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venerdì 18 luglio 2008

Udc. Molti voti gay al partito di Volontè... lo dice Pionati.

In futuro, un leader gay e Silvio Berlusconi presidente della repubblica.
(Apcom) Un leader omosessuale per l'Udc, Silvio Berlusconi presidente della Repubblica. Sono due scenari del futuro che incontrerebbero i favori del portavoce Udc Francesco Pionati.

"Non ho nulla in contrario ad un leader gay alla guida dell'Udc. Assolutamente da parte mia non c'è nessuna preclusione. Del resto moltissimi omosessuali votano il nostro partito e si sentono tutelati dalle nostre scelte. Quanto a me, ho molti amici gay ma nessun uomo mi ha mai fatto avances di natura sessuale, ha detto Pionati, a Klauscondicio.

Quanto alla presidenza della Repubblica, "a titolo personale - ha detto ancora Pionati- appoggerei la candidatura di Silvio Berlusconi al Quirinale, anche se è un discorso del tutto prematuro. Quanto alla successione al Governo, ci sono sicuramente molti pretendenti. Non credo, ad esempio, che Giulio Tremonti possa ereditare la forza e la capacità di penetrazione di Berlusconi. Credo, invece, che il premier punterebbe su Gianni Letta, una figura che sta bene a tutti e che dialoga con tutti".

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venerdì 4 luglio 2008

Pd, Udc, Udv, un'opposizione divisa ma soddisfatta.

(Sky Tg24) L'opposizione esulta per la scelta del governo di non approvare un decreto sulle intercettazioni. Per il Partito democratico si tratta di una vittoria della fermezza dimostrata da Walter Veltroni mentre l'Udc è pronta a dare il proprio contributo in sede parlamentare. Il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro è tornato ad accusare il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di occuparsi solo delle sue priorità.
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mercoledì 2 luglio 2008

Lettera di Casini e Veltroni a Fini: “Il governo sta espropriando il Parlamento”.

Veltroni e Fini

(Panorama) Il governo sta tentando “di espropriare di fatto il Parlamento delle sue prerogative” attraverso la presentazione della Manovra sotto forma di decreto. &EGrave; quanto scrivono, in una lettera indirizzata al presidente della Camera, Gianfranco Fini, i leader dell’Udc e del Pd, Pier Ferdinando Casini e Walter Veltroni. La lettera a FIni è firmata anche dal capogruppo del Pd, Antonello Soro e dal vicecapogruppo vicario dell’Udc, Michele Vietti.

La lettera ricorda che “in questi giorni la Camera è impegnata nell’esame di un complesso di provvedimenti di grande rilievo, sia sul piano dell’ordinamento costituzionale, sia sul piano dei conti pubblici”, sui quali “è fondamentale che i parlamentari possano esprimere compiutamente i loro giudizi ed esercitare responsabilmente la funzione che la Costituzione assegna loro”.
“Il rischio estremamente grave” sottolineano Veltroni e Casini “è che questo possa non accadere. E il motivo è nella evidente volontà del Governo di comprimere, con le procedure scelte, i tempi della discussione, fino al punto di cambiare in corsa le regole del gioco e di espropriare di fatto il Parlamento delle sue prerogative. Se si manca di rispetto al Parlamento si colpisce il primo diritto che in democrazia è dato alla minoranza: quello di veder discusse le sue ragioni. Un diritto inviolabile quanto quello del rispetto della legittimità della maggioranza”.
Pd e Udc chiedono pertanto a Fini “di salvaguardare in questo difficile passaggio il ruolo e la dignità del Parlamento, garantendo i tempi e le modalità necessarie ad affrontare alla Camera, come è giusto e doveroso, temi e concrete questioni che riguardano da vicino la vita di milioni di famiglie italiane”.
“La manovra economica del Governo di cui in queste ore si sta discutendo alla Camera” proseguono Veltroni e Casini “si configura, con i suoi ottantacinque articoli, come una vera e propria legge finanziaria, cosa peraltro riconosciuta dallo stesso Governo nel Dpef. L’opposizione da noi rappresentata ritiene che questa manovra debba essere fortemente corretta.
Ritiene che non sia adeguata ad affrontare la crisi in cui versa il Paese e a rispondere alle domande ed ai bisogni degli italiani”. In particolare Pd e Udc sottolineano l’aumento delle tasse dello 0,2 per cento nel 2010, nonché i tagli alla sicurezza e alla scuola”. Inoltre “mentre le spese delle famiglie aumentano, nulla viene fatto di concreto per tutelare i risparmi e il potere d’acquisto di salari e stipendi”. Non lo è certo “la ’social card’, finanziata per soli 200 milioni ed esclusivamente per il 2009, a fronte di maggiori entrate tributarie, con la cosiddetta ‘robin tax’, pari a circa 5 miliardi”.
“Da parte nostra, signor Presidente” proseguono Casini e Veltroni “c’è la volontà di svolgere il ruolo di opposizione che l’esito delle elezioni ci ha assegnato in un modo netto e incalzante, entrando sempre nel merito delle questioni, privilegiando il dibattito, la critica e la definizione di proposte alternative. Non saremo noi a tornare al passato, a ricadere nel clima rissoso e sterile di questi ultimi quindici anni, a guardare troppo indietro o troppo a se stessi per occuparsi delle riforme e delle scelte di innovazione necessarie al nostro Paese come l’aria che respiriamo”.
“Noi crediamo” si legge infine nella lettera “che esattamente di questo l’Italia abbia bisogno. Si ristabilisca dunque la giusta gerarchia delle priorità, mettendo al primo posto i problemi degli italiani, e si garantisca che su di essi si possa svolgere, nelle istituzioni e in ogni ambito politico, quel confronto aperto e approfondito che è l’unico modo per assicurare al Paese crescita ed equità sociale”.

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lunedì 19 maggio 2008

Mara Carfagna. La prima di una serie di gaffes? Arcigay: «La Carfagna fa battute da bar». Il silenzio dei gay di centrodestra.

Dopo il no del ministro al patrocinio al gay pride. Grillini: «Destra italiana è omofoba». I registi Hofer e Ragazzi: «Il ministro guardi il nostro film sui Dico».

(Il Corriere della Sera) Mara Carfagna non darà il patrocinio al Gay Pride. «Per il governo gli omosessuali non sono discriminati» spiega senza esitazioni il ministro per le Pari opportunità. Provocando la dura reazione dell'Arcigay. «Come fa il ministro Carfagna a sostenere che non esistono discriminazioni sui luoghi di lavoro per le persone omosessuali?» si chiede il presidente nazionale Aurelio Mancuso. «Saremmo tanto curiosi di sapere quali sono i gay che la Carfagna dice di conoscere e in quale mondo ella vive - attacca Mancuso - perché ci pare che abbia una percezione della realtà del tutto distorta». Un ministro, secondo il presidente nazionale dell'Arcigay, non si occupa dei singoli casi di discriminazione, ma di scrivere una legge perché tutte le discriminazioni siano evitate. Arcigay chiede quindi un incontro alla Carfagna «affinchè possa distaccarsi dal mondo delle favole e ritornare tra i comuni mortali, che hanno bisogno di risposte concrete, non di consunte e provocatorie esternazioni sui giornali. Per questo sarebbe bene che un principe la baci e la svegli».

«IL MINISTRO SPARA A ZERO» - Non è morbido nei confronti della Carfagna neanche il leader storico dell'Arcigay, Franco Grillini, secondo il quale quelle del ministro sono «battutacce da bar che confermano quanto la destra italiana sia omofoba e non ami la diversità». «Mi sembra che per il ministro Mara Carfagna sia più facile sparare a zero sul Gay Pride utilizzando i soliti pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni anzichè svolgere una positiva attività di governo» dice Grillini.

«VEDA IL NOSTRO FILM SUI DICO» - «Quanto ha detto il ministro ci fa cadere le braccia» affermano i due registi del film-documentario sui Dico «Improvvisamente l'inverno scorso», Gustav Hofer e Luca Ragazzi, invitando la Carfagna a vedere la loro pellicola al Cinema Politecnico di Roma. Il ministro «si faccia un giro in Europa per constatare che il riconoscimento delle coppie di fatto anche omosessuali è una realtà in quasi tutti i paesi membri .- dicono i due registi -. Si legga la direttiva europea del gennaio 2006 che richiede agli Stati dell'Unione di legiferare quanto prima sul riconoscimento delle coppie di fatto. L'Italia non può continuare a essere il fanalino di coda». «Il nostro film - continuano - dimostra perfettamente che c'è una situazione di discriminazione oggettiva verso le coppie omosessuali dettata dall'ignoranza imperante nel nostro paese. Una coppia come la nostra, insieme da nove anni, non è tutelata dallo stato che pure ci chiede di pagare le tasse come qualsiasi cittadino».

PRO E CONTRO - Pina Picierno, esponente del Pd e ministro ombra delle Politiche giovanili si augura che la Carfagna «ci ripensi e partecipi al Gay Pride» senza farsi «condizionare nella sua attività da visioni manichee e fuori dal tempo». Al contrario, Luca Volontè sostiene il ministro: «Brava Carfagna - dice il deputato dell'Udc -: la sinistra gay chiama diritti i propri privilegi discriminatori verso famiglie ed eterosessuali».

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lunedì 7 aprile 2008

Interviste. Il candidato gay dell’Udc: “Pari diritti per tutti”.


(River-blog) Massimiliano De Marco, detto Maximo, classe 1969, per chi ama le etichette è “il candidato gay” dell’Udc. E’ anche un uomo dal passato sui generis, sicuramente non in linea col classico curriculum di un candidato del partito di Casini: autore di video dove la religiosità è trattata in maniera “poco ortodossa”; gestore di un privè gay; protagonista di foto hot. Amico di Claudia Koll, oltre che regista del film “Petali di Rosa”, interpretato dalla stessa attrice, ha iniziato insieme a lei un “cammino di conversione”. Maximo è candidato nella posizione numero 23 al Comune di Roma, nella lista dell’Udc per Ciocchetti sindaco. River-blog lo ha intervistato (grazie alla redazione di Notizie Gay per la segnalazione del personaggio), e ha scoperto – con suo grosso stupore - che Maximo non ha nessun problema a dire di essere a favore delle unioni civili, anche dei gay.

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Provocazioni. L’Arcigay sfida Pierferdinando Casini: “Il 28 giugno venga al nostro Pride”. Aurelio Mancuso: "Potrà vedere tante famiglie omosessuali".

(Il Domani di Bologna) L’ArciGay invita Pierferdinando Casini a partecipare al Gay Pride che si terrà a Bologna il prossimo 28 giugno. “Il presidente Pier Ferdinando Casini, ci dà sempre tante soddisfazioni, quando attacca frontalmente la vita e la dignità di milioni di gay e di lesbiche. Se per lui il modello familiare non è quello spagnolo, vorremmo sapere se è solo quello cattolico, ovvero di una famiglia sposata, oppure se rientra anche la sua, cioè di una persona risposata”. Lo afferma Aurelio Mancuso, presidente dell’Arcigay, commentando la dichiarazione del leader dell’Udc secondo il quale la famiglia non è quella del modello spagnolo. “L’ipocrisia pelosa dei cattolici integralisti - aggiunge irato Mancuso - è talmente evidente in questo Paese, che sarebbe molto facile ricordare che proprio ieri il Papa ha segnalato come colpe gravi proprio l’aborto, il divorzio, l’eutanasia. Infatti, nessun politico di centro destra, compreso Casini ha commentato, perché come si sa coinvolto dalla condanna vaticana. Comunque il nostro alfiere non senza macchia dei valori cattolici, potrà conoscere meglio le nostre famiglie partecipando, se lo desidererà, al Pride nazionale del 28 giugno 2008, che si terrà proprio nella sua città: Bologna. Potrà veder sfilare felici famiglie italiane omosessuali, cui importa ben poco dei giudizi omofobi dell’esponente udicino”.

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sabato 22 marzo 2008

Un campione dei diritti Glbt nell'Udc. Ci dobbiamo credere?

Ufficializzata la candidatura del cantante-regista Maximo De Marco al comune di Roma al fianco di Casini per Ciocchetti sindaco.

(Comunicato stampa) Il discusso "cantante ribelle", nonche' pluripremiato regista del film "Petali di Rosa", interpretato da Claudia Koll e che ha iniziato da qualche anno, come la stessa attrice, un cammino di conversione, ha accettato la candidatura per portare alla "citta' eterna" , nel caso venisse eletto, una ventata di internazionalita' e di rinnovamento, non solo per il mondo artistico,ma sopratutto per valorizzare il talento e le capacita' dei giovani, in una citta' che e' ricca di Arte e di cultura da sempre.

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lunedì 25 febbraio 2008

A Speciale TG1 Casini: Adozioni gay aberrazione.

(Il mio canto libero) A speciale TG1 Bertinotti e Casini duellano anche sulle unioni omosessuali. Naturalmente Bertinotti difende l'idea di tutelare e valorizzare le diversità, o meglio dice lui "le differenze". Lo fa in modo convinto e deciso, ancora un po' confuso, nel senso che si capisce che pensa a un modello di unioni civili ma non lo riempie di molti contenuti e non lo rafforza di un pilastro indispensabile che è la coerenza della porspettiva e l'uguaglianza tra i cittadini. Fa davvero piacere, però, che sembra appassionarsi sinceramente all'agomento e tenta di replicare e di incalzare Casini non tagliando corto come era accaduto altre volte.

Casini ribadisce e articola anche meglio quanto già aveva detto ad Anno Zero: sì a diritti individuali basati su singole concessioni in alcuni settori (eredità, ontratti d'affitto etc) e su contratti privatistici, no a qualsiasi riconoscimento della coppia in quanto tale persino in forme superblande come i DICO. Per lui la famiglia è e rimane quella di uomo e donna e lo Stato deve continuare a imporre questo unico modello a tutti. Poi ribadisce ancora una volta per lui il fatto che due uomini possano adottare un bambino per realizzare il loro desiderio di paternità è inconcepibile, lo considera "un'aberrazione".
La stessa parola già ripetutami per ben due volte in faccia poco più di una settimana fa.
Qualcuno gli farà notare che anche questa è omofobia? ripeto potrà pure non piacergli la cosa ma si parla comunque di due persone non di due marziani. Anche nell'esprimere disaccordo verso una propettiva si può essere civili! E del resto quanti orfani sono cresciuti nei secoli in conventi di sole suore o soli frati? era anche quella cosa aberrante per il cattolico Casini?

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giovedì 21 febbraio 2008

Cauta apertura dell'Udc ai gay. Cesa: "Non caccerei mai un gay dall'Udc".

No a ricandidatura Mele, è storia chiusa.
(Apcom) "Non caccerei mai un gay dall'Udc, assolutamente. Noi siamo rispettosi della persona in quanto tale, siamo rispettosi della diversità. Naturalmente, su alcune questioni concrete, abbiamo le nostre idee: quando, ad esempio, parliamo di riconoscimenti alle coppie gay, noi diciamo no perché le famiglie tradizionali per noi hanno la precedenza". Lo ha dichiarato Lorenzo Cesa, Segretario nazionale dell'Udc, in un'intervista a Radio Monte Carlo.

Il segretario centrista ha poi assicurato che l'Udc non ricandiderà Cosimo Mele, il deputato centrista che aveva trascorso una notte in una suite dell'hotel Flora in via Veneto a Roma con una donna poi ricoverata in ospedale per un malore a causa del consumo di droga. "Per noi la vicenda è una storia chiusa", ha detto Cesa.

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lunedì 11 febbraio 2008

Elezioni amministrative a Roma. Centrodestra: Le sfumature differenti sono la nostra forza. No alle unioni gay.

Intervista a Dino Gasperini, capogruppo romano in Consiglio Comunale dell’UDC.

(Stefano Tretta - Meltinpot onweb) Onorevole Gasperini, qual è la direzione del centro-destra romano? Si corre uniti o ogni partito segue i propri disegni peculiari?
In questo momento prevale la condivisione. Siamo impegnati in una prospettiva di governo alternativo, che lavori assieme come opposizione costruttiva. Miriamo a trovare sempre un punto in comune.

E’ cambiato il modo di fare opposizione in questi anni?
Certamente. Siamo passati da un approccio muscolare, fitto di interrogazioni, all’attuale metodo di concretezza, basato sulla presentazione di delibere. Vediamo il traguardo vicino: davvero, ora, ci sono le condizioni di conquistare il governo della città.

Qual è la linea programmatica comune? In cosa siete simili all’interno dell’opposizione?

La volontà di superare la sudditanza culturale nei confronti del centro-sinistra. Siamo pronti a governare, rappresentiamo una classe dirigente che non ha paura di proporsi e d esporsi. La delusione della cittadinanza è profonda e nasce dalla pochezza delle iniziative della Giunta romana.

Tuttavia, l’approccio concreto sui temi non è lo stesso fra voi, AN e FI. O mi sbaglio?
Proprio questa è la nostra forza. Avere sfumature differenti è un vantaggio, perché rende l’iniziativa più completa. Inoltre, la condivisione finale c’è sempre. L’importante è la volontà di restare uniti, e quella non scarseggia.

A questo proposito, le Elezioni Provinciali sono un banco di prova importante. Quale sarà il comportamento dell’opposizione? Convergerete su un unico candidato?
Serve responsabilità politica e un accordo serio fra le classi dirigenti. Non occorrono certo le primarie, ma bisogna trovare l’accordo unitario fra noi, a tavolino.

Sosterrete la candidatura di Ciocchetti?

Vorrei precisare che non è nata da noi la proposta, ma è stato avanzato il suo nome da più parti. Ciocchetti, poi, si è messo a disposizione. Chiaro che è un nome autorevole, ma deve essere condiviso. Di certo, non vedo perché, dopo anni di lealtà a ogni candidatura promossa dal centro-destra nel Lazio, non possa trovarsi l’accordo su un uomo dell’UDC, stavolta.

Può darmi un punto programmatico forte sul quale l’UDC costruirà le iniziative del 2008?
Le propongo uno slogan: Roma città delle opportunità. Vogliamo aprire la città al mondo giovanile, finanziare progetti, borse di studio, rimettere i giovani al centro del progetto cittadino. Inoltre, vogliamo fare una forte battaglia sugli alloggi e sul Piano Regolatore.
Infine, occuparci della riqualificazione delle periferie e dei senza tetto.

Sul piano economico, appoggiate la proposta nazionale del suo partito che vuole introdurre il quoziente familiare sulle tariffe di competenza territoriale?
Lei ha toccato un punto cardine del nostro schema di lavoro: penso sia ora di introdurre tale iniziativa a tutte le tariffe comunali, come l’ICI e la TARSU, agli affitti. Dobbiamo sostenere le famiglie e le coppie sposate con figli. Altrimenti, poi non lamentiamoci che l’Italia è un paese vecchio! Se lo Stato, e nello specifico, l’Ente Locale, non fa nulla per sorreggere concretamente la famiglia, cosa vogliamo aspettarci?

Roma ha sempre anticipato le tendenze politiche del paese. Non le pare che ora si stiano ribaltando i ruoli, nel senso che l’agenda nazionale detta i ritmi e la politica romana si adegua? C’è margine di autonomia a livello locale?
Di autonomia ne abbiamo moltissima, la città continua ad essere un laboratorio politico di primo ordine e di grande rilevanza, sin dal ’93 quando Fini prese, da candidato d’opposizione, il 30%, dando il là alla discesa in campo di Berlusconi per formare la casa dei moderati. Sull’altro lato, ugualmente, Rutelli raccolse il consenso di un’ampia coalizione progressista. Sarebbe gravissimo seguire la tendenza nazionale. Sottolineo che, su questo, Veltroni sta agendo nel modo sbagliato: se in passato la tendenza era di governare l’ente locale per poi arrivare al Governo nazionale, ora si torna ai tempi in cui a proporsi come leaders statali vanno i segretari di partito. Ciò svilisce la peculiarità romana.

Lei chiede le dimissioni di Veltroni, come hanno fatto FI e AN?
No, su questo sono categorico. Non chiedo che si dimetta da Sindaco, perché rispetto il voto dei cittadini che in gran numero l’hanno rieletto. Tuttavia, dato il suo evidente “conflitto d’interessi”, invocherei le sue dimissioni da segretario del PD. O l’uno o l’altro. Se voleva assumere un ruolo nazionale, poteva evitare di ricandidarsi a Roma.

Come si approccia, lei, cattolico, alla vita politica? Quali sono le sue linee guida?
Innanzi tutto, le istituzioni sono laiche. Che io sia cattolico è un discorso separato, ma parallelo. Quando faccio politica, vi porto i miei valori, che sono appunto quelli cattolici: la centralità della persona umana, la vita, sin dall’embrione, la difesa della famiglia, la perequazione sociale, la solidarietà. Ma essi sono anche e soprattutto i valori della mia vita. Non esiste una veste politica e una ordinaria. Sono laico, ma faccio attività politica cercando di seguire i miei valori cattolici.

E’ contro le tutele alle coppie di fatto?

Penso che quando ci si sposa si assumono dei diritti e dei doveri. Riconoscere unicamente dei diritti ai conviventi lo reputo sbagliato. Inoltre, non bisogna fare passi affrettati,sui quali si rischia una pericolosa escalation che porterebbe un degenerato riconoscimento dei matrimoni gay e l’adozione dei bambini da parte delle coppie dello stesso sesso. In questo caso, io sono dalla parte del bambino, che ha il diritto naturale di aver due genitori, un padre e una madre, e non con la soddisfazione di un interesse particolare della coppia, di secondo livello.

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domenica 27 gennaio 2008

Regione Lazio. Diritti per gli omosessuali? Si ma involontariamente.

Involontariamente la regione Lazio concede dei diritti alle coppie di fatto.

In un governo regionale di centro-sinistra siamo arrivati al punto che le buone notizie vengano dalla incompetenza di alcuni consiglieri. Il consigliere regionale del Udc, Aldo Forte, aveva proposto un emendamento in Finanziaria regionale per stanziare cinque milioni di euro per il 2008 intestandoli a giovani coppie che non superano un reddito di 30 mila euro l’anno. L’espressione giovani coppie è il cardine della questione: infatti Forte non ha specificato se sposate o non, ne di che orientamento sessuale, quindi non esistono specificazioni sul carattere giuridico del vincolo che lega i finanziamenti. L’articolo 71 della finanziaria è chiarissimo: gli aiuti della Regione vanno alle giovani coppie in senso lato, dunque, anche alle coppie di fatto. Sicuramente senza volerlo il consigliere Forte ha proposto un ottimo provvedimento e non possiamo che accoglierlo con entusiasmo ed applaudire la sua inefficienza che per una buona volta concede qualche diritto a delle coppie che a tutti gli effetti sono considerati, dall’opposizione e gran parte della maggioranza, di serie B. Immediate le dichiarazioni di giubilo da parte delle varie associazione in difesa dei diritti civili come l’Arcigay, il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli e addirittura dal Gaylib, l’associazione dei gay liberali di centrodestra. Unica nota negativa della questione è l’atteggiamento del Pd che con il vice capogruppo alla regione Claudio Moscardelli dichiara: ”d’accordo con la posizione dell’ Udc, giovani coppie possono essere considerate solo quelle sposate di recente.”
I Radicali di Sinistra elogiano il provvedimento, anche se involontario, e condannano fortemente le prese di posizione del Pd che continua ad assumere posizioni filo-clericali ingiustificabili. Se sciaguratamente dovesse essere revocato l’emendamento siamo pronti a scendere per le piazze con il popolo laico laziale perché siamo stufi di sottostare ai finti atteggiamenti cristiani del centrodestra e del Pd.

Pietro Affaitati
Comitato Politico dei Radicali di Sinistra Coordinatore regionale del Lazio

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sabato 26 gennaio 2008

Il presidente della Regione Sicilia Cuffaro si dimette.

(Rainews 24) "Francamente preferisco la via dell'umilta'. Lo faccio per non tradire quegli ideali ai quali sono stato educato, lo faccio per la mia famiglia e lo faccio come ultimo atto di rispetto verso i siciliani, che in questi anni ho servito con dedizione, semplicita' e con quella onesta' che sono certo mi verra' completamente riconosciuta". Il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, ha motivato cosi', nel suo discorso in aula, la decisione di dimettersi.

"Fino a quando non ci sara' una sentenza definitiva - ha spiegato - ci sara' una verita' processuale e una verita' sostanziale. Con la mia decisione rispettero' la prima, in coerenza con il comportamento che ho tenuto in questi anni nei confronti della magistratura e delle istituzioni, ma con determinazione - ha concluso il Governatore - mi battero', in tutte le sedi, per l'affermazione della verita' sostanziale, a difesa della mia vita pubblica e privata".

"Ho vissuto anni di intensa sofferenza confortato, oltre che dall'affetto di tanti siciliani, dalla cristiana consapevolezza che nella vita di un uomo essa non e' mai vana". Lo ha detto il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, proseguendo il suo discorso in aula. "Mi ha confortato - ha aggiunto - il riconoscimento, anche da parte del giudice, di quanto nel mio cuore era stato sempre certo: ossia l'assoluta estraneita' del mio agire e del mio sentire, pubblico e privato, alle finalita' di un'organizzazione come la mafia".

"Ma tale sollievo - osserva il Governatore - non mi ha mai sottratto a quell'intensa riflessione che oggi mi vede nuovamente di fronte a voi per comunicarvi le mie irrevocabili dimissioni dalla carica di Presidente della Regione". Cuffaro spiega infine: "gia' al momento della sentenza sentivo dentro di me il dovere di compiere questo passo, ma ho deciso di attendere sino all'approvazione del Bilancio e della Legge Finanziaria, per senso di responsabilita' verso una terra che continuero' ad amare e che in questi anni ho servito fedelmente, consegnando ad essa tutto il mio tempo e le mie energie".

Ad anticipare le dimissioni di Salvatore Cuffaro era stato suo fratello Silvio, che lo aveva accompagnato questa mattina all'Assemblea regionale siciliana. "Si dimettera', ce lo ha detto. Non poteva fare altrimenti, questo accanimento giudiziario, ma anche politico non poteva andare avanti", aveva detto Silvio Cuffaro, che aveva aggiunto: "Lo accoglieremo in famiglia per dargli la serenita' che merita. Ora si' che vale la pena di fare festa con i cannoli".

"Oggi - aveva aggiunto Silvio Cuffaro - sarebbe stato davvero il caso di festeggiare con i cannoli. Mio fratello e' molto sereno, adesso potra' occuparsi della sua famiglia".

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Urne in vista, così il Polo farà più economia.

Dall'alto in senso orario: Gianfranco Fini, Umberto Bossi, Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini
(Mario Sechi - Panorama) Allargare la coalizione e prepararsi a vincere le elezioni, ma soprattutto la sfida del governo. È questo il programma di Silvio Berlusconi. Il leader di un centrodestra ritrovato stringe i tempi, prepara la campagna elettorale e avverte gli alleati a non «commettere più gli errori del passato».

I 5 anni trascorsi a Palazzo Chigi sono un monito per tutti i segretari dei partiti dell’ex Cdl, nel centrodestra è arrivato il momento di lavorare ai programmi, la macchina organizzativa è in moto.
Alleanza nazionale ha già una nuova piattaforma politica, anticipata da Panorama, che sarà presentata a Milano di fronte a 2 mila delegati dal 3 al 5 febbraio. La Lega è in pista, letteralmente, sulla riapertura della questione settentrionale e farà della moratoria di 3 anni sul trasferimento delle rotte da Malpensa uno dei suoi cavalli di battaglia. Mentre l’Udc sta concentrando il suo lavoro sui temi della famiglia.
Per tutti l’emergenza da affrontare è quella economica, perché, se i sondaggi indicano un’affermazione consistente del centrodestra nella corsa elettorale, vincere la sfida del governo, in un momento di turbolenza dei mercati, non sarà facile. L’economia sta entrando in una fase molto critica: negli Stati Uniti si teme la recessione, in febbraio la Commissione europea rivedrà al ribasso le stime di crescita per il 2008-2009 e l’Italia è il fanalino di coda del Continente.
Tutte le previsioni sono pessime: il Fondo monetario internazionale stima la crescita del pil italiano nel 2008 all’1,3 per cento (vedere tabella in basso), l’Ocse all’1,2, Bankitalia all’1, la Confindustria allo 0,9. Gli effetti della crisi globale e le due Finanziarie recessive del governo Prodi si fanno sentire. La perdita di potere d’acquisto dei salari (e il conseguente forte rallentamento dei consumi), l’aumento dei prezzi delle materie prime (gas e petrolio alle stelle e beni primari come il pane e la bistecca a livelli da record) e il rialzo dei tassi sui mutui (con l’aumento delle sofferenze, su cui ha acceso un faro il governatore Mario Draghi) sono gli elementi del complicato scenario in cui si muoverà il prossimo governo.
«Recessione vuol dire fare una nuova manovra economica, di corsa» spiega Maurizio Sacconi a Panorama. Il senatore è uno degli esperti che sta lavorando con Berlusconi al programma di governo di Forza Italia. Si parte dalla valutazione delle due Finanziarie varate dall’esecutivo Prodi. Giudicate «non funzionali alla crescita, inutilmente distributive», rappresentano l’elemento sul quale scrivere la parola discontinuità. La formula sintetica del programma economico è in linea con le indicazioni di Bankitalia: abbassare le tasse, spingere gli investimenti e tagliare le spese improduttive.
Dove tagliare? Sacconi non si sottrae alla domanda: «Dobbiamo ridurre la spesa corrente e vi sono elementi ordinari e straordinari sui quali agire». Quali elementi straordinari? «Credo sia ora di dire che bisogna cancellare le province, così semplifichiamo anche la catena democratica».
Per agire occorre una ricognizione sulla spesa corrente e su questo punto c’è sintonia con l’Udc. Il partito di Pier Ferdinando Casini ha in corso l’elaborazione di un documento, un vero e proprio «spending review», che a breve vedrà la luce. «Siamo a buon punto» conferma a Panorama Gianluca Galletti, commercialista, dall’aprile scorso nuovo responsabile del dipartimento economico udc. «È uno studio sul bilancio dello Stato che punta alla riqualificazione della spesa pubblica. Al di là dei numeri, è un approccio filosofico diverso, non devono aumentare i volumi di spesa» spiega Galletti.
Controllo della spesa in parallelo significa mettere mano alla produttività del settore pubblico e Forza Italia ha una serie di provvedimenti in cantiere. Il primo, frutto del prezioso lavoro di Giulio Tremonti, punta a ricostruire i principi di gerarchia e responsabilità nella pubblica amministrazione, perché non si possono controllare i risultati nel settore pubblico senza «un superiore che riconosce il merito e il demerito» dice Sacconi.
Le tasse, pietra tombale del consenso sul governo Prodi, sono il tema ad alto voltaggio di qualsiasi programma, le soluzioni sono molteplici, ma tutte in questo momento convergono sulla diminuzione della pressione fiscale e l’ammorbidimento delle aliquote Irpef.
Per aiutare le imprese e i lavoratori Forza Italia proporrà la tassazione secca al 10 per cento di straordinari, premi e incentivi che vengono riconosciuti dalle aziende ai dipendenti. Sono parti di reddito fortemente penalizzate, fanno scattare l’aliquota marginale, tanto che «spesso non conviene neppure avere una promozione» chiosa Sacconi.
Croce con la matita rossa anche sulle «lenzuolate». I provvedimenti di Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani non hanno avuto l’effetto sperato sui prezzi e le tariffe (paradosso: quelle dei taxi, nonostante le nuove licenze, a Roma sono aumentate), e se «il centrosinistra ha fatto cadere la bandiera delle liberalizzazioni, noi la raccoglieremo» commentano nel quartier generale di Forza Italia. Come? Riformare il settore delle grandi utility, i servizi e le telecomunicazioni dove «sono necessari imponenti investimenti».
Il centrista Galletti concorda («migliora i servizi al cittadino ed è a costo zero») perché ha un’esperienza diretta: è stato assessore al Bilancio a Bologna, con la giunta Guazzaloca, dove ha privatizzato la società di servizi Hera. Gli interventi su questi settori puntano a mitigare l’inflazione (con l’abbassamento delle tariffe, per effetto della concorrenza) e nello stesso tempo a riprendere la spesa per investimenti in alta tecnologia. Sul punto il senatore Rocco Buttiglione è netto: «Occorre un investimento sostenuto dallo Stato e deve essere accompagnato da una profonda riforma di scuola e università».
Il terreno comune nel centrodestra è ampio. L’Udc infatti è pronta a sostenere un’idea chiave di Tremonti: meno tasse per le aziende che investono.
L’Udc ha nel suo dossier una revisione dello strumento dell’indice di equità familiare, Buttiglione conferma che il suo partito ha «un vasto programma di sgravi fiscali». Galletti spiega nel dettaglio: «Porterà un beneficio alle famiglie con figli e non discrimina tra lavoratori dipendenti e autonomi. Meglio aumentare gli assegni familiari, i contributi per i servizi e gli asili nido, piuttosto che spingere solo su una detassazione degli stipendi».
«Cento euro al mese di sgravi per tutti su ogni figlio, 300 euro per gli scaglioni di reddito più bassi» mette i numeri nero su bianco Buttiglione. Si guarda al modello francese, ma ci sarà da attendere la proposta della Cei, che con gli organizzatori del Family day ha promosso una raccolta di firme per un fisco a misura di famiglia che punta a un «sistema di deduzione dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base di scale di equivalenza indipendenti dal reddito».
Problema numero uno del bilancio familiare la bolletta energetica: come si taglia? Vince la scuola realista e si profila una rivoluzione copernicana: i partiti del centrodestra sono pronti a sostenere la fine della moratoria sul nucleare. È l’abbattimento di un totem. Sarà una campagna elettorale atomica, in tutti i sensi.
LEGGI ANCHE: Il dossier sulla crisi di governo

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mercoledì 16 gennaio 2008

Luca Volontè ed un'altro dei suoi articoli incommentabili... con termini che neppure lui conosce.

LA GUERRA DELLE LOBBY GAY PER AGGIRARE LEGGE E NATURA E CREARE LE «NUOVE COPPIE».
Un intervento di Volontè* su "La Provincia di Sondrio".

Che ne è dell'amore eterosessuale tra uomo e donna, quello del Cantico dei Cantici per intenderci? Fosse per qualcuno verrebbe azzerato e sostituito con le più perverse e modaiole forme di pansessualismo, sadismo e individualismo. Le nuove lobby gay vogliono la normalizzazione forzata, sentimentale e civilistica, sospinta da un vento culturale che non ammette critiche. Guai a ironizzare sui gay: con sguardo torvo e giudicante, i vari Grillini e Mancuso vi osservano, censiscono ciò che si può dire o meno sull'omosessualità. Fosse per loro tutti i giornali dovrebbero aprire ogni mattina in prima pagina su quanto sia bello essere gay. E mentre in Parlamento si duellava sull'emendamento antiomofobia, c'erano coppie di gay o di lesbiche che portavano i loro bambini a scuola, a nuoto, a mangiare una pizza. Un sondaggio della "Kaiser family foundation" afferma che il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe avere figli. E, a quanto pare, volere è potere: per le donne, basta andare all'estero, in qualche clinica dove si pratica l'inseminazione artificiale che in Italia è vietata dalla legge 40 e il gioco, anzi il bambino, è fatto. Le coppie maschili, invece, vanno su internet e, tramite apposite agenzie, trovano le cosiddette "madri surrogate" (californiane o canadesi), che donano i loro ovuli e permettono una paternità che la legge, oltre che la natura umana, non permetterebbe. Un aggiramento clamoroso delle norme che, immaginiamo, troverà il plauso dei "soliti noti", impegnati ormai in una guerra contro le fondamenta della società tradizionale. L'ultima vittima è stata Eros Ramazzotti. «Io sono eterissimo - ha dichiarato - e malgrado possa stare con decine di donne, continuano a dire che sono gay». Apriti cielo: il presidente dell'Arcigay Aurelio Mancuso replica stizzito al cantante: «Perché questa necessità di affermare la tua super eterosessualità? Questa sottolineatura machista delude moltissimi tuoi fan. Che problema ci sarebbe se tu fossi gay?». Nessuno, magari: il povero Eros voleva semplicemente ristabilire la verità delle cose. Vallo a spiegare a chi vorrebbe un mondo popolato di «doppie coppie»...

* Capogruppo Udc alla Camera

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mercoledì 9 gennaio 2008

Luca Volontè a favore delle "terapie riparative" per omosessuali.

(Dire) "Il pronunciamento del presidente dell'Ordine degli Psicologi, Giuseppe Luigi Palma, e' frutto di un distorto senso della scienza. La sua autorevole opinione e' in favore dell'unica ideologia di genere e mentalita' della lobby dell'Arcigay".

E' l'opinione di Luca Volonte', capogruppo dell'Udc alla Camera, secondo cui Palma, che ha preso nettamente posizione contro le cosiddette terapie riparative, che cercano di 'guarire' l'omosessualita', "avrebbe cacciato e sanzionato dall'Ordine italiano pure Freud e radierebbe gli psicologi degli Stati Uniti d'America che invece ammettono il 'gayismo', ma anche la terapia riparativa".

"L'esultante posizione espressa da Grillini e soci e la stessa lettera del presidente Palma a Liberazione- rileva l'esponente centrista- stanno a dimostrare le esilaranti pretese omologatrici per tutti gli omosessuali, che si vogliono prima gay, e poi magari iscritti all'Arci. Una vergogna- aggiunge- per la scienza medica psicologica e pure per la liberta' di scelta delle singole persone". Per Volonte', infine, i comunisti "pretendono una sola soluzione per gli omosessuali, il gayismo, come nel pieno dei totalitarismi del passato".

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domenica 23 dicembre 2007

Volontè visiterà Don Pierino Gelmini. Il capogruppo Udc sgrida il Vaticano e attacca Grillini.

(Adnkronos) - "Vistero' personalmente Don Pierino Gelmini nei prossimi giorni per testimoniare a lui e alla Comunita' Incontro l'amicizia e la testimonianza di tutti noi. Qualsiasi decisione prendera' il Tribunale di Terni, sono certo che non potra' che far emergere la verita' e la testimonianza di una vita per Cristo e per i ragazzi che Don Gelmini ha vissuto senza limiti".
Lo afferma il capogruppo Udc alla Camera Luca Volonte'. "Dispiace e amareggia -osserva Volonte'- che Mons. Paglia abbia fatto trapelare il suo colloquio con don Pierino ma a volte la brama di voler apparire, puo' cancellare ogni prudenza e riservatezza. La legge italiana prevede l'assoluta innocenza fino alla condanna definitiva, vale anche per l'innocente don Pierino che ad ora non ha subito nessun giudizio. Confido che la Procura e il Tribunale di Terni sappiano distinguere tra le interviste rilasciate a Repubblica dagli accusatori e da Grillini e le straordinarie opere di una vita''.
''Certo -conclude Volonte'- la velocita' del procedimento dimostra un 'doppio binario': le indagini sugli intrecci Massoneria-imprenditori sono ferme, quelli su don Gelmini galoppano. Meglio, si dimostrera' prima l'assoluta innocenza".
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DON GELMINI CHIEDE DI TORNARE ALLO STATO LAICO PER DIFENDERSI DALLE ACCUSE.
Il fondatore della Comunità Incontro è indagato per presunti abusi sessuali.
(La7) Don Gelmini vuole lasciare i panni di sacerdote e tornare laico. In una lettera a Benedetto XVI il fondatore della Comunità Incontro, indagato dalla Procura di Terni per presunti abusi sessuali dopo la denuncia di alcuni ex ospiti della sua comunità, chiede di rimanere con i suoi ragazzi fino alla morte ma vuole essere ridotto allo stato di laico, e non di diacono, per potersi difendere e affrontare le questioni giudiziarie senza coinvolgere le autorità ecclesiastiche. La notizia è stata diffusa dal portavoce della Comunità che ha spiegato che la lettera è stata scritta alcuni giorni fa e le condizioni in cui versa don Pierino, 82 anni, sono pessime. Ha seri problemi cardiologici, è allettato e fa fatica a respirare, ma è lucidissimo.
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mercoledì 19 dicembre 2007

Volontè: Coppie di fatto, Grillini e Mancuso isterici per il fallimento dei Cus. Da loro solo laicismo intollerante e discriminatorio.

(Adnkronos) ''La nuova teoria economica di sviluppo del Paese e di crescita del Pil consigliata da Grillini e' la reazione isterica al fallimento del registro delle unioni civili. Tuttavia, sarebbe utile conoscere il parere autorevole del Governatore di Bankitalia o del Presidente dell'Antitrust sulla relazione tra le incivili misure antifamiglia di Zapatero e la crescita economica della Spagna degli ultimi dieci anni. Quanto invece agli insulti del presidente dell'Arcigay, Mancuso, rivolti a monsignor Sgreccia e alla Chiesa Cattolica, e' bene precisare che esistono cure 'regressive' di accompagnamento psicologico le quali, nel pieno rispetto dell'omosessualita', sono in totale contrasto con le ideologie gay da lui sostenute''. Lo afferma il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonte'.
''In Italia - sostiene l'esponente centrista - c'e' una malintesa concezione non solo della laicita', ma anche della democrazia. Mancuso sa apprezzare solo la civilta' di quella maggioranza che esegue le indicazioni delle lobby gay e rispetta esclusivamente quelle chiese e quelle persone che obbediscono pedissequamente ai suoi ordini. Questa e' la dimostrazione cristallina di un laicismo intollerante e discriminatorio che si vuole introdurre attraverso il 'favor gay' di alcune norme''.

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martedì 18 dicembre 2007

Unioni civili a Roma e il registro mancato. A sinistra e nelle organizzazioni gay tutti contro tutti. Per non parlare della ex Cdl.

UNIONI CIVILI, BONELLI «ROMA E' TORNATA AI TEMPI DELLA POTENTE DC».
(PRIMA) ROMA - “Il voto congiunto di Pd, Fi, An, Udc, che ieri ha affossato il registro delle Unioni Civili è un passo indietro nelle conquiste civili di questa città. L’aula Giulio Cesare di ieri sembrava quella di vent’anni fa, controllata da una potentissima Dc. Ieri è stata sancita un’odiosa discriminazione”. Lo afferma il capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli. “In Italia – aggiunge Bonelli - il registro delle coppie di fatto esiste già a Padova, Ancona ed altre città, così come esiste nelle principali città d’Europa. A Roma questa possibilità è stata negata e, senza voler alimentare polemiche politiche, è triste constatare che il Pd ha voltato le spalle alle tante famiglie che chiedevano uguali diritti nell’accesso ai servizi”.
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OMOSSESSUALI: ROSA ARCOBALENO SI ESPRIME SULLE CURE PER I GAY DI MONSIGNOR SGRECCIA.
(PRIMA) ROMA - La Rosa Arcobaleno, associazione gay socialista, vuole ricordare, a chi se ne sia scordato che "gli omosessuali non hanno bisogno di nessun tipo di terapia non essendo affetti da nessuna malattia. Non ci addentreremmo, al posto di Monsignor Sgreccia, su questo campo. Altrimenti dovremmo far notare all'alto prelato che se c'è qualcuno che abbisogna di terapie e di aiuto è colui che vivendo tra gli uncini del cilicio e immerso in un percorso contro natura caratterizzato dalla astinenza vede la propria vita sessuale trasformarsi in una forma di voyeurismo figurato rappresentato dalla profonda propensione ad infilarsi nelle camere da letto degli altri, senza essere invitato".
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Gay, Bernardini e Rovasio: gravi e offensive le affermazioni sulle persone gay fatte da Monsignor Elio Sgreccia. Non gli bastano i privilegi di 4 miliardi di euro ogni anno?
Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani e Sergio Rovasio, radicale, membro della Direzione della Rosa nel Pugno.

Le affermazioni fatte oggi su Repubblica da Monsignor Elio Sgreccia sulle persone gay, sono gravi e offensive. Dire infatti che gli omosessuali "vanno aiutati con interventi di tipo psicologico e con terapie adeguate…" è lesivo della dignità e dei diritti civili e umani della persona. Non gli bastano i privilegi di casta di 4 miliardi di Euro che le gerarchie cattoliche incamerano ogni anno? Adesso siamo passati anche all'offesa?
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UNIONI CIVILI/ ARCIGAY: DIRIGENTI PD HANNO UN PROBLEMA, LA LAICITA'.
Veltroni si autosmentisce.Chiti dimostra cambio politico-genetico.

(APCom) - "Ci preoccupa quello che sta accadendo o potrà accadere in Parlamento con lo spostamento oltre Tevere della linea politica del Partito Democratico, soprattutto dopo le esternazioni dell'ex mite ministro Vannino Chiti. Anche lui, dopo D'Alema, preme dichiarare a Radio Vaticana che è contrario al matrimonio gay e alle adozioni per le coppie omosessuali facendo capire che dentro al PD sta avvenendo una trasformazione politico-genetica di cui bisogna tenere conto". E' quanto viene affermato in una nota dall'Arcigay denunciando che il tutto accade "mentre Veltroni, che diserta la seduta del Consiglio Comunale di Roma che discute di Registro delle Unioni Civili, afferma dalle colonne de 'il Foglio' che lui guarda alle cose concrete e non alle iniziative simboliche che non servono a nulla".

"Evidentemente - prosegue la nota - Veltroni non ha problemi a smentire se stesso e il suo tratto fortemente simbolico che porta avanti da anni a favore dell'Africa, dei dissidenti di tutto il mondo, per i diritti umani e contro la pena di morte. Ma tutto ciò può essere comodamente rimosso o ignorato quando si tratta di diritti delle persone lgbt. Non intendiamo spiegare al PD, come a nessun altro partito, che i temi posti da noi e da altri movimenti, come quello delle donne, non riguardano questioni ideologiche ma il vissuto concreto di tante persone. Ci preme invece evidenziare che tutto ciò che sta avvenendo in questi giorni fa riflettere ci porta a fare alcune considerazioni: se negli anni '70 ci fosse stato il PD conquiste di civiltà e di libertà come il divorzio, il diritto di famiglia e l'interruzione volontaria di gravidanza non sarebbero diventate realtà".

"Ora - conclude l'Arcigay - attendiamo come si concluderà la pasticciata e tragicamente comica vicenda del decreto sicurezza e delle norme antidiscriminazione per pronunciare un giudizio articolato e definitivo. Intanto registriamo che il Vaticano ha occupato con plurisecolare bravura ogni spazio del nuovo loft democratico, con buona pace di una laicità ormai disprezzata e ridotta a scontro politico".
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UNIONI CIVILI/ GRILLINI: PD INCAPACE GESTIRE RAPPORTI CON CATTOLICI
Voto Campidoglio non ferma battaglia in Parlamento sui Cus.

(Apcom) - "L'esito negativo del voto sul registro delle unioni civili a Roma dimostra quantaltromai che il Pd non è in grado di governare il dialogo tra laici e cattolici, se non cedendo a questi ultimi". Lo afferma Franco Grillini., presidente onorario dell'Arcigay e parlamentare Sd.

"Sono moltissimi - ricorda- i Comuni che hanno varato il registro delle unioni civili, con il concorso determinate degli ex DS. Purtroppo lo scioglimento del più grande partito della sinistra laica in Italia esporrà sempre di più la politica alle pretese egemoniche del clericalismo. Dal punto punto di vista le forze laiche, socialiste e radicali giocheranno sempre di più un ruolo fondamentale nella difesa della laicità dello Stato. Anche per questo è insopportabile l'idea e la pratica di una riforma elettorale che spazzi via le piccole formazioni".

"Nei prossimi mesi - conclude- proseguirà la battaglia in parlamento sui CUS, i contratti di unioni solidale. Anche in quel caso ci si dovrà schierare e non si potrà rimandare ad un altra istanza come è stato fatto nel Consiglio comunale di Roma".
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UNIONI CIVILI/ VOLONTE': DA LOBBY GAY SOLO APPELLI ISTERICI
Appello al laicismo non fa i conti con i numeri della democrazia.

(Apcom) - "La secca bocciatura al registro delle unioni civili dimostra che il buon senso ha prevalso sulle pressioni delle lobby omosessuali". Lo afferma in in una nota il capogruppo dell'Udc alla Camera Luca Volontè.

"La democrazia è fatta di numeri: ieri in Campidoglio la stragrande maggioranza ha detto 'no' a una norma forzata e incompatibile sia con il sistema giuridico che culturale del Paese. La presunta invasione di campo della Chiesa denunciata dai sindacati gay, rifugiati politici delle sinistre estreme, è il solito pretesto di comodo - dice Volontè - per non ammettere il fallimento totale di questi registri su tutto il territorio nazionale".

"Il loro appello al laicismo di Stato somiglia più a un atto d'insofferenza isterica tanto nota quanto scontata, che non fa i conti né con la ragione, né con la realtà, né con la democrazia",conclude Volontè.
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UNIONI CIVILI/ CHITI: CONTRARIO A MATRIMONI E ADOZIONI GAY
Ma omosessuali non vanno discriminati, ci vuole rispetto.

(Apcom) - "Dico personalmente, come convinzione personale, che io non sono convinto dei matrimoni gay e non penso neppure che ci possa essere l'adozione di figli: un figlio è abituato ad avere un padre ed una madre, e non credo che funzionerebbe con o due madri o due padri". Lo dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, intervistato da Radio Vaticana

"So che su questo punto - prosegue - si solleveranno polemiche a non finire, ma questa è la mia convinzione. Detto questo, io penso che qualsiasi visione, religiosa o meno, debba avere a fondamento il valore della persona, la sua dignità e la sua irripetibilità. Allora io penso che nei confronti di tutte le persone occorra un grande rispetto, una grande attenzione e che bisogna assolutamente non accettare discriminazioni che possano essere operate sul lavoro, nei rapporti civili, nei confronti di persone che abbiano un orientamento sessuale diverso. Quindi, una questione è il matrimonio gay, un'altra questione è il fatto che nei confronti di chi è omosessuale ci possano essere forme di discriminazione o di pregiudiziale che non sono giuste se si ha al centro il valore della persona e il rispetto per la persona umana".

Per evitare discriminazioni, secondo Chiti, "in alcuni casi, servono delle leggi e, in generale, serve una cultura, perché se una cultura è una cultura rispettosa che tiene al centro il valore della persona e delle persone, allora è una cultura che rifiuta le violenze, e le violenze possono essere sia fisiche che morali, che concettuali".
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COPPIE DI FATTO: BERTOLINI (FI), A ROMA DE PROFUNDIS PER CUS
(Adn/Kronos) "Il no del Campidoglio all’istituzione del registro sulle unioni di fatto sancisce la fine dei Cus a livello nazionale. In Parlamento non esiste e forse non è mai esistita una maggioranza per l’approvazione di questo pasticcio legislativo. Chi parla di ingerenze del Vaticano vuole nascondere la debolezza di una coalizione non autosufficiente nemmeno a
livello locale. La sinistra radicale, sonoramente sconfitta, tenterà il colpo di mano nelle aule parlamentari. Sono convinta che si scontrerà con la ferma opposizione nostra e di tutti i moderati dell’Unione". E’ quanto afferma la vicepresidente dei deputati di Forza Italia, Isabella Bertolini.
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Ndr. "La giornata della vergogna", in tutti i sensi. Il Pd ha svenduto la sua dignità pur di compiacere la chiesa con la speranza di poter tornare a governare. E le organizzazioni gay del nostro paese ipocritamente si stracciano le vesti quando già in anticipo sapevano come andava a finire. Nel programma di governo di questo sgangherato centrosinistra la questione delle unioni civili è presa molto alla larga ed in modo estremamente amibiguo, tale e quale alla questione omosessuale.
Le "prefiche" dell'Arcigay che han fatto "floppare" tutte le manifestazioni romane pro-registro non partecipandovi in massa (Fabrizio Marrazzo è influnzato o sta leggendo i testi dello spettacolo di Panariello per censurarlo di nuovo...), addirittura prefigurano la nascita di un partito di omosessuali. E per tutelare gli interessi di chi oltre a quelli del popolo gay?
Un partito ha e deve avere una maggioranza più ampia di quella omosessuale e chi seguirà Mancuso e la sua band? I tesserati dell'Arcigay? Quali, quelli che frequentano saune e dark? Teniamo i piedi per terra e cerchiamo di fare il punto. Un primo punto ad esempio sarebbe cambiare una dirigenza inadeguata, vecchia e "brezneviana" delle organizzazioni gay. Non li ascolta più nessuno.

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Bologna. Casini accelera sull´anti-Cofferati. "Non c´è solo Guazzaloca in grado di far meglio del Cinese".

Tour del leader Udc. "Sentiti i commenti che girano in città, se fossi nel sindaco prima di ricandidarmi ci penserei".

(Andrea Chiarini - La Repubblica, edizione di Bologna) Per la prima volta l´Udc, partner "storico" della lista civica, non indica più nel solo Giorgio Guazzaloca il candidato unico per il centrodestra alle elezioni del 2009 (o prima in caso di voto anticipato). E´ il leader della Vela Pier Ferdinando Casini, il giorno dopo lo show in piazza Galvani di Silvio Berlusconi, a spiegare che «certamente ci sono molti nomi in condizione di essere degli ottimi candidati. E´ il momento che comincino a evidenziarsi». Casini parla prima a Pianoro a un pranzo con i suoi elettori, poi in San Domenico alla messa dedicata al ricordo di Giovanni Elkan, figura di spicco della Dc scomparso dieci anni fa. Guazzaloca, presente a entrambi gli incontri, scalda ancora i cuori del popolo Udc. Casini ha per lui parole che vanno oltre l´affetto. «Nel bene e nel male noi siamo la tua armata» lo saluta riconoscendogli tutto il merito di una vittoria elettorale passata alla storia come «la caduta del muro rosso». Quindi la ridiscesa in campo dell´ex sindaco resta al momento per l´Udc l´ipotesi più suggestiva, capace di tenere insieme un blocco di centro e - è la speranza dei casiniani - pure di pescare tra i delusi del Cinese. «Se fossi in Cofferati - avverte il leader Udc - dopo quel che sento dire in giro per Bologna ci penserei due volte prima di ripresentarmi. La partita di giocherà sul tema del degrado e della sicurezza e non credo che illustrare i progetti di grattacieli - che potranno piacere alle cooperative e ai costruttori privati - possa avvicinare quest´amministrazione ai problemi dei cittadini». Fin qui la critica al centrosinistra. Ma è sull´alterativa che Casini si sofferma ancora per dire che per l´anti-Cofferati «ci sono anche personalità che hanno già governato o che ricoprono in città ruoli di primo piano. Questa città ha bisogno di amore». Il punto è che - viste le difficoltà della giunta e il rischio di elezioni comunali anticipate - occorre che le eventuali candidature alternative a Guazzaloca «si facciano avanti». I nomi? «Ci sono tante disponibilità - insiste Casini - ma indicarle oggi alla stampa e alle televisioni significa bruciarli. I nomi prima bisogna concertarli con tutte le forze dell´opposizione, poi devono essere avanzati».
L´ormai ex Cdl in città non avrà altra possibilità che restare unita - nonostante le difficoltà nazionali - per sperare di tornare a governare Bologna. Ma per il presidente dell´Udc «la compattezza del centrodestra esige comportamenti diversi da parte di tutti e non credo che l´atto fondativo del partito, così come annunciato da Berlusconi, abbia dato un contributo all´unità e lo si vede palesemente». Sotto le Due Torri poi «non c´è spazio per i giochini, davanti all´egemonia della sinistra che solo Guazzaloca è riuscito a scalfire. Non c´è bisogno di litigiosità, ma di compattezza e tutti devono dare il loro contributo, i "civici", Forza Italia e Alleanza nazionale». E se ci sarà il voto anticipato. «Allora vorrà dire che affretteremo i tempi». E forse l´accelerazione sulle candidature dipende anche da questo.

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venerdì 14 dicembre 2007

Rita Bernardini: "Ma in che mondo vive Luca Volontè?" Replica sulla omofobia.

(Agenzia radicale) Ma in che mondo vive l'onorevole Volontè? - ha dichiarato Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani -. Affermare che né in Italia, né altrove esista l'omofobia equivale a comportarsi come quei fondamentalisti islamici che negano la Shoah: negare l'esistenza dell'omofobia vuol dire negare l'evidenza. Episodi di discriminazione nei riguardi degli omosessuali, infatti, sono all'ordine del giorno e il nostro paese non solo non è immune da questo fenomeno ma, al contrario, si rivela giorno dopo giorno come uno dei più afflitti dal pregiudizio omofobico, riscontrabile persino in molti atteggiamenti della nostra classe politica.

E' proprio tra i politici alla Volontè che l'omofobia attecchisce meglio, rendendoli incapaci di prendere atto di come la società cambia e si evolve, di ciò che viene comunemente riconosciuto e accettato. In nessun un luogo come in Italia la politica arranca nel tentativo impacciato di colmare la distanza da una società già matura e consapevole. Lo dimostrano la difficoltà che s'incontra ad affrontare il tema delle unioni civili e l'ostruzionismo ideologico dei fondamentalisti cattolici, che tuttora impedisce l'approvazione di una legge che riconosca alle coppie di fatto i diritti più elementari.
Volontè, inoltre, denuncia l'esistenza di una "lobby radicale" che opererebbe tra Roma e Bruxelles allo scopo di "stravolgere princìpi e fondamenti dell'ordinamento italiano". La lobby radicale di cui parla Volontè sarebbe quella, che servendosi dei regolari strumenti di controllo previsti dal Parlamento Europeo (come quello dell'interrogazione), ha consentito a Marco Cappato di chiedere conto alla Commissione del recepimento - o mancato tale - di una direttiva europea contro le discriminazioni per orientamento sessuale da parte degli stati membri, entro i termini previsti?
Bisogna ammettere che è davvero bizzarro sentire illazioni di questo genere da chi risponde pedissequamente alle direttive del Vaticano: l'unica vera lobby che, incurante della laicità dello Stato, insidia l'autonomia di coloro che dovrebbero legiferare in rappresentanza di tutti i cittadini, senza discriminazioni dovute al sesso, alla razza, alla religione, eccetera, come recita l'articolo 3 della Costituzione italiana.

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