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sabato 10 maggio 2008

Roma. Gaypride, prima lite tra associazioni nell’era Alemanno.

(River-blog) Su questo blog, tempo fa, avevo lanciato un sassolino nello stagno. Per vedere se qualcuno lo avrebbe raccolto. L’idea era quella di un coordinamento tra tutte le associazioni gay. Mi riferivo alla realtà romana, chiamata a “coalizzarsi” contro un sindaco, Gianni Alemanno, che certo non spenderà parole dolci per la comunità Glbt. A pochi giorni dal suo insediamento in Comune, registro la prima lite tra le associazioni.

Oggi pomeriggio (ieri...) , Arcigay, Arilesbica e DigayProject mandano un comunicato stampa congiunto, sotto forma di lettera indirizzata ad Alemanno, per richiedere di un incontro: “La invitiamo ad essere promotore di un percorso virtuoso, di ascolto e di confronto. Senza dare un colpo di spugna a quanto fatto in questi anni sia a Roma, sia nel resto d’Italia, auspichiamo che Lei metta concretamente in pratica quanto detto, e che a breve sia dunque possibile un incontro per discutere del Gay Pride di Roma e della questione lgbt in questa città“.

Mi ero stupito del fatto che la lettera non fosse firmata dal Mario Mieli. Passano circa due ore e tac, arriva il comunicato in cui ci si dissocia dalla lettera delle altre associazioni. “Il circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, organizzatore del RomaPride 2008, precisa che non è stata avanzata alcuna richiesta d’incontro al sindaco di Roma Alemanno in merito alla manifestazione del 7 giugno prossimo, mentre sono in corso le varie richieste tecnico-amministrative del caso. Tale precisazione si rende necessaria per fugare eventuali dubbi - prosegue la nota - dopo la lettera politica inviata al neo sindaco da tre associazioni romane (Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Di’Gay Project), dove si fa anche accenno ad un confronto sul Pride. Il desiderio di qualunque associazione di fare confronti politici con chiunque è legittimamente segno del proprio percorso, ma non può riguardare ovviamente una manifestazione come il RomaPride, che raccoglie una ben più ampia compagine di realtà associative e di diverse sensibilità, oltre all’esistenza di una struttura organizzativa che si fa carico di esporre ciò che è condiviso dalla totalità. Inoltre in questa fase organizzativa dell’evento RomaPride è impossibile per qualunque organismo istituzionale e politico conoscere, comprendere ed esprimersi compiutamente su tale manifestazione, non essendo ancora uscito pubblicamente il relativo documento politico e la piattaforma rivendicativa, in fase di ultimazione e condivisione collettiva”.

Se Alemanno se la ride, fa bene.

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giovedì 10 aprile 2008

Anche Imma Battaglia con Rutelli.

(River-blog) In principio fu l’Arci Gay di Roma: la prima associazione gay a mollare ufficialmente il candidato sindaco dell’Arci Gay, Franco Grillini, e a sostenere Francesco Rutelli. Una mossa inaspettata, soprattutto perché Rutelli ha chiaramente lasciato intendere che non ha nessuna intenzione di appoggiare la creazione di un registro delle unioni civili a Roma. Il Mario Mieli, invece, non ci ha pensato per niente: “Noi appoggiamo Grillini”. Non hanno potuto mandare giù il fatto che Rutelli, da sindaco, ritirò il patrocinio al Gay Pride del 2000. L’ultima sortita è di pochi minuti fa: arriva da Imma Battaglia, leader...

Continua su Il voto gay.

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giovedì 17 gennaio 2008

Omosessuali in Italia. 35 anni di movimento: 0 risultati.

(Lampi di pensiero) Nel 2007 si è celebrato il 35 anniversario della nascita del movimento italiano per il riconoscimento e l’affermazione delle istanze e dei diritti delle persone che vivono un’affettività ed una sessualità soggetta a discriminazioni sociali, giuridiche e politiche.

Ho intenzionalmente abbandonato la “putrida” definizione di GLBT(etuttoilresto) poiché comincio a rifiutare questo approccio per categorie di minoranza. Questi problemi non sono solo della comunità glbt(etuttoilresto), ma di tutti coloro che a causa della propria affettività e della propria sessualità soffrono discriminazioni giuridiche, sociali, economiche e politiche. Giusto per fare un esempio, faccio riferimento ai diritti di affettività e sessualità per gli anziani, i portatori di handicap, gli intersessuali (altrimenti noti come middlesex), unigenitorialità, ecc. E’ quindi, spero, abbastanza chiaro che tali diritti e tali istanze appartengono solo in parte alla comunità glbt(etuttoilresto), poiché sono (o dovrebbero essere) in maggioranza appannaggio di tutti coloro che tali discriminazioni le soffrono indipendentemente dall’essere omosessuali, trans o bisessuali.

Ebbene, si diceva, 35 anni sono trascorsi e, andando al sodo, il movimento glbt italiano non ha ottenuto nessun risultato degno di rilievo sul piano economico e giuridico. Nessuno. Diversamente, sul piano sociale e del costume si possono registrare favorevoli progressi, seppur non si possa parlare di piena emancipazione, poiché la piaga dell’omofobia diffusa non ha ancora cessato di provocare vittime.

Per riassumere il senso delle affermazioni tranchantes che ho fatto, è opportuno vedere quali sono i principali fronti aperti e i relativi risultati:

  • riconoscimento dei diritti di unione (matrimoniali o meno): è rimessa ai singoli Comuni la possibilità di istituire registri delle unioni affettive con alcune conseguenze sul piano pratico e giuridico (non sostanziali);
  • introduzione dei reati contro la persona per motivi di discriminazione sessuale: non ce n’è traccia e non si prevede a breve che la materia sia regolamentata;
  • genitorialità per le coppie omosessuali o per i singoli: non c’è;
  • matrimonio omosessuale: la questione sembra definitivamente archiviata con un no che appartiene a quasi tutto l’arco costituzionale;
  • supporto delle persone transessuali nel cambiamento di sesso: regolato, anche se con notevoli rigidità e inapplicabilità di soluzioni più leggere.

Questo è il succo. Vuol dire che il movimento ha fallito? No, semplicemente che deve continuare a muoversi, a costruire presenza politica e rivendicazione. E lo dovrebbe fare seguendo questo direttrici:

  • Coscienza e consapevolezza: non solo visibilità, ma comprensione del fondamentale ruolo sociale che possiede chi “non è nel coro”, quello di essere propulsore del cambiamento. Una volta si sarebbe detto “rivoluzionario”, oggi questa parola spaventa, ma il concetto è lo stesso. La società si muove se si innesca una dinamica di opposti che si confrontano, altrimenti si avvita su sé stessa e diventa conservatrice ed egoista e perde il senso del futuro.
  • Solidarietà e cultura: lavorare per costruire una rete di solidarietà materiale e per costruire un interscambio culturale fra le numerose realtà territoriali costituisce un elemento essenziale di umanità. Senza solidarietà non si fa la politica, senza la cultura non si sa dove si va e alla fine non si cambia nulla.
  • Vision: il movimento si deve costituire nazionale e con una prospettiva internazionale. La pur importante dimensione locale deve necessariamente trovare una sua collocazione estesa, coordinata e partecipata a livelli territorialmente più estesi. La politica dei Comuni non può determinare cambiamenti sostanziali, ma solo particolari e comunque difformi sul territorio, acuendo, piuttosto che risolvendo, la disparità fra uguali.
  • Inclusione: i referenti sociali del movimento non possono essere solo i soggetti che appartengono storicamente all’area glbt(etuttoilresto). Occorre continuare ad estendere la rete e a rivolgersi a chi fa parte delle categorie interessate.
  • Lobbying: molti parlano della necessità di fare lobbying. E’ innegabile che questo possa portare grandi risultati: il principale avversario che abbiamo (il tradizionalismo cattolico e religioso in genere) ne è un eccellente esempio. Ma non si parte dal lobbying, ci si arriva quando si può contare su una massa di persone che costituisce un referente economico o politico in grado di “muovere” denaro, voti o consenso. Tutto il resto sono chiacchiere.

Senza la pretesa di essere profetico, queste potrebbero essere delle “linee strategiche di azione” da cui far discendere programmi e attività coordinate e condivise. Magari sono discutibili, emendabili, da riscrivere, ma questo è un punto di partenza. O si discute da questi elementi oppure ci saranno altri 35 anni di risultati 0.

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domenica 13 gennaio 2008

Domenica prossima alla commemorazione di Alfredo Ormando non ci sarò.

Ndr. Pubblichiamo questo areticolo in quanto sottoscriviamo parola per parola ed anche noi come Andreas, domenica non ci saremo.

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(Il blog di Andreas Martini) Domenica prossima alla commemorazione di Alfredo Ormando non ci sarò.

Chi mi consoce può immaginare che questo gesto per me non sia dovuto a problemi contingenti, impegni improrogabili o al morettiano dilemma. Non ci sarò per scelta.
È il decimo anniversario del suo suicidio in Piazza San Pietro e per questo, lo so, sarebbe ancora più importante partecipare, ma non lo farò.
La commemorazione di Alfredo Ormando non è mai stata centrale per il movimento GLBT, ma negli ultimi anni ho sempre cercato di esserci: perché da quando ho scoperto la sua figura e il suo gesto, l’ho sentito molto vicino a me, giovane studente ancora alle prese con il difficile percorso d’accettazione, complicato proprio da una ancora fervente fede cattolica.
Una vicinanza, dicevo, che ho sempre voluto dimostrare con la partecipazione alla commemorazione nella piazza antistante il Colonnato di San Pietro. Per me era simbolico esserci, aldilà dei numeri, aldilà della visibilità della manifestazione stessa.
Ora sono stanco. Stanco di partecipare a manifestazioni deprimenti e per pochi intimi (per usare un eufemismo). Stanco perché quest’anno, che ricordo di nuovo è il decimo anniversario della morte, un sit in, che a conti fatti è il solito pro forma non è più, per me, tollerabile. Si pensa già e solo alla manifestazione del 15 marzo, l’ennesima – per quanto possiamo vedere noi semplici membri della comunità – organizzata per l’idea di qualcuno, lanciata prima ancora che altri potessero proporre altre idee. Arcigay (e pochi altri) propone, se gli altri vogliono sostengono.
L’importanza della ricorrenza, la delicatezza del momento storico, la necessità di essere continuamente visibili, di entrare nel dibattito pubblico e di farci conoscere e far conoscere la storia del nostro movimento e dei singoli personaggi, avrebbe dovuto prevedere una manifestazione più forte, organizzata, partecipata.
Molti, anzi la stragrande maggioranza, non sanno nemmeno chi sia Alfredo Ormando. A loro per primi va fatta conoscere la nostra storia.
La colpa di questa diffusa lacuna non è di nessun’altro se non di chi la sua memoria ed il suo ricordo non li hanno saputi mantenere vivi, eccezion fatta per il preziosissimo, ormai scomparso, Massimo Consoli. Mi auguro, a questo punto, che non tocchi a lui lo stesso oblio!
Per altre manifestazioni, più politiche e quindi contingenti, a cui si teneva di più, si è partiti con molto anticipo, sapendo che per muovere più gente è necessaria un’organizzazione pianificata e preventiva. Per fare due soli esempi: Diritto Ora e il Roma Pride.
Quest’anno come tutti gli altri anni Arcigay Roma si sta arrabattando per ricordare Ormando con qualcosa all’ultimo minuto. A poco servirà il dibattito collaterale su omosessualità e religioni, che prevedibilmente sarà desertico. A poco serve il richiamo formale di Fabrizio Marrazzo: “L'iniziativa per il decennale della sua morte sarà una grande occasione di confronto e di crescita culturale”. Parlare di grande occasione è pura ipocrisia quando si è fatto poco per fare in modo che fosse tale.
La memoria di Alfredo richiedeva e meritava, già negli altri anni, qualcosa di più. Si può non condividere il suo gesto, ma non si può nascondere che è stato un precursore dei tempi: chissà cosa avrebbe fatto in questo periodo di recrudescente omofobia cattolica; chissà cosa sta pensando ora che ci guarda incapaci di contrastarla.
Proprio su queste pagine con i primi editoriali del 2008 si discute e ci si interroga sulla definizione di movimento, sulla sua reale e concreta presenza. E di conseguenza su queste stesse pagine si è trasposto il dibattito asfittico tipico delle associazioni GLBT, con l’unica differenza che qui a farlo sono singoli militanti o cittadini: ci si accusa reciprocamente di mancata coerenza, si denigra chi si affaccia con timidezza all’impegno per la comunità, si millanta una presunta, e non meglio specificata, superiorità di chi ha partecipato a tutte le manifestazioni o di chi usa il proprio nome o la propria faccia.
Ci si dovrebbe impegnare a far conoscere e ad unire per convincere anche chi, per varie ragioni, percorre lentamente sia il percorso sia di accettazione di sé, sia quello verso un impegno concreto e visibile all’interno del movimento e invece, ancora una volta, si sta sprecando tempo in un confronto, forse stimolante, ma tutt’altro che produttivo.
Chi andrà, farà la solita magra conta e sarà pronto a sentenziare la “vigliaccheria” di chi non c’era. Chi non andrà, vedrà come al solito, un movimento allo sbaraglio, un gruppetto sparuto di attivisti – che visti da fuori possono sembrare anche un po’ patetici. Percepirà un qualcosa che non lo attraeva prima e che continuerà a non attrarlo. Qualcosa che non lo spingerà a fare lo scatto in più: nulla spingerà il dubbioso a provare a sentirsi parte di un soggetto sociale più grande, unito, visibile. Forse perché questo soggetto sociale non esiste?
Esiste, invece. Ne sono convinto: basta riuscire finalmente e definitivamente a mettere da parte i propri interessi particolari e cominciare a lavorare per qualcosa che interessi tutta la nostra comunità.
Continuerò a lavorare per un movimento organizzato e unito, senza porgere il fianco a coloro che, stretti nella loro superbia e nel loro protagonismo, preferiscono andare in piazza e ergersi a giudici tra buoni e cattivi.
Contatemi tra coloro che non saranno in piazza, io sarò a onorare la memoria di Alfredo cercando di conoscerlo e cercando di farlo conoscere al numero maggiore possibile di persone. A partire da quelle che mi hanno appena letto e che, spero, incuriosite cercheranno qualcosa su di lui.

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giovedì 3 gennaio 2008

E' sempre polemica tra i gay. Ma questa volta a ragion veduta.

(Giovanni Dall'Orto - 18 dicembre 2007) Avrete forse notato l'assordante silenzio dei gruppi gay romani sulla vicenda del registro delle unioni civili che doveva essere discusso ieri, e che ieri è stato trombato.

Vi mando ora un dispaccio Ansa che mostra forse la ragione di tale sorprendente silenzio, o al piu' "basso profilo". An di solito dice bugie, ma se quanto ha dichiarato è falso, vedremo domani le smentite e inoltreremo anche quelle in lista. Se non arrivano, sapremo le ragioni del silenzio: si fa fatica a gridare con la bocca piena.

Trovo interessante quanto accaduto perché mostra una volta per tutte perché Roma sia il posto meno adatto per farci di fisso il gay pride nazionale, come preteso dal coretto di tutti i gruppi gay romani, divisi su tutto (al punto da portarsi in tribunale a vicenda) meno che su questo. La cosa viene chiesta perché Roma è - dicono loro- "la capitale d'Italia", tuttavia oggi i politici romani hanno dimostrato, e lo hanno anche dichiarato sfacciatamente, che Roma è solo "la città del papa". Il silenzio di tutte le associazioni romane in questi giorni (e non parlo solo dell'Arcigay, su questo vorrei essere chiarissimo) lo ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio.
Altro che capitale nazionale...
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UNIONI CIVILI: AN, PER RISARCIRE AD ARCIGAY LOCALE A TESTACCIO.
(Ansa) - ROMA, 18 DIC - ''Dopo la bocciatura del registro delle Unione Civili, arriva il risarcimento per la comunita' gay da parte del Cda dell'Ater, che si appresta giovedi' prossimo a votare una delibera nella quale e' prevista l'assegnazione all'Arcigay, di un locale di circa 500 metri quadrati a Testaccio''. A denunciarlo, in una nota, il consigliere comunale di An Federico Guidi e consigliere dell'Ater Marco Di Cosimo. ''Ci chiediamo perche' alcune associazioni come l'Arcigay - hanno aggiunto - debbano avere una corsia preferenziale, quando invece ce ne sono altre centinaia che da anni aspettano l'assegnazione. Riteniamo grave che l' attribuzione dei locali venga effettuata dal Cda in persona dopo aver programmato la pronta modifica del regolamento interno, che prevedeva il bando pubblico, con l'assegnazione diretta''. A giudizio degli esponenti di An e' ''irresponsabile pensare di gestire le difficolta' dell'Ater in questo modo'' e hanno sottolineato che ''sembra proprio si tratti di una sorta di risarcimento per la mancata votazione del registro delle Unioni Civili da parte del sindaco''. ''La stessa delibera propone anche l'assegnazione di un altro locale al Roma Club Testaccio. Anche in questo caso - hanno concluso - la richiesta e' senza ombra di dubbio sponsorizzata dal primo cittadino, ma l'affitto da pagare in questo caso per i locali assegnati e' addirittura il doppio di quello previsto per l'Arcigay''.
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La denuncia di GayLib.

Le strane manovre di Veltroni e le associazioni gay che tacciono e incassano.
A Roma c’è chi si piega davanti ai padroni del partito e vende il suo silenzio per una sede al Testaccio. E il gay pride? “A Roma, naturalmente!”

La notizia è passata anche questa volta quasi in sordina*, perchè così ha voluto la leadership del movimento omosessuale per evitare sonori imbarazzi e quindi togliersi dall’obbligo di dare le dovute spiegazioni a quella comunità gay che ritiene di rappresentare.

Tutto è accaduto il 18 dicembre scorso, quando il consiglio comunale della capitale ha bocciato il Registro delle coppie di fatto; è stata un’azione ben studiata e ben condotta, quella del voto, che ha preso gli inizi con la stranamente coincidente visita del sindaco della città Walter Veltroni al cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano; ne è uscita l’ennesima rassicurazione che Roma è forse la prima città della Repubblica italiana, ma sicuramente è la capitale della cristianità.

Il Walter nazionale si sarà probabilmente portato a casa l’appoggio della Chiesa per le sue strategie politiche (è infatti leader del nuovo Partito Democratico), ma ha lasciato sul terreno, a dire il vero senza troppo rimpianto, il riconoscimento comunale dei diritti delle coppie omosessuali della sua città.

La laicità, si sa, non fa più tendenza ed i politici e gli amministratori delle nostre città prediligono gli interessi di una confessione religiosa a quelli dei loro cittadini.

E sì che lo stesso Veltroni (che ovviamente non era presente al momento della votazione) lo aveva scritto e garantito nel suo programma amministrativo 2001/2006, dove al capitolo “La città delle pari opportunità” si può leggere: “Pari opportunità vanno offerte, inoltre, alle persone che fanno parte delle unioni di fatto, indipendentemente dal genere dei conviventi e dai loro orientamenti sessuali. (…). In tutti i regolamenti del Comune su queste materie si è fatto e si dovrà sempre fare riferimento alle famiglie anagraficamente conviventi, prendendo così atto delle forme liberamente adottate dai cittadini e dalle cittadine per le scelte di convivenza e di registrazione anagrafica. Continueranno e verranno potenziate, poi, le azioni positive nei confronti di questa fascia di popolazione”.

Carta straccia, insomma.

La sera della sonora e scandalosa bocciatura, diversi militanti del movimento omosessuale, sempre troppo pochi, si erano radunati presso il Campidoglio per manifestare la loro rabbia nei confronti della giunta di centrosinistra della capitale, perché se è vero che il registro delle coppie di fatto nel concreto non avrebbe comportato molti vantaggi diretti, avrebbe però assunto un significato politico importantissimo in un Italia che non riconosce le coppie gay, inserita a sua volta in un’Europa che le riconosce.

La maggior parte delle associazioni gay romane hanno coerentemente protestato, anche perchè è stato impossibile distogliere, come spesso si è fatto, lo sguardo dall’ennesimo tradimento perpetrato da una classe politica dirigente pronta a mettere moratorie su ogni brandello di laicità dello Stato, legge 194 compresa.

Non tutte però hanno rispettato la moralità del lottare prima di tutto per gli interessi dei gay ed una in particolare si è defilata nel più assordante silenzio.

Se ne sono accorte persino le opposizioni ed è esplicativo l’intervento del consigliere comunale di An Federico Guidi, il quale parla addirittura di un “risarcimento per la comunità gay da parte del Cda dell’Ater (Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica, ndr.), che si appresta infatti a votare una delibera nella quale è prevista l’assegnazione direttamente all’Arcigay, di un locale di circa 500 metri quadri nel centralissimo quartiere Testaccio”. L’esponente dell’opposizione ha continuato: “Nulla in contrario a concedere i locali a tutte le associazioni che legittimamente ne fanno richiesta, tuttavia ci chiediamo perchè alcune associazioni come l’Arcigay debbano avere una corsia preferenziale quando invece ce ne sono altre centinaia che da anni aspettano l’assegnazione”.

Arcigay Roma, guidata dal suo presidente Fabrizio Marrazzo, tace e incassa.

L’11 novembre si era svolto a Bologna un incontro fra le associazioni omosessuali italiane; la cosa curiosa era che l’argomento più dibattuto, ancor più di un’eventuale risposta alla deriva teo-demo-conservatrice della classe politica o di una possibile strategia per sensibilizzare l’arcata parlamentare al riconoscimento della coppia gay, era la sede del gay pride nazionale.

Vi era da un lato chi sosteneva l’importanza di una manifestazione del 28 giugno itinerante, per coinvolgere tutte le realtà e sensibilizzare i cittadini di tutto il Paese, dall’altro la necessità di organizzare il gay pride a Roma, sede naturale delle istituzioni politiche.

Non si sa per quali interessi ci si stia dando da fare nel movimento omosessuale italiano, né in cambio di cosa la prossima associazione o il prossimo leader gay sia disposto a mettersi in riga e ad abbassarsi le braghe.

Certo è che questa è l’ennesima dimostrazione che se il Belpaese è uno degli ultimissimi a non avere introdotto una legislazione per riconoscere i diritti delle coppie omosessuali (la recente farsa dell’emendamento anti-omofobia sparito dal pacchetto antiviolenza, docet), è, forse, anche colpa del movimento gay.

Enrico Oliari, Presidente Nazionale GayLib
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* Ndr. Non vogliamo fare i primi della classe ma Oliari si sbaglia, Notiziegay ha dato questa notizia il 20 dicembre scorso. La puntualità nell'informazione è il nostro credo... Che sia passata sottotono è una cosa, che non sia stata data è un'altra (probabilmente altri siti di informazione gay hanno legittimamente scelto un atto di autocensura). Che poi non sia stata letta è un'altra cosa ancora ed aprirebbe un sacco di polemiche. La notizia, tra l'altro e per dovere di cronaca, non è stata smentita.
In tutta questa faccenda lo stravagante è che se ne parli il 2 gennaio 2008. Al solito, il "vecchio" movimento gay è in ritardo sui tempi... (Aspis)

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venerdì 14 dicembre 2007

Gay italiani. Proclami da destra e da sinistra. Un movimento trasformista e senza identità allo sbando.

GayLib con Berlusconi (forse) e Arcigay preannuncia la nascita del partito arcobaleno.

(Babilonia) «GayLib ha dato la disponibilità ad aprire un dialogo diretto con l’obiettivo di portare l’associazione ad aderire al Popolo della Libertà». Lo rende noto una comunicato dell’associazione glbt liberale e di centrodestra.
«Il voto espresso dal consiglio direttivo nazionale dell’associazione – prosegue la nota - è originato dopo i numerosi contatti che la dirigenza di GayLib ha avuto negli ultimi mesi in particolar modo con il presidente dei Circoli della Libertà, Michela Vittoria Brambilla.
La decisione ultima mirata a una adesione organica che sia, però, ragionata e successiva a un confronto tra i vertici di GayLib e quelli della nuova formazione politica, è stata presa dopo l’annuncio, da parte di Berlusconi, di voler costituire il Popolo della Libertà come una rete di associazioni che, all’interno del Popolo della Libertà, possano mantenere intatta la propria identità».


Intanto Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, ha dichiarato di voler «costruire uno strumento politico e sociale di cui sia la sinistra e sia la destra dovranno tenere conto». Un partito gay? Forse. Per il momento, ha fatto sapere Mancuso, Arcigay, insieme ad altre associazioni del movimento, promuoverà a febbraio una grande manifestazione nazionale.

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martedì 11 dicembre 2007

Aurelio Mancuso entra in politica e cerca voti. Ma tra i gay se li scorda...

Arcigay annuncia soggetto politico.
A febbraio grande manifestazione nazionale.


(Ansa) Un nuovo soggetto politico e sociale di riferimento del mondo omosessuale italiano: lo annuncia il presidente dell'Arcigay, Aurelio Mancuso.
A febbraio ci sara' una grande manifestazione nazionale. 'Si trattera' di un evento che parlera' direttamente alla societa' italiana -ha detto Mancuso- ai gay, alle lesbiche, ai/alle trans, ma anche a tutte le persone laiche e libertarie, senza alcun riferimento partitico, che avvertono l'attuale politica lontana, se non nemica'.

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Correzione d'orario: appuntamento al Mieli alle 20 e non alle 18.

12 DICEMBRE, AL "MARIO MIELI" IL RICORDO DI MASSIMO CONSOLI.
L’appuntamento è per domani, mercoledì 12 dicembre 2007, alle ore 20 presso il Circolo “Mario Mieli” in via Efeso 2A.

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Domani al Circolo Mieli di Roma si ricorda Consoli.

Il 12 dicembre di sessantadue anni fa nasceva a Roma lo scrittore, storico, padre del movimento gay italiano, Massimo Consoli.
A poco più di un mese dalla scomparsa del grande attivista omosessuale, gli amici di Consoli, rispettando le sue ultime volontà, ne celebreranno, come era tradizione da anni, il “compleanno”.
L’appuntamento è, dunque, per domani, mercoledì 12 dicembre 2007 alle ore 18 presso il Circolo “Mario Mieli” in via Efeso 2A.
Hanno già comunicato la propria adesione i deputati e amici del defunto scrittore Franco Grillini e Vladimir Luxuria, oltre all’attore Leo Gullotta che, proprio durante un’intervista a Consoli, rivelò pubblicamente la propria omosessualità.
Durante la serata sarà presentata l’associazione culturale “Fondazione Luciano Massimo Consoli” in via di costituzione. L’ingresso è libero.
L’invito è aperto a tutti coloro i quali vorranno rendere omaggio alla memoria di un grande italiano che ha speso tutta la propria vita in difesa dei diritti e delle libertà civili della popolazione gay, lesbica e transessuale che lui amava definire “comunità varia”.

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sabato 8 dicembre 2007

Ancora sul pregiudizio anti-omosessuale nel centrodestra.

(Carmelo Palma - L'Opinione) E’ molto complicato fare i conti con la frana del pregiudizio anti-omosessuale che sta travolgendo il centro-destra italiano. Complicato per due evidentissime ragioni: la prima è che il pregiudizio anti-omosessuale è una massa indistinta e pesantissima di tradizioni, paure e culture e non un gomitolo di ragioni difficili da sbrogliare, ma pur sempre comprese razionalmente tra un capo e una coda; la seconda è che, quando parte la frana, non c’è quasi più nulla da fare: anche se la frana è "solo" ideologica. I conti si fanno dopo, quando, in mezzo alle macerie, si contano le vittime e si pensa a come e cosa ricostruire.

Le frane cambiano spesso irrimediabilmente il paesaggio. E questa frana sta cambiando il centro-destra in un modo profondo. Molti forse festeggeranno la rivincita storica di un pregiudizio giusto e razionale, finalmente liberato dalle catene del "politicamente corretto" e capace di dispiegare nella cultura e nella società il suo potenziale educativo e formativo. Io penso, al contrario, che non c’è proprio nulla da festeggiare, se il centro-destra italiano (e, soprattutto, il nuovo partito berlusconiano) vorrà somigliare al partito repubblicano di Rudolph Giuliani più che al partito "Diritto e Giustizia" dei gemelli Kaczynski.
L’altra sera al Senato c’erano molte e buone ragioni per opporsi all’introduzione surrettizia di una norma anti-discriminatoria inapplicabile, fumosamente formulata, estranea all’oggetto del cosiddetto Decreto-sicurezza e utile, forse, a risarcire simbolicamente Rifondazione Comunista e la sinistra massimalista per gli scorni subiti. Vi erano anche ragioni per paventare che i reati di opinione tornassero a farsi largo nel nostro ordinamento, non entrando dalla porta di fattispecie chiaramente tipizzate, ma passando dalla finestra di una norma anti-discriminatoria inconsistente e affidata alle cure di una magistratura militante e disponibile. Eppure, il centro-destra non si è limitato ad usare queste molte e buone ragioni che aveva a disposizione, con la dovuta durezza e con una comprensibile coerenza. Anzi, non le ha neppure usate. Le ha direttamente "abusate", in modo ideologicamente mortificante, dopo averle affogate, fino a renderle inservibili, nella palude di un ragionamento che aveva un unico argomento, un unico bersaglio, un unico nemico: il cedimento alla "cultura omosessuale". Alla fine, questo tipo di opposizione ha obiettivamente autorizzato chiunque a ritenere che, tra i partiti del centro-destra italiano, si conviene pressoché unanimemente che la discriminazione anti-omosessuale abbia una dignità e un rango (culturale e morale) più alto della discriminazione razziale o di genere.
Che insomma, per dirla in soldoni, le famiglie non avrebbero alcun diritto a esigere dal preside di una scuola insegnanti maschi, bianchi e cristiani, ma avrebbero alcuni sacrosanti diritti per esigere un insegnante eterosessuale.

Cosa legittima queste richieste, sul piano civile, politico, giuridico? Cosa ne giustifica l’urgente e simbolica attualità? Cosa ha fatto scendere in campo le truppe dell’ex Cdl? Il fatto che queste "legittime" discriminazioni corrispondano, almeno in parte, al pensiero espresso da Papa Ratzinger, in un paio di documenti redatti come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. In questo disastroso cortocircuito logico fondato sull’ipse dixit, si ripresenta peraltro un modello che ha consentito, a sinistra, di ricostruire la presentabilità civile di un altra impresentabile "cultura del pregiudizio": quella anti-ebraica. Come è noto, da decenni la sinistra anti-imperialista si è abituata a nascondere sotto il tappeto dell’antisionismo politico la "polvere" del vecchio antisemitismo razziale. Allo stesso modo, a destra si sta imparando a nascondere sotto il tappeto dell’"opposizione alla cultura gay" la polvere della vecchia discriminazione anti-omosessuale. In entrambi i casi la trama del "tappeto" è intessuta con sapienza, con abili e ricercati preziosismi: ma sotto il tappeto, la polvere rimane polvere. Per non dire di peggio.
Con il che, certo, non si può dire che il tappeto non sia migliore della polvere che nasconde: bruciare una bandiera israeliana (e difendere il relativo "diritto di opinione"), non è come bruciare gli ebrei. "Lapidare" simbolicamente i rappresentanti dell’ "anomalia omosessuale", chiedendone l’allontanamento dalle scuole, dai luoghi di educazione, dai centri di aggregazione e di divertimento dei giovani e delle famiglie perbene, in modo da arginarne il contagio sul piano
della cultura, del costume… questo colto e argomentato "lapidare" - dicevamo - non è neppure lontanamente paragonabile alla lapidazione fisica degli omosessuali, a cui ancora si dedicano con una certa costanza alcuni regimi islamici. Non sarà chi molto apprezza i frutti del relativismo, come il sottoscritto, a non cogliere tutto il peso di queste differenze "relative".

Il problema è che però in nessun paese dell’Occidente avanzato la "pacifica" militanza antisionista o anti-omosessuale (espressione di un intangibile diritto di opinione) è in grado di costituire, in quota parte, la piattaforma politica di un grande partito di governo. Qui sta il nodo politico che nel centro-destra italiano qualcuno si dovrebbe sbrigare a sciogliere, prima di finirne
definitivamente strangolato. Né Cameron, né Sarkozy, né la Merkel, né Giuliani civettano amabilmente con i combattenti delle "lobby anti-gay", fino a riservare loro una pressoché
esclusiva rappresentanza politica. Non sarebbe un grande risultato se in Italia, dopo avere avuto un governo con la kefiah, con ministri e segretari di partito che marciavano insieme a chi urlava "Dieci, cento, mille Nassiriya", si facesse spazio ad un governo di inquisitori morali, sempre pronti ad urlare "Anatema", e a rendere la vita civile degli omosessuali un anticipo di quel terribile inferno che li aspetterebbe, a quanto pare, nell’al di là.

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Arcigay minaccia di vendicarsi con una contabilità personalizzata di voti a Prodi

GOVERNO/ ARCIGAY: 24MILA GAY CONTRO CHI AFFOSSA NORMA ANTIOMOFOBIA.
Lanciamo proposta per aprire nuova stagione politica e sociale.


(Apcom) - Ventiquattromila gay non voteranno più per chi affosserà in Parlamento la norma anti-omofobia. Lo annuncia in una nota il presidente dell'Arcigay, Aurelio Mancuso. "Vivere in questo Paese - sottolinea - è diventato per noi oggettivamente difficile".
"Sia chiaro fin d'ora - afferma l'Arcigay - che non dimenticheremo, in occasione delle prossime elezioni politiche, chi tra qualche giorno intenderà cancellare le norme antidiscriminatorie contenute nel decreto sicurezza. Nessuno sconto sarà possibile, nessuna formula bizantina sarà sufficiente: se il risultato prodotto in modo diretto o surrettizio della pressione politica di alcuni partiti sarà la cancellazione dell'emendamento di estensione della legge Reale-Mancino, per quanto ci riguarda - precisa ancora Mancuso - con queste formazioni sarà definitiva rottura. Se, come ha detto Benigni, questa maggioranza ha vinto grazie al voto di 24 mila coglioni gay assicuriamo da oggi che molti e molti di più di costoro non si faranno più gabbare".

"Nei prossimi giorni - conclude Mancuso - l'Arcigay lancerà una proposta al movimento lgbt italiano, e a tutti i movimenti di liberazione e di difesa della laicità, per aprire una nuova stagione politica e sociale".
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Ndr. Ma chi scrive i testi a Mancuso? Chi sono i suoi autori? Quelli de "La sai l'ultima?".
Magari fossero stati solo 24mila i voti dei gay dati a Prodi!
Probabilmente Mancuso non ha capito che Berlusconi ha perso grazie alle circoscrizioni degli italiani all'estero e non per il voto espresso in Italia, ecco perchè ha sempre dato dell'abusivo a Prodi. Lo spiegate a Mancuso?
Non si rende conto il Mancuso che i tempi sono cambiati in modo repentino da un giorno all'altro e l'Arcigay non sta al passo coi tempi? La mobilitazione della piazze non funziona più, vanno cercate altre strade. senza millantare "(...) una proposta al movimento lgbt italiano, e a tutti i movimenti di liberazione e di difesa della laicità, per aprire una nuova stagione politica e sociale"(...) già vecchia nella sua formulazione.
Spetta loro trovarle, sono pagati per questo con le nostre tessere (si, io sono un tesserato Arcigay).
Se non sanno cosa fare si dimettano e si cerchino nuovi dirigenti più capaci e non facciano più perdere tempo. Probabilmente per Arcigay questa è la peggior dirigenza dalla sua fondazione.
Ormai l'attuale Arcigay ed i molti "colonnelli" del movimento che gli girano attorno fanno parte di una generazione di sconfitti. (Aspis)

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giovedì 6 dicembre 2007

Lo strabismo di Veltroni tra unioni civili e Vaticano.

Manifestazione a favore delle unioni civili a Roma | Ansa
(Panorama) Walter Veltroni da premier ombra predica bene. Ma da sindaco di Roma razzola male. Una situazione esemplificata un po’ di tempo fa da Francesco Cossiga con un divertente aforisma irripetibile.
Il tema è quello delle unioni civili: Veltroni, alcune settimane fa durante la trasmissione di Giuliano Ferrara, Otto e Mezzo, aveva “rimproverato” il governo per essersi speso sul tema delle unioni civili con queste parole: “Il tema delle unioni civili è uno di quelli che dovrebbe essere discusso in Parlamento”.
Ma quando la situazione è toccata a lui… In questi giorni a Roma è in discussione in consiglio comunale una delibera sulle unioni civili. Per la precisione, una proposta di iniziativa popolare portata avanti dai Radicali e dalla Rosa nel Pugno che il consiglio comunale, a norma di regolamento capitolino, deve discutere per decidere se istituire un registro delle unioni civili presso il Campidoglio. Nelle settimane scorse il capogruppo del Pd, Pino Battaglia, si era detto a favore. Poi, Veltroni è andato oltre Tevere. In udienza dal cardinale Tarcisio Bertone. E tutto è cambiato.

È stato scritto da varie parti che i due non hanno parlato della comune passione juventina, ma al prelato Veltroni avrebbe dato assicurazione che delle unioni civili non se ne sarebbe fatto nulla. Affermazioni mai smentite dal Campidoglio. Sta di fatto che dopo la visita in Vaticano la linea del Pd capitolino è mutata completamente. Nei corridoi della politica romana si dice che anche l’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, sia sceso in campo per dire ai suoi nel consiglio comunale di frenare sulle unioni civili. La linea di Veltroni, per i suoi nemici, è pilatesca: vuole che la soluzione si trovi in Parlamento. Salvo avere bloccato il proprio consiglio comunale.
La posizione del sindaco è attaccata dal leader del Partito Socialista, Enrico Boselli, che a Panorama.it dice: “Il silenzio sulla delibera che riguarda le unioni civili a Roma, (proposta mesi fa dal consigliere socialista Gianluca Quadrana) è un’ulteriore prova del deficit di laicità del Partito democratico”. Per Boselli, Roma è in sedicesimo l’Italia: “La vicenda riflette in piccolo quanto sta avvenendo in Parlamento sul disegno di legge sulle coppie di fatto. Ancora una volta dobbiamo constatare che le pressioni dei cattolici integralisti e del Vaticano hanno la meglio sui diritti delle persone. Veltroni, pur disponendo di un’ampia maggioranza in Campidoglio, ha dismesso i suoi panni da sindaco per indossare quelli di segretario del Pd e di premier ombra, privilegiando alle richieste dei cittadini e al rispetto del programma, i colloqui con il cardinal Bertone. Restare muti di fronte alle grandi questioni che riguardano i diritti civili equivale a costruire un Partito democratico che guarda più oltretevere che oltreatlantico dove i democratici americani sono avanti anni luce sui temi fondamentali delle libertà civili”.

Un momento della manifestazione a favore delle unioni civili questa sera a piazza del Campidoglio | Ansa

Come ultima mediazione si è arrivati alla bozza Lucio D’Ubaldo (un assessore capitolino Pd di provenienza margheritina) che prevede un registro delle solidarietà civili, nel quale sarebbe possibile iscrivere tutti i conviventi della famiglia anagrafica. Una cosa che il Campidoglio già riconosce dal 1990 e che serve per stilare numerose graduatorie comunali. Insomma, una mediazione al ribasso.
Sempre in questi giorni due avvenimenti hanno intanto puntato ancor più i riflettori sulla vicenda. I Radicali, che sulla vicenda hanno fatto le barricate, hanno organizzato una fiaccolata (modesta nelle presenze) in Campidoglio. E la commissione Gustizia di palazzo Madama ha adottato il testo base sui Contratti di solidarietà (Cus). Adozione che ha prodotto ancora un caso di strabismo nel partito dell’Ulivo-tricolore: la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro ha commentato parlando di “una legge seria”, mentre proprio Veltroni, in Senato per discutere di riforme, ha rilasciato un secco “no comment”.

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E' iniziata la campagna elettorale di De Giorgi. "D'Alema ha ragione, non vinca il radicalismo". L'opinione di Ivan Scalfarotto.

Oggi l'Italia non è pronta per il "matrimonio gay".

(GayNews) "Di fronte alle dichiarazioni di Massimo D'Alema oggi sulla stampa leggo di reazioni scomposte nel movimento gay. Anche di persone che appartengono al mio stesso partito, come Sergio Lo Giudice, ex presidente nazionale di Arcigay ed oggi componente con me dell'Assemblea Nazionale del PD. Lo Giudice invita D'Alema a guardare alle democrazie europee e non a Teheran, come se tra la soluzione spagnola del matrimonio gay e le condanne a morte per omosessualità del regime iraniano non ci fossero mille sfumature di grigio: quelle del PACS francese, ad esempio, o della soluzione tedesca, o di tanti altri paesi che per il momento non se la sono sentita di optare per la piena parità giuridica delle coppie omosessuali. Credo che la posizione del vicepremier sia invece assolutamente condivisibile: oggi l'Italia non è pronta per il "matrimonio gay" e spingere in quella direzione, anche dall'interno del Partito Democratico, allontana solamente le soluzioni più ragionevoli dei DICO o dei CUS, perchè radicalizza le posizioni. Di tutto abbiamo bisogno, fuorchè che trionfi il massimalismo nel movimento gay e lesbico e che questo trovi pure cassa di risonanza nel Partito Democratico."
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Riponde Ivan Scalfarotto.
Incapaci, presuntuosi (e gay).
In una mailing list di maggiorenti del movimento gay nella quale mi trovo, probabilmente per errore, coinvolto si discute - e qualcuno gli dà pure ragione - delle dichiarazioni di D'Alema.
Questo il mio intervento, due minuti fa.
"Sia ben chiara una cosa. Nessuno qui dentro, o fuori di qui, ha il diritto di disporre dei diritti dei propri concittadini. Il diritto alla piena uguaglianza davanti alla legge e quello alla pari dignità in particolare.
Il fatto di essere gay e di fare politica non legittima alcuno di noi a rinunciare a nome di tutti ad alcun diritto, compreso il matrimonio e l'adozione di minori - riconosciuti in moltissimi paesi della cui civiltà giuridica non è lecito dubitare - per nessuno dei gay e delle lesbiche italiane. Se il sindacato siede al tavolo delle trattative e rinuncia per motivi tattici a taluno dei diritti dei lavoratori ha poi almeno il buon gusto di chiamare i lavoratori a referendum. Mi piacerebbe sapere sulla base di quale mandato ci si permette di stabilire a quali diritti, diritti indisponibili, di cittadinanza noi si possa rinuciare a nome di milioni di gay e lesbiche italiani. Nessuno ci ha dato un tale mandato e chi se lo arroga dovrebbe rendersi conto dell'abnormità e dell'arroganza del passo che compie. Io personalmente non ho concesso ad alcuno il diritto di rinunciare a nome mio al diritto di sposarmi e sarà bene che nessuno, qui dentro o fuori di qui, si permetta di rinunciare al mio pieno diritto di cittadinanza senza il mio esplicito consenso. Siamo la comunità GLBT con meno diritti dell'Europa occidentale e chi ha gestito la nostra immagine pubblica e ha fin qui trattato a nome della comunità dovrebbe constatare con onestà intellettuale il fallimento completo della propria linea politica e trarne le opportune conseguenze. L'unica posizione che siamo legittimati a portare avanti è quella dell'assoluta parità di diritti con tutti gli altri cittadini della Repubblica. E' un mandato che affonda le sue radici nella Costituzione, in svariate fonti giuridiche internazionali e in elementari considerazioni di civiltà giuridica. I diritti o ci sono o non ci sono, miei cari, tertium non datur. E noi in Italia non abbiamo uno straccio di diritto. Se Martin Luther King si fosse mosso con il nostro peloso e unilaterale realismo, oggi sarebbe vivo, grasso, con una bella carica pubblica e tutti i relativi benefit, ma i neri non sarebbero ancora ammessi nelle Università dell'Alabama.
Ivan

PS Niente di personale, naturalmente".

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L’omofobia fa comodo, soprattutto ai gay? Interessante tesi di Queerblog e fa pure un sondaggio.

(Querrblog) Il recente caso dell’omicidio di Gabriele Vescovini da parte del padre, con le relative dichiarazioni di Grillini e il solito tran tran di gente pronta a scandalizzarsi, porta in auge per l’ennesima volta il tipico atteggiamento di certi gay, che sono pronti a vedere l’omofobia ovunque.

Guarda caso, i fatti di cronaca sono strumentalizzati in questo senso sempre da personaggi provenienti dall’Arcigay o associazioni simili. Queste associazioni, infatti, sono nate per difendere giustamente i diritti dei gay ma, per sopravvivere, hanno bisogno di appellarsi a tutto pur di dimostrare l’omofobia latente e manifesta nella nostra società e, dunque, dimostrare la necessità dell’esistenza delle associazioni stesse.

Quindi ogni ragazzo gay ucciso è stato ucciso perché gay. Ogni ragazzo gay che si suicida si è suicidato perché gay. E così via. Anche se non ci sono prove dimostrabili che sia andata veramente in quel modo, si grida all’omofobia perché ciò fa comodo a chi deve la propria ragione di esistere all’omofobia.

Pensate a un mondo dove non esista l’omofobia. A cosa servirebbero Arcigay e compagnia bella? Proprio a un bel niente. Per questo è bene fomentare e allarmare oltre ogni misura, per far credere alla gente che loro sono lì per noi, per difendere i nostri diritti, per scovare l’odio anche negli angoli più remoti, per costruire una società più giusta ed equa. Ma c’è ancora dell’altro.

Al di là dell’ideologia associazionista, pensate seriamente a un mondo dove non ci sia più l’omofobia, dove due ragazzi o due ragazze che si baciano per strada non facciano più né caldo né freddo a nessuno, dove gay ed etero siano veramente equiparati su tutto, senza nessuna distinzione. Un paradiso, direte voi.

No, un inferno, dico io. Anche se nessuno lo ammetterebbe, a molti gay fa piacere sentirsi odiati, discriminati, additati, perché così si sentono protagonisti, si sentono investiti di un’identità per contrasto, per così dire. Grazie al mondo che li odia tanto, i gay possono assurgere al ruolo di vittime perenni.

Quando essere omosessuale non farà più notizia, quando nessuno farà più caso a noi, ho i miei dubbi che saremo felici e contenti. Più probabilmente, ci verrà una crisi isterica.
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Sondaggio: L'omofobia fa comodo ai gay.

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martedì 4 dicembre 2007

Arcigay e la strategia di "Ponzio Pilato".

Alle ore 11 di questa mattina il movimento gay, a destra come a sinistra tace sul contenuto dell'intervista rilasciata da Massimo D'Alema al Corriere della Sera.

Arcigay fa scena muta.
Tutti gli altri siti non ne danno alcun conto fatta eccezione per GayNews che addirittura non pubblica l'articolo originale contenuto nel Corriere della Sera di oggi, ma i commenti di "Babilonia", mantenendo così un basso profilo; stesso silenzio da parte dei sodali Gay.it e Gay.tv, ma si sa che quelli si alzano tardi... GayLeft... tace.

Da GayLib il silenzio è ancora più più totale, assoluto, così bravi nello scrivere comunicati questa volta si sono inceppati. Per loro, o perlomeno, per il loro Presidente Nazionale Oliari, favorevole al matrimonio gay dovrebbe essere un colpo mortale.
No, muti e zitti pure loro. Saranno in attesa di capire i movimenti dell'Arcigay.
Idem per RosaArcobaleno, ecc.

A sinistra i sodali gay di D'Alema non hanno nulla da dire. Non sanno cosa rispondere ad una notizia così forte probabilmente prendono tempo per guardare l'evolversi del caso nella speranza di una smentita o di un'eventuale spiegazione da parte di D'Alema. Probabilmente non lo conoscono bene ma dovrebbero sapere che non è abitudine da parte del nostro Ministro degli Esteri fare marcia indietro.

Certamente Arcigay replicherà che lei come Associazione è favorevole alle unioni civili (DiCo, Cus, Pacs... e chi più ne ha più ne metta) e non al matrimonio gay, lavandosene quindi le mani. Mentre dovrebbe ringalluzzire il "baffino" insegnandogli che una personalità del suo calibro dovrebbe essere più cauta nelle interviste e, perlomeno, indicare strade alternative (unioni civili appunto) al matrimonio gay non chiudendo così una porta alla speranza.

Probabilmente con quello che sta succedendo a Roma proprio sul Registro delle Unioni Civili, l'attuale ordine di scuderia del Pd, ex Diesse, è quello di non infastidire i cattolici per il timore di perdere dei voti preziosi.

Che vergogna, ma probabilmente dovremmo vergognarci di più noi nell'averli votati dando ascolto a quelle "sirene pataccare" dell'Arcigay. Ma statene certi, non si ripeterà.

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sabato 1 dicembre 2007

Caro Mancuso, c'è poco da stare allegri.

Aurelio Mancuso, Presidente nazionale dell'Arcigay, sul suo blog ha postato questo articolo:

LA MIGLIORE: BENIGNI E I VOTI GAY
"Berlusconi "c'ha avuto cinque mogli, di cui due sue", farebbe meglio a fondare "il partito del popolo dell'armadio", per quante volte ci si è nascosto dentro. Prodi ha vinto le elezioni "con uno scarto di 25mila voti, 25mila coglioni, tutti omosessuali". E "prima andava a messa una volta a settimana ma ora ha fatto mettere una cappella a Palazzo Chigi per pregare per la buona salute dei senatori a vita".
Roberto Benigni

mio commento: la sua battuta non è molto lontana dalla realtà, comunque quei coglioni di gay, la prossima volta difficilmente si faranno ingannare.

Ndr. Nostro commento: Aure... faresti meglio a stattene zitto visto che c'avete chiesto i voti, ve li abbiamo dati sulla fiducia, e fin'ora c'avete ingannato.Avemo votato na coalizione che manco er pentapartito de antica memoria era peggio. Ve siete puro spartiti (ndo sta Grillini? e tu con chi stai? co' Pannella? e lo Giudice n'dovè?...) e non sapete concludere niente salvo comunicati stampa pe' pià na cantonata dopo l'artra (er ragazzo suicidatosi a Roma pecchè gay e nun è vero; er padre che uccide er fijo... pecchè omosessuale e nun è vero...) e riunioni improbabili pè decide ndo fare er Pride. Fatte n'esame de coscienza... oppure statti zitto e vattene a pettinà le bammbole... Peggio de li Fasci frosci... (Pasquino)

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venerdì 30 novembre 2007

E' morta Jule Rule, autrice del romanzolesbo-cult "Cuori nel deserto".

(Adnkronos) - La scrittrice americana Jane Rule, autrice di "Cuori nel deserto", primo romanzo lesbico a diventare un bestseller, e' morta, in seguito a complicazioni per un tumore al fegato nella sua casa sull'isola di Galiano, nella British Columbia (Canada), all'eta' di 76 anni.
Rule e' considerata una pioniera nell'affrontare il tema dei rapporti lesbici nei romanzi e nella saggistica, oltre ad aver ricoperto un ruolo di primo piano nel movimento civile internazionale a favore del riconoscimento dei diritti degli omosessuali.

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mercoledì 28 novembre 2007

Tutto il movimento gay, o quasi, unito nel deplorare le violenze subite dal ragazzo di Finale Ligure.

Tutte le organizzazioni gay nazionali (stranamente esclusa GayLib, sempre pronta a stilare ogni sorta di comunicato per qualsiasi aregomento anche il più stravagante e che questa volta non c'è) hanno espresso la loro viva preoccupazione al Ministro Fioroni per l'accaduto e la totale solidarietà al ragazzo oggetto delle inaudite violenze.

Gay: Concia e Benedino, “Fioroni superi reticenze e contrasti omofobia presente nelle scuole italiane”

(Ds online) “Abbiamo più volte denunciato in questi mesi un’escalation di violenza omofoba nelle scuole italiane e l’episodio di Finale Ligure ne è purtroppo l’ulteriore tragica conferma. Alla luce di questi fatti chiediamo che il Parlamento italiano dia un segnale forte attraverso un’immediata approvazione di quelle norme contro l’omofobia attualmente in discussione alla Camera dei Deputati. Chiediamo inoltre al ministro Fioroni di superare i silenzi e le reticenze di questi mesi e di mettere prontamente in campo strumenti efficaci per contrastare l’omofobia presente nelle scuole del nostro paese. Lo dichiara Anna Paola Concia e Andrea Benedino esponenti del Pd.
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Grillini: Bullismo antigay. Plauso per intervento di insegnante e preside. Appello ai docenti e alle famiglie.
Finalmente un insegnate di educazione fisica e un preside responsabilizzati sul bullismo sono intervenuti contro un brutale atto di bullismo antigay avvenuto in una scuola di Finale Ligure. Alla loro sensibilità va il nostro plauso.
E' altrettanto positivo il tempestivo intervento del Ministro che ha disposto l'ispezione della scuola.
Per troppo tempo abbiamo assistito alla sostanziale sottovalutazione e rimozione del problema del bullismo antigay da parte delle autorità scolastiche che trinceravano atti di discriminazione e violenza dietro pretestuose "bravate" tra ragazzi.
Assistiamo ad una recrudescenza, o finalmente ad una maggiore visibilità, delle violenze omofobiche e del bullismo antigay (che usa l'omosessualità vera o presunta come motivo di scherno o pretesto per violenze).
E' particolarmente urgente l'immediata approvazione della normativa che estende la legge Mancino ai reati motivati dall'orientamento sessuale.
Purtroppo la destra non ha intenzione di concedere la sede legislativa proprio per i reati di omofobia, assumendosi così la grave responsabilità di una carenza legislativa che in Italia è sotto gli occhi di tutti e la connivenza con atti brutali ai danni di gay e lesbiche.
Proprio questa mancanza è sfruttata dai gruppi di estrema destra che ha deciso di mettere nel mirino delle proprie squallide azione omosessuali, lesbiche e transessuali italiani.
La svastica sul corpo di quel giovane ci pare un segnale da non sottovalutare.
In attesa che il Parlamento faccia il suo dovere facciamo appello alla sensibilità degli insegnanti, dei genitori, e delle autorità scolastiche perché vigilino affinché episodi come quello di oggi non si ripetano e perché costruiscano insieme ai ragazzi un ambiente nel quale gli studenti che hanno subito qualsiasi tipo di violenza possano reagire e denunciare.

On. Franco Grillini
Deputato socialista
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Finale Ligure/Arcigay: Grave episodio, intervenga Fioroni.
"Su bullismo occorrono misure concrete e presa di coscienza".
(Apcom) - L'arcigay chiede l'intervento del ministro della Scuola, Giuseppe fioroni, alla luce "dell'orrendo episodio di bullismo omofobo consumato alla scuola di Finale Ligure" dove tre studenti minorenni hanno scritto 'Gay' sul petto di compagno disegnando anche una svastica. "Al ministro Fioroni - si legge in una nota - vogliamo chiedere, per l'ennesima volta se è capace, oltre che a siglare protocolli d'Intesa con l'Agedo, fatto questo certo importante, di attivarsi concretamente affinché vi sia una presa di coscienza, in primo luogo degli insegnanti, sulla preoccupante escalation d'episodi d'odio razzisti ed omofobi nella scuola italiana".
L'Arcigay chiede interventi "che non devono essere calati dall'alto o essere vissuti come fatti straordinari - prosegue la nota - ma costruiti con una programmazione condivisa con tutti i soggetti protagonisti: corpo docente, studenti, famiglie, personale non docente".
"Sarà capace il ministro Fioroni - si chiede il presidente nazionale Aurelio Mancuso - di assumere finalmente delle decisioni concrete, o dovremo registrare impotenti nel prossimo periodo ancora fatti di violenza omofobica?". Auspicando che tutto il governo si dia "una sveglia", l'Arcigay chiede misure concrete e non straordinarie; tra queste "l'estensione della legge Mancino ai crimini d'odio contro le persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender, ndr.), magari velocizzando la sua approvazione con un decreto legge".
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Segno e rabbia.
(Circolo Mario Mieli) Apprendiamo con sdegno e orrore quello che è accaduto presso l’istituto alberghiero "A. Migliorini" di Finale Ligure, dove tre ragazzi minorenni della prima A hanno scritto sul petto di un loro compagno la parola “GAY” accompagnata da una svastica.
Il gesto è gravissimo, non solo perché ha offeso e scioccato il ragazzo, che ha avuto però il coraggio di denunciare l’accaduto, ma anche perché richiama a pratiche del passato che dovrebbero essere solo un brutto ricordo.
Come Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprimiamo soddisfazione per l’immediata presa di posizione del professore di Educazione Fisica, Alessandro Gozzi, che in pochissimo tempo ha individuato gli autori del gesto, nonchè del preside Giovanni Claudio Buzzone che, dopo aver accertato i fatti, ha denunciato l’accaduto ai Carabinieri.
Quello che per tre ragazzi può essere stato forse solo un gesto sciocco, un modo per imporre la loro “forza” su un altro compagno, è per noi invece indice gravissimo di una generale tendenza ad emarginare e a stigmatizzare anche con violenza gratuita le persone omosessuali e riapre ogni volta ferite mai rimarginate.
Come Circolo Omosessuale che ogni giorno riceve segnalazioni di atti di questo genere, riteniamo sempre più urgente la necessità di formare studenti ed anche insegnanti alla cultura della diversità ed auspichiamo una normativa che tuteli le persone omosessuali da atti di violenza fisica e verbale.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

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Grillini: Invece di darsi all'ippica si da alla normativa della sfoglia emiliano-romagnola.

Sky, Stella, Da Costanzo la presentazione della proposta di legge sulla sfoglia fatta a mano. Dalle 11 alle 13 di martedì 28 novembre al teatro Parioli è andata in onda la trasmissione dove tra l'altro Costanzo ha presentato il libro di Grillini scritto con Sabelli Fioretti.
Al via ddl per la tutela della sfoglia emiliano-romagnola Doc.

Roma, 28 NOV (Velino) - C'e' voluto circa un anno e mezzo, ma finalmente la Camera comincera' a breve a occuparsi di tagliatelle e lasagne a denominazione d'origine controllata. È stata infatti incardinata in commissione Agricoltura di Montecitorio la proposta di legge, rigorosamente bipartisan, che disciplina la sfoglia emiliano-romagnola. Il testo sottoscritto in pratica da tutti i deputati eletti nella regione interessata (fra cui il bolognese Franco Grillini per la sinistra e la modenese Isabella Bertolini per Forza Italia) punta infatti a valorizzare il prodotto-base con cui vengono create le tante specialita' di pasta che hanno reso celebre la gastronomia bolognese e non solo. E difatti istituisce un comitato (composto da rappresentanti del governo, degli enti locali e del mondo della ristorazione regionale) per la tutela della sfoglia. Nonche' la vera e propria professione di "sfoglina" e "sfoglino", con tanto di diploma al termine di un corso di formazione. (segue) (fch) 281516 NOV 07 NNNN

Il testo si preoccupa anche di sancire inequivocabilmente quale deve essere l'unica ricetta originale per preparare la sfoglia. Ecco quindi precisato che per l'impasto si possono impiegare solo farina di grano tipo OO e uova fresche, che la proporzione fra i due ingredienti deve essere di un uovo per ogni etto di farina; che la lavorazione deve durare circa 20 minuti e che la sfoglia deve essere stesa con un mattarello di legno su un tagliere anch'esso di legno. Ma nel disciplinare viene addirittura stabilito che l'impasto avviene "attraverso la rottura delle uova nello spazio creato in modo circolare al centro della farina". Insomma regole ferree per un prodotto a prova di contraffazioni o anche soltanto di imitazioni. (fch) 281516 NOV 07 NNNN

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Ndr. E al condimento non ci pensa nessuno? Il ragù alla bolognese non ha bisogno di tutele?

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martedì 27 novembre 2007

Alberto Ruggin: Da Chierichetto a Soubrette. La chiesa di Este non ci sta.

Non e' stato cacciato dal coro della chiesa perche' gay, ma per ''l'ostentazione fatta in tv'' del suo caso.

(Ansa) Lo sostiene la parrocchia delle Grazie di Este (Padova) intervenendo sulla vicenda di Alberto Ruggin, il 20enne che dopo aver fatto outing partecipando ad una trasmissione tv di Canale5, aveva denunciato di essere stato allontanato dalla corale.

I sacerdoti della chiesa delle Grazie, dopo una settimana di can-can mediatico - Ruggin e' stato ospite di numerose trasmissioni radio e tv - hanno affidato ad una nota sul bollettino parrocchiale la loro risposta alle accuse del ragazzo.
Secondo i sacerdoti della parrocchia delle Grazie, sarebbe stata la scelta del giovane di partecipare ad una trasmissione televisiva (''Ciao Darwin'') che vedeva protagonisti etero e omosessuali a creare ''disagio e sofferenza nella comunita'''.
Questo perche' Ruggin si e' cosi' proclamato ''aperto sostenitore di uno stile di vita che non concorda con la morale cristiana''.
Ma da parte della parrocchia, prosegue il bollettino, non si e' voluto dare nessun giudizio sulla persona ''ne' sulle sue tendenze sessuali''.

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Ndr. Povero ragazzo, ci hanno intinto tutto il biscottino, dagli squali del movimento gay a destra come a sinistra e sempre pronti a mettersi in mostra, da Bonolis a Ferrara, dalla Perego alle onorevoli di Rifondazione e della Lega. E lui? Aspetta ancora fiducioso di una telefonata di solidarietà della Michela Vittoria Brambilla. Non ha ancora capito che il cavaliere e soci malgrado le dichiarazioni di "ammodernamento della politica" continuano a credere e a far credere che "quelli" sono tutti a sinistra. Povero ragazzo, illuso da tutti.

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