Il linguaggio politico della Curia.
(Carlo Maria Lomartire - Il Giornale) Chi pensa che la Chiesa non abbia diritto di intervenire anche su questioni come immigrazione clandestina, rom o la moschea di viale Jenner si sbaglia di grosso. Vescovi e sacerdoti hanno anzi il dovere pastorale di esercitare il magistero ecclesiale su tutti gli argomenti che abbiano rilevanza etica e sociale. Altrimenti la vita religiosa finirebbe per ridursi a fatto privato e la Chiesa, intesa come comunità dei credenti, cesserebbe di esistere. Ed è altrettanto chiaro che poi lo Stato laico deciderà in assoluta autonomia, tenendo conto di quegli interventi quanto riterrà opportuno.
È una disarmante ovvietà che certi iper-laici nostrani si ostinano a non capire, intimando ai vescovi di tacere quando si oppongono ai matrimoni gay e plaudendo quando criticano le misure di controllo dell'immigrazione clandestina e delle comunità rom.
Ma c'è qualcosa che inquieta negli ultimi interventi della Curia milanese - ripeto, assolutamente legittimi - su questi argomenti come su altri: il linguaggio.
Sempre di più sia il cardinale Tettamanzi sia i suoi rappresentanti affrontano questi temi utilizzando una terminologia squisitamente politica. Parlano di fascismo, totalitarismo, populismo, di manipolazione mediatica. Illegittimo per un monsignore o per un prete? Certo che no. Ma mi ostino a credere che i loro argomenti e il loro linguaggio dovrebbero avere altri riferimenti: la carità, la pietà, l'amore. Insomma, il Vangelo e non un volantino politico o un quotidiano di partito. Giacché se gli argomenti sono politici non ho bisogno di sentirmeli ripetere da un prete. Carlo Maria Martini aveva gli stessi orientamenti di Tettamanzi, ma li esprimeva col linguaggio del Vangelo e della Bibbia. Perciò aveva più carisma.
lunedì 7 luglio 2008
Milano. La destra attacca la curia milanese. Un linguaggio troppo laico e quindi troppo chiaro?
Spagna. La chiesa all'angolo: Zapatero la sfida sui crocifissi e sull'aborto.
Il Psoe: «Un diritto l'interruzione di gravidanza». Laicità al centro del 37esimo Congresso dei socialisti. Che chiedono anche l'abolizione dei funerali religiosi di Stato.
(Elisabetta Rosaspina - Il Corriere della Sera) Arrivano tutte insieme, anche se non proprio inattese, le cattive notizie per il presidente della Conferenza Episcopale spagnola, cardinale Antonio María Rouco Varela: secondo i socialisti, al governo, la Spagna non è ancora abbastanza laica. Ed è anche arrivata ora di rimettere mano alla legge sull'aborto, ormai più che ventenne; mentre si comincia a parlare, seppure sommessamente, di eutanasia. Il 37esimo congresso del Psoe, che conclude oggi tre giorni di lavori a Madrid, traccia le linee di un futuro che non concilierà il sonno dei vescovi più conservatori della Chiesa iberica: via i crocifissi da scuole e uffici pubblici; niente più giuramenti ufficiali sulla Bibbia, niente più funerali di Stato secondo il rito cattolico. Il partito di maggioranza non prevede una tabella di marcia serrata e, dopo molte discussioni e ripensamenti, ha deciso di aggiungere l'avverbio «progressivamente» nel comunicato (non vincolante per il Governo) in cui riassume i suoi propositi di riforma della Legge organica sulla libertà religiosa. Ma «la Chiesa cattolica deve essere cosciente che la Costituzione non le riconosce privilegi », si legge nella nota.
Pur ammettendo che «democrazia e religione non sono incompatibili », i socialisti spagnoli si impegnano a realizzare «la laicità che la Costituzione conferisce allo Stato». E citano i passi già compiuti in questa direzione, più o meno gli stessi che, sei mesi fa, avevano spinto la Conferenza episcopale spagnola a chiedere agli elettori cattolici di non votarli: l'educazione civica nelle scuole, il riconoscimento dei matrimoni omosessuali, lo snellimento delle pratiche per il divorzio, l'impulso alla ricerca biomedica.
La questione più dibattuta è stata quella dei funerali di Stato: se non saranno celebrati secondo il rito cattolico, quale liturgia alternativa può proporre un sistema perfettamente laico e aconfessionale? Nella versione definitiva del testo, la segreteria del Psoe ha preferito sfumare il tenore iniziale considerando piuttosto «indispensabile una legislazione che stabilisca nuovi criteri di collaborazione tra confessioni religiose e amministrazioni pubbliche e assicuri a tutte le confessioni un trattamento uguale». Pur senza ritoccare gli accordi raggiunti nel 1979 tra Stato e Santa Sede, come reclamava invece l'ala oltranzista, rappresentata da Izquierda Socialista.
Ieri il Segretario organizzativo del Psoe, José Blanco, ha aggiunto altre spine nel fianco dei vescovi annunciando che la legge sull'aborto dovrà essere rivista. Proposito confermato dalla numero due del Governo, Maria Teresa Fernández de la Vega, che ha parlato di una «riforma avanguardista in difesa dei diritti delle donne». Una commissione di esperti studierà la situazione in Europa per ispirarsi alle leggi più avanzate, prima di formulare modifiche alla normativa del 1985. Durante la campagna elettorale il Premier e Segretario del partito (riconfermato ieri col 98,53% dei voti), José Luis Rodríguez Zapatero, interrogato sull'argomento, aveva preferito mantenersi vago, sostenendo che non c'era urgenza né necessità di modificare la legge.
Un'altra donna, infine, entra nella direzione del Psoe: Leire Pajín, basca, 32 anni, attuale Segretaria di Stato per la Cooperazione internazionale, è la nuova numero tre del partito.
martedì 3 giugno 2008
Bologna. Festa di laicità. Tre incontri verso il Gay Pride con Flamigni, Hack, Odifreddi.
In Cappella Farnese stasera primo confronto: si discuterà di scienza, libertà e diritti. E il 17 di matrimoni omosessuali.È un omaggio ai "liberi pensatori".
(Brunella Torresin - La Repubblica, edizione di Bologna) A chi contesta la natura «culturale» del Gay Pride, o solleva obiezioni su qualità e valore della manifestazione negando patrocini e spazi, la giusta risposta da dare è un invito al ciclo di conferenze, tre in tutto, che il martedì, da questa sera in Cappella Farnese, con il patrocinio di Comune e Provincia, affronteranno temi cardini della convivenza civile: la libertà della scienza, l´autonomia della politica, l´uguaglianza dei diritti. Nel percorso di avvicinamento alla giornata del 28 giugno, questa Festa di Laicità, com´è stato chiamato il ciclo di incontri curato da Sergio Lo Giudice, dal 1998 al 2007 presidente nazionale di Arcigay, di cui oggi è presidente onorario, può rivendicare l´adesione e il sostegno di personalità come l´astrofisica Margherita Hack e il matematico Piergiorgio Odifreddi, il padre della fecondazione assistita Carlo Flamigni, uno dei firmatari del Manifesto di Bioetica Laica, e il presidente della Consulta di Bioetica Valerio Pocar, Gilda Ferrando, esperta di diritto del matrimonio, e l´islamista Khaled Fouad Allam. Nessuno di essi è un politico: in questo caso «il dibattito si esercita tra posizioni di pensiero e non di appartenenza partitica», spiega Lo Giudice. Nessuno di essi appartiene alla comunità Gltb, ma ognuno di essi condivide i valori che ne animano la battaglia per i diritti civili e l´uguaglianza.
«Le radici d´Europa» è il tema dell´incontro che stasera riunisce Carlo Flamigni, Margherita Hack (la cui presenza è resa però incerta da problemi di salute), Chiara Lalli e Mauro Pesce: discuteranno di tolleranza, delle libertà di critica e di scienza che aèppartengono all´identità dell´Occidente. Tanto Flamigni che la Hack, così come Odifreddi e Pocar, sono anche membri del Comitato di presidenza della Uaar, l´Unione Atei e Agnostici Razionalisti, un´associazione internazionale con sezioni nei vari paesi (e che sostiene il Gay Pride). È l´Uaar che ha dato vita allo sportello «Sos Laicità», uno sportello «confidenziale e gratuito» che la Uaar, ha creato per dare sfogo ai «cittadini vittime o testimoni di prevaricazioni religiose o di violazioni della laicità dello Stato». Questo non è il tema della serata, ma dell´autonomia della politica rispetto alle religioni, del confine tra responsabilità politica e libertà di coscienza, della convivenza tra principi costituzionali e fede personale - ovvero «Il posto delle chiese» - si discuterà martedì prossimo, il 10 giugno (ore 21, Cappella Farnese) e lo faranno Khaled Fouad Allam, Erika Tomassone, pastore valdese, Paolo Flores d´Arcais, Piergiorgio Odifreddi e Sergio Staino. Soltanto martedì 17 giugno la Festa di Laicità affronterà uno degli argomenti di più stingente attualità per la comunità Gltb, e cioè «Il matrimonio gay». Lo affronta dal versante del diritto all´uguaglianza. Il governo spagnolo ha annunciato la rimozione del divieto di matrimonio per gli omosessuali richiamandosi al principio di uguaglianza giuridica, che non può essere frazionato: o l´uguaglianza è piena o non è uguaglianza. In Italia le coppie omosessuali non hanno diritto di sposarsi. Ne discuteranno Francesco Bulotta, giurista, Gilda Ferrando, matrimonialista, Vittorio Lingiardi, psicoanalista, e Valerio Pocar, avvocato e sociologo.
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martedì 13 maggio 2008
Aborto. In Vaticano si rafforza il partito della spallata. Salto di qualità dopo 30 anni in difesa.
Pressing vaticano per cambiare la 194.
(Giacomo Galezzzi - La Stampa) «Ora si può fare», è l’umore diffuso in Curia, mentre in Segreteria di Stato e nei dicasteri d’Oltretevere si inquadra l’affondo di ieri del Papa nel nuovo corso ratzingeriano dei «principi non negoziabili» che trova nel cardinale Tarcisio Bertone il principale promotore.
Ciò che fino a pochi mesi fa sembrava alla Santa Sede inattuabile («Non ci sono le condizioni per abolire l’aborto», ammise il cardinale vicario Camillo Ruini), ora sembra possibile. L’attacco di Benedetto XVI alla legge italiana sull’interruzione di gravidanza non è un fulmine a ciel sereno. Nei Sacri Palazzi sta maturando la convinzione che, nello scenario configurato dal governo e dalla maggioranza di centrodestra (con il sostegno «a tema» dell’Udc e dei teodem del Partito democratico), si possa trasformare la nuova legislatura nella «storica occasione» per modificare la 194, la norma che da tre decenni è un tabù laico di fronte al quale la Chiesa sembrava aver deposto le armi.
«Il Papa enuncia l’ideale a cui dobbiamo arrivare e sfata la menzogna che, se applicata interamente, la 194 sarebbe una legge accettabile - spiega il vescovo canonista Velasio De Paolis, ministro vaticano delle Finanze -.
Finora è mancata politicamente la possibilità di abolirla, adesso è il momento di verificare se, con il mutato quadro parlamentare, sia possibile cancellare la piaga di una legislazione troppo permissiva». Da una linea «attendista», dunque, il Vaticano passa ad una più interventista. «Fino ad oggi sembrava praticamente impossibile trovare un Parlamento con i numeri per sanare la ferita della 194 - precisa De Paolis -.
L’enciclica “Evangelium Vitae” di Giovanni Paolo II, non potendo fare di più, prende atto dell’impossibilità materiale e teorizza le modifiche “imperfette” per mitigare una realtà malvagia come la legge sull’aborto e restringerne l’applicazione».
Adesso il «salto di qualità» nella strategia di Benedetto XVI: «Il Pontefice sa che appena si verificano le condizioni per rimuovere completamente questo male, bisogna agire e non lasciar svanire l’opportunità favorevole».
Ora serve la moratoria Onu per le interruzioni di gravidanza, rilancia il cardinale Renato Martino, presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace: «Anche nelle prime 72 ore di vita l’embrione ha già tutte le caratteristiche per essere considerato un essere umano». In tal senso «eliminarlo vuol dire ammazzare una persona e togliere una persona che in più non si può difendere. Siamo per il rispetto della vita umana fin dal suo concepimento. Quando l’ovulo è stato fecondato è già essere umano». La speranza di una «spallata» alla 194 filtra anche dalla Conferenza episcopale.
«Le circostanze sembrano far pensare ad una convergenza trasversale a sostegno della gravidanza e ad interventi che curino le ferite create nella società italiana dalla legislazione abortista - sottolinea l’arcivescovo Edoardo Menichelli, commissario Cei per la Famiglia e la Vita -. La tutela della vita fin dal suo concepimento deve diventare una priorità dello Stato e non più solo della Chiesa. E non si tratta di un’ingerenza nella sfera politica». La stategia è «gridare la verità», e cioè che il concepito è una persona umana e che la sua uccisione, quale che sia lo stadio della gravidanza (nel suo inizio più impercettibile o nell’immediata prossimità del parto) costituisce la soppressione di una vita umana innocente.
Intanto il new deal ecclesiale «più aggressivo» è confermato dalla decisione del governatore ciellino della Lombardia, Roberto Formigoni di ricorrere al Consiglio di Stato contro la decisione («speciosa e inconsistente») del Tar di sospendere le linee guida con cui la giunta regionale limitava l’applicazione della 194. «I nostri indirizzi non violano né la Costituzione, né la legge», protesta Formigoni.
martedì 6 maggio 2008
Genova. Gli anti Papa arruolano Vattimo contro il «soldato di Hitler».
(Fabrizio Graffione - Il Giornale) Pasero, Gibelli, Conti, Franchini, Aime, Casarino, Della Regione. Sono i nomi dei sette docenti universitari, tutti di Lettere e Filosofia, che hanno firmato il documento dei no global contro la visita del Pontefice a Genova in programma domenica 18 maggio. Gli anti papa sono riusciti perfino a arruolare il filosofo torinese Gianni Vattimo. Pure l'ex europarlamentare si è messo a contestare Ratzinger e a riempire le fila del pride laico. Così come hanno fatto i responsabili di altre associazioni. Da Arcigay alle Ninfe Arcilesbica, Azione Trans, Città partecipata, Usciamo dal silenzio, Lila, Humpty Dumpty, Assemblea antifascista, centri sociali Zapata e Terra di Nessuno, Laboratorio Buridda.
Il documento, con le firme in calce, è stato distribuito ieri pomeriggio dai giovani contestatori nella sede occupata dell'Humpty Dumpty di via delle Fontane, a due passi dall'università. Gli organizzatori dell'anti Papa day hanno poi confermato che il corteo ci sarà. Si muoverà da Sampierdarena, da piazza Frassinetti alle 10, fino a Caricamento per finire nelle facoltà universitarie. Ma siccome non si vuole offendere la fede di nessuno, almeno così dichiarano i giovani, o forse perché la questura non avrebbe comunque rilasciato il permesso, si organizzerà il giorno precedente, sabato 17. Una giornata di contestazione e basta, insomma. «Una mobilitazione per i diritti, le libertà e contro l'integralismo vaticano». Niente zone rosse. Niente azioni violente. Niente assalti e imboscate al corteo papale. Così rassicurano.
Tuttavia è previsto un picchetto davanti alla sede dell'ospedale Galliera, luogo significativo di contestazione perché è una struttura sanitaria presieduta dal cardinale Bagnasco e dove i medici non praticano aborti. Per il resto sono ancora in corso le trattative con il rettore dell'università genovese Gaetano Bignardi per la concessione delle aule e degli spazi per i dibattiti, le tavole rotonde, le feste, i film, come la proiezione del Caso Calvi, da organizzare a Lettere e Filosofia.
Ieri pomeriggio in quello «scagno» okkupato dai no global c'erano un pochino tutti i rappresentanti degli anti Papa. Le solite bandiere rosse e i soliti manifesti, da quelli cubani a quelli nordvietnamiti, fino a quelli attuali contro le politiche di Fassino e D'Alema. E anche uno, appeso alle pareti, particolarmente «violento» contro il Papa, fotografato prima da giovanissimo, con la divisa dell’esercito tedesco, e poi con l’abito talare. «Da soldato di Hitler a soldato di Hitler» era la vergognosa didascalia. Cui si aggiungeva un minaccioso «schiacciamo l’infame», poi coperto con un foglietto e un po’ di nastro adesivo. Roba simile a quella che viaggia sul web. Sul sito internet www.dirittinrete.it si spiega l'iniziativa di protesta e si può aderire al movimento. Basta cliccare a lato della fotina del giovane Ratzinger che, vestito da chierichetto, fa il saluto nazista.
«Da alcuni anni a questa parte - si legge sulla pagina di internet - assistiamo a un'offensiva clericale e integralista contro i diritti della persona che vede in campo tutte le strutture politico istituzionali della Chiesa e le sue articolazioni associazionistiche». «Non vogliamo fare ingerenza e rispettiamo la fede altrui», ripete ancora Luca Oddone del centro sociale Zapata.
lunedì 5 maggio 2008
Laicità. Segnali allarmanti dal Campidoglio. Alemanno: "Con Vaticano tutto da ricostruire".
"Dopo tensioni ora dialogo".
(TGCom) "Ho grandissima stima di Papa Ratzinger e penso che il rapporto tra il sindaco della città di Roma, il Vaticano e il mondo cattolico vada profondamente ricostruito dopo tante tensioni e tante difficoltà". Lo ha affermato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dopo aver deposto una corona del Comune di Roma all'Altare della Patria. "Dobbiamo trovare grande sintonia fra Roma e la presenza fondamentale che è la Città del Vaticano".
domenica 4 maggio 2008
Parata per la visita del Papa a Genova, divise le associazioni gay.
Il capo della Cei Bagnasco: rispettino le opinioni altrui. Bufera sulla Meloni per le critiche al Pride di Bologna.
(Erika Dellacasa - Il Corriere della Sera) «Ognuno può esprimere la propria opinione sempre nel limite della libertà e del rispetto di tutti e nella civiltà delle forme». Così l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco ha invitato «al buon senso e alla moderazione » la rete laica che sta organizzando manifestazioni per il 17 e il 18 maggio durante la visita di papa Ratzinger a Savona e Genova. Il cardinale ha fatto un richiamo «alla civiltà di forme, modi e tempi».
L'idea di una «gay parade » certo non rallegra la Curia. L'appello lanciato dalla rete laica «in difesa della laicità dello Stato contro le ingerenze della Chiesa» è stato sottoscritto da associazioni di gay, lesbiche e trans. «Il nostro corteo avrà una parte colorata rappresentata dalle associazioni degli omosessuali — spiega Luca Oddone del centro sociale Zapata — ma dal Global Meeting di Marghera lanceremo un invito a tutti i centri sociali a venire a Genova. Non è un "gay pride", ma un "pride laico"».
Arcilesbica e Azione Trans hanno confermato l'adesione mentre ieri l'Arcigay ligure, in disaccordo sui tempi, ha detto che non prenderà parte al corteo. «La nostra iniziativa — dice Oddone — non è contro il Papa né contro la Messa. Non facciamo ingerenze nelle opinioni e nella fede altrui però vogliamo essere liberi di criticare la Chiesa quando si occupa della legge elettorale o di quella sull'aborto ». I no global hanno scelto per il corteo di Genova il 17, quando il Papa sarà a Savona.
Ma il tema «gay parade» rimane sensibile non solo a Genova. Le dichiarazioni dell'esponente di An Giorgia Meloni sul Gay Pride del 28 giugno a Bologna ieri hanno scatenato le polemiche. «Lo trovo una ostentazione fastidiosissima, si vedono scene raccapriccianti — ha detto —. Non ho nulla contro i gay, alcuni miei amici lo sono, ma il Gay Pride fa male agli omosessuali». Replica dell'ex ministro alle Pari Opportunità Pollastrini: «Fastidiosissima la posizione della Meloni». Protesta dell'Arcigay per «i banali stereotipi dei filantropi di destra».
mercoledì 30 aprile 2008
A Genova arriva il Papa. Arcigay e decine di sigle della sinistra extraparlamentare mobilitano la piazza con una sorta di gaypride.
(Giovanni Mari - Il secolo XIX) Una parata laica di due giorni a Genova, concomitante con la visita di Papa Benedetto XVI in Liguria. Una piazza genovese sarà «invasa», il 17 e 18 maggio, da associazioni e centri sociali, con un appello a «mobilitarsi» rivolto a «tutti i liguri»; per lanciare «battaglie laiche» come la difesa della legge sull’interruzione di gravidanza, il riconoscimento delle coppie di fatto e i diritti degli omosessuali. E dal concentramento, verosimilmente lontano dai luoghi toccati dal Pontefice, probabilmente in un quartiere del ponente cittadino, gli organizzatori contano di muoversi in corteo, in Parade, verso il centro. L’obiettivo è quello di una «festa», con maschere, preservativi giganti e vessilli atei, sullo stile dei Gay Pride.
La macchina della sicurezza si è già messa in moto e stamattina è stato fissato a Genova un vertice tra i promotori della due giorni di protesta e gli agenti della Digos. L’allarme è scattato quando dal cartello delle sigle che hanno indetto la manifestazione è emersa la critica per la spesa pubblica (almeno 800 mila euro) destinata all’organizzazione della visita di Papa Ratzinger. Un messaggio considerato simile a quelli espressi alla vigilia dei giorni del contro-G8 genovese del luglio 2001, quando i no global denunciarono «la spesa inutile e folle di denari degli sfruttati per ospitare la lobby dei potenti della Terra».
Eppure, a sostegno dell’iniziativa, è previsto un appello-manifesto firmato da decine di intellettuali, tutto impostato sul ragionamento politico e non sull’azione diretta. Il documento sarà diffuso domani, quando i promotori dirameranno l’invito alla «mobilitazione generale». Parte del contenuto “politico” delle manifestazioni è già contenuto nella convocazione dei mezzi di comunicazione per domani: «In vista dell’arrivo del Pontefice, crediamo che il 17 e il 18 maggio debba aver voce e visibilità anche un’altra Genova: quella laica, atea, dei diritti, delle libertà della persona e quella di chi – cattolico o diversamente credente – non intende vivere in un Paese che imponga per legge una morale religiosa».
Le sigle coinvolte sono le più svariate: dai centri sociali genovesi Zapata e Terra di Nessuno al Laboratorio occupato Buridda, dal gruppo degli universitari Humpty Dumpty, all’Assemblea Antifascista; nonché le associazioni Arcigay e “Le Ninfe-Arcilesbica”; quindi il movimento Città Partecipata (che corse alle ultime elezioni amministrative), l’associazione “Usciamo dal Silenzio” e la Lila (Lega italiana per la lotta all’Aids).
«Intendiamo costruire - si legge nel testo - una due giorni di mobilitazione che coinvolga tutte le realtà, le singole e i singoli cittadini che intendono affermare questi principi di libertà in un momento in cui, dall’offensiva contro la donna e contro la legge 194 alla negazione dei diritti delle coppie omosessuali, l’autoritarismo vaticano e clericale si manifesta sul fronte politico e culturale, negando spazi di libertà, di scelta e di critica».
A preoccupare le forze dell’ordine sono diversi elementi. A cominciare dai fischi contro il presidente della Cei e cardinale di Genova Angelo Bagnasco da parte della piazza durante le imponenti manifestazioni del 25 aprile (alla presenza del Presidente della Repubblica). E non sono servite a gettare acqua sul fuoco le parole di ieri dello stesso Bagnasco: «I fischi? Sono episodi estremamente circoscritti e il buon senso delle gente li sa ben valutare. In questo periodo sono in visita pastorale attraverso i vicariati genovesi e mi accorgo quanto il buon senso sappia valutare episodi di contestazione come questi, del tutto infondati e limitati a poche persone».
Ma è soprattutto la dinamica organizzativa dell’evento a far scattare il livello di guardia. In primo luogo l’estrema varietà delle sigle che hanno firmato la mobilitazione; quindi gli inviti che Zapata e Tdn hanno già rivolto ai centri sociali di mezza Italia. Infine, la stessa formula dell’appello «generale» alla mobilitazione, che potrebbe portare in piazza le realtà più disparate. E proprio queste sono già state invitate a programmare nuove iniziative di protesta.
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mercoledì 23 aprile 2008
Famiglia Cristiana: "Silenzio assordante sulla disfatta del laicismo".
Dopo le ripetute accuse alla chiesa avversaria della modernità. Savino Pezzotta e Pier Ferdinando Casini dell’Udc-Rosa bianca. Il non esaltante risultato elettorale che hanno avuto alle elezioni segnala l’ormai debole peso del voto identitario cattolico.
(Beppe Del Colle - Famiglia Cristiana) La cancellazione della sinistra estrema dal Parlamento in conseguenza del voto del 13/14 aprile, e la contemporanea assunzione della Lega a partito decisivo degli equilibri politici nella nuova legislatura, hanno fornito gli argomenti principali di analisi a tutti gli editorialisti...
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sabato 1 marzo 2008
Laicità: le condizioni per il confronto. Nessuno è proprietario dello Stato, nessuno ha diritto a ipoteche.
(Costanza Firrao - Libertà giustizia) Mercoledì 27 febbraio, a Ivrea, si è discusso dei rapporti tra mondo laico e mondo cattolico, di laicità e democrazia, tra “non possumus”, “valori non negoziabili” e moratorie. A parlarne in una sala gremita, il Prof. Gustavo Zagrebelsky, docente di Giustizia Costituzionale all’Università di Torino e Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Don Ermis Segatti, docente di Storia del Cristianesimo alla facoltà Teologica di Torino, referente per la Cultura e l’Università della Diocesi cittadina. Sollecitati dall’introduzione di Tullio Lembo, del Forum Democratico del Canavese che insieme a LeG ha organizzato l’incontro, i due relatori hanno dimostrato che il dialogo e il confronto sono non solo possibili ma auspicabili.
L’autonomia e la responsabilità dei laici, ricorda Lembo, erano state riconosciute dalla Chiesa con il Concilio Vaticano II, poi, dopo la caduta del muro, l’atteggiamento è cambiato: sempre più ingerenze da parte della gerarchia ecclesiastica nell’ambito della sfera istituzionale e politica. Ma nel Paese c’è una reale contrapposizione su questi temi?
Nei dibattiti in cui si chiamano a discutere due persone che rappresentano la Chiesa da una parte e i laici dall’altra, sottolinea Zagrebelsky, nessuna delle due vince niente e, pur mantenendo ferme le proprie convinzioni, sarebbe una grave perdita se si scavasse un solco tra questi due mondi. Oggi tutti si proclamano laici e nessuno propone la cristianizzazione dello Stato ma si è aperta una controversia. Si auspica, da parte del mondo cattolico, una “nuova” o “sana” laicità, inquinando in tal modo il discorso. Lo Stato laico deve mantenere nei confronti di tutte le professioni di fede un’assoluta neutralità mentre le convinzioni etiche di ciascuno debbono trovare all’interno dello Stato stesso, il loro spazio naturale e di convivenza. Posizione, questa, maturata a seguito delle guerre di religione che hanno insanguinato il mondo. E’ necessario fare chiarezza: negli anni ’20 in Germania e in Italia, nazisti e fascisti si dicevano portatori di una “vera, sana e leale democrazia”, contrapposta a quella corrotta degli altri Paesi.
I dibattiti tra mondo laico e cattolico trovano un reale coinvolgimento nella società? Sì, esattamente come i temi di carattere economico o sociale. Il mondo laico si sente sotto assedio, quello cattolico si sente schiacciato dal peso del cosiddetto “relativismo etico”. Due posizioni di debolezza che sfociano in aggressività reciproca e provocano continue tensioni nei due campi. “Non possumus” da una parte e dall’altra, perché ci sono dei presupposti che nessuno dei due soggetti è disposto a mettere in discussione, quindi reciproca sopraffazione. Ma questa non è democrazia.
Replica Don Segatti che la laicità in Europa e in Italia, rispetto ad altri posti nel mondo, non è a rischio anche se, riconosce, c’è un certo livello di contenziosità. Si dice d’accordo con l’analisi di Zagrebelsky, le due debolezze creano ansietà sociale. Come è vissuta oggi la fede cattolica? Si è passati nel giro di pochissimi decenni da una situazione di “cristianità stanziale”, di “ovvietà del cristianesimo” a una situazione di precarietà: cresce il senso di “non appartenenza”, una sorta di “infantilismo della religione” e un “riduzionismo della sfera religiosa”. Il cattolico vede una società senza orizzonti di valori, di qui è maturata una fase reattiva che lo spinge a vivere la religione non più solo come un fatto di coscienza privata, bensì a proporre delle posizioni forti e a mettere dei punti fermi rispetto a un mondo frantumato, di riproporre alla società civile una serie di valori irrinunciabili, dando in tal modo alla fede una funzione di supplenza ai valori etici.
Ma la Chiesa, interviene il moderatore, facendosi supplente di tutto è portata a compiere dei passi falsi di cui poi potrebbe essere messa in condizione di dover chiedere scusa (vedi ieri la contrapposizione con Galileo). La Chiesa ha una diffidenza nei confronti della democrazia e della pluralità?
La Chiesa, risponde Zagrebelsky, dice che le nostre società sono in una situazione di crisi, hanno perso un orizzonte di valori. Ma non solo la Chiesa, anche il mondo laico è preoccupato dalla “dittatura della scienza”, ci si chiede con angoscia, stiamo progredendo, ma verso cosa? E specularmente alla Chiesa i laici discutono di valori: dalle unioni di fatto a quelle gay, dal testamento biologico alla fecondazione assistita, ma con una visione etica della vita molto diversa. Si può essere pro o contro ma non si può negare che dietro a chi li propone ci sia una questione “valoriale” che viene invece percepita dalla Chiesa come disvalore. Bisogna trovare il modo di convivere. Una parte dei cattolici non si sente a “casa propria” nel dibattito sui valori, ma questo è proprio della laicità: nessuno si deve sentire a casa propria ma in una “casa comune”. Nessuno è proprietario dello Stato, nessuno ha diritto a ipoteche. I cattolici dicono che i laici vogliono relegarli nel privato delle loro coscienze ma nessuno, religioso o non credente, può avere la pretesa di intervenire, a livello politico, nella gestione della casa comune.
Quando la Chiesa protesta contro la secolarizzazione sbaglia, ben vengano tutte le professioni religiose ma fuori dalle decisioni comuni. Fino a qualche anno fa i problemi tra Chiesa e Stato erano diversi ( le scuole cattoliche, la sacra Rota, l’insegnamento della religione) mentre oggi la Chiesa interviene nel funzionamento delle istituzioni e vincola i propri fedeli a seguire determinati dogmi anche all’interno del Parlamento. Questo è un problema per la democrazia. Chi ha fede oggi, concorda Don Segatti, ha diritto allo spazio pubblico ma non a invadere quello politico-istituzionale.
Dopo alcuni interessanti interventi da parte del pubblico, il dibattito si è concluso con le parole del moderatore: se prevalesse la visione di Monsignor Segatti non ci sarebbero problemi, il confronto è possibile, basta solo volerlo ricercare.
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lunedì 11 febbraio 2008
Elezioni 2008: cosa chiediamo alla politica. Al primo punto laicità dello stato.
(Franco Londei - Secondo protocollo) E' iniziata ieri la campagna elettorale del PD (Partito Democratico) e presumibilmente a breve inizierà anche quella degli altri partiti, a partire dal Partito delle Libertà. Noi come sempre non entreremo nel merito politico delle idee, pur avendo comunque ognuno la nostra, ci limiteremo nel nostro piccolo a fare alcune richieste pre-elettorali ai politici di tutti gli schieramenti. Una sorta di lista della spesa che speriamo possa ricevere adeguate risposte.
La prima richiesta e sulla quale intendiamo chiedere un impegno preciso e inderogabile è che, chi vincerà le elezioni, si impegni da adesso e pubblicamente a garantire la laicità dello Stato. Riteniamo che questa sia una clausola indispensabile per qualunque forza politica, a prescindere dal credo religioso del singolo politico. Negli ultimi mesi si sono viste troppe intromissioni Vaticane nella politica italiana e questo non è più tollerabile, specie quando dette intromissioni vanno a intaccare Diritti acquisiti. Su questo vorremmo dai politici un impegno chiaro e non interpretabile.
La seconda richiesta riguarda proprio i Diritti dei cittadini italiani. Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un progressivo deteriorarsi della situazione dello Stato di Diritto. La povertà è aumentata in maniera esponenziale, i servizi dello Stato si sono drasticamente ridotti. Spesso il cittadino è abbandonato a se stesso, in balia degli eventi. Occorre al più presto ripristinare i Diritti essenziali sanciti anche dalla Costituzione. Che dire poi della giustizia? In Italia chiunque delinque sa che lo può fare perché due giorni dopo è fuori. Il cittadino non si sente più tutelato, si sente costantemente in pericolo. Spesso si vede negare diritti che invece vengono garantiti ad altri che magari non sono nemmeno italiani. Se è giusto che tutti abbiano diritti e doveri è altrettanto giusto che i primi a usufruire dei diritti debbano essere i cittadini italiani oltre che a essere i primi ai quali vengono richiesti i doveri.
E qui (terza richiesta) andiamo su un tasto dolente che so essere molto dibattuto: quello dell'immigrazione. E' chiaro che l'immigrazione vada regolamentata in maniera ferrea ma dinamica. Chi arriva in Italia deve essere in grado di regolarizzare la sua posizione in breve tempo, ma chi non lo fa deve andarsene. Stesso discorso per chi delinque. Chi commette un reato grave ed è condannato in maniera definitiva deve essere espulso immediatamente. E' importante mettere regole precise per la comune convivenza, regole che devono essere rispettate da tutti, pena l'allontanamento che deve essere immediato e reale. Discorso diverso per i profughi. Non possono rimanere mesi e mesi nei CPT, occorre snellire le pratiche di riconoscimento e le procedure di tutela e inserimento di coloro che hanno diritto allo status di profugo o di rifugiato politico. Attualmente i CPT non sono altro che veri e propri campi di concentramento, strapieni e senza i servizi essenziali. Chi si vede affidato il compito di gestirli lo deve fare in maniera appropriata altrimenti se ne va a casa e lascia il posto ad altri. Fino ad oggi lo scarso controllo sulla immigrazione ha garantito alla malavita organizzata mano d'opera a bassissimo costo e ha consegnato migliaia di esseri umani nelle mani di personaggi senza scrupoli che li hanno sfruttati senza ritegno. Occorre mettere fine a questa situazione.
E qui (quarta richiesta) si va a parlare anche di cooperazione e sviluppo. Uno dei migliori sistemi per limitare l'immigrazione è quello di dare ai potenziali migranti i mezzi per crearsi un futuro nella loro terra d'origine. Negli ultimi anni abbiamo invece assistito a continui tagli dei fondi destinati alla cooperazione. Prima che Prodi andasse al Governo aveva promesso un aumento dei fondi alla cooperazione per poi, zitto, zitto, rimangiarsi tutto e decurtare milioni di euro lasciando in panne decine di progetti di sviluppo già avviati. Su questo deve esserci un impegno preciso da parte della politica, la cooperazione allo sviluppo e la promulgazione dei Diritti devono essere i cardini della politica estera italiana.
La quinta richiesta riguarda proprio la politica estera. Una grande Nazione si vede dalla propria politica estera. Negli ultimi anni il Ministero degli Esteri ha visto invece un progressivo taglio dei fondi a discapito di una operatività e di una qualità dei servizi che è andata via via diminuendo. Sono state chiuse diverse sedi Consolari e altre non hanno i fondi nemmeno per pagare le bollette, figuriamoci per aiutare gli italiani che si trovano in difficoltà all'estero. Il personale consolare ha bisogno di una maggiore preparazione, di essere continuamente aggiornato sulle leggi internazionali. E' chiaro che per fare questo occorrono fondi, ma trovarsi con rappresentanze consolari che non sanno dare risposte adeguate anche a domande semplici oppure non possono agire adeguatamente per mancanza di fondi è davvero imbarazzante.
Qui mi fermo perché la lista della spesa sarebbe lunghissima. L'ultima cosa che ritengo essenziale chiedere è che in campagna elettorale si esponga un programma preciso, fatto di obbiettivi ma anche di scadenze. Inutile porsi un obbiettivo senza una scadenza precisa, si rischia (una volta al Governo) di dimenticarsene o di lasciare il lavoro a metà. Non solo, un programma politico fatto in questa maniera è molto più controllabile dall'elettore. Insomma, non deve più succedere che in campagna elettorale si promettano riforme ( quella sulle coppie di fatto per dirne una) per poi dimenticarsene completamente.
Per chiudere, un pensiero va alla questione dei detenuti italiani all'estero, un problema che ci tocca molto da vicino e che coinvolge oltre tremila famiglie. Non sarebbe male se il nuovo governo (qualunque esso sia) affrontasse seriamente questo problema e non lo sottovalutasse, specie per tutte le conseguenze che detto problema porta con se
Al contrario di quello che alcuni sostengono (Grillo per primo) l'Italia ha bisogno della politica, però che sia una buona politica, più vicina alla gente e alle richieste degli italiani, una politica che metta il Diritto in prima fila e che garantisca ai cittadini italiani quanto sancito dalla Costituzione.
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domenica 27 gennaio 2008
Enrico Fusco, Arcigay di Bari: "Laicità, Il problema italiano non è il Vaticano, ma la classe politica che si piega per racimolare voti".
Anche da Bari in partenza uomini e donne per la manifestazione NO VAT.
Laicità: le risposte nella democrazia.
(Paola Mammarella - Barilive) Più laicità per una maggiore democrazia. È il monito lanciato alla politica italiana dalla rete “Facciamo Breccia”, che ha organizzato per il 9 febbraio a Roma la manifestazione “NO VAT”, per una politica indipendente dal Vaticano. La marcia denuncerà le ingerenze delle gerarchie cattoliche, verso cui le istituzioni italiane dimostrerebbero troppa subalternità. Parola di Elena Bigini, appartenente al coordinamento nazionale di “Facciamo Breccia”, intervenuta al Fortino S. Antonio per proporre l’abolizione dei privilegi fiscali di cui la Chiesa gode. A partire dall’esenzione dell’Ici per gli immobili ecclesiastici, per finire alle sovvenzioni a scuole e ospedali religiosi.
Dure le critiche anche verso l’ora di religione e i costanti attacchi alle leggi 40 e 194. Vere e proprie offensive contro l’autodeterminazione delle persone, che toccano materie eticamente sensibili come aborto, eutanasia e libertà nella scelta del proprio orientamento sessuale, A detta della Bigini la Chiesa conduce una campagna di istigazione all’odio verso omosessuali e transsessuali, additati come soggetti pericolosi e devianti. Atteggiamento che ha provocato le crescenti ondate di violenza registrate contro gay e lesbiche. Al contrario che nel resto d’Europa, non essite ancora una legge italiana contro l’omofobia. Nonostante l’impegno dell’Amministrazione comunale, che ha portato Bari tra le città “gay friendly”, esistono sempre meno punti di ritrovo. Al di là del gay pride, evento rimasto isolato, la paura di subire violenze spinge gli omosessuali a rinchiudersi nel privato. Così che i luoghi di aggregazione come bar e discoteche sono costretti a chiudere per mancanza di clienti. Meno duro l’approccio dell’Arcigay, rappresentato da Enrico Fusco, che esprimendo rispetto verso quanti credono in Dio, auspica una collaborazione con i cattolici. “Il problema italiano non è il Vaticano, che agisce secondo la propria missione”, afferma, “ma la classe politica che si piega davanti a una potenza straniera solo per racimolare pochi voti”. “Speriamo che il concordato, sempre violato dalla Chiesa, venga rispettato e che il presidente Napolitano fissi dei solidi limiti di competenza”. Senza precedenti in città la collaborazione tra le associazioni Arcigay Liberi di Essere, Arcilesbica Mediterranea e Arcilesbica Desiderandae, finora arroccate sulle proprie posizioni, legate a differenti visioni dell’approccio politico. Di piazza per alcuni, più moderato per altri. Emerge un orientamento nuovo, che “non mette il bavaglio al Vaticano”, ma sensibilizza i cattolici al rispetto verso i portatori di un’altra verità non rivelata. Quella degli omosessuali. Persone che rivendicano i propri diritti civili.
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giovedì 24 gennaio 2008
Emergenza democrazia. Gli italiani protestano contro la politica: in caso di elezioni astensionismo al 40%.
(Sfera pubblica) L’insoddisfazione per l’attuale classe politica può tramutarsi in una micidiale protesta, in prospettiva elettorale: l’astensionismo. Le intenzioni di voto, almeno allo stato attuale, segnano un totale disinteresse verso la politica, diretta conseguenza della sfiducia verso la classe dirigente. Secondo alcuni rilevamenti del gennaio 2008, infatti, oltre il 40% degli elettori potrebbe disertare le urne: un dato emblematico del malcontento popolare, che comunque mescola gli “astensionisti volontari” con gli “astensionisti apatici".
Mobilitazione. Il sondaggio è stata effettuato in una fase di forte disillusione: l’emergenza rifiuti, lo scoppio di polemiche politiche, il clima di contrapposizione tra laici e cattolici risultano fattori indigesti ai cittadini alle prese con problemi quotidiani sempre più complessi. Una campagna elettorale intensa, tuttavia, può mobilitare gli elettori che, attualmente, per protesta verso la classe politica hanno annunciato la volontà di astensione. Un’eventuale bassa affluenza alle urne, però, sarebbe il definitivo segnale di scollamento tra cittadini e politica.
Swing voters. Gli swing voters, gli elettori fluttuanti, sono decisivi nelle competizioni elettorali delle maggiori democrazie occidentali e inoltre complicano la vita dei sondaggisti, scegliendo solo all’ultimo momento a quale partito (o candidato) assegnare la preferenza. Le strategie comunicative delle più recenti campagne erano incentrate sulla scuotimento degli swing voters, tendenzialmente “pigri” verso la competizione. Tuttavia, visto lo scenario di forte astensionismo, gli stili di comunicazione degli attori politici dovranno mirare anche alla mobilitazione degli elettori con convinzioni ideologiche, ora delusi dalla situazione politica.
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martedì 22 gennaio 2008
La laicità dopo il caso Sapienza.
(Stefano Rodotà - La Repubblica) L´analisi delle vicende complesse, dunque l´esercizio della virtù della riflessione e della distinzione, diviene sempre più difficile. Questa difficoltà è cresciuta nel caso della visita del Papa all´università "La Sapienza". Senza ricorrere alla parola "laicità", e ricordando anche argomentazioni già proposte, vorrei sottolineare quali dovrebbero essere i principi di un discorso pubblico in una società che vuol essere democratica.
Per cominciare. Il furore polemico ha abusato di due argomenti, che chiamerò volterriano e iran-americano. Ridotta a slogan o a giaculatoria, è stata ripetuta la nota massima di Voltaire – «non condivido le tue idee, ma mi batterò perché tu possa manifestarle» (su questo ha scritto bene Giovanni Valentini). Ma, se durante una delle settimanali udienze del Papa uno dei partecipanti alza la mano, pretende di tenere un discorso e viene giustamente invitato a tacere, il canone volterriano è violato? Se, all´apertura di un congresso di partito, subito dopo la relazione del segretario, il leader di un altro partito pretende di parlare e giustamente gli viene negata la parola, siamo di fronte alla censura, all´imposizione di un bavaglio? Faccio queste domande, retoriche, non per ridimensionare la portata del principio indicato da Voltaire, ma per ricordare che si deve sempre tenere conto del contesto e, soprattutto, che quel principio non può essere applicato selettivamente. Non ci si può battere per il diritto di parola di Benedetto XVI e negarlo a Marcello Cini e Carlo Bernardini. La correttezza del discorso pubblico esige il rispetto del principio di parità.
Veniamo all´altro argomento. Più d´uno, per mostrare l´inaccettabilità delle pretese dei critici dell´invito al Papa, ha voluto ricordare che la Columbia University ha addirittura invitato il Presidente iraniano Ahmadinejad. Si può invitare un dittatore, un negatore dell´Olocausto, e non il Pontefice? Vediamo come sono andati i fatti. All´annuncio della visita sono partite molte critiche accademiche e una forte protesta degli studenti. Prima di dar la parola ad Ahmadinejad il presidente dell´università, Lee Bollinger, ha criticato con estrema durezza, al limite della maleducazione, le sue idee e posizioni. Dopo il discorso del Presidente iraniano, i presenti gli hanno rivolto molte domande ed hanno commentato anche pesantemente le sue risposte. Quel che è accaduto a New York, dunque, prova esattamente il contrario di quel che sostenevano quanti hanno richiamato quel fatto. L´università si fonda, in ogni momento, sul confronto e sul dialogo. La correttezza del discorso pubblico esige il rispetto del principio della veritiera descrizione dei fatti.
Proprio in omaggio a questo principio, bisogna ricordare che, pur essendo vero che alcune decisioni universitarie sono di competenza del Rettore e del Senato accademico, questo non vuol dire affatto che queste decisioni non possano essere oggetto di pubblica critica da parte di ogni professore o studente, né che la loro libertà di critica sia limitata alla scelta di non partecipare all´evento sgradito. L´università non è una organizzazione rigidamente gerarchica, né il Rettore è assistito dal privilegio dell´infallibilità. Peraltro, proprio la storia recente delle inaugurazioni dell´anno accademico alla Sapienza conosce critiche e contestazioni, in qualche caso accolte, agli inviti che si aveva in mente di fare. Non è esclusa la possibilità di invitare qualcuno a parlare senza contraddittorio, ma è indispensabile valutare attentamente le conseguenze di questa scelta. La correttezza del discorso pubblico esige che ogni vicenda venga valutata nel preciso contesto in cui si è svolta.
È rivelatore, peraltro, il modo in cui sono stati giudicati i 67 professori firmatari della lettera al Rettore, con la quale veniva chiesta le revoca dell´invito a Benedetto XVI. Sono stati definiti "professorucoli", si è detto che «i ragli degli asini non arrivano in cielo». La libertà accademica e la libertà di manifestazione del pensiero, dunque, dovrebbero arrestarsi di fronte al principio di autorità? Quale "licenza de li superiori" sarebbe necessaria per ottenere il permesso di parlare di chi sta in alto? La correttezza del discorso pubblico esige il rispetto del principio che tutti possano parteciparvi.
La critica ai professori firmatari della lettera e alle posizioni estreme di alcuni gruppi di studenti ha poi assunto toni dichiaratamente politici ed ha determinato anche ulteriori travisamenti della realtà. Si è descritto quel che è accaduto con parole come "veto", "censura", "cacciata", "bavaglio". Non insisto sul dato formale, ma tutt´altro che irrilevante, di una decisione presa in assoluta autonomia dal Papa, di cui non discuto motivazioni e finalità. Ma non si può chiedere ai firmatari di uniformarsi ad un principio di "opportunità" che, come ben vediamo in molti settori a cominciare da quello dei mezzi d´informazione, può facilmente diventare autocensura. La democrazia si nutre di opinioni non solo diverse, ma anche sgradevoli, delle quali si può ben discutere il merito, ma di cui non si può negare la legittimità. E le posizioni degli studenti devono essere giudicate con lo stesso metro, eccezion fatta per gli aspetti di ordine pubblico, peraltro ritenuti tali da non provocare preoccupazioni, secondo le dichiarazioni del ministro dell´Interno. Comunque, gli aspetti politici della vicenda devono essere analizzati con criteri anch´essi politici. La correttezza del discorso pubblico esige che non si mescolino i piani delle valutazioni.
La politica, allora. È indubitabile, ormai, che non tanto la linea scelta dal Pontefice, quanto i concreti modi di attuarla, vadano ben al di là della dimensione pastorale e teologica. Il Pontefice si comporta ed è percepito come un leader politico. Questa non è una conclusione malevola. Basta ricordare una sola vicenda, quella legata al duro intervento del Papa sulle condizioni di Roma in occasione dell´udienza concessa ai rappresentanti degli enti locali del Lazio. Quelle dichiarazioni hanno determinato una trattativa "diplomatica" che, in linea con le peggiori abitudini della politica italiana, ha poi portato a denunciare le "strumentalizzazioni" e le "deformazioni" delle parole del Papa, entrate con prepotenza nel dibattito politico.
Questo porta ad una considerazione più generale. Si insiste nel dire che la religione deve essere riconosciuta anche nella sfera pubblica. Ma che cosa significa questa affermazione? Che nello spazio pubblico la religione ha uno statuto privilegiato o che, entrando in quello spazio, ogni religione partecipa al discorso pubblico con le proprie importanti caratteristiche, ma in condizioni di parità? Nel 1989 la Corte costituzionale ha scritto che «il principio supremo della laicità dello Stato è uno dei principi della forma di Stato delineata nella Carta costituzionale della Repubblica», sancendo così l´eguaglianza che accomuna tutte le religioni e, insieme, la loro sottoposizione a quel principio fondativo della convivenza democratica. Nella sfera pubblica tutti i soggetti devono accettare la logica del dialogo, della critica ed anche della contestazione.
Altrimenti l´insidia del temporalismo si fa concreta. Non a caso da studiosi autorevoli e da politici cattolici consapevoli dei rischi di questa deriva sono venute analisi rigorose del rischio di un ritorno del "Papa re" e di un vero uso strumentale della religione, simboleggiato da quella sorta di "chiamata alle armi" dei cattolici a manifestare in piazza San Pietro in una occasione squisitamente liturgica. La correttezza del discorso pubblico esige una presenza costante del canone della democrazia.
Ha fatto bene Alberto Asor Rosa a ricordare la feconda stagione di dialogo tra credenti e non credenti nella Cappella universitaria della Sapienza, dove ebbi la fortuna di discutere con un grande biblista, Luis Alonso Schoekel. Aggiungo il mio personale ricordo dell´invito che rivolsi a monsignor Clemente Riva perché venisse a parlare nel mio corso, e del suo emozionante dialogo con gli studenti. Altri tempi, altre persone, altra politica? Una stagione irripetibile? Spero e voglio credere di no, perché continuo ad avere molte occasioni di dialogo con un mondo cattolico che tuttavia fatica ad essere presente nella sfera pubblica. Altrimenti dovremmo tornare alle amare parole di Arturo Carlo Jemolo, che nel 1963 così scriveva: «Questa Italia non è quella che avevo sperato; questa società non è quella che vaticinavo... l´affermarsi e il dissolversi delle tavole del liberalismo; l´inattesa realizzazione di uno Stato guelfo a cento anni dal crollo delle speranze neoguelfe».
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domenica 20 gennaio 2008
Claudio Magris ed un articolo superficialmente troppo frettoloso.
(Fra) Claudio Magris (e le sirene al contrario).
(Bioetica) La premessa sul significato di laicità è abbastanza condivisibile, ma poi Magris parte per la tangente (Il senso del laico, Il Corriere della Sera, 20 gennaio 2008):
È lecito a ciascuno criticare il senato accademico, dire che poteva fare anche scelte migliori: invitare ad esempio il Dalai Lama o Jamaica Kincaid, la grande scrittrice nera di Antigua, ma è al senato, eletto secondo le regole accademiche, che spettava decidere; si possono criticare le sue scelte, come io criticavo le scelte inqualificabili del governo Berlusconi, ma senza pretendere di impedirgliele, visto che purtroppo era stato eletto secondo le regole della democrazia.Se avesse perso poco del suo prezioso tempo si sarebbe reso conto che nessuno ha preteso di impedire un bel niente. Se dissentire (o sottolineare una scelta come inappropriata) viene giudicata come una imposizione, la sola alternativa è quella di subire in silenzio qualunque azione. Il senato accademico è forse Luigi XIV? Mi è sfuggito qualche passaggio fondamentale della riforma universitaria?
Ma questa doverosa battaglia per la laicità dello Stato non autorizza l’intolleranza in altra sede, come è accaduto alla Sapienza; se il mio vicino fa schiamazzi notturni, posso denunciarlo, ma non ammaccargli per rivalsa l’automobile.Ma quale sarebbe stata l’intolleranza? Suona ancora più strana la mancanza di una spiegazione approfondita di questo giudizio, anche alla luce della ammissione di Magris della frequente supina sudditanza da parte dello Stato e degli organi di informazione [rispetto alla ingerenza della Chiesa]. Anche Magris è organo di informazione e sarebbe stato apprezzabile una posizione almeno prona - se non altro per spezzare le abitudini.
La conclusione di Magris lascia davvero addosso un senso di sconfitta irrimediabile. Se la protesta contro B16 diventa un ennesimo spauracchio contro il ritorno di Berlusconi, se le uniche ragioni per arginare il malumore prendono la forma della minaccia che potrebbe andare peggio (signora mia), se insomma dobbiamo tapparci le orecchie perché la musica è molesta e insopportabile è ormai ascoltarla - nemmeno qualche minuto in più - se la genuflessione fa bene alla salute, allora smettiamo di sbraitare e porgiamo il collo verso il coltello sacrificale senza agitarci troppo. Tanto è inutile, e il taglio netto è meno doloroso.
Una cosa, in tutta questa vicenda balorda, è preoccupante per chi teme la regressione politica del Paese, i rigurgiti clericali e il possibile ritorno del devastante governo precedente. È preoccupante vedere come persone e forze che si dicono e certo si sentono sinceramente democratiche e dovrebbero dunque razionalmente operare tenendo presente la gravità della situazione politica e il pericolo di una regressione, sembrano colte da una febbre autodistruttiva, da un’allegra irresponsabilità, da una spensierata vocazione a una disastrosa sconfitta.Mi rimane soltanto un dubbio: chissà se Magris spera nella salvezza divina o in un pezzo di potere temporale. Chissà che non sia deluso in entrambi i casi. I potenti sono spesso molto avari. Meglio ricordarselo.
I servi del servo di Dio oggi in piazza per l'Angelus "riparatore".
Il Papa all'Angelus: "Grazie della solidarietà".
"Cari universitari, rispettate le opinioni altrui".
In 200.000 hanno risposto all'appello del cardinale Ruini a participare questa domenica all'Angelus per esprimere affetto e vicinanza al Papa, dopo la vicenda della Sapienza. In piazza San Pietro anche molti esponenti politici di tutti i partiti, da Rutelli e Franceschini ad Alemanno e Cicchitto.
12:48 Ruini: "Bellissima giornata, sono molto felice"
Era presente in piazza San Pietro con i giovani della diocesi di Roma anche il cardinal Camillo Ruini, promotore di questa straordinaria adunanza. "E' una bellissima giornata di sole, sono molto felice", ha detto il vicario del Papa ai giornalisti.
12:47 Borghezio: "Dal Papa lectio magistralis di libertà"
L'Angelus di papa Benedetto XVI, oggi a San Pietro, "è stata una lectio magistralis in nome della libertà di espressione ed un insegnamento contro l'intolleranza per la ricerca della verità". E' il commento dell'europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio.
12:46 Mastella: "Prodi e D'Alema dovevano scusarsi con il Papa"
"Il Presidente del Consiglio Romano Prodi e il ministro degli Esteri Massimo D'Alema avrebbero dovuto chiamare il Segretario di Stato Bertone per scusarsi". Lo ha detto l'ex Guardasigilli Clemente Mastella arrivando a Piazza San Pietro per assistere all'Angelus, rispondendo alle domande dei cronisti in merito alla mancata visita del Papa all'Università.
12:45 Follini: "Mia presenza è già una dichiarazione"
"La mia presenza è già una dichiarazione": così Marco Follini, responsabile dell'informazione del Pd, ha risposta ai giornalisti che gli hanno chiesto un commento sulla sua sua presenza in piazza san Pietro per l'Angelus del Papa.
12:39 Cossiga: "Si crei alleanza tra laici e cattolici"
Anche il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, è stato in piazza san Pietro per l'Angelus. Dicendosi ammiratore di papa Ratzinger, Cossiga ha auspicato che, nel Paese, si crei un'alleanza tra laici e cattolici con il motto "Insieme uniti nella libertà per la verità".
12:26 Il Papa: "Impegno comune per una società tollerante"
"Grazie a voi tutti, buona settimana, e andiamo avanti in questo spirito di fraternità e amore per libertà e verità, e impegno comune per una società fraterna e tollerante". Così il Papa ha concluso, a braccio, prima di congedarsi dai fedeli. E' stato alla finestra venti minuti e l'applauso conclusivo è durato tre minuti.
12:21 Sala Stampa Vaticana: "Sono 200.000 i presenti"
"Sono 200 mila i presenti questa mattina in piazza San Pietro e dintorni". Lo ha reso noto padre Ciro Benedettini vice direttore della Sala Stampa della Santa Sede. "Il dato - ha spiegato ai giornalisti - è stato calcolato dalla Gendarmeria vaticana".
12:18 Papa: "Importante il compito della scuola cattolica"
"Nell'educazione alla fede dei ragazzi e dei giovani, un compito importante è affidato anche alla scuola cattolica". Lo ha ricordato il Papa dopo la preghiera dell'Angelus rivolgendosi "ai responsabili, dirigenti, docenti, genitori e alunni delle scuole cattoliche, convenuti in occasione della Giornata della scuola cattolica, che la Diocesi di Roma celebra quest'oggi".
12:12 Il Papa: "Incoraggio gli studenti a ricercare la verità e il bene"
"Come professore, per così dire, emerito, che ha incontrato tanti studenti nella sua vita - dice ancora il Papa - vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene". "A tutti e a ciascuno - conclude - rinnovo l'espressione della mia gratitudine, assicurando il mio affetto e la mia preghiera".
12:11 Il Papa: "Ho soprasseduto all'invito della Sapienza mio malgrado"
"Come sapete, avevo accolto molto volentieri il cortese invito all'inaugurazione dell'anno accademico della Sapienza. Il clima che si era creato aveva però reso inopportuna la mia presenza: ho soprasseduto mio malgrado", prosegue il Papa.
12:09 Il Papa saluta i giovani universitari
"Desidero innanzitutto salutare i giovani universitari - esordisce il Papa dopo l'Angelus - e voi tutti che siete venuti così numerosi in piazza San Pietro per esprimermi la vostra solidarietà".
12:04 Il Papa invoca l'unità dei cristiani
Prima della preghiera il Papa ha parlato della settimana della preghiera per l'unità dei cristiani: "Cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti coscienti che le loro divisioni sono un ostacolo alla accoglienza del Vangelo", ha detto il Papa, ricordando che "abbiamo tutti il dovere di pregare e operare per il superamento di ogni divisione tra i cristiani rispondendo all'anelito di Cristo 'Un unum sint'".
12:03 Forse superate le 200.000 persone
Piazza San Pietro e l'attigua piazza Pio XII sono gremite di persone, mentre gruppi di fedeli continuano a sfilare in via della Conciliazione. Il numero dei partecipanti sembra superare le aspettative che erano di circa 200 mila persone.
12:03 Cominciato l'Angelus
A mezzogiorno preciso il Papa ha dato inizio all'Angelus. Un boato lo ha salutato quando si è affacciato su Piazza San Pietro
12:01 Cesa: "L'intolleranza non paga"
"La straordinaria partecipazione di popolo a piazza San Pietro dimostra quanto l'intolleranza non paghi". Lo sottolinea il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, arrivando a San Pietro per assistere all'Angelus di Benedetto XVI.
12:00 In piazza Rutelli, Binetti, Garavaglia e Lucidi
In piazza San Pietro è entrato verso le 11:45 il Ministro dei Beni e delle attività culturali e vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli, assieme alla vicesindaco di Roma, Mariapia Garavaglia, e fra gli altri, la senatrice Paola Binetti. In piazza c'è anche il sottosegretario al ministero del'interno Marcella Lucidi.
11:56 Gasbarra: "Normale per un cattolico assistere all'Angelus"
"E' normale e naturale per un cattolico assistere all'Angelus domenicale. Oggi i cattolici raccolgono l'invito di Ruini di pregare per il Pontefice". Lo ha dichiarato Enrico Gasbarra presidente della Provincia di Roma venuto anche lui quest'oggi per manifestare la propria solidarietà a Benedetto XVI.
11:53 Molti a Milano in attesa davanti al maxischermo
Numerose persone si sono già raccolte in piazza Duomo a Milano in attesa che il maxischermo, installato sulla facciata del Palazzo dell'Arengario, trasmetta in diretta l'Angelus di Papa Benedetto XVI da piazza San Pietro.
11:52 In piazza anche Andreotti
Il senatore a vita Giulio Andreotti è da pochi minuti arrivato a piazza San Pietro per ascoltare l'Angelus di papa Benedetto XVI.
Andreotti è entrato in piazza senza rilasciare alcuna dichiarazione ai cronisti.
11:52 Alemanno: "Siamo qui per solidarietà al Papa"
"Siamo venuti senza bandiere politiche e colori di parte a testimoniare la solidarietà profonda verso il Santo Padre per i fatti accaduti a La Sapienza. La religione cattolica è parte integrante dell'identità del nostro paese e chi cerca di espellerla commette una grave offesa non solo ai cattolici ma a tutti gli italiani". Lo ha detto Gianni Alemanno, dell'ufficio politico di An e presidente della federazione romana del partito, giugendo a piazza San Pietro per assistere all'Angelus di Benedetto XVI.
11:51 Franceschini: "Sono qui per solidarietà al Papa"
"Le basi di uno Stato laico - ha affermato Dario Franceschini, del Pd, in piazza San Pietro per l'Angelus - sono la libertà di parola, di pensiero e delle idee altrui. La mia presenza quindi è un atto di solidarietà al Santo Padre".
11:46 Cicchitto: "E' la reazione ad atto illiberale"
"E' la reazione ad un atto illiberale fatto da un gruppo di estremisti faziosi che per di più si definiscono laici": lo ha detto il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto in piazza San Pietro riferendosi alle proteste contro la visita del papa alla Sapienza.
11:45 Casini: "Siamo qui per dimostrare affetto al Papa"
"Siamo qui per dimostrare tutto il nostro affetto per il Papa e per affermare con forza i valori della libertà". Lo ha detto il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, giungendo a piazza San Pietro con la moglie Azzurra Caltagirone e la figlia Caterina per assistere all'Angelus di Benedetto XVI.
11:35 Ronchi (An): "Una barbarie impedire al Papa di parlare"
Impedire al Papa di parlare alla Sapienza è stato "un atto di barbarie, di razzismo culturale e di intolleranza" da parte di una minoranza di sinistra vetero marxista". Ne è convinto il portavoce di Alleanza Nazionale Andrea Ronchi appena arrivato in piazza San Pietro per partecipare assieme ad una delegazione di An all'Angelus di Benedetto XVI.
11:28 Baccini: "Cattolici non disposti a subire in silenzio"
"Siamo qui a dimostrare solidarietà al Papa perchè noi cattolici non siamo disponibili a subire in silenzio". Lo ha detto il vicepresidente del Senato Mario Baccini (Udc) giunto a piazza San Pietro per l'Angelus di Benedetto XVI.
11:27 Cento: "Grave politicizzare messaggio Papa"
"Il fatto che questa mattina decine di esponenti politici del centrodestra e purtroppo qualcuno anche del centrosinistra siano a San Pietro per politicizzare il tradizionale messaggio domenicale del Papa è un fatto grave e inaccettabile": lo dice il deputato dei Verdi Paolo Cento.
11:26 Tajani: "Porto la solidarietà del Partito popolare europeo"
"Sono venuto a portare la solidarietà del Partito popolare europeo al Santo Padre cui è stato impedito di parlare all'università de La Sapienza, con un atteggiamento di intolleranza incomprensibile nei confronti del capo della cristianità nonchè massimo teologo del '900. Lo ha detto il capogruppo di Forza Italia all'Europarlamento e vicepresidente del Partito popolare europeo, Antonio Tajani, giunto a piazza San Pietro per assistere all'Angelus di Benedetto XVI.
10:56 Mastella in viaggio per il Papa Day
L'ex ministro della giustizia Clemente Mastella è in viaggio verso Roma per partecipare all'Angelus in piazza San Pietro in occasione del Papa day. Il leader dell' Udeur - al centro in questi giorni di un caso giudiziario che coinvolge anche la moglie, Sandra Lonardo, la quale è agli arresti domiciliari - ha lasciato intorno alle nove la propria residenza di Ceppaloni (Benevento) per raggiungere la Capitale.
10:46 Canti sotto le finestre del Papa
Proprio sotto le finestre del Papa, i ragazzi del cammino neocatecumenale intonano i loro canti. Un grande striscione di Comunione e Liberazione è ancora steso sui sanpietrini. Tantissime le bandiere della Cisl.
10:29 In piazza gli Universitari di Roma
Per gli Universitari di Roma, struttura del Vicariato che fa capo a mons.Lorenzo Leuzzi, presenti in piazza San Pietro con degli striscioni, "quanto accaduto alla Sapienza è stata una grande occasione per poter parlare, confrontarsi su temi importanti come la religione e la tolleranza".
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TG sky24 Papa Day, mondo politico solidale | Papa day, in 200mila a San Pietro
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venerdì 18 gennaio 2008
I furbetti del vaticano.
(Enzo Cucco - Gayindependent) I quotidiani e i tg di oggi hanno dato una rappresentazione chiarissima, direi plastica, della paradossale situazione in cui versano i rapporti tra stato e chiesa nel nostro paese. Scelgo le tre cose che meglio riassumono la situazione: il discorso di Benedetto XVI alla Sapienza, le dichiarazioni di Ruini sull’Angelus di domenica prossima e le dichiarazioni della Signora Mastella.
Il discorso di Benedetto XVI è, al solito, straordinariamente lucido e utilissimo per comprendere cosa anima la chiesa cattolica oggi (visibile da almeno una quindicina d’anni, da quando cioè ha preso vita e si è diffuso quello che la CEI chiamò “Progetto culturale”, cioè una nuova presenza dei cattolici nella società moderna). La pacatezza degli argomenti esposti, ma soprattutto lo sguardo di lunga prospettiva che caratterizza questo pontificato sono i tratti salienti di un discorso che sia pur criticabile non è certo il ritorno della Santa Inquisizione, anzi …..
Avrebbe potuto dire qualcosa di diverso? Certo che no, anche perché al contrario di quanto pensa una bella banda di superficialoni italici la Chiesa attuale non è affatto la stessa di cento o duecento anni fa. Ma siccome si deve andare alla sostanza delle cose, oltre il fumo della polemica, non possiamo non affermare che il discorso del Papa non rappresentava (ripeto, non poteva essere diversamente) alcun attentato alla laicità o alla democrazia.
Contro la sostanza dei fatti si è srotolata sotto i nostri occhi una vera e propria sagra dell’ipocrisia, con da una parte un manipolo di cretini (la definizione è di Cacciari, e questa volta la condivido) che son tali non perchè protestano contro le parole del Papa, ma perché ne hanno chiesto la censura. Dall’altra la regia, magistralmente condotta, da parte della gerarchia cattolica, sia della polemica che del coupe du theatre di rinunciare alla presenza in Aula ed a quanto è seguito. Intendiamoci, io al posto di Benedetto XVI, pardon … diciamo del Cardinal Bertone, avrei deciso la stessa cosa, ovvero non avrei esposto il Papato non tanto all’aggressione, quanto alla possibilità di una contestazione palese del suo pensiero in una sede pubblica come l’Università nella Città più “Papalina” al mondo. Avrebbe sancito, questo si, lo stop ad una campagna di influenza sul pensiero scientifico e culturale moderno che questo Papato ha inaugurato in grande stile. Ma non si può negare che la scelta di lasciare il Papa a casa ha avuto quello straordinario effetto di far passare lo stesso come la “vittima”. Abbiamo dovuto leggere articoli e frasi letteralmente deliranti sulla presunta censura che il pensiero cattolico subirebbe nel nostro paese, quando la realtà è completamente diversa (i dati del Centro di ascolto radicale son li’ a certificarlo). La bugia più palese l’abbiamo letta nei pezzi dei vaticanisti che riportavano unanimi una interpretazione della scelta vaticana: la gerarchia avrebbe scelto in questo senso perché i vertici istituzionali italiani avrebbero tardato a prendere posizione a favore del Papa alla Sapienza. Che faccia tosta a ar filtrare questo argomento: i nostri politici hanno fatto la gara a chi dichiarava per primo e in modo più veemente la propria solidarietà al Vaticano, sia da destra che da sinistra, a cominciare dal Presidente della Repubblica.
La prova del nove che dietro la scelta vaticana ci sia un occhio attento a dimensioni della presenza cattolica nel nostro paese che poco hanno di pastorale, è contenuta nelle parole di Ruini che chiama i cattolici in piazza domenica. Intendiamoci, oggi le agenzie hanno precisato che non si tratta di una chiamata politica, ma solo di un raduno di solidarietà (… e il naso si allunga ….) ma a prescindere dal fatto che mi sembra perlomeno esagerato manifestare solidarietà con chi appare sempre e quanto vuole sui media italiani (meravigliosa la vignetta di Altan su Repubblica ……) rimane questo uso distorto, parademocratico, della mobilitazione sociale e politica da parte della chiesa delle “sue truppe”. Ne abbiamo avuto un fulgido esempio per il referendum sulla legge della fecondazione assistita, con la campagna per l’astensione, così come la più recente campagna di “moratoria sull’aborto” che non so se definire più ipocrita o irresponsabile.
Certo non era questo l’obiettivo che il “manipolo di cretini” si prefissava, ma la realtà dei fatti è diversa, ed è sotto gli occhi di tutti: una straordinaria opportunità per la gerarchia cattolica di “provare” la minorità, l’emarginazione, e infondere maggiore forza in quanti lavorano per una presenza più cogente dei valori cattolici nel nostro paese.
Infine abbiamo osservato l’ennesima indecorosa sarabanda dei politici italiani su questa materia: il meglio lo ha dato la Signora Mastella che ha dichiarato che lei e suo marito (e il loro partito) sono sotto inchiesta perché “cattolici” (sic!”) e che l’unica cosa che vorrebbe veramente fare pur essendo agli arresti domiciliari è quella di essere domenica in piazza all’Angelus (doppio sic!). Non posso che ammirare la straordinaria coerenza dei Mastella che (come sempre, anche in questo frangente) son trasparenti nella loro dimensione sfacciatamente strumentale nel brandire impropriamente l’arma della fede.
La chiesa cattolica ha ormai dimostrato un uso intelligente, a volte anche aggressivo, delle più spregiudicate strategie di comunicazione per imporre la propria agenda di priorità nel discorso pubblico. Una chiesa moderna, che conosce a fondo i meccanismi della nostra società e li usa in modo spregiudicato: sarà forse la mia deformazione professionale a dare così tanta importanza agli aspetti comunicativi della convivenza nella nostra società, ma vorrei che qualcuno mi spiegasse se sia concretamente possibile prescindere da questi aspetti e non domandarsi, noi per primi, se i fini giustificano i mezzi. E’ sufficiente predicare Cristo per giustificare le bugie?
mercoledì 16 gennaio 2008
Sapienza, la "Porta Pia alla rovescia" rilancia i teocon.
(Maurizio Di Giacomo - Agenzia radicale) Uno degli effetti destinati a tenere banco della riuncia espressa da papa Benedetto XVI alla visita e al discorso fissato per il 17 gennaio a ''La Sapienza '', in seguito al ''niet '' espresso da 60 docenti di quell'ateneo, per lo più docenti di materie scientifiche, è il ritorno di fiamma dei teologi-conservatori. Tra questi spicca mons. Rino Fisichella, attuale rettore della pontificia Lateranense, che, in un'intervista al 'Corriere della Sera' in edicola oggi 16 gennaio 2008, stigmatizza la figura veramente triste collezionata da ''La Sapienza'' in questa circostanza, riuscendo, con tale mossa, a far dimenticare il ruolo da lui giocato nella catena di avvenimenti che hanno portato alla ''nota'' con la quale l'11 gennaio 2008 la sala stampa della Santa Sede ha ricentrato il significato del discorso del pontefice, il 10 gennaio 2008, alla giunta capitolina romana guidata dal sindaco Walter Veltroni.
Alla stesura della traccia del discorso di Benedetto XVI, che ha colpito per la durezza dei toni e per talune affermazioni (quali ''istituzioni sanitarie cattoliche sottoassedio'') alle quali hanno contribuito "tre tipi di inchiostri": quello del cardinale Camillo Ruini, vicario uscente del papa per la diocesi romana (Ruini resta nel suo incarico fino a fine agosto), quello di mons. Rino Fisichella e quello di mons. Guerino Di Tora, attuale direttore della Caritas diocesana romana.
Il fatto sorprendente che ha innescato le reazioni di una parte delle forse politiche capitoline al discorso effettivamente pronunciato dal papa è che il segretario di stato cardinale Tarcisio Bertone non ha potuto valutare in anticipo quella traccia. Allorché a livello di Oltre Tevere si è avuta la percezione che l'impatto del discorso di Benedetto XVI era stata calvacata politicamente dall'opposizione politica a Veltroni in Campidoglio, è maturata la decisione di convocare il cardinale Camillo Ruini in udienza dal pontefice. Il che è avvenuto l'11 gennaio 2008 con Ruini ad aprire le udienze di quella giornata.
Quello stesso giorno, per una mera coincidenza, è andato in udienza dal Papa anche il cardinale Agostino Vallini, presidente del tribunale supremo della Signatura Apostolica insieme all'ecclesiastico segretario dello stesso tribunale. (Il cardinale Vallini, originario di Poli, diocesi di Tivoli nel Lazio, da tempo viene sussurrato quale possibile successore di Ruini come vicario, benché accredidato di un carattere molto rigido che non favorirebbe il colloquio con un clero romano silente ma desideroso, per quanto si riesce a percepire, di vedere una diocesi più amalgata sotto il profilo sterettamente pastorale).
Questa é una cronaca che naturalmente i teologi neocon, siano essi vescovi o laici, non hanno interesse a ricordare. Essendo più fruttuoso nascondersi - come ha notato il prof. Adriano Prosperi inventore dell'immagine del 15 gennaio 2008 come una Porta Pia alla rovescia, - dietro il mantra della ''moratoria'' sul versante del ricorso all'aborto. Il che concretamente, in Italia, significa mettere fuori gioco la legge ''194''/78 che tutela la vita nascente e il ricorso all'interruzione volontaria della gravidanza.
Nei commenti odierni alla rinuncia di Benedetto XVI di parlare a ''La Sapienza'' furoreggia in prima linea l'ex presidente del senato, il senatore Marcello Pera di Forza Italia, mentore politico dichiarato di mons. Fisichella. Sul come sia nata la rinuncia del Papa le ricostruzioni giornalistiche più attendibili ruotano intorno a una telefonata del ministro dell'interno, Giuliano Amato, oltre le Mura Vaticane. Dubbi sulla sicurezza del pontefice non ce n'erano, come attestato anche dal responsabile dei servizi di sicurezza interni allo stato della Città del Vaticano, l'aretino Giani, proveniente dall'esperienza dei servizi di informazione della Guardia Finanza.
Incertezze sussistevano sul fatto, invece, che le forze dell'ordine italiane fossero in grado di impedire il dipanarsi di ''disordini"' in coincidenza con la vita del pontefice.
Infine va segnalato che persino Radio Radicale nella rassegna stamna di questa mattina alle 7,30, ha fatto riferimento a un articolo che spiega questa rinuncia pontificia come effetto del dualismo tra il cardinale Camillo Ruini e l'attuale segretario di stato cardinale Tarcisio Bertone. In realtà tale formula interpretativa, alla lunga, rischia di risultare fuorviante: ciò che sta avvenendo al di là delle Mura Vaticane è il risultato di dinamiche sotterranee ben più complesse.
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lunedì 14 gennaio 2008
Il Papa alla Sapienza. Dibattito aperto a tutti gli studenti sulla visita.
(Asca) ''Sono una studentessa de La Sapienza e sinceramente non ho capito bene perche' il Papa venga invitato nel luogo della scienza''. ''E' un buon segno quello che ci da' il papa nel voler essere presente in mezzo a noi studenti''. ''Non vorrei essere pessimista, ma non mi convince questa visita del papa all'Universita'''. Sono alcuni dei commenti lasciati dagli studenti dell'ateneo romano La Sapienza sul forum aperto dalla Cappella universitaria per offrire uno spazio di discussione in vista della visita di giovedi' prossimo di papa Benedetto XVI. Sul sito (ilpapaallasapienza.wordpress.com), lanciato lo scorso 27 novembre, si e' sviluppato un acceso dibattito tra chi si dice favorevole e chi si dice contrario alla visita del pontefice. I toni spesso accesi, botta e risposta telematico a volte tagliente, a volte ampiamente argomentato. L'importante, scrive la moderatrice del sito, una ''dottoranda in filosofia'' che collabora con la Cappella universitaria, e' ''capire dove nasce l'indifferenza e il fastidio della gente, parlarne''. ''Ognuno e' libero di contestare questa visita come vuole, nel modo che ritiene piu' giusto, liberale ed eticamente corretto. Invitiamo a riflettere sul fatto che la liberta' non puo' essere difesa limitando la liberta' di altri (sarebbe un controsenso), nonche' un attacco (questo si') alla democrazia''. 'Jacopo', ad esempio, scrive di non essere d'accordo con la visita del papa perche' ''e' un personaggio discutibile'' e perche' ''sarebbe stato meglio invitare una personalita' apprezzata da un numero piu' grande si studenti''. 'Tomas', invece, sarebbe contento se il papa ''vedesse qual e' lo stato delle cose e ci aiutasse concretamente a migliorare la nostra vita di studenti almeno lanciando un monito alla nazione sulla situazione in cui versa l'Universita' piu' importante d'Italia''. 'Francesca', che spera ''di avere una risposta seria a un dubbio serio'', si dice contraria perche' la dottrina cattolica ha ''troppo spesso negato scoperte scientifiche e continua a farlo (vedi evoluzione)'' e chiede perche' la Chiesa ''non si arrende all'evidenza di fatti che non influiscono assolutamente sulla religione''. L'operato di papa Benedetto XVI e' analizzato in dettaglio, dal suo atteggiamento nei confronti degli omosessuali al ritorno della messa in latino, dal divieto di uso dei condom fino alla sua abitudine di 'vestire Prada'. Su questo acceso scambio di opinioni impartisce la sua benedizione 'p. Franco', apparentemente uno dei sacerdoti in servizio alla Cappella universitaria: ''Ammiro il coraggio delle vostre idee - scrive -, il desiderio di rendere manifesto quante andate comprendendo del mondo che vi circonda, con tutta la sua complessita', e non ultimo di voi stessi. Non mi meraviglierei, se per quegli stessi ideali che difendete con molto vigore foste disposti (se le circostanze ve ne dessero occasione) di dare persino la vita''.
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20:43:00
Etichette: chiesa, integralismo religioso, laicità, papa, polemiche, religione, roma, studenti, università
Bettini, Pd: "Veltroni difenderà la laicità dello stato al cento per cento". Al momento non sembrerebbe...
Veltroni ha alle spalle milioni di voti: tutti ne tengano conto.
(Apcom) - Il Pd sarà un partito laico, ma dialogante: difenderà la laicità dello Stato ma, nello stesso tempo, rappresenterà "un'occasione di ricerca più avanzata del rapporto tra sinistra e mondo cattolico". Nel giorno in cui il Partito Democratico si appresta a votare il suo Manifesto dei valori, dalle pagine de La Stampa il senatore Goffredo Bettini, coordinatore della fase costituente del Pd e braccio destro del leader Walter Veltroni, interviene nel dibattito sui rapporti tra Vaticano e Sant'Anastasia, dicendo "parole chiare" al riguardo: "Il Pd difenderà al cento per cento la laicità dello Stato", i valori della Chiesa sono "una ricchezza della cultura e della storia italiana", ma "quando questi valori entrano nella procedura decisionali delle istituzioni della Repubblica debbono rispettarne l'autonomia".
Tra le questioni che hanno provocato tensioni all'interno del Pd, oltre all''incidente' poi rientrato con il Vaticano ("le parole del Papa sono state ignobilmente strumentalizzate", dice), Bettini non dimentica il nodo aborto: "Mantenere sull'aborto una posizione chiara e ascoltare dubbi e inquietudini di un giornalista acuto e intelligente come Ferrara è la forza di un partito che deve saper fare due cose: ascoltare gli altri e sapere poi decidere". La questione, comunque, è diversa dalle polemiche sul riconoscimento dei diritti dei gay, che sono "diritti di civiltà": l'aborto "è una dolorosa necessità", ed "è possibile migliorare la 194 per quanto riguarda la prevenzione e la responsabilizzazione intorno a questa decisione, ma senza tornare indietro rispetto alla sua sostanza".
Non manca, ovviamente, un riferimento alle correnti che minacciano di farsi strada all'interno del Pd anche con intenti antileaderistici: "Veltroni - avverte Bettini - ha alle spalle milioni di voti e ognuno dovrebbe tenerne conto per il bene del Pd e del centrosinistra". Riproporre "logiche di corrente con capibastone", per il senatore democratico, "ci porterebbe spaventosamente indietro". In quel caso, ribadisce, "riconsegnerei il giocattolo".
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19:08:00
Etichette: cattolici, centrosinistra, chiesa, laicità, partito democratico, veltroni







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