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mercoledì 10 settembre 2008

Napolitano: Non tutti si identificano nella Costituzione.

(Panorama) “Credo che in Italia sia ancora una questione aperta la piena identificazione che ci dovrebbe essere da parte di tutti nei principi e nei valori della Costituzione repubblicana che sono rispecchiati nella Costituzione europea richiamata nel Trattato di Lisbona”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano risponde a una domanda dei giornalisti sulla caduta di tensione che c’è in vari paesi europei rispetto ai motivi originari che furono alla base della costruzione europea quale strumento per mettere fine agli orrori creati dalla guerra e dal nazi-fascismo.

Da Helsinki, nella sua seconda giornata della visita di Stato, il presidente prima di lasciare la Finlandia, ha risposto alle domande dei giornalisti. Quando gli è stato chiesto di chiarire l’affermazione secondo la quale rimangono nel nostro Paese ‘’questioni aperte per quello che riguarda la piena identificazione che ci dovrebbe essere da parte di tutte le componenti della società nei principi e nei valori della Costituzione Repubblicana”, Napolitano ha risposto : “Non ho detto che in Italia manchi più che in altri paesi la tensione per l’integrazione europea. Come ho ribadito tante volte in questi giorni, nella stessa chiave, ho ribadito per l’Italia l’esigenza di un forte moto di patriottismo costituzionale.
Penso che ci siano tutte le condizioni”, ha aggiunto,”perché si vada verso questo comune riconoscimento dei valori e dei principi della nostra Costituzione. Questo discorso”, ha chiarito, “non ha nulla a che vedere con quello che riguarda le possibili, necessarie e concertate modifiche della seconda parte della Costituzione. Quindi ho considerato con grande favore il fatto che nelle scuole primarie fra gli insegnamenti si introduca la disciplina ‘Cittadinanza e Costituzione”’.
‘’Mi auguro” ha concluso “sia l’inizio di uno sforzo maggiore della cultura, della politica, dell’informazione. Non so se nel celebrare il 60esimo anniversario della Costituzione si sia fatto abbastanza per mantenere gli impegni. Prima di chiudere l’anno non dobbiamo ancora considerarci pienamente soddisfatti”.

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martedì 9 settembre 2008

Genovapride. Si della Cgil "Momento di civiltà". Quando si è fiancheggiatori di un golpe.

(Max Forte) La Cgil tramite la Camera del Lavoro Metropolitana di Genova, nella giornata di oggi con un comunicato si dice: "Favorevole allo svolgimento del Gay Pride nazionale a Genova il prossimo anno". Il comunicato poi prosegue "(...) considera da sempre in modo positivo la sfida di liberta' e la determinazione alla base della Giornata dell'orgoglio gay, lesbico e transgender, nonche' i principi contenuti nel documento politico proposto dal movimento gay lesbo e trans'". Poi, nel sottolineare i principi di uguaglianza, autonomia e laicita' dello Stato, la Cgil del capoluogo ribadisce la necessita' 'di dar vita a reali riforme democratiche, civili e libertarie nello spirito della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, della Carta Costituzionale Italiana e della Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea'. Grazie alla sua tradizione democratica, la citta' 'sapra' accogliere questo importante evento, come momento collettivo di civilta' contro l'arretratezza culturale, l'omofobia e la transfobia, a sostegno di uno Stato laico e democratico, per l'affermazione del diritto individuale e dell'uguaglianza fra le persone attraverso leggi giuste, pari opportunita', avanzamento salariale, culturale e politico nel posto di lavoro'.

Ora, a parte la solita paccottiglia ideologica senza sostanza, la Cgil dimentica un fatto importante, che è quello relativo al movimento Lgbt nel suo insieme e la sua unità, inesorabilmente e definitivamente spaccati grazie all'arroganza dell'Arcigay che decide per conto proprio -non coinvolgendo neppure le sedi territoriali ma a livello centrale- come dove e quando indire il pride nazionale, patrimonio comune di tutto il popolo Lgbt del nostro paese.

Lascia perplessi che la Cgil, da sempre fortemente impegnata nel tenere salda l'unità sindacale dei lavoratori. non esprima dubbi circa la legittimità di questa scelta e da molti giudicata fortemente antidemocratica. Una scelta imposta con una sorta di "golpe" da parte dei colonnelli dell'Arcigay e avulsa da logiche democratiche e frutto di un "avventurismo" di stampo antico messo in atto da un unico attore del movimento Lgbt. Un dubbio a questo punto è legittimo: quelli della Cgil sanno che c'è dietro un atto di prevaricazione e prepotenza. Qualcuno glielo dica.

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lunedì 8 settembre 2008

L'Arcigay, gli omosessuali e quell'antifascismo smemorato e di maniera.

(Max Forte) Questa non vuol'essere una polemica ma un'accusa.
L'accusa che voglio formulare all'Arcigay e agli omosessuali di quella comunità Lgbt che gestiscono portali, portalini e portaletti, blog e siti a carattere omosessuale, sia esso d'incontri che d'opinione o d'informazione è di omissione.
Sempre capaci al momento buono a tirar fuori i valori della resistenza e dell'antifascismo quando si tratta di usarli come un "ariete politico" contro quello o quell'altro soggetto pare che il mondo Lgbt, al momento di testimoniare al di fuori dai riti e dalle liturgie ideologiche o partitiche, dimenticano quegli stessi valori di democrazia, libertà e solidarietà.

La data di nascita della resistenza probabilmente si deve retrodatare al 5 settembre 1938, giorno in cui entrarono in vigore le leggi razziali in Italia. In quella data molti italiani presero coscienza di quale spaventosa piega degenerata avesse preso il fascismo grazie a quella terribile allenza con il nazismo hitleriano.

Un quadro del disagio, della repulsione, della rivolta e quindi della resistenza che provocarono tali leggi nel popolo italiano spesso sono riscontrabili in opere letterarie e cinematografiche. Ne citiamo solo due per tutte:"Il giardino dei Finzi Contini", romanzo di Giorgio Bassani e poi film di Vittorio De Sica e abbastanza recentemente il film di Ettore Scola, "Concorrenza sleale". Due opere diversissime tra loro ma che colgono il segno di quanto gli italiano fossero in disaccordo con le leggi razziali e di quanti fra loro nascosero, aiutarono e protessero gli ebrei perseguitati da leggi fasciste. La vera prima prova di resistenza appunto al fascismo.

La persecuzione ebraica probabilmente risale agli stessi tempi in cui la religione cattolica, trionfante, iniziò a preseguitare i "sodomiti". Anch'essi scacciati, incarcerati, torturati, massacrati ne più ne meno come gli ebrei. Ecco dunque che non è blasfemo dire che ebrei ed omosessuali si ritrovarono ad essere accomunati dalla persecuzione cattolica (per onor del vero, gli omosessuali furono perseguitati anche dagli integralisti ebraici) cultura all'epoca unica, come una dittatura.

Raggiunta la piena e totale libertà, nonchè uguaglianza, sotto l'Italia unita dal Risorgimento (formidabile la figura del sindaco Ernesto Nathan di Roma) con le leggi razziali gli ebrei si ritrovarono ad essere di colpo sbalzati indietro di una settantina di anni e privati di tutto dall'Italia del duce. Quella libertà gli omosessuali in Italia la raggiunsero molto tardi, perlomeno una svolta la si può datare al '68 ed alla sua rivoluzione sessuale, ma resta una libertà monca, una libertà che si potrà dire compiuta quando saranno riconosciuti e pieni diritti civili al popolo Lgbt.

Era un impegno dovuto ed importante da parte degli omosessuali, ma anche da parte dell'intero corpo Lgbt, ricordare i settant'anni dalla vergogna delle leggi razziali, eppure tutti (o quasi) se ne sono totalmente dimenticati. Perchè ce ne siamo ricordati solo noi, che, in fin dei conti, non siamo nessuno? Dov'era l'Arcigay? A trovare una motivazione ideologicamente decente per i suoi militanti (...Genova è medaglia d’oro alla Resistenza...) per giustificare l'ennesimo colpo di mano di decidere in proprio data e città in cui fare il gaypride nazionale?

Non si fa alcun cenno nel sito istituzionale di Arcigay, come non se ne trova in quello romano, milanese e non se ne trovano in quelli di quei militanti tanto attenti ed attivi nella difesa della propria libertà da dimenticare quelle altrui di questa triste ricorrenza. Il giorno della memoria non centra e non tiratelo fuori inutilmente: a noi italiani per esprimere la nostra vicinanza e solidarietà al popolo ebraico per la Shoah, non deve bastare, noi dobbiamo espiare anche per quello che ha portato alla Shoah: Le leggi razziali fasciste.
In Italia c'è un'emergenza: il neofascismo, dichiarazioni provenienti da personalità del centrodestra sono inquietanti. Occorre vigilare e ricordare, sempre e comunque. Perchè il popolo Lgbt ha dimenticato questa bruttura?

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lunedì 25 agosto 2008

La sinistra italiana deve ritrovare la via dei diritti umani.

(Roberto Malini e Dario Picciau) Un amico Sinto italiano, uomo di sinistra da tanti anni, ci scrive, esponendoci i suoi dubbi e le sue speranze riguardo alla posizione del suo partito nei confronti dei Rom e dei Sinti in Italia: "Cari Roberto e Dario, cari compagni, ci siamo conosciuti qualche anno fa a Bologna, durante la proiezione del vostro bel film 'L'Uovo, un'allegoria profetica che spiega, secondo me, come nasce l'intolleranza verso chi è diverso. Ho una domanda che mi assilla da tempo: è conciliabile che un 'nomade' continui a credere in questa sinistra e nelle organizzazioni per i diritti umani che essa sostiene? E' vero, il Partito Comunista e la corrente progressista non esistono più. E' anche vero che quando si parla di Rom e Sinti, non sono più così evidenti le differenze fra destra e sinistra. Ma l'alternativa per uno 'zingaro' non può essere solo l'anarchia. Cosa ne pensate?"
Rispondono Roberto Malini e Dario Picciau. Cari amici, come giustamente sottolineate, in questo frangente destra e sinistra inseguono il consenso dell'elettorato cavalcando il pericoloso "destriero" della sicurezza, che il movimento razzista, un'ideologia transpartitica, ha demagogicamente e in mala fede identificato nei Rom, nei Sinti e nei "clandestini". Una scelta xenofoba e intollerante, perché i problemi di sicurezza sono ben altri: la criminalità organizzata, la corruzione politica, l'inadeguatezza delle forze dell'ordine, la pericolosità sulle strade e negli ambienti di lavoro, la violenza razzista (i cui autori, spesso squadre armate, non vengono perseguiti dalle autorità). Riguardo poi ai crimini sessuali e alle violenze sulla persona, come Amnesty International ha ribadito attraverso diverse campagne, il nemico non è "fuori", ma "dentro": oltre il 90% di tali atti criminali vengono infatti compiuti fra le mura domestiche. Ai politici, però, fa comodo indicare, quando servono voti o consenso, un capro espiatorio indifeso ed esterno alla famiglia, simbolo - oggi come negli anni del nazifascismo - della "nazione" e della "razza": adesso gli "zingari" e i rifugiati (perché chiamare "clandestino" o addirittura "autore di reato di clandestinità" un essere umano che cerca rifugio nel nostro Paese, per sottrarsi a guerre, carestie, condizioni di indigenza inaccettabili?), domani, non ci si illuda, le altre minoranze. Votare a sinistra o impegnarsi nelle organizzazioni per i diritti umani che gravitano attorno alla sinistra è un atto di fede nel domani, un auspicio che le forze politiche che dovrebbero essere vicine alle classi sociali più vulnerabili ritrovino la loro anima. La Comunità ebraica, per esempio, sostiene la destra, che mantiene buone relazioni con Israele, ma così facendo regala il suo consenso a forze politiche antisemite, neofasciste e intolleranti. Personalmente, ribadiremo sempre e in ogni sede che le ultime elezioni politiche costituiscono un gigantesco broglio, un'immane truffa perpetrata ai danni del popolo italiano, perché è iniquo, secondo le leggi nazionali ed internazionali, condurre una campagna elettorale su basi di xenofobia e razzismo. E' necessario impegnarsi perché un fenomeno perverso come quello verificatosi in occasione del suffragio dello scorso aprile non si ripeta mai più. Non bisogna dimenticare, però, che fu proprio la sinistra ad aprire la strada all'attuale governo xenofobo, ancora più intollerante del regime di Mussolini: fu il precedente governo, infatti, a iniziare la campagna razziale, gli sgomberi senza alternativa, la persecuzione del popolo Rom. E' importante riconoscere, tuttavia che vi sono persone che si impegnano dall'interno delle forze politiche e umanitarie di sinistra per ripristinare in esse una linea di condotta tollerante e antirazzista. Tocca a loro, uomini e donne illuminati, cercare di far comprendere ai compagni che non bisogna temere di tornare sulla via dei diritti umani e che è una pericolosa devianza competere con la destra sui temi della "legalità" e della "sicurezza", per conseguire e mantenere risultati elettorali. La sinistra dei diritti umani, al contrario, deve impedire - senza eccezioni - che la controparte politica attui propaganda razziale e xenofoba. Se continuasse a imitarla, seminando fra la popolazione italiana pregiuizi e terrori immotivati, il confine che separa fascismo e antifascismo sarebbe cancellato per sempre.

Contatto:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 – (+ 39) 331-3585406
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

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venerdì 22 agosto 2008

"Facciamo breccia" chiede l'oscuramento di Gaynews.

No alle censura del pm: "diritto di critica e di libera manifestazione del pensiero".

(Ansa) C'e' uno strascico legale, tutto interno al movimento omosessuale, del Gay pride di Bologna del 28 luglio.
All'origine della vicenda, c'e' la tentata incursione (non autorizzata) di Graziella Bertozzo, militante del coordinamento 'Fare breccia', sul palco del Gay Pride. La militante venne portata in Questura e denunciata per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Secondo gli organizzatori Bertozzo aveva 'assunto atteggiamenti pesantemente offensivi e fisicamente violenti costringendo una delle volontarie a richiedere il supporto delle forze dell'ordine'. 'Facciamo Breccia' aveva replicato sottolineando che 'non si era mai vista la polizia legittimata sul palco di un pride: il concetto di 'sicurezza' messo in opera e' risultato un'azione violentemente repressiva e diffamatoria contro un'attivista riconosciuta da tutte e tutti'.

Ora Bertozzo, insieme ad altre due persone, ha presentato querela nei confronti di alcuni esponenti del mondo gay che erano intervenuti sull'episodio, tra cui Franco Grillini, e anche contro un quotidiano. Inoltre ha richiesto di oscurare alcuni siti, tra cui gaynews.it e gay.it, ma il Pm Luigi Perisco, che in questi giorni regge la Procura di Bologna, ha respinto l'istanza. Nel provvedimento Persico ricorda che all'origine ci fu una pubblica manifestazione che desto' l'interesse della pubblica opinione. Il magistrato si e' rifatto al diritto di critica e di libera manifestazione del pensiero sottolineato che il sequestro dei siti sarebbe limitativo di un aspetto che attiene alla essenza stessa della democrazia.

Il Pm ha poi trasmesso la vicenda al Gip, che avra' l'ultima parola sulla richiesta di sequestro.
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Ndr. La libertà di stampa, pensiero, espressione ed opinione sono sancite dalla costituzione della Repubblica. Sono i valori fondanti della libertà dell'individuo ed ogni censura dev'essere bandita anche se non si è d'accordo sulle opinioni e critiche. Il contrario è solo una forma di fascismo, a volte cammuffata da ideologie che si rifanno a valori della sinistra.
A Gaynews ed a Gay.it la nostra totale ed incondizionata solidarietà con la speranza che la frattura creatasi in seno alle organizzazioni Glbt, possa essere presto risolta con la buona volontà di tutti. La Redazione
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giovedì 21 agosto 2008

Statuto Pdl, Della Vedova si auspica un salto di qualità democratico.

"Sia aperto, plurale, che comprenda lavoratori dipendenti e autonomi, imprenditori, credenti e non credenti, omosessuali ed eterosessuali, persone del nord e del sud".

(Dire) La ricetta per il Pdl? "Serve costruire non un partito che punta ad una identita' definita, confessionale o altro, ma un 'partito paese', che sia aperto, plurale, che comprenda lavoratori dipendenti e autonomi, imprenditori, credenti e non credenti, omosessuali ed eterosessuali, persone del nord e del sud". Lo spiega il deputato del Pdl e leader dei Riformatori liberali Benedetto Della Vedova, al microfono di Radio radicale.

Della Vedova si augura "che non vada perso l'impianto e l'imprinting berlusconiano sul nuovo partito: raccogliere energie, consensi, voti, che si basavano su una leadership forte e su un programma di governo che tendeva a includere e non ad escludere. Costruire un partito plurale e inclusivo e non identitario e chiuso. Fare diversamente- avverte- scegliere i valori e l'identita' valoriale, sarebbe un'operazione sbagliata e miope. Perche' in Europa i grandi partiti sono aperti". Per esempio, aggiunge Della Vedova, "nel Ppe certo ci si confronta innanzitutto con la Chiesa cattolica e i suoi valori, ma anche con la gran parte dell'elettorato, che spesso la pensa diversamente".
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Ndr. In pratica Della Vedova si auspica che oltre alla libertà il Pdl acquisisca anche democrazia? La vedo dura con i postfascisti e la chiusura della Lega, il vero azionista di maggioranza di questo governo.

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mercoledì 23 luglio 2008

In Cina la comunita' gay sta venendo allo scoperto. Nuova tolleranza?

''Negli ultimi anni la Cina e' diventata piu' tollerante sul tema dell'omosessualita''', secondo quanto scrive oggi l'agenzia di stampa 'Nuova Cina', che in vista delle Olimpiadi ha dedicato uno speciale approfondimento alla comunita' gay di Pechino.
Secondo il reportage, gli stranieri che arriveranno in citta' per i Giochi, scopriranno una societa' ''aperta e tollerante''. Un esempio di questa evoluzione dei costumi e' la discoteca ''Destination'', una delle piu' in voga a Pechino. Ogni week-end sotto la sua insegna luminosa si raduna una piccola folla, che fa la coda per entrare. Una folla composta al 90% di uomini. Destination e' infatti una discoteca gay, e non e' l'unico locale di questo tipo aperto negli ultimi anni nella capitale cinese. Dal 2001 la Repubblica Popolare ha cancellato l' omossesualita' dalla lista delle ''malattie mentali'' e, almeno nelle grandi citta', la comunita' gay sta venendo allo scoperto. Cosi' come sul web, dove sono nati siti, forum e chat dedicati esclusivamente a gay e lesbiche. Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, nel 2004 vivevano in Cina dai cinque ai dieci milioni di omosessuali. Zhang Beichuan, professore dell'universita' di Qindao, sostiene che oggi sarebbero molti di piu': almeno 20 milioni di gay e 10 milioni di lesbiche. ''Walter'' Li, un assiduo frequentatore del Destination conferma che la situazione degli omosessuali in Cina e' effettivamente migliorata, ma che ci sono ancora molte resistenze all'interno della societa': ''Se la compagnia per cui lavoro scoprisse che ho un fidanzato mi licenzierebbe''.

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venerdì 18 luglio 2008

Censure. Che abbaglio l’impegno civile di attori, comici e soubrette.

Sabina Guzzanti

(Filippo Maria Battaglia -Panorama) L’Accademia contro la tv. Non accadeva da tempo, almeno non in questi termini. Nell’ultimo numero della rivista Nuova storia contemporanea diretta da Francesco Perfetti è lo storico Dino Cofrancesco, autore, tra l’altro, del recente La democrazia liberale (e e le altre), a tuonare: “Non ho il potere, nè il titolo, nè autorità per impedire a letterati e uomini di spettacolo di predicare dal pulpito dei maggiori quotidiani, dei più diffusi rotocalchi, delle più seguite trasmissioni radiofoniche e televisive”. Senonchè “le prediche sono prediche e in una società laica, per crescere moralmente e intellettualmente, si ha bisogno più di dubbi che di certezze” e “i letterati e gli uomini di spettacolo svolgono un compito di cui, talora, si farebbe volentieri a meno”. Pollice verso, dunque, nei confronti di vip e comici, almeno quando aspirano a diventare maitre a penser e intellettuali. Una presa di posizione netta, che il professore genovese ha spiegato così a Panorama.it.

Nel suo intervento, lei se la prende contro “il populismo della mente” di certe star della tv. Può spiegarsi meglio?
In quel saggio faccio riferimento all’illusione, tipica dei letterati e ora anche dei comici impegnati, che i fatti parlino da soli, senza alcun bisogno di interpreti o di mediazioni concettuali, e che solo quanti sono in buona fede e non asserviti ai padroni siano in grado di vederli e di poter gridare “il re è nudo”. E non c’è episodio della vita politica italiana o di politica internazionale che non rafforzi i critici del sistema nelle loro convinzioni e nei loro sdegni civili.
Secondo lei, a quali storture porta l’impegno “civile” di attori, comici e soubrette?
La grande comicità, fin dall’età classica, è sempre stata una critica del potere. Ma da Aristofane al Principe De Curtis si può definire vis comica quella di chi si mette dalla parte della “gente meccanica e di piccolo affare”, dei quotidianamente “umiliati e offesi”. Tutta un’altra cosa rispetto a ciò che professano certi attori, divenendo primi cantori della critica del militante di partito che ha le sue idee sul mondo, sulla politica, sull’economia, sulla storia e che si traveste così da “uomo qualunque”.
Può fare qualche esempio?
Il populismo vero, quello di Guglielmo Giannini, aveva una sua dimensione tragica che volgeva in comicità. Il falso qualunquismo di Beppe Grillo nasce invece da una vena comica fallita che cerca il riscatto nella denuncia sociale.
Dunque è solo la comicità di Grillo da mettere alla gogna?
Nient’affatto. Si potrebbero aggiungere i nomi di Daniele Luttazzi, Luciana Littizetto, Sabina Guzzanti e Maurizio Crozza (forse il più bravo di tutti). Tutta gente che ha, per così dire, il carisma comico d’ufficio. E che fa ridere solo chi sta sulla loro lunghezza d’onda ideologica.

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mercoledì 9 luglio 2008

Di Pietro all'attacco: "Resistere e ribellarsi". Cartelli imbarazzanti per il governo.

(Tiscali notizie) Lo scontro sulla giustizia è ormai a tutto campo e investe partiti e istituzioni. In attesa che giovedì l'aula della Camera voti sul lodo Alfano, il Governo ha dichiarato che modificherà il dl sicurezza per quanto riguarda l'emendamento bloccaprocessi e ottenuto le critiche dell'Italia dei Valori. "Questa è una dittatura dolce che non violenta né usa olio di ricino ma procede con leggi ad personam". Antonio Di Pietro parla a piazza Navona durante la manifestazione contro le leggi del governo Berlusconi e afferma che "i cittadini devono resistere e ribellarsi: tutti i regimi cominciano in maniera dolce". Quando i cronisti gli chiedono quante persona siano presenti alla manifestazione romana, il leader dell'Italia dei valori risponde con ironia: "E che mi metto a fare la conta...".

"Un comportamento da nuova P2 anzi vecchia" - "Sequestro di funzioni parlamentari a fini estorsivi con ricatto e riscatto": questo secondo il leader dell'Italia dei Valori è il 'reato' che sta commettendo il governo Berlusconi. "Andate a rileggervi le proposte della P2 sulla giustizia - ha attaccato Di Pietro rivolgendosi alla platea -, una giustizia asservita al potere. Questo è un comportamento da nuova P2 anzi vecchia perchè sono sempre loro, erano iscritti prima...".

L'ex pm: "Così le alte cariche possono stuprare i bambini" - "Qualcuno mi sta processando? Mi faccio una legge che dice che quattro cittadini italiani una volta che diventano presidente della Repubblica, della Camera o del Senato, capo del governo, possono ammazzare la moglie, stuprare bambini, o addirittura corrompere un testimone in un processo e non possono essere processati".

L'attacco al Partito democratico - Di Pietro non risparmia una critica al Pd di Veltroni che ha scelto di non scendere in piazza. "Noi rispettiamo chi non è qui ma chiediamo ugualmente rispetto da chi non c'è e non ha aderito nemmeno idealmente - ha detto l'ex magistrato -. Ci sono modi diversi di fare opposizione e tutti vanno rispettati. Noi non cadiamo nel tranello di chi vuole evidenziare uno scollamento tra le opposizioni, il problema non è questo ma è Berlusconi che ha messo in atto una truffa elettorale".

La replica di Berlusconi e La Russa - Silvio Berlusconi dal Giappone replica: "Non credo che una manifestazione possa formare l'immagine di un paese. L'immagine di un paese si fa con i fatti". Il ministro della Giustizia Ignazio La Russa afferma: "Il lodo Maccanico fa rinascere la speranza che si possa discutere di giustizia serenamente. Forse è proprio per questo che Di Pietro sta manifestando con tutta la sua forza, forse per impedire che finisca l'antiberlusconismo pretestuoso e di maniera. Se la questione giustizia venisse risolta Di Pietro sarebbe come uno squaletto a cui improvvisamente viene tolta l'acqua. Cosi' si spiega la sua agitazione parossistica".

Cossiga: "Di Pietro è un burattino esibizionista" - Dal Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga arriva un macigno su Di Pietro: "E' un burattino esibizionista, che restitui' 100 milioni in una scatola di scarpe all'odore di inchiesta ministeriale. La Cia e gli Stati Uniti non sono stati estranei a Tangentopoli e alle 'disgrazie' di Andreotti e Craxi".
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No Cav Day: Beppe Grillo attacca Napolitano.
Beppe Grillo attacca il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il via libera al Lodo Alfano. "Ve lo immaginate Pertini firmare una legge che lo rende immune dalla giustizia? Io a farlo non ci vedevo nemmeno Ciampi e neppure Scalfaro, ma Napolitano ha firmato", ha detto il comico. "Mentre Napoli era invasa dall'immondizia - ha continuato Grillo -, dove e' andato il presidente? Non da una famiglia a Chiaiano, ma a Capri accompagnato da due indagati, Bassolino e Sandra Lonardo Mastella...". (Agr)
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No Cav Day: Travaglio contro Quirinale e Pd.
"Fino ad ora il Quirinale ha firmato tutto, compresa l'aggravante razziale. Speriamo che la smetta". Marco Travaglio, intervenuto al No Cav Day, fa capire che non ce l'ha solo con Berlusconi e i suoi, ma anche col Partito democratico e, soprattutto, con il Quirinale. E sul dialogo tra maggioranza e opposizione, Travaglio dice che Berlusconi "E' come una mantide religiosa, fa una scopatina con un leader del centrosinistra e poi se lo mangia. Il bello e' che ogni volta ne trova uno nuovo che gli va incontro sorridendo". (Agr)
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No Cav Day: Gli organizzatori, Siamo 30mila.
"In piazza ci sono trentamila persone". Lo ha detto Mattia Stella, il primo oratore a parlare dal palco della manifestazione di Piazza Navona sulla giustizia. Tra i molti vessilli dell'Italia dei Valori, dei Comunisti di Ferrando e di Sinistra Democratica, anche alcune bandiere del Partito Democratico, che ha deciso di non aderire ufficialmente alla manifestazione. (Agr)
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Separati in piazza contro Berlusconi.

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Paolo Flores d'Arcais e Travaglio e Diliberto.

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Di Pietro "Fermiamo il caimano".

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I commenti dei manifestanti "Si faccia processare".

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lunedì 7 luglio 2008

Iran, pena di morte per i blogger “nemici di Dio”.

(Panorama) Impiccagione, taglio della mano destra e del piede sinistro, oppure esilio: sono le pene previste in una proposta di legge arrivata al Parlamento iraniano per punire quei blogger colpevoli di promuovere corruzione, apostasia e prostituzione attraverso internet. Pena di morte, quindi, per coloro che diventano mohareb, nemici di Dio. A una prima lettura i parlamentari di Teheran hanno approvato il testo a larga maggioranza: 180 voti favorevoli, 29 contrari, 10 astenuti. Nonostante l’ostilità delle autorità, cento blogger hanno firmato una petizione per chiedere di eliminare la censura della Rete.

Quanto contano in Iran le opinioni espresse sui blog? Secondo l’università di Harvard è lo spazio pubblico più aperto per le discussioni, tenendo conto del controllo sui mass media (stampa, televisione, radio) nella Repubblica islamica (la ricerca in pdf). Alcuni giovani iraniani che scrivono online sono critici verso il regime. Ma sul web discutono anche di altri argomenti: diritti umani, religione, cultura e poesia, un tema che appassiona soprattutto il pubblico femminile. Scrivono gli autori dello studio: “L’essenza della democrazia non è la regola della maggioranza, ma come la maggioranza è formata”. Sono spiragli di libertà che sembrano preoccupare le autorità in una nazione in cui l’età media della popolazione è di 26 anni (in Italia è di 42). E siti popolari come Facebook e Flickr sono già stati bloccati. La scure di Teheran si è già abbattuta sui giornalisti. Reporter senza frontiere, inoltre, denuncia che l’anno scorso due cronisti trentenni, Hassanpour e Botimar, sono stati condannati a morte per “attività sovversive contro la sicurezza nazionale”: la pena capitale è stata riconfermata per Hassanpour, Botimar è in attesa della nuova sentenza.

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mercoledì 2 luglio 2008

Liberata Ingrid Betancourt dopo sei anni nelle mani delle Farc.

betancourt
(Panorama) La senatrice colombiana, Ingrid Betancourt, è stata liberata oggi da un blitz dell’esercito, dopo sei anni in mano alle Forze armate rivoluzionarie (Farc). Con lei anche altri 14 ostaggi: tre americani e undici soldati colombiani. Secondo le prime informazioni le sue condizioni di salute sono buone, anche se il lungo peridodo di prigionia nella jungla l’ha molto debilitata. La notizia è stata riferita dal ministro della Difesa, Juan Manuel Santos.

Le numerose campagne condotte in tutto il mondo per la sua liberazione, hanno trasformato la Betancourt nel simbolo di tutte le persone prese in ostaggio nella lunga crisi colombiana. Nel video e nella lettera inviate dalla guerriglia nel novembre 2007 come prove della sua sopravvivenza, la senatrice appariva come una donna senza speranza, praticamente allo stremo, solo l’ombra della leader politica combattiva e di carattere, che aveva retto con coraggio i primi anni di prigionia.

Nata il giorno di Natale del 1961, ha studiato a Parigi, dove il papà, Gabriel Betancourt, era ambasciatore presso l’Unesco.
Che avrebbe fatto strada lo predisse il poeta cileno Pablo Neruda, che un giorno, dopo aver letto una sua poesia, sentenziò: “Questa bambina andrà lontano”. Sposata in prime nozze con Fabrice Delloye, diplomatico e padre dei suoi due figli, Melanie e Lorenzo, ha divorziato per tornare a unirsi in matrimonio con un manager colombiano di origine francese, Juan Carlos Lecompte.
A 33 anni è entrata alla Camera, e quattro anni dopo ha varcato le porte del Senato con il partito Verde Oxigeno, con cui, senza alcun apparato, ha ottenuto nel 1998 158.184 preferenze, il maggior numero mai raggiunto da un candidato colombiano. La sua carriera politica è stata rapida, grazie all’impegno pacifista e alle battaglie parlamentari contro la corruzione, fino alla pubblicazione nel 1996 del libro Sì sabia (Sì, lo sapeva) sul finanziamento della campagna del presidente Ernesto Samper da parte del Cartello di Calì della cocaina.

Il suo sequestro, e quello della vice-candidata presidenziale e amica, Clara Rojas, era avvenuto durante un rischioso viaggio fra le città di Florencia e San Vicente del Caguan, capoluogo della “zona di distensione” nel sud della Colombia, controllata all’epoca dalle Farc, appena cinque giorni dopo la rottura del negoziato di pace con l’allora presidente Andres Pastrana.
Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, si è proposto più volte come mediatore con le Farc per la liberazione degli ostaggi, incontrando sempre l’opposizione del presidente Alvaro Uribe. La sua mediazione il 10 gennaio scorso ha portato alla liberazione di Clara Rojas e di un altro ostaggio, Consuelo Gonzales De Perdomo. Il 28 febbraio scorso le Farc hanno lasciato andare un’altra ex parlamentare rapita, Gloria Polanco, 49 anni, sequestrata nel 2001 insieme a due dei suoi tre figli, poi liberati nel 2004. Le Farc nel 2005 avevano ucciso suo marito in un’imboscata.
Ingrid Betancourt era stata dichiarata nel dicembre 2003 cittadina onoraria di Roma dall’allora sindaco Walter Veltroni, ed è stata anche candidata al premio Nobel per la pace.
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8 luglio. C'è anche l'Arci con Di Pietro. E l'Arcigay che fa'?


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Ogni giorno nuove adesioni alla manifestazione indetta per l’8 luglio a Roma a piazza Navona alle ore 18 da Furio Colombo, Pancho Pardi e Paolo Flores d’Arcais per protestare contro le leggi-canaglia con cui il governo Berlusconi vuole distruggere il libero giornalismo e la legge eguale per tutti.

Dal palco, oltre ai tre promotori, prenderanno la parola anche Rita Borsellino, capogruppo dell’opposizione all’Assemblea regionale siciliana, lo scrittore Andrea Camilleri, che leggerà alcune delle sue “poesie incivili” appena pubblicate su MicroMega, il giornalista Marco Travaglio che spiegherà la nuova “Costituzione ad personam”, lo scrittore e attore Moni Ovadia, notissimo per la sua costante rivisitazione della cultura ebraica.

Sul fronte politico fin qui solo l’Italia dei valori di Di Pietro ha aderito alla manifestazione e si sta impegnando concretamente alla sua realizzazione. Ma una decina di parlamentari Ds hanno fatto sapere informalmente che concordano con i promotori. Anche l’Arci per bocca del suo presidente ha informalmente dichiarato al senatore Pardi che sosterrà la manifestazione, e si attende un comunicato ufficiale nei prossimi giorni.

Il mondo gay, fatta eccezione per Mgl, movimento gay liberali di Milano non si è ancora fatto sentire. Lo farà? Staremo a vedere.
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martedì 17 giugno 2008

Un grave e pericoloso precedente giudiziario. Il blog è stampa clandestina (?!)

(Francesco Minciotti - Agenzia radicale) Quello di Carlo Ruta è un nome che non suona certamente nuovo a chi s'interessa di blog e di diritto: già nel lontano 2004, il signor Ruta ebbe primi screzi giudiziari per le sue indagini — sul cui merito non mi pronuncio in questa sede, trattando della mera libertà d'espressione, che come tale deve prescindere dai contenuti, già abbondantemente sorvegliati dal reato di diffamazione — che analizzavano la realtà ragusana sotto più punti di vista.
Ebbene, il suo nome torna oggi in auge per via di un'ulteriore vicenda giudiziaria che ha del grottesco: il signor Ruta è stato condannato al pagamento di 150€ di multa e al pagamento delle spese giudiziare per un totale di 5000€, perché ritenuto colpevole di violazione dell'art. 16 dell'arcaica legge sulla stampa (l. n. 47/1948), la cui rubrica recita «stampa clandestina». In pratica — si apprende da più fonti, fra cui il blog giuridico di Guido Scorza — al sig. Ruta sembra essere stata contestata l'irregolare periodicità della stampa (c. 2), o forse la fattispecie propria di stampa clandestina («Chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta», c. 1), da parte del Tribunale di Modica. Il punto nodale, contrastatissimo nella blogosfera ed anche a giudizio di chi scrive, è che la sentenza in questione sembra equiparare due forme di pubblicazione diverse in radice, e cioè stampa e blog; la prima, in tutte le sue manifestazioni (da quella cartacea a quella a mezzo Internet) prevede una struttura organizzata, un rapporto di lavoro economicamente retribuito, una registrazione di tipo burocratico presso i Tribunali; il secondo, al contrario, è simile solo nella forma, ma radicalmente diverso nella sostanza: tendenzialmente non retribuito (modesti ricavi pubblicitari a parte, peraltro marginalmente usati rispetto alla massa dei blogger), senza alcuna periodicità, senza necessità di registrazione burocratica presso i Tribunali o altro. Insomma, e per citare un lettore arguto: il blog è l'equivalente telematico dello Speakers' corner d Hyde Park, un luogo cioè dove chiunque può dire la sua, esprimere il suo pensiero (libertà costituzionalmente garantita dall'art. 21) in forma elettronica e con un'impaginazione che, al più, può ricordare quella di un giornale in linea, ma del quale viene meno tutta la struttura organizzativa che lo sostiene.
Ovviamente, inferire tutto questo dall'anacronistica normativa sulla stampa che, sinistramente, quest'anno compie sessant'anni, è quasi impossibile; e ridicola è stata l'idea del giudice di ricondurre l'idea del blog all'art. 16, redatto in un'epoca in cui esisteva a malapena la TV. La verità è che la legislazione di settore ignora a piè pari questo fenomeno — fenomeno in espansione vertiginosa: indipendentemente dalla qualità del contenuto, si valuta che vengano aperti 175.000 blog al giorno, nel mondo — che invece avrebbe bisogno non dico di una regolamentazione legislativa (la libertà d'espressione, bene costituzionalmente tutelato, non è già di per sé sufficiente?), ma quantomeno della sua comprensione da parte del legislatore, per far sì di «legiferargli attorno».

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martedì 20 maggio 2008

A L'Aquila una piazza dedicata a Karl Heinrich Ulrichs.

Il Centro Studi Ulrichs, comunica che è stata posta la targa in pietra del “Piazzale Karl Heinrich Ulrichs” adiacente l’ingresso del Castello Spagnolo di L’Aquila. La richiesta di intitolazione di un'area urbana allo studioso tedesco, considerato il "nonno" del movimento di liberazione omosessuale, era stata avanzata fin dal 2001 e dopo un percorso di otto anni ha positivamente raggiunto il traguardo conclusivo.

Ndr. Ovviamente nella targa non si alcun cenno alla sua omosessualità e del suo impegno per la libertà... ovviamente.

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lunedì 12 maggio 2008

Pangea day. Dal satellite a Youtube in difesa dei diritti umani.

Tanti filmati proiettati in contemporanea in 180 nazioni con un unico obbiettivo: unire il mondo attraverso il potere dei film.

(La7) "Dancing Queen" è stato realizzato in India con un cellulare, e partecipa all'evento nato da un'idea della documentarista americana Jehane Noujaim sotto l'egida della TED Conference di New York (Technology, Entertainment e Design Foundation).
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giovedì 1 maggio 2008

Nepal: Un omosessuale in Parlamento.

Il Partito Comunista, garantira' diritti delle minoranze.
Un nepalese che ha pubblicamente dichiarato la propria omosessualita' entrera' per la prima volta nella storia del Paese in Parlamento. Lo ha detto il suo partito, il Partito comunista, secondo il quale Suni Bubu Pant e' stato scelto come candidato 'per assicurare i diritti degli omosessuali e di altre minoranze''. Fara' parte dunque dell'assemblea costituente eletta il 10 aprile e largamente dominata dai ribelli maoisti e 'sara' la prima persona a rappresentare la comunita' gay del Nepal'.

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sabato 26 aprile 2008

Grillo e il V-day. Stavolta anch'io ho detto vaffanculo.

grillo1.jpg
(Roma MMXI) Ho scritto per vari giornali, e ho studiato giornalismo, per cui so cos'è l'informazione.
Sto buttando sangue per avere uno straccio di tesserino inutile, quindi so come funziona la casta.
Sono rimasto fuori tante porte, perché quel tesserino non l'avevo, quindi so quanto è ingiusto.
Sono
assistente di Storia della televisione all'Università, quindi conosco la mostruosità della legge Gasparri.
Anch'io, stavolta, li ho mandati a quel paese. E ne sono stra-fiero.
Sono arrivato tardi, dopo la festa della mia nipotina. I banchetti erano nel Parco Schuster, a San Paolo, dove negli altri giorni i romani portano a spasso i cani. Infatti, dopo 20 secondi ho pestato una merda, e che cacchio. Arriverà il V Day anche per voi, incivili.
Per fortuna, la fila era poca. Mi aspettavo più gente sorridente, ma la stanchezza pesa, anche per i grillini. Filmo qualcosa, ma non si può fare molto. Dal palco risuona Bella ciao, allora mi sento padrone di casa .
Sto poco e me ne vado, perché sono stanco anch'io: ringrazio tutti, stavolta sono con voi. Vedremo domani come è andata.
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V-Day atto secondo.
(Sky tg24) A Torino si riempie piazza San Carlo per la seconda edizione del "Vaffa Day" di Beppe Grillo. Decine di persone fanno la fila per firmare a favore dei tre referendum "per la libera informazione in uno Stato libero" proposti dal comico genovese.
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49mila in piazza a Torino per il V-Day di Beppe Grillo.
Il comico genovese all'attacco a tutto campo su politica e informazione: critiche a Napolitano e a Berlusconi, ai giornali e alle Tv.
(La7) Al centro dell'intervento le tre proposte di referendum: abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria, abolizione dell'ordine dei giornalisti e abrogazione della legge Gasparri, in nome della libertà d'informazione. A Napolitano dice: "Sia il presidente di tutti, non dei partiti". Violenti attacchi a Berlusconi.
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venerdì 25 aprile 2008

E' ufficiale: Niente parata del Gaypride a Mosca. La polizia russa teme provocazioni.

Alekseev: "Proseguiremo sino al fine del mese".
(Apcom) Ufficialmente respinta la richiesta per tenere a Mosca il Gay Pride il primo o il 2 maggio: lo apprende Apcom da Nikolaj Alekseev (nella foto), organizzatore della manifestazione dell'orgoglio omossessuale, che annuncia: "Continueremo a presentare le nostre richieste per ogni giorno di maggio. Sono già sul tavolo del Comune quelle per le date successive, dal 3 all'8 maggio. Proseguiremo sino alla fine del mese per arrivare a tenere la manifestazione e siamo intenzionati comunque a realizzare quello che è un nostro diritto costituzionale".

Ma la discesa in piazza per l'orgoglio omossessuale continua ad essere fortemente osteggiata dal Comune. E oggi viene la conferma su carta di quanto già anticipato a voce dal sindaco Yurij Luzhkov ad Apcom lunedì scorso. "La nostra posizione èchiara e non è cambiato nulla", aveva detto il primo cittadino di Mosca, senza lasciare spazio a nessun cambio di direzione. Dopo che a fine maggio 2007 si erano verificati numerosi scontri di piazza tra coloro che avevano tentato di organizzare la manifestazione e un gruppo di ultra-ortodossi. Con il successivo intervento delle Forze speciali Omon che avevano tentato di portare la situazione alla normalità pur utilizzando la mano pesante.

Oggi il numero due per il coordinamento della sicurezza nella capitale russa Vasily Oleinik cita la "Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali adottata il 4 novembre 1950. In particolare l'articolo 11, [sulla libertà di assemblea], secondo il quale il diritto ad una riunione pacifica puo' essere limitato a fini di ordine pubblico".

Ma per Alekseev il 'niet' delle autorità moscovite va contro il parere della corte di Strasburgo del maggio scorso: "non si può vietare per ragioni di sicurezza una manifestazione gay e l'espressione dell'orientamento omosessuale".

Dunque se a ogni richiesta verrà opposto un no, gli organizzatori intendono comunque scendere in piazza "a sorpresa" a maggio. Ed è più che probabile che per l'occasione arrivi a Mosca un gruppo di eurodeputati e politici italiani: da Marco Pannella a Marco Cappato, al "transgender" Vladimir Luxuria che l'anno scorso è stato aggredito e successivamente allontanato dai disordini.

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Il Partigiano Nero: la storia di Giorgio Marincola, Medaglia d'Oro della Resistenza.

(Dacia Valent - Ricchiuti) Oggi voglio raccontarvi di Giorgio Marincola, il partigiano più sconosciuto della lotta di liberazione, quello di cui nessuno parla, quello che abbiamo dimenticato, come vogliono farci dimenticare i motivi di quella lotta, che oggi più che mai sono diventati attuali.

Vi racconterò una storia reale, ma che sembra una favola.

Vi racconterò della morte di un ragazzo che ha creduto e che non ha mai ceduto.

Il padre di Giorgio arriva a Mogadiscio da soldato, da conquistatore coloniale, da agente dell'impero italiano. L’aria è tesa. Esistono leggi che impediscono il mescolamento con gli autoctoni, considerati razza inferiore, ma lui si innamora - ricambiato - di una bellissima ragazza somala, la sig.ra Askhiro. Convivono tra mille difficoltà.

Lei è emarginata dai somali in quanto considerata una collaborazionista. Lui è costretto a far passare questa relazione per una cosa oscena con i commilitoni, per non passare guai.

Nel frattempo nascono Giorgio ed Isabella. Loro si sposano con una cerimonia musulmana, per proteggere lei, e lui riconosce entrambi i bambini.

Alla fine deve tornare in patria.

La madre è costretta ad un addio struggente ai suoi figli, perché se rimanessero in Somalia le verrebbero sottratti e cresciuti in un orfanotrofio caserma gestito da suore, con un altissimo tasso di mortalità, perché in quanto figli - ancorché "bastardi" - di un italiano non potrebbero essere cresciuti da una donna somala, "inferiore alla razza italiana", e decide quindi di rinunciare a loro sperando che abbiano una vita forse migliore con il loro padre italiano.

Il padre di Giorgio si risposa "regolarmente" con una donna italiana. La donna ottiene che Giorgio venga mandato a crescere con la famiglia del padre in Calabria e tiene la bambina per educarla come serva.

Non riuscendovi, perché Isabella è sempre stata una donna orgogliosa e fortissima, niente è riuscita a piegarla: ha dato vita a una generazione di italiani neri che saranno l'orgoglio di questo paese. Sangue somalo, non ce n'è di uguale sulla terra. una donna meravigliosa, che mi ricorda Madre, ogni volta che la sento.

La bambina soffre molto, e il padre – pur amandoli a modo suo – delega tutto alla moglie ed è assente. Hanno altri figli e la piccola Isabella cresce come Cenerentola.

Il padre decide un giorno – visti gli ottimi risultati conseguiti a scuola in Calabria da Giorgio - di riprenderlo con se a Roma, lo iscrive a scuola, cove il ragazzo si distingue per il profitto. È l’unico nero in una città di soli bianchi, e ciò lo sprona a fare di più.

Eccelle sia nelle materie di studio sia in educazione fisica. Diventa un protetto di Pilo Albertelli, noto antifascista cattolico, che infiamma la sua giovane mente e lo forgia alla lotta e all’amore per la libertà e la patria.

Giorgio si iscrive a Medicina dove da regolarmente gli esami, e sogna di diventare specialista in malattie tropicali e di tornare in Somalia. Da sua Madre.

Nell’ottobre del 1943 assiste impotente al rastrellamento degli ebrei nel ghetto di Roma. Quella sera stessa chiede ad Albertelli di farlo entrare in azione. Albertelli lo accontenta immediatamente, aggregandolo al gruppo partigiano della Zona Parioli.

Compie molte missioni. È un bel ragazzo, è innamorato di una giovane comunista che fa la staffetta per i partigiani. Una storia d’amore complicata dalla differenza di razza, in un paese che lo vede letteralmente come un alieno. Ma la storia continua. Fino a via Rasella. Lei viene catturata. Viene uccisa con centinaia di altri, tra cui Pilo Albertelli che è stato per Giorgio il padre che non ha avuto nell’infanzia.

In un solo colpo muoiono due tra le persone più importanti per lui.

A questo punto qualcosa dentro di lui si trasforma. È diventato anche un fatto personale, oltreché politico.

Parte per un campo d’addestramento alleato, a Fasano, dove conosce altri che faranno - nel bene e nel male - la storia del paese.

Ha un rapporto molto conflittuale con Edgardo Sogno, che non riesce a farsi andare giù che quel ragazzo “mulatto” (come lo definirà nei suoi libri, senza mai citare il suo nome, perché era "solo un mulatto") sia un così valido elemento.

Ad agosto, insieme a Sogno e agli altri viene paracadutato nel biellese.

Compie svariate operazioni di sabotaggio, la distruzione di un ponte della ferrovia, alcuni blitz per liberare ostaggi e prigionieri. Viene ferito più volte.

Il suo nome diventa leggenda, lo guardano ormai tutti con rispetto e diventa il ricercato numero uno. La sua stessa esistenza è un insulto per il Terzo Reich. Il comandante SS del distretto di Biella l’ha messo al primo posto della lista dei ricercati, ma nessuno lo “vende”, perché è ormai uno dei simboli della Resistenza.

Il 7 di gennaio del 1945 viene catturato dopo un terribile scontro a fuoco. I suoi compagni tentano disperatamente di liberarlo, ma per i tedeschi è importante usarlo contro la Resistenza. E quindi viene trasferito in segreto a Torino dove viene torturato, al fine di spezzarlo.

Gli viene proposto di fare un’intervista a Radio Baiva, una radio fascista torinese. In cambio smetteranno di torturarlo.

Lui accetta. Viene lasciato a terra, malconcio e sanguinante, e i tedeschi ridono: pensano di averlo piegato. Il mattino successivo lo portano alla radio.

Gli chiedono come mai si sia messo a combattere coi "terroristi". Lui dovrebbe rispondere con un'abiura, condita di calunnie e accuse nei confronti dei partigiani, invece disobbedisce: "Sento la patria - dichiara - come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica… La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i Popoli del Mondo. Per questo combatto gli oppressori…”

Radio Londra riporterà l'intervista, interrotta dal rumore di botte e sedie ribaltate.

Nella sede del comando della Gestapo, il comandante prende il telefono e ordina il suo immediato trasferimento al Lager di Bolzano. Ordina di non farlo morire facilmente, ma di farlo soffrire.

Durante la prigionia, pur soffrendo moltissimo, diventa un punto di riferimento per tutti.

Il 30 aprile del 1945 il campo viene liberato dagli alleati, che offrono a tutti la possibilità di rifugiarsi in Svizzera. Giorgio rifiuta. Rimangono ancora lembi della patria occupati dai nazisti e decide quindi di unirsi ai partigiani in Val di Fiemme.

Verrà ucciso il 4 maggio 1945, mentre sta effettuando un controllo su un camion di nazisti che esibisce la bandiera bianca. Vedono un partigiano nero e questo è troppo. Lo uccidono. 10 giorni dopo la liberazione.

Lui muore. Aveva 22 anni. Ed era bellissimo. Ed è Nero.

Ed è Medaglia d’Oro della Resistenza, con queste motivazioni: "Giovane studente universitario, subito dopo l'armistizio partecipava alla lotta di liberazione, molto distinguendosi nelle formazioni clandestine romane, per decisione e per capacità. Desideroso di continuare la lotta entrava a far parte di una missione militare e nell'agosto 1944 veniva paracadutato nel Biellese. Rendeva preziosi servizi nel campo organizzativo ed in quello informativo ed in numerosi scontri a fuoco dimostrava ferma decisione e leggendario coraggio, riportando ferite. Caduto in mani nemiche e costretto a parlare per propaganda alla radio, per quanto dovesse aspettarsi rappresaglie estreme, con fermo cuore coglieva occasione per esaltare la fedeltà al legittimo governo. Dopo dura prigionia, liberato da una missione alleata, rifiutava porsi in salvo attraverso la Svizzera e preferiva impugnare le armi insieme ai partigiani trentini. Cadeva da prode in uno scontro con le SS germaniche quando la lotta per la libertà era ormai vittoriosamente conclusa"

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lunedì 7 aprile 2008

Il Premier cinese Hu Jintao scrive a Beppe Grillo.

Lettera del presidente cinese Hu Jintao a Richard Gere, Beppe Grillo, Nancy Pelosi e altri.

(Il blog di Beppe Grillo) “Ritengo di grande importanza che i leader che influenzano l’opinione pubblica, come voi siete, conoscano la verità sul Tibet.
L’antica città di Lhasa è ricoperta da decorazioni di gala con bandiere rosse al vento nella piazza Potala e il fiume Yarlung Zambo gorgoglia deliziosamente. Noi membri della delegazione del Governo Centrale, insieme ai quadri e alla gente di tutti i gruppi etnici tibetani, stiamo tenendo questa grande celebrazione per rimarcare il 57 anniversario della pacifica liberazione del Tibet con gioia e esultanza.
57 anni fa, il Comitato Centrale CPC e il compagno Mao Zedong, avendo correttamente valutato la situazione, hanno preso una previdente, risoluta e significativa decisione politica di liberare pacificamente il Tibet. Il Governo Centrale del Popolo e il precedente Governo locale del Tibet firmarono l’ “Accordo sulle Misure per una Pacifica Liberazione del Tibet”. La liberazione pacifica del Tibet è stata uno degli eventi più importanti nella Storia moderna della Cina e un punto di svolta epocale per lo sviluppo del Tibet. Simbolizza che il Tibet, una volta per sempre, si è liberato dalla schiavitù dell’aggressione imperialista e che la grande unità della nazione Cinese e la sua grande volontà di riunificazione sono entrati in un nuovo periodo di sviluppo. Ci ha introdotto in una nuova era in cui il Tibet passa dal buio alla luce, dall’arretratezza al progresso, dalla povertà all’abbondanza, dall’isolamento all’apertura.
Durante gli ultimi 57 anni, il Tibet ha fatto un balzo in avanti nello sviluppo storico di sistemi sociali per camminare nella via del socialismo. Con l’abolizione della servitù feudale, sotto la quale il popolo tibetano è stato a lungo soffocato e sfruttato, milioni di servi di allora, che non avevano neppure i minimi diritti umani, si sono ora alzati in piedi e sono diventati padroni delle loro vite. Oggi tutti i gruppi etnici godono pienamente dei diritti politici, economici, culturali e di altri ancora con un controllo completo del loro destino.
Durante gli ultimi 57 anni, il Tibet ha fatto sostanziali progressi nel suo sviluppo economico, e il tenore di vita della gente è migliorato significativamente. Attraverso riforme democratiche, trasformazioni socialiste e aperture, le forze sociali produttive del Tibet si sono emancipate e sviluppate senza precedenti.
Durante gli ultimi 57 anni, la civilizzazione spirituale socialista in Tibet è stata fermamente diffusa e la società si è sviluppata in ogni aspetto. Iniziative nell’educazione, scientifiche, tecnologiche, nella salute pubblica e altre di indirizzo sociale sono state sviluppate vigorosamente. Le popolazioni di tutti i gruppi etnici in Tibet hanno in generale aumentato la consapevolezza politica, più alti standard etici e livelli scientifici e di educazione. La meravigliosa tradizionale cultura in Tibet non solo è stata protetta, ereditata e trasmessa, ma anche sostanziata per riflettere la nuova vita delle persone e andare incontro alle nuove richieste di sviluppo sociale.
Durante gli ultimi 57 anni, la solidarietà tra tutti i gruppi etnici in Tibet è stata costantemente rinforzata ed è stata mantenuta la stabilità sociale nel suo complesso.La libertà religiosa del popolo è stata pienamente rispettata e protetta. Tutti i gruppi etnici hanno lavorato in unità e hanno avuto successo nel mettere in luce le attività separatiste e distruttive della cricca del Dalai e delle forze contrarie alla Cina, e così salvaguardando la stabilità in Tibet e l’unità nazionale e la sicurezza dello Stato.
Il corso di questi 57 anni di tempeste e vicissitudini ha portato alla luce una grande verità: soltanto sotto la guida del Partito Comunista Cinese, solo nell’abbraccio della madrepatria e solo mantenendo la via socialista con le caratteristiche cinesi, il Tibet può godere oggi della prosperità e del progresso e pensare a un domani persino migliore. Questa è la nostra più importante conclusione dopo 57 anni di sviluppo del Tibet e anche il principio fondamentale da seguire nella costruzione e nello sviluppo del Tibet nei giorni che verranno.
Il Tibet è una bella regione, riccamente dotata, della nostra grande madrepatria. La gente industriosa e di talento di tutti i gruppi etnici del Tibet ha, in un lungo storico sviluppo, dato contributi eccezionali alla creazione di una cultura gloriosa della nazione Cinese e di una civiltà multi etnica. Nell’ultimo mezzo secolo, in particolare, il popolo tibetano ha scritto brillanti capitoli nello sviluppo e nel progresso del Tibet e ha aggiunto nuova gloria alla grande famiglia della nostra madrepatria socialista.
Io sono orgoglioso di invitarvi personalmente a Pechino per i Giochi Olimpici. Sarà una grande opportunità per vedere insieme i progressi e lo sviluppo della Cina. Grazie.”

Hu Jintao

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