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martedì 1 luglio 2008

Cara energia: scacco alla bolletta in dieci mosse.

Pannelli solari

(Andrea Paggio, vicedirettore di Legambiente per Panorama) La prima fonte energetica è il risparmio. E la conversione a stili di vita più ecologici non è indotta solo dalla paura di rimanere senza petrolio o di morire di cancro, ma dal desiderio di una maggiore qualità della vita e con meno preoccupazioni (vedere il sito www.viviconstile.org). Una casa più confortevole ha spesso un pannello solare sul tetto, scelta che la rende autonoma dal prezzo del barile di petrolio così come da una centrale nucleare slovena.
Ecco dieci consigli per ridurre la propria bolletta e l’impatto sull’ambiente.
1 Vestire meglio la casa
La prima voce di spesa energetica della famiglia italiana è per il riscaldamento della propria casa: 1.300 euro nel 2007, nonostante il nostro buon clima mediterraneo. Ma le nostre case disperdono energia da tutte le parti: dal tetto, dalle finestre, dai cassoni delle tapparelle, dai muri (soprattutto a nord). Oggi si può detrarre dalle tasse il 55 per cento dell’investimento di risparmio energetico, il resto si ripaga in una decina d’anni al massimo. Per saperne di più: www.enea.it.
2 Usare il termostato
Anche il nome sa di antico, infatti il calorifero è ormai superato da apparecchi dotati di regolazione automatica (raggiunta la temperatura si spegne) e contabilizzazione del calore (ognuno paga quello che consuma). È finita così l’epoca della caldaia autonoma, meglio quella condominiale o persino la centrale di quartiere a biomasse. Intanto applicare un termostato regolatore su vecchi caloriferi costa poco e si ripaga in una stagione.
3 Scaldare l’acqua con il sole
Servono a produrre acqua calda, sono molto diffusi in Europa. I più semplici (3 mila euro di investimento, meno lo sconto fiscale del 55 per cento) servono per ridurre il consumo del boiler elettrico o a metano. Si ripagano in 5 o 8 anni, poi energia gratis per 20 anni. Un metro quadrato di collettore solare per ogni italiano ci farebbe risparmiare 40 terawattore di energia, il 12 per cento del consumo elettrico nazionale. Per saperne di più: www.fonti-rinnovabili.it.
4 Usare la stufa a pellet
Le moderne stufe a legna inquinano anch’esse (particolato fine), ma meno dei camini e delle vecchie stufe, e permettono una ricarica meno frequente. Sono dotate di alimentatori di pellet, che sono bastoncini di segatura pressati. Attenzione alla qualità delle stufe e dei pellet: solo quelli di puro legno naturale vi garantiscono da sostanze chimiche inquinanti.
5 Fare ombra d’estate
Ormai non c’è solo il riscaldamento, ma anche il condizionatore a pesare sulla bolletta. Prima regola: farne a meno. È normale starsene in maglietta e camicia d’estate e non si rischiano raffreddori e mal di gola. La casa va regolata anche d’estate: chiuse le tende esterne e le tapparelle di giorno, aperte le finestre la notte. Gli alberi sono un condizionatore naturale. Per saperne di più: www.costruire-bene.ch.
6 Pompe, non condizionatori
La bolletta dell’elettricità «pesa» solo un terzo di quella del riscaldamento, ma appena si passa al condizionatore rischia di salire. Per chi non può farne a meno, invece del vecchio condizionatore vale installare una pompa di calore ad alta efficienza, ideale non solo per il fresco, ma anche per le stagioni intermedie. Temperature consigliate: 26 gradi d’estate, 19 d’inverno.
7 Comprare casa di alta classe
Le case che si costruiscono da quest’anno consumano un terzo dell’energia di una volta e sono dotate per legge di un certificato di consumo per il riscaldamento. Quelle di classe A, come per gli elettrodomestici, consumano l’80 per cento di energia in meno e possono essere scaldate anche solo col sole. I villini costano parecchio: sono molto più economici e persino più ecologici i condomini. In Gran Bretagna dal 2016 si potranno costruire solo case a consumo energetico zero.
8 Scegliere auto a bassa emissione
La seconda voce di spesa energetica familiare è il carburante per le automobili: per 10 mila chilometri di una utilitaria si spendono oltre 1.000 euro, il doppio per un grande suv. All’estero le auto si vendono con il certificato energetico (come i frigoriferi), in Italia abbiamo viaggiato nell’illusione che il diesel fosse un gran vantaggio: in futuro conteranno le emissioni di CO2 a chilometro. Le auto a 100 grammi di CO2 al chilometro sono le carissime ibride elettrico-benzina e una manciata di minicittadine. Buone prestazioni le piccole (soprattutto a metano) e le diesel dotate di filtro antiparticolato. I suv e le sportive invece emettono da 180 a 400 g/kg. Per saperne di più: www.ata.ch.
9 Riscoprire la bicicletta
Il 53 per cento degli spostamenti quotidiani degli italiani non supoera i 5 chilometri, eppure ci serviamo di mezzi motorizzati per l’80 per cento dei nostri viaggi. Così si spiega il successo recente della bicicletta in tutte le città europee, anche con sistemi di noleggio e condivisione, come il bike sharing di Parigi e Barcellona e in una decina di città italiane. Anche in Italia le auto dei residenti stanno diminuendo in città. Quanto proprio serve, la si prende in car sharing. Per saperne di più: Viaggiare leggeri (Terre di mezzo editore, 180 pagine, 12 euro).
10 Riciclare
C’è anche una bolletta energetica indiretta, quella che si paga in ogni bene acquistato o servizio usato. Si stima che ogni famiglia in Europa possegga 60 mila oggetti, molti di più di quelli con i quali abbiamo il tempo di fare esperienza (ogni anno, tolto il sonno, abbiamo 5 mila ore a disposizione). Cosa fare? Selezionare, condividere, acquistare e rivendere, per esempio su eBay, e infine riciclare. Un aumento del riciclaggio dei materiali del 10 per cento riduce il consumo energetico nazionale del 3. Per saperne di più: www.stopthefever.org.

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sabato 7 giugno 2008

Sabato 7 giugno a Milano tutti in marcia per l’ambiente.

La locandina della manifestazione

La locandina della manifestazione

(Marta Buonadonna- Panorama) Legambiente, Federparchi, Lipu e WWF sono tra i promotori della manifestazione “In marcia per il clima“, a sostegno di una proposta per contrastare i cambiamenti climatici dovuti alle emissioni provocate dalle attività umane. La proposta è quella di ridurre in dieci anni del 20% il consumo complessivo di energia attraverso risparmio e maggiore efficienza, di far dipendere per almeno il 20% il fabbisogno energetico da fonti rinnovabili e di ridurre del 30% le emissioni di gas che alterano il clima sulla terra. “L’Italia”, si legge nell’appello di adesione all’iniziativa, “fino ad oggi ha marciato in direzione opposta, aumentando i propri consumi di combustibili fossili. Ora dobbiamo dimostrare al mondo di saper invertire la tendenza”.
Sabato 7 giugno a Milano sarà una giornata di mobilitazione nazionale. Al mattino, dalle 10 ai giardini di Porta Venezia, piazze tematiche, spettacoli, mostre, concerti, dibattiti. Al pomeriggio un corteo con partenza alle 15 da piazza San Babila. La marcia vedrà impegnate associazioni ambientaliste, come Greenpeace, Forum Ambientalista, Medici per l’Ambiente, a fianco di sindacati e associazioni di categoria, insieme a organizzazioni che si battono per il commercio equo come Fairtrade e Altromercato.
Il “popolo delle energie pulite” che sarà in piazza a Milano preme per un’alternativa energetica alle fonti fossili, e crede in una gestione diversa e sostenibile del territorio e dell’agricoltura (il fallimento del vertice Fao proprio sulla questione dei biocarburanti è storia di questi giorni). Inoltre tutte le organizzazioni promotrici dell’evento respingono con forza ogni ipotesi di ritorno al nucleare.
Non solo manifestazione di protesta e occasione per avanzare proposte e soluzioni, la Marcia per il clima sarà prima di tutto un momento dedicato all’informazione. In Corso Venezia, chiuso al traffico dai Bastioni di Porta Venezia ai Giardini Montanelli, e nei Giardini Pubblici, saranno allestiti gazebo, divisi in aree tematiche, dove i cittadini potranno informarsi sulle cause e gli effetti del cambiamento climatico e sulle alternative di produzione e consumo rispettose dell’ambiente.
Ad accompagnare l’evento, fin dalla mattina, un sottofondo musicale garantito da un sound system, ovviamente alimentato a energia solare.

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domenica 20 aprile 2008

Storia di una centrale mai nata. Forse.

(Maddalena Balacco (loska) - Giornalettismo.com) Quando l’ambientalismo (o presunto tale) non si ferma davanti a niente diventa un movimento che cavalca anche l’ignoranza pur di ottenere - alla fine dei conti - una poltrona. L’incredibile cronaca di un’occasione persa “Quando ci sarà la centrale a Biomasse, tutto il verde di questa vallata non esisterà più”. E’ questo quello che pensavano in molti a Stigliano, Matera, quando otto anni fa la Gavazzi Green power aveva chiesto e ottenuto i permessi per installare nell’entroterra del piccolo paese lucano una centrale che producesse energia elettrica a partire dalla combustione di biomassa. Contro la decisione dell’ amministrazione comunale di allora si alzò un coro di no, sostenuto da un più o meno organizzato fronte (uno dei tipici “Fronte del No” imperanti ormai in tutta Italia) che denunciava l’Armageddon ambientale prossimo venturo (insinuando come sempre in questi casi, connivenze varie ed eventuali su chiunque fosse di parere contrario). Un muro contro muro terminato nel classico “niente di fatto” all’italiana. Con sorpresa finale.

SO DI NON SAPERE - Una storia, quella della centrale a biomasse, che dura appunto da ben 8 anni e tre giunte comunali. Correva infatti l’anno 2000 quando forte dell’ok ricevuto dal comitato interministeriale (Ambiente, Industria, Sanità e Agricoltura) l’impresa energetica di Carlo Gavazzi si è presentata nel piccolo paese lucano chiedendo il via libera dal comune e la relativa licenza edilizia. Le contrattazioni prevedevano tutta una serie di punti che secondo l’allora sindaco erano di sicuro interesse per l’entroterra: a partire dalle royalties di “risarcimento ambientale” sull’energia prodotta (che sono arrivate al 7% fra Comune e Regione) fino all’accordo sulla costruzione di un impianto sportivo nella zona adiacente a quella industriale. E ancora, proprio per tutelare l’ambiente, l’installazione nei paesi vicini di rilevatori che indicassero la composizione dei fumi d’emissione e il sovvenzionamento di uno studio ambientale eseguito da un ente scelto dal Comune e non dall’impresa (l’Enea). La ricaduta economica prevedeva, tralasciando l’indotto edilizio per la costruzione dell’impianto (affidata a ditte locali), 50 posti di lavoro interni all’impresa e l’utilizzo di 70 autocarri per il trasporto della biomassa, che sempre per gli accordi intrapresi con la Gavazzi sarebbe stata prodotta in loco, sfruttando i terreni non coltivabili altrimenti. Niente male per un paese di 5mila anime circa, che, se avesse sfruttato l’occasione all’epoca, si sarebbe certamente candidato a motore dell’economia locale. Anche perchè molte altre imprese, attratte dalla possibilità di ottenere teleriscaldamento a prezzi bassi grazie alle emissioni della centrale, si dicevano pronte ad investire in loco. E poi? E poi è arrivato il “lupo verde”.

THE DAY AFTER TOMORROW! - La stessa Enea, durante l’esposizione dello studio, aveva espresso alcune perplessità sull’approvvigionamento, a cui però proprio l’accordo Comune/azienda aveva dato una prima sommaria risposta. Ma questo non è bastato a fermare il fronte del No: un insieme organizzato di cittadini ha iniziato ad avanzare le ipotesi più fantasiose sulla centrale e su cosa sarebbe accaduto una volta impiantata. “Bruceranno spazzatura!”; “La legna non basterà, arriverà dall’Est e con lei animali che distruggeranno il nostro ecosistema” erano i leit motiv della campagna ambientalista, che molto si basava su una diffusa ignoranza delle materie in oggetto. Basti pensare che un ricercatore (?) del Cnr cercò di dimostrare quale fra biossido di carbonio e anidride carbonica fosse più velenoso, sorvolando sul fatto che sono entrambi Co2, semplicemente in due nomenclature chimiche differenti. La popolazione, però, si allarmò non poco e lo strillare del fronte, appoggiato da alcuni rappresentanti di Verdi e Rifondazione in giunta regionale, provocò la chiusura all’impianto tout court, e di conseguenza l’annullamento sia dei rischi eventuali che dei sicuri benefici. Una prova di egoismo, sembrerebbe, soprattutto a fronte del fatto che la gran parte dei rappresentanti del NO ha poi colto la palla al balzo per candidarsi alle elezioni comunali successive e vincerle.

CONTI SOMMARI - La storia sembrerebbe concludersi così, con un niente di fatto che ha permesso ad un paese di perdere, economicamente parlando, sia gli introiti strutturali derivanti dalla costruzione della centrale (edilizia, idraulica, e simili), sia la possibilità di impiegare alcuni disoccupati. Intanto altrove le centrali nascevano e nascono, e sono sottoposte a severi controlli che ne seguono il lavoro costantemente. Mentre il bilancio per Stigliano si è chiuso così: niente energia verde, niente introiti del Cip6, niente clienti per le piccole imprese agroalimentari già presenti in loco… insomma niente di niente. Eppure, altrove, la storia continuava: la Gavazzi Green power, infatti, aveva già acquistato il terreno per la centrale e - onde evitare rilevanti perdite - decise di ricorrere al Tar. Che non solo le ha dato ragione, ma constatando il silenzio del governo regionale a distanza di anni dalla sentenza, ha nominato un Commissario (dalla direzione nazionale del Ministero dell’Ambiente) il quale sostituendosi ipso facto alla potestà regionale autorizzò la centrale a massimo voltaggio. E arriviamo ad oggi: la Gavazzi torna alla carica, prevedendo - permessi alla mano - di iniziare comunque i lavori entro maggio/giugno 2008. Dal Comune rimandano la palla alla Regione e anche questa volta i cittadini “faranno le barricate”, ma per permettere che la centrale venga costruita, perchè si sono resi conto che “si è chiesto cos’era la fame a quelli che erano sazi”. Mentre gli altri, la maggioranza ovviamente, per otto anni la fame l’ha patita alla faccia dell’aria buona (che non c’è) e del panorama per i turisti in agosto.

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giovedì 24 gennaio 2008

Il premio Nobel Al Gore e diritti Gay.

(dal nostro corrispondente Fabrizio Gentili) Al Gore ha registrato e messo in rete il seguente video.
Tra i punti salienti di questo inaspettato regalo alla comunità gay internazionale del Premio Nobel, l'affermazione che la promozione di ogni politica che sfavorisce il riconoscimento delle coppie di fatto, non solo e' discriminatoria, ma fomenta promiscuità', caposaldo della polemica demagogica delle destre religiose, non solo in Italia ed in America. L'ex futuro presidente degli Stati Uniti, come sarcasticamente si definisce, si spinge a dire come dovremmo invece promuovere la stessa fedeltà' al proprio partner senza riguardo all'orientamento sessuale.
La cosa da non sottovalutare tra le righe di questo video, è che il già' vicepresidente, e' stato al centro di lunghi pettegolezzi politici che paventavano una sua candidatura alle imminenti elezioni, con tanto di annuncio alla scorsa cerimonia degli Oscar, che mai si verifico', ma ai quali lo stesso Gore aveva smentito dimostrando come non intendesse usare una piattaforma intrattenitiva per i suoi annunci politici.
Insomma con una crescente speranza che il suo indipendente alleato/amico della costa Est, il presente sindaco di New York, multimiliardario, Mike Bloomberg, possa invece presto annunciare la sua candidatura, ed e' risaputo che i due la vedano alla stessa maniera su questi argomenti, come su molti altri, incluso politiche estere ed ambientaliste.
La speranza di una candidatura Bloomberg-Gore, se non addirittura Gore-Bloomberg, potrebbe veramente rendere queste elezioni di novembre le più' accanite e frizzanti degli ultimi 12 anni. Di cambiamenti se ne aspettano tanti, e non e' escluso, che alle volti ci si possa lasciar trasportare da futuristici ideali meno cupi dello status quo.
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giovedì 10 gennaio 2008

Spazzatura. Pecoraro, le regole dell’eterno signor no.

(Antonio Galdo - Napoli.com) Il mestiere del signor no ha tre regole d’oro. Primo: mettersi di traverso, sempre e comunque. Secondo: allarmare, con l’uso in automatico delle iperboli, dalle catastrofi agli scempi. Terzo: parlare a raffica, meglio se in qualche salottino televisivo dove si è sempre coccolati e protetti.

Il ministro dell’Ambiente, o dei Veti che dir si voglia, Alfonso Pecoraro Scanio ha imparato l’arte dell’interdizione prima attraverso il lessico barocco della scuola forense meridionale (nella Navicella parlamentare si presenta avvocato, come il padre) e poi alla scuola politica dei Radicali e dei Verdi. Da uomo di governo ha già collezionato il record dei lanci Ansa (ne sono stati contati 2.627, anche sette in un solo giorno) e dei «non si può fare». Dai rigassificatori ai termovalorizzatori, dalle centrali nucleari a quelle a carbone, dagli Ogm alle perforazioni petrolifere. Per non parlare delle grandi opere pubbliche, quelle strategiche per il sistema Paese. Il nostro ministro è contrario alla Tav in Val di Susa, al Mose per proteggere Venezia dall’innalzamento delle acque, al traforo del Brennero e alla variante di valico sull’Autostrada del Sole.

Nelle oltre 200 pagine del programma del governo di Romano Prodi, c’è il suo scalpo preferito: la cancellazione del ponte sullo Stretto, già approvato e finanziato dal precedente governo. Quanto al metodo, Pecoraro Scanio è un pianista che conosce a memoria tutti i tasti della scala musicale. Scende in piazza, con il popolo, come ha fatto mettendosi alla testa dei cortei di protesta contro il termovalorizzatore di Acerra: chissà che cosa gli è frullato nella testa ieri, quando Romano Prodi ha annunciato che se ne faranno tre in Campania. Sbatte il pugno sul tavolo, con la giacca ministeriale, per mettere in riga e costringere alle dimissioni il commissario straordinario Guido Bertolaso, l’uomo delle emergenze, l’autore di quel piano che se fosse stato approvato avrebbe evitato la tragedia della spazzattura che adesso sommerge Napoli e provincia. Presiede, con gli esperti, un faraonico convegno sul cambiamento climatico in Italia i cui dati sono contestati perfino dallo scienziato di fama mondiale Franco Prodi, fratello del premier. E quando tutto manca, il Signor No ha l’arma letale per impallinare qualsiasi progetto: le riunioni dei suoi comitati. Il Via, per la valutazione di impatto ambientale, e il Vas, per la valutazione ambientale strategica. Doppioni dell’Italia che gira le spalle alla modernizzazione, tavoli dove passano mediamente 860 giorni, quasi tre anni, per istruire una pratica. Il signor no ci costa, e quanto ci costa...

Qualche mese fa l’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, ha consegnato a palazzo Chigi un documento con qualche cifra. La spesa del non fare, nel solo settore energetico, finora ammonta a qualcosa come 40 miliardi di euro, il 3 per cento del prodotto interno lordo, il totale di tre o quattro leggi finanziarie. Continuando di questo passo, con i veti a raffica di Pecoraro Scanio e con un intero governo costretto a ratificarli, la bolletta dell’interdizione salirà, nel 2020, a 200 miliardi di euro. E poi ci sono i costi indiretti, più difficili da quantificare ma molto più pesanti per gli effetti a catena sulla popolazione. I napoletani, per esempio, pagheranno queste settimane di strade invase dai rifiuti sulla loro pelle, e aumenteranno, come già sta avvenendo, i valori statistici di una serie di patologie.

Passeranno mesi, forse anni, prima che il turismo, anche per l’immagine da epidemie del Medioevo che hanno fatto il giro del mondo, possa riprendersi. E innanzitutto sotto quelle montagne di spazzattura si seppellisce la democrazia, con le sue regole, le sue responsabilità. E come un gallo (sulla munnezza) può cantare vittoria soltanto un ministro chiacchierone, un Signor No in servizio permanente effettivo.

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sabato 5 gennaio 2008

Guerrilla gardening. Il giardinaggio vincente.

(Il blog di Alessio) Guerrilla Gardening; è questo il nome di un bellissimo movimento nato negli Stati Uniti d'America che si sta diffondendo in tutto il mondo (esattamente come per la Critical Mass).

Il funzionamento è semplice, un gruppo di persone si riuniscono spesso di notte e trasformano un punto morto della città abbellendolo con piante e fiori.

Questo è il sito ufficiale mondiale
http://www.guerrillagardening.org

Qui quello di Milano
http://www.guerrillagardening.it

Ecco anche un esempio video di una trasformazione nella città di Londra:
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La trovate anche voi una splendida iniziativa?

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sabato 29 dicembre 2007

La Befana regala una calza, al Bioparco.

befana al bioparco(06 blog) Anche quest’anno la vecchina più famosa e generosa, la befana, a cavallo della sua scopa porterà tanti dolcetti, sorprese (ma anche carbone) ai più piccoli. Anzi in occasione del 6 gennaio, la Befana in persona regalerà a tutti i bambini in visita al Bioparco una calza. Dalle 9.30 un gruppo di animatori mascherati da animali, insieme alla Befana, accoglierà i bambini all’ingresso del giardino zoologico e li divertirà con giochi, quiz e storie.

Poi, dalle 12.00 elle 15.00 nella Sala degli Elefanti si svolgerà un concerto di musica per bambini e adulti a cura della Lotta’s Band con esibizioni intervallate da animazione. Alla fine, ci sarà il momento più atteso dai piccoli ospiti: la consegna delle calze a tutti i bambini.

Le attività sono comprese nel prezzo del biglietto di ingresso del Bioparco. Se stampate questa pagina avrete, però, uno sconto di 2 euro per l’acquisto di un biglietto intero. Per informazioni contattate il numero 063608211.

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venerdì 21 dicembre 2007

Un orgasmo globale salverà la Terra?

Flickr by TheAlieness GiselaGiardino²³
(Panorama) Conflitti senza soluzione, effetto serra sempre più incombente, corsa agli armamenti, violenza, ingiustizie. In un mondo così problematico di cosa c’è davvero bisogno? Ma dell’amore, è ovvio.

Che impegni avete per le 7,08 del mattino di sabato 22 dicembre? Speriamo nessuno perché per salvare la terra, sconfiggere i cambiamenti climatici e portare la pace in ogni angolo del pianeta c’è bisogno dello sforzo congiunto di tutti noi. Solo che per una volta potrebbe trattarsi di uno sforzo piacevole. Non ci viene chiesto di separare i rifiuti, far attraversare le vecchiette e porgere l’altra guancia, ma di fare sesso. L’unico sacrificio consiste nel doverlo fare a un orario stabilito, in modo che l’energia di questo amore universale possa concentrarsi in un unico momento catartico ed essere davvero efficace.
Per quelli che abitano nel fuso orario italiano l’ora X scatta poco dopo le 7, che non è il massimo della comodità, ma non possiamo lamentarci: al Brasile tocca alle 4 di notte.
A proporre, molto seriamente, l’orgasmo globale come soluzione ai mali del mondo è una coppia di pacifisti americani, Donna Sheehan e Paul Reffel, fondatori dell’organizzazione Baring Witness, che raccoglie attivisti di tutto il mondo disposti a prestare il proprio corpo alla causa della pace: foto aeree ritraggono grandi scritte e simboli di pace composti da corpi , spesso nudi.
Sul sito dell’iniziativa Donna e Paul spiegano che la prima edizione del Global Orgasm, nel 2006, era incentrata sulla tensione montante tra il governo Usa e l’Iran, e a un anno di distanza c’è ancora bisogno dell’impegno di tutti per evitare quello ed altri conflitti. La “scienza” dietro all’operazione consiste nell’aver riscontrato che la consapevolezza simultanea e globale in determinate situazioni (crollo del World Trade center, manifestaziooni pacifiste di massa, catastrofi naturali) ha effetti misurabili, anche se non si capisce quali siano questi effetti, chi li abbia misurati e soprattutto con quale metro.
Pensare all’amore, alla fratellanza, alla pace prima e dopo quest’orgasmo mondiale influirà potentemente sul campo energetico della Terra, sprigionando un’ondata di energie positive, potenziate dal fatto che il tutto si svolge in concomitanza del solstizio: la notte più lunga dell’anno nell’emisfero nord e il giorno più lungo nell’emisfero sud. Come questo possa portare la pace è difficile a dirsi, ma ancora più oscuro è il ruolo dell’attività sessuale simultanea nella lotta al riscaldamento globale. Si direbbe semmai che un evento del genere possa solo contribuire a far alzare la temperatura del pianeta. La ricetta degli organizzatori è semplice: più sesso felice e meno consumi di roba inutile che inquina quando viene prodotta, quando viene utilizzata e anche quando è gettata via.
Attenzione però, ogni bambino che nasce è un consumatore-inquinatore in più, e di sovrappopolare il pianeta non c’è davvero bisogno. Sicché per fare meno figli e vivere in un mondo migliore, sabato mattina l’uso di un particolare prodotto, usa e getta per eccellenza, Donna e Paul lo consigliano eccome.

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giovedì 13 dicembre 2007

L'ecologismo del Papa «Prima viene l'uomo e poi l'ambiente».

(Caterina Maniaci - Libero) «Rispettare l'ambiente non vuol dire considerare la natura materiale o animale più importante dell'uomo. Vuol dire piuttosto non considerarla egoisticamente a completa disposizione dei propri interessi» in quanto «le future generazioni hanno il diritto di trarre beneficio dalla creazione, esprimendo in essa la stessa libertà responsabile che rivendichiamo per noi».
Papa Ratzinger stigmatizza l'ecologismo e l'ambientalismo a oltranza e ricorda qual è il posto nella prospettiva cristiana che la natura deve avere, senza ideologismi. Lo fa in uno dei passaggi centrali del messaggio per la Giornata mondiale della pace - che si celebra il primo gennaio - diffuso ieri dal Vaticano. Il testo, intitolato "Famiglia umana comunità di pace", affronta le grandi e urgenti questioni, come quella ambientale, con uno sguardo attento rivolto al problema del divario fra Paesi ricchi e sottosviluppati, al tema delle risorse energetiche, al rischio che il tema ecologico cada, appunto, nell'ideolo gia. Il Pontefice poi lancia l'allarme sulla corsa al riarmo nucleare e insiste - il discorso si apre proprio con questo riferimento - sulla tutela della famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna, primo principio della pace.
Ma la novità più consistente è la trattazione della questione ambientale. «La famiglia», si legge nel messaggio, «ha bisogno di una casa. Per la famiglia umana questa casa è la terra, l'ambien te che Dio ci ha dato perché lo abitassimo con creatività e responsabilità. Dobbiamo aver cura dell'ambiente: esso è stato affidato all'uomo perché lo custodisca e lo coltivi con libertà responsabile, avendo sempre come criterio orientatore il bene di tutti. L'essere umano, ovviamente, ha un primato di valore su tutto il creato». E dunque non vanno «dimenticati i poveri, esclusi in molti casi dalla destinazione universale dei beni del creato».
Sull'ambiente Benedetto XVI chiede alla comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità e di non rimandare le decisioni. Ciò va fatto «con prudenza», con un impegno collettivo e «senza accelerazioni ideologiche verso conclusioni affrettate». Il Papa denuncia con forza: occorre rivedere gli standard di consumo dei Paesi più industrializzati e investire in fonti di energia differenziate, senza costringere i Paesi più poveri «a svendere le risorse energetiche in loro possesso». A volte, «la loro stessa libertà politica viene messa in discussione con forme di protettorato, che appaiono chiaramente umilianti». Ratzinger applica i criteri della famiglia quale nucleo centrale delle relazioni sociali ai rapporti tra le nazioni. E torna a criticare gli organismi internazionali. In particolare, secondo Benedetto XVI, «gli aiuti dati ai Paesi poveri devono rispondere a criteri di sana logica economica, evitando sprechi che risultino in definitiva funzionali soprattutto al mantenimento di costosi apparati burocratici». Un forte appello per «lo smantellamento progressivo e concordato delle armi nucleari esistenti» è poi lanciato dal Papa con un riferimento anche al contenzioso aperto tra Usa e Iran, come ha chiosato il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che, insieme a monsignor Giampaolo Crepaldi, segretario dello stesso dicastero, ha presentato il messaggio pontificio. Insomma, un grande discorso di denuncia e speranza. Ma la maggior parte dei commenti si sono fermati alla solita "denuncia" della presunta "omofobia" della Santa Sede perché - incredibile si ostina a difendere la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna.

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mercoledì 12 dicembre 2007

Grido d’allarme da Bali: salviamo le foreste, salviamo il mondo.

http://www.flickr.com/photos/nbabaian/306392243/in/photostream/
(Panorama) Perfino i pinguini al Polo Sud perdono la strada a causa dell’innalzamento delle temperature (più 2,5 °C in 50 anni), provocato dall’effetto serra. E’ quanto emerge dal rapporto, del Wwf, presentato durante la tredicesima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Le emissioni dannose, però, potrebbero essere efficacemente assorbite dalle foreste: peccato che continuiamo a eliminarle a ritmi vertiginosi. Ora è giunto il momento dell’inversione di tendenza per la deforestazione selvaggia che affligge molte aree del mondo. La speranza è alimentata da uno studio (file pdf) realizzato dal Centro per la ricerca forestale internazionale (con sede centrale in Indonesia e uffici in Africa e America del Sud), e presentato a Bali. Esso riassume i risultati di più di un decennio di approfondite analisi delle cause politiche ed economiche all’origine della deforestazione su scala globale, sostenendo che esiste la possibilità di ridurre le emissioni di anidride carbonica attraverso incentivi finanziari che contrastino quelle cause, se i governi comprendono che esse sono troppo varie e articolate per essere affrontate in modo univoco in ambito politico. L’Indonesia, per esempio, vede sparire 1,9 milioni di ettari di foreste all’anno per l’incremento della domanda cinese di polpa di legno e di quella mondiale di olio di palma; per soddisfarle, viene ritagliato lo spazio necessario alle piantagioni adatte incendiando le torbiere (file pdf) e distruggendo le foreste pluviali, che vuol dire riversare nell’atmosfera 1,8 miliardi di tonnellate all’anno di gas serra. Diverse sono le dinamiche della deforestazione in altre parti del mondo; dal Sud America, dove il gran consumo di carne spinge a eliminare ogni anno 4,3 milioni di ettari per far posto ai terreni da pascolo, all’Africa subsahariana, dove la produzione di carbone e legna da ardere manda in fumo 4 milioni di ettari di foreste all’anno. Il rimedio sembra essere nel multimiliardario mercato globale delle quote di emissioni di anidride carbonica, che potrebbe considerare un buon investimento gli incentivi alle comunità locali per far loro preservare le foreste, anziché distruggerle. A condizione che gli stessi incentivi siano sufficienti ad opporsi alle logiche economiche nazionali che guidano la deforestazione, fornendo un’adeguata ricompensa per il servizio reso all’ambiente. E forse, si lascia intendere, alla possibilità di continuare a inquinare da parte dei Paesi più industrializzati, in grado di comprare così fuori dai loro confini la “ripulitura” dell’aria.

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lunedì 10 dicembre 2007

Mare: il 10 e 11 dicembre workshop dell’Unione Europea a Livorno sulla salvaguardia delle razze nel mediterraneo.

(Nove da Firenze) La giungla più fitta e il mare sono sicuramente gli ambienti del nostro pianeta che presentano la maggiore biodiversità. In alcuni casi, certi organismi molto sensibili alle alterazioni ambientali possono essere presi in considerazione come veri e propri indicatori. In questo senso gli organismi marini, come i cetacei, le tartarughe e i pesci cartilaginei, all’apice delle rispettive piramidi alimentari e che svolgono un ruolo fondamentale nelle reti trofiche sono sicuramente quelli che più di altri assumono importanza. È per tale motivo che lo STECF, la commissione tecnica per la pesca dell’UE, si impegna costantemente attivando programmi di valutazione. Uno di questi programmi ha visto ARPAT come coordinatore e gestore di una grande mole di informazioni raccolte in tanti anni di lavoro coordinato al livello di bacino mediterraneo. Il 10 11 dicembre 2007 si terrà una riunione tecnica a Livorno, che consentirà di valutare i risultati finali di questo lavoro di coordinamento per produrre un rapporto finale da inviare a Bruxelles. In tale rapporto sono prese in considerazione le 15 specie di razze che vivono nel Mar Mediterraneo.

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domenica 9 dicembre 2007

Compie 10 anni il protocollo di Kyoto, fallito prima ancora di essere applicato.

http://www.flickr.com/photos/gee01/326453825/
(Panorama) Sono sei i gas ad effetto serra al centro degli accordi presi in Giappone l’11 dicembre del 1997: tra essi il biossido di carbonio (il famoso CO2) e il metano. L’obiettivo dell’accordo era che i Paesi firmatari si impegnassero a ridurre le proprie emissioni di questi gas serra di almeno il 5% rispetto al livello del 1990 nel periodo compreso tra il 2008 e il 2012. L’Unione europea ha ratificato il protocollo di Kyoto (qui il pdf in inglese) il 31 maggio 2002. Il protocollo è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica della Russia. Vari paesi industrializzati non hanno voluto firmare il protocollo, tra cui gli Stati Uniti e l’Australia, che però si è rimessa in pari con il nuovo governo laburista, il cui premier ha ratificato il protocollo all’apertura della conferenza di Bali a inizio dicembre.

Ma ad oggi la produzione mondiale di gas e anidride carbonica non solo non è diminuita, ma è addirittura cresciuta in misura esponenziale. In Europa si producono ogni anno piu’ di 35 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO2), di cui quattro provengono da camini, ciminiere, autoveicoli. Nel 2050, in assenza di contromisure, le attuali emissioni raddoppieranno.
Il quarto rapporto sui cambiamenti climatici del’IPCC presentato a novembre a Valencia, quello sulla base del quale si discute a Bali per formulare il dopo-Kyoto, si concludeva con una frase che lascia poco all’immaginazione. “Le scelte in merito ad ampiezza e tempistica degli interventi di mitigazione dei gas serra implicano di mettere sulla bilancia i costi economici di più rapide riduzioni delle emissioni ora, contro i corrispondenti rischi climatici a medio e lungo termine derivati da interventi tardivi”.
Ora si punta al Kyoto 2, ma trovare l’accordo nel summit in corso a Bali non sarà facile: non tutti i Paesi sono disposti, o sono nelle condizioni, di sostenerne il peso economico di scelte ambientali. Tra questi Brasile, India e Cina, che sono fra i maggiori produttori mondiali di gas serra.
E mentre la conferenza si avvia alla conclusione, online si moltiplicano le iniziative di informazione e partecipazione sul tema dei cambiamenti climatici. La rivista scientifica Nature, per esempio, ospita nel suo quartier generale all’interno di Second Life, che non poteva che chiamarsi Second Nature, una serie di conferenze con ospiti illustri. L’ultima è prevista giovedì 13 dicembre, alle 18 ora italiana: a parlare sarà George Monbiot, giornalista del Guardian e autore del libro Calore!

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venerdì 30 novembre 2007

Australia: una rockstar al governo. Peter Garrett tra i ministri di Rudd.

(TGCom) Tra i ministri del nuovo governo australiano del premier laburista Kevin Rudd c'è uanche un'ex rockstar, la voce del gruppo "Midnight Oil" Peter Garrett. Deputato dal 2004, a partire da lunedì, giorno di insediamento del nuovo esecutivo, Garrett dirigerà il dicastero dell'Ambiente tenendo ben presenti la priorità delle tre "E" decise dal primo ministro: Economia, Education (Istruzione) e Environment (Ambiente).

Abbandonato il microfono, Garrett dovrà dunque occuparsi delle linee guida ambientali del Paese, cercando di utilizzare la sua notorietà per sensibilizzare l'opinione pubblica e il mondo produttivo verso i temi ambientalisti, la sostenibilità energetica e le fonti rinnovabili. Un compito certamente non semplice, che metterà a dura prova l'ex cantante dei "Midnight Oil" e che rappresenta una delle sfide più interessanti del nuovo governo.

Ma le novità nell'esecutivo non finiscono qui. Come suo vice, con deleghe per l'Istruzione e l'Impiego, Rudd ha infatti scelto una donna, Julia Gi, mentre a Penny Wong, immigrata di origini malesi, ha affidato il nuovo ministero dedicato ai cambiamenti climatici e alla conservazione dell'acqua. Nella nuova squadra di governo ci sono poi Wayne Swan (Tesoro), Stephen Smith (Commercio), Joel Fitzgibbon (Esteri), Nicola Roxon (Difesa), Jenny Macklin (Sanità).

All'opposizione, intanto, Brendan Nelson è stato eletto per succedere come leader del partito Liberale al primo ministro uscente John Howard. Nelson, 49 anni, è deputato dal 1996 ed è stato ministro della Difesa nell'esecutivo Howard uscito sconfitto dalle recenti elezioni. La sua nomina è arrivata a sorpresa, dopo la rinuncia a correre per la presidenza del partito di Peter Costello: tra i liberali Nelson ha vinto per 45 voti a 42 contro l'ex ministro dell'Ambiente Malcolm Turnbull. Come vice alla presidenza del partito anche Nelson ha scelto una donna, la 51enne Julie Bishop, ministro uscente dell'Istruzione.

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martedì 27 novembre 2007

Bando alle pelliccie di cani e gatti in Europa.

stop all'importazione di pellicce di cane e gatto dalla Cina. foto whiskymac(Ecoblog) Il consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea ha deciso di bandire l’importazione e il commercio di pellicce di cani e gatti. A proporre la questione sono stati, oltre all’Italia che le aveva rifiutate nel 2005, Danimarca, Grecia, Francia e Belgio, dove queste pelli sono già state escluse da giocattoli e abbigliamento.

La Lav commenta positivamente la decisione: “Un gesto di civiltà politica ed etica da estendere anche ad altri animali ai quali le pelli vengono strappate mentre sono ancora vivi, come dimostrano le agghiaccianti immagini provenienti dai mercati cinesi”.

Non ho dubbi a condannare la crudeltà di strappare la pelliccia ad animali vivi, e’ davvero ripugnante e ne avevamo parlato a lungo su ecoblog. Sul fatto però di non poter utilizzare le pellicce degli animali, ho qualche dubbio. Adesso quelle pellicce sono diventate un rifiuto da smaltire. Se fosse possibile per chi ha “bisogno” di pellicce utilizzare quelle degli animali morti nei canili, invece di ammazzare apposta delle bestie, si potrebbe chiudere il cerchio eliminandone la crudeltà.

La LAV, quando parla di questa campagna, racconta che: “ogni anno due milioni di questi animali sono detenuti in condizioni spaventose e privati di ogni elementare diritto: alcuni di essi sono randagi, altri invece vengono appositamente allevati, per rubare loro il manto.
[…] Per confezionare una sola pelliccia occorrono solitamente dai 10 ai 12 cani, mentre per quella di gatto possono essere necessari fino a 24 animali. ”

Ora, se per una pelliccia servono 10 cani o 24 gatti, credo che il modo più pratico per avere pellicce tutte uguali da unire sia quello di allevare cucciolate selezionate di animali, piuttosto che perder tempo a catturare randagi con la pelliccia malconcia. Farsi impietosire dalla pelliccia di gatto allevato e non da quella ottenuta scuoiando altri animali non sarebbe coerente. La LAV ha intenzione di estendere la legislazione europea anche ai procioni. Furetti, volpi, ermellini, castori ecc… dovranno aspettare che le pellicce passino di moda. Via | LAV

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domenica 25 novembre 2007

L'Australia volta pagina. Elezioni: Howard battuto, vincono i laburisti.

(Peace reporter) La conta dei voti per le elezioni federali in Australia non è ancora conclusa, ma esponenti del partito laburista australiano guidato da Kevin Rudd, all'opposizione da oltre 11 anni, hanno già dichiarato vittoria. Lo annuncia la vice di Rudd, Julia Gillard. Secondo l'amittente Abc, il labour si dovrebbe aggiudicare 83 seggi sui 150 alla Camera dei deputati, una netta maggioranza. L'ex premier, il conservatore John Howard, è il primo capo di governo a perdere un'elezione dal 1929. Howard è uscito sconfitto anche nel seggio della sua circoscrizione, quella di Bennelong a Sydney, dove è stato superato dalla candidata laburista Maxine McKew, ex giornalista della Tv Abc. Mentre l'ex premier riconosce la sconfitta, il suo successore, Rudd, già annnuncia l'intenzione di ritirare le truppe dall'Iraq entro il 2008 e di sottoscrivere il protocollo di Kyoto.

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venerdì 23 novembre 2007

Oggi è la "Giornata del non acquisto".

Buy nothing day 2007 (Ecoblog) Oggi, 23 novembre, e’ una giornata in cui un sacco di gente in tutto il mondo decide di non spendere soldi e, soprattutto, di non spenderli influenzata dalla pubblicità.

E’ una giornata di “digiuno” promossa da Adbusters per aiutare i consumatori a rendersi conto di come spendono, di quanto spendono e di quanto godono davvero nel processo.

E’ una giornata per, ad esempio, fare i conti di come si sono spesi i propri soldi nell’ultimo anno, per misurare quanto costa divertirsi a pagamento e, per chi vuole, di immaginare modi sociali, divertenti e gratificanti di spendere il proprio tempo indipendentemente dai propri soldi.

Terre di Mezzo e Altreconomia propongono un concorso di anti-pubblicità, ovvero invitano i creativi a pubblicizzare valori, invece di oggetti, e a “prendersi gioco, almeno una volta, delle pubblicità, smontandole e rimontandole, rendendole paradossali e svelandone le intenzioni più nascoste.” Il regolamento del Buy Nothing Day Contest verrà pubblicato domani.

Su ecoblog abbiamo parlato spesso di pubblicità che usano l’ambiente come richiamo per vendere, di inquinamento dovuto alla pubblicità, di etichette che indicassero l’eco-logicità dei prodotti per fare acquisti consapevoli, eccetera. Pensiamo che sarebbe bello se l’ecologia entrasse di peso nei criteri che spingono la gente a spendere i propri soldi, ma ci rendiamo conto che le priorità (consce e inconsce) della gente sono altre.

Oggi vi chiediamo: quali tecniche adottate per difendervi dalla pubblicità? Io tolgo l’audio alla tv e cestino senza nemmeno aprirla quella che mi trovo nella cassetta delle lettere.

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domenica 18 novembre 2007

Pacchi e pacchetti di Natale, uno spreco inutile di carta.

Pacco regalo (Ecoblog) Prima di pensare a quali ecoregali potremo mettere sotto il nostro “più possibile” ecoalbero analizziamo un aspetto poco sostenibile della tradizione dello scambio dei doni natalizi: lo spreco di carta e imballaggi.Mi vengono in mente le scene di quando i bambini scartano i loro regali, forse perché è sempre un momento particolarmente delirante. Si tratta spesso di regali grandi (tipo la cucina in miniatura o la mini moto elettrica) che richiedono una grande quantità di carta per il pacchetto. E poi i bambini che strappano queste carte colorate e sgargianti che neanche vengono ammirate. E infine il pavimento trasformato in un campo di guerra con a terra carte e imballaggi lacerati e semi distrutti.

Pensando a come limitare al minimo, se non a 0, l’uso della carta per i pacchetti mi viene in mente mia nonna. Lei ha sempre scartato i suoi regali con grande cura e delicatezza. I nastrini non venivano tagliati, ma snodati. Carta e nastri venivano poi appiattiti, piegati e sistemati in un cassetto che l’anno successivo, oppure in un’altra occasione come un compleanno, sarebbero stati riutilizzati. Ai suoi tempi, quelli della guerra, comportamenti del genere erano considerati normali. Oggi si rischia di passare per tirchi, ma è un rischio che si può correre in nome dell’ambiente no? In tema di riciclo non bisogna dimenticare poi l’opzione di ricorrere alla carta di giornale, magari scegliendo qualche apertura storica o spiritosa che può essere un ricordo niente male.

Un’altra soluzione può essere quella di fare del pacchetto stesso un regalo o almeno un oggetto utile. Mi spiego meglio: si potrebbero incartare i nostri doni in foulard, shopper, scatole, bustine decorate da riutilizzare, beautycase, fazzoletti di stoffa ricamati, portaindumenti o minizainetti! Certo sempre se si tratta di un regalo di una dimensione non troppo grande!

Se invece vogliamo proprio utilizzare della carta regalo per i nostri doni natalizi c’è sempre l’opzione della carta ecologica acquistabile nei negozi o su internet.

Infine c’è lo spreco della carta degli imballaggi. Se ci regalano un profumo la prima cosa che si fa è scartare il pacchetto e gettare la carta regalo; la seconda è aprire la confezione e buttare anche questa per poi tenere in bella vista ne bagno la boccetta dell’essenza. L’ideale sarebbe scegliere oggetti, cosmetici, prodotti alimentari che non abbiano imballaggi.

In caso contrario cerchiamo di riciclarli sempre. Il Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica) ha calcolato che se ogni italiano destinasse al bidone della carta almeno una confezione di profumo o la scatola vuota dei cioccolatini ricevuti a Natale, si potrebbero recuperare oltre 6.000 tonnellate di materiale; la quantità che una delle città “più verdi”come Bolzano ricicla in un intero anno!

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giovedì 15 novembre 2007

L'inquinamento riduce le dimensioni del pene

Orsi polari tristi, l'inquinamento causa la riduzione del pene
(Ecoblog) Cari maschietti, pare proprio che l’inquinamento abbia effetti sulle dimensioni degli organi genitali maschili. O perlomeno è provato che l’abbia su quelle degli orsi polari. Una ricerca fatta in Danimarca ha rivelato infatti che i maschi delle popolazioni di orsi bianchi della Groenlandia orientale abbiano dimensioni del pene sempre più piccole, rispetto invece a quelli che vivono dall’altra parte, verso il Canada.

Il fatto sembra essere dovuto a delle alte concentrazioni di sostanze chimiche inquinanti (idrocarburi poliaromatici come PCBs, HCB, DDT e compagnia bella) che interferiscono con il funzionamento delle ghiandole che producono gli ormoni sessuali. Queste sostanze ovviamente sono prodotte dalle nostre parti, dalla inquinata Europa, e trascinati lassù dalle correnti atmosferiche.

In natura, i maschi di specie animali carnivore che vivono in ambienti freddi e nevosi, e soprattutto ai poli, sono dotati di organi più grandi per assicurare il successo riproduttivo anche alle basse temperature. Una riduzione del pene ovviamente preoccupa perché può determinare, ehm, prestazioni deludenti e quindi portare alla diminuzione della natalità, e insomma si mette in pericolo la sopravvivenza della specie.

Da notare che gli orsi polari già se la passano male perché a causa dei cambiamenti climatici, la Groenlandia si sta “scaldando e sciogliendo” e trovare cibo diventa sempre più difficile.
Niente cibo e niente sesso, peggio di così… infatti a me sembra che questi orsi (vedi gallery) siano un pochino depressi…

Via | NewScientistEnvironmentBlog.com

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Festival dei Popoli di Firenze si tinge di verde.

festival dei popoli(Ecoblog) Il Festival dei Popoli è uno dei festival più antichi ed importanti di Italia per il cinema documentario e si svolgerà a Firenze dal 16 al 22 novembre. In particolare per questa edizione si segnala una interessantissima sezione dal titolo: il vero costo del prodotto.

I documentari presentati in questa sezione parleranno del ciclo di vita degli oggetto: la produzione, la distribuzione, lo smaltimento e tutte le conseguenze di carattere ambientale/umanitario che tutto questo processo comporta (e che ovviamente non si trova scritto sulle etichette).
Ogni opera analizzerà una delle molteplici sfaccettature invisibili che sono intrinsecamente legate a tutte (o quasi) le cose che noi “utenti” compriamo ed usiamo.

Saranno presentati:

  • Exporting harm - the high tech trashing of asia
  • The digital dump - exporting re-use and abuse to Africa entrambi de Jim Puckett
  • Maquilapolis di Vicky Funari
  • Le Nettoyeurs di Jean-Michel Papazian
  • King Korn di Aaron Gwin Woolf
  • Between Midnight and the rooste’s crow di Nadja Drost
  • Everything is cool di Daniel B. Gold
  • Blue Vinyl di Judith
  • Invisible di Roz Mortimer

Molti dei documentari saranno accompagnati da un introduzione di esperti di legambiente.
Di tutte queste opere (sempre grazie al vostro inviato superimbucato) avremo modo di parlare nei prossimi giorni, sulle pagine della nostra rubrichetta EcoCinema.

» sito ufficiale del Festival dei Popoli
» l’altro festival italiano dedicato al documentario (in particolare) ambientale: il Festival Cinemambiente di Torino

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venerdì 9 novembre 2007

Ambiente, il «partito» di Asor Rosa contro le giunte di sinistra.

Una rete di 162 movimenti civici si riunisce domani a Firenze sotto la presidenza del docente di letteratura italiana.

(Paolo Conti - Corriere della Sera) Alberto Asor Rosa la chiama «crisi di un sistema ». Cioè della catena economico- elettorale che per decenni ha saldato, nella Toscana guidata dalla sinistra, i vertici politici alla base nel nome dello sviluppo del territorio. Ora si è aperta una frattura. Sempre Asor Rosa: «C'erano le scelte degli amministratori. E intorno a quei progetti si coagulavano inevitabilmente molti interessi. Ma si garantiva una certa vivibilità. Ora c'è la nuova economia. Che ha un prezzo inaccettabile, un territorio non più salvaguardato com'era tradizione». Insomma la
Toscana Infelix, l'ha definita tempo fa lo stesso Asor Rosa.
Ed ecco la frattura. Da una parte le giunte di centrosinistra, da quella regionale fino alle tante comunali, impegnate in uno «sviluppo» senza precedenti visto come motore di nuova occupazione. Dall'altra la «Rete toscana dei comitati per la difesa del territorio » che domani, sabato, si riunirà a Firenze alle 10 al teatro dell'Affratellamento in via Gian Paolo Orsini. Presiederà Asor Rosa, paladino della battaglia per la salvaguardia di Monticchiello, e che ora pilota una galassia di 162 comitati. Si difende di tutto: dalle piazze storiche in pericolo (Fucecchio, Prato, Fiesole) al territorio interessato dall'ampliamento dell'aeroporto di Ampugnano passando alla lotta contro gli insediamenti da 12.000 metri cubi a Casole D'Elsa per arrivare a chi si oppone alla trasformazione dell'antico borgo di Castelfafi in un resort di lusso da parte di una multinazionale tedesca. Qualcuno ha già tirato in ballo un parallelo con i Girotondi.
Vento di destra? Paolo Baldeschi, docente di Urbanistica a Firenze, relatore del documento politico, sorride: «Sono e resterò un uomo di sinistra.
Ma la regione Toscana non fa quel che dice. Qui siamo pieni di buone intenzioni: la legge di governo del territorio, il piano di indirizzo territoriale... ma mancano i controlli e così molti comuni agiscono nella piena illegalità. L'unica via è il ricorso al Tar o alla Procura. E questo è tragico. Gli oneri di urbanizzazione possono essere impiegati anche nella spesa corrente. E così i comuni diventano "drogati di edilizia". Massacrando un territorio irripetibile, come quello toscano, un patrimonio dell'umanità ». Claudio Greppi, architetto e urbanista, docente di Geografia a Siena realizza la mappa delle emergenze: «Ho sempre navigato nei mari della sinistra, il Pci non mi tesserò perché ero "eretico"... Ma qui l'ideologia non c'entra. Se a San Casciano Val Di Pesa il Comune pensa di concedere il permesso di edificazione di un megacapannone coperto di ben tre ettari per la costruzione di camper, significa che il calo di cultura di gestione del territorio è drammatico. La legge regionale del 1995 concesse piena autonomia ai Comuni. Che ora agiscono senza controlli». Della vicenda di Casole Val D'Elsa ( www.casolenostra.org), un complesso da 12.000 metri cubi per 16 palazzine bloccato dalla procura di Siena cinque mesi fa dopo l'emissione di 17 avvisi di garanzia, si occupa il fisico Roberto D'Autilia, ex elettore Pci e ora Ds: «Hanno anche disboscato un ettaro di terreno, la Forestale ha spedito una multa da 100 mila euro. Le giunte Ds della cittadina hanno permesso un insediamento mostruoso.
Un tempo la sinistra regalava alla politica i Ranuccio Bianchi Bandinelli che mai avrebbe messo mano al territorio. Oggi genera solo piccoli politici, facili prede di pescicani e speculatori». Nel gruppone c'è anche un ex consigliere comunale Pci di Fiesole, Cosimo Mazzoni, avvocato e docente di Diritto civile a Siena. Che ora presiede il Comitato per Fiesole ( www.comitatoperfiesole. org), ostile al parcheggio sotterraneo a piazza Mercatale voluto dalla giunta di centrosinistra «e ai sei cantieri spalancati nel centro storico. Nel nostro fascicolo lo abbiamo chiamato "lo sviluppo insostenibile"».
Insomma, altro che vento di destra. Infatti lo «scisma» allarma la sinistra toscana al governo. Molti Comitati si sono trasformati in liste civiche alle elezioni amministrative. Come ha raccontato Violante Pallavicino, coordinatrice delle politiche dell'informazione dei Comitati, in un articolo sul sito http://eddyburg.it irisultati sono stati sorprendenti: «13% alla lista di Pistoia, 27% a Monterotondo Marittimo, 20% a Rignano sull'Arno, 6% a Regello ». Il fenomeno è in espansione. I Comitati toscani hanno già dato vita all'appello «Salviamo l'Italia» (firmato da Andrea Zanzotto, Andrea Camilleri, Mario Rigoni Stern). Un modo per far compiere un «salto nazionale» all'iniziativa » La Toscana, insomma, fa scuola. Infatti anche le Marche si stanno organizzando con una rete analoga (col supporto dell'attivissimo Comitato per la Bellezza di Vittorio Emiliani) e tra gli animatori ci sarebbe l'ex presidente della Cassazione Ferdinando Zucconi Galli Fonseca. Il presidente della regione Toscana, il ds Claudio Martini, ha assicurato ad Asor Rosa una replica al documento politico che verrà votato sabato. Lo scisma rientrerà davanti a un tavolo di consultazione sul territorio toscano?

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