Che sia stato trombato è un dato di fatto ma pare che l'ex onorevole Franco Grillini, ami dimenticarsene, spesso ma soprattutto volentieri. Infatti in un comunicato no e tre si (noi li riceviamo in redazione), ama continuare a firmarsi "Onorevole Grillini". Eccovi alcuni esempi, [1][2] [3] [4] [5] [6] ... tra cui uno di oggi ma, la letteratura è più vasta... Si sa che agli italiani piacciono i titoli dinnanzi al nome, avvocato, dottore, ingegnere, professore, ecc, conquistato magari con sacrifici e nottate a studiare, vengono poi quelli conquistati sul campo come cavaliere, commendatore, grand'ufficiale e poi presidente ed onorevoli e questio, sebbene sia passeggere come la legislatura, ti resta appiccicato addosso... Per carità un peccatuccio veniale, forse solo vanità, certamente non dimenticanza, farebbe un torto alla sua intelligenza e comunque la dice lunga su come la politica e soprattutto i palazzi del potere, possono cambiare le persone... o forse è colpa del suo ufficio stampa... Certo possiamo dire con tutta la simpatia che merita la persona, non è un Cincinnato. (Aspis)
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Continueremo ad aggiornare questo post perchè l'ex onorevole persevera
[7] [8] [9]
lunedì 25 agosto 2008
Malcostume. Il titolo di "onorevole" per Grillini è come i diamanti: per sempre...
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20:29:00
Etichette: grillini, parlamentari, polemiche, politica
mercoledì 2 luglio 2008
Paola Concia segue la linea di Grillini e fà del "pettegolezzo parlamentare" su chi è o non è gay.
In Parlamento il 7/10% dei parlamentari è gay ma non fa outing. E' scelta personale. Io mi sento sola ma non sono sola.
(Apcom) "In Parlamento mi sento sola, ma non sono la sola", racconta Paola Concia a "Gioia in edicola domani 3 luglio, unica deputato omosessuale della legislatura eletta nelle liste PD: "Siamo tra il 7 e il 10 per cento. Il Parlamento rispecchia l'Italia, almeno in questo caso".
"La paura della diversità sessuale si scioglie solo con la conoscenza - spiega Concia -. Se mi avvicino ad una deputata i colleghi si preoccupano della concorrenza e hanno la faccia tosta di farmelo sapere" e ai leghisti dice: "Sono pavidi. Venissero a dirmi di persona, in Parlamento, non sui giornali, che sono culattona, e poi vediamo".
Quando si affronta il dibattito sui diritti dei gay non risparmia né la destra "fa leva sui peggiori istinti e sulle paure irrazionali, accomunando i diversi nella figura del nemico", né la sinistra "è stato lo zero assoluto, è venuta fuori l'omofobia pure nella mia parte politica".
"L'omosessualità non è una malattia, ma una condizione umana che puoi reprimere o assecondare, non mi piace la caccia all'omosessuale , il coming out è una scelta personale. Qualcuno mi corteggia? C'è una bella deputata di Forza Italia che mi guarda con insistenza. Le piaccio? Oppure mi detesta? Ah saperlo".
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Ndr. Intanto correggiamo il titolo battuto dall'Apcom puntualizzando che semmai chi si dichiara fa coming-out e non outing (quanto è ignorante la stampa in materia) e poi prendiamo atto che anche la Concia percorre il solco del "pettegolezzo parlamentare" con messaggi dal sapre quasi "intimidatori" (quel "(...) bella deputata di Forza Italia (...)" la dice lunga...) rivolto ai suoi onorevoli colleghi. Evviva il nuovo modo di fare politica... (Aspis)
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18:44:00
Etichette: coming out, forza italia, giornali, lesbiche, omosessualità, parlamentari, parlamento, partitocrazia
giovedì 5 giugno 2008
'Improvvisamente l'inverno scorso', proiezione il 12 giugno in Parlamento.
L'iniziativa di Concia (Pd): "Tutti i parlamentari sono invitati".
(Apcom) Improvvisamente il Parlamento torna a parlare dei Dico. Dopo lo sfortunato iter del provvedimento sulle unioni civili presentato dal governo Prodi nella scorsa legislatura e poi affossato sotto un fuoco bipartisan di pareri contrari, è grazie ad un documentario di una coppia di omosessuali, che sarà proiettato giovedì 12 giugno presso la Sala delle Colonne di Palazzo Marini, che il tema, finora non contemplato nell'agenda politica della maggioranza, si ripropone nel dibattito parlamentare.
La pellicola, dal titolo 'Improvvisamente l'inverno scorso', ha avuto una menzione speciale al Festival di Berlino lo scorso anno e racconta di come Luca e Gustav, una coppia che sta insieme da otto anni, ha vissuto la discussione del Senato sui Dico. L'idea di proiettarla alla Camera è partita dalla deputata del Partito democratico Anna Paola Concia, portavoce del tavolo nazionale degli omosessuali del partito: "L'intenzione - rileva Concia - è quella di creare un dibattito più sereno intorno all'omosessualità attraverso un film che la racconta anche in modo lieve ed ironico. La politica parla male dell'omosessualità perché non la conosce".
Proprio oggi l'esponente del Pd ha fatto recapitare nelle caselle postali di senatori e deputati (Ministro Carfagna compresa) l'invito alla proiezione del 12 giugno dove saranno presenti anche i registi Gustav Hofer e Luca Ragazzi che auspicano: "Dopo Piazza San Giovanni negata al GayPride noi vogliamo continuare il dialogo e fare in modo che anche l'Italia segua l'Europa".
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Etichette: dico, diritti, discriminazioni, parità, parlamentari, parlamento, questione omosessuale, unioni civili
sabato 17 maggio 2008
Clamoroso scoop dell'Ansa! Gabriella Carlucci (Pdl) prossimo Presidente della Commissione Giustizia.
(Ansa) "Ci saranno polemiche all'inizio, ma Gabriella è la persona giusta". Queste sono le parole del Premier Berlusconi durante il vertice di ieri sera a Palazzo Grazioli con Fini, Schifani e Bossi. A renderlo noto è una fonte molto vicina al Cavaliere, che riferisce anche di una presa di posizione molto forte del fedelissimo Gianni Letta, contro la candidatura dell'ex presentatrice di Buona Domenica. Il Premier pare però molto deciso nell'imporre agli alleati la candidatura della Carlucci, che, dopo la carriera televisiva nelle reti Mediaset, è alla terza legislatura alla Camera dei Deputati.
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>> La soubrette e il professore ovvero il caso Carlucci. La deputata che non sa la differenza tra il premio Nobel e il telegatto.
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14:07:00
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mercoledì 7 maggio 2008
Lubamba: Tra i politici è boom di gay, bisex e... trisex.
(Prima) Ecco le dichiarazioni della showgirl Sylvie Lubamba, militante della Lega Nord, intervistata da Klaus Davi nell’ambito del programma di approfondimento politico Klauscondicio.. “Nel mondo della politica ci sono tantissimi gay, tantissimi bisex e anche… trisex, cioè quelli che vanno con i transgender. Questo accade tanto a destra quanto a sinistra che al centro”. Lo ha dichiarato la showgirl Sylvie Lubamba, militante della Lega Nord, intervistata da Klaus Davi per “KlausCondicio”, il primo contenitore di approfondimento in Rete, in onda su YouTube. A proposito della difficoltà dei politici a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità, Lubamba ha aggiunto: “Il discorso è molto sottile. In generale, per non ferire i genitori e i familiari si preferisce mantenere una certa discrezione. Poi, a maggior ragione, chi una certa posizione politica o sociale evita di rivelare la sua vera natura”. Lubamba, infine, si è detta lusingata di essere considerata un’icona gay. “Piaccio perché sono diretta, spontanea e a volte ho un comportamento al di sopra delle righe. Inoltre non giudico e non ho pregiudizi e, quindi, con me i gay si sentono a loro agio e più liberi di esternare il loro modo di essere”. “I leghisti sono macchine da sesso. Lo ha dichiarato la showgirl Sylvie Lubamba, militante della Lega Nord, intervistata da Klaus Davi per “KlausCondicio”, il primo contenitore di approfondimento in Rete, in onda su YouTube. Sono maschi e ce l’hanno duro. Posso confermarlo, anche se tra me e loro non c’è stato assolutamente nulla”. La showgirl, tuttavia, ha smentito a Klaus Davi di avere una relazione con il neo-deputato Matteo Salvini. “Non abbiamo avuto neanche modo di andare a mangiare una pizza. Tra noi c’è solo un rapporto politico. Non ci sentiamo nemmeno al telefono o via sms. Semplicemente siamo rimasti d’accordo che sarei andata a trovarlo alla sede di via Bellerio”. “Nella Lega Nord non ho ancora beccato nessun gay. Ce ne sono piuttosto nel Pdl, nell’Udc e in quasi tutti i partiti di sinistra”. “Quando sono diventata sostenitrice della Lega, ho pensato subito che sarei stata usata, anche se nel senso buono del termine”. Così ha dichiarato la showgirl Sylvie Lubamba, tesserata della Lega Nord, ai microfoni di “KlausCondicio”, il primo contenitore di approfondimento in Rete, in onda su YouTube, interrogata da Klaus Davi se, essendo un’italiana di colore, si sentisse in qualche modo usata dal Carroccio, per la sua notorietà, come testimonial della tolleranza. “Il giorno dopo aver acquistato la tessera, su Internet –ha spiegato Lubamba- è stata immediatamente diffusa la notizia che ero diventata una loro sostenitrice. Se non altro, la mia adesione è servita a sfatare il fatto che i leghisti ce l’abbiano con i negri e con gli stranieri in genere. La verità è che ce l’hanno con le persone che delinquono, che non hanno una fissa dimora, che non lavorano, che evadono le tasse e che, in generale, non rispettano la costituzione italiana”.
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martedì 29 aprile 2008
Arcigay nazionale ci spiega che fare nei prossimi cinque anni. Gottardi: "Facciamo lobby". Si ma non con voi...
(Max Forte) L'Arcigay nazionale, per bocca del suo segretario nazionale, Riccardo Gottardi, in un lungo pistolotto pubblicato su Gay.it, riprende l'idea del suo presidente, Aurelio Mancuso. L'idea è che ai gay ormai non resti che fare lobby. A cosa possa servire non è dato sapere, probabilmente non lo sanno neppure loro. Perchè mai fare lobby? Tenuto conto che fino alla scorsa legislatura le organizzazioni gay di sinistra detenevano una bella fetta di sottopotere locale o se volete territoriale (che è quella che conta in quanto gestisce i danari... e la loro abilità in questo senso è geniale) perchè di colpo si parla di lobby.
Poi fare lobby con chi? Con il Pdl? E' un'idea alquanto balzana perche il centrodestra ha un'idea politica dei gay probabilmente uguale a quella che hanno dei no-global o dei centri sociali. E come dargli torto? Ci sono già segnali che danno nei prossimi gay pride di Milano, Roma e Bologna, la presenza massiccia della sinistra radicale alla ricerca di visibilità per cui si aggregheranno con le loro bandiere alle parate assieme ai trans ed ai travestiti seminudi e sculettanti (a proposito che farà GayLib? Sarà anch'essa in corteo per poi prendere le distanze a sfilate avvenute?).
Per cui alla fine saranno manifestazioni dalle connotazioni fortemente politiche con le bandiere arcobaleno miste se non sommerse da quelle della sinistra ormai extraparlamentare. Gli unici che potrebbero fare lobby con il Pdl sono quelli di GayLib, ma quella è un'altra storia che non è stata ancora scritta e neppure si sà se verrà scritta visto l'accoglienza che fin'ora hanno avuto nel centrodestra.
Ma poi a pensarci bene, fin'ora i vari Grillini, Silvestri, Luxuria e Battaglia, eletti in parlamento con il sostegno ed il voto gay, fino ad ora non hanno forse fatto lobby, per cui perchè tirare fuori ora questa ovvietà? Dobbiamo forse credere che il loro è stato un fallimento bhe, certo a guardare i risultati lo è eccome (vorrei rammentare il lobbysmo che hanno fatto per la chiesa cattolica in occasione della votazione sull'Ici...) . Ma allora come oggi, chi c'è alle loro spalle? Non c'è l'Arcigay, il Circolo Mario Mieli e compagnia cantante...?
E allora facciamola questa lobby... ma senza di voi. Tutti a casa!
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giovedì 24 aprile 2008
Pecoraro Scanio, trombato in Parlameno porta a casa 9.000 euro al mese.
(Il Giornale) Trombati? Sì ma con il portafoglio bello gonfio. Ora passa all'incasso tutta la schiera di ex parlamentari che, per essere entrati nel Palazzo, hanno diritto a pensioni e liquidazioni d'oro. Un'inchiesta di Panorama, oggi in edicola, fa le pulci ai prossimi ex membri della «casta»: deputati e senatori non rieletti che tuttavia hanno diritto a buonuscite di tutto rispetto. Tutta colpa di una vecchia norma degli anni Ottanta. Con 20 anni di contributi, a prescindere dall'età dell'onorevole, il Parlamento scuce. Per tutta la vita...
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15:56:00
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martedì 15 aprile 2008
Tutti a casa. L'addio di Luxuria e Santanchè.
Restano fuori anche il no global Caruso e i leader della SA.
(Ansa) Quasi uno 'tsunami' quello prodotto dal voto, che ha scalzato dal seggio tanti leader e personalita' che hanno segnato l'ultima legislatura. Addio al Parlamento dei tre leader dei partiti della sinistra: Bertinotti, Pecoraro Scanio e Mussi.
'Silurati' anche Boselli (Ps) e Grillini (Arcigay). Seggi preclusi anche per il 'trio' della Destra: Daniela Santanche', Storace e Buontempo. Fuori anche Bordon e Manzione, il no global Francesco Caruso e la prima transgender in Parlamento Luxuria.
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giovedì 10 aprile 2008
Su 630 deputati 448 sanno già di essere certamente eletti.
(Adnkronos) Tre deputati su quattro e altrettanti senatori, entreranno in Parlamento senza essere votati, senza che gli elettori li abbiano espressamente scelti. E' uno degli effetti della lista bloccata, architrave della legge elettorale con cui gli italiani andranno a votare il prossimo 13 e 14 aprile, che determina in anticipo e quasi con certezza scientifica una buona parte della composizione del prossimo Parlamento.
Presi in esame i voti delle precedenti consultazioni, fatta la media dei risultati dei sondaggi sulle intenzioni di voto, il presidente del Comitato per i referendum elettorali, Guzzetta, ha elaborato uno studio che sottolinea tra l'altro le conseguenze delle candidature multiple.
Su 630 deputati, 448 sanno gia' di essere stati certamente eletti, mentre solo 181 rimangono in sospeso.
Il calcolo e' presto fatto: il 71% dei componenti della Camera si conosce gia', cognome per cognome, prima del voto. Al Senato la percentuale del 'seggio sicuro' sale al 74%: 236 hanno gia' ottenuto il lasciapassare per la XVI legislatura e altri 56 attendono il verdetto dell'urna. Con il Porcellum e' quindi passato il principio del "si vota ma non si sceglie", ha spiegato Guzzetta, che ha arricchito il repertorio delle originalita' delle legge in vigore con un altro dato.
A Montecitorio e a Palazzo Madama sono state presentate 242 candidature multiple che "rischiano di diventare -ha aggiunto il presidente del Comitato referendario- oggetto di un negoziato post elettorale", amministrato da 53 "plurieletti". Guzzetta ha stilato anche una classifica dei candidati presentati in piu' circoscrizioni.
In pole position c'e' Berlusconi (26), seguito da Fini (25), Casini (21), Di Pietro (18) e Bossi, che si ferma a quota 12. Veltroni 'colleziona' invece cinque presenze.
Ce n'e' abbastanza, secondo Guzzetta, per lanciare l'"allarme". "Non siamo contro nessuno ma rivolgiamo un appello, soprattutto alle forze politiche che avranno la responsabilita' di guidare il Paese, a valutare l'effetto di questa situazione in termini di disaffezione, se non di rabbia, dell'elettorato". Non ci si stupisca, ha osservato l'esponente del fronte referendario, se il 13 e
14 aprile "si dovra' registrare un forte aumento dell'astensionismo e sarebbe preoccupante se questa fosse l'unica forma di contestazione da parte dei cittadini".
"Dal giorno dopo le elezioni l'orologio referendario ricomincera' a correre. Il tempo dato ai partiti per cercare un accordo non e' eterno". Vietato siglare, ha concluso Guzzetta, un'intesa solo per onore di firma. "L'accordo deve essere buono. Per questo dal 18 maggio, giorno in cui doveva svolgersi il referendum, attiveremo una sorta di vigilanza civile sulle riforme istituzionali".
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19:54:00
Etichette: casta, elezioni italiane, parlamentari, parlamento, partitocrazia, politici
giovedì 27 marzo 2008
Scandalo in Danimarca. Sesso con una 15enne, via il deputato.
«Condotta immorale», il parlamentare si dimette. Pubblico «mea culpa» di Jeppe Kofod, stella dei socialdemocratici.
(Maria Serena Natale - Il Corriere della Sera) «Ho dato prova di scarso giudizio ». Stringe i denti. «Ho tenuto una condotta moralmente inappropriata». Serra i pugni. «Sono il solo responsabile dell'accaduto». China il capo. «Mi dispiace profondamente». Mr. Gentleman se ne va. È la caduta in diretta del più amato (e lanciato) dei socialdemocratici danesi.
Colletto sbottonato e occhi tristi dietro le lenti da primo della classe, Jeppe Kofod si dimette dalla carica di vice presidente della Commissione Affari Esteri del partito per aver avuto rapporti sessuali con una ragazzina di quindici anni. «Venerdì scorso ero stato invitato a parlare nel corso di una riunione dei giovani socialdemocratici e durante la festa ho intrattenuto una relazione moralmente inappropriata», ha ammesso appena quattro giorni dopo il deputato di Copenhagen, 34 anni, studi ad Harvard, single. Passione e redenzione nella liberal-protestante Danimarca, dove la legge garantisce il diritto di avere relazioni sessuali dai quindici anni in poi (se la ragazza era consenziente Kofod non rischia alcun procedimento giudiziario) ma covano conflitti non risolti, recepiti e spesso amplificati nei riti della politica. «Il partito ha deciso di far cadere la testa di uno dei suoi personaggi di più alto profilo per evitare un scandalo di proporzioni ancora maggiori — spiega al Corriere Pjanre Steenseeck, editorialista del Berlingske Tidende, il più antico quotidiano nazionale —. In questi anni "Mr. Gentleman" Kofod si è conquistato la stima di colleghi ed elettori lavorando sodo e tenendo una condotta esemplare. La reazione collettiva all'episodio è stata di una violenza inaudita. Ieri i giornali gridavano allo scandalo, ma il tema che da domani tutti dovremo affrontare, è la pervasività di un puritanesimo del tutto scollegato dalla modernità. Non è stata violata la legge, ma il paradossale codice morale dei danesi, tra i primi negli anni Settanta a legalizzare la pornografia, chiama vendetta».
È la condanna della Danimarca che medita sull'oscura forza del peccato con i film di Lars von Trier e del più giovane Per Fly (la cui ultima opera, Gli innocenti, indaga proprio il senso di colpa e la fragilità di qualsiasi leadership morale attraverso la storia d'amore tra un professore di Scienze sociali e un'ex studentessa), ma che sa anche dubitare di se stessa. Il Paese che va fiero del proprio Welfare e di livelli di disoccupazione tra i più bassi d'Europa, convinto di un euroscetticismo tenace che continua a preferire la corona all'euro e nel 2005 ha portato alla bocciatura referendaria della Costituzione Ue.
Nel 2001 i danesi hanno posto fine a cinquant'anni di pressoché ininterrotto governo socialdemocratico e si sono affidati ai liberali di Anders Fogh Rasmussen («il primo ministro più bello d'Europa — scherzò nel 2002 l'allora premier Silvio Berlusconi —, anche più bello di Cacciari. Penso di presentarlo a mia moglie...»); per confermare, con il terzo mandato consecutivo decretato dalla vittoria alle elezioni dello scorso 13 novembre, la fiducia alla sua coalizione liberal-conservatrice rafforzata dall'appoggio esterno dell'estrema destra. Dopo aver visto montare la ferocia dello scontro inter-religioso per la pubblicazione delle vignette sul Profeta Maometto, riedite in febbraio in seguito all'arresto di tre estremisti che pianificavano un attentato al disegnatore Kurt Westergaard, il regno di Margherita II sembra sull'orlo di una crisi di nervi.
Jeppe Kofod ha già ceduto. Tornerà, prevedono gli analisti; non subito, ma tornerà. Nessuna dichiarazione, finora, dai socialdemocratici, qualche pacata apertura dalla maggioranza, disposta a considerare l'eccessiva durezza della pena. Alla France Presse il portavoce personale ha dichiarato: «Kofod sta riflettendo sul suo avvenire politico».Sphere: Related Content
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sabato 22 marzo 2008
Pdl. Dopo la pornostar il produttore di film hard candidato a Parigi.
Verde, primo in basso a sinistra, con attori e attrici di una produzione hard.
Dopo la Zarri una new entry nel Pdl. Andrea Verde in corsa a Parigi per la circoscrizione Europa. Il mondo dei blogger ha aperto la caccia alle sue produzioni hard.
Il candidato Pdl tra film porno e fede. "Sono un contabile, non un regista".
(Alessandra Longo - La Repubblica) Era uno dei tanti candidati berlusconiani alla Camera, forse uno dei più anonimi. Avevate mai sentito parlare in passato di Andrea Verde, in corsa per la circoscrizione estero, ripartizione Europa, sede Parigi? Probabilmente no. Provate a cercarlo adesso sul web. E vedrete come il suo nome sia legato alla regia di "Sotto il vestito la sorca", film ambientato nell'alta moda, la cui trama toglie ogni residua sorpresa: "Bellissime, elegantissime, puttanissime. Ammirate e in... ate". Andrea Verde viene citato anche come "production manager" di un'altra pellicola di impegno: "Papà, ti scopo tua moglie".
Il Sole 24ore gli ha dedicato un trafiletto e lui non ha avuto più pace. Il mondo dei blogger l'ha puntato. Sono andati in cerca delle sue produzioni hard, hanno ironizzato sul suo programma elettorale che parla di "solidarietà e valori cristiani", di cui la società avrebbe tanto bisogno.
A nulla è valsa la precisazione sul quotidiano economico: "Io non sono regista di film porno, ho lavorato solo come contabile alla Unimat che, in effetti, produce anche audiovisivi per un pubblico adulto...". Sarà. I blogger, per natura diffidenti, mantengono il loro scetticismo.
Perché mai se il candidato Verde è solo un esperto in contabilità (in effetti è stato commentatore economico de La Prealpina di Varese, e ha lavorato in Enichem France, settore controllo gestione) la sua società lo associa a "Sotto il vestito la sorca" e lo manda addirittura a ritirare un premio al festival pornografico "Venus Paris"? Eccolo là, in prima fila, accucciato col trofeo in mano, alle spalle una prorompente dama, seno open air. Lui insiste: "Ho la fedina penale pulita, ho fatto della solidarietà il mio principale significato di vita".
Che sia di carattere gioviale questo inedito candidato Pdl per l'Europa è evidente dalla gratitudine che gli portano i suoi amici, dalle spensierate feste cui partecipa, visibili sul blog di Mike Meglio. Feste piene di "belles jeunes femmes" come Cynthia Lavigne, che accoglie in guepière nera i suoi web estimatori. "Dal 2000 opero nel settore comunicazione", si legge nella biografia di Verde che, curiosamente, tralascia di esibire l'austera attività di contabile. Nel suo sito fa sapere di porre "un accento speciale sulla cultura" e di voler "potenziare e riqualificare i contenuti del palinsesto di Rai International".
Quelle carogne di blogger sono andati alla ricerca di dichiarazioni politiche. Ne hanno trovata una, pare, sull'Alitalia, in cui il candidato Pdl si preoccupa della "penetrazione prorompente delle compagnie low cost".
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02:10:00
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giovedì 6 marzo 2008
La soubrette e il professore ovvero il caso Carlucci. La deputata che non sa la differenza tra il premio Nobel e il telegatto
(Klochov) Ecco un piccolo riassunto della vicenda Maiani-Carlucci: i commenti li lascio a voi dopo che avrete gustato i preziosi interventi dell'onorevole Supergabry.
Antefatto: perché si parla di Maiani
In occasione del dibattito sull'opportunità di una visita del Papa alla Sapienza il Prof. Marcello Cini, contrario a questo invito, il 14 Novembre 2007, si rivolse al rettore con una lettera pubblicata anche sul Manifesto. Il 20 Novembre, a sostegno della posizione di Cini, più di 60 docenti scrissero una seconda lettera, che sembrava destinata esclusivamente al dibattito interno all'ateneo.
Ma dopo due mesi, ovvero 5 giorni prima della visita prevista per il 17 Gennaio, la lettera dei docenti finì improvvisamente sui giornali; gli studenti promisero contestazioni e il Papa, denunciando un clima d'intolleranza, decise di non presentarsi alla Sapienza.
Tra i firmatari della lettera al rettore c'erano molti docenti di fisica, e tra essi il Prof. Maiani, già proposto dal Ministro Mussi per la nomina a presidente del CNR.
La Commissione e la Cultura
In seguito a questo episodio, durante la discussione della nomina di Maiani (31 Gennaio 2008) la Commissione Cultura della Camera si è divisa tra favorevoli e contrari, in una votazione che in altre circostanze sarebbe scivolata via senza problemi. Invece il resoconto della seduta merita una lettura approfondita, con particolare riguardo all'intervento di Gabriella Carlucci.
La frase che preferisco è la seguente: "dal sito Google scholar risulta che il professor Maiani non ha avuto pubblicazioni dal 1994". Be', Google Scholar non è certo l'unico strumento per valutare le pubblicazioni di un docente, ma a saperlo usare, escono anche i dati successivi al 1994...
Prima che canti il gallo, sarete smentiti 3 volte...
1 - Il 5 Febbraio Libero pubblica un articolo contro Maiani, basato su un blog diffamatorio attribuito al Prof.Cline della UCLA. Cline ha rapidamento smentito la titolarità del blog (prontamente rimosso) e delle dichiarazioni contro Maiani, chiedendo una smentita a Libero, che dovrebbe averla pubblicata (purtroppo non è stata resa disponibile in rete dal giornale...).
2 - Ma Gabriella Carlucci non demorde, e scrive a Romano Prodi, citando questa volta il Prof.Glashow, premio Nobel per la Fisica nel 1979, che avrebbe accusato Maiani di "non aver capito una teoria di cui era autore".
Il Prof. Glashow, chiamato in causa, scrive a sua volta a Prodi per smentire le dichiarazioni della Carlucci, definendo quelle accuse "wholly untrue and malicious" e aggiunge che il Prof.Maiani e i suoi colleghi "are leading luminaries and indeed may be regarded as heirs to Fermi’"
Gabriella Carlucci, a questo punto, arriva a toccare vette inedite di arrampicamento sugli specchi, e risponde a Glashow chiedendogli perché se sono luminari stellari (sic!), questi scienziati italiani non hanno mai vinto il premio Nobel. (caldeggio la lettura della lettera orginale, sia in inglese che in italiano, e auspico che qualcuno spieghi a quella donna la differenza tra il Premio Nobel e il Telegatto)
Glashow risponde di nuovo, direttamente alla Carlucci, questa volta con tono un po' più aspro ("I am outraged that you have tarnished my own reputation by such a false and invidious allegation").
Conclude dicendo che: Italy should be very proud of its many scientific heroes, and not malign them.
3 - Ma la Carlucci insiste ad occuparsi di fisica delle particelle e viene di nuovo smentita da Alvaro de Rujula del CERN, direttamente nei commenti del suo blog. Inoltre scrive ai giornali per puntualizzare che ha condotto ben due Festival di Sanremo e altre amenità...
Sembra che la farsa debba continuare... A me, che non capisco niente di fisica, basterebbe che ci venissero risparmiate queste figure atroci con il resto del mondo.
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07:07:00
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giovedì 28 febbraio 2008
Conti segreti in Liechtenstein. Ci sono dei politici e Di Pietro vuole i nomi.
(Prima) "Ritengo di avere il diritto di conoscere i nomi quantomeno dei politici che hanno i conti nel Liechtenstein”. Questa è la richiesta del leader dell'IdV, Antonio Di Pietro, che vuole avere la lista "almeno dei politici italiani", lista che si trova nelle mani dell'Agenzia delle Entrate. Di Pietro lo chiede "da cittadino e da leader di partito impegnato nella redazione delle liste di candidati per le prossime politiche", per "evitare di ritrovarmi a candidare persone che poi invece non hanno tempo per venire in Parlamento in quanto impegnati ad andare in Tribunale".
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20:11:00
Etichette: casta, evasione fiscale, governo, parlamentari, politici
martedì 5 febbraio 2008
Unioni civili. I parlamentari “adotteranno” una coppia.
(Adele Parrillo - Grazia) Art.2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
E’ in base a questo articolo della nostra Costituzione, di cui proprio in questi giorni si festeggia la ricorrenza della sua nascita, che sabato 23 febbraio, a Roma ci sarà una importante manifestazione che coinvolgerà direttamente le coppie conviventi e i parlamentari.
Ogni parlamentare “adotterà” simbolicamente una coppia consegnandole un certificato di Unione Civile impegnandosi pubblicamente a farlo diventare, al più presto, da simbolico a reale.
Gli ambienti ecclesiastici continuano a “bollare” le unioni civili come il risultato di una vita vissuta fuori da ogni morale, quindi sbagliata. Noi che chiediamo l’approvazione di una legge che riconosca questo tipo di unioni, dobbiamo avere lo stesso rispetto di chi crede nel matrimonio religioso. Chi sceglie una convivenza, non è privo di spiritualità e di morale. Ha semmai una spiritualità laica, intesa come vita interiore profonda, come fedeltà e impegno nelle vicende umane, ugualmente attento alla dimensione estetica e alla creazione di bellezza nei rapporti umani. Chi sceglie una convivenza, lo fa per recuperare un senso più profondo e autentico dell’amore, dice di sì, ogni nuovo giorno.
Per questo ti invitiamo sabato 9, e sabato 23 febbraio a sostenerci.
Più informazioni sul mio blog e sul sito della Linfa (Lega Italiana Nuove Famiglie), di cui sono vice-presidente.
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01:37:00
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venerdì 1 febbraio 2008
Omofobia gratuita. Calderoli pensa sempre ai gay. Botta e risposta tra il senatore della lega e l'Arcigay.
Calderoli: "Povero Marini, quanti interlocutori..."
(L'occidentale) La Lega Nord ipotizza le dimissioni in massa dei propri deputati e senatori nel caso in cui vada in porto la formazione di un nuovo governo, con conseguente rinvio delle elezioni.
"Povero presidente Marini, nelle consultazioni schiera al suo fianco Enzo Bianco, altrimenti noto come 'Penelope', nonché relatore della legge elettorale, che tanto ha fatto per allungare i tempi per arrivare al referendum da non riuscire in un anno e mezzo a non farsi approvare neppure il testo base in commissione". Lo afferma il senatore Roberto Calderoli.
Il coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord e vice presidente del Senato in una nota scrive: "E gli tocca coinvolgere anche tutte quelle parti sociali che come un sol uomo sono scese in campo contro le elezioni. A questo punto - si chiede Calderoli - perché non convocare anche l'Arcigay che sabato si riunirà per decidere la propria posizione sul Governo? Se non ci fosse in ballo il dramma delle famiglie che non arrivano a fine mese, dell'economia in crisi, della sicurezza e dell'ordine pubblico, ci sarebbe più da ridere che davanti ad un film di Totò. Peccato - conclude - che Totò le diceva, questi invece le fanno...".
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La pronta risposta dell'Arcigay:
CRISI/ ARCIGAY: CON POLITICA SERIA CALDEROLI NON SAREBBE SENATORE.
Degno padre del Porcellum non perde occasione per tacere.
(APCom) - "Se questo paese fosse veramente serio non avrebbe affidato a uno sguaiato umorista dalla naturale propensione alla comicità la stesura dell'attuale legge elettorale (il Porcellum), non avrebbe avuto il piacere averlo visto all'opera come ministro spogliarellista e il vicepresidente del Senato dall'abile capacità nel fare imboscate regolamentari". E' questa la replica che Aurelio Mancuso riserva alle dichiarazioni rese dal leghista nel corso della giornata e che hanno tirato in ballo l'arcigay.
Il presidente dell'associazione sottolinea che proprio così "vogliamo rispondere al senatore leghista che commenta con subdola ironia il fatto che sabato Arcigay riunirà la sua Segreteria nazionale per analizzare l'attuale crisi politica. Forse Calderoli non lo sa, ma il suo partito farebbe bene ad informarsi, che gli elettori lgbt sono alcuni milioni e le nostre intenzioni di voto conteranno non poco durante la prossima campagna elettorale. Se il centrodestra seguirà le posizioni omofobe di Calderoli - fa presente Mancuso - difficile che chi, nelle scorse tornate, ha votato per la Casa delle Libertà (secondo alcuni sondaggi circa 600 mila elettori omosessuali, ovvero un quinto dell'elettorato gay) rinnoverà a loro la sua fiducia".
"L'attuale crisi - conclude - imporrebbe serietà e sobrietà, anche perché la questione da noi posta su stalking e norme antidiscriminatorie è al centro delle cronache italiane da alcuni anni. Invece i politici come Calderoli proseguono nel loro indegno teatrino che insulta le cittadine e i cittadini italiani, così come è avvenuto recentemente nell'aula del Senato".
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giovedì 10 gennaio 2008
Vergognoso! Deputati peccano di avarizia. Nove euro a testa per vittime Thyssen.
(TGCom) I deputati organizzano una raccolta per le vedove e gli orfani dei morti nel rogo della Thyssenkrupp, ma versano a testa solo 9 euro. La colletta era iniziata prima di Natale e aveva raccolto 1300 euro. Preoccupati per la gogna mediatica, i deputati hanno rimesso mano al portafogli, così la cifra è salita a 6mila euro. Somma misera, tanto che i gruppi parlamentari sono intervenuti. Risultato: dopo l'Epifania la raccolta è arrivata a 12.500 euro.
Riporta Il Giornale che alla Camera 630 deputati, per iniziativa dell'onorevole Roberto Poletti (Verdi) e Maurizio Bernardo (FI), sono stati chiamati a partecipare ad una sottoscrizione di aiuto per le vedove e gli orfani degli operai morti nel rogo dell'acciaieria Thyssenkrupp di Torino. La partecipazione, però è stata tutt'altro che di massa. Gli onorevoli, prima di andare in vacanza per Natale, avevano versato complessivamente 1300 euro. Poi, minacciati dai promotori di essere dati in pasto alla stampa, la somma raccolta è quadruplicata fino a raggiungere 6mila, poco più di 9 euro e mezza a testa.
Colletta misera, tanto da far intervenire i gruppi parlamentari. Risultato: dopo l'Epifania la cifra ha raggiunto la soglia dei 12.500 euro. Anche i gruppi che non hanno ancora versato hanno promesso di contribuire presto, come molti dei singoli deputati che erano assenti all'appello.
L'imbarazzo alla Camera è cresciuto quando si è scoperto di aver fatto una colletta di molto inferiore a quella organizzata dai dipendenti di Montecitorio che hanno un'associazione chiamata "Gruppo di solidarietà" che ogni anno organizza una raccolta interna di fondi da devolvere in beneficenza. Più della metà partecipa versando la paga di una giornata lavorativa o di mezza: ogni anno raccolgono tra i 25 e i 35mila euro.
All'indomani della tragedia della Thyssenkrupp, infatti, gli animatori del Gruppo hanno inviato un primo aiuto concreto alle famiglie delle vittime. Due deputati, il verde Poletti e Bernardo di Forza Italia hanno scoperto l'iniziativa e hanno deciso di promuoverla tra i colleghi a cui hanno indirizzato una lettera perchè gli onorevoli contribuissero alla raccolta benefica "poichè - si legge - questo tragico evento non può lasciare inerti le nostre coscienze e siamo certi che avremo la vostra solidarietà".
Ma Poletti e Bernardo sono andati oltre: hanno fatto massiccia porpaganda in Transatlantico fino alla chiusura natalizia, quando hanno scoperto che la cifra complessivamente raccolta era di appenna 1300 euro. I due deputati hanno allora moltiplicato gli appelli e avvertito che se i giornali fossero venuti a sapere di quanto accaduto la Camera avrebbe fatto una figuraccia.
A poco è valso lo sforzo, la somma raccolta è salita di poco, prima a 6mila euro poi, dopo l'Epifania, ha raggiunto i 12.500 euro grazie alla sottoscrizione in extremis dei gruppi parlamentari, i singoli invece continuano a latitare. Il verde Poletti inizia però a spazientirsi: "Se non i miei colleghi non si svegliano, renderò pubblici i nomi".
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venerdì 28 dicembre 2007
Un ex Presidente della Camera si diverte con le ragazze a Montecitorio...

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giovedì 13 dicembre 2007
Camera senza tetto: cancellate le promesse anti Casta sugli stipendi.
La norma passata a Palazzo Madama (art. 144 della Finanziaria 2008), sull’onda dell’indignazione popolare (dopo le rivelazioni contenute nel libro dei due giornalisti del Corsera e in quello dei due senatori Massimo Villone e Cesare Salvi, autori del I costi della democrazia) e con un certo malessere di alcuni esponenti della stessa maggioranza, prevedeva che tutti gli stipendi pagati con soldi pubblici non potessero superare lo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione, vale a dire 274 mila euro all’anno.
Poi, da lì, è stata una serie infinita di correzioni e riscritture. Prima sono stati esclusi dal tetto tutti i contatti di natura privatistica già in corso. Correzione più che giusta: nessuna norma può essere retroattiva, sarebbe incostituzionale. Poi un’ulteriore modifica. Per i manager con contatto di diritto pubblico lo stipendio verrà ridotto gradualmente: 25% l’anno in modo che nel giro di quattro anni si arrivi al famoso tetto. L’ennesima deroga? Dal tetto restano escluse le Authority, gli Organi costituzionali, i contratti d’opera (per capirci, quelli dei presentatori Rai o dei superospiti di Sanremo), le società quotate e le attività di natura professionale. Ancora una: solo venticinque altissimi dirigenti pubblici in tutto il Paese e per un periodo limitato potevano guadagnare più di 275 mila euro l’anno. Tutti gli altri, sotto.
Sotto fino a quando, con la Finanziaria in discussione a Montecitorio, non sono cominciati i tagli veri e propri alla norma. Per esempio: per la Banca d’Italia, le Autorità indipendenti e le amministrazioni dello Stato si dovrà applicare il tetto alle retribuzioni, ma doppio rispetto a quello del primo presidente della Corte di Cassazione. Quindi, il limite massimo sarà di 548 mila euro. A volerlo è stata la Rosa nel Pugno, con un emendamento del capogruppo Roberto Villetti. E la Commissione Bilancio della Camera lo ha approvato. Commissione che, per bocca del presidente Lino Duilio, si è così giustificata: “Nessuno stravolgimento, nessun arretramento” sul tetto agli stipendi dei manager pubblici. Al contrario, la Commissione ha “solo perfezionato il testo del Senato per consentirgli di reggere nel tempo e di regolare efficacemente la molteplicità delle situazioni reali”. Molteplicità… qui pare che a moltiplicarsi sono, nonostante le promesse, gli euro che i boiardi dello Stato continueranno a portarsi a casa, come dice il senatore Villone: “Si introducono meccanismi che consentono emolumenti che viaggiano addirittura verso il milione di euro all’anno. C’è da vergognarsi”.
E se lo dice un senatore…
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18:36:00
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mercoledì 12 dicembre 2007
Pignatiello Pdci: No ad uso strumentale delle parole del Papa.
Dove sono cattolici con doppia famiglia quando parla di sociale?.
(Apcom) - "Come al solito il papa viene tirato per la tunica ogni volta che parla. Oggi il solito stuolo di Papa boys, capitanati dall'onorevole Volontè, compagno di partito dell'onorevole Mele, quello del festino all'hotel Flora, non ha perso occasione per un richiamo alle sue parole a favore della famiglia tradizionale". Alessandro Pignatiello, della segreteria del Pdci, si chiede "dov'erano gli stessi cattolici dalla doppia e tripla famiglia quando, qualche settimana fa, Benedetto XVI ha parlato di precarietà come emergenza sociale. E dov'erano quando, contro le parole di papa Wojtyla sulla guerra in Iraq, hanno votato l'invio delle nostre truppe".
"Per quanto ci riguarda - prosegue l'esponente dei Comunisti italiani - non ci servono le parole del papa a convincerci che la precarietà è una piaga sociale e la guerra una minaccia per le sorti dell'umanità. Lo sappiamo da noi e sono la ragione sociale della nostra politica. E non saranno le parole del Papa a farci cambiare idea sui diritti delle coppie di fatto, omosessuali ed eterosessuali. Ai cattolici dalle doppie e triple famiglie - conclude Pignatiello - dico che se il Papa è per loro una guida spirituale dovrebbe esserlo sempre, altrimenti l'uso che viene fatto delle sue parole è solo strumentale".
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