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sabato 17 novembre 2007

Moda: Il V-Neck day ! Sono tornati di moda i pullover scollo V.

Il V-Neck day !
( Leonard - Menchic) Sono adorabili! Sono tornati prepotentemente di moda! In verità non sono mai spariti! Solamente un po’ dimenticati… non certo dall’uomo che vuole essere Homo Elegant! Sono i pullover scollo V. Classico o Slim che sia non cambia l’effetto, ovvero molto ragazzone cresciuto che cerca di dire a tutti che è diventato uomo! Quanto si nasconde sotto un maglioncino a V ? Tanto…! Si nasconde anzitutto un fisico da esaltare con quella V che lascia intravedere la T- Shirts sempre V, o la camicia che si fa notare lasciando spazio all’immaginazione di chi vorrebbe sapere cosa c’è ancora più sotto!!! Il pullover è sempre piacevole da indossare, si sposa col jeans e con il classico, sottogiacca o a pelle… come lo s’indossa non ci si può sbagliare.

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Fred Perry propone il pullover da tennis o da collegiale rendendo l’uomo eterno student… serio e tentatore che con la sua freschezza in colore bianco, associato alla purezza della scoperta del proprio corpo, accende l’immaginazione andando oltre il pull stesso. A righe o a rombi richiamano la neo-classicità di un fisico scolpito da Apollo e l’aria da gentlemann a passeggio lungo sentieri che portano in luoghi segreti tutti da scoprire! Per non parlare poi dello smanicato a V irrinunciabile da chi ama apparire intellettuale oppure da chi ama sentirsi retrò!
Cotone, lana, cashmire che sia non può mancare per l’inverno di un uomo che ama sentirsi tale, belli da vedere addosso a chi possiede muscoli scolpiti ma anche addosso a chi fa leva su altri aspetti della mascolinità.

Insomma il V-Neck (in italiano scollo V… che rende poco sinceramente) piace a tutti tranne a chi confonde l’abbigliarsi di moda con il vestirsi fai da te … attenzione perché camminando per strada non è poi così difficile notare maglioncini girocollo simil pigiama o talmente giro da far addirittura sparire il collo. Prendiamoci per il collo…a V s’intende!

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Investì 4 ragazzi, ora fa modello.

Rom ingaggiato per foto pubblicitarie.

(TGCom) Il rom ubriaco che al volante di un furgone uccise 4 ragazzi sui propri motorini ad Appignano del Tronto (Ascoli Piceno) sarebbe divenuto il testimonial di una campagna pubblicitaria per una linea di abbigliamento e accessori. Lo ha rivelato l'on. Gabriella Carlucci di FI. Denunciando l'operazione "di un cinismo spaventoso" la parlamentare ha invitato ad ignorare la campagna di Marco Ahmetovic che rischia di diventare una celebrità.

"Apprendo sconcertata che Marco Ahmetovic, il rom ubriaco al volante che uccise quattro ragazzi, sarebbe divenuto addirittura il testimonial di una campagna pubblicitaria per una linea di abbigliamento e accessori vari. Ebbene, siamo di fronte alla schizofrenia di una società in cui si spettacolarizza ciò che in realtà si dovrebbe condannare" ha affermato la parlamentare di Forza Italia Gabriella Carlucci.

L'aprile scorso il 22enne di origini Rom alla guida di un furgone in stato di ebrezza, investì ed uccise quattro minorenni che percorrevano la statale sui propri motorini ad Appignano del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno.

"Su questa vicenda, dopo i clamori televisivi, si cerca ancora di speculare utilizzando l'immagine di un assassino per vendere libercoli e capi di abbigliamento. Un'operazione di un cinismo spaventoso - ha proseguito Carlucci - in cui per commercializzare dei prodotti si è disposti a svendere non solo la propria coscienza, ma anche il senso civico che dovrebbe suggerire rispetto per i parenti delle vittime e per la decisione della giustizia".

"La giustizia italiana ormai si consuma prevalentemente sui media. In una ridda di gossip e scandali che travolgono colpevoli ed innocenti, e che riducono la libera informazione a puro voyeurismo. La parola d'ordine per reagire a questa disfatta del buonsenso, è a questo punto 'ignoriamoli!' Ignoriamo la campagna pubblicitaria di Ahmetovic, altrimenti si rischia il danno e la beffa: il rom diventerebbe una celebrità ed il fatturato dell'azienda, come già accaduto per la campagna sull'anoressia di Nolita, aumenterebbe esponenzialmente".

La deputata ha annunciato che solleverà per l'ennesima volta questo caso in Parlamento, "sperando - ha concluso - che i miei colleghi ed i ministri interessati non evadano da un chiarimento necessario".

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Obesità e mantenimento del peso, le regole per dimagrire.

(Benessere blog) Nel regno della medicina fai da te, le cure dimagranti sono regine assolute. E’ pur vero che trovandosi di fronte a una vera e propria epidemia, con costi sociali ed economici, ognuno cerca come può di affrontare il problema sovrappeso.

Sul sito svizzero di medicina popolare, ho trovato, in italiano non temete, una interessante scheda sui Consigli per il mantenimento del peso, con un intrigante sottotitolo : Fidarsi dell’appetito, della voglia e del gusto momentaneo.

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Genova e il mito di Garibaldi.

Renato Guttuso - La battaglia di Ponte dell'Ammiraglio (Artsblog) “Garibaldi il mito” è il titolo della mostra che ha aperto il 10 novembre al Palazzo Ducale di Genova e che celebra l’eroe italiano per antonomasia. In esposizione ci sono centocinquanta opere di artisti più o meno famosi, nel periodo compreso fra Silvestro Lega, esponente di punta dei Macchiaioli, e Renato Guttuso che realizzò il grande dipinto con la battaglia di Ponte dell’Ammiraglio (presente alla mostra - vedi foto principale), in cui si vede la lotta furiosa fra i garibaldini e i borbonici, metafora del clima politico nell’Italia dei primi anni ‘50.

I soggetti predominanti, oltre ai ritratti di Garibadi fra i quali spicca quello di Girolamo Induno che ritrae la solitudine del generale che scruta da un’altura, sono tipicamente ottocenteschi e toccano temi patetici: garibaldini in partenza e di ritorno, donne in preghiera, oppure scene di battaglia. In parallelo con questa mostra segnalo anche quella dedicata al monumento ai Mille che si trova in località Quarto ed altre attività per celebrare l’eroe dei due mondi e la sua presenza a Genova. Opere in mostra

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Salute: Olio di avocado contro le rughe.

(Benessereblog) Tra gli olii naturali, quello di avocado è forse tra i meno noti ma tra i più preziosi per chi cerca un alleato nella prevenzione e nella lotta alle prime rughe d’espressione. Applicato in piccole dosi sulla pelle del viso, infatti, elasticizza e nutre la pelle in profondità prevenendo la formazione dei primi segni dell’età.

Grazie al suo alto grado di penetrabilità, la pelle l’assorbe facilmente e non ha quindi alcuna controindicazione come untuosità o incompatibilità con le pelli grasse o miste, anche se il miglior effetto è visibile su pelli tendenti al secco, spente o atone. Si può usare puro oppure aggiunto in poche gocce alla crema idratante.

Foto | Flickr

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Aperta a Londra la mostra dedicata a Tutankhamun.

Gioiello pettorale di Tutankamun(Travelblog) Si è aperta ieri a Londra, e rimarrà in cartellone fino al 30 agosto del prossimo anno, la mostra dedicata al faraone egizio Tutankhamun, il re fanciullo salito al trono a 9 anni e morto non ancora uomo fatto.

La mostra ritorna dopo oltre 35 anni (l’ultima risale al 1972) e si terrà nell’arena O2 (l’ex Millemium Dome) nel quartiere di Greenwich. Qui saranno esposti circa 130 oggetti, appartenenti al tesoro del faraone, di cui faceva parte anche questo questo splendido medaglione pettorale che Zepfanman.com ha ripreso a Filadelfia negli USA.

Il biglietto d’ingresso alla mostra è salato, 15 sterline, che al cambio attuale fanno circa 22 euro. Se però consideriamo che i fondi raccolti con questa mostra, serviranno per costruire una nuova sede espositiva vicino alle piramidi di Giza, dove dovrebbero essere esposte circa 35.000 opere che oggi ammuffiscono negli scantinati del museo del Cairo, forse il conto ci sembrerà meno salato.

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Impiccato a 18 anni nell'Iran di Ahmadinejad.

(Dimitri Buffa - L'Occidentale) All’alba di ieri è stato impiccato sulla pubblica piazza della città iraniana di Hamedan il diciottenne Mohammed Reza Turk. Di anni ne aveva sedici al momento dell’omicidio di un suo coetaneo di cui è stato accusato. Le baby gang esistono anche in Iran, solo che lì c’è la certezza della pena: quella di morte. I parenti dell’ucciso non lo hanno perdonato. Né voluto che pagasse in soldi la sua famiglia il prezzo del sangue.

E quindi secondo la feroce legge della shar’ia sciita l’impiccagione è diventata inevitabile.

Dall’inizio dell’anno sono oltre 270 le vittime del boia di Teheran e i reati spesso non sono solo di sangue ma anche di natura sessuale. Con la vita infatti si pagano sia i rapporti omosessuali e l’incesto sia l’adulterio. Ma si finisce lapidati anche per avere subito (badate bene: subito) uno stupro.

Ne sa qualcosa la sedicenne Zhila Yiadi, che ne aveva tredici quando nel 2005 il fratello la violentò e dalla violenza nacque un figlio. Pochi mesi fa infatti questa ragazzina è stata lapidata senza pietà.

L’elenco potrebbe allungarsi fino a diventare uno di quei rapporti che “Amnesty” - amnesy international si dimentica spesso di pubblicizzare, non di compilare, quando c’è di mezzo il regime degli ayatollah.

Che ieri è finito su tutte le prime pagine per la crudeltà delle dichiarazioni del proprio membro della commissione parlamentare sull’energia e capo delegazione in Inghilterra Mohsen Yayhavi. Yyahavi infatti ha detto al proprio interlocutore, il primo ministro inglese Gordon Brown, che ci sono ottime ragioni per impiccare e torturare gli omosessuali. Meglio se impiccarli dopo averli torturati.

E questo perché non si riproducono e danno scandalo oltre che per il fatto che la pubblica attestazione di omosessualità è punita senza pietà dalla shar’ia coranica. Putroppo queste parole in Iran raccontano fatti che continuano ad accadere e di cui in Europa ce ne aggorgiamo raramente.

Come quando lo scorso settembre scoppiò il caso della lesbica iraniana Pegah Emamabaksh che era stata costretta chiedere all’Inghilterra di non estradarla a Teheran per evitare la stessa sorte che l’esponente politico iraniano suddetto si augura per tutti gli omosessuali. E ce la fece per un soffio visto che l’ottusa burocrazia giudiziaria britannica sosteneva che nulla ostasse al ritorno in patria della donna non essendo riuscita la stessa dimostrare di essere passibile in Iran di una qualche forma di persecuzione. Il fatto che ne venisse chiesta l’estradizione per il reato di omosessualità invece non insospettì i giudici che dovevano decidere. E se non ci fosse stata la mobilitazione internazionale chissà come sarebbe andata a finire.

Non così fortunata è invece stata lo scorso 17 ottobre la povera Fakhte Samadi, una donna impiccata per avere ucciso il pretendente marito, una sorta di padre padrone di 80 anni che la violentava e la costringeva ad avere rapporti sessuali con lui nonstante la donna non volesse nenche sposarlo.

Quello stesso giorno che Fakhte veniva impiccata nel carcere di Evin, a farle compagnia ci sono state altre dieci persone tra cui un ragazzo di diciotto anni.

Cari europei, l’Iran oggi è questo. E non è un caso se gli esponenti in esilio della resistenza pregano ogni giorno che Dio manda in terra che George W Bush si decida a rovesciare il regime degli ayatollah e di Ahmadimejad.

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Mtv Arabia: né sesso né croci.

Ha cominciato ieri a trasmettere.
Vietati gli atteggiamenti sessuali espliciti, nessuna scena di violenza, banditi i crocifissi.

(Andrea Laffranchi - Il Corriere della sera) Vietate le nudità e gli atteggiamenti sessuali espliciti, bandite le scene di violenza, censurati i crocifissi. Sulla base di queste tre semplici ma rigidissime regole, alla mezzanotte di ieri (le 21 in Italia), è nata Mtv Arabia, la sessantesima nel mondo. Obiettivo: conquistare i giovani e i 19 milioni di famiglie che vivono in Arabia Saudita, Egitto, Libano e negli Emirati, anche se la rete sarà visibile via satellite in tutto il Medio Oriente con un audience potenziale di 190 milioni di spettatori. Tra lusso ed esagerazioni, giovedì a Dubai c’è stata la festa-concerto di lancio. Che ha fatto incontrare due mondi diversi. Star locali e i rapper americani Ludacris e Akon si sono divisi il palco e in platea si vedevano thawb, le candide tuniche maschili, e hijab a coprire il capo delle donne, ma anche tanti ragazzi in jeans e sneakers, e ragazze in tacchi e top.

La questione è delicata. Portare un canale americano, un logo americano, uno stile di vita americano, nei paesi musulmani richiede prudenza. Per questo motivo, a gestire la produzione dell’evento (e anche di quello che a febbraio farà da vetrina internazionale) è stata chiamata la struttura italiana. «Ci hanno riconosciuto il lavoro di integrazione con la cultura locale — spiega Antonio Campo Dall’Orto, al vertice della rete dal 1997 —. A differenza di quello che accade in altri Paesi, come Francia e Portogallo, Mtv Italia non è vista come "americana"». La convivenza di valori è già nella società, ma l’equilibrio è fragile: «Le ricerche mostrano che l’obiettivo dei giovani di questi Paesi è fare cose simili a quelle dei loro coetanei occidentali. Allo stesso tempo, però, non c’è uno schiacciamento sulla nostra cultura, fuggono dalla westoxification, l’intossicazione da occidente», aggiunge Campo Dall’Orto. Nella regione operano da anni una quarantina di canali musicali, ma sono tutti incentrati sulla musica araba. Mtv, invece, trasmetterà un mix di video internazionali (60%) e locali (40%). Dimentichiamoci le volgarità alla Christina Aguilera, i video piccanti, le pistole e le ragazze sculettanti a bordo piscina nei video dei rapper americani, i crocifissi al collo di Madonna. Nei casi più semplici i particolari sconvenienti verranno «ripuliti» digitalmente, per le sequenze inaccettabili toccherà rimontare i clip.

Che sia un tema delicato lo testimonia anche Mohammed Hammad, 24 anni, primo volto della rete. Saudita di nascita, ma cresciuto fra Londra e Parigi, fan di Fela Kuti e dei Prodigy. «Il sesso? Preferisco non parlarne. Credo però che il canale sarà il benvenuto, anche perché e fatto da Arabi per Arabi. E poi non trasmettiamo solo video, ma anche contenuti», ci spiega al telefono. Sono già pronti dei programmi made in Usa: non certo i teenager disinibiti di «Dismissed» che non sarebbero accettabili qui, ma via libera ai carrozzieri folli di «Pimp My Ride» e al paradiso dei teen idol «Trl». Per febbraio il palinsesto si completerà con gli adattamenti locali di alcune trasmissioni come le candid camera «Boiling Points» e il reality «Made» e con produzioni originali come l’itinerante «Hip Hop Na» che andrà alla scoperta dei nuovi talenti arabi per produrre una compilation di emergenti. E l’impegno sociale, le campagne di sensibilizzazione? «Siamo impegnati a innalzare gli standard dell’intrattenimento e a sostenere le cause sociali. Mtv Arabia celebra una nuova era per i giovani e poichè loro sono il 65% della popolazione mediorientale è ora che siano ascoltati», spiega Abdullatif al Sayegh, amministratore di Arab Media Group, il partner pubblico che ha reso possibile l’iniziativa. Nessun rischio di interferenza o censura? «Quelli li abbiamo in Cina — precisa Campo Dall’Orto —, qui i vincoli sono culturali e più delicati: se sbagli qualcosa offendi il pubblico».

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Gente Cult, nasce la net tv dei creativi della strada.

Un nuovo video blog mostra la vita dei creativi delle strade italiane. Le performance artistiche dei grafittari, le esibizioni degli skaters e dei parkours (sono i ragazzi che si arrampicano sui muri e saltano dai tetti delle case) sono visibili su Gentecult.it, comunità virtuale che riunisce on line gli amanti del canale di Sky ,Cult.

Il nuovo spazio di video sharing nasce grazie ad un concorso per valorizzare la street culture che termina il 16 dicembre. Vi possono partecipare tutti coloro che usano la strada come luogo di aggregazione e come laboratorio per esprimere la propria creatività.

I membri della street culture possono raccontare la propria esperienza non conformista con un video. Devono filmare ciò che vedono mentre sono in giro o gli episodi più strani di cui sono stati protagonisti, e caricare il video relativo on line.

Una giuria tecnica, composta da un rappresentante del canale satellitare di Sky dedicato al cinema, ai documentari ed alle serie d'autore, del portale Libero e della casa di produzione e di distribuzione Lucky Red, premierà i migliori, selezionati tra quelli più votati sul sito.

I video sono visibili anche nella sezione Libero Video del portale Libero. Quest'ultimo sito offrirà ai creativi della strada un altro spazio di interazione: un blog, curato insieme a Lucky Red, che raccoglierà quotidianamente le impressioni, i commenti e le opinioni.

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La Destra «vuole» San Babila: è nostra.

L'annuncio Santanchè sceglie la piazza per manifestare. Ma La Russa: l'Msi non stava là.

(Marco Cremonesi - Corriere della Sera) «Tutte le manifestazioni della Destra, e non saranno poche, si svolgeranno in San Babila. Questo è un luogo nostro, un simbolo di quello che siamo stati». Daniela Santanchè, neo portavoce del movimento di Storace, stuzzica nostalgie ambigue. Quello che può suscitare la piazza milanese che per qualche anno fu simbolo del neofascismo più militante, della «caccia ai cinesi», dei gruppuscoli che nascevano e morivano intorno a una spedizione punitiva. Il crocevia in cui si mescolarono figli di papà danarosi, cupi extraparlamentari nazisteggianti, veri e propri delinquenti. E di cui un Giorgio Almirante in doppiopetto, tanto per evitare equivoci, vietò la frequentazione ai missini a partire dal 1973. Ma il punto, secondo Santanché, è un altro: «Non è nostalgia per quegli anni, né reducismo, né di certo neofascismo. Tutto si può attribuirmi, tranne simpatia per le leggi razziali. Ma in San Babila s'incontrarono anche ragazzi che furono la nostra gente e incrociarono la nostra storia. Credo sia giusto ricordarsene».

Chi di certo non ostenta nostalgie pur essendo stato un protagonista di quegli anni è Ignazio La Russa. Quasi non ne vuole parlare: «È pericoloso avventurarsi in questi percorsi per chi certe cose le ha soltanto orecchiate. Daniela è una che si documenta sempre, forse stavolta ha avuto poco tempo... ». Poi, però, rompe gli argini: «San Babila in una prima fase fu la necessità di mantenere delle aree della città libere dall'occupazione dei giovani di sinistra. Bar che si potessero frequentare senza rischiare di prenderle. Poi, diventò qualcosa che nessun giovane dell'Msi avrebbe dovuto frequentare. Ma riparlarne oggi in questi termini... c'è un limite». Nel 1974 era già finito tutto. Tanto che Riccardo De Corato, il vicesindaco di Milano arrivato dalla Puglia proprio quell'anno, di San Babila ricorda «soprattutto grandi fughe per non essere pestati dai katanghesi o magari dalla polizia».
Il barone nero Tommaso Staiti racconta che la piazza «nacque poco prima del '68, quando io e Franco Petronio pensammo che i ragazzi che si riunivano al bar Motta potessero contrastare il clima montante. Poi, in ogni locale della zona nacque un gruppo, alcuni venivano dalla sede della Giovane Italia trovata dal senatore Nencioni in corso Monforte». Poi però, secondo Staiti, «l'Msi si spaventò, spostò la sede altrove e quelli che rimasero, fecero storia a sé. Ricordo un dirigente di allora, finito poi nella malavita, che scrisse un comunicato alla questura a nome di un gruppetto, firmandolo "sede provvisoria, portici di San Babila"». Ma la riabilitazione di Daniela Santanché? Il barone scoppia a ridere: «Con questa, ho davvero sentito tutto».

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Gay e Lesbiche: domani manifestazione/presidio in piazza del Comune a Prato.

(Nove da Firenze) Il Comitato Gay e Lesbiche Prato ha indetto per il giorno 25 novembre 2007 (una domenica) una pubblica manifestazione da tenersi in forma di presidio in Piazza del Comune a Prato dalle ore 15 alle ore 20. Il titolo della manifestazione sarà “Prato: città aperta – Per una città senza omofobia e discriminazioni”. L’esigenza di una presenza pubblica e chiara di realtà glbt (gay, lesbiche, bisessuali e trans) si è fatta evidente negli ultimi mesi; nella città di Prato, a livello mediatico, si è passati dal silenzio sulle tematiche glbt alla riproposizione violenta di stereotipi omofobici. Il Comitato Gay e Lesbiche Prato, come prima (suo malgrado) realtà visibile cittadina, si è dovuto anche confrontare con aggressioni verbali in occasione della partecipazione ad un evento pubblico contro il razzismo. Purtroppo niente di particolarmente originale in Italia, ma questo non elimina comunque il bisogno di investire in visibilità glbt nel nostro territorio.

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Cattolici all'attacco: Omofobia, citare il Papa diventa reato.

Citare il Papa diventa reato.
(Massimo Introvigne - Cattolici Romani) Il ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini vuole assicurare un'opportunità pari a quella degli spacciatori di droga di finire in galera ai cattolici che spacciano quel pericoloso oppio del popolo costituito dal magistero di Benedetto XVI. L'articolo 3 del testo di legge contro le discriminazioni sessuali e l'omofobia approvato in Commissione Giustizia della Camera prevede infatti la reclusione fino a tre anni per chi diffonde

in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità ovvero incita a commettere e commette atti di discriminazione per motivi fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere.

A prescindere dal carattere vago e ideologico di nozioni come idee fondate sulla superiorità (per esempio: del matrimonio eterosessuale sulle unioni omosessuali?) e identità di genere, la norma apre la strada alla persecuzione dei cattolici che vogliano fare il loro dovere, cioè diffondano
in qualsiasi modo il magistero pontificio. Si prenda, per esempio, un testo di questo genere: La tendenza sessuale non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all'origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione. Diversamente da queste, la tendenza omosessuale è un
disordine oggettivo. Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell'assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare. Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone,
incluso il diritto di non essere trattate in una maniera che offende la loro dignità personale. Fra gli altri diritti, tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all'abitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento
esterno obiettivamente disordinato. Non è in questione - ci mancherebbe - il diritto in uno Stato laico di dissentire da queste affermazioni. La domanda è se chi diffonde un testo di questo tipo, che certamente sostiene il fondamento giuridico - in alcuni ristretti ambiti - di una differenza di
trattamento in relazione alla tendenza omosessuale, e la dichiara un disordine oggettivo, debba farsi tre anni di galera. Alla luce della semplice lettura della legge Pollastrini, la risposta è sì. Il problema è che i brani citati provengono da un testo ufficiale del magistero cattolico.
Si tratta del documento "Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali" emanato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 23 luglio 1992 e firmato dall'allora cardinale Joseph Ratzinger.

Certo, il Papa è al di sopra e al di fuori delle leggi e anche delle sciocchezze della politica italiana. Ma la legge colpisce non solo l'autore ma anche chi "diffonda in qualunque modo" testi improntati a "idee di superiorità" della condizione eterosessuale o che rischino di "incitare alla discriminazione". Come ricordava di recente il segretario della stessa Congregazione per la Dottrina della Fede, monsignor Angelo Amato, diffondere i documenti del magistero - e in particolare della sua Congregazione- è un preciso dovere dei fedeli laici, e non solo dei vescovi o dei sacerdoti, che comunque cadono anche loro, a differenza del Papa, sotto la giurisdizione
della legge italiana. Tutti in galera?

Il documento del 1992 vedeva già la bufera in arrivo, e anticipava anche i passi successivi: "Includere la tendenza omosessuale" fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere l'omosessualità quale fonte positiva di diritti umani, ad esempio, in riferimento alla cosiddetta "affirmative action" o trattamento
preferenziale nelle pratiche di assunzione. Ciò è tanto più deleterio dal momento che non vi è un diritto all'omosessualità che pertanto non dovrebbe costituire la base per rivendicazioni giudiziali. Il passaggio dal riconoscimento dell'omosessualità come fattore in base al quale è illegale discriminare può portare facilmente, se non automaticamente, alla protezione
legislativa e alla promozione dell'omosessualità. È questa la road map del centro-sinistra italiano?

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Cinema: Natalie Portman, "Mi sposo se potranno farlo anche i gay".


(La Repubblica) "Non mi sposero' finche' non lo potranno fare anche i gay". Con queste dichiarazioni l'attrice Natalie Portman e' diventata la paladina dei matrimoni omosessuali. La senatrice di "Star Wars Episodio II - L'attacco dei cloni" ha confessato di avere molte riserve sulle sue nozze, o almeno le avra' fintanto che anche due persone dello stesso sesso non potranno godere di questo diritto. La star di Hollywood, fidanzata con il modello Nathan Bogle (insieme nella foto), ha deciso di non salire sull'altare, rimandando a oltranza il suo matrimonio, nell'attesa che vengano quindi legalizzate le nozze gay.

"Non sono convinta di volermi sposare, ottenere il divorzio e' troppo facile e il fatto che gli omosessuali non possano farlo svuota di significato questa istituzione", ha spiegato Natalie alla rivista 'In Style'. Negli Stati Uniti il matrimonio gay e' vietato in gran parte degli stati, ma ultimamente e' stato legalizzato nel Massachusetts e nel Wisconsin. Un dubbio assale i fan dell'attrice: e' diventata una fervente attivista per i diritti degli omosessuali o ha trovato un modo originale per nobilitare la sua decisione di non sposarsi?.

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Al via martedì il Premio "Roma per il Ballo e la Danza".

(PRIMA) ROMA - Martedì 20 novembre, alle ore 16.00, presso la Sala “Pietro da Cortona” ai Musei Capitolini (Piazza del Campidoglio 1), avrà luogo la cerimonia di consegna del Premio: “Roma per il Ballo e la Danza”.

Il Premio è stato istituito dal Sindaco, On. Walter Veltroni, in collaborazione con l’Associazione “La Casa del Ballo”, “con l’intento di riconoscere e testimoniare una motivata, qualificata e costante passione nei confronti di questa forma di espressione artistica e ludica, fatta di diffusa presenza sul territorio e che ha consentito e reso possibile la crescita e lo sviluppo del fenomeno “ballo” come momento di aggregazione, di svago e di incontro fra generazioni e culture diverse presenti nella comunità cittadina romana” .
Nel sancire l’importanza che l’Amministrazione intende riconoscere ad un settore che negli anni più recenti ha avuto una larghissima diffusione, entrando prepotentemente nella sfera di attenzione dei più importanti mass-media (“Ballando con le Stelle” di Milly Carlucci, “Amici” di Maria de Filippi) il premio rappresenta il momento centrale, ma non esaustivo del programma di iniziative che l’Amministrazione Capitolina sta promuovendo e che culmineranno nella creazione a Roma di una “Casa del Ballo”, alla stregua delle già istituite Casa del Cinema e del Jazz.

Il Comitato per l’attribuzione del Premio, nominato dal Sindaco è composto da: Presidente: Silvio Di Francia (Assessore alla Cultura del Comune di Roma); Vice Presidente: Vittoria Ottolenghi (Critico di danza); Raoul Casadei, Natale G. Tulipani, Mimmo del Prete, Roberto Flemack

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Milano: Sexy massaggi, record dei locali cinesi.

Nei «centri estetici» esposte le foto delle ragazze disponibili. Il «tuina», nato in Oriente, si espande a macchia d'olio. Dipendenti pagate con le percentuali sugli incassi. La polizia: controlliamo.

(Michele Focarete - Il Corriere della Sera) «Mi fa vedere il book?». Una domanda fatta da un signore di mezza età, abito grigio senza cravatta, entrato nel posto sbagliato. Il book è il catalogo con foto di massaggiatrici cinesi. E il locale un negozio con due vetrine a una ventina metri da quello sbagliato. «Da quando, la scorsa estate, hanno aperto il centro di massaggi orientali, spesso vengono da noi a chiedere il book». Lo dice allargando le braccia la titolare di un solarium di viale Abruzzi. «Qui si bada all'estetica, book di ragazze con gli occhi a mandorla non l'abbiamo ». Il locale «incriminato» è tra gli ultimi nati della grande famiglia dei negozi dove si pratica il tuina, il massaggio cinese. Solo la scorsa estate, in meno di due mesi e a distanza di un centinaio di metri l'uno dall'altro, ne sono sorti quattro. Ma la ragnatela copre l'intera città. In breve tempo si è sparsa a macchia d'olio. E quello che prima veniva esercitato esclusivamente in appartamento, ora lo si può trovare in vetrina.

Con tanto di cartello e spesso con la foto di una belloccia in primo piano. Per la polizia, però, è tutto regolare. Anche se rimane il sospetto che certi massaggi siano troppo audaci. «Abbiamo presente il problema — dicono alla Mobile — ma proprio perché stiamo parlando di esercizi commerciali sulla strada, il rischio che possano incappare in controlli è molto più alto. Sono loro stessi che vengono da noi a dirci come vanno le cose. Se una ragazza cerca di arrotondare andando oltre il lecito, viene cacciata». Qui, però, oltre al book, si entra solo per appuntamento telefonico e, all'interno ti imbatti in scatoloni che contengono esclusivamente tanga per uomini. Le cinesine sono quattro, dicono di non parlare l'italiano e rispondono direttamente ad un connazionale. Non ci sono aromi orientali nell'aria e neppure le tazze di porcellana con il profumo di ginger tea di benvenuto all'ospite. Non siamo in Cina, dove i ritmi sono più lenti e la gestualità è più femminile. Ma dalla patria del Dragone, come per altre attività, si sono importati l'idea e il business. E, per farlo rendere, sempre su viale Abruzzi, trovi un altro centro massaggi cinese: sui quattro gradini che conducono all'ingresso, ci sono ragazze vestite di rosso che ti invitano ad entrare.
«AAA massaggiatrice cinese ti aspetta», è ancora un classico nei giornali d'annunci. Anche Lolò, 27 anni, di Pechino «ti aspetta». Non solo in appartamento. Ora ci sono i negozi. In bella vista. Così in certe vie di Chinatown, a Lambrate, Città Studi, in Centrale, attorno a Mac Mahon, le mani affusolate di giovani orientali non stanno mai ferme: nei negozi, infatti, l'orario è spesso continuato fino a tarda sera, domeniche comprese. Mai un riposo. Il padrone del centro pensa a tutto: vitto, alloggio e lavoro. Lui incassa e lei prende una percentuale su ogni massaggio. Più la «mancia» dal cliente. Le tariffe? Dieci euro per una riflessologia plantare, 20 per mezz'ora su tutto il corpo. Lisa ha un volto segnato dal tempo. Un velo di rossetto. I capelli corvini raccolti all'indietro forse nel tentativo di nascondere quelli bianchi e due grandi occhi neri, cerchiati dalle occhiaie. Ha la voce roca, profonda, di chi fuma o deve aver fumato molto. Indossa jeans e una camicetta bianca con un solo bottone slacciato. Non pratica, ma gestisce. Si avvicina quasi con timidezza e, sempre con timidezza mista ad una ancestrale reverenza, ti invita a scegliere tra le ragazze libere in quel momento.

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Salvo il giovane omosessuale iraniano condannato a morte. Ahmadinejad gli concede la grazia.

Il presidente Ahmadinejad e i giudici iraniani concedono la grazia al giovane gay Makvan Mouloodzadeh.

La Petizione per la vita di Makvan e la "Campagna dei Fiori per la Vita in Iran" - promosse dal Gruppo EveryOne e sostenute dall'Irqo, dalla Commissione Internazionale per i Diritti GLBT e da Amnesty International - ottengono lo storico risultato.

"Una sensazionale vittoria per i Diritti Umani," commentano Malini, Pegoraro, Picciau (Gruppo EveryOne) e Paula Ettelbrick della Commissione Internazionale per i Diritti GLBT. Il giudice iraniano che ha annullato la condanna al patibolo ha definito la precedente sentenza "una violazione dei precetti islamici e delle leggi morali terrene".

Il 2 novembre 2007 il Gruppo EveryOne promuove in tutto il mondo, attraverso siti internet, network e organi di stampa la campagna "Flowers For Life in Iran": http://www.petitiononline.com/everymak/. Si tratta di una petizione per la vita del 21enne gay iraniano Makvan Mouloodzadeh, accusato del reato definito "Lavat", sodomia, dal codice penale islamico e condannato a morte. Il ragazzo avrebbe commesso il "crimine" quando aveva solo 13 anni. Con la collaborazione di Arsham Parsi - membro sia del Gruppo EveryOne che dell'associazione IRQO, per i diritti GLBT in Iran - gli attivisti del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Glenys Robinson e Ahmad Rafat preparano un dossier sul caso del giovane condannato e avviano un'azione per la vita di Makvan e contro le esecuzioni in Iran di nuova concezione, già sperimentata con successo durante la campagna contro la deportazione in Iran della donna lesbica Pegah Emambakhsh. La campagna infatti invita cittadini di tutte le nazioni a sottoscrivere una petizione e contemporaneamente a inviare al Presidente Ahmadinejad, attraverso i servizi di spedizioni floreali internazionali, una rosa bianca e una rossa, con un messaggio: "La rosa bianca per il rispetto dei Diritti Umani del giovane omosessuale Makvan e di tutti i dissidenti, delle donne, dei liberi pensatori, degli omosessuali condannati come 'nemici di Allah'; quella rossa per dire no al sangue di vittime innocenti, versato sui patiboli approntati per le condanne capitali". la Campagna dei Fiori riscuote subito un notevolissimo riscontro in tutti i Paesi del mondo libero. "Le due petizioni hanno ottenuto più di mille firme in pochi giorni," commentano i leader del Gruppo EveryOne, "e centinaia di rose hanno raggiunto il palazzo del presidente Ahmadinejad, in Pasteur Avenue, a Teheran. A ogni gruppo di due fiori era unito un invito: sì alla clemenza, no alla pena di morte". Nei giorni successivi la parte liberale e progressista del mondo islamico raccoglie l'invito del Gruppo EveryOne e fa propria l'azione pacifista; decine di attivisti e personalità politiche di Turchia, Arabia Saudita e altri Paesi arabi inviano email, lettere e fiori al presidente e ai giudici dell'Iran. L'attivista turco per i diritti GLBT Hakan Yildrim definisce così la campagna: "E' un'azione pacifica per la vita di persone innocenti, nel rispetto del Corano. Un'idea geniale". Numerosi parlamentari svedesi di diversi partiti - Liberali, Verdi, Radicali - inviano fiori e richieste di grazia a Teheran: Gunilla Wahlen, Mats Pertoft, Camilla Lindberg. Il 5 novembre The International Gay and Lesbian Human Rights Commission affianca il Gruppo EveryOne e l'Irqo raccogliendo altre adesioni e inviando una lettera al governo della Repubblica Islamica. Il giorno successivo aderisce alla campagna Amnesty International, amplificando l'eco della petizione per la vita di Makvan. Pochi giorni dopo il capo del Dipartimento di giustizia iraniano, Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi, annulla la condanna a morte Makvan Mouloodzadeh, definendola "una violazione degli insegnamenti islamici, del codice Sciita e delle leggi morali terrene". "Questa è una sensazionale vittoria per i Diritti Umani e una riprova del potere della protesta globale," ha detto Paula Ettelbrick, direttrice esecutiva del gruppo IGLHRC, al fianco del Gruppo EveryOne, del'Irqo, di Amnesty International e di altre organizzazioni di attivisti nella Campagna dei Fiori. "E' una vittoria di tutti," commentano i leader del Gruppo EveryOne, "dei movimenti per la vita e per la pace, ma anche dell'Islam, perché il giudice iraniano ha mostrato più attenzione verso le petizioni umanitarie di quanto non mostrino solitamente gli stessi governi dei Paesi democratici. L'effetto della mobilitazione internazionale è stato più importante della vuota retorica dei potenti organismi internazionali, che faticano a superare interessi e burocrazia, lasciando inattuate le basilari disposizioni riguardanti la tutela delle minoranze deboli, del diritto di asilo e delle urgenze umanitarie. EveryOne è stata il motore di un nuovo impegno per i Diritti Umani, un impegno che si sta trasformando in un grande movimento internazionale per la vita e contro i pregiudizi. Si rende ora necessariio che i potenti non perdano questa oportunità di cambiamento e inizino a dialogare con il movimento, alla ricerca di soluzioni indispensabili per garantire un futuro di pace e convivenza al pianeta Terra, sempre più vicino a catastrofi umane e ambientali di proporzioni inimmaginabili".

Per il Gruppo EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Arsham Parsi, Ahmad Rafat, Glenys Robinson, Salvatore Conte, Irene Campari, Steed Gamero, Fabio Patronelli, Laura Todisco, Loredana Marano, Aisha Ayari, Alessandro Matta, Saimir Mile, Stellian Covaciu, Christos Papaioannou, Udila Ciurar, Lilì, Jasmine.

Website: www.everyonegroup.com - www.annesdoor.com
email: info@everyonegroup.com
Tel: (+39) 334 8429527

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Sindaco gay o gay friendly per Londra nel 2008.

(Queerway) Londra potrebbe vedere nuovamente come proprio sindaco una figura particolarmente vicina alle tematiche GLBT.

Il sindaco laburista, a fine mandato, Ken Livingstone, primo cittadino dal 2000, vedrà tra i propri sfidanti nel maggio 2008 un ex poliziotto apertamente gay oltre all'eccentrico conservatore Boris Johnson.
I liberaldemocratici hanno deciso di candidare Brian Paddick, primo omosessuale dichiarato a scalare i vertici di Scotland Yard dove ha rivestito il ruolo di vice di Ian Blair fino alle dimissioni nel maggio scorso.
Già Ken Livingstone si è impegnato nella lotta alle discriminazioni al fianco delle associazioni GLBT sfilando più volte al Pride di Londra e prendendo posizione nei confronti degli avvenimenti legati al Pride di Mosca arrivando ad invitare i rappresentanti delle associazioni moscovite e accettando il loro invito a partecipare al prossimo Pride russo.

Ora, con la candidatura di Brian Paddick la campagna elettorale promette bene per gli omosessuali londinesi anche se il vero terreno di confronto tra i tre possibili futuro sindaco di Londra sembra sarà l'ambiente.
Proprio verso politiche ambientaliste puntano tutti e tre i candidati. Motto della campagna elettorale di Paddick sarà "meno crimine e poverta' e trasporti migliori e aria pulita".
Inoltre Paddick sembra diventerà famoso per la linea morbida contro le droghe leggere essendo già stato promotore di un progetto pilota sulla cannabis nei quartieri del sud della capitale, tra i più "caldi" della capitale.

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Apre a Vicenza ExpoTè.

expotè(Gustoblog) Dal 16 al 19 novembre, a Vicenza, a BENé, la fiera nazionale sul Benessere ci sarà l' ExpoTè, il più grande evento culturale italiano sul Tè, ideato e organizzato da ADeMaThè Italia.

Un’occasione unica per conoscere meglio il tè, le differenti e innumerevoli qualità e modi di berlo. Si può inoltre scoprire come proprio il tè sia la bevanda della meditazione e come i suoi colori possano essere i più diversi grazie ai seminari dedicati alla cerimonia del tè in Cina e alla classificazione cromatica tradizionale cinese.

ExpoTè quest’anno incontra il SudAmerica con un seminario dedicato all’Erba Mate.
Interessanti saranno poi i momenti con Marco Bertona, Tea Taster professionista e fondatore di ADeMaThè Italia, sulle nuove professioni del tè.

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Marrazzo e Gay tv, diciamo le cose come stanno: Figura di merda.

(Tutta la Redazione) No, nessun commento alle figuracce di Fabrizio Marrazzo dell'Arcigay di Roma, dell'Arcigay Nazionale e di Gay.tv, quello che pensiamo sta scritto nel titolo.
Eppure a gay.tv in un articolo di scuse, invece di incassare il colpo con filosofia, rincarano la dose arrampicandosi sugli specchi e tirano in ballo la "famiglia", ovviamente più in generale e non quella di Claudio il ragazzo che si è suicidato.
Un tempo questo modo di fare si chiamava dilettantismo, un modo "amatoriale" di fare giornalismo, per quel che ci riguarda crediamo sia anche un cattivo modo di fare gli interessi dei gay italiani.
Non basta avere in tasca il tesserino di giornalista o avere un incarico di prestigio (anche se solo di forma) per essere bravi cronisti.

Non commentiamo neppure l'articolo di Gay.tv, ci pensa già da solo a commentarsi e ci pensano nel forum i suoi lettori che dimostrano di avere più sale in zucca di chi ha scritto il pezzo e di chi chiede scusa.
Che caduta di stile e che superficialità hanno dimostrato tutti quanti, eppure noi avevamo dubitato delle ragioni che avevano spinto Claudio al suicidio, avevamo poi criticato Marrazzo per la sua propaganda e messo in guardia dal scivolare su una buccia di banana come dimostrava di essere questa. In un paese che non sia l'Italia fatti come questi ed il cattivo giornalismo portano a delle dimissioni. Altro che scuse.

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Una marcia indietro che però non è bastata alla battagliera Imma Battaglia, dell’associazione “concorrente”, DìgayProject. “Sparare a zero sulla presunta omosessualità di qualcuno è un atto che non condividiamo, perché lede la dignità e la privacy dell’individuo, specialmente di un ragazzo che ha compiuto un gesto estremo“, ha affermato. E ancora: “ E’ doveroso un atteggiamento meno spregiudicato e disinvolto e di un maggior senso di responsabilità che un rappresentante come Fabrizio Marrazzo dovrebbe avere“.

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Beckham: Ventottomilioni di euro per uno spot in mutande. Giorgio Armani smentisce.

Ora Beckham si "mette in mutande".
Testimonial intimo di Armani per 28 milioni di euro.

(TGCom) Beckham continua a far parlare di se più per la sua vita privata che per le sue qualità calcistiche. L'ex giocatore del Real ha accettato di "mettersi in mutande" per la cifra di 28 milioni di euro. Il 32enne centrocampista passato ai Los Angeles Galaxy, secondo quanto riporta il Daily Mail, ha firmato un contratto faraonico come testimonial della prossima campagna pubblicitaria dell'intimo di Giorgio Armani.

In ogni modo sa sempre come far parlare di sè. Prima la notizia, fortunatamente calcistica, del suo possibile e molto probabile stage con l'Arsenal in attesa della ripresa del campionato americano, ora nuove vicende extracalcistiche giunte all'orizzonte. In ogni caso Steve McClaren continua a considerarlo punto cardine per una Nazionale, quella inglese, che rischia seriamente l'eliminazione da Euro 2008. Nonostante queste "responsabilità", David Beckham continua la sua vita parallela di business-man e "finisce in mutande" in una sorta di paradosso tra realtà e pubblicità. Infatti, il centrocampista inglese farà da testimonial alla nuova collezione di intimo di Giorgio Armani per la "modica" somma di 28 milioni di euro.

Secondo quanto riporta il Daily Mail, le foto della campagna sarebbero già state scattate venerdì scorso a Los Angeles dai fotografi Mert Alas e Marcus Piggott. La stella dei Galaxy, i cui diritti d'immagine sono gestiti da una società da lui stesso fondata, ha messo quindi a segno un altro colpo per sfruttare al meglio i guadagni nei suoi ultimi anni di carriera, dopo i vari contratti pubblicitari con Vodafone, Gillette, Adidas, Pepsi, Motorola e Coty, senza contare i 700mila euro che il suo nuovo club versa ogni settimana sul suo conto corrente. Insomma lo Spice Boy non è proprio al verde.

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Giorello e Family Day: Disperato bisogno di identità da parte di persone che si trovano un po’ spaventate dalla libertà richiesta da altre persone.

L’intervista a cura di Alteredo che ringraziamo.
(www.alteredo.org) Ragionando di massimi sistemi con il filosofo milanese: politica e religione, diritti civili, caso Welby, fede e ragione, family day: “Penso che la sinistra dovrebbe collocarsi nella grande tradizione dell’Illuminismo: nella rivendicazione dei diritti e in particolare di un diritto, quello della ragione umana di poter liberamente cercare la verità senza dovere chinare la testa di fronte a questa o quella autorità”

Professor Giorello, cominciamo da una premessa generale: l’anno 2007 si è caratterizzato più di ogni altro per i temi che hanno diviso laici e cattolici in politica: è l’anno del caso Welby e del caso Nuvoli, l’anno dei pacs che poi sono diventati dico e poi cus, e l’anno del family day e dello scandalo dei preti pedofili. Tra laici e cattolici abbiamo assistito ad una vera e propria guerra. Ma chi ha iniziato questa Guerra? Rocco Buttiglione, rispondendo a questa domanda, mi ha detto: “Perché i cosiddetti laici si erano abituati ad un tipo di cattolico che aveva paura della sua ombra, che non testimoniava con coraggio la sua fede, e che si guardava continuamente la punta delle scarpe invece di guardarli negli occhi. È cresciuto, con Giovanni Paolo II, un altro tipo di cattolico: un cattolico che rispetta gli altri però chiede rispetto per se stesso, che non ha paura, che è convinto della ragionevolezza della sua fede, e vuole discutere. È partito dal fatto che alcuni (e cita esplicitamente Gianni Vattimo) hanno preso male che questi cattolici vogliono sentirsi cittadini liberi, come tutti. Quelli che si erano abituati ad un cattolicesimo che non aveva il coraggio della propria identità, quelli che erano abituati a pensare che la fede fosse un residuo del tempo passato destinato a scomparire”.
Bene, innanzitutto cominciamo dal dire che ci sono diverse accezioni del termine laicità. Non ho mai creduto a quella che chiamo la favola della secolarizzazione. Le religioni tendono a riemergere anche all’improvviso, anche quando la maggior parte degli intellettuali si aspetta che la dimensione religiosa sia in qualche modo sfocata. E può riemergere non necessariamente con i tratti che aveva nel passato, ma può avere un aspetto nuovo e – come spesso capita – la novità è anche inquietante. Nel largo pubblico, prima della rivoluzione iraniana con Khomeyni, si dava abbastanza per scontato che l’Islam era una costellazione di idee, valori e pratiche arcaiche, destinata ad essere superata da altre modalità del politico e da altre forme di vita. Si pensi al nazionalismo arabo o alla rinascita di alcuni paesi del cosiddetto Terzo Mondo, orientati chi verso il modello capitalistico, chi verso quello socialista. E poi invece c’è stato appunto Khomeyni, la svolta fondamentalistica in Algeria, la rinascita di uno spirito combattivo anche nell’Islam sunnita e non soltanto in quello sciita, oltre a tutta un’altra serie di fenomeni che conosciamo molto bene. Anche in Israele, d’altra parte, se 30 o 40 anni fa lo consideravamo tutti un paese laico, si è scoperto poi che ruolo giochino i partiti religiosi, anche estremisti… Perché non pensare lo stesso anche del Cristianesimo? Perché il Cristianesimo non dovrebbe avere i suoi apparenti momenti di spegnimento e poi una scintilla che porta di nuovo a risplendere ciò che covava sotto la cenere, anche magari provocata da un vento piuttosto effimero? In questo senso le religioni non sono diverse da altre esperienze umane: quante volte abbiamo sentito parlare della morte della filosofia, della morte dell’arte, della fine della storia… Perché dovremmo dare così scontata la morte di Dio? E in questo senso Buttiglione secondo me ha profondamente ragione. Poi c’è da domandarsi se questa forma di risveglio di un cattolicesimo combattivo sia un bene o sia un male.
Alteredo intervista Rocco Buttiglione E ora veniamo all’accezione di laico. Prendiamo uno dei più grandi filosofi dell’Illuminismo e tra le più grandi figure della modernità – che però di solito non viene inserito nei nostri manuali di Storia della Filosofia – che risponde al nome di Thomas Jefferson, uno dei grandi estensori della Dichiarazione di Indipendenza americana. Jefferson, per tutta la sua vita, fin da quando rappresentava gli interessi della sua terra di origine, lo Stato/colonia della Virginia, fino a quando divenne terzo Presidente degli Stati Uniti, aveva ben chiaro un elemento molto significativo: il laico, per Jefferson, è colui che lascia dispiegarsi qualunque dimensione religiosa – sia nel privato ma anche nella sfera pubblica – purché i cittadini di una particolare confessione religiosa non sequestrino dei diritti che sono invece di tutti. Ed è proprio questo il rischio di certe rinascite religiose: di certo cattolicesimo integralista e certo fondamentalismo protestante, per non parlare della deriva estremistica dei paesi musulmani. Sono fenomeni in sé diversissimi ma che hanno una radice comune nel settarismo. E il laico è contro il settarismo, non è contro la religione in quanto tale. Dunque bisognerebbe che la frase di Buttiglione fosse riqualificata in questo modo: quando si ripresentano cattolici, protestanti, musulmani, wooduisti e quello che cavolo vuole, che vogliono sequestrare i diritti degli altri, è compito dei laici intervenire con tutti gli strumenti che hanno a loro disposizione.

Il 2007 è stato soprattutto l’anno dell’infinito dibattito sui Pacs. Cosa lo ha generato? Forse una sorta di effetto Europa, il confronto con gli altri paesi?
Il dibattito sulla natura del matrimonio, della famiglia, dei pari diritti di chi ha relazioni più o meno stabili con altre persone, è un dibattito che va visto all’interno di una cornice – come minimo – europea.
In Italia bisogna ben tener presente che chi si trova in una relazione stabile ma non è riconosciuto nella sfera della cosiddetta “famiglia naturale” (e ci metta un po’ di virgolette a quel naturale), può trovarsi svantaggiato economicamente e magari bloccato a livello giuridico. Dunque, il dibattito sui pacs non riguarda la religione in quanto tale ma è incentrato su un problema di garanzie economiche e giuridiche. È in questa ottica che andrebbe, secondo me, affrontata la questione: la religione non dovrebbe entrarci proprio. Infatti, nessuno impedisce a chi pensa che la famiglia abbia un’origine sacrale e che il matrimonio sia un sacramento, di vivere questa loro convinzione. Ma l’esperienza europea non è andata in questa direzione: ammette che la famiglia non sia perpetua e che il matrimonio non sia altro – dal punto di vista dello Stato – che un semplice contratto. La natura contrattuale del matrimonio è stata rivendicata in Inghilterra nel Seicento dal poeta, per altro puritano e cristianissimo, John Milton. Non da un ateo, dunque. E Milton teorizzava lo scioglimento del contratto – quello che noi chiamiamo tecnicamente divorzio – anche per ragioni di incompatibilità caratteriale. Non esistono contratti eterni, e anche il contratto politico è tutt’altro che eterno: non sarebbe nato Israele, e nemmeno gli Stati Uniti, se il contratto politico non potesse essere rescisso. E anche questo è un insegnamento jeffersoniano.
Anche Gesù è nato fuori dal matrimonio È dunque sul piano delle scelte di vita delle persone che si pone la discussione sui vari pacs e poi dico. E la religione secondo me non c’entra assolutamente nulla: sta su un altro piano. Anzi, se si traduce immediatamente un’esperienza religiosa su un piano politico, si finisce per asservire la spiritualità al mondano. E questo è – secondo me – quanto di più anti-cristiano ci sia.
Poi, quanto al fatto che qualcuno – anche a sinistra, se a sinistra si può dire: diciamo nel Partito Democratico – dica che i pacs non sono urgenti perché sono relativamente poche le persone che ne usufruirebbero, questo è un modo molto curioso di ragionare. Perché, se un domani un governo facesse delle leggi discriminatorie nei confronti di quelli che hanno i capelli rossi – per esempio escludesse dai pubblici uffici quelli che sono di pelo rosso o dicesse che due persone con i capelli rossi non si possono sposare – sarebbe una grave violazione alla libertà individuale anche se la comunità delle persone dotate di capelli rossi è piuttosto piccola rispetto agli altri colori di capigliatura di questo Paese. Quindi, attenzione: se anche si tratta della violazione dei diritti di pochi, non è che la violazione sia poco importante. Bisognerebbe infatti spiegare ai nostri politici che in una società liberale, democratica e aperta, non è che contano solo i numeri, ma conta come bene imprescindibile l’autonomia del singolo. Ed ecco che da questo punto di vista una lezione di sana laicità ci viene da filosofo Karl Popper quando diceva che i primi che devono essere salvaguardati sono proprio i diritti delle minoranze, e la prima minoranza con cui noi abbiamo a che fare è quella fatta da un individuo singolo. Ed è quindi sul piano del singolo che dobbiamo impostare la questione, più che in nome della tradizione sia essa religiosa sia etnica sia linguistica. Questo sì che sembrerebbe un modo tribale di porre la questione. La società aperta nasce proprio dalla dissoluzione del tribalismo. E una delle funzioni principali della democrazia è proprio quella di garanzia contro i ritorni di tribalismo.
Ma oltre a questi argomenti di natura generale abbiamo anche un problema ben più specifico che è l’acuirsi della questione omosessuale. Ho chiesto all’onorevole Franco Grillini quanto questo abbia inciso e lui mi ha dato due diverse letture: 1) esiste una contraddizione non risolvibile tra omosessualità e Chiesa Cattolica. Perché la Chiesa cattolica si basa sulla verità rivelata, si compone di dottrina-tradizione-scrittura, ed è ovvio che la questione omosessuale è contraddittoria con la dottrina con la tradizione e con la scrittura. Non ci possiamo fare niente. 2) Più cresce il ruolo della comunità omosessuale italiana, più esce allo scoperto, e più ovviamente diventa forte la reazione contraria. Perché il pregiudizio, il razzismo, la stupidaggine e l’ignoranza sono ancora molto forti. Quindi Grillini dà alla Chiesa un ruolo di risposta…
Cominciamo dalla prima questione: non so se ci sia una incompatibilità di fondo tra omosessualità e aderenza ai principi della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Rispondano i cattolici su questo: guardino i testi base della loro tradizione e consultino le loro autorità. Non sta a me giudicare su questo punto. Mi pare però che ci siano dei fatti piuttosto curiosi: vorrei ricordare per esempio che nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana le donne sono state curiosamente piuttosto emarginate. Va bene che tirano sempre fuori la figura di Maria Vergine, anche se non credo che la figura della donna possa esaurirsi né nell’essere madre né nell’essere vergine (e tra l’altro essere entrambe le cose è un po’ difficile). Vorrei poi ricordare che altre tradizioni del Cristianesimo, diverse dal Cattolicesimo, sono state molto più aperte per quanto riguarda la questione femminile: la Free Presibiterian Church ordinava donne sacerdote, nel senso funzionale e non solo sacramentale, come è tipico del Protestantesimo, già nel 1911. Mentre nel Cattolicesimo la questione femminile è ancora fortemente problematica. La struttura gerarchica cattolica è basata su una predominanza netta del maschile sul femminile e qualche critico cattivo potrebbe dire che è una struttura tipicamente omosessuale. E non so se questa struttura possa essere la più indicata nel censurare scelte sessuali diverse e prendersela con gli omosessuali. Molte tradizioni religiose – ma non tutte – hanno sempre colpevolizzato gli omosessuali vedendoli come peccatori: a mio avviso sono semplicemente delle persone che hanno dei gusti diversi da altri. E anche per quanto riguarda la questione della famiglia, tutto dipende da cosa si intende con questa nozione: se accettiamo che il concetto di famiglia sia legato alla finalità procreativa, è evidente che due omosessuali non possono formare una famiglia. Ma chi ci dice che una famiglia – intesa nel senso laico del contratto – debba essere per forza indirizzata alla procreazione? Questo non lo dice nessuno. Di nuovo, è una scelta. E come tale è rispettabilissima. Ma se si impone agli altri la propria scelta, questa diventa settarismo, e torniamo al discorso generale di prima.
Dopodiché, secondo me ha fatto benissimo il movimento gay a uscire fuori, a fare outing, e difendere le proprie scelte. E a mostrare che l’omosessualità non è affatto un peccato ma semplicemente una scelta di vita. E ritengo che non sia minimamente responsabile dell’inasprimento moralistico che una certa parte del mondo cattolico ha mostrato nel campo sessuale.
Il caso Welby ci ha fatto iniziare (in ritardo rispetto agli altri) a parlare di eutanasia e testamento biologico… Silvio Viale, medico, e presidente di Exit Italia ha commentato dicendo: “L’argomento è chiaramente tabù. E negli ultimi 10 anni è venuto alla ribalta grazie ai casi concreti. Perché parlare in astratto è difficile, nessuno pensa mai alla morte, alla sofferenza, a quello che potrà capitare. Coloro ai quali capita di affrontare questi argomenti, cercano poi di risolvere i problemi in qualche modo. Negli ultimi 10 anni i casi eclatanti hanno fatto sì che l’opinione pubblica si spostasse. Se negli anni ’80-’90 soltanto il 27-30% degli italiani si dichiarava favorevole – quindi una percentuale ideologica – oggi è il 70% degli italiani a dichiararsi favorevole e i contrari sono scesi al 27%”. C’è stata una rivoluzione, dunque. E anche in questo caso sia la Chiesa che la politica si trovano a rincorrere un fenomeno che avevano sempre ignorato… Lei cosa ne pensa?
Direi che soprattutto la politica si trova fortemente in ritardo rispetto a un cambiamento di sensibilità molto forte, che mi sembra ben colto dalle parole di Silvio Viale con la sua lettura che mi sembra seria e ben documentata.
Uno degli aspetti che forse si dimenticano è che questo è dovuto anche all’impatto della scienza e della tecnologia sulle nostre condizioni di vita, e di morte. L’accanimento terapeutico è frutto anche di una conquista della scienza che ci permette oggi di prolungare l’esistenza anche in condizioni estreme: e questa, di per sé, non è una cosa di cui dobbiamo aver paura. Si tratta poi di gestirla in modo responsabile, questa conquista. E non di lavarsene le mani. E anche qui gioca di nuovo la nozione di responsabilità individuale: quella di Welby è stata la scelta di un individuo coraggioso e responsabile. E da questo punto di vista mi pare un caso esemplare: né Dio né uno Stato deve impicciarsi nel modo in cui io decido di morire. Per quanto riguarda Dio, si tratta di un dialogo tra lui e la coscienza del singolo quello che conta, e non dell’intromissione di una struttura esterna, nemmeno di una burocrazia religiosa.
Sul piano pratico – capisco che questa visione individualista estrema possa sembrare troppo radicale – una buona garanzia potrebbe essere data a tutti da una ragionevole legge sul living will, cioè su quello che è stato mal tradotto in italiano come testamento biologico. Recentemente ho visto delle proposte estremamente condivisibili formulate da Umberto Veronesi ma non so se le nostre forze politiche hanno il coraggio di affrontare temi così difficili, perché questi sono tempi in cui è necessario trovare un equilibrio di ragioni contrapposte… anche tenendo conto della sensibilità dell’opinione pubblica cattolica, che tra l’altro su questo aspetto non è affatto compatta ma estremamente variegata.
Capisco sia un compito difficile ma penso che un politico vero dovrebbe occuparsi di questi problemi di vita civile seri e difficili, invece pare che si divertano di più a discutere del Partito Democratico o di Mastella, piuttosto che di Berlusconi… Però questo secondo tipo di politica, a me non interessa. Una politica che facesse i conti con il comitato scientifico del nostro Paese, invece, mi interesserebbe. Una politica che si occupasse di un rinnovamento vero della scuola di ogni ordine e grado, compresa l’Università, mi interesserebbe. Ma non è questo che leggo sui giornali o che vedo in televisione.

Lei giustamente ha citato il lungo dibattito sul Partito Democratico. Riguardo a questo c’è un aspetto tutto italiano che mi ha sempre incuriosito tantissimo: il fenomeno dei teodem e di Paola Binetti. Chi sono, politicamente, i teodem? Nel resto del mondo esistono i teocon, e stanno tutti a destra. Solo noi abbiamo la versione “di sinistra”, i teodem appunto… Sono andato a chiedere spiegazioni al principale interessato, che è appunto Paola Binetti, che mi ha risposto: “La nuova sinistra, senza più Marx, senza più materialismo, è la nostra del cattolicesimo sociale. Non c’è altro”.
ntanto, il mondo cristiano è un mondo estremamente variegato. E anche il sottoinsieme del Cattolicesimo è altrettanto diversificato e variegato. Penso a grandi prese di posizione politica contro l’oppressione, contro lo sfruttamento, contro l’imperialismo, che provengono da grandi figure di teologi e di vescovi della Chiesa Cattolica. In America latina, per esempio. E penso al teologo della liberazione Leonardo Boff in Brasile. Penso al vescovo Romero in Salvador, che ha pagato con la vita il suo coraggio. Come si fa a dire che un cattolicesimo di sinistra esiste sono in Italia? Però bisogna stare attenti a come usiamo le parole: penso che la Teologia della Liberazione e le posizioni coraggiose contro le dittature prese da rappresentanti di spicco della Chiesa Cattolica, siano stati un bellissimo esempio di impegno civile. Ma più che di sinistra lo chiamerei un cattolicesimo libertario, estremamente importante. E tra l’altro non sempre Roma, nel senso del Vaticano, lo ha guardato con simpatia.
Quanto ai cristiano-sociali italiani, il loro mi sembra un fenomeno piuttosto provinciale e non lo considero così importante a livello del dibattito internazionale e della dimensione europea. In Italia invece sono importanti perché da noi si sono unite – talvolta in modo curioso – due tradizioni per molti aspetti ostili alla tradizione liberale: un certo tipo di socialismo di certe aree del Partito Comunista, e un certo cattolicesimo che guarda, sì, alle questioni sociali, però con poco rispetto per l’autonomia individuale. Si tratta di un mix di culture che io non amo, e non nutro un eccessivo entusiasmo nemmeno per Don Milani, se devo essere sincero. Non amo l’enfasi cristiano-sociale sugli svantaggiati: non vedo perché gli svantaggiati debbano essere in assoluto privilegiati nella valutazione delle utilità dei vari individui coinvolti nell’interazione sociale. Quindi ritengo che sia meglio optare per un sano liberalismo piuttosto che per le posizioni cristiano-sociali.
Non so se questa è la sinistra… Se la vera sinistra è questa qui, beh, allora me ne vado: do le dimissioni dalla sinistra. Penso invece che la sinistra dovrebbe collocarsi nella grande tradizione dell’Illuminismo: nella rivendicazione dei diritti e in particolare di un diritto, quello della ragione umana di poter liberamente cercare la verità senza dovere chinare la testa di fronte a questa o quella autorità. Se vogliamo dirlo in un altro modo: il diritto di donne e uomini di perseguire la felicità a loro modo, senza doversi mettere in ginocchio di fronte a qualsiasi Dio. Come diceva il grande profeta protestante scozzese John Knox: “Possiamo anche prendere in piedi la cena del Signore”, e parlava ovviamente dell’eucarestia. Ciò vuol dire che si può coltivare la propria esperienza di fede e grazia anche rimanendo in piedi… senza inginocchiarsi.

Lei ha usato il termine “ragionevolezza”. Ed è un termine che, recentemente, così come è accaduto per la patola “laicità”, è stato anche preso dall’altra parte. Si parla di ragionevolezza della fede ed è a mio parere la nuova frontiera della confusione linguistica e intellettuale, e la punta di diamante della filosofia ratzingeriana. Paola Binetti cita per esempio la Fides et Ratio e Benedetto XVI che si appella alla razionalità laicale “che rende tutti noi molto più duttili nel dialogo e nella comprensione reciproca”. Che succede, la Chiesa perde colpi e cerca di rientrare dalla finestra (quella della “ragione”)?
Sinceramente, non riesco a trovare nella Fides et Ratio una grande valutazione della razionalità. Perché si tratta di una razionalità sempre vincolata alla necessità di trovare un fondamentum inconcussum, come recita il latino di quel testo. Io sono abituato ad un altro tipo di razionalità: quella scientifica, dove liberamente può dispiegarsi il conflitto delle opinioni, dove non ci sono altre autorità se non quelle dell’esperienza della buona matematica, dove le verità di oggi possono diventare le bugie di domani, andando quindi oltre il livello raggiunto, dove le fondamenta inconcussa non si raggiungono mai, e dove le soluzioni trovate portano anche delle utilità alle persone. Quando ci sono gli tsunami, sarà interessante che la gente si metta in ginocchio a pregare Dio o Allah o quello che vuole, ma la cosa migliore secondo me è cominciare a studiare la tettonica a zolle, la dinamica delle acque, ecc… in modo da predisporre degli apparati tecnologici che possano impedire il riprodursi di queste disgrazie.

Ultima domanda: come ha letto il fenomeno del Family Day?
Come un disperato bisogno di identità da parte di persone che si trovano un po’ spaventate dalla libertà richiesta da altre persone. Quindi come un fenomeno essenzialmente dettato dalla paura e dal bisogno di rivalsa. Non ho una grande simpatia per quelli del Family Day...
E se da questo viene fuori una politica settaria, sono dell’idea che sia necessario rispondere con tutti gli strumenti che sono a disposizione di donne e uomini che preferiscono invece essere liberi.

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Musica, Teatro, Cinema nel week end del 17 e 18 novembre.

Ecco i concerti previsti per il week end alle porte. Sabato 17 novembre Biagio Antonacci in concerto al Palarossini di Ancona, Francesco Guccini al Pala De Andrè di Ravenna, Max Pezzali al Palasport di Napoli, Zucchero al Pala San Giacomo di Conversano (Ba); Ligabue sarà al Palalottomatica di Roma da sabato 17 a lunedì 26 novembre; infine i Negramaro sabato 17 e domenica 18 al Conservatorio di Milano.

Teatro
Al Teatro Vittoria di Roma, fino al 25 novembre, “L'altro lato del letto”, simpatica commedia con Vittoria Belvedere e Lorenza Mario; al Teatro Parioli, fino al 25 novembre, “…E ho detto tutto! O quasi…” di e con Antonio Giuliani; al Teatro Margherita fino al 18 novembre, “Vieni avanti cretino”, spettacolo comico interpretato da Pino Insegno e Roberto Ciufoli.

Al Teatro della Quattordicesima di Milano, fino al 18 novembre, “Il Mago di Oz”; al Teatro Manzoni, fino al 6 dicembre, la commedia comica “…E' permesso?” con Enrico Montesano e all'Allianz Teatro di Assago, fino al 25 novembre, il famoso musical “Jesus Christ Superstar”.

Al Teatro delle Palme di Napoli, fino al 25 novembre, “Due comici in Paradiso” con Biagio Izzo e Claudio Insegno. Infine al Paladozza Land Rover Arena di Bologna, il 17 e il 18 novembre, “Scooby-Doo Live on stage”.
Cinema
Numerose le nuove uscite al cinema: “La leggenda di Beowulf”, film d'azione di Robert Zemeckis che riprende l'antica mitologia nordica, con Anthony Hopkins;
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“A Mighty Heart – Un cuore grande”, drammatica storia d'amore e di giornalismo con Angelina Jolie e Dan Futterman;

“Matrimonio alle Bahamas”, simpatico matrimonio esotico di Claudio Risi, con Massimo Boldi, Anna Maria Barbera, Enzo Salvi;

“The Matador”, commedia con Pierce Brosnan e Greg Kinnear; “Il nascondiglio”, incursione thriller di Pupi Avati, con Laura Morante, Rita Tushingham e Burt Young;

“L'abbuffata”, commedia-critica sul sistema televisivo, di Mimmo Calopresti, con Paolo Briguglia, Elena Bouryka e Lele Nucera;

“Meduse”, film drammatico con Sarah Adler, Nikol Leidman e Gera Sandler;

infine “Angeli distratti”, docu-fiction di Gianluca Arcopinto, con Aran Bertetto Jones e Rabie Hamid.
Musei
Ecco le proposte dei nostri Musei: fino al 6 gennaio presso la palazzina Liberty della Stazione di Santa Maria Novella a Firenze, “Vade retro. Arte e omosessualità”, organizzata da Vittorio Sgarbi e curata da Eugenio Viola;

a Cosenza, per tutto il mese di Novembre, la Casa delle Culture ospita la mostra di Artigianato Pittorico " Il Viaggio", in cui saranno esposti dipinti su tela, tegola, juta, legno e pietra;

infine fino al 24 novembre, presso lo spazio Ottagoni a Roma, la mostra personale di fotografia di Gabriele Morrione, “Corpi di donna”.

Infine, fino al 20 novembre, a San Miniato, in provincia di Pisa, è possibile visitare gli stand della Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco.

Buon week end!

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Il ritorno: A Milano lezioni di sesso dall'ex porno-diva Cicciolina.

Ilona Staller, 56 anni, torna sotto la Madonnina: "la televisione mi boicotta per ragioni politiche".

(Alfredo D'Amato - Cronacaqui.it) A volte ritornano. Senza veli, nè tabù. La settimana prossima sbarcherà a Milano Cicciolina, al secolo Ilona Staller, 56 anni. L’intramontabile regina del porno presenterà all’ombra della Madonnina la sua ultima fatica erotico-editoriale, il libro autobiografico Per amore e per forza “.
Un rientro in pompa magna sulla scena dell’hard meneghino che riserverà sorprese imperdibili per gli amanti del sesso estremo, ma dal sapore antico.

La tournée promozionale del libro parte da Milano perchè Milano è la mia città d’elezione e d’adozione di Ilona. «Sotto il Duomo si respira un’aria più internazionale, meno cupa e meno bacchettona di Roma dove vivo - afferma la pornodiva -. Non so, credo che i milanesi non mi abbiano mai dimenticata, che mi amino e mi seguano nelle mie imprese».

La scelta del titolo “Per amore e per forza” dipende dal fatto che nella di Cicciolina «ci sono state molte scelte che, giuste o sbagliate, sono state fatte alcune per amore e altre per forza - aggiunge l’attrice a luci rosse -. Il racconto comincia da quando ero piccola in Ungheria, passando attraverso la rivoluzione del 1956, e poi parlando dei servizi segreti dell’Est, della mia carriera di pornostar, di quando mio figlio è stato rapito illegalmente dal suo papà e portato via dall’Italia in America. Ho scritto la mia biografia perchè, quando un giorno non ci sarò più, nessuno si potrà inventare un sacco di bugie come è stato fatto con Moana. Sul libro si parla anche della nostra amicizia, che è stata bella e divertente, e del periodo in cui abbiamo lavorato insieme».

Apparentemente non c’è alcuna differenza nella vita della Staller che separi l’erotismo dalla pornografia. In realtà secondo l’attrice «C’è una sottile linea d’ombra che divide la pornografia dall’erotismo. L’erotismo ad esempio è quando tu sei nuda su un letto magari con un uomo vicino. Se poi subentra il sesso e basta si può parlare di pornografia. Comunque io ho sempre detto che non sono pentita di quello che ho fatto nel mondo dell’hard. Evidentemente era scritto nelle stelle». Un firmamento dell’eros che non conosce confini geografici per Ilona Staller che in questi giorni si trova a Buenos Aires in veste di madrina di un festival molto piccante.

“Guardare, ma anche toccare!”. È questo il motto del primo Festival Internazionale del Cinema Erotico organizzato a Buenos Aires. Per tre giorni, nella capitale argentina si tengono lezioni di striptease, massaggi tantrici, esercizi di postura sessuale, con Cicciolina, come madrina e Nacho Vidal in qualità di guest star. 59 pellicole a luci rosse, provenienti da tutto il mondo, si contendono il titolo di Afrodita 2007, la miglior pellicola hard.
Al Festival del Cinema Erotico ogni amante del sesso può trovare pane per i suoi denti. Nei padiglioni è stata allestita l’area “per sole donne”, in cui si impara il corretto uso del vibratore, l’area “fetish”, in cui si viene istruiti alle pratiche del saodmasochismo, l’area “swinger”, in cui viene riprodotto l’ambiente dei club in cui si pratica l“amore libero, e infine quella in cui si esibiscono i travestiti. Altrettanti i concorsi in programma: da “Gola profonda” a “Maglietta bagnata”, fino alla “Regina d’erotismo per un giorno”, alla “Maratona di sesso” e all’“Impero dei sensi”.

Nel “boulevard erotico” o “calle del piacere” sono a disposizione i giochi più nuovi e gli afrodisiaci naturali., l’aromaterapia e le ultime tecnologie in materia di sesso, inclusi i canali per soli adulti più gettonati. Tra gli artisti internazionali presenti al Festival, la stella del precedente festival di Barcellona Gigi Love e la nostra Cicciolina, oltre a Nacho Vodal, conosciuto in tutto il mondo sudamericano come l’erede di Rocco Siffredi.
Il Festival si fa anche promotore del sesso sicuro, tramite la distribzione di oltre 20mila preservativi, iniziativa appoggiata dal Governo di Buenos Aires per raccogliere fondi a favore della lotta all’Aids.

Ma al suo ritorno da Buenos Aires, la madrina del sesso dei due mondi non troverà a Milano un parterre a luci rosse facile da cavalcare, sgombro da presenze ingombranti. In questi anni sono infatti centinaia le giovani milanese che hanno seguito le sue impronte e non sono certo disposte a cederle a buon mercato la piazza dell’hard milanese. Riconquistare la capitale morale, per la “maestra a luci rosse” non sarà impresa semplice.

Le sue ex allieve hanno imparato a memoria le sue lezioni di sesso e ora rischiano di superare la regina. La prima a dare del filo da torcere a Ilona infatti è Cristina Ricci, in arte Michelle Ferrari, sosia hard della Hunziker. Anche Michelle, spezzina d’origine, ma milanese d’adozione, ha scritto un libro, “Volevo essere Moana” e come si evince dal titolo, si ispira proprio a quel mondo, oggi tutto suo, che un tempo fu di Cicciolina.

Un desiderio che è diventato realtà. A soli 23 anni si divide tra i set a luci rosse, l’attività di scrittrice e la gestione di un agriturismo nello Spezzino. Alla carriera nel porno Michelle ci è arrivata per scelta e convinzione, non certo per bisogno, dato che viene da una famiglia benestante.
Michelle racconta: «Volevo seguire le orme di Moana fin da giovanissima. L’ho sempre ammirata, non solo per la sua bellezza ma anche per la cultura e il fascino. In tutta la sua vita ha lottato per spezzare le maglie del perbenismo ipocrita e ha contribuito non poco a “sdoganare” in altri ambienti, come quello dello spettacolo e della tv, la figura della pornostar.

Conosco bene anche Cicciolina, spero d’incontrarla presto, ma se spera che le lasci piazza, si sbaglia di grosso».

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Anche gli attori di Scrubs scioperano.

(Gossipblog) Prosegue senza sosta lo sciopero degli sceneggiatori di Hollywood di cinema e serie tv di cui ci siamo già occupati in diverse occasioni. E si allunga la lista di tutti quegli attori, soprattutto televisivi, che stanno scendendo in piazza al fianco degli sceneggiatori.

Dopo i protagonisti di “E.R.”, altri medici si mettono a picchettare, anche se questi sono decisamente più cinici e divertenti. Questa volta abbiamo beccato il cast principale di quella incredibile, esilarante, inimitabile, adorabile e geniale serie che è Scrubs.

Ecco John C. McGinley, Donald Faison e Zach Braff. Loro tentano di assumere uno sguardo serio e impegnato, ma a me fanno ridere comunque… non pensate anche voi?
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Vendola il Govern-attore, dalla Puglia a Focaccia blues.

Il presidente della regione Pugli Nichi Vendola a Roma accanto al Presidente della Camera Fausto Bertinotti
(Panorama) Nichi Vendola “Governattore”, cioè governatore e attore. Si conceda il gioco di parole, è per spiegare il doppio ruolo del Presidente della Puglia.

Oltre a guidare la regione, Vendola infatti è volato a Roma, al Politecnico Fandango, per girare la scena che lo vede gestore di una piccola saletta d’essai, impegnato nella difesa dei film di qualità e d’autore contro la filosofia dell’incasso facile attraverso pellicole commerciali distribuite dalle grosse catene dei cinema multisala e dei multiplex.
È infatti questo, come informa una nota della Regione, il ruolo scelto dal regista Nico Cirasola e dal produttore Alessandro Contessa per la partecipazione del presidente rifondarolo come attore non protagonista del film in corso di lavorazione Focaccia Blues.
La passione dei comunisti per la scena non è nuova. Ad apparire per primo sotto i riflettori (e non per un comizio) è stato, circa un mese fa, il presidente della Camera (e già segretario Prc) Fausto Bertinotti, che per una sera si è fatto attore per onorare la memoria di Danilo Dolci, l’intellettuale triestino morto dieci anni fa, dopo una vita pionieristica di sociologo, pedagogista e pacifista nelle campagne siciliane. E siccome tra Fausto e Nichi il feeling è assoluto (non è un mistero che il presidente della Camera voglia investire Vendola di un ruolo “alla Veltroni” per riunire i pezzi della cosa rossa), anche il governatore pugliese ha voluto darsi alla recitazione in un film che narra di una storia vera e inedita negli annali della cronaca.
La vicenda raccontata in Focaccia Blues è realmente accaduta ad Altamura, dove un fornaio è riuscito a far chiudere il McDonald’s, aperto di fronte alla sua bottega local, per mancanza di clienti. La pellicola ha già stuzzicato l’appetito di molti giornali internazionali, dal New York Times a Liberation, nonché di molti festival del cinema. Una riedizione in forma culinaria della saga di Davide e Golia, che veicolerà il cameo del presidente Vendola in giro per il mondo. Anche perché, non contento di far parte del cast, il governatore ha voluto contribuire con il patrocinio dell’assessorato al Turismo per il film.

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Il Senato approva la class action: quella innocua però!

(Ecoblog) Vittoria per l’ambiente? Tremino le eco-mafie? Non proprio. La battaglia continua e l’esito non è scontato.

Scavalcando le discussioni già in corso nelle commissioni parlamentari competenti, in Senato la maggioranza ha infatti centrato il blitz - grazie all’errore di voto di un senatore di Forza Italia - ed ha portato a casa la class action, inserendo nella Legge Finanziaria 2008 un emendamento dei senatori Manzione e Bordon.

Titoloni sui giornali, associazioni dei consumatori che esultano e Confindustria “arrabbiata”.
Ma la realtà è un pò più complessa.

Nel caso di nuovi disastri ambientali come quelli di Porto Marghera e del Vajont, cittadini e lavoratori, per come stanno le cose adesso, non potranno tutelarsi collettivamente.

Non lo dico io: lo dice il “Coordinamento delle Associazioni esponenziali di tutela di interessi collettivi specifici escluse dal DDL Bersani sulla Class Action” (di seguito, Coordinamento), di cui fanno parte, fra gli altri, Greenpeace Italia, WWF Italia, Legambiente, Comitato sopravvissuti del Vajont e Comitato di Cittadinanza Attiva Ambiente Legalità.

Nonostante le grida di gioia di molte associazioni dei consumatori e - sorpresa delle sorprese - della stessa Legambiente, che in un suo comunicato parla di “vittoria di una storica battaglia”, la partita non è per niente vinta.
Qui trovate un comunicato del Coordinamento con i commenti ai singoli articoli approvati in senato. Credo però che la situazione sia un po’ diversa anche da come appare in quel comunicato. Vediamo di capirci qualcosa.

Il problema è che al momento sono legittimati ad intraprendere un’azione legale solo i consumatori e gli utenti e solo quelli rappresentati dalle associazioni dei consumatori generaliste riconosciute per legge. Per gli illeciti extracontrattuali poi si può far causa solo alle “società fornitrici di beni e servizi nazionali e locali”. Non sono quindi soggetti passivi dell’azione collettiva né la Mafia, né la criminalità organizzata, né tutti gli altri soggetti non societari.

Nonostante quello che potete aver letto sui giornali, scordatevi quindi di replicare in Italia commoventi storie come quella di Erin Brockovich. L’avvocatessa - interpretata al cinema da Julia Roberts - con una class action vinse infatti un mega-risarcimento per 600 persone, che avevano bevuto acqua contaminata col cromo esavalente (altamente cancerogeno), gentilmente fornito dalla Pacific Gas & Electric. Una cosa del genere al momento non è prevista dalla “class action pizza-mandolino”.

Ma non sarà mai possibile?

Non è detto. Le disposizioni approvate infatti prevedono che altre categorie di persone (non solo i consumatori) ed altre associazioni, possano essere legittimate. Ma questo dovrà avvenire per decreto e ci vorrà l’approvazione del ministro della Giustizia, del Ministro dello Sviluppo economico e delle commissioni parlamentari competenti.

Si capisce quindi che un’associazione, per essere legittimata, debba risultare gradita a parecchie persone.

Non è chiaro poi perché le associazioni che nasceranno dopo il decreto in questione debbano essere svantaggiate. Negli Stati Uniti - dove la class action non è certo innocua - è il giudice stesso a decidere di volta in volta se nel caso in esame l’associazione di cittadini che propone la causa sia o meno una “class” (cioè se ha subito lo stesso danno in conseguenza degli stessi fatti e se è legittimata all’azione legale). Senza contare il fatto che, nella “class action pizza-mandolino”, non si sa nemmeno come comportarsi nel caso ci siano più soggetti contemporaneamente legittimati ad adire il tribunale.

E’ finita qui? Macché, il bello deve ancora arrivare. Mentre negli Stati Uniti, la sentenza del giudice è immediatamente esecutiva, da noi la sentenza di condanna non dà immediatamente luogo ai risarcimenti e non è esclusa l’azione individuale. I tribunali rischiano quindi di rimanere comunque ingolfati. Pare anche che l’azione collettiva non sarà – come negli USA – completamente a costo zero per chi la propone.

In pratica, tutti i vantaggi che hanno fatto il successo della class action americana, in Italia, sono stati per il momento cancellati o non sono ancora previsti: non diminuisce il numero delle cause al vaglio dei tribunali, non esiste class action a costo zero per il danneggiato e non c’è tutela per i cittadini non consumatori.

Ma, come dicevo all’inizio, non tutto è perduto: per tre motivi. Il primo è che la Camera dei deputati potrebbe – se lo volesse – porre qualche toppa. Il secondo è che il decreto che amplierà la platea dei legittimati all’uso della class action potrebbe anche rivelarsi “illuminato”. Il terzo è che il prossimo anno arriverà una proposta europea di class action che potrebbe migliorare la legge italiana.

Mi chiedo solo se le associazioni - ambientaliste e non - che hanno esultato per l’emendamento Manzione-Bordon, l’abbiano fatto per disinformazione, oppure perché sono contente che alcune associazioni “privilegiate” detengano le chiavi dei cancelli, a scapito dei danneggiati che vorrebbero andare direttamente dal giudice. Domanda che mi incuriosisce alquanto, visto che una delle associazioni “riconosciute” - il Codacons - ha invece condannato la class action all’italiana.
Forse la risposta è che sono tutti ottimisti per quanto riguarda il “secondo round”?

» Come funziona la class action su Consumatori oggi
» Il testo approvato al Senato - documento word su sindacatositi.it

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