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domenica 7 settembre 2008

Arturo Parisi: ecco dove Veltroni ha sbagliato.

Arturo Parisi

L’ex ministro della Difesa, Arturo Parisi

(Panorama) Tutto inizia dall’inizio. Frase buona per il titolo di un film, ma anche (veltronianamente) per la breve storia del Partito democratico, la sua fondazione, la sua sorprendente crisi prematura. “Tutto inizia dall’inizio” dice a Panorama Arturo Parisi, progettista dell’Ulivo ieri e oppositore interno del Pd di Walter Veltroni oggi. L’ex ministro della Difesa nel centrosinistra è uno dei pochi che possa dire a testa alta: l’avevo detto. Ha dimostrato nuragica durezza nel criticare il ponte di comando del loft e nel chiedere il ritorno del centrosinistra a una rinnovata formula dell’Ulivo. I dialoghi dei consiglieri di Romano Prodi sulle primarie nel Pd, intercettati nell’ambito dell’inchiesta Siemens dalla procura di Bolzano, non lasciano spazio a dubbi politici: il presidente del Consiglio Prodi cercava di contrastare la vittoria annunciata di Veltroni per evitare quella che nei colloqui privati viene chiamata “farsa” del candidato unico, o quasi.
“Invece di candidarsi alla leadership del nuovo partito per succedere poi nella premiership del nuovo governo, Veltroni rovesciò la sequenza, candidandosi immediatamente alla premiership e in quanto tale alla leadership del partito” ricorda Parisi. Ovi e Cavazza parlano delle primarie del Pd nei giorni che precedono l’investitura ufficiale di Veltroni. Prima della discesa in campo di Rosy Bindi ed Enrico Letta, candidati deboli destinati a soccombere al cospetto della macchina elettorale dei Ds e degli ex dc di Franco Marini.
“Nelle prime scelte sta tutto lo sviluppo successivo. Innanzitutto nella sua investitura unanimistica da parte dell’apparato, che riconobbe in lui l’unico candidato spendibile nella gara di popolarità con Silvio Berlusconi, anche se il meno adatto a fondare un partito. E poi nel discorso del Lingotto, che proponeva un programma per un nuovo governo e non un progetto di un partito nuovo. Tutto il resto ne viene di conseguenza” continua Parisi in un flashback che, alla luce degli avvenimenti e delle scelte fatte da Veltroni, è rivelatore degli errori compiuti.

Parisi è un gentiluomo e non dice quali errori ha compiuto Prodi. Il primo, lampante, è non avere ostacolato subito e alla luce del sole la corsa semisolitaria di Veltroni, appoggiando la linea sostenuta da Parisi invece di affidarsi alle sortite spuntate e discutibili dei suoi consiglieri più pratici di business che di politica. Quando discutono del progetto per le primarie, la porta del confronto con Veltroni, duro e spietato come può capitare in politica, è ancora aperta. I Ds inoltre sono nel vortice del caso Unipol: il 22 maggio 2007 Il Giornale apre il caso Visco-Guardia di finanza, mentre a metà luglio 2007 il magistrato di Milano Clementina Forleo trasmette al Parlamento le trascrizioni di 68 delle intercettazioni sulle scalate di Antonveneta, Bnl e Rcs Mediagroup e cita politici della Quercia del calibro di Piero Fassino, Massimo D’Alema e Nicola Latorre, chiedendo di poterle utilizzare.
L’allora maggioranza di centrosinistra è allo sbando, pressata dalle procure di Nord (Milano, inchiesta Unipol) e Sud (Catanzaro, inchiesta Why not), si dibatte in una crisi strisciante. Il procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris iscrive il 13 luglio 2007 Romano Prodi nel registro degli indagati dell’inchiesta Why not e qualche mese dopo, il 14 ottobre 2007 (ironia della sorte, giorno delle primarie del Pd), tra gli indagati finisce anche il ministro della Giustizia, Clemente Mastella.
Ds e Margherita si trovano nel pieno di una tempesta politico-giudiziaria mentre è in corso la delicata costruzione del Pd, le rispettive leadership sono ammaccate e il vento anticasta le travolge. In ordine sparso, e confusamente in cerca d’autore, trovano rabdomanticamente l’uomo della salvezza in Veltroni, ma il sindaco di Roma non vuole avversari e ha un atteggiamento liquidatorio nei confronti del Professore di Bologna. “Dietro il sostegno formale a Prodi c’era la contestazione dei limiti e delle contraddizioni del suo governo” sostiene Parisi. Politicamente si consuma la frattura con la sinistra radicale, il piano secondo Parisi è chiaro: “In vista di una accelerata sostituzione del governo, c’era la separazione consensuale concordata con Fausto Bertinotti, guidata dall’illusione che dividersi da buoni fratelli fosse per ambedue elettoralmente più redditizio che arrivare a un vero confronto su un progetto politico. Mentre Berlusconi portava a ulteriore avanzamento, con le buone e con le cattive, il processo di unificazione del polo di centrodestra iniziato nel 1994, Veltroni metteva fine a quel processo proclamando la discontinuità con i 15 anni della esperienza dell’Ulivo” ricorda l’ex ministro della Difesa.
La rottura dell’esperienza ulivista per Parisi è l’origine della crisi del partito guidato da Veltroni: “Il Pd invece di riproporsi in continuità con l’Ulivo come il baricentro, la guida e il timone del campo di centrosinistra, esattamente come il Pdl nell’altro polo, proponeva la sua parzialità come totalità guidato dall’illusione di battere pressoché in solitudine lo schieramento avverso”.

Lanfranco Tenaglia, ministro ombra della Giustizia del Pd

Lanfranco Tenaglia

Il disegno veltroniano fallisce, prima che nell’urna, nelle manovre delle primarie, quando è chiara la volontà di depotenziare i prodiani ed escludere outsider di peso scarsamente controllabili come Marco Pannella e Antonio Di Pietro. Con il senno di poi, la defenestrazione dalle primarie dei radicali e del leader dell’Italia dei valori è stata la premessa degli smarcamenti dei radicali e, nel caso di Di Pietro, della costruzione di una linea alternativa nell’opposizione che oggi drena consensi alla base del Pd ed è una delle ragioni più gravi della crisi di leadership di Veltroni, che nel frattempo ha perso pure Prodi, dimessosi dalla presidenza del Pd alla vigilia delle elezioni.
Il destino con il Pd si diverte a giocare a dadi, i dalemiani che nel 2007, anche sotto la pressione giudiziaria, avevano digerito il boccone amaro della scelta di Veltroni (avversario storico di Massimo D’Alema) si ritrovano di nuovo nel mirino della magistratura.
In questi giorni la procura di Milano ha chiesto nuovamente al Parlamento di poter utilizzare le intercettazioni che riguardano il senatore Nicola Latorre, braccio destro di D’Alema. Riemerge così il fascicolo depositato da Clementina Forleo nel luglio 2007 sul caso Unipol. Veltroni finora non ha voluto ascoltare chi nel centrosinistra chiede un riequilibrio del rapporto tra magistratura e politica e ha scelto di non tagliare il cordone ombelicale con la magistratura associata, come testimonia la nomina dell’ex magistrato Lanfranco Tenaglia a ministro ombra della Giustizia. Veltroni finora aveva tratto vantaggio da questa situazione, ma oggi rischia di pagarne le conseguenze, il gioco infatti sta per sfuggirgli di mano. D’Alema si è sottratto all’abbraccio di Walter e manovra nel partito con l’associazione Red, mentre i prodiani, sempre più esacerbati e solitari, sembrano già con la valigia in mano. Tutto inizia dall’inizio. Anche la fine.

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sabato 6 settembre 2008

I gay piddini snobbano i dibatti Lgbt? Provate a seguirli e capirete il perchè! Il video integrale.

Si è scritto e si è detto del deserto attorno ad un importante dibattito sui diritti Lgbt e sul futuro dei gay nel Pd nel corso della Festa Democratica di Firenze. Non si può fare miglior giustizia a questo evento mettendo in rete i video (messi a disposizione da Radio radical e che ringraziamo) che testimoniano ciò che i vari ospiti si sono detti. A parte la mediocrità politica, l'imbarazzo forse dovuto al vuoto attorno a loro, dobbiamo prendere atto come gay da chi siamo rappresentati nel Pd.
Una sorta di imbarazzante "Quartetto Cetra" di regime che non trova le parole giuste. Il panorama è a dir poco desolante, vi basterà seguire il dibattito e, da sadici, vi auguriamo di arrivare fino in fondo.

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venerdì 5 settembre 2008

E La Repubblica torna a parlare dei gay.

PD. L'AMAREZZA DEI GAY: HA VINTO PAOLA BINETTI.
Dibattiti a Firenze e a Bologna. La Concia: "Nel Pd siamo anche noi padroni di casa". "Non la daremo vinta alla Binetti" alle Feste la sfida di gay e lesbiche.


(Alessandra Longo - La Repubblica) C´è un detto abruzzese che, per dare l´idea di uno che non molla l´osso, anche se il vento è contrario, dice: «Come i rospi alle sassate». Gli tiri le pietre ma loro non fanno una piega, o quasi. Paola Concia, che è di Avezzano, cita parole d´infanzia per descrivere come si sentono i gay in questo Paese, ma anche, direbbe Crozza, dentro il Partito democratico.

L´assemblea degli «omosessuali del Pd», annunciata nel programma ufficiale della Festa Democratica di Firenze, va in scena in un primo pomeriggio assolato e deserto, caldo umido da sauna, una decina di persone ad ascoltare quel che più che altro è uno sfogo "particulare" dentro il momento di low profile collettivo: «D´Alema ha detto che il partito si deve dare una mossa - riassume la deputata Concia, in tailleur pantalone rosso Pci - Sono d´accordo, ma una mossa se la dia anche lui, se la diano tutti. Il Pd deve avere il coraggio di rappresentare la mia vita, di guardare in faccia le persone e rispondere alle loro domande reali, concrete, deve affrontare le cose difficili, invece di evitarle e prendere tempo». Parlare, per esempio, dei «centomila bambini figli di coppie omosessuali» che vivono in Italia, tornare alla carica sul tema dei diritti di cittadinanza, «riempire il vuoto, la lacuna, di un partito che si va costruendo», dandogli una fisionomia laica, in sintonia con gli standard europei.

C´è voglia di battagliare, «di non dargliela vinta alla Binetti». Concia, e con lei il piemontese Andrea Benedino e il milanese Marco Volante, hanno fatto la scelta di rimanere dentro il Pd: «Il Gayleft non c´è più. Adesso noi siamo il Pd, anche noi padroni di casa, noi transessuali, noi lesbiche, noi gay». Sullo sfondo, sono assaliti da un dubbio esistenziale sulla natura del loro nuovo partito: «Ma saremo ancora progressisti?», si chiede Volante. Si risponde da solo, con una battuta amara: «Se fosse italiana, la signora "Barracuda" Palin, vice di Mc Cain, potrebbe stare benissimo nel Pd. Di sicuro è più a sinistra della Binetti».

La Binetti: eccolo il nome, il simbolo più evocato, più temuto, pronunciato con un filo di voce, scuotendo la testa. Franco Grillini che, nel Pd, non è mai entrato, le riconosce il primato sul campo: «Le ha vinte tutte. Basti pensare al voto sul caso Englaro alla Camera. È lei che comanda». L´invidia va ai democratici di Obama: «Il 7 per cento dei delegati a Denver era gay. E non c´è comizio in cui Obama non citi i loro diritti».

Qui, alla festa di Firenze, tutti seri, tutti concentrati a trovare il varco politico per «andare avanti, perché la politica ha dei doveri nei confronti della società, la fa crescere o arretrare, ne determina gli umori, gli orientamenti». Altra musica a Bologna. Dalla Festa provinciale dell´Unità (così si chiama ancora), stesso partito, giungono voci di un´atmosfera più leggera, più spettacolare, complice lo stand delle Drag Queen, da anni ospiti dei compagni locali. Mercoledì sera, mentre D´Alema a Firenze parlava di un Pd «che ha bisogno di tornare fra la gente», Drag Marcella, all´anagrafe Marco Leardini , si toglieva la parrucca di scena davanti a centinaia di persone e la sbatteva sul tavolo urlando: «Basta pregiudizi!». Dice Drag Marcella: «Quelli della Margherita rompono un po´ le palle ma io vado avanti lo stesso e riempio la piazza. Il 17 farò uno spettacolo con 15 drag queen sul palco, ci sarà una sadomaso e parleremo di tutto, anche dei Dico.». Concia commenta cauta: «Se il messaggio del partito è: "Guardate come siamo tolleranti", va bene lo stesso. O meglio: a me delle drag queen non me ne frega niente, io voglio fare le leggi in Parlamento con chi ci sta perché i diritti civili non sono né di destra né di sinistra. Al momento, la Carfagna non batte un colpo e, quando lo batte, di solito è anche peggio. Ma noi non molliamo». Sì, gli omosessuali del Pd sono di struttura resistente sia pur un po´ abbacchiati: «Finisce che il precedente governo Berlusconi ha fatto di più del centrosinistra». Citano la direttiva europea sulle discriminazioni nei posti di lavoro (peraltro «recepita malissimo»), le inserzioni pubblicitarie di Forza Italia sul sito ufficiale dei gay, e i messaggi «subliminali» di Dolce e Gabbana, grandi elettori del Cavaliere. Bisogna che il Pd si dia una mossa. I gay stanno lì in attesa, «come i rospi alle sassate.».
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Democratici L'amarezza dei gay: ha vinto Paola Binetti.
(Il Corriere della Sera) Nel suo «Ecce omo», lo scrive con una certa nitidezza: «Sull'altare di questo Pd sono stati sacrificati gay e lesbiche». Nel 2007 Franco Grillini lasciò i Ds: «Erano arrivati i clerico-fascisti. E i fatti mi danno ragione: la Binetti vince 15-0».

Superstite nel Pd è Paola Concia. Che dà ragione a D'Alema: «Sì, diamoci una mossa: ma anche su gay e lesbiche». Andrea Benedino, nella segreteria piemontese del Pd, tesse le lodi, si fa per dire, di Silvio Berlusconi: «Chiese il voto su un sito gay, in cambio di meno tasse. E ha usato anche testimonial come Dolce e Gabbana». Aggiunge il presidente onorario Arcigay Sergio Lo Giudice: «L'unica legge mai passata contro la discriminazione l'ha fatta Berlusconi nel 2003».

«Obbligata dalla Ue», corregge la Concia. «Sì e anche un pastrocchio», concede Lo Giudice. Ma pur sempre una legge.

Paradossale, perché, aggiunge la Concia, «il ministro Carfagna non batte un colpo. E quando lo batte è meglio se sta zitta».

Resta il Pd. La Concia prova a starci dentro. Ma, a voler cogliere una marginalità anche simbolica, l'assemblea degli omosessuali è alle 3 di pomeriggio, a festa ancora chiusa. Spettatori non giornalisti, nessuno.

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martedì 2 settembre 2008

Alla Festa democratica i compagni si fan pagare il coperto.

(Tommaso Farina - Libero) La Festa dell’Unità ha cambiato nome, ma non proposta gastronomica. La salamella impera sovrana, nonostante i tentativi di esotismo già visti l’anno scorso. Attorno al Palasharp, fino al 22 settembre, la prima Festa Democratica di Milano ospiterà non solo dibattiti politici e approfondimenti assortiti, ma anche l’usuale vasta scelta di munizioni da bocca, per tutti i gusti e per tutte le tasche. Però nulla batte la salamella alla griglia. E nemmeno le costine di maiale. «Le altre cose saranno buone, ma le costine hanno una marcia in più. Del resto, dove si può mangiarle, se non alla festa dell’Unità? Al ristorante mica te le fanno», ammette un cinquantenne che, alla pizzeria-griglieria, sta cominciando un’ampia porzione delle medesime costine (4.50 euro). La salamella costa meno, 3.50 euro, ed è molto onesta, saporita, con l’obbligatorio profumo di fumo che ne attesta la provenienza da un vero fuoco di legna. Wurstel? Costata di manzo? Qualcuno li richiede, ma alla griglieria, ove si viene serviti da svelte e gentili signore di mezza età, i capisaldi sono l’accoppiata immarcescibile di cui abbiamo appena parlato. Come l’anno scorso, le soddisfazioni maggiori arrivano dalle cose più “popolari”. Il Ristorante Valtellina, anche nel 2008 accanto al Palasharp, non presenta un menù proprio estivo: pappardelle al cervo, risotto alla luganegarostisciada (lonza, pancetta, polenta), fagioli con le cipolle, pizzoccheri (5,50 euro), cassoeula. A quest’ultima abbiamo stavolta deciso di rinunciare, ma il sostituto, la polenta vuncia (polenta al formaggio e burro, 4,80 euro) è parsa all’altezza del compito. Da bere, vini valtellinesi. Nel conto, preventivate 1,50 euro di coperto (non come al Savini, dov’è abolito…). Il coperto è presente anche in ristoranti festaioli con qualche pretesa in più, tipo Il Porcino, dedicato a funghi e simili. Menù abbastanza vasto, servizio solerte coordinato da arzillo e incravattato signore. Qualche saggio: insalata di porcini (5,50 euro), risotto coi funghi (5 euro), lasagne ai funghi (5 euro, non malvage), porcini (8,50 euro, questi sì malvagi, decisamente dolciastri e acquosi), porcini alla griglia (11 euro). Da bere, Merlot biologico (8,20 euro). Altri ristoranti? L’Osteria del gnocco fritto (gnocchi fritti con salumi); l’Enoteca (piattarelli di prodotti tipici anche ben ricercati); i Sapori del Mare, specialità pesce (ci sono anche le trenette all’astice, 15 euro); la paninoteca-piadineria. Ma pure nel 2008, la chicca è costituita dal ristorante tibetano. Venerdì, quando l’abbiamo visitato, il digiuno dei monaci non era ancora cominciato, così poteva capitare di sedersi nel tavolo vicino a quello dei tibetani, e ordinare un piatto di Momo (6 euro), ravioli di carne simili a quelli cinesi, ma con un ripieno abbastanza diverso. Sarà cambiato il nome (e alcuni dei “camerieri” hanno ancora la parannanza col vecchio logo), ma i capisaldi culinari della Festa per eccellenza ci sono tutti, e gli aficionados li vogliono sempre.

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martedì 26 agosto 2008

Venezia ai piedi di Brad Pitt.

Brad Pitt è sbarcato a Venezia con i figli Maddox e Pax Tien per la 65^ Mostra del cinema di Venezia. Anche lo scorso anno, Venezia ha ospitato l'attore americano che vi aveva portato il suo film su Jesse James. Il "red carpet" aspetta il bel Brad in due occasioni, il 27 agosto e il 7 settembre.

Stasera Brad Pitt e George Clooney saranno le star di un ricevimento di beneficenza a favore delle vittime del Darfur come ci racconta Natalia Aspesi.

Per chi vuol vedere le foto dello sbarco veneziano di Brad Pitt, cliccare qui.
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lunedì 25 agosto 2008

Padova, controlli al Gay village. Multato perchè senza licenza superalcolici.

Il blitz delle forze dell'ordine

(Il Corriere veneto) Tutto in ordine o quasi tra i chioschi del «Padova Pride village», la rassegna di cultura e spettacoli gay che dal primo di agosto sta vivacizzando i padiglioni abbandonati dell'ex foro boario di Corso Australia.

Ieri sera poco dopo le 23 sono entrati i tecnici del settore amministrativo della polizia municipale assieme ai colleghi della questura. Verifiche sul rispetto della normativa anti incendio sono state effettuate dai vigili del fuoco, mentre militari della guardia di finanza hanno controllato la regolarità del “biglietto” di 5 euro fatto pagare all'ingresso e due agenti accompagnati dal cane antidroga hanno dato una “annusata” tra i presenti per scoprire eventuali spacciatori di droga.

Alla fine di quasi tre ore di controlli il risultato è stato quello di una sanzione amministrativa da 308 euro ad un chiosco che teneva sotto il bancone alcune bottiglie di super alcolici, in mancanza di una apposita licenza per la mescita di bevande con gradazione alcolica superiore ai 21 gradi.

Multa che per altro i gestori hanno intenzione di contestare visto che i superalcolici servono alla realizzazione di cocktail, quindi realizzando bevande che non raggiungono il limite per il cambio di licenza temporanea.

L'unico particolare che desta qualche allarme tra il popolo del Pride village sono i frequenti episodi di danneggiamento delle auto in sosta: qualche cliente nei giorni scorsi ha denunciato di aver ritrovato l'auto parcheggiata con una o più ruote forate.

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sabato 23 agosto 2008

Al via il Meeting di Rimini. Protagonisti l’uomo e la pace nel mondo.

Il Card. Angelo Bagnasco

(Panorama) Sarà il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, ad aprire domani con la sua prolusione il 29 esimo Meeting dell’amicizia e dei popoli, tradizionale evento in programma a Rimini fino al 30 agosto e che segna la ripresa del dibattito politico, istituzionale ed economico del paese dopo la pausa estiva. “O protagonisti o nessuno” è il titolo scelto per quest’anno. L’obiettivo degli organizzatori è stimolare la riflessione delle migliaia di partecipanti e degli oltre 3 mila volontari sul concetto di persona: per vincere la tentazione all’omologazione che porta allo scetticismo ed al cinismo guardando alla libertà dell’uomo, anche dal punto di vista religioso.

“I protagonisti di cui vuol parlare il Meeting sono tutte quelle persone che prendono sul serio il problema della verità di se stessi, della propria soddisfazione e del proprio compimento, a prescindere dalla riuscita o dal successo in senso mondano. Come disse Giussani, ‘protagonismo è avere il proprio volto che è in tutta la storia e l’eternità unico e irripetibile’”, sottolinea a Panorama.it Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. “Per questo teniamo particolarmente al ciclo di incontri intitolato ‘Si può vivere così’ dove interverranno quelli che per noi sono protagonisti del nostro tempo, avendo innanzitutto ricercato la verità, e per questo avendo anche prodotto risultati socialmente interessanti, anche in situazioni proibitive: Marguerite Barankitse, premio internazionale Onu per i rifugiati, Rose Busingye, impegnata con le donne malate di Aids in Uganda, Salih Osman, premio Sacharov 2007 per il suo impegno tra e per i rifugiati del Darfur”.

Nutrita la rappresentanza di ministri: ne interverranno otto. Non ci sarà, invece, il presidente del Consiglio. Presenti, fra gli altri, anche il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, il commissario ai Trasporti, Antonio Tajani, e il “ministro degli Esteri” del Vaticano, l’arcivescovo Dominique Mamberti. Il 25 agosto, il ministro degli Esteri italiano Frattini ed il segretario della Lega Araba Moussa si confronteranno sulle prospettive di pace nel mondo insieme con il cardinale Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. Il 26 agosto sarà la giornata del ministro della Giustizia Angelino Alfano ma anche dell’Arcivescovo di Mosca, Paolo Pezzi. Il 27 agosto ci saranno i ministri Giulio Tremonti e Altero Matteoli, oltre al sempre presente Giulio Andreotti.

Di educazione e scuola si parlerà, il 28 agosto, con il ministro Maristella Gelmini, ma sarà anche la giornata dedicata al confronto dell’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà, cui prenderanno parte tra gli altri il capogruppo al Senato del Pdl, Maurizio Gasparri, Enrico Letta del Pd ed il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi. La kermesse riminese si concluderà il 30 agosto da un confronto tra i ministri degli Esteri di Andorra e San Marino sul ruolo dei piccoli Stati e dal presidente della Commissione Ue, Barroso, che parlerà di Darfur con il premio “Sacharov 2007″ Salih Osman (consulta il programma completo degli incontri).

“Il tema del protagonismo è stato scelto in continuità con i titoli dei due anni precedenti (verità e ragione), vale a dire, l’uomo che usa la ragione come finestra spalancata nella ricerca della verità ha come esito quello del suo protagonismo. Per sottolineare un altro esito del protagonismo, questa edizione, come le precedenti, non viene meno alla missione per cui è nato il Meeting: essere un contributo all’amicizia tra i popoli”, aggiunge Vittadini. “Il Meeting è un’occasione unica per mostrare come il principio di sussidiarietà, che sostiene l’iniziativa ‘dal basso’ come la sola in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni personali e sociali, può risolvere tanti dei problemi che affliggono l’Italia e il mondo intero in questo momento, a partire dalla crisi sociale ed economica. Gli impegni futuri della Fondazione proseguiranno su questa strada con le sue attività di ricerca, formazione e divulgazione di quei contenuti che, certamente, saranno proposti alla discussione anche dell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà”.

Vittadini chiede infine un impegno preciso ai tanti ospti della manifestazione, “ricercare la verità è la forza della pace e lo sviluppo che non può che nascere da un amore all’uomo. Dopo la caduta del muro di Berlino ci si era illusi che magicamente venisse la pace o che bastasse la predominanza di una grande potenza per assicurare un ordine mondiale”, conclude a Panorama.it. “Tutto questo ormai è fallito. Occorre ricominciare umilmente dall’evidenza che la pace duratura nasce solo quando l’uomo accetta di vivere obbedendo al desiderio di verità, giustizia e bellezza che è nel suo cuore, come continua a ripetere anche questo Papa”.

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venerdì 22 agosto 2008

Il Pd si prepara alla prima kermesse. Ma Veltroni ha poco da festeggiare.

Il segretario del PD Walter Veltroni

(Panorama) In attesa che apra i battenti la prima festa nazionale democratica (comincia sabato 23 a Firenze), primo test ufficiale a quasi un anno dalle primarie che hanno consacrato il leader Walter Veltroni, il dibattito interno proprio sull’unità e sul futuro del partito non accenna a placarsi. E mentre i “big” seguono in silenzio dai luoghi di villeggiatura quanto accade alla “periferia” del partito, lo scontro si sposta sul piano nazionale, con rinnovate richieste di congresso. A gettare acqua sul fuoco Giorgio Tonini, democratico della cerchia veltroniana, che invita tutti ad avere “un po’ di pazienza”.

Ma la pazienza non può spegnere i piccoli e grandi focolai che minacciano Veltroni dai fronti regionali, quello piemontese in primis (sul quale l’intervento del leader non è bastato a placare le polemiche), seguito da quello sardo, (ma anche da quello fiorentino, quello abruzzese, e via via in tutte i territori che saranno coinvolti nekla prossima tornata di amministrative, nel 2009).
E allora, proprio per la legge della “liquidità” del partito, i fronti periferici rischiano di diventare un nodo a livello nazionale: è qui che tornano a farsi sentire i detrattori del partito senza struttura, con Arturo Parisi in prima fila a chiedere più democrazia e un repentino congresso. La proposta di andare al confronto aperto non è nuova, e la voce dell’ex ministro della Difesa non è l’unica a levarsi in favore di un confronto in tempi rapidi: anche il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, in un’intervista al Mattino, preme per “aprire finalmente una vera fase congressuale con mozioni chiaramente definite sulle quali confrontarsi e andare a un congresso che elegga un gruppo dirigente non fittizio ma reale”. I problemi del Pd, per Cacciari, nascono dalla mancanza di “struttura” del partito, e da una direzione, “attorno a Veltroni” che è “assolutamente non rappresentativa: sono persone di cui nessuno conosce l’esistenza, senza autorevolezza”. Ci va giù duro, il sindaco filosofo. E va in coppia con le bordate di Parisi: la colpa di Veltroni è quella di aver fatto “troppo poco, ma soprattutto, troppo tardi”. Si riconvochi presto l’Assemblea costituente, quindi, per decidere la linea del partito in modo “democratico”, senza aspettare che l’esito delle europee, anch’esse nel 2009, diventi “quasi un sostituto di un congresso di partito”.
L’idea del congresso anticipato, però, non convince tutto il partito. Giorgio Merlo è sicuro che non sia “la ricetta giusta per rilanciare il partito democratico”. Dello stesso parere Giorgio Tonini, fedelissimo di Veltroni, secondo il quale “che ci siano delle sbavature è nell’ordine delle cose”. Ma la via congressuale non è la soluzione: “A volte ho l’impressione” dice il senatore democratico “che nostri autorevoli dirigenti difettino di pazienza”. Il partito ha attraversato “una serie di passaggi difficili e tutti per la prima volta”. Bisogna saper aspettare, quindi, perchè “non si può avere subito tutto e il contrario di tutto”.
Pazientare, quindi. Vai a dirlo ai dirigenti locali. E agli iscritti. Qua e là per lo Stivale, il clima che si respira in casa democratica non è per niente entusiasmante. In Sardegna, a casa di Parisi, il segretario regionale Cabras si è dimesso a luglio perché non è riuscito a trovare un candidato alternativo a Soru per il 2009. A Firenze, Leonardo Domenici lascerà dopo il suo secondo mandato e già si profila uno scontro tra due candidature, l’ormai “famoso” assessore alla sicurezza, Graziano Cioni (che chiede le primarie ma non si è ancora scoperto) e una collega di giunta, l’assessore all’Istruzione, Daniela Lastri; senza dimenticare che anche il presidente della provincia, il rutelliano Matteo Renzi, starebbe facendo un pensierino su Palazzo Vecchio.
In Abruzzo la partita è addirittura più ravvicinata: per sostituire l’ex governatore Ottaviano Del Turco, dimessosi dopo l’inchiesta sulla sanità regionale, si andrà al voto il 30 novembre. E per quella data, il Pd dovrà contrastare, con i pochi uomini rimasti, l’attacco scagliato dal riottoso alleato Antonio Di Pietro. A Napoli bisognerà vedere come finirà la partita di Antonio Bassolino che ha annunciato di volersi dimettere l’anno prossimo da governatore della Campania; finora al primo voto interno per la segreteria provinciale del Pd, il veltroniano Luigi Nicolais ha battuto il bassoliniano Andrea Cozzolino.
Pazientare, quindi, come dicono i veltroniani? Quel che si aspettano, i big nazionali e i colonnelli locali de Pd, è una risposta del segretario, che potrebbe arrivare proprio dal palco della festa nazionale di Firenze.

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martedì 19 agosto 2008

Positano, festa gay per rievocare lo sbarco dei saraceni.

In una lussuosa villa di Positano uno sbarco dei saraceni versione gay per una festa a sopresa per un artista inglese in vacanza a Sorrento. Alla festa hanno partecipato vari Vip della Costiera Amalfitana, da Positano, Ravello, Amalfi e Penisola Sorrentina e Capri. La festa si doveva fare in spiaggia ma per le condizioni del mare è stata trasferita in una villetta di Positano per un artista e professionista della moda dell'Inghilterra England, che sembrava un normale inglese in vacanza in un residence fra i Colli, al confine fra Sorrento, Sant´Agnello e Piano. Costumi d´epoca, balli e per finire body painting, come racconta con dovizia di particolari il quotidiano Metropolis a firma di Fabio Orecchiuto, tutto è stato preparato alla perfezione con tanto di costumi d´epoca e un fine serata stile anni sessanta con una rievocazione dello sbarco dei saraceni avvenuto il 13 giugno del 1558 e festeggiato in quegli anni a Positano con una ripresa storica del regista Citto Maselli. L´episodio racconta di quando i saraceni assalirono alle spalle, dai colli, i sorrentini, ma anche Positano e Praiano, catturando 3.000 persone riducendole in schiavitù. Evento che è stato ricordato, dopo Positano, di recente anche a Meta di Sorrento. Intanto è attesa per l´evento gay dell´anno a Sorrento anticipato dalla agenzia di viaggi Travel Gay

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sabato 16 agosto 2008

Versilia. Quella maratona sui tacchi che fa arrabbiare i gay di destra.

E' genovese il vincitore della maratona sui tacchi.
L'inusuale competizione a Torre del Lago.
(Ansa) Federico Bacigalupo, genovese di 22 anni, ha vinto la prima maratona sui tacchi per gay, lesbiche, transessuali ed etero che si e' corsa ieri sera sulla marina di Torre del Lago, a Viareggio (Lucca).

Il premio finale consisteva in una scarpa di pitone realizzata da un'azienda di calzature da donna per piedi fino al 48. Per partecipare alla corsa l'unica regola era indossare un paio di scarpe con tacchi di almeno sei centimetri di altezza.

Lungo il chilometro di percorso si sono cimentate oltre cento persone. Accanto a gay, lesbiche e trans hanno corso anche una coppia sposata che ha gareggiato sui tacchi insieme al figlio di tre anni sul passeggino e molti ragazzi incitati dalle rispettive fidanzate.

'E' la prima volta che indosso i tacchi a spillo - ha detto Federico ricevendo la scarpa di pitone - e ho seriamente temuto per le mie caviglie: correre non e' che mi piaccia molto, ho partecipato solo perche' era una occasione di festa'.

La maratona di Torre del Lago e' dedicata a Sylvia Rivera, transessuale americano icona della comunita' Glbt.
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GAYLIB CONTRO LA MARATONA SUI TACCHI A SPILLO "COSì CI METTONO IN RIDICOLO".
«Era meglio fare una fiaccolata silenziosa».
Non piace, al movimento GayLib, associazione vicino al centrodestra, la “maratona sui tacchi a spillo” organizzata ieri sera dai locali Priscilla e Mamamia. La parola utilizzata da Luisella Audero, referente per la Toscana è «indignazione».

«Se il movimento Gay, lesbiche, bisex e transgender in tanti anni non ha ottenuto gli stessi riconoscimenti e diritti di altri paesi europei - spiega GayLib - non è per la tanto “sventolata” ingerenza vaticana, ma per l’incapacità di proporre qualcosa di serio e costruttivo, limitandosi il più delle volte a manifestazioni che mettono in ridicolo la comunità Glbt e di conseguenza anche certi temi che invece sono fondamentali. Manifestazioni che fanno apparire gay, lesbiche, transessuali non come persone, ma come individui superficiali, pervertiti, sessualmente promiscui, come se queste stesse non fossero caratteristiche del tutto analoghe al mondo eterosessuale».

Secondo il movimento, «avrebbe avuto più senso e attenzione una fiaccolata silenziosa tra i locali della Marina, coinvolgendoli tutti, in memoria di tutte le vittime della comunità Glbt e in favore dei diritti di chi, transessuale, cerca una vita dignitosa e un lavoro che non sia quello della strada. GayLib si dissocia da questo tipo di iniziative e sostiene invece una profonda riflessione sui temi relativi alle tematiche legate alla transessualità, alla mancanza di opportunità di lavoro, all’approfondimento delle conoscenze delle leggi che disciplinano la materia e alla concreta possibilità di far prostituire i transessuali in strutture protette, con controlli sanitari e tutela per la salute propria e dei clienti».
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ndr. Di ridicolo in questa storia probabilmente c'è solo il comunicato di GayLib che, al solito, parla a sprooposito. Se dovessimo usare il loro metro, a questo punto si dovrebbero eliminare anche i gaypride visto la notevole dose di folklorismo che troviamo nelle parate gay... a meno che i gay di destra non vogliano proprio questo... Non possiamo che prendere atto di quanto i gay di destra si siano immediatamente adeguati al regime di divieti installato da questo governo. Non sarebbe stato sufficiente suggerire anche la fiaccolata "silenziosa" senza demonizzare una forma di divertimento qual'era la maratona sui tacchi? (Aspis)

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lunedì 11 agosto 2008

Modena: Festa a luci rosse, transessuale rapinato.

(Quotidiano.net) Un festino a luci rosse a bordo piscina, nel giardino di un noto ristorante modenese, finito a bottigliate in testa. La polizia è stata chiamata, domenica sera, da un transessuale colombiano che ha denunciato di essere stato rapinato durante un incontro sessuale. Il tutto sarebbe avvenuto in un locale in provincia di Modena, dopo l’orario di chiusura. Vi avrebbero partecipato tre dipendenti, il pizzaiolo e due camerieri extracomunitari.

Avrebbero architettato, all’insaputa del titolare, una serata all’insegna del sesso invitando tre transessuali sudamericani conosciuti nelle ultime settimane. Il terzetto aveva cominciato a frequentare il locale da qualche tempo entrando in confidenza con il personale, finché non è scattato il festino. Il caldo, la musica, la piscina e l’accordo tra i partecipanti, in tutto sette persone, ha fatto presagire al figlio del titolare che tutto potesse filare liscio e senza che il padre sospettasse nulla. Invece l’arrivo della polizia ha scombinato i piani del ragazzo e il proprietario del locale, ascoltato suo malgrado ieri in questura, ha scoperto tutto. Rimanendo choccato nell’apprendere che cosa aveva architettato il figlio insieme ai dipendenti.

La chiamata alla polizia è arrivata in piena notte. La festa era cominciata all’una, quando tutti i clienti avevano lasciato il ristorante. Anche il titolare, chiusi i battenti, se ne era andato a casa con la moglie. Il figlio, invece, si è trattenuto con i tre dipendenti e i tre transessuali per prendere parte alla serata. Ma a un certo punto qualcosa è andato storto. Una borsa è sparita e il proprietario, il colombiano, è andato su tutte le furie anche perché all’interno c’era una grossa cifra in contanti, circa cinquemila euro. Qualcuno, insomma, aveva fatto sparire la borsetta e i soldi sperando di passarla liscia.

E' a questo punto che il transessuale e i dipendenti del locale hanno cominciato a litigare animatamente. Finché dalle parole non si è passati ai fatti e sono cominciate a volare bottigliate. In particolare sarebbero tre le bottiglie di vino ‘rotte’ in testa al transessuale, almeno secondo la sua versione dei fatti. Il trans ha quindi chiamato il 113 chiedendo aiuto e in pochi minuti è stato soccorso da una pattuglia della squadra volante. Quando sono arrivati sul posto, i poliziotti non credevano ai propri occhi. Hanno portato il colombiano in questura: il transessuale ha riferito di essere stato picchiato dal pizzaiolo per la borsetta. Ha poi rifiutato le cure del pronto soccorso. La polizia ha quindi cercato di ricostruire la serata di sesso, per capire come si siano svolti i fatti: le testimonianze sono discordi e non è chiaro se sia stato proprio il pizzaiolo a colpire il colombiano. Fatto sta che il pizzaiolo si è beccato una denuncia per rapina.

Ora il locale rischia di rimanere chiuso per la sospensione della licenza. I tre dipendenti, invece, faranno bene a trovarsi un altro lavoro.

Oggi l'avvocato Luca Brezigar, legale dei ristoratori, in una nota sottolinea che "il figlio del titolare mon c'entra assolutamente nulla con l'organizzazione di una serata di sesso all'interno dei locali del ristorante. L'antipatica e angosciosa vicenda - aggiunge il legale - è accaduta quando i locali ristorante erano assolutamente chiusi al pubblico, a seguito dell'iniziativa incontrollata e incontrollabile di personale alloggiato in una piccola ed attigua dependance"

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sabato 9 agosto 2008

Padova. A causa del gayvillage tensioni con i locali padovani. Concorrenza sleale?

Padova, il festival svuota la notte in città. Attira anche famiglie L'accusa: «Nessun controllo». Il Comune: «Tutto regolare». Folla variegata, come a una sagra di paese: mille persone a sera, tremila nel fine settimana al Padova Pride Village. Arrivano da Venezia, Treviso, Vicenza, ma anche Bologna e Ferrara.

(Francesca Visentin - Il Corriere venet0) C'è l'avvocato che si allenta la cravatta al lounge spritz bar e sorseggia un prosecco prima di cena, c'è il gruppo di amiche che si scatena nella discoteca all'aperto. E la famigliola che mangia la pizza al «risto-village»: menù gratis per i bambini. Poi s'incrociano anche gli ultras del Calcio Padova, dirigenti, manager e imprenditori. Folla variegata, come a una sagra di paese. Il Veneto ha scoperto l'orgoglio omosessuale: mille persone a sera, tremila nel fine settimana al Padova Pride Village.

Ex discarica bonificata
Arrivano da Venezia, Treviso, Vicenza, ma anche Bologna e Ferrara. Così l'ex discarica a cielo aperto di Corso Australia a Padova, bonificata e trasformata dall'Arcigay nell'unico Pride Village veneto, il secondo in Italia dopo quello di Roma, è diventato il polo regionale dell'intrattenimento. Ad affollare il Village non c'è solo il popolo gay. Anzi. Chi ci va per spiare ammucchiate lesbo o effusioni spinte, resta deluso.

Le mamme
Un po' di drag queen variopinte, qualche ragazzone in costume che mostra i muscoli, coppie mano nella mano, colore e romanticismo.
Circolano più mamme con passeggino che ragazzi che amano ragazzi. «Il Village è la festa di tutti», dice lo slogan del Pride.
Il Veneto ha risposto. Come aveva risposto la città del Santo al Gay Pride del 2002: centinaia di omosessuali in corteo per le strade e i padovani affacciati alle finestre applaudivano.
«E' una bella festa, seria, pulita, dove non c'è droga né alcol dice Mario Beltramelli, ex consigliere di An, militante di destra, seduto al ristorante del Village con moglie e figli - . Ci torno anche domani, c'è il pesce fritto: lo spettacolo è bellissimo e si mangia bene. Se poi incontro uno con il boa rosa, quelli sono affari suoi».

Vuoti gli altri locali
Tanto successo alimenta la rabbia di chi invece ha visto crollare i guadagni: baristi e esercenti di Padova si trovano con i locali vuoti. E il Comune di Padova ha bocciato il tradizionale polo estivo dell'aperitivo, che trasferiva i bar del centro sul «Naviglio» lungo il Piovego: alcol a fiumi e affari d'oro per chi gestiva i chioschi all'aperto. Si rodono e sparano a zero contro il Village: «Solo uno spot elettorale». Puntano il dito contro Alessandro Zan, consigliere comunale a Padova di Sinistra Laica, oltre che coordinatore regionale Arcigay, l'ideale candidato sindaco di Sinistra Arcobaleno, Comunisti e Sinistra Critica. Zan ci ride su: «Non ho certo bisogno di fare un Village per raccogliere voti - replica - . La mia attività politica di questi anni parla chiaro: Padova è diventata la città della tolleranza, apripista in Italia per i diritti civili. Citata come esempio a livello europeo». Ma i baristi accusano: «Iniziativa commerciale, giro di soldi senza controlli ».

Le autorizzazioni
«E' tutto in regola, certificato e dichiarato», ribattono dall'Arcigay. E sfoderano un pacco di autorizzazioni. Il Comune di Padova conferma: «La commissione vigilanza ha fatto verifiche scrupolose, tutto è a posto». Claudio Malfitano, presidente Arcigay Padova, precisa: «La concessione dell'area ci è stata data dall'amministrazione dopo avere verificato i pareri di tutti i settori. I controlli ci sono stati. I costi di gestione quotidiani sono enormi perché vogliamo dare il massimo a chi arriva al Village. Ma l'ingresso si paga solo nel fine settimana».
Zan ribatte agli esercenti: «Solo accuse false, nascono dall'invidia. Di locali estivi a Padova ce ne sono, perché la gente non li frequenta?
Forse perché ai baristi interessa solo vendere alcolici e fare soldi sulla pelle dei giovani, senza offrire alcuna proposta culturale ».

I volontari
Hanno lavorato in sessanta all'ex Foro Boario, volontari dell'Arcigay, per strappare le erbacce, pulire e attrezzare un'area abbandonata di Padova. «E' stata l'occasione per fare riscoprire una parte della città degradata - sottolinea Alessandro Zan - . Dove c'era una discarica abbiamo creato intrattenimento. Questa cattedrale nel deserto è l'unica struttura di arte moderna a Padova, segnalata perfino al Moma di New York. Era finita nel totale oblio, adesso possono vederla tutti i veneti».
Il successo della manifestazione? «Non c'è confusione. E le famiglie si sentono sicure».
Mettere in piedi il Village è costato 150 mila euro, che gli organizzatori stanno cercando di coprire con gli incassi serali. Cinquantamila euro per gli spettacoli in cartellone, circa 5000 euro solo per lo show internazionale di ieri sera delle Sorelle Marinetti. «Le entrate sono dichiarate alla Siae - garantisce Zan - ogni sera c'è un dipendente Siae che controlla».
Perché le famiglie scelgono il Pride Village? «Ci sentiamo sicuri - risponde Sonia, mamma di Padova, due bambini biondi con i palloncini al seguito - l'area è sorvegliata, non gira brutta gente».
«C'è un'agenzia di security che vigila sul Village contro lo spaccio, il consumo di stupefacenti e l'eccesso di alcol - sottolinea Zan -. Chi viene sorpreso con la droga (ci sono cartelli di divieto dappertutto), è allontanato e segnalato alle autorità».
A sdoganare il Village come ritrovo «in» dell'estate veneta anche i «partners commerciali»: il gruppo Silva, gli hotels Nh, Pepsi, Red Bull, PadovaFiere, Forst, Mazzucato group, imprese di primo piano.
I baristi padovani perdono incassi e insistono: «Quando volevamo dislocare lo spritz, il Comune ci aveva detto che l'ex Foro Boario era inagibile, poi l'ha dato a Arcigay, due pesi e due misure», incalza Federico Contin, leader dei baristi infuriati. Tira dritto il Village, diecimila presenze in sette giorni.

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lunedì 4 agosto 2008

La prima del Pd è senza Campanile. La bella stagione delle feste di partito.

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(Panorama) Tante prime volte e alcuni grandi assenti: Clemente Mastella e il suo Campanile, in primis. Si annuncia così la stagione delle feste di partito, per la quale fervono i preparativi mentre il Parlamento sta per andare in vacanza. Le prime volte più importanti sono la “Festa democratica” di settembre a Firenze e la festa nazionale del Pdl, in preparazione per ottobre a Milano. Si fa notare, invece, l’assenza di Gianfranco Fini al tradizionale appuntamento di An: non ci sarà per rispettare il ruolo istituzionale di presidente della Camera. Non sarà al Meeting di Cl, perché non invitato, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Mentre Umberto Bossi non andrà sul Monviso e si farà sostituire dal figlio Renzo per il rito dell’ampolla. Dopo la debacle elettorale, infine, si annunciano eventi in tono minore per i partiti rimasti fuori dal Parlamento. Telese, ad esempio, resta orfana della festa dell’Udeur, alla quale l’anno scorso Clemente Mastella aveva chiamato anche Roberto Benigni.

Pdl, prima festa nazionale. È in preparazione per ottobre a Milano. Ma non mancheranno, sul finire dell’estate, i tradizionali appuntamenti di Fi e An, sulla via della fusione.
Fi, Gubbio aperta a esponenti An. Sarà la settima edizione del corso di formazione politica destinata ai giovani di Forza Italia. Appuntamento dall’11 al 13 settembre. Ancora non definito il programma, ma l’intenzione è quella di estendere per la prima volta gli inviti anche agli alleati di An.
A proposito di An: sarà la prima festa senza Fini, quella di Mirabello (Ferrara), dal 28 agosto al 7 settembre. In apertura, un convegno dedicato a Giorgio Almirante, a vent’anni dalla morte. Alla fine, gli appuntamenti politici, con i ministri Maurizio Sacconi, Sandro Bondi e Altero Matteoli. Chiuderà l’evento il reggente di An, Ignazio La Russa. A metà settembre, poi, la tradizionale festa dei giovani di An, “Atreiu”, a Roma.
Pd, prima festa democratica. A Firenze, dal 23 agosto al 7 settembre. Festa dell’Unità e festa della Margherita confluiscono in un unico evento. Presenti i principali esponenti del partito, invitati anche i ministri Giulio Tremonti, Umberto Bossi e Roberto Calderoli, per parlare di federalismo. Chiude la manifestazione un concerto di Pino Daniele.
Dall’11 al 14 settembre, si terrà a Cortona la prima edizione della Summer school del Pd, con al centro il tema: “Globale-locale, le sfide della democrazia nell’era della globalizzazione”. Tra gli ospiti, Jeremy Rifkins e Andrea Riccardi. Francesco Rutelli ha messo in programma per metà settembre un seminario sul rapporto tra religione e politica, per lanciare un nuovo modello di laicità che superi il liberalismo classico. Appuntamento ad Assisi (10-12 ottobre), con un seminario su democrazia istituzionale e sociale, partendo da un’intuizione di Aldo Moro.
Lega, sul Monviso il figlio di Bossi. Le feste in numerose città del Nord, riempiono il programma dell’estate leghista. La più importante è la tradizionale tre giorni che a metà settembre si apre sul Monviso e termina a Venezia. Quest’anno a raccogliere l’acqua del Po nel rito dell’ampolla non sarà Umberto Bossi, ma suo figlio Renzo.
Udc, quattro giorni a Chianciano. “Noi più voi, energia inesauribile” è lo slogan della festa dell’Udc, a Chianciano dall’11 al 14 settembre. Il programma è in via di definizione. Tra i temi trattati, riforma della legge elettorale e nucleare.
Idv, tre giorni a Vasto. Dal 12 al 14 settembre a Vasto, in Abruzzo, la festa nazionale dell’Idv. Tema: “L’alternativa possibile”. Aprirà e chiuderà i lavori Antonio Di Pietro. Si parlerà di donne, giovani e riforme. Domenica 14, un incontro dal titolo “La legge e l’informazione sono uguali per tutti”.
Meeting di Rimini. “O protagonisti, o nessuno”. Sarà all’insegna di questo tema il ventinovesimo Meeting per l’amicizia tra i popoli di Comunione e liberazione. Dal 24 al 30 agosto, come tradizione, negli stand di Rimini si alterneranno esponenti religiosi e imprenditori, politici e giornalisti. Stavolta non invitato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Tra gli ospiti, invece, i ministri Bondi e Sacconi, l’amministratore delegato di Unicredit Profumo e quello di Intesa Sanpaolo Passera, il ministro ombra del Pd Enrico Letta, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni.
Prc, quattro giorni di dibattiti. Dopo il terremoto elettorale e il congresso, il Prc riparte a settembre con una quattro giorni romana di dibattiti sulla ricostruzione della sinistra.
Sd in provincia di napoli. Ha scelto una città del Mezzogiorno Sinistra democratica, per “sottolineare la centralità di questa parte d’Italia”. La seconda festa del partito è in corso a Bacoli, in provincia di Napoli, fino al 3 agosto. Momento clou, sabato 2, con il confronto tra Claudio Fava, Nichi Vendola e Grazia Francescato.
Pdci, iniziano i giovani. Non è stato ancora definito un appuntamento estivo, ma dal 26 luglio al 2 agosto, i giovani della Fgci sono a Pineto, in Abruzzo, per un campeggio. Tra gli ospiti, Vladimir Luxuria (il 29) e il segretario Oliviero Diliberto (il 30) per l’intervista collettiva “Diliberto contro tutti”.
Udeur, Telese salta un giro. Dopo l’uscita dell’Udeur dal Parlamento, mancherà quest’anno la festa del Campanile a Telese, che apriva in genere la serie delle kermesse estive. Clemente Mastella, ha però in programma un evento più piccolo, verso fine settembre.

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domenica 13 luglio 2008

A Villafranca stasera la protesta per la festa gay annullata.

Appuntamento alle 18 davanti al Comune. Oggi, per evitare incidenti e provocazioni, ci sarà un servizio di sicurezza organizzato da carabinieri e polizia.
(L'Arena di Verona) È arrivato il giorno della protesta. Oggi alle 18, i simpatizzanti del circolo Pink di Verona si raduneranno davanti al municipio. Contesteranno la mancata autorizzazione del Comune per la festa gay che si sarebbe dovuta tenere al circolo Arci nella contrada Parà.

Il presidio durerà, così come hanno annunciato gli organizzatori, fino alle 22. Oltre alla Fiamma Tricolore, anche i tradizionalisti cattolici di Famiglia e Civiltà hanno dato il loro «pieno sostegno» al sindaco Mario Faccioli. Il primo cittadino aveva spiegato che mancavano i requisiti di sicurezza e legali per far svolgere la festa. Diversa era stata l'opinione del circolo Pink che aveva parlato di un «divieto per discriminare i gay e le lesbiche». In una nota firmata dal presidente Palmarino Zoccatelli, Famiglia e Civiltà esprime «plauso e soddisfazione per la decisione dell'amministrazione di non concedere il permesso al circolo». «Auspichiamo», prosegue la nota, «che questa decisione sia di esempio anche per altre amministrazioni nel dire no alle arroganti pretese di questi gruppi».

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venerdì 11 luglio 2008

Il comune di Villafranca vieta la festa glbtq.

(Carta.org) Doveva essere una festa dell’orgoglio lesbico, gay e trans quello di domenica nella cittadina di Villafranca, in provincia di Verona. Invece si trasformerà in un sit-in di protesta davanti alla sede del comune. Il circolo Pink – gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, diritti umani – di Verona aveva in programma una festa presso il circolo privato ArciKroen di Villafranca, ma – si legge in un comunicato dell’organizzazione – il comune si è messo di traverso. La giunta ha vietato la festa minacciando di chiusura il circolo che la doveva ospitare. «Teniamo a precisare che tutte ke richieste e le norme burocratiche erano state rispettate dall’ArciKroen – spiega il Pink–cosa peraltro confortata dal fatto che già altre feste erano state fatte nelle settimane precedenti e con le stesse modalità da attori diversi». I militanti del circolo spiegano, dunque, che si tratta di un atto di omofobia e discriminazione in piena regola. Il circolo invita tutti/e ad unirsi al sit-in, dalle 16, per «rispondere colpo su colpo ad ogni forma di limitazione delle libertà individuali e di discriminazione messa in atto da delle Istituzioni sempre più razziste».

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venerdì 4 luglio 2008

I gay village al posto delle feste de L'Unità. Dopo Roma tocca a Padova.


Padova come Roma: La kermesse sarà allestita in corso Australia.
Gay Village per tutto agosto all’ex Foro Boario
Musica, teatro, mostre, ristorazione e tanti ospiti a sorpresa: Patty Pravo madrina d’apertura. Zan. «Una grande festa aperta a tutta la città senza steccati di sorta» dice il leader di Arcigay «e spero di vedere tantissime famiglie con i loro bambini».

(Filippo Tosatto - Il mattino di Padova) L’8 giugno di sei anni fa il Padova Pride cambiò, in modo irreversibile, il rapporto tra la città e la comunità omosessuale, strappando quest’ultima a un ruolo di semiclandestinità e assicurandole diritti di cittadinanza a lungo negati. Ora l’Arcigay - forte di 5 mila soci e di una rappresentanza istituzionale - lancia un nuovo segnale forte e annuncia un mese di festa, cultura, svago, dibattiti, spettacolo: è il Padova Gay Village e si svolgerà dall’1 al 31 agosto nei vasti spazi dell’ex Foro Boario, in corso Australia. E’ la seconda iniziativa del genere in Italia, preceduta soltanto dal maxi Village romano nel parco del Ninfeo.
«Ci pensavamo da tempo perché un evento di questo genere richiede uno sforzo straordinario rispetto alle nostre risorse e un grande impegno di volontariato», è il commento di Alessandro Zan, consigliere comunale indipendente e presidente veneto di Arcigay «noi pensiamo a una grande festa popolare, senza etichette né steccati. Ci sarà, naturalmente, attenzione alle battaglie per i diritti civili, ma proporremo soprattutto musica, teatro, spazi espositivi, spettacoli, ristorazione. Insomma, una nuova opportunità di svago rivolta a tutti i padovani. Nelle prossime serate d’agosto vorrei vedere passeggiare tra i nostri stand tante famiglie con i bambini al seguito, come avviene da anni al Village di Roma».
Le trattative con l’amministrazione comunale per la concessione dell’ex Foro Boario sono in fase avanzata. Gli unici ostacoli da superare (se così si possono definire) riguardano la compatibilità degli orari della rassegna e del suo livello di decibel rispetto alle norme di legge. Un iter comune a tutte le manifestazioni all’aperto in spazi pubblici. In questo senso, gli uffici tecnici di palazzo Moroni stanno svolgendo gli accertamenti del caso - e la risposta definitiva è attesa entro una decina giorni - ma lo stesso Zan valuta l’atteggiamento degli amministratori e del sindaco Flavio Zanonato come «ispirato a spirito di disponibilità e collaborazione». In altre parole, la concessione (magari con qualche aggiustamento di carattere tecnico in corso) sembra scontata. E l’ultimo incontro in municipio, presente anche il giovane leader padovano di Arcigay Claudio Malfitano, ha dissolto ogni dubbio residuo.
Filtra anche qualche anticipazione sugli ospiti di Padova Gay Village 2008. Madrina d’apertura, salvo sorprese, sarà Patty Pravo col suo fascino allusivo; e tra gli spettacoli in programma c’è un monologo teatrale di Paola Cortellesi, attrice di culto dopo il successo travolgente della piéce «Gli ultimi saranno gli ultimi». Spazio anche alla politica, un po’ anticonformista però, con due rifondaroli su tutti: il presidente gay della Regione Puglia Nichi Vendola e la trans Luxuria, deputato uscente.
«Vogliamo stare insieme, divertirci, conoscerci, discutere», riflette Zan «perché questa, a differenza del Pride, non sarà una manifestazione di orgoglio omosessuale ma una festa di popolo che Arcigay apre a donne e uomini, giovani e anziani, omo ed etero. A tutti insomma. A Padova ora possiamo farlo perché questa città, la prima d’Italia a introdurre l’anagrafe delle coppie di fatto, ha acquisito grande maturità sul terreno dei diritti civili. E gli steccati ideologici, i pregiudizi di ieri, oggi sono estranei alla coscienza della stragrande maggior parte dei cittadini».
Ultimi, ma non ultimi, i finanziamenti. Per allestire un mese di serate, occorrono fondi adeguati. I contatti con gli sponsor sono già a buon punto e i primi risultati vengono definiti «soddisfacenti».

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venerdì 27 giugno 2008

I gay romani flirtano con Alemanno? Pare di si...

Gay Village/ Il debutto dell’assessore di Alemanno nel “mondo” gay.
(River-blog) La visita di Umberto Croppi, assessore capitolino alla cultura, era nell’aria da giorni. Ma al Gay Village, che ha aperto i battenti circa un’ora fa, non si dava niente per scontato. L’assessore di Alemanno, infatti, aveva preannunciato un primo sopralluogo, in via delle Tre Fontane, intorno alle 21, a Village ancora chiuso. Un modo, dicono le malelingue, per capire che aria tirasse (e, soprattutto, se ci fossero manifesti o “cose” strane). Poco fa, mi informano due valenti river-collaboratori, Croppi è salito sul palco allestito nella nuova location. Un intervento, il suo, per spiegare che il Comune non ha niente contri i gay, ecc. ecc. Insieme a lui la deputata del Pd, Paola Concia (che è l’unica rappresentante del mondo Glbt in Parlamento), i vertici dei Eur Spa (che ha affittato l’area), il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti (storicamente vicino alla comunità omosessuale romana), e l’assessore provinciale alla Cultura, Cecilia d’Elia.

Imma Battaglia, leader di DìGayproject e organizzatrice del Village, è contenta e non fa niente per nasconderlo. Anzi: a tutti sottolinea quella presenza politica sul “suo” palco. La visita di Croppi è una sorta di “legittimazione” della sua associazione da parte della nuova giunta guidata da Alemanno. Con l’Arci Gay di Roma, apertamento schierato per Rutelli in campagna elettorale - e ora in posizione d’angolo - la Battaglia potrà essere un interlocutore privilegiato con il Campidoglio. Finché, prevedo io, non si tornerà a parlare in maniera coraggiosa di diritti gay.

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mercoledì 18 giugno 2008

Roma, Gayvillage. Tra tanta fuffa una novità, il “Drag King Festival”


Una manifestazione da 1.600.000 euro.
(River-blog) Conferenza stampa di presentazione della VII edizione del GayVillage, la cui serata inaugurale è prevista per il 26 giugno. Imma Battaglia emozionata, anche perché, secondo indiscrezioni, all’inaugurazione dovrebbe partecipare l’assessore comunale alla Cultura, Umberto Croppi: per lei sarebbe un piccolo riconoscimento rispetto alle neanche velate manovre di avvicinamento al centrodestra. E, intanto, la presidente dell’associazione DìGayproject, ha anche lanciato un appello al sindaco, Gianni Alemanno, e a Walter Veltroni: “Mi farebbe piacere che prendessero parte, il 26 giugno, ad un dibattito, qui al Village”. L’idea è quella di un talk show su diritti dei gay. Presente alla conferenza anche la deputata del Pd, Paola Concia, che recapiterà a Veltroni l’invito della fondatrice del GayVillage. Per la Battaglia, la giunta guidata da Alemanno, ha dato “un segnale positivo facendo di questa manifestazione uno dei capisaldi dell’Estate Romana”. L’invito a partecipare al dibattito è stato recapitato anche al presidente della Regione, Piero Marrazzo, e quello della Provincia, Nicola Zingaretti.

Nella rinnovata cornice del Parco del Ninfeo - lo spazio è di 6000 metri quadrati - ci sarà spazio per cinema, teatro e musica. La manifestazione si svolgera’ su tre giornate: giovedì (7 euro con consumazione); venerdì e sabato (13 euro con consumazione). L’ingresso sarà gratuito dalle 20 alle 21.30. Una novita’ della stagione è il “Drag King Festival” uno spettacolo-concorso in cartellone per 3 giorni (10-12 luglio) e che vedra’ esibirsi donne travestite da uomini nelle più svariate declinazioni del maschile: rockettari; rappers; gigolo’. Unico nel suo genere e per la prima volta in Italia il festival sara’ presentato da Dodi Conti e Lucrezia Lante Della Rovere. Special guest, Sabrina Impacciatore. Quanto al trasferimento dal Parco delle Cascate al parco del Ninfeo, la Battaglia ha tenuto a precisare “che non è stato uno sfratto, ma un cambiamento voluto, sperando che anche il prossimo anno si possa svolgere qui”. Sabato 21 giugno
pre-official party allo Spazio Novecento (piazza Marconi). Al Village ci sarà anche teatro: Alessandro Fullin, Katia Beni; Cinzia Leone, Gennaro Cosmo Parlato, Vladimir Luxuria, le Sorelle Marinetti. La nuova programmazione cinematografica a cura di Armilla Eventi proporrà un repertorio di film introvabili nel circuito delle sale.

Capitolo spese: per la prima volta la Battaglia le ha elencate una ad una. Tutta la manifestazione costa 1.600.000 euro. Ecco il dettaglio delle spese: 250 mila euro per la sicurezza, affidata ad un servizio privato; 600mila il costo per la costruzione del villaggio, 250 mila euro quello delle maestranze ed altrettanti per il contenuto artistico; i fondi restanti servono per la campagna di comunicazione e per l’area privata dove si svolgera’ la manifestazione. Quanto ai contributi esterni: 60 mila euro dovrebbero arrivare dalle istituzioni ma “al momento - dice Battaglia - non e’ nemmeno sicuro che arrivi il contributo dell’Estate Romana, che fino all’anno scorso era di 50 mila euro. 10 mila euro e’ invece il contributo che dovrebbe arrivare dall’assessorato allo Sport del Comune per la parte ‘Benessere’”. 200 mila euro, infine, sono coperti dai contributi degli sponsor (Heineken con il brand Budweiser, Martini con il brand Bacardi e Citroen); gli altri saranno recuperati dai costi dei biglietti di ingresso e dagli incassi di bar e ristoranti.

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martedì 10 giugno 2008

Gay village: "Gay o no quì ci si diverte!"

Per voi l’intervista a Paola Dee, il Dj direttivo del Gay Village, “Villaggio” che d’estate è al centro della movida gay romana. Più che un villaggio è un mix di eventi che coinvolgono persone di tutti i gusti e mettono insieme divertimento, cultura e arte.
(Fiorella Palmieri - CCS News) Quanto può essere divertente la movida gay romana? Scopritelo con noi attraverso questo articolo. Abbiamo intervistato per voi uno dei volti più noti delle notti gay romane e ci siamo fatti dare qualche consiglio, qualche utile chicca. La notte romana gay è divertente e infuocata, e soprattutto non è più per soli gay, perché alle loro feste troviamo anche tanta gente etero che si diverte, balla, gioca e scherza, e si tratta di divertimento puro che non ha controindicazioni.
Tutta per voi l’intervista a Paola Dee, il Dj direttivo del Gay Village, che gentilmente ci ha concesso qualche minuto del suo tempo.
D: Paola che cos’è il Gay Village?
R: Il Gay Village nasce da un’idea di voler aggregare tutte le realtà gay esistenti a Roma e creare un posto d’incontro, dove poi hanno confluito anche tutte le realtà gay d’Italia e in questo momento anche d’Europa. È un posto di aggregazione quindi, dove per esempio si ritrovano varie organizzazioni gay, ma anche discoteche e posti di intrattenimento.
D: Quando e perché nasce il Gay Village?
R: Il Gay Village nasce a Roma nell’estate del 2002 e s’insedia in quello che prima era il Testaccio Village. Nasce dall’idea, come ho già detto, di voler aggregare tutte queste realtà, e anche dal fatto che politicamente avere un posto che si chiama “Gay Village” al centro di Roma, dove vanno i gay, ma anche gli etero, è importante, è come un pride di 40-50 giorni, dipende dalla durata.

D: Quale tipologia di persone arriva al Gay Village?
R: Tutti i tipi di persone, perché il Gay Village non è solo una grande discoteca, ma ospita anche il Festival del Cinema e rassegne di teatro, abbiamo avuto addirittura il Teatro Eliseo che ha presentato gli spettacoli invernali, abbiamo avuto Paolo Villaggio, Lina Sastri, nomi importanti del teatro italiano. E poi c’è un pubblico che appartiene a tutte le età, c’è il ragazzino che viene in discoteca e c’è la persona più adulta che viene a vedere l’evento teatrale.

D: Tu sei il Dj direttivo del Gay Village, sicuramente conoscerai i locali più divertenti e più frequentati della movida Gay romana, ci dai qualche consiglio?
R: Beh sono proprio quei locali e quegli eventi che durante l’estate si trasferiscono all’interno del Gay Village e sono “l’Omogenic” il circolo degli artisti, che si tiene tutti i venerdì durante l’inverno al circolo degli artistie si sposta sempre tutti i venerdì, durante l’estate, all’interno del Gay Village, il “Georgeous” che d’inverno ha sede all’Alpheus e d’estate si trasferisce sempre al Gay Village e poi c’è anche una domenica al mese dedicata alle donne che è il “Venus Rising” che si svolge al Goa.

Diciamoci pure la verità, alle feste gay ci si diverte e anche parecchio, perché non sono solo feste gay ma pure pillole di divertimento, dove etero e no riescono a convivere in un’Italia che ancora crede che l’essere umano debba essere un robot dell’officina di Dio.

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sabato 7 giugno 2008

Il Gayvillage si sposta al parco del Ninfeo.

(River-blog) Il Gayvillage cambia location. Resta sempre all’Eur, ma dal parco delle Cascate, si sposta al parco del Ninfeo, andando ad occupare lo spazio che era della manifestazione “All’ombra del Colosseo quadrato”.
Dietro a questa decisione, che viene salutata con favore dagli organizzatori dell’evento - l’associazione Dìgayproject, di Imma Battaglia - c’è una richiesta del Partito delle libertà: la manifestazione, infatti, era troppo vicina alle case abitate. Adesso si va a collocare in una zona in cui non ci sono grossi problemi acustici. La nuova location, inoltre, ha altri vantaggi: intanto l’ingresso/uscita non è sulla Cristoforo Colombo: l’anno scorso i vigili urbani dovevano far rallentare le auto che sopraggiungevano a velocità sostenuta. A differenza del parco delle Cascate, dove c’erano più livelli, qui c’è un unico piano. La presentazione ufficiale dell’evento avverrà il 17 giugno. Il Pdl, che aveva richiesto lo spostamento ci tiene a precisare: “Nessuna discriminazione. Vogliamo solo tutelare i residenti dal traffico e dal rumore”.

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