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domenica 17 agosto 2008

Tel-Aviv, crescita economica e turismo gay.

(Daniele Stefanoni - Babilonia) Secondo una indagine condotta dal portale francofono di turismo glbt TouristiquementGay, Israele con la sua capitale Tel Aviv hanno scoperto i vantaggi del turismo gay-lesbo e stanno diventando sempre più attrattivi per questo specifico settore di pubblico.
Secondo Thomas Roth, presidente di Community Marketing, i turisti omosessuali rappresentano ormai circa il 10% del turismo totale verso Israele, con crescite esponenziali di anno in anno se si tiene conto che solo 10 anni fa erano solo poche centinaia. Tra le tipologie più frequenti, spiega David Katz, agente di viaggio di Gerusalemme intervistato dal portale di viaggi, sono soprattutto cristiani evangelici i gay che scelgono Israele per le vacanze.
Resta tuttavia ancora molto difficile la presenza omosessuale in senso lato, come gli scontri occorsi durante l’ultimo Gay Pride tra dimostranti e oltranzisti religiosi hanno dimostrato.

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venerdì 15 agosto 2008

Omofobia. Israele contro il professore anti-gay.

(River-blog) Che Israele sia, in fatto di diritti dei gay, molto più avanti dell’Italia, è un dato di fatto. E non solo perché molti palestinesi omosessuali vengano accolti nel Paese, o per via dei recenti provvedimenti pro-omosessuali (a cominciare dalla possibilità per i gay di adottare un figlio). Anche la vicenda del professor Hillel Weiss, però, è indicativa dell’attenzione prestata a ogni manifestazione omofoba. L’uomo, infatti, finirà davanti ad un giudice per aver incitato alla violenza. Come? Dichiarando, poco prima del Gay Pride di Gerusalemme, quanto segue: “Questo abominio deve essere allontanato dalla città santa, con ogni mezzo”. E appoggiando, a priori, ogni forma di condanna di quella parata. Durante quel Pride - era il 2005 - ci furono violenti scontri, e un manifestante finì con l’essere accoltellato. Il professore parla di persecuzione.

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giovedì 26 giugno 2008

Israele. Senza incidenti e in migliaia al gaypride di Gerusalemme.

(Adnkronos) Con lo slogan "amore libero" migliaia di persone hanno partecipato oggi pomeriggio alla paragata del gay pride a Gerusalemme, che si e' svolta senza incidenti. I manifestanti sono partiti alle 16 dal parco Independence e hanno concluso la marcia al parco Liberty Bell. Un gruppo di attivisti di estrema destra, sostenuti dal sindaco di Gerusalemme Uri Lupoliansky, aveva chiesto di vietare il gay pride, ma l'Alta corte di Giustizia ha respinto l'istanza. Una manifestazione di protesta si e' tenuta in un'area ultraortodossa della citta' con centinaia di partecipanti. Ieri sera in diversi quartieri ultraortodossi sono stati bruciati cassonette della spazzatura per sottolineare il dissenso al gay pride. Questa e' la settima volta che a Gerusalemme si svolge una parata dell'orgoglio gay. Due anni fa l'estremista Yishai Schlissel feri' tre partecipanti a coltellate. Ora si trova in carcere dove sta scontando una condanna a 12 anni per tentato omicidio.

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Oggi il Gay Pride a Gerusalemme.

Sarà un Gay Pride sotto stretta sorveglianza quello che si svolgerà oggi nel pomeriggio a Gerusalemme, dove sono stati inviati oltre 2.000 poliziotti per garantire la sicurezza.
L'annuale marcia, organizzata dal Jerusalem's gay and lesbian center, è stata autorizzata questa settimana dall'Alta corte di giustizia, dopo che l'amministrazione comunale si era opposta al suo svolgimento.
La Corte si è ripetutamente espressa in favore del corteo, nonostante l'opposizione dei rabbini e dei leader religiosi cristiani e musulmani, che vedono la parata come un abominio e un insulto ai valori biblici.
I sostenitori del corteo affermano che Gerusalemme, come simbolo di città universale e pluralista, è il luogo adatto a un Gay Pride che chiede tolleranza e rispetto.
Il corteo di oggi sarà leggermente più lungo di quello dello scorso anno: partirà da Independence Park per arrivare a Liberty Bell Park, dove ci sarà uno spettacolo serale che concluderà la manifestazione.
Come negli anni passati, la sicurezza sarà molto stretta, con 2000 agenti di polizia per le strade, sotto il comando del capo della polizia di Gerusalemme, Aharon Franco.
L' Eda Haredit ha deciso di astenersi da dimostrazioni contro la sfilata, minacciate fino alla vigilia, e questo dovrebbe ridurre la tensione. Negli anni passati, l'opposizione al corteo ha unito anche i grandi capi religiosi di Gerusalemme, in un raro esempio di accordo interconfessionale tra ebrei, cristiani e musulmani.

Gli abitanti di Gerusalemme sono divisi sul giudizio nei confronti della manifestazione, e le loro posizioni rispecchiano quella già viste in occasione del Gay pride di Roma, entrambe considerate come «città sante» in cui la presenza visibile di gay e lesbiche è «offesa alla vocazione religiosa».
Eppure giudizi positivi vengono dagli studenti dell'Università ebraica: «Il fatto che Gerusalemme sia una città religiosa, non significa che non debba permettere a tutti di esprimersi», dicono alcuni di loro. «Non capiamo perchè la gente si debba sentire offesa. Si tratta di una libera scelta».

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venerdì 20 giugno 2008

Il Sindaco di Gerusalemme non approva il gaypride. Chiede che venga annullato.

(Peace reporter) Il sindaco di Gerusalemme vuole impedire il Gay Pride previsto per giovedì prossimo. Uri Lupoliandki si è rivolto all'Alta Corte d Giustizia con una lettera sostenendo che ''le passate esperienze dimostrano che l'evento offende deliberatamente e inutilmente i sentimenti di ebrei, musulmani e cristiani che lo considerano un'offesa alla città santa e ai valori in cui credono''. Yossi Havillo, consigliere legale del comune, si è invece espresso a favore della manifestazione e ha affermato che gli organizzatori del corteo stanno in tutti i modi cercando di non offendere le comunità ortodosse e utraortodosse di Gerusalemme.

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martedì 17 giugno 2008

Israele - Palestina - Gli omosessuali in Israele contro la discriminazione per la donazione del sangue.

(Peace reporter) La battaglia dei gay israeliani per i diritti civili si concentra sulla donazione di sangue. Il Maghen David Adom (la Croce Rossa Internazionale locale) ha comunicato che resta forte il deficit delle donazioni di sangue a disposizione dei centri medici soprattutto per la scarsa propensione degli israeliani a donare. I donatori abituali sono solo il 4 percento della popolazione, mentre le richieste crescono. Gli omosessuali isrealiani, che da tempo desideravano donare il sangue, si sono subito offerti. L'attivista Dror Mizrahi ha dichiarato: "Finora una delle domande dei questionari rivolte ai donatori uomini mira a sapere se hanno avuto relazioni sessuali con persone dello stesso sesso. In realtà la domanda dovrebbe concentrarsi sull'utilizzo o meno di preservativi, non sul sesso del partner". Il sito online GoGay ha comunicato che da poco la Banca del Sangue israeliana ha acquisito attrezzature moderne e efficienti che renderebbe superfluo il questionario ai donatori.

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sabato 7 giugno 2008

Israele: in migliaia alla Gay Parade.

Proteste da ebrei ortodossi e incidenti di lievi entita'.
(Ansa) Molte migliaia di omosessuali, lesbiche e transessuali hanno partecipato a Tel Aviv alla Gay Pride Parade, arrivata alla decima edizione. Ai margini della manifestazione ci sono stati scambi di battute polemiche con ebrei ortodossi e con attivisti di estrema destra, che hanno lanciato invettive e manifestato 'obbrobrio'. La polizia ha precisato che comunque si sono avuti solo incidenti di lieve entita'. Inaugurato anche un grande centro sociale per gli abitanti omosessuali di Tel Aviv.
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sabato 10 maggio 2008

Corteo di Torino, tensione alta.

(Sky tg24) Torino è diventata una citta vigilata e controllata ma non militarizzata come hanno tenuto a sottolineare i rappresentanti delle forze dell'ordine. Oggi infatti è il giorno del corteo organizzato dai promotori del boicottaggio contro la presenza di Israele alla Fiera del Libro e a favore della Palestina. Tra i presenti nel capoluogo piemontese il presidente del Senato Schifani che avverte: "Confermiamo il nostro sostegno a Israele".
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giovedì 1 maggio 2008

Inaugurato in Israele un monumento per i gay vittima della Shoah.

Nei campi di sterminio morirono 250mila omosessuali.
(Apcom) Un monumento in onore di uomini e donne omosessuali che furono segregati per il loro orientamento sessuale e morirono nell'Olocausto sarà collocato nel 'Meir Garden' di Tel Aviv. Lo ha annunciato nella giornata in cui Israele ricorda la Shoah il sindaco Ron Huldai, citato dal quotidiano Yedioth Ahronoth.

Un quarto di milione di omosessuali furono perseguitati durante la Shoah, e in decine di migliaia ammazzati perché i nazisti giudicavano "perversioni" le loro preferenze sessuali. Nei campi di concentramento, gli uomini gay erano 'marchiati' con un triangolo rosa sulla casacca, le lesbiche con una toppa nera.

I progetti per la costruzione del monumento sono stati avviati su iniziativa di Itai Pinkas, fra i leader della comunità Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) israeliana e membro del Consiglio municipale, dove svolge il ruolo di consigliere del sindaco in materia di nuovi diritti.

Quello di Tel Aviv sarà il primo monumento per le vittime gay in Israele: altri quattro ne esistono in giro per il mondo, a Sydney, Copenaghen, Berlino e Amsterdam. E' stato concepito a forma di triangolo in metallo, su cui verranno incisi i nomi delle vittime.

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martedì 25 marzo 2008

Tel Aviv. Gay palestinese potrà vivere con il proprio fidanzato israeliano.

(Agi) Storia d'amore intensa e alternativa con lieto fine (nonostante il teatro fosse tra i piu' pericolosi e ostili del mondo): dopo otto anni d'attesa, un gay palestinese ha ottenuto il permesso di vivere a Tel Aviv con il suo fidanzato israeliano. Il giovane ha 33 anni e vive nella zona di Jenin, in un ambiente -quello palestinese- poco favorevole alle relazioni omosessuali, tanto meno con partner israeliani. Steso un velo di segretezza sui nomi dei protagonisti, la storia e' stata raccontata dal quotidiano israeliano 'Yediot Ahronot'. Anni fa il palestinese aveva inviato un lettera al ministero dell'Interno per chiedere il permesso di trasferirsi in Israele e vivere con l'uomo -un ingegnere informatico 40enne- che e' il suo partner da otto anni. Ma secondo 'Yediot Ahronot', finora non aveva ricevuto alcuna risposta. Finche' l'omosessuale palestinese non ha deciso di scrivere direttamente al generale Yossef Mishlav, coordinatore militare in Cisgiordania e a Gaza, chiedendo un permesso speciale e temporaneo: la sua vita -spiegava nella lettera- era in pericolo dopo che la sua famiglia aveva scoperto la relazione omosessuale. Di solito e' praticamente impossibile per i palestinesi che vivono in Cisgiordania ottenere il permesso di viaggio in Israele. E invece, con un 'via libera' decisamente raro, il generale Mishlav gli ha consenti di raggiungere il fidanzato a Tel Aviv. Il giovane, che e' stato interrogato anche dallo Shin Beth sulle sue intenzioni, dovra' rinnovare l'autorizzazione ogni mese, in attesa del permesso definitivo del ministero dell'Interno. Nonostante la temporaneita' del permesso, la coppia sembra molto felice: "Sono malato di cuore e ho bisogno del mio partner accanto", ha spiegato al quotidiano israeliano, il giovane israeliano. Adesso i due vivranno insieme a Tel Aviv, la citta' mediorientale piu' tollerante con l'omosessualita', teatro ogni anno di una colorata e vivace sfilata dell''orgoglio gay'.

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giovedì 28 febbraio 2008

In Israele la politica si spacca su porno. Per gli ortodossi si deve vietare accesso a siti hard.

(TGCom) La possibilità di consentire o meno agli israeliani l'accesso in blocco ai siti internet pornografici ha spaccato la Knesset, il parlamento israeliano. Il partito ortodosso Shas ha presentato in prima lettura la bozza di una legge che permetterà di impedire di visitare i siti pornografici, istigatori alla violenza o incoraggiatori dei giochi d'azzardo. Al momento del voto, 46 deputati hanno votato a favore, mentre 20 sono stati i voti contro.

La coalizione di Ehud Olmert attraversa una fase di debolezza e il partito rabbinico sefardita Shas è ora un tassello importante. Fra gli oppositori, si sono espressi con eguale fervore Ghilad Erdan (Likud, destra nazionalista) e Dov Henin (comunista). ''Questa legge - hanno esclamato - non deve passare. Altrimenti saremo come l'Iran''.

Anche gli opinionisti sono scesi in campo. Secondo Maariv i rabbini ortodossi di Shas sono in realtà impegnati in una 'guerra di cultura' contro il mondo moderno, allo scopo di difendere i loro ghetti mentali. Ma il ministro delle comunicazioni Ariel Atias, un dirigente di Shas, ha assicurato di essere animato solo dal desiderio di difendere i giovani israeliani dai mille rischi che incombono su di loro in internet. Atias ha detto di aver preso ad esempio non l'Iran, bensì Australia, Turchia e Singapore. L'idea è di elaborare una lista dei siti perniciosi: quindi ai server sarebbe ordinato di bloccare ogni possibilità di contatto con essi.

Secondo il deputato Henin, Atias e il partito Shas hanno intrapreso una strada molto rischiosa per la democrazia israeliana. ''Non desideriamo affatto avere un Grande Fratello'', ha osservato. Gli espedienti tecnici, a suo avviso, non potranno mai risolvere un problema del genere. Anche perché comunque i bambini resteranno esposti a rischi nelle sale chat e nello scambio di messaggi con possibili pedofili.

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domenica 10 febbraio 2008

Israele: sì adozioni da parte coppie omosessuali.

(Agr) In Israele sono possibili le adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali. A dirlo è stato il consigliere giuridico del governo, Menahem Mazouz, con funzioni di avvocato generale dello stato, che ha annunciato che lo Stato non si opporrà più alle richieste di adozione di questo genere. "L'unico criterio da prendere in considerazione è il bene del bambino" ha detto Mazouz. Già nel 2006 Israele aveva riconosciuto lo statuto di genitori legittimi a una coppia di donne di cui una era la madre naturale dei figli che cresceva.

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mercoledì 30 gennaio 2008

Coppie omosessuali: Tel Aviv facilità la legalizzazione.

(Agenzia Radicale) Cambiamento epocale nel riconoscimento dei matrimoni in Israele: Tel Aviv sta facilitando il riconoscimento delle coppie miste e omosessuali, oltre ad altre non formalmente sposate davanti al rabbinato, ai fini di servizi municipale ed erariali. Si attenua, finalmente, il monopolio del rabbinato nel riconoscimento delle unioni matrimoniali, e città come Lod e Mevaseret Zion hanno già accolto benevolmente la proposta.

Il comune di Tel Aviv-Jaffa ha accettato di riconoscere le nuove "carte di partnership" emesse dall'organizzazione New Family. Le carte, formato carta di credito, sono un documento formale firmato dalla coppia di fronte a un notaio che testimonia che il rapporto è legalmente vincolante secondo il "yeduim betzibur" o rapporti secondo la common-law: uno status sempre più popolare, anche se non legalmente definito, tra le coppie israeliane che vogliono sposarsi al di fuori dell'egida del rabbinato.

Si valuta che il numero delle coppie non riconosciute rappresenti il 40% delle famiglie israeliane, con circa 18.000 coppie omosessuali, 250.000 coppie che comprendono almeno un immigrante non ebreo, e un numero sempre maggiore di ebrei israeliani che rifiutano di sposarsi davanti al rabbinato o che decidono di sposarsi all'estero.

"Lo status di yeduim betzibur è riconosciuto in oltre venti leggi per scopi di ogni genere", spiega l'avvocato Irit Rosenblum, fondatrice e presidente di New Family. "Il problema sta nella burocrazia, in quanto le coppie non hanno modo di provare questo status. Di solito viene formalmente riconosciuto in situazioni spiacevoli come il divorzio o la morte, quando un giudice deve dichiarare che lo status esisteva per poter dividere i beni o stabilire i destinatari dell'eredità."

Questa iniziativa, ha lo scopo primario di correggere proprio quelle mancanze burocratiche che spesso devono affrontare le coppie di fatto, come ad esempio l'impossibilità per uno dei partner di ottenere un permesso di parcheggio per l'altro, o la difficoltà di cercare di qualificarsi per uno "sconto di coppia" per eventi e corsi municipali. "In sostanza, si tratta di un vero e proprio contratto legale, che specifica diritti e doveri della vita in comune, e che qualifica - dice Rosenblum - la loro relazione da ‘normativa', secondo la common-law, a contrattuale".

Ma il gap tra diritti legali e attuazione burocratica può essere grosso, e la nuova iniziativa cerca di riempirlo. "Molti diritti in questo paese non sono ancora equamente garantiti - afferma Etai Pinkas, un consigliere comunale di Tel Aviv che collabora con il sindaco Ron Huldai sui problemi gay-lesbiche - Ora il comune si è assunto il compito di fare tutto quello che è in suo potere per garantire l'uguaglianza". Con Tel Aviv come terza città, dopo Lod e Mevaseret Zion, a promettere di riconoscere le carta di partnership, Pinkas confida che "sia solo questione di tempo prima che la cosa si estenda a molte altre città israeliane".

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Israele: proteste contro deputato, aveva paragonato gay a epidemia aviaria.

(Aki) Si infiammano le polemiche in Israele per le posizioni di due deputati ultra-conservatori, Eli Gabbay (National Union-NR) e Nissim Zeev (Shas), che hanno proposto di vietare per legge eventuali future sfilate gay a Gerusalemme. Zeev, nei giorni scorsi, ha anche definito la comunita' gay "una piaga che puo' distruggere Israele" e contro la quale bisognerebbe "agire come sta facendo il minsitero della Sanita' contro l'epidemia di aviaria". In risposta alle parole di Zeev - che ha proposto per gli omosessuali centri di riabilitazione "come per le dipendenze d droghe e alcool" - la scorsa notte membri delle "Pantere Rosa" - gruppi di omosessuali di sinistra - hanno affisso sulle abitazioni dei due deputati manifesti di protesta. Al centro del dibattito resta comunque l'ipotesi di vietare nella Citta' Santa il ripetersi di sfilate come quella della 'Gay Parade' che - pur essendosi svolta lo scorso anno in forma ridotta - ha provocato la protesta degli esponenti religiosi e conservatori. La richiesta di vietare per legge tali manifestazioni viene contestata dai rappresentanti delle comunita' omosessuali come una violazione della liberta' di espressione sancita dalla Costituzione israeliana.

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venerdì 18 gennaio 2008

Scandalo nel calcio israeliano. Sesso e call girl, allenamenti a luci rosse.

(Il Messaggero) Sesso durante gli allenamenti, o addirittura nell'intervallo di una partita. Call girl in albergo la notte prima di match importanti e risse. E' bufera nel calcio israeliano per un libro dal titolo inequivocabile: Sodoma e Gomorra 2. A scrivere il volume di rivelazioni - che uscirà a giorni - è stato un ex-dirigente della federazione.

Shaul Eisenberg, questo il nome dell'autore, ha deciso di raccogliere tutti gli episodi piccanti da lui osservati da vicino e catalogati durante decenni di carriera, con il risultato di coprire di fango atleti e dirigenti. Nel libro si descrivono infatti festini con donnine allegre in concomitanza di partite decisive, una rapida prestazione sessuale di un giocatore durante l'intervallo di una partita della Nazionale e anche una rissa furibonda a Mosca fra due dirigenti della stessa federazione che fra l'altro furono sentiti urlare: «Ora muoio, ora muoio...».

Su Eisenberg, prima ancora che il volume sia arrivato negli scaffali delle librerie si è già riversata una valanga di critiche. La stampa lo rimprovera di aver seccamente smentito in passato, da portavoce, informazioni che divulga adesso, da scrittore. Come si spiega il mio lungo silenzio su fatti così gravi? «Allora - si è giustificato l'autore - non ero mica pagato per difendere la morale».

Iniziata la carriera come cronista sportivo, Eisenberg è stato portavoce della nazionale e della federcalcio israeliane e anche uno dei dirigenti della squadra di basket dell'Hapoel Tel Aviv. Oggi i suoi ex colleghi lo definiscono «traditore» e «opportunista». «È un idiota», lo ha bollato Gavri Levy, un altro ex dirigente della federazione. Eisenberg, da parte sua, si è sottoposto alla Macchina della verità e ne è uscito a testa alta.

Le rivelazioni apparse finora sulla stampa non hanno nomi e gli appassionati del ramo devono dunque lavorare di deduzione per mettere a fuoco i protagonisti. Eisenberg mette a loro disposizione luoghi e date. Era il 13 novembre 1999, rievoca, quando Israele perse 5-0 con la Danimarca. In seguito la stampa scrisse che la sera prima di quel disastro alcuni giocatori si erano divertiti con due call-girl. Le call-girl erano davvero nell'albergo, conferma Eisenberg, ma le aveva invitate uno dei dirigenti della squadra. Alcuni burloni dissero al medico della Nazionale che il dirigente stava malissimo. Il dottore si precipitò allarmato verso la sua stanza, sfondò la porta e - secondo Eisernberg - lo trovò in estasi avvinghiato alle due giovani donne.

Nel libro si racconta poi che nel 1984, durante gli allenamenti in Svizzera, una quindicina di giocatori del Maccabi Natanya ebbero uno dopo l'altro rapporti sessuali con una ammiratrice locale. Aggiunge che nel giugno 1993 la nazionale perse per 5-0 a Stoccolma: nell'intervallo (quando i padroni di casa erano in vantaggio di due reti) un giocatore si appartò per alcuni minuti in una stanza degli spogliatoi per fare sesso con una amica occasionale. L'atleta in questione, Felix Halfon, ha poi precisato alla stampa che l'episodio avvenne, ma a partita conclusa. «In una calza tengo sempre un preservativo», ha voluto puntualizzare il calciatore.

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mercoledì 16 gennaio 2008

Unioni gay riconosciute a Tel Aviv.

(Le fate) Questa è una notizia che non è passata nemmeno nei siti di news gay. Eppure per me sono notizie fondamentali in Italia. Pensate, un ente privato che certifica migliaia di coppie conviventi etero e gay in Italia in modo da letteralmente sbattere sul muso a chi parla di coppie di fatto come di entità insesitenti o meglio invisibili un elenco di centinaia di miaglia forse milioni di nomi di persone in carne e ossa che pesano elettoralmente e politicamente. Una bella granata lanciata al mondo clericale, vero Deborah? Tel Aviv. E infine pure Tel Aviv, la capitale ha annunciato che riconoscerà lo status delle coppie gay e lesbiche, una mossa che ha provocato l'ira di rabbini e partiti religiosi. La città ha accettato di riconoscere le partnership cards rilasciate dalla New Family Organization, un gruppo che rappresenta le coppie gay o che sono di religione non ebraica e quindi impossibilitate a sposarsi in Israele, dove l'unico matrimonio riconosciuto dalla legge è quello religioso rabbinico. New Family organizza cerimonie civili davanti a un avvocato e fa firmare un apposito registro previo giuramento. Dopo di che rilascia delle tessere che finora avevano solo un valore simbolico. Gli ufficiali di Tel Aviv hanno fatto sapere che d'ora in avanti le coppie con tessera avranno gli stessi diritti e doveri delle coppie sposate comprese quelle relativi alle tasse municipali. In Tel Aviv, la capitale laica del paese, si stima che il 40% delle coppie sia in relazioni diverse dal matrimonio ebraico. L'anno scorso la corte suprema ha imposto al governo di riconoscere le coppie gay sposate all estero e i figli adottati di queste. Il partito religioso Shas ha già minacciato atti di violenza se l'ordinanza di Tel Aviv verrà messa in pratica.

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giovedì 3 gennaio 2008

Israele rompe un tabù, al cinema la satira sui kamikaze.

(Panorama) Non ha provocato panico, ma al contrario esplosioni di ilarità, la presenza ieri alla Cinemateca di Tel Aviv di una Bomba che ticchetta. Dopo un anno senza più attentati suicidi palestinesi, Israele si prende il lusso di esorcizzare con qualche risata quello che per anni è stato un pericolo mortale.

Bomba che ticchetta - questo il titolo del film del giovane regista Atar Ofek, che sbeffeggia sia i terroristi palestinesi sia i soldati israeliani - potrebbe essere l’inizio di una nuova tendenza, mentre gradualmente lo Stato ebraico esce dal trauma.
Nell’idioma ebraico Pzazzà metakteket (Bomba che ticchetta) è sinonimo di ragazza molto appariscente. Un duplice riferimento alla protagonista del filmato (30 minuti a ritmo serrato): la palestinese Rauda che lascia la Cisgiordania per far esplodere un autobus israeliano. Ma oltre i posti di blocco presidiati da militari ottusi fino alla cecità c’è in agguato un Cupido che farà cadere la terrorista col corpetto esplosivo nelle braccia di un giovane ebreo, perdutamente invaghitosi di lei.
Ofek ha spiegato oggi all’Ansa che costrizioni di carattere economico e remore politiche hanno causato una severa selezione fra i candidati alle parti principali del film iconoclasta.
Rauda - la palestinese votata al martirio, che si impappina di fronte alla telecamera che la riprende prima di partire in missione e manda su tutte le furie i mandanti dell’attentato - è in realtà una israeliana di origine yemenita, Hadar Razon.
Il marito - un palestinese affamato di sesso per i prolungati coprifuoco a cui è costretto, che si scambia per telefono messaggi allusivi con una pacifista israeliana pure assetata di distensione - è in realtà un druso.
Oltre il tono caricaturistico, il film ha dosi di autenticità: ad esempio quando la telecamera indulge sulle pareti della casa di Rauda dove soldati israeliani, durante una perquisizione, hanno tracciato con lo spray slogan inneggianti alla loro brigata.
Per produrre il film, Ofek ha ricevuto il sostegno di enti pubblici. Ad opera completata sono però iniziati i problemi.
Accampando ragioni diverse, i festival del cinema di Gerusalemme e di Haifa non lo hanno voluto. La televisione commerciale Canale 2 non esclude di mandarlo in onda in futuro.
Intanto il film passa di mano in mano. Ieri, quando si è sparsa voce della proiezione, la Cinemateca di Tel Aviv si è riempita.
Poi gli spettatori hanno sgomitato per acquistare copie del film, da regalare agli amici.
Ofek dice che Bomba che ticchetta è stato ben accolto da spettatori di vario genere: ebrei e arabi, nazionalisti e pacifisti, tutti contagiati dal tono bonario. E i sopravvissuti agli attentati, gli è stato chiesto, come reagiranno? “Le gag del film” nota “sberleffano i terroristi e i soldati, non le vittime degli attentati. Non vedo perché questi ultimi dovrebbero offendersi”.

Ansa: Aldo Baquis

LEGGI ANCHE: La storia di Tarek, kamikaze palestinese e stella del cinema israeliano

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giovedì 22 novembre 2007

Libano: la missione Unifil? Un mezzo flop.


(panorama) Tensione sempre più alta a Beirut dove l’empasse istituzionale che da sei mesi paralizza il governo libanese sembra giunta a un punto di svolta con la prossima nomina del nuovo presidente che dovrà sostituire il filo-siriano Emile Lahoud. Difficile un compromesso tra la maggioranza filo occidentale di Saad Hariri e del premier Fuad Sinora e le forze filosiriane che insieme agli Hezbollah cercano da tempo di assumere il controllo del “Paese dei cedri”.

Il rischio concreto di una nuova guerra civile comporta inevitabili ripercussioni sull’azione dei caschi blu schierati nel sud e guidati dal generale italiano Claudio Graziano, come dimostra anche l’arrivo a Beirut della troika europea composta da ministri degli esteri di Italia, Francia e Spagna, non a caso i paesi maggiormente impegnati con i contingenti militari assegnati a Unifil. Dopo 14 mesi di missione il bilancio di questa operazione militare presenta un solo aspetto positivo: ha impedito lo scoppio di un nuovo conflitto tra Israele e Hezbollah. Per il resto non c’è molta gloria in una missione nella quale 13.000 caschi blu bene armati non possono compiere neppure l’ispezione di un veicolo se non gli viene chiesto espressamente dall’esercito libanese. Un mese fa un rapporto dell’Onu confermò che Hezbollah non solo non aveva disarmato ma aveva ricostituito completamente i suoi arsenali con razzi a lungo raggio Zezal e Fajr, con una portata di 250 chilometri, missili anticarro, antiaerei e antinave, inclusi i missili cinesi C-802. A togliere credibilità ai caschi blu ha contribuito anche la notizia dei tre giorni di esercitazione condotta da Hezbollah nel Libano meridionale riferita dal giornale libanese Akhbar, vicino alle posizioni degli estremisti sciiti. Secondo il quotidiano filo-Hezbollah migliaia di miliziani del gruppo sciita hanno preso parte alle esercitazioni a sud del fiume Litani, supervisionate dal leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah. L’attentato contro i caschi blu spagnoli dell’estate scorsa e alcuni altri sventati negli ultimi tre mesi confermano inoltre che Unifil non ha il controllo del piccolo territorio nel quale opera nel quale cellule terroristiche del gruppo jihadista sunnita Osbat al Ansar, legato forse ad Al Qaeda ma non certo estraneo a Damasco, che ha la sua base sede nel campo profughi palestinese di Ain Heloué.

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venerdì 12 ottobre 2007

Una marcia ricorda la deportazione degli ebrei romani nel 1943.

Domenica prossima, 14 ottobre, una marcia ricorderà la deportazione di oltre 1.000 ebrei romani da parte delle forze naziste dopo la retata del 16 ottobre 1943.

(Zenit.org) Di tutti i deportati, condotti nel campo di concentramento di Auschwitz, solo 16 – tra cui un’unica donna – riuscirono a tornare a casa.
La Comunità di Sant’Egidio e la Comunità ebraica di Roma, dal 1993, ricordano ogni anno questa tragica pagina della storia romana organizzando, come ricorda un comunicato di Sant’Egidio, un “pellegrinaggio della memoria”, perché – come spiega una nota dell'associazione ecclesiale – “non c’è futuro senza memoria”.
L’appuntamento è per le 18.00 in Piazza di S. Maria in Trastevere, nel cuore di Roma. Una marcia silenziosa si snoderà lungo il percorso dei deportati di quel 16 ottobre 1943, che dal ghetto vennero condotti al Collegio Militare di Trastevere prima di essere imprigionati nei treni che li avrebbero portati nell’orrore di Auschwitz.

La manifestazione si concluderà alle 19.00 in Largo 16 ottobre 1943, accanto alla Sinagoga.
Prenderanno la parola nel corso dell’evento il Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni, il Presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna, il Presidente della Comunità Ebraica di Roma Leone Paserman e il prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio.
La retata di Roma iniziò verso le 5.30 del 16 ottobre. Più di cento tedeschi armati di mitra circondarono il quartiere ebraico, mentre altri duecento militari si distribuivano nelle 26 zone operative in cui il Comando tedesco aveva diviso la città alla ricerca di altre vittime. Alla fine del rastrellamento erano stati catturati 1022 ebrei romani.

Due giorni dopo vennero trasferiti ad Auschwitz in 18 vagoni piombati.
“La memoria del 16 ottobre è uno degli eventi maggiori della storia della nostra Roma contemporanea”, ha affermato Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio.
“A partire da questa memoria si costruisce un'idea di Roma e di solidarietà tra i romani – ha aggiunto –. E' la memoria di una ferita all'intera città, ma soprattutto alla Comunità ebraica perpetrata, come un ladro nella notte, dopo che si era provveduto a isolare quella Comunità con le leggi razziste e con la politica fascista”.
“A partire da quella memoria si afferma la volontà di un patto tra i romani per non dimenticare, per non isolare mai più nessuna comunità, per considerare la Comunità ebraica di questa città come uno dei luoghi decisivi per la nostra identità”, ha sottolineato infine.

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lunedì 17 settembre 2007

Madonna criticata dai gay israeliani

GERUSALEMME - I gay israeliani sono in rivolta contro il loro idolo per la sua partecipazione a Tel Aviv a una conferenza della Kabbalah i cui leader religiosi sono senza se e senza ma contrari all'omosessualità. I religiosi si sono spostati molto a destra negli ultimi anni lasciando il giudaismo liberale e conservatore per spostarsi verso quello oltrodosso e opponendosi ai recenti pride in Israele e a Gerusalemme. Lo scorso anno il rabbino Basri, capo della Kabbalah di Gerusalemme, ha incolpato i gay per lo scoppio di epidemia di influenza aviaria. Basri ha definito la punizione messaggio di Dio per i matrimoni omosessuali. Assieme a Madonna erano presenti alla conferenza Demi Moore e il marito Ashton Kutcher. Le star si trovavano in israele per il capodanno ebraico.

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