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domenica 11 novembre 2007

Vi racconto mio nonno Ernest Hemingway e le sue ambiguità.

Il nipote John ha scritto la storia della sua famiglia. Gli eccessi, l'alcol, una sessualità "bipolare" sotto la patina di machismo.

(Donatella Milani - La Gazzetta del Sud) «Non sono uno scrittore ma ho sentito il dovere di fare qualcosa per ristabilire una certa verità storica quando mio padre è morto, nel 2001, da trans, stroncato dalla stampa mondiale come la pecora nera della famiglia... ». John Hemingway ha lo stesso sorriso del celebre nonno Ernest, ma appare molto lontano dagli eccessi di una famiglia la cui storia è costellata da genio ma anche da alcolismo, depressione e suicidio.

Sposato ad un'italo-canadese conosciuta a Milano, dove ha vissuto per vent'anni «e dove – fa notare – è nato il primo Hemingway italiano, mio figlio Michael», John è arrivato a Perugia sulla scia della rassegna "Bagliori d'Autore", che in questa edizione era interamente dedicata al nonno, per illustrare i contenuti del suo libro "The strange tribe". «Un libro che trae il titolo da una frase che Ernest disse a mio padre Gregory, che a dieci anni venne sorpreso a Cuba mentre si provava i collant della madre Pauline Pfeiffer: "Gig, io e te apparteniamo a una strana tribù..."».

Suo padre è morto d'infarto a 69 anni mentre si trovava rinchiuso in un carcere femminile dopo una notte di eccessi finita con una passeggiata in strada senza vestiti. «Per questo il mio – spiega John Hemingway – è un libro di memorie sulla famiglia in cui cerco di evidenziare i lati oscuri di nonno Ernest ma anche in qualche modo riabilitare di fronte al mondo la controversa figura di papà. Il primo osannato come virile scrittore, l'altro troppo frettolosamente rimosso come depravato per le sue stranezze sessuali».

Certo è però che suo padre, dopo una vita in bilico fra cacce all'elefante, bevute epiche, battute di pesca e matrimoni, ha finito col decidere di sottoporsi ad un'operazione per cambiare sesso, facendosi anche impiantare un seno solo, come le Amazzoni. «Una figura solo apparentemente diversa da quella di Ernest, al quale in realtà somigliava molto – dice John – . Mio padre era in tutto e per tutto figlio di mio nonno, la cui personalità era assai complessa, poco riconducibile agli stereotipi maschili occidentali che gli sono stati affibbiati. Ho lavorato sodo per raccogliere del materiale anche inedito. Quando mio nonno si suicidò avevo 11 mesi, ma ho raccolto le confidenze di mio padre, e trovato carteggi inediti fra lui e Ernest».

Un libro per certi versi scandalistico il suo...
«Mio zio, l'unico fratello vivente di Ernest, lo ha trovato veritiero. Cerco solo di spiegare le ragioni di certi eccessi di famiglia, perché sono convinto sia giusto che i miei due figli sappiano come sono andate le cose».

Insinua l'idea che anche suo nonno fosse gay?
«No, anche se ho le prove che ha avuto almeno un rapporto omosessuale. Diciamo che aveva un modo di vivere la propria identità complesso e ambiguo, in cui accanto ad una spiccata parte maschile aveva un'altrettanto spiccata parte femminile. Una sorta di sessualità "bipolare". Forse questo deriva dal fatto che la mia bisnonna, delusa per non aver avuto un'altra femmina, vestì mio nonno fino a quasi sei anni con abiti femminili, con fiocchi nei capelli a boccoli come la sorella maggiore d'un anno. Credo che questa esperienza abbia lasciato una traccia profonda nella sua psiche, in bilico fra rigetto e attrazione. Il che risulta evidente, a mio avviso, ma anche la critica lo ha riconosciuto, in certi suoi scritti degli anni '30 o degli anni '50 come "Il Giardino dell'Eden", dove emerge una visione ambivalente della sessualità, o alcuni testi mai pubblicati che la dicono lunga sulla sua ossessione per una sessualità indifferenziata». E suo padre? «È sempre stato considerato la pecora nera della famiglia, ma in realtà somigliava molto a mio nonno. Nato nel 1931 dalla seconda moglie di Ernest, Pauline, risentì certo dell'atteggiamento di mio nonno che dopo due maschi avrebbe voluto una femmina; cosa che gli fece sviluppare una doppia personalità che lo portò sia ad essere macho come il padre che adorava, da cui i quattro matrimoni, gli otto figli, le battute di caccia all'elefante e la pesca d'altura, sia femmina per non sentirsi comunque rifiutato da lui».
«Mio nonno e mio padre – continua John – erano simili anche se vennero percepiti dagli altri come così diversi. La differenza sostanziale sta nel fatto che mio nonno, che era un grande artista, risolse le sue ossessioni interiori attraverso la letteratura, attraverso cui "esplorò" la sua parte femminile; mio padre invece, che era medico e che pure fu capace di grandi imprese mascoline, visse le sue contraddizioni fino ad incarnarle sul suo stesso corpo».

«Gregory però – conclude John Hemingway – in una cosa era diverso da Ernest: era il tipico eroe hemingwayano che sopporta fino allo stremo, una sorta di "Vecchio e il mare" in carne e ossa, mentre mio nonno cedette alla vita e si suicidò».

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Società che cambia: Anche l'estrema sinistra va pazza per l'hard.

(Affari italiani) Un paginone che parla di pornografia e politica. Politica della sinistra per la precisione, tradizionalmente avversa all'industria del porno. Su Liberazione è comparso infatti un articolo lungo e dettagliato sulla maratona del cinema hard tenutasi a Berlino dal 20 al 24 ottobre.

Il festival è stato una kermesse di tre giorni nel corso dei quali i partecipanti sono stati invitati a girare un corto pornografico (senza alcuna limitazione di orientamento sessuale o idetità di genere). A selezionare i vincitori una giuria di esperti dell’area del porno indipendente, del queer e del cinema sperimentale internazionale. Dunque artisti, registi, dj e attori di fama mondiale. La novità? Che hanno saputo colpire, anzi, fare breccia, nel cuore della sinistra più estrema. Che ora guarda al genere con occhi nuovi. Possibile? Sì, perchè quel porno, e solo quello, fatto con arte, tecnica e professionalità, può diventare la chiave verso la tolleranza e l'integrazione, la comprensione e la convivenza tra persone con sessualità differenti. Queer, lesbo, gay: tutto diventa più facilmente accettabile.

E la chiusura dell'articolo risulta emblematica: "E' un terreno di sfida non facile, la produzione Queer vista al Festival di Berlino ci dice che è possibile e che la scelta dell'immaginario porno, su un confine che è stato storicamente definito sulla sessualità dei maschi etero, può darci strumenti, immagini e immaginari condivisibili e ancora prima godibili da un pubblico di spettatori e spettatrici critici rispetto all'eterosessualità imposta. La pornografia come terreno di conflitto? Provate per credere...". Segna nuovi confini per la lotta di classe...
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Veltroni: "Bastava essere ebrei, antifascisti, nomadi, omosessuali perché la nostra vita fosse considerata meno importante delle altre"

SHOAH/ VELTRONI A STUDENTI: SIAMO QUI CONTRO OGNI ODIO E VIOLENZA

(Apcom) - "Il senso di questo viaggio è il rifiuto della violenza, contrastare l'odio e la violenza: quando sentite parlare di razzismo o odio nei confronti di chiunque, ricordatevi sempre il suono di Auschwitz, che è silenzio. Ma non c'è posto più rumoroso del silenzio di Auschwitz". E' iniziato da Cracovia il viaggio della memoria che porterà più di 200 studenti romani, in rappresentanza di circa 60 scuole della capitale, a visitare domani il campo di sterminio nazista di Auschwizt-Birkenau. I ragazzi, partiti questa mattina da Roma, sono accompagnati, come ogni anno dal sindaco Walter Veltroni, dall'assessore alle politiche scolastiche, Maria Coscia, da rappresentanti della comunità ebraica romana ma, soprattutto, da alcuni sopravvissuti ebrei della barbarie che fu la soluzione finale nazista: Pietro Terracina, Sami Modiano, le sorelle Bucci, Shlomo Venezia.

Sopportando le rigide temperature polacche e sotto una fitta nevicata il gruppo ha visitato questo pomeriggio gli antichi quartieri di Cracovia sostando in particolare nel ghetto che, fino al 1942, ospitava circa sessantamila ebrei. Dopo la deportazione nei vicini campi di sterminio di questi non tornò praticamente nessuno.

"Ci sono stati momenti, nella nostra storia, in cui la vita umana non valeva nulla - ha detto Veltroni presentando il viaggio ai ragazzi nell'antica sinagoga della città insieme all'ambasciatore d'Israele in Italia, Gideon Meir - Il senso di questo viaggio è proprio contrastare l'odio e la violenza: noi andiamo verso il futuro e lì dobbiam0o portare il meglio della nostra civiltà, che nasce dall'aver visto il peggio. Anche quest'anno torniamo ad Auschwitz facendo qualcosa che rimarrà nella vita di ciascuno di noi. Per me - ha continuato - è la sesta volta, ma ogni anno è diverso".

C'è stato un tempo della storia nel nostro civilissimo continente nel quale è potuto accadere che bastava essere ebrei, antifascisti, nomadi, omosessuali perché la nostra vita fosse considerata meno importante delle altre. E c'è stato un tempo in cui tutto questo è successo, anche che degli italiani in camicia nera vendessero la vita delle persone per qualche lira. La violenza - ha ripreso Veltroni apostrofando gli studenti - non ha mai giustificazione, è di per sé un male: personalmente mi sento impegnato per tutta la vita a dire che allora ad Auschwitz non ci sono stato ma ho visto le lacrime e ho abbracciato uno che c'è stato e per questo ho il dovere di testimoniare. Ci dobbiamo sentire tutti quanti impegnati".

"Per voi sarà come una gita scolastica all'inferno, perché ad Auschwitz l'inferno si è fatto realtà. Se incontrate qualcuno che non crede che ciò sia accaduto - ha detto ancora il primo cittadino - raccontate quello che avete visto perché questo è da oggi il compito di noi testimoni.

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Teatro: Nudi, in stanza, col pubblico.

(River-blog) Dignità autonome di prostituzione è uno spettacolo da vedere.
Parto da questo invito spudorato a chi mi legge, per raccontare la mia serata, con un’amica, alla Fonderia delle Arti, in via Assisi. Un invito che nasce da un’esigenza, confessatami dallostesso regista, Luciano Melchionna (che ha firmato quel pezzo magnifico di film che è Gas): “Stiamo in scena fino a quando c’è pubblico. Se la gente smette di venire, ci mandano via”. E’ la triste vita di un gruppo di attori che, in questo caso, si paga da solo l’affitto della sala, non sapendo se riuscirà a coprire le spese.
Veniamo allo spettacolo. All’ingresso si possono pagare tre tariffe, in cambio di altrettanti numeri di “tagliandi”: 10 euro (4 tagliandi), 25 euro (12 tagliandi), 50 euro (26 tagliandi). Ci sono due gruppi di attori: quelli che recitano nelle stanze (una decina in tutto), e altri cinque che accolgono il pubblico, e lo indirizzano verso questa o quella stanza. Il gattino che mi sono spupazzato non conta. La contrattazione del prezzo è relativa: alla fine per vedere uno spettacolo basta un tagliando.

Ogni esibizione dura massimo 10 minuti. In tutto gli attori sono 65, ma ogni sera ce ne sono molti di meno. La prossima settimana, ad esempio, verrà Carolina Crescentini.
A noi sono toccati i seguenti pezzi: una ragazza che, a seno nudo, ci raccontava il suo amore da 14enne per un uomo poi arrestato per violenza (hanno fatto sesso quando lei aveva 12 anni); una “Nuda gratuita”, questo il nome del personaggio, 40enne completamente nuda sulla sedia che raccontava la vita da prostituta; un processo a Gesù tratto da Dostojevski; Elettra, recitata in greco; un bravissimo meccanico che racconta dell’omicidio del fratello; un monologo di un ragazzo che parla del difficile rapporto coi genitori.
Il tutto intermezzato da sketch paradossal-comico che avvenivano nel corridoio, dove camminava anche un fantasma con la mano che grondava di liquido rosso. Non mi ha convinto il fatto che quasi tutti i monologhi fossero drammatici, un’osservazione che ho fatto pure al regista: “L’idea è quella di far passare il pubblico dalle pillole più leggere, in corridoio, ai pezzi di verità interiore nelle stanze”. Monologhi tutti firmati da Melchionna (avrò fatto una gaffe chiedendogli chi li avesse scritti?).

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Fa una strana impressione stare in una stanza, da solo, con una ragazza che ti urla in faccia, col seno di fuori.

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La Fiamma tra Billionaire e nostalgia "Non malediremo mai più il fascismo".

In platea Donna Assunta raggiante, per la Santanchè in arrivo il ruolo di portavoce.
Raggiante Teodoro Buontempo, in lacrime l´editore Ciarrapico.
All´ingresso del Cavaliere parte un "Duce, duce", che poi si trasforma in "Silvio Silvio".

(Carmelo Lopapa - La Repubblica) La fiaccola arde di nuovo, almeno nel simbolo stilizzato della "Destra" sullo sfondo azzurro-forzista che campeggia alle spalle del palco. Quella vera, enorme, stile olimpico, Teodoro Buontempo che qui tutti si ostinano a chiamare sempre "Er pecora", proverà pure ad accenderla, con un giornale arrotolato, ma resterà tristemente spenta. Presagio infausto? Macché. Francesco Storace è già lì alla tribunetta ad abbracciare con lo sguardo fiero i 3-4 mila (6 mila diranno gli organizzatori) che affollano il Palazzo dei congressi dell´Eur. Missione compiuta. E ora sventola raggiante le 20 euro che poco prima - come ognuno dei militanti venuti da tutta Italia - gli ha consegnato Daniela Santanché.

Eccola la sorpresa annunciata alla vigilia della kermesse, quell´«alto esponente di An, uomo molto noto e popolare» pronto a voltare le spalle a Fini per l´aspirante Le Pen italiano. «Che grande uomo sei, uno che le palle ce le ha e non di velluto» sarà il delicato complimento che il senatore le rivolgerà dal palco parafrasando l´altrettanto elegante frase della Santanchè sul Fini che ormai si circondava di colonnelli con quegli attributi, appunto, di velluto. E proprio in abito di velluto, un tre quarti rigorosamente nero su camicia bianca, l´ormai ex responsabile di D-donna di An si è presentata ai nuovi «fan» della Destra. È proprio lei, con tanto di marchio di fabbrica: tacco altezza 10. Dice «Sarà una grande avventura e io l´affronto con il coraggio di chi ci crede». «Hai avuto coraggio? No, il coraggio ci vuole a restare in An» la rincuorerà poi lui strappando l´ennesima standing ovation. La lettera di dimissioni l´ha recapitata a Gianfranco Fini solo in mattinata. Un finale annunciato, dopo molteplici scontri. Oggi l´atteso intervento, poi il ruolo di portavoce. La notizia non fa in tempo a rimbalzare fuori dal Palacongressi, che per conto del capo (silente) Fini è Ignazio La Russa, collega di scorribande nella Milano salottiera fino a non molto tempo fa, a liquidare l´abbandono con un laconico: «È un bene per noi, non ci perdiamo nulla, anzi ci dà più serenità». E lei che subito si sfoga: «Se avevo qualche dubbio, dopo le sue parole ho solo certezze».
Ma la Santanché finisce con l´essere la ventata di nuovo e perfino di glamour - ponte impensabile tra Storace "epurator" e il mondo del "Billionaire" - in un´arena che per il resto trasuda amarcord. E non è solo per quei «boia chi molla è il grido di battaglia», per il «Duce, duce» all´ingresso del Cavaliere che subito viene tramutato in «Silvio, Silvio» o per quelle braccia tese (neanche tante, per la verità) che, immancabili, scattano all´inno nazionale. O quando viene riesumato il canto «Il domani appartiene a noi» della "Compagnia dell´anello". È l´atmosfera nel suo insieme, diciamo, che crea l´effetto "nostalgia". Tutti in piedi mentre scorrono le strofe «La terra dei padri, la fede immortal/nessuno potrà cancellar», Berlusconi compreso. Poco più in là, l´editore Giuseppe Ciarrapico in occhiali scuri e la vecchia guardia Msi Antonio Rastrelli. Mentre sul maxischermo scorrono le immagini del pantheon destrista: Ezra Pound e Giovanni Gentile, Gabriele D´Annunzio e perfino un neo "arruolato" Papa Ratzinger. Ma è quando compare Giorgio Almirante che il viso di Donna Assunta si riga di lacrime. C´è pure lei in prima fila, altro fiore all´occhiello dell´assemblea costituente. «Qui sei a casa tua» le può urlare dal palco. E lei, ossequiata con baciamano, fotografata ben più della Santanché, a casa si sente per davvero. «Quanto entusiasmo - commenterà alla fine - Sono contenta per Francesco. Ma la destra si riunirà, quando sarà il momento». Benedisce la "Destra", ma non è venuta certo a prendere le distanze da An, «la grande mamma di ciascuno di noi», come la chiamerà Storace. E siccome tra i cori e l´entusiasmo caciarone del Palazzo, neanche a dirlo, aleggia soprattutto l´ombra di Fini e della sua vita privata catapultata di nuovo nel gossip, Donna Assunta confessa: «L´ho sentito cinque giorni fa, ma che attendesse un figlio non lo sapevo, gli farò gli auguri». Ha tradito, azzarda dal palco Buontempo. «Mai malediremo il fascismo» urla Storace invece evocando lo "strappo" di Gerusalemme dell´allora ministro degli Esteri. I suoi erano venuti fin qui per ascoltare proprio quello. Standing ovation. Porte chiuse alla Turchia in Europa, sarà l´altro motto di successo. Gelo quando un esaltato gli fa eco dal loggione: «E anche ad Israele». E no, questo no. Perché "epurator" lo è stato per davvero, il senatore, raccontano. Nel senso che ha voluto e ordinato che si facesse piazza pulita di croci celtiche e pericolose rievocazioni, prima dell´inizio. L´ambizione è un partito da 150 mila adesioni, roba seria. Pulizia, dunque, ma «mai maledire il fascismo».
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Sesso e rock, i miti delle groupie: «Jagger geniale, Page romantico».

Nuovo libro della star delle trasgressioni negli anni 70. «A letto restituivamo la gioia ricevuta dalla musica». Pamela Des Barres svela i segreti di 23 «colleghe».

(Sandra Cesarale - Il Corriere della Sera) «Il rock è sesso», dice Pamela Des Barres al telefono da Los Angeles. Sono le nove del mattino, ha la voce ancora impastata dal sonno. «Queste non sono ore da rock'n'roll», scherza lei, che negli anni Sessanta e Settanta ha diviso le luci della ribalta e le ombre del letto con divinità scellerate come Jim Morrison («Divertente »), Mick Jagger («Geniale, come Leonardo da Vinci»), Jimmy Page («Un romanticone»). Le sue memorie di groupie le ha già raccolte vent'anni fa nel primo libro «Sto con la band», adesso Pamela arriva a Roma (martedì 13) e Milano (il 16) per presentare «Let's Spend the Night Together. Stanotte stiamo insieme » (edito da Castelvecchi). Il suo quarto lavoro raccoglie le voci di 23 donne e un uomo che sono riusciti a intrufolarsi sotto le lenzuola delle star e, qualche volta, a impadronirsi dei loro sentimenti.
«Le groupie vivono dove batte il cuore della musica — spiega Pamela che nel 2008 taglierà il traguardo dei sessant'anni — ma quando si parla di loro si pensa a ragazze vogliose di fare sesso con una rockstar. Con il mio libro spero di aver dato alle groupie una voce e di aver strappato loro di dosso l'immagine negativa che ne ha la gente». Per «redimere» la categoria, Pamela fa parlare Tura Satana che insegnò a Elvis come baciare (ma non solo); Cynthia Plastic Caster che collezionava calchi di sessi maschili (il pezzo più importante della raccolta è quello di Jimi Hendrix); ma nella lista compaiono anche i più moderni Lexa Vonn (Marilyn Manson) e Pleather, l'unico maschio del gruppo, che intrecciò una liaison con Courtney Love. Ripercorre la storia di Gail, vedova del geniale Frank Zappa, e ne ricorda una frase: «Il rock'n'roll era l'altare, i tizi che lo facevano erano gli dèi, e le loro donne erano le sublimi sacerdotesse». «Mi ha colpito parlare con Sweet Connie: l'hanno colpevolizzata perché ha ammesso di avere avuto sesso con 30 uomini in una sola notte. Ma lei ne è orgogliosa, amava restituire la gioia ricevuta dalla musica. Noi eravamo una parte importante del carrozzone rock, gli dèi ci volevano con loro e noi dispensavamo consigli su come vestire, dove andare la sera... E li adoravamo ». Spiega di aver raccolto soprattutto le testimonianze delle sue coetanee, «perché le rockstar di quegli anni erano molto più affascinanti ed erano più avvicinabili. Da quando un fan ha ucciso John Lennon, le band hanno iniziato ad avere molta security intorno. C'è chi come Bruce Springsteen va al supermercato da solo, ma la maggior parte degli artisti non lo fa più, viviamo in un mondo dominato dalla paura».

È stata testimone privilegiata dell'età d'oro del rock: backstage e festini per Pamela non sono un mistero ma, assicura, non c'è nostalgia nei suoi racconti. «La malinconia mi viene soltanto se penso alla grande musica che si creava, oggi non ce n'è molta in giro. Ero sul palco con i Led Zeppelin, i Byrds, i Doors, i Mothers of Invention. Los Angeles negli anni Sessanta mi ricorda il rinascimento fiorentino: una rivoluzione culturale. Springsteen, McCartney, gli Who, i Rolling Stones sono ancora qui per ricordarci che sono eterni». Il suo mondo, racconta, non è cambiato molto: da tre anni convive con il musicista country Mike Stinson. «La mia vita non è diversa da quando ho iniziato a fare la groupie: avevo 16 anni e dalla finestra di una casa a Bel Air intravidi Paul Mc Cartney, ne rimasi folgorata. Quello era il mondo di cui volevo far parte. Ci sono riuscita». I momenti più esaltanti li ha vissuti al seguito dei Led Zeppelin. «Jimmy mi faceva sedere sul palco, sugli amplificatori, per vedere la folla e sentire meglio. Non potevo essere più vicina di così alla band». Non ricorda di essere stata protagonista di liti furibonde con mogli e fidanzate ufficiali: «Ma ho avuto incidenti divertenti. Un giorno, a casa di Jim Morrison, ero completamente fatta e, senza motivo, mi stesi per terra e inarcai la schiena. La gonna si sollevò e mi finì in faccia. In quel momento entrò la ragazza di Jim. Lei urlò: "Vai a farti fottere fuori da qui". Lui? Rideva».

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Testardo: Ma Berlusconi non cede "Sono senza coraggio non tratteranno".

Il Cavaliere insiste: "Prodi cade, a marzo si vota".

(Francesco Bei - La Repubblica) Le subordinate non esistono, all´orizzonte c´è soltanto la crisi di governo e il voto. Silvio Berlusconi, nonostante i movimenti tellurici che si avvertono nel centrodestra, resta fermo sul no al dialogo sulla riforma elettorale. Ieri lo ha ribadito in privato a Francesco Storace e Daniela Santanché, riuniti all´Eur per la nascita della Destra: «Tenetevi pronti, si vota a febbraio-marzo». Casini e Fini aprono? «Li voglio vedere che si siedono al tavolo di Veltroni. E comunque io tiro dritto per la mia strada». Il Cavaliere infatti, al di là dei numeri del Senato e della «certezza» che il governo presto o tardi andrà sotto («se non sarà mercoledì avverrà più avanti, ma non cambia niente»), è convinto che il progetto «tedesco-spagnolo» offerto dal segretario del Pd non sia altro che «un tentativo di dividere la Cdl, a cui noi non ci presteremo». Eppure, anche se solo a livello puramente teorico, nelle conversazioni avute con i suoi Berlusconi una cosa se l´è lasciata sfuggire: «E´ chiaro che se c´è da trattare non lo lascio fare certo a Casini e Fini».
Così, oltre il muro del «no» a tutti i costi, si capisce che anche dentro Forza Italia si sta iniziando a ragionare su degli scenari alternativi. Ieri a Montecatini, a sentire Pier Ferdinando Casini e il suo invito «a un comune momento di riflessione» sulla legge elettorale, c´era tutto lo stato maggiore forzista, riunito da Marcello Dell´Utri. E le risposte sono state tutt´altro che tetragone. «Casini sostiene che sarà inevitabile anche per noi sederci a dialogare - osserva Mario Valducci - , un discorso condivisibile se non si vota. Aspettiamo mercoledì. In ogni caso quella roba di Veltroni Berlusconi non l´accetterà mai, perché è fatta apposta per spaccare le coalizioni». «Casini - ammette Fabrizio Cicchitto - è stato abile, ha saltato a piè pari questa settimana decisiva lanciandosi direttamente nel futuro. Noi restiamo fermi sul modello D´Alimonte. Poi vediamo. Certo se Casini ci propone il tedesco la risposta è no». E la bozza Veltroni? Per Gaetano Quagliariello «Al momento è più tedesca che spagnola, ma con uno sbarramento al 5-6% che crea problemi ai piccoli del centrosinistra. Come farà Veltroni a convincerli?». A Paolo Bonaiuti l´ipotesi Veltroni non piace per niente: «Il nostro obiettivo primario è far cadere il governo. Ma comunque, così com´è, la bozza Veltroni non va bene: non ci sono le alleanze preventive, non c´è un argine abbastanza alto per evitare il frazionamento dei partiti e poi il bipolarismo ne sarebbe travolto».
La conclusione è che, al di là della propaganda sulla spallata, Berlusconi potrebbe avere interesse a sedersi domani al tavolo da gioco per dare egli stesso le carte. «Salvo poi - ipotizza un azzurro di peso - far saltare la trattativa e andare dritto al referendum». Con il duplice risultato di far cadere il governo (Mastella si sfilerebbe per evitare le urne) e ricompattare la coalizione sotto la sua leadership.

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Pattinaggio: Fabris,record nei 5000.

Miglior tempo mondiale, battuto Kramer.

(Tgcom) Record del mondo per Enrico Fabris nei 5000 metri di pattinaggio velocità sul ghiaccio. Il campione olimpico di Torino 2006, nel corso della 2.a giornata della prima tappa della coppa del mondo in svolgimento a Salt Lake City, si è imposto con il tempo di 6'7"40 migliorando di otto centesimi il precedente limite mondiale detenuto, dal 3 marzo scorso, dall'olandese Sven Kramer. Per Fabris è la 7.a vittoria in coppa.

Eccellente prestazione del campione di Roana che nella notte italiana ha vinto con il nuovo record del mondo i 5000 metri valevoli per la Coppa del Mondo di pattinaggio velocità in corso di svolgimento a Salt Lake City. L'azzurro ha fermato i cronometri a 6'07"40 migliorando di otto centesimi il precedente primato che apparteneva all'olandese Sven Kramer giunto secondo (6'07"52). Terza piazza per il norvegese Havard Bokko (6'14"14), quarto l'olandese Carl Verheijen (6'14"90), quindi il canadese Arne Dankers (6'17"71).

Enrico Fabris, nel 2006 due volte campione olimpico, ha sfruttato al meglio le qualità del ghiaccio dell'Olympic Oval della capitale dello Utah facendo segnare il crono sensazionale. Perfetta la condotta di gara sin dal primo metro. Il rappresentante delle Fiamme Oro ha aperto la gara con un passaggio in 18"57 ai 200 metri. Nelle tornate successive è transitato sempre sotto i 30 secondi. Regolari i suoi passaggi che sui dodici giri hanno oscillato tra i 28"5 ed i 29"1.

Per Fabris, che vanta nel palmares anche un titolo europeo, si tratta della settima vittoria in Coppa del Mondo, la prima sui 5000 metri. Il primo trionfo risale al 21 novembre 2004 sui 1500 a Berlino, quindi l'11 dicembre 2005 sempre sui 1500 a Torino, il 18 novembre 2006 nuovamente nella capitale tedesca, il 26 novembre 2006 sui 10.000 a Mosca, il 3 febbraio ed il 18 febbraio 2007 sui 1500 rispettivamente a Torino ed Erfurt.

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Dalla Thailandia la trans più bella del mondo.

(Queerblog) A Pattaya, in Thailandia, è stata eletta miss International Queen. La vincitrice, che dovrebbe essere la trans più bella del mondo, è la 21enne tailandese Tanyarat Jirapatpakon.
Per lei un premio da 10mila dollari.
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Società: I preti-star si convertono all’agente.

Da Don Mazzi a suor Paola: esperti di comunicazione dietro le tonache di successo.

(Filippo Di Giacomo e Giacomo Galeazzi - La Stampa) Secondo la classificazione mediatico-mondana individuata da Dagospia apparterrebbero al genere «morti di fama»: sono i preti e le suore che, da tempo, usufruiscono dello stesso sistema che «piazza a percentuale» tronisti, veline, svippati ed affini. Curiosando nei siti internet delle agenzie è possibile trovare foto e descrizioni degne di una fiera delle vanità. Sostiene Marco Bocconi, consigliere d’amministrazione della Meta Comunicazione: «I preti sono sempre più mediatici e in video funzionano. Per "Uno Mattina Estate" abbiamo svolto un’attività di promozione centrata tra gli altri su don Giovanni D’Ercole, facendolo intervenire in trasmissione e inserendolo in studi, indagini e altro legati ai personaggi televisivi emergenti».

Dunque: apparite, fratres! E infatti, le tonache di successo hanno scelto i propri chierichetti proprio fra le maggiori agenzie specializzate in promozione d’immagine. Oltre alla Meta Comunicazioni, sono scesi in campo Saro Trovato (della Eta Meta Re-search & Trend) e Klaus Davi. Sfilate al Giubileo Spiega Bocconi: «Il caso emblematico è quello del prete più mediatico d’Italia dopo il Papa: don Mazzi. E’ stato tra i primi a capire quanto un’importante attività di comunicazione potesse essere funzionale per ottenere attenzione sulle tematiche legate alla sua attività di sostegno ai giovani». Oltre a don Mazzi, alla Eta Meta Research & Trend si sono affidati: l’idolo dei laziali suor Paola, don Felice Riva, padre Nike il passionista che balla e canta e suor Myriam Castelli. A differenza di quelle del Signore, le vie dell’apparire non sono per niente infinite.

E spesso finiscono in piazza. Un esempio: gli eventi dedicati a «La fede e la moda» durante il Giubileo del 2000 e dei quali restano, negli archivi dei giornali, foto a dir poco divertenti. Sempre nel Duemila, a Roma, a piazza Augusto Imperatore, per gli eredi Pisanò, Klaus Davi, organizzò una sfilata di moda portando in passerella suor Paola, il fratello di don Felice Riva (un prete con l'hobby della couture), e don Mazzi.Qualche giorno dopo, il martedì della Settimana santa, con un nutrito gruppo di religiosi li fece esibire come ballerini in una sgangherata puntata del programma «Furore». Eccesso di esposizione, sentenziarono gli esperti, e corsero ai ripari. Marco Bocconi racconta che per Don Gino Rigoldi (fondatore e presidente di Comunità Nuova e cappellano del carcere Minorile di Milano), «la Eta Meta ha realizzato un piano di comunicazione ad hoc quale opinionista fisso del programma Rai "L’Italia sul 2", con diagrammi dello share e del gradimento del pubblico televisivo».

Perché spesso, come nel caso di don Rigodi, i preti che vanno in televisione affrontano quello che la teoria della comunicazione chiama omologazione, e quindi devono adeguarsi alla linea editoriale del programma e a quel «politicamente corretto» che conferisce un gusto insipido alla maggior parte delle trasmissioni televisive d'intrattenimento. Per evitare questo pericolo, anche per i preti e per le suore i percorsi di promozione d'immagine diventano più facili se, prima di sbarcare sui media, creano un proprio marchio, un proprio brand. Come suor Germana, esperta di cucina, le cui raccolte di ricette vengono proposte dal suo agente a milioni di copie. Oppure come monsignor Marco Frisina, direttore dell'ufficio liturgico del Vicariato di Roma e compositore musicale.

Per anni, senza apparire, veniva presentato sui media con una sfilza di titoli impressionanti: biblista, esperto di storia delle religioni, teologo… Ormai di lui si occupa un intero staff dell'agenzia musicale Nova Ars con una press agent, Rossana Tosto, e due assistenti Elena Gordini e Daniela Cori occupate a smistare le numerose richieste di partecipazioni ad infiniti eventi. Madre Teresa: altro stile. Vedendo il proliferare delle tonache in televisione, qualche settimana prima della sua morte il drammaturgo cattolico Giovanni Testori diceva a «Panorama»: «Esiste un’idiozia cattolica che si pasce di comparsate televisive che, mentre alimentano le carriere, aumentano anche la disperazione di chi sta a sentire».

Parafrasando Testori, se proprio vogliamo citare una suora, possiamo pensare a madre Teresa di Calcutta. Con la sua faccia rugosa e gli stracci che indossava, senza ricorrere ad alcun agente, è diventata una vera star, icona televisiva del mondo globalizzato, restando lì dove era e continuando a fare solo ciò in cui credeva.

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Ricerca: Nelle fantasie il sesso che non osate chiedere. Ma stranamente non riguardano i gay.

Sessuologia. Una ricerca svela i desideri erotici di 18mila uomini e donne. Nell'immaginario intimo si dissolvono limiti e paure.

(Angelo de' Micheli - Il Corriere della Sera) C'è un mondo sotterraneo che nascondiamo non solo al partner ma anche a noi stessi. È il mondo delle fantasie sessuali. In questo pianeta misterioso si è avventurato Brett Kahr, psicoterapeuta e ricercatore del Centro per le relazioni di coppia del Tavistock Institute di Londra. E il risultato delle sue indagini è ora pubblicato nel libro «Indovina chi viene a letto?» (edito tra i saggi del Ponte delle Grazie). Nel libro sono raccolte oltre mille fantasie sessuali, scelte tra quelle di più di 18mila persone. Ma le fantasie sessuali sono davvero diffuse? «Perché stupirsi? Si dipinge con il cervello, non con le mani, diceva il grande Michelangelo — ribatte Carlo Alfredo Clerici, medico, specialista in psicologia clinica, ricercatore dell' Università di Milano — e quello che si immagina con la mente può essere più interessante e reale di quello che si vive e si "tocca". Le fantasie sessuali hanno una precisa funzione, soddisfano, in modo sostitutivo, bisogni che resterebbero inappagati, danno vita a situazioni che nella realtà sono difficili da vivere, da agire. Nell'immaginario non ci sono limiti, paure, freni. Non ci sono né pericoli, né sanzioni, proprio per questo il mondo delle fantasie è sempre affollato, giorno e notte».
La ricerca di Brett Kahr parte dalla trascrizione di pensieri raccontati da uomini e donne dai diciotto ai novant'anni. Le persone sono state scelte in diverse contee inglesi, in diversi gruppi sociali, hanno differenti orientamenti religiosi e differenti attività lavorative. Nessuno ha mai sofferto di disturbi psichici degni di rilievo. Il 95% dei partecipanti non ha mai rivelato prima le proprie fantasie sessuali. Nemmeno ai partner.
«Che io sappia non esiste una ricerca equivalente sulla popolazione italiana, ma ormai, almeno nel mondo industrializzato, le fantasie sessuali non conoscono confini geografici — commenta Clerici —. È quindi interessante notare come dallo studio emerga che quasi la metà degli uomini e il 34% delle donne fanno ricorso a fantasie sessuali per "esplorare" attività sessuali mai agite nella realtà. Evidente dimostrazione che c'è voglia di altro, di un altro che non si osa chiedere, ma che ci affascina. Altrettanto significativa la percentuale degli uomini (30%) e donne (19%) che si serve della fantasia per compiere atti che dichiara esplicitamente di non ammettere nella vita reale. Evidente, ancora, il bisogno di sconfinare, di andare oltre».

«Ma le fantasie sono anche un aiuto per la coppia: "aiutano ad eccitarsi quando si è con il partner" per il 24% degli uomini e per il 26% delle donne » aggiunge Clerici. Se questi e altri sono i motivi per cui si fantastica , che cosa si fantastica? Il sesso di gruppo è gettonatissimo: il 58% degli uomini immagina di fare sesso con due o più donne, mentre il 28% delle donne sogna due o più uomini. «Questo è un modo per esprimere il proprio desiderio di onnipotenza, — precisa Clerici — per assicurare a se stessi, almeno nelle fantasie, una posizione vincente, per dire a se stessi: io piaccio».
In classifica, questa fantasia è seguita, per il 36% degli uomini, da quella di guardare due o più donne che fanno sesso fra loro. «Questo è invece un modo indiretto per esprimere il desiderio di far sesso con più persone». L'idea di partecipare ad un'orgia attrae invece il 28% degli uomini e solo il 12 % delle donne. Farsi filmare mentre si fa del sesso, lo vorrebbe il 17% degli uomini e il 15% delle donne. Fare sesso con un personaggio famoso è una fantasia presente nel 43% degli uomini e nel 25% delle donne. «La notorietà della "controparte" appaga evidentemente a sufficienza, poiché nella graduatoria di che cosa si farebbe con queste persone celebri, al primo posto c'è il sesso normale e solo al sesto il sadomasochismo e all'11˚ il sesso in pubblico» sottolinea Clerici.
Una buona parte degli intervistati cerca poi il piacere immaginando un oggetto: in particolare capi di abbigliamento intimo. Dalla ricerca emerge che l'8% degli uomini ma anche il 3% delle donne è attratta da forme di feticismo, diffuso maggiormente tra i giovani «ai quali l'esperienza difetta e viene compensata dall'aspettativa » aggiunge Clerici.
Dalla lettura dello studio inglese si esce con la convinzione che le aspettative riguardo al sesso siano in rialzo, ma è vero? «Siamo spinti a ricercare piaceri sempre maggiori e per soddisfare l'istinto di piacere la strada della sessualità è certamente la più conosciuta e frequentata, ma non è la sola. Pensiamo, per esempio, al cibo, classico sostituto del sesso, cui è facile accedere senza farsi fermare da troppi tabù».

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Roma-Europa festival: Paul-André Fortier al Palladium sino all'8 dicembre.

SOLO 30 X 30.
dal 9 novembre all'8 dicembre

Video al Palladium- 9 dicembre ore 17.00.
Piazza di San Lorenzo in Lucina
Il trailer

Per 30 giorni consecutivi Paul-André Fortier danzerà all’aperto in piazza San Lorenzo in Lucina eseguendo un solo di 30 minuti dalle 12.30 alle 13.00: totale 15 ore, che secondo Fortier sono invece “900 minuti di intimità con una città”. Il cane abbaierà, si arrabbierà il vigile, i passanti saranno sorpresi, intimiditi? Dopo Montréal, Yamaguchi, Ottawa e Nancy Solo 30 X 30 approda a Roma dove clima, spettatori, attività giornaliere, suoni o inquinamento acustico cittadino saranno tra i tanti stimoli che l’ambiente offrirà al coreografo canadese per far rinascere quotidianamente lo spettacolo. Una sfida effimera e pericolosa a “guardare e decidere se tirare diritto per la propria strada oppure prendersi il lusso di fermarsi” spiega ancora Fortier. In un contesto tanto irrituale, esponendosi al sole e alla pioggia e alle reazioni più varie e casuali, le evoluzioni del corpo scommettono sulla rivelazione del desiderio di trasgressione e di libertà, ponendo l’accento sulla realtà urbana, sullo spazio riservato alla vita delle persone, sulla loro alienazione e sul loro riscatto. Come dice sempre Fortier, “Il danzatore si attende la presenza del pubblico, ma non aspetta nessuno: lo troverete senza cercarlo”, in uno spettacolo a ingresso libero e, finalmente, senza prenotazione obbligatoria.

Dopo un’esperienza come professore di letteratura e teatro, Paul-André Fortier, scopre la danza nel 1973, e ad essa si consacra. Entra nel Groupe Nouvelle Aire da cui ha preso le mosse tutta una generazione di coreografi canadesi. Negli anni seguenti, le sue opere lasceranno i sentieri della narrazione per spingersi sempre di più verso l’astratto.

In ogni città, dalla performance di Fortier nasce una creazione originale in video, di cui l’artista non è necessariamente il soggetto, ma sempre lo spunto ispiratore. A Roma, il filmato sarà realizzato dall’artista Emiliano Campagnola, e mostratto al pubblico durante il MELTING PARTY, presso le Officine Marconi, il 15 dicembre dalle ore 21:00.
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Ideazione, coreografia e danza: Paul-André Fortier
Assistente alla coreografia: Ginelle Chagnon
Costumi: Denis Lavoie
Coproduzione: Canada Dance Festival, Ottawa Place des Arts, Montréal

Il sito di Fortier

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Cinema: Mark Wahlberg sarà Max Payne,

L’attore americano, che attualmente è impegnato sul set di ‘The Lovely Bones’, vestirà i panni del poliziotto protagonista del celebre videogame della Rockstar Games.

(Castle rock news) La 20th Century Fox ha scritturato Mark Wahlberg come protagonista di un adattamento cinematografico di Max Payne, il videogioco della Rockstar Games incentrato sul personaggio di un poliziotto sotto copertura che si muove in una New York sporca e corrotta.
Il film sarà diretto da John Moore sulle basi di uno script firmato da Beau Thorne, e le riprese dovrebbero partire agli inizi del prossimo anno. A produrre la pellicola saranno Julie Yorn e Scott Faye tramite la loro Firm Films.

Attualmente Wahlberg è impegnato sul set di The Lovely Bones, adattamento del romanzo di Alice Seibold che è diretto da Peter Jackson. Nei giorni scorsi l'attore americano è stato chiamato a sostituire Ryan Gosling che aveva abbandonato il set del film di Jackson il giorno prima dell'inizio delle riprese.
Tra i prossimi progetti di Wahlberg inoltre, c'è un ruolo da protagonista in The Fighter, il film di Darren Aronofsky incentrato sulla vita e la carriera del pugile Mickey Ward.

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MIT contro Gehry, ovvero quando il troppo bello non funziona.

Stata Center al MIT di Boston(Travelblog)Il mitico MIT , il Massachusetts Institute of Technology di Boston, ha citato in giudizio il celebre architetto Frank Gehry. La celebre università statunitense sostiene infatti che siano imputabili al progetto di Gehry le deficienze strutturali che si sono riscontrate in alcune parti del State Center, qui in una foto di Tjeerd, da quando questo è stato costruito (ci piove e nevica dentro secondo quanto riportato dal Chicago Tribune).

Questa notizia fa il paio con quella del mese scorso, relativa questa volta a Santiago Calatrava, accusato dal comune di Valencia per i danni subiti dal nuovissimo Palazzo dell’Arte, parte della città dell’arte e della scienza, a seguito delle forte piogge che hanno interessato la città spagnola.

In tutto questo, speriamo che i ritardi nella realizzazione del quarto ponte di Venezia sul Canal Grande, abbiano effettivamente raggiunto lo scopo di rende più stabile l’opera.

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Un concorso per racconti inediti sul Novecento.

(Booksblog) C’è tempo fino al 1 gennaio 2008 per partecipare al premio letterario nazionale Le storie del Novecento, riservato a “racconti inediti che, utilizzando le tecniche della narrazione letteraria si svolgano liberamente intorno ad avvenimenti che hanno segnato la storia italiana del XX secolo”. Il concorso è organizzato dal Comune di Serravalle Scrivia, in collaborazione con la Provincia di Alessandria, la Regione Piemonte, l’Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria, Il Circolo del Cinema di Tortona, e c’è anche una sezione per i cortometraggi.

La partecipazione al concorso è completamente gratuita. Come comunicano gli organizzatori, “il testo del racconto non dovrà superare le 20.000 (ventimila) battute (spazi inclusi). Oltre alle 4 copie cartacee, ogni concorrente dovrà inviare il floppy con il testo del racconto e indicare il numero esatto di battute. Si richiede inoltre una dichiarazione che attesti che il racconto sia totalmente inedito. Le opere inviate non saranno restituite”.

Saranno premiati, “a giudizio insindacabile della giuria”, tre racconti che riceveranno riconoscimenti in denaro:
- per il primo classificato, 1000 euro
- per il secondo classificato, 500 euro
- per il terzo classificato, 250 euro

Ciascun concorrente potrà inviare alla segreteria un solo racconto, in 4 copie e in forma rigorosamente anonima, indicando, in busta chiusa allegata, nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono, e-mail e autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi dell’art. 13 della L.31/12/96, n.675.

INFO: tel.0143/633627 – fax 0143/686472
Storie900@comune.serravalle-scrivia.al.it

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I "Gay" premiati al Sundance film festival stasera su Italia 1: Happy Texas.

Stasera alle 24 su Italia 1.

Happy, Texas ha ricevuto lo speciale premio della giuria al Sundance Film Festival, rinomata vetrina del cosiddetto cinema indipendente, che da qualche anno a questa parte, sta diventando più che un segno di qualità cinematografica, l'etichetta per un pubblico che ama sentirsi più colto e cinefilo. Etichetta che corrisponde ad una confezione carina rispetto alla quale il nostro Leonardo Pieraccioni non ha niente da invidiare. Detto questo per affermare la nostra sincera ostinazione nello smascherare operazioni che giocano le loro carte sulla mistificazione di numerose pellicole, spacciate per luoghi di sperimentazione e peggio ancora per opere di vivacità e interesse artistico, Happy, Texas è soltanto una convenzionale commedia che bada poco al linguaggio cinematografico. Lo stile del debuttante Mark Illsley è in sostanza assente. I punti di forza, come spesso capita in molte commedie d'oltreoceano, sono la sceneggiatura (scritta, oltre che dallo stesso Illsley, da Ed Stone e Phil Reeves) e la bravura degli attori.

Due evasi di prigione, mezze tacche di criminali, Wayne Wayne junior (Steve Zahn) e Harry Sawyer (il Jeremy Northam avvocato ne Il Caso Winslow), rubano una roulotte ad una coppia di gay coreografi, preparatori di bambini ai concorsi di danza che si svolgono regolarmente ogni anno in tutto il paese. Giunti ad Happy, ridente e sperduta cittadina del Texas, i due si spacciano per i gay coreografi. La vita in provincia è abbastanza noiosa, l'arrivo di Wayne ed Harry sconvolgerà gli abitanti, in particolare la proprietaria della banca Josephine McClintock (Ally Walker), lo sceriffo Chappy Dent, (William H. Macy) e l'insegnante della scuola locale Miss Schaefer (Illeana Douglas), cui è stata affidata la preparazione ai concorsi nel passato, ma con esiti sconfortanti. Wayne si trasforma in abile istruttore di musica e danza, quanto simpatico amico delle bambine ed Harry prende a cuore le vicende amorose di Joe e Chappy, quest'ultimo davvero omosessuale.
L'impressione è che la sceneggiatura sia fin troppo infarcita di piste collaterali. Il fatto che i due protagonisti siano evasi dalla prigione è del tutto irrilevante. Le note buone si registrano nelle performance attoriali. Soprattutto quelle di Steve Zahn e William H. Macy. Il personaggio di Wayne appare riuscito sia per l'originale fisionomia sia per la forte componente surreale. William H. Macy è, come al solito, grandissimo. La sua faccia di perdente disperato è davvero insuperabile.

HAPPY, TEXAS
Regia: Mark Illsley
con:
Harry Sawyer: Jeremy Northam
Wayne Wayne Jr.: Steve Zahn
Sceriffo Chappy Dent: William H. Macy
Josephine McLintock: Ally Walker
Ms. Schaefer: Illeana Douglas
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Firenze: Il prossimo Pitti Uomo, dal 9 al 12 gennaio 2008, anche negli spazi della Dogana di Via Valfonda.

(Nove da Firenze) Pitti Immagine lancia Pitti W_Woman Precollection: un progetto specifico e autonomo sulle precollezioni donna, a cui partecipano, in questo primo appuntamento, una selezione di circa 40 aziende internazionali.
Evento speciale, sofisticato e glamour, di questa prima edizione, sarà la presentazione della precollezione donna di 6267 (Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi). E nel gennaio 2008, alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, la Fondazione Pitti Discovery continua la sua riflessione sulla cultura della moda con la mostra Donna Simonetta. La Prima Donna, dedicata a una delle più grandi protagoniste della couture italiana.

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La Colt sceglie l'Italia.

(Queeraway) La Colt, in molti lo sanno, oltre ad essere una nota pistola è anche (per assonanza ed affinità!) una delle maggiori case produttrici di hard dedicato ai gay. I film Colt si caratterizzano per vedere come interpreti ipertrofici e muscolosissimi manzi spesso in stile "latino".
Ora la Colt Studio promuove un tour per i locali italiani per pubblicizzare i propri prodotti.
Quale migliore pubblicità di mandare in giro dei porno attori da cento chili l'uno, mezzi svestiti, o magari del tutto, in giro per le discoteche del Bel Paese? Per una casa di produzione tra le maggiori quale miglior possibilità di lustro alla sua immagine e di far crescere il suo fatturato che portare i suoi divi a contatto con il pubblico? In realtà tour come questo sono piuttosto abituali all'estero e soprattutto negli USA ma ora per la prima volta approdano in Italia.
A partire dal 24 di novembre, infatti, i ragazzi della Colt si esibiranno dal vivo nelle maggiori discoteche gay e il tour andrà avanti fino all'8 dicembre.

Il "Colt Man Italian Tour 2007" vedrà protagonisti Carlo Masi, Adam Champ, Luke Garrett e Gage Weston, vere e proprie star del porno Colt. Dopo la tappa di Roma Eric Valentin darà il cambio a Luke e Gage per le altre tappe del tour italiano.
Le serate prevedono un'esibizione dei modelli che poi rimarranno nel locale per incontrare i loro fans e firmare autografi, fare foto e parlare con loro. Inoltre dopo le varie serate i protagonisti del porno saranno a disposizione dei loro fans anche in chat su Gay.it e Me2.it per poter parlare con tutti e farsi meglio conoscere.

Ecco le tappe del "Colt Man Italian Tour 2007" con i Colt Men Carlo Masi, Adam Champ, Luke Garrett e Gage Weston:

24 Novembre
Milano, dalle 13.00 alle 15.00 - Porno Shop SHK
Via Antonio da Recanate 7, Fermata MM Stazione Centrale

24 Novembre
Torino, a partire da mezzanotte - Les Folie Scandal alla discoteca Chalet
Viale virgilio 25
1 Dicembre
Roma a partire da mezzanotte D'Bump alla discoteca Alien
Viale velletri 13 - Colt Man Carlo Masi, Adam Champ e Eric Valentin

8 Dicembre
Video Chat! Dalle ore 17.00 - www.Gay.it - www.Me2.it

8 Dicembre
Lucca a partire da mezzanotte HubVia di poggio 29 - Ponte San Pietro - Lucca

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Venite in Liguria, torta di riso ce n’è (con qualche polemica)


(Panorama) Sono in tanti ad avere ridacchiato seguendo gli sketch di Colorado Cafè. Quelli, per intenderci in cui Enrique Balbontin, Fabrizio Casalino e Andrea Ceccon, comici liguri Doc, ironizzavano sulla scarsa accoglienza e disponibilità di albergatori e ristoratori liguri nei confronti dei turisti. Orari impossibili, menu ridotti all’osso, risposte sgarbate, soprattutto se confrontate con quelle degli omologhi romagnoli o sardi. Che è poi quello che da anni lamentano molti turisti lombardi e piemontesi, specializzati nell’arte del weekend mordi e fuggi. La Liguria? Bellissima, certo. Ma ottenere un buongiorno al ristorante sembra un’impresa impossibile. Così il tormentone della torta di riso finita, per ironia della sorte un piatto che non fa parte della tradizione ligure, ha tenuto banco per mesi, sui media tradizionali e sui blog. Creando una situazione imbarazzante per l’assessorato al turismo della regione. Superato cavalcando l’onda: “Anziché nasconderci, abbiamo deciso di uscire allo scoperto organizzando quattro serate, una per provincia, con gli stessi tre comici, aperte a tutti gli operatori turistici. Per sottolineare che la torta di riso non è finita”, spiega l’assessore Margherita Bozzano. Obiettivo? Formare gli operatori turistici della regione migliorando l’accoglienza e scrollandosi di dosso la nomea di regione scorbutica, votata al mugugno. E raccogliere sul sito web segnalazioni e richieste di albergatori e ristoratori.

Tutto bene? No, perché l’iniziativa ha avuto anche una coda polemica e alcuni detrattori. In primis per il costo: circa 20.000 euro a serata. “Che senso ha spendere dei soldi per promuovere il turismo ligure dentro i confini regionali?”, si chiede Davide Ghiglione, consigliere comunale di Forza Italia ad Imperia. “Sarebbe stato molto meglio investirli per migliorare l’immagine della Liguria in Piemonte e Lombardia, ad esempio. E poi cosa significa: secondo l’assessorato gli operatori liguri sono dei bifolchi da educare? Altro che comici, ci sarebbe da piangere”, aggiunge, sottolineando che a suo parere la freddezza dell’accoglienza ligure è solo un luogo comune.
“Il turismo è fatto in primo luogo di persone; abbiamo in calendario decine di eventi e roadshow per far conoscere la nostra splendida regione in tutta Italia, certo. Ma ancora prima è necessario riqualificare le strutture ricettive, ripensare il modello di accoglienza sulle esigenze dei turisti di oggi e diffondere una cultura del sorriso che, quella sì, a volte manca davvero”, ribatte Bozzano.
In attesa di vedere i primi risultati, magari la prossima estate, meglio accantonare la torta di riso e ripiegare su un classico piatto di trenette al pesto. Sperando ce ne siano ancora.

Guarda la GALLERY

La torta di riso è finita

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Riviste femminili: L’uomo perfetto secondo Grazia.

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(Grazia) Dovrebbero inventare un antidoto alla poligamia, un vaccino contro le insidie della quotidianità, un repellente per le tentazioni extraconiugali, qualcosa insomma che ci permetta di tenere insieme il nostro amor proprio senza troppa fatica.

A volte penso che se potessimo fare a pezzi tutti i nostri ex e tenere solo il meglio, l’individuo ricomposto risulterebbe una specie di mostro.
Tuttavia preferibile a tanti fidanzati, mariti, amanti dal corpo di uomo e la testa di c***.

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Gruppo di condivisione a Varese.

Abbiamo organizzando a VARESE un gruppo di condivisione rivolto a persone omosessuali, ma aperto a tutti coloro che vogliano parteciparvi
Nome e finalità dell’iniziativa? Costruire una storia comune.

Scopo delle serate è la crescita personale e di gruppo attraverso l’incontro con gli altri e la condivisione libera e spontanea delle proprie gioie, difficoltà, dubbi, paure, sogni e aspettative per il futuro.
Il gruppo si rivela quindi come il luogo privilegiato per ascoltare ed essere ascoltati su tutte le proprie esperienze. Un luogo di confronto, scambio e dialogo con chi può fornirci l’energia e la creatività necessarie per affrontare meglio, e non da soli, le sfide dell’esistenza.
Ma il gruppo di condivisione non è una terapia e sarà guidato da un facilitatore esperto delle dinamiche di gruppo.
Ci si ritrova una volta al mese, dalle 21 alle 22,30 circa di martedì.

Chiunque voglia essere inserito nel gruppo o desideri ricevere maggiori informazioni può consultare il sito www.queer.vareseblog.it o scrivere all’indirizzo puntoinfo@hotmail.it"

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Il primo Brad Pitt in uno spot pubblicitario.

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Omicidio di Perugia: Identificato il quarto uomo: è un musicista.

Filmato da una telecamera davanti alla casa ha portato in lavanderia i vestiti insanguinati.

(Alessandra Cristofani - La Stampa) Ha compiuto un errore il quarto uomo dell’uccisione di Perugia ricercato dagli inquirenti. Contro di lui le sue stesse impronte digitali impresse sul sangue di Meredith. Una firma lasciata sul cuscino della giovane inglese, colpevole solo d'aver detto no ad un gioco erotico cui non voleva sottoporsi. Sarebbe un musicista maghrebino, ora irreperibile, l'uomo che gli investigatori stanno cercando di stanare, il complice che ha pensato di farla franca. C'era anche lui la notte in cui Mez ha urlato tutto il suo terrore mentre Amanda, la dolce Amanda che ieri dal carcere chiedeva un dizionario, si tappava le orecchie.

Sarebbe uno del giro, un habitué dei locali più alla moda dell'acropoli perugina, il quarto uomo sulle tracce del quale si sono messi gli inquirenti umbri. Forse uno che frequentava il centralissimo «Le Chic», il pub che Patrick aveva preso in gestione da agosto. Un altro amico, di quelli che se non ti ammazzano magari sono disponibili a chiudere un occhio. Potrebbe aver commesso il suo secondo errore quando alle tredici e trenta del 2 novembre, accompagnato da una giovane donna, ha varcato la soglia della lavanderia di via Fabretti, a due passi dalla villetta degli orrori, per infilare in tutta fretta nel cestello della lavatrice a gettone abiti e scarpe. «Si è messo anche a rovistare in un cassonetto», ha dichiarato in questura Alice, la testimone oculare della lavanderia. Ci sono poi le telecamere del parcheggio automatizzato Sipa, esattamente di fronte alla casa di Mez, che hanno registrato il passaggio di un uomo, dall'andatura fin troppo spedita. Tra ritrattazioni e colpi di scena, accuse e semi-confessioni sembra complicarsi, minuto dopo minuto, la ricostruzione della notte in cui fu sgozzata Meredith Kercher. Troppe bugie e gravi indizi di colpevolezza per il giudice per le indagini preliminari Claudia Matteini che ieri mattina ha depositato il provvedimento di convalida dei fermi per i tre indagati. C'è qualche menzogna di troppo nella storia del festino a luci rosse finito nel sangue. C'è Patrick, lo zairese di Kindu, che continua a ripetere «Io non c'ero».

Il gip non gli crede, nemmeno quando dice del suo amico Usi che nel pub di via Alessi sarebbe entrato intorno alle venti. Impossibile, replica la Matteini. Impossibile perché il locale è rimasto chiuso dalle 19 in poi, fino al primo scontrino che porta impresso l'orario delle 22.29, come testimoniato da un cliente abituale. Ma è proprio Usi a farsi avanti, ieri sera, per confermare, di fronte all'obiettivo delle telecamere di Matrix, l'alibi di Pat. Peccato che non ricordi l’ora in cui è entrato nel bar. Un cerchio di silenzio avvolge Amanda, lei che ha parlato per prima e che durante l'interrogatorio di garanzia non ha detto una sillaba. Neanche di lui, Raffaele, il fidanzatino di quindici giorni insieme al quale la mattina dopo il delitto si è fatta trovare mano nella mano, di fronte alla casa al civico sette di viale Sant'Antonio. Sua, del quasi ingegnere dai capelli quasi biondi, l'arma del delitto, un coltello a serramanico con la lama di oltre otto centimetri. Sua l'impronta sul pavimento insanguinato della camera di Mez.

Non c'entra nulla, insistono i suoi legali, gli avvocati Luca Maori e Tiziano Tedeschi, ma intanto l'Audi del giovanotto pugliese è stata sequestrata alla ricerca di eventuali tracce di sangue sui pedali. Troppe bugie e troppe distorte verità. Le risposte, le prime, arriveranno a partire da lunedì dagli accertamenti scientifici dei reperti raccolti dell'Ert, portati nei laboratori di Roma.

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Un'avventura disperata: Guerritore: in tv seduco un ragazzino.

l'attrice parla del suo ruolo: «Donna violenta in un'avventura disperata».
La fiction «Fuga con Marlene»: tema scabroso in prima serata su Raiuno.

(Emilia Costantini - Il Corriere della Sera) Una donna evasa dal carcere. Accusata di omicidio, con la pistola in pugno e in fuga verso il baratro, incontra un ragazzino di 16 anni.
Lui ne resta sedotto e decide di seguirla. È la storia di una passione impossibile, di un'iniziazione alla vita e al sesso. Una storia d'amore e morte. «Fuga con Marlene» è il nuovo tv-movie con Monica Guerritore, prodotto da Rai Fiction con la regia di Alfredo Peyretti: temi duri, scabrosi, che conquistano la prima serata di Raiuno, in onda il 14 novembre.

Osserva l'attrice: «La Rai ha avuto coraggio a programmare questa fiction sulla rete ammiraglia, nell'orario di maggiore ascolto. È pur vero che sono temi trattati con grazia, senza volgarità gratuite e nel rispetto del pubblico, ma è anche vero che si tratta di un film a rischio censura ». E qui, la Guerritore, che recita in teatro, sul piccolo e sul grande schermo, apre una parentesi sulla recente polemica, tra fiction e cinema, sollevata da Luca Barbareschi e dal direttore di Rai Fiction Agostino Saccà: «La fiction non solo è una grande palestra, ma dà più libertà nell'affrontare argomenti delicati. Inoltre, godendo di un vasto pubblico, riscopre l'anima popolare che anche il cinema dovrebbe avere e che ha un po' perso: se la fiction non può fare a meno dello spettatore, un certo cinema spesso ne fa a meno». Marlene è una donna che non ha più nulla da perdere: «Una borderline, molto virile: porta sempre pantaloni e stivali, tiene la pistola nella cintola, pronta a usarla con determinazione. Ma proprio per questo ha un forte ascendente sul ragazzino (interpretato da Alessandro Sperduti, ndr), che appartiene a una buona famiglia borghese e che rimane affascinato. Marlene vorrebbe sottrarsi e all'inizio respinge con forza l'attenzione morbosa dell'adolescente, ma poi nasce un sentimento più forte di ogni ragione».

Evasa dal carcere per omicidio, viene anche accusata di aver rapito il ragazzino: «Un'avventura disperata. Il cerchio si stringe intorno a due solitudini e l'epilogo è tragico. Dopo l'ultima notte trascorsa insieme, i due fuggiaschi vengono circondati dalla polizia: Marlene, in uno scontro a fuoco, sceglie la propria morte per liberare il ragazzo da quel sentimento che lo porterebbe su una strada maledetta. La stessa strada che lei, da giovane, aveva scelto. È il suo riscatto morale, il suo estremo messaggio d'amore. Quella morte forse libererà anche lei». Non è nuova la Guerritore a ruoli duri, fuori dalle regole: dopo «Amanti e segreti» ed «Exodus», per citare i più recenti, ora un'altra figura femminile forte, determinata, disposta a tutto. Dice l'attrice: «Perché mi piace interpretare quei ruoli che sarebbero da maschi. Lo scafandro del "femminile" non lo sopporto, soprattutto in quest'epoca in cui, per essere donna, bisogna apparire femmina appetibile, possibilmente rifatta in tutte le sue forme: lo scafandro, appunto. E allora, preferisco spogliarmi ».

Forse non a caso, allora, il regista Ferzan Ozpetek, nel suo nuovo film «Un giorno perfetto», tratto dal romanzo omonimo di Melania Mazzucco, ha pensato alla Guerritore, per un personaggio che, nel libro, era un uomo: «Già — conferma l'attrice — è stato cucito su di me, diventando donna». Ma a Monica piace anche e soprattutto il ruolo della seduttrice: fece scalpore con film come La lupa, Femmina, Scandalosa Gilda, Fotografando Patrizia e in teatro con le sue Bovary, Carmen e La Signora delle c

amelie. Ammette: «La capacità di seduzione sta proprio nel potere che le donne, alla mia età, acquistano nei confronti degli uomini. Restano affascinati dal senso di libertà, più che dall'estetica gonfiata al silicone». Gli uomini restano sedotti. E i ragazzini? Ribatte: «Mi capita spesso anche con loro, soprattutto quando recito in teatro. Sarà forse perché mi vedono dal vivo, sarà forse per il fascino che sempre si emana dal palcoscenico, ma gli adolescenti subiscono una sorta di attrazione fatale: sono incuriositi dal mistero che sembro nascondere in me e... mi è capitato di attrarre anche qualche ragazza».

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"Girls in their summer clothe"s, nuovo singolo di Springsteen presto in Italia.

(Soundsblog) Arriverà il 28 novembre in Italia Il Boss Bruce Springsteen per un concerto al DatchForum di Assago (Milano) immediatamente sold out e assolutamente imperdibile. Il suo ultimo album “Magic” è immediatamente salito al vertice e si è già guadagnato il disco di platino ed è tra gli album piu’ venduti in tutto il mondo in questo periodo pre-natalizio ed è proprio un questo momento propizio che il boss lancia il suo secondo singolo estratto da questo lavoro. Si intitola “Girls in their summer clothes ” (ragazze in abiti estivi) un po’ fuori-tema forse, ed arriva dopo “Radio Nowhere” primo singolo con un buon successo.
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L’album del boss è il 15esimo di studio nella sua carriera, uscito in Italia il 28 settembre scorso ed è stato definito dal manager Jon Landau “un cd ad alta energia rock”.

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Musica, Teatro, Cinema nel week end del 10 e 11 novembre.

Ancora musica per gli appassionati: sabato 10 novembre Biagio Antonacci in concerto al Pala B. Raschi di Parma, i Deep Purple al Teatro Palabam di Mantova; Lucio Dalla sarà al Teatro delle Palme di Napoli sabato 10 e domenica 11 novembre; infine, ancora domenica 11, Max Pezzali al Mandela Forum di Firenze, i Negramaro al Carisport di Cesena e Ornella Vanoni al Teatro Regio di Torino.

Teatro. Al Teatro Parioli di Roma, fino al 25 novembre, la simpatica commedia “…E ho detto tutto! O quasi…” di e con Antonio Giuliani; al Teatro Sistina fino al 25 novembre “Sola mene vo…” con Mariangela Melato; al Teatro Margherita di Roma, fino al 18 novembre, “Vieni avanti cretino”, spettacolo comico interpretato da Pino Insegno e Roberto Ciufoli. Al Teatro Smeraldo di Milano, fino al 18 novembre, “Faccio del mio meglio ancora…” di e con Giorgio Panariello, mentre al Teatro Manzoni, fino al 6 dicembre, la commedia comica “…E' permesso?” con Enrico Montesano e all'Allianz Teatro di Assago, fino al 25 novembre, il famoso musical “Jesus Christ Superstar”. Al Teatro Alfieri di Torino, fino all'11 novembre, “Menopause, the musical”, con Marisa Laurito, Fioretta Mari, Fiordaliso e Manuela Metri; al Politeama Genovese di Genova, fino all'11 novembre, “Tre metri sopra il cielo – il musical”.

Ecco le nuove uscite al cinema: “Come tu mi vuoi”, commedia con Nicolas Vaporidis e Cristiana Capotondi; “I guardiani del giorno”, film fantastico di Timur Bekmambetov, con Konstantin Khabensky, Maria Poroshina e Vladimir Menshov; “I Vicerè”, film storico di Roberto Faenza, con Alessandro Preziosi, Lando Buzzanca, Cristiana Capotondi, Guido Caprino, Lucia Bosè; “Lo Spaccacuori”, commedia con Ben Stiller, Michelle Monaghan, Malin Akerman, Jerry Stiller, Rob Corddry; “Ai confini del paradiso”, film drammatico, di Fatih Akin con Baki Davrak, Nursel Kase e Hanna Schygulla; “Il passato”, film drammatico, di Hector Babenco con Gael García Bernal, Analía Couceyro, Mariana Anghileri, Ana Celentano; “Sleuth – Gli insospettabili”, film Thriller con Jude Law, Michael Caine e Harold Pinter; infine “The Minis…Nani a canestro!”, commedia di Valerio Zanoli con Dennis Rodman, Gabriel Pimentel, Joe Gnoffo, Bradley Laise, Dana Woods.

Infine gli appuntamenti con i Musei: fino al 3 dicembre, presso la Fnac di Genova, la Cina è al centro del progetto “OFF China” di Filippo Romano; dal 10 al 25 novembre, presso la Galleria Cecchetto Antiquariato di Castelfranco Veneto (TV), una straordinaria raccolta antologica celebra l'arredo del Settecento veneziano e veneto; fino al 6 gennaio presso la palazzina Liberty della Stazione di Santa Maria Novella a Firenze, “Vade retro. Arte e omosessualità”, organizzata da Vittorio Sgarbi e curata da Eugenio Viola; infine, fino al 26 novembre, è possibile visitare a Canneto sull'Oglio, il Museo Civico presenta “I balocchi della meraviglia. I giocattoli di Canneto ai Saloni Internazionali”.

Infine, l'11 novembre, a Ruvo di Puglia (BA), la Sagra del fungo Carboncello, con visite guidate, folclore, degustazioni, esposizioni prodotti agroalimentari, artigianato locale.

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Sesso, droga e... country music.

Più di un terzo delle canzoni country contengono riferimenti a alcol e droga.

(Maurizio Molinari - La Stampa) Sesso, droga e rock'n roll? Sarebbe meglio dire sesso, droga e country music. Una ricerca ha svelato, infatti, che tra le canzoni più vendute del genere country il 37 per cento fa riferimento esplicito a droga o alcol, mentre tra i successi rock sono solo il 14 per cento. Il primato incontrastato però se lo è aggiudicato il rap, con il 77 per cento delle canzoni che cita droghe e alcol.
I ricercatori, guidati da Brian Primack, assistente alla University of Pittsburgh School of Medicine, hanno analizzato 279 tra i successi più venduti del 2005, suddivisi in cinque generi musicali ritenuti i più popolari tra bambini e adolescenti: rap, country, R&B/hip-hop, rock, e pop. Un terzo delle canzoni totali contiene almeno un riferimento all'abuso di sostanze.
Gli studiosi hanno inoltre notato che cantanti tendono a riferirsi ad alcol e droga, soprattutto marijuana, citandone i cosiddetti "effetti positivi", ovvero l'eccitazione e la sicurezza sociale, la disinibizione sessuale e l'alterato stato emotivo. Lo studio, presentato all'incontro annuale dell'American Public Health Association, tenutosi a Washington DC, non ha però esaminato se ci sia un nesso reale tra l''ascolto delle canzoni - attività che occupa in media 2 ore della giornata tipo di un ragazzo dagli 8 ai 18 anni - e lo sviluppo di determinati comportamenti, come l'abuso di sostanze. "Ma è comunque utile sapere che i nostri figli sono esposti a questo tipo di messaggi perché ci consente di passare allo stadio successivo - ha precisato Primack - Ovvero parlare con i ragazzi è spiegare loro quale comportamento è corretto e quale no".
Ma la domanda rimane: la musica che ascoltiamo influisce sul nostro comportamento? Per Ralph Di Clemente, professore di salute pubblica alla Emory University, "Sarebbe bello saperlo".

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Scuola europea per librai.

librai(Booksblog) Circa un mese fa abbiamo parlato di un corso di alta formazione in gestione della libreria organizzato dalla Scuola Librai Italiani, che ha sede a Orvieto (qui il sito ufficiale). La stessa associazione, in collaborazione con la Regione Umbria, presenta una conferenza dal titolo Verso una scuola europea per librai.

Questo progetto nasce dall’idea che il futuro libraio europeo dovrà essere consapevolmente inserito nel contesto multiculturale della società globalizzata, e quindi in grado di unire una conoscenza specifica del mercato nazionale a una visione internazionale del settore in cui opera, cercando di coglierne gli stimoli e le opportunità.

L’incontro si terrà martedì 13 novembre 2007 alle 18:00 presso la Maison d’Italie a Parigi e vedrà la presenza dei massimi esponenti di formazione alla professione di libraio in Francia, Germania e Italia (con la partecipazione della Scuola Librai Italiani). Per chi fosse interessato a questo evento può trovare tutte le informazioni a questo link sul sito dell’associazione, dove si trovano anche tutte gli altri appuntamenti e le altre proposte per cominciare la carriera di libraio.

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Vota il capolavoro: 300 di Frank Miller.

300 Frank Miller(Comicsblog) Esploso come successo cinematografico, 300 di Frank Miller è prima di tutto un apprezzatissimo fumetto. Votate ed esprimete il vostro parere su questo piccolo gioiello.

Scoprite qui la nostra Top List, la classifica commentata sui fumetti più amati dagli utenti di Comicsblog.

La media di Devilman di Go Nagai è stata di 4,4. Il commento che entrerà nella nostra Top List è: “Grottesco, sanguinario eppure così tanto umano. Devilman è la vera natura dell’uomo”. (Pindaro)

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Milano: Vigilantes "Stewart" in Corso Como

(02 blog) Ieri mi aggiravo in Corso Como. La via della movida chic milanese era, fino a poco tempo fa, attorniata da ambulanti che vendevano griffe contraffatte. Ieri invece nulla, nessun ambulante. Strano, mi son detto. Oggi l’illuminazione: leggo che gli esercenti di Corso Como hanno assoldato dei vigilantes, che armati solo di cellulari e macchine fotografiche controllano la movida notturna della via. Più che guardie giurate sono steward, proprio come quelli presenti allo stadio. Hanno il compito di monitorare e controllare le strade e di avvisare in tempo reale le forze dell’ordine, nel caso in cui si verifichino reati o episodi di violenza.

Non si tratta di ronde notturne, hanno precisato i commercianti, ma di un servizio utile anche agli abitanti che da tempo lamentano un escalation del degrado. Per ora gli steward girano in borghese, ma presto saranno riconoscibili da una pettorina con la scritta “Steward di Corso Como”. Sono un gruppetto, quattro o cinque, in funzione delle diverse serate, e prestano servizio dalle 20 alle due di notte.

L’iniziativa è stata apprezzata dal vice sindaco De Corato Riccardo che parla di sicurezza partecipata, tenendo a precisare che è ben altra cosa rispetto al ricorso alla giustizia-fai-da-te. Un primo blando passo che riporta in auge la questione dei sistemi di prevenzione e di sicurezza privata. Vigilantes assoldati per prevenire e non per reprimere (per ora). In alcuni paesi in via di sviluppo i poliziotti privati sono una realtà. Viaggiamo anche noi nella stessa direzione in tempi di tagli alle forze di polizia? Pensate che questa iniziativa possa essere estesa anche a interi quartieri?

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Roma: Scritte omofobe sulla lapide di Paolo Seganti.

Veltroni e le organizzazioni gay condannano l'episodio di omofobia.

(Ansa) A dare notizia dell'atto di vandalismo sulla lapide a Paolo Seganti, il giovane omosessuale ucciso la notte dell'11 luglio 2005 nel parco delle Valli nel quartiere Montesacro a Roma, e' stato il circolo di cultura omosessuale Mauro Mieli.
'Abbiamo ricevuto una comunicazione accompagnata da una fotografia - si legge in una nota - che ci informava che alcuni vandali hanno deturpato con scritte omofobe la targa dedicata a Paolo Seganti. Sulla targa dedicata a lui e a tutte le vittime dell omofobia e' comparsa la scritta 'frocio di merda'.

Il circolo di cultura omosessuale ha denunciato 'per l ennesima volta il clima fascista, violento e omofobo che si respira nella citta''. 'Chiediamo alle istituzioni - continua la nota - di farsi carico di questo problema e di dar vita al piu' presto e senza indugi a una campagna contro l omofobia. Ci rivolgiamo direttamente al sindaco Veltroni, ora anche per il suo ruolo di segretario del principale partito di governo, affinche' prenda l'impegno di far approvare quanto prima una legge contro le discriminazioni per l' orientamento sessuale'.
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Comune di Roma: Ignobile scritta omofoba.
(Ansa) In base a quanto denunciato dal circolo Mario Mieli domani mattina, su incarico del sindaco di Roma Walter Veltroni, l'ufficio per il decoro urbano procedera' a un sopralluogo al Parco delle Valli per la cancellazione della scritta omofoba comparsa sulla targa in memoria di Paolo Seganti. Lo ha comunicato l'ufficio stampa del Comune di Roma.

'Si tratta di gesti vergognosi e ignobili - ha detto Veltroni - estranei ai principi della civile convivenza e allo spirito della nostra citta', gesti che Roma condanna con fermezza'.

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