"Non dovrei dirlo alla Moratti perché non vorrei che si scandalizzasse".
(La Gazzetta del sud) "Non dovrei dirlo alla Moratti perché non vorrei che si scandalizzasse, ma il più grande pittore di Milano era un finocchio". A Palazzo Reale a Milano per una lezione sulla "Cena in Emmaus", dipinto di Giovanni Agostino da Lodi che rimarrà esposto fino al 25 settembre nella sala delle otto colonne in occasione del Mito, Festival internazionale della musica, l'ex assessore alla Cultura di Milano Vittorio Sgarbi ha più volte rivolto "punzecchiature" al sindaco Letizia Moratti e ha riproposto il tormentone sull'omosessualità di Leonardo.
D'altronde, la lectio magistralis sul dipinto era cominciata come uno show, con un paragone "scomodo": «Ecco Ligresti – ha detto riferendosi al ricco personaggio al centro della tela – vedete? Lui sta già pensando al conto. Capite? È lì vicino a Cristo e non se lo fila...».
Sgarbi, che ha ribadito di sentirsi ancora assessore «almeno a livello formale», non ha nascosto l'intenzione di voler tornare presto a Milano con una carica istituzionale. Ha confermato di volersi candidare con una lista indipendente alla presidenza della Provincia e di puntare, con lo stesso meccanismo che lo portò alla poltrona di assessore alla Cultura del Comune, ad una buonuscita in caso di ritiro concordato di una candidatura scomoda come la sua. La carica di assessore alla Cultura della Provincia non gli dispiacerebbe: tanto, ha detto, «non è incompatibile con la carica di sindaco di Salemi» (e si è detto anche pronto «a dare una casa alla Moratti proprio a Salemi», per promuovere l'iniziativa case gratis in cambio di restauri). E se dovesse mai avverarsi, «la politica culturale di Milano la farà la Provincia», ha sentenziato, «perché il Comune non è in grado
martedì 2 settembre 2008
Ennesima provocazione: Sgarbi "Leonardo era finocchio"...
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venerdì 29 agosto 2008
Forever 27, mostra dedicata ai divi del rock scomparsi troppo presto.
giovedì 28 agosto 2008
Modena, quel coro gay non solo gay.
It's raining (gay) men, hallelujah!
Si inaugura a Modena una tradizione che da anni spopola a New York, San Francisco, Londra e nelle grandi capitali occidentali: un coro di uomini gay. 60 persone dai 19 ai 50 anni formano il Komos, che sarà specializzato in musica "colta": classica, lirica e - perché no? - anche sacra.
(Emilianet) Essere gay non per come vesti ma per cosa fai. Ad esempio cantare in un coro omosessuale, inteso come luogo per fare cultura e aggregazione, in alternativa a saune e discoteche. All'idea hanno aderito entusiasti una sessantina di uomini ma solo due lesbiche e qualche donna eterosessuale.
Abbandonato quindi il progetto di un coro misto (troppo sbilanciato per le voci), è nato a Modena 'Komos', il primo coro gay in Italia solo al maschile. A precederlo nell'estate del 2006 era stato il Rainbow di Roma che però ospita anche coriste.
Ma la loro assenza a Modena non è voluta. "Nelle mie intenzioni volevo fare un coro misto - spiega Paolo Montanari, mente del progetto e direttore - ma finora si sono presentate solo due lesbiche e quattro donne eterosessuali. Troppa disparità nelle voci, così ho rinunciato all'idea". Per il giovane direttore (ha 25 anni, è di Modena, suona l'oboe ed è musicologo) una spiegazione potrebbe essere nel fatto che le omosessuali "tendono a stare molto nascoste, forse fanno più fatica a venire allo scoperto o c'é un po' di diffidenza verso gli uomini".
Per ora quindi 60 uomini (qualche eterosessuale fra pianisti e collaboratori), per lo più musicisti o appassionati, dai 19 ai 50 anni, quasi tutti dall'Emilia-Romagna e qualcuno da Milano e Mantova. Mentre le audizioni continuano, si pensa già al primo concerto. Specialità del Komos (dal greco 'cortei festivi') sarà la musica colta. In primis quella classica (Mozart, Beethoven, Schubert), la lirica ("Se ci proponessero il 'Trovatore' Verdi lo faremmo subito") e perché no sacra.
Così da metà settembre via alle prove. L'Arcigay di Modena ha offerto la propria sede, e il sogno sarebbe di debuttare il primo dicembre, giornata contro l'Aids, a Modena o nell'Arcigay di Bologna. Piuttosto che in completo, probabilmente i coristi saranno in t-shirt (quella blu dello sponsor, il sito olandese Gay&Romeo). Ma tornando al repertorio, nessun timore di critiche dalle alte sfere clericali? "E perché mai? - ribatte Montanari - non vedo perché dovremmo precluderci la musica sacra dal repertorio. Se qualcuno se ne lamentasse, sarebbe solo pubblicità per noi!". Non a caso uno dei brani in cantiere è il 'Benedicamus domino' del compositore polacco contemporaneo Penderecki. Insomma incuranti delle critiche e bramosi di rimboccarsi le maniche, perché non esiste solo il Gay pride. "Quella è l'unica occasione di visibilità per i gay ma in fondo è una sfilata, non ha un contenuto artistico - sottolinea Montanari - Secondo me il 'fare' è il modo migliore per esprimere se stessi".
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venerdì 22 agosto 2008
Cinema. Tutta "La rabbia di Pasolini" sarà a Venezia.
Recuperato l'intero corpus dei filmati che avrebbero composto la versione
di "La rabbia", film del 1963 di Pier Paolo Pasolini - Da un'idea di Tatti Sanguineti alla realizzazione di Giuseppe Bertolucci.
L'Istituto Luce, la Cineteca di Bologna e Minerva Raro Video saranno presenti alla 65esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia con un'iniziativa speciale fuori concorso: "La rabbia di Pasolini", versione integrale dell'episodio firmato dal regista del film "La rabbia" [nella pagina collegata, il trattamento del film scritto dallo stesso Pasolini, ndr].
L'iniziativa, che nasce dalla volontà di 'risarcire' Pasolini recuperando l'intero corpus dei filmati che avrebbero composto la sua versione di "La rabbia", parte da un'idea di Tatti Sanguineti, appassionato degli archivi pasoliniani ed è stata realizzata da Giuseppe Bertolucci, Presidente della Cineteca di Bologna, attento conoscitore dell'opera di Pier Paolo Pasolini.
"La ricostruzione, o meglio la 'simulazione' - come precisa lo stesso Bertolucci - di quella prima parte mancante, che conta un totale di sedici minuti di scene inedite di grande impatto emotivo e di grande importanza storico culturale, è stata possibile grazie all'apporto dell'Istituto Luce", unico depositario dei cinegiornali "Mondo Libero", a cui già a suo tempo Pasolini aveva attinto, Settimana Incom e Opus Film.
A completare il film-documentario, ci saranno anche alcuni materiali d'epoca che testimoniano il linciaggio mediatico subito dall'autore e due straordinari estratti da sue interviste. Dopo Venezia il film sarà nelle sale dal 5 settembre, distribuito dall'Istituto Luce.
E ancora: nell'ambito della Mostra di Venezia si terrà la rassegna "Questi fantasmi: Cinema italiano ritrovato (1946-1975)" nel corso della quale si potranno vedere i provini per Padre selvaggio di Pier Paolo Pasolini (1962).
Infine, il "calendario degli eventi" segnala: da mercoledì 27 agosto a sabato 6 settembre, al primo piano del Palazzo del Cinema, "Bellissima e Mamma Roma, due film per Anna Magnani", mostra fotografica realizzata dalla Biennale di Venezia e dal Centro Cinema Città di Cesena, in collaborazione con Annecy Cinéma Italien e Regione Emilia-Romagna, per rendere omaggio ad Anna Magnani, nel centenario della nascita, attraverso 50 foto in bianco e nero, realizzate dai fotografi di scena Paul Ronald (Bellissima) e Divo Cavicchioli (Mamma Roma).
[Il sito ufficiale della Mostra Cinematografica di Venezia.]Sphere: Related Contentmartedì 12 agosto 2008
Amante e brutale, la doppia faccia di Adriano al British Museum.
Se, insomma, a Londra è appena scoppiata l’Adrianomania una ragione ci sarà. Merito dei pezzi presentati, a partire da una delle più recenti scoperte archeologiche, una colossale testa mai esposta finora raffigurante lui, l’imperatore. Barba riccioluta, sguardo fiero, fronte alta. Altri 180 oggetti, provenienti da 31 musei in tutto il mondo, alcuni mostrati per la prima volta fuori delle abituali sale in cui vengono custoditi, contribuiscono a costruire il ritratto di un uomo che a 41 anni, nel 117 d.C si trova improvvisamente alla testa di un impero. Amante delle arti ma anche stratega deciso, così deciso da non esitare quando serviva a trattare i suoi rivali con ferocia inaudita come dimostrano gli oggetti giunti da Israele che testimoniano dei circa 600 mila morti tra gli ebrei di Gerusalemme a causa della repressione dell’Imperatore. E poi c’è l’Adriano amante e amato, e il fantasma del suo grande amore Antinoo morto annegato nel Nilo nel 130 d.C. a cui dedicherà perfino un culto.
Fuori dalla magnifica villa di Tivoli, dunque, ed è la grande lezione di questa mostra, c’è tutto un mondo composto di mille sfumature. Sullo sfondo lui, il potere. Compagno bramato e detestato, ma unico vero orizzonte di un’epoca e di un’imperatore.
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venerdì 8 agosto 2008
Moda. Lacroix 'incontra' la fotografia.
In Memory of the Late Mr. and Mrs. Comfort: A Fable. Nadja Auermann as Mrs. Comfort and A Person Unknown as Mr. Comfort, New York, 1995. Photograph Richard Avedon. © 2008 The Richard Avedon Foundation.
Lo stilista ha curato Rencontres d'Arles, esposizione di cui sono protagonisti i migliori fotografi del mondo: fino al 14 settembre oltre sessanta mostre e tante iniziative per addetti ai lavori e appassionati. E la città nel sud della Francia si prepara, nei prossimi anni, a diventare punto di riferimento internazionale in materia di fotografia.
(Giacomo Leso - L'Espresso) Christian Lacroix e i migliori fotografi del mondo passano l'estate al festival di Arles. Due mesi di manifestazioni in cui, in un percorso di 60 esposizioni fotografiche turisti ed esperti potranno farsi un'idea precisa della creazione fotografica contemporanea.
Il celebre stilista, che è commissario d'esposizione, ha aperto lunedi 7 luglio - al fianco della ministro della Cultura francese Christine Albanel e delle tradizionali "Arlesiennes" in costumi tradizionali - i Rencontres d'Arles, manifestazione giunta ormai alla 39esima edizione, un evento culturale che ritmerà le giornate dei residenti estivi di questa cittadina del sud della Francia.
Arles dedica per i suoi mesi estivi decine di luoghi d'esposizione disseminati in tutta la città. La manifestazione, che chiude il 14 settembre, invaderà musei, chiese, ex-depositi delle ferrovie dello stato francesi, palazzi industriali e piazze. Protagoniste saranno le fotografie di Christian Lacroix, arlesiano di sempre, dei suoi fotografi di moda preferiti, di alcuni dei suoi ritrattisti preferiti.
Tra gli artisti presenti sia nomi prestigiosi che sconosciuti della fotografia, come quelli di Richard Avedon, Françoise Huguier, Jean-Christian Bourcart, Tim Walker, Guido Mocafico o Joachim Schmid.
Dopo la settimana "professionale", momento privilegiato dell'incontro fra fotografi, galleristi, editori, giornalisti, le esposizioni saranno aperte al pubblico. Sulle strade e sui marciapiedi della città sono state strappate e disseminate delle fototessere, quelle piene di effetti speciali sbagliati, come quelle tipiche dei matrimoni, sono state riesumate e messe in scena da Joachim Schmid e Jean-Christian Bourcart.
Il primo è un artista tedesco dall'ossessione confessata per le foto trovate "per la strada" da 26 anni. Oggi espone, nell'ordine cronologico della loro scoperta, tutte le 914 foto che ha raccolto. Il risultato è un'immenso decoro di cartoni bianchi con sopra esposte foto sbagliate, dalle
inquadrature bizzarre, tagliate e ricostituite, incomplete. Il gioco artistico è quello di far riflettere sull'uso del cliché nella vita quotidiana.
Il secondo, Jean-Christian Bourcart, è un francese di 48 anni che, all'inizio della sua carriera ha lavorato in una società specializzata nelle foto di matrimoni. Stampate il giorno stesso, le foto erano proposte la sera stessa agli invitati. Il fotografo - che non è l'autore delle foto esposte - le ha riesumate negli archivi degli invenduti della società ed ha voluto salvarle dall'oblio. Foto sbagliate, pellicole sovraimpresse, pose ridicole, tutto quello che non si vuol vedere in una foto è esposto qui. Con un certo cinismo ma anche con molta umanità. Come se le foto imperfette parlassero ancora di più e ancor meglio di noi.
LA CITTÀ VERSO IL FUTURO
Nel 2011, i Rencontres d'Arles potranno svolgersi all'interno di una vera e propria Cité de l'Image, in un palazzo disegnato dall'architetto americano Frank Gehry. In questo "campus culturale" di 15 ettari, si troveranno luoghi d'esposizione e un centro d'archivio e di restauro dedicato alla fotografia e all'arte video.
L'obiettivo è fare di Arles una punto di riferimento internazionale in materia di fotografia, ma anche dell'immagine più in generale. Nello stesso luogo si troveranno infatti riuniti la Scuola Nazionale superiore della Fotografia, gli uffici del Festival dei "Rencontres", la Fondazione Luma consacrata all'immagine, uno studio fotografico, degli ateliers e delle residenze d'artisti, un annesso universitario dedicato alle immagini. Allora la città sarà il regno della foto tutto il tempo dell'anno.
INFO: www.rencontres-arles.com
martedì 5 agosto 2008
The Guardian. Verità, Bugie e Berlusconi: il Premier playboy d’Italia accusato di nascondere le nudità.
Silvio Berlusconi e il presidente romeno Traian Basescu.
I suoi assistenti ritoccano un capolavoro di un maestro veneziano per nascondere un capezzolo. Le critiche denunciano il fatto come “assurdo e patetico”.
(John Hooper - The Guardian | via Italia dall'estero) Se esiste un leader politico al mondo che non si sentirebbe per nulla a disagio vicino ad una bellezza poco vestita, è sicuramente Silvio Berlusconi.
Il magnate dei media nonchè Presidente del Consiglio italiano deve larga parte delle sue fortune finanziarie a varietà televisivi pieni di corpi femminili svestiti ed ancheggianti. Uno dei membri del Consiglio dei Ministri - il Ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna - solo fino a pochi anni fa era una modella sexy e showgirl in uno dei suoi canali televisivi.
Dunque quasi con incredulità ieri è emerso che lo staff di Berlusconi ha perpetrato un atto di censura degno dei Vittoriani che mettevano le gonne persino alle gambe dei tavoli. Al di sopra del tavolo dal quale Berlusconi tiene le conferenze stampa a Palazzo Chigi, l’equivalente italiano del N° 10 di Downing Street, campeggia un’enorme riproduzione di un quadro del maestro veneziano del XVIII secolo Giovanni Battista Tiepolo. E’ stato scelto da Berlusconi in persona.
Proprio in mezzo al quadro c’è un chiaro e tondeggiante seno femminile. Durante le conferenze stampa, come ha fatto notare un giornalista del quotidiano La Stampa, il seno fluttua sulla testa del primo ministro “come un’aureola”. Si è ritenuto che questo fosse troppo per la sensibilità di una nazione che - ben prima che Berlusconi arrivasse - aveva deliziato i propri occhi con Maddalene e Minerve semi-nude, per non parlare delle sculture esplicitamente erotiche di Antonio Canova. Il seno del Tiepolo, con capezzolo annesso, doveva essere rimosso.
Le foto scattate durante le conferenze stampa più recenti a Palazzo Chigi dimostrano che la figura principale è stata ritoccata. E’ apparsa un’ulteriore piega del vestito a coprire il seno offensivo.
Il portavoce di Berlusconi, il sottosegretario Paolo Bonaiuti, ha detto al Corriere della Sera che si è trattato di “un’iniziativa dello staff del Primo Ministro che cura la sua immagine “. Ha poi proseguito: “Quel seno [e] quel capezzolo finivano dritti nelle riprese dei comunicati usati [per riportare] le conferenze stampa.”
Ha aggiunto che gli addetti all’immagine del Primo Ministro temevano che una tale vista potesse offendere la sensibilità di qualche telespettatore. Quello che sembra chiaro, tuttavia, è che la rimozione del seno e dell’annesso capezzolo ha offeso per lo meno la sensibilità di alcuni ammiratori di Berlusconi.
Il critico d’arte Vittorio Sgarbi, che è stato sottosegretario alla cultura in uno dei precedenti governi Berlusconi, ha affermato: “Spero veramente che la decisione di questo assurdo, folle, patetico, comico ed inutile ritocco sia stato fatto a sua [di Berlusconi] insaputa. Tanto più se l’idea era quella di fargli un favore non associando nell’immaginazione del pubblico un seno con qualcuno che è - come dire? - suscettibile al fascino femminile”.
Delle foto pubblicate ieri mostravano il dipinto originale a maggio. Sembra dunque che sia stato coperto all’epoca in cui il Primo Ministro cominciava ad essere coinvolto in una serie di polemiche riguardanti amicizie e frequentazioni femminili.
Il mese scorso, Berlusconi ha annullato un’intervista televisiva in cui avrebbe dovuto rispondere a domande circa la sua relazione con la 32enne Carfagna e la presunta esistenza di nastri contenenti compromettenti scambi tra di loro. La Carfagna si è rifiutata di commentare la notizia, dicendo solo: “Non mi occupo di intercettazioni telefoniche, di gossip e di cose senza senso.”
Allo stesso tempo, un tribunale di Roma ascoltava il caso presentato dall’ex-marito di un’annunciatrice televisiva che afferma di aver perso il proprio lavoro a causa della relazione del 71enne Berlusconi con la sua ex-moglie. I legali del Primo Ministro hanno criticato duramente tali accuse.
La polemica sul Tiepolo costituisce ulteriore elemento d’interesse poichè la figura femminile ritoccata nella rappresentazione allegorica è la Verità. E la sua semi-nudità è fondamentale per il significato complessivo dell’opera, il cui titolo è Verità svelata dal Tempo, dipinta intorno al 1743.
In senso letterale, si tratta della “nuda verità”. Fluttuante su di una nuvola in una delle caratteristiche distintive del Tiepolo, uno sfondo ovale di cielo azzurro, la Verità civetta con un anziano e barbuto Tempo che pare l’abbia appena spogliata fino alla vita. In una mano, la Verità tiene uno specchio che riflette la sua semi-nudità verso una figura che simboleggia le Bugie. Incapace di affrontare tale visione, quest’ultima si copre gli occhi.
Ci si può aspettare che i politici dell’opposizione notino che, adesso che la Verità ha un nuovo abito adattato dai consulenti d’immagine di Berlusconi, le Bugie dovrebbero sentirsi maggiormente a proprio agio nell’ufficio del Primo Ministro italiano.
Frasario italiano
· Ad aprile di quest’anno Berlusconi provoca un’ondata d’indignazione dichiarando: “Zapatero [Primo Ministro spagnolo] ha formato un governo troppo rosa, cosa che noi non possiamo fare in Italia perchè ci sono molti più uomini in politica e non è facile trovare donne qualificate … avrà problemi a gestirle”
· Sempre quest’anno parlando del candidato primo ministro per il partito italiano La Destra, dichiara: “La gente voterà la Santanchè perchè è una bella sventola”
· Durante l’ultima campagna elettorale disse alle sostenitrici: “Signore … ho un compito per voi il giorno delle elezioni: cucinate! Dolci e cose prelibate, per favore. Portatele ai seggi elettorali per esaminarle. Le più intraprendenti possono provare a fare una crostata, le più abili i profiteroles.”
· Nella campagna elettorale per le elezioni di questo anno ha osservato: “La sinistra non ha gusto, neanche in fatto di donne … invece le nostre [candidate donna] sono molto più belle, dico questo perchè per loro in Parlamento non c’è competizione”
· In marzo dà il seguente consiglio ad una studentessa in bolletta: “La soluzione migliore per lei sarebbe trovare un milionario” aggiungendo “con un sorriso come il tuo puoi farcela”
· Accogliendo in Parlamento il neo-eletto Ministro Mara Carfagna, scherza: “Sono obbligato a ricordarti una regola del gruppo di Forza Italia, lo jus primae noctis.” (una citazione latina per il medievale “diritto della prima notte” che dava al proprietario terriero il diritto di “deflorare” le nuove spose).
· Nel 2005, afferma di aver “sfoderato” tutte le sue “qualità di playboy” per convincere il Presidente della Finlandia, Tarja Halonen, ad accettare di ospitare l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare in Italia.
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lunedì 4 agosto 2008
La New York nera del reporter Weegee in mostra a Milano.
Faces in the Crowd.
(Panorama) La New York scura e sporca della fine degli anni Trenta e Quaranta, quella immortalata nelle pagine hard boiled di Dashiell Hammett, dove spesso le pupe viziate della high society finivano con il pancino bucato, ganster e sangue erano una accoppiata fissa e nelle risse, fra tensioni razziali e odi, ci scappava sempre il morto, aveva il suo grande fotoreporter di nera. Era Weegee (Usher Fellig, ebreo austriaco, classe 1899, ribattezzato Arthur al suo arrivo a Ellis Island) che con la sua l’inseparabile macchina fotografica “Speed Graphic” e la camera oscura per sviluppare i negativi nella sua Chevrolet, si trovava sempre sul luogo del delitto, anzi quasi lo anticipava; si dice che quel nomignolo Weegee venisse proprio dalla storpiatura del nome “ouija“, il tavolo solitamente usato per le sedute spiritiche, per rimarcare le sue sulfuree premonizioni dei luoghi dei delitti. A questo grande reporter che ha creato la foto di cronaca nera, con un uso duro del flash e l’obiettivo spostato dal morto alla folla, per cogliere lo stupore attonito, ghignante o di sollievo dei testimoni, è dedicata una mostra aperta fino al 12 ottobre a Milano, Palazzo della Ragione dal titolo: Unknown Weegee. Cronache americane.
Cento le immagini esposte provenienti dall’ “International Center of Photography di New York” per narrare la vita bacata della Grande Mela durante il periodo della depressione, perché Weegee affermava: “Quando scatto una foto mi sembra davvero di entrare in trance: è l’effetto del dramma in corso o in procinto di scatenarsi: nasconderlo e andarsene in giro con occhiali dalle lenti rosa è impossibile. In altre parole, abbiamo bellezza e bruttezza: tutti amano la bellezza, ma la bruttezza permane.”
Per esser cinico del tutto scelse per la sua prima personale del 1941 il titolo Weegee: Murder is My Business. Dal 1940 Weegee entra a far parte del team fotografico di PM, un quotidiano di ispirazione progressista che perora i diritti di lavoratori iscritti al sindacato, ebrei e afro-americani e fa rinascere il dibattito politico negli Stati Uniti. Gli otto anni di attività del giornale vedono la pubblicazione di centinaia di foto di Weegee. Nel 1945 viene pubblicato Naked City, il suo primo catalogo di fotografie che ispirerà il film The Naked City (19 e lo stesso Weegee viene interpellato come consulente alla sceneggiatura; dal film nascerà la successiva serie TV Naked City (1958). Dal ‘47 inizia la collaborazione con Vogue, nasce la serie di “distorsioni” le caricature dei ritratti di celebrità dello spettacolo e del mondo politico che pubblica in Naked Hollywood. ” Non avrebbe mancato l’immondizia di Napoli - afferma Vittorio Sgarbi nella presentazione alla rasssegna- ne avrebbe dato un resoconto indimenticabile”. Dopo aver visto la mostra, c’è da credergli. Se Weegee si fosse trovato ad Elsinore ai tempi d’Amleto, state sicuri che le sue foto ci avrebbero restituito persino l’odore che fece esclamare al pallido prence: “C’è del marcio in Danimarca”.
Spagna. Per protesta contro l'omofobia proietta il suo pene sulla cattedrale.
Non si tratta semplicemente di un'opera sui generis. L'artista che ha sconvolto Madrid, proiettando il suo membro sulla cattedrale, aveva un preciso obbiettivo: protestare contro l'omofobia della Chiesa e contro la societá maschilista ed etero-patriarcale, dove la rappresentazione del pene è sempre stata considerata un tabù… Proietta il suo membro sulla Cattedrale. E' un'installazione.
(Affari italiani) Non si tratta semplicemente di un'opera sui generis. L'artista che ha sconvolto Madrid, proiettando il suo membro sulla cattedrale, aveva un preciso obbiettivo: protestare contro l'omofobia della Chiesa e contro la societá maschilista ed etero-patriarcale, dove la rappresentazione del pene è sempre stata considerata un tabù. Ma non solo. Anche contro la sorveglianza, il controllo e la strandarizzazione di corpi e soggetti nella societá di consumo.
A spiegarlo ad Affaritaliani è lo stesso autore delle installazioni Jaime Del Val che dopo aver letto l'articolo sul quotidiano online ha inviato una email alla redazione raccontando i reali obbiettivi del suo gesto e i contenuti del lavoro che svolge per il collettivo spagnolo in cui milita: REVERSO.
L'artista, durante le installazioni sembra quasi un marziano, con luci e fili attaccati sul corpo nei posti più impensabili, ma Jaime Del Val non è un maniaco sessuale, di quelli che si incontrano nel parco, bensì un artista.
La sua particolarità è quella di aver proiettato sui muri di Madrid l'immagine del proprio pene. Per far parlare ancora più di sè ha collocato la sua particolare installazione sulla facciata del cattedrale Almudena e sul Palazzo Reale di Madrid.
"La mia attività - spiega l'artista ad Affari Italiani nella lettera - fa parte di una protesta contro la società maschilista ed etero-patriarcale, contro l'omofobia della chiesa, ed anche contro la sorveglianza, il controllo e la standarizzazzione di corpi e soggetti nella societá di consumo, attraverso proiezioni di immagini amorfe e ambigue, di parti del mio corpo (tra cui i genitali), attarverso telecamere, e immagini proiettate su edifici simbolici del potere".
L'artista sostiene quindi che la sua non è un'azione maschilista: "Proiettare il pene non è segno di potere 'per impressionare' le donne - spiega - non sono un esibizionsta o un criminale. Quello che faccio è proiettare delle immagini amorfe, ambigue, di diverse parti del corpo, tra cui i genitali, affiancate sul corpo, su edifici simbolici del potere".
L'AZIONE- L'azione dell'artista ed attivista autodefinito "cyborg pangender" Jaime del Val, del gruppo REVERSO, avvenuta sui muri della cattedrale di Madrid il passato 24 luglio, era una protesta contro l'omofobia della chiesa, la societá maschilista, etero-patriarcale, oltre che contro la sorveglianza e la standarizzazione di corpi e soggetti nella società di consumo che vedono il loro effetto nel controllo sociale.
Nella lettera Del Val spiega anche che: "La proiezione dei genitali sulle mura della cattedrale è già il quarto di una serie di installazioni avvenute nelle ultime settimane a Madrid. La prima è avvenuta nel centro commerciale della città, contro la società di consumo, poi nella facciata principale del Museo D'arte Moderna Reina Sofía, come protesta contro le istituzioni culturali che funzionano come maschere del potere, poi d'avanti al Congresso dei deputati, per denunciare la debolezza delle democrazie che lavorano al servizio dei mercati e chiedendo una Legge Intersex, che ci permetta di identificarsi legalmente come intersessuale, o intergenere, e non soltanto come maschio o femmina".
E conclude: "Senza contare che la nudità in pubblico in Spagna è permessa per legge. Quindi non violo nessuna legge, ne posso essere considerato essibizionista dal punto di vista legale, dato che questo, secondo l'articolo 185 dal codice penale spagnolo è considerata soltanto l'esibizione oscena con provocazione sessuale d'avanti a minorenni e deficienti mentali".
domenica 3 agosto 2008
Censura o iposcrisia? E Palazzo Chigi «velò» il seno alla Verità svelata del Tiepolo.
La spiegazione del «ritocco»: turbava i telespettatori.
(Fabrizio Roncone - Il Corriere della Sera) Le donne, a Palazzo Chigi, preferiscono vederle vestite. E non importa se quella che esibisce un seno — piccolo, tondo, pallido — se ne sta su una copia del celebre dipinto di Giambattista Tiepolo (1696-1770): «La Verità svelata dal Tempo ». Il dipinto, che Silvio Berlusconi aveva scelto come nuovo sfondo per la sala delle conferenze stampa, viene ritoccato. È successo. La testimonianza fotografica è inequivocabile. Prima si scorge un capezzolo. Poi il capezzolo sparisce. Coperto, si suppone, con due colpetti di pennello. La notizia è battuta dall’agenzia Italia alle 17,22. Un’ora dopo, Vittorio Sgarbi, critico d’arte di antica osservanza berlusconiana, ha la voce che quasi gli trema. «Cos’hanno fatto? Ma davvero?». Un ritocchino, professore. «Pazzi, sono dei pazzi...».
Ci vuole un bel coraggio, in effetti, a mettere le mani su un Tiepolo, sia pure in crosta. «E allora cosa dovrebbero fare con tutte quelle statue di donna sparse in decine di musei italiani dove spesso si ammirano seni da far restare senza fiato pure Pamela Anderson? ». L’arte, evidentemente, spaventa. «Oh... io spero davvero che la decisione di questo assurdo, folle, patetico, comico, inutile ritocchino sia stata presa all’insaputa del Cavaliere. Tanto più che se volevano fargli un piacere, cercando di non far associare agli italiani una tetta alla sua immagine di uomo, come dire? incline al fascino femminile, sono riusciti invece nell’esatto contrario. Ma si sa, almeno, chi è il responsabile di questa cretinata?». Non s’è capito subito, in verità. Poi il sottosegretario alla Presidenza Paolo Bonaiuti ha fatto personalmente qualche telefonatina. «E allora, beh, direi che è andata molto semplicemente: diciamo che è stata un’iniziativa di coloro che, nello staff presidenziale, provvedono alla cura dell’immagine di Berlusconi ».
Bonaiuti, scusi: ma cosa li avrebbe turbati tanto? «Beh... sì, insomma: quel seno, quel capezzoluccio... Se ci fate caso, finisce esattamente dentro le inquadrature che i tg fanno in occasione delle conferenze stampa». E quindi? «E quindi hanno temuto che tale visione potesse urtare la suscettibilità di qualche telespettatore. Tutto qui». C’è da dire che in occasione delle prime inquadrature ormai risalenti alla conferenza stampa del 20 maggio scorso (con il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia perfettamente centrata sotto la femminile Verità ancora scoperta) al centralino di Palazzo Chigi non risultano essere giunte particolari proteste da parte della cittadinanza italiana. Nè preoccupazioni per eventuali turbamenti vennero comunque al Cavaliere e al suo architetto di fiducia, che lo aiutò nella scelta del celebre dipinto: Mario Catalano, forse non casualmente già scenografo del memorabile programma di spogliarello televisivo «Colpo Grosso», condotto da Umberto Smaila su Italia 7 dal 1987 al 1991, con le ragazze, chiamate «mascherine», che — appunto — si facevano volar via il reggiseno cantando «Cin cin/ fruttine prelibate/ cin cin...».
mercoledì 23 luglio 2008
Grande attesa a Londra per la mostra sull'imperatore Adriano.
Adriano: L'impero, il conflitto. Attesa per una delle mostre più imponenti degli ultimi dieci anni.
(Deborah Ameri - Il Messaggero) Sarà il neo sindaco conservatore Boris Johnson, grande appassionato di storia romana, a inaugurare quella che già viene definita una delle mostre più imponenti degli ultimi dieci anni: “Adriano: l’impero e il conflitto”, che apre i battenti domani al British Museum (fino al 26 ottobre).
Quella sull’imperatore romano, che governò il primo impero globalizzato della storia, è uno dei grandi eventi, attesissimi a Londra, che segue il successo riscosso in primavera dall’esercito di terracotta cinese.
«La vita di Publio Elio Adriano, che resse l’impero dal 117 al 138 d.C. è quanto mai attuale spiega il curatore Thorsten Opper Appena salito al potere ritirò le truppe dalla Mesopotamia, l’attuale Iraq. Un argomento caldo in questo periodo, il che rende la sua figura molto vicina a noi».
È proprio il parallelo che la stampa britannica ha tracciato tra Adriano e Barack Obama, il candidato democratico alla presidenza Usa, ad aver attirato l’interesse del pubblico. Sono già stati venduti 12mila biglietti e a Londra è ufficialmente Adriano-mania. La Bbc ha mandato in onda in prima serata un documentario, seguitissimo, sull’imperatore, curato dallo storico Dan Snow. E c’è grande attesa per il film che il regista inglese John Boorman sta per girare in Marocco sulla vita del condottiero, basato sul romanzo Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar del 1951.
Proprio parti dei manoscritti originali e delle note dell’autrice aprono il percorso della mostra londinese. Ieri gli operai stavano ancora collocando gli ultimi dei 180 reperti, che provengono da 31 musei sparsi per il mondo e che sono stati raccolti sotto la cupola della Reading Room, la sala di lettura del British, una sorta di versione vittoriana del Pantheon, fatto costruire da Adriano. Il percorso dell’esibizione celebra l’uomo, lo statista, il soldato. Per la prima volta vengono esposte parti di una statua alta cinque metri, appena scoperta a Sagalassos in Turchia. Sono inediti pure i marmi lavorati ritrovati da poco nella sontuosa villa di Tivoli. Alcuni oggetti lasciano per la prima volta i musei di Israele: si tratta dei reperti della grande rivolta giudaica del 132 d.C. Per esempio una lettera scritta da Shimon bar Kokhba, il capo dei rivoluzionari ebrei.
È un approccio globale alla vita dell’imperatore, passato alla storia come il Graeculus (il piccolo greco), amante dell’arte, dell’architettura e perdutamente innamorato di Antinoo, nonostante il matrimonio con Vibia Sabina.
Opper rivela anche che una delle statue più note di Adriano, drappeggiato in sofisticati abiti greci, sarebbe in realtà un falso. «La testa dell’imperatore è stata posta sul corpo di qualcun altro, forse un notabile di Cirene, dove la statua è stata ritrovata», spiega.
L’amore omosessuale dell’imperatore è un altro dei temi chiave. Dopo la morte di Antinoo, annegato nel Nilo in circostanze misteriose, Adriano ricopre l’impero di sue immagini, fonda una città e la chiama con il suo nome, gli dedica più statue che a sé stesso e lo celebra come un Dio. «Un lato dell’imperatore che lo rende umano e, ancora una volta, molto attuale», conclude Opper.
venerdì 18 luglio 2008
Erotismo in mostra a Venezia. Corpo, ossessioni e possessioni di elegante ironia.
Lo Spazio Eventi Mondadori di Venezia ospita immagini d’autore. E c’è anche Tinto Brass.
(Alessandra Artale - La Nuova di Venezia e Mestre, foto di Fabrizia Zammateo) Non farlo, dicono i medici, fa male alla salute. E allora dimenticate paure piccole e grandi e tuffatevi felicemente nell’universo del sesso. A questo punto, se siete liberi da ogni orpello mentale che potrebbe recare disturbo a una sana libidine, se siete convinti che la sensualità sia una faccenda da trattare con eleganza e ironia e, perché no, se avete pensieri inconfessati e inconfessabili, allora, da domani pomeriggio, salite al terzo piano dello Spazio Eventi Mondadori a San Marco. Ed ecco la sorpresa: «Possesso. Corpo e ossessioni», la mostra organizzata da Piergiorgio Baroldi di Art&forte e curata da Roberto Ronca che rimarrà aperta fino al 24 agosto. Un itinerario suggestivo in cui potrete passeggiare in mezzo alle opere di una sessantina di artisti, equamente divisi tra maschi e femmine, ai quali è stato chiesto di scavare nel proprio animo per rendere tangibile con pennelli e colori il concetto di «possesso», inteso in senso metaforico e fisico.
Un approccio quindi rispettoso verso il sesso, con sensazioni che ognuno può vivere in modo diverso e personale, il cui comune denominatore è la libertà d’immaginazione verso un tema che, con più o meno soddisfazione, fa parte integrante della vita di tutti. Ecco allora che potrete scoprire la parte più erotica e anche perversa dei coraggiosi sessanta che si sono messi in gioco, le loro pulsioni spesso represse o soffocate e anche per questo forse ancora più forti, flashback di ciò che hanno vissuto o forse soltanto ardentemente desiderato. E il possesso dei sensi si materializza nelle immagini di una donna nuda fotografata in bianco e nero alla maniera di Newton nella deserta pescheria di Rialto o su uno dei tanti ponti «storti» di Venezia o nella inquietante installazione formata da una tela a fondo nero con spruzzi di colore dorato appesa davanti a una ciotola che contiene liquido rosso simil sangue. O ancora un grande quadro verticale di tre metri con una meravigliosa donna nuda giocata sulle tonalità cromatiche del grigio e del beige, quasi una Duse dei giorni nostri per la sensualità unita a un che di drammatico o il forte impatto che può provocare la vista di una giovane fanciulla con una lametta da barba appoggiata sulla lingua: la presa di coscienza che le donne possono ormai permettersi di fare tutto o la materializzazione di un dolore tagliente causato da un uomo?
Ma il sesso è anche e soprattutto gioco e ironia e con le sue maggiori «unità significanti», vale a dire gli organi genitali di entrambi i sessi, ci si può scherzare, come ha fatto l’autore di una delle opere più divertenti: un fallo molto materico appena percettibile da dietro una sorta di finestra realizzata con una leggera tramatura di juta. E se questo non vi basta, passate oggi nel tardo pomeriggio: potrete incontrare Tinto Brass e la sua nuova scoperta, Caterina Varzi, sentire le sue impressioni sulla mostra, carpirne le reazioni, leggere nel suo sorriso enigmatico quello che magari mai avete immaginato sulla sempre diversa e magica danza della vita.
venerdì 11 luglio 2008
Firenze. Niente Ici, si taglia la cultura.
Palazzo Vecchio blocca un milione di finanziamenti alle associazioni.
(Ernesto Ferrara - La Repubblica, edizione di Firenze) E´ solo il primo passo in attesa che il governo restituisca parte degli introiti Mancano i soldi dell´Ici prima casa, Palazzo Vecchio è costretto a bloccare un milione di euro di finanziamenti già previsti alle associazioni culturali. Tremano decine di enti, fondazioni, orchestre e gruppi culturali, dal teatro Puccini alla fondazione Tempo Reale, dalla Scuola di musica di Fiesole a Fabbrica Europa. C´è chi rischia di perdere il contributo annuale di 2710 euro come la sezione dell´Anpi d´Oltrarno o il teatro Everest del Galluzzo e chi invece potrebbe veder sfumare un fondo che serve a coprire spese molto più sostanziose: dall´associazione Pupi e Fresedde del teatro di Rifredi che potrebbe perdere gli oltre 70 mila euro di convenzione annuale all´associazione del Teatro Puccini per cui sono a repentaglio 45 mila euro alla fondazione Tempo Reale di Maurizio Frittelli che da accordo per il 2008 dovrebbe incassare 62.500 euro. Il fondo più consistente a rischio è quello della compagnia del coreografo Virgilio Sieni: 90 mila euro.
E´ un caso senza precedenti per la cultura fiorentina. Al netto dei grandi capitoli di spesa come la Fondazione Palazzo Strozzi, il Gabinetto Vieusseux o il Maggio Musicale (tagli in finanziaria permettendo), stavolta rischia di mancare l´ossigeno a decine di realtà che animano il tessuto culturale fiorentino. Prima della pausa estiva l´assessore alla cultura Giovanni Gozzini avrebbe dovuto portare all´esame della giunta la delibera con il rinnovo dei finanziamenti annuali per le associazioni, ma la ragioneria comunale è stata costretta a bloccare il fondo che garantiva la copertura economica: colpa di quei 50 milioni di euro che sono venuti meno di un colpo alle casse pubbliche e che servivano a finanziare, tra gli altri, le associazioni culturali oltre ad una miriade di servizi, dal sociale allo sport.
Il primo terremoto intanto tocca alla cultura. «Siamo molto preoccupati - denuncia Dario Nardella del Pd, che presiede la commissione cultura - tante associazioni hanno già fatto investimenti nella ragionevole convinzione di vedersi rinnovati i finanziamenti, ma noi ci troviamo impossibilitati ad andargli incontro». Tutto sta al governo, che ha promesso di rifondere la somma persa. Ma secondo criteri e tempi di cui la giunta fiorentina non si fida: «Ancora di fatto non abbiamo ricevuto alcun rimborso. E´ tutto molto confuso. Nell´attesa noi abbiamo tagliato il tagliabile», dicono solo dagli uffici del bilancio.
Ecco parte della lista di chi rischia di restare nella mannaia: la fondazione Nozze di Figaro, secondo previsioni, per il 2008 avrebbe dovuto ricevere 15 mila euro, 16 mila Nice, 25.800 Musicus Concentus, 42 mila euro il Festival dei popoli, 63 mila euro la Scuola di musica di Fiesole, 31 mila l´Orchestra da camera fiorentina, 43 mila la Flog, 35 mila gli Amici della Musica, 58 mila Fabbrica Europa, 19 mila euro ai Chille de la Balanza. Si dovrebbe salvare comunque, perchè inderogabile, la convenzione da 149 mila euro con l´Ort.
martedì 8 luglio 2008
Scala Mercalli: la street art invade Roma.
“È la prima volta che si realizza un progetto organico che raccolga tutto il meglio dello scenario della Street art italiana” sostiene il curatore Gianluca Marziani. Un lavoro di ricerca durato un anno che vede insieme nomi storici come Paolo Buggiani (lavorò con Keith Haring a New York negli anni Settanta) e Cuoghi & Corsello, con i giovani Whystyle, Ozmo, Ivan che scrive la sua poesia urbana su grandi spazi (”Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo”). “Volevamo capire cosa fosse successo dopo il graffitismo, dopo le bombolette” aggiunge Marziani.
Una mostra per scoprire chi sono i Banksy italiani, chi riuscirà a eguagliare le quotazioni da capogiro dell’artista inglese che ha firmato i muri di Londra con i suoi disegni politici e provocatori. Come Sten, che opera sui muri della capitale e, ritiene Marziani, “ribalta la logica della locandina con antagonismo militante. Riuscendo a leggere il mondo contemporaneo con codici diversi”.
lunedì 7 luglio 2008
Cultura. I misteri di Dalì tra cinema e pittura.
In mostra al Moma di New York fino a settembre quadri, bozzetti e fotogrammi che raccontano il lungo rapporto dell'artista catalano con l'arte filmica. Da Hitchock a Buñuel.
(Eleonora Attolico - L'Espresso) Maestro del surrealismo, artista prolifico ed eclettico, lungo tutta la sua carriera Salvador Dalì amò il cinema, non solo traendone ispirazione per la sua opera pittorica ma collaborando spesso con scenografi e registi. Questo aspetto della sua attività è ora al centro di una ricca retrospettiva, dal titolo Dalì: Painting and Film, inaugurata presso il Museum of Modern Art (MOMA) di New York il 29 giugno e in programma fino al 15 settembre.
Chi dovesse trovarsi nella Grande Mela durante l'estate avrà modo non solo di scoprire 130 quadri ma anche sceneggiature, disegni, lettere del geniale pittore spagnolo, nonché fotogrammi dei film ai quali diede il suo contributo. Dalì (1904-1989) non collaborò con grandi registi come Luis Buñuel, Alfred Hichcock, i fratelli Marx e Walt Disney, ma trasse anche ispirazione da una serie di pellicole per realizzare alcuni quadri importanti.
Spiega Anne Morra, curatrice della parte cinematografica della mostra: "Dalì fa parte della prima generazione di artisti che conobbero il cinema e se ne abbeverarono lungo tutto il loro percorso artistico". A Figueras, la città catalana che diede i natali al pittore, la prima sala cinematografica venne inaugurata pochi mesi prima della nascita di Dalì. In mostra si nota il fotogramma di "Un chien andalou", il film surrealista per eccellenza, realizzato nel 1929 insieme a Luis Buñuel e ispirato ai sogni dei due ideatori. La pellicola si apre con una delle prime scene horror della storia del cinema: un uomo taglia con un rasoio l'occhio di una donna (in realtà è l'occhio di un bovino).
Altro film "scandalo" realizzato dal duo Buñuel-Dalì è "L'Age D'or" del 1930. Narra l'amore impossibile tra un uomo e una donna ed è un pamphlet visionario che esalta l'amour fou contro le istituzioni-baluardo dei valori borghesi: Chiesa, Stato, Esercito. Anche qui trionfano le invenzioni visive, le paranoie psicanalitiche tra scheletri di vescovi, giraffe buttate fuori dalla finestra, pini in fiamme, e un Cristo che esce dal castello delle 120 giornate di Sodoma. Il film, finanziato da Charles de Noailles, fu proiettato per sei giorni allo Studio 28 di Parigi e venne poi devastato da squadre di estrema destra. Alcuni quadri dipinti da Dalì nello stesso periodo come "I primi giorni di primavera" (1929) e "Illumined Pleasures" (1929) traggono ispirazione dalla preparazione di questi due film.
Altre immagini "forti", su cui Dalì continuò a lavorare sono una mano mozzata, un'ascella pelosa che si trasforma in un riccio di mare, un'invasione di formiche, un gruppo di asini in decomposizione che si ritrovano in diversi quadri come "Dispositivo e mano" (1927) e le soddisfazioni del desiderio (1929). La mostra si articola in sei sale, in cui sono proiettate su maxi-schermi diversi spezzoni di film da paragonare costantemente con le opere esposte. "I primi giorni di primavera" (1929) rivela l'interesse del maestro spagnolo per la prospettiva cinematografica e per le dissolvenze. Dalì era anche uomo di grande umorismo.
Apprezzava Buster Keaton, Charlie Chaplin e i fratelli Marx, conobbe Harpo Marx nel 1936 e per lui scrisse diverse sceneggiature, disegnando schizzi e bozzetti. Negli anni Quaranta il nome di Dalì si legò indissolubilmente al Surrealismo. Negli Stati Uniti divenne una celebrità e partì per la California, collaborando le major hollywoodiane.
Fu ingaggiato dalla Twentieth Century Fox per realizzare tre minuti da incubo, una sequenza di "Ondata d'amore" ( Moontide, 1942) di Fritz Lang e "Archie Mayo" con Jean Gabin e Ida Lupino in cui Dalì racconta la discesa agli inferi di uno scaricatore di porto che, in preda ad uno stato di ubriachezza, uccide un uomo. Prendendo spunto dalla scena del film, realizzò schizzi e un dipinto ad olio in cui trasforma il porto in un paesaggio surrealista. Altra collaborazione eccellente fu quella con Hitchcock, per il film "Io ti salverò" (Spellbound, 1945) con Ingrid Bergman e Gregory Peck. La famosa sequenza del sogno fu disegnata dal maestro, divisa in quattro parti, e purtroppo pesantemente tagliata dal produttore David O' Selznick che accorciò il film di 20 minuti. Infine da segnalare la collaborazione con Walt Disney con il quale realizzò diversi disegni, tra questi una storia d'amore di Chronos, il dio del tempo con una ragazza. I lavori di Dalì sono poi stati ripresi recentemente dal disegnatore John Hench con una squadra della Disney che li ha rimontati insieme in un corto di sette minuti, dal titolo "Destino". Il MOMA ha organizzato per tutta l'estate la proiezione dei film secondo un calendario consultabile sul sito del museo. La mostra si chiude con un paio di chicche; tra questi il ritratto di Laurence Olivier nel "Riccardo III" (1955) a dimostrazione dell'amore di Dalì per le grandi produzioni.
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Dalì Painting and Film
MOMA, West 53rd Street, New York 10019
Tel: 001 212 708 94 00
Catalogo: Dalì & Film. Prezzo 40 $-60$ (copertina rigida)
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mercoledì 2 luglio 2008
Adesso all’arte ci pensa la moda.
Così il 27 giugno, nell’ambito del Festival di Ravello, sulla Costiera Amalfitana, apre al pubblico Mediterraneo 2008, mostra che inaugura la neonata Fondazione Perna, istituzione non profit dedicata all’arte contemporanea del mare nostrum, voluta dall’imprenditore e collezionista molisano Tonino Perna, presidente di It Holding, società che controlla, tra gli altri, marchi come Ferrè e Malo. A dirigere la Fondazione è la moglie, Giovanna Palumbo Perna, che ha ragionevolmente deciso di avvalersi di un comitato scientifico di cui fanno parte anche Alanna Heiss, direttrice del museo Ps1 di New York, centro di arte contemporanea, e Vincente Todoli, direttore della Tate Modern di Londra. Nel frattempo, Giovanna Furlanetto, presidente della Furla, apporta un restyling al premio che porta il nome del suo marchio, tra le più importanti gratificazioni per giovani artisti italiani, ma soprattutto annuncia la costituzione della nuova Fondazione Furla, che diventerà operativa nel 2009, in concomitanza con la Biennale di Venezia, occupandosi di arte e moda con l’obiettivo di sostenere e internazionalizzare la giovane creatività italiana.
Sullo sfondo, poi, c’è il superprogetto di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli per gli spazi di via Isarco, a Milano, già sede operativa di Luna rossa, dove nell’arco di un triennio, con un investimento di 25 milioni di euro, nascerà un’area museale di oltre 17 mila metri quadrati per raccogliere le diverse identità della Fondazione Prada, tra collezionismo, nuovi progetti, cinema, design e architettura. «Sarà una macchina espositiva adatta a qualsiasi tipo di opera» ha detto Bertelli, che ha affidato la ristrutturazione dell’area all’architetto Rem Koolhaas e la direzione artistica a Germano Celant.
Continua la sua attività la Fondazione Nicola Trussardi, anch’essa milanese che da lunedì 30 giugno fino al 27 luglio, sul megaschermo montato in piazza Duomo per gli Europei di calcio, manderà in onda Tarantula, rassegna di video d’artista che raccoglie firme dell’arte contemporanea come Pipilotti Rist e John Bock, accanto a quelle di giovani promesse mantenute della scena italiana come Roberto Cuoghi e Patrick Tuttofuoco. Dice Beatrice Trussardi: «Abbiamo scelto di pensare all’arte contemporanea come a qualcosa che può comparire all’improvviso in città e per questo può utilizzare anche canali non tradizionali. L’obiettivo della fondazione è mettere alcune opere a disposizione di tutti».
Quello dell’arte contemporanea sembra essere un campo sempre più interessante anche per chi, come Alberta Ferretti, non sostiene direttamente un museo o una fondazione, ma colleziona opere e frequenta costantemente musei, fiere e gallerie.
«In un momento in cui nemmeno le analisi di mercato e gli specialisti del marketing riescono a dare indicazioni precise, la sensibilità degli artisti è la lente migliore attraverso la quale guardare al futuro». A parlare è Renzo Di Renzo, sino allo scorso anno direttore artistico di Fabrica, il laboratorio creativo di Benetton, oggi a capo della Fondazione Buziol di Venezia, presieduta da Paola Dametto Buziol, la moglie dell’imprenditore trevigiano che ha portato nel mondo il marchio Replay e ispirato un laboratorio di idee aperto a tutte le discipline. Dello stesso avviso è Giovanna Furlanetto. Che aggiunge: «Sono gli artisti la punta di diamante della creatività, in Italia come all’estero. Lavorando con loro credo di aver compiuto un percorso importante imparando a guardare ai giovani e al futuro con una mentalità più aperta».
Certo, investire nell’arte richiede grosse disponibilità finanziarie ma i risultati poi arrivano, non solo sul piano economico. Chi lavora con la creatività l’ha capito e ormai da qualche anno colma lo spazio lasciato vuoto dalle istituzioni pubbliche, in Italia concentrate soprattutto sulla conservazione del patrimonio storico.
A volte sono gli stessi creativi ad avere una doppia identità, come il designer cipriota Hussein Chalayan, che passa con disinvoltura dalle passerelle del prêt-à-porter agli spazi delle gallerie d’arte, coltivando in eguale misura prodotti destinati al mercato della moda e opere d’arte per i collezionisti. O come il vulcanico e raffinato Hedi Slimane, già delfino di Yves Saint-Laurent, che dalla visione inedita della silhouette maschile formulata per Dior qualche anno fa è passato all’installazione e alla fotografia, traducendo nell’immagine d’arte il rigore formale della moda. Una sua mostra personale è aperta sino al 7 settembre al Musac di León, in Spagna.
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sabato 28 giugno 2008
Afterville: mostre, film e viaggi nella fantascienza.
Proseguono invece sino al 27 luglio altre iniziative. Afterville. The underground exhibition (Linea 1 della Metropolitana), visitabile con un semplice biglietto della metro, presenta nelle dieci stazioni più frequentate della linea 1 (più una stazione di “introduzione”, quella di Porta Nuova) altrettante postazioni multimediali, dedicate ognuna a una tipologia di città del futuro. Dieci metropoli che non esistono, se non come riflesso degli sterminati immaginari generati nell’ultimo secolo dai mass media. Vista nel suo insieme, la mostra presenta un’esauriente storia della fanta-urbanistica, così come è stata raccontata da un secolo di fantascienza. Infine l’appuntamento con Il gran teatro ceramico. Bau+Miaao (MIAAO – Museo Internazionale delle Arti Applicate), esposizione di scultura, design e architettura nell’ambito del percorso di mostre intitolato La città disegnata dagli architetti.
mercoledì 25 giugno 2008
A proposito del romanzo di Leavitt. Gli Apostoli libertini dell'era vittoriana.
(L'Espresso) Nati nel corso dell'800 come società segreta composta da un'élite di intellettuali dell'Università di Cambridge, gli Apostoli sono diventati nel corso del '900 l'emblema del libertarismo in ambito filosofico e del libertinismo in ambito sessuale. In realtà l'identificazione è di per sé una forzatura, gli Apostoli infatti erano nati come società segreta, ma con fini fondamentalmente conservatori, il fondatore George Tomlinson, sarebbe diventato un importante vescovo anglicano. Ma anche nella forzatura c'è molta verità. Gli Apostoli conobbero infatti il loro momento d'oro in due decenni, quelli racchiusi a cavallo dell'inizio del secolo fino alla Prima guerra mondiale (l'epoca di cui parla il romanzo di Leavitt), quando si trasfusero nel gruppo di Bloomsbury.
Scelsero di ritrovarsi fuori dall'Università per poter ammettere al circolo anche le donne. A spingere in questa direzione erano i filosofi George Edward Moore e Bertrand Russell, l'economista John Maynard Keynes, il matematico Godfrey Harold Hardy (il protagonista dell'articolo a fianco) e intellettuali come Lytton Strachey e Leonard Woolf, marito della scrittrice Virginia. Anche Wittgenstein partecipò a qualche riunione del gruppo. Gli Apostoli a Bloomsbury hanno posto in modo radicale la questione del legame inscindibile fra liberazione intellettuale e liberazione personale: contestando ogni forma di legame, accademico, familiare. Molti di loro furono omosessuali.
Marxismo e omosessualità sono fra le caratteristiche più note dei membri del gruppo che conobbe dopo la Seconda guerra mondiale un nuovo momento di fama quando alcuni suoi membri, come Guy Burgess, Anthony Blunt (nella foto e curatore delle opera d'arte della regina), Donald MacLean e Kim Philby (scappato in Urss) furono accusati di spionaggio in favore dell'Unione Sovietica. Anche in questo caso l'omosessualità di Burgess e Blunt fu posta in evidenza come caratteristica del gruppo, ma con fini denigratori: Blunt infatti fu accusato di aver manipolato e reclutato Burgess.
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martedì 13 maggio 2008
E' morto Rauschenberg, genio della pop-art.
(Il Giornale) Robert Rauschenberg, uno dei giganti dell’arte americana contemporanea, è morto a 82 anni. Texano di origine, nelle vene metà sangue Cherokee, l'artista si è spento ieri notte nella sua casa di Captiva, un’isola della Florida dove risiedeva dagli anni Settanta.
L'ictus e le ultime fatiche Su sua richiesta era stato dimesso dall’ospedale dove era stato ricoverato di recente per una polmonite. "Se n’è andato in pace, nel suo letto, come voleva", ha detto Jennifer Benton, un’amica. Rauschenberg era stato colpito nel 2002 da un ictus che gli aveva bloccato metà del corpo e tuttavia aveva ripreso di recente a lavorare. Tre anni fa otto grandi quadri che l’artista amico di Jasper John e John Cage aveva creato dopo la malattia erano stati visti nello studio del pittore a Captiva dal critico d’arte del settimanale New Yorker Calvin Tomkins che li aveva definiti "i più forti, i più lirici che l’artista abbia prodotto in molti molti anni".
Il mondo artistico di Rauschenberg Abile fotografo e famoso regista, fu vicino alla Pop Art senza però mai aderirvi realmente, innescando invece una inedita corrispondenza con l'espressionismo astratto. Esplorò il proprio mondo artistico non limitandosi alla sola pittura, infatti all'interno delle sue composizioni introduce elementi materici, oggetti, addirittura animali impagliati, operando una fusione fra questi e la pittura alla quale non rinuncia mai.
L'unione della realtà Il nome che l'artista dà alla sua personale unione fra oggetti, cose materiali, quotidiane e pittura è combing-paintings. Le opere di Rauschenberg hanno una loro unicità, determinata dal modo in cui l'artista sceglie e accosta gli elementi dei suoi collage, nonché da quegli aspetti che le distinguono dalla più fredda pop art, ovvero il risultato dato dalle parti dipinte a mano e la sovrapposizione del collage. L’artista fu sempre indipendente da qualsiasi gruppo o corrente del dopoguerra, ma fu considerato uno dei maggiori fondatori della Pop Art.
L'arte del quotidiano La sua caratteristica principale, per la quale nel 1964 divenne famoso anche in Italia fu quella di presentare oggetti d'uso quotidiano o rottami come opere d'arte, o come elementi di una composizione, non era una novità assoluta, ma con Raushenberg divenne d’attrazione mondiale.
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sabato 10 maggio 2008
Arte. Spencer Tunick e il nudo di massa come opera d'arte.
(Artsblog) Ne ha parlato Clickblog in occasione della performance di domenica prossima con 3000 corpi nudi a Vienna. Dal 1994 Spencer Tunick realizza scatti di nudo artistico di massa. Il suo sito internet, oltre ad essere pieno delle sue opere d’arte (in particolare, in home page, quella realizzata a Mexico City nel 2007 che ha contato circa 20.000 volontari) è inondato di richieste per la partecipazione ai suoi scatti.
Nei suoi scatti i corpi nudi diventano parte fondamentale dello spazio: lo riempiono e lo completano in modo del tutto originale. Originale perché il gruppo di volontari che si presenta per fare da comparsa nelle sue opere d’arte cambia ad ogni scatto. E’ bello notare come, gli scatti fotografici di Spencer Tunick, siano caratterizzati dalla scomparsa di tutto ciò che superficialmente distingue gli uomini gli uni dagli altri. Lo status sociale di una persona, infatti, si riconosce spesso dall’abito che indossa. Mostrando corpi nudi, l’Artista ci mostra come gli uomini siano, in sostanza, tutti uguali: i partecipanti alle sue opere d’arte, infatti, perdono la loro individualità per diventare parte essenziale di un tutto; parte essenziale di un’opera d’arte.
Altra sensazione che mi suscitano le sue foto è che il corpo umano viene rappresentato così com’è, nonostante le sue imperfezioni. Oggi, infatti, c’è una costa sfrenata mossa dal mito della bellezza e della perfezione, che ci porta a cambiare il nostro corpo per adattarlo all’ambiente. Ciò lo differenzia profondamente da David Lachapelle il quale, invece, ci mostra la perfezione dei corpi tipica dei personaggi famosi.
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10:00:00
Etichette: arte, cultura, fotografia, nudo




![Frame tratto dal film [i]Afterville. The Movie[/i] di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, Italia, 2008.](http://gallery.panorama.it/albums/upload/aprile08/afterville/normal_afterville04.jpg)






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