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lunedì 1 settembre 2008

Paola Barale scrive sul suo sito di Raz Degan e Katia Smutniak.

(Gossipblog) E’ proprio Paola Barale, direttamente dal suo blog, a parlare della rottura con l’ex Raz Degan. Il titolo del post è Capita nelle migliori famiglie. Molti i commentatori:

Ciao ragazzi, come va? Io bene, anche se ho avuto tempi migliori… Ho appena saputo che domani su “CHI” usciranno delle foto dove Raz si bacia con la Smunietk (ma come si scrive?)… Me lo aspettavo, prima o poi, perchè sapevo che sarebbe stato inevitabile. Passo indietro: fine maggio 2008.. Io e Raz di comune accordo decidiamo di lasciarci, nonostante il grande legame, ma quando un rapporto che ti ha spostato i limiti arriva al suo inevitabile capolinea, è giusto che non venga logorato da falsi sentimenti.

Ho evitato di parlarne, perchè una separazione, se pure condivisa, è pur sempre un dolore. Voi che mi conoscete sapete quanto io tenga a proteggere la mia vita privata soprattutto nei momenti di difficoltà. Un tempo lo chiamavano pudore… Per voi la notizia è fresca, per me no… capita anche nelle migliori famiglie. Il futuro? tutto da inventare… e questo mi piace.. Non pensatemi triste, io e Raz siamo comunque vicini, ma in un modo diverso. Nulla si cistrugge, tutto si trasforma…
A presto.
Baci
P:

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mercoledì 27 agosto 2008

Usa, Advocate contro Barack Obama.

L'editore: Non sostengo la sua candidatura.

(Apcom) Sono bastate poche parole di Paul Colichman, magnate dell'editoria e icona del movimento gay che fa di testate come Advocate e Out la propria bandiera, e si è sollevato un polverone. Indignato dalle parole del candidato democratico alla Casa Bianca - a favore delle unioni tra persone dello stesso sesso, ma che ha definito il matrimonio come "l'unione fra un uomo e una donna" - Colichman ha deciso di non dare al senatore dell'Illinois il proprio sostegno nella corsa presidenziale.

Nel corso di un'intervista al New York Post, Colichman ha detto che "con quell'affermazione è come se avesse gettato la comunità gay fuori dalla finestra", sollevando l'ira degli omosessuali che minacciano addirittura di boicottare le sue riviste, ma raccogliendo anche parole di sostegno. Colichman, che è stato un acceso sostenitore della senatrice di New York Hillary Clinton e ha mal digerito la sua sconfitta, è rimasto più che perplesso per le affermazioni di Obama nel corso del Saddleback Civil Forum di una settimana fa.

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martedì 26 agosto 2008

Sono di David Beckham gli addominali più belli del mondo.

Secondo l'attore Robert Buckley. Sul podio anche Mario Lopez,ex di Eva Longoria. Sul settimanale Usa In Touch la classifica delle "pance" più toniche e scolpite di Hollywood e dintorni.

(Il Corriere della Sera) In fatto di addominali David Beckham non è secondo a nessuno sull'intero pianeta. Lo ha stabilito il settimanale americano In Touch che ha stilato la classifica delle "pance" più toniche e scolpite di Hollywod e dintorni. Il 33enne calciatore inglese, marito della Spice Girl Victoria e testimonial dell'intimo maschile di Emporio Armani, ha vinto a mani basse su Robert Buckley, attore della serie televisiva Lipstick Jungle e su Mario Lopez, altro volto noto della televisione americana ed ex-fidanzato di Eva Longoria.

Robert BuckleyMario Lopez

FUORI DAL PODIO - Subito fuori dal podio si sono piazzati invece Hugh Jackman, il protagonista della saga degli X-Men e Shemar Moore, uno dei corpi più famosi della pubblicità. Nella lista di In Touch figurano inoltre Gavin Rossdale, cantante e marito di Gwen Stefani, la star di High School Musical, Zac Efron, e l'attore Matthew McConaughey.

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martedì 12 agosto 2008

Madonna è tutta rifatta? Lo scrive anche New York magazine.

(Omoeros) Non bastava l'imminente divorzio con il marito Guy Ritchie, non bastavano le svelate marachelle della signora della musica internazionale da parte del fratello in un libro biografico che mette a nudo, vizi, stravizi e bugie della diva del pop. Adesso Madonna deve fare i conti anche con chi la vuole come una Cher qualunque, modificata completamente da un bisturi perfetto, come diceva qualcuno qualche anno fa, che l'ha resa bella ed apprezzabile anche ora che ha ormai raggiunto il traguardo del mezzo secolo di vita. A mettere in piazza i probabili interventi a cui Madonna si sarebbe sottoposta è addirittura l'autorevole New York Magazine che le dedica anche una copertina shock con il volto apparentemente perfetto segnato da tutte le operazioni a cui avrebbe ceduto per migliorarsi. Non solo i classici naso e labbra per apparire più sensuale e perfetta, ma addirittura una raddrizzatina al mento, un intervento alle guance per renderle più prominenti e anche mandibola e sopracciglia non sono più quelle naturali. Insomma la signora Ciccone pare che abbia elargito buona parte dei suoi averi ad un buon chirurgo per modificarsi il volto e i fan proprio non ci stanno. Se alcuni non sono interessati dai cambiamenti di Maddie, i fan più sfegatati credono siano tutte calunnie per impolverare la lor beniamina colpevole soltanto di essere sulla cresta dell'onda da anni riuscendo a trasformarsi camaleonticamente azzeccando sempre il look giusto e dettando nuove mode. Quale sarà mai la verità? Ma soprattutto, ci interessa davvero saperla?
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domenica 10 agosto 2008

Playgirl Magazine chiude ma resterà su internet.


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Playgirl Magazine, la storica rivista che ha portato nelle edicole il nudo maschile, cesserà le sue pubbicazioni il prossimo febbraio, rimanendo solo in internet. Pubblicata dal 1973 Playgirl aveva radunato intorno a sè un vasto pubblico soprattutto gay.

Una versione italiana di Playgirl arrivò nella prima metà degli anni 90, ma non ebbe successo e fu costretta a chiudere molto presto. La decisione di chiudere la versione cartacea di Playgirl è stata motivata dal calo vertiginoso delle vendite e dall’uso sempre più frequente da parte dei lettori del web.

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martedì 13 maggio 2008

Playboy apre al mercato gay.

20 ore di programmazione video. Sesso orale, erezioni ma niente eiaculazioni.
Da sempre icona dell'erotismo eterosessuale, Playboy oggi si apre anche al mondo dei gay con un servizio di video-on-demand su cavo. Playboy ha intenzione di offrire il servizio (chiamato Gay Targeted Vod Package Service), dal prossimo mese, agli abbonati della Time Warner Cable; si tratta di 20 ore di programmazione video per omosessuali uomini sempre secondo lo standard di pornografia soft, non esplicita, che caratterizza la produzione dell'azienda. La storica rivista per uomini (il primo numero uscì nel 1953) si descrive come "una testata che valorizza ciò che è erotico e di moda" e quindi non limitata ai confini del mondo eterosessuale, ma capace di diversificarsi.

Ciò, tra l'altro, dovrebbe garantirle nuove entrate: solo pochi giorni fa Playboy ha annunciato un calo del revenue dell'8% nel primo trimestre 2008 rispetto allo stesso trimestre di un anno fa.

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venerdì 2 maggio 2008

Nella classifica del Time il Papa conta meno di Kakà e della Jolie. Al Vaticano sono contenti.

(Tiscali notizie) E' il Dalai Lama il leader più influente nel mondo. Come ogni anno, la rivista Time ha stilato l'elenco di uomini politici, ma anche pionieri, scienziati, attori e "titani" che sono stati capaci di lasciare un segno nella nostra epoca. Nessun italiano tra i big-100, ci sono invece Kakà, George Clooney, la coppia Brangelina.

Il giudizio del Vaticano
- Nella classifica manca anche il Papa, fatto questo che ha suscitato la reazione del Vaticano. "Mi fa molto piacere che il Papa non ci sia, perché sono stati utilizzati criteri assolutamente estranei a valutazioni sull'autorità religiosa e morale del pontefice", ha detto ai giornalisti padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede. "E' difficile - ha proseguito - fare paragoni e graduatorie con caratteristiche che sono eterogenee: ci sono attori, tennisti etc". "Per questo - ha continuato - trovo positivo non confondere il tipo di autorità e di servizio del Papa con altri criteri di carattere mondano". Il portavoce ha sorvolato ad una domanda sul perché nella lista sia stato inserito il Dalai Lama. "E' un discorso diverso", ha osservato.


Autorità spirituali e politici - Assente Benedetto XVI, è invece presente all'undicesimo posto Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli. Il leader spirituale dei tibetani svetta in cima alla classifica del 2008 dinanzi al presidente russo Vladimir Putin, al senatore afro-americano Barack Obama, e agli altri due sfidanti per la 'corsa' alla Casa Bianca, Hillary Clinton e John McCain. Estromesso dalla lista dello scorso anno, il presidente Usa W.J. Bush è al settimo posto, dopo il suo omologo cinese Hu Jintao. Al dodicesimo l'imam radicale sciita Muqtada al-Sadr, considerato evidentemente più influente del leader di Al-Qaeda, Osama bin Laden, e del presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, entrambi spariti.

Rivoluzionari e sportivi - Tra i 'leader e rivoluzionari', anche Sonia Gandhi ed Evo Morales. Nel gruppo 'eroi e pionieri', svetta la coppia più glamour del pianeta, Brad Pitt e Angelina Jolie, seguiti da Oprah Winfrey - la star dei talk show americani, inclusa per la quinta volta - 'blade runner' Oscar Pistorius, Mia Farrow, il tennista Andre Agassi, Kakà e -nonostante abbia trascorso la gran parte degli ultimi diciotto anni agli arresti domiciliari- la leader della resistenza birmana Aung San Suu Kyi.

Artisti e scienziati - Tra gli artisti, Joel ed Ethan Coen -i fratelli pluripremiati nell'ultima notte degli Oscar per Non e' un paese per vecchi, Bruce Springsteen, Mariah Carey, George Clooney e, per la prima volta, Miley Cyrus -la star appena quindicenne di 'Hannah Montana'- la più giovane presenza nella lista e che, recentemente è stata indicata come l'attrice giovane più ricca di Hollywood (18 milioni di dollari solo nel 2007). Tra gli scienziati, il sindaco della 'grande mela', Michael Bloomberg, lo scienziato-manager padre della decifrazione del genoma, Craig Venter; tra 'titani', Rupert Murdoch. Steve Jobs e Karl Lagerfeld.

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mercoledì 9 aprile 2008

Gf7. Tersigni è diventato un'icona gay grazie a un calendario.

(TGCom) Il calendario senza veli di Alessandro Tersigni, se da una parte ha fatto impazzire di gelosia la sua fidanzata Melita Toniolo, facendo slittare la convivenza, dall'altra sta facendo il botto tra uomini e donne. Le foto del fisico asciutto e muscoloso dell'ex pompiere stanno infatti girando in Internet accogliendo apprezzamenti non solo tra le ragazze: l'ex gieffino è ormai un'icona del mondo gay.
E così le gelosie della Diavolita sembrano trovare conferma. Da quando hanno iniziato a circolare le foto del suo fidanzato, gli aprezzamenti sono arrivati a raffica.
E mentre Melita dichiara ai quattro venti di non aver gradito gli scatti, di essersi arrabbiata molto e di non fidarsi più di Ale, lui si gode il suo momento di magia.
Il calendario, firmato Maxim, è stato infatti molto apprezzato. Per realizzarlo Alessandro ha dichiarato di essersi messo a "stecchetto" per alcune settimane, eliminando pane e pasta dalla sua dieta. E il risultato è davvero eccelente.
Piace a donne, ma anche agli uomini. Così tanto che Tersigni nei siti gay viene definito "bello da morire e tanto sexy da togliere il fiato".
Insomma un successo inaspettato. Certo Ale dovrà subire i musi della sua fidanzata e rinunciare al sesso così hot. Ma si sa, il successo ha sempre un prezzo.
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Backstage Calendario Maxim - Alessandro Tersigni

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giovedì 20 marzo 2008

Colto di sorpresa. Coco, effusioni bollenti in auto. L'ex calciatore con una ballerina.

(TGCom) Tra i vip va di moda la passione sulle quattro ruote. Bollenti effusioni in auto, infatti, per un altro ex calciatore. Dopo Bettarini pizzicato con la D'Urso, ora è la volta di Francesco Coco, paparazzato da Novella Duemila, sul suo fuoristrada ad amoreggiare con Elodie, una ballerina francese di 24 anni. I due si sono conosciuti un anno fa e la passione, a giudicare dagli scatti, è alle stelle.
Presto per parlare di storia d’amore, ma le immagini che ritraggono l’ex naufrago a bordo dell’auto con la ballerina, sono abbastanza eloquenti.
Gli amici dicono che i due si sono conosciuti un anno fa e da allora hanno continuato a frequentarsi. Novella li ha beccati durante una notte di passione: si scambiano baci e tenerezze, avvinghiati l’uno all’latra, poi l’auto li tradisce.
La batteria non parte e Coco ed Elodie tentano invano di spingere il potente mezzo, salvo poi rifugiarsi a casa dell’ex calciatore. Dopo aver abbandonato la strada del calcio e della tv, Francesco ora riparte dall’amore.

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giovedì 28 febbraio 2008

Ecco la storia di Claudio Ferri, l'amico gay di Anna Tatangelo.

Claudio Ferri Anna Tatangelo(Queerblog) Mi rendo conto che l’argomento Anna Tatangelo è diventato senza dubbio preponderante in questi giorni, ma abbiamo oggi l’occasione di conoscere Claudio Ferri, l’amico gay di cui tanto si è parlato in questi mesi, l’ispiratore del brano “Il mio amico“.

L’intervista che vi riassumo nei punti nodali è stata pubblicata su “Chi” di questa settimana. Il percorso di Claudio è molto complicato, un po’ come quello di ogni ragazzo o ragazza omosessuale. Ha impiegato molto tempo ad accettarsi e farsi accettare, un doppio passaggio che molti di noi conoscono bene.

Nonostante il brano sembra dire il contrario, lui non vuole essere donna ma non ha “paura di mettere una maglia rosa o i pantaloni aderenti”. Claudio crede nell’unione civile tra gay, cosa che secondo lui dovrebbe essere accettata anche dalla Chiesa, non nell’affidamento a coppie omosessuali, perchè “ancora presto”.

A cinque anni scopre di amare le Barbie e non le macchinine. Insegnanti preoccupati, madre apprensiva. A tal punto da spedirlo dallo psicologo per “correggere” i comportamenti distorti. Per colpe delle violenze fisiche ricevute a scuola, è stato costretto ad abbandonarla.

Per fortuna la famiglia (madre, padre, fratello maggiore e due sorelle piccole) hanno accettato con molta serenità l’omosessualità del figlio.Ha avuto il primo fidanzato a 15 anni, ma ancora non aveva ben chiara la sua sessualità. Gli uomini che ha avuto durante la sua vita erano quelli “mascherati, che non accettano o nascondono il loro lato omosessuale”.

Oggi a 30anni è un ragazzo felice, orgoglioso. Ed è l’amico gay più conosciuto d’Italia. Quanti di voi si rispecchiano nella sua storia?

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mercoledì 20 febbraio 2008

La famiglia omosessuale? E' una famiglia come tante altre.

(Img press) Che famiglia è quella omosessuale? A spiegare la sua, partendo da quella genitoriale, è sul prossimo numero di Babilonia uno storico del movimento omosessuale e un giornalista affermato: Daniele Scalise (nella foto). «Quella genitoriale - racconta Scalise a Babilonia - è stata una famiglia dove c'era un coacervo di amore e rigore. Poi mi sono innamorato di una bellissima ragazza che è stata mia moglie e ci siamo dati molto amore e una figlia. Con Franco, oggi, siamo una famiglia come tante che vive insieme e si sostiene quando uno dei due sta male». Scalise racconta la sua passione politica giovanile: «Ero militante in una associazione che si chiamava "Soccorso Rosso". Venivano da noi dei militanti del Fuori che noi guardavamo con compatimento: questi parlavano di rivoluzione sessuale...». Anche sulle organizzazioni omosessuali, Scalise è netto: «Da noi - spiega a Babilonia - manca una politica seria dei movimenti omosessuali che in questa fase politica mi sembrano parecchio assenti. Non propongono, non riescono ad essere incisivi. C'è ancora un'idea di militanza obsoleta che non regge perché non stimola. Bisognerebbe tessere una tela di lobby politica. Ma chi lo fa? I nostri deputati è come non ci fossero.» Poi la stoccata finale sulle elezioni: «Stiamo vivendo uno dei peggiori periodi. La politica è inadeguata, incapace e inesistente. C'è anche una aggressività clericale smodata, intollerabile, inaccettabile che messa insieme alla mancanza di politica fa quello che siamo: un Paese smidollato senza alcuna prospettiva. In Italia la destra è clericale, fatta di divorziati, di gente dalla doppia morale e la sinistra è impotente e parolaia, in ginocchio anch'essa di fronte al papa». Cosa dovrebbero fare gli omosessuali, chiede Babilonia. «La mia posizione dal 1984 è chiara: non vado a votare! Mi rifiuto di votare per chi non mi ascolta, per coloro che hanno dimostrato disprezzo verso gli omosessuali». Tornando alla famiglia omosessuale, cosa direbbe Daniele Scalise, a un padre o una madre omosessuale che non sanno affrontare la situazione con figli, parenti e amici? «Ho incontrato un padre che non sapeva come dirlo alla figlia. Gli ho spiegato che era essenziale dirlo per salvare il loro rapporto. In un altro caso è stata la moglie a spingere il marito a uscire fuori da quel segreto terribile. Dirlo fa bene a noi e fa bene anche agli altri», conclude Scalise.

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giovedì 14 febbraio 2008

A Canale 5 dopo la lesbo-doccia è l'ora delle tette al vento.

(TGCom) Sara Varone ci casca ancora. La reginetta di Buona Domenica ha regalato l'ennesimo fuoriprogramma bollente. Come riportano le foto di Star+Tv durante la puntata del programma di Paola Perego, la ex fidanzata dell'ex marito della Ferilli ha mostrato a milioni di spettatori il suo generoso décolleté: colpa di un top di jeans troppo stretto e di mosse troppo agitate. Inutili i tentativi di tirarlo su. E Sara se la ride...
Avvolta in una tutina in denim, la 35enne showgirl si dimenava come al solito nelle danze della domenica e oplà, ecco che il top troppo piccolo cede.
Per la gioia dei fan che stavolta si sono goduti uno spettacolo davvero hot. Dal corpetto stavolta ha fatto capolino non un capezzolo, ma tutto il seno.
A quel punto la Varone, senza troppi imbarazzi, ha preso il top e se l'è tirato su. Ma la scenetta non è passata inosservata e oltre alle telecamere, il seno di Sara è stato immortalato anche dai flash del settimanale. Ma sembra non preoccuparsene: fa spallucce e se la ride.

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domenica 10 febbraio 2008

Dopo aver posato per Playboy la sexy guardalinee torna in campo. Le foto.

(TGCom) Ana Paula de Oliveira, 27enne guardalinee fermata per quasi un anno dopo l'annullamento di due reti che erano state causa dell'ingiusta eliminazione del Botafogo dalla Coppa del Brasile, è tornata in campo come assistente dell'arbitro in una partita della seconda divisione del campionato statale di San Paolo. Dopo la sospensione la guardalinee era salita agli onori delle cronache per avere posato nuda su Playboy.

Era stata bloccata per 245 giorni, ma non per le foto sexy apparse su Playboy. Ana Paula de Oliveira, 27 anni, fa la guardalinee. Il fatto che sia anche molto bella le ha giovato, ma solo dopo la sospensione arrivata dalla Cbf, la Federcalcio brasiliana. Il 24 maggio 2007 ha infatti involontariamente provocato l'eliminazione del Botafogo dalla Coppa del Brasile con l'ingiusto annullamento di due reti allo stadio Maracanà durante la partita contro il Figueirense (niente sorrisini ironici, per favore!).

Errore molto grave e sospensione da parte dei designatori brasiliani. Come accade in Italia, solo che da queste parti non abbiamo arbitri e assistenti molto sexy. E nessuno si sognerebbe di proporre ad Ayroldi o Tagliavento di posare su Playboy. Ana Paula invece lo ha fatto, ma ora torna a far notizia semplicemente perchè è tornata a 'lavorare' sui campi da calcio. E' accaduto nella Serie A2 del campionato di San Paolo, partita fra Sao José e Taquaritinga: "Sono felicissima, una cosa incredibile, non potete immaginare quanto - ha scritto la ragazza sul suo sito ufficiale -. Per me è stato come dirigere una finale del campionato".

La Federcalcio non l'ha mai punita per avere posato nuda, pur non avendo approvato la sua decisione: "Dal punto di vista professionale - ha detto Edson Resende, presidente della Commissione arbitrale - non mi sembra la cosa giusta da fare; un personaggio pubblico, come è un arbitro, dovrebbe mantenere un certo comportamento, ma è un suo diritto e sicuramente ha guadagnato un sacco di soldi". Speriamo però che Ana Paula sia tornata in forma, perchè in autunno non era riuscita a superare i test atletici della Fifa e della Federazione paulista di calcio. Ma di sicuro non ha perso le sue qualità fotogeniche.
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Le foto su Playboy.

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venerdì 8 febbraio 2008

Scovato da "Visto" l'ex fidanzato di Silvia la trans del GF8. Signorini resta a bocca asciutta.

Dalli e dalli, è saltato fuori anche un ex di Silvia Burgio, il trans del grande fratello (anche se ormai definitivamente donna essendosi operata).

Alto, belloccio forse con un "fare" un pò da "coatto" almeno a vedere dalle foto, è Moreno Pezzè, trevigiano di 35 anni fidanzato con Silvia dal 2006 al 2007. Le dichiarazioni rilasciate al settimanale Visto (con buona pace dell'opinionista della trasmissione e direttore di una rivista concorrente...) non contengono alcuna rivelazione scottante nè affermazioni offensive o fastidiose, anzi l’intento dichiarato è quello di esaltare la femminilità della sua ex compagna, “più donna lei di tutte quelle che ha potuto conoscere nella mia vita”.

A noi sono sembrati più interessanti i suoi interventi lasciati in vari forum o blog sparsi nel web, eccovene alcuni:
"…ciao!…il Moreno spacciato come ex fidanzato di Silvia sono Io…
…leggendo i forum, mi e’ salita la voglia di rispondere ai vari commenti…vorrei che mi l’ immagine del belloccio…evesse un’ altra direzione…
…forse ho un cervello…motivo per cui Lei mi ha affascinato…
…quanti…nelle sue gonne…avrebbero il coraggio di esporsi a tal punto, affrontando uno spietato mondo, assetato di malignita’…
…Lei, forse senza nemmeno rendersene conto…
sta scrivendo una pagina di storia, non solo della televisione, ma bensi’ di civilta’ e umanita’…sta inconsapevolmente lottando contro una politica perbenista e ipocrita e contro il partito piu’ influente al Mondo: il Vaticano!…credo in Dio…ma un Dio che ci ha creati e che ci ama per come siamo…
…facciamo qualcosa di utile con il gossip!
…MoReNo"
(Televisionando)

...l' amore non c' entra...due persone possono essere recoprocamente affascinate dall' essere... senza amarsi per forza!...questo non si chiama sesso, ma energia cerebrale... ...Silvia non ha bisogno di commenti moralistici, ma bensi' di lodi...per il coraggio di farsi "testa d'ariete" di una lotta civile e politica...di una causa dai contorni bigotti, perbenistici e razzistici-gay...
...Silvia e' gia' storia!...
...Moreno...
(Tuttouomini)

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mercoledì 6 febbraio 2008

Il "guru" sdogana le veline. Jovanotti: "Fare la velina non è un crimine".

Jovanotti, in piena promozione per presentare il suo nuovo cd, al solito sfinisce comparendo in ogni dove, tv, radio, giornali, internet, ecc, in un’intervista a Grazia, il settimanale diretto da Vera Montanari, in edicola mercoledì 6 febbraio ha dichiarato:

“Mia figlia ha dieci anni e studia danza. La cosa buffa è che quando dovevo iscriverla ho scoperto che tra le discipline c’era danza televisiva. E la cosa in effetti mi aveva un po’ allarmato. Però se decidesse di fare la velina non mi dispererei. Non credo sia un crimine fare la velina. Ormai è un’occasione come un’altra per svoltare. Una volta facevi la hostess, la commessa in centro. Adesso fai la tv. È un lavoro come un altro, non ha a che fare con il talento. È brutta la mercificazione, quella sì. Ma se mia figlia dovesse finire a mercificarsi, vorrebbe dire che ho sbagliato io come babbo, non il mondo. Non responsabilizzo il mondo per l’educazione di mia figlia. Quella gliela diamo io e sua madre”.

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giovedì 31 gennaio 2008

Giovanni Dall'Orto lascia "Pride".

Querrblog in un suo articolo scrive che Giovanni Dall'Orto lascia la direzione del mensile omosessuale "Pride".

E' l'unico a darne notizia, almeno a tutt'ora, riferendo che con un’asciutta lettera Dall’Orto ha dato l’addio ai collaboratori e ha presentato il suo successore, che non dovrebbe stravolgere l’impostazione del giornale, visto che negli ultimi anni ha lavorato gomito a gomito con l’ex direttore. Infatti il cambio della guardia alla direzione del più importante mensile gay e lesbico italiano (ndr. c'è solo questo...), vede l'avvicendamento tra Dall'Orto ed un suo stretto collaboratore, Gianni Rossi Barilli, firma storica dello stesso Pride nonchè collaboratore de Il Manifesto.

A lui i nostri migliori in bocca al lupo e a Giovanni Dall'Orto, oltre che un grazie sentito, un augurio per qualsiasi cosa nuova voglia intraprendere.

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lunedì 14 gennaio 2008

Famiglie gay d'Italia. Il reportage di Panorama.

Sempre più coppie omosessuali desiderano un figlio, lo fanno e lo crescono. Sempre meno hanno paura di dichiararsi. Eccone alcune, con le loro storie e i loro problemi.

(Valeria Gandus - Panorama) Paola Binetti, senatrice teodem del Partito democratico, nega la fiducia al governo per non votare l’emendamento antiomofobia e Costanza Tantillo, impiegata romana, porta al nido la piccola Alice avuta dalla sua compagna Domitilla grazie all’inseminazione artificiale. Massimo D’Alema, ministro degli Esteri, afferma di non essere favorevole al matrimonio fra omosessuali e Micaela Pini, psicologa milanese, fa il bagnetto a Rebecca e Noa, nate nell’unione con Annie Saltzman, sua moglie per la legge americana.

Intanto, a Roma, mentre fa colazione con il figlio Carlo, 11 anni, Francesca Grossi legge sul giornale che a Palermo una mamma ha potuto finalmente riabbraccciare il figlio che le era stato tolto 2 anni prima dal tribunale in seguito all’accusa, da parte del marito, di essere lesbica e di fumare. A lei, per fortuna, non è successo niente di simile: il suo ex marito Luigi non solo le ha lasciato casa e figlio, ma soprassiede sul vizio del fumo e non ha nulla da obiettare alla sua relazione con Alessandra.
Ancora una volta la società cambia e la politica e la legge non se ne accorgono. Come quarant’anni fa, quando il Parlamento fingeva di non vedere le migliaia di coppie che chiedevano di potersi rifare legalmente una vita, o le migliaia di donne che la vita la rischiavano sotto i ferri delle mammane.
Si può non essere d’accordo sulle scelte personali di uomini e donne che decidono di formare una famiglia con un partner dello stesso sesso. Si può avvertire più di un brivido al pensiero di bimbi, concepiti naturalmente o artificialmente, cresciuti da due mamme o da due papà. Ma quelle persone, quei bambini esistono, e sono sempre di più. Negli Stati Uniti, dove si stima che le madri lesbiche e i padri gay siano tra i 6 e i 10 milioni, con un corollario di circa 14 milioni di bambini e ragazzi, compresi quelli concepiti in precedenti relazioni eterosessuali, il fenomeno ha un nome: «gayby boom».

In Italia i numeri sono di gran lunga inferiori, ma comunque significativi: sono migliaia i bambini e i ragazzi cresciuti da genitori gay, secondo i dati a disposizione dell’Istituto superiore di sanità addirittura circa 100 mila (la metà che in Francia) se si calcolano anche i padri e le madri che hanno riconosciuto la propria omosessualità dopo la nascita del figlio. Da una ricerca dei sociologi Marzio Barbagli e Asher Colombo emerge che il 3,4 per cento dei gay intervistati è padre mentre il 5,4 delle lesbiche è madre. Percentuali che salgono rispettivamente al 10 e al 19 per cento per gli omosessuali di età superiore ai 35 anni.

Ma la maggiore novità è il crescente numero di coppie di omosessuali che vorrebbero avere figli: il 49 per cento, secondo un sondaggio dell’americana Kaiser family foundation. E di quelle che ci riescono.
Sono soprattutto donne, lesbiche che chiedono aiuto ad amici gay o che emigrano all’estero, nelle cliniche dove si pratica l’inseminazione artificiale proibita in Italia dalla legge 40. Le (poche) coppie di omosessuali maschi con un incontenibile desiderio di paternità trasvolano invece l’oceano per affidarsi alle cure di agenzie canadesi e americane che procurano, legalmente, madri surrogate.
Dati ufficiali non ne esistono, ma Giuseppina La Delfa, presidente dell’Associazione famiglie Arcobaleno (nuclei familiari che hanno al proprio interno almeno un genitore o aspirante tale omosessuale), dice che le famiglie associate (oggi oltre 160) sono in continua crescita: «Abbiamo in media una nuova iscrizione a settimana e i bambini con due genitori omosessuali sono una sessantina».
Giuseppina e la sua compagna Raphaelle Hoedts, francesi trasferitesi 17 anni fa in Italia, in un paese della provincia di Avellino, sono fra le pioniere del nuovo corso alla maternità omosessuale. Compagne dai tempi del liceo, unite dal pacs (l’unione civile in vigore in Francia) registrato al consolato di Napoli, entrambe docenti di francese all’Università di Salerno, hanno deciso di mettere su famiglia 7 anni fa, quando avevano entrambe 37 anni. «La mamma biologica avrebbe dovuto essere Raphaelle e infatti, all’ospedale belga cui ci siamo rivolte, hanno scelto un donatore che le assomigliasse». I tentativi di fecondazioni semplici e in vitro sono stati moltissimi: «Tre anni di viaggi a Bruxelles e di aspettative deluse». Un calvario. Finché Giuseppina non ha deciso di cimentarsi al posto di Raphaelle. «E alla prima Fivet sono rimasta incinta».

La bimba, Lisa Marie, oggi ha 4 anni e mezzo e frequenta la scuola materna locale. «È una bambina felice, allegra, di buon carattere» dicono le madri. Merito della serenità familiare. Ma anche dell’accoglienza che ha avuto dalle maestre, dai compagni e dai loro genitori: «A tutti abbiamo detto sempre e soltanto la verità. E la verità paga. I pregiudizi esistono, certo. Ma quando genitori e insegnanti ci conoscono e vedono che quelle omosessuali sono famiglie come le altre, tutto scorre liscio». Anche le bambine di Micaela Pini e Annie Saltzman (Rebecca, 8 anni e Noa, 6) sono perfettamente integrate a scuola: «E pure noi» aggiunge Annie, americana da 28 anni in Italia. «Al punto che i genitori dei loro compagni ci lasciano i figli molto volentieri».
Annie e Micaela (erede quest’ultima della famiglia che a Milano ha dato due grandi ospedali, il Gaetano Pini e il Paolo Pini) per concepire le loro figlie hanno chiesto aiuto al migliore amico di Annie, l’informatico americano Lenny Feldstein, che ha donato il seme e riconosciuto le bambine. «Ho sempre desiderato avere dei figli» spiega Lenny «e quando Annie me l’ha chiesto ho accettato volentieri».
Ma perché non averli in una famiglia tradizionale, con una compagna? «Finora non mi è capitato di incontrare la donna della mia vita, mentre so che Annie e Micaela sono le mamme giuste per le mie figlie».
Il loro è un caso un po’ anomalo anche nel mondo non certo ortodosso della genitorialità omosessuale. In genere le aspiranti mamme lesbiche se non ricorrono a una banca del seme si rivolgono a un amico gay o a una coppia di omosessuali maschi con cui condividono maternità e paternità.
E l’anomalia è ancora più forte se si considera che Annie è americana e che, dall’anno scorso, è legalmente unita in matrimonio con Micaela e ha ottenuto di conseguenza tutti i diritti del caso, anche quelli di genitore: «Ci siamo sposate nel Massachusetts, l’unico stato americano che consente il marimonio e non la semplice unione civile» raccontano. In base alla legislazione dello stato, Annie avrebbe potuto adottare le bambine. «Ma non ho voluto togliere a Lenny il ruolo di padre, che svolge con amore e delicatezza. Mi fido di lui».

Come tutte le altre coppie omosessuali con figli, però, Annie e Micaela si sono tutelate con scritture private dove si afferma che la madre non biologica ha il diritto-dovere di provvedere ai bisogni morali e materiali delle figlie. Anche se, in realtà, questi contratti servono a poco: in caso di dissidio o separazione di una coppia omosessuale, per legge l’unico ad avere diritti e doveri è il genitore biologico.
«Proprio recentemente a Milano è stata respinta dal tribunale dei minorenni la domanda presentata da una madre non biologica di vedersi riconoscere l’affidamento condiviso e il diritto di visita per i figli avuti dall’ex partner e cresciuti con lei» dice Susanna Lollini, avvocato specializzato nelle problematiche delle famiglie omosessuali. «Purtroppo la mancanza di un qualsiasi riconoscimento delle unioni gay si ripercuote sul destino dei figli. Chi sostiene che al posto dei pacs o dei dico basta un normale contratto privato sbaglia di grosso: un accordo del genere può tutelare, eventualmente, soltanto il partner ma non il genitore non biologico, oltre che i figli».
Per tutelarsi, molte coppie omosessuali cercano di ufficializzare almeno un po’ il loro rapporto iscrivendosi nello stesso stato di famiglia (la legge consente di creare una famiglia anagrafica anche tra non consanguinei) o ai registri delle unioni civili disponibili in una trentina di comuni italiani (nella Roma del sindaco Walter Veltroni e del Vaticano è appena fallita la battaglia per istituirne uno). Ma i vantaggi sono simbolici e in compenso ci sono gli oneri. Fiscali: i redditi si sommano e le tasse aumentano.
Essere genitori come gli altri, con gli stessi diritti e gli stessi doveri: questo chiedono le coppie omosessuali. Ma la società italiana è pronta ad accettare questa rivoluzione o è d’accordo con il ministro della Famiglia Rosy Bindi, quando sostiene che «il desiderio di maternità e paternità un omosessuale se lo deve scordare»? Il timore è che i figli delle coppie omosessuali paghino le scelte dei genitori con problemi psicologici e di crescita. Ma è proprio così?
Nel suo saggio, Citizen gay, appena pubblicato dal Saggiatore, lo psichiatra Vittorio Lingiardi, docente all’Università La Sapienza di Roma, cita numerosi studi che lo negano. «La ricerca scientifica disconferma queste preoccupazioni e stabilisce che i figli di genitori omosessuali sono psicologicamente sani e adattati in percentuali sovrapponibili ai figli cresciuti in famiglie eterosessuali». Fra gli studi citati nel saggio, quello del 2005 dell’American academy of pediatrics afferma che «non c’è relazione fra l’orientamento sessuale dei genitori e qualsiasi tipo di misura dell’adattamento emotivo, psicosociale e comportamentale del bambino (...). Un bambino che cresce in una famiglia con uno o due genitori gay non corrre alcun rischio specifico».

Una tesi confortata dall’esperienza diretta di Laura Pierella, da 25 anni educatrice in una scuola materna del Milanese, che ha avuto in classe tre fratellini figli di una coppia lesbica. «Bambini normalissimi» li definisce. «Sereni come le loro mamme. Non abbiamo avuto nessun tipo di problema né con loro né con i compagni. Non so se accade così anche per le altre famiglie gay, ma questa ha certamente allevato bambini felici e consapevoli di avere l’amore di due mamme».
In realtà, gli stessi genitori gay si pongono problemi sul futuro dei propri bambini per l’impatto che la loro condizione di «figli di omosessuali» potrebbe avere sulla società: «All’inizio non ci dormivo la notte: avrò fatto la cosa giusta? Soffriranno? Verranno feriti dal mondo?» si chiedeva Giuliana Beppato, milanese, 41 anni, psicologa, con Elena Mantovani, vigile urbano, mamma di tre bimbi: Federico, 8 anni, e i gemelli Sara e Joshua, 6, tutti nati con inseminazione artificiale effettuata in una clinica olandese. «Molte cose sono cambiate negli ultini anni, ma temevo che la società non fosse ancora del tutto pronta ad accogliere famiglie così diverse, avevo paura della reazione dei vicini e di quella delle mamme che mi portano i loro figli (sono terapeuta infantile). Ma mi sbagliavo, anch’io avevo dei pregiudizi: le persone spesso sono migliori di quanto crediamo e noi gay possiamo essere i peggiori nemici di noi stessi».
È un discorso che torna anche nelle parole di Delfina Esposito, 30 anni, romana trapiantata a Napoli per amore di Marta, 29, e con lei madre di Alessandro. «Lavoro alla base americana presso l’aeroporto di Capodichino: un ambiente militare, teoricamente conservatore. E invece ho incontrato solo affetto e solidarietà. Prima della nascita del bambino i colleghi mi hanno organizzato una “baby shower”, una festa di benvenuto per il nascituro secondo le loro usanze. Per non parlare dei vicini di casa, in gran parte militari della base: al ritorno dall’ospedale abbiamo trovato pacchi di regali davanti alla porta».
E le famiglie d’origine, come prendono l’arrivo di una cicogna così anomala? «Mia madre ci aveva messo un po’ ad accettare la mia omosessualità, che peraltro ho capito io stessa tardi, a trent’anni» dice Costanza Tantillo, 42 anni, mamma non biologica di Alice, 10 mesi, occhi azzurrissimi e boccoli d’oro. «L’annuncio dell’arrivo della bimba, invece, non l’ha turbata affatto: è affezionatissima a Domitilla, la mia compagna, ed è felice per la nostra felicità. Ogni sabato andiamo a pranzo da lei: ci sentiamo, e siamo, una famiglia normalissima».

Ma se è così, perché Domitilla non vuole dire il suo vero nome e come Marta, la compagna di Delfina, non accetta di farsi fotografare mostrando il volto? «Lavoro in un ufficio pubblico, i colleghi hanno una mentalità molto ristretta» dice Domitilla. «Mi sono laureata da poco in economia e cerco lavoro, non vorrei che questa maternità atipica fosse un handicap» aggiunge Marta.
Chi invece non ha mai nascosto la sua omosessualità scoperta tardi, dopo la separazione dal marito, è Francesca Grossi, informatica e membro della segreteria dell’Arcigay. Il bell’appartamento borghese a Monteverde, dove Francesca vive con il figlio Carlo, oggi undicenne, è nello stesso palazzo dove abitano le zie del bimbo, sorelle dell’ex marito, che non l’hanno abbandonata dopo la separazione ma la sostengono e sono molto presenti con il nipote. Anche l’ex marito ha un legame profondo con lei, tanto che quando viene a Roma (abita al Nord) dorme nella sua stessa casa. E tutti, a cominciare da Carlo, vanno d’accordissimo con Alessandra Filograno, addetta stampa, una lunga militanza nel Partito radicale dove è stata fra i promotori della campagna contro la pena di morte.
Carlo è orgoglioso della sua particolare famiglia: «Agli amici più sinceri ho detto che la mamma è lesbica» racconta con marcato accento romanesco. «A quelli delle elementari non gliene fregava niente». E a quelli delle medie? «Nun ce credono!».

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sabato 12 gennaio 2008

Avn Awards a Las Vegas. Tutto pronto per la 25esima edizione dell'Oscar del porno. 27 le nomination per il nuovo gay video di Michael Lucas.

Gli Avn Awards (Adult Video News), meglio noti come Oscar del porno, compiono 25 anni. La cerimonia di premiazione, con conseguente after party ricco di star è prevista per oggi sabato 12 gennaio a Las Vegas, al Mandalay Bay Events Center. Ce n'è per tutti i gusti: si premia la miglior attrice di film a luci rosse, il miglior attore, la miglior scena hard o gay, per un totale di 100 categorie legate al mondo dell'industria pornografica.

I riconoscimenti, paralleli agli Oscar, premiano le migliori pellicole del cinema per soli adulti poichè, inutile negarlo, il porno è una fetta sostanziosa del cinema mondiale che nel 2006 ha raccolto proventi per circa 13 milioni di dollari.

Le categorie in lizza sono tantissime: si va dal classico Miglior Film, Attrice, Attore fino a Miglior Scena Anale, Miglior Transessuale, Miglior scena in tre, Miglior Scena Orale e, naturalmente miglior film dell'anno in termine di vendite.

In perfetto stile Academy, con i giornalisti assiepati sul red carpet, i protagonisti del cinema hard mondiale si danno appuntamento per la cerimonia che, negli anni scorsi, ha premiato il nostro Rocco Siffredi e l'ex pornostar Jenna Jameson (che l'anno scorso vinse il titolo di "Crossover Star" dell'anno, prima di convertirsi al cinema tradizionale).

Nel 2006, alla 24esima edizione degli Oscar, a vincere il titolo di miglior attrice protagonista è stata Jessica Drake, attrice che debuttò nel porno nel 1999, dopo aver lavorato per diversi anni in uno strip club del Texas. Interprete di pellicole hard-core così come di soft-core, ha recitato a lungo a fianco del porno divo Evan Stone, al quale è stata sposata fino al 2002.

27 le nominations per Michael Lucas per il suo nuovo gayvideo "Gigolò" che dopo i due video "La dolce vita" si preannuncia come "l'asso pigliatutto" del settore gay della cinematografia porno. Una vera e propria consacrazione per Michael Lucas a cui la rivista Genre (foto a fianco) ha dedicato la copertina del suo ultimo numero con il titolo "L'America ama Michael Lucas".

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domenica 6 gennaio 2008

Furbo Jovanotti: contro Berlusconi, pro Sanremo.

Jovanotti(Tvblog) Ci sono alcuni personaggi che nella loro apparente ingenuità sanno vendersi meglio di chiunque altro. Prendete Jovanotti, l’eterno ragazzo fortunato con il lato B da profeta intimista. Sul profilo musicale non spetta a noi giudicare (lo fanno con molta più competenza i colleghi di Soundsblog, che si stanno occupando ampiamente di lui in vista del suo nuovo album).

Si dà il caso, però, che Lorenzo Cherubini abbia detto la sua in materia televisiva su Vanity Fair, con un’osservazione tanto coraggiosa quanto politically correct (in base a una certa mentalità underground, degna della sinistra musicale da concerto del 1 maggio):

“Quel che non posso accettare di Berlusconi, a parte l’assenza di rispetto per la cosa pubblica che tratta come privata, è la doppia morale: non puoi mandare i figli alla scuola steineriana che limita la Tv e poi bombardare di Tv, e di che Tv, i figli degli altri”.

E’ lo stesso Berlusconi con cui Jovanotti tanti anni fa “ha fatto la pipì” insieme:

“Quello è stato tanto tempo fa, avevo vent’anni e lui non faceva politica, voleva mettermi sotto contratto per le sue televisioni, mi portò a San Siro, bagni inclusi, alla fine di un tour di seduzione, che credo sia un programma fisso: la villa, lui che suona il piano. Funziona. Esci che non puoi fare a meno di amarlo. Ti mostra un Tiziano in una cornice pacchiana con l’orgoglio di chi è venuto dal niente e se l’è potuto permettere. Bisognerebbe evitare, però, di fare danni agli altri con la tua ricchezza”.

Le affermazioni illuminanti continuano. Questa volta si parla di Sanremo e Jovanotti non può che spezzarvi una lancia a favore, visto che parteciperà alla prossima edizione in qualità di superospite (superpagato, aggiungiamo noi):

“Quelli tra i fighetti che hanno fatto la lotta armata ci hanno spento il cervello, ci hanno allontanato dalla gioia, convinto che il Festival di Sanremo sia un nemico. Una canzone è uno strumento di festa. Sono orgoglioso di avere scritto canzoni allegre. L’allegria mi commuove, molto più della malinconia. Vado a vedere uno spettacolo di Beppe Grillo e ne esco spento”.

Per uno che ha iniziato come Dj Francesco ante litteram, maturando via via una coscienza critica da uomo di mondo, si prospetta un futuro da predicatore ambiguo alla Celentano.

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Il sosia di Kakà nudo sulla copertina di G-Magazine di gennaio. Il video.

Non a febbraio come erroneamente scritto dalle agenzie di stampa e raccolte dai giornali ma bensì a gennaio compare il servizio su Kakà o meglio sul suo sosia Lucas Pugliessa (vedi copertina a fianco).


Eccovi inoltre e in anteprima il video della photosession per il servizio su G-Magazine. Viva i brasiliani!

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