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giovedì 28 agosto 2008

Il governo Berlusconi co-finanzia i progetti dell'Arcigay a favore degli emigranti Lgbt.

E alla fine anche Belzebù tira fuori i quattrini per gli omosessuali. Eppure, non ne capiamo il motivo, ci puzza forse perchè non ce ne spiega l'utilizzo ed a chi serve o servira, Comunque cercheremo di capire il perchè non ci convince.

(Arcigay) Il Ministero per la Solidarietà Sociale ha co-finanziato il progetto IO: Immigrazioni e Omosessualità (Nuovi approcci nel campo dell’integrazione dei migranti residenti in Italia: l’aiuto ai migranti lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), di cui potete scaricare una scheda descrittiva.

Il progetto mira a sostenere l’integrazione dei migranti LGBT attraverso:

  1. due seminari (uno a Bologna ed uno a Napoli)
  2. la produzione di materiale per operatori delle associazioni LGBT e dei servizi rivolti a migranti;
  3. una ricerca, che rappresenta l’azione preparatoria per raccogliere le informazioni necessarie a mirare efficacemente le suddette azioni.

La ricerca mira a raggiungere migranti LGBT e ragazz* LGBT migranti di seconda generazione da intervistare dal vivo o telefonicamente.

L’intervista si concentrerà su:

  • il percorso migratorio e la rilevanza dell’essere LGB nel determinarlo e/o orientarlo;
  • rapporto con la comunità LGBT italiana;
  • il rapporto con i servizi pubblici e privati dedicati ai migranti (sono adatti anche a un pubblico LGBT, cosa dovrebbero fare per essere più accoglienti ecc.);
  • il rapporto con coetanei italiani e della propria comunità, con la famiglia e con le istituzioni (per i/le ragazz* di seconda generazione)
  • il rapporto con la famiglia del/la partner, con la sua comunità; l’esperienza di coppia interculturale (per i partner)
  • l’accompagnamento del migrante LGB nel percorso di inserimento in Italia.

Per identificare le persone da intervistare, abbiamo bisogno della collaborazione di tutt* i volontari e le volontarie delle associazioni LGBT.

Per questo vi chiediamo di parlare del progetto e della ricerca a tutte le persone LGBT straniere che conoscete o ai loro partner.

Se sono interessate a farsi intervistare, compilate la scheda in allegato e inviatela alla ricercatrice Dott.ssa Laura Pozzoli, all’e-mail

pozzoli.arcigay@tiscali.it

Chi, pur non volendo partecipare a un’intervista volesse comunque condividere la propria esperienza lo potrà fare compilando la scheda di testimonianza scaricabile su questa pagina

Per ulteriori informazioni sul progetto, potete contattare

Miles Gualdi al 339 23 64 216 o milesgualdi@yahoo.it
Giorgio Dell’Amico al 348 76 69 298 o migra@arcigay.it

Grazie in anticipo per la collaborazione.

Aurelio Mancuso, Presidente nazionale Arcigay
Salvatore Simioli, responsabile Multiculturalità Arcigay

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sabato 19 aprile 2008

Iniziative. “Divercity”: A Napoli i migranti omosessuali si incontrano sul web.

(Napoligaypress) La vita dei migranti in Italia è difficile, in particolar modo per quelli senza permesso ed ancor di più quando l’orientamento sessuale degli stessi va contro la cultura e la morale religiosa. Questa è la condizione di molti migranti che vivono così in maniera critica la loro condizione di gay e trans e vengono emarginati in maniera duplice.

A Napoli il comitato provinciale dell’Arcigay con il sostegno del Comune ha lanciato Divercity (che rientra nella serie di iniziative del “Progetto Città Sociale” dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Napoli).

Il progetto, il primo a livello nazionale, si rivolge espressamente a migranti omosessuali e transessuali che vivono in Italia ed in particolare nel territorio della regione Campania.

Fulcro del progetto è il sito web multilingue (costola del sito di Arcigay Napoli) che si pone come punto di riferimento per i migranti lgbt della città, ed ha lo scopo di informarli sulla legislazione vigente, sui servizi a loro disposizione: sportelli legali, assistenza sanitaria e altri. Ma è anche un punto di osservazione delle comunità migranti circa i diritti civili in Italia e nel mondo.

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martedì 15 aprile 2008

Arcigay e il nuovo quadro politico. La soluzione alla sconfitta? Semplice... facciamoci un pride. La volontà di non voltare pagina.

Ciò che è accaduto con le elezioni politiche impone a tutto il movimento lgbt una profonda riflessione. Un nuovo forte governo di destra si sta per insediare ed è nostro preciso dovere farci i conti, mantenendo ferma la linea di Arcigay di avere sempre rapporti corretti e aperti con le istituzioni, quali siano le maggioranze che le governano.

Bisogna prendere atto che l'elettorato ha dato indicazioni precise. La scomparsa della Sinistra Arcobaleno e dei Socialisti dal Parlamento, il limitato risultato del PD pongono a noi e, a tutti i movimenti sociali, di libertà e di conquista di nuovi diritti, il tema di quale tipo d'interlocuzione interpretare nel futuro.

Arcigay ha da tempo superato il ruolo svolto in anni passati d'intermediazione tra le istanze del movimento e i partiti, questo ha determinato una forte autonomia d'azione e di giudizio.

Tutto ciò va preservato e messo al servizio del principale impegno che ci siamo prefissi, la costruzione di una forte e radicata lobby sociale gay e lesbica in tutto il paese, strumento indispensabile per realizzare i nostri obiettivi.

Questo significa per noi, a partire dai prossimi appuntamenti politici e sociali, primo fra tutti il Pride nazionale di Bologna del 28 giugno, metterci completamente al servizio di un'impresa che richiederà il massimo dello sforzo politico ed organizzativo. Il popolo lgbt, le sue rivendicazioni, la sua presenza organizzata potrà avere un peso politico solo quando sarà in campo un soggetto politico e sociale unitario, solidale, al passo con i tempi.

Siamo addolorati dal fatto che Franco Grillini Gianpaolo Silvestri, Wladimir Luxuria, Titti De Simone, non siano stati riconfermati in Parlamento e, che tutti gli altri candidati lgbt in corsa non abbiano centrato l'obiettivo dell'elezione. Salutiamo l'elezione alla Camera dei Deputati di Paola Concia, referente del Tavolo lgbt del PD, e gli assicuriamo fin d'ora sostegno e collaborazione.

Si apre una fase nuova: Arcigay, come già deciso un anno fa al suo Congresso nazionale, s'impegnerà essenzialmente nella relazione con il popolo lgbt, ampliando servizi, comitati, strumenti di sostegno.

Tutti i temi di cui siamo portatori rimangono irrisolti, dal riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, alle normative contro l'omofobia e le discriminazioni per orientamento sessuale. Si tratta di questioni concrete che incidono sulla qualità della vita e la dignità sociale di milioni di persone. Su questi due punti e su altri, insisteremo sia con i settori della maggioranza e sia con quelli dell'opposizione disponibili, affinché siano possibili convergenze parlamentari, in linea tra l'altro con tutte le normative europee.

Svilupperemo, quindi, con tutte le forze politiche presenti nel Parlamento, nelle Regioni, nei Comuni e nelle Province, un rapporto di confronto e collaborazione istituzionale, al fine di realizzare concrete azioni a favore delle cittadine e dei cittadini lesbiche e gay.

Aurelio Mancuso
Presidente nazionale Arcigay

--- Ndr. Ma questa gente non capisce che è ora di voltare pagina e magari dimettersi?

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Waterloo, Caporetto: Più buio che a mezzanotte non può fare!

(Il mio canto libero) Come Waterloo per Napoleone, la fine di un'ultima speranza, come una Caporetto.
Inutile negare la sconfitta di tutta la Sinistra, del Centro Sinistra; partiti cancellati, speranze deluse, l'Italia saldamente nelle mani di Berlusconi e la Sicilia nelle mani del mio concittadino Raffaele Lombardo che straccia al primo turno la generosa Anna Finocchiaro, quindi in una pessima linea di continuità con amministrazioni di centro destra che la stanno di anno in anno saccheggiando distruggendone il tessuto sociale, economico e la dignità.
Il Parlamento italiano, la politica italiana, escono rivoluzionati dal voto. Quello che tanti auspicavano da anni, ciò una decisa semplificazione del panorama partitico del Parlamento è piombato come un terremoto in parte atteso, in parte sopra ogni aspettativa. Esito di scelte politiche, legge elettorale, errori di comunicazione.
Il vero risultato inaspettato è stata la completa e imprevedibile debacle della Sinistra L'Arcobaleno che riduce di due terzi i voti rispetto a soli due anni fa e per effetto del quorum del 4%, non raggiunto, scompare dal Parlamento, sia dalla Camera e del Senato. Bertinotti ha già annunciato il ritiro, una leadership verrà spazzata via , in quanto la Sinistra passa dal oltre 100 parlamentari a 0 in due giorni, una parte proverà a ricostruire una sinistra dalle macerie, una parte si riavvicinerà al PD.
Resta il fatto che nell'attuale panorama parlamentare italiano non si trova più alcuna forza inequivocabilmente di sinistra e tutto un mondo non ha più alcun punto di riferimento. Una storia fatta di lotte, di presenza ininterrotta nelle istituzioni, di rapoporto con il terriotorio , di ambientalismo diventa extraparlamentare. Al di là di ogni faziosità o partigianeria questo è un fatto innegabile e largamente negativo per tutto il Paese (come ha riconosciuto persino Fini).
Anche il PS, come largamente previsto però, non entra in Parlamento e di conseguenza, giustamente Boselli si dimette. Quindi, oltre a perdere la Sinistra si perde ogni traccia di forza laica organizzata e il Parlamento eletto oggi è il più clericale dai tempi dell'unita d'Italia ad oggi (inclusi i parlamenti "eletti" nel ventennio fascista). Inoltre, da oggi l'Italia, unico tra i grandi paesi d'Europa non ha un partito socialista in Parlamento che si riconosca interamente del PSE.
Onore a Bertinotti e Boselli che non solo riconoscono la cocente sconfitta ma ne traggono le conseguenze come avverebbe altrove ma raramente avviene alle nostre latitudini. Con le loro dichiarazioni puntuali e il loro stile composto vista la situazione danno una lezione di etica politica a tutti noi e dovrebbero essere imitati anche da altri leader di quelle forze, per facilitare un rinnovamento necessario alla rinascita.
Chiaramente, nessuno di noi, nessuno, si rassegnerà a questa dimensione politica e da oggi stesso si farà autocritica e ricominceremo a lavorare nel nostro piccolo, anche semplicemente nelle nostre famiglie nel cerchio delle amicizie, a ricostruire un'alternativa laica e di sinistra che sia innanzitutto culturalmente praticabile.
Il PD rimane per il momento quello che abbiamo criticato, spostatosi com'è verso destra con forti venature clericali, non ha vinto, ha perso male anche in molte regioni dove poteva sperare e non avrà nessun pungolo parlamentare alla sua sinistra come speravo. Ha mantenuto la posizione attraendo il voto utile, o disperso da sinistra, senza alcun vero sfondamento nell'elettorato di centro che sperava di sedurre.
Veltroni ha sbagliato campagna, non è riuscito a sedurre e ha miscondotto l'attenzione di tutti su tanti temi di infima contrapposizione personale che non l'hanno premiato. HA riconsegnato il governo a una solidissima maggioranza di centro destra ancora una volta tristemente condotta da un Berlusconi che pure sembrava arrancare, ma ha ottenuto i risultati di partito che si prefiggeva: 1) consolidare la neonata formazione accreditandola come la sola opposizione possibile; 2) cancellare la Sinistra Arcobaleno e il Partito Socialista, reo di non essersi resi a mani alzate alle sue condizioni.
A destra la Lega si rafforza considerevolmente: localismi egoisti, provincialismi miopi, xenofobia, omofobia, sono più forti e dopo la delusione del Governo Prodi non potremo più nemmeno sperare in nessun progresso sul fronte dei diritti e in nessuna legge contro l'omofobia. La gemella diversa del Sud, quell'MPA di Raffaele Lombardo ottiene ben 9 deputati.
Altre considerazioni sono che nella lunga maratona dei commenti, per tutto il pomeriggio e la serata abbiamo sentito i commenti di tanti leader ed esponenti di primo piano di ogni parte, uomini al 95%, pochissime donne (pochissime saranno ancora una volta le elette temiamo al di là delle belle parole). Anche nel parterre delle dichiarazioni di Veltroni -sfondo verde e logo del PD in bella vista - è una parata di "maschi" tra cui riconosco solo due donne (Anna Finocchiaro e Rosy Bindi).
Certo proprio quando la notte si fa più nera si può tornare a sperare nell'alba (in siciliano si dice "chiù scuru i menzannotti non po' fari"). Dobbiamo riprendere a sperare e lavorare a ricostruire prospettive politiche che possano dare anche a noi il diritto all'esistenza e alla parola. per far questo abbiamo bisogno di impegno di coraggio, di testardaggine e di capacità di analisi: dovremo cercare di capire le ragioni profonde di questi risultati, del perché gli italiani sembrano votare bendati, dimentichi persino della storia più recente, privi di visoni prospettiche.
Del perché i siciliani continuano imperterriti a ridare fiducia a un centro destra sciacallo che condanna la Sicilia e i suoi abitanti all'arretratezza e ad un clientelismo da terzo mondo, mentre, contrariamente a quanto sperava Montanelli, le dosi di "vaccino Berlusconi" sembrano non essere mai sufficienti.
Del perché da noi i concetti di eguaglianza e laicità sembrano non avere alcun appeal politico ed elettorale mentre partiti confessionali e fortemente identitari ci avvicinano più alle dinamiche elettorali dei paesi islamici (dove i partiti legati a una visione identitaria dell'islam sono in costante crescita) che al resto del Mondo Occidentale.
Anche il movimento glbt deve essere parte di questo percorso, assieme a tutte le forze del riformismo e delle sinistra, uniti, e deve farlo presto perché in questo sistema rischia di trovarsi a lungo senza interlocutori istituzionali veri. Deve farlo prima di implodere per le sue contraddizioni storiche mai risolte, per nuove e vecchie litigiosità e prima di sparire per emigrazione verso la Spagna...

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lunedì 31 marzo 2008

Expo a Milano: Max Forte ed ora facciamo sentire la voce dei gay.

Max Forte, noto cronista milanese ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: !Non possiamo che essere felici dell'assegnazione da parte del Bie dell'Expo 2015 a Milano, E' il riconoscimento dell'eccellenza italiana, ora non possiamo che sperare che anche la comunità gay milanese e nazionale faccia la sua parte non chiamandosi fuori con scuse speciose ed ideologiche da questo evento. L'Expo porterà a Milano qualche milione di visitatori e tra loro parecchie decine di migliaia saranno gay. Un'occasione assolutamente unica per farci conoscere e per stendere nuove reti di relazioni e solidarietà, non solo tra Lgbtq, a livello internazionale".

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Assegnata a Milano l'Expo 2015.

Si è conclusa la votazione per l'assegnazione dell'Expo 2015. Dopo un nulla di fatto e, addirittura, l'annullamento (per motivi tecnici...) della prima votazione dei delegati del Bie (Bureau international des Exposition), chiamati a Parigi a decidere quale, tra Milano e Smirne, sarà la città ospite dell'Expo 2015, è stata quindi alla fine scelta Milano.
86 voti a favore contro i 65 assegnati a Smirne.

A tutt'oggi la comunità gay di Milano, peraltro molto debole in fatto di proposte culturali e civili di largo respiro e non riconducibili solo ed esclusivamente a motivazioni Lgbtq, si è chiamata fuori isolandosi in modo settario scegliendo una posizione inultilmente critica e sterile quasi di esclusivo scontro con l'attuale giunta di centrodestra.

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venerdì 14 marzo 2008

California. Campagna contro le metanfetamine per aiutare la comunita' gay.

(Notiziario droghe) 14 marzo Lanciata una campagna antidroghe di 11 milioni di dollari. L'iniziativa statale e' diretta agli omosessuali, per scoraggiarli dal consumare le metanfetamine ed evitare comportamenti sessuali a rischio Hiv.
Dagli anni '90, le crystal metanfetamine sono le sostanze piu' diffuse nelle discoteche frequentate dagli omosessuali. Dalla ricerca pubblicata questa settimana e' risultato che tra gli omosessuali la diffusione di queste droghe e' 11 volte maggiore rispetto al consumo medio della popolazione della California.
Il 55% dei 549 omosessuali e bisessuali intervistati consuma queste droghe, mentre la percentuale e' del 5% tra i non omosessuali.
Mike Rizzo, manager del centro di servizi contro le metanfetamine del "Los Angeles Gay & Lesbian", ha elogiato la campagna, specialmente per l'uso di Internet.
Il Gay & Lesbian Center e il San Francisco AIDS Foundation, hanno appoggiato l'approvazione della "California Methamphetamine Initiative 2006".
Dati ufficiali riportano che quasi uno su tre omosessuali o bisessuali e' positivo ai tests sulle metanfetamine, il triplo rispetto al 2001.
Secondo una ricerca statale, i gay sono l'unico gruppo ad adottare comportamenti sessuali a rischio in presenza di queste sostanze. "Non solo sono piu' alte le probabilita' che essi abbiano rapporti sessuali senza protezione, ma aumenta le probabilita' di avere rapporti con piu' partners, aumentando il rischio di contrarre il virus dell'Hiv", ha dichiarato la dottoressa Michelle Roland, capo del Dipartimento di sanita' pubblica per l'Aids.
Sono a rischio per infezioni ed epatiti anche le donne e gli uomini eterosessuali che usino queste sostanze. Molte donne consumano le metanfetamine per perdere peso e come energetico. Per la dottoressa Renee Zito, del California Department of Alcohol and Drug Programs, anche se la campagna e' diretta ai gay "Potrebbe servire a scoraggiare chiunque sia tentato da questi stupefacenti".

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lunedì 10 marzo 2008

Usa. Il voto omosessuale per Hillary, icona gay.

Con lei la creatrice di «L-Word» e la tennista King.
(Paolo Valentino - Il Corriere della Sera) Hillary Clinton diventò un'icona gay nella primavera del 2000, ancora first-lady degli Stati Uniti, quando marciò sulla Quinta Strada durante la New York's Pride Parade. Fu il suggello di una lunga storia tra la comunità GLBT (Gays, Lesbians, Bisexuals, Transgender) e i Clinton, forse la coppia politica che più ha lottato per lo status e i diritti civili degli omosessuali negli Stati Uniti.
I gay hanno sempre ricambiato tanta attenzione alla loro causa, mobilitandosi e votando in massa per Hillary nelle due volte in cui si è candidata al Senato. E anche quando ha deciso di puntare alla Casa Bianca, la comunità ha riconosciuto subito il suo candidato.
Il 5 febbraio scorso, nelle primarie di New York e California, gli Stati con la più grande popolazione GLBT, 2 gay su 3 hanno scelto Clinton.
Ma il fenomeno Obama non ha lasciato indifferenti gli omosessuali americani. L'insurrezione del cambiamento guidata da Barack, il suo messaggio trans-razziale e transgender hanno finito per inserire un cuneo nella loro fedeltà clintoniana. E i gay hanno avuto un ruolo nelle 12 vittorie consecutive, infilate da Obama dopo il Supertuesday.

«Hillary è ancora la prediletta, i suoi rapporti con noi sono antichi e profondi, ma non c'è dubbio che Obama stia recuperando terreno», spiega Steve Elmendorf, che fu uno degli strateghi di John Kerry e ora appoggia l'ex first lady.
Il più celebre voltafaccia è stato quello di David Geffen, il tycoon di Hollywood co-fondatore di DreamWorks, apertamente gay e già grande elettore di Bill Clinton, diventato uno dei sostenitori più impegnati di Obama, per il quale ha raccolto 1,3 milioni di dollari.
Anche la cantante Melissa Etheridge, che nel 1993 organizzò il primo ballo inaugurale per gay e lesbiche durante l'insediamento di Bill Clinton alla Casa Bianca, ha scelto Obama.
Rimangono invece fedeli a Hillary l'ex campionessa di tennis Billie Jean King, la creatrice della serie- cult televisiva «L Word» Eileen Chaiken e Bruce Cohen, produttore di film come American Beauty.

Non che le posizioni dei due candidati democratici sulla GLBT community divergano molto. Entrambi vogliono il riconoscimento delle unioni civili, ma respingono il matrimonio gay. Chiedono più fondi per la lotta all'AIDS. Vogliono inasprire la legge contro le discriminazioni sui luoghi di lavoro. Vogliono porre fine all'ipocrita regola del «don't ask don't tell», non chiedere, non dire, nei ranghi dell'esercito, dove si può essere gay ma tacendo.
L'unica grossa differenza è che Barack promette di abolire una legge del 1996, firmata da Bill Clinton sotto la pressione del Congresso repubblicano, che proibisce il riconoscimento federale dei matrimoni gay. Hillary vuole invece abolirne solo alcune parti.
Obama ha corteggiato in modo pesante i gay, negli ultimi mesi. Forse perché doveva farsi perdonare la gaffe di ottobre, quando invitò a una sua manifestazione un popolare cantante gospel, Donnie McClurkin, più noto per aver definito l'omosessualità un peccato.

In febbraio ha comprato un'intera pagina di pubblicità sui principali giornali gay in Texas e Ohio, pubblicando una lettera aperta al popolo GLBT. «È in gioco la possibilità per questa nazione di confermarsi all'altezza della promessa di uguaglianza dei suoi fondatori, trattando tutti i suoi cittadini con dignità e rispetto».
L'appello ha funzionato solo in parte, Hillary ha vinto in entrambi gli Stati. Ancora una volta, gay e lesbiche hanno preferito la loro icona.

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domenica 2 marzo 2008

Sanremo 2008. Tricarico beniamino dei gay vince il premio della critica. Polemica, si sapevano da martedì i vincitori. I video.

(Max Forte -All News) E' Francesco Tricarico il beniamino scelto dalla comunità Lgbt per Sanremo 2008. Suo il Premio della Critica intitolato a Mia Martini. Ha vinto con 30 voti il Premio della critica intitolato a Mia Martini - sezioni Campioni. Hanno votato 132 colleghi accreditati presso la sala stampa Ariston Roof. Voti validi 114, schede nulle 18. Al secondo posto Sergio Cammariere (28 voti), seguito da Frankie Hi-Nrg mc (11). Poi Max Gazze' (10 voti), Gio' di Tonno e Lola Ponce (5), Eugenio Bennato, Anna Tatangelo, Tiromancino, Mario Venuti (4), Toto Cutugno, Paolo Meneguzzi (3 voti), Finley, L'Aura (2 voti), Gianluca Grignani, Little Tony, Mietta, Fabrizio Moro (1 voto). Tricarico e' vestito dal marchio onlus Codiceasbarre delle detenute del carcere di Vercelli.
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SANREMO: ERA GIA' TUTTO DECISO? NOMI DEI VINCITORI GIA' NOTI DA MARTEDI' SCORSO
(Prima) Tutto era già scritto? Come al solito le ombre e i dubbi sul Festival si riaffacciano puntualmente. Questa volta le velate accuse arrivano dall'Associazione Telefono Antiplagio che già nei giorni scorsi aveva annunciato di conoscere i nomi dei vincitori, grazie ad una telefonata anonima. "Come dichiarato il 27 febbraio scorso - spiegano in una nota - confermiamo che l'anticipazione a Telefono Antiplagio del nome del vincitore del Festival di Sanremo ha avuto riscontro ed e' documentata, con data certa, su Youtube. La segnalazione pervenutaci riguardava anche il nome del vincitore della categoria ''giovani'' (i Sonohra) e le notizie sul plagio di Loredana Berte'. Telefono Antiplagio, per non condizionare l'organizzazione e le giurie, non aveva fornito ulteriori particolari, ma aveva dichiarato che avrebbe certificato le indiscrezioni. E infatti da martedi' 26 e mercoledi' 27 febbraio, su Youtube, sono riportati gli annunci di vittoria di Gio' Di Tonno & Lola Ponce, dei Sonohra, e le rivelazioni sul caso Berte': notizie talmente esplicite da far diventare superfluo ogni commento. Telefono Antiplagio si rifiuta di credere che a Sanremo fosse gia' tutto deciso e preferisce pensare ad un evento casuale".
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LOLA PONCE GIO DI TONNO E LOS VIVANCOS SANREMO 2008.

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SONOHRA - "L'Amore" [FINALE].

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mercoledì 27 febbraio 2008

Famiglia Cristiana e Arcigay attaccano il Pd.

(L'Unità) «Pasticcio veltroniano in salsa pannelliana». È questo il titolo dell'editoriale di "Famiglia Cristiana" - martedì in edicola - con il quale il settimanale dei Paolini boccia l'apertura di Walter Veltroni ai radicali nel Partito democratico.

Secondo Famiglia Cristiana «i radicali hanno una concezione "confessionale" della loro identità. Ogni scelta, ogni nome ha valore simbolico. La squadra di candidati, negoziata con Walter Veltroni, ha una forte fisionomia radicale, connotata su battaglie che, come ha detto Emma Bonino, "non si interrompono affatto".

«È facile - si legge ancora nell'editoriale - dire quali siano: aborto, eutanasia, depenalizzazione della droga. E poi c'è l'abolizione del Concordato e dell'otto per mille, e sopra ogni cosa un' ideologia libertaria, in salsa pannelliana, alternativa alla storia e ai principi etici, economici e sociali di questo Paese».

E non solo: la lotta contro l'omofobia, evocata nel discorso di Walter Veltroni alla recente Assemblea nazionale del Pd, non è stata inclusa nel programma: è quanto denuncia il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, alla luce della presentazione, questa mattina, del testo definitivo del programma elettorale del Partito Democratico.

Secondo Mancuso «è evidente che le pressioni esercitate in questi giorni dalla pattuglia teodem, che ritiene inaccettabile qualsivoglia tutela delle persone lgbt (lesbiche, gay, bisex e trans, ndr) ritenendole solo malati da curare, abbiano vinto. Gli assassini, le violenze, gli assalti alle sedi delle associazioni lgbt non contano nulla».

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Intenzioni di voto. Gay.it da i numeri del suo sondaggio ma al solito sono sballati. Messe insieme le percentuali analizzate danno il 110%.

Sondaggio elettorale tra i gay: il sito gay.it bisticcia con la matematica!

(Il mio canto libero) Ci risiamo... in piena campagna elettorale fioriscono sondaggi e commenti politici.
Tra gli altri non poteva mancare quello propinato gay.it ai propri elettori. di cui oggi leggevo gli esiti sul sito di gaynews. Incuriosito da quelle che mi sembrano delle imprecisioni risalgo alla fonte che non visitavo da quando avevo lanciato il boicottaggio.
Bisogna innanzitutto precisare, cosa che il buon Daniele Nardini, direttore comunicazione di gay.it non fa, che questo sondaggio NON ha alcun valore statistico in quanto non è stato sotoposto a un campione statistico ma a un inidentificato pubblico di visitatori di un sito internet*, non in grado di rappresentare la popolazione glbt in generale.

Tra l'altro in home page, collegato in basso all'articolo sul sondaggio, si vede il titolo di un articolo, decisamente fuorviante (di cui avevo letto qualche giorno fa la caustica critica), che sostiene che il PD sarebbe favorevole al riconoscimento di coppie gay e reati omofobici, cosa non corrisponde al vero ma che avrebbe potuto per lo meno condizionare le preferenze espresse nel sondaggio del medesimo sito
Anche fatta questa premessa lasciano per lo meno perplessi l'interpretazione dei numeri per cui è meglio passare alla lettura integrale del pezzo...
"Il Partito Democratico ottiene il 50% delle preferenze di gay e lesbiche. È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Gay.it al quale hanno partecipato circa 10.000 lettori.
La Sinistra Arcobaleno, invece, raccoglie il 15% dei voti fra i nostri lettori. Buono anche il risultato ottenuto dai Socialisti di Enrico Boselli che ottengono il 5% delle preferenze. Ben altra cosa rispetto al dato nazionale che li vede al momento a 1%. Merito, sicuramente, delle posizioni sostenute da questo partito che, sui temi gay, procede senza esitazioni.
Il Popolo della Libertà di
Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini raccoglie il voto di un gay su tre. Il dato rimane sostanzialmente immutato rispetto alle intenzioni espresse dai lettori alla precedente tornata elettorale nonostante Berlusconi, durante il periodo in cui ha governato Romano Prodi, sia cresciuto a livello nazionale di 10/15 punti percentuali rispetto al centrosinistra.
I "piccoli" del centro cattolico si spartiscono uno scarso 3%: Casini è al 2%, Rosa Bianca ottiene lo 0,3%, Udeur lo 0,5%. Meno di quanto riesce a conquistare La Destra di Storace alla quale va comunque il 4% delle simpatie. Si deve accontentare del 1,6% il PCL di Ferrando".

Se facciamo due conti con le percentuali raccontateci dal volenteroso Nardini arriveremmo intorno al 110%, e capisco che quando si commentano i sondaggi qualche arrotondamento ci può stare, ma questo è un po' troppo e allora cerchiamo dei lumi nella tabella con le preferenze espresse che accompagna l'articolo...
Scopriamo, intanto, che il PD viene considerato insieme all'Italia dei Valori e raccoglie il 48,46%, ma il dato più macroscopico e che PDL+ Lega Nord+ MpA ottengono in realtà il 23,65% delle indicazioni di voto... come queste si siano traformate in "un gay su tre", pari quindi a un 33,33% è un mistero che solo un buon alchimista o Gesù Cristo, che come sappiamo moltiplicava pani e pesci, potrebbero spiegare. Ma la chicca deve ancora arrivare nel commento finale dell'articolo che vi ho conservato:
"Non sorprende vedere come, nonostante la Sinistra Arcobaleno sia più determinata del PD a portare avanti le istanze dal mondo gay, Bertinotti raccolga solo un terzo delle preferenze espresse. La comunità lgbt ha ancora fiducia nel partito di Veltroni nonostante sui temi a lei cari - DiCo, Cus, omofobia e stalking - abbia ricevuto delusioni cocenti dal precedente governo. Gay e lesbiche hanno capito che lo scontro tra laici e cattolici è una questione che non può essere portata all'estremo. Per questo Veltroni ha una grande responsabilità nei confronti della comunità lgbt che, a quanto sembra, è intenzionata a rinnovare la fiducia alla sua parte politica".
Soprassediamo sulla convinzione che i gay abbiano capito che lo scontro tra laici e cattolici non può essere portato all'estremo. Questa estremizzazione in Italia non esiste e se esistesse non sarebbe condotta e rappresentata dalla Sinistra Arcobaleno, purtroppo, come ha dimostrato, per esempio, il voto per garantire l'esenzione dell'ICI ai beni ecclesiastici.

Ad ogni modo scopriamo che il 15,46% delle preferenze destinate date alla Sinistra (prima le uniche arrotondate al ribasso come 15%) divengano adesso in conclusione "un terzo". Nel corso dell'articolo hanno fatto a tempo anche loro a moltiplicarsi, con straordinari risultati!
Consiglio a Daniele Nardini: se vuole continuare a commentari sondaggi ripassi le tabelline e le frazioni... eviterebbe inutili brutte figure e commenti velenosi come quello rilasciato da federicotm "complimenti al compilatore 23,65 = un gay su tre. Due braccia ingiustamente strappate all'agricoltura".
---

Ndr. *Vogliamo aggiungere che con ogni probabilità non sono tutti gay coloro i quali hanno votato per cui non è assolutamento rappresentativo delle intenzioni di voto dei gay.

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mercoledì 13 febbraio 2008

Alla ricerca del voto gay. Il Mario Mieli al caffè si schiera con Bertinotti.

Oggii, 13 febbraio 2008, Rossana Praitano, Presidente del Circolo Mario Mieli introdurrà l’evento nel corso del quale sarà presentato come candidato premier della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti ed il nuovo simbolo.

La presentazione si terrà alle 11.30 a Roma, presso il caffè Fandango in Piazza di Pietra 32.
Saranno presenti anche Oliviero Diliberto (Pdci), Franco Giordano (Prc), Fabio Mussi (Sd), Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi).

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venerdì 8 febbraio 2008

Sean Penn e James Franco, amanti al cinema.

(Ansa) Sean Penn cammina senza camicia, abbracciato a James Franco.
Sono le prime immagini, comparse sul sito Flicker, degli attori sul set di Milk.

Il nuovo film di Gus Van Sant, nel quale Penn si cala nei panni del primo politico dichiaratamente omosessuale eletto a una carica pubblica (nel 1977) e assassinato un anno dopo da un fanatico omofobo, Dan White. 'Van Sant e' l'artista perfetto per portare sul grande schermo la vita di Harvey Milk' ha detto coproduttore della Focus Pictures.

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venerdì 1 febbraio 2008

Firenze. Corso di formazione per la salute di gay, lesbiche e trans.

Presentazione del corso di formazione per i Volontari del Consultorio della Salute della Comunità Queer organizzato da IREOS, centro servizi autogestito della comunità queer di Firenze, in collaborazione con la Azienda Sanitaria di Firenze.
Il corso si articola in 2 tavole rotonde, 8 lezioni, e due laboratori (30 ore), dal 2 febbraio al 12 aprile 2008. La presentazione prevede una tavola rotonda dal titolo “Gay, lesbiche, trans: pazienti imprevisti”, alla quale prenderanno parte Francesca Circolo, Direttrice U.O. Educazione alla Salute ASL 10, il Prof. Carlo Conti, Presidente del Centro Italiano di Sessuologia, Barbara Santoni, psicologa IREOS e Annamaria Imbarrato, psicologa Arcilesbica Firenze.

Per informazioni: Firenze, Associazione IREOS, via dei Serragli 3 - 055/216907 www.ireos.org

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Omosessuali. Una rete di avvocati per la tutela dei diritti Lgbt.

La rete Lanford.

L'avvocatura per i diritti LGBT è un'Associazione costituita di recente per rispondere al bisogno di informazione e di diffusione della cultura e del rispetto dei diritti delle persone omosessuali nel nostro Paese.
L'avvocatura per i diritti LGBT sta promuovendo la costituzione di una rete di avvocati su tutto il territorio nazionale che si occupano della tutela giudiziaria delle persone omosessuali.

La rete è stata chiamata Rete Lenford per ricordare il barbaro omicidio di un avvocato jamaicano impegnato nel rispetto e nella lotta per i diritti delle persone siero positive.
Quattro rapinatori, introdottisi nottetempo nella sua casa, vista una fotografia che lo ritraeva in compagnia del suo compagno, lo aggredirono trasportandolo fuori dalla sua abitazione per ucciderlo dopo averlo torturato.

Questo succedeva nel 2005 e non in epoche buie e risalenti al medioevo.

Per i membri dell'avvocatura per i diritti LGBT, Lenford rappresenta un esempio da proporre ai colleghi avvocati che hanno deciso di assolvere, anche nel campo della tutela dei diritti delle persone omosessuali, la loro funzione sociale di sostegno e tutela alle persone discriminate all'interno della nostra società.

L'obbiettivo della Rete Lenford è quello di mettere in contatto professionisti che operano su tutto il territorio nazionale in modo che possano scambiarsi informazioni, individuare colleghi che possano seguire da vicino fatti che si svolgano a molta distanza, individuare momenti di confronto e di crescita culturale che consenta loro di affrontare in maniera più efficace la propria attività professionale.

Per il momento è già in funzione un indirizzo di posta elettronica:
retelenford@ gmail.com

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giovedì 31 gennaio 2008

Sean Penn è Harvey Milk, prime foto dal set.

(Cineblog) Primissime foto dal set di Milk, prossimo atteso film di Gus Van Sant. Protagonista della pellicola sarà Sean Penn, affiancato da Josh Brolin, Emile Hirsch, James Franco, Victor Garber, Denis O’Hare, Diego Luna e Stephen Spinella.

Biopic su Harvey Milk, primo politico apertamente omosessuale ad essere stato eletto in un incarico pubblico negli Usa, il film ha visto il via delle rirprese, con le primissime immagini dal set che ci mostrano un inedito Sean Penn, con tanto di naso posticcio, barba e capelli lunghi.

L’uscita in sala dovrebbe arrivare entro la fine del 2008, per un film, visto cast e regista, a dir poco atteso.

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giovedì 17 gennaio 2008

Omosessuali in Italia. 35 anni di movimento: 0 risultati.

(Lampi di pensiero) Nel 2007 si è celebrato il 35 anniversario della nascita del movimento italiano per il riconoscimento e l’affermazione delle istanze e dei diritti delle persone che vivono un’affettività ed una sessualità soggetta a discriminazioni sociali, giuridiche e politiche.

Ho intenzionalmente abbandonato la “putrida” definizione di GLBT(etuttoilresto) poiché comincio a rifiutare questo approccio per categorie di minoranza. Questi problemi non sono solo della comunità glbt(etuttoilresto), ma di tutti coloro che a causa della propria affettività e della propria sessualità soffrono discriminazioni giuridiche, sociali, economiche e politiche. Giusto per fare un esempio, faccio riferimento ai diritti di affettività e sessualità per gli anziani, i portatori di handicap, gli intersessuali (altrimenti noti come middlesex), unigenitorialità, ecc. E’ quindi, spero, abbastanza chiaro che tali diritti e tali istanze appartengono solo in parte alla comunità glbt(etuttoilresto), poiché sono (o dovrebbero essere) in maggioranza appannaggio di tutti coloro che tali discriminazioni le soffrono indipendentemente dall’essere omosessuali, trans o bisessuali.

Ebbene, si diceva, 35 anni sono trascorsi e, andando al sodo, il movimento glbt italiano non ha ottenuto nessun risultato degno di rilievo sul piano economico e giuridico. Nessuno. Diversamente, sul piano sociale e del costume si possono registrare favorevoli progressi, seppur non si possa parlare di piena emancipazione, poiché la piaga dell’omofobia diffusa non ha ancora cessato di provocare vittime.

Per riassumere il senso delle affermazioni tranchantes che ho fatto, è opportuno vedere quali sono i principali fronti aperti e i relativi risultati:

  • riconoscimento dei diritti di unione (matrimoniali o meno): è rimessa ai singoli Comuni la possibilità di istituire registri delle unioni affettive con alcune conseguenze sul piano pratico e giuridico (non sostanziali);
  • introduzione dei reati contro la persona per motivi di discriminazione sessuale: non ce n’è traccia e non si prevede a breve che la materia sia regolamentata;
  • genitorialità per le coppie omosessuali o per i singoli: non c’è;
  • matrimonio omosessuale: la questione sembra definitivamente archiviata con un no che appartiene a quasi tutto l’arco costituzionale;
  • supporto delle persone transessuali nel cambiamento di sesso: regolato, anche se con notevoli rigidità e inapplicabilità di soluzioni più leggere.

Questo è il succo. Vuol dire che il movimento ha fallito? No, semplicemente che deve continuare a muoversi, a costruire presenza politica e rivendicazione. E lo dovrebbe fare seguendo questo direttrici:

  • Coscienza e consapevolezza: non solo visibilità, ma comprensione del fondamentale ruolo sociale che possiede chi “non è nel coro”, quello di essere propulsore del cambiamento. Una volta si sarebbe detto “rivoluzionario”, oggi questa parola spaventa, ma il concetto è lo stesso. La società si muove se si innesca una dinamica di opposti che si confrontano, altrimenti si avvita su sé stessa e diventa conservatrice ed egoista e perde il senso del futuro.
  • Solidarietà e cultura: lavorare per costruire una rete di solidarietà materiale e per costruire un interscambio culturale fra le numerose realtà territoriali costituisce un elemento essenziale di umanità. Senza solidarietà non si fa la politica, senza la cultura non si sa dove si va e alla fine non si cambia nulla.
  • Vision: il movimento si deve costituire nazionale e con una prospettiva internazionale. La pur importante dimensione locale deve necessariamente trovare una sua collocazione estesa, coordinata e partecipata a livelli territorialmente più estesi. La politica dei Comuni non può determinare cambiamenti sostanziali, ma solo particolari e comunque difformi sul territorio, acuendo, piuttosto che risolvendo, la disparità fra uguali.
  • Inclusione: i referenti sociali del movimento non possono essere solo i soggetti che appartengono storicamente all’area glbt(etuttoilresto). Occorre continuare ad estendere la rete e a rivolgersi a chi fa parte delle categorie interessate.
  • Lobbying: molti parlano della necessità di fare lobbying. E’ innegabile che questo possa portare grandi risultati: il principale avversario che abbiamo (il tradizionalismo cattolico e religioso in genere) ne è un eccellente esempio. Ma non si parte dal lobbying, ci si arriva quando si può contare su una massa di persone che costituisce un referente economico o politico in grado di “muovere” denaro, voti o consenso. Tutto il resto sono chiacchiere.

Senza la pretesa di essere profetico, queste potrebbero essere delle “linee strategiche di azione” da cui far discendere programmi e attività coordinate e condivise. Magari sono discutibili, emendabili, da riscrivere, ma questo è un punto di partenza. O si discute da questi elementi oppure ci saranno altri 35 anni di risultati 0.

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domenica 13 gennaio 2008

Domenica prossima alla commemorazione di Alfredo Ormando non ci sarò.

Ndr. Pubblichiamo questo areticolo in quanto sottoscriviamo parola per parola ed anche noi come Andreas, domenica non ci saremo.

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(Il blog di Andreas Martini) Domenica prossima alla commemorazione di Alfredo Ormando non ci sarò.

Chi mi consoce può immaginare che questo gesto per me non sia dovuto a problemi contingenti, impegni improrogabili o al morettiano dilemma. Non ci sarò per scelta.
È il decimo anniversario del suo suicidio in Piazza San Pietro e per questo, lo so, sarebbe ancora più importante partecipare, ma non lo farò.
La commemorazione di Alfredo Ormando non è mai stata centrale per il movimento GLBT, ma negli ultimi anni ho sempre cercato di esserci: perché da quando ho scoperto la sua figura e il suo gesto, l’ho sentito molto vicino a me, giovane studente ancora alle prese con il difficile percorso d’accettazione, complicato proprio da una ancora fervente fede cattolica.
Una vicinanza, dicevo, che ho sempre voluto dimostrare con la partecipazione alla commemorazione nella piazza antistante il Colonnato di San Pietro. Per me era simbolico esserci, aldilà dei numeri, aldilà della visibilità della manifestazione stessa.
Ora sono stanco. Stanco di partecipare a manifestazioni deprimenti e per pochi intimi (per usare un eufemismo). Stanco perché quest’anno, che ricordo di nuovo è il decimo anniversario della morte, un sit in, che a conti fatti è il solito pro forma non è più, per me, tollerabile. Si pensa già e solo alla manifestazione del 15 marzo, l’ennesima – per quanto possiamo vedere noi semplici membri della comunità – organizzata per l’idea di qualcuno, lanciata prima ancora che altri potessero proporre altre idee. Arcigay (e pochi altri) propone, se gli altri vogliono sostengono.
L’importanza della ricorrenza, la delicatezza del momento storico, la necessità di essere continuamente visibili, di entrare nel dibattito pubblico e di farci conoscere e far conoscere la storia del nostro movimento e dei singoli personaggi, avrebbe dovuto prevedere una manifestazione più forte, organizzata, partecipata.
Molti, anzi la stragrande maggioranza, non sanno nemmeno chi sia Alfredo Ormando. A loro per primi va fatta conoscere la nostra storia.
La colpa di questa diffusa lacuna non è di nessun’altro se non di chi la sua memoria ed il suo ricordo non li hanno saputi mantenere vivi, eccezion fatta per il preziosissimo, ormai scomparso, Massimo Consoli. Mi auguro, a questo punto, che non tocchi a lui lo stesso oblio!
Per altre manifestazioni, più politiche e quindi contingenti, a cui si teneva di più, si è partiti con molto anticipo, sapendo che per muovere più gente è necessaria un’organizzazione pianificata e preventiva. Per fare due soli esempi: Diritto Ora e il Roma Pride.
Quest’anno come tutti gli altri anni Arcigay Roma si sta arrabattando per ricordare Ormando con qualcosa all’ultimo minuto. A poco servirà il dibattito collaterale su omosessualità e religioni, che prevedibilmente sarà desertico. A poco serve il richiamo formale di Fabrizio Marrazzo: “L'iniziativa per il decennale della sua morte sarà una grande occasione di confronto e di crescita culturale”. Parlare di grande occasione è pura ipocrisia quando si è fatto poco per fare in modo che fosse tale.
La memoria di Alfredo richiedeva e meritava, già negli altri anni, qualcosa di più. Si può non condividere il suo gesto, ma non si può nascondere che è stato un precursore dei tempi: chissà cosa avrebbe fatto in questo periodo di recrudescente omofobia cattolica; chissà cosa sta pensando ora che ci guarda incapaci di contrastarla.
Proprio su queste pagine con i primi editoriali del 2008 si discute e ci si interroga sulla definizione di movimento, sulla sua reale e concreta presenza. E di conseguenza su queste stesse pagine si è trasposto il dibattito asfittico tipico delle associazioni GLBT, con l’unica differenza che qui a farlo sono singoli militanti o cittadini: ci si accusa reciprocamente di mancata coerenza, si denigra chi si affaccia con timidezza all’impegno per la comunità, si millanta una presunta, e non meglio specificata, superiorità di chi ha partecipato a tutte le manifestazioni o di chi usa il proprio nome o la propria faccia.
Ci si dovrebbe impegnare a far conoscere e ad unire per convincere anche chi, per varie ragioni, percorre lentamente sia il percorso sia di accettazione di sé, sia quello verso un impegno concreto e visibile all’interno del movimento e invece, ancora una volta, si sta sprecando tempo in un confronto, forse stimolante, ma tutt’altro che produttivo.
Chi andrà, farà la solita magra conta e sarà pronto a sentenziare la “vigliaccheria” di chi non c’era. Chi non andrà, vedrà come al solito, un movimento allo sbaraglio, un gruppetto sparuto di attivisti – che visti da fuori possono sembrare anche un po’ patetici. Percepirà un qualcosa che non lo attraeva prima e che continuerà a non attrarlo. Qualcosa che non lo spingerà a fare lo scatto in più: nulla spingerà il dubbioso a provare a sentirsi parte di un soggetto sociale più grande, unito, visibile. Forse perché questo soggetto sociale non esiste?
Esiste, invece. Ne sono convinto: basta riuscire finalmente e definitivamente a mettere da parte i propri interessi particolari e cominciare a lavorare per qualcosa che interessi tutta la nostra comunità.
Continuerò a lavorare per un movimento organizzato e unito, senza porgere il fianco a coloro che, stretti nella loro superbia e nel loro protagonismo, preferiscono andare in piazza e ergersi a giudici tra buoni e cattivi.
Contatemi tra coloro che non saranno in piazza, io sarò a onorare la memoria di Alfredo cercando di conoscerlo e cercando di farlo conoscere al numero maggiore possibile di persone. A partire da quelle che mi hanno appena letto e che, spero, incuriosite cercheranno qualcosa su di lui.

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sabato 12 gennaio 2008

Pd e tavolo gay. Statuto preveda struttura per i nostri simpatizzanti. Una riedizione di GayLeft?

Proposte per la commissione valori e codice etico.

(Apcom) - Oggi (ieri, ndr) si è riunito il tavolo delle lesbiche, gay, bisex e transessuali (lgbt) del Pd. Il tavolo, spiega una nota, è il luogo in cui si delinea la strategia e la piattaforma politica delle persone lgbt sulle questioni relative ai diritti civili. Alla commissione Statuto, che si riunirà domani e della quale fanno parte Ivan Scalfarotto e Rosaria Iardino, componenti del tavolo, si chiede che venga formalizzata all'interno dello Statuto la presenza di una struttura che rappresenti le istanze dei sostenitori e degli aderenti lgbt del Pd, in analogia con quanto previsto dalla bozza di Statuto della Conferenza permanente delle donne democratiche.

Il tavolo ha inoltre elaborato proposte che provvederà a presentare anche alle Commissioni Valori e Codice etico.

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I rapporti tra il Cicolo Mieli e Arcigay. Libera l’Italia, le riflessioni del Mieli

Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto da Arcigay varie comunicazioni rispetto alla manifestazione Libera Italia, con l’invito a fornire contributi da parte di chiunque fosse interessato. Riteniamo importante da parte del Mieli fornire ai promotori, e non solo, le nostre riflessioni in merito, anche perché la manifestazione si svolgerà a Roma, la qual cosa evidentemente ci riguarda. L’avvertenza a considerare il tutto come franca e sincera espressione di pensiero politico, e non come critiche o peggio, dovrebbe essere pleonastica, ma meglio prevenire interpretazioni sbagliate; del resto potremmo tenercele per noi e agire di conseguenza, ma già troppi si tengono inutilmente le cose per sè…..

E’ evidente che dopo il Pride di Roma di giugno e l’incontro autunnale al Cassero di Bologna il movimento lgbt si è lasciato con un programma di questo tipo: 1) ognuno per sé, con la possibilità aperta di collaborazioni; 2) consapevolezza della necessità di contenere le litigiosità intergruppi; 3) presenza di due o tre Pride nel 2008; 4) l’importanza di incontri successivi: prossima volta Napoli; 5) valutazione sulla situazione politica esterna come particolarmente critica per omosessuali e trans; 6) nel movimento si produrranno autonome iniziative, autonomi momenti di lotta, autonome valutazioni politiche, con la consapevolezza del minimo comun denominatore del motto del Pride: Parità, Dignità, Laicità.
Il programma, o meglio la consapevolezza unanime dello stato dell’arte e le dirette conseguenze operative si stanno ovviamente attuando; nessuno può dunque permettersi di indicare quali modalità qualunque altro debba seguire, purchè queste non travalichino il programma suddetto.
E così sia anche per noi del Mieli; è evidente però che si possono esporre anche delle valutazioni o delle perplessità sugli effetti, che gli autonomi percorsi possono produrre anche sugli altri. Così non si rompe affatto lo schema riassunto sopra, ma si è funzionali all’esistenza stessa di un movimento che è di idee, prima ancora che di associazioni e singoli.

Entro brutalmente nel merito. Al Mieli non abbiamo capito cosa sarà la manifestazione Libera Italia promossa da Arcigay, Arcilesbica, Agedo e Famiglie Arcobaleno. O meglio per come è stata esposta nelle varie e-mail, e nel breve scambio di idee fra me e Aurelio Mancuso, potrebbe essere cose molto diverse tra loro, non per questo meno interessanti.

Se tale manifestazione riguarda i temi indicati nell’appello, cioè “libertà sociali e civili, cultura, formazione, precariato, convivenza interculturale e ambiente” e se si vogliono convogliare anche altre soggettività non lgbt, evidentemente almeno qualcuna di queste andava coinvolta prima di indire la manifestazione, affinché vi fossero contributi, elaborazione e partecipazione. Non a caso l’appello tratta poi solamente di libertà e diritti civili, limitati a loro volta a questioni lgbt, femminili e di laicità. Difficile dunque che ci saranno mobilitazioni “altre”. Se invece il richiamo a quei temi più generali vuole dare l’indicazione di un’affinità rispetto a un quadro politico più vasto, il messaggio non è irrilevante, e per esempio trova il Mieli pienamente in sintonia. Ma c’è la consapevolezza che la manifestazione darebbe indicazioni profonde di un posizionamento, quanto meno ideale, a sinistra, in un’Italia dove per esempio la sinistra e il Pd stanno facendo di tutto per dimostrare che non sono propriamente la stessa cosa? Forse non vuole essere nemmeno questo, ma quei temi sono posti solo come un richiamo di sensibilità etica e di contiguità concettuale; va benissimo anche questo, ma è un riferimento che però non avrà molti effetti concreti e di affluenza di manifestanti.

Se la manifestazione aspira invece ad essere l’inizio di un percorso per la formazione di una soggettività nuova, siamo dinanzi a una prospettiva completamente diversa. Ma quale soggetto? Un embrione di lobby? Un embrione di partito? Un embrione di gruppo di pressione? Un embrione di sinergia con movimenti individuati, tipo quello femminile? Le quattro cose sono straordinariamente differenti, come è facile intuire, ed è altrettanto ovvio che non tutte e quattro possono piacere alle stesse persone, promotori compresi suppongo. Dunque è necessario esplicitare a cosa si è pensato, dato che le frasi dell’appello e delle altre e-mail sembrano fare alternativamente riferimento alle varie ipotesi (“autonomia dai partiti e decisione, a tempo opportuno, se indicare formalmente delle formazioni politiche a fini elettorali” - “ colleghiamo le battaglie lgbt con le battaglie delle donne contro il maschilismo” - “ mettere in campo un soggetto politico e sociale di diretta rappresentanza d’idee, percorsi e rivendicazioni rispetto a tutele e diritti non riconosciuti” etc.) E’ulteriormente indispensabile chiarire, perché sulle quattro diverse ipotesi molto si parla, si parteggia, si rifiuta, e a volte c’è solo confusione. Se Libera Italia vuole dare un’indicazione e necessario lo faccia e in modo più comprensibile, se si vogliono ulteriori adesioni e promotori, sempre che vi sia consapevolezza su quale specifico vaso di Pandora si pensi di aprire. In tutti casi una manifestazione non è il luogo ideale per lanciare un soggetto politico nuovo senza che ci siano state discussioni e confronti precedenti, nel momento in cui tale soggetto voglia andare oltre i proponenti. A meno che la manifestazione non voglia essere proprio l’occasione per indicare quale sarà il futuro approccio politico dei proponenti stessi, ma in tal caso l’intento e il contenuto specifico vanno comunque esplicitati chiaramente, altrimenti non capiranno nemmeno i singoli associati delle realtà in esame. Se così fosse, non sarebbe affatto peregrina la motivazione di Arcigay etc della opportunità di svolgere una manifestazione con lo scopo di affermare un proprio percorso identitario nuovo; è chiaro però che la tal cosa lascerebbe tutti gli altri soggetti del movimento e della società, non interessati a un apparentamento, nella posizione di semplici spettatori, più o meno incuriositi, ma con scarse motivazioni per la partecipazione.

Se infine la manifestazione vuole essere semplicemente un’occasione in più per portare in piazza le rivendicazioni lgbt e i temi dei diritti civili e della laicità, per il Mieli e di sicuro per tanti altri potrebbe andare bene ugualmente, purché si chiarisca che semplicemente di questo si tratta. Una manifestazione in più non farà certo male, anzi, purché si stia attenti a muovere un numero cospicuo di partecipanti, considerando la scelta di dargli un valore nazionale, nella consapevolezza immagino “universale” che non ci si avvicinerà nemmeno lontanamente ai numeri da Pride. In tal caso Libera Italia assomiglia nei contenuti per taluni aspetti a No Vat, per altri ai Pride in genere, e questo può rendere la manifestazione facilmente condivisibile per coloro che a No Vat e ai Pride aderiscono, ma fatica a dare dei valori aggiunti rispetto a queste. Non a caso l’elenco delle rivendicazioni è quello generale che grosso modo si pone nei Pride, presumibilmente anche in quelli di quest’anno. Analogamente il forte richiamo alla laicità è il fulcro di No Vat e un elemento dei Pride. Le “consuete manifestazioni nazionali che Arcigay e Arcilesbica promuovono in inizio primavera a Roma”, cui si fa riferimento nell’appello di Libera Italia, negli anni precedenti erano settorizzate rispetto a richieste specifiche e alle vicende politiche del momento (tutte legate ai Pacs-Dico). Potevano più o meno piacere, il Mieli per esempio ha sempre aderito, mentre altri no, ma sicuramente avevano una logica politica individuata e individuabile, utile, e diversa da tutte le altre manifestazioni lgbt. Quest’anno invece manca l’indicazione di un target specifico, o di determinati antagonisti, o di un tema o di un evento catalizzatori, quindi è diversa dalla “consueta manifestazione a Roma in primavera promossa dagli”Arci”, e rischia per tutto quello detto sin ora di diventare solo la necessità di non mancare un appuntamento. Con tale impostazione si rivelerebbe un po’ uno spreco e un po’ una fotocopia blanda di quello che si sarà svolto prima, NoVat, e soprattutto di quello che si svolgerà dopo, i Pride.

Ci sorge uno speranzoso dubbio, che però non trova in effetti nessun riferimento nei vari “lanci” di Libera Italia. Che i promotori abbiano colto la necessità di non perdere la “manifestazione di primavera romana” e di farla con convinzione e impegno, al di là delle incongruenze dell’appello, anche a seguito dei noti eventi della bocciatura del registro delle unioni civili al Comune di Roma, che palesemente ha avuto rilevanza politica nazionale e ha dato chiari segnali sull’impossibilità di raggiungere qualsivoglia risultato utile in Parlamento sui temi lgbt. E’ anche risultato chiaro che il tappo principale di tutta la vicenda è il Partito Democratico e le sue contraddizioni interne. Del resto l’attenzione proficua che il Vaticano rivolge agli amministratori del Lazio, come si è visto anche con l’ultimo incontro del Pontefice con costoro, deriva specificatamente dal fatto che il Sindaco di Roma è il leader del Pd, principale partito della maggioranza. Se quindi la manifestazione volesse scegliere il suo fulcro in questa bruciante attualità pseudo-romana, dovrebbero però emergere in modo esplicito tutte le singole responsabilità della fase politica attuale e bisognerebbe denunciare l’episodio “comunale” in tutta la sua ampiezza e pesantezza.

Tutto questo permetterebbe anche alle associazioni romane di essere meno sole ad affrontare l’anomalia della politica locale trasformata totalmente in politica nazionale. Soprattutto le realtà come il Mieli che testardamente da mesi hanno puntato il dito sulle omissioni, incongruenze, dimenticanze, depistaggi e scelte negative di Veltroni, consapevoli che non si tratta affatto dell’impazzimento di una persona. Ci lascia stupiti però il fatto che, dopo la famosa bocciatura del consiglio comunale, il Mieli abbia effettuato una scelta politica indubbiamente forte uscendo dal Tavolo di Coordinamento lgbt del Comune di Roma e sia stato seguito solo da Nuova Proposta, e ci sia un silenzio totale delle altre associazioni romane, anche semplicemente in termini di commenti, come se la cosa fosse irrilevante. Questo fatto non ci fa molto ben sperare, anzi diciamo che ci turba. Comunque se Libera Italia volesse assumere il taglio che stiamo qui esponendo, il Mieli ne sarebbe entusiasta; se invece si rientrasse nelle altre varie ipotesi sopra esposte, la nostra adesione o il nostro coinvolgimento dipenderanno dai tipi di chiarimenti che ci saranno.
Ci auguriamo che questa lunga missiva possa essere utile e costruttiva per il lavoro dei promotori di Libera Italia, e per il successo della manifestazione, ma anche per le riflessioni di tutti gli altri.
Un saluto a tutti.


Rossana Praitano
Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

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