Con i farmaci si riduce il testosterone a livelli preadolescenziali. Non è obbligatoria e non è un'alternativa al carcere. Chi è stato condannato per pedofilia e vuole 'curarsi', potrà prendere i farmaci entrando a far parte del programma di sperimentazione.
(Adnkronos/Adnkronos Salute) - Castrazione chimica per i pedofili in Gran Bretagna. E' l'iniziativa del governo d'Oltremanica, sulla base delle ricerche che mostrano come l'assunzione di farmaci anti-libido possa ridurre il rischio di nuovi abusi sessuali sui bambini.
Non sarà obbligatoria: chi è stato condannato per pedofilia e vuole 'curarsi', potrà prendere i farmaci entrando a far parte del programma di sperimentazione. Il ministero della Salute ha dato l'incarico allo psichiatra Don Grubin, dell'Istituto di neuroscienze dell'università di Newcastle, di coordinare l'iniziativa in tutto il Regno Unito.
Non è un'alternativa al carcere, specifica l'esperto: "Ci si potrà sottoporre al trattamento dopo aver scontato la condanna", si legge sul quotidiano britannico 'Telegraph'. Innanzitutto, verranno identificati i soggetti che beneficeranno dei farmaci in grado di spegnere la libido, fra cui antidepressivi come il Prozac o anti-cancro.
Si riduce il testosterone a livelli preadolescenziali, con effetti simili a quelli della castrazione. Programmi del genere sono già stati adottati sui pedofili in Svezia, Danimarca, Canada e in otto Stati negli Usa.
E i dati che arrivano dalla Scandinavia sembrano provare l'efficacia della castrazione chimica. La reiterazione del reato ai danni dei più piccoli si è ridotta da oltre il 40% al 5%.
Sul fronte degli scettici, invece, l'Australia: il Governo ha sempre rispedito al mittente gli appelli ad avviare una simile iniziativa, perché convinto che non ci siano prove sufficienti che funzioni. Non solo. Poco si sa sugli effetti collaterali dei farmaci, che possono indurre uno stato letargico e scatenare problemi ormonali. Tant'è. La Gran Bretagna ha deciso, fornendo la possibilità di affiancare, al temine della condanna, i farmaci al trattamento psichiatrico per chi ha commesso reati sessuali, primo tra tutti la pedofilia. Il contratto triennale fra il ministero della Salute, il Northumberland Tyne e il Wear Nhs Trust è stato siglato lo scorso ottobre, ma solo ora sono stati resi noti i dettagli.
giovedì 28 agosto 2008
GB, al via programma di castrazione chimica per i pedofili.
Pubblicato da
Redazione
alle
12:07:00
Etichette: giustizia, inghilterra, minori, parlamento, pedofilia, repressione
sabato 23 agosto 2008
La Lettonia ribadisce: matrimonio solo tra un uomo e una donna.
Omosessualità: il Parlamento della Lettonia resiste alle pressioni UE.
Il Parlamento della Lettonia ha deciso di escludere dalla sua Legge Anti-Discriminazione il divieto di discriminazione in base all’orientamento sessuale. In risposta i rappresentanti dell’Associazione internazionale gay e lesbiche (ILGA) esigono che l’UE riveda l’ammissione della Lettonia all’Unione…
(Fatti sentire) Nonostante quanto stabilito da una normativa dell'Unione europea, il Parlamento della Lettonia ha deciso di escludere dalla sua Legge Anti-Discriminazione il divieto di discriminazione in base all'orientamento sessuale. I legislatori lettoni hanno rifiutato di mettere in atto tale normativa nonostante fosse fra le condizioni per l'acccesso della Lettonia all'Unione nel 2004.
In Lettonia il Disegno di legge Anti-Discriminazione fu presentato nel marzo 2004 allo scopo di adempiere ai requisiti imposti dall'UE per l'uguaglianza razziale e occupazionale, che comprendono un divieto esplicito della discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale. Ma diversi membri del partito al governo, i Cristiano-democratici, hanno chiesto la cancellazione della clausola sull'orientamento sessuale, definendo l'omosessualità come “peccaminosa” e “degenere”.
La Lettonia è l'unico stato dell'UE a non avere una normativa speci***** contro la discriminazione sul lavoro e nelle politiche di assegnazione di alloggi che faccia riferimento all'orientamento sessuale.
Quest'ultima mossa da parte del Parlamento lettone ha nuovamente suscitato le ire degli attivisti omosessuali. Nel dicembre 2005, il parlamento aveva approvato con una maggioranza schiacciante un emendamento costituzionale per proteggere la definizione tradizionale del matrimonio. Ai sensi del codice civile della Lettonia era già illegale il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso, ma adesso l'emendamento costituzionale afferma esplicitamente che il matrimonio può esistere solo fra un uomo e una donna.
I rappresentanti dell'Associazione internazionale gay e lesbiche (ILGA) esigono che l'UE riveda l'ammissione della Lettonia all'Unione e ha detto di sperare che la Commissione europea avrebbe fatto dei passi legali per assicurare che la legge venga applicata in pieno. La direttrice di ILGA-Europa, Patricia Prendiville ha dichiarato che «come stato membro dell'Ue la Lettonia si sta comportando in modo contraddittorio e mancante di rispetto per i principi di uguaglianza e di non-discriminazione concordati e confermati dai vari trattati UE». Riccardo Gottardi, Co-presidente dell'ILGA – Consiglio esecutivo per l'Europa ha detto: «crediamo sia giunto il momento di agire in modo concreto e serio perché tutti nell'Unione europea abbiano ben chiaro il fatto che l'omofobia e le altre forme di discriminazioni non sono accettate e saranno affrontate nella maniera più seria».
All'ILGA è stato più volte rifiutato dall'ONU l'accredito come ONG perché ammette fra i suoi membri i gruppi pedofili. Le linee guida dell'ONU per l'accredito delle ONG proibiscono anche alle ONG di procedere ad attacchi «motivati politicamente» contro gli stati membri dell'ONU. Gli attacchi dell'ILGA alla Lettonia probabilmente saranno visti come una violazione di questo divieto.
Il giorno prima della decisione del parlamento della Lettonia, l'UE aveva approvato una risoluzione per la lotta all'omofobia che prevederebbe delle sentenze contro fatti di omofobia, anti-semitismo e islamofobia. Nonostante la pressioni dagli attivisti omosessuali e dall'UE, i parlamentari della Latvia hanno considerato improbabile che venga reintrodotto o sostenuto il divieto di discriminazione in base all'orientamento sessuale. Il disegno di legge Anti-Discriminazione della Lettonia sarà votato in seconda lettura in autunno.
Pubblicato da
Redazione
alle
14:01:00
Etichette: diritti, discriminazioni, europa, legge, parità, parlamento, questione omosessuale
domenica 10 agosto 2008
Rieccolo... Franco Grillini: Il 10% dei parlamentari è gay.
(Queerblog) Franco Grillini ogni tanto se ne esce con le statistiche, come in un’intervista rilasciata ad Affaritaliani.it
“Certo che tra i parlamentari ci sono molti omosessuali. Sì, anche in questa legislatura. Sono tutti quelli della scorsa, tranne ovviamente quelli legati alla Sinistra Arcobaleno che non ci sono più. E non c’è alcun dubbio che ce ne siano anche tra i nuovi eletti. La percentuale è leggermente sopra la media nazionale, che è attorno al 5-6%. Secondo me tra i parlamentari si arriva tranquillamente al 10% di gay”.
E ancora:
“Un omosessuale quando non ha famiglia può fare carriera politica molto più rapidamente di un altro; ed era questa la condizione dei vecchi Dc. Tutti, da Giovanardi a Cossiga, dicono che gli omosessuali della vecchia Dc erano pazzi. Sono tanti… ma i nomi non si fanno”.
Quindi conclude:
“Ci sono in tutti i gruppi, compreso l’Udc. E il gruppo che ne ha di più in percentuale è il Popolo della Libertà”.
Già in un precedente sondaggio avevamo chiesto se Grillini dovesse fare i nomi di tali politici che di fatto ci condizionano la vita con il non-legiferare a favore dei nostri diritti. I risultati del sondaggio sono i seguenti:

E questa dichiarazione fa il paio con quella rilasciata tempo fa dalla Concia.Sphere: Related Content
Pubblicato da
Redazione
alle
04:43:00
Etichette: grillini, omosessualità, outing, parlamento, politici
Lucciole? “Pericolose”. E il modello Rimini potrebbe fare scuola.
(Panorama) Il senatore Filippo Berselli, torna a riproporre il pugno duro contro la prostituzione. Chiede, il presidente della commissione Giustizia in Senato, di applicare a tutto il terrotorio nazionale la norma anti-lucciole, che assimila le prostitute ai “soggetti peicolosi”, già attiva a Rimini, attraverso una circolare del ministero dell’Interno. “Sarà di fatto una disposizione ai questori” sottolinea il senatore Pdl “affinché valutino ciò che ha fatto il questore di Rimini per applicarlo poi sul proprio territorio”.
Berselli ha avuto una conversazione telefonica col ministro dell’Interno, Maroni, sulla questione. Ho spiegato a Maroni” afferma Berselli “che cosa ha fatto il questore di Rimini e lui mi è sembrato molto interessato. Mi ha assicurato che avrebbe parlato direttamente con questo questore per capire meglio i dettagli della vicenda. Ma sulla possibilità di poter rimpatriare le prostitute straniere, applicando la norma che già esiste”, ha assicurato Berselli, “il Ministro mi è sembrato molto attento e interessato”.
Tutto ha inizio a Rimini, dove il questore, Antonio Pezzano, ha ripescato una sentenza della Cassazione del ‘96 che estendevano alle prostitute la legge del 1956 sui soggetti pericolosi. Tale legge prevede che ci sia prima una diffida del questore a non delinquere, poi la possibilità di rinviare i “rei” al comune di residenza con foglio di via obbligatorio, infine, in caso di “disobbedienza”, scatta l’arresto da uno a sei mesi, il processo, e il rimpatrio obbligatorio. Il questore di Rimini, applicando questa misura, nel solo mese di luglio ha così emesso fogli di via obbligatori per 47 prostitute straniere. Quindi ne ha denunciate 40 che ora dovranno attendere il processo e, in caso di condanna, dovranno essere rimpatriate nel loro paese, con foglio di via obbligatorio.
Oggi il senatore Berselli, confortato dall’iniziativa del questore, ha chiesto proprio a Maroni una circolare ad hoc. “Per evitare un’applicazione della normativa a macchia di leopardo, sarebbe bene che intervenisse una circolare del Viminale. Poi, evidentemente, spetterà ad ogni questore valutare la situazione, ma, forti dei risultati raggiunti a Rimini, dove la prostituzione si è dimezzata soltanto nel giro di un mese, confido che verrà applicata, in breve, a livello nazionale”.
Pubblicato da
Redazione
alle
03:15:00
Etichette: legge, parlamento, pdl, politici, prostituzione, repressione
giovedì 7 agosto 2008
Fini e gli atleti gay. Michele Serra: "Va a merito del presidente della Camera essersi comportato proprio da presidente della Camera".
(Michele Serra - La Repubblica) Nell´insanabile ostilità tra le "due Italie", colpisce la serena convinzione con la quale il presidente della Camera Fini ha ricevuto gli atleti omosessuali. Era un atto istituzionale quasi ovvio in un Paese europeo (l´Europa ha tanti difetti, ma almeno il pregio di combattere le discriminazioni di razza, di religione e di sesso), non in Italia, dove l´intera materia dei diritti civili è congelata per ingerenza clericale e pavidità politica, e al governo siedono uomini e partiti così amanti della "famiglia tradizionale" da non disdegnare atteggiamenti omofobi.
Lo stesso Fini, anni fa, in un incidente di percorso del suo lungo tragitto politico, ebbe a dire che nella scuola pubblica non devono trovare posto "insegnanti omosessuali", uno svarione in termini di democrazia e perfino di logica che fortunatamente non sembra avere lasciato traccia. Ora, da uomo delle istituzioni, ha ospitato con evidente cordialità un gruppo di cittadini italiani, gay e lesbiche, che avrebbero avuto ottimi motivi per non sorprendersi in caso di rifiuto. Sarà anche stato un atto dovuto, ma in questo Paese siamo ormai abituati a vedere disattesi anche gli atti dovuti, e dunque va a merito del presidente della Camera essersi comportato proprio da presidente della Camera.
Pubblicato da
Redazione
alle
18:01:00
Etichette: atleti, gianfranco fini, omosessualità, parlamento, sport
martedì 5 agosto 2008
Il Presidente Fini ha ricevuto a Montecitorio la delegazione italiana agli Eurogames.
(Redazione) Oggi, nella sala Aldo Moro (già Sala Gialla) di Montecitorio, il Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini, ha ricevuto le atlete e gli atleti italiani che hanno vinto la medaglia agli Eurogames di Barcellona. Un Fini raggiante, spiritoso, disponibile ed al solito ironico ha ricevuto i nostri atleti che hanno tenuto alto l'onore dello sport italiano. Con l'incontro di oggi il Presidente Fini ha voluto rendere merito ai nostri atleti. Le organizzazioni Lgbt italiane esistono da quasi quarant’anni e solo il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e due Presidenti della Camera le hanno incontrate.
Dice Paola Concia, portabandiera della nostra compagine sportiva: "Ho dato al Presidente Fini, come pegno, la medaglia d’oro che ho vinto a Barcellona nel tennis: gli ho chiesto di restituirmela solo nel giorno in cui il nostro Parlamento approverà la prima legge a tutela dei diritti degli omosessuali, visto che – ancora - l’Italia non li riconosce affatto.Vorrei che la politica italiana si appropriasse del senso di accoglienza che il Presidente Fini ha mostrato verso gli sportivi omosessuali, riconoscendo per legge il valore sociale delle persone gay, lesbiche e transessuali. E’ un impegno di civiltà che la politica italiana, di destra e di sinistra, deve adottare contro l’omofobia e le discriminazioni per l’orientamento sessuale, prendendo esempio dallo sport, che abbatte tutte le barriere. Oggi, abbiamo messo un’altra pietra nella costruzione della casa del rispetto e dell’inclusione.
---
GAY: FINI, SPORT ESEMPIO PER SUPERARE DISCRIMINAZIONI.
Il Presidente della Camera riceve i vincitori italiani Eurogames.
(AdnKronos) Lo sport come esempio di superamento delle discriminazioni presenti nella societa'. Lo ha auspicato il presidente della Camera Gianfranco Fini, ricevendo a Montecitorio gli atleti italiani vincitori di medaglie agli ultimi Eurogames, evento sportivo creato dalla comunita' gay e lesbica europea, svoltisi quest'anno a Barcellona dal 24 al 27 luglio. A guidare la delegazione italiana la deputata del Pd Paola Concia, vincitrice nel torneo di tennis.
"Chi conosce quella dimensione della persona che e' l'attivita' sportiva -ha sottolineato Fini- sa perfettamente che, quale che sia la disciplina con la quale ci si cimenta, il primo insegnamento che deriva dalla pratica sportiva e' il rispetto per se stessi, per le regole, per l'altro. Sempre e comunque nell'attivita' sportiva chi e' impegnato con coscienza sa che non esiste l'altro se non in ragione dell'essere momentaneamente un avversario" che "sempre e comunque merita rispetto".
"Se questi valori riusciamo a farli uscire dall'ambito sportivo e inserirli nella societa' italiana, quello sara' un bel momento per tutti quale che sia l'attivita', sportiva o meno; l'orientamento che ognuno ha, libero anch'esso; il livello di inserimento nella societa'.
E' un modo diplomatico, da ex ministro degli Esteri, per dire -ha concluso Fini- che quando si dice che lo sport deve davvero unire a volte si dice una frase fatta, in alcune circostanze unisce per davvero. E se lo sport diventa anche veicolo per l'attenuazione e la cancellazione di discriminazioni di qualsiasi natura, per davvero lo sport e' non soltanto un'attivita' che merita di essere incentivata ma e' un'attivita' cui occorre riconoscere una forte valenza sociale".
Pubblicato da
Redazione
alle
19:52:00
Etichette: atleti, gianfranco fini, organizzazioni lgbt, parlamento, questione omosessuale, sport
No, Pd e Pdl non sono la stessa cosa. Il centrodestra ci legge e ci scrive.
In relazione all'articolo "Livia Turco e Lucio Malan ci dimostrano che Pd e Pdl sono la stessa cosa." riceviamo e ben volentieri pubblichiamo:
Il ministro Brunetta non interviene perché perchè la persona per la quale attestavo la presenza (si trattava di una verifica del numero legale, come si vede dalla luce bianca) era - per l'appunto - presente e nella foto se ne vedono le gambe, in un tailleur blu. Per questo gli organi competenti (Presidente del Senato e Consiglio di Presidenza del Senato, che includeva anche 10 membri del centro sinistra) non hanno preso alcun provedimento nei miei confronti. Tra l'altro, la mia foto risale al 25 ottobre 2002, appartiene a 'Repubblica' (avete pagato i diritti ?) e ho già intrapreso azione di risarcimento danni contro Stampa e Corriere per aver affermato che ho votato per degli assenti. Auguri per la vostra attività, ma - per votra tutela e per rispetto della verità - non scrivete cose non vere se ledono la onorabilità di qualcuno. Con un saluto davvero cordiale.
Inviata da un anonimo "Lucio" e che ci induce a credere si tratti dell'on.le Lucio Malan di Forza Italia, in quanto scrive in prima persona, riceviamo e pubblichiamo questa puntualizzazione e smentita. Era nostro dovere pubblicarla e ringraziamo il misterioso "Lucio" che poco conosce gli usi, le regole, le norme e le abitudini dei socialnetwork. Ringraziamo per gli auguri che contraccambiamo aggiungendo buone vacanze.
Pubblicato da
Redazione
alle
18:37:00
Etichette: media, parlamento, partitocrazia, polemiche
lunedì 4 agosto 2008
Il Presidente Fini riceverà gli omosessuali "Olimpici" dei gay games di Barcellona.
Domani l'incontro voluto dalla pd Paola Concia, oro nel tennis ai gay games di Barcellona.
(Il Corriere della Sera) Domani il presidente della Camera incontrerà una delegazione di sportivi italiani che hanno partecipato agli Eurogames 2008 a Barcellona. Scritta così non è una notizia. E' uno dei tanti appuntamenti di routine di chi guida Montecitorio.
Ma se colui che siede su quella poltrona si chiama Gianfranco Fini la cosa cambia, visto che gli Eurogames sono le Olimpiadi dei gay e che il presidente della Camera era il leader di un partito che spesso e volentieri si è lasciato andare ad atteggiamenti omofobi. Basti pensare che una decina di anni fa Fini, allora numero uno di Alleanza nazionale, disse pubblicamente: «Lo so, ora l'intellighenzia mi farà a fettine, ma io la penso così: un maestro elementare dichiaratamente omosessuale non può fare il maestro».
Gli anni sono passati e nel frattempo, a quanto pare, il presidente della Camera ha fatto la sua piccola «svolta», anche in questo campo. Prima, con la dichiarazione del 2006, in cui affermava che i diritti per le unioni di fatto dovevano valere per tutti, ossia anche per gli omosessuali (benché con qualche timidezza Fini non pronunciò quella parola). Ora un nuovo passo avanti. Dovuto alla deputata del Pd Paola Concia, gay dichiarata, nonché vincitrice di una medaglia d'oro nel tennis agli Eurogames 2008, che si sono tenuti a fine luglio a Barcellona.
La parlamentare del Partito democratico, che era capo della delegazione di trecento sportivi che hanno partecipato ai giochi, l'altro ieri ha telefonato a Fini per proporgli un incontro. Per la verità era convinta di ricevere un bel «no» da parte del presidente della Camera. Così però non è stato. Anzi: «Certo che voglio incontrarvi, anche perché mi convince questo modo di combattere per i diritti dei gay, mi sembra la maniera giusta per affrontare le cose e fare la vostra battaglia».
Nessun problema, allora, a ricevere nel suo studio a Montecitorio i cinquanta gay italiani che hanno vinto una medaglia agli Eurogames.
Nessun timore di critiche e rilievi: «E' vero, potrebbe esserci anche chi fa polemica rispetto a questo mio gesto, chi si scandalizza, ma a me non importa proprio nulla. Al contrario penso che questo incontro sia utile e perciò lo voglio fare senza che nessuno mi possa condizionare ». Magari qualcuno dentro Alleanza nazionale storcerà il naso, e qualche altro si esibirà in battute di dubbio gusto, ma Fini non sembra crearsi dei problemi al riguardo. Con grande stupore di Paola Concia. Alla deputata del Pd, abituata ai frizzi anche dei colleghi di casa sua, non è parso vero che l'ex leader di Alleanza nazionale accettasse subito la sua proposta.
Gianfranco e i gay
Nel 1998
Dieci anni fa Gianfranco Fini, all'epoca presidente di An, durante la registrazione di una puntata del Maurizio Costanzo Show dichiara: «Se lei mi chiede "Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro?", la mia risposta è no»
Nel 2005
Alla festa di Azione giovani, chiedono a Fini se abbia cambiato idea a proposito dei maestri gay. Il presidente di An risponde: «Non ho cambiato idea. Allora ho detto che ostentare comportamenti gay, diversi può determinare fastidio»
Nel 2007
Fini nel maggio 2007 afferma: «Proprio perché rispetto la persona umana e le scelte che liberamente l'individuo fa, non mi permetterei mai di dire che l'omosessuale è un diverso.
È evidente, però, che di questa scelta non possono fare un modello»
Pubblicato da
Redazione
alle
15:21:00
Etichette: atleti, gianfranco fini, omosessualità, parlamento, sport
venerdì 1 agosto 2008
Chi li ha visti? Che fine han fatto i politici trombati? Da dove ricavano il nuovo stipendio?
Erano ministri e segretari, potenti e onnipresenti in tv. La disfatta della sinistra li ha travolti. Ora fanno i nonni, si danno al pilates o ai libri. Senza più uffici né auto blu.
(Marco Damilano e Denise Pardo - L'Espresso) Di questi tempi l'isteria rossa ha un sintomo, lo scatolone da trasloco, e un nome, la sindrome Besancenot, dal nome di Olivier, mesto trotzkista francese, politico quando ci sono le elezioni, postino, quando regolarmente le perde. Prima di Chianciano, regolamento dei conti rifondaroli, Paolo Ferrero stava già sviluppando gli anticorpi del morbo. Poi la salvezza: l'elezione a segretario di un partito a pezzi come il cofano della sua Mercedes, comprata di terza mano e a rate (ovvio), divelto dopo un corpo a corpo con un palo sulla strada del Festival dell'economia di Trento.
Così ora, Ferrero, che a Roma abita con tre compagni e una compagna, nel senso di fidanzata, in un appartamento simil casa del popolo, ha il ruolo. La scampa lui. Ma la sindrome si abbatte su Franco Giordano. Ecco l'ennesima vittima. Ad aprile, aveva perso il seggio da deputato come tutto il politburo della sinistra radical-arcobaleno. A maggio, l'altra mazzata: dimissioni da segretario di partito. Adesso, l'apocalisse, l'addio ai benefit della falce e martello che aveva mantenuto nonostante la perdita dell'amata carica: la segretaria, l'addetto stampa, il portaborse, la macchina (l'unica del partito) con autista, il compagno della vigilanza, la mazzetta dei giornali ad personam. E, ora l'odiato Ferrero installato nella nobile poltrona. Perdipiù con una pregevole opera di Mario Schifano alle spalle. E lui, Giordano, a spasso come un co.co.co. a curare l'orto di Massa Martana. Il cataclisma berlusconiano e veltroniano delle elezioni continua a farsi sentire. È il neo liberismo applicato al Parlamento, un fenomeno mai visto in Italia prima, dove la politica assicurava il posto fisso. Il 13 aprile ha spazzato via tutto. Nessun protezionismo, nessuna cassa integrazione, ma invece una massa di precari messi in mobilità dagli elettori e dai loro partiti, sottratti alla catena di montaggio dei pastoni dei tg, dei take d'agenzia, e degli estenuanti turni notturni da Bruno Vespa.
Ai giardinetti, ai giardinetti! Vincenzo Visco, ex Dracula delle tasse, si dedica intensamente ai suoi addominali. Dai 740 ai muscoli alla Rocco Siffredi: tutti i giorni a fare Pilates, la ginnastica Usa, con la sua personal trainer su e giù sull'apposita panca. Dopo anni di potere ininterrotto, Palazzo Chigi, Authority, Viminale, Giuliano Amato si è fatto mettere la linea veloce di Internet nel posto che ha meno frequentato negli ultimi decenni: casa sua. Al Tennis club di Orbetello, fino ad aprile, nei week end era impossibile trovare un campo libero per palleggiare vicino al ministro dell'Interno, nota racchetta. Ora, per le prenotazioni non c'è più nessun problema. Amato c'è sempre. Ma adesso è soltanto il presidente onorario del circolo.
Oliviero Diliberto i voti non li ha persi. Solo che a votarlo mica sono gli italiani. Ma gli studenti del suo corso di diritto romano all'università di Roma, lezioni e udienze ogni lunedì e venerdì "Sono al terzo posto nella hit parade dell'indice di gradimento di tutta la facoltà", si pavoneggia lui, beato chi si accontenta.
A Ceppaloni, invece, l'anticamera di Clemente Mastella è vuota come un night di giorno. L'uomo che ha mandato tutto il governo di centro sinistra a casa, sverna nella villa avita, macina vasche nella piscina a forma di vongola e si è messo a dieta. Con un metro professionale da sarto, misura compiaciuto il dimagrimento del prosperoso collo, si confronta con la fedele colf e rilascia amene dichiarazioni sul cinguettio degli uccellini. Nella giornata dei desaparecidos della politica, è calato un silenzio che è un urlo di dolore. Una mortificazione. Quella che notarono mille anni prima, gli imberbi Pier Ferdinando Casini e Marco Follini ricevuti dal dinosauro doroteo Mariano Rumor. "Hai visto? Ci ha dedicato un'ora" gongolava Follini. E Casini, già allora ben più smagato: " Deve essere al punto più basso. Il telefono non ha mai squillato".
Cosa non si fa pur di restare a galla Un libro, un'autobiografia, un pamphlet. Franco Grillini, leader del movimento gay, ne sta preparando uno sui suoi sette anni in Parlamento ("echeggiando i 'Sette anni in Tibet' del mio adorato Brad Pitt"). Intanto gira l'Italia a presentare quello appena uscito: 'Ecce omo'. Gli manca il seggio. Ma non la fantasia per affrontare la giornata. Dirige il giornale telematico 'Gay news'. Vuole rilanciare l'associazione giornalisti gay. Riaprire la gay tv, mentre si fa vedere in Parlamento come lobbista, inutile specificare per chi. Soprattutto, ha presieduto la giuria Mister Gay Italia 2008, dove Mister Bergamo ha stracciato Mister Veneto e Mister Pegaso alla presenza, avvisa il sito grillinesco, di un'autorità internazionale. Nientepopodimeno che Morten Ruda, presidente di mister Gay Europa. Quanto di meglio per presentarsi tra dieci mesi come candidato sindaco di Bologna contro Sergio Cofferati.
In quanto a iniziative di peso, Willer Bordon, mica è da meno. Con bandana rossa al collo, ammicca sexy dal suo eccitante sito. C'è la Willer newsletter, avvincente. C'è Willer Bordonanche Willer su YouTube, per chi avesse bisogno di altre dosi. In carne e ossa, gira l'Italia. Per presentare un libro? Macché. Willer è un tipo molto più sofisticato. Ha scritto una prefazione. Neanche da solo. Ma a quattro mani con la forzista Gabriella Carlucci. Per inciso, il libro l'hanno partorito altri. Titolo evocativo: 'Il mercante e l'artista', (e chissà chi è l'artista della coppia) sulla fondamentale tax shelter per il cinema. Ma è solo un assaggio, aspettando il Willer evento previsto per l'autunno. L'astuzia massima. La straordinaria abilità, acquistata in vent'anni di piroette politiche, dell'omelette rivoltata. In192 pagine Bordon spiega 'Perché sono uscito dalla casta'. Chi? Bordon? Certo." In un Parlamento che non fa il suo lavoro non si può restare. Per fare politica occorre uscire dalla politica, questa è la mia scelta di vita". Ma non è stata la politica a mollare lui?
Faccio alla Gore In realtà, i neo precari dovrebbero pensare in grande. Fare il salto, iscriversi almeno al British council. E studiare da Al Gore, trombato alle presidenziali del 2000 contro George W. Bush, sfigato in politica, capace di trasformare la disfatta in un conto miliardario nobilitato persino dal premio Nobel e dall'aura di guardiano della Terra. Cosa c'è di meglio che costruire una fondazione, un think tank, un pensatoio, insomma un posto dove andare la mattina e un qualcosa da scrivere su un biglietto da visita? Molto democratic, oltretutto. E compassionevole. È la formula Prodi che il Professore sta portando nella sua 'Fondazione per la pace e la cooperazione fra i popoli', ambizioso progetto che lo piazza nel club degli statisti senza trono, i Blair, gli Chirac tutti costretti a ingolfare le agende di vertici dei paesi africani e indù dopo anni felici a gestire il potere.
Ora bisogna gestire la fase desaparecido, il terribile pericolo della dissolvenza. E soprattutto il rischio che il 9 agosto, giorno del compleanno dell'ex premier, il castello di famiglia di Bebbio, da anni pellegrinaggio di cronisti e clientes, e del clan parentale al completo, oltre un centinaio, costretto a omaggiare Romano il Grande, mostri invece del solito pienone, vistose e desolanti defaillance. Intanto, annunciato da un inquietante count down da Cape Canaveral su Internet in inglese, sì, in inglese ("2 days, 20 hours, 30 minutes, 11 seconds") è appena decollata la fondazione Università Verde dell'ecocreatura, ex ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio in combutta con Gianfranco Amendola. Un'iniziativa di cui effettivamente il paese sentiva la mancanza. Al Pecoraro, il Gore di Salerno, felice come un pomodoro biologico fino al giorno della sconfitta, ora ha una nuova gravità. Camicia bianca, volto preoccupato, lancia l'allarme clima, la fondazione e anche la tv sat: "Bisogna costruire l'humus culturale per rigenerare l'ambiente e salvare il pianeta". Traduzione dal pecorarese: "Aiuto, rischio l'estinzione, riportatemi nel mio habitat: Montecitorio e Porta a porta".
Il fuorisede rosso Almeno Pecoraro è riuscito a far eleggere alla guida dei Verdi Grazia Francescato, la sua candidata. Fausto Bertinotti invece è virtualmente senza partito dopo l'elezione di Ferrero. Di più. Senza neanche una stanza in viale del Policlinico, sede di Rifondazione, al pari di Giordano, e dei suoi fedelissimi Gennaro Migliore, Alfonso Gianni. Per carità, una fondazione ce l'ha pure lui, almeno fino alla fine della legislatura. Quella della Camera che gli spetta come ex presidente. Quasi una beffa della sorte per l'ex sindacalista, l'amico del sub comandante Marcos e di Chávez, seduto ora su una poltrona da Bucciarelli Ducci. Intanto, Craxi fa la fondazione Craxi. Bobo non perde tempo e valorizza ancora una volta il marchio. Dopo aver annunciato che la suddetta nascerà in autunno e porterà il nome del capostipite Bettino, l'ex sottosegretario agli Esteri del governo Prodi è volato da mamma ad Hammamet. Non senza aver rilasciato ai giornali pirotecniche dichiarazioni che soprattutto grazie a lui: 1) l'Italia è stata riammessa nel Consiglio di sicurezza dell'Onu; 2) ha ottenuto la moratoria sulla pena di morte; 3) Milano si è presa l'Expo. E anche che molte aziende sarebbero ghiotte di avere una sua consulenza. L'agenzia di viaggi 'Socialisti disoccupati nel mondo' ha avuto il suo bel da fare. Lui in Tunisia. Enrico Boselli, il segretario che passerà alla storia per aver condotto i socialisti alla scomparsa dal Parlamento, in Messico, tra Acapulco e lo Yucatan. Un lungo tour, dopo mesi passati a ciondolare in tuta con la borsa della palestra a Piazza Euclide a Roma, nel cuore del quartiere Parioli. E il partito o quel che ne resta? Ufficialmente nelle mani del neo segretario Riccardo Nencini, in realtà è pilotato da Gavino Angius. Travestito da amorevole nonno con secchiello e paletta sulle coste sarde a giocare con le nipotine, o nei parchi romani a spingere l'altalena, l'ex capogruppo al Senato dei Ds, un tempo polifonico dichiaratore analogico, digitale e satellitare, coltiva il progetto di traghettare i socialisti nel partito democratico in vista delle elezioni europee. Per dare man forte all'amico di sempre: Massimo D'Alema.
L'ultima spiaggia Giardinetto per giardinetto, l'europarlamento almeno è un parco dignitoso. Ma per i desaparecidos è soprattutto l'ultima spiaggia. L'ultima scialuppa per scappare dalla vita da pensionato sia pure di lusso: saranno fuori dal potere, ma il conto in banca non è certo rosso, con vitalizi che variano dai tremila ai diecimila euro al mese. E con i partiti che continuano indisturbati a intascare rimborsi elettorali milionari fino al 2011 e al 2013. Spiccioli, si fa per dire, da investire l'anno prossimo alle europee. Si parla d'Europa ma si combatte in Irpinia. Tutti ad aspettare l'8 agosto, giorno di gaudio e notte di San Ciriaco. Già si preparano i doni, caciocavalli sopraffini, bottiglie del vino Don Ciriaco, mazzi di carte personalizzati per le amate partite a tresette. Quel giorno come da tradizione, come se il tempo fosse pietrificato, l'ottantenne De Mita dopo la cena spiega agli indigeni adoranti la stagione che verrà.
Questa è la prima volta dal 1963 che è fuori dal Parlamento. Dallo schiaffo del loft, non si è più visto in Transatlantico. Si è ritirato nel feudo di Nusco, ma non è stato con le mani in mano. Desaparecido sì, ma non fesso. Le giornate le trascorre curando il 'territorio': asl, comunità montane, l'acquedotto dell'Alto calore. Come un giovane disobbediente, ha fatto saltare la giunta provinciale di Avellino. E un bel pezzo di Pd campano, a partire dal capogruppo regionale Mario Sena, aspetta un suo cenno ora che è passato all'Udc. Un attivismo che tra un cinguettio e l'altro, tiene Mastella con il fiato sospeso. Ha annunciato che è pronto con il partito di Casini a rientrare in politica da soldato semplice a Bruxelles. Però dannazione, tra lui e il seggio europeo, la storia ha infilato il suo antico maestro. La cosa sta in mano a Ciriaco che deve decidere se candidarsi lui o fare finalmente il bel gesto da padre nobile e consegnare lo scettro del comando a un delfino. Se dopo anni di incomprensioni e litigi, fosse Clemente sarebbe un finale strappacore. Una happy end e un segno di speranza per la lunga schiera del neo precariato del potere politico, anime in pena finite nel purgatorio di giardinetti, blog e traslocatori.
Pubblicato da
Redazione
alle
14:53:00
Etichette: casta, grillini, parlamento, partitocrazia, politici, sinistra, verdi
La fuga del Pd.
(Miriam Mafai - La Repubblica) Dunque la Camera ha votato. E ha deciso di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale contro la decisione della Corte di Cassazione che aveva finalmente consentito alla richiesta del padre di Eluana Englaro di sospendere l´alimentazione e l´idratazione forzata della figlia in stato vegetativo permanente da ormai sedici anni.
La Camera ha votato e il pg di Milano ha fatto ricorso contro la sentenza, dunque la povera Eluana dovrà ancora restare attaccata a quel sondino, invecchiare così nel buio profondo di una morte non ancora ufficialmente certificata.
Da più di dieci anni giacciono di fronte alla nostre assemblee elettive proposte di legge intitolate dal cosiddetto "testamento biologico" grazie al quale ognuno di noi avrebbe il diritto di decidere della fine della sua vita, quando e come e perché staccare quel sondino e quelle macchine che possono tenerti immobilizzato, per anni, in quello spazio di morte che non è più la morte naturale di una volta, ma l´orrore di una zona intermedia in cui è una macchina che pompa il sangue, ti alimenta artificialmente per un tempo che può durare per anni. Per Eluana sono passati già sedici anni.
L´orrore di questa condizione inumana non conta nulla di fronte al voto dei nostri parlamentari. Non conta nulla nemmeno la sentenza della Cassazione che finalmente aveva acceduto alla richiesta del padre di Eluana.
Non conta nulla nemmeno il fatto che le nostre assemblee elettive, non siano riuscite nel corso degli anni passati a esaminare ed approvare una delle molte proposte di legge sul "testamento biologico" che metterebbero ognuno di noi al riparo da questa violenza esercitata sui nostri corpi alla fine delle nostra vita.
Ma quello che più mi ha colpito nella seduta di ieri della Camera dei deputati, di fronte a quel voto, è stata il silenzio dei parlamentari del Partito Democratico.
Il loro rifiuto di assumere una posizione e di esprimersi con un sì o con un no. Il loro ripiegare su un´astensione che appare una fuga dalle responsabilità.
Il caso Englaro è di fronte alla pubblica opinione e alle assemblee legislative da quasi dieci anni. Non è certamente colpa del Partito Democratico se una legge equilibrata sul testamento biologico non è stata ancora discussa e approvata. Basterebbe ricordare a questo proposito l´instancabile azione svolta da uno scienziato come Ignazio Marino, eletto senatore nelle file del Pd.
Questa battaglia continuerà, penso, al Senato, dove è stata recentemente presentata una proposta di legge sottoscritta da cento senatori del Pd, dell´Italia dei Valori e del Pdl.
Ma ieri, alla Camera, il Partito Democratico ha preferito non prendere parte alla votazione. Non mi convince la spiegazione che ne è stata fornita in aula. Sappiamo tutti che convivono nel Pd sentimenti e parlamentari laici e cattolici. Sappiamo tutti che una mediazione tra queste diverse culture richiede attenzione, intelligenza e prudenza. Ma ci sono casi e momenti in cui la prudenza rischia di apparire indifferenza o pavidità.
Attorno al caso di Eluana Englaro, alla sua tragedia e a quella del padre, attorno a un caso drammatico che investe la coscienza di tutti noi, era lecito attendersi una posizione limpida ed equilibrata dei deputati del Partito Democratico. Non c´è stata. È una brutta giornata, questa, per chi crede nel Partito Democratico e nella laicità del nostro Stato.
Pubblicato da
Redazione
alle
14:19:00
Etichette: giornalisti, parlamento, partito democratico, polemiche
giovedì 31 luglio 2008
Il reato di omofobia ritorna in commissione a settembre.
(Dire) “Di omofobia si muore e i casi di violenza omofobica sono in costante aumento, come dimostrano le cronache”.
E’ quanto ha dichiarato Anna Paola Concia, esponente del Pd, in un duro intervento nel corso dei lavori della commissione Giustizia della Camera, replicando alle affermazioni del ministro delle Pari opportunita’ Mara Carfagna secondo la quale l’omofobia sarebbe un “reato di pensiero” e dunque non puo’ essere affrontata insieme allo stalking.
L’omofobia, ha spiegato Concia, “e’ una pesante forma di razzismo che viola i diritti umani e nella maggioranza che governa il Paese non c’e’ alcuna consapevolezza di cosa sia. C’e’ bisogno assolutamente di una legge, perche’ l’omofobia e’ una cosa seria, e’ una emergenza sociale di cui e’ vittima il 10% della popolazione italiana”. Dopo l’intervento della Concia l’ufficio di presidenza ha stabilito di calendarizzare la discussione della legge contro l’omofobia, di cui Concia e’ prima firmataria, a settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari.
“E’ un primo passo- ha aggiunto l’esponente del Pd al termine dei lavori- a riguardo faro’, supportata dal gruppo del partito Democratico, una battaglia in commissione Giustizia, usando ogni strumento che la legge mette a diposizione dei deputati, perche’ venga approvata questa legge di civilta’ per il nostro Paese”.
Pubblicato da
Redazione
alle
15:27:00
Etichette: legge, omofobia, parlamento
mercoledì 30 luglio 2008
Patriottismo... Paola Concia, un’onorevole d’oro: vince le olimpiadi-gay e corre da Fini.
(Gianni Pennacchi - Il Giornale) “Sto cercando il presidente Fini, voglio chiedergli di ricevermi con tutta la delegazione italiana, appena rientriamo da Barcellona”, esclama al telefono, agitata ed entusiasta, l’onorevole Anna Paola Concia. È felice perché ella stessa ha vinto una medaglia d’oro, quella del singolare di tennis, dopo aver portato il tricolore all’inaugurazione degli Eurogames di Barcellona. “Solo noi salviamo l’immagine dell’Italia in Europa!”, esulta ancora. La riceverà, il presidente della Camera, questa sua deputata d’opposizione – e l’unica dell’intero Parlamento a dichiararsi omosessuale – con gli altri 300, giovani e forti si presume, che han difeso i colori italiani alle Olimpiadi dei gay e delle lesbiche? Già, ci sono le Olimpiadi di Pechino, quelle degli handicappati, volete che mancassero queste? L’onorevole Concia, quarantenne dal fisico atletico, a Barcellona ha letteralmente stracciato le sue robuste avversarie, onorando così il ruolo di portabandiera che le era stato assegnato. E grazie all’assist fornitole da Umberto Bossi con quel suo muto commento all’inno nazionale, ora può dichiarare con fierezza che “in una Italia dove il tricolore viene bistrattato continuamente, i gay e le lesbiche italiane ne hanno difeso orgogliosamente i colori, nonostante siamo cittadini senza diritti”. Altro che gay pride sui carri carnevaleschi, la Concia ha vinto sul terreno di gioco, in una disciplina in cui alle Olimpiadi più famose abbiamo raccattato solo un bronzo a Parigi nel 1924. E la squadra italiana torna a casa con 10 medaglie d’oro: oltre a quella del tennis femminile, 2 nella pallavolo, 6 di atletica leggera ed una nel nuoto. Ma perché anche le Olimpiadi degli omosessuali? “Non è affatto la pulsione a ghettizzarsi”, risponde l’onorevole campionessa, “né tanto meno il bisogno di rimarcare la diversità. È invece la voglia di lottare contro le discriminazioni attraverso lo sport, che è un grande strumento di trasmissione di modelli culturali e messaggi positivi”. Tant’è che gli Eurogames, invenzione del Nord Europa, si tengono ormai da vent’anni. A Barcellona, da giovedì sino a ieri sera, hanno gareggiato 5.000 atleti, e la squadra italiana era numerosa, 300 appunto. Tutti in maglia azzurra con la scritta Italia sulla schiena, e sul petto il simbolo del Gsi, il coordinamento nazionale di lesbiche, gay e trans per lo sport, che ha compiuto da poco il suo primo anno di vita. Se non è una cosa seria? Anna Paola Concia tiene a sottolineare che l’Eglsf, federazione sportiva europea gay e lesbiche, “Ha firmato con la Uefa un protocollo per la lotta alle discriminazioni dei gay e delle lesbiche nel mondo del calcio”.
Pubblicato da
Redazione
alle
17:13:00
Etichette: omosessualità, parlamento, partito democratico, politica, sport
domenica 27 luglio 2008
La Commissione giustizia dice no ad una legge di connessione tra stalking ed omofobia.
Pdl contro l'omofobia di competenza della commissione Affari costituzionali.
(Asca) L'ampio confronto sviluppatosi in Commissione Giustizia sul ddl governativo 1440 e sulle numerose pdl che prevedono l'introduzione nell'ordinamento del delitto di molestie insistenti ha confermato il no a connettere con le misure di contrasto dello stalking quelle relative alle discriminazioni per motivi di scelte sessuali ed identita' di genere. Lo ha ribadito la Presidente della Commissione, Giulia Bongiorno precisando le ragioni per cui la pdl presentata da Anna Paola Concia del PD, e gia' assegnata alla Affari Costituzionali e alla Giustizia in seduta congiunta, rientra nell'ambito della parita' dei diritti e dei divieti di discriminazione che sono di competenza della Affari Costituzionali. La Giustizia andra' avanti, quindi, nella definizione di un testo base o di un testo unificato dei numerosi progetti specificamente relativi alle molestie insistenti che gia' nella scorsa legislatura erano stati stralciati rispetto al testo allora approvato dall'Esecutivo per il contrasto della violenza sessuale. E proprio a quello schema normativo e alla messa a punto che era stata fatta con il testo unificato-stralcio proposto dall'ex Presidente della Giustizia, Pino Pisicchio hanno fatto riferimento vari deputati per formulare alcune riserve sul ddl presentato ora dal Governo.
Riserve espresse anche da Manlio Contento del PdL perche' nel testo governativo piu' che all'evento della sofferenza psichica suscitata nella vittima dal molestatore si fa riferimento alla idoneita' della condotta a cagionare un perdurante e grave stato di ansia.
Questa dizione non supera le obiezioni che erano state gia' affrontate nella scorsa legislatura per la indeterminatezza della formula usata e per l'esigenza di un chiaro nesso di casualita' necessario a configurare il reato. Anche l'ex Ministro Barbara Pollastrini ed altri deputati del PD hanno rilevato che occorre un piu' complessivo approccio al problema delle molestie e della violenza pur concordando con la urgenza di colmare il vuoto normativo esistente in materia di stalking. Marilena Samperi del PD ha sostenuto che resta valida l'impostazione che quasi tutti i gruppi avevano concordato nella scorsa legislatura disciplinando unitariamente il problema della violenza sessuale, della omofobia e delle molestie che sono imputabili innanzitutto a carenze culturali.
La Commissione, comunque, procedera' nella definizione del testo centrato sulle molestie reiterate ed insistenti. Punto essenziale - come ha sottolineato Manlio Contento - e' punire il nuovo delitto a querela della persona offesa e non procedendo d'ufficio perche' deve essere rimessa alla vittima la valutazione di affrontare un processo penale che puo' essere doloroso proprio per la parte offesa.
Pubblicato da
Redazione
alle
13:49:00
Etichette: giustizia, legge, parlamento, polemiche, questione omosessuale, violenze
venerdì 18 luglio 2008
Parlamento croato approva legge contro discriminazione. Cattolici polemici.
Dura reazione del clero cattolico: "così si apre la strada ad adozioni gay e coppie di fatto".
(Apcom) Il parlamento croato ha approvato la legge contro la discriminazione, suscitando lo sdegno della Chiesa cattolica. Malgrado le pressioni del clero, secondo il quale così si apre la strada alle coppie di fatto e all'adozione da parte di genitori omosessuali, a favore della norma ha votato una larghissima maggioranza: 117 deputati su 153. Dando il via libera, il parlamento ha approvato un emendamento che prevede un periodo di tre mesi di monitoraggio degli effetti della legge. Dopo quest'arco di tempo, se sarà ritenuto necessario, saranno apportare delle modifiche. All'approvazione si è arrivati dopo una guerra di dichiarazioni tra la Chiesa e il vicepremier Jadranka Kosor, sostenuta da diverse ong, che ha difeso la linea dell'esecutivo. Il clero di Zagabria si sente soprattutto tradito dall'Unione democratica croata (Hdz), la formazione conservatrice al potere che, tra l'altro, nella campagna elettorale delle ultime elezioni ha potuto contare sull'appoggio incondizionato degli ecclesiastici. Per rispondere alle critiche, il governo del premier Ivo Sanader ha ricordato più volte che prima del voto la Chiesa ha ricevuto donazioni statali per circa 15 milioni di euro. Stando alla legge approvata, qualsiasi discriminazione sarà vietata e sanzionata. L'adozione non rientra nella nuova norma. Questa la reazione del cardinale Josip Bozanic: "Sono semplici pedine tutti coloro che voltano le spalle ai valori cristiani in nome del potere, del danaro o del governo".
Pubblicato da
Redazione
alle
18:03:00
Etichette: cattolici, croazia, diritti, discriminazioni, europa, parlamento, polemiche, questione omosessuale
mercoledì 9 luglio 2008
Seduta segreta al parlamento USA.
(Maurizio Blondet - effedieffe.com) E’ accaduto il 13 marzo scorso. La camera dei rappresentanti degli Stati Uniti (la Camera Bassa) ha tenuto una seduta segreta e notturna, su richiesta del partito repubblicano. L’argomento in discussione, apparentemente, una proposta di legge dei democratici che, sostanzialmente, toglieva l’immunità retroattiva - voluta da Bush - alle compagnie telefoniche che hanno condotto intercettazioni delle telefonate dei loro clienti senza mandato giudiziario, com’è accaduto dopo l’11 settembre.
Il presidente Bush vuole porre il veto presidenziale su questa proposta, sostenendo che «minaccia la sicurezza della nazione». Ma i repubblicani, prima, hanno voluto la seduta segreta per convincere i repubblicani in un «onesto dibattito». A porte chiuse, senza pubblico, e di notte. Ai deputati è stato formalmente vietato di rivelare ciò di cui si è discusso, in base al regolamento interno (House Rules XVII).
Tralasciamo il fatto che nella democrazia-modello dell’Occcidente il parlamento, eletto dai cittadini, tenga sedute il cui oggetto viene sottratto alla conoscenza dei cittadini stessi. Pare che, nella storia degli USA, ciò sia avvenuto quattro volte.
Il lato agghiacciante è che - a parte un comunicato di poche righe dell’Associated Press (1), l’intera stampa americana ha scelto di ignorare il fatto; e che a dare rilievo alla notizia è stato solo lo... Australia’s National Website, un notiziario di Brisbane (2). Il notiziario ufficioso australiano è il solo a porsi le domande che il fatto doveva suscitare.
Secondo gli australiani, diversi rappresentanti sono usciti dalla sessione segreta «così furiosi e preoccupati dal futuro del Paese, che hanno lasciato filtrare qualche informazione». Perchè, a quanto pare, i repubblicani, per convincere i democratici a ritirare la proposta che limita le intercettazioni, hanno rivelato ben più che sul tema all’ordine del giorno.
I rappresentanti avrebbero ascoltato dettagli su «l’imminente collasso dell’economia USA previsto per settembre 2008, l’imminente collasso delle finanze statali per febbraio 2009, la possibilità di guerra civile in USA come conseguenza del crollo» economico. Si sarebbe parlato anche di «retate anticipate di cittadini USA insorgenti» e della loro detenzione in campi di concentramento (denominati REX 84) già costruiti sul territorio.
Ai membri del Congresso sarebbero stati promessi «luoghi sicuri» di residenza per sè e le famiglie durante i disordini. Sarebbe stata avanzata la «necessità ineludibile della fusione degli USA col Canada e il Messico» - l’uno perchè possiede le necessarie materie prime, l’altro per la manodopera a basso costo - in una nuova unione, con una nuova moneta, l’Amero, a sostituire il dollaro ormai liquefatto.
Attenzione: mentre la riunione segreta ha certamente avuto luogo ed è confermata, non è certo che i temi della seduta fossero proprio quelli della catastrofe incombente. Quelli riportati dal sito australiano, senza indicazione di fonti, sembrano echeggiare ansie e timori che corrono sul web, sui siti complottisti. Li diamo per quel che valgono.
Ma è anche vero che la misura colossale del disastro finanziario è ben lungi dall’essere valutata appieno. Le perdite per banche ed altre «istituzioni finanziarie» dovute allo scoppio delle bolle globali può avvicinarsi ai 1.600 miliardi di dollari, ossia quattro volte più di quelle ufficialmente stimate (400 miliardi di dollari) e pari ad un decimo del PIL americano.
Lo afferma il giornale elvetico Sonntags Zeitung, che riporta una valutazione di Bridgewater Associates (uno dei maggiori fondi speculativi) fondata sulla condizione degli «attivi basati sul debito» che corrono in USA, dai mutui alle carte di credito alle richieste di credito (3).
Questi crediti a rischio sono valutati a 26.600 miliardi di dollari (oltre il doppio del PIL americano) e la perdita di 1.600 miliardi risulta - molto semplicemente - dalla loro valutazione alle quotazioni di mercato anzichè alle quotazioni di comodo con cui li accetta la Federal Reserve. Ovviamente, Bridgewater dubita che le «istituzioni finanziarie» possano raccogliere abbastanza capitale, con questi chiari di luna, da coprire simili perdite.
Basta dire che rispetto all’anno scorso, le aziende americane che hanno cominciato la procedura di fallimento sono aumentate del 33%: è difficile che onorino i loro debiti con le «istituzioni finanziarie», le quali hanno venduto quei loro crediti a coriandoli a una quantità di enti, fra cui i fondi pensione.
Si aggiunga che gli Emirati Arabi Uniti stanno seriamente pensando di agganciare le loro monete non più al dollaro, ma a un pacchetto di divise, fra cui euro e yen. A questo punto, il dollaro non avrebbe più valore (a darglielo è il fatto di essere l’unica valuta che compra petrolio), e il fantomatico Amero sarebbe la sola soluzione di sopravvivenza per gli USA.
E nemmeno la metamorfosi della «democrazia americana» in una aperta dittatura in guerra contro i suoi cittadini è una semplice fantasia da blog complottisti. Tale metamorfosi è in atto dall’11 settembre 2001. Già il candidato Ron Paul, come parlamentare, ha denunciato a suo tempo che il Patriot Act - il decreto d’emergenza varato da Bush dopo il mega-attentato, con la scusa della «sicurezza» e della «terrorismo» - fu votato senza che alcun membro del Congresso avesse potuto farne previa lettura, la notte del 27 ottobre 2001, in un Congresso semi-svuotato e spaventato dalle lettere all’antrace (giunte a senatori democratici); e ai deputati e senatori fu detto che nessun dibattito sarebbe stato tollerato dalla casa Bianca, data la situazione di «emergenza». Persino William Safire del New York Times scrisse che, con il Patriot Act, il presidente Bush
«si dotava di poteri dittatoriali».
La legge che ha reso permanenti le norme d’emergenza del Patriot Act, «Domestic Security Enhancement Act» del 7 febbraio 2003, ha portato gli aspetti dittatoriali ad estremi paradossali. Anzitutto, lo stesso testo della legge è di fatto segreto; poche copie stampigliate «Confidential - not for distribution» sono state recapitate a pochi congressisti fidati. Circola ovviamente una versione - ma non ufficiale - ricostruita dal Center For Public Integrity (un gruppo di volontari), che avrebbe ricevuto gran parte del testo da una fonte federale anonima. La lettura di questo testo è agghiacciante (4).
• Section 501, Expatriation of Terrorist: Ogni cittadino americano può essere trattato come «enemy combatant», ossia arrestato e detenuto senza processo, come a Guantanamo, se incorre in una qualunque delle violazioni previste dalla Section 802 del primo Patriot Act. E cosa dice questa
• Section 802? Definisce «terrorismo» qualunque atto «che metta in pericolo la vita umana in violazione di una legge federale o di Stato»: in pratica, in così vasta dizione è compreso persino l’eccesso di velocità, che diventa «terrorismo».
• La Section 101 specifica che ogni individuo, in quanto «terrorista» secondo i criteri di cui sopra, è designato come «straniero» e dunque spogliato dei diritti in quanto «enemy combatant».
Non basta: è penalmente punibile «rilasciare qualunque informazione sulle incarcerazioni e la locazione dei detenuti», sia che la notizia venga da «un membro del governo o da cittadino comune». I funzionari di Stato non solo possono, ma sono obbligati a non rivelare nemmeno il nome degli arrestati (Section 201).
• Gli agenti preposti all’ordine pubblico sono immuni da denunce di violazione dei diritti civili che possono aver commesso (Section 312).
• Ogni raccolta di informazioni da chiunque effettuata può, a giudizio dei gestori dell’emergenza, essere considerata «attività clandestina di intelligence» per «una potenza straniera». Anche il giornalismo è reato (Section 102).
• Il governo federale può adottare i poteri di legge marziale sia all’interno che all’estero, senza bisogno che il Congresso dichiari l’esistenza dello stato di guerra (Section 103).
• Gli agenti di Stato sono immuni da persecuzione legale quando eseguono perquisizioni senza previo mandato giudiziario (Section 106).
• Si instaurano tribunali segreti a cui viene dato il potere di incriminare per «disprezzo della corte» (noi diremmo ostruzione alla giustizia) contro individui o enti che rifiutano di riconoscersi colpevoli o di incriminare altri (Section 109).
• Il governo può a suo giudizio trascurare le risultanze medico-legali (Section 127).
• La Section 321 autorizza «governi esteri» (indovinate quali) a raccogliere informazioni d’intelligence su cittadini americani e a condividere queste informazioni con altri governi astranieri.
• La Section 322 agevola i processi di estradizione, consentendo di fatto alla Homeland Security di estradare senza formalità, e in segreto, chiunque verso qualunque Paese. Eccetera eccetera.
Basta questo per intuire che, al confronto, il KGB o la Gestapo sono stati legalmente più ristretti nelle loro attività. Un simile decreto non ha giustificazione se non, appunto, nella previsione di un «dopo» per il potere attuale. Chi ha organizzato la guerra mondiale al terrorismo può benissimo averne voluto e previsto le ultime conseguenze, fino alla fine del sistema americano, fino al collasso economico e al disordine civile armato. Con la scusa della emergenza e della «sicurezza», in caso di crisi assoluta, la democrazia-modello si prepara a diventare uno Stato di oppressione, concentramento e razionamento.
Lo Stato dell’Apocalisse: «Quanti non avessero volute adorare l’immagine della bestia, ordinava che fossero uccisi. S’adoperava inoltre che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, fosse impresso sulla mano destra o sulla fronte un marchio, in modo che nessuno potesse comprare o vendere all’infuori di coloro che portavano il marchio, ossia il nome della bestia».
1) «House goes behind closed doors to debate surveillance bill», Associated Press, 14 marzo 2008.
2) «What was discussed at a closed session of the US House of Representatives?», Australia.To,
23 marzo 2008.
3) «Financial market losses could top 1,600 billion dollars: report», Earth Times, 6 luglio 2008.
4) Comunicazione di Webster G. Tarpley all’autore, 15 dicembre 2004.Sphere: Related Content
Pubblicato da
Redazione
alle
12:33:00
Etichette: congresso, parlamento, segreti, usa
lunedì 7 luglio 2008
Tra le donne di Silvio in parlamento non c'è solo la Carfagna. Lo dice il Times.
Berlusconi fa telefonate piccanti
Berlusconi è accusato di aver fatto telefonate volgari sull’affascinante ministro.
(John Follain - The Times | via Italia dall'estero) Il miliardario Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, sta portando avanti una legge per vietare la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche dopo essere stato travolto da un nuovo scandalo per i suoi tentativi di trovare parti per giovani stelline nascenti nella televisione di stato.
Secondo servizi della stampa italiana della settimana scorsa, Berlusconi è stato ascoltato mentre faceva commenti piccanti in una serie di telefonate registrate da magistrati a Napoli durante un’inchiesta per corruzione. Le trascrizioni non sono ancora rese pubbliche, ma si dice che includano commenti “inappropriati” da parte del permanentemente abbronzato Berlusconi, 71 anni, su Mara Carfagna, il Ministro 32enne per le Pari Opportunità e membro più affascinante del suo Consiglio dei Ministri.
I magistrati italiani usano spesso le intercettazioni telefoniche per raccogliere prove che poi vengono fatte filtrare alla stampa. Berlusconi, che ha combattuto per anni una guerra aperta al sistema giudiziario, è determinato mettere un freno ai giudici, che lui chiama “cancro” della democrazia.
La nuova legge, che ci si aspetta venga approvata entro alcune settimane, imporrà limiti drastici alle intercettazioni e alla pubblicazione dei loro contenuti. I giornalisti rischiano fino a tre anni di prigione per la pubblicazione di intercettazioni telefoniche prima dell’inizio del processo.
La settimana scorsa un funzionario ministeriale ha detto che il contenuto delle ultime registrazioni di Berlusconi era “erotico“ ma ha aggiunto: “Abbiamo avuto tutti quel tipo di conversazione al telefono, cosa c’è di speciale?”
Secondo il giornale La Repubblica, le registrazioni riguardano commenti a sfondo sessuale del Presidente del Consiglio sulla Carfagna, ex-modella e soubrette televisiva. L’affermazione di Berlusconi dell’anno scorso, che “l’avrebbe sposata immediatamente” fosse stato single, ha provocato una lettera di pubblica protesta da Veronica Lario, sua moglie.
Inoltre, a quanto si dice, nelle registrazioni sono menzionate anche Maria Stella Gelmini, 35 anni, Ministro dell’Educazione, e Michela Brambilla, 39 anni, imprenditrice e Vice Ministro del Turismo. Nessuna delle tre ha commentato. Un funzionario vicino alla Carfagna ha detto che era “calma e sicura di sé come sempre”.
Berlusconi ha la tendenza ad aprire il suo cuore in un fiume di chiamate a tarda notte. Anche l’austero quotidiano Corriere della Sera descrive il cellulare del Presidente del Consiglio diventare bollente la notte.
I primi brani delle 280 ore di registrazioni di conversazioni di Berlusconi, pubblicati il mese scorso, lo mostravano mentre faceva pressione su Agostino Saccà, Direttore della Fiction RAI, per assegnare parti ad alcune giovani ed attraenti attrici.
Durante uno scambio, Saccà promise a Berlusconi che avrebbe trovato lavoro a Elena Russo. Berlusconi gli disse: “Se mi puoi fare questo favore, è come se tu lo facessi a lei. Ma stai facendo un favore direttamente a me”. Berlusconi ha anche descritto le attrici e ballerine che ammira come le “sue fanciulle”.
L’investigazione di Napoli si concentra sui sospetti che Saccà abbia favorito attrici sostenute da Berlusconi in cambio della promessa che il presidente del consiglio si sarebbe preso cura del dirigente televisivo una volta che fosse tornato al settore privato.
Antonio di Pietro, un ex-magistrato e ora leader del piccolo partito di centro-sinistra Italia dei Valori, ha accusato Berlusconi di essere un “magnaccia” che è “occupato a trovare lavoro per le soubrette” piuttosto che fare lo statista.
Massimo Donadi, un deputato dello stesso partito, ha fatto riferimento al noto scandalo di sesso alla Casa Bianca quando ha chiesto: “Cosa sarebbe successo se Bill Clinton avesse eletto Monica Lewinsky ministro nella sua amministrazione?”
Berlusconi ha denunciato quella che lui chiama “porno politica”. Aveva preso in considerazione la possibilità di concedere un’intervista a uno dei suoi canali televisivi, dove avrebbe ammesso di aver fatto battute sulle donne del suo partito ma di averlo fatto senza intendere nessuna mancanza di rispetto.
Tuttavia, il Presidente del Consiglio, conosciuto come “il Grande Comunicatore”, ha poi annullato l’intervista, preferendo invece emettere un breve comunicato. Il governo ha lavorato sodo nei suoi primi due mesi, ha detto. Ha aggiunto: “Non credo che sia né opportuno né fruttuoso intervenire sugli argomenti proposti dal [programma] - la giustizia e le intercettazioni - che offuscherebbero le molte cose fatte da questo governo”.
Berlusconi dovrà ancora affrontare un certo numero di ostacoli legali. Un giudice deve decidere mercoledì se lui e Saccà dovranno subire o no un processo. Se sì, migliaia di intercettazioni telefoniche saranno rese disponibili ai loro avvocati, che in Italia spesso significa che le prove verranno poi passate ai giornali.
Beatrice Lorenzin, 37 anni, e deputato nel partito di Berlusconi, si è lamentata dei pettegolezzi nei corridoi del parlamento: “L’atmosfera è insopportabile, è come il Grande Fratello, tutto pettegolezzi e dicerie. C’è puzza di ricatto.”
Camilla Ferranti, una stella delle telenovelas, è stata una delle poche attrici a manifestare appoggio a Berlusconi: “E’ una persona di grande sensibilità, molto generoso, a cui piace scherzare. Il suo è un comportamento innocente. Apprezza la bellezza, come molte altre persone”.
Pubblicato da
Redazione
alle
08:15:00
Etichette: intercettazioni, magistrati, parlamento, polemiche, scandali, sesso, silvio berlusconi
giovedì 3 luglio 2008
Paola Concia e l'intervista a "Gioia" ovvero la saga delle ovvieta'.
Donne che amano le donne. Paola Concia in parlamento: Mi sento sola ma non sono sola.
E’ l’unica omosessuale dichiarata della legislatura. Una condizione difficile? “Se mi avvicino a una deputata, i maschi sipreoccupano della concorrenza”.
(Alessandra Di Pietro - Gioia) Quando Paola Concia prese la tessera del Partito Comunista Italiano (1986) sapeva di essere lesbica, ma era sposa di un bel giovanotto. Ventidue anni dopo, è l’unica deputata omosessuale dichiarata della XVI legislatura, eletta nelle file del Partito Democratico. L’Italia è tra i pochi Paesi a non aver ratificato la norma antidiscriminatoria sull’orientamento sessuale, prevista nel trattato di Amsterdam. L’emendamento fu causa di un duro scontro in Parlamento, ma alla fine saltò per un errore tecnico, si citava un articolo al posto di un altro. Fu sciatteria, non malafede, però se a un provvedimento ci tieni, presti attenzione.
Il Governo era di centrodestra. La ratifica di quella norma non interessava nemmeno a loro?
Non abbastanza, forse. Talvolta la sinistra usa i diritti delle persone glbt (gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, ndr) per dirsi democratica e laica, ma non ci crede fino in fondo.
Conferma che in Parlamento non è l’unica omosessuale?
Mi sento sola, ma non sono la sola.
La sua collega e amica Paola Binetti, democratica e teodem, dice che anche i credenti in Aula sono più numerosi di quanto si pensi. Cattolici e gay hanno in comune la clandestinità?
(Ride) Bella battuta, ma io non la potrò ripetere.
E’ credente?
No, però Binetti prega per me
Per la sua redenzione?
Non lo so, non sono lì con lei.
Come riconosce le persone gay?
D’istinto, ma lo tengo per me.
Franco Grillini, ex deputato, nel suo libro “Ecce omo” (Rizzoli) fornisce qualche indizio.
Non l’ho ancora letto. Comunque non mi piace la caccia all’omosessuale nascosto, il coming out è una scelta personale.
Ci dia una stima delle persone gay in Parlamento.
Una percentuale tra il 7 e il 10 per cento. Il Parlamento rispecchia l’Italia, almeno in questo caso.
Ha notato sguardi di disapprovazione tra i colleghi?
No, mai.
Qualcuna la corteggia?
C’è una bella deputata di Forza Italia che mi guarda con insistenza. Le piaccio? Oppure mi detesta? Ah, saperlo… Però le dico, sul posto di lavoro non faccio la corte a nessuna.
L’omosessualità è trasversale?
Certo.
Anche l’omofobia è bipartisan?
Si, riguarda tutti. Tra i democratici c’è stata un’elaborazione culturale poiché il movimento glbt è nato a sinistra. La battuta volgare, però, scappa. In privato, ovvio. Davanti a me, nessuno osa.
Ipocrisia?
È un tabù politicamente corretto che non amo ma ha una minimale funzione pedagogica. In realtà, la paura della diversità sessuale si scioglie solo con la conoscenza. Scherzarci su può aiutare.
Lei lo fa? Anche in Parlamento?
Certo. Se mi avvicino ad una deputata, i colleghi si preoccupano della concorrenza e hanno la faccia tosta di farmelo sapere. Dovrei mandarli a quel paese e invece gli dico:attenti, potete scoprirvi omosessuali da un momento all’altro. Qualcuno si spaventa e scappa.
Chi ha superato la prova?
Giovanni Lolli e Roberto Giochetti sono persone a me care, non hanno alcun timore.
In questa legislatura ci sono deputati di destra amici delle persone gay?
Chiara Moroni e Benedetto Della Vedova sono alleati sui temi dei diritti. Giulia Bongiorno, presidente della commissione giustizia dove sono assegnata, è seria e competente. Angela Napoli è una donna sensibile e ho avuto un buon contatto personale con Eugenia Roccella, sottosegretaria al welfare. Spero in un consenso trasversale per approvare la mia proposta di estendere la legge Mancino anche alle discriminazioni per orientamento sessuale. Conto pure sull’Italia dei Valori: Antonio Di Pietro ha detto più volte di essere contro i razzismi.
Come la mettiamo con il celodurismo leghista?
Sono pavidi. Venissero a dirmi di persona, in Parlamento, non sui giornali, che sono culattona, e poi vediamo.
Con il centrodestra si va indietro con i diritti?
Culturalmente, andiamo verso il baratro. La destra fa leva sui peggiori istinti e sulle paure irrazionali, accomunando i diversi nella figura del nemico, sia straniero, rom o gay.
Con il centrosinistra non si erano fatti molti passi in avanti, però.
È vero, è stato lo zero assoluto; nel dibattito sui Dico (contratti di convivenza anche per coppie omosessuali, ndr) è venuta fuori l’omofobia pure nella mia parte politica. La proposta era buona, ma è stato un errore passare per il governo. Le leggi di civiltà si fanno in Parlamento cercando il consenso più ampio.
Perché una persona deve essere definita pubblicamente sulla base delle sue preferenze a letto?
Fino a quando l’orientamento sessuale sarà causa di razzismo di necessità elemento di identificazione e strumento di battaglia politica.
Gay si nasce?
No, ci si scopre gay. Altrimenti creiamo le basi per il razzismo genetico. L’omosessualità non è una malattia ma una condizione umana che puoi reprimere o assecondare.
Le piace il lato carnascialesco e desnudo del GayPride?
Si, è un pezzo di storia del nostro movimento, in quell’ostentazione c’è il coraggio di mostrarsi.
Per dovere istituzionale vede persone contrarie al riconoscimento di molti diritti per i gay. Come si comportano con lei?
Benissimo. Mi dicono subito: “Ho tanti amici omosessuali”. francamente, però, chi se ne frega! E se non li avessero? Le leggi non si fanno per gli amici. Capisco però che è il loro modo per nascondere l’omofobia.
Come è andato l’incontro con la Ministra Mara Carfagna?
Serio e cordiale, lei non era imbarazzata, concordava sulla necessità di combattere le discriminazioni, ma non è servito. Le sue dichiarazioni sono sempre pessime e ha tagliato 180mila euro destinati alla prima indagine italiana sull’omofobia.
Lei veste da maschiaccio, ma con molta cura e si intravede un bel corpo da sportiva.
Ohi, grazie!
La mattina per chi si fa bella?
Per me stessa, ovvio
E mette mai le gonne?
Si certo, per andare al Gay Village. Vuole venire stasera?
Pubblicato da
Redazione
alle
22:34:00
Etichette: centrodestra, centrosinistra, governo, interviste, lesbismo, paola concia, parlamento, questione omosessuale
mercoledì 2 luglio 2008
Lettera di Casini e Veltroni a Fini: “Il governo sta espropriando il Parlamento”.
La lettera ricorda che “in questi giorni la Camera è impegnata nell’esame di un complesso di provvedimenti di grande rilievo, sia sul piano dell’ordinamento costituzionale, sia sul piano dei conti pubblici”, sui quali “è fondamentale che i parlamentari possano esprimere compiutamente i loro giudizi ed esercitare responsabilmente la funzione che la Costituzione assegna loro”.
“Il rischio estremamente grave” sottolineano Veltroni e Casini “è che questo possa non accadere. E il motivo è nella evidente volontà del Governo di comprimere, con le procedure scelte, i tempi della discussione, fino al punto di cambiare in corsa le regole del gioco e di espropriare di fatto il Parlamento delle sue prerogative. Se si manca di rispetto al Parlamento si colpisce il primo diritto che in democrazia è dato alla minoranza: quello di veder discusse le sue ragioni. Un diritto inviolabile quanto quello del rispetto della legittimità della maggioranza”.
Pd e Udc chiedono pertanto a Fini “di salvaguardare in questo difficile passaggio il ruolo e la dignità del Parlamento, garantendo i tempi e le modalità necessarie ad affrontare alla Camera, come è giusto e doveroso, temi e concrete questioni che riguardano da vicino la vita di milioni di famiglie italiane”.
“La manovra economica del Governo di cui in queste ore si sta discutendo alla Camera” proseguono Veltroni e Casini “si configura, con i suoi ottantacinque articoli, come una vera e propria legge finanziaria, cosa peraltro riconosciuta dallo stesso Governo nel Dpef. L’opposizione da noi rappresentata ritiene che questa manovra debba essere fortemente corretta.
Ritiene che non sia adeguata ad affrontare la crisi in cui versa il Paese e a rispondere alle domande ed ai bisogni degli italiani”. In particolare Pd e Udc sottolineano l’aumento delle tasse dello 0,2 per cento nel 2010, nonché i tagli alla sicurezza e alla scuola”. Inoltre “mentre le spese delle famiglie aumentano, nulla viene fatto di concreto per tutelare i risparmi e il potere d’acquisto di salari e stipendi”. Non lo è certo “la ’social card’, finanziata per soli 200 milioni ed esclusivamente per il 2009, a fronte di maggiori entrate tributarie, con la cosiddetta ‘robin tax’, pari a circa 5 miliardi”.
“Da parte nostra, signor Presidente” proseguono Casini e Veltroni “c’è la volontà di svolgere il ruolo di opposizione che l’esito delle elezioni ci ha assegnato in un modo netto e incalzante, entrando sempre nel merito delle questioni, privilegiando il dibattito, la critica e la definizione di proposte alternative. Non saremo noi a tornare al passato, a ricadere nel clima rissoso e sterile di questi ultimi quindici anni, a guardare troppo indietro o troppo a se stessi per occuparsi delle riforme e delle scelte di innovazione necessarie al nostro Paese come l’aria che respiriamo”.
“Noi crediamo” si legge infine nella lettera “che esattamente di questo l’Italia abbia bisogno. Si ristabilisca dunque la giusta gerarchia delle priorità, mettendo al primo posto i problemi degli italiani, e si garantisca che su di essi si possa svolgere, nelle istituzioni e in ogni ambito politico, quel confronto aperto e approfondito che è l’unico modo per assicurare al Paese crescita ed equità sociale”.
Pubblicato da
Redazione
alle
20:34:00
Etichette: governo, parlamento, partito democratico, proteste, udc
Paola Concia segue la linea di Grillini e fà del "pettegolezzo parlamentare" su chi è o non è gay.
In Parlamento il 7/10% dei parlamentari è gay ma non fa outing. E' scelta personale. Io mi sento sola ma non sono sola.
(Apcom) "In Parlamento mi sento sola, ma non sono la sola", racconta Paola Concia a "Gioia in edicola domani 3 luglio, unica deputato omosessuale della legislatura eletta nelle liste PD: "Siamo tra il 7 e il 10 per cento. Il Parlamento rispecchia l'Italia, almeno in questo caso".
"La paura della diversità sessuale si scioglie solo con la conoscenza - spiega Concia -. Se mi avvicino ad una deputata i colleghi si preoccupano della concorrenza e hanno la faccia tosta di farmelo sapere" e ai leghisti dice: "Sono pavidi. Venissero a dirmi di persona, in Parlamento, non sui giornali, che sono culattona, e poi vediamo".
Quando si affronta il dibattito sui diritti dei gay non risparmia né la destra "fa leva sui peggiori istinti e sulle paure irrazionali, accomunando i diversi nella figura del nemico", né la sinistra "è stato lo zero assoluto, è venuta fuori l'omofobia pure nella mia parte politica".
"L'omosessualità non è una malattia, ma una condizione umana che puoi reprimere o assecondare, non mi piace la caccia all'omosessuale , il coming out è una scelta personale. Qualcuno mi corteggia? C'è una bella deputata di Forza Italia che mi guarda con insistenza. Le piaccio? Oppure mi detesta? Ah saperlo".
---
Ndr. Intanto correggiamo il titolo battuto dall'Apcom puntualizzando che semmai chi si dichiara fa coming-out e non outing (quanto è ignorante la stampa in materia) e poi prendiamo atto che anche la Concia percorre il solco del "pettegolezzo parlamentare" con messaggi dal sapre quasi "intimidatori" (quel "(...) bella deputata di Forza Italia (...)" la dice lunga...) rivolto ai suoi onorevoli colleghi. Evviva il nuovo modo di fare politica... (Aspis)
Pubblicato da
Redazione
alle
18:44:00
Etichette: coming out, forza italia, giornali, lesbiche, omosessualità, parlamentari, parlamento, partitocrazia
martedì 24 giugno 2008
Decreto sicurezza, ok dal Senato. C’è anche il “blocca-processi”.
Cossiga che ha esordito con un duro attacco all’Anm, definita una ‘’potente lobby politico-sindacale ai limiti dell’eversione”. Il suo dissenso dal decreto, ha spiegato Cossiga, viene dal suo essere ‘’un cristiano e un antirazzista'’, dunque contrario alle norme anti-immigrazione. Bagarre al momento del voto, con i senatori dell’Idv che si sono alzati in piedi e hanno esposto una decina di cartelli recanti le scritte ‘’Vergogna!'’ e ‘’Il caimano e’ tornato!'’.
Dai banchi della maggioranza, i senatori hanno risposto al grido di ‘’Buffoni'’. Soddisfatto il ministro Maroni, autore di gran parte delle proposte contenute nel decreto, che alla proposta presentata dall’Anm e fatta propria dall’opposizione di stralciare la norma che sospende i processi di minore gravità per un anno risponde che “il decreto sicurezza è un’altra cosa” e “la proposta è pretestuosa”. Il decreto ora va alla Camera per la conversione in legge.
Se si arriverà all’approvazione definitiva, (inclusa la firma di Napolitano), si bloccheranno per un anno i processi per i reati meno gravi e puniti con meno di dieci anni di reclusioni commessi entro il 30 giugno 2002.
Pubblicato da
Redazione
alle
15:46:00
Etichette: legge, magistrati, parlamento, politica, silvio berlusconi










My StumbleUpon Page








