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lunedì 1 ottobre 2007

Unioni civili: Veltroni, bene ipotesi CUS.

Il candidato leader del Partito democratico, Walter Veltroni, si è detto favorevole alla proposta Salvi sui CUS. Niente Dico o Pacs, dunque. La scelta dei CUS è la migliore, anche per i gay.

(Ansa) «L'ipotesi elaborata in Commissione Giustizia al Senato, che si chiama Cus, e cioè contratto delle unioni solidali, è una scelta che consente di riconoscere che esistono, seppur in maniera differente dalla famiglia tradizionale prevista dalla Costituzione».

È quanto ha dichiarato il sindaco di Roma Walter Veltroni, ospite della trasmissione Le invasioni barbariche, a proposito del riconoscimento delle unioni civili, aggiungendo che si tratta di diritti ragionevoli anche «per le coppie omosessuali».

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Burlando smentisce Cossiga.

Il Presidente della Regione Liguria smentisce Francesco Cossiga che aveva dichiarato: «non comprendo chi si è scandalizzato per l'outing omosessuale di Burlando. È utile per la causa gay».

(Gay.it) Non c'è dubbio: il Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando non sta passando un momento facile. Da quando è stato fermato dalle forze dell'ordine mentre guidava contromano in autostrada, Burlando non ha avuto pace. Prima le voci di lui che, per scampare alla maxi multa, mostra il tesserino da (ex) deputato alla polizia. Oggi l'attacco del Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga: «Sinceramente non comprendo chi si è scandalizzato per l'outing omosessuale di quel gentiluomo che è il presidente della regione ligure. Che egli viva more uxorio con un suo vecchio amico dopo essersi separato dalla moglie è tra l'altro una forte testimonianza per la causa gay, lesbian gay che per i partiti di sinistra ha sostituito come impegno politico, civile e sociale la lotta di classe».

Tutto è iniziato in Consiglio Regionale, quando l'opposizione ha approfittato della vicenda "autostrada" per fini politici e a questa ha aggiunto indiscrezioni sulla vita personale del Presidente. «È vero che si sta separando dalla moglie e che adesso convive con un uomo?». Un attacco duro, non c'è che dire, ma soprattuto che esula dalla battaglia politica.

Gay.it ha contattato l'ufficio del Presidente che, tramite il suo portavoce, ha smentito la sua omosessualità: «Non è vero, Burlando non è gay. Ma non ci sarebbe niente di male se lo fosse». E a proposito dell'amico dice: «È solo un vecchio amico di famiglia col quale divide per qualche giorno a settimana la propria casa, niente di più».

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Cassazione: Rapporti sessuali con una persona con deficit psichici non è sempre reato.

(Apcom) - Anche chi versa in una situazione di inferiorità psichica "ha la possibilità di avere delle relazioni".

Ecco perché avere rapporti sessuali con una persona con deficit psichici non è sempre reato. Lo diventa quando, pur nella piena consapevolezza del ritardo mentale, il partner persuade in modo subdolo la persona più debole convincendola o addirittura forzandola a subire l'atto sessuale.
È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 35878 depositata oggi, ha accolto il ricorso di un uomo che aveva avuto una relazione di 25 anni con la cognata che sapeva affetta da un lieve ritardo mentale: una sorta di "immaturità affettiva".
Lei lo aveva denunciato per un episodio avvenuto nel '99: non voleva che la relazione proseguisse per paura della reazione della famiglia e lui l'aveva indotta comunque all'amplesso. Per questo, nel 2001, il Tribunale di Ancona lo aveva condannato per violenza sessuale (solo in relazione a quest'ultimo avvenimento) a due anni e due mesi di reclusione. Verdetto confermato cinque anni più tardi dalla Corte d'Appello.

Così l'uomo ha fatto ricorso in Cassazione. Si è difeso dicendo di non essersi accorto del rifiuto di lei che, in ogni occasione, si era mostrata inizialmente reticente per poi congiungersi carnalmente provando soddisfazione. Insomma non c'era differenza fra quell'ultima volta e quelle precedenti. La Suprema corte ha annullato la condanna e rimesso gli atti alla Corte d'appello di Perugia affinché si pronunci nuovamente sul caso.
In particolare dovrà verificare se lui ha raggirato la cognata persuadendola in modo sottile e subdolo a compiere l'atto sessuale.
In particolare, si legge nelle motivazioni, "la legge n. 66 del '96 ha attribuito anche alle persone che si trovino in uno stato di inferiorità psichica una capacità di autodeterminazione in campo sessuale e la possibilità di avere, nonostante le loro condizioni, rapporti e relazioni sessuali".

Insomma devono essere punite soltanto quelle condotte "consistenti nell'induzione all'atto sessuale mediante abuso delle suddette condizioni di inferiorità".
Non basta. "L'induzione", hanno spiegato i giudici di legittimità, "si realizza quando, con opera di persuasione spesso sottile e subdola, l'agente spinge o convince il partner a sottostare ad atti che diversamente non avrebbe compiuto".

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Un film sul primo politico americano apertamente gay: Gus Van Sant arruola Matt Damon e Sean Penn.

(Cineblog.it) Il prossimo film di Gus Van Sant è, per ora, intitolato Untitled Harvey Milk Project ed è la storia del primo politico americano apertamente gay. Erano gli anni ‘70 e, a San Francisco, Milk non aveva paura di rivelare al mondo ciò che veramente era; nel 1978 però lui ed il sindaco George Moscone furono assassinati dall’ex consigliere comunale Dan White, ferocemente contrario ad una legge sui diritti dei gay.Se alla cabina di regia abbiamo Gus Van Sant nel cast si sussurrano i nomi di Matt Damon e Sean Penn. Quest’ultimo dovrebbe interpretare Harvey Milk mentre Matt Damon sarà Dan White.

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Il Patriarca di Mosca: Con Papa Bendetto in lotta contro ll riconoscimento delle unioni omosessuali.

Il patriarca di Mosca, Alessio II, non esclude di incontrare il Papa entro uno o due anni.

(Kataweb news) L’apertura è stata fatta in un’intervista concessa a “Le Figaro” alla vigilia della visita che il più alto esponente della Chiesa ortodossa russa compirà da domani in Francia (un giorno al Consiglio d’Europa di Strasburgo e due giorni a Parigi), la prima in un Paese cattolico dallo scisma del 1054. “Non sarà fra un mese — ha dichiarato al giornale francese il Patriarca — ma magari fra un anno o due”. “Io e Benedetto XVI — ha osservato — siamo uniti in merito a molte tematiche fondamentali tra cui la concezione di una libertà che non sia il fare quello che ci pare, la lotta al riconoscimento delle unioni omosessuali, la contrarietà alla diffusione dell’aborto e dell’eutanasia e la non negoziabilità dei valori morali su cui si fonda l’Europa.

Entrambi vogliamo, insomma, difendere i valori cristiani contro un materialismo aggressivo��. Alessio II ha però avvertito che l’incontro “dovrà essere preparato accuratamente per rimuovere tutti gli ostacoli presenti”. Finora il patriarca ha respinto gli inviti di Benedetto XVI e del predecessore Giovanni Paolo II perché lamenta il proselitismo che la Chiesa cattolica avrebbe tentato di fare nelle repubbliche ex sovietiche, tradizionalmente a maggioranza ortodossa. A marzo nel corso di un’udienza in Vaticano con Papa Ratzinger il presidente russo Vladimir Putin si era impegnato a favorire un riavvicinamento tra le due chiese.

Il Patriarca di Mosca ha parlato anche dei rapporti con l’Islam, minimizzando la minaccia di uno scontro fra civiltà: “Noi russi — ha spiegato — siamo abituati da secoli alla convivenza fra cristiani e musulmani. Quando emergevano conflitti, sotto forma di diatribe religiose, erano sempre causati da ragioni esterne al nostro Paese. In Europa occidentale, invece, questo incontro di religioni è più recente. Le moschee, i centri di cultura islamica, le scuole coraniche non sono solo edifici religiosi ma anche delle enclaves che non si integreranno mai se non ci sarà anche uno sforzo delle comunità locali”. Il patriarca si è detto “molto contento” del programmato incontro con il presidente francese Nicolas Sarkozy. “Gli farò le congratulazioni per esser stato eletto all’Eliseo e gli esprimerò la nostra volontà di preservare i valori cristiani in Europa”, ha spiegato.

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Spettacoli/Spider Man pronto ad approdare a Broadway.

(Agi) Spider Man e' pronto ad approdare a Broadway.
Il musical ispirato alle avventure dell'Uomo Ragno, realizzato dalla regista teatrale Julie Taymor, e' infatti alla ricerca di un teatro adatto a New York per avviare una programmazione che si preannuncia un grande successo, soprattutto grazie alla partecipazione, in fase di composizione e supervisione, di Bono e The Edge degli U2.
La Taymor e' gia' nota per l'exploit ottenuto a Broadway con il 'Re Leone' e si e' detta 'ansiosa di ripetere un'esperienza simile con questo nuovo lavoro'.

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Un pò di gossip su "L'isola dei famosi"

Francesco Coco: “Quasi quasi divento gay”.

(Gaywave) Sull’Isola dei Famosi da dieci giorni Francesco Coco sta dimostrando ai telespettatori non soltanto quanto è bello, ma anche forza e disciplina.
Dopo le tante polemiche sulla sua presunta omosessualità, l’infortunio che gli ha reso impossibile la carriera da calciatore tanto da essersi rifugiato sull’Isola, le tante storie andate male con vallette e veline, per Francesco questa rappresenta una grande occasione.
E nonostante tutto non teme l’impopolarità fra le donne, stringendo una forte e bella amicizia con Cristiano Malgioglio, suo adorante ammiratore, e ammettendo: “Quasi quasi divento gay”.

Durante la puntata del day time di sabato scorso, in onda su SKY, il bel calciatore discute d’impossibilità di rapporti sessuali con l’altro bello dell’Isola Nicola Canonico.
I due si interrogano come fare a reggere un rapporto sessuale con una qualsiasi collega d’avventura, casomai capitasse, visto che le forze li stanno abbandonando e non riescono a nutrirsi adeguatamente.
Tra lo scherzo e l’ammiccamento, ad un certo punto Coco ha esclamato: “Se mi capita una donna, le dico che sono diventato come Cristiano (Malgioglio ndr) e me la cavo facendole credere che ho cambiato gusti sessuali".
Una battuta coraggiosa, considerando quanto il calciatore sia bersaglio di critiche e insinuazioni riguardo alla sua sessaulità.

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Mostre/L'"Ermafrodito" di Scipione in mostra a Roma.

Si è inaugurata ieri la mostra dedicata a Scipione (1904-1933), il capofila della scuola romana.
Una mostra attesa nella capitale dal 1954, dai tempi cioè di Palma Bucarelli alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, e ormai quasi insperata, dopo che nel 2004 Roma mancò l’occasione di celebrare il centenario della nascita del pittore.
La retrospettiva, 27 dipinti e 26 disegni, non è particolarmente ampia, ma considerata l’entità dell’intero corpus di Scipione, non più di 90 dipinti e circa 300 disegni, se ne capisce l’eccezionalità.

Scipione è uno di quelli (da Raffaello a Basquiat, ma anche Morrison o Hendrix, la lista è tristemente lunga) la cui vita è stata troppo corta ma che la morte precoce ha reso leggenda.
E a proposito di leggenda, all’inaugurazione, mischiata tra le figlie di Mafai, un nipote di Mazzacurati e chissà quant’altra discendenza di scuola romana, ho individuato Emma Bonichi, nipote di Scipione, alla quale ho chiesto di raccontare qualche aneddoto sullo zio.

La signora non si è negata: «Mio padre mi raccontava di suo fratello, Scipione, e della sua smisurata passione per la pittura ed il disegno: per ritrarre la gente sull’autobus, utilizzava il retro dei biglietti».
E ancora: «Sembra che dovette scappare da un paese in cui stava curando la sua malattia, perchè fu scoperta una sua tresca con la moglie di un contadino».
Anche questo fa parte della leggenda.
Tra le opere questo “Ermafrodito”, un inchiostro su carta del 1931, conservato in una collezione privata.
La mitica figura si colloca accanto ad altre presenze suggestive e inquietanti che popolano la fantasia allucinata di questo pittore intenso, torbibo, febbricitante, morto a soli 29 anni, come la Musa, figura ricorrente, e la celeberrima Bionda Sirena. Figure ed echi di un mondo arcano, trasfigurazioni che fanno vibrare una realtà impregnata di decadenza, sullo sfondo di Roma, la Città Eterna del potere papale corrotto e moribondo.

A Roma, Villa Torlonia, fino al 6 gennaio 2008.

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Quelli di... GayLib

Riceviamo e pubblichiamo:
In primis ringrazio questo blog, che è l'unico che ha ripreso la notizia dell' "incontro-scontro" di questa sera su rai news 24 .
Non concordo con il tono polemico della notizia, GayLib un'appendice di Arcigay?, veramente singolare come affermazione.
GayLib ha appena festeggiato i suoi 10 anni di movimento, e la sua collocazione è sempre stata molto chiara.
Invito chi volesse farlo a visitare il sito www.gaylib.it .
Il combattere assieme a Arcigay alcune battaglie , fondamentali per i diritti della comunità glbt non vuole certamente dire esserne un'appendice .

Grazie

Jouvenal Marco
Coordinatore nazionale di GayLib

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Caro Marco Jouvenal, (foto a fianco) le facciamo notare che più che polemico il tono è ironico.
E' chiaro che Lei non se ne è accorto...
Saremmo inoltre felici di sapere quali sono le battaglie comuni combattute assieme all'Arcigay tenuto conto che, oltre a tutelare gli interessi commerciali dei "Circoli Ricreativi", l'Arcigay, pur essendo ampiamente rappresentata nell'attuale coalizione di governo non ha saputo combinare nulla.

Invitiamo anche noi a visitare il sito di GayLib, per rendersi conto della sua sciatteria di come anche a destra del movimento gay non vi sia nulla, neppure i milioni di euro dell'Arcigay. Inoltre ancora per sua informazione, la nostra Redazione ha una sua email: NotizieGay@gmail.com, che consente di comunicare con essa e ben visibile sulla barra destra del sito. Poteva quindi comunicare direttamente con noi senza lasciare una un commento al nostro post.
Ci sembra che la Sua sia una comunicazione importante e non un'anonima risposta ad un articolo.

La Redazione di Notizie Gay

PS. Per sua personale informazione dalle nostre parti ci si firma prima con il nome e poi con il cognome. Neppure in queste banalità brillate...

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Chiesa e scandali, Papa Ratzinger toglie il velo e chiede tolleranza zero.

(Panorama blog) La questione morale è la nuova emergenza della Chiesa italiana.
A tre mesi dal successo del Family day la Chiesa finisce sul banco degli imputati. Sotto accusa parroci, religiosi e persino due vescovi. La Chiesa “non ha paura della verità” e “i vescovi hanno tutti gli elementi per dimostrare l’infondatezza delle accuse” contrattacca il segretario della Cei, Giuseppe Betori. Ma Papa Ratzinger chiede il massimo rigore e non fa sconti.
Il primo decreto emesso dalla Congregazione per la dottrina della fede, il 27 maggio 2005 (un mese dopo l’elezione di Benedetto XVI), è stata la condanna di padre Gino Burresi, fondatore dei Servi del cuore immacolato di Maria, per abusi sessuali, abusi nella confessione e nella direzione spirituale. La causa era ferma da anni di fronte all’ex Sant’Uffizio. Il Papa ha voluto inviare un messaggio chiaro ai vertici della Chiesa italiana: tolleranza zero, non c’è più spazio per coperture e reticenze.
Da quel momento si è voltato pagina, come testimoniano le drammatiche cronache dei mesi successivi: da padre Fedele Bisceglie di Cosenza a don Lelio Cantini di Firenze.
Abusi sessuali e malversazioni finanziarie sono i principali reati contestati a sacerdoti. In realtà si tratta di una piccolissima percentuale sul totale degli oltre 50 mila preti italiani. Ma sono casi che riempiono le cronache giudiziarie con un’inedita frequenza.
Il 7 marzo 2007 cambia la guida della Chiesa italiana. Angelo Bagnasco prende il posto del cardinale Camillo Ruini. E poche settimane dopo le cronache giudiziarie danno ampio risalto alle inchieste che chiamano in causa due fedelissimi di Ruini: l’arcivescovo di Siena, Antonio Buoncristiani, e il vescovo ausiliare di Firenze, Claudio Maniago. Il primo era stato inviato a suo tempo dal cardinale a commissariare Famiglia cristiana, ritenuta poco organica con la Cei. Il secondo è il braccio destro dell’ex segretario generale della Cei, il cardinale Ennio Antonelli.
Enfant prodige della Chiesa italiana, Maniago è stato ordinato vescovo a soli 44 anni, su indicazione del cardinale Ruini. Ora è finito sotto accusa per festini a luci rosse e malversazioni nella gestione dei beni della diocesi. Gli innocentisti gridano al complotto. I colpevolisti annunciano una “mani pulite” della Chiesa italiana. Le indagini della magistratura sono ancora in corso e le accuse restano tutte da provare.
La Chiesa italiana è divisa: c’è chi agita lo spettro degli scandali di pedofilia come negli Stati Uniti e c’è chi accusa la stampa di aver ordito una campagna denigratoria.
Massimo Camisasca, fondatore della Fraternità sacerdotale di San Carlo Borromeo, una delle congregazioni religiose più attive e ricche di vocazioni tra quelle sorte negli ultimi trent’anni, invita a considerare entrambi gli aspetti: “Al primo posto dobbiamo mettere l’urgente necessità di una riforma della Chiesa. Al secondo posto c’è l’indubbio attacco sferrato alla Chiesa da parte di quei poteri che puntano a ridurla a una forza solo spirituale, priva di incidenza nella storia”.
Camisasca cita la denuncia fatta da Ratzinger poche settimane prima di essere eletto Papa: “Nelle meditazioni per la via Crucis del Venerdì santo 2005 il futuro Benedetto XVI ha lamentato la sporcizia che vi è nella Chiesa. La veste e il volto così sporchi della Chiesa ci sgomentano, ha scritto Ratzinger. Parole molto forti che danno idea di quanto sia chiara nella mente del Papa l’urgenza di una riforma della Chiesa. Benedetto XVI ha voluto dare un altro segnale molto forte in questa direzione: presto sarà beatificato Antonio Rosmini che denunciò le cinque piaghe della Chiesa e venne messo all’indice”.
La riforma della Chiesa per Camisasca deve partire dall’alto: “Si sente l’urgenza di porre mano a una riforma delle procedure con le quali vengono designati i vescovi. La Chiesa ha urgente bisogno di pastori: vescovi che siano capaci di prendersi cura dei propri sacerdoti, che li aiutino a discernere la propria vocazione e che seguano attentamente i seminari dove vengono formati i futuri preti”.
Una nuova tensione morale, insomma, “che coinvolga tutta la comunità cristiana senza occultare o minimizzare le mancanze e le difficoltà che oggi si presentano. Una Chiesa reticente sui propri peccati offre maggiori argomenti ai propri accusatori”.
D’altro canto il sacerdote invita a non sottovalutare “l’evidente attacco mediatico sferrato contro la Chiesa in generale e quella italiana in particolare”.
La principale ragione sta, a suo avviso, nelle posizioni assunte da Papa Benedetto XVI. Anche in questo senso si può fare un paragone con quanto accaduto negli Stati Uniti: la Chiesa americana è stata duramente attaccata sulla pedofilia per impedirle di alzare la voce contro il conflitto in Iraq voluto dall’amministrazione Bush.
“Oggi le parole di Ratzinger, che ripropone la forza dell’avvenimento cristiano contro la dittatura del relativismo, danno molto fastidio. Così come il continuo richiamo del Papa ai valori non negoziabili: vita, famiglia, libertà religiosa e libertà di educazione. Giovanni Paolo II proponeva con forza il medesimo messaggio ma la stampa e l’opinione pubblica sembravano concentrarsi più sul suo carisma mediatico che sulle sue parole esigenti. Con Ratzinger, invece, la reazione della cultura laica e dei mass media non si è fatta attendere”.
Analoga convinzione esprime lo storico Giovanni Miccoli, autore di un recente saggio che mette a confronto il pontificato degli ultimi due papi (In difesa della fede. La Chiesa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Rizzoli): “Il messaggio di Benedetto XVI si caratterizza per una decisa contrapposizione ad alcuni aspetti essenziali della civiltà odierna. In primo luogo la tradizione illuministica. A essa Ratzinger riconosce il merito di alcune acquisizioni importanti come il rispetto dei diritti dell’uomo. Ma gravissimo torto dell’illuminismo per Ratzinger è quello di aver misconosciuto le radici cristiane, escludendo Dio dalla coscienza pubblica e imponendo il relativismo etico”.
Secondo Benedetto XVI, spiega Miccoli, “l’uomo contemporaneo è minacciato da una cultura che fa della libertà la misura di tutto, aprendo la strada a conflitti devastanti, come nel caso dell’aborto o dell’eutanasia”.
A questo, osserva lo storico, si aggiunge “un’enfatizzazione del ruolo del magistero che richiede obbedienza da parte dei fedeli senza possibilità di essere messo in discussione”, come su temi quali il celibato ecclesiastico e l’omosessualità. La Chiesa di Ratzinger insomma non accetta compromessi con il mondo contemporaneo. E non fa sconti a chi non rispetta le regole.

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Cossiga: non mi scandalizza l'outing omosessuale di Burlando.

(AdnKronos) "Sinceramente non comprendo chi si e' scandalizzato per l'outing omosessuale di quel gentiluomo che e' il presidente della regione ligure. Che egli viva more uxorio con un suo vecchio amico dopo essersi separato dalla moglie e' tra l'altro una forte testimonianza per la causa gay, lesbian gay che per i partiti di sinistra ha sostituito come impegno politico, civile e sociale la lotta di classe". Lo afferma il presidente emerito della Repubblica Fancesco Cossiga.

"Sono passati i tempi della bigotteria berlingueriana non seguita neanche dalla bella figlia giornalista che l'ha sempre combattuta con le sempre piu' profonde scollature, cose che da giovane, perche' da giovane io la conoscevo, mai si sarebbe permessa la cattolicissima sua madre. Sulle bandiere della sinistra sembra estinta ormai -aggiunge Cossiga- la parola liberta' mentre quelle del Partito democratico da rosse stanno diventando rosa con qualche pallino bianco per ricordare la componente cattolica e in essi troneggia la frase libertinismo per la liberta'".

"Quello che mi ha meravigliato e' che nelle quote delle liste per le elezioni del Partito democratico non solo non siano state rispettate le quote rosa ma neanche quelle verdi, gialle e celestine dei gay, delle lesbiche e dei transgender", conclude Cossiga.

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Pezzana: Il movimento gay è un'appendice della sinistra.

Gottardi, Arcigay: "La nostra associazione al servizio di gay e lesbiche e di nessun altro".

(Il Foglio del 27 settembre 2007, una lettera di Angelo Pezzana e la risposta di Riccardo Gottardi Presidente nazionale dell'Arcigay)

Al direttore - Sulla fragilità della linea di difesa dell'occidente, io ci andrei giù ancora più pesante. Sono pronto a scommettere che i boati di dissenso contro Ahmadinejad venivano da una platea sostanzialmente etero, che, in nome della solidarietà verso i gay, gli diceva il fatto suo. Ne sono sicuro, perché a New York, dove per altro il movimento gay ha raggiunto livelli di eguaglianza in fatto di diritti e di visibilità come in nessuna altra città al mondo, non si è levata, mai, dico mai, nessuna voce contro le impiccagioni degli omosessuali del regime iraniano o contro le società liberticide dei paesi musulmani. Mai un corteo, mai una protesta, forse sono troppo impegnati a dimostrare davanti alla Casa Bianca contro Bush e la sua politica imperialista. Perché, diciamola una buona volta tutta la verità, il movimento gay, in tutti i paesi nei quali è libero di esprimersi, è da sempre una appendice dei partiti di sinistra, anche se, formalmente, può apparire indipendente dalla politica tradizionale. Succede in Usa, succede in Italia. Le bandiere arcobaleno sfilano nei cortei dove si bruciano le bandiere americane e israeliane, i gay nostrani vanno in visita di solidarietà a Ramallah, magari con fidanzati palestinesi appresso, e anche se ricevono in cambio percosse e calci in culo, come è successo questa estate a dei gay romani, mica capiscono che due più due fa quattro, no, girano la testa verso Israele e gliene attribuiscono la responsabilità.
Fregandosene, in più, che a loro, tutto sommato, calci in culo e umiliazione non lasciano traccia, mentre i fidanzati palestinesi chissà che fine fanno. Si dirà, la sinistra strumentalizza i gay per ottenerne i voti, verissimo, basta ricordarsi i vari disegni di legge Dico e simili, vero fumo negli occhi di chi si illudeva che da questo governo sarebbe arrivata una giusta legge, ma anche enorme responsabilità di una opposizione, non mi va di scrivere di destra, ci sono dentro tutti, che di fronte alla modernità non ha saputo rispondere altro che culattoni. Solo un esempio, sfido a trovare nella politica italiana, chiamiamola moderata, un Rudolph Giuliani, conservatore e falco in economia e politica estera e nello stesso tempo sulle posizioni più liberal in fatto di diritti umani e civili. Allora teniamoci i brontosauri che abbiamo e smettiamola di lamentarci. Se i nostri politici sono quello che sono, salvo pochissime eccezioni ­ penso ai radicali ­ allora non mi stupisce che anche i gay nostrani riflettano la classe politica che hanno contribuito ad eleggere.

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Caro Direttore,
non posso fare a meno di rilevare come lo sguardo di Angelo Pezzana sia rivolto dal lato sbagliato. Sembra partire dal presupposto che la chiave di volta del movimento LGBT internazionale stia negli USA, il che oggi non è di certo, né so se lo sia mai stato veramente.
La vera frontiera per la libertà e l'uguaglianza delle persone LGBT è in Europa. È in Europa che c'è stata la prima legge che riconosce le coppie omosessuale, è in Europa che tre stati hanno aperto il matrimonio alle coppie dello stesso sesso contro uno solo in USA, è in Europa che c'è una convenzione europea dei diritti umani e una corte europea dei diritti umani che a più riprese è stata strumento di liberazione, è in Europa che c'è una direttiva contro le discriminazioni per orientamento sessuale sul lavoro ed una contro le discriminazioni per genere che ricomprende anche l'identità di genere che, pur con mille limitazioni, proteggono oltre 490 milioni di cittadini e per la sua portata numerica è il più grande evento nella storia del movimento LGBT.
Negli Stati Uniti d'America (303 milioni di cittadini) non vi sono leggi federali contro le discriminazioni, ma solo politiche e norme apertamente e volutamente discriminatorie (Don't ask, don't tell, contro gli omosessuali nelle forze armate, Defense of Marriage Act, contro il riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso).
La frontiera dei diritti è in Europa, e ciò grazie al lavoro dei movimenti di liberazione del nostro continente. Siamo arrivati al punto che gli attivisti americani, presenti ad un evento organizzata dall'ambasciata USA in Romania, chiedevano agli attivisti rumeni di insegnare loro i segreti del loro successo, quasi al limite del paradossale vista la lunga strada che ancora abbiamo davanti.
D'altro canto Angelo Pezzana guarda anche all'Italia, ma temo abbia una vista un po' selettiva. L'accusa che muove è che le associazioni gay in Italia siano serve della sinistra e non facciano gli interessi di gay e lesbiche. Mi permetto perciò di rivendicare con orgoglio per Arcigay, che è l'associazione di cui da dieci anni faccio parte, di essere al servizio della comunità LGBT e di nessun altro. Nota Pezzana che ci sono omosessuali che partecipano, portando la bandiera arcobaleno che il simbolo tradizionale del movimento di liberazione omosessuale, a manifestazione di sinistra o antagoniste. Si dimentica delle manifestazioni che ha organizzato o a cui ha partecipato solo negli ultimi mesi da Arcigay, sotto l'ambasciata inglese sul caso di Pegah, perché non fosse rispedita in Iran, contestando la conferenza sulla Famiglia del Ministro Bindi, la manifestazione contro Gentili, quella a Sorrento e quella Capaccio, tutte durante l'estate, la manifestazione di Napoli contro l'omofobia, ora a settembre, il grande Pride di Roma che ha cancellato il Family Day. Manifestazioni che rispondevano all'omofobia da dovunque arrivasse, da destra, da sinistra, dal centro, non importa. Manifestazione che rilanciavano tutte la battaglia per la piena uguaglianza e una reale libertà per tutti, gay, lesbiche, bisessuali, trans.
Una delle poche vere novità ed innovazioni sulla scena politica è stato proprio l'irrompere con forza dei temi portati avanti dal movimento LGBT. Che non manchino i tentativi di strumentalizzazione e di "cannibalizzazione" da parte della politica e dei partiti è assolutamente vero, e ci provano davvero un po' tutti, con più o meno eleganza.
Altrettanto vero è che il movimento, e Arcigay in particolare, è e resta indipendente e di farsi usare ha gran poca voglia, perché il nostro punto di riferimento non sono i partiti ma gay, lesbiche, bi e trans di questo paese.

Riccardo Gottardi (nella foto)
Segretario nazionale Arcigay

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Arte, nel 2008 la Biennale in Puglia.

A maggio, da Europa e Mediterraneo, la carica di 900 giovani autori.

(Francesca Savino - La Repubblica, edizione di Bari) Una regione intera attraversata dall´arte. Per la prima volta, la Puglia ospiterà la Biennale dei giovani artisti d´Europa e del Mediterraneo, giunta alla sua tredicesima edizione. Caso unico in vent´anni di svolgimento della manifestazione, sarà un territorio ampio e non una singola città ad ospitare la settimana di eventi. Ieri il Bjcem, comitato internazionale promotore della manifestazione, da Torino, ha ufficializzato la scelta della regione, accogliendo la candidatura del presidente Nichi Vendola. La data della biennale, aperta ai talenti dai diciotto ai trenta anni, è fissata per maggio 2008; oltre 900 gli artisti ospitati, di cui gran parte già selezionati, provenienti da 48 paesi. Il tema sarà "La nostra diversità creativa: Kairos", termine greco usato per indicare il momento giusto, opportuno, o il tempo di Dio. «Quello che la Puglia sta vivendo: un momento incredibilmente positivo». Così il critico Achille Bonito Oliva saluta la scelta del comitato promotore. «Una regione che è intreccio unico di storia e geografia: non a caso i suoi castelli sono segnati da una storia e una civiltà profonda, e la sua geografia la rende unione e ponte tra due mari, spinta verso Oriente, naturalmente votata al multiculturalismo».

Un´attitudine che si addice a questa manifestazione, nomade per vocazione, frutto del lavoro di un comitato internazionale che ha fatto dell´apertura la propria bandiera. I Paesi coinvolti per la tredicesima edizione saranno i ventisette appartenenti all´Unione Europea, gli undici della "riva Sud" del Mediterraneo, dall´Algeria alla Turchia, passando per Israele, Palestina e Siria, e i paesi dell´area balcanica.
«Inizialmente la sede designata era Alessandria d´Egitto, ma la città ha segnalato problemi organizzativi. Le candidature sono state riaperte e sono pervenute proposte dalla Puglia e da Sarajevo – spiega l´assessore al Mediterraneo Silvia Godelli, che con gli assessorati allo Sviluppo economico e alle Politiche giovanili coordinerà l´evento - Dalla valutazione del programma e dalla discussione in comitato è emersa una maggiore solidità del programma pugliese. Anche per il valore di connessione tra Mediterraneo e area balcanica che la Puglia è in grado di assicurare e per la solida attività di cooperazione territoriale che ha accumulato negli anni, anche nell´ambito dell´iniziativa culturale». Ma Sarajevo, città simbolo della ricostruzione nei Balcani, che già nel 2001 aveva ospitato la Biennale, potrebbe avere un ruolo anche nella prossima edizione. «Abbiamo espresso la nostra volontà di aprire la manifestazione proprio nella capitale bosniaca, con una sessione preliminare a marzo. Vogliamo sottolineare così la funzione di integrazione fra popoli che è insita nello spirito di questa iniziativa». La competizione cede il passo alla cooperazione, anche fra gli artisti selezionati. La Biennale si snoderà lungo sette sezioni, ciascuna composta da diverse discipline: ci saranno le arti visuali con fotografie, videoinstallazioni, performance e cyber art. La musica nelle sue diverse modulazioni, dal jazz alla popolare passando per elettronica e rock. Poi gli spettacoli, con teatro e danza, le arti applicate dall´architettura al design, la moda, la gastronomia e le immagini in movimento. A metà dicembre è prevista la sessione organizzativa per delineare programma e costi, ma sembra già probabile un coinvolgimento del ministero per le Politiche giovanili.

«Ci saranno oltre cento eventi, legati a doppio filo alle realtà territoriali: la nostra e quella del paese di provenienza degli artisti – spiega Silvia Godelli - Confidiamo nella partecipazione dell´intero territorio». Fra i giovani talenti in mostra sono già noti i nomi dei pugliesi, a suo tempo selezionati per l´Egitto: per la sezione delle immagini in movimento parteciperanno da Bari Pippo Mezzapesa e da Lecce Gianni De Blasi, poi i musicisti baresi Ironique, e per la narrativa da Bari Agata Spinelli e da Lecce Marianna Massa. Per le arti applicate il collettivo dott. Porka´s-project e da Lecce per le arti visive Elena Rossella Lana. «La scelta della Puglia premia lo sforzo di contemporaneità della regione – spiega Bonito Oliva – da noi già attraversata con la manifestazione "Intramoenia Extra art", ed è un´occasione di visibilità fondamentale non solo per gli artisti ma per le gallerie e le avanguardie territoriali. Mi auguro che sia un´occasione anche per i critici pugliesi, e penso ad Antonella Marino, Rosalba Branà, Anna D´Elia e Lia De Venere, con il patriarca Pietro Marino, perché il loro lavoro e tutti gli sforzi individuali siano premiati dall´apertura all´altro».

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Pd, in campo l´esercito di Rosy. "Fuori lista chi ha subito condanne".

Presentate le candidature, quasi un tentativo di risposta al fenomeno del "grillismo".
(Wanda Valli - La Repubblica, edizione di Genova) Loro sono "democratici, davvero" e stanno con Rosy, nel senso di Bindi, ministro e donna di tempra, che sfida Enrico Letta e Walter Veltroni per la segreteria del Pd. Quelli che stanno "Con Rosy Bindi, democratici davvero", in Liguria, si presentano ieri nella sede della Margherita, in via San Lorenzo, che, dal prossimo anno, sarà destinata a altri inquilini, perché l´affitto costa e al Pd si mettono insieme anche i risparmi. Fa da padrone di casa, Paolo Veardo, assessore in Comune, a lui il compito di spiegare le ragioni di una scelta. Si parte con una risposta al "grillismo" imperante, con l´annuncio di un decalogo etico-giudiziario per il politico. Dice Veardo: «Deve essere onesto e eticamente credibile, leale ai principi costituzionali della legalità», quindi fuori dalle liste e da incarichi amministrativi «corrotti, corruttori, maneggioni e condannati», in via definitiva, per reati gravi «compreso la speculazione edilizia, visto quello che è successo quest´estate in costiera amalfitana, con il terrazzo abusivo che è crollato», precisa Veardo.

Al suo fianco, Giorgio Pescetto, che nel mondo del lavoro e della solidarietà è un´autorità, il giurista Matteo Cosulich, Maria Rosa Biggi, consigliere comunale, e tutti gli altri che giocheranno la gara delle primarie per l´Assemblea nazionale e quella regionale del Pd. Una annotazione: i bindiani sono gli unici a avere mantenuto lo stesso nome in campo nazionale e regionale, la speranza è «poter contare su una forte presenza nell´Assemblea costituente, perché siamo convinti che si debba creare una sintesi a livello nazionale e locale». Lo stesso accadde, ricorda Veardo, subito dopo la guerra, con la Costituzione, «oggi è il momento di mettere di nuovo insieme culture diverse, e questo è il senso della lista e della candidatura di Rosy Bindi». Poi torna al codice etico, replica che Beppe Grillo non c´entra con la necessità della politica «di avere un po´ di trasparenza», di ritrovare «dignità e sobrietà e costruire una nuova laicità in grado di farsi carico delle diversità culturali, etiche e religiose». Per la Liguria, le priorità del Pd, secondo i bindiani sono: la sanità, «le 50 mila famiglie liguri che fanno fatica a vivere il loro quotidiano», ma anche, la necessità di salvaguardare la bellezza della costa, e poi la formazione dei giovani. Le liste sono nate in contro tendenza rispetto al regolamento nazionale «che ricopiava pari pari la legge elettorale, con le preferenze bloccate e decise dall´alto». I bindiani hanno preferito una scelta dal basso, assemblee di collegio da cui sono usciti i nomi. Il loro candidato per la segreteria regionale sarà Carla Olivari Flick, presentata dalla lista "A sinistra per Veltroni", perché rappresenta la sintesi «tra società civile e impegno politico». Carla Olivari che, ieri pomeriggio, ha inaugurato il suo point elettorale in via Petrarca, con la visita del sindaco, Marta Vincenzi, reduce dal tour con gli architetti. Giorgio Pescetto capolista regionale al collegio 7, ma ultimo in lista, per scelta, per il nazionale, definisce le loro liste «prove tecniche di Pd», per il loro essere «un mix tra democrazia diretta e rappresentativa, per l´aver riunito l´associazionismo cattolico, i giovani, il mondo del lavoro», con persone che vengono dai Ds, da «qualche petalo» dalla Margherita, e ben il 90 per cento da nessun partito.

Il giurista Matteo Cosulich, capolista per l´assemblea nazionale all´8 (Centro città e San Fruttuoso) parla di un Pd che rispecchi l´articolo 49 della Costituzione. Dice che i partiti devono essere «strumento per la partecipazione popolare». Maria Rosa Biggi confessa di essere entusiasmata per la candidatura di Rosy Bindi, «donna coerente e coraggiosa», Damiano Fiorato, avvocato, (collegio 10 Levante), riferimento ligure del ministro Parisi, teme che nelle liste direttamente collegate a Walter Veltroni la parte cattolica «sia sotto rappresentata». E poi ci sono tutti gli altri: Ds come Antonella Pozzo, e Angelina Lubrano (Savona), chi si candida a Arma di Taggia, tormentato feudo del centrodestra, chi, Marco Incerto, giovane, «vuol dare dignità alla politica» e ha trovato nel Pd il mezzo. E tutti gli altri, perché le liste, incalzate da molte grane, alla fine sono arrivate in porto.

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Comitato Nazionale di Radicali Italiani: mozione particolare sul matrimonio delle persone omosessuali.

(Radicali.it) Il Comitato Nazionale si è tenuto a Roma dal 28 al 30 settembre 2007.


Roma, 1 ottobre 2007


COMITATO NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI

Roma, 28-29-30 Settembre 2007

Mozione particolare (approvata)


Il Comitato nazionale di Radicali Italiani

premesso che durante la stesura del programma dell'Unione Emma Bonino si alzò e se ne andò indignata quando i rappresentanti dei partiti della coalizione decisero di non inserire la parola Pacs tra gli obiettivi politici del programma del governo di centro-sinistra;

considerato che la proposta governativa dei Dico, compromesso del compromesso rispetto ad una legge di civiltà in materia di regolamentazione delle unioni civili sia per le coppie gay che per quelle eterosessuali, si è arenata in Parlamento;

considerato che presso la Commissione Giustizia del Senato, in sede di Comitato ristretto, si sta elaborando una proposta condivisa su tale materia denominata 'Cus' che limita ancor più diritti richiesti per le coppie gay ed eterosessuali;

preso atto che ormai tutte le organizzazioni glbt italiane, deluse e amareggiate dall'atteggiamento di genuflessione al potere clericale vaticano della classe politica, rivendicano oggi, con forza, per le coppie gay, l'accesso all'istituto del matrimonio civile quale traguardo di civiltà per il superamento totale delle disuguaglianze e delle discriminazioni; così come ribadito, per la prima volta, dal documento unitario del gay pride nazionale del giugno scorso;

constatato che il 'Manifesto per l'eguaglianza dei diritti' che chiede l'accesso all'istituto del matrimonio civile per le persone gay è stato firmato da migliaia di cittadini italiani, da esponenti del mondo politico di diversa provenienza, da rappresentanti della società civile, culturale, associativa, artistica italiana ed europea e da parlamentari, dirigenti e militanti radicali;

considerato che già il IV Congresso di Radicali Italiani aveva votato all'unanimità una Mozione particolare in cui si chiedeva l'adesione del movimento alla battaglia 'zapateriana' per l'accesso all'istituto del matrimonio per le persone lesbiche e gay, così come ulteriormente ribadito anche al quartultimo Comitato nazionale di Radicali Italiani;


delibera l’impegno a sostenere in tutte le sedi:

- la pdl n. 1244 presentata dai deputati radicali Capezzone, Beltrandi, D'Elia, Mellano, Poretti e Turco sin dal giugno 2006;

- la campagna per l'accesso all'istituto del matrimonio civile per le persone omosessuali quale massimo traguardo volto al superamento delle diseguaglianze e delle discriminazioni così come già avviene in Spagna, Olanda, Belgio e Canada;

auspica che la Segretaria, la Tesoriera e la Presidente di Radicali Italiani sottoscrivano il 'Manifesto per l'eguaglianza dei diritti' ( www.matrimoniodirittogay.it).

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"Kebab for breakfast", dalla Germania su Mtv.

(TVblog) Dopo aver portato in Italia Lolle”, Mtv punta ancora su una produzione tedesca per l’inizio della nuova stagione.

Da stasera, infatti, sulla rete diretta da Antonio Campo Dall’Orto parte la sit-com “Kebab for breakfast” (titolo originale “Turkisch fur Anfanger”, “Turco per principianti”), nata nel 2005 e trasmessa dalla rete tedesca Ard .

L’argomento trattato è attuale, soprattutto in Germania, dove c’è il più alto numero di cittadini di origine turca, ma l’idea alla base del telefilm potrebbe essere tranquillamente esportata a quasi tutte le nazioni europee.
In un’epoca dove le differenze tra culture vengono spesso messe in risalto e talvolta manca la volontà di conoscere le diversità che ci circondano, sarebbe stato alquanto improbabile che non ne venisse fuori una storia. Invece che raccontare questa situazione in modo troppo serio, però, Bora Dağtekin (che ha ideato la serie), ha preferito la strada della commedia con dei toni di riflessione, proponendo in un formato leggero come quello della sit-com argomenti che purtroppo non possono essere trattati con lo stesso brio dai telegiornali.
E’ nata così questa comedy, della durata di 25 minuti circa ad episodio (Mtv ne trasmetterà due al giorno alle 20), che racconta la non facile integrazione tra culture attraverso l’integrazione di una famiglia in un’altra.
Il tutto parte quando Doris (Anna Stieblich), psicologa, s’innamora di Metin (Adnan Maral), medico legale turco. I due hanno dei figli: Doris è madre di Lena (Josefine Preuß) e Nils (Emil Reinke), mentre Metin è padre di Yagmur (Pegah Ferydoni) e Cem (Elyas M’Barek). La decisione dei due innamorati di convivere influenzerà anche la vita dei ragazzi, che si ritroveranno così a dover dividere casa con persone e tradizioni a loro sconosciute, verso le quali non sempre avranno buone opinioni.
Ad esempio, Lena non vedrà di buon occhio le usanze e l’atteggiamento religioso di Yagmur, stretta osservante musulmana, fino a temere che possa compiere qualche gesto inconsueto: abituata ad un certo stereotipo che vede in ogni musulmano un potenziale pericolo per la propria sicurezza (soprattutto dopo l’11 settembre), però, Lena col tempo accetterà la nuova situazione, anche se la convivenza non filerà liscia da un giorno all’altro… Sempre a proposito di stereotipi, il fratello di Yagmur, Cem, indosserà la maschera del “macho a tutti i costi”, convinto che questa sia la carta vincente per avere successo nella vita.

Partendo da un nucleo familiare, “Kebab for breakfast” racconta stereotipi, tradizioni e pensieri di due società diverse, ma non per forza opposte. Il tutto viene condito con una buona dose di ironia e di presa in giro di certi modi di pensare, che fanno di questa serie un prodotto divertente ma allo stesso tempo capace di lasciare un messaggio. Un mix vincente che ha portato numerosi premi, tra cui il “Prix Italia 2006″ come miglior serie. Qui in Italia, il massimo dell’integrazione che ci viene mostrato è tra milanesi e romani ne “I Cesaroni”: che sia il caso di buttare l’occhio un po’ più oltre la staccionata?

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Repubblica dà i numeri: disinformatsija anticlericale a go-go.

(Ginoblog) Per i dettagli sulle cavolate anticlericali sparate da Curzio Maltese (dietro suggerimento dei soliti beceri radicali) su Repubblica di venerdì scorso, si veda questo articolo.
Qui mi limito a citare il rettore dell'università Lumsa, Giuseppe Dalla Torre:
«La Chiesa non è una casta, ma è parte del popolo», e «le sue opere sociali, educative e assistenziali» portano anche «risorse nelle casse dello Stato». «Fatto salvo che l'8x1000 non è una tassa, sarebbe opportuno chiedersi, invece, quante risorse la Chiesa porta nelle casse dello Stato con le sue opere sociali, educative e assistenziali, garantendo ben altro rapporto di tipo umano che non si può quantificare in termini economici»

Già. Sarebbe opportuno. Ma sono sicuro che a Curzio & C. non interessano questi "dettagli".
Si veda pure l'editoriale di Carlo Cardia, che parla giustamente di "una delle più colossali operazioni di disinformazione degli ultimi tempi".

Sarebbe anche ora che i tanti ignoranti in circolazione, che periodicamente si gonfiano - come bitorzoluti rospi - di rumorosa indignazione, cominciassero a capire la differenza tra Stato del Vaticano e Conferenza episcopale italiana (Cei).
Magari a qualcuno interessa sapere come funziona il Consiglio Cei per gli Affari economici?

E in conclusione, riporto il commento di Gianni Gennari, alias Rosso Malpelo:

«Repubblica»? Dà i numeri!

[...] faccio una semplice proposta. "Repubblica" faccia un'inchiesta a suon di cifre - dalle sue parti i matematici danno spesso i numeri - su quanto costa allo Stato un posto letto ed un malato dei suoi ospedali, un alunno ed un docente delle sue scuole, un anziano nei suoi ricoveri, un immigrato nei suoi centri di "accoglienza" - spesso vituperati da "Repubblica" - un assistito dai suoi centri di igiene mentale e di recupero, e via via altre urgenze scoperte cammin facendo, sommi il tutto moltiplicandolo per il numero di "assistiti" in complesso dalla Chiesa italiana, lo confronti con l'"8 per mille" e magari anche con i costi della "casta" politica.
Annoto che così non consideriamo il valore dei beni espropriati alla Chiesa prima e dopo la presa di Roma, quel valore che fino al 1984 dava origine alla "congrua", vista appunto come "compensazione" del passato... Se non ce la fa da sola, "Repubblica" si faccia aiutare come ha già fatto, ma per favore non dai radicali. Loro da decenni i numeri li danno sbagliati... Poi magari se ne riparla...

Di fronte a tante menzogne di chiaro stampo stalinista propalate a mezzo stampa, trovo vergognoso che l'ordine dei giornalisti non abbia nulla da dire. Ma la cosa non mi sorprende. Tale ordine (e non solo quello) andrebbe abolito.

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No, non è la BBC.

Far dimettere i rappresentanti ulivisti del cda significherebbe lasciare la Rai al centrodestra. Il consigliere risponde a Travaglio.


(Carlo Rognoni - L'Espresso) Caro direttore, Marco Travaglio scrive di Rai. E si capisce che non è molto addentro alle leggi, alle procedure e ai tempi parlamentari. Nella sua rubrica 'Signornò' mi ha invitato a dimettermi per primo dal cda della Rai, dando il buon esempio. Per cui devo ai lettori de 'L'espresso' una risposta. Travaglio ha un ritaglio di giornale del 6 ottobre 2005 che riporta una mia dichiarazione: il governo cambi subito i criteri di nomina del cda e stacchi la spina che collega le segreterie dei partiti al servizio pubblico. Lo scrivo e lo dico da sempre. E ne sono assolutamente convinto anche oggi.

E allora? Perché resto al mio posto? Travaglio cerca maliziosamente di far capire che non solo non sono coerente ma evidentemente sono attaccato alla poltrona. Perché oggi, scrive, "l'Unione ha la maggioranza, può far dimettere i suoi cinque consiglieri, sciogliere il cda e seguire il modello Bbc, o Zapatero". Mi interessa aiutare quelli che hanno letto Travaglio a capire come stanno i fatti. Che succede se mi dimetto io? Se nessun altro si dimette, vengo sostituito da un voto in Vigilanza con un altro consigliere. Si intende forse che tutti e quattro i consiglieri di maggioranza si dimettano. Già, e allora resterebbe un presidente con quattro consiglieri di centrodestra. Non credo che sia quello che vuole Travaglio.

Dovrebbe dimettersi anche il presidente. Il quale è a quel posto perché votato da più dei due terzi della Vigilanza. Non può quindi essere il governo a far dimettere Petruccioli. Certo il presidente non potrebbe ignorare un invito esplicito del governo Prodi a dare le dimissioni. Ma sia chiaro che non è il governo a poter imporre alcunché a chi è stato indicato dal Parlamento. Si dà il caso però che una società per azioni non può essere lasciata senza guida. E allora, se il presidente e i quattro di maggioranza se ne vanno, a governare la Rai restano i quattro del centrodestra. Presidente pro tempore diventerebbe per anzianità Giuliano Urbani.
Fumisterie? Ammettiamo allora l'impossibile, che i quattro del centrodestra si dimettano anche loro. Bene! Fin che vige la legge Gasparri, toccherebbe alla Vigilanza votare sette nuovi consiglieri, al governo nominare un consigliere indicato dal Tesoro. Dulcis in fundo il Tesoro dovrebbe indicare un presidente che poi dovrebbe avere i due terzi dei voti in Vigilanza. Visto lo scenario politico, c'è qualcuno dotato di buon senso che può ipotizzare tempi stretti?

Come se ne esce? Con una nuova legge. Quella proposta dal ministro Gentiloni va sostanzialmente bene. Questo cda scade a maggio 2008. C'è il tempo per fare in modo che la nuova legge sia approvata prima. Ci sono le condizioni politiche? Certo che no se si comincia a disquisire sul fatto che la Fondazione voluta da Gentiloni nasce comunque con troppi politici (sei su undici consiglieri). Non va bene? Si può sempre emendare in Aula. Ma attenzione! A volte pensando di fare il meglio, si fanno solo danni. A dar retta a quello che scrive Travaglio, pensate che cosa sarebbe successo se non avessimo accettato esponsabilmente di partecipare al primo cda voluto dalla Gasparri. Scrive infatti il Signornò: "Ds, Dl e Rifondazione, anziché tenersi fuori delegittimando il metodo Gasparri, si accontentarono del piatto di lenticchie: 4 poltrone su 9". Quello che non dice è che grazie alla presidenza Petruccioli le elezioni 2006 hanno potuto svolgersi con il massimo rispetto della par condicio. Quello che poi non dice è che il cda fatto anche di quelli che "si sono accontentati di un piatto di lenticchie" ha fatto tornare Michele Santoro su RaiDue. E consente a Travaglio di collaborare tutte le settimane a questa Rai. Che sicuramente va riformata e migliorata! Ma questo è un altro discorso.

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Dalle idee alla realtà

Cinque prospettive per far crescere insieme il Settore Cultura di Arcigay.

(Bert D'Arragon - Arcigay.it) Durante l’ultimo congresso la commissione cultura è stata la più affollata con discussioni lunghe e molte idee a confronto – ma ora è lecito chiedere cosa ne possa uscire poi nella realtà. Dei consiglieri nazionali ben 18 sono iscritti nel Settore e già a partire dal prossimo consiglio si dovrà lavorare sul tema. Sarà una bella sfida tradurre le idee in attività concrete!

Vista l’ampiezza del tema dovremo lavorare in più gruppi su aspetti diversi. Le decisioni del congresso portano a pensare ad almeno cinque aree principali:

- Una rete culturale delle diversità: censire le varie attività culturali promosse dai Comitati e dalle Associazioni affiliate e creare un’agenda aggiornata per pubblicizzare e valorizzare le iniziative locali. L’obiettivo è fare emergere la cultura ‘dal basso’, cioè quello che “bolle in pentola” nelle diverse realtà.

- La produzione artistica lgbt: Letteratura, Musica, Teatro, Cinema, Televisione, Arti visive: stimolare la produzione artistica, facilitare progetti di produzione culturale da parte dei Comitati, creare contatti con artisti, stimolare la creatività ed aumentare la presenza artistica lgbt nei luoghi della cultura: cinema, teatri, gallerie, musei, case editrici, ecc.

- Memoria storica: fare e coordinare mostre, eventi, discussioni ecc. intorno alla Giornata della Memoria e durante tutto l’anno. Dobbiamo aumentare i contatti con altri soggetti che lavorano sulla memoria dell’Omocausto e di altre persecuzioni di persone lgbt e di chiunque è diverso.

- Cultura della non-discriminazione: portare avanti iniziative per una cultura aperta ed inclusiva. Questo comprende iniziative tipicamente culturali (mostre, concerti, convegni, manifestazioni), ma anche interventi di formazione (soprattutto per Enti Pubblici, Forze dell’Ordine ed interventi nelle scuole) e altro da portare avanti con gli altri settori tematici competenti che lavorano ognuno sul tema cardine dell’omofobia. Qui rientra anche il dialogo interreligioso, da condividere con il settore della multiculturalità.

- Ricerca scientifica e sociale, trasmissione e conservazione della cultura: aumentare la presenza di Arcigay nei luoghi di produzione della cultura accademica ed ‘ufficiale’ – Università ed Istituzioni culturali – stimolare ricerche su temi lgbt ed evitare distorsioni lontane dalla nostra realtà di vita. Sarà un punto di riferimento dentro Arcigay per il mondo accademico e le grandi istituzioni della cultura ‘ufficiale’

È ovvio che per far funzionare questo settore ci vogliono le idee (e l’impegno!) di tante persone attive in Arcigay – la cultura è bella solo se ricca di molte creatività!

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GayLib: Oliari contro Frequelli? Scintille o risate?

Questa sera su Rai News 24, alle 22 Marco Frequelli ed Enrico Oliari, padre-padrone di Gaylib, un'associazione di persone gay e lesbiche liberali e di centro-destra, s'incontreranno dibattendo un tema particolarmente sentito in questo momento: Gay di destra.
Non sappiamo cos'avranno da dire quelli di Gaylib, da parecchie parti accusati di essere un'appendice dell'Arcigay, ma vale la pena ascoltarli.

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Voglio sposarmi con il mio compagno!

(Omoios) Qualche tempo fa abbiamo intervistato Gian Mario Felicetti, autore del libro La famiglia fantasma. Gian Mario non si è fermato alla pubblicazione del libro, ma sta portando avanti altre iniziative volte al riconoscimento del matrimonio anche fra persone dello stesso sesso.
Il tuo libro La famiglia fantasma ti ha portato in giro per l'Italia. Ti va di raccontarci come sei stato accolto?

Ogni presentazione è stata una esperienza indimenticabile. Dovunque ho trovato persone attentissime, piene di interesse e di domande, ancora dopo un'ora che si parlava di argomenti impegnativi. E poi, la varietà dei miei lettori per età e stili di vita è sorprendente.
Di tanto in tanto ricevo da loro anche mail calorose ed entusiaste. A volte mi ringraziano addirittura! Questo mi stupisce veramente tanto. Ma allo stesso tempo conferma il valore dell’impegno che ho deciso di assumere da un anno a questa parte: sposarmi con il mio uomo entro 4 anni e mezzo.

E l'iniziativa continua: ora ti batti per il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Non ti sembra di esagerare un po'? Non sarebbe meglio cominciare piano piano con i PaCS (o DiCo o CUS che si chiamino)?
In Italia la legge non vieta il matrimonio tra due uomini, e anzi assurdamente lo prevede per i transessuali… In Italia si sposano i più feroci assassini, mercanti di schiavi, papponi, stupratori… perché proprio io non posso sposarmi?
Altro che esagerare: il matrimonio è la cosa più tradizionale che esista! E poi sarebbe così assurdo porsi come obiettivo quello di farsi riconoscere meno diritti degli altri!
Il vero problema, in Italia, non è che è vietato sposarsi tra uomini o tra donne: semplicemente non c’è nessuno disposto a celebrare questo tipo di unione. È un problema più amministrativo che altro. Per questo ho pensato che il nostro campo di azione non deve essere solo nelle piazze e nel parlamento. È ora che ci gestiamo i nostri diritti anche in autonomia, come liberi cittadini di fronte alle amministrazioni locali.

In questa tua battaglia stai telefonando a vari comuni chiedendo info su come sposarsi fra persone dello stesso sesso. Che reazioni hai?
Premetto che non sto muovendo una battaglia. Queste iniziative sono il mio personalissimo e mite percorso verso la meta ben precisa che ho: sposarmi entro 4 anni e mezzo.
Detto questo, fare e pubblicare le telefonate è stata un'avventura magnifica, che tutti dovrebbero provare. La reazione dei comuni è stata esaltante: la mia richiesta ha destato stupore, ma è stata presa sempre sul serio. Nessun impiegato né ufficiale con cui ho parlato ha voluto minimizzare o ridicolizzare la mia richiesta. Sono sempre comprensivi, spesso dispiaciuti, a volte addirittura materni. Sempre pronti ad osservare la legge nel redigere un documento ufficiale di rifiuto. Purtroppo devo ammettere che nei comuni ho anche riscontrato tanta ignoranza della legge, supplita da una adesione acritica ai luoghi comuni. Inoltre la regola è rimettere le responsabilità a terzi: magistrati, circolari, leggi ambigue e non più valide, parlamento, giudici... Burocrazia allo stato puro, insomma. E un omosessuale che si vuole sposare si trova davanti ad un Castello di Kafka. In ogni caso, ascoltare queste telefonate ha un effetto dirompente perché polverizza quel muro di pregiudizi sociali interiorizzati e addirittura incarniti negli stessi omosessuali. Chi ascolta queste telefonate, finalmente riesce a pensare: «Sono un cittadino e posso recarmi in comune e chiedere la pubblicazione degli atti di matrimonio». Più siamo ad agire in questo modo, più le istituzioni saranno capaci di recepire i mutamenti della società. Per questo ho pubblicato anche un breve vademecum, che guida le persone a fare le stesse telefonate che ho fatto io. Un modo in più per sollecitare tutti noi ad alzare la cornetta… il tuo comune ti aspetta!

Come mai sul tuo blog dici: "Fiero di essere italiano. Fiero di essere gay"? Fiero di essere gay, ok. Ma anche fiero di essere italiano, in quest'Italia che ci discrimina così tanto?
Tanto per cominciare il tricolore è simbolo di rivoluzione. E non nascondiamoci che in questi tempi la gente avverte la classe politica come una lobby di latenti nemici, persone di cui diffidare. Alla stregua degli Austriaci oppressori ai tempi delle Cinque Giornate di Milano, per capirci. Nessuno li ama.
Politici a parte, la bandiera italiana racchiude tanta storia di cui sento di non vergognarmi troppo. Non voglio perdere la fiducia nella mia terra, nella mia gente solo perché la gran parte dei nostri politici sono privi di ogni autorevolezza. Sono profondamente convinto che senza la condivisione delle persone in generale, della gente - in primis delle nostre famiglie di origine - ogni passo avanti per conquistare i dovuti riconoscimenti sarà cento volte più difficile.
I gay e le lesbiche hanno bisogno della solidarietà degli Italiani. Gli Italiani hanno bisogno della nostra completa emancipazione: altrimenti tutta la democrazia è in pericolo.
Gay e non gay occupano lo stesso lato della bandiera. Tutto qui.

Hai partecipato al V-day: che ne pensi di Grillo e della sua (anti)politica? Finirà tutto come finirono i girotondi?
Sicuramente il V-Day ha dato voce e speranza ad un disagio diffuso. Ed io ho partecipato con questa storia: un incubo ironico e allusivo che finisce proprio con un vaffa molto liberatorio.
Grillo come personaggio mi è sempre stato simpatico, anche se non ho mai seguito direttamente la sua iniziativa. Però devo dire che, quando ho presentato il mio libro ad Ascoli Piceno ho pensato proprio alla community di Grillo per cercare dei contatti (la mia città natale è molto bigotta): ho avuto un’impressione positiva della capacità aggregativa e costruttiva di queste community.
Considero ancora più rilevante il fatto che possono trasformarsi in liste civiche. Questa è vera politica, soprattutto quella che serve oggi all’Italia. Dal basso e secondo lo spirito della legge. L'antipolitica la fanno già i nostri parlamentari. Quella di Grillo è piuttosto una anti-antipolitica. Ma qui il discorso si fa complicato…

E con il nuoto sincronizzato come va?
SyncDifferent va alla grande. Abbiamo da poco partecipato alla nostra prima gara ufficiale: il torneo internazionale Men's Cup II che si è tenuto a Stoccolma. Hanno partecipato sei squadre da tutta Europa. I numeri dell'evento parlano chiaro: cerimonia d'apertura presieduta dal Ministro dello Sport, due sponsor di tiratura nazionale, un pubblico di 400 persone paganti.
Ma forse la cosa più interessante è che questo non era un torneo GLBT. Un modo efficacissimo per uscire dal ghetto del pregiudizio Nuoto Sincronizzato=Cose da femmine.
Ora ricominciamo con gli allenamenti aperti a tutti (basta essere maggiorenni): Lunedì e Mercoledì sera in zona San Siro. Per ulteriori informazioni visitate il nostro sito.

Un'ultima parola: i blog "gay" possono fare qualcosa per la "nostra" causa?
Ultimamente si è affermato presso molti blogger la consapevolezza di quanto sia importante "fare massa" e collaborare. Ad esempio GayToday svolge un ottimo servizio di aggregazione. Poi ci sono altri blog collaborativi come QueerWay .
Gli studi fatti sulla "topografia" del web, però, sono chiari: quanto più ci si aggrega per tematiche di interesse, tanto più ci si esclude dal resto del World Wide Web. Tengo a precisare che è una tendenza implicita nelle dinamiche della rete, un effetto collaterale e inevitabile che non è sintomo di nessuna mentalità auto ghettizzante. Ovviamente è una tendenza a cui si possono mettere ripari: in un prossimo futuro, per "contare" ancora di più in rete sarà preziosissima la capacità di creare una sorta di aggregazione 2.0, rivolta a quei circuiti di interesse non esplicitamente GLBT ma solidali o quanto meno interessati alle nostre istanze. Quando ci interfacceremo agevolmente anche al WWW "non gay" i nostri blog saranno ancora più efficaci.
Per fare un esempio, come molti di noi faccio parte dell'aggregatore Blog Laici. E ora sto contattando tutti quelli che vi aderiscono, cercando di promuovere l'ultima mia iniziativa, forse la più importante.

Di quale iniziativa si tratta?
Desidero che tutti gli italiani sappiano che io e Riccardo ci vogliamo sposare - sottolineo "vogliamo", non "desideriamo".
Ho pensato di farlo con una petizione on-line, indirizzata alle principali istituzioni italiane.
Sottoscrivendo questa petizione tutti gli italiani avranno la possibilità di sostenere la nostra causa: l’ingiustizia dei pregiudizi diventa così un modo per coinvolgere quante più persone possibili e renderli di fatto solidali alla “nostra” causa, come dicevi tu.
La mia fierezza di essere italiano viene proprio dalla convinzione che la mia voce è la voce degli Italiani. Sono convinto che è così. E voglio provarlo con questa petizione: riuscirò a dimostrare che tantissimi italiani sono dalla mia parte? Confido che la gente prenderà a cuore la nostra iniziativa: chi gode con gratitudine della democrazia non può sopportare l'idea che a due persone libere venga negato di sposarsi pur non essendo loro vietato!
Con questa petizione voglio attingere da quel pozzo (senza fondo) di solidarietà che è l'Italia e la sua gente. È una risorsa importantissima e fin troppo trascurata, al momento. Forse parliamo con estrema faciloneria di omofobia e alla fine quasi ci convinciamo che tutti ci siano contro...

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Il nuovo impegno di George Michael: "Fumerò meno marijuana".

(Quotidiano.net) George Michael ha preso un impegno con se stesso: cercare di fumare meno marijuana. Non smettere del tutto - questo non è nei suoi programmi, dato che può permettersela e non ha conseguenze sulla sua vita - ma tentare di ridurre il numero di canne. «Sono costantemente impegnato nel tentativo di fumare meno marijuana.

Questo è il problema. È una cosa che costituisce un problema o rappresenta un ostacolo nella mia via?» si è chiesto il cantante in un'intervista alla Bbc, «non credo: sono un uomo felice e posso permettermela, quindi non c'è alcun problema». Non è la prima volta che la popstar si schiera a favore degli stupefacenti: ha ammesso di essere dipendente da psicofarmaci e ha fatto infuriare i crociati dell'antidroga dicendo che gli spinelli sono molto meno dannosi dell'alcool.

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Milano città senza fili con 4mila «porte» aperte.

(Marta Bravi - Il Giornale) Lunedì, tra sette giorni, si apre l’«Innovation circus», ovvero la settimana dell’Innovazione, una kermesse, promossa dal Politecnico, fatta di mostre, convegni, visite guidate per diffondere il concetto di innovazione tra i cittadini e, soprattutto, farne capire l’utilità nella vita quotidiana. Innovazione che i milanesi «calpestano» tutti i giorni senza farci neanche più caso: 275mila km - sì avete letto bene - di fibra ottica, che copre il 95% del territorio. Milano, città più cablata d’Europa, si prepara a battere un altro record: diventare la città con la più estesa rete wireless (la connessione internet senza fili) d’Europa. Il Comune ha stanziato 150mila euro per la ricerca e lo studio di fattibilità commissionato al Politecnico, che metterà a disposizione altri 95mila euro per completare il lavoro.
«Cosa vuol dire innovazione? Utilizzare le scoperte scientifiche per fare soldi, mentre ricerca è investire soldi per scoprire qualcosa di nuovo». A rispondere è Luigi Rossi Bernardi, assessore a Ricerca, Innovazione e Capitale Umano di palazzo Marino. Un assessorato nuovo quello di Rossi Bernardi, il «prof» per i suoi collaboratori, isitituito dalla Moratti e dotato di un «portafoglio» tra i più cospicui d’Italia: Milano, infatti, è l’unica a investire l’1% del bilancio comunale nell’innovazione. Certo, Milano parte avvantaggiata: sono state infatti cablate il 70% delle vie, il 60% degli edifici, l’80% delle proprietà immobiliari. Ma i primati non finiscono qui: Milano è la prima provincia italiana per imprese high tech (sono 15.200), di queste il 66% è attivo nel settore dell’informatica, ospita il 40% dell’ICT, cioè delle imprese delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ancora il 37% dei brevetti nazionali è stato ideato nel capoluogo lombardo.
L’assessore «silenzioso», che non ama i giornalisti né comparire sui giornali o in tv - al contrario di tanti suoi colleghi - lavora nell’ombra per prepare una vera e propria rivoluzione tecnologica in città: la creazione, entro il 2009, di 4mila punti di accesso wireless in luoghi pubblici. Questo in vista di un obiettivo grandioso: arrivare nel 2015, data dell’Expo, a 17mila access point.
Vantaggi immediati ne avrebbe anche la sicurezza pubblica: la rete Wi Fi, infatti, permetterebbe notevoli risparmi nella videosorveglianza e nelle comunicazioni con le forze dell’ordine. Ne sono consapevoli anche le donne taxiste: una web cam nell’auto, collegata alle centrali, permetterebbe loro di lavorare in tranquillità. Per non parlare dei servizi ai cittadini, uno dei requisiti principali per vincere la candidatura all’Expo: il monitoraggio del traffico. Il resto è tutto da scoprire.

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Tentò di ricattare Cruise, fotografo suicida.

Era agli arresti domiciliari in attesa del processo.
David Hans Schmidt, noto come il «Sultano dello sciattume», aveva rubato degli scatti al matrimonio dell'attore al castello di Bracciano.

(Il Corriere della Sera)
PHOENIX - Tentò di estorcere denaro a Tom Cruise per alcuni scatti «rubati» delle nozze blindate con Katie Holmes nel castello di Bracciano. E ora è stato trovato morto nella sua abitazione di Phoenix, in Arizona. Il fotografo David Hans Schmidt, 47 anni, era stato preso dall'Fbi l'anno scorso e si trovava agli arresti domiciliari da agosto. Era atteso davanti al tribunale federale l'11 ottobre. Venerdì scorso i poliziotti, insospettiti dal fatto che il braccialetto elettronico che aveva alla caviglia non segnalava movimenti, sono andati in casa sua e hanno trovato il corpo. Secondo il fratello del fotografo, intervistato dal quotidiano Arizona Republic, Schmidt soffriva di una grave depressione.

SCIATTUME - Conosciuto come il «Sultano dello sciattume», per aver fatto soldi ricattando celebrità con indiscrezioni sulla loro vita sessuale (tre le sue clienti vi fu anche Gennifer Flowers, famosa ex amante di Bill Clinton), il fotografo avrebbe chiesto a Cruise almeno un milione di dollari per numerose immagini delle nozze celebrate il 18 novembre 2006 nel castello alle porte di Roma, mentre le uniche fotografie pubblicate delle nozze sono quelle vendute dalla star di Hollywood in esclusiva a tre riviste statunitensi. Bertram Fields, legale di Cruise, ha tenuto a precisare che l'attore non ha niente a che vedere con questa vicenda e che attualmente si trova in Germania per girare «Valkyrie», in cui interpretata la parte di un ufficiale tedesco che cercò di assassinare Adolf Hitler.

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Innovation Circus: spazio all'innovazione.

Dal 8 al 16 ottobre tra via Mercanti e palazzo Giureconsulti si terrà l’Innovation Circus, progetto europeo che interessa anche Riga, Berlino e Copenhagen, per lo sviluppo dell’informazione al pubblico sull’innovazione.

Mostre, discussioni, incontri e visite guidate per conoscere novità, progetti e innovatori, tra tecnologie come quella wi-fi, per cui il Comune ha stanziato 150.000 euro per la ricerca e lo studio di fattibilità commissionato al Politecnico, tecnologie robotiche o applicate all’automobile, per risparmiare benzina.

L’iniziativa è organizzata da Provincia, Comune e Camera di Commercio di Milano con la collaborazione del Politecnico e col supporto della Commissione Europea: Tutti gli eventi sul sito ufficiale. Una ulteriore buona notizia? L’ingresso è gratuito e fino ad esaurimento posti.

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Iervolino in piazza con i gay.

Il primo cittadino partecipa alla manifestazione contro le discriminazioni sessuali, la mafia e il fascismo.
Il sindaco: “No a una Napoli omofoba e intollerante”.
“Sì all sportello con numero verde e percorsi formativi nelle scuole”.
“Qualcuno mi ha chiesto perché sono qui, ribalto la domanda: perché no?”

(Cristina Zagaria La Repubblica. edizione di Napoli) «Napoli deve essere una città coraggiosa. Una città che dice no all´omofobia, alla camorra, alle discriminazioni». Il suo «no» il sindaco Rosa Russo Iervolino lo grida dal palco organizzato in via Verdi dalle associazioni gay e lesbiche. Dopo gli atti di intolleranza ad Agnano, Sorrento, Capaccio e piazza Bellini di quest´estate. Dopo la manifestazione di due domeniche fa, “Napoli Raimbow”, proprio in centro storico, dove sono sbarcati a Napoli i rappresentanti nazionali di Arcigay, Rosa Russo Iervolino, scende per la prima volta apertamente in campo, per dire no «a una Napoli omofoba». «In questa città abbiamo tanti problemi - dice il sindaco - Ma non estremizziamoli, non mistifichiamoli. Ci sono stati episodi gravissimi contro i gay, ma ora pensiamo alle iniziative positive e a cosa si può costruire». Dice «no» la Iervolino. La manifestazione, che comprende nel suo manifesto la lotta alle discriminazioni sessuali, alla mafia e al fascismo, è organizzata dal Coordinamento campano gay-lesbiche-transessuali. Il sindaco sale sul palco e chiama, come in un concerto: «Tano, Tano Grasso, senatori, onorevoli, assessori, presidenti delle municipalità, presidente dell´Arcigay, dove siete? Tutti sul palco, con me, con noi». Applauso.
In via Verdi, a due passi da Palazzo San Giacomo, non ci sono molte persone di domenica pomeriggio, con il Napoli in campo contro il Genova e il sole: un centinaio di ragazzi. Ma ci sono anche molte famiglie. E il sindaco le nota subito: «Sono contenta che ci sono molte madri, perché questa manifestazione deve portare rispetto, comprensione e solidarietà anche nelle famiglie». Parla per 27 minuti, il sindaco. Quasi senza prendere fiato. Parla della Costituzione che «riconosce tutti come cittadini italiani, senza differenze». E ricorda le “Quattro giornate” (28 settembre-1 ottobre 1943): «In questi giorni ho deposto tante corone. Ed è giusto ricordare i caduti. Ma anche questa manifestazione per la dignità, la pace e la solidarietà è nello spirito delle “Quattro giornate”, cioè di una Napoli antifascista e democratica». Il sindaco si concede una battuta anche per chi ha criticato la sua partecipazione alla manifestazione, come la presidente del Consiglio regionale Sandra Lonardo Mastella o il comitato provinciale “La Destra”. «Qualcuno mi ha chiesto perché sono qui oggi - dice il sindaco - Ribalto la domanda. Perché un sindaco non dovrebbe partecipare a una manifestazione contro la discriminazione nella sua città?». Carlo Cremona (presidente I-Ken), Giordana Curati (Vicepresidente di Arcilesbica) e Laura Matrone (presidente Mit-Napoli) dal palco chiedono al Comune «una campagna di informazione sulle differenze; uno sportello con un numero verde; un comitato per l´ordine e la sicurezza in prefettura, dedicato ai nuovi casi di omofobia; percorsi formativi nelle scuole».
E la Iervolino dice sì a tutto: «Incontro domani (oggi ndr) le associazioni omosessuali, insieme con l´assessore alle Pari opportunità Valeria Valente. Per le richieste fatte oggi c´è totale disponibilità. Solo per la prefettura non posso decidere, ma penso che potrei proporre, con una cadenza di tre mesi in tre mesi, al tavolo per l´ordine e la sicurezza pubblica un pacchetto di interventi e proposte sui vari problemi di discriminazione». Tanti gli interventi a ruota di quello del sindaco. «L´omofobia nasce nella mentalità mafiosa» dice Tano Grasso, presidente onorario della federazione Antiracket. «In parlamento stiamo lottando per una legge contro le violenze» incalza l´onorevole Daniele Capezzone. Intervengono anche Francesca Polo, presidente nazionale Arcilesbica, Fabio Giuliani di Libera, Ines Picardi, segretario regionale della Camera del lavoro. E tra applausi bandiere viola e manifesti contro le discriminazioni, la camorra e il fascismo, la festa finisce con un concerto dei “Free lovers” e «l´impegno per un lungo inverno di lavoro», come promettono unite le associazioni gay.

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