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mercoledì 10 settembre 2008

Gay aggrediti, la voce degli omofobi..

omofobia-200 by you.

(River-Blog) Diversi lettori mi hanno indirizzato alla pagina di Tgcom che tratta la notizia dell’ennesima aggressione gay avvenuta ieri a Roma. A fronte di moltissime persone - la maggioranza - che difendono (ma c’è da “difendere” una manifestazione d’affetto?) la coppia gay, altri commentatori regalano una serie di perle di omofobia. Mi fanno riflettere su quello che la “gente” pensi a riguardo. Non ho editato “k” ed errori ortografici.

simon: gli sta bene sono contro natura…
fred: mannaggia, peccato che non c’ero. incredibile questi finocchi in giro in atti osceni…
Alex: Che vadano a farle a casa loro queste indecenze, VERGOGNA!!! Se Adamo ed Eva erano maschio e femmina.
Luigi: Non si puo’ tollerare tutto , se vogliono fare ste cose che vadano a fale a casa loro dove non siamo obbligati a vederli ne noi ne i nostri bimbi.
massimiliano: è uno schifo vedere coppie gay baciarsi in pubblico ed è un trauma per i bambini.
Flavio: secondo me il gesto dei ragazzi è da criticare ma anke l’azione della coppia gay ke ha voluto in pubblico offendere il pudore delle persone etero k hanno dovuto assistere al bacio quindi non condanniamo solo i ragazzi (anke il loro comportamento è stato sbagliato)ma deploriamo anke la coppia gay ke poteva risparmiarsi il gesto pubblico.
Aleksandar: Secondo me anno fatto bene a insultarli. Io non sono Razzista ma questo mi sembra una stupidaggine, se sono gay vabbene ma non facciamoci vedere il pubblico, che si spaventano i bambini anche. Io consiglio di non farli andare da tutte le parti come con il fumo, niente gay in certi ristoranti.
marco: I gay se si voglione baciare lo devono fare in casa loro, è una cosa innaturale ed è giusto che non lo facciano in pubblico.
luna: E’ vero che siamo tutti liberi, ma è anche vero che bisogna rispettare anche gli altri e oggi mi sembra che queste persone facciano di tutto per sbandierare la loro sessualità, magari evitando di andare per strada a provocare si eviterebbero episodi spiacevoli. Con questo bisogna punire però tutti coloro che non rispettano la libertà altrui. Però cerchiamo di evitare provocazioni inutili.
max: Rispetto assolutamente le tendenze sessuali di chiunque, purché ci sia un pochino di pudore. qualche tempo fa, passeggiando per Verona con mio figlio di 3 anni, abbiamo incontrato 2 uomini in piazza Brà che si baciavano e si abbracciavano… uno “spettacolo” che non ho saputo spiegare a mio figlio. forse l’italia non è ancora pronta.. o forse non lo sono io… dovrebbero avere anche loro un po’ di rispetto per le persone etero.
Paolo: “Ma scherziamo? ma che cosa insegnamo ai nostri figli! far circolare per strada due omosessuali non fa altro che confondere gli ideali dei più piccoli. L’omossesualità vista a mio parere come una “una malattia”(non mi viene adesso il termine giusti), va curata o quanto meno non pubblicata per le strade nei locali pubblici…etc… Io non li condanno personalmente…..ma perlomeno manifestino il loro “stato” in privato e non dinanzi”.

Mi chiedo dove inizi l’istigazione all’odio. L’omofobia è un cancro contro il quale tutti, etero e omo, devono battersi. Nel nome della civiltà.

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martedì 9 settembre 2008

Prostituzione e nuovi media. Mi vendo sul blog.

Il boom della prostituzione on line adesso passa attraverso diari in Rete, forum e recensioni dei clienti. E sulla strada resta solo chi non ha un pc.

(Alessandro Gilioli - L'Espresso) Quelli che ancora oggi discutono se riaprire o no le case chiuse forse dovrebbero farsi un giro su qualche blog, tipo Ioprostituta, Dolce Alexia o Scopopagando. Probabilmente si accorgerebbero di quanto sia grottesco il dibattito italiano sulla legge Merlin - roba del 1958 - mentre la prostituzione è sempre di più da un'altra parte. In Internet, ovviamente, ma soprattutto nel Web 2.0: quello fatto di blog, interattività, scambi di pareri, recensioni e così via. Lontane dai postriboli con le luci soffuse, le sex worker di oggi sono cresciute a pane e computer: e quando vogliono praticare la professione, sanno come raccontarsi, chiacchierare e infine offrirsi attraverso le nuove forme di comunicazione in Rete.

Prendete Rita, la blogmaster di Ioprostituta: definisce il suo sito "una piattaforma di discussione su questo mestiere" in cui parla di sé e della sua vita, commenta le notizie uscite nei giornali sulla prostituzione, ma chiede anche ai clienti opinioni sulle loro esperienze con le lucciole. Poi naturalmente Rita non è solo lì, visto che paga 150 euro al mese per pubblicare le sue foto con il numero di cellulare sui siti specializzati di annunci e si dice assolutamente soddisfatta di questo sistema: "Internet", spiega "mi porta in media 3-4 clienti al giorno, gente più istruita e generosa di quella che si trova con le inserzioni sui quotidiani. Nessuno sfruttatore e meno pericoli, perché non rispondo mai alle chiamate anonime".

Dopodiché anche in Rete non è che le offerte - e la clientela conseguente - siano tutte uguali: anzi, cambiano moltissimo a seconda della ragazza e del suo target. Lo testimonia Chanel, 28 anni, padre francese e madre ebreo-iraniana, una laurea in legge alla Sorbona, un anno di studi alla scuola di moda Marangoni, un sito fatto tutto da sola (Escort4elite.com) più una presenza fissa sulle bacheche di Escortsuperstar e Arcaton: "Stare sul Web è una potenzialità e insieme un rischio", dice: "Se sei intelligente, metti le foto giuste e fai una politica commerciale centrata, arriveranno clienti di livello elevato. Se però sei ingenua è il disastro: le ragazze che postano immagini con il frustino si riempiranno di sadomaso, quelle con foto volgari troveranno gente più ignorante. È normale". Lei, Chanel, appartiene di sicuro alla fascia più alta: prende 6 mila euro per passare quattro giorni sulla barca di un cliente, con il Blackberry sempre acceso per gestire la schedule. Raramente accetta più di due o tre uomini a settimana e paga 500 euro al mese per pubblicare i suoi annunci on line.

Ex fotomodella, divorziata, ha due figli che vivono in America e un attico con vista lago a Desenzano: "La Rete è un sistema eccellente per essere autonoma", dice, "ma non è il paradiso: anche lì c'è gente che ti chiama e cerca di sfruttarti in qualche modo, sta a te dire di no. Gli stessi siti di annunci non sono tutti uguali: bisogna scegliere i più affidabili, altrimenti arriva di tutto".

Già, i siti: ce ne sono centinaia, e in effetti rappresentano realtà diversissime per linguaggi e frequentazioni. Ai livelli più basic ci sono quelli gratuiti o semigratuiti: alcuni non sono specializzati in annunci erotici ma hanno apposite e ricche sezioni, come Bakeca, Kijiji e Netgaphono. Altri fanno pagare alle inserzioniste cifre che vanno dai 100 ai 500 euro al mese offrendo talvolta ai visitatori servizi aggiuntivi di diverso tipo, come webcam, chat, forum e - soprattutto - recensioni: il cliente vota e descrive la sua esperienza con la sex worker che ha messo il suo annuncio lì, un po' come si fa per i libri e i cd su Amazon. È stata questa la fortuna di Escortforum.it, sito italiano (ma con sede in Svizzera) cliccatissimo non solo dai frequentatori delle ragazze ma anche da migliaia di navigatori che si divertono a leggere quello che gli uomini hanno scritto delle loro serate a pagamento. Vi si trova di tutto, scurrilità comprese, ma con una prevalenza di giudizi positivi, talvolta perfino romantici. Quanto poi queste review siano autentiche è uno dei tanti misteri del Web: Tiziana, trans quarantenne con un suo sito (Tizzitrans.com), le giudica ad esempio "totalmente prive di significato perché sono o fandonie inventate da millantatori oppure semplici iniziative pubblicitarie delle escort o dei siti". Tutto diverso il parere di Norageisha, 35 anni, di Roma, che paga 250 euro al mese per stare su Escortforum: "All'inizio sì, c'era un po' di confusione, ma adesso non si può mettere più di una recensione dallo stesso Ip, quindi la cosa è più seria. I giudizi su di me, ad esempio, sono tutti di clienti veri". Ci ride su Mara, prostituta occasionale con blog proprio (Maratettona.spazioblog.it): "Paradossalmente le recensioni negative portano più clienti di quelle positive, perché incuriosiscono.

A quelle piene di elogi, invece, non crede nessuno", dice. Quella di Mara è una storia molto lontana dal lusso levigato di Chanel: casalinga, quattro figli, abita in un paese vicino a Perugia dove il marito fa l'operaio e i soldi non bastano. Un paio d'anni fa, mentre stava chattando in Rete, ha ricevuto una richiesta di sesso a pagamento. Ha accettato e da allora ha iniziato a farlo con regolarità, due o tre giorni al mese, sempre lontano da casa: prima con annunci sui siti gratuiti, poi anche con il suo blog."Penso che prostituirsi attraverso la Rete sia il modo migliore: chi ti contatta è gente che sta in ufficio, professionisti, avvocati, dirigenti. Sono disposti a pagare più che per strada, anche se naturalmente vogliono un servizio migliore", dice. E ancora: "Io faccio tutto di mia volontà, senza sfruttatori, conoscendo prima il cliente per telefono. Certo, anche Internet ha i suoi lati negativi: quando in paese hanno scoperto il mio blog, tutti ne hanno parlato e mi hanno mandato perfino gli assistenti sociali. Ma io non mi vergogno, anche perché non faccio niente contro la legge".

In realtà la questione della legalità delle vetrine on line sta nell'area grigia che in Italia caratterizza il mondo della prostituzione, con in più tutta l'aleatorietà logistica di Internet: molti di questi siti hanno sedi all'estero, altri invece girano su server italiani e sono oggetto di sporadiche operazioni di polizia. Il gestore di Topclassescort.net, ad esempio, si è fatto qualche settimana in galera e ora il sito risulta 'in ristrutturazione', mentre Oasi2000.com è stato chiuso ma è poi riapparso con l'indirizzo variato in Oasi2007.com. Ancora oscurato è invece Universoescort.com, il cui proprietario è stato arrestato. Insomma, un gran caos.

C'è poi la questione non secondaria della veridicità degli annunci: in quel gigantesco bazar che è la Rete abbondano le foto false o ritoccate, le offerte civetta di signorine inesistenti, e così via. A sentire le ragazze, poi, ci sono spesso piccoli imprenditori dell'on line che si fanno prendere la mano e a un certo punto decidono di gestire alcune ragazze in proprio, magari facendole venire dai paesi dell'Est e diventando così papponi a tutti gli effetti. Per contro, esistono anche siti 'garantiti' dalle sex worker più attente ai propri diritti (tipo Piccoletrasgressioni e Rosarossa) in cui è bandita ogni forma di sfruttamento.

Proprio l'emancipazione dalla malavita è l'obiettivo di Pia Covre, leader del Comitato per i diritti delle prostitute: "In questo senso i blog, i siti e il resto mi sembrano un fenomeno positivo", dice, "molto in crescita soprattutto tra le ragazze più giovani e istruite: conoscono la Rete quanto basta per organizzarsi da sole on line e poi lavorare in casa". Ma, aggiunge, "il Web non è la panacea e non si può escludere che alcune bacheche in Rete siano realizzate proprio dagli sfruttatori". Concorda Francesco Carchedi, sociologo e coautore di un recentissimo studio sulla prostituzione intitolato 'All'aperto e al chiuso' (Ediesse): "A volte Internet è solo un mezzo per chiedere più soldi che in strada. È una banale illusione di marketing: se stai on line, invece che sul vialone, tutto sembra più pulito e quindi puoi ottenere di più. Ma nessuno garantisce che la ragazza non vada anche sul marciapiede o che non abbia uno sfruttatore". Più ottimista Grazia Visconti, autrice di un'approfondita inchiesta sul campo ('Escort Life') appena uscita per l'editore Aliberti: "In realtà la maggior parte delle donne che si offrono on line fanno tutto da sole: sito, blog, annunci etc. Ed è proprio la possibilità o meno di gestirsi da sé che oggi divide verticalmente la prostituzione: da un lato ci sono le ragazze tecnologicamente più evolute, che quindi sono in grado di crearsi un giro d'affari sul Web senza bisogno di nessuno; dall'altro ci sono le immigrate dai paesi più arretrati, Africa in testa, che finiscono inevitabilmente sulla strada con uno sfruttatore alle costole".

Concorda Norageisha, "cortigiana" (così si autodefinisce) che proprio in chat ha trovato il primo cliente e adesso lavora soltanto con Forumescort.it: "Faccio tutto on line, e quelli del sito non li ho mai visti di persona. Con me sono sempre stati seri e gentili: se un giorno gli salta il server mi telefonano per farmi recuperare il mese dopo la pubblicità perduta". E così Norageisha (laureata in psicologia, un appartamentino alcova vicino a Cinecittà) grazie al Web riceve due o tre clienti a settimana - 500 euro per tre ore di massaggi, profumi e relax - mentre nel resto del tempo porta avanti progetti artistici di tutt'altro tipo, la sua vera passione.

Ma c'è anche chi in Internet proprio non ci vuole andare, come Electra Paradise, 27 anni, spogliarellista al Blue Moon di Roma ed escort occasionale: "A una ragazza che vuole fare questo mestiere consiglio di trovare i suoi clienti solo nei locali, come faccio io", dice: "Conosci la persona, gli parli, poi capisci se ti puoi fidare o no. Sul Web invece gira di tutto, come sui bastioni", dice. Eppure di Electra si parla, e parecchio, in Internet: basta andare sul forum on line di Bluemoonshows.it per leggere le recensioni ai suoi numeri esotici e, naturalmente, alla sua avvenenza. Così va la Rete, prostituzione o no: se anche tu la eviti, è lei che non evita te.

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lunedì 1 settembre 2008

Il concerto in casa spopola grazie al web e a Salotti live.

Simone Cristicchi

Simone Cristicchi.

(Panorama) L’artista suona con intensità un brano del suo repertorio. E il pubblico lo ascolta in rigoroso silenzio. Applaudendo con calore quando anche l’ultima nota è stata eseguita. La cornice dell’evento, però, non è la sala di un teatro, come sarebbe lecito presupporre, bensì il salotto di una casa privata. La nuova tendenza, infatti, è quella di organizzare concerti di musica d’autore tra le mura domestiche. La trovata si chiama Salotto Live e l’idea è nata circa un anno e mezzo fa dall’intuizione di Paola Infelice, 33 anni architetto, e Claudio Ripoli, 35 anni assicuratore che hanno trasformato la tradizione degli house concert americani in un evento in salsa nostrana. La prima città ad avere ospitato questi concerti in versione casalinga è stata Firenze, ma l’iniziativa ha preso piede anche a Milano e Roma. Dai conosciutissimi Simone Cristicchi e Gianmaria Testa, all’originale Marco Parente , passando per giovani di talento come la ventiduenne Diana Winter e il gruppo rock I Cosi, l’elenco degli artisti che hanno già aderito è lungo. Quanto all’organizzazione, la formula è piuttosto semplice. Qualcuno mette a disposizione gratuitamente la propria abitazione, lo staff di Salotto Live contatta i musicisti, allestisce un catering e si impegna a farsi carico delle spese di pulizia per far tornare alla normalità l’appartamento dopo l’happening. L’indirizzo rimane segreto sino a qualche ora prima ed è comunicato attraverso un sms a chi si è prenotato sul sito. Il costo? Ai partecipanti viene chiesto un contributo che va dai 10 ai 20 euro. E di presentarsi muniti di una bottiglia di vino. Naturalmente da bere in compagnia, ascoltando buona musica.

Guarda il video del concerto con Marco Parente che si è svolto a Firenze. Riprese video: Maurizio Trapani e Alessandra Iavagnilio
Intervistatrice: Vittoria Bacci.
www.salottolive.it/images/salottolive.mov

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Manipolazione? Silvio riscrive la storia.

Una enciclopedia in videoclip rilegge gli eventi del mondo. andrà in tv e sul web. Al lavoro una società collegata a fininvest. Alla guida il vj Andrea pezzi. sullo sfondo un discusso guru.

(Peter Gomez - L'Espresso) Gli uffici dove gli uomini di Silvio Berlusconi provano a riscrivere la storia sono in via Maroncelli, in un cortile della vecchia Milano. Qui ormai da un anno lavorano a pieno ritmo e nel segreto quasi assoluto una quarantina di persone. Sono i dipendenti e i collaboratori di Ovo, una srl partecipata al 47 per cento da Trefinace, una società lussemburghese che fa capo alla Fininvest. Ovo ha un obiettivo, anzi una missione, creare Ovopedia la prima enciclopedia in videoclip del mondo: un'opera colossale da migliaia e migliaia di voci che tra qualche mese entrerà nelle case degli italiani via satellite, e forse sul digitale terrestre, e sul Web.

Responsabile del progetto, molto apprezzato dall'ideatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri, è un ragazzo simpatico e carino di 35 anni: l'ex vj Andrea Pezzi che presiede la società e la controlla al 53 per cento attraverso Nova Fronda, un'altra srl il cui nome si richiama direttamente al singolare credo psico-filosofico di Antonio Meneghetti, un ex frate francescano dal burrascoso passato giudiziario che negli anni '70 ha fondato l'ontopsicologia, una disciplina che ha come scopo la "formazione del leader, inteso come intuizione attiva di soluzioni per il collettivo".

Nel febbraio del 1998 l'Associazione di Ontopsicologia si è guadagnata quasi una pagina in un corposo rapporto del ministero dell'Interno su "sette religiose e i nuovi movimenti magici in Italia".

Ma all'ex frate sentir dipingere la propria organizzazione come una psicosetta nella quale "verrebbero attuate metodologie dirette a modificare il carattere e la personalità dell'adepto, al punto di ottenere il totale condizionamento e devozione nei confronti del fondatore", proprio non andava giù. Così Meneghetti ha intentato causa al Viminale ed è riuscito a ottenere un risarcimento civile per danni d'immagine di alcune decine di milioni di lire.

Setta o non setta, resta il fatto che Meneghetti, considerato da Pezzi "un uomo straordinario e quasi magico", propaganda teorie storico-politiche sconcertanti (vedi articolo a pag. 48). Dichiaratamente filo russo e anti americano, nei suoi scritti e nelle sue conferenze l'ex frate sostiene la necessità di "relativizzare l'olocausto ebraico", perché "bisogna ricordare che gli ebrei non sono l'unico popolo che ha sofferto e pagato". "Io ho visto", spiega, "alcuni ebrei, ma anche molti italiani, molti tedeschi, molti russi e molti austriaci, morire. Ognuno ha perso, la guerra è bestiale. Tutti abbiamo perso, tutti siamo stati cattivi, tutti siamo stati partigiani".

Così Adolf Hitler, ma pure Josif Stalin, secondo Meneghetti, vanno studiati dal punto di vista del loro essere interiore, senza mai dimenticare che "la realtà è come una partita di scacchi, in cui il vicitore fa le leggi, scrive la storia e definisce la morale". "Se avessimo potuto indagare l'obiettiva motivazione interna di un leader", dice Meneghetti, "con sorpresa di molti si sarebbe notato che le fonti culturali di un Hitler sono nella dottrina dei Dalai Lama del Tibet. Lì sono i fondamenti ispirativi che giustificano il suo modo di fare, che sostanzialmente non era un voler occupare gli altri, ma voler purificare e salvare il mondo".

Simili teorie hanno una ricaduta diretta sulla linea editoriale di Ovo. In via Marroncelli, infatti, non è il solo Pezzi a frequentare i corsi a pagamento (2.500 euro) di Meneghetti, ribattezzati 'residence lideristici' e indirizzati - in Italia, in Russia e in Brasile - a "professionisti, imprenditori e politici di qualsiasi estrazione". Con lui sono seguaci del 'professore' anche il direttore editoriale Simone Ciaruffoli, un ex autore di 'Camera Cafè', la sit-com in onda su Italia 1 e l'ex direttore di produzione Andrea Andreini, proveniente dalla tv satellitare de 'Il gambero rosso', mentre in redazione circolano in numero copioso vari manuali e libri di ontopsicologia. Il risultato è per molti versi inquietante. 'L'espresso' ha potuto visionare in anteprima alcune delle videoclip finora prodotte.

In quella dedicata 'All'ascesa del nazismo', accanto a un montaggio incalzante tipico dei video musicali, accompagnato da una colonna sonora decisamente furba e coivolgente, la storia della presa del potere da parte delle croci uncinate è presentata senza indugiare in alcun tipo di giudizio storico, etico o morale. Hitler diventa così solo un leader dal fortissimo "carisma personale e dalle straordinarie virtù di oratore", mentre la questione del 'Mein Kampf', ovvero della Bibbia del nazismo, viene liquidata senza far cenno al razzismo e limitandosi a dire che nella sua opera il Führer "afferma che l'attuale declino della Germania dipende da un complotto dei comunisti e degli ebrei volto a seminare discordia e indebolire l'economia del paese".

È un po' quello che sostiene Meneghetti riferendosi all'Italia. Già nel 1997, l'ex frate scriveva: "Gli Stati Uniti - con l'appoggio del denaro ebraico (la stampa, ndr) - attraverso la 'demonizzazione' del leader hanno determinato il frammentarismo del potere del leader naturale della nostra nazione". E poi continuava dicendo che, se papa Wojtyla "va a pregare nella Sinagoga, ciò succede perché gli ebrei hanno aiutato una situazione bancaria (i debiti dello Ior, ndr)".

Insomma, viste le posizioni del 'professore', non stupisce che Hitler, stando a quanto riferiscono una serie di fonti interne a Ovo, nella biografia a lui dedicata secondo i vertici della società dovesse essere definito "un personaggio controverso", ovvero con la stessa frase che chiude il video su Stalin. Anche in questo caso viene messa in evidenza "la forza d'animo" del dittatore comunista e dopo un passaggio sui milioni di morti da lui causati "per mantenere l'ordine", la clip si conclude con queste parole: "Figura controversa del '900, l'uomo d'acciaio lascia dietro di sé un impero".

Non è un caso. Agli autori dei testi di Ovopedia, in gran parte giovani con pochissima o nessuna esperienza nel campo dell'informazione storica e scientifica, viene fornito un format preciso, che ha come comune denominatore: "La volontà".

In Ovobio, la sezione dell'enciclopedia interattiva in videoclip dedicata agli uomini che nel loro campo hanno lasciato il segno, si ordina di "mettere in luce la volontà del personaggio di raggiungere i suoi obiettivi e l'intelligenza nel saper applicare questa volontà". Mentre nel piano dell'opera Meneghetti compare tra gli "intellettuali e i mistici" cui dedicare una videoclip, accanto a figure come Aristotele, Freud, Sartre e Sant'Agostino.

Ma perché il premier ha deciso di finanziare personalmente Ovo attraverso la cassaforte di famiglia Fininvest e di inserire un suo uomo, Paolo Mazzoni, nel consiglio di amministrazione della società? Rispondere alla domanda non è semplice. Qualche dato di fatto però aiuta a capire. Già nel 2006 Meneghetti ha potuto presentare il suo libro più importante ('La psicologia del leader') alla quarta convention dei circoli giovani di Dell'Utri, mentre Pezzi nel 2005, grazie alla fortissima sponsorizzazione dell'ex assistente personale del Cavaliere e attuale parlamentare Deborah Bergamini, ha ottenuto un programma su RaiDue, 'Tornasole', in cui Meneghetti, suscitando lo sconcerto del critico televisivo del 'Corriere della Sera', Aldo Grasso, è stato tra gli ospiti d'onore. Tra gli obiettivi del 'Tornasole' c'era quello di rompere la presunta egemonia culturale della sinistra. Gli ascolti sono stati deludenti, ma quello è stato comunque un primo passo.

Poi, mentre Dell'Utri (in ottimi rapporti con Meneghetti) cercava d'intervenire sul mondo degli intellettuali con il settimanale 'il Domenicale', annunciando la scoperta dei falsi diari di Mussolini e spiegando, subito prima delle elezioni, che il Pdl "avrebbe revisionato i libri di storia, ancor oggi caratterizzati dalla retorica della Resistenza", la Fininvest si è data da fare per trovare il modo di raggiungere i giovani.

La tv interattiva di Pezzi è sembrata il sistema giusto per fare guerra a Internet
(anche perché il progetto della web tv non è stato ancora scartato), ormai divenuto il primo media nella fascia d'età compresa tra i 16 e i 26 anni. Ovo ha così cercato, finora inutilmente, di trovare spazio sulla piattaforma di Sky, ha concluso un accordo con Vodafone per fornire contenuti multimediali (Ovoday) e ha bussato al mercato delle televisioni via cavo americane. In programma c'è la produzione di 2 mila clip all'anno, al costo di circa 3 mila euro l'una, cui va aggiunto il denaro per acquisire le immagini dagli archivi. Un business insomma da 7 o 8 milioni di euro ogni 12 mesi, che nel 2007, con le produzioni effettive cominciate a settembre, ha portato la società a una perdita di quasi 2 milioni.

Marcello dell'UtriIl progetto però è più complesso. È prevista una sezione chiamata Ovonews che si dovrebbe dedicare all'approfondimento delle notizie del giorno e una di satira politica chiamata Ovospirit. Nelle riunioni in cui Pezzi e gli altri accoliti del 'professore' discutevano con la redazione i nuovi traguardi, i vertici di Ovo hanno molto insistito sulla necessità di mettere nel mirino Antonio Di Pietro che, secondo Meneghetti, durante Mani Pulite sarebbe stato un burattino nelle mani degli americani, utilizzato per distruggere le imprese italiane.

Ancora fermo è invece il capitolo di Ovowise, dei mediometraggi dedicati al pensiero politico dei grandi leader contemporanei raccontato da loro stessi. Per il primo video, in calendario c'erano 30 minuti dedicati al premier, Silvio Berlusconi. Ma il budget era basso, poco più di 35 mila euro, e la casa di produzione straniera a cui Ovo si era rivolta ha detto no.

Ma in fondo non è un problema. Pezzi è ormai ospite fisso di molte manifestazioni di Forza Italia. Con Berlusconi vanta un rapporto personale. A convincere il Cavaliere ad allargare i cordoni della borsa ci penserà lui. Perché, in fondo, anche ad Ovo o si fa la storia, o si muore.

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mercoledì 27 agosto 2008

Prostituzione online, partono i controlli via Web.

(Affari italiani) “Da settembre, attraverso un’ordinanza, innalzeremo le multe ai clienti che adescano le ‘lucciole’ per le strade di Milano dagli attuali 166 a 500 euro. E gli introiti continueranno a finanziare il progetto “Accoglienza vittime della tratta” che ha permesso di salvare dal 2001 a oggi circa 500 donne dalla strada. Andremo a colpire il fenomeno ancora più capillarmente. A tal fine, a seguito di quanto apparso alcuni giorni fa su un quotidiano nazionale, ho dato disposizione al comandate della Polizia Municipale di effettuare un monitoraggio delle vie e delle località dove si eserciterebbe la prostituzione secondo quanto riportato via web dal sito Google Maps”

Lo comunica il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato.
“La Polizia Municipale - spiega De Corato - ha naturalmente un’approfondita conoscenza dei luoghi della prostituzione e gli agenti della specifica task force fanno uscite mirate. Questa notte, per esempio, hanno controllato piazza Bonomelli, piazza Trento, viale Umbria, corso Lodi e le vie Ortles, Crema, Adige, Ippodromo, Aniene, Vezza d’Oglio, Ludovico di Breme, Soave, Marco d’Agrate, Vittadini, Vallarsa, Sant’Elia, Ferrari, Calabiana, Trebbia, Palladio, Cassano d’Adda, Bocconi, Trenno, Salmoiraghi, Papa e Terzaghi.

“Dal momento che - prosegue De Corato - apprendiamo dell’esistenza di una presunta dettagliata mappa via web sulla prostituzione faremo apposite verifiche per sapere se ci sono luoghi finora sfuggiti ai controlli. E con l’opportunità della specifica ordinanza che emaneremo a settembre, andremo a sanzionare anche in quei posti. Senza dimenticare che il decreto sicurezza ci ha dato uno strumento in più: quello del sequestro di appartamenti affittati a clandestini. Due fenomeni, quello della prostituzione e della clandestinità, che spesso vanno a braccetto”

“Il Comune di Milano - sottolinea De Corato - dispone di un’ordinanza ad hoc contro la prostituzione sin dal 1998. Un provvedimento, deciso dal sottoscritto come sindaco d’agosto e mai contestato. E che solo quest’anno ha permesso di infliggere 2099 multe a seguito del controllo di 4068 persone e 3633 veicoli. E collateralmente, nell’ambito di questa attività, di effettuare 2 arresti, 33 denunce, 7 accompagnamenti in Questura, 5 fotosegnalamenti per stranieri irregolari, 7 fermi amministrativi di veicoli e il ritrovamento di 4 auto furtive”.

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venerdì 22 agosto 2008

E' caccia al gay. Ricky Martin, un padre omosex lo dice "Libero".

Ricky s'è comprato 2 gemelli.
Il divo della musica latina è diventato papà. Ha affittato l'utero di una sconosciuta per 10mila dollari e ora - annuncia - per almeno un anno starà lontano dalle scene per fare il genitore modello.

(Libero news) «So per certo che Ricky è gay. In questi giorni è un po' più disponibile a parlarne di un tempo... anche se non so se abbia un fidanzato» aveva sentenziato lo scorso dicembre Ole Henriksen, amico intimo del divo latino e visagista di Hollywood. Una rivelazione. Sì certo, il re è nudo, ma nessuno aveva mai detto apertamente che Ricky Martin è omosessuale. Meno che mai Ricky stesso, che semplicemente tace. Però - diciamolo - lo sapevano tutti. Adesso è arrivata la notizia: Ricky Martin è diventato papà. «Si tratta di una gravidanza surrogata» scrive il suo ufficio stampa in una nota pubblicata sul sito dell'artista.

Ora è padre di una coppia di gemelli, due maschietti, nati il 6 agosto scorso. Niente fidanzate, Ricky (36 anni) ha fatto tutto da solo grazie a un utero in affitto. Il cantante ora è barricato nella sua casa di Fisher Island, a Miami. E i suoi portavoce confermano: «Ricky è orgoglioso e felice di cominciare questo nuovo capitolo della sua vita e si terrà fino alla fine dell'anno lontano dalle scene per dedicarsi completamente ai bambini». Martin ha pagato diecimila dollari per garantirsi l'assoluta riservatezza: la madre, gli è stato assicurato, non saprà mai chi è il padre dei bambini che ha partorito, nè la sua nazionalità.

Due osservazioni sorgono spontanee: ma 10mila dollari non sono una cifra irrisoria? E soprattutto: ma quale anonimato? Quante madri ci saranno che il 6 agosto hanno partorito due gemelli maschi e li hanno dati in adozione incassando 10 bigliettoni? In ogni caso, auguri al neopapà. Sui nomi scelti per i gemellini aleggia ancora il mistero. Non li chiamerà mica Ricky e Martin?!
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Ndr. Al solito un articolo non firmato e particolarmente volgare. Ormai è caccia al gay, un'aperta competizione tra Affari Italiani, gay.it e per ultimo Libero news. Che poi i personaggi lo siano o non lo siano è un dettaglio, l'importante è infrangere il muro della privacy con la scusa di "sputtanare" le velate? Che siano dei frustrati questi giornalisti? (Aspis)
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martedì 29 luglio 2008

Matrimonio Gay. Sondaggio de Il Sole 24 ore. Ovviamente han votato solo i gay...

Queerblog, ci informa che da un sondaggio di Quotidiano.net sul matrimonio gay emerge un dato provvisorio abbastanza netto. Il 60 per cento circa del pubblico web che frequenta il sito di informazione è d’accordo con i matrimoni gay. Dove sono finiti tutti gli ardui sostenitori della tesi contraria? E' lapalissiano come l'acqua calda che probabilmente votano solo gli interessati ed i "precettati" da amici, conoscenti e "sinceri democratici", gli altri manco ci vanno.

Ma una domanda ci sorge spontanea a che servono questi sondaggi? Ovviamente ad aumentare pubblico, pagewiev e quindi la propria visibilità da parte del sito e poi? A convincere ad esempio i Teodem? Non è un poco ingenuo?

Ma a proposito di sondaggi, vi invitiamo a leggere ciò che pensa il politologo Giovanni Sartori dalle pagine del Corriere della Sera.

GLI ERRORI DA EVITARE
Governare senza sondaggi
di Giovanni Sartori

Tra poco anche la politica andrà in vacanza. Sarà, per Silvio Berlusconi, la prima vacanza tranquilla. Perché ha finalmente sistemato tutti i suoi interessi privati (da quelli del suo impero mediatico a quelli delle sue residue pendenze giudiziarie). Finalmente il Nostro è un uomo libero, libero di mostrare la sua bravura come uomo di governo, la sua statura di statista. Finora Berlusconi si è molto regolato, nel suo passato governare, sui sondaggi di opinione. Così fanno un po' tutti; ma nessuno quanto lui. Ecco allora la domanda: un governo molto (moltissimo) guidato dai sondaggi può essere un buon governo?

Dipende da come i sondaggi vengono letti. Il più delle volte, male. E il punto è che il territorio coperto dai sondaggi è molto più piccolo del territorio, dell'ambito, che i governi debbono coprire. Che lo vogliano o no.

I sondaggi rilevano — tra le tante cose—i pareri e le priorità dell'«uomo comune» difeso e elogiato negli anni Quaranta da Karl Friedrich (un importante costituzionalista di allora). Il che già indica quale ne sia la gittata. Ma vediamo meglio distinguendo fra tre contesti. In primo luogo il contesto dei tutti. In questo contesto i sondaggi mettono in evidenza l'esperienza quotidiana, e quindi più frequente, dell'uomo comune: la spesa per mangiare, il costo della vita, il peso delle tasse e simili. Queste priorità sono ovvie; ma i sondaggi le misurano, e per ciò stesso ne precisano l'importanza, il «peso».

In secondo luogo ci sono le cose che fanno infuriare soltanto porzioni (più o meno estese) della popolazione: la lentezza della burocrazia, la paralisi della giustizia, lo sfascio della scuola e della sanità, l'insufficienza delle infrastrutture e simili. Ma siccome non si dà mai il caso che tutti abbiano cause in corso (anche se gli italiani che aspettano giustizia sono più di 7 milioni), che non tutti sono simultaneamente a scuola, che non tutti sono malati, ecco che i valori percentuali di questi casi scendono. Ma sarebbe una cattiva lettura dei dati ricavarne che per gli italiani quei problemi siano poco rilevanti. La differenza rilevata dai sondaggi riguarda solo la frequenza con la quale ciascuno di noi «batte la testa», in concreto, in queste disfunzioni.

In terzo luogo ci sono i problemi che per il grosso pubblico sono «astratti », e che non capisce finché la tegola non gli cade sulla testa. L'uomo comune non afferra che le disfunzioni di cui sopra dipendono da una macchina istituzionale che a sua volta non funziona. E afferra ancor meno i problemi in arrivo, i problemi del futuro (anche se prossimo). L'acqua, la benzina, l'elettricità e anche i prodotti alimentari stanno già diventando insufficienti; ma acqua, benzina, energia gli mancano soltanto quando di fatto mancano; non prima e purtroppo non a tempo. Dal che consegue che i sondaggi sottostimano alla grande il problema ecologico che è, invece, il più grave di tutti.

E' proprio per questo che un governante che asseconda e ascolta soltanto i sondaggi è un pessimo governante. Il non-fare perché «tanto agli italiani non interessa» è un non-fare vergognosamente irresponsabile. Ci sono tantissime cose che un buon governo deve fare (per essere buono) a prescindere dai sondaggi.

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venerdì 25 luglio 2008

4chan.org, il forum eversivo. Una sola regola "Vietato parlarne".

Il sito accoglie una delle community più importanti e meno conosciute della rete. Nei giorni scorsi è stato responsabile dell'apparizione di una svastica su Google. Il magazine Time lo ha definito "una delle sorgenti della cultura popolare".
(Mauro Munafò - La Repubblica. Nella foto il fondatore di 4chan Christopher "moot" Poole) La regola numero uno di 4chan.org è semplice: non parlare mai di 4chan. La norma in stile Fight Club rende difficile la comprensione di quello che agli occhi di un neofita può sembrare un semplice forum di immagini, popolato da soggetti con un discutibile senso dell'umorismo.

Le origini. Nato nel 2003 dall'idea del quindicenne Christopher "moot" Poole, e dalla carta di credito presa di nascosto alla madre, il sito doveva essere un forum per appassionati di fumetti e cartoni giapponesi. Oggi conta circa tre milioni di visitatori al mese, oltre otto milioni di pagine viste al giorno ed è diviso in una ventina di sezioni. Secondo un calcolo approssimativo è il quarto forum più grande della rete ed è stato definito dal settimanale Time come una delle "sorgenti della cultura popolare e della rete".

L'evoluzione. L'idea originaria dietro 4chan è stata presto scardinata: da sito di manga è diventato il luogo di ritrovo di una delle community più solide della rete. Niente a che vedere con i commerciali e "normali" social network come MySpace: qui si parla di nerd, geek e, come spesso si autodefiniscono "pervertiti vari". 4chan (diminutivo di channel) è la dimostrazione che in rete esiste ancora un angolo anarchico, che della rete è in effetti l'essenza. Per scrivere sul forum non serve registrazione, non serve email, non serve nessun tipo di riferimento: si scrive e basta. Non per niente la sua parte più celebre è la sezione "Random", ricettacolo di tutto quello che gli altri siti provano a debellare: offese razziali, pornografia, maschilismo, bestemmie e tanto altro ancora.

Il fenomeno. Un'anarchia vista come unica libertà e testimoniata dall'assenza di un archivio: tutto quello che si scrive e tutte le immagini postate dopo poche ore scompaiono, sommerse da quelle nuove. Un flusso di coscienza interminabile che ha creato mode e termini, diffusi nel linguaggio della rete. Alcuni esempi sono il fenomeno dei lolcat, foto di gatti con didascalie in slang che esprimono i più vari sentimenti o stati d'animo, o il termine "rickrolled", derivato dal cantante Rick Astley.

I nemici. Negli ultimi tempi la popolarità del sito è cresciuta esponenzialmente, cosa che non ha fatto piacere a molti dei suoi utenti. Su 4chan è nato il "Project Chanology", una specie di guerra a Scientology, con attacchi diretti al sito del movimento religioso, e decine di persone nelle strade con il volto coperto dalla maschera di Guy Fawkes, la stessa del film V per Vendetta.

Dopo aver attaccato Scientology, 4chan si è premurato di inimicarsi anche la comunità ebraica. E' ormai certa la responsabilità del sito nella recente apparizione di una svastica al vertice delle ricerche su Google, che ha costretto il famoso motore di ricerca a scusarsi per l'inefficienza dei suoi sistemi di filtraggio dei contenuti.

Goliardia, infantilismo e una buona dose di autoironia sono le chiavi del fenomeno. Una comunità non troppo aperta ai nuovi adepti: apostrofati come "newfag" (mix tra nuovo e gay), sono continuamente derisi e invitati a girare a largo. "Questo è 4chan, non Facebook".

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domenica 13 luglio 2008

Quando morirà Amy Winehouse? Le previsioni sul web.

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(Simona Santoni - Panorama) Menagrami dell’ultim’ora, fate i vostri giochi. Quando morirà Amy Winehouse? La cantante inglese, che è stata ricoverata nei giorni scorsi in seguito a un collasso polmonare dovuto all’abuso di droghe, stimola la curiosità un po’ macabra degli amanti della casistica. E in rete spunta il sito “When will Amy Winehouse Die?“, con una gallery di foto della star in condizioni non ottimali a campeggiare in home.

L’abilità richiesta agli utenti è indovinare la data di morte della rockeuse. Chi la azzeccherà vincerà un iPod Touch. E c’è da dire che le predizioni finora non sono molto incoraggianti per la Winehouse. Una delle meno ottimistiche la vede davvero imminente, per il 13 agosto di quest’anno. E a dirla tutta sono molti quelli la fissano per il 2008. Ci sono anche messaggi di pre-condoglianze, che vanno dal rattristato al cinico. Ecco alcuni esempi: “Mandela e Dio ti staranno aspettando” (predizione morte: 27 settembre 2011). “Amy, noi ti amiamo… quindi… perché?” (predizione: 13 novembre 2008). “Dio abbracci la tua anima e ti aggiunga a Janis Joplin e agli altri eroi. Ora sei un’icona della musica mondiale!” (predizione: 24 dicembre 2008). “Te l’avevo detto” (predizione: 28 novembre 2008).

Ma Amy non se la prenda, del resto non è la prima ad attirare stime così funeste. Già Britney Spears ne era stata oggetto con simile sito “When is Britney Going to Die“. E ancora la pop star è viva e vegeta. Nel suo caso, in palio c’è una PS3. Il portale Deathclock addirittura permette a ogni internauta di… predirsi la morte. Basta indicare la propria data di nascita, insieme ad alcuni dati personali come il sesso e se si è fumatori o meno, e vengono calcolati il giorno e l’ora del proprio di decesso. Ovviamente molto presunti. Simile cosa in LongAgony. Per chi volesse provare, c’è anche la versione italiana, dove quindici domande da completare precedono la predizione. Chi vuole si può anche stampare il proprio certificato di morte. In bocca al lupo…

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mercoledì 9 luglio 2008

Il sito della Guzzanti inaccessibile. Vittima di una punizione divina?

(River.blog) E’ giallo intorno al sito di Sabina Guzzanti. Dopo la contestata manifestazione di ieri sera - e gli insulti all’indirizzo del papa - il sito dell’attrice è inaccessibile. Eppure fino a qualche giorno fa ci postava regolarmente. L’ultimo pezzo, infatti, risale al 4 luglio.

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lunedì 7 luglio 2008

Iran, pena di morte per i blogger “nemici di Dio”.

(Panorama) Impiccagione, taglio della mano destra e del piede sinistro, oppure esilio: sono le pene previste in una proposta di legge arrivata al Parlamento iraniano per punire quei blogger colpevoli di promuovere corruzione, apostasia e prostituzione attraverso internet. Pena di morte, quindi, per coloro che diventano mohareb, nemici di Dio. A una prima lettura i parlamentari di Teheran hanno approvato il testo a larga maggioranza: 180 voti favorevoli, 29 contrari, 10 astenuti. Nonostante l’ostilità delle autorità, cento blogger hanno firmato una petizione per chiedere di eliminare la censura della Rete.

Quanto contano in Iran le opinioni espresse sui blog? Secondo l’università di Harvard è lo spazio pubblico più aperto per le discussioni, tenendo conto del controllo sui mass media (stampa, televisione, radio) nella Repubblica islamica (la ricerca in pdf). Alcuni giovani iraniani che scrivono online sono critici verso il regime. Ma sul web discutono anche di altri argomenti: diritti umani, religione, cultura e poesia, un tema che appassiona soprattutto il pubblico femminile. Scrivono gli autori dello studio: “L’essenza della democrazia non è la regola della maggioranza, ma come la maggioranza è formata”. Sono spiragli di libertà che sembrano preoccupare le autorità in una nazione in cui l’età media della popolazione è di 26 anni (in Italia è di 42). E siti popolari come Facebook e Flickr sono già stati bloccati. La scure di Teheran si è già abbattuta sui giornalisti. Reporter senza frontiere, inoltre, denuncia che l’anno scorso due cronisti trentenni, Hassanpour e Botimar, sono stati condannati a morte per “attività sovversive contro la sicurezza nazionale”: la pena capitale è stata riconfermata per Hassanpour, Botimar è in attesa della nuova sentenza.

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Un sito per dire no alla dipendenza da gioco d'azzardo online.

Un nostro lettore ci segnala un sito di particolare importanza che combatte una recente dipendenza, quella del gioco d'azzardo online: nodipendenza.com

In un articolo si legge:
Non esiste niente di peggio che essere dipendenti da qualcosa: la dipendenza ci sottrae la nostra libertà! Tra le tante dipendenze di cui purtroppo al giorno d'oggi si può diventare succubi ce n'è una in particolare, quella da gioco d'azzardo online, che può far perdere molto più della libertà: può far perdere denaro, amici, parenti e salute! Diventare dipendenti dai casino online è una delle esperienze peggiori che un uomo possa vivere; è facile cadere in trappola, i casino online ti attraggono con grafiche e colori allegri, numerosi giochi di casino di tutti i tipi, bonus di benvenuto e promesse di regalarti soldi per farti vincere... ma se non si sta attenti, giocare in un casino on line può diventare davvero un incubo!

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venerdì 27 giugno 2008

Gestisce sito porno di prostitute, indagato per favoreggiamento.

Nei guai un webmaster 33enne di Farneta finito nell’indagine che ha portato al sequestro del residence a luci rosse frequentato da professionisti.
(Luca Tronchetti - Il Tirreno) Per la prima volta in Italia in un’inchiesta sulla prostituzione finisce nei guai anche il webmaster. Viene indagato un esperto di internet di 33 anni residente a Farneta, che curava gran parte dei siti delle lucciole che esercitavano il mestiere nella palazzina hard ad Altopascio messa sotto sequestro due giorni fa. Si tratta dell’ideatore di una rivista di annunci hard collegata a un sito.
Per i carabinieri del reparto operativo è lui che, attraverso un servizio porta a porta, oltre a inserire nomi, messaggi e foto sulla rivista crea per ogni lucciola siti con immagini osé, annunci piccanti e numeri telefonici delle ragazze e dei viados da contattare. Un’attività, stando alla procura, equiparabile a quella del «procacciatore d’affari» e quindi in grado di favorire la prostituzione. Ieri mattina il sostituto procuratore Fiorenza Marrara, che cura l’inchiesta, ha inviato ai legali degli inquisiti l’avviso di conclusione dell’indagine. Assieme a Gianfranco e Franca Nelli, padre e figlia di 75 e 51 anni, i proprietari del residence «La Meridiana» posto sotto sequestro preventivo dal gip, e Rita Marti Do Couto, 43 anni, brasiliana, in arte «Bocca di peperoncino» - tutti agli arresti domiciliari - risultano indagati il gestore dei siti delle prostitute e un transessuale brasiliano di 33 anni che con la connazionale aveva il compito di riscuotere gli affitti - parte a nero e parte in regola, secondo l’accusa - per conto dei proprietari dell’albergo. Il trans, però, è latitante. Inizialmente era stato coinvolto nell’indagine anche il fornitore ufficiale di preservativi, creme vaginali e profumi afrodisiaci: un quarantenne residente a Siena che una volta alla settimana suonava il campanello del residence e vendeva i suoi prodotti alle prostitute. L’uomo era già finito nei guai per gli stessi motivi dalla procura di Firenze.
GIRO D’AFFARI Ragazze e soprattutto viados - richiesti soprattutto da imprenditori dell’hinterland fiorentino o del comprensorio del Cuoio - erano in grado di portarsi a casa anche 5mila euro al mese. Con punte di 300-400 euro al giorno, almeno stando a quanto ricostruito dall’inchiesta. Da fine maggio tuttavia anche il settore aveva iniziato a mostrare segnali di crisi e molte lucciole avevano deciso di cambiare zona. I militari hanno appurato che Gianfranco e Franca Nelli - difesi dall’avvocato Iacopetti - si facevano consegnare da ogni prostituta circa mille euro al mese.
GLI ESATTORI. Le lucciole brasiliane indagate, stando all’accusa, venivano usate come «esattori» nei confronti delle altre ospiti della palazzina dell’amore. «Bocca di peperoncino» è accusata anche di estorsione nei confronti di un trans che aveva minacciato perché non pagava l’affitto in maniera regolare. Una delle lucciole, stanca di pagare quello che lei riteneva una sorta di pizzo, se n’era andata dal residence mettendosi in proprio. Rintracciata telefonicamente dalla maitresse era stata invitata a versare una somma di 5mila euro. Una sorta di «buonuscita» per aver usufruito nel momento in cui si era messa in proprio dell’«avviamento» dell’affermato residence delle squillo. A un giovane viado di 18 anni era andata anche peggio. Allontanatosi dalla casa del sesso per raggiungere un collega era stato fatto oggetto di una spedizione punitiva. Alcuni marocchini, istigati dai viados del residence altopascese, lo avevano scovato - sostiene l’accusa - colpendolo con pugni e calci e costringendolo, di fatto, a ritornare in Brasile.

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mercoledì 25 giugno 2008

Ieri a Notizie gay 112.357 lettori.

Malgrado l'estate e la voglia di uscire dagli uffici (e chi può andare al mare), ieri 24 giugno, Notizie gay ha fatto un altro piccolo record.
Abbiamo avuto oltre 112 mila lettori con 285 mila pagine viste. Non possiamo che ringraziarvi ma anche preoccuparci per tutto questo pubblico che ci obbliga ad altri maggiori sacrifici per portare avanti questo progetto di libertà rivolto al mondo Glbt e gayfriendly.

I cinque articoli più letti? Eccoli

  1. Berlusconi ha paura della galera, lo dice Bossi. E Luigi Crespi spiega il perche'.
  2. Thailandia: Per evitare gli scherzi a Bangkok, in scuole bagni per trans.
  3. In un libro gli atti del processo "Oscar Wilde".
  4. Fabio Capello e Lapo Elkann, la coppia più elegante del mondo.
  5. Bolognapride. C'è anche il Dante dei sodomiti letto dal cattolico Rondoni.

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mercoledì 18 giugno 2008

Censura. Vogliono vietare la pornografia sul web.

(Punto informatico) Oscuramento di ogni sito internet contenente materiale pornografico o offensivo del buon costume. Pene fino a cinque anni di carcere o cinquantamila euro di multa per chi pubblica una qualsiasi scena di sesso esplicito. Questa, la sintesi della legge proposta dal senatore Alessio Butti, Popolo delle Libertà, alla sua terza legislatura e membro della commissione per l’indirizzo e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

Si prospettano tempi duri per il maschio italiano insoddisfatto. Il disegno di legge proposto al Senato sembra avere intenti molto chiari fin dal titolo: norme per la corretta utilizzazione della rete Internet a tutela dei minori. Un disegno di legge non sempre diventa legge dello stato e anche quando questo avviene in genere trascorrono varie settimane o mesi, ma considerando che la proposta proviene dalle file del maggiore e più influente partito di governo, la vicenda desta comunque interesse, poiché investe il rapporto fra istituzioni, legislatore e mondo del Web.

Il DdL Butti ricorda, per alcune ispirazioni, le proposte cinesi e statunitensi in materia, ma si spinge parecchio oltre: vietare con pene severissime non solo la pedofilia, anche la pornografia tutta, passando per l’istituzione di una sorta di garante per la morale sul web. In sintesi: messa al bando delle varie Moana Pozzi e Ciccioline, in nome della tutela dei minori. Tutto ciò soltanto via internet - la saracinesca della vecchia edicola resterebbe aperta - e non solamente in Italia: dall’Italia verso tutti i siti al mondo. Una legge italiana, infatti, coinvolge - almeno in teoria - l’intera navigazione dall’Italia, non solo quella in Italia.

Vediamo gli stralci più restrittivi della proposta.
Art.1
1. È vietato istituire siti nella rete Internet i cui contenuti siano finalizzati, direttamente o indirettamente: (…)
c) alla divulgazione o alla pubblicizzazione di materiale pornografico o di notizie o di messaggi pubblicitari diretti all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori di anni diciotto.
2. Chiunque viola i divieti di cui al comma 1 è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da 2.500 euro a 50.000 euro.
Ovvero, divieto di pubblicazioni pornografiche e di promozione della pornografia online (due cose, fra l’altro, ben diverse: come vietare sia il consumo di alcool, sia la pubblicità dei Mon Chéri Ferrero). Impossibilità di pubblicare scene palesemente erotiche, e difficoltà pure nel promuovere quei siti seriamente gestiti. Proseguiamo con l’articolo 2:
Art. 2
1. Il servizio di polizia (…), vigila sulla liceità e sulla moralità del contenuto dei siti della rete Internet (…).
3. L’autorità giudiziaria dispone l’oscuramento dei siti della rete Internet i cui contenuti sono palesemente illeciti o offensivi del buon costume o tali da attentare all’ordine pubblico.
Ovvero, in sostanza, oscuramento di qualche centinaio di milioni di pagine web e ritorno a quelle leggi sulla morale che gli ordinamenti laici hanno ridimensionato in quasi tutto l’occidente.

Infine, l’articolo 3 prevede alcune deroghe:
Art. 3.
1. L’autorità per le garanzie nelle comunicazioni può autorizzare la diffusione di siti della rete Internet i cui contenuti siano parzialmente simili a quelli vietati ai sensi dell’articolo 1 (…)
Ovvero: attribuzione di una sorta di mandato etico-morale all’autorità per le comunicazioni, e istituzione di nuove procedure burocratiche per chiedere le autorizzazioni.

L’articolo 3 è anche la chiave di volta per l’interpretazione della legge, poiché porta a due possibili conclusioni: o la legge ha - come sembra - lo scopo di vietare la pornografia tutta, indistintamente, o è palesemente errata e perciò pericolosa (infatti, se il divieto fosse diretto solo a quelle pubblicazioni pornografiche effettuate per adescare o sfruttare i minori, nessuna deroga dovrebbe essere prevista).

Questo, il primo, evidente, motivo per il quale il disegno di legge incontrerà probabilmente grandi difficoltà nella sua traduzione in legge. Ma altri motivi assai meno etici sono in agguato: il mercato della pornografia genera un giro d’affari superiore a quello della vendita di armi e, come è noto, è uno dei settori più floridi del commercio via web.
Inoltre, vietare la pornografia solo sulla rete escludendo ogni altro mezzo dall’inasprimento sarebbe ennesima benzina sul fuoco delle feroci critiche nazionali ed internazionali verso l’inadeguatezza del legislatore italiano in materia di internet e progresso.

La necessità di istituire norme per tutelare i bambini dall’accesso a materiale pornografico sul web è sentita e internazionalmente diffusa, ma non effettuarlo in ambito comunitario e sollecitando paure ataviche rischia di generare al contrario insicurezza, disperdendo al contempo le già esigue risorse istituzionali. Investirle nella formazione e nella ricerca (per cui in Italia gli investimenti sono tra i più bassi in Europa) permetterebbe, a parer di molti, sia di far capire alla popolazione come usare il Web, sia di far capire al futuro legislatore che cos’è Internet, sia di favorire la nascita di una cultura critica in materia.

Intanto, secondo il disegno di legge, per segnalare le violazioni online potremo utilizzare un modernissimo numero di telefono istituito per l’occasione. Verde, almeno.

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martedì 17 giugno 2008

Un grave e pericoloso precedente giudiziario. Il blog è stampa clandestina (?!)

(Francesco Minciotti - Agenzia radicale) Quello di Carlo Ruta è un nome che non suona certamente nuovo a chi s'interessa di blog e di diritto: già nel lontano 2004, il signor Ruta ebbe primi screzi giudiziari per le sue indagini — sul cui merito non mi pronuncio in questa sede, trattando della mera libertà d'espressione, che come tale deve prescindere dai contenuti, già abbondantemente sorvegliati dal reato di diffamazione — che analizzavano la realtà ragusana sotto più punti di vista.
Ebbene, il suo nome torna oggi in auge per via di un'ulteriore vicenda giudiziaria che ha del grottesco: il signor Ruta è stato condannato al pagamento di 150€ di multa e al pagamento delle spese giudiziare per un totale di 5000€, perché ritenuto colpevole di violazione dell'art. 16 dell'arcaica legge sulla stampa (l. n. 47/1948), la cui rubrica recita «stampa clandestina». In pratica — si apprende da più fonti, fra cui il blog giuridico di Guido Scorza — al sig. Ruta sembra essere stata contestata l'irregolare periodicità della stampa (c. 2), o forse la fattispecie propria di stampa clandestina («Chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta», c. 1), da parte del Tribunale di Modica. Il punto nodale, contrastatissimo nella blogosfera ed anche a giudizio di chi scrive, è che la sentenza in questione sembra equiparare due forme di pubblicazione diverse in radice, e cioè stampa e blog; la prima, in tutte le sue manifestazioni (da quella cartacea a quella a mezzo Internet) prevede una struttura organizzata, un rapporto di lavoro economicamente retribuito, una registrazione di tipo burocratico presso i Tribunali; il secondo, al contrario, è simile solo nella forma, ma radicalmente diverso nella sostanza: tendenzialmente non retribuito (modesti ricavi pubblicitari a parte, peraltro marginalmente usati rispetto alla massa dei blogger), senza alcuna periodicità, senza necessità di registrazione burocratica presso i Tribunali o altro. Insomma, e per citare un lettore arguto: il blog è l'equivalente telematico dello Speakers' corner d Hyde Park, un luogo cioè dove chiunque può dire la sua, esprimere il suo pensiero (libertà costituzionalmente garantita dall'art. 21) in forma elettronica e con un'impaginazione che, al più, può ricordare quella di un giornale in linea, ma del quale viene meno tutta la struttura organizzativa che lo sostiene.
Ovviamente, inferire tutto questo dall'anacronistica normativa sulla stampa che, sinistramente, quest'anno compie sessant'anni, è quasi impossibile; e ridicola è stata l'idea del giudice di ricondurre l'idea del blog all'art. 16, redatto in un'epoca in cui esisteva a malapena la TV. La verità è che la legislazione di settore ignora a piè pari questo fenomeno — fenomeno in espansione vertiginosa: indipendentemente dalla qualità del contenuto, si valuta che vengano aperti 175.000 blog al giorno, nel mondo — che invece avrebbe bisogno non dico di una regolamentazione legislativa (la libertà d'espressione, bene costituzionalmente tutelato, non è già di per sé sufficiente?), ma quantomeno della sua comprensione da parte del legislatore, per far sì di «legiferargli attorno».

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lunedì 16 giugno 2008

Signorine pornocam.

Studentesse di giorno. Di notte attrici hard a pagamento sul Web. Assieme ai fidanzati. Un libro esplora il boom del personal eros. Che sta rivoluzionando il mercato a luci rosse.
(Sabina Minardi - L'Espresso) Ogni pomeriggio, Luana accende il computer, si collega a Internet e attraverso una videochat conosce nuove persone. Clienti. Davanti ai quali si spoglia e fa giochi erotici. "Strip-tease, senza mai inquadrare il viso", spiega. Ovviamente, a pagamento: guadagna un migliaio di euro al mese, soldi che giustifica con una finta attività da baby-sitter. "Ma potrei diventare molto più ricca se decidessi di farlo a tempo pieno: conosco ragazze che andando in cam più frequentemente di me portano a casa uno stipendio di 5 mila euro". Professione camgirl. Tecnicamente, né una prostituta, né una pornostar. Praticamente, l'ultima espressione del web-fai-da-te. E la frontiera più nuova ed aggiornata del mercato dell'eros.

'Personal Porno', ha appena battezzato il fenomeno il giornalista Federico Ferrazza, collaboratore de 'L'espresso', in un libro in arrivo il 20 giugno (Fazi Editore). Un volume dalla doppia chiave di lettura: da una parte rigorosa analisi di un mercato in crescita, anche se dai contorni ancora sommersi e frammentati. Dall'altra, lucida istantanea su 'come diventare pornostar in Rete e manager di se stessi (senza farsi fottere)'.

"L'idea di lavorare a un'inchiesta sulla pornografia on line mi è nata da una notizia sorprendente", spiega l'autore: "Un comunicato che segnalava, dopo anni di inarrestabile crescita, un improvviso calo nella vendita e nel noleggio di dvd per adulti. Un giro d'affari che negli Stati Uniti si era ridotto da 4,28 miliardi di dollari a 3,62. Colpa di Internet, certo. E dei download pornografici, sempre più facili e alla portata di tutti. Ma non solo". Ha gironzolato per i network della rete, navigato tra i corrispettivi a luci rosse di YouTube (siti come YouPorn, PornTube o PornHub), incontrato molti interpreti di questo mondo, ambiguo, sommerso eppure così contiguo alla real life. Per dimostrare che se il mercato tradizionale dell'hard è ufficialmente, e per la prima volta, in crisi
"i principali colpevoli sono proprio i siti targati Web 2.0 che, ospitando migliaia di video porno gratis, gli fanno concorrenza", nota Ferrazza: "Con i propri filmati hard è possibile mettere in piedi non solo una tv ma anche piccole case di produzione, capaci di generare diverse migliaia di euro al mese".

In vendita ci sono sì, soprattutto, ragazze (la versione al maschile del personal porno esiste, ma è limitata: a gigolò che usano la Rete per adescare donne o a siti rivolti all'universo omosessuale). Ma non è previsto alcun contatto fisico: tutto passa dalla telecamerina, attraverso la quale il cliente assiste a spettacoli live. Interni casalinghi e movenze amatoriali. Divani stinti e lingerie da grandi magazzini. Termosifoni su cui strusciarsi e giocattoli erotici improvvisati. Solo gli utenti più avanzati, e le escort più competitive, sperimentano il sesso a distanza con l'aiuto degli ultimi sex toys: finti organi sessuali collegati al computer, in grado di amplificare l'effetto simulazione.

Chi sono le protagoniste di questo universo? Studentesse, casalinghe, giovani donne, che rivendicano di agire all'insaputa di tutti (i partner, però, generalmente sono al corrente: e la gelosia, in assenza di fisicità, sconosciuta ): secondo i dati riportati, e aggiornati a febbraio di quest'anno, sarebbero almeno 4.000 le ragazze italiane dalla doppia vita, registrate su siti specializzati. Ogni giorno se ne aggiungono di nuove.

Come Morgana, 25 anni, studentessa dell'università La Sapienza, prossima alla laurea in Scienze politiche e un titolo già in tasca in Scienze della comunicazione: la mattina a lezione, due o tre pomeriggi alla settimana in palestra, uscite con gli amici o per fare shopping. La sera nei panni di Persephone, rapita dall'Ade telematico: "Non c'è un orario fisso: mi mostro durante la notte, fino all'alba". Tra spettacoli in diretta o giochi di coppia (il fidanzato, mai inquadrato in viso, partecipa spesso; insieme realizzano filmati che vendono a 36 euro), mette su uno stipendio mensile che la rende indipendente. Le prime due settimane del mese sono le più proficue; seguono quindici giorni in cui le visite al sito sono inferiori: finché non ritorna il 27 e gli accessi, e i guadagni, riprendono a crescere.

"La mattina mi alzo e faccio le pulizie come tutte le casalinghe", racconta Ophelia, nom de plume di una quarantenne che vive in provincia di Verona: "Poco prima dell'ora di pranzo mi connetto e vado avanti fino alle 20. Poi preparo la cena". Un lavoro da otto ore al giorno, come fosse una normale impiegata. Solo che gli unici dipendenti sono i suoi clienti: in pausa pranzo, o di lavoro. "Gente che ha bisogno di svagarsi per un po'", minimizza lei: ogni minuto davanti alla webcam costa 3 euro. Per uno spogliarello, un pezzo di corpo in bella mostra davanti al pc, richieste ordinarie. A volte, scambi di ruolo: come per qualche signore che ama mostrarsi dalla scrivania, per il puro gusto di esibirsi in orario d'ufficio ("giacca, cravatta e pantaloni abbassati").

Perché fare sesso on line è ormai facilissimo: basta una connessione a Internet e una webcam di livello accettabile. Per le ragazze, il passo ulteriore è registrarsi, in genere gratis, su una delle tante piattaforme a disposizione. Come ragazzeinvendita.com, siti che fanno anche da intermediari nella riscossione del denaro: incassano dal cliente e girano, garantendo privacy, il compenso (mediamente, la metà). Videochattare è il servizio che rende di più. I guadagni però cambiano in base alla fantasia di ognuna. C'è chi vende il suo numero di cellulare. O video amatoriali girati insieme ad altri uomini. Ma c'è anche chi si spinge oltre. Come Maliziosa Chanel e il suo compagno Ale, raccontati nel libro: organizzano orge e gang-bang (rapporti sessuali in cui una donna sta con molti uomini). Filmano tutto. E spediscono, a pagamento, su Internet il risultato.

"Il personal porno ha dato a chiunque la possibilità di entrare nel business del cinema hard. Ma il mercato che ha generato è ancora troppo giovane e instabile per essere misurato", dice Ferrazza: "Non è mai stato fatto neppure uno studio completo. Le storie che ho raccontato servono a dimostrare che chiunque può esserne parte".

"Le persone non si accontentano più di film lontani dalla realtà. Non vogliono solo guardare ma partecipare, e Internet ha dato loro questa possibilità ", spiega il produttore hard Riccardo Schicchi: "Girare un video e metterlo in Rete è semplice, il nostro lavoro è solo quello di mettere in contatto le persone. Basti pensare che gran parte del business di Diva Futura deriva dalle chiacchierate telefoniche che le nostre star fanno sedute su un divano mentre l'interlocutore le guarda in tv. L'industria del porno, come l'abbiamo conosciuta finora, non esiste più".

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lunedì 26 maggio 2008

26 maggio 2008, il giorno del record.

E con oggi oltre tre milioni di visite e ben sei di pagine viste. Grazie.

Si, grazie. Grazie a tutti voi per la preferenza.
A tutt'oggi, dal 15 settembre dello scorso anno, ci han fatto visita ben tremilioni (per la precisione 3.009.540) di lettori.
Tenuto conto che non siamo un portale di incontri gay, come ormai oggi si sono ridotti gay.tv e gay. it, è un risultato veramente sorprendente. Ovviamente i nostri visitatori non sono tutti referenti all'universo Glbt e di questo ne siamo fieri e fieri anche di non essere un ghetto o una riserva indiana.
Per vostra informazione, il giorno con il maggior numero di lettori, per la precisione 22.812, è il 5 maggio.

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lunedì 12 maggio 2008

Da gnoccatravel a escortsuperstar. Oggi la squillo della porta accanto la trovi in rete. E tutte senza sfruttatori.

L'ultima frontiera della prostituzione: escort imprenditrici di sé stesse. Lavorano in appartamenti, non hanno sfruttatori. E per trovarle c'è la Rete La squillo della porta accanto così rinascono le case chiuse.
(Paolo Berizzi - La Repubblica) A vederlo così, con le candele profumate all'essenza di sandalo, il piccolo acquario all'ingresso, i mobili Ikea, le riviste femminili e di fitness sparse su una mensola in marmo, la porta schiusa della cucina che lascia scorgere un pacchetto di cereali e una bottiglia d'acqua, il bilocale dell'amore potrebbe essere la casa studio di una matricola universitaria o di una ragazza all'inizio della nuova vita da single. Poi entri nella camera da letto, e capisci. Accanto al tatami con materasso in lattice, ordinati sul ripiano di una cassettiera in legno chiaro, ci sono due frustini, dei falli di gomma - uno argento - un paio di cinghie di pelle nera borchiate, un ventaglio di piume bianche e canarino. Creme, unguenti. Anche qui, candele dappertutto. Un vaso di vetro a forma cilindrica pieno di preservativi.

Benvenuti nell'ufficio di Jane, 35enne colombiana, e di Matisse, nome d'arte, 25 anni, da Orzinuovi, Brescia, ex ragazza cubo nelle discoteche del Garda. Dieci clienti al giorno (200 euro a prestazione, una su due sadomaso) spalmati su due turni: pomeriggio e sera. "La mattina andiamo in palestra, facciamo le nostre cose". Il condominio è in via Vitruvio, comodamente raggiungibile, anche a piedi, dalla stazione Centrale. Zona ad alto tasso di "case matte", che poi sono soprattutto mono o bilocali incastrati in mezzo a schiere di appartamenti "normali". Se e quando la polizia scoprirà l'ufficio di Jane e Matisse, ci sarà almeno un vicino di casa che dirà "mi ero accorto già da un po'". Perché nell'immaginario collettivo, quando si pensa a una casa di tolleranza, c'è sempre un androne o un cortile dove il traffico di uomini è incessante. Dopo cinquant'anni e una legge (Merlin), i bordelli vivono una nuova primavera. Sono solo "spacchettati". Sempre più diffusi, sempre più frequentati.

E' un franchising in mostruosa espansione. Una rete commerciale che ogni giorno fa nuovi proseliti e allarga le sue filiali. Nei salotti buoni delle metropoli, negli interstizi dei centri storici, nelle balere di periferia, nelle masserie di campagna. Di ipermercati e botteghe del sesso è pieno. Per tutti i gusti e per tutte le tasche. A Milano c'è una tale concentrazione immobiliare di case a ore che le strade te le immagineresti ormai vuote. E invece sono piene anche quelle: lucciole, viados, travestiti, ragazzi di vita, soprattutto romeni. "La domanda di sesso a pagamento è altissima, sempre più alta - dice Francesco Messina, capo della squadra mobile di Milano dove pochi giorni fa è stata scoperta una rete di appartamenti, decine, che insospettabili agenti immobiliari affittavano a prostitute auto-organizzate - Sono solo cambiati i posti, e il modo di arrivarci". Già.

Nella nuova toponomastica del sesso a pagamento e a domicilio ci sono indirizzi che non contemplano targhe di marmo: o almeno non subito. Per raggiungerli, che sia una casa "attrezzata", un hotel con stanze riservate, un centro estetico, una sauna, un eros center camuffato da spa, bisogna prima affacciarsi, e bussare, in Rete.

Basta cliccare su www. gnoccatravel. com, che non sarà un tocco di classe, ma che nella sua efficacia non disorienta. Oppure su RosaRossa. com, o Chiamami. it. I possessori di portafogli a fisarmonica, ma qui si sale in alto, nell'agenda del blackberry hanno impostati i siti delle peripatetiche per pochi: www. bluescort. com, www. escort superstars. com, www. pianetaescort. com. Sono i "non luoghi", le piazze di annunci a pagamento dove reclutare bellezze mozzafiato da convocare per notti e fine settimana da mille e una notte (e da 3mila euro). Si naviga in Internet per arrivare ai nuovi bordelli.

Sono 100-130 mila, secondo stime recenti, le prostitute "censite" in Italia. Cinquantamila sono immigrate, 3 mila minorenni, 5 mila quelle ridotte in schiavitù. Il 65 per cento dice di lavorare ancora in strada (ma spesso mentono per evitare perquisizioni e sequestri); il 29% in albergo, le altre ricevono in appartamento.

Nei moderni lupanari milanesi appena scoperti dalla polizia i clienti pagavano fino a 2mila euro per un'ora di sesso. Uno di questi appartamenti è già entrato negli annali della trasgressione metropolitana. Un bilocale in via Mercadante, sempre zona stazione Centrale. Una sottile parete di plexiglas trasparente che separa la camera da letto dal bagno attrezzato con vasca e palo da lap dance. Per i più esigenti era questa la nuova frontiera da superare: dare libero sfogo alle fantasie sul letto king size - possibilmente poligamico - e nello stesso tempo godersi lo spettacolo che andava in scena nel bagno palcoscenico.

"Oggi le prostitute sono sempre più organizzate - dice ancora Messina - La maggior parte utilizza gli appartamenti. Il numero dei clienti è in costante aumento, e per soddisfare le richieste si moltiplica l'offerta". Basta coi viaggi a Cuba, o nella vicina Lugano. Basta coi voli del sesso low cost. Milano come Budapest e Praga. Si resta in città perché la città offre posti sicuri dove comprare l'amore. Con una corsa all'immobile.

C'è stato proprio un mutamento sociale della prostituzione. Per strada si vendono quelle che stanno sotto protezione, le albanesi, le rumene, le slave, le nigeriane. Ma chi si affranca dal pappone, chi vuole guadagnare e riesce a autogestirsi, affitta casa, e lì lavora.

Sembra di essere tornati agli anni 50. Semplice: 1,50 lire. Doppia: 2,50. Un quarto d'ora: 3,10. Mezz'ora: 5. Un'ora: 7,20. Asciugamano e sapone: 0,5. C'era una volta il bordello, c'erano una volta i suoi tariffari.

Placche di metallo appese all'ingresso della casa dell'amore. Prezzi in vista, sulla parete in alto, come ancora se ne vedono in alcuni bar. Entravi, ti accomodavi nel salottino, e quando l'uomo reclamava il suo diritto alla felicità, oplà, sceglievi. Due parole con la maitresse, e via in camera. C'è stata un'epoca - secondo alcuni molto felice - che i "casini" erano luoghi da vivere. Si stava lì delle ore, si passava il tempo. Lupanari sì, ma "sociali". Oggi quella socialità maschile è stata cancellata. Ci si ferma solo il necessario, si entra e si esce alla chetichella. E le prostitute, imprenditrici di se stesse, maghe della Rete, guadagnano anche cinquemila euro alla settimana.

In via Cagliero, dalle parti di viale Abruzzi, e cioè un pezzo di Amsterdam a Milano, in una casa-vetrina è stata trovata morta una cinese quarantenne: anche lei come le altre si prostituiva in questo appartamentino che pareva un piccolo tempio della pornografia. Yang li, 47 anni, adescava in strada. Le sue colleghe, quelle delle case vicine, la prendevano in giro. "Che fai ancora sul marciapiede?". Ormai Venere convoca o viene convocata direttamente a domicilio, e quasi sempre tramite Internet. È da lì che parte tutto. La mercenaria di lusso; la studentessa che vuol pagarsi le rette all'università; la moglie al di sopra di ogni ragionevole dubbio; la squillo dell'Est che arriva, si ferma due anni, lavora in proprio e poi ritorna nel suo paese; le splendide sudamericane che concentrano il lavoro estivo in Costa Smeralda e a Saint Tropez e quello invernale a Saint Moritz e Gstaad: per tutte o quasi la parola d'ordine è cercare di togliersi dalla strada. Lavorare in casa.

"I clienti li trovo tutti sul sito, è il modo più sicuro per lavorare e per selezionare - racconta Scescé, nome d'arte, argentina di Buenos Aires, 35 anni e due figli che studiano in Svizzera (sì, in Svizzera), sempre in viaggio con il suo borsone Gucci dove, in mezzo a biancheria intima, creme da 100 euro, scarpe griffate, spunta l'attrezzatura necessaria per una seduta fetish.
Libere da papponi o da maitresse truccati da agenzie di modelle o da saloni di bellezza, le lucciole oggi si chiudono nelle quattro mura.

Come le studentesse ungheresi ventenni che si vendevano in un appartamento di Porta Romana, a due passi dal Duomo, e si pagavano gli studi alla facoltà di Economia. Facevano tre clienti al giorno Beba, Ana, Monica e Petra, 84 anni in quattro, da Budapest. Settecento euro d'affitto - da dividere - e 1.200 euro al giorno (ciascuna) di incasso. Il locatore era un agente immobiliare del centro di Milano, che ogni mese, regolarmente, intascava in nero 1.500 euro. Le casalinghe del sesso sono una categoria trasversale, liquida come il mercato della lussuria. In un appartamento di corso XXII Marzo, non lontano dal Tribunale, due trans e due donne sudamericane assicuravano spazi alternativi a uomini facoltosi di mezza età, molti professionisti, imprenditori, normali studenti. Tutti soddisfatti, manco a dirlo. Anche di non dover più accostare l'auto ai marciapiedi di via Melchiorre Gioia e viale Abruzzi.

È un commercio cross-mediale quello delle ragazze e delle donne di vita. Dalla carta stampata (non c'è quotidiano di annunci economici dove non si trovino le "inserzioni dell'amore", ma il "vangelo" sono le riviste di settore come "Chiamami", cartaceo e anche on line) ai siti per adulti, passando per le strisce notturne delle emittenti televisive locali che, dietro il paravento dell'intrattenimento telefonico, offrono la possibilità di un incontro. Rigorosamente al riparo da occhi indiscreti. Grazie al web la legge Merlin è aggirata e le ragazze di vita hanno conquistato la libertà di una specie di tele lavoro.

"Di portali dove le donne invitano a casa è pieno - spiega Domenico Vulpiani, direttore della polizia postale - Dopo il contatto online, scatta l'incontro, a volte solo un modo utilizzato dalla lucciola per valutare il cliente e gestirne il passaggio successivo, sempre in appartamento". Il gioco è fatto. Suonare il citofono. Quelle stanze da collegio universitario diventano piccole aziende dal fatturato d'oro che offrono oasi di piacere nel cuore della metropoli stressata.

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domenica 11 maggio 2008

Melita Toniolo. All’asta su internet una serata con lei. Ma...


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(Hai sentito) Qualche giorno fa internet era in fermento. Un sito aveva infatti lanciato un’asta che avrebbe fatto gola a tutti i maschietti italiani. La sexy diavolita, Melita Toniolo, ex del Grande Fratello, era stata messa all’asta. Chi alla fine offriva la maggior somma, si sarebbe aggiudicato niente di meno che una serata con Melita Toniolo. Non affannatevi nella ricerca. L’asta di Melita Toniolo era tutta una bufala.

E’ stata la stessa Melita Toniolo a smentire tutto. La notizia era apparsa su Bidplaza, il sito noto perchè non fa aste normali, ma al ribasso. Chi ha già partecipato, però, sarà un po’ deluso da queste parole: “Niente aste su di me“. Così l’ex concorrente del Grande Fratello ha voluto smentire questa “compravendita”, del tutto fasulla. Anche perchè lei non ne sapeva assolutamente nulla.

Non ne sapevo nulla. Sono assolutamente sconvolta da questa notizia. Avrei dovuto fare una serata in quel locale, come ne faccio mille. Ma non sono stata interpellata per fare brindisi con vincitori di aste. L’idea di un’asta su di me lede la mia imagine“.

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