L'Alta Corte accetta di accellerare la discussione sul tema.
(Lamanicatagliata.com) L'Alta Corte indiana ha deciso di accelerare il processo di depenlizzazione dell'omosessualità, su petizione della Fondazione Nazionale. Attualmente il codice penale indiano accomuna i rapporti omosessuali ai rapporti sessuali con animali ed altre bestialità, eredità delle antiche leggi inglesi mai abrogate. Lo scorso 4 luglio, è riportato dal sito Tetu.com, gli attivisti LGBT sono stati ascoltati dal tribunale.
giovedì 10 luglio 2008
L'India verso la depenalizzazione dell'omosessualità.
martedì 24 giugno 2008
La gaya Turchia.
(Sguardi diversi) Ho conosciuto questo paese grazie a Murat, uno dei miei migliori amici, un ragazzo turco che conosco ormai da quasi due anni.
Una di quelle conoscenze fortuite che caso vuole si trasformino in una solida amicizia.
Questa conoscenza mi ha permesso di conoscere questo paese dall'interno, grazie agli occhi di chi c'è nato e cresciuto e vive appieno la realtà del proprio paese.
Ho visitato Istanbul e la costa dell'egeo e mi sono innamorato di questo paese affascinante e della sua gente estremamente ospitale.
La Turchia è un paese che agli occhi delle persone è conosciuto attraverso mille pregiudizi, ma come paese mediterraneo è eccezionalmente simile all'Italia in moltissimi aspetti.
Innanzi tutto è giusto puntualizzare che è si un paese a stragrande maggioranza islamica ma non è un paese arabo ed è popolato da etnie e popoli molto diversi tra loro.
Come in Italia tutti sono stati educati nella religione, per cui le persone si riconoscono nell'islam come da noi tutti ci riconosciamo bene o male nel cattolicesimo.
Certo l'Italia è molto cambiata negli ultimi trent'anni per cui per certi aspetti la Turchia assomiglia all'Italia degli anni '70
E' un paese giovane dove i ragazzi costituiscono una forza enorme, è un paese di grande storia e tradizioni, sicuramente è anche un paese violento e profondamente machista e dove il pregiudizio anti-cristiano è altrettanto forte quanto qui da noi quello anti-islamico.
Dal punto di vista omosessuale la Turchia è l'unico paese islamico in cui sia presente un movimento forte ed organizzato, ad Istanbul e nelle principali città turche ci sono parecchi locali gay.
Logicamente come in tutti i paesi mediterranei e fortemente religiosi è forte il pregiudizio omosesssule; come nel mondo antico è ampiamente tollerata la parte “attiva” e gli uomini che hanno rapporti di questo tipo spesso non si sentono né bisessuali ne tantomeno gay, è solo un modo per accrescere la loro virilità.
Nonostante i divieti imposti dall'islam, nel passato non si era riuscito ad impedire che molti sultani fossero apertamente omosessuali e nel corpo dei giannizzeri, le guardie imperiali che erano costrette al celibato, fossero ampiamente tollerati i rapporti sessuali tra commilitoni.
La Turchia è comunque uno stato fortemente laico e la legislazione in questi anni ha fatto molto, anche per aprirsi alle richieste della comunità europea, per togliere le restrizioni a cui erano sottoposti gli omosessuali e oggi godono di un clima decisamente più favorevole che un passato.
È possibile vedere diversi personaggi apertamente gay ma soprattutto transessuali sulle televisioni turche, il personaggio più famoso di tutti è Bulent Ersoy, uno dei più popolari cantanti ed attori turchi che divenne donna nel 1981 pur mantenendo la sua voce maschile visto che la sua notorietà era dovuta alla musica tradizionale ottomana.
Tempo fa leggendo un articolo dell'internazionale nel quale si parlava della vita notturna di Istanbul ho trovato alla fine una curiosa notazione, il pezzo infatti si concludeva dicendo che la vera differenza tra un turco etero ed uno omosessuale stava nel numero di bicchieri di raki, una specie di grappa locale.
Questo è solo un piccolo compendio di informazioni sulla Turchia.. per qualsiasi altra curiosità o approfondimento sono a vostra disposizione:)
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lunedì 23 giugno 2008
In india le organizzazioni Glbtq preparano i gaypride in tre città.
Sfileranno a Nuova Delhi, Calcutta e Bangalore.
(Ap) Centinaia di attivisti gay indiani stanno ultimando i preparativi per tre Gay Pride in programma in altrettante città dell'India alla fine della settimana. Si tratta di un evento senza precedenti per un Paese dove l'omosessualità è ancora fuori legge.
Gautam Bhan, scrittore e attivista gay coinvolto nell'organizzazione, ha precisato che le tre marce si terranno contemporaneamente a Nuova Delhi, Calcutta e Bangalore il 29 giugno.
Secondo la legge indiana, l'omosessualità è un reato "contro l'ordine naturale". Nel Paese i gay e le lesbiche devono anche far fronte a radicati tabù all'interno della società e raramente fanno "outing". Ma negli ultimi anni, è aumentato sensibilmente l'attivismo gay, specialmente nelle aree urbane, per combattere contro la discriminazione legale e sociale dell'omosessualità.
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15:57:00
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sabato 21 giugno 2008
Arabia Saudita arrestati 21 presunti omosessuali dalla polizia religiosa.
Inviata su ordine della Commissione per propagazione della Virtù.
(AP) La polizia religiosa avrebbe arrestato ieri ventuno presunti omosessuali e confiscato grandi quantità di bevande alcoliche durante un assembramento a Qatif, nell'est del Paese. Lo ha annunciato oggi il quotidiano saudita 'al Medina' secondo il quale la Commissione per la propagazione della Virtù e la prevenzione del Vizio avrebbe inviato sul posto le forze dell'ordine per procedere all'arresto degli uomini.
In Arabia Saudita l'omosessualità viene considerata un peccato contro l'islam e perciò proibita, come in molte altre nazioni di fede musulmana. Gli accusati vengono bastonati e puniti con pene detentive.
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21:57:00
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venerdì 30 maggio 2008
Thailandia: storia di Nong Toom, il pugile che ha cambiato sesso.
(Panorama) “Vorrei diventare una ragazza”. La confessione che il piccolo Parinya aveva fatto alla madre risale a quando aveva soli sette anni. Oggi, di anni, ne ha 26, si appresta a tornare sul ring a Stoccolma e il suo sogno di diventare donna è riuscito a coronarlo. In Thailandia la chiamano Nong Toom (foto). Ma il suo vero nome è Parinya Jaroenphon. Nota come l’unico pugile transessuale del Paese, acclamata come una star dai media nazionali, la sua storia diventa pubblica nel 2003, quando il regista, Ekachai Uekrongtham la scrittura per Beautiful Boxer (presentato al 18° Festival del cinema Gay-Lesbo di Milano), un film biografico dove la protagonista è proprio un giovane e talentuoso boxer che sale sul ring truccato come una fanciulla. Nong Toom si guarda indietro e racconta con garbo quelli che sono i suoi primi passi nella vita: “La mia famiglia è di origini umili” racconta timidamente. “Ho il ricordo di un’infanzia colma d’amore ma priva di mezzi. Mia madre è stata sempre il mio grande modello e la mia più forte sostenitrice. Ha deciso di mandarmi a studiare al Wat Si Soda Temple, nel nord della Thailandia. Era l’unica possibilità per farmi avere un’educazione”.
I primi passi nella boxe. Cresce lì insieme ai coetanei, ma capisce subito di essere diversa, di non percepire come propria l’identità di genere che la natura le ha cucito addosso. “Ho ricevuto il mio primo bacio da un ragazzo a scuola. Mi desiderava perché, a suo dire, ero bello come una donna”. All’età di undici anni diventa monaco. Ed è lì, all’interno del Tempio, che scopre la boxe tailandese mostrando da subito le sue doti sportive. Nonostante gli sfottò di amici e parenti, non si scoraggia e la Muay Thai, la boxe tailandese, diventa la sua unica ragione di vita. Ma nel frattempo, quando ha soli 13 anni, inizia a truccarsi, a prendere ormoni e ad indossare abiti femminili. A 17, racconta, ha il suo primo rapporto sessuale. “Volevo essere come le altre donne ed avere anch’io un vero fidanzato”, spiega.
L’operazione. “Il mio primo ragazzo era molto innamorato” prosegue. “Ma ho deciso di lasciarlo perché entrambi eravamo pugili ed io mi sentivo più forte. Non potevo avere un fidanzato più debole di me”. A soli 16 anni Nong Toom era già un pugile professionista noto a livello internazionale ma era anche pronto a sottoporsi all’operazione per cambiare sesso. “Ho voluto portare i miei genitori in ospedale. Hanno parlato con i dottori e, nonostante tutto, hanno dato il loro consenso affinché mi operassero”, racconta con un misto di sollievo e tenerezza. Sei ore d’intervento, tre giorni di dolore acutissimo e 90.000 BHT, circa 2 mila euro, da pagare (sette anni fa) accumulati grazie alla boxe.
Boxeur, transgender e anche madre. Una scelta, quella di Nong Toom, che ha cambiato radicalmente anche la sua carriera pugilistica tanto che oggi sul ring combatte solo con le donne. Il prossimo incontro lo farà proprio domani, il 31 maggio, a Stoccolma. La sua carriera sportiva si alterna a quella di attrice e di fotomodella di successo, ma anche di “mamma”, complice la cultura tollerante thailandese nei confronti del terzo sesso, che qui chiamano katoey. “Nutsalah ha 5 anni. La madre naturale è in prigione per droga e io ho deciso di adottarla quando aveva quattro giorni. Ora legalmente sono io sua madre”, continua orgogliosa. “La Muay Thai mi ha dato tutto: i mezzi per aiutare la famiglia, il denaro per affrontare questa operazione e la forza fisica per sopportarla, la fama, il successo ed infine la maternità. Mi manca solo il ‘grande amore’” confessa con un filo di amarezza. “E ora ho solo un sogno: un bravo padre per mia figlia”.
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23:02:00
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venerdì 23 maggio 2008
Human Right Watch (HRW) denuncia la mancanza di una legge a tutela degli omosessuali in Turchia.
(Ap) La Turchia deve approvare una legge per tutelare i diritti dei gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (Lgbt) e l'Unione europea deve fare pressioni su Ankara a proposito. E' quanto afferma l'ong per i diritti umani Human rights watch (Hrw), in un rapporto presentato oggi intitolato "Abbiamo bisogno di una legge per la liberazione: genere, sessualità e diritti umani nella Turchia che cambia".
Sulla base di 70 interviste condotte nel corso di tre anni, Hrw rivela come i gay in Turchia rischino di essere "picchiati, derubati, intimiditi dalla polizia e minacciati di morte".
Secondo l'Ong "nella maggior parte dei casi la reazione delle autorità è inadeguata se non inesistente". Il rapporto cita anche il caso dell'Ong Lambda Istanbul, che da oltre 10 anni difende i diritti dei Lgbt nella città sul Bosforo e che rischia di essere chiusa dalle autorità per "incitamento" e "facilitazione" della prostituzione e "violazione della legge sulla moralità". Il caso verrà esaminato dalla Corte civile di prima istanza di Beyoglu il 29 maggio 2008.
"La democrazia significa difendere il diritto fondamentale della gente a essere protetta dalla dittatura dei costumi e dalla tirannia dell'odio", ha commentato Scott Long, direttore del programma Lgbt di Human rights watch. L'Ong riconosce qualche miglioramento nel quadro legislativo turco, ma sottolinea che manca ancora una legge complessiva contro le discriminazioni che rispetti gli standard Ue.
"Questo rapporto indica un settore dove poco o nulla è cambiato nell'ambito del complesso cammino verso l'adesione all'Unione europea", afferma Long. "L'Ue deve includere appieno le tematiche sull'orientamento sessuale e l'identità di genere nel valutare la richiesta d'ingresso della Turchia", conclude.
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00:15:00
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mercoledì 14 maggio 2008
Malesia, la Polizia irrompe in un centro di fitness gay. Trovati sparsi a terra oltre 1.800 profilattici usati.
A Penang, piccolo stato della Malesia, dopo un'irruzione della polizia, 14 uomini sono stati arrestati in un famoso centro fitness e sauna per attività omosessuale ed immorale. Infatti gli uomini sono stati trovato completamente nudi mentre facevano sesso di gruppo mentre altri erano in possesso di marjuana. Il capo della Polizia ha dichiarato che il centro era sotto osservazione da mesi.
Essere gay è un crimine in Malesia e porta ad una condanna in prigione per dieci anni. Oltre ai quattordici arresti la Polizia ha denunciato diciotto persone trovate nude nelle toilette e sequestrato di profilattici di cui era letteralmente coperto il pavimento. La stima è che su tutta la superficie del locale ne siano stati trovati qualcosa come 1800.
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14:41:00
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mercoledì 13 febbraio 2008
Dossier. Turismo sessuale per 80.000 italiani l'anno e i pedofili sono una minoranza.
(Agi) Sono sempre piu' numerosi gli italiani che praticano il turismo sessuale, spesso con risvolti pedofili: se prima in alcuni Paesi eravamo fra le prime 4-5 nazionalita', oggi siamo i piu' presenti in luoghi come il Kenya (il 24% dei clienti di prostituiti e prostituite minorenni e' italiano, contro il 38 %di clientela 'locale'), la Repubblica Dominicana, la Colombia. E' quanto rivela Marco Scarpati, presidente di ECPAT-Italia, secondo cui sono oltre 80.000 i viaggiatori che ogni anno lasciano la Penisola per andare a caccia di sesso proibito, con adolescenti o bambini piccolissimi; non solo pedofili (che rappresenterebbero il 3% del totale), ma anche - e soprattutto - uomini e donne normali. Secondo l'Ecpat, (organizzazione che dal 1994 combatte lo sfruttamento sessuale dei bambini a fini commerciali) l'eta' del turista sessuale si e' abbassata e "non corrisponde piu' al vecchio cliche' del pedofilo classico". L'eta' media del nuovo cliente e' intorno ai 27 anni, i low cost gli permettono di spostarsi di piu', il Web gli consente di gestire tutto da solo, prenotando bambini e servizi (dal tassista che lo andra' a prendere in aeroporto al nome delle persone da contattare nel caso in cui la polizia si intrometta) in piccole pensioni che chiudono un occhio in cambio di pochi dollari'. "Come affermiamo da anni non ci sono distinzioni di eta', di categorie sociali e di orientamento sessuale tra chi usa i bambini come oggetti per il mercato del sesso - afferma Scarpati, commentando l'operazione di contrasto alla pedopornografia e turismo sessuale coordinata dalla procura di Siracusa e denominata 'THAI', che ha portato ieri a 4 arresti - Non ci stupisce per nulla sapere che la gran parte di questi reati siano commessi da persone insospettabili". In Tahilandia, dove ECPAT ha la sede centrale, ci sono circa 300 mila bambini vittime di sfruttamento sessuale. I piccoli coinvolti in questo mercato del sesso provengono, oltre che dalla Thailandia, dalla Birmania, dalla Cambogia, dal Vietnam, dal Laos e dal sud della Cina. "Proprio qualche giorno fa una rappresentante di uno dei gruppi ECPAT e' rientrata da Pattahya, 'supermercato' thailandese del sesso, dove e' sempre possibile trovare minori in vendita - riferisce Scarpati - Oltre a raccontarmi l'orrore visto, ha confermato che a gestire il mercato del sesso con minori e' spesso la mafia russa e che una parte sempre piu' consistente delle bambine che vengono portate in Thailandia sono trafficate dalla Birmania". Le nuove forme di schiavitu' saranno tra gli argomenti di discussione nel prossimo III Congresso Mondiale contro lo sfruttamento sessuale dei minori, che si terra' a Rio de Janeiro tra il 25 e il 28 novembre 2008, organizzato da ECPAT, Unicef e il gruppo delle ong per la Convenzione dei Diritti dell'Infanzia.
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13:21:00
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martedì 12 febbraio 2008
San Valentino, coprifuoco a Bangkok: La maggior parte degli adolescenti vogliono perdere la verginità.
Questa paura sarebbe stata fomentata da un sondaggio, pubblicato la settimana scorsa.
Se i minorenni tailandesi pensavano di uscire per una serata romantica di San Valentino, la polizia locale gli ha fatto una brutta sorpresa. Le autorità hanno decretato il coprifuoco notturno nella città di Bangkok a partire dalle 22 perché preoccupata dalla folla di giovani e dai disordini che potrebberero essere causati dalla festa degli innamorati. Curiosamente uno dei timori è che la maggior parte degli adolescenti voglia perdere la verginità.
Questa paura sarebbe stata fomentata da un sondaggio, pubblicato la settimana scorsa, secondo cui i due terzi degli interpellati, tutti giovanissimi, vorebbero perdere la propria verginità nel giorno dedicato ali innamorati. Tutti i minorenni che saranno pescati in strada dagli agenti dopo le 22, ha ammonito il vice comandante della polizia di Bangkok, saranno riaccompagnati a casa o condotti al più vicino commissariato, dove attenderanno l’arrivo dei propri genitori.
“L’amore è una cosa bellissima ma non implica, a quell’età, l’attività sessuale - ha bacchettato l’alto dirigente di polizia - I nostri ragazzi farebbero meglio a concentrarsi sullo studio e sui lori doveri a scuola”.
lunedì 11 febbraio 2008
India: ergastolo per medico che girava film porno.
(Ticino News) Un medico di Chennai, nel sud dell'India, è stato condannato all'ergastolo per aver girato e venduto su internet dei film pornografici. Il dottor Prakash è il primo ad essere condannato per la legge indiana sulla diffusione dell'informazione, che contempla anche il "traffico immorale".
L'uomo fu arrestato nella capitale del Tamil Nadu nel 2001. A incastrare l'uomo sono state le accuse di un ragazzo, che aveva denunciato alla polizia di aver avuto rapporti con ragazze filmate dal dottore. Secondo l'accusa, il dottor Prakash usava ragazze del college per girare le scene porno, offrendo loro grosse somme di danaro. Nel suo appartamento la polizia indiana ha trovato diverse scatole piene di cd con film pornografici, pronti per essere immessi su internet o essere venduti in Nord America e in Europa, in Francia in particolare, grazie al fratello del medico, che vive negli Usa.
Il giudice di Chennai, che lo ha giudicato con rito abbreviato, gli ha comminato la massima pena sommando al reato di immoralità anche la violenza sessuale.
Nel Paese del Kamasutra il sesso è un tabù. Nei film non si vedono scene di sesso, quasi sempre anche i baci sono censurati e anche solo il possesso dei film pornografici, persino in casa, é reato, anche se nei mercatini delle grandi città c'è sempre qualcuno che cerca di vendere sottobanco qualche "blue film", cioé video erotici.
martedì 22 gennaio 2008
Shangay: essere gay in Cina.
(Pasquale Quaranta e Iqbal Rustom via Sferalab) I differenti punti di vista si ritrovano nel sostenere che la Cina abbia conosciuto un’evidente trasformazione dei costumi grazie allo sviluppo finanziario ed economico degli ultimi anni. Kenneth Tan, titolare della boutique “manifesto”, parla di una vera e propria “metamorfosi” quando confronta la realtà odierna con quella di soli cinque anni fa. Malgrado questo progresso folgorante, la vita di molti gay e lesbiche a Shanghai, nel caso specifico, è soffocata dalla pressione sociale e dall’opinione pubblica.
Ma c’è una forte volontà, da parte dei giovani omosessuali cinesi, di essere liberi, come dimostra questa interessante indagine (vedi il video).
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Le due facce della medaglia
Due gruppi di persone si esprimono in questo video: da un lato troviamo gli adulti della generazione precedente. Essi hanno difficoltà ad esprimersi sul tema dell’orientamento omosessuale, talvolta sono evasivi, talvolta perplessi. Si può sottolineare la loro ignoranza sull’argomento (considerano l’omosessualità una malattia) ed è evidente l’ancoraggio di queste persone a un sistema dato di norme fisse e immutabili, un sistema permeato da omofobia ed eteronormatività (la convinzione che l’eterosessualità sia l’unica forma di sessualità “normale”). Ad una più attenta analisi si osserva che non è solo il dato generazionale ad influenzare le opinioni delle persone intervistate, ma anche l’interiorizzazione degli stereotipi derivanti da una cultura tradizionalista che fa breccia anche nelle menti più giovani. Dall’altro lato troviamo testimonianze di alcuni giovani che si esprimono con grande dignità: la ragazza lesbica e la coppia gay hanno l’aria di vivere con fierezza la loro sessualità, e fa tenerezza la testimonianza di uno dei due ragazzi, che afferma di sentirsi confuso rispetto al proprio stile di vita a causa dell’incomprensione della società in cui vive.
La speranza
Nella clip si sottolinea infine l’aspetto demografico della più popolosa città della Cina, che favorisce l’aggregazione di sempre più numerosi gay e lesbiche in bar e discoteche dedicate, o gay friendly: un’evoluzione favorita - secondo Peter Chorba, portavoce del gruppo lgbt (lesbico, gay, bisex e trans) di Shanghai - dalla presenza di molti espatriati che visitano per turismo e/o si trasferiscono stabilmente, magari per lavoro, nella cosiddetta “Parigi d’Oriente”. Che la Cina si stia pian piano (solo nel 2001 il governo ha tolto l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali) mettendo al passo con l’Europa nell’affermare una cultura delle differenze? C’è molto più di una semplice speranza negli occhi dei giovani omosessuali cinesi per sostenerlo
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mercoledì 16 gennaio 2008
E Benazir Bhutto disse: “Bin Laden è morto”.
Una manifestazione antiamericana a Karachi nell’ottobre 2001
(Panorama) Osama Bin Laden è morto. Rilanciata stamane su La Stampa da Giulietto Chiesa, la clamorosa rivelazione è stata fatta nientemeno che da Benazir Bhutto durante un’intervista ad Al Jazeera del 2 novembre 2007 che per oltre due mesi è passata sotto silenzio nel mainstream dell’informazione mondiale.
L’assassino dello sceicco saudita, nelle parole dell’ex premier pachistano uccisa il 27 dicembre scorso, è Omar Sheikh, 34 anni, un ex collaboratore dell’Isi che il Sunday Times ha definito nel 2002 “l’opposto del classico terrorista” tutto kalashnikov e Corano. Considerato vicino all’intelligence militare pachistana e già coinvolto nell’inchiesta sul barbaro omicidio del giornalista Daniel Pearl, Omar Sheikh, alias Mustafa Muhammad Ahmad, è lo stesso uomo che nel 2001, qualche giorno prima dell’11 settembre, consegnò a Mohammed Atta, il capo dei dirottatori, una valigetta con 100 mila dollari e che, sempre secondo l’inchiesta ufficiale del Congresso, si trovava proprio a Washington durante l’attacco al Pentagono. Non esattamente un signor Nessuno, per Musharraf, per gli uomini che governano a Islamabad e per i servizi segreti di mezzo mondo.
La denuncia di Benazir: Osama è morto
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Quello che stupisce di più, dell’intervista, è che Davis Frost, una vecchia volpe del giornalismo non sospettabile di ingenuità né di inesperienza, abbia lasciato correre la denuncia della Bhutto, non l’abbia interrotta, né chiesto informazioni più circostanziate su una notizia che, proprio per l’autorevolezza della fonte che la stava diffondendo, non poteva essere spacciata come l’ennesima boutade sulla vita e sulla morte di un uomo di cui è stato detto di tutto in questi anni: che fosse morto a Tora Bora nel 2003, che si trovasse in Sudan, che si nascondesse, grazie alle complicità dei capi tribù pashtun, nel Waziristan afghano-pakistano, che infine fosse artificialmente tenuto in vita da Al Qaeda per rafforzarne il mito presso le masse arabe. Come sia potuto accadere che nemmeno la Cia si affrettasse a confermare o smentire la dichiarazione della Bhutto (pochi giorni dopo uccisa da un commando integralista), rimane un mistero. Ma il sospetto - avanzato anche da molti commentatori a margine dell’intervista rilanciata da Youtube - è che l’ex leader del PPP sia stata assassinata proprio perché sapeva troppo e avrebbe potuto far saltare i piani di Al Qaeda e di chi (e sono tanti dentro i palazzi del potere di Islamabad) lavora nell’ombra per la rete terrorista e le milizie pashtun che hanno deciso di eliminare quella che avrebbe dovuto essere la donna simbolo del Rinascimento pachistano.
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giovedì 10 gennaio 2008
Tokyo, niente uomini nudi sui manifesti pubblicitari.
(Il Giornale) Niente pubblicità con uomini nudi nei treni giapponesi neanche per pubblicizzare la millenaria manifestazione del "Festival del nudo" che si tiene ogni anno nel tempio di Kokuseki a Tokyo. Lo ha deciso una compagnia ferroviaria, Morioka Japanese Railway Est, che definendole "troppo estreme" per i passeggeri ha rifiutato di esporre nei vagoni le locandine del festival. Secondo la tradizione ogni anno, numerose persone si riuniscono nel tempio della prefettura di Iwate, per prendere parte a un rituale di purificazione collettivo in cui si prega rigorosamente in "sundoshi", tipico perizoma giapponese.
La pubblicità incriminata mostra in primo piano il busto villoso di un uomo e dietro di lui, in bella vista, una fila di posteriori di uomini in "sundoshi". Il portavoce della compagnia ferroviaria ha chiarito che l’abolizione dei manifesti non è un gesto di critica nei confronti del Festival o di chi vi è rappresentato, ma è piuttosto un modo per rendere più piacevole l’atmosfera nelle stazioni.
Secondo alcuni media locali, la compagnia avrebbe asserito che questa pubblicità può indurre all’aumento delle molestie sessuali. Nel 2006 alcuni poster di Britney Spears nuda e in gravidanza affissi nelle stazioni metropolitane furono coperti perché considerati troppo "stimolanti", ma la decisione fu sospesa poco dopo. Nonostante il bizzarro divieto della compagnia, numerosi manifesti con foto e manga di ragazze in abiti succinti sono regolarmente appesi nelle stazioni giapponesi.
sabato 5 gennaio 2008
Il profilo su Facebook. Bilawal Bhutto, sex symbol sul web.
Ma ci sono i primi dubbi: «Pagine fasulle per screditarlo».
Il neoleader del Ppp ama i Simpson e i film di Tarantino. E le ragazze sbavano per lui: «Oddio quanto è carino...».
(Elmar Burchia - Il Corriere della Sera) Bilawal Bhutto, come quasi ogni studente d'oggi, ha una sua pagina su Facebook, il social network nato negli ambienti delle università Usa che rappresenta oggi una delle maggiori community della rete. Bilawal Bhutto, tuttavia, non è un ragazzo qualsiasi. Domenica scorsa il 19enne è stato nominato presidente del Partito popolare pachistano (Ppp) come successore della madre, Benazir Bhutto, assassinata da terroristi vicini ad Al Qaeda.
PROFILO SUL WEB - Fino a pochi giorni fa il ragazzo godeva di una tranquilla vita universitara nella prestigiosa Università di Oxford Altrettanto spensierate e disinvolte erano le frasi e le foto che il giovane, che alla carriera politica probabilmente non pensava ancora, pubblicava sulla popolare community. La sua pagina personale è stata oscurata dopo la designazione alla guida del Ppp. Ma è comunque presente in Rete: la rivista online Radar ha infatti tempestivamente scrutinato e copiato il profilo dello studente, riproponendolo ai propri lettori.
DAI SIMPSON A TARANTINO - Liberale e contro l'Islam estremista, recitava la sua descrizione. Tra i suoi hobby: il cricket, molto popolare in Pakistan; il nuoto, lo squash e il tiro al poligono. In tv il giovane guarda i Simpson, il telefilm con l'ammazzavampiri Buffy e «West Wing», serial incentrato sullo staff della Casa Bianca. Tra i suoi registi preferiti - racconta il magazine americano - ci sono Michael Moore e Quentin Tarantino. Insomma, gusti davvero comuni ad altri studenti qualunque. Dal web è spuntata anche una foto del neo-leader vestito da vampiro durante una festa con alcuni amici lo scorso Halloween. La didascalia dell'immagine scovata sul Facebook di un amico e pubblicata dai tabloid britannici recitava: «L'inferno in terra ... mwaaahahahahahah».
SEX SYMBOL - Ma la sua pagina su Facebook lo ha di fatto lanciato anche come sex symbol. Numerose le fan nella comunità online che hanno lasciato commenti decisamente espliciti: «Oddio, quant'è carino», dice una ragazza nel forum dal titolo «Non uccideteci Bilawal Bhutto, lui è troppo sexy, okay?». «Sono assolutamente d'accordo. E' troppo sexy», ha scritto invece un'altra. E sono solo due tra le decine di commenti pubblicati subito dopo l'annuncio della sua elezione.
PAGINE FASULLE - Quella riportata da Radar non sarebbe però l'unica pagina di Facebook attribuita al giovane Bhutto. Anzi: potrebbe essere uno spazio web fasullo creato proprio con l'obiettivo di screditare l'immagine del novello leader politico. I responsabili del sito hanno infatti comunicato di avere ritirato due profili attribuiti a Bilawal «dopo un'inchiesta interna che ha rivelato la loro non autenticità». Il vero spazio creato dal figlio di Benazir è intestato a Bilawal Lawalib, l'alias con cui il giovane era conosciuto a Oxford. Mentre invece quello citato da Radar è intestato a Bilawal Bhutto Zardari, il suo vero nome.
IPOTESI DI COMPLOTTO - A far propendere all'ipotesi di un sito «farlocco» creato magari proprio per dare un'immagine meno carismatica al nuovo capo del Partito del popolo, è stato un messaggio firmato proprio Bilawal Bhutto Zardari che, in risposta a uno dei tanti post di condoglianze ricevuti, spiegava: «Non sono un leader nato, non sono un politico o un gran pensatore: sono appena uno studente. Mi piace fare tutto quello che fanno tutti gli studenti: fare errori, mangiare schifezze, guardare Buffy e soprattutto imparare. Verrà il momento in cui comanderò, ma per adesso io sono quello che fa le domande, non quello che dà le risposte». Dietro a questo ci sarebbe un vero e proprio complotto. «E' stato il governo - ha detto un aiutante di Asif Ali Zardari, il padre di Bilawal -: stanno cercando di far passare il messaggio che è un errore eleggerlo perché troppo giovane».
IN ESILIO - Bilawal Bhutto è nato nel settembre 1988, un mese prima della vittoria di sua madre alle elezioni generali che la fecero diventare la prima donna premier di un paese musulmano. E' stato costretto all'esilio assieme alle due sorelle ed ha vissuto tra Londra, Dubai e gli Stati Uniti, dove, per ora ha intenzione di completare gli studi.
mercoledì 2 gennaio 2008
Sexy scandalo, si dimette il ministro. E’ stato filmato mentre faceva sesso con un’amica in un hotel. Il dvd circola già nel Paese.
E' vicepresidente del secondo partito di governo della Malesia.
(Il Corriere della Sera) Il ministro della Salute della Malesia, Chua Soi Lek, si è dimesso dopo aver ammesso pubblicamente di essere il protagonista di un video in cui compare mentre fa sesso in una camera d’hotel con una donna non identificata. «Io sono l’uomo della videocassetta», ha detto Chua riferendosi al dvd che ha incominciato a circolare la scorsa settimana in Malesia. Parlando in una conferenza stampa Chua, 61 anni, ha chiesto scusa alla moglie, ai tre figli e ai suoi sostenitori. Chua, ex medico e politico dalla veloce ascesa realizzata negli ultimi anni, ha detto che la donna è un’amica personale.
TRAPPOLA POLITICA? - «Voglio sottolineare che non ho realizzato io il video. Chi l’ha fatto e perché è ovvio. Ma ora non ha più importanza sapere chi l’ha fatto», ha detto facendo capire che gli artefici potrebbero essere i suoi rivali politici. Il ministro in un primo tempo aveva deciso di lasciare la decisione delle sue dimissioni al premier Abdullah Ahmad Badawi, ma lo scandalo ha sollevato un polverone tale da convincerlo a lasciare il posto. Ong Ka Ting, leader della Malaysian Chinese Association, secondo partito della coalizione di governo,di cui Chua è vicepresidente, ha convocato una riunione di partito per discutere dello scandalo che sta fornendo materiale all’opposizione per rafforzare le accuse di immoralità contro il governo. Per ora Chua ha ottenuto il perdono della moglie che ieri in un comunicato ha annunciato che resterà al fianco del marito.
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Filippine. Protestano nudi per strada.
Singolare protesta nelle Filippine. Tutti nudi per strada... Ve li immaginate i nostri colonnelli delle organizzazioni gay italiani utilizzare questo metodo per protestare... Per carità...
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venerdì 21 dicembre 2007
Nepal. La Corte Suprema ordina al governo di creare leggi a favore dei gay.
Oggi non esiste nessuna norma sugli omosessuali.
(AP) - La Corte Suprema del Nepal ha imposto al governo di legiferare in favore dei diritti degli omosessuali. Lo ha stabilito il tribunale dopo un'udienza, fa sapere il portavoce della Corte Til Prasad Shrestha.
Finora nel paese non esistono leggi specifiche per i gay e non sono riconosciuti i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Secondo l'associazione gay nepalese Blue Diamond, i gay nello stato himalayano sono 20mila e mille le lesbiche su una popolazione di 27 milioni di persone.
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Redazione
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16:25:00
Etichette: diritti, discriminazioni, legge, omosessualità, oriente, parità
giovedì 22 novembre 2007
Libano: la missione Unifil? Un mezzo flop.
Il rischio concreto di una nuova guerra civile comporta inevitabili ripercussioni sull’azione dei caschi blu schierati nel sud e guidati dal generale italiano Claudio Graziano, come dimostra anche l’arrivo a Beirut della troika europea composta da ministri degli esteri di Italia, Francia e Spagna, non a caso i paesi maggiormente impegnati con i contingenti militari assegnati a Unifil. Dopo 14 mesi di missione il bilancio di questa operazione militare presenta un solo aspetto positivo: ha impedito lo scoppio di un nuovo conflitto tra Israele e Hezbollah. Per il resto non c’è molta gloria in una missione nella quale 13.000 caschi blu bene armati non possono compiere neppure l’ispezione di un veicolo se non gli viene chiesto espressamente dall’esercito libanese. Un mese fa un rapporto dell’Onu confermò che Hezbollah non solo non aveva disarmato ma aveva ricostituito completamente i suoi arsenali con razzi a lungo raggio Zezal e Fajr, con una portata di 250 chilometri, missili anticarro, antiaerei e antinave, inclusi i missili cinesi C-802. A togliere credibilità ai caschi blu ha contribuito anche la notizia dei tre giorni di esercitazione condotta da Hezbollah nel Libano meridionale riferita dal giornale libanese Akhbar, vicino alle posizioni degli estremisti sciiti. Secondo il quotidiano filo-Hezbollah migliaia di miliziani del gruppo sciita hanno preso parte alle esercitazioni a sud del fiume Litani, supervisionate dal leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah. L’attentato contro i caschi blu spagnoli dell’estate scorsa e alcuni altri sventati negli ultimi tre mesi confermano inoltre che Unifil non ha il controllo del piccolo territorio nel quale opera nel quale cellule terroristiche del gruppo jihadista sunnita Osbat al Ansar, legato forse ad Al Qaeda ma non certo estraneo a Damasco, che ha la sua base sede nel campo profughi palestinese di Ain Heloué.
Giappone, niente visti di ingresso per i Velvet. Motivi di sicurezza.

Sul loro sito web i membri della band si definiscono increduli, ma di fatto i loro impresari non hanno potuto fare nulla per modificare la decisione delle autorità doganali del Sol Levante. Per quanto queste ultime abbiano evitato di fare commenti pubblici sulla vicenda, è ormai sempre più chiaro, sostiene la BBC, che i visti siano stati rifiutati a causa dei problemi con la droga che alcuni membri della band hanno avuto in passato. Dettaglio che, evidentemente, metterebbe a rischio la sicurezza del Paese. A questo punto, ai giapponesi resta una sola opzione per ascoltare l’ultimo album di Scott Weiland e compagni: volare in Australia, dove la band si esibirà il 4 dicembre.
martedì 30 ottobre 2007
Premier Cambogia : Mia figlia è lesbica la diseredo.
Da Hun Sen un annuncio dal sapore politico.
(Apcom) La figlia adottiva è lesbica, e Hun Sen (nella foto), premier cambogiano e politico di lunghissimo corso, la disereda: lo ha annunciato in un discorso pubblico, tanto più risonante perchè è molto raro che Hun parli della sua vita privata.
Per diseredare la giovane - adottata negli anni 80 quando aveva appena 18 giorni - il premier intende presentarsi in tribunale e disconoscerla. "Ci preoccupa che un giorno possa crearci problemi e chiedere una parte del patrimonio familiare" ha detto parlando all'ultima classe dell'Istituto Nazionale di Educazione. Hun e la moglie Bun Rany hanno anche tre figli e altre due figlie. Ma il premier ha voluto mostrarsi magnanimo: non intende discriminare gli omosessuali, "molti di loro sono brave persone, non bevono, non si drogano e non fanno gare in macchina" come i membri delle gang giovanili, ha ammonito.
Un annuncio dal sapore politico. Nel 2004 l'ex monarca Norodom Sihanouk, altra figura storica della politica cambogiana, nonché noto playboy, aveva commentato sul suo website la notizia dei matrimoni gay a San Francisco auspicando che altrettanto potesse presto avvenire Phnom Penh. La Cambogia, scriveva, "è una democrazia liberale" e dovrebbe quindi "permettere i matrimoni fra uomini e uomini, o fra donne e donne". In fondo, rispondeva a un lettore, "io non sono gay, ma rispetto i loro diritti. Non è colpa loro se Dio li ha fatti così."
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