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venerdì 22 agosto 2008

Morto steward italiano con il compagno e il figlio di tre anni.

Domenico Riso stava andando in vacanza. Lavorava all'Air France, viveva a Parigi. L'ultima telefonata al padre: vado via per un po'. Ma la famiglia non sapeva dove. Il giallo dell'identificazione.

(Giusi Fasano ha collaborato Enzo Mignosi - Il Corriere della Sera) Domenico aveva osato sognare una vita accanto al suo amico più amato, Pierrick. Diceva che «solo chi sa sognare può volare» e chi l'ha conosciuto giura che quelle parole non avevano niente a che fare con la sua professione di steward. Anni e anni passati in volo, prima per l'Alitalia, poi per l'Air France. Domenico Riso, cresciuto sotto il sole e davanti al mare della Sicilia, prendeva più aerei che autostrade, vedeva più nuvole che palazzi. È l'unico italiano morto fra le lamiere e le fiamme dell'Md-82, sulla pista di Barajas. Aveva 41 anni e la pretesa di chi è felice: vivere cent'anni assieme alle persone più amate. Pierrick e il suo bambino di tre anni, Ethan: erano loro quelle persone. Erano la sua «famiglia», le sue vacanze, i suoi sogni, i suoi coinquilini nella bella casa di Parigi, «una piccola reggia accogliente e calda » conferma il cugino dello steward, suo omonimo. Pierrick Charilas ed Ethan erano accanto a lui sul volo della catastrofe. Sono morti seduti l'uno vicino all'altro perché martedì pomeriggio Domenico era fra i passeggeri: non era salito su quell'aereo per servizio. Stavolta si partiva per le vacanze, tutti e tre assieme, come al solito, per qualche giorno di riposo sulle spiagge delle Canarie. Domenico aveva ottenuto dalla Spanair una tariffa agevolata, quella riservata ai bambini. Per questo accanto al suo nome, nella lista dei passeggeri, c'era scritto «niño», bambino, e per questo è stato difficile identificarlo. Nessuno fino a ieri mattina aveva chiesto informazioni su quel passeggero dal nome italiano. Non una chiamata di un parente o di un amico allarmato. Sembrava un giallo. All'ambasciata e alla Spanair hanno capito dopo il perché. Domenico era sempre in volo e spesso non chiamava nemmeno casa per dire dove stesse andando. Un volo per lui era come spostarsi in macchina di pochi chilometri. Aveva telefonato al padre Pietro poche ore prima di partire, martedì. Ma erano state soltanto due parole: «Vado in vacanza per un po'», nessun dettaglio sulla destinazione. Così né il vecchio marinaio Pietro né le sorelle di Domenico (Concetta e Marianna) potevano immaginarlo sull'aereo della morte (la madre è scomparsa qualche anno fa). Lo hanno saputo ieri mattina, a casa Riso. E hanno saputo anche di Pierrick ed Ethan, nomi tante volte sentiti dalla voce di lui. Pierrick una volta era campione di aerobica, ha avuto una storia d'amore poco fortunata con la madre di Ethan e poi ha deciso di vivere con il bambino e Domenico nell'appartamento parigino, come fossero una famiglia fra tante, con il bambino da tirare su assieme. Non che la cosa sia sfuggita alle malelingue di Isola delle Femmine, borgo marinaro alle porte di Palermo che «l'uomo dei cieli» (come lo chiamavano gli amici) aveva lasciato nel 1997 per la capitale francese. Due uomini che vivono assieme, si sa, sono fonte di chiacchiere e in paese non sono certo le chiacchiere che mancano. Se poi c'è di mezzo un bambino piccolo, amatissimo da tutti e due e che per Domenico era come un figlio, si può arrivare fino ai pettegolezzi più velenosi. Ma lui, Domenico, ha sempre tirato dritto per la sua strada. Come fece quella volta che decise di mettersi l'orecchino. Pazienza se qualcuno non gradiva. Se qualche parola di troppo lo irritava respingeva la rabbia cantando, lirica soprattutto, una delle sue tante passioni. Non era tipo che non osasse, Domenico. Lui volava. E «solo chi sa sognare può volare». La vittima italiana Domenico Riso, 41enne siciliano, steward dell'Air France morto nell'incidente aereo. Riso si trovava con il compagno e il figlio di lui.
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SPAGNA: DOMANI FAMILIARI VITTIMA ITALIANA RAGGIUNGONO MADRID.
(Adnkronos) Con volo diretto Palermo-Madrid i familiari di Domenico Riso, lo steward morto nel disastro aereo avvenuto ieri in Spagna, raggiungeranno domani la Fiera di Madrid per il riconoscimento del congiunto. E' ancora incerto se andra' anche il padre di Domenico, Pietro Riso, 82 anni, ma andranno sicuramente le due sorelle dell'assistente di volo dipendente dell'Air France che si trovava sull'aereo con un amico Pierrick Charilas e il figlio di quest'ultimo di 3 anni, Ethan. I 3 stavano andando in vacanza alle Canarie.
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La redazione tutta di Notizie gay esprime il suo cordoglio alle famiglie di Domenico Riso, di Pierrick Charilas e del piccolo Ethan, le cui vite sono state stroncato da un tragico incidente.

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sabato 16 agosto 2008

Due padri gay si litigano il figlio.

(River-blog) Dovrebbe essere il primo caso di lite, per un bambino, tra una coppia gay. I protagonisti sono Joshua Glazer, un cittadino americano, e l’ex marito, Eric Hyett. I giudici avevano assegnato ad entrambi la custodia del piccolo. Eric ha però deciso, la scorsa settimana, di rapire il figlio, Jebediah, e di portarlo con sé in Israele. A quel punto Joshua si è rivolto ad un investigatore privato, che è riuscito a rintracciare il figlio a Gerusalemme. I due genitori si trovano ora in Israele: giovedì prossimo la loro vicenda sarà dibattuta davanti ad un giudice. “E’ stato bellissimo riabbracciarlo”, ha detto Joshua. “Appena mi ha visto ha iniziato a urlare ‘papà, papà’.

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venerdì 15 agosto 2008

L'Italia razzista supera ogni limite e, per bocca del prefetto di Roma, lancia una proposta aberrante: perchè non usiamo i ragazzini Rom come schiavi?

(Roberto Malini - Gruppo EveryOne*) I movimenti razzisti hanno sempre fatto uso di immagini simboliche forti, utilizzate nella propaganda per porre in rilievo la presunta superiorità di una razza rispetto a quelle perseguitate. Qualche mese fa divulgai in un forum romano un manifesto publicitario del 1930, che presentava l'immagine di un giovane lustrascarpe nero intento a lucidare gli stivali di un uomo bianco. E' un paradigma, assai conosciuto negli ambienti neofascisti e intolleranti. A Monza, un agente di polizia obbliga i ragazzini Rom - secondo alcune testimonianze - a lustrargli gli stivali, in segno di sottomissione. Poi, li umilia con una mancia. Non mi giunge inattesa la proposta del prefetto di Roma Carlo Mosca: impiegare gli adolescenti maschi di etnia Rom nell'attività di lustrascarpe - "sciuscià" è stata la definizione del prefetto - davanti ai supermercati, simbolo dell'opulenza e del potere d'acquisto dell'italiano. Non dico che Mosca abbia prospettato quest'ipotesi, che umilierebbe i giovani Rom in perpetuo di fronte agli italiani, mettendoli in ginocchio davanti a loro e alla loro opulenza, simili a schiavi, con un proposito apertamente razzista. Affermo però che l'idea di Mosca - figlia naturale della cultura imperante, improntata al'odio razziale - rappresenterebbe la piena realizzazione di un progetto di annientamento morale delle nuove generazioni Rom, progetto che è in corso da tempo, nel nostro Paese. Ve lo immaginate, il ragazzino Rom dalla pelle scura, malvestito, macilento e malinconico prostrato davanti al coetaneo italiano dalla pelle bianca, ipernutrito ad hamburger, patatine e coca-cola e intento a pulirgli le scarpe, con le labbra vicine alla pelle sintetica delle sue Nike? Di fronte alle critiche - per la verità nemmeno troppo accese, di fronte a un abominio di intolleranza inimmaginabile fino a cinque anni fa, che fa il paio con il rilievo delle impronte digitali ai bambini 'zingari' - il prefetto di Roma ha risposto: ''Non mi rimangio una sola parola. L'importante è garantire il diritto di lavorare e creare un senso di responsabilità nuovo e l'idea deve essere condivisa con le comunità Rom. La mia proposta prevede ovviamente il rispetto delle leggi italiane sul lavoro, è una proposta che riguarda solo chi è sopra i 14 anni''.
Incredibilmente, alcune personalità politiche, anche di "sinistra" ("sinistra" oggi andrebbe sempre scritto fra virgolette), difendono l'ipotesi di Mosca. Il ministro ombra della Difesa Roberta Pinotti (Pd) commenta che a suo parere l'idea di Mosca esprime "il buon senso di chi conosce il tema dei Rom e lo ha approfondito". Poi però ci ripensa e afferma che "forse però Mosca ha usato un'immagine folkloristica, per sottolineare un'esigenza che mi sento di condividere: valorizzare le capacità di questi ragazzi che sono da sempre molto bravi nei lavori manuali". Un'affermazione assurda, perché i ragazzi Rom hanno le stesse potenzialità di tutti gli altri tanto nei lavori manuali che in quelli intellettuali e sarebbe opportuno consentire loro di compiere qualsiasi genere di studio, anziché diventare gli "schiavetti" dei bianchi italiani. Ma in quest'Italia che ha perduto anche il minimo rispetto dei diritti umani, persino il presidente della Croce Rossa Massimo Barra definisce l'idea di avvilire al rango di lustrascarpe gli orgogliosi ragazzi Rom come "un fatto positivo, al di là della terminologia, una proposta da apprezzare, quella del comissario straordinario per i Rom, perché l'ozio in cui vivono questi giovani è il padre dei vizi e ciò che lo combatte è sempre positivo. Offrire lavoro, anche se si tratta di impieghi desueti e dimenticati significa andare nella direzione giusta". Che cosa penserebbero, il prefetto, il presidente della Croce Rossa e il "ministro ombra", se qualcuno mettesse in ginocchio i loro figli e li costringesse alla più umiliante delle attività, il lavoro dello schiavo?

*Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 – (+ 39) 331-3585406
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

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martedì 29 luglio 2008

Scontro a destra sulle adozioni ai gay. La Meloni contro la Mussolini: "Pensi ai bimbi".

(AdnKronos) "Non se ne parla. Non e' allargando la platea dei potenziali genitori che si risolve il dramma delle adozioni". Lo afferma in un'intervista a "Libero" il ministro della Gioventu', Giorgia Meloni, intervenendo cosi' sulla proposta della presidente Pdl della Commissione Bicamerale per l'Infanzia, Alessandra Mussolini, che ha sostenuto che 'in Italia serve una legge che consenta l'adozione ai single e alle coppie di fatto'.

Per Meloni, il "vero problema e' il divario tra le domande di adozione e quelle che vengono realmente portate a termine con successo". "Non serve aumentare i soggetti candidati ad accogliere i minori, la soluzione -aggiunge il ministro- sta nel rendere piu' efficace il sistema dell'adozione".

"Abbiamo a che fare con bambini che -sottolinea- hanno gia' sofferto e ai quali non possiamo negare il diritto di avere un padre o una madre. A maggio ragione se ci sono migliaia di famiglie e per famiglie intendo un papa' e una mamma uniti da vincolo religioso o civile, che vorrebbero adottare".

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lunedì 28 luglio 2008

Negato affido condiviso a padre omofobo, Arcigay esulta.

"Tribunale Minori Catanzaro rende giustizia a nostra dignità".
(Apcom) Il Tribunale dei Minori di Catanzaro, con sentenza del 27 maggio 2008, pubblicata in questi giorni, ha negato ad un padre l'affido condiviso del figlio, in quanto ritenuto immaturo e pervaso da sentimenti discriminatori e di forte pregiudizio nei confronti delle persone omosessuali. Lo rende noto Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay, spiegando che "la sentenza di Catanzaro si ascrive ad una dottrina giurisprudenziale italiana che sta letteralmente rendendo giustizia alla dignità delle persone omosessuali: dichiarare che è diseducativo per i bambini che i genitori possano trasmettere disvalori come l'omofobia e la discriminazione, si prefigura come una ennesima supplenza rispetto alla politica che in questo paese è colpevolmente assente".

Nella sentenza del Tribunale dei Minori si legge che "quanto alla seconda categoria di soggetti banditi ('le persone omosessuali') la dichiarazione non può che destare serie preoccupazioni poiché reca con sé una forte valenza discriminatoria ed offensiva. Trattasi, sicuramente, di una condotta che dovrebbe essere estranea al genitore, il quale deve educare il figlio verso la tolleranza, la cultura della diversità e l'avversione verso ogni forma di odio razziale, motivo di censura non solo nelle sedi civili ma anche penali. Proprio di recente, peraltro, la giurisprudenza di merito, dinnanzi ad atteggiamenti del genere, da parte di uno dei genitori, ha 'bocciato' l'affido condiviso. Il Tribunale di Napoli, con provvedimento del 28 giugno 2006, in particolare, ha confermato l'affidamento in via esclusiva di un minore alla moglie, a fronte della radicale, quanto ingiustificata negazione della idoneità genitoriale di quest'ultima da parte del marito, il quale l'aveva infondatamente accusata di aver avuto rapporti omosessuali, con atteggiamento fortemente diseducativo per il minore. Meraviglia, invero, che la relazione dei servizi sociali non abbia tenuto conto dei diversi indici sin qui segnalati - conclude il Tribunale - oltre ai fatti storici pacifici agli atti, rivelandosi essere, così, un documento da cui dover prendere le distanze".

Per Mancuso "la sentenza interviene su tre livelli in modo formidabile: quello dello sganciamento da equiparazioni inaccettabili tra omosessualità, ricostruita come assolutamente normale, e comportamenti invece irregolari(tossicodipendenze); quello del ruolo della famiglia rispetto all'impegno, verso i figli, ad un'educazione improntata all'affermazione della dignità delle persone e dei loro orientamenti sessuali; e quello del ruolo dei servizi sociali nel garantire, nei differenti contesti sociali, il rispetto della realizzazione identitaria delle persone e che nel caso specifico - conclude Mancuso - viene meno per inadeguatezza dei servizi sociali coinvolti".

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lunedì 30 giugno 2008

Impronte ai rom, Maroni non retrocede e chiede più controlli.

impronte

(Panorama) Nessun passo indietro sulle impronte digitali per i bambini nomadi. Anzi, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, va avanti spedito e chiama al Viminale i tre prefetti di Roma, Napoli e Milano - nominati un mese fa commissari all’emergenza - per catechizzarli sulla linea da seguire. Nel mirino il prefetto della Capitale, Carlo Mosca, che nei giorni scorsi si era dissociato dall’indicazione del ministro.

Sulle impronte, ha spiegato Maroni, si sono scatenate polemiche “totalmente infondate, frutto di ignoranza, nel senso di scarsa informazione, o di pregiudizio politico: in entrambi i casi sono polemiche che non mi toccano e non mi faranno retrocedere neanche di un millimetro”. C’è, ha ricordato: “Un’emergenza nomadi definita dal precedente governo che noi vogliamo affrontare e risolvere, naturalmente nella salvaguardia di tutte le norme di diritto italiano, europeo e internazionale, ma vogliamo affrontarla e risolverla una volta per tutte. Deve finire” ha ribadito “l’ipocrisia per cui sono tutti a favore dei bambini però tutti accettano che i bambini vivano in questi campi dividendo lo spazio coi topi”. Quanto al metodo, il ministro ha precisato che “noi interveniamo con la Croce Rossa, tutelando i diritti di tutti, ma vogliamo sapere chi c’è, chi abita le nostre città, chi abita le nostre regioni e chi ha diritto di stare e chi non ha diritto di restare”.
Per questo, ha convocato al ministero coloro che questa linea la devono applicare concretamente, cioè i tre commissari delegati. A presiedere la riunione Giuseppe Procaccini, il capo di Gabinetto del ministro, che ha ricordato ai prefetti - in particolare a Mosca - che l’ordinanza di nomina affida loro il compito di identificare i nomadi, anche i minori, “attraverso rilevi segnaletici”, come le impronte digitali appunto. Il prefetto di Roma, pochi giorni fa, aveva invece detto che “così come non si prendono le impronte digitali per il passaporto ai minori italiani, così non si vede il motivo per cui bisogna farlo con i bambini rom”.

Dichiarazione che, naturalmente, non è piaciuta a Maroni, il quale ha chiesto a Procaccini di convocare i prefetti per stabilire una linea comune tra le tre città, in modo da evitare posizioni discordanti come quella di Mosca.
La riunione è durata circa due ore e Mosca ha avuto modo di spiegare il suo punto di vista. Al termine, il Viminale ha fatto sapere che si è trattato della “prima di una serie di verifiche periodiche, che ha consentito di mettere a punto una completa e condivisa linea tecnica nell’applicazione delle ordinanze”. È stato quindi rilevato che il censimento nei campi nomadi “sta procedendo regolarmente, secondo le indicazioni contenute nelle ordinanze, con l’obiettivo di riconoscere l’identità personale, anche a coloro che non sono in grado di dimostrarla, attraverso il ricorso alle tipologie di rilievo segnaletico necessarie, comprese le impronte digitali”.
E sostegno a Maroni è arrivato dal suo compagno di partito, nonché ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli. “Se rilevare le impronte per qualcuno può rappresentare una discriminazione” ha detto “io lancio una proposta: tutti i cittadini italiani si facciano rilevare le impronte”. Il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, ha definito l’iniziativa del ministro dell’Interno: “Sacrosanta. Meraviglia che qualche prefetto non conosca le leggi vigenti in Italia e in Europa, che impongono procedure di identificazione certa soprattutto dei minori privi di documenti e vittime di chi li manda a rubare”.

Critiche, invece dall’opposizione. “È un segno di barbarie” ha osservato l’europarlamentare del Pd Gianni Pittella “che il governo Berlusconi, a 70 anni dalle leggi razziali, decida che la questione rom si risolve prendendo le impronte digitali ai bambini”.

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sabato 14 giugno 2008

Tradate. Abusava di ragazzini nel garage e li filmava. Trentenne arrestato per violenze su minori.

(Il caffè) La scena dell’orrore pedofilo questa volta è un garage insonorizzato, dove un trentenne ha attirato dei bambini per violentarli e filmare gli abusi sessuali.

In manette con l’accusa di gravi reati è finito un uomo di Tradate, in provincia di Varese, arrestato questa mattina dagli agenti della Squadra mobile varesina e della Polizia Postale.

Stando ai primi risultati delle indagini l’uomo, incensurato, avrebbe violentato almeno tre bambini di un’età inferiore ai dodici anni. Un insospettabile che sarebbe rimasto tale, se non ci fosse stata una segnalazione alla polizia. Perquisita l’abitazione del trentenne, dove è stato ritrovato materiale ritenuto interessante dagli investigatori, gli inquirenti sono arrivati al garage.

Un locale appositamente insonorizzato, dove l’uomo arrivava le sue vittime, una trappola da cui non potevano fuggire, né invocare aiuto. Tre i bambini per i quali si sarebbero già accertati gli abusi sessuali, che il trentenne filmava, probabilmente, per scaricare le immagini in rete o cederle a qualche altro pedofilo.

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martedì 10 giugno 2008

Tra un mese nascerà la prima bambina partorita da un uomo.

Il 3 luglio lo straordinario parto di Thomas Beatie.
(La7) La sua storia ha fatto il giro del mondo e tra un mese il transessuale statunitese Thomas Beatie farà nascere la bambina che porta in grembo . Il sito internet del giornale inglese News of the World ha pubblicato le foto dell'uomo con il pancione. 34 anni, Thomas ha potuto portare avanti la gravidanza perchè dieci anni fa era una donna, si chiamava Tracy Lagondino. Quando ha deciso di cambiare sesso ha scelto di conservare l'apparato rispoduttivo femminile perchè la moglie aveva subito una isterectomia. Stando al suo racconto avrebbe fatto l'inseminazione da solo, con una siringa speciale da veterinari, perchè le cliniche specializzate si erano rifiutate di aiutarlo.
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lunedì 2 giugno 2008

Mamma, mamma e figlia

(Davide Varì - Liberazione) «Ma perchè diamine devo sempre dimostrare di essere una brava mamma?». Costanza, 40 anni circa, lo dice in modo ironico, ma il fatto che la sua maternità sia sempre discussa, scannerizzata e giudicata inizia a diventare decisamente irritante. Il "problema" è che sua figlia Alice, due anni appena compiuti, di mamme ne ha due: "mammaCo" "e mammaMo", mamma Costanza e mamma Morena.
Sono una famiglia "arcobaleno" loro. Una delle tante famiglie omogenitoriali che vivono in questo Paese e che questo stesso Paese, quando non gli fa la guerra, semplicemente ignora. Il Paese delle istituzioni però.
Questa miriade di gruppi famigliari omogenitoriali sparsi in tutta italia, ha infatti dei vicini dei casa e dei colleghi; ha a che fare con le maestre dei propri figli e con i genitori dei loro compagni di scuola. Insomma, ha una rete sociale, esattamente come tutte le altre famiglie italiane. Una rete che non solo non ignora la loro situazioni ma che, nelle stragrande maggioranza dei casi, ci convive con serenità: «Quando è nata Alice i vicini ci hanno riempito di regali: culla, vestitini, giochi...».
Dunque l'inviolabilità della famiglia cosiddetta naturale - madre, padre e figlio - esiste solo nelle parole di qualche politico in cerca di santità o, al più, di qualche entratura in Vaticano? «Indubbiamente l'omofobia esiste anche nel Paese reale - spiega Costanza - solo che di fronte alla conoscenza diretta del fenomeno e di fronte al riconoscimento della nostra normalità ogni pregiudizio sembra sparire». Morena e Costanza hanno avuto Alice due anni fa. «Siamo andate in Belgio e abbiamo fatto la fecondazione assistita. Anzi, è la mia compagna che l'ha fatta, è lei la mamma biologica».
Uno scherzetto che, grazie alla legge 40, è costato loro varie decine di migliaia di euro. «Il fatto è che noi volevamo davvero tanto Alice». Almeno su questo dovrebbero essere tutti d'accordo: le peripezie che deve affrontare una coppia omogenitoriale per avere un figlio sono così faticose e lunghe che nessuno potrà mai mettere in dubbio la loro voglia di essere genitori.
Eppure, anche loro, che oggi vivono un vita serena e del tutto integrata - una vita normale come più volte ripete Costanza - hanno dovuto fare i conti i pregiudizi. Soprattutto con i propri pregiudizi: «Quando ho scoperto di essere lesbica - racconta ancora Costanza - ho escluso qualsiasi possibilità di divenire mamma. Non è stata una cosa pensata, è stato un pensiero automatico».
Poi è arrivata Morena che insieme all'amore ha portato un insopprimibile desiderio di maternità. «Mi ha messo di fronte ad una questione che io non mi ero mai posta veramente. Con il passare del tempo sono stata trascinata dalla sua dolce determinazione ed ho capito che anch'io volevo essere mamma».
Poi Morena è rimasta incinta e Costanza l'ha "accompagnata" per nove mesi. Visite dal ginecologo, ecografie e infine il parto. Certo Alice e Morena, soprattutto i primi mesi hanno creato il loro piccolo e inviolabile mondo. Quell'osmosi fisica, quasi ferina, che si crea tra madre e neonato. «Lei l'ha tenuta in grembo per nove mesi, l'ha allattata, è normale che sia così. Ma io ho atteso con serenità e oggi, a due anni di distanza, mi sento madre allo stesso livello». Una madre allo stesso livello, certo, ma non per la legge. Lei, Costanza, per lo Stato italiano non ha alcun diritto e alcun legame nei confronti di sua figlia.
Che provasse a spiegarlo alla bambina questo Stato, provasse a dirle che Costanza non è sua madre. Altro che difesa del diritto del bambino.
Ed è per rivendicare questo diritto che ieri, l'associazione Arcobaleno si è ritrovata a Roma in un convegno dal titolo piuttosto esplicito: "I figli fantasma delle coppie fantasma". «E' noto, i fantasmi non si stancano mai - dice la presidentessa, Giuseppina La Delfa - Girano e rigirano, insonni, in cerca di pace e serenità. Così facciamo noi e lo faremo finché saremo accolti nella comunità dei vivi, degli aventi diritti». E il convegno ha rappresentato un'occasione per tirare le somme di tre anni di attività. Del resto i bambini con almeno un genitore gay sono circa 100mila. Un numero che non si può ignorare e la cui composizione è molto varia.
Chiara Lalli, bioeticista dell'Università romana de La Sapienza, sta preparando un volume arricchito da storie di vita vissute di genitori gay: «La cosa che balza agli occhi è la "normalità" di queste famiglie. Ho parlato in modo diretto con i bambini e nessuno di loro vive difficoltà o disagi riconducibile al genere dei propri genitori. Anche il contesto sociale è sereno: la scuola riesce a integrarli senza alcuno sforzo. Una conferma che il dato fondamentale della genitorialità è l'affetto, è l'amore».
Nulla in meno dunque rispetto ad una coppia di genitori eterosessuali. Anzi, forse qualcosa in più. L'unico problema, dunque, è dato dalla legge: «Se il genitore biologico dovesse venir meno, il bambino sarebbe orfano. Non c'è nessuna legge che tuteli il minore da questa gravissima e dolorosissima ingiustizia».
Ma c'è chi si ostina a utilizzare la "tutela del bambino" come un arma da scagliare contro la possibilità che le coppie gay possano adottarne: crescita squilibrata e mancanza delle figura di genere, continuano a ripetere i detrattori. Di certo, però, ci sono solo gli studi dei più importanti istituti di ricerca. Tra questi, quello dell'American Psychological Association: «Sotto condizioni socio-economiche simili, i bambini allevati da coppie dello stesso sesso sono paragonabili a quelli allevati da coppie di sesso opposto in termini di salute mentale e fisica». Del resto, generazioni intere di italiani sono cresciute avendo come unico riferimento di genere le donne: mamme, nonne, zie e via dicendo.
C'erano anche Costanza e Morena al convegno di ieri: «Nostra figlia - ammette sorridendo Costanza - è etero, già si capisce. Vabbè, la accetteremo comunque per quel che è».

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domenica 18 maggio 2008

I giovani svizzeri: Sì a adozione da parte di coppie omosessuali.

Sì al diritto all'adozione da parte delle coppie omosessuali. La Svizzera deve cambiare la sua legislazione in merito, esige con 21 voti a 7 la sessione estiva dei giovani riunita ieri a Berna. Al centro dell'attenzione dev'essere posto il bene dei bambini, affermano in una nota della Federazione svizzera delle associazioni giovanili (FSAG).
(sda) I giovani prendono così in contropiede in Consiglio federale il quale non ha intenzione di abolire il divieto per le coppie omosessuali che vivono in unione domestica registrata. Il governo è infatti del parere che il popolo svizzero abbia approvato nel 2004 la legge sul partenariato registrato in buona parte perché essa non autorizza né l'adozione né la procreazione assistita, ha risposto giovedì l'esecutivo a un'interpellanza del consigliere nazionale Mario Fehr (PS/ZH).

La sessione, alla quale hanno partecipato una cinquantina di giovani, ha anche approvato una petizione per una legge generale contro la discriminazione, che dovrebbe integrare quella sul razzismo considerando anche omosessuali, transessuali e bisessuali nonché disabili, obesi e anoressici. I giovani chiedono inoltre alla Confederazione di applicare la strategia per la salvaguardia delle specie animali e vegetali, in particolare sensibilizzando la popolazione.

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lunedì 12 maggio 2008

Polemiche in Usa per utilizzo di terapie "blocca pubertà" per bimbi trans.

(Ansa) Bloccare la puberta' per aiutare il proprio bambino a convivere con l'inclinazione a identificarsi nell'altro sesso: la nuova frontiera dell'endocrinologia - una terapia che blocca lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari prima dell'inizio dell'adolescenza - fa discutere gli Stati Uniti. ''Se impedisci alle gonadi, vale a dire le ovaie nelle ragazze e i testicoli nei maschietti, di produrre steroidi sessuali, puoi letteralmente fermare ogni differenza tra i sessi'', spiega Norman Spack, uno specialista del Children's Hospital di Boston e uno dei pionieri negli Stati Uniti per questo tipo di controversa terapia. Reazioni indignate sono arrivate dalla destra religiosa: il gruppo MassResistence che in Massachusetts si batte contro gli eccessi della bioetica e i diritti civili dei gay ha parlato di ''abuso su minori'' e ''esperimenti medici degni dei nazisti''.

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Polemiche cattoliche. Gay Baby Boom. La fabbrica dei figli per gay.

Fabbricare figli per omosessuali è un grande affare da 150mila dollari a bambino e la grande stampa borghese ne fa ampia propaganda. I diritti dei minori passano in secondo piano davanti al dio denaro e ciò che è tecnicamente possibile diventa moralmente lecito.

(Kattolikamente) Il Corriere della Sera di Paolo Mieli una settimana fa ha dedicato due ampie pagine a favore dell'adozione dei bambini ai gay. La morale era che crescere con due genitori gay è meglio. In un articolo venivano sparate cifre ad effetto ("Figli di gay, centomila in Italia"), come ha notato un attento lettore questa cifra "sembrava indicare il numero di bambini cresciuti da coppie gay. Poi, leggendo bene, quei bambini risultano essere per la quasi totalità bambini con un genitore gay, nati in relazioni "normali" poi sfociate in divorzio. Ma ciò non offre alcuna indicazione su chi li cresca veramente". Fonte di queste cifre era l'Arcigay.

Mancando di qualsiasi senso di autoironia, si affermava anche che il pericolo per questi bambini è la famiglia tradizionale, magari sposata in chiesa. Contro cui si deve combattere. Invece loro, i gay, che realizzano i loro sogni grazie alla fecondazione artificiale, alcune volte mettendo su delle "cooperative" di due uomini e due donne omosessuali per crescere figli, li allevano meglio. Addirittura dicono di voler tutelare i loro diritti (dei bambini) con una associazione.

Ma come funziona la fabbrica di figli per gay? L'Agenzia France Presse, in un altro pezzo di propaganda, ci descrive come una coppia omosessuale, Michael Eidelman e A.J. Vincent, ha "investito amore, tempo e 150.000 dollari" per mettere su famiglia. Ognuno dei due uomini è padre biologico di un individuo di una coppia di gemelli. Questi sono stati concepiti grazie all'acquisto degli ovuli di una donna di Washington. Portati in gravidanza da una donna dell'Ohio, i bambini sono nati a Los Angeles dove la legislazione è molto permissiva.

Per arrivare a questo risultato, i due uomini sono ricorsi a Circle Surrogacy, una agenzia del Massachussetts. Senza alcuna vergogna, il presidente di Circle Surrogacy, John Weltman, riconosce che questo "è un affare molto proficuo". Infatti, aggiunge che "la nostra crescita in 12 anni è stata del 6.000%. Noi contiamo di raddoppiare i nostri profitti nei prossimi due anni e mezzo". La sua agenzia ha cominciato con il 10% di clienti omosessuali, che sono ora l'80% provenienti da 29 Paesi.

Il ricorso a quest'agenzie (ne esistono diverse, in particolare Northeast Assisted Fertility Group, a Boston) costa almeno 100.000 dollari : la "madre in affitto" riceve circa 25.000 dollari e la madre biologica, che fornisce l'ovulo, tra 4.000 e 10.000 dollari, mentre il resto serve a pagare l'agenzia, le spese mediche e legali.

Si assiste così ad un vero e proprio "gay baby boom" grazie alle "madri in affitto", che spesso sono lesbiche (il culmine della perversione). Ma l'inviato della Agezia France Presse si rallegra:

"Il gay baby boom è constatabile nei parchi come negli asili nido: famiglie composte da uno o più bambini e due padri non soprendono più a New York, dove il matrimonio omosessuale tuttavia è impossibile".

La conclusione del pezzo è che dunque urgente legalizzare questa pratica perchè ci siano ancora più coppie che possano diventare padri comprando bambini fabbricati senza madre per centomila dollari. In una società normale questo sarebbe chiamato "crimine contro l'umanità".

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sabato 10 maggio 2008

Il Corriere della Sera e i figli dei gay.

(Culturacattolica.it) Lunedì 5 maggio Il Corriere della Sera, in due pagine (8 e 9), ha cercato di spiegarci che i figli non hanno bisogno di una madre e di un padre. Basta che siano in due. Misti, uguali, replicanti, identici. Questi bambini, ci spiegano, stanno bene, crescono bene, non hanno problemi e l’orientamento sessuale dei genitori non incide sullo sviluppo dei bambini. Anzi, Margherita Bottino, psicologa, e Daniela Danna sociologa, descrivono i figli degli omosessuali come bambini più tolleranti, meno conformi agli stereotipi di genere. Insomma, nessun problema? No, un problema c’è, ci illuminano quelli del Corsera, l’unico pericolo è che questi bimbi subiscono i pregiudizi della nostra società e della famiglia tradizionale. Una corrispondenza da Prato però testimonia che ci sono punti di “eccellenza”. In Maremma una coppia manda il bimbo in un asilo di suore perché non c’è quello comunale: “Il piccolo è stato accolto così bene che le maestre per rispettarlo non hanno festeggiato la festa della mamma e del papà”. Insomma, il giornale della grande borghesia italiana, lunedì 5 assomigliava molto all’inserto domenicale di Liberazione (Queer) che da settimane sta tentando di “educare” i compagni che l’eterosessualità è un prodotto della sovrastruttura, ma che in realtà è un preconcetto edificato dalla società borghese. Ora, confesso che mi ha sorpreso questa strana “comunanza” tra il quotidiano di via Solferino e l’organo di stampa di Rifondazione. Quale il legame? Per tutelare i diritti dei figli delle coppie gay e lesbo, ci spiega il Corsera, è nata tre anni fa l’associazione Famiglie Arcobaleno. Eccoci, mi son detto. Arcobaleno, come la sinistra sconfitta e scomparsa alle ultime elezioni. A questo punto non saprei dire chi ha portato sfiga, però una cosa è certa, l’operaio con famiglia e prole, gradirebbe tanto sentir discutere di politiche per la famiglia. Perché la sinistra è uscita così mal ridotta dalle ultime elezioni? Perché il vecchio Cipputi è un uomo, e la casalinga di Voghera è una donna. I vari apologeti dei “diritti” per tutti, dimenticano sempre una cosa che invece i proletari sanno bene, i figli delle coppie omosessuali non esistono. I figli sono sempre il frutto di una rapporto eterosessuale. E questo, sia ben chiaro, è darwinismo e non deriva clericale.

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giovedì 8 maggio 2008

Dal Consiglio d'Europa il definitivo via libera alle adozioni a coppie non sposate e single. Un'aperture alle coppie gay.

(Apcom) Diritto di adozione anche alle coppie eterosessuali non sposate e ai single e una apertura simbolica, ma significativa, all'adozione da parte delle coppie gay.

Il Comitato dei ministri del consiglio d'Europa, al quale aderiscono 47 paesi, ha approvato oggi la nuova Convenzione europea sui diritti dei minori. Il testo aggiorna in chiave innovatrice la convenzione sulle adozioni datata 1967 "alla luce dello sviluppo sociale ed economico verificatosi in Europa negli ultimi 40 anni". Per Maud de Boer Buquicchio, vice segretario generale del Consiglio d'Europa, la nuova convenzione "migliora le procedure per le adozioni nazionali e le rende più trasparenti ed efficienti, migliorando al contempo le condizioni per le adozioni internazionali".

Il principio cardine che ha guidato questa revisione della Convenzione del 1967 è che il bene del bambino deve avere sempre la precedenza sopra ogni altra considerazione. Tra le principali novità introdotte dalla Convenzione la necessità che il padre dia il proprio consenso alla adottabilità del minore, anche se il bambino è nato fuori dal vincolo matrimoniale e che il bambino possa anch'egli esprimere il suo consenso se dimostra di avere un giusto grado di comprensione. Inoltre, l'età minima degli 'adottanti' dovrà essere tra i 18 e i 30 anni e la differenza d'età tra il 'genitore' e il bambino "preferibilmente" di minimo 16 anni.

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mercoledì 7 maggio 2008

Omoparentalità. Polemica di Ferrara col Corriere.

"Due mamme meglio di una?"
Lo spot del Corriere per il riconoscimento giuridico dell'omoparentalità.
(Giuliano Ferrara - Il Foglio) "Figli dei gay, 100 mila in Italia", annuncia il Corriere della Sera in due pagine dedicate all'"omoparentalità" negata nella retrograda Italia. A essere in discussione non è il diritto di far figli da parte di chiunque. Gli omosessuali i figli li hanno sempre avuti, con qualcuno dell'altro sesso, magari ridotto a fornitore di gameti. Il problema all'ordine del giorno è riconoscere la "genitorialità" (siete pregati di cancellare "maternità" e "paternità"), dunque uguali diritti, all'elemento della coppia omosessuale che non ha avuto parte nella generazione.
Il Corriere ci informa poi che i bambini con "due mamme" e "due papà" sono molto ma molto più felici - realizzati - tolleranti dei poveracci che si trovano un padre e una madre: "decine e decine di studi, fatti all'estero, dimostrano che non ci sono problemi". Anche perchè, come ha dimostrato Yves Lacroix ("In Principio la differenza", Vita e Pensiero) sono studi commissionati precisamente allo scopo di dimostrare che non ci sono problemi.
E giù testimonianze, lamentele, appelli, tutto a cura delle Famiglie Arcobaleno, impegnate a spiegare che la genealogia reale (una donna un uomo) è un arcaismo di cui fare a meno. Ma la realtà, come sempre, si ribella.
Federico, 8 anni, racconta che dalla prima elementare i compagni di classe gli chiedono "perchè ho due mamme, se prima avevo anche un papà che poi si è diviso. Io gli dico che ho due mamme da quando sono nato". Ma loro non capiscono e "me lo richiedono ancora e ancora".
Vi ricordate "i vestiti nuovi dell'imperatore"? La finzione è nuda, anche se la chiamano "omoparentalità"."

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lunedì 5 maggio 2008

Patacche puntualizzate. Il Corriere dell'Arcigay.

(Gino) La propaganda pro "famiglie gay" del Quotidiano delle Grandi Banche continua indefessa.

Notare come sparano una cifra a effetto (centomila "figli di gay" in Italia) che sembra indicare il numero di bambini cresciuti da coppie gay. Poi, leggendo bene, quei centomila risultano essere per la quasi totalità bambini con 1 genitore gay, nati in relazioni "normali" poi sfociate in divorzio.
Ma ciò non offre alcuna indicazione su chi li cresca veramente.
Quelli che crescono fin dall'inizio con 2 "genitori" gay però, assicura il Corrierone, sono "molti, sempre di più"... la fonte?
Una ricerca condotta da ArciGay. Ah, beh! stiamo tranquilli allora!

Nessun cenno a pareri "non allineati", che pure non mancano... il codice di auto-regolamentazione politicamente corretto non lo consente.
Addirittura arrivano a dire che crescere con 2 gay è meglio... ma che si fuma sta gente? La moquette di casa?
O sono affetti da "normo-fobia"?

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Le nuove famiglie. I figli dei gay? Almeno centomila in Italia.

La legge riconosce solo il genitore biologico «Bimbi discriminati, andiamo in tribunale».
(Monica Ricci Sargentini - Il Corriere della Sera) Federico, Joshua e Sara sono bambini come gli altri. Socievoli, sereni, bravi a scuola, pieni di amici, a volte capricciosi, a volte ubbidienti. Ma diverso è il loro certificato anagrafico perché per la legge italiana, a differenza di quanto avviene in molti altri Paesi europei, questi tre minori hanno un solo genitore, la loro mamma biologica. L’altra madre, quella che li ha cresciuti dalla nascita insieme alla sua compagna, non figura da nessuna parte. Loro fanno finta di niente. Quando portano a casa la pagella pretendono che la firmino tutti e due i genitori. E se finiscono in ospedale vogliono averli al fianco entrambi. Ma la verità è che sono «figli di un dio minore», cittadini di serie B, costretti a vivere con la metà delle tutele dei loro coetanei. È il destino che il nostro Paese riserva ai piccoli nati nelle famiglie omosessuali, una possibilità non contemplata dalla nostra legislazione.

In Italia si calcola che siano centomila i minori con almeno un genitore gay. Ci sono quelli nati da unioni eterosessuali, poi sfociate in un divorzio, ma molti, sempre di più, sono invece vissuti sin dall’inizio in una casa con due mamme e due papà. Secondo la ricerca Modi.di, condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha prole. Se si considerano tutte le fasce d’età sono genitori un gay o una lesbica ogni 20. E, dato ancor più significativo, il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe avere bambini.

Per coronare il loro sogno molti vanno all’estero. Le lesbiche in Spagna o nel nord Europa dove possono ricorrere alla fecondazione assistita. Gli uomini in Canada o negli Stati Uniti in cerca di una madre surrogata. Altre coppie, invece, scelgono la strada del fai da te. Le donne ricorrono all’autoinseminazione o cercano un donatore amico. Ma non è rara la famiglia formata da quattro genitori, due uomini e due donne, che si mettono d’accordo per fare un figlio e poi lo allevano insieme. Per tutelare i loro diritti tre anni fa è nata l’associazione Famiglie Arcobaleno (www.famigliearcobaleno. org). All’inizio gli iscritti erano 15, oggi sono 400 di cui circa 170 famiglie e ben 110 bambini. Numeri sicuramente destinati a crescere: «Ogni settimana — dice la presidente Giuseppina La Delfa, accento francese, capelli neri corti e un bel sorriso—accogliamo uno o due nuovi soci. Abbiamo tre gruppi di persone: gli aspiranti genitori, le famiglie costituite in ambito omosessuale e quelli che hanno avuto figli in relazioni eterosessuali e ora vivono in una coppia gay. Questi ultimi soffrono di più psicologicamente, possono avere problemi nella separazione e nel divorzio, a volte non riescono a vedere i loro bambini o ad ottenerne l’affidamento. Le famiglie omogenitoriali, invece, vivono meglio il quotidiano perché sono un nucleo costituito alla luce del sole ma hanno una montagna di problemi legali».

Per tutelarsi si va dall’avvocato prima ancora della nascita dei pargoli. «Ma i margini sono molto stretti — spiega Stefania Santilli, legale milanese dello sportello Famiglie Arcobaleno —. Si può fare un accordo di co-genitorialità in cui si dice che la madre o il padre non biologico deve allevare il figlio in caso di decesso dell’altro.Ma sono delle scritture private che non hanno valore giuridico. Si può fare il testamento biologico e ricorrere a un trust, un accordo giudiziario per affidare i propri beni a una terza persona».

Molti Paesi europei hanno trovato una soluzione a questi problemi dando un ruolo al genitore sociale attraverso leggi ad hoc che tutelano questi rapporti tra adulti e bambini. «Così si arriva al paradosso—spiega Santilli— che, per esempio, i figli di una coppia italo-tedesca hanno due genitori in Germania e uno solo in Italia». Su questo argomento le Famiglie Arcobaleno stanno preparando quattro cause pilota da presentare nei tribunali italiani perché «l’Europa prevede che un bambino —spiega La Delfa—non possa essere discriminato a seconda di dove vive. È un’incongruenza che diventi orfano passando un confine».

Ma come crescono i figli dei genitori omosessuali? Decine e decine di studi, fatti all’estero, dimostrano che non ci sono problemi. «L’orientamento sessuale dei genitori non incide sullo sviluppo del bambino — spiega al Corriere Fulvio Scaparro, psicoterapeuta, specializzato sui temi dell’infanzia e della famiglia — il quale soprattutto nei primi anni di vita ha bisogno di affetto, presenza costante, attendibilità, armonia dei genitori e capacità di guida. Una famiglia omosessuale, dunque, è in grado di far crescere un bambino al meglio».

Nel libro Bambini ai gay? Margherita Bottino, psicologa, e Daniela Danna, sociologa, descrivono i figli degli omosessuali come bambini più tolleranti, meno conformi agli stereotipi di genere, cresciuti da genitori con più alto grado di istruzione e di autoconsapevolezza di quelli eterosessuali. «È chiaro — spiega ancora Scaparro —che un bambino o una bambina che cresce in una famiglia omosessuale è portato a vedere con occhio più favorevole le diversità, ad essere magari meno conformista. Questo non è né un vantaggio né uno svantaggio. Il vero pericolo per questi bambini sono i pregiudizi di una società, la nostra, in cui la famiglia è quella tradizionale, sposata, magari in chiesa. Su questo c’è da combattere ».

Elizabeth O' Connor, americana, madre di due bambine e coautrice con la sua compagna Suzanne M. Johnson di For Lesbian Parents non ha nessuna difficoltà ad ammettere che delle differenze esistono: «Le nostre figlie sono molto androgine, più propense ad entrare in campi tradizionalmente maschili, giocano in modo meno stereotipato per il genere, come può essere negativo tutto ciò? I maschi mostrano una tendenza simile, hanno una propensione molto forte all’accudimento, e anche ciò non può essere negativo. La maggior parte di essi realizza alla fine di essere eterosessuale. Come psicologa penso che sia tutt’altro che negativo poter considerare tutte le possibilità prima di decidere chi si è».

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venerdì 18 aprile 2008

Cinema. Proposte sessuali da Rob Lowe alla baby-sitter. Jude Law fa un film con il figlioletto.

(Paola Mattu Furci - Eco del cinemat) L’attore americano Rob Lowe sembra travolto dagli eventi e da un antipatico scandalo. La bella baby sitter ventiquattrenne Jessica Gibson, che si occupava fino a qualche mese fa della casa e dei due figli dei signori Lowe, ha scatenato un putiferio. Esplicite proposte sessuali da parte del padrone di casa e insulti lanciati senza posa dalla sua signora Sheryl sono i punti fermi delle accuse di Jessica. Mentre i Lowe si difendono e contrattaccano accusando la giovane badante di essere stata da sempre innamorata del divo e di aver rubato in casa per ripicca. Insomma un sano drammone familiare già visto in altre case vip (in genere finito con la vittoria delle nannies). Ma Rob, quarantuno anni, occhi blu e mento appuntito, non è nuovo alle cronache rosa e la moglie (molto meno bella di lui) farebbe bene a tenerselo stretto al suo fianco, venti anni fa infatti fu coinvolto in una storia a luci rosse in cui erano protagoniste donne di mal’affare riprese in uno scabroso video. Come andrà a finire questa volta? I tabloid Usa sono pieni di novità sulla piccante vicenda, vi terremo informati sui prossimi sviluppi.
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Jude Law, il figlio debutta sul set.
Con il figlio Rafferty in "Repossession Mambo".

(TGCom) Come è già successo a Will Smith che si è ritrovato sullo stesso set con il figlio Jaden in "La ricerca della felicità", anche il pargoletto di un altro illustre attore vuol intraprendere la carriera del padre. Si tratta dell'11enne Rafferty Law, che Jude ha avuto dall'ex moglie Sadie Frost. Sembra che il piccolo Rafferty sia stato contattato per "Repossession Mambo", il nuovo film che vede protagonista lo stesso Jude.

A rivelare la ghiotta notizia, secondo quanto riporta il sito JustJared.com, è la stessa Sadie Frost: "Raff assomiglia così tanto a suo padre Jude! E' anche per questo motivo che gli è stata offerta una particina per interpretare Jude da piccolo nel film. Raff sembra molto interessanto al mondo del cinema. Penso che bisogna sempre incoraggiare i figli a fare quello che più desiderano. Ancora deve completare gli studi, ma non lo tratterrò in alcun modo. Quando finirà le scuole potrà decidere cosa fare della sua vita". Insomma tale padre tale figlio...

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mercoledì 16 aprile 2008

Sesso con bambini in cambio di ricariche telefoniche. Arrestato ventenne.

(Ansa) Adescava nel negozio di fiori dei genitori, che si trova nellea diacenze di un istituto scolastico di Castello del Matese, piccolo comune montano del Casertano, bambini e bambine dai 9 agli 11 anni, e in cambio di piccole somme di denaro o di ricariche telefoniche, faceva loro visionare filmini pornografici, si denudava e chiedeva loro di compiere atti sessuali, a volte costringendoli con la forza. Con queste accuse un giovane di 20 anni, L.L., è stato arrestato dai carabinieri in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di S. Maria Capua Vetere.

Il ventenne arrestato è accusato di violenza sessuale e corruzione di minori. Le indagini, coordinate dal comandante dei carabinieri di Piedimonte Matese, capitano Salvatore Vitiello, sono scattate due mesi fa a seguito della denuncia dei genitori di una bambina, che hanno scoperto sul telefonino della figlia un messaggio di minacce a tenere segreta la cosa e nello stesso tempo un invito ad ulteriori incontri. Dagli interrogatori della bambina - condotti dai carabinieri con l'ausilio di una psicologa - sono emersi i particolari della vicenda nella quale risultano coinvolti, al momento, nove bambini, di quinta elementare e di prima media. Oltre ad invitare di persona i bambini a trattenersi nel negozio, poco distante dall'Istituto comprensivo frequentato dalle sue vittime, il giovane fioraio inviava anche messaggi telefonici: "Sarò il vostro schiavo, sarà ancora più bello delle altre volte. Fermatevi da me ma mantenete il segreto". L'arrestato è stato chiuso nel carcere di S. Maria Capua Vetere. Le indagini continuano perché i carabinieri non escludono che altri bambini e bambine siano rimasti vittime del ventenne.

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martedì 15 aprile 2008

Fecondazione: Scienziati e bioeticisti, improbabili bimbi "fai da te" per i gay.

(Adnkronos Salute) Bimbi fai da te per le coppie gay? "Improbabili. Così come per i single o per le coppie eterosessuali, a partire da gameti creati con cellule staminali". A dissolvere, almeno per ora, le paure sollevate dalle potenzialità della scienza è The Hinxton Group, un consorzio internazionale di scienziati, bioeticisti e giuristi di 14 Paesi.

"Nonostante i progressi della ricerca - rivela il gruppo di super-esperti sul suo sito internet - ci vorranno almeno 20 anni prima che nei laboratori si possano ottenere facilmente gravidanze umane. Dunque lo spauracchio di bebè fai da te è immotivato, e ben oltre le possibilità degli scienziati". Soprattutto le prospettive che più preoccupano, cioè creare sperma a partire da cellule femminili, oppure ovuli a partire da spermatozoi, "risultano uno scenario altamente improbabile".

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