La vita tormentata dei divi di Hollywood.
Infanzia difficile, incontro con il cinema e poi il successo: è il destino di molte star del passato e del presente.
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Il riscatto di Amy e Britney.
Dopo tanti i problemi degli ultimi tempi per laWinehouse e la Spears, le due star sembrano esserne uscite.
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Madonna festeggia i suoi 50 anni sull'orlo di una crisi di nervi.
Un infoturnio alla caviglia ha fatto rimandare i festeggimaneti del prossimo 16 agosto.
mercoledì 13 agosto 2008
E' sempre tempo di divismo? Si, ma, forse... comunque è sempre più difficile.
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venerdì 1 agosto 2008
Rutelli e la crisi economica che rischia la città di Roma.

“Ad esempio nel prossimo quinquennio - spiega Rutelli- ci saranno 200 mln di euro in meno per i tre atenei statali di Roma. Gli interventi per i beni culturali si ridurranno di un terzo. Il bilancio degli enti di ricerca come il Cnr, subiranno tagli per circa il 30%. Preoccupanti anche i riflessi sul settore del turismo, per la prima volta in calo. Per quanto riguarda, invece, le grandi aziende sono previsti tra i 5 mila e i 7 mila posti in meno per Alitalia-Air One, un numero imprecisato per la fusione Unicredit-Capitalia, e altri esuberi per Telecom. Il sindaco Alemanno dica con quanti posti di lavoro in meno ci dobbiamo misurare dal prossimo autunno”.
Roma, inoltre, fa notare l’ex sindaco, dovrà confrontarsi coi i mancati introiti dell’Ici frutto della scelta di Governo di abolire la tassa sulla prima casa: “La valutazione del governo - dice - sembra sottostimare la perdita del gettito Ici sulla prima casa, oggetto di compensazione per i comuni. Roma rischia di avere quasi 300 milioni di euro in meno”. A cui vanno sommati, c’è da dire, i 1200 milioni di euro che il Comune, secondo quanto stabilito dal Patto di stabilità interno, dovrà risparmiare per il triennio 2009-2011.
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lunedì 12 maggio 2008
Verona. La capitale nera. Skinheads, ultras picchiatori, militanti secessionisti ed estremisti cattolici sono alleati in nome della intolleranza.
A Verona in questo clima maturato l'assassinio del giovane Nicola Tommasoli.
(L'Espresso) Le vittime erano scelte a caso, bersagli su cui scaricare la violenza. Ragazzi che del nazismo conoscono solo gli slogan e il richiamo alla forza, come si potrebbero incontrare in qualunque curva. Ma è difficile trovare un'altra città italiana dove le ideologie che predicano intolleranza e antisemitismo siano così radicate, unendo in un'unica trama fili neri che vengono dal passato più oscuro. Estremisti cattolici e militanti secessionisti, skinhead e ultras picchiatori. Tutti che si sentono, più o meno direttamente, rappresentati dai modi sbrigativi del sindaco Flavio Tosi che ha fatto di Verona uno degli avanposti della sicurezza fai-da-te e delle ronde popolari.
La morte di Nicola Tommasoli adesso costringe la città a fare i conti con il suo presente. E con una storia recente che si vuole dimenticare a tutti i costi. Perché quando si parla di violenza fine a se stessa, di ragazzi bene che uccidono per noia, vagheggiando ideali hitleriani, è difficile non citare Ludwig, la sigla del terrore che nascondeva due ventenni veronesi, figli di professionisti. Lo scorso 23 aprile Marco Furlan ha lasciato il carcere ed è stato affidato ai servizi sociali: è stato condannato a 27 anni per 15 omicidi, è rimasto in cella per meno di 12. Il suo complice, Wolfgang Abel, è in una casa di lavoro in Abruzzo per scontare 'una pena accessoria'. Non sono ancora formalmente liberi, ma la coppia che rivendicava i delitti scrivendo "la nostra fede è nazismo, la nostra democrazia è sterminio" non ha certo scontato una pena esemplare. E adesso Verona si trova di nuovo davanti allo stesso choc, con assassini giovanissimi e una vita distrutta senza un perché.
Nicola Tommasoli è stato ucciso da una gang di cinque ragazzi: facce da adolescenti, canti da Hitlerjugend. Uno di loro, Raffaele Dalle Donne, è già un capetto: ultrà dell'Hellas Verona, con a carico un Daspo, il provvedimento di allontanamento dagli stadi; indagato con altri 16 picchiatori per una serie di pestaggi avvenuti fra il 2006 e il 2007.
Colpivano sempre in centro a Verona, contro chiunque fosse diverso da loro. Anche Guglielmo Corsi è altri due del branco erano assidui della curva sud. "Non militanti di gruppi neonazisti organizzati, anche se praticano le stesse ideologie e usano gli stessi simboli", precisa la Procura.
Simboli che non sono alieni ai sostenitori del sindaco. Con Tosi si sentono rappresentati gli estremisti di destra della Fiamma tricolore, Forza nuova, Veneto fronte skinhead e gli integralisti cristiani. Questi ultimi non sono una presenza folcloristica. Ci sono gruppi come il Sacrum Imperium di Maurizio Ruggiero e Famiglia e civiltà di Palmarino Zoccatelli; varie altre sigle che spuntano secondo necessità, come Comitato Principe Eugenio, Comitato per le Pasque Veronesi, Gruppi di famiglie cattoliche. Zoccatelli è anche responsabile del Sindacato Libero e del blog 'Traditio, sito ufficiale delle associazioni cattoliche tradizionaliste di Verona'. A unirli sono soprattutto i nemici comuni. Come il procuratore capo di Verona Guido Papalia e altri magistrati, spesso attaccati dalla Associazione per la giustizia e il diritto Enzo Tortora, sempre diretta da questo gruppo.
Le mosse di Tosi sembrano avere premiato i volti più puliti di questo estremismo politico-religioso, quelli impegnati nella destra sociale. Anzitutto ha nominato capogruppo in Comune della sua lista personale Andrea Miglioranzi, 35 anni, skinhead, iscritto alla Fiamma tricolore, già attivista del Veneto fronte skinheads e componente della banda Gesta Bellica che dedicava canzoni a Erik Priebke, 'il capitano' e a Rudolf Hess, 'vittima della democrazia'. Miglioranzi è stato il primo a scontare tre mesi di galera per istigazione all'odio razziale. Appena eletto sindaco, Tosi lo voleva nell'Istituto storico per la resistenza, ma ci fu una sollevazione e non se ne fece nulla.
L'alleanza nera esce allo scoperto il 15 dicembre dell'anno scorso. Pochi giorni prima era stato ferito un attivista di estrema destra da aggressori tuttora sconosciuti. La Fiamma tricolore di Miglioranzi e Piero Puschiavo organizza la manifestazione di solidarietà. Vi aderiscono Forza Nuova, Fronte veneto skinhead, in testa al corteo si vedono Piero Puschiavo con Tosi e quasi tutta la giunta comunale. Il disagio dei moderati del Popolo della libertà è interpretato da Elio Mosele, presidente della Provincia: "A quel corteo io non avrei partecipato". Poche ore dopo, passata la mezzanotte, tre partecipanti alla manifestazioni pestano a sangue tre parà della Folgore, con frasi "terroni, andate via da qui, puzzate". Sì, destra contro parà, perché meridionali. Due dei picchiatori erano già indagati per l'assalto al figlio del consigliere del Pdci Graziano Perini, che ha subito tre aggressioni e ha la casa sotto protezione dalla polizia. Giusto per capire il clima.
La saldatura fra Tosi e l'integralismo cristiano avviene con Maurizio Ruggiero del Sacrum Imperium. Ogni giorno Ruggiero va al gruppo consiliare della Lega Nord in comune, dove occupa un ufficio, e fra un incontro politico e una messa in latino propone una "marcia sulla Sinagoga", perché il cardinale e segretario di Stato "Tarcisio Bertone ha moltiplicato gli atti di zerbinaggio verso gli israeliti" e "ha dato sfogo alla sua vena più clownesca sulle montagne del Cadore, dove ha fatto visita a Benedetto XVI". Legato a Tosi e Ruggiero è anche l'altro integralista Palmarino Zoccatelli, consulente del sindaco nella commissione di valutazione dei dirigenti del comune. Ruggiero e Zoccatelli nel 2005, in occasione degli arresti contro i presunti estremisti neri autori dell'accoltellamento a San Luca di Verona, utilizzano le sigle Giustizia giusta e Associazione Enzo Tortora per protestare contro i pm. "La custodia cautelare in carcere è assurda, una forma di coercizione psicologica. La magistratura di Verona è persecutoria nei confronti della destra". Miglioranzi e Zoccatelli annunciano la visita in carcere ai cinque arrestati per il raid e comunicano alla stampa che all'iniziativa partecipa Flavio Tosi.
Ma in città la comunanza tra tradizionalismo cristiano e destra reazionaria è consacrata da quasi 15 anni di militanza. Già nel '94 la magistratura avvia un'indagine per presunta violazione della legge Mancino: in quel momento tornano gli slogan contro Papalia cari agli Autonomi del '77. Ma a pronunciarli sono le teste rasate. E il clima, ancora oggi, non è cambiato. Poche settimane fa Nicola Greco, presidente della corte d'appello di Venezia, dichiara: "A Verona sono stati registrati atti di matrice criminale con una deriva xenofoba che vedono coinvolti giovani e giovanissimi".
Le leve del neonazismo sono anche il lato oscuro degli ultras dell'Hellas Verona. E anche in questo caso il sindaco non disdegna. Due anni fa Tosi, allora assessore regionale, presenta Alberto Lomastro come nuovo iscritto della Lega, proveniente da Forza nuova. Tutti in curva sud conoscono Lomastro: durante una partita appese al cappio un manichino di colore.
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giovedì 8 maggio 2008
"Vengono a fare sesso in chiesa". Il parroco di Gavinana: "Ho trovato due ragazzini seminudi sulle panche, la situazione ormai è intollerabile".
Denuncia choc del parroco di Gavinana. Il racconto di don Vittorio Menestrina che, per la seconda volta nell’arco di un mese, ha trovato in chiesa una coppia di fidanzatini che si scambiavano effusioni di fronte all’altare.
(Roberta Della Maggese - Quotidiano.net) "Non mi scandalizza vedere due persone che si baciano, mi spaventa l’idea che i giovani di oggi non abbiano più rispetto per la loro intimità". A 42 anni don Vittorio Menestrina non è certo un ‘fariseo’. Usa il cellulare, è appassionato di informatica, si destreggia tra il catechismo e la Casa della gioventù. Ma quando la settimana scorsa, per la seconda volta nell’arco di un mese, ha trovato tra le navate della chiesa una coppia di fidanzatini seminudi che si scambiavano effusioni, comodamente seduti sulla panca di fronte all’altare, ha perso la pazienza e ha deciso di vuotare il sacco. "A Gavinana - si sfoga il parroco di San Piero in Palco - la situazione è ormai intollerabile. Quella intorno a piazza Cardinale Elia dalla Costa non è mai stata una zona tranquilla, ma da quando l’estate scorsa si è formata una nuova compagnia di giovani che frequenta i giardini pubblici, la situazione è peggiorata drasticamente". I ragazzi, una trentina in tutto, all’uscita di scuola si danno appuntamento sul sagrato della chiesa. Hanno dai 12 ai 16 anni. Molti sono di Gavinana, altri arrivano da Ponte a Ema e alcuni vivono in zone ‘bene’, come Santa Margherita a Montici e via Fortini.
"In poco tempo - racconta il prete - si sono impadroniti della piazza e, tra prepotenze e sberleffi, sono riusciti ad allontanare anche un gruppo di ventenni che frequentava la stessa zona". Hanno riempito la facciata della chiesa di scritte. "Nessuna minaccia personale - precisa don Vittorio - e nessuna offesa contro Dio. Sono frasi senza senso, che testimoniano però il rifiuto della vita e un profondo disagio interiore". Accanto al cancello del cortile interno, che quattro anni fa il giovane parrocco, appena arrivato a Gavinana ha fatto ripulire, scovando tra la terra e i cespugli centinaia di siringhe, campeggia una croce uncinata. Sul portone d’ingresso altre frasi sconnesse: "Punk al rogo" e "Che noia, non ce la possiamo menare così".
Mentre parla, don Vittorio mostra con le mani l’alone della vernice idrorepellente con cui ha fatto rivestire i muri esterni. Uno stratagemma per impedire che i vandali depurpino la facciata e bivacchino sulle scale. Stessa funzione per le telecamere a circuito chiuso, la cancellata in ferro che delimita l’ingresso e la cassa stereo sistemata all’angolo del portico: doveva servire per diffondere all’aperto i canti gregoriani. Un deterrente che i ragazzi della compagnia non hanno gradito: "Più di una volta - riferisce il parroco - è stata presa a pallonate e per impedire che la distruggessero l’ho fatta circondare di punte in ferro".
Ma il racconto fatto da don Vittorio è costellato di episodi di bullismo: "Un mese fa di notte qualcuno si è accanito contro la statua di San Piero che sovrasta l’ingresso, prendendola a bersaglio per il lancio della uova. La settimana scorsa, mentre celebravo un funerale, un paio di ragazzi del gruppo hanno fatto lo sgambetto ai parenti che portavano la bara in spalla, rischiando di far cadere il feretro. A dicembre un anziano del quartiere è stato picchiato perché si era permesso di rimproverare un gruppetto che si divertiva a lanciare petardi sulla piazza: un ventenne lo ha preso a pugni, fratturandogli il naso e provocandogli il distacco della retina". Ci sono poi i continui furti: "Quasi ogni giorno - si sfoga il prete - nel quartiere c’è qualcuno che si lamenta perché dal bauletto dello scooter è sparito il casco. I ragazzi li rubano, li dipingono per rivenderli e poi, se non sono soddisfatti del loro lavoro, li bruciano nella piazza davanti alla chiesa. Più volte ho trovato tracce di roghi e un paio di cacciaviti usati per lo scasso e poi nascosti tra le siepi".
In pochi sporgono regolare denuncia, nel quartiere tutti preferiscono confidarsi con don Vittorio. Il parroco però non ce la fa più a sopportare da solo il peso di questa responsabilità e chiede il sostegno delle istituzioni: "Ho deciso di prendere posizione nonostante il timore di ritorsioni perché credo che in ballo ci sia un problema di carattere sociale, che non riguarda soltanto la parrocchia ma tutta la comunità. Questi ragazzi non sanno che fare, si disinteressano della scuola, non cercano un lavoro e si insultano a vicenda. Ho provato a parlare con loro, ma mi vedono come un adulto che cerca di fare l’educatore e la cosa li infastidisce. Ho tentato anche di mettermi in contatto con alcuni genitori, ma le famiglie li difendono a spada tratta, oppure sono latitanti. Quando la settimana scorsa ho scoperto la coppia che amoreggiava in chiesa, i due ragazzi mi hanno guardato indifferenti e quando ho chiesto loro cosa stessero facendo mi hanno risposto: 'Preghiamo, don. Adesso togliamo il disturbo'".
Per coinvolgere quartiere, famiglie e associazioni, don Vittorio ha organizzato un’assemblea parrocchiale che si terrà sabato alle 16,30. Intanto alcuni esponenti di An hanno annunciato di voler avviare una raccolta di firme per fare installare alcune telecamere nella zona.
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martedì 6 maggio 2008
Il demone della violenza.
(Michele Brambilla - Il Giornale) Chissà da quale profondo mistero arriva la violenza che porta cinque ragazzi a massacrare un uomo di 29 anni solo perché si è rifiutato di dar loro una sigaretta. Certo non arriva dai facili schemi con cui da un paio di giorni si cerca di spiegare l’accaduto: il fascismo, il razzismo, la Verona leghista. Sono tempi in cui la politica cerca di strumentalizzare ogni cosa, e in questo non ci sono innocenti né a sinistra né a destra. Ma davvero dovrebbero esserci dei limiti per rendere improponibili certe dichiarazioni che offendono più l’intelligenza di chi le pronuncia che quella di chi le ascolta. Un ex ministro come Paolo Ferrero ha tirato in ballo perfino la recente campagna elettorale: «I linguaggi bellici e le discriminazioni possono portare voti ma seminano odio». E purtroppo anche Veltroni, che è un uomo intelligente e solitamente misurato, è caduto nella trappola: «Siamo davanti a un’aggressione di tipo neofascista che non può e non deve essere sottovalutata».
Chiunque avesse sfogliato un po’ di fretta i giornali di ieri mattina, si sarebbe così convinto che la vittima dell’aggressione di Verona è un immigrato, oppure un gay, oppure ancora uno di sinistra. Insomma un «diverso» o un «nemico», a seconda di come titolavano i giornali. Solo chi ha avuto la pazienza di entrare nelle righe degli articoli si è accorto che l’aggredito è un italiano; un italiano di Santa Maria di Negrar, provincia di Verona; un italiano che con la politica non c’entra niente, ma proprio niente. Eppure la confusione è andata avanti tutto il giorno, anche una tv eccellente nell’informazione come Sky ha lanciato un sondaggio per chiedere agli italiani se il fatto di Verona è un segnale allarmante di una nuova «ondata di intolleranza». Ma intolleranza verso chi e che cosa? Verso chi non offre sigarette?
Molto opportunamente, invece, Lucia Annunziata ha messo insieme, su La Stampa, il fattaccio di Verona con quello di Torino, dove alcuni vigili sono stati aggrediti in pieno centro, piazza Vittorio Veneto, a poche decine di metri dalla casa del sindaco Chiamparino. Se a Verona è stata una sigaretta a scatenare la violenza, a Torino è stata una multa: chi l’ha presa ha sferrato un pugno in faccia a un vigile, è stato arrestato, ma almeno duecento persone sono intervenute in sua difesa lanciando pietre e bottiglie contro gli agenti. Sono due storie diverse: ma in comune c’è un’esplosione di violenza che pare immotivata, comunque non proporzionata alla causa scatenante. Lucia Annunziata ha avuto dunque il merito di non cadere nella semplificazione retorica dell’antifascismo, e ha colto giustamente in questi episodi il segno di un’inquietudine generale.
Ma il motivo di questa inquietudine è difficilmente afferrabile. Lucia Annunziata lo attribuisce alla rottura del patto di fiducia tra istituzioni e cittadini, e c’è senz’altro del vero. Però basta l’antipolitica a spiegare la violenza di Verona? Che è stata cieca e gratuita come quella di Arancia Meccanica? Che è stata violenza per la violenza, male per il male? Basta, o la risposta è nell’uomo, nella sua essenza più intima?
Per la prima volta nella storia, in Europa non ci sono guerre fra Stati da oltre sessant’anni; i conflitti sociali permangono, ma sono infinitamente meno gravi che in passato. Eppure l’aggressività riemerge ciclicamente. I primi ventenni senza guerra hanno dato vita al Sessantotto, e poi ai terribili anni Settanta, quasi a dimostrare che non c’è generazione che non abbia desiderio di menare le mani. La violenza rialza sempre la testa, hanno persino cancellato i soldatini e le pistole dai giocattoli dei bambini, i quali oggi smanettano con videogames di inaudita ferocia.
L’origine della violenza è all’interno di ciascuno di noi, nasce come reazione ad aspettative che vanno deluse. La cultura, l’educazione, a volte le convinzioni politiche e religiose ci frenano nella stragrande maggioranza delle situazioni. Ma da qualche parte il mostro riemerge, e a volte s’organizza in bande in cui l’ideologia - così come la fede calcistica per quanto riguarda gli ultrà - è solo un pretesto, una divisa. Non è un caso se spesso queste bande, come quella di Verona, attingono soprattutto ai simboli e alle idee che la storia ha sconfitto: la violenza ha bisogno, per nutrirsi e per alimentarsi, di rancori e di rabbia. Ecco perché nessuno crea una «Brigata Royal Air Force» o «Us Army», ma ci si rasa la testa e ci si mette una croce uncinata da qualche parte prima di ammazzare uno che non ti dà una sigaretta.
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Verona, morto il giovane aggredito.
(Sky tg24) E' deceduto nell'ospedale di Borgo Trento a Verona, dove era ricoverato in coma, Nicola Tommasoli, il giovane ridotto in fin di vita in seguito ad un pestaggio la notte del primo maggio. Sul fronte investigativo, gli inquirenti hanno tenuto una conferenza stampa in cui è stato confermato l'arresto di altri due aggressori che hanno già confessato.
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Dopo i drammatici fatti di Verona, che hanno portato alla morte di un giovane picchiato da alcuni giovani di estrema destra, a SKY TG24 parla il sindaco della città, il leghista Luca Tosi.
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lunedì 5 maggio 2008
Verona e Padova, tolleranza zero? Ricordate il giudice Carnevale?
(Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo) A Verona, la città più razzista d’Italia, delle ronde e della tolleranza zero, un ragazzo veronese è in coma, massacrato di botte non da cinque egiziani o romeni, come ti aspetteresti leggendo il giornale, ma da cinque bravi ragazzi veronesi.
Gli avevano chiesto una sigaretta, lui aveva rifiutato, i cinque bravi ragazzi veronesi, parlavano in dialetto, l’hanno preso a calci e pugni fino a non poterne più e ora lotta tra la vita e la morte. La notizia, terribile, fa fatica a farsi spazio, ma pensate che show sarebbe stato se i massacratori fossero stati stranieri.
Al GR la corrispondente dal Veneto ci ha addirittura tenuto a mettere una chiosa senza senso: “un fatto di cronaca che sarebbe potuto accadere ovunque”. E chissà, magari i cinque bravi ragazzi sono di quelli che pensano (pensano?) che le ronde contro gli immigrati siano necessarie.
A Padova intanto, un cittadino marocchino incarcerato in attesa di giudizio perché accusato di aver stuprato una ragazza un anno fa, è stato scarcerato. Malissimo, vergogna! Guardo meglio, è stato scarcerato perché un testimone aveva due avvocati e solo uno dei due era stato convocato. Vizio di forma, errore, magistratura incapace o che rema contro.
Ricordo meglio, io ho memoria.
Esattamente per lo stesso motivo il famoso giudice Corrado Carnevale annullò il maxiprocesso contro la mafia nel 1987. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano lavorato dieci anni, per un processo che portò a 19 ergastoli e migliaia di anni di carcere. Tutto annullato perché uno dei due avvocati di un testimone minore, anni prima della sentenza, non aveva ricevuto una raccomandata di convocazione. Sono passati 21 anni.
Metto insieme le due notizie e penso che questo paese è irredimibile.
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Verona. I colpevoli erano già noti alla polizia. Insospettabili, estremisti e violenti a caccia di "diversi".
Verona, l'aggressore di Nicola Tommasoli membro di un gruppo neofascista. In passato la banda, vicina alla tifoseria dell'Hellas Verona, già indagata per aggressioni.
(La Repubblica) Botte ai "diversi", ai meridionali, ai giovani di sinistra e a tutti quelli che, secondo loro, rovinavano l'immagine di Verona. Ci sarebbero numerosi episodi violenti nel passato degli aggressori di Nicola Tommasoli, in fin di vita nel capoluogo veneto per aver rifiutato una sigaretta. Secondo la polizia, il ragazzo che ha confessato di aver preso parte al pestaggio è membro di un gruppo di estrema destra vicino al "Veneto Fronte Skinheads" e alla tifoseria dell'Hellas Verona e già noto da almeno un anno alle forze dell'ordine. Per l'ennesima volta la città scaligera torna alla ribalta per azioni di matrice neofascista.
La gang si compone di circa 17 persone di età compresa tra i 17 e i 25 anni, insospettabili figli di professionisti e irreprensibili operai. Per il procuratore di Verona Guido Papalia, "fanno parte di un'area nuova dell'estrema destra che si è aggregata spontaneamente". "Non sono militanti effettivi di gruppi neonazisti organizzati - aggiunge - anche se praticano le stesse ideologie, li abbiamo trovati con gli stessi simboli nazisti".
Tra le loro "imprese" ci sono numerose aggressioni. Tra le vittime, ad esempio, c'è un giovane con la maglietta del Lecce era stato apostrofato come "terrone" e poi massacrato di botte. Un ragazzino che utilizzava lo skate-board, invece, era stato preso di mira in quanto incapace nell'utilizzare lo strumento. Problemi anche per alcuni venditori di kebab e per i loro clienti, aggrediti perché mangiavano un prodotto non gradito alla banda.
Tra gli episodi piu cruenti, il 27 novembre del 2006 due giovani della "Chimica", un centro sociale della zona, furono feriti a colpi di spranga a San Michele Extra. In quello stesso giorno, alcuni degli indagati avrebbero picchiato un giovane in piazza Erbe perché stando seduto su alcuni scalini danneggiava l'immagine di Verona "città di Classe".
Nelle perquisizioni domiciliari effettuate un anno fa, gli agenti della polizia scaligera avevano rinvenuto numerose cassette con filmati che documentavano le azioni violente. Alcuni degli indagati avevano in casa simboli nazisti, coltelli, armi, pugnali, simboli del "Veneto Fronte Skinheads". Gli atti violenti servivano per mantenere una sorta di controllo del territorio. Il materiale video circolava e, secondo gli inquirenti, le cassette venivano persino vendute. Chi non riusciva a comprare il materiale originale si accontentava dei video scaricati dal web.
L'estrema destra veronese è stata spesso al centro di episodi di cronaca. Tra gli episodi più eclatanti, l'aggressione in diretta televisiva al leader dell'Unione del musulmani italiani, Adel Smith. In quell'occasione, un gruppo di militanti veneti di Forza Nuova aveva fatto irruzione negli studi dell'emittente di Verona Telenuovo provocando un caso di rilevanza nazionale.
Il "Veneto Fronte Skinheads", che nega qualunque coinvolgimento nell'aggressione a Nicola Tommasoli, è un'associazione fondata nel 1986 ed ha rapporti con altri gruppi di destra europei. I suoi membri, come viene raccontato anche sul sito dell'associazione, sono stati in più occasione coinvolti in scontri con la polizia e con militanti di sinistra e hanno preso parte a manifestazioni neonaziste in giro per l'Europa.
Secondo il Viminale, in Italia gli ultras violenti sarebbero circa 20mila. Di questi, tre quarti sarebbero vicini a posizioni di estrema destra, come i principali gruppi della curva dell'Hellas Verona.
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sabato 12 aprile 2008
Milano. Cinema, tutti all'Orchidea a vedere Cover boy.
(02 blog) Ha raccolto premi in giro per l’Europa - Barcellona, Valencia, la Romania, Grosseto - è stato selezionato da numerosi festival e ha strappato applausi lunghissimi. Eppure per due anni - la produzione è del 2006 quando fu presentato a Roma - questo film non ha trovato una distribuzione, è rimasto semi-clandestino e ha rischiato di non uscire mai. Adesso invece è nelle sale - in sole 10 copie - e a Milano si può vedere al cinema Nuovo Orchidea di via Terraggio 3 (dietro il bar Magenta, MM1/MM2 Cadorna).
Cover boy - L’ultima rivoluzione, un film di Carmine Amoroso, non sembra neppure una pellicola italiana per come è girato e per la storia dura e difficile che racconta. Sono due vicende che si intrecciano: il viaggio “della speranza” del giovane rumeno Ioàn, arrivato a Roma a cercare fortuna, e il non più giovane Michele che fa le pulizie alla stazione Termini e si arrabatta in una vita da precario. Chi è più straniero: il giovane (allora) extracomunitario o l’emigrato abruzzese a Roma?
Le loro vite si incrociano all’insegna di un’amicizia che potrebbe nascondere qualcosa in più. Alla prima parte della storia - ambientata a Roma - segue un secondo tempo a Milano, in cui emerge il lato glamour della nostra città, non senza una buona dose di cinismo.
Buona la sceneggiatura, valida la regia e bravi gli attori, a cominciare da Luca Lionello (Michele) e Eduard Gabia (Ioan), senza dimenticare Chiara Caselli e una sobria e ispirata Luciana Littizzetto. Sbrigatevi ad andarlo a vedere, perché non è detto che rimanga a lungo nelle sale. Ne vale la pena.
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sabato 22 marzo 2008
Esce in dvd “Altromondo”: essere omosessuali in Italia.
(Sentieri selvaggi) Esce direttamente in dvd a partire al mese di Aprile, ma sarà presentato prossimamente anche a festival e rassegne Altromondo, film sperimentale che si pone a cavallo tra opera teatrale e documentario e promette di affrontare in modo diretto e scomodo il tema dell’omosessualità in Italia, raccontando la posizione omofobica della Chiesa e le sue strategie terroristiche e oscurantiste nei confronti degli omosessuali “attraversando gli stereotipi, i pregiudizi, i fantasmi, le ossessioni e le diverse realtà sommerse per arrivare alla formazione e accettazione di un’identità e di un’anima omosessuale pienamente espressa” e riflettendo senza ipocrisie né pudori voci ed esperienze di cui il cinema italiano si occupa ben poco. Il regista è Fabiomassimo Lozzi, che ha studiato regia, sceneggiatura e scrittura teatrale con Robert McKee, Nikita Michalkov, Aldo Nicolaj e Sofia Scandurra prima di trasferirsi a Londra, dove ha seguito i corsi di regia del Panico Workshop, la scuola di cinema fondata dai membri dei Monty Python. Nel 2004 Lozzi ha formato il gruppo di protesta Gruppo 16-12, autori di opere prime e seconde, con cui ha realizzato il documentario Nuovo Cinema Paradosso, presentato al Festival di Venezia 2005 nella sezione delle Giornate degli Autori. Il film, prodotto da Ferdinando Vicentini Orgnani per Alba Produzioni, è interamente composto da monologhi, liberamente ispirati alle interviste di Antonio Veneziani e Riccardo Reim (contenute nei libri Pornocuore e I Mignotti). Nel cast Francesco Apolloni, Salvio Simeoli, Simone Montedoro, Davide Ricci e diversi attori dell’Actor’s Center di Roma. “Non ha la pretesa di essere un lavoro esaustivo sull’omosessualità maschile italiana - anzi. Non è un ritratto dell’omosessualità risolta e consapevole che sempre più spesso si vede e si fa sentire e che finalmente reclama ed esige pari diritti e doveri all’interno della società. E’ un viaggio personale attraverso tutto ciò che ha portato a questo, la nostra storia, il nostro passato recente e che però sussiste tuttora”. Qui sito ufficiale e trailer.
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mercoledì 19 marzo 2008
«Cover boy» un film del regista lancianese Carmine Amoroso. Ioan e Michele, amici precari.
(Giuliano Di Tanna - Il Centro) Ioan è romeno, Michele italiano. Due mondi che casualmente s’incontrano: l’esperienza di chi, figlio della rivoluzione post-comunista, è fuggito dal proprio Paese alla ricerca di un futuro migliore e quella di chi, precario, vive la crisi del lavoro occidentale.
Un refolo di realtà spira, da qualche tempo, nelle stanze del cinema italiano. La realtà del lavoro (della sua mancanza o precarietà) è al centro della storia di Ioan e Michele nel film «Cover boy», diretto dal regista abruzzese Carmine Amoroso, che sarà da venerdì nelle sale. Per Amoroso, 49 anni, lancianese, si tratta della seconda prova registica, a dodici anni dall’esordio con il film «Come mi vuoi» interpretato da Monica Bellucci e Vincent Cassel, all’epoca non ancora moglie e marito. Ma già nel ’92 aveva firmato il soggetto e la sceneggiatura di «Parenti serpenti», diretto da Mario Monicelli, ambientato a Lanciano e girato a Sulmona.
«Cover boy», di cui Amoroso ha scritto anche la sceneggiatura insieme a Filippo Ascione, ha collezionato una lunga serie di premi, fra cui quello di miglior film nel Festival del film politico di Barcellona. La pellicola è interpretata da Eduard Gabia (Ioan), Luca Lionello (Michele), Chiara Caselli, Francesco Dominedo, Gabriel Spahiou e Luciana Littizzetto. Amoroso parla del suo cinema e del suo (precario) lavoro di regista in questa intervista al Centro.
Amoroso, perché un film sui precari?
«La mia idea era quella di fare un film non sui precari ma sul rapporto fra un immigrato e un giovane italiano e siccome la precarietà è ormai quasi una forma naturale di essere dei giovani... Precario lo sono anch’io nell’universo del cinema italiano che è un mondo di privilegiati. Il film, in realtà, è la storia di un’amicizia».
In che modo i rapporti di classe e quelli inviduali sono influenzati, oggi in Italia, dalla precarietà del lavoro?
«La precarietà del lavoro oggi condiziona anche i sentimenti, i rapporti affettivi. Non avere i soldi per pagare affitto e bollette condiziona tutto, creando infelicità nelle persone. Un’infelicità che, però, non viene raccontata dal cinema italiano».
Perché?
«Il cinema italiano ormai è completamente scollato dalla realtà, racconta un mondo irreale. Il nostro cinema era grande quando i De Sica, i Rossellini, i Monicelli, i Risi parlavano della realtà. E quei maestri lo potevano fare perché conoscevano la realtà che raccontavano. Oggi, il cinema è un luogo del privilegio. Chi lo fa non conosce né la realtà né, quindi, il pubblico a cui dice di rivolgersi e che, perciò, non va più al cinema. Mi dànno un enorme fastidio i personaggi che dominano le storie del nostro cinema: sono tutti architetti, ingegneri, professionisti. Mai uno che faccia un lavoro normale».
«Cover boy» è anche un film sull’amicizia virile contrapposta alle donne come la padrona di casa della Littizzetto e la fotografa della Caselli?
«E’ vero, racconto la storia di un’amicizia fra due uomini, ma questo non significa che io abbia una visione anti-femminile. A me premeva raccontare la storia di questi due giovani. Il ragazzo italiano lavora come pulitore alla stazione Termini con contratti che scadono e, alla fine, si ritrova sempre disoccupato con l’ansia di vedersi rinnovare il contratto. Lui e il ragazzo romeno sono persone normali che vivono la loro quotidianità. Io non parto da un tema, come potrebbe essere quello del precariato, ma dalla vita reale, dalla concretezza».
Ha avuto dei modelli cinematografici o letterari per questo film?
«Non specificamente per questo film. Ovviamente ho dei modelli. Marco Ferreri e Pier Paolo Pasolini sono i registi italiani che amo di più. Poi c’è il cinema americano, che è quello che preferisco attualmente per la sua capacità di creare linguaggio e di descrivere un mondo che si conosce. Penso soprattutto a registi come Gus Van Sant e Larry Clark. Nel cinema italiano, invece, c’è l’ipocrisia di descrivere una realtà che non si conosce. Penso, per esempio, alle sorelle Comencini, che io chiamo le sorelle Carlucci del cinema italiano».
Lei si è laureato con una tesi sulla religiosità nel cinema di Pasolini: che cosa direbbe Pasolini di questo nuovo proletariato occidentale nato dalla flessibilità del lavoro?
«Pasolini, oggi, si occuperebbe proprio del mondo marginale e degli extracomunitari. I ragazzi pasoliniani degli anni ’50- ’60 e ’70, oggi a Roma, sono i giovani extracomunitari e, in particolare, quelli romeni».
Dal suo primo film «Come mi vuoi», girato a Lanciano con Monica Bellucci e Vincent Cassel, a questo «Cover boy» sono passati dodici anni: perché così tanto tempo?
«Il sistema cinematografico del nostro Paese è impantanato in un sistema basato sui privilegi. I film, i progetti, le persone sempre più spesso sono scelti, non in base ai meriti professionali, ma in base alle conoscenze, alle parentele, ai maneggi, alle spartizioni politiche. Tutto questo rende difficile realizzare qualcosa di nuovo e di diverso. O sei all’interno di questo sistema - che è uguale a quello televisivo - oppure non ti fanno lavorare, ti bocciano i progetti. Il progetto di “Cover boy” è stato fermato due volte dal ministero: una via crucis».
Quanto è stato importante per lei lavorare con Monicelli per la sceneggiatura del film «Parenti serpenti»?
«Monicelli mi ha insegnato il cinema. Mi ha confermato nella mia idea di un cinema normale. Lui non ha mai pensato di fare qualcosa di artistico, si considera un artigiano che fa il suo mestiere. Mi ha insegnato la semplicità, quel tipo di cinema che i maestri italiani di un tempo sapevano fare, che facevano bene e con felicità».
Come è presente l’Abruzzo nelle storie che lei scrive e dirige?
«“Parenti serpenti” era ambientato a Lanciano, anche se l’hanno girato a Sulmona perché Monicelli considerava Sulmona una città più cinematografica di Lanciano. “Come mi vuoi” è ambientato e girato a Lanciano e sul litorale. In “Cover boy” il protagonista italiano, a un certo punto, dice di essere di Lanciano. Io sono orgogliosissimo delle mie radici abruzzesi e lancianesi. Vengo da una terra e da una cultura, quella contadina, che rivendico per la sua eticità. Mi dispiace solo che la mia comunità non sostenga a sufficienza gli artisti abruzzesi».
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venerdì 8 febbraio 2008
Milano, un Curdo stuprato, arrestati due connazionali.
Dopo la tappa in Italia, era diretto verso il Nord Europa Curdo stuprato, arrestati due connazionali.
(Il Corriere della Sera) Sono stati catturati dalla squadra Mobile di Milano due curdi accusati di aver stuprato un connazionale di 20 anni, da poco arrivato in Italia, la notte tra il 31 gennaio e il 1° febbraio. La settimana scorsa uno di loro era stato fermato con l'accusa di violenza sessuale di gruppo e il pm Stefano Civardi aveva chiesto la convalida del fermo, firmata dal gip Luisa Savoia. Giovedì la polizia ha rintracciato anche il secondo. Deve rispondere della stessa accusa. La vittima era riuscita a liberarsi dai suoi aggressori, che conosceva, attorno alle 5 di mattina, scappando dalla finestra e calandosi lungo la grondaia. Era stato notato in via Miani da un passante che aveva subito chiamato il 118. Il giovane, che contava di stare qualche giorno in Italia prima di dirigersi verso il Nord Europa, è stato portato all'ospedale San Paolo e poi alla clinica Mangiagalli dove è stata accertata la violenza e dove è stata raccolta la sua denuncia.
venerdì 25 gennaio 2008
Delitto di Perugia. Un nuovo testimone accusa la Knox, Sollecito e Guede.
Un albanese che la sera prima del delitto vide insieme i tre principali indagati. Amanda aveva un coltello in mano.
(Leonardo Zellino -La7) "Non ci conosciamo" hanno dichiarato sia Rudy Guede che Raffaele Sollecito. "Non ho mai maneggiato un arma", ha sostenuto più volte Amanda Knox. Tutti e tre hanno sempre detto di non avere nulla a che fare con la morte di Meredith Kercher. E invece non solo si conoscevano, ma hanno anche pianificato l'uccisione della studentessa inglese. Almeno stando al racconto di testimone, per l'accusa credibile: un albanese che la sera prima del delitto, nei pressi della villetta di via della Pergola, urtò con la sua auto dei bidoni della spazzatura. Da dietro spuntarono Raffaele Sollecito e Amanda Knox. "Hanno cominciato a urlare - racconta il testimone - e all'improvviso la ragazza ha tirato fuori un coltello. Gridava e me lo puntava contro". Infine, l'ultimo colpo di scena: dal buio spuntò anche una terza persona. L'albanese non ha dubbi, era Rudy Guede.
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mercoledì 16 gennaio 2008
San Paolo: una Cristoteca per salvare i meninos de Rua.
(Panorama) Il viaggio di Padre Antonello Cadeddu e Padre Enrico Porcu, cagliaritani nell’accento e nel sangue, è cominciato due volte. La prima quando sono stati ordinati sacerdoti, poco meno di una trentina di anni fa, la seconda nel 2000 quando dopo una lunga esperienza missionaria hanno deciso di fondare a San Paolo del Brasile la loro comunità. Il nome sarebbe arrivato dopo, “Alleanza e Misericordia”, a sottolineare che l’unione fa la forza, soprattutto quando ad ispirarla sono i valori universali della solidarietà.
San Paolo non è stata scelta per caso e il bilancio di Alleanza e Misericordia mette i brividi. Più di 60 mila pasti vengono offerti ogni mesi dalle strutture che hanno creato in città e fuori, che si aggiungono alle migliaia di persone salvate letteralmente dalla strada grazie al loro intervento. Già, perché Padre Enrico e Padre Antonello non sono i soliti preti come li intendiamo noi in Europa. E questo lo si vede dalle loro messe (uno spettacolo in cui si radunano, ogni giovedì sera, 3mila persone nello spiazzo antistante alla fermata del Metro Bresser) e dalla Cristoteca. Letteralmente una “discoteca di Cristo” dove, dopo aver assistito alla messa, molti ragazzi delle periferie di San Paolo si scatenano sulla pista da ballo. E se vogliono “farsi un drink”, spiega Felipe, uno dei ragazzi incontrati da Panorama.it, “ci sono a disposizione i Cristodrink, rigorosamente analcolici. Niente birre e superalcolici, al massimo una RedBull…”.
Al di là della messa e della Cristoteca, la storia dei due sacerdoti di Cagliari è emblematica per la scelta fatta. Quella di vivere realmente insieme ai poveri. E allora eccoli qui a piedi in rua Augusta, la lunga e malfamata arteria del centro dove si spaccia liberamente droga e si vende sesso. Non è facile dormire con i senzatetto che passano la notte sotto il ponte di Barra Funda, né tantomeno aiutare i ragazzini che sniffano colla in Piazza della Repubblica, tra le boutiques di lusso e i ristoranti più esclusivi della città.
“Non è facile”. Mi ripetono i due cagliaritani. Ma “non potremmo fare altrimenti”, aggiungono. E come loro gli altri 150 missionari che sul posto si sono formati e li hanno seguiti, per non parlare degli oltre 700 volontari che li supportano tra l’Italia e il Brasile. “Una bella soddisfazione”, commenta padre Enrico. Poi però si interrompe perché lo chiamano e deve andare. I suoi meninos de rua non possono attendere.
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Cristoteca a San Paolo
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giovedì 3 gennaio 2008
Kierston Wareing, l’attrice precaria di Ken Loach ha trovato lavoro.
(Panorama) La precaria di Ken Loach ha trovato lavoro. Kierston Wareing, l’attrice protagonista di In questo mondo libero, l’ultimo film del regista britannico, dopo anni passati a coltivare invano sogni, tanto da meditare di mollare la recitazione, ora non ha più dubbi su quale sia la sua strada. La pellicola di Loach è stato il suo trampolino di lancio e, da quasi sconosciuta che era, adesso ha già archiviato un altro film e una serie tv.
Ma prima di ottenere il ruolo decisivo di Angie in In questo mondo libero ha dovuto sudare. Il casting è stato lungo e duro. Ci sono voluti quattro mesi di audizioni, molte attrici sono state viste e riviste. Loach ha incontrato Kierston sei o sette volte e, alla fine, ha scelto lei. Angie, la giovane donna che Kierston interpreta nel film e che, dopo il brutale licenziamento subito decide di mettersi in proprio creando un’agenzia di reclutamento e passando rapidamente da vittima a cinica sfruttatrice, le ha portato fortuna. Per certi versi, Kierston ha provato anche una sorta di empatia con Angie: “Anche se non farei mai quello che fa lei, non arriverei a questi estremi - ha detto - sento che c’è in me quella stessa determinazione. Anche io sono ambiziosa e non amo cedere”.
Kierston Wareing, 31 anni, originaria di Leigh-on-Sea nell’Essex, ha studiato presso il Lee Strasberg Theatre e il Film Institute di New York per tre anni, fra il 1997 e il 2000. “Prima di In questo mondo libero avevo deciso di cambiare strada, e quindi stavo studiando per diventare segretaria di uno studio legale, anche se la recitazione è sempre stata la mia grande passione” ha ammesso. “Ma dopo dieci anni di sogni infranti, sentivo che non potevo più andare avanti così. Anche stavolta temevo di restare delusa, invece il mio agente mi ha chiamato e mi ha detto, con voce falsamente contrita: ‘Mi dispiace dirtelo… ma hai ottenuto la parte!’. Non ho avuto alcuna reazione. Ero solo scioccata, e continuavo a chiedergli: ‘Sei sicuro?’”.
Al film della svolta è subito seguito Rise of the Footsoldier di Julian Gilbey, la storia vera di Carlton Leach, leggenda della malavita londinese, che iniziò come capo Hooligans e finì boss della criminalità. Qui il trailer da Youtube (in inglese):
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E nel 2008 la ex- precaria Kierston comparirà nella mini serie-tv britannica Trial & Retribution XVI: In Deep. D’altronde, come ha detto lei stessa, “si impara di più con Ken Loach in sei settimane che in tre anni di scuola di recitazione”.
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martedì 18 dicembre 2007
Vergogne italiane. Trans suicida in una comunità. La tragica storia di Loredana. Aveva 16 anni.
Per "recuperarla" il Tribunale dei minori di Catania l'aveva assegnata a un centro di accoglienza dove ha dovuto vivere tre mesi con 35 ragazzi nordafricani.
La procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta per accertare eventuali responsabilità.
La responsabile della struttura: "Nessun altro l'ha voluta. E nessuno ci ha aiutato"
(Francesco Viviano - La Repubblica) All'anagrafe si chiamava Paolo, 16 anni, sesso maschile, nata a Catania, ma lei si sentiva donna, si vestiva da donna, si truccava e si faceva chiamare Loredana. Alcuni anni fa aveva subito maltrattamenti dal padre, faceva una vita sregolata, dormiva di giorno e viveva di notte. La madre non riusciva a sostenerla, con il padre, dopo le violenze subite, non aveva rapporti, era intervenuto il Tribunale dei Minori di Catania. Sette giorni fa Loredana si è impiccata con il suo foulard preferito dentro la stanzetta della "Comunità Alice", a Marina di Palma di Montechiaro (Agrigento) dove era ospite da tre mesi per essere "recuperata". E per "recuperarla" il Tribunale dei Minori di Catania l'aveva assegnata a una comunità dove era costretta a vivere insieme a 35 ragazzi, tutti maschi, extracomunitari, tunisini, marocchini, algerini tra i 15 e i 17 anni, tutti clandestini arrivati dalle coste nordafricane.
Lei, Loredana, era l'unica "donna" di quella comunità e l'avevano assegnata li "perché nessuno la voleva" dice Linda Lumia, l'assistente sociale del centro che quattro giorni fa, insieme ad altri "ospiti" di "Alice" l'ha accompagnata al cimitero di Assoro (Enna) dove Loredana è stata seppellita. "C'erano la madre e i suoi fratelli, ma nessuno dell'Arci Gay, neanche un fiore" sottolinea Linda Lumia che ha dovuto affrontare una situazione incredibile.
Ma è mai possibile che un ragazzo, di fatto donna, per essere recuperata sia mandata in una comunità fatta solo di maschi extracomunitari? L'assistente sociale del centro di accoglienza "Alice" - una bella struttura che sorge a poche centinaia di metri dal mare, con una piscinetta, un campetto di calcio, ottima cucina e stanze da albergo a tre stelle - allarga le braccia e non nasconde la sua impotenza davanti a una situazione del genere finita in tragedia.
Dentro il centro Loredana, che "era in prova", non avrebbe avuto problemi di sorta, sostengono i responsabili della struttura, ma gli operatori tentavano comunque di "proteggerla". "Era la prima volta che ospitavamo in un centro per maschi, una "ragazza" e per lei avevamo allestito - dice Linda Lumia - una stanzetta singola. Aveva in qualche modo la sua privacy, utilizzava il bagno delle donne per le operatrici del centro, mangiava con noi. Era anche contenta perché aspettava con ansia l'inizio del corso professionale per parrucchiera, ma l'altro giorno ha deciso di farla finita".
La Procura di Agrigento ha aperto un'indagine che avrebbe accertato il suicidio ma sta ancora indagando per accertare eventuali responsabilità di altri. Si vuole accertare anche come e perché un ragazzo, di fatto donna, sia finita in quel centro popolato da soli uomini e non in un'altra struttura più adeguata. La notizia del suicidio di Loredana era stata diffusa dal deputato di Rifondazione Comunista, Vladimir Luxuria: "Nonostante l'impegno degli assistenti sociali - dice la parlamentare - la giovane non era in una struttura specializzata ad affrontare i problemi della disforia di genere, soprattutto in una fase delicata come quella adolescenziale. Occorre attivare una seria politica di inserimento sociale e lavorativo a partire dalla realizzazione di strutture più specifiche e mirate".
"Ma dov'era l'Arci Gay quando ho chiesto di darmi una mano?" dice l'assistente sociale Linda Lumia. "E' chiaro che la nostra struttura non era certo la più adatta per affrontare una situazione del genere, così delicata e complicata. Ma noi siamo stati gli unici e non buttare fuori Loredana. Nessuno la voleva, tutti gli altri centri ai quali era stato chiesto di ospitarla hanno detto di no. Loredana aveva "precedenti" era stata ospitata in altri centri da dove era fuggita e dove forse aveva creato qualche problema. Ma noi abbiamo fatto il possibile, abbiamo chiesto anche all'Arci Gay di darci una mano. A parole dicevano che avrebbero fatto qualcosa, ma non si sono mai visti né sentiti".
L'assistente sociale che con Loredana aveva stabilito un ottimo rapporto e con la quale si confidava non nasconde le difficoltà incontrate nel gestire quel centro con 35 maschi e una donna. "Noi abbiamo fatto il possibile e se Loredana si fosse trovata male poteva andarsene in qualunque momento perché in questi centri tutti sono liberi di entrare ed uscire, poteva fare come tanti altri minori extracomunitari che stanno qui o in altri posti un paio di giorni e poi spariscono. Ma non lo aveva fatto, anche perché non aveva dove andare, perché nessuno la voleva".
Prima d'impiccarsi Loredana aveva scritto due lettere, una alla madre e un'altra ad un suo amico con il quale intratteneva una fitta corrispondenza. Fra tre giorni si sarebbe trovata faccia a faccia con suo padre nel processo. "Non posso più vivere così, non ce la faccio più e ho deciso di farla finita...", ha scritto prima di impiccarsi alla finestra della sua stanza vicino alla parete dove aveva affisso un grande poster di Marilyn Monroe.
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giovedì 29 novembre 2007
Trasporti, domani un altro venerdì nero: la mappa dei disagi.

Ecco la mappa dei disagi. Le ferrovie si fermeranno per otto ore continuate dalle 9 fino alle 17: saranno garantiti alcuni treni a media e lunga percorrenza, e Trenitalia mette a disposizione il numero verde 800 892 021. Per i trasporti locali sono previsti disagi della durata di otto ore con autobus, tram, metro: le modalità sono diverse in ogni città, come rivelano i siti delle aziende per la mobilità urbana di Milano, Roma, Bologna, Napoli e Torino. Negli aeroporti le partenze saranno cancellate dalle 11 alle 15, ma sono assicurati alcuni voli, elencati sul sito dell’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile. Per le tratte Alitalia si può chiamare il numero verde 800 650 055. La società Autostrade comunica che il personale dei caselli autostradali potrebbe sospendere il servizio in tre fasce orarie: dalle 2 alle 6, dalle 10 alle 14 e dalle 18 alle 22 (numero verde: 840 04 21 21). Le navi, inoltre, ritarderanno la partenza di 24 ore. Sono previsti disagi nell’autonoleggio e nel soccorso stradale.
Intanto a Roma non accenna a placarsi la protesta dei tassisti, che ieri hanno bloccato il traffico della capitale per protestare contro la decisione del sindaco Veltroni di assegnare cinquecento nuove licenze. Questa mattina in Piazza Venezia è stato confermato il presidio e si annuncia per tutti una nuova giornata di disagi.

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martedì 27 novembre 2007
Suicidi tra i giovanissimi: la Lombardia in testa alle regioni a rischio.
(Milano 2.0) A volte ci stanno intorno chiedendo silenziosamente aiuto e nemmeno ce ne accorgiamo. La vita scorre, veloce, troppo per qualcuno, e noi prestiamo troppa poca importanza. Essere giovane non è facile, ancora meno stare nella fascia d'età tra i 11 e 25 anni. All'inizio si è troppo piccoli e sperduti, poi le cose cambiano rapidamente e persi è fin troppo facile.
E' allora che succede qualcosa di inspiegabile, è li che si insidia l'emergenza del suicidio giovanile, che ha il suo picco di tragedia intorno ai 16 anni, quando invece di morire si dovrebbe pensare a tutta la vita che ancora si ha davanti a sè, quando si dovrebbe essere spensierati, ma non tutti ci riescono.
L'ospedale Fatebenefratelli e l'associazione Amico Charly hanno studiato da vicino l'allarmanante fenomeno sociale, di cui la Lombardia detiene purtroppo il primato più alto in Italia e anche a livello europeo. In particolare tra Milano e provincia sono circa 20 mila i ragazzi a rischio, tra chi ha in mente un ipotetico suicidio e chi già ci ha provato sul serio a togliersi la vita.
Per questo, circa un anno fa è stato avviato un progetto di prevenzione, indispensabile a offrire le giuste cure mediche e psicologiche ai ragazzi, ma anche il supporto necessario alle loro famiglie, che nellla maggioranza dei casi non sanno come comportarsi in una situazione così drammatica. I parenti vengono affidati al Centro Crisis dell'associazione Amico Charly, attivo in questo senso già da qualche anno e i risultati si vedono, sono 170, infatti, tra giovani a rischio e famiglie, le persone che fanno riferimento al centro. La Regione ha stanziato a favore del progetto 450 mila euro per tre anni e ad oggi sono già stati assistiti 16 ragazzi, la maggior parte dei quali minorenni e troppo spesso al secondo tentativo di suicidio.
Ma cosa spinge ragazzi così giovani a un gesto così estremo? Alla base della stragrande maggioranza dedi casi c'è un chiaro disturbo psichico, depressione o disturbo della personalità, ma anche la droga ha il suo peso, nel 20% dei casi l'uso o abuso di cannabis e cocaina aumenta la propensione al suicidio. Problemi che si accumulano e spesso la via che si segue per risolverli porta a risvolti spiacevoli. Gli esperti che seguono il recupero di questi giovanissimi lo sanno bene e per fortuna non sono dimenticati, ma anzi aiutati a tornare nella società cosiddetta "normale".
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martedì 20 novembre 2007
Il Canada si scopre assediato dalle baby gang.

Ma a colpire l’opinione pubblica è il fatto che a farsi la guerra tutti i giorni e a dividersi cospicue fette di criminalità siano ormai giovani dai quindici anni in su, canadesi a tutti gli effetti, anche se con origine miste: filippini, cinesi, haitiani. Ma anche tantissimi nativi, discendenti di quegli indiani che abitavano il Canada prima ancora dell’arrivo degli Europei. Native Sindicate, Indian Posse, questi i nomi delle loro gang, altri ancora non sono riusciti neanche a darsi un nome. Però ci sono e colpiscono. La più famosa è quella che ha base sia a Toronto che a Montreal, gli Hells Angels, i suoi adepti girano solo in moto, spacciano droga, commerciano armi e ammazzano senza pensarci tanto sopra. La regione dell’Ontario ha stanziato l’equivalente di più di ottocentomila dollari Usa per prevenire e controllare il fenomeno nei prossimi due anni. Montreal spera di avere presto gli stessi strumenti.
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14:07:00
Etichette: disagio sociale, giovani, ragazzi, teen-agers, violenze
venerdì 16 novembre 2007
Killer per emulazioneSgozza il fidanzato "pensando" a Meredith.
(Tiscali notizie) Ha sgozzato il suo amante durante un gioco erotico violento ispirato all'assassinio di Meredith a Perugia. La protagonista, scrive il Sun on line, è una ragazza inglese di 28 anni, Jessica Davies, che vive a Parigi. La vittima è un ragazzo francese, Olivier Mugnier, disoccupato di 24 anni. La scena del delitto, avvenuto ieri sera, è l'appartamento parigino della ragazza. La Davies si trova ora agli arresti.








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