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mercoledì 20 agosto 2008

Inghilterra. Gay è bello, i grandi gruppi se li contendono.

(Ansa) I tempi della discriminazione sul posto di lavoro per via delle abitudini sessuali sono acqua passata in Gran Bretagna. Anzi. Essere gay ultimamente si sta persino configurando come un vantaggio: i grandi gruppi hanno infatti abbandonato ogni diffidenza e corteggiano apertamente i professionisti omosessuali presentandosi come aziende all'avanguardia sul terreno delle pari opportunità. E tutto in nome del profitto: visto il clima di frenetica competizione che imperversa nei mercati, le aziende non possono più permettersi il lusso di scartare talenti sulla base di obsoleti pregiudizi - preferenze sessuali, razza, genere. E' il quotidiano britannico 'The Independent' - sull'onda della clamorosa 'apertura' del servizio di sicurezza interno britannico (MI5) che ha annunciato di voler reclutare agenti omosessuali - a svelare quanto sono cambiate le cose nel Regno Unito. "Un tempo le persone temevano di poter perdere il posto di lavoro se veniva fuori che erano gay", ricorda Angela Mason, storica leader di Stonewall, la più importante associazione per i diritti degli omosessuali britannici. "Se venivi scoperto - continua - era la fine". Cosa è cambiato, quindi? Sotto la sua direzione Stonewall ha abbandonato la strategia del muro contro muro ed è passata ad un approccio più pragmatico: blandire il mondo del business. "Il trucco - spiega David Shields, responsabile del settore lavoro di Stonewall - è di mostrare il lato economico ai datori di lavoro. Non ha senso avere una reputazione di chiusura nei confronti d'impiegati gay: semplicemente porteranno le loro competenze al servizio di un'altra azienda". Con una media di 15mila neo-laureati omosessuali sfornati ogni anno dalle università britanniche e un totale di 1,7 milioni di gay in età di lavoro - fa notare l'Independent - la discriminazione può rivelarsi fatale per la competizione nell'accaparrarsi le migliori risorse. E non è quindi un caso che nella periodica classifica delle migliori 'aziende amiche dei gay' stilata da 'Stonewall' sempre di più compaiano ai primi posti nomi di peso del settore privato: nel 2007, ad esempio, aziende come IBM, KPMG, Goldman Sachs e LloydsTSB figuravano nella top ten. "Credo che oggi gli stessi clienti vogliano vedere una forza lavoro più eterogenea", ha detto Ashley Steel, unica lesbica dichiarata a sedere nel consiglio di amministrazione di una società (la KPMG) della City di Londra. Anche se, fa notare, c'é ancora molta strada da fare: nessun omosessuale, dice, siede nel consiglio di amministrazione di un'azienda quotata nell'FTSE 100 - le 100 società che rappresentano circa l'80% della capitalizzazione di mercato dell'intera Borsa londinese. Tra le figure di spicco che sono arrivate ai piani alti di note compagnie nonostante i gusti sessuali, l'Independent cita i casi di Sir Michael Bishop, capo della compagnia aerea BMI - seconda, per ampiezza, solo alla British Airways -, Robert Taylor, amministratore delegato della Kleinwort Benson Private Bank e Charles Allen, ex ad di ITV e ora 'signore della radio' nel Regno Unito grazie alla sua Global Radio.

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giovedì 14 agosto 2008

L'Espresso: Federalismo, ora sono sette le regioni che pagano per tutti.

(Adnkronos) Sono sette le Regioni italiane con un residuo fiscale positivo, vale a dire la differenza tra cio' che lo Stato incassa dai cittadini di quel territorio e cio' che spende per loro. In tutte le altre il saldo e' invece negativo. A sottolineare il dato e' il settimanale 'L'Espresso', che nel numero in edicola domani pubblica cifre elaborate dall'Ufficio studi dell'Associazione degli artigiani (Cgia) di Mestre, in vista della preparazione del testo sul federalismo fiscale. In particolare la Lombardia risulta la Regione con il piu' alto indice positivo, visto che i cittadini versano al fisco 162 miliardi di euro e ne ricevono 124 in spesa pubblica, con una differenza quindi di 38 miliardi. A livello pro capite, la differenza e' tra 17 mila 097 euro versati e 13 mila 097 ricevuti, con un saldo di 4 mila. Subito dopo la Lombardia c'e' il Veneto, dove le entrate sono pari a 66,2 miliardi di euro e le uscite a 50,6, con un segno piu' di 15,6. A livello pro capite, i dati parlano di 13 mila 983 euro versati e 10 mila 691 incassati, con 3 mila 292 di attivo. Per quanto riguarda le altre Regioni: l'Emilia registra 67,5 miliardi incassati e 52,2 spesi (+ 15,3), pro capite 16 mila 138 euro versati e 12 mila 483 ricevuti (+ 3 mila 656); il Piemonte 61,8 miliardi versati, 55,8 di spesa (+ 6 miliardi), pro capite 14 mila 243 versati e 12 mila 868 ricevuti (+ 1.375); la Toscana 50,4 miliardi versati, 45,5 ricevuti (+4,9), pro capite 13 mila 937 versati, 12 mila 579 ricevuti (+ 1.358); il Lazio 84 miliardi versati, 80, 2 ricevuti (+ 3,8), pro capite 15 mila 841 versati, 15 mila 134 ricevuti (+ 707); le Marche 18,9 miliardi versati, 16,7 ricevuti ( + 2,2), pro capite 12 mila 390 versati, 10 mila 952 ricevuti (+1.438). La Provincia autonoma di Bolzano apre invece l'elenco delle Regioni dove cio' che lo Stato incassa dai cittadini e' inferiore rispetto a cio' che spende: 7,4 miliardi di euro incassati a fronte di 7,7 miliardi spesi, con un saldo negativo di 0,3. Pro capite la differenza e' tra 15 mila 473 euro incassati e 16 mila 38 spesi , con un meno 565 euro. Segue la Provincia di Trento, dove la differenza tra 7,6 miliardi versati nelle casse dell'erario e gli 8,1 impiegati in spese e' di 0,5, mentre pro capite la differenza e' tra 15 mila 165 di tasse e 16 mila 172 di spese, con un meno 1.007. Sempre di 0,5 miliardi di euro preceduto da segno negativo e' la differenza che si registra in Val d'Aosta, tra 2,1 miliardi di tasse e 2,6 di spese. Ma c'e' una particolarita': questa Regione e' infatti quella dove pro capite si registra la differenza piu' alta tra imposte versate (17 mila 261 euro) e spese statali (21 mila 453), pari a 4 mila 192 euro. Proseguendo con le altre Regioni, l'Umbria versa 10,9 miliardi e ne incassa 11,5 (- 0,6), pro capite 12 mila 672 euro, contro 13 mila 274 (- 602); il Molise versa 2,9 miliardi e ne incassa 3.5 (- 0,6), pro capite 9 mila 60 contro 11 mila 175 (- 2mila 115); il Friuli Venezia Giulia versa 18,5 miliardi e ne incassa 19,2 (- 0,7), pro capite 15 mila 366 contro 15 mila 942 (- 576);la Liguria versa 21,8 miliardi e ne incassa 22,7 (- 0,9), pro capite 13 mila 581 contro 14 mila 110 (- 529); l'Abruzzo versa 13, 2 miliardi e ne incassa 14,3 (- 1,1), pro capite 10 mila 126 contro 11mila (- 874); la Basilicata versa 4,9 miliardi e ne incassa 6,3 (- 1,4), pro capite 8 mila 375 contro 10 mila 686 (- 2 mila 311); la Sardegna versa 17,5 miliardi e ne incassa 19,9 (- 2,4), pro capite 10 mila 604 contro 12 mila 022 (- 1.418); la Calabria versa 15,9 miliardi e ne incassa 21,1 (- 5,2), pro capite 7 mila 956 contro 10 mila 554 (- 2 mila 598); la Puglia versa 32,1 miliardi e ne incassa 37,8 (- 5,7), pro capite 7 mila 902 contro 9 mila 306 (- 1.404); la Campania versa 46,9 miliardi e ne incassa 53, 5 (- 6,6), pro capite 8 mila 110 contro 9 mila 247 (- 1.137); la Sicilia versa 40 miliardi e ne incassa 53,3 (- 13,3), pro capite 7 mila 982 contro 10 mila 630 (- 2 mila 648). >Partendo da questi dati, scrive 'L'Espresso', il sistema di federalismo fiscale che dovrebbe essere presentato a settembre dal ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli prevede che per materie garantite dalla Costituzione come scuola e sanita' vengano stabiliti dei costi standard, finanziati trattenendo in ogni Regione una parte delle tasse versate in loco. Chi spendera' meno, avra' le risorse per estendere l'offerta, magari aumentando le cure garantite. Chi sprechera', avra' vita dura. Per evitare sperequazioni al momento dell'avvio del sistema, l'idea di Calderoli e' prendere le tre Regioni migliori e calcolare che fetta di tasse devono trattenere per sostenere la loro spesa. Si calcola la media fra le tre. Chi riesce a spendere meno, versa il resto in un fondo (detto perequativo) che verra' ripartito fra chi, al contrario, spende di piu'. Per pagarsi la propria sanita', alla Lombardia basterebbe trattenere una fetta del gettito Irpef del suo territorio pari a un'aliquota del 4,4 per cento; in Calabria, dove i redditi dei cittadini sono piu' bassi, si arriverebbe al 16,3. Le tre Regioni migliori -ipotizzate secondo le schema Calderoli- sarebbero Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. L'aliquota media fra le tre (il 5,3 per cento relativa all'Irpef) e' pero' inferiore a quella che sia l'Emilia che il Lazio dovrebbero trattenere per sostenere interamente la loro spesa sanitaria. Alla fine solo la Lombardia darebbe un contributo al fondo perequativo, pari a circa 1,2 miliardi. Tutte le altre Regioni, comprese quelle che generano sul loro territorio un gettito fiscale sufficiente a ripagare per intero le loro spese, andrebbero a debito con il fondo perequativo, rimpinguato dallo Stato per circa 11 miliardi l'anno, al quale dovrebbero chiedere denaro continuamente per pagare medici e infermieri.

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mercoledì 13 agosto 2008

Secondo uno studio il marchio Apple è tra i più "gay friendly".

Apple è un'azienda apprezzata dai gay.
L’agenzia di pubblicità Prime Access e la "media company" PlanetOut, che raccoglie diverse testate orientate al mondo omosessuale, hanno condotto un’indagine a campione per individuare i marchi considerati più "gay friendly" dai consumatori americani, omosessuali e non.

Nella classifica generata dall’indagine, Apple si posiziona al secondo posto con il 39 per cento delle segnalazioni della parte omosessuale del campione (scende al 23 per cento se si considera tutto il campione). E’ preceduta solo dalla rete televisiva Bravo Network, che ha avuto il 52 per cento delle segnalazioni, e a sua volta precede altre due reti televisive - Showtime e HBO - e altri marchi ben noti come Absolut, Levi’s e American Express.

I risultati dell’indagine non possono che far piacere a Cupertino: gli stessi commentatori di Prime Access sottolineano che i consumatori omosessuali sono fortemente portati ad acquistare dalle aziende che ritengono "amichevoli" e che, rispetto alla media generale, sono consumatori più fedeli e con una maggiore propensione all’acquisto.

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lunedì 11 agosto 2008

Polemiche. Quei comunisti di Famiglia Cristiana.

(Insieme a sinistra) Sediziosi comunisti illiberali popolano le redazioni dei giornali. Questa è da sempre la teoria di Silvio sull’informazione italiana. Poco conta, per lui, che ne possegga una gran parte e ne controlli la quasi totalità.

Ed ecco che, a dare manforte alla sua teoria della cospirazione, sbuca un nuovo covo di pericolosi estremisti di sinistra: la redazione di Famiglia Cristiana.

Nell’anticipazione di un editoriale in uscita nel prossimo numero del settimanale, infatti, si leggono dure e pesanti critiche al governo in carica.

“Neanche fossimo in Angola” - scrive Famiglia Cristiana a proposito dei militari in strada - e prosegue: “La verità è che ‘il Paese da marciapiede’ i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del ‘Presidente spazzino’, l’inutile ‘gioco dei soldatini’ nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone”.

Mica male! Colpito ed affondato. In queste poche parole c’è la denuncia, netta ed incontrovertibile, dello stato di annichilimento mediatico in cui ci stanno conservando da tempo.

Il cuore della critica del settimanale cattolico è chiaro: il governo svia l’attenzione dai problemi economici in cui versa il paese inscenando un farsesco Far West urbano. “C’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le ‘buffonate’, che servono solo a riempire pagine di giornali”.

La guerra dei penultimi conto gli ultimi. Cioè quello che la Sinistra denuncia da sempre, il peggiore dei mali perchè consente ai più ricchi di prosperare mentre i più deboli pensano semplicemente ad individuare un pericolo. Anzi, questo consente una inedita “alleanza” tra sfruttati e sfruttatori.

E il giornale fornisce i dati, sottolineando che a una crescita delle imprese corrisponde una diffusione del disagio tra le famiglie: “Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni”.

Prosegue Famiglia Cristiana: “L’industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c’è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso”. Di qui la domanda dei cattolici: “E’ troppo chiedere al governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?

Come non condividere? Parole sante! (il gioco di parole non è voluto, lo giuro…)

Insomma, questa uscita di Famiglia Cristiana è la palese dimostrazione che i problemi di questo Paese sono così drammatici da essere davvero sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo lottare con forza e fermezza, oltre che con grande convinzione, affinchè questi siano i temi al primo posto dell’agenda politica e sociale.

E’ incredibile che il Partito Democratico si faccia scavalcare a sinistra da Famiglia Cristiana. Avete mai sentito un esponente del PD esprimersi in questi termini?

Solo recuperando una forte capacità di opposizione della Sinistra possiamo evitare che questa destra spadroneggi come già sta abbondantemente facendo. E’ ormai evidente l’incapacità del PD di fare opposizione in maniera credibile.

Riportiamo al centro la questione sociale prima che sia troppo tardi.

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mercoledì 23 luglio 2008

Banche. Ora in cassa ci troveremo i vibratori.

Unicredit si butta sui sexy shop. Rileva il 10% della catena Beate Uhse.
(TGFin) Unicredit entra nei sexy shop e lo fa attraverso la controllata tedesca Hypo Vereinsbank. Il gruppo di Piazza Cordusio ha infatti acquistato il 10% delle azioni della società Beate Uhse, la catena di sexy shop più diffusa al mondo e quotata sul listino di Francoforte dal 1999. La notizia è stata diffusa dal quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung.

Alessandro Profumo ha fiutato l'affare. Visto l'andamento poco entusiasmante dei mercati finanziari, l'a.d. del gruppo bancario ha pensato di diversificare gli investimenti puntando sull'hard, uno dei pochi settori che, nonostante la congiuntura economica sfavorevole, non conosce crisi. E Beate Uhse ne è l'esempio: con oltre 330 punti vendita è diventato il gruppo leader dell'erotico non solo nel Vecchio Continente, ma nel mondo, e registra fatturato e ricavi in costante crescita.

Reuben Rotermund, membro del consiglio d'amministrazione e figlio della fondatrice, scomparsa nel 2001, cercava dal 2007 un acquirente per la sua quota. Attualmente il valore in borsa si aggira sull'euro per azione. E Unicredit ora si è fatta avanti.
Il maggior azionista della società resta l'olandese Consipio Holding Ag, con il 30%, mentre la Rotermund Holding Ag, con sede nel Lichtenstein, conserva il 7,43% delle azioni.

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mercoledì 25 giugno 2008

Veltroni contrattacca: “Il buco di Roma? Una bufala: è inferiore a quello di Milano”.

Il segretario del Pd Walter Veltroni

(Panorama) “Cancella il debito”. La canzone-slogan pro-Africa di Jovanotti e Bono viene bene anche cantata dal loro fan Walter Veltroni: “Il debito di otto miliardi del comune di Roma? Una bufala gigantesca e mediatica”.

Durante una conferenza stampa il leader Pd ed ex sindaco della capitale ribatte alle accuse lanciategli da Berlusconi e Alemanno: “Il neosindaco di Roma” dice Veltroni “ha subito una campagna decisa dal presidente del Consiglio per attaccare il capo dell’opposizione”.
Al leader Pd non è certo andato giù quell’epiteto, “fallito”, rivoltogli da Berlusconi: “Lui è l’ultimo” dice “a poter parlare, visto che il suo governo ha lasciato 30 miliardi di debito”. Veltroni spiega, mostra tabelle e cifre “il buco è di 6,8 miliardi come certificato dalla Ragioneria generale di Stato, non ci sono dati occulti”.

Secondo l’ex sindaco si tratta di una voragine “accumulata durante decenni e comunque inferiore, nel dato pro-capite, al debito dei cittadini milanesi: 2.480 euro contro i 2.540 per romano”. I problemi di bilancio derivano, secondo Veltroni, “dalla sperequazione dei trasferimenti erariali pro capite (più soldi a Milano) non compensati dal governo, e dai mancati trasferimenti della Regione dovuti al buco della sanità laziale lasciato da Storace”. E la liquidità sarebbe in crisi anche “per l’abolizione dell’Ici” voluta dal governo.
“È molto pericoloso per Roma negare o minimizzare l’esistenza di un’obiettiva e grave emergenza finanziaria che investe il bilancio del Comune”, risponde in una nota di risposta alle parole di Veltroni il sindaco di Roma Gianni Alemanno. “Le affermazioni di Veltroni potrebbero dare nuovi argomenti a coloro che negano la necessità di un forte intervento governativo per risolvere la pesante crisi economico-finanziaria in cui versa il Comune di Roma. L’unico atteggiamento responsabile”, conclude il sindaco, “non è quello di alimentare ulteriori polemiche politiche, ma di attivare una collaborazione politica e istituzionale”.

E il sottosegretario all’Economia Vegas gli dà man forte e ritiene “mostruosa la situazione dei debiti romani”.

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giovedì 19 giugno 2008

Manovra: più tasse ai petrolieri per aiutare anziani e giovani coppie.

Giulio Tremonti
(Panorama) Aiuti alle giovani coppie per l’acquisto della prima casa, riduzione del 50% sulla spesa per la pubblica amministrazione, libri di testo scaricabili da Internet, tagli pesanti per Regioni ed enti locali. Ma anche tasse a petrolieri, banche e assicurazioni per aiutare gli anziani. Non ci sarà, invece, il ritorno del ticket sanitario.È partita la rivoluzione sui conti pubblici da 34,8 miliardi targata Tremonti. La Finanziaria triennale, che sostituisce il vecchio Dpef, è stata approvata dal Cdm e prevede una vera stangata per Regioni e Comuni: il governo ha messo in conto per il 2009 risparmi di spesa dalle autonomie locali per 3-3,4 miliardi. Per il 2009, il ministro dell’Economia Tremonti ha messo in atto una correzione di 13,1 miliardi, nel 2010 e 2011 di 7,1 e 14,6. Nella manovra, inoltre, la crescita del Pil 2008 viene rivista allo 0,5% dal precedente 0,6%, con un deficit/Pil tendenziale 2008 al 2,5%. Deficit che sarà corretto di un decimo di punto per portarlo ad un programmatico di 2,4%.

Fra le misure, la Finanziaria prevede anche la Robin Hood Tax sulle imprese petrolifere, un nuovo regime delle deducibilità per banche e assicurazioni (da questi provvedimenti arriveranno in tutto 4 mld), tagli automatici delle accise sui carburanti e un aumento della tassazione sulle stock option. La scure di Tremonti si abbatterà anche sui manager pubblici, il cui stipendio dovrebbe essere tagliato del 25%. E ‘rispuntato poi il redditometro, assieme ad un piano triennale di controlli anti-evasione e, per i Comuni, un maggiore coinvolgimento nella caccia a residenze fittizie all’estero, con l’attribuzione del 30% del recuperato ai Comuni stessi. In compenso Equitalia restituirà le somme erroneamente versate, mentre salta l’obbligo di fidejussione bancaria per la rateizzazioni superiori ai 50 mila euro.
“Avremo il pareggio di bilancio entro il 2011″, ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, commentando la manovra. E ha aggiunto: “Ho chiesto ai ministri di fare dei sacrifici”. Il padre della manovra, Giulio Tremonti, infine, ha tenuto a precisare che “la discussione in Cdm sul piano è durata nove minuti e mezzo”.

Ma ecco, misura per misura, la manovra finanziaria:
Card anziani per comprare pane con sconto. Verrà data in forma anonima ai pensionati minimi e consentirà di usufruire riservatamente di prezzi agevolati per l’acquisto di beni alimentari e per pagare le bollette di luce e gas.
Robin hood tax, ires al 33%. Per le compagnie petrolifere l’aliquota Ires torna dal 27% al 33%. Era stata abbassata con l’ultima Finanziaria varata dal governo Prodi. Ci saranno interventi fiscali anche sulle scorte di magazzino e sull’entità dei diritti minerari.
Banche, stretta su interessi passivi. A differenza dei petrolieri, Tremonti non ha fornito dettagli rispetto alla misura fiscale sulle banche. Si dovrebbe agire attraverso un ampliamento della base imponibile di banche e assicurazioni con un tetto alla deducibilità degli interessi passivi.
Stop divieto cumulo pensione-lavoro. Reddito e pensione dovrebbero tornare ad essere “interamente” cumulabili. La norma non varrebbe però per gli istituti pensionistici privati.
Abolita legge contro dimissioni in bianco. Dovrebbe anche essere ripristinato il lavoro a chiamata che era previsto dalla legge Biagi ma che era stato poi abolito con il protocollo sul welfare.
Certificati falsi, taglio stipendio statali. Busta paga più leggera per chi presenterà falsi certificati medici o timbrerà il cartellino di presenza per poi lasciare l’ufficio.
Con caro benzina sconto automatico. Lo “sconto” sui carburanti legato al recupero dell’extragettito Iva per l’aumento dei prezzi del greggio dovrebbe diventare automatico.
Piano casa. Il progetto punta a dare una mano alle fasce più deboli, dalle giovani coppie ai bassi redditi fino agli studenti fuori sede.
Stretta su consulenze P.A. Giro di vite sulle consulenze della pubblica amministrazione che dovranno risultare sempre più trasparenti.
Salta tracciabilità pagamenti. Oltre i 100 euro, a partire da luglio, non sarebbe più stato ammesso il cash per i pagamenti dei professionisti.
Fondi per Roma e Expo Nilano 2015. Stanziate le risorse sia per aiutare Roma a fare fronte all’emergenza deficit sia per avviare le opere in vista dell’Expo nel capoluogo lombardo.
Tagliati mini-enti. Dovrebbero essere soppressi quelli con meno di 50 dipendenti. Ore contate anche per gli enti che non saranno confermati dai ministeri vigilanti entro la fine dell’anno.
Benzina al supermercato. Viene accelerato il processo di ristrutturazione e liberalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti.
Assegni liberi fino a 12.500 euro. Rialzato il tetto per gli assegni obbligatoriamente “non trasferibili”. Dal 30 aprile era a 5.000 euro.
Imprese in un giorno: arrivano semplificazioni amministrative per chi vuole mettere sù attività d’impresa.
Più poteri a mister prezzi. Il Garante dei prezzi potrà fare indagini in settori specifici con il supporto della Guardia di Finanza.

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lunedì 16 giugno 2008

California. I matrimoni gay alla fine diventano solo un business.

Non solo diritti civili, ma anche business. In California, dopo la riforma della legislazione che permette le nozze tra persone dello stesso sesso anche se residenti in un altro stato, fioriscono le iniziative. Secondo uno studio dell’Università di Los Angeles, l’indotto avrebbe già creato 2.100 nuovi posti di lavoro, muovendo qualcosa come poco meno di settecento milioni di dollari.

Un potenziale economico che non è sfuggito agli investitori, come spiega Tony Moraga, dell’associazione Golden Gate Business.

“Gli operatori economici hanno capito di avere davanti un mercato immenso, e che grazie ai matrimoni omosessuali può rendere bene. Poi questa sarà l’estate dell’amore…”

La svolta, in California, era arrivata il 16 maggio scorso, quando la Corte Suprema dello stato ha annullato il divieto dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Secondo una indagine, oltre 50.000 delle 102.000 coppie omosessuali californiane hanno in programma di sposarsi entro tre anni.

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giovedì 12 giugno 2008

California. Secondo uno studio le unioni tra gay aumenteranno i posti di lavoro.

Lo studio e' stato condotto dalla Los Angeles School Law presso la University of California.
(Ansa) I matrimoni omosessuali in California aumenteranno i posti di lavoro e - in generale - faranno bene all'economia. Uno studio in tal senso e' stato condotto dalla Los Angeles School Law presso la University of California, ed ha accertato, sulla base di una proiezione ecnomico-matematica, che nell'arco di tre anni a partire da oggi saranno almeno 50mila le coppie gay che si sposeranno, e altre 68 mila voleranno in California da tutti gli Stati Uniti, con l'intenzione appunto di sposarsi, con conseguenti feste nuziali.

Tutto cio' fara' si' che intorno ai matrimoni gay si creera' un 'indotto' pari a 64 milioni di dollari, tutti spesi in fiori, fotografi, torte e banchetti, e si creeranno 2.200 nuovi posti di lavoro. Senza contare - sottolinea lo studio - l'effetto positivo in termini economici che i matrimoni gay avranno sul turismo. E nelle casse dello Stato entreranno tasse per 9 milioni di dollari.

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martedì 10 giugno 2008

Anche la Endemol di Berlusconi tra i proprietari di Gay.tv. Il mondo gay sconcertato.

Gay.tv si rinnova.
Gay.tv, sito dedicato al target gay e gayfriendly in Italia, parte del network di tg|adv, cambia look e da oggi si presenta ai propri utenti con una nuova home page.

(Pubblicità Italia) Il sito risponde così alle esigenze di un pubblico sempre più eterogeneo con interessi, gusti e propensioni variegate. La nuova veste grafica di www.gay.tv permette un’esposizione più completa dei contenuti del sito e garantisce una fruizione più veloce da parte dell’utente.
Fra le novità la sezione Gay.fm, la nuova radio online libera e gratuita che trasmette successi italiani e internazionali.
La nuova home page prevede un maggior numero di notizie che arrivano dall’estero e che offrono agli utenti di Gay.tv un aggiornamento puntuale rispetto all’attualità e a quello che succede nel resto del mondo, in politica, in materia di diritti ma anche nel lifestyle e nell’intrattenimento.
Il sito, di proprietà di Xat Production e YAM112003 (società del gruppo Endemol), raggiunge al mese 500.000 utenti unici e 32.000.000 impression.
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Ndr. Molte cose ora hanno una risposta come molte cose questi signori le dovranno spiegare. Berlusconi niente diritti ai gay ma i loro soldi li prende. Demagogia? No, solo realtà... E' chiaro a questo punto che anche Gay.it e Clubbing, sodali in una sorta di alleanza nella politica economica (e certamente non culturale... probabilmente non ne conoscono neppure il termine...), fanno parte di questa cricca...

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sabato 7 giugno 2008

Prostituzione. 2 su dieci sono minorenni. Per il racket affari per un miliardo.

Dossier Caritas e Arcigay sulla prostituzione. Minorenni due lucciole su dieci.
Quasi tutte straniere. Nove milioni di clienti spesso sposati. Quelle 70 mila schiave del sesso.
(Caterina Pasolini - La Repubblica) Irina, sedici anni, comprata per 200 euro in Romania, picchiata dal protettore con una mazza da baseball se non guadagnava almeno 5 mila euro lungo i viali romani. Una schiava, umiliata e trattata come un animale: con le iniziali del suo aguzzino incise sulla pelle con un pezzo di vetro come un marchio di proprietà. Se passa il ddl anche lei verrebbe considerata un "soggetto pericoloso" come le oltre 70mila prostitute che si vendono ogni giorno in Italia, cercate ogni mese da ben nove milioni di clienti di cui il 70 per cento è regolarmente sposato.

Settantamila persone in vendita: 50% lucciole, 30% viados, 20% minorenni - gli uomini sono in minoranza, un migliaio a Milano e altrettanti ragazzi di vita a Roma calcola l'Arci gay - in un mercato del sesso a pagamento che ha un giro di affari presunto di novanta milioni di euro al mese, oltre un miliardo l'anno. Lavorano soprattutto in strada e per la maggior parte sono straniere - di oltre sessanta nazionalità dicono le statistiche della Caritas che ha raccolto il racconto di 4mila donne, soprattutto romene e nigeriane.

L'incubo dei loro viaggi della speranza finiti sui marciapiedi con l'inganno, di chi a casa aveva fatto liceo o università (28%) ed è arrivata sperando in un lavoro regolare ed è stata costretta, tra stupri, ricattati e minacce di riti woodoo, a mettersi all'asta per mantenere la famiglia all'est o in Africa. Ragazze in vendita alla luce del sole, sulle consolari, o invisibili come le cinesi, sfruttate come schiave in case d'appuntamento solo per connazionali nascosti nelle chinatown e scoperti solo dopo alcuni casi di aborti clandestini.

Straniere in strada, sempre più numerose, sempre più a prezzi stracciati - si parla ormai di 30 euro a rapporto - e le italiane a casa visto che appena possono si organizzano, hanno l'appartamento di proprietà che consente di scegliere i clienti e magari non avere il protettore. Le più tecnologiche si affidano ad internet e tra finte escort che offrono "solo" compagnia a 400 euro l'ora e altre che garantiscono sogni a luci rosse con foto esplicite nei loro siti, il mercato si amplia: si parla di altre 300mila i risultati su Google alla voce escort Italia.

Vendute, minacciate. I dati del ministero parlano di un 10% vittima del racket, costretto a prostituirsi perché minacciata o hanno minacciato i parenti, i figli rimasti in patria. Parole che si trasformano in realtà nella maggior parte dei casi: ogni anno sono una ventina le lucciole uccise, il 14 per cento è stato ingannato e violentato prima di essere sbattuto sulla strada, negli ultimi sei anni 37mila sono state accompagnate ai servizi medici o sociali.

Clandestine soprattutto, e per questo schiave senza diritti: obbligate a prostituirsi senza preservativo per far pagare di più i clienti - (l'80 per cento degli uomini chiede di farlo senza condom), costrette a vendersi anche incinte, lasciate sul marciapiede 12 ore al giorno con la pancia che cresce perché il loro corpo frutta dai 5.000 ai settemila euro. Sette le regioni con la maggiore presenza di prostitute di strada: Lazio, Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Abruzzo.
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giovedì 8 maggio 2008

L'Istat e "100 statistiche per il Paese".

(Sky tg24) Un'Italia più sicura ma con più paure. L'economia cresce più lentamente della media europea. La povertà preoccupa. Ci si sposa poco e si risparmia su cultura e svaghi. Questi alcuni dati del rapporto Istat "100 statistiche per il Paese".
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sabato 19 aprile 2008

Inchiesta. Spendaccioni e consumisti. L'economia punta sui gay.

Viaggi e moda, locali e editoria: in Italia un business da 150 milioni.
(Sandra Riccio - La Stampa) La diversità è ricchezza per tutti. Se ne sono accorti gli operatori del turismo che a un segmento di nicchia come quello degli omosessuali hanno dedicato lo stand più grande del Salone internazionale del turismo che si tiene in questi giorni a Barcellona. Sotto lo stesso tetto sono confluiti oltre 50 espositori di tutto il mondo che per il target dei gay hanno preparato pacchetti viaggio su misura. Le potenzialità di incassi non mancano. Stando alle stime, i viaggi dedicati a omosessuali e lesbiche raccolgono circa il 7% dell'intero giro d'affari generato dall'industria del turismo. E la tendenza è in crescita soprattutto in un Paese come l'Italia in cui tra mille tabù e reticenze la categoria dei gay si sta affacciando soltanto ora con più decisione al mondo dei consumi.

E con una libertà di spesa maggiore rispetto a quella delle famiglie tradizionali. «In più in Italia questo elemento è anche amplificato perché circa la metà dei 5 milioni di omosessuali nostrani vive ancora in famiglia e dunque ha un reddito residuo che in proporzione è ancora più alto rispetto alle medie europee», spiega Alessio De Giorgi amministratore delegato del sito Gay.it.

Nato nel 1997 come punto di incontro in rete per la comunità omosessuale nel 2007, ha fattura poco meno di un milione di euro. Tra le prime iniziative che ha sviluppato c'è proprio il portale dedicato ai viaggi Out Travel. La più grande agenzia di viaggi gay online in Italia ogni anno manda in vacanza circa 3mila persone con un fatturato che arriva a 1,5 milioni di euro. Intorno a questa realtà è sorto poi tutto un universo fatto di guide ed eventi dedicati a questo universo.

Ma non soltanto i viaggi fanno guadagnare. Stando ai dati forniti dagli addetti ai lavori il giro d'affari generato nel nostro Paese da questa comunità si muove tra i 100 e i 150 milioni di euro l'anno. Una grossa fetta della torta la incassa il mondo della moda e quello dell'intrattenimento. Anche l'Arcigay, con la rete di locali, bar, saune, discoteche, genera una buona parte delle entrate. «Basti pensare che le persone che frequentano tutti i locali dell'area in tutta Italia sono ogni anno due milioni con una spesa media di 15-20 euro a testa», dice il presidente dell'ArciGay, Aurelio Mancuso. E poi c'è il settore della comunicazione con le molte riviste dedicate a questo universo da Babilonia a Clubbing fino a Pride. In tutto distribuiscono 50 mila copie al mese.

Le potenzialità del fenomeno sono sotto gli occhi di tutti. Sulle televisioni nazionali passano spot con situazioni ironiche o trasgressive, sul mondo gay: dal giovane smilzo che diventa un nerboruto ballerino (gomme da masticare Vigorsol), al baciatore misterioso (liquore Bailey´s). I media dedicati al pubblico omosessuale, dal sito Internet Gay.it alla televisione satellitare Gay.Tv, dopo la prima fase di sperimentazione hanno fatto il grande salto, cercando nuova pubblicità di grandi aziende sull´esempio dei primi apripista, fra i quali ci sono stati la Renault e i telefonini Sony Ericsson. Le potenzialità sono state scoperte anche dai grandi gruppi della telefonia mobile: «Siamo stati partner dell'evento romano Gay Village per due anni. Il target gay è per noi un target caratterizzato da un'elevata propensione ai consumi comunicativi e all'innovazione tecnologica. Si tratta di una nicchia che in Italia deve ancora emergere del tutto e quindi le potenzialità sono alte», dice Stefano Piastrelli, direttore comunicazione e advertising del gruppo telefonico 3 Italia.

E l'economia omosessuale ha anche un indotto. Le varie dinamiche sono state studiate anche dal mondo dell'Università: «L'apertura verso il mondo gay può avere numerosi effetti postivi sull'economia e sullo sviluppo di una regione e di un paese, sia diretti che indiretti. Per effetti indiretti si intende l'impatto sul clima di apertura mentale e culturale e che stimola l'incontro tra idee diverse e processi innovativi. Gli effetti indiretti consistono invece in tutto quello che riguarda i consumi, il turismo e industrie collegate», dice Irene Tinaglia, ricercatrice della Canegie Mellon University di Pittsburgh e autrice del libro di prossima uscita con Einaudi «Talento da Svendere. Perché il talento in Italia non riesce a prendere il volo».

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sabato 12 aprile 2008

Marketing gay. Nuova Zelanda, l’aereo più rosa del mondo.

Il tempo passa e i costumi cambiano. Finalmente. E in Usa soprattutto, dove prende il volo un’iniziativa…colorata.

(Stefano Morel - Giornalettismo) Cosa c’entrano gli Stati Uniti di fine 800 con quelli di fine 900? Cambia tutto, è ovvio, a partire dal numero di stellette sulla bandiera, ma resta tra le altre cose il razzismo. Quello “buono”, s’intende, che nelle intenzioni aiuta ad integrare. Quello che a fine XIV secolo fa una squallida parodia degli afroamericani con i Blackface Minstrel, e quello che cento anni più tardi fa lo stesso con gli omosessuali con la serie TV Tre cuori in affitto, entrambe di grande successo. Ma facciamo un salto avanti, anzi un volo. Uno di linea, per la precisione, quello che battente bandiera dell’Air New Zealand per la prima volta quest’anno ha proposto un viaggio del tutto particolare per coloro che dagli Stati Uniti desiderino partecipare al Mardi Gras di Sidney senza annoiarsi troppo nelle molte ore di volo: il Pink Flight. Il martedì grasso di Sidney è l’evento carnevalesco che da trent’anni richiama gay e lesbiche da tutto il mondo, all’insegna del motto “Our freedom, you freedom”.

L’AEREO ROSA - Così la compagnia neozelandese ha pensato bene di introdurre i partecipanti americani e canadesi nell’atmosfera già dal viaggio, che come dice il nome si svolge a bordo di un Boeing 777 in cui il colore predominante è il rosa. Il costo è nella media, tra i $1,100 e i $1,800, a seconda della città di partenza. Nessuna convenienza economica, dunque. L’attrattiva del volo sta tutta nell’entertainment, che per pigrizia di traduzione e dovuta citazione, ricopio da Dispenser, la trasmissione radiofonica di Rai2 dove ho sentito la notizia. Preparatevi all’imbarco, dunque, il check-in questa volta non lo sbaglierete di sicuro, è quello con i boa di struzzo come separatori e l’indicazione “Divas queue here”. Una volta a bordo quattro drag-queen Buckwheat, Miss Ribena, Tess Tickle e Venus Mantrapp sostituiscono le tradizionali hostess, chi c’è stato racconta al Bay Area Reporter che la cosa più divertente era stare a guardare una coppia di eterosessuali che hanno scelto quel volo per sbaglio. Non manca la celebrità, nello staff, si tratta di Kathy Griffin che dopo il decollo si toglie la maglia per restare in reggiseno durante il volo. Se vi state chiedendo chi sia Kathy Griffin, è la vincitrice di un Emmy Award, cabarettista, produttrice, attrice ed icona gay. Ma non solo, perché da meno di un mese è stata ordinata Ministro di culto dalla Universal Life Church ed ha già celebrato il primo matrimonio. Tornando in quota, prosegue il party “historical and hysterical”, tra vendita di gadget rigorosamente rosa, performances live delle drag queen, giochi a tema.
La nostra libertà è la tua libertà.

CONCLUDENDO - E intanto diecimila metri più in basso, sono finiti i tempi in cui un afroamericano veniva invitato ad arruolarsi nella guerra di secessione, con la promessa che solo così – che vivesse o morisse – avrebbe guadagnato la libertà. Ed è comune, con un’autoironia irriverente, l’espressione “nigga” tra gli afroamericani, sempre che non sia un bianco a pronunciarla. Come sono finiti, anche, i tempi in cui gli omosessuali venivano perseguitati, o, in seguito, ne fosse sottolineata la presenza con occhi sgranati, colpetti di gomito e squallide interpretazioni. Ora sono loro stessi a darsi divertiti della “frocia”, o ridere fino alle lacrime di fronte ad improbabili Moire Orfei, così in terra come in cielo.
Quasi che libertà, oggi, stesse nello sdrammatizzare, magari con una risata, quando a farla non sono gli altri. Il problema è che non sempre, sdrammatizzando, si riesce a prendersi e farsi prendere sul serio. Che a rimarcare la propria diversità, ostentandola, si è sicuri di non partecipare al maledetto giuoco dell’oca?

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venerdì 25 gennaio 2008

Crisi a Famiglia Cristiana e in tutta l'Editrice San Paolo. In chiusura le redazioni periferiche.

(Asca) Momento difficile per la Periodici San Paolo, l'editrice che pubblica, tra l'altro, il settimanale cattolico ''Famiglia Cristiana'', in preda da anni ad una grave crisi che vede costantemente ridursi il numero di copie vendute. Per ribaltare una situazione economica in rapido e costantemente peggioramento negli ultimi anni, con perdite stimate per il 2007 in oltre 2 milioni di euro, la societa' ha deciso di varare un drastico piano industriale che prevede, tra l'altro, la chiusura di tutte le redazioni periferiche (compresa quella di Roma, dove lavorano 9 giornalisti) e l'accentramento di tutte le attivita' a Milano.

Il piano prevede anche un potenziamento delle attivita' web e multimediali del gruppo e scongiura, per il momento, la chiusura di alcune delle testate della ricca 'scuderia' dei Paolini (oltre a Famiglia Cristiana, spiccano il settimanale per ragazzi Il Giornalino e il mensile Jesus). Ma queste misure non sono bastate al Comitato di Redazione delle riviste del gruppo, che ha indetto 20 giorni di sciopero contro un piano ''privo di credibili progetti di rilancio''.
La Societa' San Paolo, l'ordine religioso proprietario delle riviste, ha anche deciso di affianciare come condirettore Giusto Truglia al direttore di 'Famiglia Cristiana', Antonio Sciortino, per aiutarlo a superare il difficile momento della rivista; e di sosituire il direttore del mensile Jesus, Vincenzo Marras, con quello del Giornalino, Antonio Tarzia. Marras e' stato destinato a guidare Telenova, il network televisivo dei Paolini.

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venerdì 18 gennaio 2008

Glbt: Gay, lesbiche, bisex e trans... marketing e comunicazione.

(Emmegipress) Le ricerche di mercato non riescono a stimare quanti sono i gay in Italia, considerando che per saperlo bisogna oltrepassare la cortina protettiva della privacy; però sembra che la popolazione «Glbt» (gay, lesbiche, bisessuali e transessuali) oscilla tra i 1,5 milioni e i 4 milioni di persone.

E nel resto del mondo ?

La comunità spagnola, supera di poco i 2,6 milioni; quella britannica è di 3,6 milioni di persone. Gli americani gay sono 19 milioni, con un potere d'acquisto intorno agli 800 miliardi di dollari l'anno (oltre 547 miliardi di euro). In tutto il mondo, invece, ci sarebbero almeno 45 milioni di gay su una popolazione complessiva intorno ai 6 miliardi d'individui.

Le marche che fanno pubblicità all'estero su misura e con protagonisti gay sono: Nokia, American Express, Fiat e ancora Lufthansa o Lancome, Volvo, D&G, gli alberghi Holiday Inn e Ikea.

Il paradosso del marketing è, però, il marchio di convergenza: pensato per o fatto proprio dalla comunità gay, ma sdoganato dalla società. Una conferma? Il numero di eterosessuali che conosce la canzone dei Village People, Ymca.

In Italia, comunque, c'è già chi ha iniziato a segmentare i prodotti, per dare a ogni marca il posizionamento che preferisce e aggirare così temute definizioni.

I clienti eterosessuali finiscono spesso per appropriarsi di stili di abbigliamento gay friendly, sia per emulazione sia per per assuefazione. Seguono i prodotti funzionali, come quelli di agenzie turistiche o d'incontri personali dedicati al target «Glbt», tagliati su misura per il segmento ma certe volte rifiutati perché segno di ghettizzazione sociale, e infine quelli simbolici. Come Gucci, Prada, Alessi, Bmw-Mini o Coca-Cola che spingono sull'idea di appartenenza, autoidentificazione, piacendo a entrambi gli schieramenti perché cavalcano i binomi lusso-esclusività, trash-eccesso oppure originalità-orgoglio da trendsetter.

In conclusione, quale risultati ci sono ? In Italia le aziende non fanno marketing, salvo casi sporadici. Il motivo ? Le loro iniziative all'estero non hanno raggiunto gli obiettivi economici attesi.

fonte: Brokeback MOTEL

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giovedì 17 gennaio 2008

A.A.A. Cercasi banchiere gay.

(Giuseppe Morello - Affari italiani) Si fa fatica ad attribuire alle banche d’affari motivazioni etiche, risulta per questo inspiegabile la scelta di istituti come Credit Suisse, Goldman Sachs, Lehman Brothers, Merrill Lynch e Ubs di reclutare nell’area asiatica personale gay.

La cosa, ovviamente, non ci dispiace per nulla, anche perché contribuisce a sfatare il mito per cui essere gay comporta carriere professionali obbligate: parrucchieri, stilisti, ballerini, arredatori e poco altro. Il fatto però resta curioso, perché le banche non si sono limitate a dire “assumeremo i migliori senza discriminazioni”, ma si sono messe specificamente alla ricerca di gay e lesbiche.

È il caso di Lehman, che ha organizzato un evento all'Università di Hong Kong per reperire personale, invitando esclusivamente gay e lesbiche.

Ora, siccome è vero che gli omosessuali non hanno nulla in meno rispetto a chi pratica una sessualità “classica”, è anche vero che non hanno nulla in più. A meno che i manager delle banche non ragionino per banali luoghi comuni pensando che i gay “sono più sensibili”, che “sono più sinceri degli eterosessuali” e che magari saranno più gentili con i clienti e addobberanno lo sportello con deliziosi ninnoli colorati.

Forse gli stessi manager prendendo la decisione hanno concluso la riunione dandosi cameratesche pacche sulle spalle mentre ripetevano la vieta battuta: “Prendiamoli, è gente che sul lavoro si fa il culo”? E giù tutti a ridere. Resta comunque bizzarro che l’omosessualità, un tempo fonte di discriminazioni, in questo caso diventi addirittura un privilegio. Meglio così: consideriamolo una sorta di risarcimento.

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mercoledì 16 gennaio 2008

Asia. Titolo sul Financial Times: «Banchieri gay cercansi».

Spiragli di accordo per i metalmeccanici.

(Il Giornale) La crescita economica galoppa nell’Asia del 21esimo secolo. Ma il contesto socio-culturale implica libertà sessuali e tolleranza che avanzano a passo di lumaca. Ad accentuare ulteriormente le contraddizioni sono ora le banche d’affari, che si ergono a fare da avanguardia alle lotte per l’emancipazione. «Banchieri gay cercansi», titolava ieri in prima pagina il Financial Times, dedicando un lungo articolo alle iniziative che queste istituzioni stanno compiendo in Asia per attirare nelle loro fila «i migliori talenti» tra i lavoratori disponibili sul mercato; compresi gli omosessuali.

Credit Suisse, Goldman sachs, Lehman Brothers, Merrill Lynch e Ubs: a essere impegnate in queste campagne sono alcune tra le maggiori banche d’affari mondiali. Lehman, ad esempio, ha recentemente promosso «un inusuale evento» presso l’università di Hong Kong per reperite personale: l’invito era specificatamente rivolto a gay e lesbiche. «È stato un successo e la banca intende moltiplicare queste iniziative, scrive Ft». Altre banche d’affari lanciano iniziative congiunte, e si organizzano cene, letture e altri eventi attorno al tema dell’omosessualità. Questo, prosegue l’Ft, mentre nella maggior parte dei paesi asiatici gli omosessuali restano discriminati all’insegna dell’intolleranza religiosa, sia nella vita di tutti i giorni, sia nel mondo del lavoro. Nella mistica India dai mille volti i rapporti sessuali tra persone dello stesso sono un reato penale; in Malesia c’è il crimine di «sodomia». In altri paesi come Thailandia, Filippine e Hong Kong sono c’è un po’ più di tolleranza.

Non sono comunque motivi umanitari a ispirare le banche occidentali. L’Asia è il continente con il maggior livello di crescita economica e con le prospettive di sviluppo più allettanti. Per le banche d’affari è cruciale poter trovare il miglior personale possibile, anche tra omosessuali che non si lascino scoraggiare dall’ostilità culturale locale.

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giovedì 10 gennaio 2008

Bruno Vespa: Il 2007 è stato veramente l'anno dell'inizio della decadenza.

Un minimo di onestà intellettuale mi impone di dire che l’anno che ci siamo lasciati alle spalle è stato quello in cui la decadenza dell’Italia è stata più percepibile.

(Bruno Vespa - Grazia) Un giorno il cane è venuto dalla campagna in casa. I due gatti sono stati chiusi a lungo nello studio. Quando il cane è andato via, loro sapevano che sarebbe potuto tornare e che la loro vita, in ogni caso, era cambiata. I due gatti convivevano da dieci anni, ma non si erano mai sopportati. Lei bellissima, aristocratica e insofferente. Lui randagio, furbissimo e affettuoso. La notte dopo che il cane era andato via, i gatti sono venuti nella nostra camera, sono saliti sul lembo estremo del letto e hanno dormito con noi. La gatta, in particolare, che quando ha sete viene a svegliarmi per chiedere acqua fresca, è rimasta immobile fino a quando io non ho provveduto spontaneamente. Mi spiace che un episodio sgradevole abbia migliorato il grado di saggezza dei miei gatti, ma anch’io spero d’imparare qualcosa da questo episodio. Lo cito nel primo articolo del nuovo anno perché la direzione di «Grazia» mi ha chiesto se me la sentivo di aprire il nuovo ciclo con una parola di ottimismo.
Sono ottimista per carattere, ho visto sempre il bicchiere mezzo pieno, ma un minimo di onestà intellettuale mi impone di dire che l’anno che ci siamo lasciati alle spalle è stato quello in cui la decadenza dell’Italia è stata più percepibile.
Non voglio ripercorrerne le ragioni perché - come mi diceva l’avvocato Agnelli - nei momenti difficili bisogna sempre guardare avanti. Ma guardare avanti senza dimenticare.
Qualche anno fa, incontrando l’allora primo ministro spagnolo José Maria Aznar, gli feci i complimenti per il sorprendente sviluppo del suo Paese. «Magari avessi l’economia dell’Italia…», mi rispose lui. Bene, adesso lo spagnolo medio è più ricco dell’italiano medio. E il greco - dico il greco - incalza. Pochi giorni fa ho scambiato qualche battuta a Istanbul col primo ministro turco Recep Erdogan: non sapevo che da loro il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo è la metà del nostro. La Turchia ha perfettamente in regola le carte economiche per entrare in Europa. Noi, in teoria, non abbiamo quelle per restarci. Il cane ci è piombato in casa dalla campagna e noi gatti dobbiamo chiarirci le idee. Attingo dalla saggezza di Massimo Catalano (Quelli della notte, con Renzo Arbore, 20 anni fa). Se non produciamo ricchezza, saremo più poveri. Se non studiamo meglio, resteremo ignoranti. Se continuiamo a bloccare cantieri, centrali elettriche, rigassificatori, resteremo paralizzati e presto anche al freddo. Se non vogliamo termovalorizzatori, saremo sommersi dai rifiuti. Se aumenteremo i prezzi dei nostri negozi con la scusa dello sciopero degli autotrasportatori, i clienti ci puniranno. Se non paghiamo le tasse, contribuiremo all’ingiustizia sociale. Se le paghiamo, costringeremo il governo a deliberare aliquote più sostenibili. Per 15 anni ci siamo rifiutati di usare chemioterapia e bisturi per affrontare il tumore dell’Alitalia e siamo arrivati alla metastasi. Se continueremo ad avere 30 partiti (o quanti sono, è difficile contarli), avremo il sistema più inefficiente del mondo sviluppato. Noi siamo davvero un grande Paese, e lo scrivo con la maiuscola. Gli italiani hanno fatto nel mondo cose che nessuno avrebbe osato immaginare. E se guardiamo in casa nostra ai primi 15 anni dopo la guerra, c’è da commuoversi. Abbiamo perciò la possibilità di farcela. E abbiamo il dovere di provarci subito, per noi stessi e soprattutto per i nostri figli. Per quanto mi riguarda, spero davvero di imparare dai miei gatti.

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martedì 8 gennaio 2008

Se non ti ammali sei contro il sistema. La medicina ufficiale e le industrie chimiche-farmaceutiche.

(Franco Libero Manco - La leva di Archimede) I medici, i ricercatori scientifici, i vivisettori, il personale ospedaliero, infermieristico, le industrie chimiche e farmaceutiche… Che cosa farebbe questo sconfinato esercito di persone se la gente non si ammalasse? Se la gente vivesse e si alimentasse in modo sano e naturale a che servirebbero i dottori e le medicine? Il modo migliore per consentire il perdurare di questa situazione di gente malaticcia e bisognosa di farmaci è fare in modo che mangi la carne, cibi raffinati, conservati, trattati ecc.. La salute non rende mentre la malattia da sostentamento ad un esercito sconfinato di addetti ai lavori. E’ vero, “la categoria dei medici e le industrie farmaceutiche esistono perché esiste la malattia” (come è altrettanto vero che la malattia esiste perché l’uomo vive male e si alimenta peggio) come è altrettanto vero che queste categorie non traggono alcun vantaggio da una popolazione in salute, se non quella di reclutare nuovi pazienti. Se la gente smettesse di mangiare animali e derivati si verificherebbe:

  • Chiusura di 10 milioni di farmacie, sovraccariche di farmaci inutili e la conseguente riduzione del 90% dei prodotti venduti.
  • Impoverimento e degrado sociale dei cento milioni di medici: molti di quali dovrebbero adattarsi a fare altri mestieri.
  • Un milione di fabbriche e piccole fabbriche di farmaci dovrebbero chiudere o cambiare attività e produrre altre cose.
  • 10 miliardi di animali detenuti dovrebbero essere liberati dalle catene dagli allevamenti e dalle gabbie dei mattatoi. Un milione di allevamenti e un milione di macelli dovrebbero chiudere i battenti.
  • Allevatori, macellai, commercianti di bestiame, operatori del grande settore carne e produzione casearia, pellami e concerie varie, industrie di smaltimento dei residui animali dovrebbero rassegnarsi ad una conversione delle loro attività.
  • Decine di istituti sanitari tipo FDA, WHO, OMS tornerebbero ad essere piccoli e modesti uffici di raccolta e distribuzione dati e non più santuari sanitari che impongono al mondo la loro egemonia.
  • Decine di migliaia di funzionari sanitari dovrebbero tornare a casa. Niente più fondi governativi multimiliardari per trucchi e buffonate gigantesche tipo Aids, Sars e simili. Niente più fiumi di denaro stanziati per una ricerca inutile, stupida e crudele.
Questo meccanismo infernale, in cui la popolazione ignara ne paga le conseguenze, con prezzi inimmaginabili in risorse umane, sofferenza e numero di morti, vuole che l’individuo continui a vivere (o sopravvivere) concedendosi tutte le deviazioni, i vizi e gli abusi che richiede la società opulenta; vuole che l’individuo non rinunci a nulla nell’illusione che la medicina può far vivere in salute anche violando le leggi naturali, che non rinunci a nessun piacere, che non capisca dov’è la causa delle sue disgrazie, che non abbia il senso critico e si fidi ciecamente di ciò che giornalmente propinano i mezzi di informazione televisivi al servizio delle grandi case farmaceutiche e consegni inerte e fiducioso nelle mani dei centri di potere politico ed economico delle multinazionali la propria salute e la propria vita, convinto che quel che dice la televisione torna a suo beneficio.Abbiamo idea di quale rivoluzione può portare il regime vegetariano con il quale è possibile ridurre del 90% gli infarti, del 97% gli ictus e del 34% dei cancri? Oltre, naturalmente, le altre molte patologie correlate al consumo di carne e derivati animali, quali ipertensione, obesità, diabete ecc. E’ chiaro che la filosofia dei vegetariani deve essere ostacolata e possibilmente denigrata avvisando la popolazione che i vegetariani rischiano carenze alimentari (mai riscontrate e mai denunciate dagli più accreditati istituti di ricerca e dagli scienziati non prezzolati). Che i vegetariani s’improvvisano conoscitori della “complicata” scienza della nutrizione mentre è necessario consultare e… pagare un nutrizionista la cui scienza dimostrerà che per stare bene in salute occorre mangiare di tutto, praticamente quello che fanno tutti, senza bisogno di pagare nessuno. Per milioni di anni la specie umana non ha avuto bisogno di nutrizionisti e di medicine, come tutte le altre specie dei viventi, ora ha bisogno dell’uno e dell’altro: sarà per questo che è così malaticcia?
Così vanno le cose.

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