(Kalash) Finalmente, l'identità del PD comincia a vedersi, e questo va tutto a giovamento del dibattito politico.
Ancora una volta, il Gay Pride è stato preso dai suoi organizzatori non tanto come un evento volto a discutere di un problema effettivo, ma come un'occasione per sparare a zero sul PD e su chiunque non sposi la piattaforma politica dell'Arcigay e del Mario Mieli.
Se i partiti della sinistra extraparlamentare (quella che è rimasta fuori, punita severamente dagli elettori e ormai degna di percentuali minime nella loro considerazione) hanno tutti acriticamente aderito, compresa l'Italia dei Valori spinta dalla neocomponente girotondina, il PD ha mostrato un comportamento molto maturo.
Non si è piegato ai ricatti (neppure a quello, viscido, di Mancuso che ha invitato addirittura D'Alema e RED a partecipare, come a favorire ulteriormente una spaccatura al suo interno!!!), non ha fatto sproloqui, non ha fatto fuoriuscire i soliti battibecchi sul tema che contrapponessero l'anima DS a quella DL.
Non ha aderito alla piattaforma politica, nè ai comportamenti anticlericali ed estremisti che ormai da anni contraddistinguono quel tipo di manifestazioni.
Ha mandato il proprio Ministro ombra, per una partecipazione seria e composta;. Perchè questi non sono argomenti d atrattare col megafono. Caso mai, da stigmatizzare il comportamento del PD di Bologna che ha deciso di testa propria, e per valorizzare la componente diessina che è in esso maggioritaria, di dare il proprio endorsement ufficiale; laddove è in esso compresa anche la componente giovanile, che è della stessa pasta. Ma, anche in questo caso, grazie a qualche tirata d'orecchie da parte della componente cattolica, sia in provincia che in regione si è arrivati a ODG più che moderati (e perciò più corretti) che aderissero al principio della non discriminazione, ma non alle rivendicazioni politiche del Pride (o all'invio tutto d'immagine dei gonfaloni, come predicato in tempi non sospetti dalla anti-piddina, ora neoconvertita al PD, Mercedes Bresso).
E' chiaro che questo non va a genio agli estremisti. Nè al movimento politico LGBT. Ed è chiaro che i capipopolo di quella piazza (primo fra tutti Vendola, che deve conquistarsi adesioni per la sua candidatura a segretario di RC) hanno tentato di ricamare su questo comportamento maturo.
Grande solidarietà va a Paola Concia e a Vittoria Franco.
Ma io guardo ai fatti, e vedo un Partito che piano piano sta diventando più sicuro di sè, riesce a far politica in modo più serio, e riesce (magari) a proporsi come interlocutore serio della parte largamente maggioritaria del Paese, che è quella che non si preoccupa di cosa ha dichiarato Grillini a bologna, perché manco sa chi è Grillini.
Bene così, continuiamo su questa strada.
domenica 29 giugno 2008
Ottimo il PD sul Gay Pride.
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sabato 14 giugno 2008
Concia (Pd), i movimenti glbtq e il Parlamento hanno ruoli diversi.
"Ho incontrato il Ministro Carfagna nella mia qualita' di parlamentare della Repubblica".
(Ansa) I movimenti e il Parlamento hanno ruoli diversi. Lo sottolinea Anna Paola Concia, deputata del Partito Democratico, riferendosi a quanto comunicato oggi dagli organizzatori del Pride di Bologna sull'incontro avuto dalla parlamentare con il Ministro per le Pari Opportunita', Mara Carfagna.
'Ho incontrato il Ministro Carfagna nella mia qualita' di parlamentare della Repubblica. Il movimento LGBT e io - precisa Concia - abbiamo compiti diversi e non devo chiedere certamente agli organizzatori del Gay Pride il permesso di esercitare le mie funzioni e assolvere al mandato conferitomi dagli elettori. Mai ho espresso opinioni a nome del movimento e neppure l'ho fatto questa volta, come, del resto, e' facile verificare dalla rassegna stampa'. 'Stupisce, tuttavia - aggiunge - che gli organizzatori del Bologna Pride mi attacchino oggi, dopo che ieri mi hanno fatto recapitare l'invito a uno degli eventi di contorno alla manifestazione del 28 Giugno prossimo. Non voglio alimentare polemiche che non fanno bene a nessuno e mi piace pensare che l'uscita di oggi sia frutto di un banale malinteso, perche' cosi', i rappresentanti del movimento finiscono per dare una immagine distorta del lavoro loro e mio a quei milioni di omosessuali italiani che aspettano da anni risultati concreti: resto convinta - conclude l'esponente del Pd - che quei risultati potranno arrivare dialogando anche con chi in passato ha avuto uscite infelici verso le persone gay e lesbiche e non alzando steccati ideologici'.
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10:44:00
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A sinistra solite polemiche tra i gay. Il comitato Bologna pride chiede alla Concia a nome di chi parla.
(Ansa) L'incontro di martedi' scorso fra il ministro delle pari opportunita' Mara Carfagna e Paola Concia, paladina del Pd in difesa dei diritti degli omosessuali, e soprattutto le dichiarazioni 'pro-dialogo' della parlamentare non sono piaciute al comitato organizzatore del prossimo Gay pride nazionale (a Bologna il 28 giugno).
'Onorevole, a nome di chi parla? Le posizioni del movimento Glbt sono distanti dalle sue dichiarazioni', precisano in una nota. Lo staff ricorda le 'dichiarazioni vergognose' del ministro: 'la Carfagna ci ha detto che siamo esibizionisti, volgari, senza speranza, che dovremmo stare a casa, che non ci sono discriminazioni, che il Pride dovremmo abbandonarlo', aggiungendo che poi 'il ministro, grato di questa apertura di credito fatta a nome del movimento Lgbt italiano da parte di chi non ci ha mai militato, ringrazia e la congeda'. Ma per il comitato bolognese 'la questione della rappresentanza e' un punto troppo serio per essere venduto per poche righe sulla stampa'.
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sabato 31 maggio 2008
Ma perchè la sinistra dovrebbe vincere?
(Giorgio Ruffolo - La Repubblica) Più ci penso più mi convinco che la ormai evidente crisi della sinistra (parlo soprattutto di quella europea) è dovuta, molto più che a gravi errori politici, pure evidenti, a fattori culturali e morali.
In una intervista ripubblicata da Lettera Internazionale, la bella rivista diretta da Federico Coen e Biancamaria Bruno, Cornelius Castoriadis ricordava che i filosofi politici di oggi «ignorano alla grande l’intima solidarietà tra un regime sociale e il tipo antropologico necessario per farlo funzionare».
É un fatto che nel nostro tempo, diciamo a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, è profondamente mutato non soltanto il regime sociale (la struttura della economia e delle classi sociali) ma anche il «tipo antropologico» rappresentativo della società. Della prima mutazione i partiti della sinistra (parlo dei grandi partiti «riformisti») si sono, anche se a stento, accorti e hanno tentato di adeguarsi, prevalentemente in modo passivo, e cioè subendo l’iniziativa di un capitalismo vittorioso. Non hanno invece neppure percepito la seconda, il profondo mutamento culturale che la accompagna e che determina i cambiamenti dell’umore politico e del comportamento elettorale.
Parlo di cambiamenti che si rivelano più con manifestazioni apolitiche e apparentemente irrilevanti, ma significative del modo di sentire e di pensare; dei valori esistenziali; degli "attrattori" del comportamento: tutte "spie" di mutamenti antropologici.
Nell’ultimo mezzo secolo, certo, la natura umana profonda, quella che contraddistingue le caratteristiche strutturali costituenti della specie, è cambiata di poco. Essa cambia sì, ma assai lentamente nello spazio dei millenni, anzi dei milioni di anni. Le caratteristiche culturali, che riguardano i comportamenti estrinseci, cambiano invece radicalmente e talvolta rapidamente. Chi potrebbe dire che l’Uomo medievale o l’Uomo del Rinascimento sono vicini al nostro modo di considerare la vita? (con sorpresa constatiamo, talvolta, che ci è molto più vicina la cultura degli antichi romani! il che prova che la nostra non è una evoluzione lineare).
Ora: un cambiamento antropologico radicale è intervenuto tra la società occidentale dell’Ottocento e della prima metà del Novecento e quella attuale. Quella accoppiava un forte materialismo progressista e scientifico con una altrettanto perentoria esibizione di valori etici trascendenti (Dio, Patria, Famiglia); un accoppiamento che ne costituiva insieme la contraddizione e la forza. Questa ha abbandonato la fede nelle magnifiche sorti e progressive ripiegando dal materialismo progressista allo psicologismo scettico; e al tempo stesso ha annegato i valori trascendenti, cui tributa una deferenza sempre più formale e superstiziosa, in una esplosione di edonismo e di egoismo davvero trascendentale. Il che la rende, magari, più coerente, ma intrinsecamente più vulnerabile.
La forza attrattiva della sinistra stava nella sua decisa denuncia delle contraddizioni della società borghese; della sua ipocrisia e della sua ingiustizia: dell’impossibilità di coniugare i suoi valori trascendenti esibiti, con la pratica della sopraffazione e dello sfruttamento. La sinistra di oggi si trova di fronte a classi dirigenti che, grazie al formidabile progresso tecnologico, non hanno più bisogno sistematico di sfruttamento del lavoro (sebbene questo sia tutt’altro che scomparso) essendo in grado di produrre masse enormi di beni di consumo. Viene meno dunque, almeno in parte, la sua missione di denuncia dello sfruttamento del lavoro. Si ingigantisce invece lo sfruttamento della natura, praticato in cambio di utilità sempre più frivole e al costo di distruzione di risorse irreversibili. D’altra parte, le nuove classi dirigenti rinunciano a presentarsi come portatrici di valori trascendenti per identificarsi con quelli decisamente immanenti dell’edonismo materialistico. Sul terreno economico, la virtù ascetica del risparmio è sostituita dalla incentivazione pubblicitaria dell’incontinenza consumistica; e l’ammirazione per i grandi imprenditori costruttori per quella dei grandi maghi speculatori. Di fronte a questa vera e propria conversione a U del vangelo capitalistico, la sinistra, da una parte si trincera combattendo un capitalismo che non c’è più; dall’altra, manca di percepire le nuove contraddizioni del nuovo capitalismo: che sono soprattutto ecologiche e morali.
Ecologiche: l’insostenibilità di una economia basata sul consumo del capitale naturale: una distruzione chiamata crescita.
Morali: l’orientamento della potenza creatrice della tecnica verso le finalità frivole del consumo, anziché verso la realizzazione di una società più giusta, di bisogni collettivi più urgenti, di scopi culturali realmente trascendenti.
La sinistra, da una parte, quella "radicale", recita un vecchio copione inattendibile. Dall’altra, quella "riformista", insegue una rispettabilità politica basata sull’imitazione di un modo di produzione irresponsabile e di un modo di consumo immorale. Perché, in tali condizioni, dovrebbe essere in grado di contrastare efficacemente i richiami edonistici della destra e di acquistare consensi senza essere in grado di esprimere una alternativa economica ed etica alla deriva ecologica e morale, Dio solo lo sa.
sabato 12 aprile 2008
L'omocausto dimenticato dalla sinistra.
Nella stessa giornata della Memoria la parola "omosessuale" esce a fatica. Dell'Utri ha ragione, la sinistra italiana ha rimosso per molto tempo l'omocausto.
(Aurelio Mancuso - Liberazione) Marcello Dell’Utri ha dichiarato a Klaus Condicio, la trasmissione su You Tobe di Klaus Davi, che se la PDL vincerà le elezioni cambierà i libri di storia, troppo impregnati di retorica sulla Resistenza. Testi troppo di parte e per alcuni versi omissori e, come esempio Dell’Utri a sorpresa cita l’omocausto, ovvero lo sterminio dei gay durante la seconda guerra mondiale ad opera essenzialmente del regime nazista. L’esponente del centro destra dichiara che " Il tema degli omosessuali è sempre stato ritenuto una sorta di pruderie, come si direbbe in Francia, ed è tuttora grave il silenzio su questa pagina nera della storia. È stato sbagliato non tirarlo fuori, quando invece bisogna guardare con chiarezza ad argomenti così importanti". Che dire? Ha ragione. La sinistra italiana ha rimosso il più possibile il tema della persecuzione, deportazione, uccisione, di migliaia d’omosessuali. Solo negli ultimi anni la questione è trattata finalmente in modo approfondito e, grazie naturalmente a storici stranieri, essenzialmente tedeschi e d’origine ebraica. Nella stessa Giornata della Memoria che si celebra il 27 gennaio, la parola omosessuale esce a fatica, in molti casi è "dimenticata". Per la prima volta quest’anno come presidente nazionale di Arcigay ho potuto parlare a Piazza Duomo. Ma ho scoperto dopo, che la decisione di far parlare un omosessuale, è stata oggetto di una vivace discussione, che alcuni compagni non erano d’accordo. D’altronde i Rom, nemmeno quest’anno hanno potuto prendere la parola. Dell’Utri rileva intelligentemente (bisogna riconoscerglielo) un imbarazzo mai superato dentro la sinistra italiana. Si può anche ricordare che tanti omosessuali italiani sono stati confinati in alcune isole e, che gli altri confinati "politici", non li hanno mai amati, anzi. In diverse postume testimonianze non sono mancati giudizi sprezzanti, verso persone che erano ritenute "invertite", malate. Personalmente ritengo la provocazione di Dell’Utri, di intervenire sui testi di storia pericolosa e da respingere al mittente. Se un problema continua a sussistere in questo Paese è proprio l’assenza di memoria; di ciò che significò davvero la Resistenza. Ma la sinistra può essere per questo scagionata del tutto? No. C’è bisogno di guardare in faccia la realtà. Se persistono anche nel nostro campo atteggiamenti di sufficienza, di rimozione, di fastidio nei confronti della triste epopea degli omosessuali, delle lesbiche, dei/delle trans, ciò si deve ad un giudizio morale di fondo di cui intere classi dirigenti, soprattutto comuniste, si sono rese responsabili. Naturalmente Dell’Utri dopo aver attaccato la sinistra su questo punto, ribadisce che agli omosessuali d’oggi si possono riconoscere solo alcuni diritti individuali, ma non certamente le loro unioni familiari. E’ un leit motiv che trova molto consenso anche in formazioni del centro sinistra, dove molte e molti ex comunisti rinnovano i loro antichi istinti discriminatori, collegandoli all’incontro valoriale con il cattolicesimo integralista. In fondo entrambe le chiese di provenienza hanno sempre avuto un rapporto pessimo con la sessualità libera. Per fortuna esistono anche sinistre ben diverse, che negli anni hanno percorso la difficile strada della riflessione e dell’ammissione di molti errori sul tema dei diritti civili. Ma non tutto è stato risolto, non tutto è stato analizzato e detto, soprattutto nei confronti della storia del comunismo realizzato sovietico, e di quello che ancora qua e là nel mondo sopravvive. Il movimento lgbt internazionale, in pochi decenni ha spazzato via perniciose sedimentazioni razziste ed omofobe e, ciò accadrà anche in Italia. Con più fatica, ma coscienti che il cambiamento culturale dentro le sinistre italiane è iniziato da tempo, ed è evidente anche in questa campagna elettorale. Si tratta di un’impetuosa cascata d’amore e di libertà, che travolgerà anche chi, ancora oggi, nella sinistra e nel centro sinistra, non ce la fa ancora a ritenere noi, gay, lesbiche, trans, persone. Infine, per quanto riguarda Dell’Utri, bisogna ricordargli che prima di guardare nel campo avverso, dovrebbe occuparsi di istruire i dirigenti e i militanti della PDL, che in ogni manifestazione pubblica non perdono l’occasione per insultare i gay e le lesbiche italiane.
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martedì 5 febbraio 2008
Gay e sinistra. Il sito di Giulietto Chiesa picchia duro sui "gay di regime".
Silvio, difensore dei gay.
(Roberto Iacono – Megachip) La degenerazione, o forse la sola e totale assuefazione dal niente o dal troppo possono rendere l'uomo un essere ancor più meschino di quanto alla pari potrebbe essere un topo di fogna...
Denominata nei parlamenti europei, quelli meramente politici, come in quelli per i diritti umani: la comunità ''Glbt'' la comunità gay è sotto tutti gli aspetti niente altro che un'ombra miserabile di se stessa. Inesistente.
Il piccolo spazio che lascia è solo, giusto giusto guarda un po', per la ''comunità gay''. Espressioni incomprensibili e pesanti per chi un minimo usa il cervello per farci fare qualche passeggiata alle sinapsi.
Espressioni nefaste per chi capisce che a descrivercisi ''comunità'', non solo si rischia di auto-discriminarsi, ma peggio ancora si intraprende la stessa strada politica di un paese, a caso, come Israele. E ci si chiude, ci si stringe, ci si accomoda gli uni con gli altri e ci si stringono le mani sudaticcie giorno dopo giorno. Mentre intorno crescono i muri dentro i quali le paure si snidano e si annidano. Prende piede il terrore di veder venire meno lo status guadagnato, di essere discriminati ! Ci si sente in una roccaforte inespugnabile, ma precari psicologicamente, e non di un terrore vero, tangibile, ma di una paura collettiva, di una diffidenza altrui nei confronti della propria differenza. Differenza rintracciata e chiamata ''diversità''.
Allo stesso modo lo Stato della ''Santa Chiesa'', guardando il mondo dal suo cannocchiale dell' osservatore romano denuncia tutti i giorni la qualunque delle situazioni per le quali si sente minacciata, oltraggiata. Allo stesso modo le ''comunità sociali contemporanee'' (chiamiamole così va) si stringono. Tutte sembra sviluppino caratteristiche simile se non basicamente identiche...
Quella gay in questo però ha due varianti differenti. La prima è che i gay hanno fama storica di essere incorreggibili SENSIBILI (dunque inattaccabili, si sa un sensibile è colui che vede solo il giusto da farsi, colui che ha cuore e altruismo. quindi agisce sempre nel bene). La seconda meno nota sotto gli occhi di tutti si basa sui soldi. Il vil danaro e la famosa scalata sociale che distingue i sogni, almeno apparenti, di buona parte di questa comunità di potenziali ''saranno famosi''. Il sito web italiano Gay.it *, forse il più visitato, comunque molto famoso. Si occupa poco di politica. E di certo in questo è poco criticabile.
Preferisce occuparsi di pubblicità, di moda, di auto, di estetica, di capitalismo in una parola sola. Gli piace parlare dell'acquistabile, e così gli piace farsi porta voce di una fetta di paese i cui interessi, così sembra, siano indirizzati esclusivamente verso una bilancia bilanciata nella quale da una parte stanno i famosi diritti umani per le parità dei diritti e dall'altra tanti e tanti chili di soldi. Soldi che si spalano tra i circoli romani dell' Arcigay e del Mario Mieli. Soldi che si spalano come budini col cucchiaino rispettivamente tra locali hard, sex, osè e fetish i primi e serate danzanti i secondi.
Soldi che cicciano come piante grasse da vere e proprie ''aziende di settore'' che lavorano stagionalmente come la Digayproject; senza contare le varia tessere e tesserine di iscrizione al ''chicchessia circolo". Ma quanto guadagnano i vertici di questi cucuzzari. Quanto guadagnano Imma Battaglia, Franco Grillini e Vladimir Luxuria? Con quanto riescono a fare secca la fine del mese grazie hai loro conflitti di interessi?
L'unione di stipendi parlamentari, imprenditoriali e ''artistici'' è un argomento che spaventa meno rispetto all'omofobia! Tutto tace in merito. In questo sito si parla poco di politica, si parla poco in generale, si sta passivi (nessun se ne risenta) come davanti ad una televisione, ma la scelta su cui cade il telecomando è sempre e comunque frivola! gossip, shobiz, e tante e tante foto ammicchevoli e maliziose. Il sesso sembra l'unica vera preoccupazione quotidiana. L'unica rubrica adatta a questo tipo di cose (politiche) è ''politica e storia''... Ma chi ci trovo? Silvio Berlusconi, l'imprenditore per eccellenza, colui che ha una triennale in conflitti d'interesse! "E se fosse Silvio...?" questo è il titolo dell'articolo, che è poi tra l'altro l' home page del sito se non titolo della mail che mi sono trovato postata.
Ebbene si, si chiedono quelli della redazione; se fosse Silvio e il centro destra e fare una legge antiomofobica e per le pari opportunità come per i dico e i pacs, quindi se fosse Silvio a vincere. Se il centro destra diventasse rappresentante dei diritti di questa comunità? Se lo chiedono, e se lo avallano ( ndr. ''se la cantano e se la sonano''). Guardatevi l'articolo, e vedetene le foto come pure tutte le frasi evidenziate in neretto nero, che cadono sempre su concetti come: "Berlusconi", "trionfo senza precedenti alle elezioni","un unico vincitore"... mentre agli altri rimane solo il neretto grigio al massimo.
E cade addosso, almeno a me, un po' di sconforto. Innanzi tutto per la necessità di un ghetto nel quale parlare solo da opportunisti, un articolo dove pensare solo alle proprie problematiche senza accennarne altre ''esterne''. Modo nel quale ci si definisce diversi tra esseri. E poi per le idee. Credere nell'uomo che si lascia chiamare cavaliere senza che noi se ne conosca il perché! Credere nella sua eleggibilità e soprattutto divulgarne l'idea in un articolo da prima pagina che verrà letto da migliaia di persone... Ipotizzare che la destra in realtà sia qualcosa in cui anche la ''comunità glbt'' dovrebbe credere.
Spingere una bella fetta di elettori alle urne col cervello fritto due volte forse è meglio! Come si può pensare di credere che la destra si occupi di pacs se è proprio in un partito che si chiama La Destra che stanno convergendo i gruppi neofascisti. Ma la ''comunità'' si sente sicura e rappresentata! .... o forse no, sarò leale la comunità preferisce perdere poco tempo ad informarsi. Preferisce forse, come tanta altra gente comune, lasciarsi rappresentare da altri, mentre si imbelletta. Preferisce andare in una discoteca del ghetto, vedere amici del ghetto, bere nel pub del ghetto, farsi le vacanze nel villaggio turistico del ghetto... in soldoni: spendere, spendere e spendere purchè sia nel ghetto, così, che ne vada nella realizzazione di una propria personalità presente e rappresentata dal simbolo di una sessualità. Mi stupisco un poco, ma alla fin fine tutto questo mi ricorda già qualcosa... E penso a quel genio di Mimmo, l'amico pugliese definibile ''il memoria''...un laureato vecchio ordinamento in Storia che è una vera enciclopedia, e una volta mi raccontò di come quella che conosciamo come ''notte dei lunghi coltelli'' in realtà non fu che una vicenda omosessuale.
L' ''epurazione'' dei tanti gay dichiarati che a lungo avevano esplicitamente scapeggiato all'interno del terzo reich di hitler & coo. Destra, estrema destra e destrismi con omosessualità hanno dunque già convissuto... spero voi possiate sbagliarvi nel vostro articoletto circa la vittoria della poltrona del presidente del consiglio. Trovo poco consono il posto della giustizia in mano ad un idrovora dei soldi.
*L'estensore dell'articolo, nel testo ha commesso un errore, ha scritto Gay.it al posto di Gay.tv infatti è a quest'ultimo che si riferisce. Per correttezza abbiamo preferito non fare correzioni.
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mercoledì 2 gennaio 2008
Da Montecitorio alle Ande: Bertinotti in Sud America.
Il presidente della Camera sta mettendo a punto i dettagli in queste ore: 11 giorni di missione, si parte il 7 gennaio da Roma. Atterraggio a La Paz per la prima tappa, in Bolivia, il giorno dopo alle 8 del mattino. “L’arrivo potrebbe ritardare di 1 ora e 30 minuti causa vento contrario” recita con precisione il promemoria dell’ufficio del cerimoniale di Montecitorio.
Bertinotti invece cerca il vento a favore. Serve per il suo progetto politico, per dare sostanza e programma alla Cosa rossa. Uomo colto, sensibile alle suggestioni, alle culture e al mix di socialismo, mercato e dirigismo che alberga nel ventre di quei paesi, si inoltra per la seconda volta da quando è presidente della Camera in quel continente quadro di contraddizioni, pencolante tra dittatura e democrazia, povertà e ricchezza, idealismo e realismo, quest’ultimo non sempre magico come quello letterario.
È magma in movimento e a una sinistra incapace di scrollarsi di dosso la polvere dei decenni, i frazionismi, i personalismi, il film della contemporaneità sudamericana piace. D’altronde, non parliamo certo di una novità, di una svolta recente. La storia è costellata di tentativi d’imitazione, rielaborazione, rivisitazione spesso tragica di quelle esperienze.
La sinistra italiana è sempre stata sensibile a tutto quello che accade nel quadrante che parte da Cuba, attraversa le Ande e si spegne nella Terra del Fuoco. Fu il segretario del Pci Enrico Berlinguer a guardare con grande interesse e troppa speranza all’esperienza della Unidad popular di Salvador Allende. L’influenza di quel modello si fece sentire sulla politica del segretario comunista, sulla strategia del compromesso storico, sull’arco di storia che va dal 1973 al 1984.
Quella linea di pensiero è stata ripresa dallo stesso Fausto Bertinotti, prima con la fascinazione per il subcomandante Marcos (il leader dell’esercito zapatista messicano), al punto da portare anch’egli con orgoglio l’appellativo di “subcomandante Fausto”. Poi durante il primo viaggio in Sud America nel 2007, quando, proprio dal Cile, aveva lanciato un segnale di rottura con le icone del “movimento” che si muove in parallelo a Rifondazione. “Allende è meglio di Che Guevara” disse il presidente della Camera in quell’occasione. Si aprì un dibattito sui giornali, ma non ebbe quel che meritava davvero: la fortuna di durare.
Bertinotti però in questi mesi ha continuato a pensare a quella sua prima esperienza, alla frontiera del Sud America, al laboratorio politico discusso, discutibile, ma certamente nuovo e dinamico di quella sinistra di cui il presidente venezuelano Hugo Chávez è il simbolo. Bertinotti incontrerà Chávez il 16 gennaio e non sarà solo uno scambio di cortesie istituzionali. Per Fausto c’è molto di più in gioco.
Al cronista di Panorama il presidente della Camera offre una lettura doppia, politica e culturale. Ci sono le ragioni della politica estera, perché “questo secondo viaggio in America Latina rappresenta il completamento di una nuova stagione nei rapporti fra Italia, Europa e Sud America. Una nuova stagione che mette fine a un periodo di una qualche distrazione su questa materia. Questo secondo viaggio vuole anche valorizzare un nuovo protagonismo sulla scena mondiale” spiega il Bertinotti in versione diplomatica.
C’è l’attenzione per il magma che ribolle in quella parte del mondo, perché “appena un anno fa, nel primo viaggio nella parte meridionale di quel continente (Argentina, Cile, Brasile, Uruguay), è stato possibile vedere da vicino esperienze di grandi paesi, abbiamo visto fiorire e sviluppare rapporti di amicizia, abbiamo capito e toccato con mano il punto di forza di un rinascimento che riguarda, pur tra tante difficoltà, tutta quella parte di mondo” ribadisce il Bertinotti che insegue il vento della izquierda unida.
C’è il fascino del problema globale, dello sfruttamento dei poveri, di un altermondismo da costruire, perché “soprattutto, e qui ecco la novità e lo spunto che offre l’imminente trasferta, si vuole indagare la questione indigena, di particolare interesse storico e culturale. La questione indigena riveste un peso e un’importanza di primo piano nelle vicende dell’America Latina e riguarda direttamente i problemi dell’integrazione e del riconoscimento delle diversità”.
Temi che forse potrebbero apparire remoti, eppure “sono fondamentali perché attengono alla sfera mondiale della politica. E riguardano in primo luogo anche l’Europa. Stiamo parlando di convivenza, di coesistenza. Per dirla diversamente, si sta parlando del grande tema della nuova cittadinanza” dice il Bertinotti mondialista.
Il presidente della Camera non ignora che tra questi paesi ci sono grandi produttori di petrolio. Con il barile del greggio che sfiora i 100 dollari, incassano cifre da capogiro, ma sottosviluppo e miseria sono ancora là.
Non ignora che Hugo Chávez ha programmi militari ambiziosi, che il suo controllo sui media è quasi totale, che persegue una politica che non è solo di autonomia dagli Stati Uniti ma qualcosa che richiama all’antimperialismo. Fenomeno complesso.
Bertinotti sa che quando stringerà la mano a Hugo Chávez, quello sarà un flash simbolico che in Italia aprirà discussioni sul suo rapporto con i nuovi condottieri del socialismo del Ventunesimo secolo. Per questo il viaggio di Bertinotti è un mix di incontri istituzionali e immersione rapida nel mondo reale, quasi un educational.
A La Paz visiterà il progetto “Unicef Fortalecimiento de las defensorías de la niñez” e incontrerà le ong italiane prima di parlare di politica e sinistra con il presidente Evo Morales, già leader del movimento dei cocaleros boliviani.
In Perú, dopo aver inaugurato un affresco di Giuseppe Garibaldi sul muro esterno dell’ambasciata italiana a Lima, salirà in macchina per vedere l’impresa YoPer contro la prostituzione infantile e poi passeggerà nei cerros, i quartieri più poveri della città.
Il debito pubblico dei paesi poveri sarà il protagonista a Quito, con la riunione al Fondo italoecuadoriano che gestisce il condono del debito bilaterale di 27 milioni di dollari.
A Caracas, dopo aver incontrato Chávez, Bertinotti potrebbe conoscere il lavoro degli architetti dell’Urban think tank che stanno ridisegnando i barrios della capitale venezuelana.
È un viaggio tra paradiso e inferi. Potrebbe uscirne un Bertinotti trasfigurato e più disponibile, dopo 2 anni in cui ha imprigionato nella grisaglia istituzionale se stesso e il suo partito, ad archiviare una stagione deludente per riprendere il viaggio verso l’utopia.
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sabato 22 dicembre 2007
Caro Walter... tuo Aurelio. Arcigay a Veltroni: “Al Pd manca l’alfabeto dei diritti”.
Caro Walter,
abbiamo letto su la Repubblica la tua replica “i diritti civili in cui crede il Pd” all’articolo di Miriam Mafai “la prima sconfitta del Pd” e, ci pare di capire che nella nuova formazione politica sulla laicità e i diritti civili regni sovrana la confusione. Vedi caro Sindaco della Capitale e Segretario del più grande partito del centro sinistra, al riformismo italiano che tu intendi rappresentare manca un codice valoriale e civile che sappia interpretare correttamente la società moderna. Quando tu parli di questioni che attengono alla coscienza, fai riferimento a prese di posizioni che sono emerse in questi giorni soprattutto tra i cattolici Tonini, Binetti e alcuni atei attenti come D’Alema e Chiti, che in qualsiasi paese d’Europa non potrebbero essere interne né nei partiti socialisti e socialdemocratici, né nei partiti liberali, né in alcuni grandi partiti conservatori. E’ inutile girarci intorno, perché la bocciatura del Registro delle Unioni Civili si collega ad una escalation da parte del vostro partito contro la cittadinanza lgbt (che non dovrebbe suscitare questioni di coscienza, e invece viene definita malata da tuoi eletti, rispetto a cui non abbiamo letto alcuna tua presa di distanza) cadenzata dalle bislacche dichiarazioni di D’Alema contro il matrimonio gay e le adozioni (non era necessaria la replica di Chiti, abbiamo capito che non volete alcuna parificazione dei diritti civili), dal pasticcio indecoroso andato in scena al Senato sull’ormai defunto decreto sicurezza, fino al pilatesco ordine del giorno presentato dal PD in Consiglio Comunale di Roma, su cui il tuo capogruppo non ha voluto operare una reale mediazione. Bisogna che il popolo romano ed italiano sappiano, che l’ordine del giorno del PD conteneva in un linguaggio coerente con il miglior democristianese, blandi auspici rispetto a diritti individuali civili imprecisati, auspicava una legge in materia, senza pronunciare quale fosse la materia. La Sinistra, davanti agli occhi increduli del sottoscritto e d’altri esponenti del movimento, ha proposto un’aggiunta che citava le parole “forme di convivenza” e “un provvedimento per le unioni solidali”. Queste parole blasfeme e incitative di un disordine morale dilagante, eticamente insensibile, sono state recisamente respinte.
Caro Walter ma di cosa stiamo parlando? Come omosessuali italiani, sappiamo quali sono le attività che il Comune di Roma finanzia, i patrocini che riconosce, i gesti simbolici (vedi che sono necessari anche quelli?) pubblici che sono stati decisi.
Ma il tema è sempre lo stesso: ritenete che oltre un certo confine non si possa andare. Il confine è quello etico, delle coscienze, della sensibilità religiosa. E’ un assunto valoriale tipico del cattolicesimo nemmeno reazionario: come persone, specificità di percorsi, sensibilità che si esprimono, anche gli omosessuali sono degni del nostro interesse e vicinanza.
Ma quando dal bisogno si passa al diritto le cose cambiano, qui nasce una cesura, che evidentemente il PD non riesce nella sua infanzia a superare: al bisogno si risponde con gli strumenti dell’assistenza, della pietas, delle culture solidali, al diritto si risponde la legge, la certezza della cittadinanza, l’assunzione della responsabilità civile.
Per questo caro Walter, oltre a riconoscerti meriti, non possiamo negare che il vostro attuale approccio alle nostre vite ed idee è oggettivamente ostile. Lo sai, parliamo di persone in carne ed ossa, di percorsi di felicità e altri più complicati, parliamo di vita, che non possiamo mediare per alcuna ragione di coalizione o partito.
Ah in ultimo, quale ulteriore arretramento ci dobbiamo attendere, dopo che i Pacs sono stati uccisi, i Dico (per fortuna) sepolti, i Cus insabbiati, le norme anti discriminazione cancellate? Qualche risposta sarebbe gradita.
Con stima
Aurelio Mancuso
Presidente nazionale Arcigay
(Liberazione)
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14:07:00
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Diritti civili nell’era di Veltroni. La sinistra non si arrende.
(Liberazione) Lo strappo del Campidoglio veltroniano con la “Roma reale”, con la città laica e dei movimenti, è destinato ad avere effetti al di là della battaglia d’Aula che, lunedì, ha bocciato tutto ciò che c’era in discussione: tanto le due delibere per l’istituzione del registro delle unioni civili, quanto gli ordini del giorno del Pd e delle destre. Gli uni scaraventavano la palla in tribuna chiedendo a questo Parlamento di trovare la quadra di una legge. Gli altri, dopo aver convinto due possibili dissidenti a starsene a casa, ripetevano la solfa sulla famiglia eterosessuale, sposata, sacra. Il ricatto vaticano era stato stringente. O così o addio appoggio alle imminenti provinciali.
Il giorno successivo socialisti e radicali avevano brandito l’arma referendaria forti della velocità con cui sono state raccolte, sei mesi fa, le firme necessarie alla presentazione della delibera di iniziativa popolare per il registro agognato. Poi è venuto lo strappo del Mario Mieli, il circolo di cultura omosessuale che sta per compiere un quarto di secolo in una città molto diversa da quella che lo vide nascere. Il circolo, promotore del Pride e delle serate di Mucca assassina che non poco hanno contribuito a mutare il senso comune della città reale, s’è sfilato, sbattendo la porta, dalla consulta delle associazioni Glbtq del Campidoglio, uno dei tanti tavoli concessi da Veltroni dove si simula la partecipazione perché non esistono strumenti reali a loro disposizione. E’ un altro addio al modello Roma che era stato sperato come governo di una città plurale e «avvolgente».
Ieri mattina, intanto, si sono rivisti i capigruppo della Sinistra/arcobaleno del Campidoglio per discutere anche della tensione sui diritti civili che sembra materializzarsi all’indomani della bocciatura in Aula. E dell’eventualità di giocare la carta referendaria.
Adriana Spera, capogruppo del Prc, fu tra le centinaia di attivisti che raccolsero le 50mila firme necessarie per i referendum contro le privatizzazioni di Acea e Centrale del latte volute nella seconda metà degli anni Novanta dall’allora sindaco Rutelli. Quell’esperienza insegna che le insidie sono altrove. Non stanno nella raccolta delle prime cento firme per la presentazione del quesito, né, necessariamente, nella raccolta delle 50mila necessarie all’indizione. Però potrebbero sorgere complicazioni quando il quesito dovesse passare al vaglio della commissione composta da tre docenti universitari. Saranno sopra le parti? si domanda la capogruppo di Rifondazione. Ma, soprattutto, ci sarà un problema di comunicazone. Quando si trattò di quei referendum votarono in pochi e fu decisivo lo zoccolo duro della Quercia. E vinsero per mille voti di scarto i Sì. Ma votarono meno dei firmatari del referendum. E non c’era il mago delle comunicazioni, Veltroni, capace di mobilitare i capiredattori. Si dice che sia efficace, questo suo rapporto con la stampa, non solo per parlare lui ma anche per non far parlare chi lo ostacola. Si dice anche che rivendichi questa sua capacità. I maggiori quotidiani capitolini, è innegabile, hanno tutti interessi legati all’urbanistica, sono di proprietà di palazzinari e le redazioni della cronaca sono inzeppate di precari: una miscela velenosa per la possibilità di un’informazione. E chi non ha bisogno di concessioni edilizie, dicono i maligni che potrebbe accontentarsi di notizie in esclusiva. E’ necessario fare nomi? Basta sfogliare i giornali d’”opposizione” per un’indigestione di cronaca mordace ma che si guarda bene dal disturbare il manovratore.
E poi, spiegano a Sinistra, «un referendum sarebbe meglio se lo indicessero i movimenti, la Roma reale, insomma», dice ancora Adriana Spera, con cui i partner della Cosa rossa vogliono arrivare presto a una «consultazione ampia». «Non ci possiamo fermare - conferma il capogruppo di Sd, Roberto Giulioli - non possiamo arrenderci all’idea che quel consigllio comunale, con la sua maggioranza trasversale reazionaria, rappresenti la città. Giusto utilizzare tutti gli strumenti, tra cui il referendum consultivo sulla delibera Garavaglia». Ossia sul testo scritto dalla vice sindaco, condiviso da tutti nell’Unione, fuorché dall’Udeur, finché non è iniziato il pressing vaticano. Anche per Giulioli, i partiti devono «dare una mano ma la spinta dovrà arrivare dalla società civile». Il comitato promotore dovrà essere composto da uomini e donne del «centrosinistra largo», cioè anche da chi, nel Pd, soffre per il deficit di laicità.
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14:05:00
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mercoledì 19 dicembre 2007
Partito (poco) democratico. Veltroni segretario assoluto fino al 2009.
Il primo congresso del neonato partito dovrebbe svolgersi non prima del 2009. Almeno stando a quanto previsto dalla nuova bozza di Statuto del partito democratico scritta dal professor Salvatore Vassallo, presidente della commissione incaricata di redigere le regole interne al Pd. Il testo è stato inviato ai membri della commissione ed è già stata oggetto di riunioni informali e qualche mugugno. Lo statuto previsto da Vassallo prevede infatti l’elezione del segretario ogni due anni e mezzo con le primarie; i candidati verrebbero selezionati attraverso un congresso vero e proprio che proporrebbe ai cittadini le personalità che hanno superato una determinata soglia di consensi. Quindi, avendo fatto le primarie lo scorso 14 ottobre, il prossimo congresso si dovrebbe tenere nel 2009. In questo biennio, secondo la bozza Vassallo, avrebbe un ruolo anche il premier Romano Prodi: da presidente della Costituente, il Prof. avrà le stesse funzioni del presidente dell’Assemblea nazionale.
Niente da fare dunque per i Ds, i Popolari e gli uomini vicini a Enrico Letta che avevano chiesto di far concludere la fase transitoria entro il 2008, per avviare poi quella congressuale. Gli ex diellini, fedelissimi del presidente del Senato Franco Marini e gli ex diessini, legati al ministro degli Esteri Massimo D’Alema puntavano insomma al congresso del Pd nella primavera del 2008, al fine di riequilibrare lo strapotere del sindaco di Roma. Attualmente, infatti, gli unici organi riconosciuti ufficialmente sono l’assemblea eletta con le primarie, il segretario e il presidente del Partito Democratico. Insomma, ogni decisione viene assunta solamente da Veltroni.
L’irritazione tra le varie anime verrà sicuramente a galla sabato 22 dicembre, quando la commissione statuto del Pd tornerà a riunirsi, e non solo per scambiarsi gli auguri natalizi. Ma più probabilmente per andare alla conta: contro i veltroniani schierati sulla linea del partito leggero (o “liquido”, senza tessere e strutture) si faranno sentire dalemiani, fassiniani e popolari a difesa del partito solido (o “pesante”, dove gli iscritti possano valere). Tutti gli interessati, com’è ovvio, negheranno risolutamente che si tratti di questo, ma certo è che in quella riunione si conteranno i sostenitori e gli oppositori della linea veltroniana in merito a cosa dovrà essere e come dovrà funzionare il partito di cui il sindaco è segretario. Con pieni poteri.
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13:27:00
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L'immaturità della politica italiana.
La questione del riconoscimento anche delle coppie dello stesso sesso attraverso il Registro delle Unioni Civili a Roma, non era affatto una questione di contenuti giuridici: la questione dell'omosessualità e di come tale argomento sia trattato in Italia, è in realtà una questione che riguarda la forza dello Stato.
(Cristiana Alicata* - Aprile online) In queste settimane alcuni episodi significativi stanno connotando il posizionamento del PD, lontano da una vocazione laica invece, a parole, fortemente affermata.
1) Le dichiarazioni di D'Alema secondo cui il matrimonio esteso agli omosessuali offenderebbe il sentimento religioso di parte del Paese, scivolone istituzionale che confonde ingenuamente (e non è aggettivo che avrei mai pensato di accostare al nostro ministro degli esteri) un istituto civile con un sacramento.
2) il voto al Senato sul pacchetto sicurezza che per poco non faceva cadere il governo sulla norma relativa all'omofobia
3) La questione del Registro delle Unioni Civili in una città come Roma
La questione dell'omosessualità e di come tale argomento sia trattato in Italia, è in realtà una questione che riguarda la forza dello Stato. Tra le discriminazioni l'omosessualità ha, da una parte la possibilità dolorosa e sofferta di essere nascosta agli altri, al contrario del colore della pelle per esempio, ma nello stesso tempo non trova spesso conforto nell'ambiente familiare, dove invece colore della pelle o religione sono tratti comuni e di orgogliosa appartenenza.
Tutto questo ci accompagna a comprendere che la questione del riconoscimento anche delle coppie dello stesso sesso attraverso il Registro delle Unioni Civili a Roma, non era affatto una questione di contenuti giuridici. Tutti eravamo e siamo consapevoli che l'impatto del Registro sulla vita quotidiana delle coppie, inteso come sgravi fiscali o sostegni sociali, sarebbe stato nullo.
Ma il riconoscimento ufficiale dell'esistenza di coppie dello stesso sesso, da parte di un'istituzione come il Comune di Roma avrebbe affrontato con coraggio il grande tema di questa discriminazione: quello della visibilità sociale. Tentativi di annacquare le definizioni, lavorando sulle parole, ha solo dimostrato l'immaturità della politica italiana che a Roma riflette in piccolo quanto accadrà ed è già accaduto, in Parlamento.
L' imbarazzo con cui la politica tratta questi temi è lo stesso responsabile della sofferenza di tanti adolescenti che arrivano anche ad uccidersi, privi di strumenti familiari e sociali di decodifica esistenziale. Ognuno di noi quando sorvola sull'argomento, quando parla di diritti civili camuffando con queste due parole il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso, quando pensa che gli omosessuali esagerino o che non siano la priorità del Paese, si assume su di se la responsabilità nei confronti di soggetti più deboli come gli adolescenti. Non è una questione borghese o di èlite come pensa qualcuno: attraverso il riconoscimento pubblico, le istituzioni devono proteggere una minoranza discriminata, non solo nei luoghi pubblici, ma spesso, anche in famiglia. Se non lo fa lo Stato, chi può farlo?
Quanto accaduto a Roma ieri, con la bocciatura sia delle delibere, sia di un odg che rappresentasse una richiesta al Governo di legiferare in tal senso al più presto, racconta di una politica basata non solo sullo scarso coraggio, ma anche sulle contrapposizioni ideologiche che certamente si ripeteranno in Parlamento, complice l'instabilità del governo che rende l'atmosfera quella tipica di un'eterna campagna elettorale.
La cosiddetta sinistra avrebbe avuto tutto il potere, se davvero avesse avuto a cuore la questione omosessuale, se davvero ne avesse compreso il senso umano, di ricattare questo governo, minacciando di non votare la finanziaria e così al Comune di Roma, avrebbe dovuto minacciare di non votare il bilancio. Invece il centro sinistra ha giocato cinicamente una battaglia tutta interna di assetto politico: il Pd sta cercando di raccogliere voti al centro, non usando argomenti di politica vera, ma colpendo, forse per pigrizia, un elettorato carico di pregiudizi. Un centro estremista e reazionario. La sinistra crede di guadagnare il voto omosessuale, come paladina dei diritti di quella minoranza. Praticamente, in una futura possibile strategia di governo del centro sinistra, il voto gay è comunque un voto che non si perde.
Purtroppo questi calcoli cinici, non hanno considerato che la comunità omosessuale ha capito il giochino e si è stufata. Una comunità con forte senso di responsabilità: la voglia di tutelare i compagni e le compagne di vita, la voglia di fare parte dello Stato. Il giorno delle prossime elezioni i gay potrebbero decidere di astenersi in massa, organizzando il Gay Pride, proprio in quel giorno.
*sinistra PD.
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martedì 18 dicembre 2007
Lite Pd-sinistra Niente unioni civili. Coppie di fatto Il caso Roma: veti reciproci, salta il registro.
Dopo cinque votazioni, in Campidoglio nessun documento condiviso sulle coppie di fatto. Veltroni assente.
(Lilli Garrone - Corriere della Sera) Non ci sarà nessun registro delle unioni civili del Comune di Roma. Cinque votazioni e tentativi di mediazione fino all'ultimo non sono riusciti a far approvare dal consiglio comunale della capitale un documento condiviso sulle coppie di fatto. Non è stato trovato alcun accordo fra il Pd e la Sinistra, forse impossibile dopo la presa di posizione del Vaticano che aveva invitato i cattolici del Campidoglio a dimostrare la propria «fermezza e la propria coerenza». E così, senza alcuna convergenza tra le due anime che compongono la maggioranza romana, dopo un dibattito convulso, con tanto di bacio lesbico alla fine, dal Campidoglio sono arrivate solo «bocciature» sulle unioni civili.
Le due delibere per la costituzione di un «Registro», una di iniziativa popolare e una consiliare, sono state respinte. Come è accaduto, del resto, per i due odg, del Pd e della Sinistra, che pure rinviavano la questione al Parlamento. Bocciato, ma era scontato, anche un documento dell'opposizione.
La partita, assente il sindaco Walter Veltroni (era a L'Aquila), ma presenti deputati come Vladimir Luxuria, si è giocata tutta all'interno della maggioranza e del Partito democratico, alla ricerca di un testo condiviso: niente da fare, anche se si sono cercate tutte le formule possibili e immaginabili per indicare le coppie di fatto, da «comunione di vita», frase che non è piaciuta oltre Tevere, a «vita in comune». «La stagione delle provocazioni dei registri comunali è finita, adesso serve un dialogo tra tutte le forze politiche per arrivare a una soluzione legislativa» è il commento di Giorgio Tonini, senatore del Pd ed esponente del mondo cattolico. E mentre all'interno si scriveva una «pagina triste per la politica», come hanno commentato alla fine gli esponenti della maggioranza, all'esterno si svolgeva una manifestazione a sostegno del «Registro».
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08:53:00
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sabato 15 dicembre 2007
Proposta. Il giorno delle elezioni facciamo il Gay Pride.
(Quattro e gli alberi in lontananza) Schiacciati tra un Pd imbarazzato e una sinistra che di noi vuole fare una bandierina, rischiamo di fare il terzo attore di questo giochino politico perverso.
Se il PD vuole spostare l’asse del suo equlibrio verso destra, calcolando che chi ha a cuore il tema della laicità dello Stato comunque voterà a sinistra, sbaglia i conti.
Se la Sinistra radicale, massimilista o sinistra e basta, crede che basti alzare la voce nei momenti di voto delle questioni delicate, sbaglia i conti. Li sbaglia perchè è stato proprio Russo Spena (RC) a inserire il riferimento al Trattato di Amsterdam sulla questione dell’omofobia, sapendo che era un’imprecisione. Un errore. Adesso cosa fa, la sinistra?Accetta la promessa che di omofobia si parlerà poi. Come dei Dico, dei Cus, o di qualsiasi altra cosa ci riguardi. Accetta che ogni cosa che ci riguarda venga procrastinata. Quando avrebbe tutta la forza politica per ottenere almeno uno duro scontro politico.
Sbagliate tutti.
Perchè noi, il giorno delle elezioni, noi potremmo organizzare il Pride e fare mancare qualche centinaio di migliaia di voti e chi perderebbe le elezioni sarebbe proprio il centro sinistra.
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23:23:00
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Palapartenope: Vendola battezza il "laboratorio Napoli". Tremila persone per la nascita del nuovo partito della "Sinistra".
(La Repubblica, edizione di Napoli) La tromba di Roy Paci e il sorriso di Nichi Vendola una accanto all´altro per battezzare la Sinistra, sotto il tendone del Palapartenope, un dibattito e un concerto per 3 mila persone. Qui, dove i partiti della "Cosa Rossa" andranno uniti con liste uniche alle prossime amministrative, prima di chiunque altro in Italia: a Pozzuoli, a Giugliano, ad Afragola. Napoli come laboratorio, dice Vendola, reduce dall´abbraccio degli Stati generali di Roma con Ingrao, leader naturale del nuovo soggetto politico, governatore della Puglia più volte in contrasto con le scelte della Campania sulla questione rifiuti. «Napoli è un punto fondamentale del nostro Paese. Stenta a emergere come grande questione nazionale. Ed è una città stretta a un bivio: o palla al piede dell´intero Paese, o fattore decisivo per invertire la tendenza al declino». I temi cari: sicurezza e precariato. «Non solo quello del lavoro, ma anche quello esistenziale. Su questo si deve investire». Con il Pd per alleato. «Resta l´alleato fondamentale della Sinistra - dice Vendola - la sua natura neocentrista ha un orizzonte di società che non è il nostro, e la sua nascita rende urgente una interlocuzione con tutte le forze del nostro mondo».
Un lavoro che a Napoli è avviato. Andrea Di Martino, segretario provinciale del Prc, sollecita incontri per preparare le elezioni di primavera. «Chiediamo al Pd un tavolo del centrosinistra. La selezione dei sindaci va fatta con le primarie. Anzi: nei Comuni in cui veniamo dal commissariamento per scioglimento antimafia, chiediamo un forte rinnovamento. Per essere chiari, nessuno che sia stato in giunta o in uno dei Consigli sciolti potrà candidarsi a sindaco. Una proposta forte, ma c´è bisogno di una inversione netta». La stessa che predica Sinistra democratica col suo coordinatore napoletano, Francesco Barra. «Discontinuità con l´esperienza attuale di governo di centrosinistra. Nuova classe dirigente, nuove idee e progetti». Peppe De Cristofaro, il parlamentare che in Campania coordina Prc, dice che «è importante proseguire qui l´impegno di Roma». Gennaro Migliore, capogruppo Prc alla Camera, ha uno slogan: «La Sinistra ha l´immagine di questo concerto: impegnata, militante e gratuita». Corrado Gabriele è l´anima organizzatrice della serata: «È importante - dice - che le forze e i parti della sinistra in Campania si uniscano per dare una risposta chiara a emergenze come la sicurezza sul lavoro, la disoccupazione e l´antimafia sociale».
La Sinistra avrà anche un suo settimanale in Campania, diretto da Francesco Basile. Sarà in edicola l´11 gennaio. Ieri distribuito il numero zero. Titolo: "Colpa loro". In copertina la foto di due chiavi inglesi
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12:38:00
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giovedì 13 dicembre 2007
Candidato sindaco di Bologna. Scaricato Grillini, sinistra verso le primarie.
(Dire) Sinistra democratica "scarica" (almeno per ora) Franco Grillini, fissa l'obiettivo di tenere insieme l'Unione bolognese fino alla scadenza naturale del mandato e (novita') individua nelle primarie il metodo per individuare il candidato dell'ala sinistra della coalizione per il 2009. Cosi' il vertice di questo pomeriggio del Patto di consultazione della sinistra, creatosi con la crisi della maggioranza in Comune, si chiude con l'effetto atteso (e temuto per l'unita' del fianco sinistro dell'Unione) di spaccare in due anime la neonata "Cosa arcobaleno". Perche' Tiziano Loreti, segretario di Rifondazione comunista, parla invece di "nessuna pregiudiziale da parte di nessuno" sull'ipotesi Grillini.
"Con tutta la stima e la simpatia per Grillini- dice chiaro e tondo Milena Naldi, neocapogruppo Sd a Palazzo D'Accursio, per altro assente al summit odierno per impegni istituzionali- io non mi siedo ad un tavolo per discutere della sua candidatura. Non e' un candidato utile nel momento in cui stiamo tentando di arrivare in qualche modo al termine del mandato". E comunque, teorizza Naldi, "tra un anno penseremo, e tutti insieme, ad un candidato, magari con le primarie". Le fa eco GianGuido Naldi, che ha rappresentato al vertice Sd: "La riunione ha confermato che per modalita' e tempi l'autocandidatura di Grillini e' un errore, una scelta politica sbagliata che introduce elementi di divisione nelle forze della sinistra a Bologna".
Il segretario di Rifondazione, invece, tine calda la pista che porta al deputato socialista. "Quella di oggi e' stata una discussione franca- riferisce Loreti- con al centro la necessita' di partire dai programmi e dal confronto con la citta' per capire le esigenze e fornsire le risposte adeguate". Il bertinottiano spiega poi che "non siamo entrati nello specifico sulla candidatura Grillini. Ma, al di la' di critiche sui modi ed i tempi, non mi pare ci siano pregiudiziali". Ma il numero uno di Rifondazione precisa anche che, se pure va bene Grillini, da qui al 2009 "sara' il percorso con la citta' a decidere il candidato, che non si ancora se sara' unitario". Insomma, "ci potrebbero anche essere piu' candidati".
Del resto la posizione di Rifondazione sull'ex presidente di Arcigay non e' unitaria. Il capogruppo in Comune, Roberto Sconciaforni, aveva subito bollato come una "pagliacciata" la discesa in campo di Grillini. Mentre l'indipendente vicino ai movimenti, Valerio Monteventi, aveva addirittura promesso di entrare
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19:00:00
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Prc: "Una raccolta firme per i cittadini omosessuali lombardi".
(QuìBrescia) Alcuni consiglieri del centrosinistra al Pirellone hanno presentato il 30 gennaio 2006 una proposta di legge regionale (Pdl 132) riguardante "Norme contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere".
Il testo si propone di dare attuazione all'articolo tre della costituzione, a partire dalle politiche di competenza regionale, per garantire a ogni persona la libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere, in particolare nell'accesso al mondo del lavoro, alla formazione professionale e in caso di trattamenti sanitari.
A quasi due anni dalla sua presentazione il Pdl non è ancora stato discusso dalla II commissione "Affari Istituzionali" regionale per l'ostruzionismo del centrodestra di Formigoni. Un centrodestra omofobo (è di pochi mesi fa l'uscita dell'assessore di An Prosperini che auspicava l'uso della garrota per i gay) e chiuso ad ogni confronto.
L'Europa condanna duramente l'omofobia, grazie ad una risoluzione del Parlamento del gennaio 2006 e a una nuova mozione approvata il 26 aprile 2007. L'Italia è uno dei pochi paesi europei a essere pressoché privo di strumenti giuridici che tutelino le persone lgbtq (lesbiche-gay-bisessuali-transgender-queer) negli ambiti pubblici e privati della propria vita.
Nel nostro paese la discriminazione verso omosessuali, lesbiche e transgender emerge quotidianamente non solo dai numerosi atti di violenza, ma anche dalle politiche sanitarie, sociali, scolastiche e culturali che non si fanno carico delle loro vite. E' in atto un tentativo di fermare un processo di evoluzione della società che si misuri con le differenze di genere, di orientamento sessuale, di religione e di cultura.
Non è sufficiente reprimere le violenze più odiose; bisogna dare significato positivo al diritto di uguaglianza nella società e nelle istituzioni.
Per fare pressione perché sia inserito al più presto il testo nel calendario dei lavori e aprire il dibattito alle diverse proposte di politiche per l'attuazione della parità dei diritti nella nostra regione, abbiamo lanciato una raccolta di firme in tutta la Lombardia che ha già raccolto l'adesione di moltissime associazioni e di singoli/e nodiscriminazione@libero.it
C'è bisogno di una risposta forte e di una mobilitazione di tutta la sinistra lombarda affinché anche il tema dei diritti entri a far parte delle sue priorità irrinunciabili.
Beppe Almansi, gruppo consiliare Prc Se della Regione Lombardia
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mercoledì 12 dicembre 2007
Pignatiello Pdci: No ad uso strumentale delle parole del Papa.
Dove sono cattolici con doppia famiglia quando parla di sociale?.
(Apcom) - "Come al solito il papa viene tirato per la tunica ogni volta che parla. Oggi il solito stuolo di Papa boys, capitanati dall'onorevole Volontè, compagno di partito dell'onorevole Mele, quello del festino all'hotel Flora, non ha perso occasione per un richiamo alle sue parole a favore della famiglia tradizionale". Alessandro Pignatiello, della segreteria del Pdci, si chiede "dov'erano gli stessi cattolici dalla doppia e tripla famiglia quando, qualche settimana fa, Benedetto XVI ha parlato di precarietà come emergenza sociale. E dov'erano quando, contro le parole di papa Wojtyla sulla guerra in Iraq, hanno votato l'invio delle nostre truppe".
"Per quanto ci riguarda - prosegue l'esponente dei Comunisti italiani - non ci servono le parole del papa a convincerci che la precarietà è una piaga sociale e la guerra una minaccia per le sorti dell'umanità. Lo sappiamo da noi e sono la ragione sociale della nostra politica. E non saranno le parole del Papa a farci cambiare idea sui diritti delle coppie di fatto, omosessuali ed eterosessuali. Ai cattolici dalle doppie e triple famiglie - conclude Pignatiello - dico che se il Papa è per loro una guida spirituale dovrebbe esserlo sempre, altrimenti l'uso che viene fatto delle sue parole è solo strumentale".
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15:47:00
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Sinistra di lotta e di governo: i quattro ministri rossi e il nodo Dal Molin.
Che i comportamenti siano ancora quelli della sinistra di lotta e di governo lo denunciano gli antagonisti della rete Lilliput che protestano da oltre un anno contro la base militare americana di Vicenza e che ora attaccano anche i compagni: “Ci avevano promesso, e stava nel programma dell’Unione, una riduzione delle spese per gli armamenti. E soprattutto hanno recentemente approvato la Finanziaria nella quale sono stati stanziati i fondi per il finanziamento della nuova struttura militare che raddoppierà di fatto la base militare americana. Si fanno belli con il popolo antagonista dicendo che sono contro la base, ma nei fatti avallano la decisione di ampliare la base”. Per protestare contro la base americana a Vicenza è prevista una tre giorni di confronto (un’assemblea prima e un convegno poi) che culminerà con una manifestazione il 15 dicembre. A cui hanno aderito tutti e quattro i partiti, di lotta e di governo, della Cosa rossa.
Un assaggio della protesta, e della spaccatura tra movimenti e partiti, si è avuta a Roma proprio in questo fine settimana dove si celebrava la nascita della Sinistra unita. Non è mancata la contestazione pacifica (sotto forma di “okkupazione” dell’assemblea della Cosa rossa) dell’associazione No Dal Molin che ha chiesto alla Sinistra-L’arcobaleno di adoperarsi, anche in sede di governo, per scongiurare il raddoppio della base militare della Nato a Vicenza. E i quattro ministri rossi Alfonso Pecoraro Scanio (Ambiente), Fabio Mussi, (Università), Alessandro Bianchi (Trasporti) e Paolo Ferrero (Solidarietà sociale) non se lo sono fatti dire due volte: hanno inviato una lettera a Romano Prodi in cui chiedono di ridiscutere il raddoppio della base militare.
La spiegazione che danno quelli della sinistra a Panorama.it ha un sapore tutto politichese: la Finanziaria, dicono senza voler essere citati, non prevede il raddoppio della base, ma solo uno stanziamento di fondi per le strutture militari. È per questo che, per premere sul resto della coalizione, è stata avviata quell’iniziativa politica nella quale i 4 ministri hanno preso carta e penna scrivendo al premier.
I Verdi inoltre pongono una questione ambientale, come sottolinea il vicepresidente del gruppo Verdi-Pdci al Senato, Natale Ripamonti: “Abbiamo chiesto che prima di qualsiasi intervento di raddoppio della base sia fatta la valutazione d’impatto ambientale. Di certo non sarà questa Finanziaria a dare il via libera al raddoppio della base, che è ancora tutta da vedere”.
Fonti del ministero della Difesa aggiungono che, visti gli impegni presi ormai tempo fa, il raddoppio della struttura militare non si discute: gli accordi con gli Usa erano quelli di concedere il raddoppio della base. E così sarà.
Come finirà? Come il copione di un film già visto: a protestare a Vicenza ci saranno tutti. Forse Romano Prodi chiederà (o esigerà?) che non scendano in piazza membri del governo; seguiranno le solite tensioni nell’Unione, ma alla fine gli accordi internazionali con gli Usa verranno rispettati. Magari con l’astensione di alcuni (i soliti) ministri intrappolati nel loro doppio ruolo di lotta e di governo.
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01:30:00
Etichette: governo, politica, sinistra arcobaleno, sinistra italiana
lunedì 10 dicembre 2007
Sinistra, divisi e indecisi a tutto. Il parere di una destra che invece è unita...
(Potere sinistro) Il governo si regge su un equilibrio sempre più precario, appeso com’è alle insoddisfazioni dei teodem, alle richieste di radiazione nei loro confronti, alle parole di Mussi che si chiede come possano stare insieme la Binetti e le femministe o – più in grande – gli operai di Torino e Luca Cordero di Montezemolo. Un quadro di fronte al quale Prodi, però, dice di voler stare fermo “come un semaforo” mentre tutto gli gira intorno.
Mastella-Di Pietro
Il Guardasigilli agita ancora una volta lo spettro della crisi di governo nel caso in cui dovesse essere mantenuta nel dl sicurezza la norma sull’omofobia: “Se Rifondazione comunista e altri rinnegano l’impegno di modificare alcuni elementi nel decreto sicurezza, per noi dell’Udeur è crisi di governo, togliamo la fiducia e la nostra esperienza politica finisce qui. Rimarremo formalmente nel governo fino a fine anno, solo per votare la Finanziaria ed evitare l’esercizio provvisorio”.
Dichiarazioni che hanno suscitato la reazione del ministro della Solidarietà sociale Ferrero, che non vuole sentir parlare di modifiche al testo: “Spero che si possa ricredere e ravvedere, perché la norma fatta è assolutamente corretta e non ha nulla a che vedere con i reati di opinione”.
Mentre il ministro Di Pietro ha sancito la fine politica della maggioranza: “Piaccia o non piaccia dopo il voto di fiducia la maggioranza politica non c’è più. Di questo va preso atto e per questo noi di Idv chiediamo non solo una verifica politica, ma che si avvii un nuovo processo costituente affinché la prossima coalizione sia ‘del fare’ sullo stesso programma e non della logica dello stare insieme solo contro qualcuno. Non se ne può più di litigiosità. Meglio scomporre e ricomporre i poli in modo più omogeneo”.
Omofobia
All’indomani dell’ennesima fiducia risicatissima ottenuta al Senato sul decreto sicurezza, la questione omofobia fa fibrillare la maggioranza. Chiti ribadisce a nome del governo che l’esecutivo cancellerà le norme controverse con un successivo provvedimento. Ma questo non è certo sufficiente a scongiurare la guerra di religione, che è già in atto, tra laicisti e integralisti cattolici. Da una parte Rifondazione ripete che quell’emendamento è sacrosanto e non va toccato, dall’altra Mastella minaccia la crisi.
Un bel rompicapo sul tavolo di Palazzo Chigi. E il caso Binetti è tutt’altro che risolto, visto che qualcuno nella maggioranza - e anche nel Partito democratico - vorrebbe vedere punita con l’espulsione dal gruppo la senatrice cattolica per il voto che ha fatto sfiorare la crisi di governo. L’ultimatum dell’ala sinistra è però speculare a quello dei moderati, anch’essi in grado - di fronte a una rottura del patto di coalizione - di staccare la spina al governo.
La situazione appare dunque sempre più precaria, e la polemica sui reciproci estremismi sta ulteriormente allargando le ferite della coalizione.
Base di Vicenza
Ma i problemi della maggioranza non si riducono alle sole divaricazioni sull’omofobia. Come dimostrano le nuove polemiche sulla Finanziaria: i Comunisti italiani hanno infatti abbandonato platealmente l’ultima riunione. Per di più, i quattro ministri che rappresentano la “cosa rossa”, che ieri era impegnata negli stati generali della sinistra, hanno scritto a Prodi per riaprire la questione della base militare di Vicenza. Tema che è stato al centro dell’assemblea di ieri, con un’irruzione dei pacifisti sul palco e con il pronunciamento di Pecoraro Scanio secondo il quale, senza una verifica dell’impatto ambientale, i lavori di ampliamento della base militare non potranno partire. Ma Prodi ha già dato il via libera.
Legge elettorale
Il filo diretto tra Veltroni e Berlusconi sulla riforma elettorale sta terremotando l’Unione sia perché i cespugli temono di essere spazzati via, sia perché all’interno del Pd i prodiani doc non nascondono i propri malumori. Ma chi sperava, nella direzione del partito, che Veltroni facesse qualche passo indietro sulla linea della trattativa, è rimasto deluso. La Bindi ha chiesto le primarie sulla linea della legge elettorale elaborata da Vassallo, e Parisi ha proposto di sottoporre a un referendum le due linee contrapposte. Il ministro della Difesa sostiene che nel Pd si confrontano una linea della continuità ulivista e un’altra della discontinuità proporzionalista.
Il caso Bertinotti
L’outing del presidente della Camera contro Prodi e la sua certificazione della fine politica del governo hanno prodotto uno strappo che probabilmente non potrà mai essere ricucito.
La risposta del sottosegretario Micheli ha aperto una crisi istituzionale senza precedenti tra Palazzo Chigi e Montecitorio, e inoltre la prodiana Bindi si è scagliata contro Bertinotti dicendo che, se cade il governo, cade anche la maggioranza che ha eletto il presidente della Camera. Il quale, dunque, in tal caso si dovrebbe immediatamente dimettere.
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Vendola superstar cita Pasolini "Necessario piangere per migliorarci".
Il governatore della Puglia applaudito come probabile futuro leader.
"Nella mia storia i sentimenti sempre decisivi".
(Alessandra Longo - La Repubblica) La Cosa Rossa, la «nuova soggettività a sinistra», la gauche plurielle, o come si chiamerà, non c´è ancora ma il nuovo leader quello sì, c´è già. Parla Niki Vendola, presidente di Regione, cioè uomo di governo, comunista, gay, e viene giù la sala. E´ Niki che intercetta il cuore dei militanti. Vendola inizia il suo intervento, improvvisamente la sala sbanda, si distrae. Lui si ferma, si emoziona. Quasi un segno del destino: Pietro Ingrao, il Padre Nobile, è arrivato a benedire laicamente ciò che sta per nascere. «La nostra è la storia di un grande amore. L´ho conosciuto quando avevo otto anni. Ci ho messo un´infinità di tempo per dargli del tu, ricordo che stavo già nel Comitato Centrale del Pci».
Ingrao e Vendola si abbracciano. Ecco il passaggio del testimone, sussurrano i compagni. Il vecchio e il giovane. La sinistra di ieri e quella «in gestazione», come la definisce l´erede più accreditato. Riprende il suo discorso, un po´ parla a braccio, un po´ legge un testo scritto. Il linguaggio è sideralmente lontano dai suoi colleghi di partito. Lo interrompono per venti volte. Alla fine sarà standing ovation.
Vendola, l´ha sentito il calore? Suonava oggettivamente come un´investitura. «Certo che l´ho sentito. Nella mia vicenda politica c´è sempre stato un elemento di forte connessione sentimentale con la gente. La mia vittoria in Puglia è stata vissuta come un evento nazionale da tutta l´Italia democratica, hanno fatto un tifo da campionato del mondo. Questo spiega l´ascolto di oggi». Pronto ad una nuova avventura? «Mi sembra un discorso prematuro. E poi io non mi sento e non mi comporto da leader, sono un non-leader».
Sarà, ma il non-leader piace ai compagni della Cosa Rossa che hanno bisogno di affidarsi a un timoniere nuovo. Lui li incoraggia: «Usciamo da noi stessi. So che può essere doloroso, ma oggi serve il coraggio di un nuovo incominciamento, di una nuova nascita». Cita Pier Paolo Pasolini, «piange ciò che muta anche per farsi migliore». Fare in fretta, dice Ingrao e il «giovane» Niki è d´accordo. Trova parole tutte sue, dirette, crude, per descrivere «la deriva in cui viviamo»: «Non ci sono né una visione della società italiana, né una missione per cambiarla. I nostri pensieri, il nostro fare, abitano sul ciglio di un crepaccio, la morte di un proletario fa meno audience di un delitto di provincia, bruciano i bambini rom, brucia la carne di giovani lavoratori in fabbrica ed emerge tutto il vuoto della politica che si rifugia nei talk show, che dibatte di riforma elettorale usando solo astratte formule alchemiche».
Una fase di «bassa marea», la chiama Vendola. Il mare si è ritirato e sulla spiaggia «ci sono le scorie, i detriti, le alghe secche». No, non lo convince il Pd che, su temi come la precarietà, «si limita a vaghi richiami etici». Ecco a che cosa servirebbe lo sforzo di partorire una nuova creatura, «a creare una sinistra che non sia un riassunto bignami di ciò che fummo, che sia capace di ospitare domande di libertà, di leggere nel cuore della gente, di sondare fondali melmosi, di cogliere il dolore e le domande di senso che arrivano dalla società». E´ un discorso strutturato, il manifesto di un leader, o di un non-leader, come ama definirsi. La platea capisce, vibra, lo ferma, plaude a scena aperta. «In ogni parto c´è dolore ma anche gioia per una nascita». Ingrao lo segue con gli occhi dalla prima fila. Il «ragazzo» è bravo, farà strada, si è già fatto strada. Il «ragazzo», soprattutto, ha un´idea «alta» della politica, e perciò detesta «la nuova ideologia dei partiti di cassa che guardano al cittadino consumatore, alle corporazioni, alle lobbies, quel mondo lontano dalla realtà che alimenta il blob quotidiano, che dà lavoro agli esperti di banalità». Sarà lui a guidare la Sinistra Arcobaleno? Si schermisce emozionato, va a baciare il Grande Vecchio, poi si fuma una sigaretta con i fedelissimi galvanizzati. «E´ una bella giornata - dice - una giornata di attesa, un inizio di gestazione. Sento finalmente un clima frizzante, allegro, battesimale. Finalmente qualcosa di diverso dal rito funebre che troppe volte celebriamo a sinistra».
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