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venerdì 22 agosto 2008

Morto steward italiano con il compagno e il figlio di tre anni.

Domenico Riso stava andando in vacanza. Lavorava all'Air France, viveva a Parigi. L'ultima telefonata al padre: vado via per un po'. Ma la famiglia non sapeva dove. Il giallo dell'identificazione.

(Giusi Fasano ha collaborato Enzo Mignosi - Il Corriere della Sera) Domenico aveva osato sognare una vita accanto al suo amico più amato, Pierrick. Diceva che «solo chi sa sognare può volare» e chi l'ha conosciuto giura che quelle parole non avevano niente a che fare con la sua professione di steward. Anni e anni passati in volo, prima per l'Alitalia, poi per l'Air France. Domenico Riso, cresciuto sotto il sole e davanti al mare della Sicilia, prendeva più aerei che autostrade, vedeva più nuvole che palazzi. È l'unico italiano morto fra le lamiere e le fiamme dell'Md-82, sulla pista di Barajas. Aveva 41 anni e la pretesa di chi è felice: vivere cent'anni assieme alle persone più amate. Pierrick e il suo bambino di tre anni, Ethan: erano loro quelle persone. Erano la sua «famiglia», le sue vacanze, i suoi sogni, i suoi coinquilini nella bella casa di Parigi, «una piccola reggia accogliente e calda » conferma il cugino dello steward, suo omonimo. Pierrick Charilas ed Ethan erano accanto a lui sul volo della catastrofe. Sono morti seduti l'uno vicino all'altro perché martedì pomeriggio Domenico era fra i passeggeri: non era salito su quell'aereo per servizio. Stavolta si partiva per le vacanze, tutti e tre assieme, come al solito, per qualche giorno di riposo sulle spiagge delle Canarie. Domenico aveva ottenuto dalla Spanair una tariffa agevolata, quella riservata ai bambini. Per questo accanto al suo nome, nella lista dei passeggeri, c'era scritto «niño», bambino, e per questo è stato difficile identificarlo. Nessuno fino a ieri mattina aveva chiesto informazioni su quel passeggero dal nome italiano. Non una chiamata di un parente o di un amico allarmato. Sembrava un giallo. All'ambasciata e alla Spanair hanno capito dopo il perché. Domenico era sempre in volo e spesso non chiamava nemmeno casa per dire dove stesse andando. Un volo per lui era come spostarsi in macchina di pochi chilometri. Aveva telefonato al padre Pietro poche ore prima di partire, martedì. Ma erano state soltanto due parole: «Vado in vacanza per un po'», nessun dettaglio sulla destinazione. Così né il vecchio marinaio Pietro né le sorelle di Domenico (Concetta e Marianna) potevano immaginarlo sull'aereo della morte (la madre è scomparsa qualche anno fa). Lo hanno saputo ieri mattina, a casa Riso. E hanno saputo anche di Pierrick ed Ethan, nomi tante volte sentiti dalla voce di lui. Pierrick una volta era campione di aerobica, ha avuto una storia d'amore poco fortunata con la madre di Ethan e poi ha deciso di vivere con il bambino e Domenico nell'appartamento parigino, come fossero una famiglia fra tante, con il bambino da tirare su assieme. Non che la cosa sia sfuggita alle malelingue di Isola delle Femmine, borgo marinaro alle porte di Palermo che «l'uomo dei cieli» (come lo chiamavano gli amici) aveva lasciato nel 1997 per la capitale francese. Due uomini che vivono assieme, si sa, sono fonte di chiacchiere e in paese non sono certo le chiacchiere che mancano. Se poi c'è di mezzo un bambino piccolo, amatissimo da tutti e due e che per Domenico era come un figlio, si può arrivare fino ai pettegolezzi più velenosi. Ma lui, Domenico, ha sempre tirato dritto per la sua strada. Come fece quella volta che decise di mettersi l'orecchino. Pazienza se qualcuno non gradiva. Se qualche parola di troppo lo irritava respingeva la rabbia cantando, lirica soprattutto, una delle sue tante passioni. Non era tipo che non osasse, Domenico. Lui volava. E «solo chi sa sognare può volare». La vittima italiana Domenico Riso, 41enne siciliano, steward dell'Air France morto nell'incidente aereo. Riso si trovava con il compagno e il figlio di lui.
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SPAGNA: DOMANI FAMILIARI VITTIMA ITALIANA RAGGIUNGONO MADRID.
(Adnkronos) Con volo diretto Palermo-Madrid i familiari di Domenico Riso, lo steward morto nel disastro aereo avvenuto ieri in Spagna, raggiungeranno domani la Fiera di Madrid per il riconoscimento del congiunto. E' ancora incerto se andra' anche il padre di Domenico, Pietro Riso, 82 anni, ma andranno sicuramente le due sorelle dell'assistente di volo dipendente dell'Air France che si trovava sull'aereo con un amico Pierrick Charilas e il figlio di quest'ultimo di 3 anni, Ethan. I 3 stavano andando in vacanza alle Canarie.
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La redazione tutta di Notizie gay esprime il suo cordoglio alle famiglie di Domenico Riso, di Pierrick Charilas e del piccolo Ethan, le cui vite sono state stroncato da un tragico incidente.

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giovedì 24 gennaio 2008

La scoperta della Reuters: Coppie omosessuali impegnate quanto quelle eterosessuali.

Le coppie omosessuali si impegnano nelle loro relazioni quanto quelle eterosessuali e lo status legale delle loro unioni non influisce sulla loro felicità.

(Reuters) Lo rivelano due nuovi studi che hanno messo a confronto coppie omosessuali ed eterosessuali con differenti metodi di valutazione della felicità riscontrando tra esse pochissime differenze.

"Tra le coppie impegnate abbiamo trovato differenze molto basse che siamo riusciti a identificare sia in termini di quanto siano soddisfatte queste coppie, sia come effettivamente interagiscano o come i loro corpi rispondano fisiologicamente mentre interagivano", ha spiegato Glenn I. Roisman, della University of Illinois at Urbana-Champaign.

Lui e i suoi colleghi hanno confrontato 30 coppie gay maschili e 30 coppie lesbiche con 50 coppie di fidanzati eterosessuali, 40 coppie più anziane eterosessuali legate da matrimonio e coppie eterosessuali non legate da fidanzamento ufficiale.

Hanno scoperto che indipendentemente dall'orientamento sessuale, man mano che il livello di impegno aumenta, aumenta anche la capacità di risolvere conflitti, sfatando il mito che le relazioni omosessuali non siano costruite sullo stesso livello di impegno delle relazioni eterosessuali.

Nel secondo studio i ricercatori, che si sono concentrati su come lo status legale influisca sulla qualità delle relazioni, ha seguito 203 coppie omosessuali legate da unioni civili, 81 non legate da unioni civili e 55 coppie eterosessuali legate da matrimonio.

I ricercatori della University of Washington, della San Diego State University e della University of Vermont hanno scoperto che coppie dello stesso sesso, indipendentemente dalla loro condizione legale, sono più soddisfatte delle loro relazioni e hanno dei sentimenti più positivi verso il partner e meno conflitti di quelle eterosessuali sposate.

Entrambi gli studi sono stati pubblicati sulla rivista "Psicologia comportamentale".

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giovedì 17 gennaio 2008

Omosessuali in Italia. 35 anni di movimento: 0 risultati.

(Lampi di pensiero) Nel 2007 si è celebrato il 35 anniversario della nascita del movimento italiano per il riconoscimento e l’affermazione delle istanze e dei diritti delle persone che vivono un’affettività ed una sessualità soggetta a discriminazioni sociali, giuridiche e politiche.

Ho intenzionalmente abbandonato la “putrida” definizione di GLBT(etuttoilresto) poiché comincio a rifiutare questo approccio per categorie di minoranza. Questi problemi non sono solo della comunità glbt(etuttoilresto), ma di tutti coloro che a causa della propria affettività e della propria sessualità soffrono discriminazioni giuridiche, sociali, economiche e politiche. Giusto per fare un esempio, faccio riferimento ai diritti di affettività e sessualità per gli anziani, i portatori di handicap, gli intersessuali (altrimenti noti come middlesex), unigenitorialità, ecc. E’ quindi, spero, abbastanza chiaro che tali diritti e tali istanze appartengono solo in parte alla comunità glbt(etuttoilresto), poiché sono (o dovrebbero essere) in maggioranza appannaggio di tutti coloro che tali discriminazioni le soffrono indipendentemente dall’essere omosessuali, trans o bisessuali.

Ebbene, si diceva, 35 anni sono trascorsi e, andando al sodo, il movimento glbt italiano non ha ottenuto nessun risultato degno di rilievo sul piano economico e giuridico. Nessuno. Diversamente, sul piano sociale e del costume si possono registrare favorevoli progressi, seppur non si possa parlare di piena emancipazione, poiché la piaga dell’omofobia diffusa non ha ancora cessato di provocare vittime.

Per riassumere il senso delle affermazioni tranchantes che ho fatto, è opportuno vedere quali sono i principali fronti aperti e i relativi risultati:

  • riconoscimento dei diritti di unione (matrimoniali o meno): è rimessa ai singoli Comuni la possibilità di istituire registri delle unioni affettive con alcune conseguenze sul piano pratico e giuridico (non sostanziali);
  • introduzione dei reati contro la persona per motivi di discriminazione sessuale: non ce n’è traccia e non si prevede a breve che la materia sia regolamentata;
  • genitorialità per le coppie omosessuali o per i singoli: non c’è;
  • matrimonio omosessuale: la questione sembra definitivamente archiviata con un no che appartiene a quasi tutto l’arco costituzionale;
  • supporto delle persone transessuali nel cambiamento di sesso: regolato, anche se con notevoli rigidità e inapplicabilità di soluzioni più leggere.

Questo è il succo. Vuol dire che il movimento ha fallito? No, semplicemente che deve continuare a muoversi, a costruire presenza politica e rivendicazione. E lo dovrebbe fare seguendo questo direttrici:

  • Coscienza e consapevolezza: non solo visibilità, ma comprensione del fondamentale ruolo sociale che possiede chi “non è nel coro”, quello di essere propulsore del cambiamento. Una volta si sarebbe detto “rivoluzionario”, oggi questa parola spaventa, ma il concetto è lo stesso. La società si muove se si innesca una dinamica di opposti che si confrontano, altrimenti si avvita su sé stessa e diventa conservatrice ed egoista e perde il senso del futuro.
  • Solidarietà e cultura: lavorare per costruire una rete di solidarietà materiale e per costruire un interscambio culturale fra le numerose realtà territoriali costituisce un elemento essenziale di umanità. Senza solidarietà non si fa la politica, senza la cultura non si sa dove si va e alla fine non si cambia nulla.
  • Vision: il movimento si deve costituire nazionale e con una prospettiva internazionale. La pur importante dimensione locale deve necessariamente trovare una sua collocazione estesa, coordinata e partecipata a livelli territorialmente più estesi. La politica dei Comuni non può determinare cambiamenti sostanziali, ma solo particolari e comunque difformi sul territorio, acuendo, piuttosto che risolvendo, la disparità fra uguali.
  • Inclusione: i referenti sociali del movimento non possono essere solo i soggetti che appartengono storicamente all’area glbt(etuttoilresto). Occorre continuare ad estendere la rete e a rivolgersi a chi fa parte delle categorie interessate.
  • Lobbying: molti parlano della necessità di fare lobbying. E’ innegabile che questo possa portare grandi risultati: il principale avversario che abbiamo (il tradizionalismo cattolico e religioso in genere) ne è un eccellente esempio. Ma non si parte dal lobbying, ci si arriva quando si può contare su una massa di persone che costituisce un referente economico o politico in grado di “muovere” denaro, voti o consenso. Tutto il resto sono chiacchiere.

Senza la pretesa di essere profetico, queste potrebbero essere delle “linee strategiche di azione” da cui far discendere programmi e attività coordinate e condivise. Magari sono discutibili, emendabili, da riscrivere, ma questo è un punto di partenza. O si discute da questi elementi oppure ci saranno altri 35 anni di risultati 0.

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mercoledì 16 gennaio 2008

Luca Volontè ed un'altro dei suoi articoli incommentabili... con termini che neppure lui conosce.

LA GUERRA DELLE LOBBY GAY PER AGGIRARE LEGGE E NATURA E CREARE LE «NUOVE COPPIE».
Un intervento di Volontè* su "La Provincia di Sondrio".

Che ne è dell'amore eterosessuale tra uomo e donna, quello del Cantico dei Cantici per intenderci? Fosse per qualcuno verrebbe azzerato e sostituito con le più perverse e modaiole forme di pansessualismo, sadismo e individualismo. Le nuove lobby gay vogliono la normalizzazione forzata, sentimentale e civilistica, sospinta da un vento culturale che non ammette critiche. Guai a ironizzare sui gay: con sguardo torvo e giudicante, i vari Grillini e Mancuso vi osservano, censiscono ciò che si può dire o meno sull'omosessualità. Fosse per loro tutti i giornali dovrebbero aprire ogni mattina in prima pagina su quanto sia bello essere gay. E mentre in Parlamento si duellava sull'emendamento antiomofobia, c'erano coppie di gay o di lesbiche che portavano i loro bambini a scuola, a nuoto, a mangiare una pizza. Un sondaggio della "Kaiser family foundation" afferma che il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe avere figli. E, a quanto pare, volere è potere: per le donne, basta andare all'estero, in qualche clinica dove si pratica l'inseminazione artificiale che in Italia è vietata dalla legge 40 e il gioco, anzi il bambino, è fatto. Le coppie maschili, invece, vanno su internet e, tramite apposite agenzie, trovano le cosiddette "madri surrogate" (californiane o canadesi), che donano i loro ovuli e permettono una paternità che la legge, oltre che la natura umana, non permetterebbe. Un aggiramento clamoroso delle norme che, immaginiamo, troverà il plauso dei "soliti noti", impegnati ormai in una guerra contro le fondamenta della società tradizionale. L'ultima vittima è stata Eros Ramazzotti. «Io sono eterissimo - ha dichiarato - e malgrado possa stare con decine di donne, continuano a dire che sono gay». Apriti cielo: il presidente dell'Arcigay Aurelio Mancuso replica stizzito al cantante: «Perché questa necessità di affermare la tua super eterosessualità? Questa sottolineatura machista delude moltissimi tuoi fan. Che problema ci sarebbe se tu fossi gay?». Nessuno, magari: il povero Eros voleva semplicemente ristabilire la verità delle cose. Vallo a spiegare a chi vorrebbe un mondo popolato di «doppie coppie»...

* Capogruppo Udc alla Camera

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mercoledì 2 gennaio 2008

Usa,in vigore legge: 46 unioni gay. Matrimoni celebrati alla mezzanotte.

(TGCom) La nuova legge che legalizza le unioni tra coppie omosessuali in New Hampshire (Usa) è entrata in vigore alla mezzanotte del 31 dicembre, e 46 coppie hanno sfidato il freddo e la tormenta di neve più imponente in oltre cent'anni per la cerimonia con rito civile. Le cerimonie sono state celebrate all'aperto. Prima del New Hampshire le unioni erano state riconosciute da Vermont, Connecticut e New Jersey.

A congratularsi con i 46 sposini e sposine c'erano circa 300 familiari e amici, mentre - secondo quanto riporta il quotidiano 'Union Leader' - le unioni sono state benedette da un pastore della Chiesa Unitaria Universalista. A dire 'I will' c'erano anche la parlamentare statale democratica Gail Morrison e la sua compagna Pauline Chabot. La legge era stata approvata da un parlamento a maggioranza democratica e ratificata in maggio dal governatore John Lynch, anche lui democratico.

Sempre oggi l'Oregon si è concesso un passo un po' più timido: la legalizzazione delle 'associazioni domestiche', che riconoscono alle coppie conviventi alcuni diritti senza tuttavia arrivare al pieno riconoscimento delle unioni civili. Le buone intenzioni però restano al momento sulla carta: accogliendo un ricorso delle associazioni contrarie, un giudice federale ha ordinato la sospensione della legge e ha ordinato la ratifica per mezzo di un referendum.

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venerdì 28 dicembre 2007

Venezia pronta per il bacio collettivo "LoVe2008".

(Tiscali notizie) Allo scoccare della mezzanotte Piazza San Marco a Venezia si trasformerà nella piazza dell'amore. Un bacio collettivo di 60 mila persone saluterà l'Anno Nuovo immortalato dai flash e dalle televisioni di tutto il mondo. LoVe 2008, iniziativa voluta dalla neonata agenzia Venezia Marketing Eventi e ideata da Marco Balich, diventerà nel tempo un appuntamento annuale.

Un Capodanno veneziano che non avrà come colonna sonora i consueti botti e i fuochi artificiali ma cuori luminosi e una raffinata orchestra che farà da tappeto musicale alle coppie che dalle 22.30 inizieranno la più lunga maratona di bacio. Intanto le cento coppie selezionate dall'agenzia degli eventi si stanno allenando in questi giorni per non sfigurare la notte di San Silvestro.

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Non avrebbe mai immaginato che, aiutando una coppia di amiche lesbiche ad avere dei figli, sarebbe quasi finito sul lastrico.

(Mina Timossi - Grazia) Andy Bathie, pompiere londinese 37enne, si era fidato di Sharon e Terri Arnold (unite in matrimonio civile). Aveva donato loro il suo sperma, due volte, ed erano nati una femmina e un maschio. Gli accordi prevedevano che lui non sarebbe comparso legalmente come genitore e che non si sarebbe mai occupato dei piccoli. Ma l’anno scorso le due donne si sono separate e Terri, in difficoltà economiche, si è rivolta a un avvocato e ora mister Bathie è costretto a pagare circa 700 euro al mese di alimenti.
Com’è potuto succedere? «Non avendo donato il seme in una regolare struttura sanitaria, non sono protetto dalla legge. L’accordo amichevole stretto tra noi non vale nulla. E adesso che mia moglie e io vorremmo un figlio non possiamo permettercelo perché non abbiamo di che mantenerlo», racconta a «Grazia» il signor Bathie, che abbiamo incontrato fuori dal suo appartamento di Enfield, periferia di Londra.
Le sue amiche sostengono che lei faceva da padre ai due bambini. «Non è vero. Io ho sempre detto che non erano figli miei, ero solo un donatore. Andavo a trovare Sharon e Terri saltuariamente, come succedeva anche prima, ma non ho mai fatto regali o spedito biglietti firmati “daddy” come loro hanno raccontato».
Ma non è stato un po’ troppo ingenuo? «No. Mi fidavo. Volevo solo aiutarle a realizzare il loro sogno. Non ero convinto al cento per cento, ma l’ho fatto in buona fede».
Che sentimenti ha verso i suoi due bambini? «Non li sento miei. Mi dispiace per quello che stanno passando. Essere figli di un genitore single è sempre triste. Ma ancora più triste è il fatto che la loro madre non si prenda le sue responsabilità».

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venerdì 21 dicembre 2007

Coppie di fatto, nascosta la realtà. La foglia di fico dei profeti di Sinistra. Un'articolo che è una "perla" di Luca Volontè.

(Luca Volontè - Il Tempo) Mentre gli italiani languono e impoveriscono sempre più, in anni nei quali la famiglia media non arriva alla seconda settimana e si troverà più di 200 euro di aumenti al mese per il prossimo anno, che pensata si fa dalle parti della sinistra estrema? Deve essere parte di una stranezza ormai galoppante, non una malattia fulminante ma un vero e proprio virus, quello di anteporre alle soluzioni dei problemi reali, fantasie di lobby limitate. Così, nel pieno della discussione sul Dpef, sul documento della programmazione economica del paese che avrebbe dovuto indicare la strada, "pardon" il viottolo, della soluzione dei problemi dei cittadini, scoppiò il caso del bacio al Colosseo. Evitiamo polemiche, allora si volevano le scuse dell'Arma dei carabinieri perché aveva scoperto due gay a compiere atti osceni in luogo pubblico. La grandine di dichiarazioni dei Ministri della Repubblica era tale che quasi nessuno osò ribellarsi al "cinefestival" estivo. Nessuno ricorda gli impegni del Dpef ma solo lo "scandaloso bacio". Così oggi, a fronte di una raffica di fiducie su ogni provvedimento, in aperto contrasto con i richiami di Napolitano, e per "coprire" la mancanza di soluzioni ai problemi degli italiani, si è trovato bell'apposta il modo di confondere e distrarre i cittadini romani e italiani. Pensate forse a un bel Presepe vivente per le vie della capitale, con tanto di inni del "tu scendi dalle stelle"? No. Un manipolo di sinistrorsi estremi, quelli per cui parlare dei crimini di Lenin ti appendono a testa in giù in Piazza Rossa, si ingegna di proporre il "Registro delle coppie di fatto". Mica male, vero? Non importa che le famiglie romane siano terrorizzate ad uscire di casa nella gran parte dei quartieri, non c'è interesse per la diffusione della tossicodipendenza, nulla a che fare con le iniquità dell'Ici o delle tariffe dei trasporti pubblici. Taxi? Non scherziamo per favore. Competition is competition, matrimoni civili ci sono e registri gay ci dovranno essere pure! Peccato che non il Vaticano ma l'esperimento delle Municipalità romane che l'avevano introdotto sia stato fallimentare. Quindi anche la libera competizione ha dimostrato in tutt'Italia che i registri nessuno li usa.
Ci porterebbe lontano dimostrare come sia impossibile alla democrazia votare contro se stessa, usare maggioranze temporanee per negare l'evidenza dei valori assoluti della vita, della famiglia e della sussidiarietà. Stiamo ai fatti, Miriam Mafai e Aurelio Mancuso, Presidente della lobby gay di sinistra, denunciano intolleranza e ingerenze vaticane. Insomma, per farla breve, se la realtà dei fatti e se la maggioranza democratica contraddicono la ideologia di Mafai, Scalfari o Mancuso allora si sbraita alla luna su complotti e ingerenze. Analfabetismo d'accatto e virus antidemocratici vanno a braccetto. Quanto alla realtà, certo i "nostri" paladini il problema di fine mese non ce l'hanno da tempo.

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mercoledì 19 dicembre 2007

Morto Mario Chiazzo, primo vedovo gay riconosciuto dalla legge.

Domani il processo all'assassino del compagno .

(Agenzia radicale) Si è spento questa mattina, dopo una lunga malattia, Mario Chiazzo (nella foto). Ne ha dato notizia l'Arcigay Roma. Il Tribunale di Roma, nel luglio 2007, gli aveva concesso la costituzione di parte civile nel processo contro l'assassino del suo compagno Roberto Chiesa, con il quale aveva convissuto per 25 anni. Si era trattata di una decisione storica da parte della corte: per la prima volta, infatti, una coppia omosessuale veniva riconosciuta di fronte alla legge.
"Mario aveva una forza e un coraggio fuori dal comune e la sua testimonianza, sempre discreta ed elegante, ma incisiva non si disperderà nel tempo- afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma che ha diffuso la notizia della morte del vedovo gay - Ha difeso il suo amore per anni, - ha ricordato - lottando contro la discriminazione delle coppie gay."
Chiazzo, che aveva 72 anni, sperava di vedere l’approvazione di una legge per le coppie gay prima di morire, ma ciò non è avvenuto. Lui e il suo compagno erano una famiglia come tante altre, stimata e amata da conoscenti e amici.

"Invitiamo tutti a partecipare al suo funerale che si terrà giovedì 20 dicembre alle ore 12:00 presso Chiesa di San Lorenzo Fuori le Mura (zona Verano), - ha dichiarato Marrazzo in un comunicato - per testimoniare la nostra vicinanza a questa coppia che ha lottato tutta una vita senza avere alcun diritto".
La storia di Mario Chiazzo aveva visto in prima linea il sindaco Veltroni ( non ancora impelagato con le più alte questioni di equilibrismo politico nazionale) che, con l’assessore Delia, aveva fatto richiesta di costituzione di parte civile nel processo contro l’assassino di Roberto Chiesa; primo esempio in Italia da parte di una Pubblica Amministrazione, mostrando una vicinanza, oggi messa in forse, del Comune alle questioni delle coppie gay.

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giovedì 29 novembre 2007

Le illusioni de "Il Tempo": Inutile provarci, la famiglia tiene duro.

L'opinione pubblica, manipolata dai grandi mezzi di informazione, si è quasi convinta che nel futuro ci sarebbero state solamente forme alternative di famiglia, che nel prossimo avvenire quella comunità tradizionale formata da un uomo, una donna e dai figli nati dall'amore consacrato dal matrimonio religioso o sancito da quello civile avrebbe lasciato il passo ad altri tipi di unione, i pacs, i dico, le convivenze omosessuali.

(Il Tempo) Invece le cose stanno diversamente come dimostra il decimo rapporto sulla famiglia in Italia del Cisf (Centro internazionale di studi sulla famiglia) per convincersene e per farsi coraggio. Si apprende, infatti, che il 76 per cento degli italiani non ritengono affatto il matrimonio un'istituzione superata, che 92 italiani su cento sono convinti che, per crescere bene, un bambino ha bisogno di una famiglia con un padre e una madre. Insomma, il modello culturale della famiglia tradizionale, quella composta dal matrimonio di un uomo e di una donna che danno alla luce dei figli, non solo resiste bene agli assalti del laicismo e del radicalismo imperanti, ma guadagna sempre più consenso nella società italiana.
La stragrande maggioranza della popolazione italiana vive in una famiglia normale ("normale", il Cisf non ha paura delle parole) e di conseguenza si aspetta norme precise che tutelino accanto, ai doveri, anche i diritti che spettano alle famiglie. Parlando chiaramente: gli italiani nella stragrande maggioranza (oltre il 93%) chiedono politiche adeguate, di sostegno e di equità a favore della famiglia che non ci sono mai state e non ci sono soprattutto oggi, mentre si moltiplicano le rivendicazioni di chi vorrebbe estendere solo i diritti dell'istituto famigliare a stili di vita diversi e minoritari anche se politicamente e mediaticamente molto ben rappresentati. "Ma che senso ha", scrivono gli estensori del rapporto Cisf "rivendicare il riconoscimento dall'essere famiglia per una mera situazione di fatto o per un puro desiderio privato. Perché mai chiedere di essere riconosciuti come famiglia se si sostiene che si vive più felici senza sposarsi".
Già, che senso ha? A ben vedere però un senso questa operazione di neutralizzazione di tutti i valori ce l'ha, ed è l'orientamento che vorrebbe imprimere alla realtà sociale del Paese l'élite nemica del diritto naturale e dei costumi tradizionali.
Sempre il rapporto Cisf ci dice, dinanzi alla pretesa dall'élite relativista di adozione dei figli da parte delle coppie omosessuali che: "I bambini cresciuti da un padre e una madre in famiglie tradizionali presentano livelli più elevati di felicità e successo rispetto ai bambini allevati da coppie omosessuali".
Dunque la famiglia regge. Il 93 per cento degli italiani ritiene questa istituzione più importante di tutti gli altri ambiti esistenziali, compreso il lavoro che pure è la fonte del sostentamento economico.

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domenica 18 novembre 2007

Usa: più gay in regioni macho.

Forse a causa di migrazioni e minori tabu'.
(Ansa) Le coppie dello stesso sesso sono aumentate notevolmente negli stati Usa piu' macho e intolleranti, quelli del sud e del west. Il numero delle coppie che proclama l'omosessualita' apertamente e' salito a 780mila, quattro volte di piu' rispetto al 1990, afferma una ricerca dell'Universita' della California. Una spiegazione puo' essere la migrazione della popolazione americana verso queste aree e una maggiore disponibilita' ad ammettere nei sondaggi lo status di coppia gay.

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