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sabato 17 novembre 2007

Ma Cerami disse: Non sarò il Majakovskij di Veltroni.


(Sandra Petrignani - Panorama) Alla letteratura non rinuncia per la politica. Al cinema sì. Questa politica che l’ha colto di sorpresa. E così, mentre esce il suo nuovo romanzo, Vite bugiarde (Mondadori), che porta in copertina il provocatorio e disimpegnato avvertimento “romanzo d’appendice”, ecco che Vincenzo Cerami si mette alla prova in un ruolo di primo piano nel Pd, chiamato da Walter Veltroni con una telefonata inattesa a far parte del ristretto esecutivo (9 donne, 8 uomini).
Vite bugiarde è un noir che coinvolge il lettore in una lettura mozzafiato ed è anche un romanzo erotico, un perfetto congegno giallo senza le debolezze del genere. Si direbbe che il Cerami di oggi è uno scrittore di consumato mestiere, ma che non tradisce il suo sperimentalismo.

Non teme che la sua libertà artistica si scontri con quello che una volta si definiva l’”intellettuale organico”?
Io penso che Vladimir Majakovskij, quando si è messo a scrivere poesie in onore di Lenin, ha prodotto versi orrendi penalizzando il suo talento. Continuerò a essere uno scrittore libero, spero di poter essere anche un politico libero. Mi trovo a un punto della vita in cui se la politica ha bisogno anche di me, mi metto volentieri a disposizione. Ma fortunatamente, per quel che mi riguarda, non ho bisogno di un ruolo politico. In passato ho interrotto la mia carriera giornalistica dall’oggi al domani perché mi si chiedeva di scrivere un articolo limitando il mio spirito critico. Non avevo l’ambizione di diventare direttore di un giornale. Così oggi. Non voglio diventare primo ministro. Voglio essere uno dei tanti che non si rassegna al peggio.

Esiste un impegno letterario?
La mia poetica è sempre stata quella di raccontare la realtà. È il mio modo di essere impegnato. Descrivo il mondo in cui crediamo di vivere, per capirlo e poterci muovere all’interno e orientare i nostri gesti. Ma dopo Fantasmi (del 2001), che mi è costato 9 anni di concentrazione e varie crisi di panico, avevo bisogno di un divertissement. Vite bugiarde è il secondo atto di una trilogia, diciamo leggera, cominciata con L’incontro. Quanto alla politica, avevo voglia di una novità grossa sul piano creativo. Non è la prima volta che mi butto in avventure lontane dal mio campo. Per uno scrittore è vitale.

Non ha accettato l’invito di Veltroni per avere materiale da mettere in un romanzo…
Sarebbe un’operazione banale. Comunque ancora non so precisamente quale sarà il mio ruolo. Immagino che Veltroni abbia cercato me proprio perché frequento vari ambiti culturali, letteratura, cinema, teatro, fumetti, in Italia e all’estero. Io, per parte mia, ho molta voglia di metterci grandi energie. Tanto che, conclusi due impegni già presi col cinema, non ne accetterò altri.

Come è andata precisamente? Lei è stato fra i primi a sostenere il progetto del Pd. Poi, però, si era raffreddato…
Effettivamente nel modo in cui sono state fatte le candidature mi è sembrato di veder prevalere di nuovo i sistemi della vecchia politica. Ma devo dire che nel mio caso si è trattato di un malinteso, un intoppo burocratico. Ero stato messo in una lista dei Parioli, un quartiere romano di destra, dove non conosco nemmeno un ex compagno di scuola a cui chiedere il voto. Ho temuto che l’enfasi sulla società civile fosse un discorso vuoto e che il Pd stesse già smentendo, prima ancora di nascere, le idee aperte con cui intendeva rinnovare la politica italiana.

E poi?
Sono stato felicemente smentito dai fatti. Dell’intelligenza politica di Veltroni e delle sue capacità di mobilitare entusiasmo non ho mai dubitato, ma temevo che la macchina burocratica potesse essere più forte di lui e stritolarlo.

Cosa vi siete detti in quella famosa telefonata in cui le ha chiesto di entrare nella segreteria?
È durata 2 minuti. Mi ha detto: “Ho un’idea pazza”. Ho risposto: “Le idee pazze sono sempre le più sagge!”.

Ha appena cominciato e già qualcuno ha preso a tirarle sassi…
Ma io so che quando uno fa qualcosa riceve le critiche da quelli che fanno la stessa cosa, da quelli che fanno il contrario, e soprattutto da quelli che non fanno niente.

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