessuale, o transgender (LGBT), non è un crimine secondo la legge – si legge in un comunicato di Lambdaistambul -. E la legge rende possibile le operazioni di riassegnazione sessuale. Però non ci sono leggi che proteggono le persone LGBT e giudici, procuratori e altri funzionari di stato sono liberi di agire in modo omofobo. I tentativi per chiudere l’associazione Lambdaistanbul dimostrano chiaramente l’esistenza dell’omofobia nei servizi del governo e nella mentalità dei funzionari”.

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Nudo maschile in prima serata, "Tell Me You Love Me" fa scandalo.

Fa scandalo l'ultima fiction Usa.
Nudi maschili e scene di sesso in prima serata.
Contestato in negli Stati Uniti il serial sulle coppie in crisi.

(Alessandra Farkas - Il Corriere della Sera) Nella prima puntata di «Tell Me You Love Me» una coppia sposata giovane e attraente si sdraia sul divano in salotto per guardare una partita di pugilato alla tv. Lei comincia a sbottonare i pantaloni di lui e, dopo un rumoroso sbaciucchiamento, mostra all’America sbigottita l’esplicita nudità frontale del suo superdotato partner. La scena — senza precedenti nella storia del piccolo schermo Usa — ha creato un tale vespaio di reazioni e polemiche da trasformare il nuovo dramma della HBO nel serial più controverso e chiacchierato della nuova stagione americana.




TRE COPPIE - «Tell Me You Love» — in onda ogni domenica alle 21 — entra nella camera da letto di tre coppie in crisi, tutte in terapia dalla Dottoressa May Foster (Jane Alexander). Una consulente matrimoniale e psichiatra del sesso sulla sessantina che, dopo 43 anni di matrimonio, mantiene un’effervescente relazione erotica col marito pensionato Arthur (David Selby). I suoi pazienti più giovani sono Hugo e Jamie (Luke Kirby e Michelle Borth), ventenni, che fanno tanto sesso — e ovunque — finché i loro progetti matrimoniali naufragano a causa della gelosia (di lei). Poi vengono Palek e Carolyn (Adam Scott e Sonya Walzer), trentenni, ricchi e affermati ma con una vita erotica turbata dall’incapacità (di lui) di procreare. Einfine Dave e Katie (Tim DeKay e Ally Walker) due bravi ma stressati genitori sulla quarantina che non hanno rapporti da oltre un anno, nonostante si adorino. Se alcuni critici hanno paragonato la tematica a Scene da un Matrimonio di Ingmar Bergman e Mariti e Mogli di Woody Allen, lo stile dello show viene definito «rivoluzionario» dagli addetti ai lavori. «Prima d’ora solo i canali porno a pagamento si erano spinti tanto in là», sentenziano i media, sbigottiti per quelle scene di sesso, eiaculazioni, autoerotismo e nudità completa e frontale. Soprattutto maschile.

L'AUTRICE STUPITA DEL CLAMORE - Anche la 47enne ideatrice dello show, Cynthia Mort («Roseanne», «Will&Grace ») si dice stupita. Ma per ragioni opposte. «Chi l’avrebbe mai detto che l’orgasmo di Palek di fronte alla partita di boxe sarebbe stata la scena più scioccante per gli americani?», afferma la Mort. «Gli attori uomini sono molto più puritani delle donne quando si tratta di spogliarsi. Non sono abituati». Proprio questa «riluttanza» maschile spiegherebbe gli indici d’ascolto deludenti della prima puntata dello show che nonostante lo straordinario frastuono pubblicitario ha attratto soltanto 910 mila spettatori, quasi tutte donne: una miseria per il leggendario canale via cavo di «Sex and the City» e «I Soprano ». Lo sdegno del pubblico maschile si è sbizzarrito nella blogosfera. «Si tratta di pornografia ben confezionata», tuona su Variety.com AJ Workman. «Con un cast di signori "nessuno" privi di talento — gli fa eco Shep — ingaggiati solo perché disposti a simulare sesso e spogliarsi». Come altri show pionieristici, anche «Tell Me You Love me» ha spaccato in due il Paese, con i conservatori contro e i liberal a favore. «La nudità maschile completa e frontale è sempre stata considerata molto più tabù di quella femminile—teorizza Darren Star, produttrice esecutiva di «Sex and The City» —. Molti ad Hollywood sono decisi a raggiungere l’eguaglianza anche in questo campo». I tempi sono maturi. «Nell’era di Hillary gli uomini farebbero meglio ad abituarsi all’idea di vedersi ridotti ad oggetto e quindi de-mascolinizzati, come hanno fatto loro per decenni con le donne, privandole del loro appeal femminile », ironizza il New York Observer. Vendetta femminista di una Hollywood dove le donne oggi sono capi di studios, registe e sceneggiatrici? «No, pari opportunità — ribatte la Mort, l’ideatrice —. In nome dell’eguaglianza vera, non mi azzarderei mai a mostrare una donna nuda e non un uomo». Ma anche il suo «coraggio» ha dei limiti. Il New York Times, cui è piaciuto, accusa lo show di «timidezza» perché «non osa mostrare i corpi rugosi della psichiatra e del marito mentre fanno l’amore nudi a letto ».
La vera sfida, adesso, è far breccia su una società che, alla base, resta profondamente bigotta e puritana. Basta pensare al putiferio scoppiato lo scorso febbraio quando Susan Patron vinse il prestigioso premio letterario per l’infanzia Newbery Medal per The Higher Power of Lucky. Il motivo? I bibliotecari da un angolo all’altro del Paese si dissero «scandalizzati» dall’uso nel testo del termine «scroto» per raccontare il punto in cui il serpente della storia aveva morso il cane.

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Partiti e web, chi naviga e chi naufraga.


(Panorama) Mentre l’antipartitismo e il movimento dei “vaffa” hanno come mezzo principe di diffusione il web, i partiti politici per lo più naufragano, si arenano o galleggiano nella Rete. Mentre ogni post sul blog grilliano si riempie di migliaia di commenti, molti dei siti di partiti neanche sanno cosa siano i commenti e l’interattività tipica del web 2.0 (molti forse faticano anche a capire cosa sia il web 2.0). È questo quello che traspare dal Monitoraggio 2007 dei portali politici svolto dall’Università di Udine (qui in pdf), guidato dal professor Francesco Pira, che già aveva svolto un’indagine simile sui portali dei ministeri italiani e dei principali esecutivi europei.

“In generale i siti sono fermi, non si è vista nessuna evoluzione sull’interattività se non addirittura qualche regressione; - afferma Pira - mancano gli strumenti di interazione vera per fare proposte e dialogare. I partiti che hanno inserito i blog in molti casi non li gestiscono in modo adeguato. Altri hanno fatto la scelta di linkare a community esterne”.
Gli unici a raggiungere ampi consensi sono i siti personali di due politici, uno di centrosinistra e uno di centrodestra: quello di Antonio Di Pietro (guarda caso uno dei pochi non invisi a Beppe Grillo e aperto a discorsi anti-casta) e quello di Antonio Palmieri, onorevole di Forza Italia, che hanno raggiunto punteggi tra l’ottimo e il buono. Il primo, che ha creato una bella community con molti commenti, brilla in qualità dei contenuti e in comunicazione interattiva; il secondo, che è stato attento a inserire il CommentAudio ed è passato al blog, ha i suoi meriti in grafica e contenuti. Si inserisce tra i due, come migliore sito di partito, il portale della Margherita, “con una community vivace e partecipativa”, si legge nei risultati del Monitoraggio.

Maglietta nera invece per Repubblicani Europei e Italia dei Valori (”tutta un’altra storia rispetto al blog, contenuti non aggiornati, organizzazione degli stessi carenti, poca interattività”), che non strappano la sufficienza e sono in fondo alla classifica. Poco meglio, con una sufficienza risicata, Lega Nord, Alleanza Nazionale, Comunisti italiani, Federazione Verdi, Sdi, Udeur. Le carenze internettiane non hanno colore politico. Senza parlare dell’Msi, addirittura non dotato di sito internet. Per Lega Nord “usabilità scarsa, contenuti sparsi in una serie di pagine web esterne al sito che costringono a un continuo andirivieni”. Il sito dei Verdi è cresciuto nei contenuti ma non nell’organizzazione, “troppi banner e bottoni”. Quello di An buono per l’archivio multimediale ma ciò che “proprio no va è l’interazione”.

E le due maggiori forze politiche italiane, Forza Italia e Ds? I due se la cavano con un buono. E con loro debutta bene anche il neonato Partito Democratico, all’interno dell’Ulivo: “molti i materiali e le risorse finalizzate al 14 ottobre; sull’interattività le gallery fotografiche e i video sono alimentati con le immagini democratiche degli utenti”. Per Forza Italia “il sito non cresce e l’interattività è un po’ a senso unico, aderisci ma non c’è uno spazio per le proposte”, ma è stato annunciato un nuovo portale. Il sito dei Ds è completamente ristrutturato, ma non ancora a regime, con il tallone d’Achille dei blog, “poco aggiornati e poco frequentati”.
Poco più della sufficienza per Radicali, Udc e Rifondazione Comunista. Almeno non dovranno vedersela con gli esami di riparazione…

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Caldarola lancia l'amo, ma i "pesci" non abboccano.

L'ex direttore de L'Unita ha esortato dal suo blog Di Salvo, Leoni, Nerozzi e Grillini a salire sulla nave democratica, lasciando la sinistra "radicale" al suo destino. L'invito però è stato educatamente declinato dagli interessati.

Tornate a casa, questa neonata famiglia aspetta anche voi. Si può riassumere così l'invito che oggi Peppino Caldarola ha rivolto a diversi ex compagni di partito che non sono saltati sull'imbarcazione democratica per esortarli a invertire la rotta. Con una e-mail spedita a ridosso del prossimo appuntamento di domenica, quando si svolgeranno le primarie del Pd, l'ex direttore de L'Unità ha infatti contattato Titti Di Salvo, capogruppo della Sinistra Democratica alla Camera, il segretario confederale della Cgil Paolo Nerozzi e Franco Grillini, ex Sd ma ora nella costituente socialista.

Scrive Caldarola: "Penso che una persona come Titti Di Salvo, capogruppo di Sinistra democratica, starebbe bene là dove c'è il maggiore coagulo di riformisti. Rispetto la Cosa Rossa, ma mi chiedo se Di Salvo e Nerozzi non esprimano una cultura che possa convivere con minore patimenti là dove vi sono i riformisti piuttosto che là dove sono gli avversari pregiudiziali del riformismo sindacale. Tornate- conclude-... e portatevi anche Carlo Leoni".
E nell'appello telematico rivolto direttamente al segretario confederale, Caldarola rincara la dose: "Tifo perché la sinistra radicale si unisca. Tifo perché Sansonetti abbia finalmente un partito tutto suo così smette di rompere le scatole ai partiti degli altri. Ma vorrei che in quel partito non ci fosse Paolo Nerozzi". E il motivo che dovrebbe spingere i due sindacalisti vicini a Mussi a ritornare nell'agone democratico, è per Caldarola evidente: "la sinistra radicale farà un partito ma non rappresenterà i lavoratori: solo una minoranza, importante, ma una minoranza...sarebbe buffo se (Nerozzi, ndr) stesse in un partito diretto da sindacalisti che loro hanno sconfitto e da personaggi come Diliberto e Rizzo che hanno diffamato il sindacato". "Quindi - conclude- il mal di pancia sul Pd va bene, lo dico io che ho avuto una colica, ma è meglio stare dove si vota, dove si rispetta il voto, dove c'è la gran parte della sinistra e del centro sinistra. A fare i ‘fenomeni' che pontificano su questo e su quello bastano i sempre noti. Allora Nerozzi, raccogli le carte e torna. Ti aspetto".
Anche verso Grillini il deputato pugliese si sbilancia, avvertendolo però che se un suo ingresso sarebbe ben accolto, diversamente accadrebbe per Spini e Angius: "Domenica- scrive Caldarola al presidente onorario dell'ArciGay- sarà uno spettacolo l'afflusso al voto. E cambierà la politica italiana. Cambierà in allegria. Diritti e allegria, la cifra giusta per Franco Grillini. Non capisco cosa ci faccia lui con i musi lunghi della cosa di lotta e di collegio. Il tuo posto, caro Franco, è dove c'è la gran parte della nostra gente. Ti aspetto, ma non portare Angius e Spini".

I destinatari del messaggio gli hanno risposto, alcuni pubblicamente altri in privato. Di Salvo, raggiunta telefonicamente, ci ha raccontato come ha reagito alla lettura dell'e-mail: "Ho telefonato a Peppino - ci spiega- e ne abbiamo discusso privatamente, perché considero questo suo appello come una battuta affettuosa senza però alcuna rilevanza politica visto che mi trovo benissimo dove sto". Anche Grillini ha gentilmente declinato l'invito, non dimenticandosi però di difendere i suoi attuali compagni di viaggio politico. "Io, Valdo e Gavino - scrive in una nota il presidente dell'ArciGay- ormai siamo un trio di fatto e condividiamo da qualche settimana una nuova militanza nel costituendo Partito Socialista. Per la verità a me sembra di essere stato fermo: liberal socialista ero e liberal socialista rimango". Sul Pd, Grillini è polemico e spiega così l'impossibilità di dare seguito all'appello di Caldarola: "ci troviamo in Pd sommatoria di due classi dirigenti diessine e margheritine con spruzzata Teodem e con la laicità che si è persa per strada...Con l'amico Boselli e gli altri compagni socialisti sto benissimo". Comprensibilmente più piccata la risposta di Valdo Spini, ufficialmente non invitato a ritornare: "Il destino di Peppino Caldarola - ha dichiarato il socialista - è purtroppo quello di non essere ascoltato, sia quando ha ragione che quando ha torto...Andò alla costituente socialista dichiarando di sentirsi a casa propria, ma poi è stato folgorato da Veltroni sulla via di Damasco".

Insomma, l'invito non sortirà effetto perché sembra di capire che ciascuno stia dove desidera stare, ma comunque la provocazione è stata lanciata. Ancora una volta da lui, Peppino Caldarola da Bari.

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Dexter, il serial killer che fa impazzire la tv.

Anche gli spettatori italiani potranno conoscere la crudeltà di Dexter Morgan, un insospettabile serial killer che si aggira per i locali notturni di Miami Beach alla ricerca delle sue vittime. La serie Dexter andrà in onda sul FoxCrime (canale 112 di Sky) a partire dall'11 ottobre, tutti i giovedì alle 22.50. Le storie di questo omicida dalla doppia personalità, tratte da La mano sinistra di Dio (Darkly Dreaming Dexter) di Jeff Lindsay, hanno spopolato negli Stati Uniti, dove c'è già la seconda serie, trasmessa dal canale Showtime. L'attore protagonista è Michael C. Hall che, interpretando Dexter Morgan, si è aggiudicato una nomination al Golden Globe.

La trama. Il suo personaggio è un perito ematologo della polizia di Miami. Un tipo gentile, che porta le ciambelle ai colleghi tutte le mattine, maniaco dell'ordine e amante delle domeniche trascorse in relax sulla sua barca, la “Slice of Life”. Come un contemporaneo “dr. Jekyll e mr. Hyde”, Dexter nasconde un lato oscuro e pericoloso. Rimasto orfano all’età di quattro anni, è stato adottato da Harry Morgan (interpretato da James Remar), un agente di polizia che da subito nota nel figlio una strana passione per il sangue e un'insopprimibile tendenza omicida. Quando il padre capisce che è inutile tentare di dissuadere Dexter da questa sua inclinazione al male, decide almeno di provare a mitigarla. Gli insegna una specie di codice di comportamento, in base al quale deve scegliere le sue vittime soltanto tra i criminali sfuggiti alla giustizia. Harry si illude così di portare Dexter sulla strada giusta e lo spinge a entrare nella squadra anticrimine di Miami. Il ruolo che assume sembra fatto apposta per lui: analizzare le tracce di sangue della scena del crimine, tracciare il profilo degli assassini e risalire al colpevole. Dexter inizia la sua doppia vita, di giorno è un impeccabile perito della scientifica, di notte un implacabile serial killer.
I libri. Su Dexter, che ha ucciso 98 persone come si evince dalla sua collezione di vetrini, sono stati scritti tre romanzi. Darkly dreaming dexter (La mano sinistra di Dio) e Dearly devoted dexter (Il nostro caro Dexter). Il terzo, Dexter in the dark, è uscito in Usa lo scorso settembre. Il titolo italiano del libro di Jeff Lindsay, La mano sinistra di Dio, fa perdere, però, il doppio senso contenuto nella versione anglosassone. La parola dexter deriva infatti dal latino e significa “destro”. In inglese, il termine corrispondente è right che vuol dire anche giusto. In origine il romanzo di Darkly dreaming dexter doveva intitolarsi The Right Hand of God (La mano destra-giusta di Dio).

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GayToday tira le sue conclusioni sui candidati alle primarie del Pd.

A poche ore dal voto per le primarie del Partito Democratico si conclude la nostra iniziativa “Chiediamoglielo!” che ha raccolto, dal nostro aggregatore GayToday, domande da porgere ai candidati alla segreteria nazionale del Partito Democratico relative alle questioni dei diritti civili per gay, lesbiche, bisessuali e transgender in Italia.

I quesiti, chiari e diretti, hanno ricevuto risposte non solo lontane dalle istanze e dalle richieste della comunità GLBT, ma articolate con preoccupante vaghezza e approssimazione.
Nonostante i molti solleciti della redazione, Rosy Bindi non ha fatto pervenire risposte, risultando così l’unica candidata che in questa campagna elettorale non ha avuto alcun confronto con la comunità GLBT.
Walter Veltroni, ha ritenuto esaustive le indirizzate al coordinamento GayLeft dalle pagine de L’Unità - seguite alle imbarazzanti affermazioni del suo comitato elettorale che parlavano di “rispetto e feste per i gay”. Le domande poste erano molto più circostanziate e dirette,
nate dalla Rete e non da un interlocutore “interno” come i rappresentanti di GayLeft; a tal proposito quella del sindaco di Roma è chiaramente una non-risposta.
Enrico Letta, vago sull’omofobia, si dice contrario a matrimonio omosessuale e adozioni, così come PierGiorgio Gawronski si richiama a una non meglio definita “prudenza” e a un’ambigua “precauzione” in tema di omogenitorialità e fecondazione assistita.
Mario Adinolfi, il primo a rispondere, per il matrimonio fa appello a un improbabile referendum interno, dimenticandosi, ancora una volta, di esprimere la sua posizione.

Riassumendo: posizioni vaghe per quanto riguarda la lotta all’omofobia; i Dico presentati come massimo riconoscimento cui una coppia omosessuale può aspirare; omogenitorialità negata in ogni sua forma e nessun cenno di aver compreso che questa è già una realtà; legge sulla fecondazione assistita da non ritoccare o quasi; vaghe speranze per i transessuali sul cambiamento dei dati anagrafici, anche senza ricorso all’operazione di cambio sesso.

L’atteggiamento complessivo di indifferenza, a volte ostilità e, come si evince dalle risposte, scarso approfondimento dei problemi, ci delude e ci amareggia profondamente, lasciando poche speranze sulle reali possibilità del nuovo partito di rispondere alle esigenze di una comunità che probabilmente cercherà altri referenti politici.

Su diritti civili, laicità, libertà, autodeterminazione e protezione per le persone GLBT e per le donne, il Partito Democratico sembra esprimere posizioni di gran lunga più
conservatrici di tutti i principali partiti socialdemocratici e liberali europei, almeno stando alle
affermazioni dei candidati in lizza per la segreteria. Una collocazione che fa presagire le difficoltà e criticità di gestione futura del partito e le difficoltà di fornire un progetto in grado di rispondere alle sfide del prossimo futuro e a riavvicinare la politica al sentire di cittadini e cittadine.
La Redazione di GayToday

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Diciamocelo, un editoriale veramente esilarante quello di GayToday.
Esilarante perchè da quelle parti sono per la maggior parte di sinistra per cui l'iniziativa "Chiediamoglielo!" alla fine risulta essere solo un atto "dovuto", di "maniera".

Cosa si aspettavano di trovare in un futuro partito che sarà posizionato più verso un centro moderato e formato da catto-comunisti che rappresentano la parte più conservatrice e meno progressista del paese?


Se hanno voluto cercare una conferma al dubbio dei gay italiani che il centrosinistra cerca solo i loro voti l'hanno definitivamente avuta.
No, da questo Partito Democratico non avremo nulla
di buono se non miseri palliativi.

Siamo alle solite: la destra ci insulta e la sinistra ci sfrutta.
Chi è tra i due il migliore per noi gay?


La redazione di Notiziegay.

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Prima ricerca europea sulle famiglie con figli/e omosessuali.

La Commissione Europea ha finanziato un progetto della durata di due anni, finalizzato prevenzione della violenza verso i/le giovani gay e lesbiche che mette al centro le loro famiglie.

Il progetto, intitolato “Family Matters. Supporting families to prevent violence against gay and lesbian youth” (L’importanza della famiglia. Sostenere le famiglie per prevenire la violenza contro giovani gay e lesbiche), sarà realizzato dall’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro” (Dipartimento di Ricerca Sociale), con la partnership delle organizzazioni di famiglie con figli/e omosessuali in Italia (Agedo - Associazione Genitori di Omosessuali), Gran Bretagna (Fflag - Families and Friends of Lesbian and Gay Association) e Spagna (Ampgil - Asociaciòn de padres y madres de gays y lesbianas).
Perché studiare e sostenere le famiglie? I/le giovani omosessuali non trovano sostegno e modelli nelle proprie famiglie e sono in situazioni di particolare vulnerabilità sia verso comportamenti lesivi (bullismo, violenza scolastica etc.) sia verso quelli autolesivi (i suicidi). Le famiglie, d’altra parte, si trovano sostanzialmente sole sia nell’affrontare le difficoltà di accettare il proprio familiare omosessuale, sia nel sostenerlo rispetto a discriminazioni e violenze esterne. Studi e interventi di sostegno finora sono stati rivolti verso gay e lesbiche, mentre mancano, in Europa, rispetto ai familiari, sia conoscenze dirette del loro punto di vista, sia adeguate strategie di intervento.

E’ proprio a questa mancanza che vuole rispondere il progetto Family matters. All’interno del progetto, in Italia sarà realizzata dal Dipartimento di Ricerca Sociale con la collaborazione di Agedo una ricerca nazionale sulle esperienze dei familiari di persone omosessuali, con questionari e interviste; la spagnola Ampgil curerà una ricerca sulle esperienze di interventi a sostegno di questi familiari da parte di enti pubblici e la britannica Fflag un’analoga ricerca nell’ambito del privato sociale. Verrà anche prodotto materiale educativo e informativo (un video-documentario, un manuale, un sito web), per aiutare le famiglie a diventare un luogo dove i giovani gay e le giovani lesbiche trovino sostegno per accettarsi e fronteggiare la stigmatizzazione sociale e la violenza omofoba e dove, insieme, si possa costruire una società più libera da violenze e pregiudizi.

Maggiori informazioni sul sito Agedo

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Australia, basta discriminazioni per i gay?

(Queerblog) Quando si avvicinano le elezioni - e il rischio di perderle è molto alto - allora vanno bene tutti i voti che si possono raccattare, anche quelli di gay e lesbiche che per undici anni hai evitato e, anzi, umiliato con una legge che vieta il matrimonio gay.
Sotto elezioni - lo sappiamo anche in Italia - i politici fanno a gara per ingraziarsi l’elettorato, compresa la minoranza lgbt; è quello che sta succedendo in Australia, dove il premier uscente John Howard si prepara a equiparare alcuni diritti dei conviventi dello stesso sesso con i diritti delle coppie sposate, inclusa la pensione e vantaggi fiscali. Tutto questo senza eliminare la legge, voluta sempre da questa maggioranza, che appunto proibisce il matrimonio fra persone dello stesso sesso.
Per annunciare nuovi diritti ci vuole poco, bisogna vedere se diventano realtà

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Satana esiste ancora nel duemila? Per alcuni pare di si.

«Io, sfuggita a Satana Mi dicevano: devi uccidere».
Si fa chiamare Michela, ma il suo vero nome è top secret.
Contattarla è stato difficilissimo, perché vive nascosta e protetta nel più totale anonimato.
La sua è una storia terribile ma lei ha avuto il coraggio di renderla pubblica nel libro Fuggita da Satana.
Questa è la prima intervista che concede.


(Andrea Tornielli - Il Giornale) Come si è avvicinata al satanismo?

«Venivo da un periodo di grande sofferenza; la persona che amavo era mancata quattro giorni prima del nostro matrimonio. Ma questa era solo la punta dell’iceberg di una lunga serie di sofferenze e abbandoni, cominciati sin dalla mia nascita. Mamma e papà mi avevano abbandonato alle cure di un istituto, dove ho subito violenze di ogni genere, sono stata adottata ma la famiglia adottiva non era preparata a gestire il rapporto con una figlia con traumi così dolorosi. Dopo questo ennesimo abbandono ho dichiarato guerra a Dio, quasi urlando “se ci sei io ti distruggo!”».

Come ha combattuto questa guerra?

«Ho iniziato a cercare risposte nelle varie filosofie orientali, mi sono avvicinata al reiki, sino a quando una persona di questo ambiente mi ha proposto di sottopormi ad una terapia psicanalitica. All’inizio andavo solo un giorno alla settimana, poi fino a quattro volte alla settimana, e una sera mi sono trovata a partecipare alla mia prima messa nera. La persona dalla quale mi facevo seguire era un’adepta della setta, e tramite ripetute sedute di ipnosi mi aveva indotto a compiere questo passo, senza che io ne fossi consapevole».

Che cosa cercava nella setta?

Io nella setta non cercavo niente, mi ci sono trovata. Non è che una persona si alza alla mattina e decide di entrare in una setta perché ha particolari bisogni, è stato il frutto di un percorso che indubbiamente aveva annullato la mia capacità di decidere. Di sicuro questa persona aveva fatto leva sui miei bisogni, consci e inconsci, da colmare. Una cosa è certa, avrei dato tutto l’oro del mondo (e all’epoca guadagnavo davvero molto) per avere solo cinque minuti di felicità vera, per avere insomma l’esperienza dell’amore, quello vero».

L’esperienza che descrive nel libro è terribile: a lei è stato chiesto di uccidere...

«Era la notte di Natale di qualche anno fa. Ero arrivata ad un punto, all’interno della setta, in cui potevo raggiungere un livello ancora più alto, un potere maggiore, a patto che facessi per loro qualcosa che avrebbe garantito la mia fedeltà. Mi fu detto che a Roma c’era una ragazza, una certa Chiara Amirante che aveva da poco aperto una comunità, “Nuovi Orizzonti”, per accogliere i più disperati, vittime di drammatici circoli viziosi, eroina, carcere alcolismo. La ritenevano pericolosa perché aveva aiutato molte persone ad uscire da certi ambienti. Per questo mi chiesero di ucciderla e di distruggere tutta la sua opera»

Che cosa l’ha fermata?

«Quando sono arrivata a Trigoria, nella periferia di Roma, la prima sede della comunità, conobbi subito proprio lei, Chiara, che mi abbracciò e mi disse: “Finalmente sei a casa”. È l’abbraccio che capovolge la mia vita, l’abbraccio di una madre, di una sorella, di un’amica, di qualcuno che in quel momento mi ha voluto bene così com’ero. Avevo scoperto che Dio è amore e perdona tutto, anche la mia volontà di fargli guerra».

Nel libro lei afferma che tra i satanisti ci sono personaggi importanti? Può dire qualcosa di più?

«No, ma confermo quello che ho scritto».

Che cosa significa uscire da una setta satanica?

«Per uscire dalla setta serve innanzitutto la volontà, per sottoporsi a lunghi e dolorosi esorcismi. Volontà di ricostruire tutta la mia persona, sia dal punto di vista fisico, psicologico e spirituale. Ho dovuto sottopormi ad una psicoterapia, per ricostruire la mia psiche alterata e danneggiata. La vera libertà ho scoperto che non sta nel fare ciò che si vuole, e ciò che il mondo ti propone - tutte le volte che ho seguito questo tipo di libertà ho raccolto morte, solitudine e disperazione - ma sta nell’obbedienza alla volontà di Dio. Quando ho cominciato a vivere questo ho sperimentato la pienezza della gioia. Io non ho paura, perché confido in Dio, e cerco di di portare l’amore a chi non ha l’ha conosciuto».

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Veltroni e la vittoria annunciata: ma che fare con Prodi?

(Panorama) Domenica sera, 14 ottobre, Walter Veltroni sarà incoronato segretario del Pd, un partito che si presenta come tutto nuovo, in realtà frutto di una fusione più o meno a freddo tra Ds e Margherita. Non sarà irrilevante conoscere le percentuali della vittoria del sindaco di Roma soprattutto rispetto a Rosy Bindi, ma non cambia la domanda: che farà Walter una volta a capo del principale partito dell’attuale maggioranza?

In teoria dovrebbe “contribuire al rafforzamento” del governo Prodi, “per compiere la legislatura”, cioè votare nel 2011. Ma queste sono buone intenzioni, o se vogliamo belle parole. Nel fatti, da mesi, Veltroni si sta muovendo in maniera nettamente divergente rispetto al premier. In tutti i campi, dalle alleanze alla politica economica.

Sul primo punto, il sindaco di Roma ha sposato l’idea che sia meglio liberarsi della stretta della sinistra massimalista. Sul secondo, parla di riduzione delle imposte, meritocrazia, infrastrutture. Tutto ciò gli viene suggerito anche dai consiglieri dei quali si è circondato, a cominciare dall’economista Tito Boeri, autore di una recentissima stroncatura della Finanziaria. Ma anche i cosiddetti poteri forti, con i quali Veltroni ha o vorrebbe tessere buoni rapporti, gli suggeriscono di lanciare il Pd come una sorta di New Labour tipo Tony Blair. La tentazione è forte, magari sperando di raccogliere per strada l’accordo o l’alleanza dei centristi dell’Udc.

Ma è chiaro a Veltroni che per ogni voto conquistato al centro ne perderà altrettanti alla sua sinistra; senza contare gli alleati già persi nell’area moderata, tipo Lamberto Dini. A livello nazionale, insomma, sarà difficile ripetere l’esperienza di Roma, dove Walter governa con Rifondazione in giunta e l’appoggio, nei sondaggi, dei ceti medi e medio -alti, nonché di gran parte del giro imprenditoriale della capitale.

In concreto, dal 15 ottobre il governo cesserà automaticamente di essere frutto principale di una doppia investitura di massa, quella di Romano Prodi alle primarie 2005 e quella risultante dalle politiche 2006. Dovrà fare i conti con una terza investitura, Veltroni appunto. Rischia, Romano Prodi, di trovarsi a capo di un “governo amico”, espressione usata dalla Dc negli Ottanta per indicare tutto il contrario: esecutivi deboli e traballanti dai quali il partito prendeva le distanze impegnandosi il minimo possibile. Comportamento tutt’altro che amichevole.

LEGGI ANCHE: Speciale primarie del Pd

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Una marcia ricorda la deportazione degli ebrei romani nel 1943.

Domenica prossima, 14 ottobre, una marcia ricorderà la deportazione di oltre 1.000 ebrei romani da parte delle forze naziste dopo la retata del 16 ottobre 1943.

(Zenit.org) Di tutti i deportati, condotti nel campo di concentramento di Auschwitz, solo 16 – tra cui un’unica donna – riuscirono a tornare a casa.
La Comunità di Sant’Egidio e la Comunità ebraica di Roma, dal 1993, ricordano ogni anno questa tragica pagina della storia romana organizzando, come ricorda un comunicato di Sant’Egidio, un “pellegrinaggio della memoria”, perché – come spiega una nota dell'associazione ecclesiale – “non c’è futuro senza memoria”.
L’appuntamento è per le 18.00 in Piazza di S. Maria in Trastevere, nel cuore di Roma. Una marcia silenziosa si snoderà lungo il percorso dei deportati di quel 16 ottobre 1943, che dal ghetto vennero condotti al Collegio Militare di Trastevere prima di essere imprigionati nei treni che li avrebbero portati nell’orrore di Auschwitz.

La manifestazione si concluderà alle 19.00 in Largo 16 ottobre 1943, accanto alla Sinagoga.
Prenderanno la parola nel corso dell’evento il Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni, il Presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna, il Presidente della Comunità Ebraica di Roma Leone Paserman e il prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio.
La retata di Roma iniziò verso le 5.30 del 16 ottobre. Più di cento tedeschi armati di mitra circondarono il quartiere ebraico, mentre altri duecento militari si distribuivano nelle 26 zone operative in cui il Comando tedesco aveva diviso la città alla ricerca di altre vittime. Alla fine del rastrellamento erano stati catturati 1022 ebrei romani.

Due giorni dopo vennero trasferiti ad Auschwitz in 18 vagoni piombati.
“La memoria del 16 ottobre è uno degli eventi maggiori della storia della nostra Roma contemporanea”, ha affermato Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio.
“A partire da questa memoria si costruisce un'idea di Roma e di solidarietà tra i romani – ha aggiunto –. E' la memoria di una ferita all'intera città, ma soprattutto alla Comunità ebraica perpetrata, come un ladro nella notte, dopo che si era provveduto a isolare quella Comunità con le leggi razziste e con la politica fascista”.
“A partire da quella memoria si afferma la volontà di un patto tra i romani per non dimenticare, per non isolare mai più nessuna comunità, per considerare la Comunità ebraica di questa città come uno dei luoghi decisivi per la nostra identità”, ha sottolineato infine.

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Diamo i numeri sul Pd.

(Panorama) Walter Veltroni tra Torino (dove tutto ha avuto inizio) e Milano il venerdì, a Ventotene il sabato. Enrico Letta venerdì sarà in radio, poi da Sky, poi a Napoli e infine a Roma. La combattiva Rosy Bindi chiude la campagna elettorale venerdì a Bologna e sabato a Bari, mentre spopola su YouTube un rap a suo sostegno, ambientato nel Bronx (qui il video). L’outsider Mario Adinolfi ha un biglietto di andata e ritorno da Roma a Lamezia Terme: all’hotel Nazionale della capitale, sabato 13, alle 10.30, chiuderà la sua personale corsa, per poi atterrare in Calabria a sostenere la lotta contro ogni criminalità della lista di Generazione U nella provincia di Cosenza. PierGiorgio Gawrosky, il meno conosciuto degli altri, sfrutterà gli ultimi giorni per apparire in tv e parlare alla radio.
Uno di qua e uno di là, insomma: sparpagliati e non insieme, i cinque candidati nazionali alla guida del Pd. Un dato che potrebbe dirla lunga sulla confusione che, seppur allegramente, regna a sinistra, alla vigilia del 14 ottobre, data di nascita del Partito Democratico.
Confusione comprensibile, in effetti: è la prima volta che in Italia nasce un partito con questo metodo: chiamando i cittadini ad assistere al parto e a scegliere chi lo dovrà guidare.
Per questo lo sforzo da parte degli organizzatori (i tre coordinatori: Maurizio Migliavacca, Mario Barbi e Antonello Soro, ds, prodiani e dl, che hanno curato la regia; Nico Stumpo, direttore dell’Ufficio tecnico amministrativo nazionale a cui fanno capo i vari Utap, un po’ le prefetture del pd; Maurizio Chiocchetti che ha in carico il voto all’esteroe i 70 mila i volontari che da sabato pomeriggio lavoreranno per il successo della consultazione) è stato grande.
Del resto i numeri sono da capogiro: 35 mila candidati per entrambe le consultazioni; 1.888 liste nazionali; 1.656 liste regionali; 187 candidati all’estero distribuiti in dodici liste e suddivisi nelle quattro grandi circoscrizioni (Usa; America centrale e del sud; Europa; Africa-Asia-Oceania); 11.195 seggi, distribuiti in circa 7000 comuni su un totale in Italia di 8.100 comuni.
Altre cifre, che girano intorno al 14 ottobre: 16 sono gli anni richiesti per poter votare; 20 sono i segretari che saranno eletti (con la seconda scheda) per guidare il Pd in ciascuna delle 20 regioni italiane e 4.800 sono i delegati che saranno eletti per scrivere lo statuto regionale del Pd; 2.400 è il numero dei delegati che verranno eletti all’Assemblea costituente del Pd (prima seduta il 27 ottobre), che dovrà redigere il programma-manifesto e lo statuto del nuovo partito. 35.000 saranno i candidati che correranno per essere eletti; di questi la metà, circa 17.500 sono donne, così come lo sono la metà dei 2.270 capilista. Ciò farà sì che la metà dei costituenti del Pd sia donna.
Per quanto riguarda le operazioni di voto: le urne sono aperte dalle 7 alle 20 di domenica 14 ottobre. Sul sito dei democratici è possibile visualizzare il proprio seggio. In alternativa c’è sempre il numero verde (800 231506). Al seggio occorre portare documento di identità e tessera elettorale. In ogni postazione ci saranno un presidente - non candidato - e due scrutatori, anche loro possibilmente non candidati. Ci saranno due schede: quella azzurra elegge il segretario nazionale e i 2.400 membri dell’assemblea costituente nazionale del Pd; quella grigia i venti segretari regionali e le rispettive assemblee. Lo spoglio comincerà subito dopo la chiusura dei seggi (ore 20) ognuno dei quali avrà il proprio verbale con resoconto di votanti, voti validi, voti nulli e schede bianche. Lo scrutinio quindi andrà avanti tutta la notte (e potrebbe non essere breve, visto che Letta e Bindi hanno detto, minacciosamente, di voler vigilare attentamente per impedire possibili brogli…). Si potrà votare anche dall’estero, via web, e in questo caso gli orari di voto rispettano i fusi orari. Sono 69 i posti nell’assemblea costituente per i delegati stranieri.
Mistero invece sul numero delle schede stampate: nelle primarie del 2005, che decretarono Romano Prodi quale leader in corsa per Palazzo Chigi, l’affluenza fu superiore al previsto (votarono circa 4 milioni e 300mila italiani,). Stavolta nessuno si sbilancia. Anzi, il dato dell’affluenza è stato uno dei temi di contrasto tra i cinque candidati (Veltroni dice che 1 milione è la quantità di elettori che farebbe superare il break-even delle primarie, trasformandole in un successo; Adinolfi ha rilanciato a 1,5 milioni; Letta non si accontenta, ne vorrebbe di più. Esattamente come la Bindi, per la quale sotto i 2 milioni sarebbe un piccolo flop; Gawrosky ha sparato alto: almeno tre milioni).
Milione o milioni di partecipanti che daranno mandato al leader e ai delegati di moltiplicare i numeri a livello nazionale, cercando i consensi necessari per vincere la partita più importante: quella del governo del Paese. E a proposito di questi dati: quanto vale oggi il partito democratico? È questa la domanda cruciale, che in tanti si pongono, interpellando i vari sondaggisti. Senza citarli tutti e facendo una media, dalle ultime rilevazioni risulta che il Pd oscilli parecchio, proprio a causa delle oscillazioni di cui attualmente soffre il centrosinistra al governo, con una forbice che va dal 23 per cento al 27 per cento, di molto sotto le percentuali ottenute da Ds e Dl insieme, nelle elezioni del 2006.

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Sabato 20 ottobre riparte la scuola di Amici.

Torna dal 20 ottobre la scuola televisiva più famosa d’Italia, Amici, giunta alla settima edizione e condotto come sempre dall’instancabile Maria De Filippi.

L’avevamo lasciato lo scorso aprile quando a vincere fu Federico Angelucci che in finale superò Agata Reale e a pochi mesi di distanza, dopo oltre 15.000 provini realizzati a maggio, il meglio dei quali si possono vedere quotidianamente su Sky Vivo, ritorna per la felicità degli appassionati del genere il talent-show più amato dai teenagers.

Oltre 15.000 ragazzi hanno partecipato al cosiddetto “provino di scrematura”, scesi poi a 5.000 nel secondo. Sono approdati allo stage finale in 200 e saranno 90 quelli che nella prima puntata sapranno se saranno stati AMMESSI o NON AMMESSI tra i 16-18 che parteciperanno alla scuola di Amici.
Come avviene ormai da molte stagioni, anche questa settima potrà contare su alcune novità che saranno ancora maggiori quando a fine febbraio o i primi di marzo partirà la versione serale in diretta in prime time su Canale 5 che laureerà il vincitore.

Quest’anno Amici darà ancora più spazio al talento: Maria De Filippi darà ai ragazzi più meritevoli l’opportunità di frequentare degli stage per migliorare le materie in cui eccellono. Tali stage verranno effettuati da importanti addetti ai lavori come Iscra Menarini (vocalist di Lucio Dalla) e Luca Jurman (già visto ad Operazione Trionfo e cantante e vocalist di Laura Pausini).

Il corpo docenti del programma viceversa non cambierà e sarà formato da:
Alessandra Celentano per la danza classica; Garrison Rochelle e Maura Paparo per quella hip hop; Steve La Chance per la danza jazz; Fabrizio Palma, Grazia Di Michele per il canto; Giuseppe Vessicchio per la musica; Fioretta Mari per dizione e recitazione; Paolo Asso e Patrick Rossi Gastaldi per la recitazione e infine Marco Castellano per il fitness.

Un’altra importante novità, che mette a frutto le sinergie tra Mondadori e Mediaset è la partnership con R101, la radio presieduta da Gerry Scotti: verrà ricercato un DJ nella scuola, il migliore avrà un contratto di un anno con la radio (chi volesse partecipare può ancora farlo sul sito ufficiale di Amici o su quello di R101).

Inoltre, ogni giorno dal 22 ottobre Amici andrà “On Air” grazie a Luca Zanforlin (uno degli autori ed ex autore di Gay tv) che colloquierà con gli ascoltatori attraverso una postazione radio che verrà posizionata proprio all’interno della scuola, ricostruita come sempre negli studi di Cinecittà a Roma.

Ogni giorno come lo scorso anno si potrà seguire la diretta su Sky Vivo dalle 10:00 alle 18:00 e dalle 19:00 alle 19:30 Amici andrà in onda su R101. La striscia quotidiana su Canale 5 è confermata alle 16:15 così come la diretta del sabato alle 14:10 sempre sulla stessa rete condotta da Maria De Filippi.

In attesa, del ritorno di Amici, sabato 13 ottobre alle 14:10 su Canale 5 andrà in onda la versione televisiva dello spettacolo musicale “Io Ballo“, realizzato dalla Fascino P.G.T. (la stessa che produce il talent-show). Io Ballo è scritto dall’autore Chicco Sfondrini per la regia di Patrick Rossi Gastaldi e vi partecipano i ballerini professionisti Anbeta Toromani, Rossella Brescia, Josè Perez, Leon Cino, Claudia Rossi, Maria Zaffino, Francesca Di Maio, Rita Rodi, Gianni Sperti oltre ad alcuni componenti della sesta edizione del programma come il vincitore Federico Angelucci, Karima Ammar, Manuel Aspidi e Cristo Martinez, qui in compagnia dei numerosi fratelli.

Visto il successo del primo romanzo, uscirà entro la primavera 2008 “Ad un passo dal sogno 2“, ispirato come il precedente alle storie dei protagonisti della scuola. Il libro è scritto dagli autori Chicco Sfondrini e Luca Zanforlin ed edito da Mondadori.

Per tutti gli appassionati del programma, noi di Tv Blog diamo appuntamento al 20 ottobre dalle 14:10 quando commenteremo in diretta gli sviluppi della prima puntata e i nuovi protagonisti della scuola.

[Sito Ufficiale di Amici]


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La Scala in aiuto del San Carlo.

Il teatro di Milano risponde all´Sos del Massimo napoletano.
Il sovrintendente: "Siamo una grande famiglia".
Lissner: "Per due stagioni le nostre produzioni gratis"

(Cristina Zagaria - La Repubblica edizione di Napoli) La Scala risponde all´Sos del San Carlo. E Milano "adotta" Napoli. «I teatri italiani non possono rimanere a guardare il più antico teatro del Paese che affonda. La Scala offre per le prossime due stagioni tutte le sue produzioni gratis». L´offerta è di Stephan Lissner, il sovrintendente del teatro milanese. L´ex direttore del Festival di Aix en Provence, proprio mentre sul palcoscenico della Scala va in scena "Il Socrate immaginario" di Giovanni Paisiello, firmato Roberto De Simone, offre il suo aiuto al Massimo partenopeo in crisi.
Il sipario si chiude sulle scene di Nicola Rubertelli. Il pubblico, in piedi, applaude per dieci minuti di seguito l´opera made in Napoli. E Lissner, sulle ultime note dell´opera settecentesca, promette un aiuto per il futuro. «È molto triste pensare alle condizioni in cui versa il più antico teatro italiano - dice il sovrintendente - A me fa male sapere che è in una condizione economica così difficile, perciò, dopo aver parlato con Salvatore Nastasi e con il consulente artistico, Gianni Tangucci, ho pensato che l´unico modo per aiutare davvero un teatro è farlo lavorare ad alti livelli, perciò se hanno bisogno di produzioni noi siamo disposti a cedere quelle con la firma della Scala a costo zero, per le prossime due stagioni». Promessa impegnativa e di cuore. «Perché spesso in Italia si avverte della rivalità tra i vari teatri - dice Lissner - Invece il teatro è una grande famiglia che lavora per la musica». Il sovrintendente si lascia andare ai ricordi: «Sono arrivato in Italia nel maggio 2005 e ricordo bene la telefonata a Gioacchino Lanza Tomasi, quando invitai il San Carlo a venire qui, per il progetto "Porte Aperte". Napoli è la prima fondazione sul palco "aperto" della Scala. La mia è stata una scelta sentimentale. Ora Tommasi non c´è più e il teatro è in crisi. Penso ai dipendenti, deve essere un momento difficile».
Il "Socrate innamorato" conquista la Scala. Il pubblico applaude a lungo anche alla fine del primo atto, ride alle battute dei protagonisti, ascolta i cantanti e gli attori (Monica Bacelli, Marina Comparato, Maria Ercolano, Paola Cigna, Juan José Lopera, Filippo Morace, Simon Orfila, Carlo Lepore, Antonella Morea, Franco Javarone, Antonio Lubrano, Biagio Abenante, Renata Fusco), ammira i ballerini, l´orchestra (diretta da Antonio Fogliani), il coro (del maestro Marco Ozbic) e le voci bianche (dirette da Stefania Rinaldi), apprezza i costumi di Zaira De Vincentiis e le coreografie di Anna Razzi. E Napoli, tra gli applausi in trasferta, afferra il salvagente lanciato da Milano. Il Massimo partenopeo in questi giorni deve affrontare una nuova emergenza: il direttore musicale Jeffrey Tate rinuncia anche al concerto del 20 ottobre. Le sue condizioni di salute sono ancora molto incerte. Per l´inaugurazione della stagione sinfonica ci sarà Jerzy Semkov. Lo staff di Nastasi perciò, nonostante le promesse mercoledì in diretta da Napoli del ministro Rutelli e l´assegno da un milione di euro degli industriali, si trova a combattere su più fronti.
«Il nostro primo obiettivo è quello di mantenere inalterato il cartellone - dice Gianni Tangucci, il consulente artistico chiamato da Nastasi - Spero che il personale ci appoggi. Ci vuole pazienza. So bene che è un momento di sacrifici, ma se rimaniamo uniti e nessuno si aspetta da noi l´impossibile possiamo farcela». Tangucci pensa a un «San Carlo con una struttura più fruibile». «Oggi sono cambiate le abitudini della gente che lavora nei teatri, non siamo più fermi all´´800, perciò bisogna avere un teatro al passo con i tempi». L´idea è quella di realizzare un progetto per avere una nuova sala prove per l´orchestra, per il coro, magazzini moderni e un teatro «più funzionale». E per spingere al teatro anche chi è completamente a digiuno di opera magari «si potrebbero istallare dei display sulle poltrone di platea, proprio come alla Scala, dove scorre il testo dei libretti d´opera». E con il milione che arriva dagli industriali che fare? «Innanzitutto pagare gli stipendi - conclude Tangucci - Ma non solo. Il teatro è anche altro: è spettacolo, musica, ballo, trasferte. E questo il San Carlo deve rimanere, anche in un momento così difficile».

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Fabrizio Marrazzo, dall'ArciGay alla censura preventiva!

(Spetteguless blog) Qui lo dico e qui lo confermo.

Ogni volta che lo incrocio per strada, o ascolto qualche suo "discorso", mi comincio a grattare, investito da un prurito incessante... parlo di Fabrizio Marrazzo, presidente dell' ArciGay Lazio.
Parente (mi è arrivata la voce che me lo da per CERTO ma non ne ho la sicurezza...) del Marrazzo presidente della Regione Lazio, il GIOVINE Fabrizio si è scatenato in settimana contro Panariello, REO di aver ironizzato sul mondo omosex in un suo spettacolo teatrale, che sta girando con enorme successo tutta l'Italia.
Marrazzo ha chiesto che Panariello "elimini tali battute dal suo spettacolo. La nostra organizzazione non vuole sostenere la censura, ma diffondere una cultura del rispetto delle differenze".
Ora dico io, ma Marrazzo, da buon PRESIDENTE dell'ArciGay Lazio, non ha altro di meglio da fare che occuparsi di una STRONZATA simile? Ma avete MAI sentito i DISCORSI di costui?
Fabrizio mio mi vorresti far credere che nei tuoi PSEUDO discorsi tu diffonderesti cultura e rispetto?
Ma vogliamo tornare all'aberrante discorso del PRIDE NAZIONALE, con te che sventolavi in aria una carta d'identità sbraitando come un cane castrato? O di quando in una trasmissione TV di fronte ad un ragazzo che chiedeva AIUTO tu, invece che consigliargli l'HelpLine, SOLO per pubblicizzare il PRIDE lo invitasti alla manifestazione, con una risposta SENZA nessun nesso logico!
Marrazzo ti prego... Roma ha bisogno di ben altri AIUTI dall'ArciGay regionale.
Non ce ne frega una MINCHIA di una CENSURA sulla SATIRA!
Chiediamo PARI diritti e PARI trattamenti e ci sentiamo OFFESI su qualche battutina IDIOTA, da puro e scontato cabaret, su Brokeback Mountain?
Ma STIAMO scherzando?
Noi ci appropriamo il DIRITTO e il DOVERE di poter ironizzare su tutto, e alziamo poi la voce su uno spettacolo TEATRALE?
Marrazzo mio, qui siamo alla follia totale... interessati alle centinaia di ragazzi che quotidianamente vivono la propria omosessualità con fastidio e paura, proponi incontri pubblici nei quartieri, diffondi la "cultura omosessuale", datti da fare con il tuo caro zietto/CUGINO (o semplice omonimo...) sulla pedonalizzazione di Via S.Giovanni in Laterano, in modo che anche Roma abbia una sua GAY STREET, capace di accogliere manifestazioni, mostre, serate a tema, trasformandosi in luogo d'incontro PERENNE per tutte quelle persone che non vogliono altro che passare una tranquilla serata tra amici senza il TIMORE che qualcuno alle proprie spalle li giudichi o peggio ancora li umili di fronte a semplci e normali effusioni d'affetto.
Questo e TANTO altro dovrebbe fare un PRESIDENTE dell'ArciGay, non chiedere a mezzo stampa una CENSURA nei confronti della satira, non LITIGARE come un branco di RAGAZZINE di 12anni con il Mario Mieli, altro storico centro culturale omosessuale della capitale, per CHI ha pensato e fatto prima una FIACCOLATA davanti al Colosseo.
Dovreste lavorare FIANCO A FIANCO, non scannarvi... e che Cazzo ma è così difficile da capire?

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Prostituzione, boom di appartamenti a luci rosse.

La ricerca: in continua crescita il numero di annunci su siti internet e riviste specializzate. Giovani e straniere, censite oltre 1.400 lucciole che lavorano tra le mura domestiche.
I risultati di un progetto pilota coordinato dall’Asl 12: dimezzate le interruzioni di gravidanza aumentata la prevenzione Hiv.

(Massimo Scattolin - La Nuova Venezia) La prostituzione? E’ sempre più indoor. Esercitata tra le mura domestiche. Lo confermano i risultati del «Progetto Linea Venezia-Verona. Focal point della prostituzione migrante» coordinato dall’Asl 12 in collaborazione con i Comuni di Venezia, Mogliano e Preganziol, le relative polizie municipali, la Questura del capoluogo lagunare, i carabinieri di Mogliano e l’associazione Mimosa di Padova. In continua crescita il numero di annunci su siti e riviste specializzate relativa all’area veneziana.
I dati del progetto, avviato nel 2004, sono stati pubblicati recentemente, in concomitanza con la richiesta di ri-finanziamento. A livello veneto i dati segnalano un crescendo continuo della prostituzione in casa. La spia è rappresentata dal numero di annunci pubblicati in siti e riviste specializzata.
Venezia al top. Le province più gettonate sono proprio Venezia (dagli 895 soggetti censiti nel 2004 ai 1367 del 2005 ai 1424 del 2006) e Treviso (dai 773 del 2004 ai 1633 del 2006). Un dato - quello della Marca e del capoluogo regionale - che rappresenta quasi la metà del totale dei contatti registrati nel Veneto (5825 nel 2006). Nettamente più distanziate, infatti, sono le province di Padova (da 740 del 2004 a 1150 nel 2005) e Verona (959 nel 2006). Non significa che a Padova o Verona la prostituzione sia meno diffusa: forse, più semplicemente, prevale la prostituzione sulle strade.
Donne tra 18 e 24 anni. Per quanto riguarda la prostituzione in strada la fascia d’età più rappresentata, tra le destinatarie del progetto, è quella delle donne dai 18 ai 24 anni (raggiunte 365 su 530 inizialmente previste). Seguono le over 24 (130 su 325), ma c’è anche una rappresentanza (16 su 40) di prostitute minorenni, dai 15 ai 17 anni. Si tratta di donne, in genere clandestine, che provengono soprattutto dai Pesi dell’ex Unione sovietica, da Ucraina, Moldavia, Russia, Romania e Albania, o dall’Africa, in particolare dalla Nigeria. Monitorati anche 41 transex, provenienti dal Sud America, tutti di età superiore ai 24 anni.
Controllo difficile. Se il fenomeno della prostituzione su strada è ormai ben conosciuto e monitorato, resta, invece, estremamente difficile avere una chiara rappresentazione delle caratteristiche della prostituzione indoor. Così come applicare le modalità di prevenzione e sensibilizzazione che buoni risultati hanno dato con la prostituzione in strada. Lo confermano proprio i freddi numeri. Delle 552 persone coinvolte nel processo di avvicinamento ai servizi sociali e sanitari dagli operatori soltanto 116 non sono state contattate in strada. E grazie a questo primo aggancio risulta poi possibile avviare un confronto proficuo che nella maggior parte dei casi (240) si limita a una consulenza psicologica, ma talvolta (55) arriva anche a una più approfondita consulenza legale e spesso (40 casi) si traduce anche in denunce di aggressioni ed episodi di violenza.
Contatti in crescita. Contattare prostitute e clienti attraverso web e giornali diventa ancora più difficile rispetto al lavoro delle unità di strada. Lo testimoniano anche i dati. Se attraverso una settantina di uscite notturne sono state contattate 2162 persone nel 2005 e 1626 nel 2006, i contatti telefonici avviati dal dicembre 2005 con le protagoniste della prostituzione indoor sono soltanto 178.
Hiv e Ivg. Un contatto finalizzato, come nel caso della prostituzione su strada, a fornire informazioni, materiali e consulenza utile a prevenire Hiv, malattie trasmissibili sessualmente e interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg). E, se si guardano i numeri, la capacità di coinvolgimento del «Progetto Linea Venezia-Verona» dimostra un progressivo miglioramento dei risultati ottenuti.
I test per l’Hiv effettuati dal 2004 al 2006 sono saliti da 173 a 230. Sono più che dimezzate le Ivg: dalle 64 del 2004 alle 30 del 2005 alle 25 dello scorso anno. In sensibile crescita (da 241 a 395) anche le prostitute accompagnate a servizi socio-sanitari grazie all’aiuto di mediatori linguistico-culturali. Tra gli obiettivi del progetto anche quello di coinvolgere - informando compiutamente - gli studenti che frequentano il quinto anno delle scuole superiori.

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Pd, Bindi: difendo i Dico. Veltroni a Milano.

La ministro-candidata applaudita dalle femministe

Il sindaco di Roma al Rolling Stone. Pirellone: nuove adesioni a Sinistra democratica.
In Provincia la «cosa rossa» contro Penati.

Ieri Rosy Bindi, questa sera Walter Veltroni. Si conclude la campagna elettorale per le primarie del partito democratico e in Provincia si riaccende la polemica tra la «cosa rossa» — i partiti alla sinistra del Pd — e il presidente Filippo Penati. Mentre in Regione, l'Unione si disunisce ancora un po': il vicepresidente del consiglio Marco Cipriano e il consigliere Arturo Squassina si costituiscono come indipendenti nel gruppo Ds. Aderiscono, infatti, alla Sinistra democratica, che domani inaugurerà la sua prima sede milanese, in via Morbelli (zona Fiera). Mentre Roberto Biscardini, dallo Sdi, gira il dito nella piaga: «Perché il Pd in Lombardia non parla di Regione? Perché non discutono della cattiva amministrazione di Roberto Formigoni e della totale assenza politica dell'Ulivo in Regione. C'è stato un lavoro di insabbiamento su tutto».

In Provincia, la «cosa rossa» firma un comunicato congiunto: «Le continue esternazioni del presidente Penati sulla necessità di cambiare il quadro politico della Provincia sono quantomeno sorprendenti e inopportune. Fughe in avanti, personalismi e autoreferenzialità rendono in termini d'immagine ma non aiutano l'azione di governo». L'interessato non si scapicolla. Spiega che sì, alla maggioranza eletta nel 2004 «non c'è alternativa », e si dice «impegnato a concludere il mandato fino al 2009». Punto. Non una parola sul dopo. Nel frattempo, i leader fanno l'ultima passerella milanese. Walter Veltroni sarà questa sera al Rolling Stone, mentre ieri è stata la giornata di Rosy Bindi la cattolica che piace anche a chi chiede le adozioni per le coppie gay e la fecondazione eterologa. La candidata alle primarie del Pd ha varcato la soglia del Cicip & Ciciap, il tempio storico delle femministe milanesi di via Gorani 9.

«Per la prima volta ospitiamo una donna che fa politica istituzionale (agli uomini politici o meno è, comunque, vietato l'ingresso, ndr)», le spiegano subito. Il ministro della Famiglia riesce a strappare l'applauso delle numerose omosessuali in platea, nonché delle femministe ribelli che, per dire, quando l'attrice Lella Costa si è sposata, le hanno regalato un salvagente. «Io non ho mai fatto parte della vostra storia — ammette la Bindi, accompagnata da Lella Costa —. Ma sono curiosa di capirne di più». Dopo avere difeso le sue posizioni contro le adozioni da parte delle coppie omosessuali e l'eterologa, il ministro, tailleur blu e borsa rossa, ottiene consensi per le sue parole sui Dico: «Il progetto si è fermato è per colpa di tanta ipocrisia — spiega —. Da una parte c'è stata un'aggressione da parte di una componente cattolica con residui di clericalismo, dall'altra è mancato l'appoggio di chi chiedeva di più sapendo di non potere ottenerlo». Alla fine dell'incontro, la Bindi riceve la tessera delle femministe di Milano, che l'ammettono a titolo onorario nel loro club.
M. Cre.

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Educazione sessuale obbligatoria dalle elementari: le linee guida dell'Ue .

Accesso anonimo a contraccettivi e servizi di assistenza, soprattutto per le fasce marginalizzate, informazione senza stigmi sulle malattie sessualmente trasmissibili: ecco alcune delle priorità.

Garantire un'informazione e un"educazione dettagliata sulla sessualità alle generazioni più giovani, fornire loro accesso anonimo a contraccettivi e servizi di assistenza, soprattutto per le fasce marginalizzate, informare senza stigmi e tabù sulle malattie sessualmente trasmissibili, dare accesso non condizionato all’aborto per le minorenni: sono alcune delle linee guida redatte da Ippf En (International Planned Parenthood Federation European Network), OMS e dalla Lund Univeristy svedese, in consultazione coi governi europei, nell’ambito del progetto Safe.

Le ricerche svolte nel corso del progetto indicano che i giovani europei sono sottoposti a una pressione sempre crescente per quanto riguarda la loro sessualità. I messaggi e le norme di comportamento che vengono loro suggeriti sono spesso contraddittori. Da un lato, ad esempio tramite l’educazione sessuale praticata finora, la sessualità appare ancora immersa in un’aurea negativa, legata al peccato o alle malattie. Dall’altro lato però il gruppo dei pari dipinge il sesso e l’attività sessuale come un fatto molto positivo. A questo contribuiscono i mass media, che spesso tendono a enfatizzare all’eccesso, fino a distorcere, l’espressione della sessualità. Una contraddizione che se viene accompagnata da una mancanza di consapevolezza e di informazione nei soggetti giovani può aumentare in modo drammatico il loro disorientamento.

A questo si aggiunga che la pubertà inizia oggi molto prima che un tempo, così come l’attività sessuale dei minori. Fattori che rendono urgente un’azione più efficace e profonda da parte delle autorità pubbliche. Lo scopo delle linee guida è pertanto fornire a chi di competenza gli strumenti affinché i giovani, sessualmente attivi o meno, possano sentirsi a loro agio quando affrontano temi legati al sesso, alla sessualità, e a tutti gli aspetti socio-sanitari che vi sono legati.

Il documento pubblicato oggi si apre con una premessa sulle linee strategiche generali per dare ai giovani un’educazione sessuale e riproduttiva consapevoli. Innanzitutto i giovani stessi devono essere inclusi nello sviluppo delle politiche che li riguardano. Queste politiche poi devono tenere conto delle differenze tra maschi e femmine. Infatti le ragazze sono molto più vulnerabili dei ragazzi, sia per quanto riguarda gli abusi sessuali, sia per le gravidanze indesiderate. Inoltre dev’essere integrato alle campgane informative ed educative un messaggio antidiscriminatprio quando ci si occupa di giovani gay e lesbiche.

Bisogna poi tenere conto che non tutti i giovani sono uguali, e che quelli provenienti dalle fasce più marginalizzate sono più a rischio dei loro coetanei provenienti da classi sociali più agiate. Inoltre le autorità pubbliche, vista la vulnerabilità e le incertezze vissute dai più inesperti, che spesso tendono a isolarsi nei loro problemi piuttosto che esporli all’esterno, devono avere un approccio che sia protettivo, non colpevolizzante e solidale. Infine, si insiste sul fatto che le politiche legate alla sessualità non devono essere a carico esclusivo delle autorità sanitarie, ma devono coinvolgere e impegnare altri settori, come l’educazione, la società civile, le ONG, tanto a livello nazionale quanto locale. Tracciate le linee generali, il documento propone raccomandazioni specifiche per l’azione del legislatore, divise in cinque aree di intervento.

La prima riguarda l’informazione, l’educazione e la comunicazione: viene suggerito di rendere obbligatoria l’educazione sessuale nella scuola elementare e secondaria, spaziando con altre iniziative di formazione anche fuori dalle aule. In questi programmi educativi devono essere inclusi formatori, genitori e minori. Le campagne pubbliche devono inoltre lasciare maggior spazio all’informazione sulla sessualità senza tabù. La seconda area tocca i servizi sociosanitari: questi devono essere 'youth friendly’ ovvero mostrarsi ai giovani con un volto amico. Devono quindi garantire l’anonimato e l’accessibilità, specialmente per le fasce più marginalizzate, raggiungendo in modo capillare i giovani sul territorio con un ampio raggio di servizi di assistenza e consulenza. La terza area di azione riguarda i contraccettivi: questi devono essere resi disponibili in tutte le loro varietà, accompagnati da informazioni dettagliate sulle loro diverse caratteristiche, rispettando la privacy di chi li vuole utilizzare, e senza stigmi sul loro utilizzo. I contraccettivi poi devono essere di facile reperibilità ed economicamente accessibili per i più giovani.

La quarta area si occupa delle malattie sessualmente trasmissibili: queste sono in aumento soprattutto tra i giovani, in forme come l’HPV, la gonorrea, la clamidia. Qui l’informazione è fondamentale, ed è necessario, secondo le raccomandazioni proposte nel progetto SAFE, che si studino
programmi e campagne di prevenzione innovative e più efficaci, mettendo l’accento soprattutto sull’uso del preservativo, a oggi il metodo di protezione più sicuro. I condom devono essere facilmente reperibili, così come dev’essere semplice per i più giovani accedere ai test diagnostici e alle terapie.

Infine lo stigma legato alle malattie sessualmente trasmissibili va superato, a cominciare dall’atteggiamento degli operatori sanitari. La quinta e ultima area riguarda le gravidanze indesiderate: la fertilità nelle giovani donne è più alta che in quelle adulte, ma ben minore in loro è la consapevolezza della facilità di rimanere incinte. Il rischio di gravidanze indesiderate è poi tanto maggiore quanto più marginalizzato è il soggetto, e al contempo sono più gravi sono le conseguenze sociali negative di una gravidanza in una classe sociale debole piuttosto che in una agiata.

Questo è un fenomeno legato a molti fattori, alcuni dei quali esposti sopra, come l’accesso ai contraccettivi e all’educazione sessuale. Secondo le linee guida di SAFE, l’aborto rimane il metodo più sicuro, ma nei paesi dove questo non è consentito su base volontaria (Polonia, Irlanda, Malta), le donne rischiano di sottoporsi a pratiche illegali e rischiose per interrompere la gestazione. Le linee guida suggeriscono quindi di assicurare che non vi siano barriere per le giovani donne che vogliono abortire, come potrebbe essere un periodo di ‘riflessione’ obbligatorio prima dell’operazione. il consenso dei genitori, la difficoltà di accesso alle cliniche e agli ospedali, o il costo dell’operazione.

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Pechino 2008, no ai simboli religiosi.

(La Repubblica) Niente opuscoli, rosari, statuette piene di acqua santa, catenine con la croce. Giornalisti, atleti e gli altri membri delle delegazioni amanti del ninnolo religioso dovranno lasciare tutto a casa, per Pechino 2008. Non potranno portare con sè “materiali usati per qualsiasi attività religiosa o politica o per dimostrazioni”.

La rigida disposizione fa parte della lista degli oggetti che è “proibito” introdurre in Cina. La nota è stata diffusa oggi dal Bocog, il comitato organizzatore delle Olimpiadi. Ci sono poi oggetti la cui importazione è stata “ristretta” ai membri accreditati della cosidetta “famiglia olimpica” (vale a dire componenti e accompagnatori delle squadre, funzionari delle federazioni olimpiche e giornalisti): tra questi compaiono le “bandiere di paesi che non prendono parte ai Giochi Olimpici”.
La novità ha stupito negativamente i membri delle delegazioni nazionali presenti a Pechino. E’ la prima volta che norme di questo genere vengono introdotte in occasioni delle Olimpiadi, dove è normale per le squadre avere esponenti religiosi al seguito. Ad esempio, la delegazione italiana ha sempre tra i suoi membri il responsabile per lo sport della Conferenza Episcopale, il vescovo di Fidenza Carlo Mazza.

Obiettivo delle norme restrittive sarebbero con ogni probabilità gli attivisti buddisti tibetani o filo-tibetani, i musulmani della minoranza etnica degli uighuri e i membri della setta religiosa del Falun Gong, che in Cina è fuorilegge. Non è chiaro se nella categoria degli articoli “proibiti” rientrino copie del Vangelo o di altri libri sacri, come il Corano, che certamente alcuni membri delegati avranno con sè dall’ 8 al 24 agosto del 2008. […]

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Vladimir Luxuria si autodenuncia multate anche me.

Vladmir Luxuria ospite della trasmisisone di Pierluigi Diaco Temporeale si è autodenunciata in quanto transgender.

(Queerblog) L’autodenuncia era il suo personale commento, seguito all’interrogazione parlamentare presentata al Ministro degli Interni, all’assurda decisione dei carabinieri di Montesilvano (Pescara) di multare le trans sulla base del all’articolo 85 del testo unico di pubblica sicurezza del 1931 che non permette di indossare abiti femminili in quanto il mascheramento altera l’identità.

Luxuria dalle telecamere di Temporeale ha lanciato un appello agli uomini dell’Arma:

da alcuni di loro è stato fatto un uso distorto di una legge del 1931, quando ancora non esisteva la paola transessuale.

Non voglio essere privilegiata rispetto ad altre transessuali non famose e non deputate. Quindi sono pronta a essere multata.

Spero di trovare i carabinieri fuori dagli studi di registrazione. Sarò ben felice di essere multata per “divieto di trans-ito” in luogo pubblico e ancora di più sarò orgogliosa di contestare la multa.

Intanto nella mia proposta di legge, all’articolo 11, propongo già l’inapplicabilità di questo testo del del 1931.

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La prima volta di Ilaria D’Amico.

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Bella, brava, preparata.

(Panorama) Ilaria D’Amico ce l’ha fatta. E’ riuscita a superare le iniziali diffidenze degli ambienti calcistici più conservatori e ora, sdoganata come conduttrice sportiva, si dedica ad altro. Ha dato la voce al drago Saphira in Eragon, è comparsa nel video di Pazzo di lei di Biagio Antonacci, ha condotto il reality Campioni ed è la padrona di casa di Exit - uscita di sicurezza, su La7. In più c’è sempre il calcio su Sky.

L’ha intervistata Antonella Piperno, che su First di ottobre (a pagina 191) le fa confessare tante sue prime volte. Dal primo abito nero al primo presunto flirt con un calciatore, si scopre che in tv la gaffe è sempre in agguato: “La prima papera? Quando ho chiamato Marcello Lippi “Claudio Lippi”, come il conduttore”.

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Sotto il video di Pazzo di lei di Biagio Antonacci:

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