PD. L'AMAREZZA DEI GAY: HA VINTO PAOLA BINETTI.
Dibattiti a Firenze e a Bologna. La Concia: "Nel Pd siamo anche noi padroni di casa". "Non la daremo vinta alla Binetti" alle Feste la sfida di gay e lesbiche.
(Alessandra Longo - La Repubblica) C´è un detto abruzzese che, per dare l´idea di uno che non molla l´osso, anche se il vento è contrario, dice: «Come i rospi alle sassate». Gli tiri le pietre ma loro non fanno una piega, o quasi. Paola Concia, che è di Avezzano, cita parole d´infanzia per descrivere come si sentono i gay in questo Paese, ma anche, direbbe Crozza, dentro il Partito democratico.
L´assemblea degli «omosessuali del Pd», annunciata nel programma ufficiale della Festa Democratica di Firenze, va in scena in un primo pomeriggio assolato e deserto, caldo umido da sauna, una decina di persone ad ascoltare quel che più che altro è uno sfogo "particulare" dentro il momento di low profile collettivo: «D´Alema ha detto che il partito si deve dare una mossa - riassume la deputata Concia, in tailleur pantalone rosso Pci - Sono d´accordo, ma una mossa se la dia anche lui, se la diano tutti. Il Pd deve avere il coraggio di rappresentare la mia vita, di guardare in faccia le persone e rispondere alle loro domande reali, concrete, deve affrontare le cose difficili, invece di evitarle e prendere tempo». Parlare, per esempio, dei «centomila bambini figli di coppie omosessuali» che vivono in Italia, tornare alla carica sul tema dei diritti di cittadinanza, «riempire il vuoto, la lacuna, di un partito che si va costruendo», dandogli una fisionomia laica, in sintonia con gli standard europei.
C´è voglia di battagliare, «di non dargliela vinta alla Binetti». Concia, e con lei il piemontese Andrea Benedino e il milanese Marco Volante, hanno fatto la scelta di rimanere dentro il Pd: «Il Gayleft non c´è più. Adesso noi siamo il Pd, anche noi padroni di casa, noi transessuali, noi lesbiche, noi gay». Sullo sfondo, sono assaliti da un dubbio esistenziale sulla natura del loro nuovo partito: «Ma saremo ancora progressisti?», si chiede Volante. Si risponde da solo, con una battuta amara: «Se fosse italiana, la signora "Barracuda" Palin, vice di Mc Cain, potrebbe stare benissimo nel Pd. Di sicuro è più a sinistra della Binetti».
La Binetti: eccolo il nome, il simbolo più evocato, più temuto, pronunciato con un filo di voce, scuotendo la testa. Franco Grillini che, nel Pd, non è mai entrato, le riconosce il primato sul campo: «Le ha vinte tutte. Basti pensare al voto sul caso Englaro alla Camera. È lei che comanda». L´invidia va ai democratici di Obama: «Il 7 per cento dei delegati a Denver era gay. E non c´è comizio in cui Obama non citi i loro diritti».
Qui, alla festa di Firenze, tutti seri, tutti concentrati a trovare il varco politico per «andare avanti, perché la politica ha dei doveri nei confronti della società, la fa crescere o arretrare, ne determina gli umori, gli orientamenti». Altra musica a Bologna. Dalla Festa provinciale dell´Unità (così si chiama ancora), stesso partito, giungono voci di un´atmosfera più leggera, più spettacolare, complice lo stand delle Drag Queen, da anni ospiti dei compagni locali. Mercoledì sera, mentre D´Alema a Firenze parlava di un Pd «che ha bisogno di tornare fra la gente», Drag Marcella, all´anagrafe Marco Leardini , si toglieva la parrucca di scena davanti a centinaia di persone e la sbatteva sul tavolo urlando: «Basta pregiudizi!». Dice Drag Marcella: «Quelli della Margherita rompono un po´ le palle ma io vado avanti lo stesso e riempio la piazza. Il 17 farò uno spettacolo con 15 drag queen sul palco, ci sarà una sadomaso e parleremo di tutto, anche dei Dico.». Concia commenta cauta: «Se il messaggio del partito è: "Guardate come siamo tolleranti", va bene lo stesso. O meglio: a me delle drag queen non me ne frega niente, io voglio fare le leggi in Parlamento con chi ci sta perché i diritti civili non sono né di destra né di sinistra. Al momento, la Carfagna non batte un colpo e, quando lo batte, di solito è anche peggio. Ma noi non molliamo». Sì, gli omosessuali del Pd sono di struttura resistente sia pur un po´ abbacchiati: «Finisce che il precedente governo Berlusconi ha fatto di più del centrosinistra». Citano la direttiva europea sulle discriminazioni nei posti di lavoro (peraltro «recepita malissimo»), le inserzioni pubblicitarie di Forza Italia sul sito ufficiale dei gay, e i messaggi «subliminali» di Dolce e Gabbana, grandi elettori del Cavaliere. Bisogna che il Pd si dia una mossa. I gay stanno lì in attesa, «come i rospi alle sassate.».
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Democratici L'amarezza dei gay: ha vinto Paola Binetti.
(Il Corriere della Sera) Nel suo «Ecce omo», lo scrive con una certa nitidezza: «Sull'altare di questo Pd sono stati sacrificati gay e lesbiche». Nel 2007 Franco Grillini lasciò i Ds: «Erano arrivati i clerico-fascisti. E i fatti mi danno ragione: la Binetti vince 15-0».
Superstite nel Pd è Paola Concia. Che dà ragione a D'Alema: «Sì, diamoci una mossa: ma anche su gay e lesbiche». Andrea Benedino, nella segreteria piemontese del Pd, tesse le lodi, si fa per dire, di Silvio Berlusconi: «Chiese il voto su un sito gay, in cambio di meno tasse. E ha usato anche testimonial come Dolce e Gabbana». Aggiunge il presidente onorario Arcigay Sergio Lo Giudice: «L'unica legge mai passata contro la discriminazione l'ha fatta Berlusconi nel 2003».
«Obbligata dalla Ue», corregge la Concia. «Sì e anche un pastrocchio», concede Lo Giudice. Ma pur sempre una legge.
Paradossale, perché, aggiunge la Concia, «il ministro Carfagna non batte un colpo. E quando lo batte è meglio se sta zitta».
Resta il Pd. La Concia prova a starci dentro. Ma, a voler cogliere una marginalità anche simbolica, l'assemblea degli omosessuali è alle 3 di pomeriggio, a festa ancora chiusa. Spettatori non giornalisti, nessuno.
venerdì 5 settembre 2008
E La Repubblica torna a parlare dei gay.
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domenica 31 agosto 2008
Domenico e Pierrick morti su quell'aereo manipolati e strumentalizzati.
Vorrei tornare sulla polemica che è stata creata intorno all'incidente aereo di Madrid. Non posso dire di tornarci a testa fredda, perché io Pierrick (il ragazzo francese che viaggiava assieme a Domenico, l'unica vittima italiana della tragedia) lo conoscevo w lo shock è oggi lo stesso che ho provato il primo giorno quando ho appreso la notizia. Ma cercherò di restare calmo ed oggettivo, anche se è chiaro che io questa lettera non la scrivo per pura speculazione, la scrivo per Pierrick perché sento di avere nei suoi confronti una responsabilità morale. Purtroppo è l'unica cosa che ormai posso fare per lui.
Voglio ribadire con forza un principio: nessuno ha il diritto di esporre la vita privata altrui, e ancor meno le proprie personali interpretazioni della vita privata altrui. Un gruppo di persone tra cui, con mio sgomento, figurano persino alcuni parlamentari, si è invece permesso di fare esattamente ciò, non limitandosi a frugare nella vita privata di persone morte in circostanze drammatiche, ma sovrapponendo addirittura ai fatti la propria libera interpretazione. A me pare una violenza inaudita, una violenza dell'anima non dissimile né meno grave o dolorosa della violenza che si può fare ai corpi. Davvero in Italia un gruppo di persone può fare pubblicare impunemente una lettera aperta sui giornali nella quale espone e interpreta questioni della vita privata che nemmeno conosce? Io trasecolo.
Potrei entrare in una discussione sul merito delle cose che sono state dette a proposito di Pierrick e di Domenico (per il quale provo la stessa profonda pietà umana ma che non ho avuto la fortuna di conoscere) e contestare versioni, ipotesi e interpretazioni. Ma non lo faccio perché lo considero osceno. Vorrei soltanto fare notare una cosa che a me pare decisiva: in Francia due persone, anche dello stesso sesso, che vogliono essere una famiglia possono esserlo legalmente grazie all'istituto del pacs. Non c'è perciò alcun bisogno che persone come Grillini ci siano la loro interpretazione sui legami che secondo loro intercorrerebbero tra persone che neppure conoscono, tanto più quando queste persone sono appena decedute in circostanze drammatiche.
Io vivo a Parigi e da una settimana purtroppo non parlo d'altro, con amici e conoscenti. I più, quando cerco di spiegare la polemica che c'è stata in Italia, non capiscono. Nel senso che tutti in un primo tempo pensano che sia accaduto il contrario: i giornali hanno invaso oscenamente la vita privata di alcune persone e le associazioni di difesa dei diritti dei gay li hanno, giustappunto, difesi. Quando spiego che è successo il contrario, che sono quelle associazioni che hanno invaso la vita privata di quelle persone, manipolandola e strumentalizzandola, la gente non mi segue più. E' un elemento che mi ha fatto percepire ancora più acutamente la barbarie di questa vicenda. Ho cercato di sollevare queste questioni in due lettere che ho indirizzato al Presidente dell'Arcigay, ma la risposta è stata la ripetizione, come un disco rotto, delle argomentazioni risibili che sono state proposte sui giornali.
Giovanni Mastrogiacomo - Parigi (La Repubblica, 30 agosto 2008)
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giovedì 28 agosto 2008
La tragedia di Madrid e l'opinione critica di Marco Volante.
L'altra sponda della tragedia di Madrid.
Solo il Corriere della Sera ha "osato" dire che si trattava di Domenico, il suo compagno e loro figlio, un'altra famiglia distrutta dal rogo del volo Spanair.
(Marco Volante - Affari italiani) La parola gay significa letteralmente gaio, allegro, leggero, ancor prima di omosessuale, e poi ha anche preso il significato di goliardico, ironico e dissacratore. Le parole hanno un peso e questa differenza è importante e significativa perché indica che la gaiezza è comunque accompagnata da un dibattito quando diventa ironia, serve a indebolire un assioma quando diventa dissacrazione e addirittura si sviluppa in linguaggio "camp", cioè tutte quelle esagerazioni frocie che riproducono e amplificano ironicamente tutti gli stereotipi con cui gli etero bollano gli omosessuali.
Iinsomma la gaiezza si trasforma da fenomeno caratteriale a strumento di interazione, quello con cui i "gay" sono riconosciuti ovunque nel mondo. Quando però lo sconforto e la rabbia sopravanzano, e c'è qualcuno che smette gli abiti rassicuranti della checca svampita e si palesa con una virilissima incazzatura, allora i conti non tornano più e le cose cambiano molto. Nella tragedia di Madrid sono morte famiglie intere, coppie, persone che hanno lasciato a casa amori disperati e la stampa ha raccontato di ognuna di quelle penose realtà tutti i minimi particolari, persino lo sguardo che cercava la compagna mentre le fiamme avvolgevano l'aereo.
Tutti i particolari più intimi, per attirare lo sguardo un po' morbosamente curioso del lettore, finché non si arriva a Domenico Riso, l'unico italiano deceduto sul volo maledetto. Solo il Corriere della Sera ha "osato" dire che si trattava di Domenico, il suo compagno e loro figlio, un'altra famiglia distrutta dal rogo del volo Spanair, una famiglia costruita all'estero, lontano da quest'Italia rancida e bigotta. Su tutto il resto della stampa di lui solo una veloce caratteristica: steward, siciliano che vive a Parigi, andava in vacanza con un amico e il figlio di questo.
In un attimo, con una sola riga, si è voluto cancellare per sempre una famiglia, il suo ricordo e ancora una volta la sua dignità. Le proteste indignate non si sono fatte aspettare da parte dei militanti gay, ma ancora qualcuno con la coda di paglia, non faccio nomi ma si chiama Francesco Merlo, ha pensato di rincarare la dose spiegando chiaramente sulle pagine di Repubblica che le coppie gay non debbono avere alcun riconoscimento pubblico, ne' tantomeno spazio di cronaca, che le "pulsioni sessuali" dei morti nel rogo non debbono interessare i lettori e altre amenità simili, compresi insulti diretti contro Franco Grillini che aveva pacatamente fatto notare come il giornale che un tempo era il faro progressista si sia omologato al trend conservatore con incredibile facilità.
Forse sarebbe bene che il movimento Lgbt riflettesse un po' su questo ultimo fatto e ripensasse il suo rapporto con la stampa, spesso bi univocamente strumentale ma certamente bisognoso di un serio chiarimento. Forse è tempo di smettere la maschera rassicurante della gaia compagnia e assumere il comportamento adeguato a una vertenza che non sarà né breve né facile.
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Ndr. Marco Volante è l'unico a chiedersi cosa non funziona tra l'Arcigay, Grillini (in fondo il movimento Lgbt sono loro, il resto è solo un rimorchio o satelliti...) e la stampa. Tenuto conto che ambedue i soggetti sono sulla scena politica da un ventennio buono, non possiamo che considerare questo nulla di fatto con la stampa come un fallimento del loro operato. Ma il grottesco di questa storia è che la testata maggiormente colpita dagli strali di Grillini, Mancuso e compagnia cantante è un giornale da sempre amico e sensibile alle istanze dei gay. Perchè noi gay non siamo capaci di farci autocritica ed ammettere che i "colonnelli" del movimento gay di sinistra sono stati in definitiva un fallimento invece di seguirli in quello che sembra essere un baratro ideologico e politico? Sono i fatti a dirlo!
lunedì 25 agosto 2008
Malcostume. Il titolo di "onorevole" per Grillini è come i diamanti: per sempre...
Che sia stato trombato è un dato di fatto ma pare che l'ex onorevole Franco Grillini, ami dimenticarsene, spesso ma soprattutto volentieri. Infatti in un comunicato no e tre si (noi li riceviamo in redazione), ama continuare a firmarsi "Onorevole Grillini". Eccovi alcuni esempi, [1][2] [3] [4] [5] [6] ... tra cui uno di oggi ma, la letteratura è più vasta... Si sa che agli italiani piacciono i titoli dinnanzi al nome, avvocato, dottore, ingegnere, professore, ecc, conquistato magari con sacrifici e nottate a studiare, vengono poi quelli conquistati sul campo come cavaliere, commendatore, grand'ufficiale e poi presidente ed onorevoli e questio, sebbene sia passeggere come la legislatura, ti resta appiccicato addosso... Per carità un peccatuccio veniale, forse solo vanità, certamente non dimenticanza, farebbe un torto alla sua intelligenza e comunque la dice lunga su come la politica e soprattutto i palazzi del potere, possono cambiare le persone... o forse è colpa del suo ufficio stampa... Certo possiamo dire con tutta la simpatia che merita la persona, non è un Cincinnato. (Aspis)
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Continueremo ad aggiornare questo post perchè l'ex onorevole persevera
[7] [8] [9]
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domenica 24 agosto 2008
Strumentalizzazioni?. Grillini scrive a Repubblica che gli risponde duramente.
Steward morto, la sua era una famiglia normale.
Ho letto con un certo stupore la requisitoria di Francesco Merlo, nell'articolo pubblicato ieri, contro il sottoscritto e contro l'Arcigay, colpevoli di aver notato nell'immane disastro della Spanair solo la morte di due omosessuali che stavano assieme. Merlo non deve aver letto i giornali o ascoltato tutti i Tg perché in Italia si è parlato soprattutto della vittima italiana dell'incidente aereo. Per sensibilità verso i familiari abbiamo taciuto per ben 2 giorni, ma quando un grande quotidiano nazionale ha finalmente parlato in modo esplicito dello steward e del suo "compagno" abbiamo fatto notare i due pesi e le due misure usati da quasi tutta la stampa nazionale, quella "progressista" compresa. E cioè se si tratta del povero architetto ammazzato da un prostituto romeno, allora si scatena la bassa macelleria della cronaca nera: si parla di "omicidio gay", di "ambienti omosessuali", addirittura di "festini gay", tralasciando in questo caso ogni riguardo verso la famiglia della vittima. Il poveretto è stato massacrato due volte ma di questo e di altre tragedie, del "camposanto" gay (morti ammazzati, suicidi, mancata prevenzione sanitaria e via dicendo) a Merlo poco importa. E nemmeno importa il nocciolo del nostro ragionamento che non era tanto l'identità omosessuale dello steward quanto il pubblico riconoscimento dell'esistenza della sua famiglia. Si è parlato di tante vedove, di tanti vedovi, di molti figli rimasti soli, di un sacco di genitori piangenti. Si è parlato di famiglie disperate, e guarda caso erano tutte famiglie splendidamente eterosessuali. Sulla famiglia di Domenico, nemmeno una parola. Sui suoi sogni, i suoi progetti di vita, sull'impegno che lui e il suo compagno avevano profuso nel crescere insieme un figlio: nulla, silenzio. Quella era una famiglia a tutto tondo, Domenico aveva un partner e un figlio come ne abbiamo in tanti. Non davano scandalo a nessuno a Parigi, ma siccome era, a Parigi per l'appunto, una famiglia "normale" che conduceva una vita normale, allora in Italia non lo si può dire. Zitti, i gay non hanno famiglie normali, anzi, non possono nemmeno avere famiglia, ma solo "torbidi ambienti omosessuali". Non possiamo proprio accettarlo.
Franco Grillini
Presidente Gaynet*
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La risposta di Francesco Merlo
Sulla base di un assoluto diritto di proprietà dell'argomento lei continua a trarre rendita dai morti, architetti o steward che siano. Il riconoscimento dei sacrosanti diritti dei gay passa anche per la liberazione dai 'rentiers' ideologici.
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Ndr. Ma qualcuno sa cos'é sto Gaynet? L'ennesimo ordine della casta dei giornalisti e questa volta omosessuali? Esiste uno statuto? Chi sono gli associati? Si è costituito davanti asd un notaio, possiede una partita iva ed un organo direttivo? Su internet non abbiamo trovato traccia di questa fantomatica sigla. L'unico riferimento relativo a GayNet, associazione d'informazione omosessuale, è qui e pare essere "l'editore" di Gaynews, infatti cliccando su gaynet.it si finisce proprio su Gaynews. Nient'altro. Insomma, ancora una volta poca trasparenza, tanta nebbia in val Padana... . Ognuno è libero di pensare ciò che vuole e come vuole... anche male. E per favore non tirateci in ballo, noi siamo un blog, non una testata giornalistica registrata in tribunale. Ecco perchè chiediamo conto.
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sabato 23 agosto 2008
Arcigay vs Repubblica. Imbarazzante autodifesa di Mancuso. Il solito vittimismo per nascondere dei fallimenti?
ARCIGAY: REPUBBLICA PRENDE FISCHI PER FIASCHI.
Dura presa di posizione di Arcigay sull'editoriale di Repubblica. Vergognoso attacco ad Arcigay e a Franco Grillini sulla morte di Domenico Riso.
Siamo sinceri, un attacco alla nostra associazione così violento e al contempo arrampicato sugli specchi da parte di la Repubblica a firma di Francesco Merlo, non ce lo saremmo mai aspettati. Non tanto per l'astio che trapela nei nostri confronti, quanto per l'argomentazione populistica e confusa che stravolge completamente la realtà dei fatti e le nostre intenzioni. Certo - se la cultura progressista e liberale italiana di cui almeno teoricamente l'importante quotidiano si fa paladino mette in campo un'autodifesa di questo livello non si può che ritenerlo emblematico dell'arretratezza in cui sono sprofondati la politica, la cultura, il giornalismo italiano.
Da giorni la Repubblica definisce la tragica distruzione di un'intera famiglia omosessuale in quell'incidente, perita assieme a tante altre famiglie simili e diverse, come "la dimensione intima e privata dello steward italiano morto insieme ad un amico". L'omissione del vero rapporto tra quelle persone che oramai non ci sono più e la negazione di dare al loro affetto il nome che merita è riproposta con fredda ostentazione. Per sostenerla, proprio Merlo riduce gli affetti alla solita cantilena del non si fruga dentro le lenzuola di nessuno, accusando di ossessione chi da anni chiede invano proprio il riconoscimento della dimensione che vada al di là della sessualità, che effettivamente di fronte alla morte – ma anche di fronte ai problemi ed alla discriminazioni della vita quotidiana - diventa un dettaglio ininfluente.
Caro Merlo, sarebbe stato sufficiente verificare i fatti, avere pietà anche di quell'amore distrutto, fra le centinaia squartati da quelle lamiere, e parlare dell'unica vittima italiana proprio nei termini in cui stavano i fatti della sua vita. Invece si è praticata consapevole censura, perché quella famiglia non doveva esistere! Il resto delle affermazioni contenute nell'editoriale sono solamente una sequela d'insulti al ruolo e all'azione della più grande associazione nazionale gay e lesbica. La triste realtà è che il grande giornale non accetta una critica che coinvolge l'intero sistema di comunicazione italiana, che appena può cancella la cittadinanza e gli amori omosessuali perché li ritiene, come ci ricorda appunto Merlo, pura pratica sessuale a cui si nega sistematicamente il riconoscimento dell'affetto e della vita vissuta e a volte purtroppo spezzata insieme.
Respingiamo al mittente di aver strumentalizzato la morte di Domenico, e soprattutto di non aver voluto vedere l'immensità del dramma che ha colpito oltre 150 persone. Esprimiamo infine la nostra piena solidarietà a Franco Grillini, già presidente di Arcigay, che è volgarmente attaccato nell'editoriale, quasi come capro espiatorio di un comunicato, sottoscritto da molti leader gay e lesbiche italiane. Il cripto leghismo paventato nell'editoriale sta proprio nel negare che in questo stupendo e maledetto paese c'è ancora a sinistra l'idea che i gay e le lesbiche debbano vivere il loro orientamento sessuale in privato, non lamentarsi del fatto di essere considerati dei fantasmi sociali, la cui esistenza e realtà di vita viene taciuta nel nome di una eleganza di cui Merlo parla, ma di cui nelle sue parole non si trova traccia.
Aurelio Mancuso
Presidente nazionale Arcigay
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La morte di Domenico Riso. Arcigay, Grillini, Benedino e Concia, i blogger non sono d'accordo con loro.
Outing post mortem.
(Tom) Riguardo alla faccenda dello steward morto sull’aereo a Madrid, sono completamente d’accordo con quello che scrive Francesco Merlo oggi su Repubblica, in questo pezzo in cui ne dice quattro all’Arcigay e a Franco Grillini.
L’unico motivo per cui i media da due giorni stanno parlando di Domenico Riso è perché è stato il solo italiano a morire su quell’aereo. Probabilmente era gay. E allora? Cambia qualcosa saperlo? E se i familari di Riso non volessero rendere pubbliche le sue preferenze sessuali, non ne hanno il diritto? E soprattutto, l’omofobia che diavolo c’azzecca?
In Italia ci sono tantissimi personaggi ben più noti del povero Riso che non vogliono dichiararsi, anche se poi praticamente “lo sanno tutti”. Perché accanirsi proprio in questo caso, e sventolare bandiere arcobaleno a sproposito? Arcigay non ha ben altri esempi di reale omofobia per cui indignarsi, e magari cercare anche di fare qualcosa in più per far passare uno straccio di legge a tutela degli omosessuali, di cui in questo Paese siamo tuttora vergognosamente privi?
O forse con la nostra morbosa curiosità per il privato delle persone stiamo arrivando a giustificare l’outing forzato, per giunta post mortem?
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13:49:00
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venerdì 22 agosto 2008
"Facciamo breccia" chiede l'oscuramento di Gaynews.
No alle censura del pm: "diritto di critica e di libera manifestazione del pensiero".
(Ansa) C'e' uno strascico legale, tutto interno al movimento omosessuale, del Gay pride di Bologna del 28 luglio.
All'origine della vicenda, c'e' la tentata incursione (non autorizzata) di Graziella Bertozzo, militante del coordinamento 'Fare breccia', sul palco del Gay Pride. La militante venne portata in Questura e denunciata per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Secondo gli organizzatori Bertozzo aveva 'assunto atteggiamenti pesantemente offensivi e fisicamente violenti costringendo una delle volontarie a richiedere il supporto delle forze dell'ordine'. 'Facciamo Breccia' aveva replicato sottolineando che 'non si era mai vista la polizia legittimata sul palco di un pride: il concetto di 'sicurezza' messo in opera e' risultato un'azione violentemente repressiva e diffamatoria contro un'attivista riconosciuta da tutte e tutti'.
Ora Bertozzo, insieme ad altre due persone, ha presentato querela nei confronti di alcuni esponenti del mondo gay che erano intervenuti sull'episodio, tra cui Franco Grillini, e anche contro un quotidiano. Inoltre ha richiesto di oscurare alcuni siti, tra cui gaynews.it e gay.it, ma il Pm Luigi Perisco, che in questi giorni regge la Procura di Bologna, ha respinto l'istanza. Nel provvedimento Persico ricorda che all'origine ci fu una pubblica manifestazione che desto' l'interesse della pubblica opinione. Il magistrato si e' rifatto al diritto di critica e di libera manifestazione del pensiero sottolineato che il sequestro dei siti sarebbe limitativo di un aspetto che attiene alla essenza stessa della democrazia.
Il Pm ha poi trasmesso la vicenda al Gip, che avra' l'ultima parola sulla richiesta di sequestro.
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Ndr. La libertà di stampa, pensiero, espressione ed opinione sono sancite dalla costituzione della Repubblica. Sono i valori fondanti della libertà dell'individuo ed ogni censura dev'essere bandita anche se non si è d'accordo sulle opinioni e critiche. Il contrario è solo una forma di fascismo, a volte cammuffata da ideologie che si rifanno a valori della sinistra.
A Gaynews ed a Gay.it la nostra totale ed incondizionata solidarietà con la speranza che la frattura creatasi in seno alle organizzazioni Glbt, possa essere presto risolta con la buona volontà di tutti. La Redazione.
Il caso dello steward morto. Le strumentalizzazioni di Franco Grillini.
(Dire) Parla di "ipocrisia dei mezzi di comunicazione" Franco Grillini, riferendosi all'omissione che tutti i telegiornali delle televisioni pubbliche e private italiane hanno operato riguardo al fatto che Domenico Riso, lo steward italiano morto nell'incidente aereo in Spagna, fosse il compagno e convivente (notizia confermata dal cugino di Riso, che ha detto che i tre "costituivano un nucleo familiare vero e proprio nella loro casa di Parigi"), e non un semplice amico, di Pierrick Charilas, in viaggio con lui e con il figlioletto di tre anni Ethan, vittime anch'essi del disastro aereo. "Mentre infatti negli stessi casi, quando si parla di eterosessuali si dice esplicitamente 'e' mancata una famiglia', in questo caso- accusa il presidente di Gaynet- ci si e' arrampicati sugli specchi utilizzando eufemismi di varia natura, per non dire che anche in questo caso e' venuta meno una famiglia vera e propria. Ben diverso e' stato il trattamento quando si e' parlato dall'architetto romano ucciso da un romeno. Li' non ci sono state remore a parlare della sua omosessualita'".
Conclude Grillini: "D'altra parte siamo in Italia, Paese che ha fatto dell'ipocrisia una filosofia nazionale.".
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Ndr. Non strumentalizziamo i morti facendo finta di moralizzare i media per avere visibilità. Le avvisaglie della strumentalizzazione si sono giù avute ieri (e non da Grillini). A nessuno viene in mente che Domenico e Pierrick probabilmente volevano tenere riservato (riservato, non nascosto, si badi bene) il loro rapporto. Perchè sputtanarli con questa polemica? Che tristezza.
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domenica 10 agosto 2008
Rieccolo... Franco Grillini: Il 10% dei parlamentari è gay.
(Queerblog) Franco Grillini ogni tanto se ne esce con le statistiche, come in un’intervista rilasciata ad Affaritaliani.it
“Certo che tra i parlamentari ci sono molti omosessuali. Sì, anche in questa legislatura. Sono tutti quelli della scorsa, tranne ovviamente quelli legati alla Sinistra Arcobaleno che non ci sono più. E non c’è alcun dubbio che ce ne siano anche tra i nuovi eletti. La percentuale è leggermente sopra la media nazionale, che è attorno al 5-6%. Secondo me tra i parlamentari si arriva tranquillamente al 10% di gay”.
E ancora:
“Un omosessuale quando non ha famiglia può fare carriera politica molto più rapidamente di un altro; ed era questa la condizione dei vecchi Dc. Tutti, da Giovanardi a Cossiga, dicono che gli omosessuali della vecchia Dc erano pazzi. Sono tanti… ma i nomi non si fanno”.
Quindi conclude:
“Ci sono in tutti i gruppi, compreso l’Udc. E il gruppo che ne ha di più in percentuale è il Popolo della Libertà”.
Già in un precedente sondaggio avevamo chiesto se Grillini dovesse fare i nomi di tali politici che di fatto ci condizionano la vita con il non-legiferare a favore dei nostri diritti. I risultati del sondaggio sono i seguenti:

E questa dichiarazione fa il paio con quella rilasciata tempo fa dalla Concia.Sphere: Related Content
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venerdì 8 agosto 2008
I socialisti scaricano Grillini.
(La Repubblica) I Socialisti ‘azzerano’ la candidatura di Franco Grillini a sindaco («è un’autocandidatura») e tornano alla carica del Pd per chiedere non solo primarie di coalizione, ma aperte anche ai non iscritti ai partiti. E’ questa la linea tracciata dal neosegretario nazionale, Riccardo Nencini, nell’incontro con i nuovi vertici locali del Partito socialista alla festa dell’Avanti in corso in città.
GRILLINI giudica «scorretto» l’affondo di Nencini, annuncia le dimissioni da tutte le cariche «nazionali e locali», minaccia di lasciare il partito «nei prossimi mesi» e contesta la sua presunta «autocandidatura»: «Era stata decisa dal partito con Enrico Boselli. Evidentemente è un intralcio ai rapporti di subalternità con il Pd». Nencini precisa che saranno gli organi dirigenti bolognesi del Ps a decidere «se presentare un candidato e, se sì, se sarà o meno Grillini».
venerdì 1 agosto 2008
Chi li ha visti? Che fine han fatto i politici trombati? Da dove ricavano il nuovo stipendio?
Erano ministri e segretari, potenti e onnipresenti in tv. La disfatta della sinistra li ha travolti. Ora fanno i nonni, si danno al pilates o ai libri. Senza più uffici né auto blu.
(Marco Damilano e Denise Pardo - L'Espresso) Di questi tempi l'isteria rossa ha un sintomo, lo scatolone da trasloco, e un nome, la sindrome Besancenot, dal nome di Olivier, mesto trotzkista francese, politico quando ci sono le elezioni, postino, quando regolarmente le perde. Prima di Chianciano, regolamento dei conti rifondaroli, Paolo Ferrero stava già sviluppando gli anticorpi del morbo. Poi la salvezza: l'elezione a segretario di un partito a pezzi come il cofano della sua Mercedes, comprata di terza mano e a rate (ovvio), divelto dopo un corpo a corpo con un palo sulla strada del Festival dell'economia di Trento.
Così ora, Ferrero, che a Roma abita con tre compagni e una compagna, nel senso di fidanzata, in un appartamento simil casa del popolo, ha il ruolo. La scampa lui. Ma la sindrome si abbatte su Franco Giordano. Ecco l'ennesima vittima. Ad aprile, aveva perso il seggio da deputato come tutto il politburo della sinistra radical-arcobaleno. A maggio, l'altra mazzata: dimissioni da segretario di partito. Adesso, l'apocalisse, l'addio ai benefit della falce e martello che aveva mantenuto nonostante la perdita dell'amata carica: la segretaria, l'addetto stampa, il portaborse, la macchina (l'unica del partito) con autista, il compagno della vigilanza, la mazzetta dei giornali ad personam. E, ora l'odiato Ferrero installato nella nobile poltrona. Perdipiù con una pregevole opera di Mario Schifano alle spalle. E lui, Giordano, a spasso come un co.co.co. a curare l'orto di Massa Martana. Il cataclisma berlusconiano e veltroniano delle elezioni continua a farsi sentire. È il neo liberismo applicato al Parlamento, un fenomeno mai visto in Italia prima, dove la politica assicurava il posto fisso. Il 13 aprile ha spazzato via tutto. Nessun protezionismo, nessuna cassa integrazione, ma invece una massa di precari messi in mobilità dagli elettori e dai loro partiti, sottratti alla catena di montaggio dei pastoni dei tg, dei take d'agenzia, e degli estenuanti turni notturni da Bruno Vespa.
Ai giardinetti, ai giardinetti! Vincenzo Visco, ex Dracula delle tasse, si dedica intensamente ai suoi addominali. Dai 740 ai muscoli alla Rocco Siffredi: tutti i giorni a fare Pilates, la ginnastica Usa, con la sua personal trainer su e giù sull'apposita panca. Dopo anni di potere ininterrotto, Palazzo Chigi, Authority, Viminale, Giuliano Amato si è fatto mettere la linea veloce di Internet nel posto che ha meno frequentato negli ultimi decenni: casa sua. Al Tennis club di Orbetello, fino ad aprile, nei week end era impossibile trovare un campo libero per palleggiare vicino al ministro dell'Interno, nota racchetta. Ora, per le prenotazioni non c'è più nessun problema. Amato c'è sempre. Ma adesso è soltanto il presidente onorario del circolo.
Oliviero Diliberto i voti non li ha persi. Solo che a votarlo mica sono gli italiani. Ma gli studenti del suo corso di diritto romano all'università di Roma, lezioni e udienze ogni lunedì e venerdì "Sono al terzo posto nella hit parade dell'indice di gradimento di tutta la facoltà", si pavoneggia lui, beato chi si accontenta.
A Ceppaloni, invece, l'anticamera di Clemente Mastella è vuota come un night di giorno. L'uomo che ha mandato tutto il governo di centro sinistra a casa, sverna nella villa avita, macina vasche nella piscina a forma di vongola e si è messo a dieta. Con un metro professionale da sarto, misura compiaciuto il dimagrimento del prosperoso collo, si confronta con la fedele colf e rilascia amene dichiarazioni sul cinguettio degli uccellini. Nella giornata dei desaparecidos della politica, è calato un silenzio che è un urlo di dolore. Una mortificazione. Quella che notarono mille anni prima, gli imberbi Pier Ferdinando Casini e Marco Follini ricevuti dal dinosauro doroteo Mariano Rumor. "Hai visto? Ci ha dedicato un'ora" gongolava Follini. E Casini, già allora ben più smagato: " Deve essere al punto più basso. Il telefono non ha mai squillato".
Cosa non si fa pur di restare a galla Un libro, un'autobiografia, un pamphlet. Franco Grillini, leader del movimento gay, ne sta preparando uno sui suoi sette anni in Parlamento ("echeggiando i 'Sette anni in Tibet' del mio adorato Brad Pitt"). Intanto gira l'Italia a presentare quello appena uscito: 'Ecce omo'. Gli manca il seggio. Ma non la fantasia per affrontare la giornata. Dirige il giornale telematico 'Gay news'. Vuole rilanciare l'associazione giornalisti gay. Riaprire la gay tv, mentre si fa vedere in Parlamento come lobbista, inutile specificare per chi. Soprattutto, ha presieduto la giuria Mister Gay Italia 2008, dove Mister Bergamo ha stracciato Mister Veneto e Mister Pegaso alla presenza, avvisa il sito grillinesco, di un'autorità internazionale. Nientepopodimeno che Morten Ruda, presidente di mister Gay Europa. Quanto di meglio per presentarsi tra dieci mesi come candidato sindaco di Bologna contro Sergio Cofferati.
In quanto a iniziative di peso, Willer Bordon, mica è da meno. Con bandana rossa al collo, ammicca sexy dal suo eccitante sito. C'è la Willer newsletter, avvincente. C'è Willer Bordonanche Willer su YouTube, per chi avesse bisogno di altre dosi. In carne e ossa, gira l'Italia. Per presentare un libro? Macché. Willer è un tipo molto più sofisticato. Ha scritto una prefazione. Neanche da solo. Ma a quattro mani con la forzista Gabriella Carlucci. Per inciso, il libro l'hanno partorito altri. Titolo evocativo: 'Il mercante e l'artista', (e chissà chi è l'artista della coppia) sulla fondamentale tax shelter per il cinema. Ma è solo un assaggio, aspettando il Willer evento previsto per l'autunno. L'astuzia massima. La straordinaria abilità, acquistata in vent'anni di piroette politiche, dell'omelette rivoltata. In192 pagine Bordon spiega 'Perché sono uscito dalla casta'. Chi? Bordon? Certo." In un Parlamento che non fa il suo lavoro non si può restare. Per fare politica occorre uscire dalla politica, questa è la mia scelta di vita". Ma non è stata la politica a mollare lui?
Faccio alla Gore In realtà, i neo precari dovrebbero pensare in grande. Fare il salto, iscriversi almeno al British council. E studiare da Al Gore, trombato alle presidenziali del 2000 contro George W. Bush, sfigato in politica, capace di trasformare la disfatta in un conto miliardario nobilitato persino dal premio Nobel e dall'aura di guardiano della Terra. Cosa c'è di meglio che costruire una fondazione, un think tank, un pensatoio, insomma un posto dove andare la mattina e un qualcosa da scrivere su un biglietto da visita? Molto democratic, oltretutto. E compassionevole. È la formula Prodi che il Professore sta portando nella sua 'Fondazione per la pace e la cooperazione fra i popoli', ambizioso progetto che lo piazza nel club degli statisti senza trono, i Blair, gli Chirac tutti costretti a ingolfare le agende di vertici dei paesi africani e indù dopo anni felici a gestire il potere.
Ora bisogna gestire la fase desaparecido, il terribile pericolo della dissolvenza. E soprattutto il rischio che il 9 agosto, giorno del compleanno dell'ex premier, il castello di famiglia di Bebbio, da anni pellegrinaggio di cronisti e clientes, e del clan parentale al completo, oltre un centinaio, costretto a omaggiare Romano il Grande, mostri invece del solito pienone, vistose e desolanti defaillance. Intanto, annunciato da un inquietante count down da Cape Canaveral su Internet in inglese, sì, in inglese ("2 days, 20 hours, 30 minutes, 11 seconds") è appena decollata la fondazione Università Verde dell'ecocreatura, ex ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio in combutta con Gianfranco Amendola. Un'iniziativa di cui effettivamente il paese sentiva la mancanza. Al Pecoraro, il Gore di Salerno, felice come un pomodoro biologico fino al giorno della sconfitta, ora ha una nuova gravità. Camicia bianca, volto preoccupato, lancia l'allarme clima, la fondazione e anche la tv sat: "Bisogna costruire l'humus culturale per rigenerare l'ambiente e salvare il pianeta". Traduzione dal pecorarese: "Aiuto, rischio l'estinzione, riportatemi nel mio habitat: Montecitorio e Porta a porta".
Il fuorisede rosso Almeno Pecoraro è riuscito a far eleggere alla guida dei Verdi Grazia Francescato, la sua candidata. Fausto Bertinotti invece è virtualmente senza partito dopo l'elezione di Ferrero. Di più. Senza neanche una stanza in viale del Policlinico, sede di Rifondazione, al pari di Giordano, e dei suoi fedelissimi Gennaro Migliore, Alfonso Gianni. Per carità, una fondazione ce l'ha pure lui, almeno fino alla fine della legislatura. Quella della Camera che gli spetta come ex presidente. Quasi una beffa della sorte per l'ex sindacalista, l'amico del sub comandante Marcos e di Chávez, seduto ora su una poltrona da Bucciarelli Ducci. Intanto, Craxi fa la fondazione Craxi. Bobo non perde tempo e valorizza ancora una volta il marchio. Dopo aver annunciato che la suddetta nascerà in autunno e porterà il nome del capostipite Bettino, l'ex sottosegretario agli Esteri del governo Prodi è volato da mamma ad Hammamet. Non senza aver rilasciato ai giornali pirotecniche dichiarazioni che soprattutto grazie a lui: 1) l'Italia è stata riammessa nel Consiglio di sicurezza dell'Onu; 2) ha ottenuto la moratoria sulla pena di morte; 3) Milano si è presa l'Expo. E anche che molte aziende sarebbero ghiotte di avere una sua consulenza. L'agenzia di viaggi 'Socialisti disoccupati nel mondo' ha avuto il suo bel da fare. Lui in Tunisia. Enrico Boselli, il segretario che passerà alla storia per aver condotto i socialisti alla scomparsa dal Parlamento, in Messico, tra Acapulco e lo Yucatan. Un lungo tour, dopo mesi passati a ciondolare in tuta con la borsa della palestra a Piazza Euclide a Roma, nel cuore del quartiere Parioli. E il partito o quel che ne resta? Ufficialmente nelle mani del neo segretario Riccardo Nencini, in realtà è pilotato da Gavino Angius. Travestito da amorevole nonno con secchiello e paletta sulle coste sarde a giocare con le nipotine, o nei parchi romani a spingere l'altalena, l'ex capogruppo al Senato dei Ds, un tempo polifonico dichiaratore analogico, digitale e satellitare, coltiva il progetto di traghettare i socialisti nel partito democratico in vista delle elezioni europee. Per dare man forte all'amico di sempre: Massimo D'Alema.
L'ultima spiaggia Giardinetto per giardinetto, l'europarlamento almeno è un parco dignitoso. Ma per i desaparecidos è soprattutto l'ultima spiaggia. L'ultima scialuppa per scappare dalla vita da pensionato sia pure di lusso: saranno fuori dal potere, ma il conto in banca non è certo rosso, con vitalizi che variano dai tremila ai diecimila euro al mese. E con i partiti che continuano indisturbati a intascare rimborsi elettorali milionari fino al 2011 e al 2013. Spiccioli, si fa per dire, da investire l'anno prossimo alle europee. Si parla d'Europa ma si combatte in Irpinia. Tutti ad aspettare l'8 agosto, giorno di gaudio e notte di San Ciriaco. Già si preparano i doni, caciocavalli sopraffini, bottiglie del vino Don Ciriaco, mazzi di carte personalizzati per le amate partite a tresette. Quel giorno come da tradizione, come se il tempo fosse pietrificato, l'ottantenne De Mita dopo la cena spiega agli indigeni adoranti la stagione che verrà.
Questa è la prima volta dal 1963 che è fuori dal Parlamento. Dallo schiaffo del loft, non si è più visto in Transatlantico. Si è ritirato nel feudo di Nusco, ma non è stato con le mani in mano. Desaparecido sì, ma non fesso. Le giornate le trascorre curando il 'territorio': asl, comunità montane, l'acquedotto dell'Alto calore. Come un giovane disobbediente, ha fatto saltare la giunta provinciale di Avellino. E un bel pezzo di Pd campano, a partire dal capogruppo regionale Mario Sena, aspetta un suo cenno ora che è passato all'Udc. Un attivismo che tra un cinguettio e l'altro, tiene Mastella con il fiato sospeso. Ha annunciato che è pronto con il partito di Casini a rientrare in politica da soldato semplice a Bruxelles. Però dannazione, tra lui e il seggio europeo, la storia ha infilato il suo antico maestro. La cosa sta in mano a Ciriaco che deve decidere se candidarsi lui o fare finalmente il bel gesto da padre nobile e consegnare lo scettro del comando a un delfino. Se dopo anni di incomprensioni e litigi, fosse Clemente sarebbe un finale strappacore. Una happy end e un segno di speranza per la lunga schiera del neo precariato del potere politico, anime in pena finite nel purgatorio di giardinetti, blog e traslocatori.
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lunedì 7 luglio 2008
I gay post fascisti si chiedono che c'entrano i rom con i gaypride?
(...) Un esempio? Quest’anno dal palco del gay pride si è parlato anche dei diritti dei rom… che c’entrano i rom con la causa gay? Conseguenza: gli omosessuali che non seguono la linea ufficiale del movimento gay sui diritti dei rom si dissociano e non militano con il movimento. (...) Enrico Oliari
(La redazione) E' veramente sconcertante leggere ancora frasi del genere e in sovrapprezzo da chi strombazza la sua omosessualità in ogni dove e appena può. Questa frase fa parte di ciò che l'Oliari chiama "editoriale" ma che somiglia più ad un "panettone" dato l'alto numero di ingredienti adoperati per confezionarlo. Gli ingredienti-argomenti utilizzati alla rinfusa sono i più disparati e confusi tali da lasciare il lettore perplesso con una smorfia sul volto. Bho?
Da parte di post-fascisti (e oggi sedicenti gay e lesbiche di centrodestra ma anche gay liberali di centrodestra, un'etichetta dove, tanto per non sbagliare ci mettono dentro di tutto...) , a settant'anni esatti dall'entrata in vigore delle leggi razziali del '38, scrivere cose del genere significa una sola cosa: essere rimasti con il cervello, la mentalità ed i metodi al 1938 e tentare di imbrigliare in una sorta di ghettizzante, chiusa ed esclusiva ideologia gay gli omosessuali di oggi.
Proprio nel '38 dopo la storica visita di Hitler a Roma, il duce del fascismo decise, motu proprio, che anche l'Italia doveva fare piazza pulita degli ebrei. Il clima dell'epoca è reso in modo magistrale dal film "Una giornata particolare" dove un Mastroanni gay è in attesa di essere "deportato" al confino fascista. Perseguitati anch'essi dal macho fascismo al pari degli ebrei. Un film che molti chiedono si faccia vedere nelle scuole ed a cui ci associamo. E' forse il segno più appariscente che un certo nucleo di postfascisti non è ancora pronto per una democrazia completa qual'è l'Italia, e a leggere certe frasi pare di si...
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E ancora una volta quello slogan urlato da Bologna a Biella, da Roma a Catania e prossimamente a Pozzallo: "Meglio froci che fascisti" fu più attuale e deve rimbombare in modo ossessionante nelle orecchie dell'Oliari, Ministro "penombra" del governo Mussolini del 2008.
M quello che maggiormente turba della frase dell'Oliari è (...) "gli omosessuali che non seguono la linea ufficiale del movimento gay sui diritti dei rom si dissociano e non militano con il movimento."(...)
Non ho letto da nessuna parte di omosessuali dissociatisi perchè oltre ai loro diritti si manifesta anche per i diritti di altre minoranze, anzi... E non occorre essere di sinistra per manifestare a favore delle minoranze, occorre solo avere qualche grano di buonsesenso e sale nella zucca...
Fra i valori glbt c'è anche la solidarietà, evidentemente un valore che non fa parte della paccottiglia ideologica della destra.
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E' chiaro a questo punto che l'Oliari si riferisce ad altri movimenti in altri stati perchè quello di cui scrive, in Italia non è mai successo e probabilmente mai succederà, se poi per rodimenti personali si riferisce al suo "manipolo" di gay post-fascisti sono affari suoi.
Un secondo punto riguarda poi Franco Grillini, tirato in ballo sempre dall'Oliari e si badi bene, solo dall'Oliari:
(...)"mi riferisco a segnali palesi Franco Grillini, che non è un signor nessuno, non ha parlato dal palco del gay pride della sua città, né era in scaletta la presentazione del suo libro, cosa che ha fatto in modo autonomo presso una libreria."(...)
Se Grillini ha rimostranze da fare agli organizzatori del pride bolognese, le faccia pubblicamente, non lasci che in un momento così delicato e difficile per il mondo Glbt, diventino "sassate strumentali" da parte della destra. E' grottesco che un ex onorevole della Repubblica sia difeso da avvocati così maldestri. Probabilmente abbiamo fatto demagogia in questo articolo ma è sempre bene mettere dei paletti.
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venerdì 4 luglio 2008
La risposta di un cieco Grillini alle critiche di Barbagli sulle sconfitte del movimento.
Per Barbagli la rottura del rapporto con i partiti e la mancata approvazione delle leggi sui diritti rappreesentano una disfatta del movimento.
(Franco Grillini - Il domani di Bologna) Ogni anno in tutto il mondo dove esistono regimi democratici si tengono, nelle capitali e spesso anche nelle città minori, le manifestazioni del gay pride, poi ribattezzate semplicemente “pride” per consentire a chiunque vi partecipi di riconoscersi in quella che di fatto rappresenta dappertutto la principale manifestazione per i diritti, per le libertà, per la laicità dello Stato. La più imponente di queste manifestazioni è ormai senza dubbio quella di San Paolo del Brasile, dove in tre giorni di corteo ininterrotti hanno sfilato cinque milioni di persone, segno del clamoroso cambiamento che ha interessato negli ultimi decenni tutta l’area dell’America Latina. Anche in Italia le manifestazioni del pride sono andate via via crescendo, in termini numerici e di importanza politica, a partire da quell’eroico migliaio che il 28 giugno 1982 manifestò per le vie di Bologna arrivando a Porta Saragozza per inaugurare il primo “Centro di cultura omosessuale” dato in affitto da una amministrazione pubblica, fino alla manifestazione di Roma del 1994 voluta dal congresso dell’Arcigay di Riccione e che per la prima volta in Italia diede vita ad un pride di massa.
Da allora di strada ne è stata fatta moltissima e Marzio Barbagli ha perfettamente ragione quando dice che il movimento omosessuale ha “sfondato nella società”, perché non solo siamo riusciti a fare anche in Italia grandi manifestazioni di massa (dal world pride ai pride regionali come quelli di Padova e di Bari, per finire alla gigantesca manifestazione di un anno fa in risposta al family day) ma, quel che più conta, siamo riusciti a garantire a molte decine di migliaia di persone in tutto il paese una vita migliore, spesso anche un’integrazione serena e soprattutto quella “visibilità” che ha cancellato definitivamente secoli di omertà e di doppia vita. Mi convince invece assai di meno il ragionamento dell’amico Barbagli (autore insieme a Colombo del fondamentale testo “Omosessuali moderni”, il Mulino) sulla presunta sconfitta politica del movimento omosessuale per il quale sarebbe addirittura “annullato” il suo potere politico. È vero che si è ridotta drasticamente la rappresentanza parlamentare diretta del movimento Lgbt italiano in parlamento, la quale, però, rappresentava nella scorsa legislatura un caso quasi unico in Europa: in genere ad essere eletti nei parlamenti non sono i rappresentanti del movimento ma le lesbiche e gli omosessuali dei partiti. In realtà, quello che è venuto meno dopo lo tzunami elettorale non è soltanto la rappresentanza della sinistra alla Camera e al Senato, ma, con la fine dei partiti tradizionali della sinistra italiana, è venuta meno anche la rappresentanza del mondo laico, nel suo insieme. Se si esclude infatti l’opera benemerita della pattuglia radicale, le forze parlamentari del centro-sinistra rappresentano di fatto forze politiche neodemocristiane o comunque più di centro che di sinistra, per stessa ammissione dei loro leader. Pertanto il problema non esiste ovviamente solo tra gli omosessuali ma è comune ad una fetta assai rilevante di popolazione, che non condivide una politica sotto scacco della gerarchia, ma che non riesce ad essere efficacemente rappresentata nell’attuale parlamento.
In realtà, il movimento Lgbt italiano conserva una fortissima influenza politica e quindi anche un altrettanto rilevante ruolo politico, per diverse ragioni. La prima sta nella sua capacità di mobilitazione che appare assai rilevante, anche nella tornata dei ben cinque gay pride italiani di giugno che hanno già visto la presenza alle manifestazioni di centinaia di migliaia di persone, mentre anche il pride di Bologna si preannuncia imponente. Segno del permanere, nella società e nella politica, di un conflitto che è ben lungi dall’essere risolto. Si pensi ad esempio all’enorme ruolo politico avuto da quel milione di persone che un anno fa ha sfilato per oltre otto ore per le vie della capitale in risposta al family day, family day che, nelle intenzioni degli organizzatori, aveva il compito non solo di bloccare il disegno di legge governativo sui Dico (per altro già deceduto in culla) ma, soprattutto, di rappresentare la base per la costruzione del ruiniano “partito di Dio”, che doveva riunificare tutte le anime del cattolicesimo politico per ricostruire in Italia una grande democrazia cristiana, sogno e nostalgia senile della nostra gerarchia vaticana. È bastata quell’imponente manifestazione per cancellare questo progetto, e il mesto pensionamento del suo ideatore Ruini, avvenuto qualche giorno fa, rappresenta il suggello definitivo alla sconfitta di una grande progetto politico a causa e per merito del movimento Lgbt italiano.
La seconda ragione per cui il movimento Lgbt italiano conserva un forte ruolo politico sta nella sua ragion d’essere, e cioè nella battaglia per i diritti e le libertà. Proprio in questo giorno mi è capitato di essere al centro di una polemica con “ringhio” Gattuso, a proposito della sua definizione dei matrimoni gay spagnoli come “scandalo” in occasione della partita Italia-Spagna. Si è visto come è andata a finire: non solo l’Italia è stata battuta a calcio, ma praticamente tutti gli indicatori economici e sociali ci danno ormai indietro rispetto alla Spagna di Zapatero. È appena il caso di dire che mentre “ringhio” faceva le sue battute tradizional-machiste, tra i diecimila tifosi spagnoli che hanno seguito la partita di calcio era stato ammesso ufficialmente un gruppo di tifosi gay, che ha seguito la partita nello stadio di Vienna. Il caso Spagna dimostra la superiorità politica, sociale ed economica, di un modello, quello libertario spagnolo, sul tradizionalismo clericale che domina il nostro paese e che rappresenta uno dei principali fattori di freno del suo sviluppo. È evidente, quindi, che il ruolo politico del movimento Lgbt italiano da questo punto di vista diventa molto rilevante, perché era e continua ad essere uno dei pochi movimenti politici capace di mobilitazione e di presenza costante sul territorio, ma soprattutto perché è, nei fatti, un importantissimo elemento della necessaria modernizzazione del Paese.
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Ndr. La risposta data da Grillini a Barbagli, che è forse il maggiore studioso del movimento gay e delle sue problematiche, è a dir poco grottesca. Con posizioni come queste, per quanti anni la sinistra sarà costretta a perdere? Ma soprattutto quanti anni ancora i gay dovranno attendere a veder riconosciuti i loro diritti con esponenti "ciechi" come l'ex on.le Franco Grillini che vede un movimento (quale?) in forma e che, secondo lui, sarebbe addirittura riuscito ad evitare il ripetersi del family day. Meno male che almeno questo l'han mandato a casa. (Apis)
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Esercito e gay. Grillini a Giovanardi: "Vero dramma nazionale è cultura maschilista". E la Concia fa doppioni.
(Apcom) "Giovanardi mette sullo stesso piano, per quanto riguarda l'esercito italiano, un presunto esibizionismo omosessuale, con l'essere "puttanieri" degli eterosessuali". Lo afferma Franco Grillini della Costituente socialista.
"Francamente i termini non sono questi, perché, se c'è un problema nell'esercito italiano, non è certamente il presunto esibizionismo omosex, che, onestamente, non abbiamo mai visto - continua Grillini -. Il problema dell'esercito è un altro e cioè la permanenza di un fortissimo macismo, e di un altrettanto fortissimo maschilismo, con ciò che ne consegue per una libera convivenza nelle strutture militari di donne e omosessuali". "Sarebbe bene, da parte dello Stato e dei ministri, rendersi conto che molto più della presunta ostentazione gay, il vero dramma nazionale - conclude Grillini - è il permanere di quella cultura del maschilismo che sta alla base delle violenze tanto nell'esercito, quanto in qualunque altro luogo, famiglia compresa".
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Paola Concia (Pd): Bene Giovanardi, politicamente corretto su esercito.
"Ma omosessuali subiscono violenze e vessazioni".
(Apcom) "Apprezzo lo sforzo dell'On. Giovanardi di essere politicamente corretto: questo aiuta a portare il dialogo sul binario del rispetto". Lo afferma Anna Paola Concia, deputata Pd, commentando le considerazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sulla presenza dei gay nelle forze armate.
"Tuttavia, devo ricordare che gli omosessuali, che peraltro sono da sempre nelle forze armate, subiscono nelle caserme - afferma l'esponente democratica - il nonnismo omofobo e continue violenze e vessazioni. Anche a questo proposito - conclude Concia - serve dunque un ulteriore sforzo affinchè si giunga all'accettazione dell'altro e alla integrazione delle diversità".
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Ndr. Ormai questi due corrono a chi arriva primo a far pubblicare il proprio comunicato dalle agenzie.
domenica 29 giugno 2008
Ottimo il PD sul Gay Pride.
(Kalash) Finalmente, l'identità del PD comincia a vedersi, e questo va tutto a giovamento del dibattito politico.
Ancora una volta, il Gay Pride è stato preso dai suoi organizzatori non tanto come un evento volto a discutere di un problema effettivo, ma come un'occasione per sparare a zero sul PD e su chiunque non sposi la piattaforma politica dell'Arcigay e del Mario Mieli.
Se i partiti della sinistra extraparlamentare (quella che è rimasta fuori, punita severamente dagli elettori e ormai degna di percentuali minime nella loro considerazione) hanno tutti acriticamente aderito, compresa l'Italia dei Valori spinta dalla neocomponente girotondina, il PD ha mostrato un comportamento molto maturo.
Non si è piegato ai ricatti (neppure a quello, viscido, di Mancuso che ha invitato addirittura D'Alema e RED a partecipare, come a favorire ulteriormente una spaccatura al suo interno!!!), non ha fatto sproloqui, non ha fatto fuoriuscire i soliti battibecchi sul tema che contrapponessero l'anima DS a quella DL.
Non ha aderito alla piattaforma politica, nè ai comportamenti anticlericali ed estremisti che ormai da anni contraddistinguono quel tipo di manifestazioni.
Ha mandato il proprio Ministro ombra, per una partecipazione seria e composta;. Perchè questi non sono argomenti d atrattare col megafono. Caso mai, da stigmatizzare il comportamento del PD di Bologna che ha deciso di testa propria, e per valorizzare la componente diessina che è in esso maggioritaria, di dare il proprio endorsement ufficiale; laddove è in esso compresa anche la componente giovanile, che è della stessa pasta. Ma, anche in questo caso, grazie a qualche tirata d'orecchie da parte della componente cattolica, sia in provincia che in regione si è arrivati a ODG più che moderati (e perciò più corretti) che aderissero al principio della non discriminazione, ma non alle rivendicazioni politiche del Pride (o all'invio tutto d'immagine dei gonfaloni, come predicato in tempi non sospetti dalla anti-piddina, ora neoconvertita al PD, Mercedes Bresso).
E' chiaro che questo non va a genio agli estremisti. Nè al movimento politico LGBT. Ed è chiaro che i capipopolo di quella piazza (primo fra tutti Vendola, che deve conquistarsi adesioni per la sua candidatura a segretario di RC) hanno tentato di ricamare su questo comportamento maturo.
Grande solidarietà va a Paola Concia e a Vittoria Franco.
Ma io guardo ai fatti, e vedo un Partito che piano piano sta diventando più sicuro di sè, riesce a far politica in modo più serio, e riesce (magari) a proporsi come interlocutore serio della parte largamente maggioritaria del Paese, che è quella che non si preoccupa di cosa ha dichiarato Grillini a bologna, perché manco sa chi è Grillini.
Bene così, continuiamo su questa strada.
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19:00:00
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mercoledì 25 giugno 2008
Gay e tv. Grillini risponde a Gasparri. Una gaya tv pubblica e sul satellite.
(Asca) ''La presenza di omosessuali e lesbiche nelle trasmissioni televisive di grande ascolto e' un fatto positivo e necessario perche' e' anche in questo modo che si combatte il pregiudizio che sta alla base delle discriminazioni''. E' quanto scrive il presidente di Gaynet, Franco Grillini in risposta alle dichiarazioni del presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, che oggi si e' espresso in merito alla presenza di gay in programmi diffusi dalla tv.
''Purtroppo cio' avviene assai di rado - prosegue Grillini - e per lo piu' succede che si parli spesso di omosessualita' senza che sia dia la parola agli interessati o, peggio ancora, senza il diritto di replica quando a parlarne sono preti e cardinali i quali esprimono le solite e tradizionali invettive omofobiche di natura clericale. Non si tratta di certo di ''imporre le proprie tenedenze'', come dice Gasparri, ma di garantire l'accesso ad una informazione non diffamatoria per milioni di cittadini che non hanno voce in capitolo''.
''Da questo punto di vista - conclude Grillini - sarebbe necessario un impegno della tv pubblica a costruire un canale satellitare dedicato sul modello delle gay tv italaine e straniere che hanno avuto altissimi indici di ascolto ma una scarsa raccolta pubblicitaria. Il servizio pubblico, che e' di tutti, dovrebbe investire anche in questo senso''.
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Ndr. Se dovessimo dare ascolto Grillini, e per non discriminare nessuno dovremmo fare un canale satellitare pubblico anche per i Valdesi, i Testimoni di Geova, gli ebrei, i giocatori di risiko, di monopoli, ecc. C'è un mercato, perchò non lo apre l'Arcigay e non ci mette le sue soubrettes? L'ex onorevole Grillini dimentica che la sinistra radicale in Italia ha perso proprio per queste uscite qualunquiste ed infelici. Non è bastato il fallimento (è vero non di ascolti) imprenditoriale e politico di gay.tv? (Aspis)
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19:28:00
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lunedì 23 giugno 2008
Ancora su Sanremo. Anna Tatangelo: Grillini poco sincero.
Tatangelo diva Rai. «Basta festival di Sanremo Vorrei lasciare un segno e poi sparire per sempre».
(Il Corriere della Sera) Anna Tatangelo, già parlano di lei come una «superstar » per le due serate evento su Raiuno col fidanzato-manager Gigi D'Alessio. Come definirebbe se stessa in questo momento?
«Una ragazza fortunata di 21 anni con già molta esperienza alle spalle. Cinque Sanremo. Ho lavorato con Mogol. Un duetto con Michael Bolton. Era un sogno nel cassetto: già avuto».
Chi è il suo modello di riferimento?
«Non uno solo. Di Madonna amo il suo giocare con la moda, il suo essere anche imprenditrice. Mia Martini: grande. Mina resta l'artista italiana più completa. Voce immensa, capacità di mettersi in gioco, abilità nello sparire al momento giusto».
Le piacerebbe «sparire al momento giusto»?
«Sì. Dopo aver lasciato un segno. Bisogna ricercare sempre».
Mina ruppe le convenzioni: un figlio senza matrimonio, per esempio. Lei condurrà un programma sulla cattolica Raiuno. Ed è la compagna di un uomo sposato. Imbarazzi?
«No. Sono cattolica, non praticante. Credo in Dio e lo ringrazio ogni sera. Nel nostro caso c'è un sentimento pulito. Un clima di serenità anche con i figli di Gigi. Non capisco perché la Chiesa cattolica compia discriminazioni verso i separati e i divorziati negando la comunione. Perché escludere le persone da quel sacramento? Le separazioni purtroppo appartengono all'evoluzione della nostra società».
Il vescovo di Sora, Luca Brandolini, a marzo disse: non riconosco più questa Anna. Poi l'ha «riconosciuta »?
«Incidente chiuso. Ci siamo chiariti. Così come ho chiarito i malintesi col sindaco. E qui finisco».
Le hanno dato della «sfasciafamiglie ». Le pesava?
«All'inizio sì. Penso che i panni sporchi vadano lavati in famiglia, invece siamo stati al centro di una tempesta mediatica. Però Gigi e io sappiamo la verità sulla nostra storia, da quanto tempo era finita tra lui e la moglie. Ma teniamo questa verità chiusa nella nostra intimità. Ammetto di aver avuto difficoltà con la mia famiglia: vengo da Sora, una mentalità chiusa. Dopo una battaglia i miei hanno compreso l'assoluta sincerità di questo rapporto».
A Sanremo lei ha gridato dal palco «Gigi, ti amo!». Non ha pensato che avrebbe ferito qualcuno?
«Quando sei felice fai sempre del male a qualcuno».
Conta la differenza di età tra voi?
«Assolutamente no. Anzi, è una ricchezza. Gigi può solo insegnarmi cose che non conosco. Un gran vantaggio ».
Figli in futuro?
«Perché no? Amo quelli di Gigi. Mamma vuol diventare nonna».
Che tipo di italiana vuole rappresentare?
«Una ragazza che lavora e vuole essere se stessa. Ma che cucina, sistema casa, organizza la vita altrui. Sono puntigliosa. A casa mi chiamano "la nonna"».
Si è messa seriamente a studiare canto, nel frattempo?
«Sì, con Fabrizio Palma il maestro di "Amici". Conto di imparare a suonare presto uno strumento: chitarra o piano».
Ultimo libro letto? Romanzieri amati?
«Libro, Ragione e passione contro l'indifferenza di Vittorio Sgarbi. Bellissimo. Romanziere, Alessandro Baricco: sincero, diretto soprattutto in Oceano mare ».
Film visti? Magari «Gomorra» o «L'ultimo divo»?
«Sto proprio andando a vedere. Gomorra. Ieri ho visto in tv Alla ricerca della felicità di Gabriele Muccino. Ho riflettuto su quanto la vita possa essere dura. Penso a tanta gente che conosco. Persino alle difficoltà dei miei fratelli ».
Simpatie politiche? Dicono che lei sia filo-Berlusconi.
«Destra, sinistra... La musica può solo unire. Sono per la serenità e la tranquillità. Poi, le mie idee le tengo per me».
Posizione bipartisan...
«Ecco. Diciamo così».
Come funzionerà il programma D'Alessio- Tatangelo? Solo tv commerciale o uno sforzo verso un programma di qualità?
«Non faremo informazione culturale, ma musica di livello con ospiti importanti. Un nome per tutti, verrà Vasco Rossi. Con l'orchestra di Adriano Pennino interagiremo con molti amici».
A Sanremo, Franco Grillini le contestò di aver proposto strumentalmente una canzone dedicata alla tematica gay...
«Mi è sembrato poco sincero. Invece io ero sincera, descrivevo un'esperienza personale. Ma mi avrebbero attaccato comunque. Con una canzone d'amore mi avrebbero accusato di giocare sul mio rapporto con Gigi. Quindi...».
Dicono che lei sia fredda, distaccata.
«Al contrario. La verità è che ho avuto un'adolescenza diversa dalle altre. A 15 anni affrontavo il mio primo Sanremo. Tutto questo ti allena ad essere sempre presente, responsabile ».
A proposito: quanti altri Sanremo affronterà?
«Mai più. Basta. Cinque sono già troppi. Bastano per una vita».
Pubblicato da
Redazione
alle
12:24:00
Etichette: cantanti, festival sanremo, grillini, musica, polemiche, questione omosessuale
Franco Grillini, portasse sfiga?
GRILLINI (PS). GATTUSO HA AVUTO TORTO, COL TRADIZIONALISMO E LA CHIUSURA VERSO LE MINORANZE SI PERDE.
Come italiano mi dispiace, come uomo di libertà non si può che prendere atto della superiorità del modello spagnolo.
Franco Grillini
Costituente socialista,
Presidente gaynet,
Direttore Gaynews,
Presidente emerito Arcigay.
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GATTUSO: MEGLIO NON FARGLI LA DOMANDA SUI MATRIMONI GAY
(La Repubblica, a L'Amaca di Michele Serra ) L´omofobia, specie in un paese bigotto come il nostro, è una questione così seria che il povero Rino "Ringhio" Gattuso non meritava di finirci dentro fino al collo. Alla domanda impervia di un cronista ("che cosa pensa dei matrimoni gay in Spagna"?), Ringhio ha risposto come poteva, cioè malamente, dicendo che lui è contrario perché gli piace "il matrimonio in Chiesa tra un uomo e una donna": argomento che con le unioni civili e le leggi dello Stato c´entra come i cavoli a merenda. Mi sono ricordato di quando un´anziana e amatissima tata, alla vigilia del referendum sul divorzio, mi disse che avrebbe votato contro perché non voleva essere obbligata a divorziare. È lo stesso candido equivoco nel quale è caduto il macho Gattuso, del tutto ignaro del fatto che i diritti altrui sono appunto altrui, e niente hanno a che fare con le nostre scelte individuali e la nostra libertà di vivere come preferiamo.
Naturalmente, il reddito di "Ringhio" è di un migliaio di volte superiore a quello della mia tata, e volendo avrebbe avuto modo di comperare qualche giornale e addirittura qualche libro in grado di spiegargli come stanno le cose. Ma i soldi, come è noto, non bastano a emancipare lo spirito, e dunque l´opinione di Gattuso rimane solidamente nell´alveo dell´eterna ingenuità popolare. Penso che sarebbe stato meglio non fargli la domanda.
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ITALIA/SPAGNA. UNA DELEGAZIONE DI TIFOSI GAY PRO ZAPATERO.
Indossano gonna rosa e magliette rosso gialle.
(Ansa) Tifo infuocato, anche per le temperature africane oggi a Vienna, dentro e fuori lo stadio Ernst Happel prima dell'inizio della partita Spagna-Italia: tifoserie coloratissime e a tutto decibel per il centro di Vienna, nella metropolitana e nell'area del Prater attorno allo stadio, e dentro. I supporter spagnoli, numericamente inferiori (12.000 in tutta la citta' secondo dati della polizia) si distinguono per urlare di piu': 'Domingo 1 Pavarotti 0', dice un tifoso convinto della vittoria della Spagna. Gli italiani (fino 20.000-30.000) si esibiscono e si sentono di meno nella folla. 'Ohio', ohio' Luca Toni segna per noi', intona un gruppo di fan italici, continuando la sfida sul piano canoro.
Cappelli cilindrici altissimi, con i colori del tricolore sopra, sono il feticcio piu' in voga fra gli italiani, con molto azzurro e bandiere verde, bianco, rosso. Qualcuno si e' travestito da centurione romano, volendo forse sottolineare la millenaria superiorita' dell'Impero romano. Fra gli spagnoli e' l'ora del rosso profondo: rosso ovunque con richiami gialli e bandiere rosso, giallo, rosse dalla testa ai piedi. Mancano i tori, ma in assenza, moltissimi indossano delle parrucche nero pece che raffigurano la testa del toro. 'Espagna, Espagna', cantano come un inno scaramantico.'Ole' Ole', banderas banderas (bandiere)'. Vinceremo l'Italia, ora o mai piu', si fa coraggio uno. Una rappresentanza di gay e' venuta ad attestare la liberalita' del governo Zapatero, che ha autorizzato i matrimoni unisex: un gruppetto di fan omosessuali indossa gonne rosa sotto e magliette rosso gialle sopra con sciarpa in tono e tifa appassionatamente per i ragazzi spagnoli in campo.
In tribuna vip c'e' Re Juan Carlos con la regina Sophia. Per l'Italia e' presente il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
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Ndr. Un soddisfatto ma dispiaciuto Grillini che proprio non può farne a meno di un titolo qualsiasi e di accumulare cariche. Il vecchio che non lascia... (Aspis)
sabato 7 giugno 2008
Grillini (Ps). Prostituzione. No a criminalizzazione: Promuovere massima liberalizzazione. Si va verso la "prostituta di quartiere"?
L'emendamento sulla prostituzione proposto al Senato oltre che inaccettabile e crudele si configura come una vera e propria criminalizzazione delle persone che si prostituiscono e rappresenta un altro passo verso quell'ipocrisia moralista che fa finta di non vedere il grande disagio che c'è dietro al fenomeno.
In Italia ogni settimana milioni di persone si rivolgono al mondo della prostituzione e questo perché nel nostro Paese la sessuofobia di natura clericale è imperante e impedisce una piena e soddisfacente libertà sessuale.
Criminalizzare i sex workers significa intervenire pesantemente nella vita provata delle persone con logiche colpevolizzanti e punitive.
Per questo l'emendamento è ingiusto crudele e aberrante e richiede il massimo di opposizione in Parlamento e nel Paese.
Nella scorsa legislatura avevo proposto un pdl volto a ridurre drasticamente l'intervento dello Stato in questa materia con la riforma della legge Merlin.
Proibizionismo e repressione sono profondamente sbagliati. Bisognerebbe, viceversa, promuovere il massimo della liberalizzazione ed evitare provvedimenti da Stato etico.
Franco Grillini
Costituente socialista.








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