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sabato 16 agosto 2008

Nomadi. Monsignor Fisichella: Impronte a bimbi rom non e' discriminatorio.

Monsignor Rino Fisichella (ultimo a destra) assieme al Cardinal Ruini e marcello Pera, ex Presidente del Senato.

Da 'Famiglia Cristiana' solo una provocazione.

(Apcom) Giusto prendere le impronte ai bambini rom. "L'obiettivo delle impronte è di portare i bambini rom a scuola, e le impronte sono l'unico modo per capire chi sono e chi non sono. Questo è conforme alla dignità della persone nel momento che non diventa discriminatorio, se è fatto nei confronti di un solo gruppo": parola di monsignor Rino Fisichella, rettore della Università Lateranense, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e cappellano di Montecitorio.

"Purtroppo abbondano le strumentalizzazioni politiche - dice in una intervista al 'Messaggero' - rimprovero alla politica di strumentalizzare la Chiesa. Si tende ad avere dell'insegnamento cattolico una visione parziale e non si vede l'orizzonte globale. Sicchè il contenuto del messaggio alla fine sfuma".

Per Fisichella inoltre "è evidente che l'immigrazione clandestina è un reato; la Chiesa non difende l'immigrazione clandestina come fenomeno in sè. Semmai - spiega - difende le persone che una volta che sono sul territorio hanno dei diritti. Non si possono ributtare in mare, occorre dare loro sostegni".

Il vescovo entra anche nella polemica che da giorni coinvolge 'Famiglia Cristiana' e il Governo. La paura di un ritorno in Italia del fascismo? "Mi pare fuori dalla storia, uno slogan fuori luogo, forse solo una provocazione. È però - conclude Fisichella - un giudizio espresso da una testata che ha tutta la libertà di farlo. Ci può essere chi è d'accordo e chi no. Nel dibattito pubblico ognuno dice la sua e sarà poi il lettore a farsi una sua opinione".

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venerdì 15 agosto 2008

L'Italia razzista supera ogni limite e, per bocca del prefetto di Roma, lancia una proposta aberrante: perchè non usiamo i ragazzini Rom come schiavi?

(Roberto Malini - Gruppo EveryOne*) I movimenti razzisti hanno sempre fatto uso di immagini simboliche forti, utilizzate nella propaganda per porre in rilievo la presunta superiorità di una razza rispetto a quelle perseguitate. Qualche mese fa divulgai in un forum romano un manifesto publicitario del 1930, che presentava l'immagine di un giovane lustrascarpe nero intento a lucidare gli stivali di un uomo bianco. E' un paradigma, assai conosciuto negli ambienti neofascisti e intolleranti. A Monza, un agente di polizia obbliga i ragazzini Rom - secondo alcune testimonianze - a lustrargli gli stivali, in segno di sottomissione. Poi, li umilia con una mancia. Non mi giunge inattesa la proposta del prefetto di Roma Carlo Mosca: impiegare gli adolescenti maschi di etnia Rom nell'attività di lustrascarpe - "sciuscià" è stata la definizione del prefetto - davanti ai supermercati, simbolo dell'opulenza e del potere d'acquisto dell'italiano. Non dico che Mosca abbia prospettato quest'ipotesi, che umilierebbe i giovani Rom in perpetuo di fronte agli italiani, mettendoli in ginocchio davanti a loro e alla loro opulenza, simili a schiavi, con un proposito apertamente razzista. Affermo però che l'idea di Mosca - figlia naturale della cultura imperante, improntata al'odio razziale - rappresenterebbe la piena realizzazione di un progetto di annientamento morale delle nuove generazioni Rom, progetto che è in corso da tempo, nel nostro Paese. Ve lo immaginate, il ragazzino Rom dalla pelle scura, malvestito, macilento e malinconico prostrato davanti al coetaneo italiano dalla pelle bianca, ipernutrito ad hamburger, patatine e coca-cola e intento a pulirgli le scarpe, con le labbra vicine alla pelle sintetica delle sue Nike? Di fronte alle critiche - per la verità nemmeno troppo accese, di fronte a un abominio di intolleranza inimmaginabile fino a cinque anni fa, che fa il paio con il rilievo delle impronte digitali ai bambini 'zingari' - il prefetto di Roma ha risposto: ''Non mi rimangio una sola parola. L'importante è garantire il diritto di lavorare e creare un senso di responsabilità nuovo e l'idea deve essere condivisa con le comunità Rom. La mia proposta prevede ovviamente il rispetto delle leggi italiane sul lavoro, è una proposta che riguarda solo chi è sopra i 14 anni''.
Incredibilmente, alcune personalità politiche, anche di "sinistra" ("sinistra" oggi andrebbe sempre scritto fra virgolette), difendono l'ipotesi di Mosca. Il ministro ombra della Difesa Roberta Pinotti (Pd) commenta che a suo parere l'idea di Mosca esprime "il buon senso di chi conosce il tema dei Rom e lo ha approfondito". Poi però ci ripensa e afferma che "forse però Mosca ha usato un'immagine folkloristica, per sottolineare un'esigenza che mi sento di condividere: valorizzare le capacità di questi ragazzi che sono da sempre molto bravi nei lavori manuali". Un'affermazione assurda, perché i ragazzi Rom hanno le stesse potenzialità di tutti gli altri tanto nei lavori manuali che in quelli intellettuali e sarebbe opportuno consentire loro di compiere qualsiasi genere di studio, anziché diventare gli "schiavetti" dei bianchi italiani. Ma in quest'Italia che ha perduto anche il minimo rispetto dei diritti umani, persino il presidente della Croce Rossa Massimo Barra definisce l'idea di avvilire al rango di lustrascarpe gli orgogliosi ragazzi Rom come "un fatto positivo, al di là della terminologia, una proposta da apprezzare, quella del comissario straordinario per i Rom, perché l'ozio in cui vivono questi giovani è il padre dei vizi e ciò che lo combatte è sempre positivo. Offrire lavoro, anche se si tratta di impieghi desueti e dimenticati significa andare nella direzione giusta". Che cosa penserebbero, il prefetto, il presidente della Croce Rossa e il "ministro ombra", se qualcuno mettesse in ginocchio i loro figli e li costringesse alla più umiliante delle attività, il lavoro dello schiavo?

*Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 – (+ 39) 331-3585406
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

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martedì 29 luglio 2008

Il Consiglio Ue censura l’Italia: “Raid violenti contro i nomadi”.

Censimento dei nomadi

(Panorama) Era venuto in Italia il 19 e 20 giugno scorsi per discutere della nuova politica italiana in materia di immigrazione e della situazione dei nomadi. E in occasione di quella visita Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha steso la sua relazione.

Dura. Nei toni e nei concetti: “Le misure attuate in Italia non tengono conto dei diritti umani e dei principi umanitari e potrebbero fomentare altri episodi xenofobi”. Nel rapporto, reso noto oggi e composto da una ventina di pagine, Hammamberg osserva che “il ripetuto ricorso a misure legislative d’emergenza” per affrontare i problemi legati all’immigrazione sembra indicare “una incapacità di affrontare un fenomeno non nuovo” che dovrebbe quindi essere gestito attraverso leggi ordinarie e altre misure. Hammarberg guarda anche con “forte preoccupazione” ai provvedimenti che nel pacchetto sicurezza sembrano essere mirati in particolar modo ai Rom e per la volontà espressa dal governo di estendere a tutto il territorio italiano lo stato di emergenza già in vigore in tre regioni.
Hammarberg sottolinea come “la decisione di rendere la presenza illegale in Italia una aggravante nel caso in cui la persona commetta un reato, potrebbe sollevare serie questioni di proporzionalità e di discriminazione”. Anche le espulsioni di cittadini Ue condotte sulla base di motivazioni di pubblica sicurezza potrebbero sollevare, secondo il commissario, “seri dubbi di compatibilità con la Convenzione dei diritti umani”, su cui si basano le sentenze della Corte di Strasburgo.
Il commissario si è detto anche “estremamente preoccupato” per tutti gli atti di violenza avvenuti in Italia ai danni di campi nomadi “senza che vi fosse una effettiva protezione da parte delle forze dell’ordine che a loro volta” accusa Hammarberg “hanno condotto raid violenti contro gli insediamenti” di questi gruppi. Nonostante gli sforzi delle autorità, secondo il commissario, “sono stati fatti pochi progressi nell’effettiva protezione dei diritti umani dei Rom e dei Sinti“.
Hammarberg ricorda che le autorità hanno il dovere di investigare efficacemente su questi fatti e che lo Stato deve garantire la sicurezza di Rom e Sinti. “L’approvazione, diretta o indiretta, di questi atti da parte di certe forze politiche, singoli politici e da parte di alcuni organi di informazione è particolarmente preoccupante” afferma il commissario nel suo rapporto.

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venerdì 11 luglio 2008

El Pais. Il Parlamento Europeo condanna Berlusconi per il piano di schedatura dei rom in Italia.

(Andreu Missé – El Pais via Italia dall'Estero) Il Parlamento Europeo ha finalmente reagito alla gravità della deriva che sta prendendo la politica d’immigrazione nella UE. L’Europarlamento ha approvato ieri una risoluzione contro la politica razzista e xenofoba del Governo italiano di Silvio Berlusconi per l’iniziativa di schedare con le impronte digitali gli immigrati di origini rom e sinti, inclusi i minori.

La risoluzione, presentata dal gruppo Socialista, Liberale, Verde e dalla Sinistra Unitaria, ha ottenuto l’appoggio di soli 336 voti. Il Partito Popolare Europeo (PPE) e l’estrema destra hanno votato contro (220) o si sono astenuti (77).

L’iniziativa parlamentare afferma che la raccolta di impronte digitali è “un atto discriminatorio diretto basato sulla razza e l’origine etnica, proibito dall’articolo 14 del Convengo Europeo per la Protezione dei Diritti Umani e dalle Libertà Fondamentali”. Aggiunge che “si tratta di un atto discriminatorio tra cittadini dell’UE di origine rom o nomade e altri cittadini”. Inoltre, si esige dalle autorità italiane che non utilizzino le impronte già raccolte. L’Eurodeputato socialista Javier Moreno ha detto che “la discriminazione del popolo rom non trova spazio nell’UE”. E ha precisato: “Il nostro obiettivo dev’essere quello di integrare la popolazione rom, non di perseguitarla, garantendo il suo accesso all’educazione, alla casa e all’assistenza sanitaria”.

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martedì 1 luglio 2008

Ricerca Ue. Gli italiani poco entusiasti di avere vicini omosex.

Per italiani in Italia molto presenti forme di discriminazione.
(Apcom) Dall'indagine di Eurobarometro emerge che davanti alla possibilità di avere un vicino di casa rom, gli europei sono "di gran lunga meno" a loro agio che se si trattasse di un vicino di una qualunque altra etnia. Per il 58% dei polacchi non sarebbe un problema, così come per il 52% degli svedesi. Meno tranquilli davanti a questa eventualità, invece, gli irlandesi (40%), gli slovacchi (38%), i bulgari (36%) e i ciprioti (34%).

In generale - osserva Eurobarometro - i giovani, chi ha studiato più a lungo e chi ha idee politiche di sinistra è più aperto alla possibilità di convivere con i rom. L'inchiesta ricorda tuttavia che nel 2006 il 77% degli europei aveva dichiarato che essere rom rappresenta un inconveniente sociale.

Dall'indagine emerge che gli italiani ritengono che nel loro paese le forme di discriminazione siano tutte molto presenti. Il 76% - contro la media europea del 62% - pensa che quella su base etnica sia piuttosto o molto diffusa, così come il 72% afferma per quanto riguarda quella sull'orientamento sessuale. Il 56%, contro il 45% Ue, afferma che anche i disabili sono discriminati, e il 55%, contro il 42% Ue, lo ritiene per quanto concerne l'orientamento religioso. "Nel complesso, tutti i tipi di discriminazione sono ritenuti diffusi da una percentuale di italiani superiore alle corrispondenti percentuali europee", si legge.

In oltre, "su un periodo di 12 mesi, circa 1 italiano su 5 riferisce di essere stato discriminato o maltrattato" per la sua età, genere, origine etnica, religione, handicap, orientamento sessuale o per altri motivi. "Si tratta di una proporzione più alta di quella europea", spiega il rapporto, osservando: "Questo si può in parte spiegare a causa del fatto che una quantità maggiore di italiani riferiscono di essere stati discriminati per orientamento sessuale o ragioni di genere".

Tornando ai vicini di casa, gli italiani sono in generale meno entusiasti rispetto alla media europea all'idea di abitare accanto ad un disabile, ad una persona di religione diversa, di un'altra etnia o omosessuale. E anche per quanto riguarda i leader politici, gli italiani sono nettamente meno a loro agio del resto degli europei all'idea di essere guidati da un primo ministro omosessuale o di etnia diversa. In compenso sono più favorevoli della media sia all'ipotesi di un leader con meno di 30 anni, sia a quella di uno con più di 75.

Gli italiani non trovano sufficienti gli sforzi fatti per combattere le forme di discriminazione: solo il 39% è soddisfatto, mentre il 55% - soprattutto donne - pensa che bisognerebbe fare di più. In generale, però, gli italiani frequentano meno persone con opinioni religiose diverse dalle loro, origini etniche diverse dalle loro, disabili o omosessuali rispetto agli altri cittadini europei.

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lunedì 30 giugno 2008

Impronte ai rom, Maroni non retrocede e chiede più controlli.

impronte

(Panorama) Nessun passo indietro sulle impronte digitali per i bambini nomadi. Anzi, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, va avanti spedito e chiama al Viminale i tre prefetti di Roma, Napoli e Milano - nominati un mese fa commissari all’emergenza - per catechizzarli sulla linea da seguire. Nel mirino il prefetto della Capitale, Carlo Mosca, che nei giorni scorsi si era dissociato dall’indicazione del ministro.

Sulle impronte, ha spiegato Maroni, si sono scatenate polemiche “totalmente infondate, frutto di ignoranza, nel senso di scarsa informazione, o di pregiudizio politico: in entrambi i casi sono polemiche che non mi toccano e non mi faranno retrocedere neanche di un millimetro”. C’è, ha ricordato: “Un’emergenza nomadi definita dal precedente governo che noi vogliamo affrontare e risolvere, naturalmente nella salvaguardia di tutte le norme di diritto italiano, europeo e internazionale, ma vogliamo affrontarla e risolverla una volta per tutte. Deve finire” ha ribadito “l’ipocrisia per cui sono tutti a favore dei bambini però tutti accettano che i bambini vivano in questi campi dividendo lo spazio coi topi”. Quanto al metodo, il ministro ha precisato che “noi interveniamo con la Croce Rossa, tutelando i diritti di tutti, ma vogliamo sapere chi c’è, chi abita le nostre città, chi abita le nostre regioni e chi ha diritto di stare e chi non ha diritto di restare”.
Per questo, ha convocato al ministero coloro che questa linea la devono applicare concretamente, cioè i tre commissari delegati. A presiedere la riunione Giuseppe Procaccini, il capo di Gabinetto del ministro, che ha ricordato ai prefetti - in particolare a Mosca - che l’ordinanza di nomina affida loro il compito di identificare i nomadi, anche i minori, “attraverso rilevi segnaletici”, come le impronte digitali appunto. Il prefetto di Roma, pochi giorni fa, aveva invece detto che “così come non si prendono le impronte digitali per il passaporto ai minori italiani, così non si vede il motivo per cui bisogna farlo con i bambini rom”.

Dichiarazione che, naturalmente, non è piaciuta a Maroni, il quale ha chiesto a Procaccini di convocare i prefetti per stabilire una linea comune tra le tre città, in modo da evitare posizioni discordanti come quella di Mosca.
La riunione è durata circa due ore e Mosca ha avuto modo di spiegare il suo punto di vista. Al termine, il Viminale ha fatto sapere che si è trattato della “prima di una serie di verifiche periodiche, che ha consentito di mettere a punto una completa e condivisa linea tecnica nell’applicazione delle ordinanze”. È stato quindi rilevato che il censimento nei campi nomadi “sta procedendo regolarmente, secondo le indicazioni contenute nelle ordinanze, con l’obiettivo di riconoscere l’identità personale, anche a coloro che non sono in grado di dimostrarla, attraverso il ricorso alle tipologie di rilievo segnaletico necessarie, comprese le impronte digitali”.
E sostegno a Maroni è arrivato dal suo compagno di partito, nonché ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli. “Se rilevare le impronte per qualcuno può rappresentare una discriminazione” ha detto “io lancio una proposta: tutti i cittadini italiani si facciano rilevare le impronte”. Il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, ha definito l’iniziativa del ministro dell’Interno: “Sacrosanta. Meraviglia che qualche prefetto non conosca le leggi vigenti in Italia e in Europa, che impongono procedure di identificazione certa soprattutto dei minori privi di documenti e vittime di chi li manda a rubare”.

Critiche, invece dall’opposizione. “È un segno di barbarie” ha osservato l’europarlamentare del Pd Gianni Pittella “che il governo Berlusconi, a 70 anni dalle leggi razziali, decida che la questione rom si risolve prendendo le impronte digitali ai bambini”.

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Nomadi, per la Cassazione è legittimo discriminarli se sono ladri.

(Panorama) Non considerare reato le iniziative politiche che hanno come obiettivo i comportamenti illegali di appartenenti alle minoranze etniche e non le etnie di per sé: è l’indicazione della Cassazione che accoglie il ricorso del sindaco di Verona, Flavio Tosi, entrato al ‘Palazzaccio’ con una condanna a due mesi di reclusione per “propaganda di idee discriminatorie” e uscito con l’annullamento del verdetto per nuovo esame.In particolare, la Suprema Corte osserva che quando si tratta di “temi caldi come quello della sicurezza dei cittadini” bisogna fare attenzione a non accusare i politici di commettere incitamento all’odio razziale quando intendono prendere iniziative discriminatorie non in nome della diversità razziale ma a fronte dei “comportamenti criminali” di soggetti di determinati gruppi.

Tosi, insieme ad altri quattro leghisti (Matteo Bragantini, Lucio Coletto, Enrico Corsi e Maurizio Filippi) era stato rinviato a giudizio dal pubblico ministero veronese Guido Papalia per essere stato promotore di una petizione nella quale si chiedeva “lo sgombero immediato di tutti i campi nomadi abusivi e provvisori e che l’amministrazione non realizzi nessun nuovo insediamento nel territorio comunale”. La raccolta di firme era stata pubblicizzata da manifesti con su scritto “no ai campi nomadi, firma anche tu per mandare via gli zingari”.

A carico di Tosi, all’epoca (2001) capogruppo regionale della Lega, e a riprova della volontà discriminatoria erano state considerate anche le parole da lui pronunciate: “Gli zingari” aveva detto “dovevano essere mandati via perché dove arrivavano c’erano furti”. Ma “la discriminazione” avverte la Suprema Corte “si deve fondare sulla qualità del soggetto (nero, zingaro, ebreo ecc) e non sui comportamenti. La discriminazione per l’altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l’altrui criminosità. In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso”.

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sabato 14 giugno 2008

La tolleranza è un capitale creativo.

(Francesco Ramella) Il gay pride e la marcia dei rom hanno portato una frizzante ventata di diversità per le strade della capitale. Queste manifestazioni fanno da contraltare al clima pesante e un po’ cupo verso le minoranze che ha accompagnato l’inizio della legislatura. L’incertezza che pervade il Paese ha generato un’atmosfera di paura verso ciò che non conosciamo. Una chiusura difensiva che talvolta si trasforma in aggressiva intolleranza. O nel migliore dei casi alimenta un atteggiamento poco benevolo verso chi ci è estraneo, tanto più se lo percepiamo come differente: gli stranieri-clandestini, gli omosessuali, gli zingari e ora anche le prostitute. Questo clima di diffidenza sociale è l’altra faccia d’un timore del futuro che condanna il Paese al declino. Dobbiamo reagire. Sta a noi infatti decidere se vogliamo essere un paese impaurito, egoista, chiuso come quello che ci appare nella miseria dei raid contro i rom e gli omosessuali; o un paese moderno, dinamico, amante della «dolce vita» ma anche solidale e accogliente verso gli altri. Non poco del nostro avvenire dipende anche da come ci rapportiamo verso ciò che è «diverso» da noi.

Qualche anno fa un professore americano di studi urbani, Richard Florida, ha sviluppato un’interessante teoria che associa lo sviluppo economico alla proliferazione della cosiddetta «classe creativa»: le professioni ad alto contenuto di conoscenza e ricerca sia nel campo tecnico-scientifico che in quello artistico. Nei nuovi scenari della globalizzazione, l’innovazione rappresenta una risorsa chiave per lo sviluppo. La formula magica per la crescita economica è quella delle «3 T»: tecnologia, talento e tolleranza. Se i primi due assets costituiscono gli ingredienti fondamentali dell’innovazione, il terzo rappresenta però il fattore chiave per mobilitarli. La nuova geografia dello sviluppo premia soprattutto i territori capaci di attrarre i detentori del «capitale creativo». E questi soggetti prediligono le città che - afferma Florida - si contraddistinguono per «maggiore apertura, diversità e tolleranza». I luoghi in cui si costruisce il futuro sono quelli «aperti agli immigrati, agli artisti, ai gay e all’integrazione razziale». Per individuare questi contesti lo studioso ha utilizzato un indicatore piuttosto inusuale - un «indice gay» che misura la percentuale di omosessuali sul totale della popolazione - mostrando che questo risulta uno straordinario predittore della localizzazione geografica e della crescita dei settori produttivi più innovativi.

Non sembra azzardato fare uscire la riflessione sulle minoranze dal «ghetto» dei dibattiti sui diritti civili, cogliendone tutte le implicazioni in termini di qualità (e varietà) della nostra cultura e della nostra convivenza civile. Valutandone anche le implicazioni di lunga durata sulla capacità innovativa del nostro Paese. Un fronte su cui l’Italia risulta deficitaria a giudicare dai dati dell’European Innovation Scoreboard. Questo strumento, elaborato dalla Commissione Europea per monitorare annualmente i risultati della «strategia di Lisbona», si basa su un set di 26 indicatori che misurano la prestazione dei «sistemi nazionali della ricerca e dell’innovazione». L’Italia si trova nella fascia medio-bassa della classifica, con uno 0,33 che la colloca al di sotto della media europea (0,45) e a notevole distanza dai paesi più avanzati. Lontano non solo dagli Stati Uniti (0,55) e dal Giappone (0,60), ma anche dai paesi leader europei: Svezia (0,73); Svizzera (0,67); Finlandia (0,64); Danimarca (0,61); Germania (0,59) e Inghilterra (0,57). Non solo spendiamo poco per ricerca e sviluppo ma non facciamo niente per formare o attrarre i nuovi talenti. Insomma, chiudendoci a riccio nei confronti della diversità degli altri finiamo per non scommettere sul nostro futuro. Con il rischio - molto reale - di ritrovarci domani non solo più poveri... ma anche noiosi e antipatici.

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martedì 10 giugno 2008

Il popolo Rom esce dai campi.


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A Roma domenica migliaia di persone hanno partecipato al corteo di solidarietà per contrastare recenti atti di razzismo nei confronti delle popolazioni sinte e rom.
"Basta razzismo contro i rom", "Stop alla xenofobia" e "Non aspettiamo la shoah per intervenire": questi gli striscioni di apertura della manifestazione partita dal Colosseo e terminata al Foro Boario, dove si è tenuto un incontro fra le associazioni che hanno organizzato il corteo. In serata si è tenuto un grande concerto con tanti artisti rom.

A Roma la grande manifestazione dei Rom e Sinti contro il razzismo degli italiani. “Siamo qui oggi contro l’apartheid - Santino Spinelli, professore universitario a Chieti, musicista e intellettuale rom - e per far capire all’Italia e agli italiani che i rom non sono nomadi, che i campi sono illegali e disumani e che ci siamo riuniti oggi per la prima volta compatti a favore dei nostri diritti”.

Il corteo e' partito alle 16.00 dal Colosseo. Uomini, donne e molti bambini rom e sinti si sono radunati per protestare contro le politiche sulla sicurezza del nuovo governo Berlusconi definite "discriminatorie".
Con loro in piazza c'erano rappresentanti di associazioni e organizzazioni non governative e alcuni politici di Rifondazione comunista. Secondo Roberto Musacchio, capo delegazione al Parlamento europeo del Prc, “in Italia si fa un uso strumentale della paura come elemento di cattura del consenso elettorale. Ciò è estraneo al palcoscenico europeo. Io ho fatto un'interpellanza per dire che in Italia c'è chi mette in difficoltà l'attuazione delle politiche di integrazione che sono previste in Europa, dove esiste una direttiva contro le discriminazioni e una direttiva sul diritto di mobilità e di soggiorno per tutti i cittadini europei. Si tratta - rileva Musacchio - di pilastri invalicabili e l'Europa è attentissima che non ci siano mai fenomeni di persecuzione collettiva e che le responsabilità penali siano sempre individuali”.
Per Giovanni Russo Spena, esponente di Rifondazione comunista,”partecipare al corteo è un dovere nel momento in cui vengono violentemente negati i diritti di popolazioni come quella dei rom, che sono una ricchezza della nostra umanità. Dobbiamo creare - ha aggiunto Russo Spena - un fronte di opposizione contro la politica cupa del nostro governo. Quando si nominano i supercommissari per i rom si identifica una razza e quindi di fatto siamo culturalmente alla riproposizione delle leggi razziali. Questo sarà un punto fondamentale della ricostruzione dell'opposizione già al prossimo congresso del Prc”.
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Alexian Santino Spinelli, presidente dell' associazione Them Romano.it/newsletter.htm, promotrice del corteo svoltosi ieri nella Capitale.
"Si vuole far passare il campo nomadi - ha aggiunto, - che è una forma di segregazione razziale, addirittura come espressione culturale, come se i rom volessero vivere in questo modo. Non è vero che l'integrazione dei rom pesa sulla tasche degli italiani, perchè passa attraverso i fondi comunitari. Per i progetti di integrazione dei rom vengono stanziati fondi dell'Ue che o non sono attivati o finiscono con il finanziare progetti fasulli di pseudo associazioni di volontariato. Ai rom non arriva nulla".
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lunedì 26 maggio 2008

Alcuni episodi di violenza: Il governo di destra può essere in parte responsabile?

(Paolo Borrello) Nelle ultime settimane alcuni episodi di violenza molto preoccupanti si sono verificati in diverse parti d'Italia. Il più grave in assoluto è rappresentato dalla morte di un giovane a Verona, poi gli assalti ai campi rom, a Napoli e a Roma, alcuni pestaggi nei confronti di transessuali e di gay, a Roma, e sempre nella capitale, nel quartiere Pigneto, la spedizione punitiva nei confronti di un commerciante bengalese.
Indubbiamente episodi di violenza simili si sono verificati anche nel recente passato. E' sufficiente rilevare che da tempo si assiste ad un maggiore attivismo di gruppi neofascisti, talvolta ultras di squadre di calcio, che si sono resi responsabili di numerosi atti di violenza, inaccettabili. E fra i gruppi neofascisti un ruolo importante è stato svolto da persone vicine e talvolta anche aderenti al movimento Forza Nuova.
Si ha la sensazione (più che la sensazione per la verità...) che nelle ultime settimane il numero degli episodi di violenza verificatisi sia aumentato. E' solo la percezione di un aumento della violenza (si ricordi che spesso in passato si è parlato che non si è accresciuto il numero di certi reati commessi ad esempio da immigrati ma che invece è aumentata la percezione da parte di ampi settori della società italiana di quei reati) o invece realmente sono aumentati quegli episodi di violenza che ho inizialmente citato? Io credo che effettivamente siano aumentati (tra l'altro non ricordo che si siano verificati, nel passato meno recente, assalti ai campi rom quali quelli avvenuti pochi giorni or sono).
E' del tutto evidente che, come nel caso dei reati commessi dagli immigrati, e dai rom soprattutto, le responsabilità penali sono individuali e pertanto non vanno accusati e perseguiti tutti gli immigrati di una determinata nazionalità oppure tutti gli appartenenti a una determinata etnìa, anche nel caso degli episodi di violenza considerati in questo post le principali responsabilità sono quelle individuali, degli autori di questi episodi di violenza che devono essere puniti, senza alcuna sottovalutazione del fenomeno.
Non ci si può fermare qui però. Io ho studiato statistica e devo notare che non si può fare a meno di rilevare l'esistenza di una correlazione appunto di natura statistica tra la nascita del nuovo governo di destra e la vittoria di Alemanno a Roma, da un lato, e la crescita degli episodi di violenza, dall'altro, nel senso che tale crescita si è verificata dopo la formazione del governo e la vittoria di Alemanno. Per dimostrare che esiste una vera e propria correlazione tra i due fenomeni occorre individuare una teoria che spieghi quella correlazione (e ciò è vero per ogni correlazione statistica), cioè il motivo in base al quale il primo fenomeno ha causato il secondo. Altrimenti la correlazione non ha senso e i due fenomeni possono essere puramente casuali. A me sembra che una teoria ci possa essere. Io credo che il governo di destra, il sindaco Alemanno (insisto con Alemanno perchè diversi di quegli episodi si sono verificati a Roma), abbiano creato un clima favorevole, un terreno fertile, affinchè quelle violenze si siano intensificate. Se si "mostrano i muscoli" nei confronti degli immigrati, dei rom, dei "diversi" di nazionalità italiana, è probabile che si dia la stura a persone che già da tempo manifestavano tendenze xenofobe od omofobe, per esempio. Anche il decisionismo semplicemente propagandistico (mi riferisco anche al pacchetto sicurezza del governo nel quale una parte dei provvedimenti sono semplicemente di natura propagandistica perchè difficilmente attuabili) può essere pericoloso, può spingere alcuni a perseguire gli stessi obiettivi dei governi nazionale e locali con altri strumenti, violenti e pericolosi.
A mio avviso quindi occorre maggiore prudenza da parte di quei governi.
Io non sottovaluto il problema della sicurezza in Italia. Riconosco che il precedente governo e il centrosinistra, nelle sue diverse componenti, lo hanno sottovalutato non attuando interventi concreti necessari per affrontare quel problema che giustamente viene riconosciuto come molto importante da consistenti settori della società italiana. Ma una cosa è attuare interventi concreti che per essere davvero efficaci, peraltro, non possono prescindere da una vera riforma della giustizia, che interessa non solo gli immigrati ma anche gli italiani, altra cosa è sparare nel mucchio, fare propaganda, incitare, più o meno esplicitamente, a darsi da fare da soli, ad esempio promuovendo delle ronde formate da singoli cittadini.
Queste sono almeno le mie valutazioni. Che ne pensate?

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martedì 22 aprile 2008

Commissione europea. Tajani al posto di Frattini. Polemica su gay e rom.

(Ansa) "Tajani non e' un fascista omofobo, e i rom sono un problema anche per i gay'': con queste parole il direttivo di Gaylib interviene sulla polemica, innescata dal gruppo EveryOne, sulla sostituzione del commissario europeo Franco Frattini (Pdl) con l'altro azzurro Antonio Tajani.

In merito alle presunte dichiarazioni di Tajani sui Rom, Enrico Oliari, presidente di GayLib, dice di non capire che ''attinenza'' ci sia tra rom e omosessuali.

''La comunita' gay paga le tasse e chiede i diritti elementari per ogni cittadino - afferma Oliari - i Rom il piu' delle volte delinquono ed occupano spazi sociali e assistenziali senza versare il minimo contributo di denaro. Chiedere una stretta non credo sia razzismo ma tutela della legalita' e della sicurezza''.

Il presidente di Gaylib conclude il suo intervento preannunciando un periodo difficile: ''La nostra associazione, da posizioni liberali di centrodestra, si battera' perche' le forze della sinistra non occupino militarmente spazi politici e culturali di rivendicazione, come il prossimo Gay Pride nazionale a Bologna''.

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mercoledì 6 febbraio 2008

L’ombra gay (e non solo) sulla candidatura di Rutelli.

(Cristiana Alicata) Come lesbica, la candidatura di Rutelli preoccupa me e molta parte della web community gay romana. La sua, sarebbe una candidatura di contrapposizione a Gianfranco Fini: a un pezzo grosso come Fini il centro sinistra contrappone un pezzo grosso, ben radicato a Roma, dimenticando che molto voto romano è voto di opinione, non di interesse lobbistico come avviene nei centri abitati più piccoli. L’elettorato è intangibile, inafferrabile. Si cerca di intrappolarlo in sindacati, associazioni, interessi, ma i romani, forse più di ogni altri, sfuggono a questa energia politica centripeto-definitoria.Nelle ultime 4 tornate i candidati a sindaco avevano una forte connotazione progressista: Rutelli stesso sfilò ad un gay pride, non strinse la mano a papa Woityla (oggi qualcosa di impensabile) e poi folgorato sulla via della premiership ritirò il patrocinio alla più grande manifestazione omosessuale che la storia italiana ricordi, che vide sfilare molta Italia accanto agli amici, ai figli, ai fratelli omosessuali.

Come donna e come giovane mi chiedo: possibile che in 20 anni di governo il centro sinistra non abbia fatto crescere delle competenze, magari tra i giovani? Magari, dio ce ne scampi, una donna? Possibile che il sindaco di Roma debba essere un personaggio mediatico e non semplicemente un cittadino o una cittadina che sappia confrontarsi con l’amministrazione del comune. Ingenua?

Negli USA un giovane senatore rischia di diventare presidente degli Stati Uniti.

Di recente Ivan Scalfarotto, durante un incontro in un nascente circolo del PD ha detto: in Italia scegliamo continuamente l’esperienza, presi da un conservatorismo ideologico che ci priva dell’innovazione, dell’entusiasmo, della speranza. Persino i giovani e le donne che prendono posto nei luoghi del potere sono cooptati e scelti per la loro adesione ad un progetto esistente.

Per me Rutelli rappresenta il vecchio: non solo politicamente, ma per la sua storia personale passata dalla contestazione giovanile alla scoperta della fede. Blair ha rivelato la sua fede quando si è fatto da parte. In Italia siamo costretti ad osservare questi ex-sessantottini che rinnegano non solo i metodi della loro gioventù, ma anche i pensieri, anche i sogni. E’ come osservare la morte del Paese nei percorsi di questi leader che governano da quarant’anni secondo un percorso a ritroso e non di innovazione.

Persino Fini, candidato a cui Rutelli potrebbe contrapporsi nella carica di sindaco, ha ammesso che il ’68 ha rappresentato una conquista di diritti per le minoranze, conquiste che oggi, quegli stessi leader, da D’Alema a Ferrara, da Rutelli ad altri, rinnegano ridiscutendo la 194, riproponendo un modello di famiglia che se esiste, non è più l’unico modello.Intanto gli altri paesi europei ci superano. Ci superano per coraggio, osano, sperimentano, parlano con la gente e l’ascoltano. Non con le corporazioni. Con la gente comune.Può Roma sognare un giovane sindaco o una sindachessa? Qualcun che abbia a cuore tutti i romani, che non faccia sentire nessuno di serie B, che sia davvero laico? Fino ad ora i romani hanno votato per due sindaci che incarnavano questi sogni.

O dobbiamo vedere riproposta la sfida di 17 anni fa? Ma non vi fa paura? 17 anni fa!!!!

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venerdì 25 gennaio 2008

Il ricordo della Shoah in giro per l'Italia.

(Pino Fondati - Il sole 24ore) Il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, si celebra il Giorno della Memoria, istituito dalla legge 20 luglio 2000, n. 211, per ricordare e mai più dimenticare la Shoah (sterminio) del popolo ebraico, e delle centinaia di migliaia di omosessuali, rom, disabili e deportati militari e politici italiani nei lager nazisti. Il Giorno è dedicato anche al ricordo dei tanti Giusti che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti strenuamente al progetto di sterminio, e al rischio della propria vita hanno salvato le vite di tanti perseguitati. La stessa legge promuoveva e auspicava l’organizzazione di cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione. Da allora, ogni anno, le iniziative sono proliferate. Ai lettori de Il Sole 24 Ore.com vogliamo segnalare alcune delle iniziative di questi giorni, estrapolate dalle migliaia che vengono organizzate in tutta Italia.

Torino - 29, 30 e 31 gennaio proiezioni mattutine e pomeridiane di film sulla Shoah e di opere prodotte dalle scuole sul tema della deportazione razziale e politica el corso della seconda guerra mondiale e presentate in concorso nell'ambito della quarta edizione di “Filmare la storia”.
Sala proiezioni del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione,della Guerra, dei Diritti e della Libertà, corso Valdocco 4/a. Da Torino è partito ieri il primo dei tre Treni della Memoria (gli altri due partiranno il 29 da Torino e il 4 da Bari) carico di studenti che hanno espresso la volontà di visitare il campo di concentramento di Auschwitz, e di passare 5 giorni a meditare sull’ Olocausto.

Casale Monferrato – Il 26 gennaio alle 10,30 sala del consiglio comunale:conferenza a cura del prof. Mauro Bonelli "Gli zingari nella persecuzione nazista". Il 27, in Sinagoga: accensione delle candele in memoria dei sei milioni di ebrei e di tutte le altre vittime sterminate nei lager nazisti, ore 16,30 in sala mostre della comunità: canti dei ghetti e della Shoah, voce e chitarra di Manuela Sorani.

Trieste – Il 27 gennaio alle 9,15, marcia silenziosa degli ex deportati (Stazione centrale); ore 10, alla risiera di San Sabba deposizione di una corona del Comune di Trieste alla lapide che ricorda la partenza dei convogli verso i lager dal settembre 1943 al febbraio 1945. Alle 16,30, “Musiche per Auschwitz”, spettacolo multimediale per soprano, voce recitante e ensemble, in omaggio a Fania Fanelon e alle altre musiciste di Auschwitz. A cura dell’Associazione Donne Ebree d’Italia, comunità Il Ghetto, e altre (Sala Tripcovich, Largo Santos, 1). Mostra “La porta dell’anima, Omaggio ad Anna Frank”, presso il Museo della Comunità Ebraica di Trieste.

Verona - Dal 22 al 30 gennaio, in Piazza Bra è esposto un carro ferroviario utilizzato dal 1943 al 1945 per le deportazioni nei campi di sterminio.

Milano – Il 27 gennaio, alle 14,15 corteo da Piazza San Babila a Piazza del Duomo organizzato dall’Anpi e dai sindacati. Al Musei di storia contemporanea apre la mostra “Dal lager, disegni di Ludovico di Belgioioso”. Alle 20,30, al Conservatorio concerto “Per non dimenticare”, organizzato dalla Comunità ebraica. Musiche di Bruch, Bloch e Shostakovic, e testimonianza di Liliana Segre, sopravvissuta al lager di Aushwitz (ingresso libero). Ancora Liliana Segre con gli studenti delle scuole milanesi presso il Conservatorio il 28 gennaio: diretta video dalle 10,30 alle 13 su www.ilsole24ore.com. Mercoledì 30 gennaio alle 18 alla stazione centrale la cerimonia di commemorazione della deportazione degli ebrei milanesi (dal binario 21 partivano i treni della morte). Il 27, ore 17.45 nello Spazio Civico di via Turati, 21 Pero (MM Molino DOrino) "Stelle, piume, violini", un viaggio poetico di musica e immagini che racconta la cultura ebraica, quella degli indiani d'america e quella dei gitani, da sempre in lotta per la difesa della propria identità.
Il gruppo alterna a propri brani, interpretazioni di autori come Weill, Gebirtig, De Andrè e recita liriche di Brecht, Baudelaire, poeti sinti e navajo (ingresso gratuito).

Lecco – fino al 10 febbraio alla Sala Esposizioni del Monastero di S. Maria del Lavello a Calolziocorte ”L'orma di Levi”, la pittura di Federico Bario sui testi Se questo è un uomo, La tregua, I sommersi e i salvati di Primo Levi.

Genova - Dal 26 gennaio al 1 febbraio, presso i Magazzini del Cotone, “Capelli d’oro e di cenere. Donne nella Shoah” , mostra fotografica di Roberto Malini e Steed Gamero. Una serie di ritratti di sopravvissuti all’olocausto. ricordi, lineamenti, segni, tracce, testimonianze delle vittime e degli eroi. Il 27 gennaio alle 9,30 al campo israelitico del Cimitero di Staglieno momento di raccoglimento. Fino al 31 gennaio nel Cortile Porticato di Palazzo Tursi, la mostra “Omocausto - Lo sterminio dimenticato degli omosessuali”. Presso il cinema Sivori dal 27 gennaio la rassegna “Diversi per legge”, film sulla Shoah, sulle persecuzioni naziste e sulla Resistenza. Il 29 gennaio a Recco l’amministrazione comunale e gli allievi della scuole di Recco raccontano la Shoah e le leggi razziali in un percorso di studio e animazione.

Bologna - Il 28 Gennaio alle 16.30 presso l’Università convegni, proiezione e testimonianze su “Gli altri stermini”. la persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo.

Firenze – Il 27 gennaio presso l’Università degli Studi di Firenze alle ore 11, laurea honoris causa allo scrittore David Grossman. La cerimonia è aperta la pubblico. Alle 16,Sala Luca Giordano, Palazzo Medici Riccardi, Via Cavour 1, “Perché dobbiamo ricordare”, convegno in onore di Alberto Nirenstajn, saggista, storico della Shoah. Alle 21, Concerto della Memoria, Teatro Goldoni
Il 28 Gennaio ore 9,00, presso Mandela Forum “Sterminio e stermini. E’ successo, può succedere di nuovo”, dibattito con la partecipazione dello scrittore David Grossman.

Pisa – Fino al 10 febbraio, mostra documentaria “1938-1945: la persecuzione degli ebrei in Italia. Documenti per una storia”, presso il Cdec

Roma – Dal 26 gennaio al 17 febbraio, presso il Senato della Repubblica la mostra ". Il prezzo della libertà", omaggio a Vito Volterra e Carlo Levi, due Senatori dello Stato Italiano, entrambi prestati alla politica dal mondo della Cultura, entrambi perseguitati dal regime fascista. La mostra espone documenti originali dei due personaggi, opere pittoriche di Carlo Levi e un video-documentario su Vito Volterra. Il 27 e 28 Gennaio, a Palazzo Barberini, Sala Pietro da Cortona "Convegno Anti-semitismo e negazione dell'Olocausto. Moderni crimini contro l'umanità. Il mondo non ha imparato la lezione?". Dal 21 Gennaio la mostra: "1938-1945 La persecuzione degli Ebrei in Italia Documenti per una storia" (CDEC), per il progetto "Noi ricordiamo: Il viaggio della memoria" a cura degli studenti del "Federico Caffè". Il 27 presso la Casa della Memoria, via San Francesco di Sales, 5 proeizione del film "La strada di Levi". Alle 18.05 - 19.20 "Io c'ero", proiezione del film-documentario che mostra, attraverso le testimonianze dei superstiti, ebrei e politici, donne e uomini, la tragedia della deportazione e dello sterminio, nelle sue più significative fasi: dall'arresto al lager, al lavoro massacrante, al ritorno non meno drammatico. Iniziativa a cura dell'ANED di Roma, dell'Assessorato alle Politiche Educative e Scolastiche del Comune di Roma e del Centro di Cultura Ebraica di Roma. Il 27, "Pedalando nella Memoria", rivolta principalmente agli studenti delle scuole medie inferiori e superiori, nonché ad atleti e semplici cittadini. Il ritrovo è alle 9.30 in Piazzetta del IX Municipio (Villa Lazzaroni); il percorso in bici tocca le Fosse Ardeatine, Via Tasso (Museo della Resistenza), per arrivare al Portico d'Ottavia, Largo 16 Ottobre 1943. Alla Casa del Cinema, History Channel dedica l'intera giornata del 27 al ricordo di tutte le vittime della persecuzione nazista, con la proiezione del documentario "Fuga da Auschwitz" (Ingresso libero). Associazione E.T.I.C.A., Comitato Italiano Paralimpico, E.C.A.D., Associazione per La Vita Indipendente, presentano: "La memoria degli altri", ebrei e disabili ricordano insieme, da un'idea di Vittorio Pavoncello, presso Auditorium Parco della Musica - Sala Santa Cecilia, a partire dalle ore 16,30. Alle 12 del 29 gennaio, l''assessore Daniela Monteforte inaugura il Parco della Memoria dedicato ai Giusti di Roma e Provincia. Messa a dimora degli alberi da parte di studenti di varie scuole. Sempre il 29, alle 20,30, all'Auditorium del Goethe-Institut, Via Savoia 15, Transkapela concerto di musica klezmer, mentre dalle 19 in via Arco de' Tolomei, 1, inizia la maratona di poesia "Ad Auschwitz c'era la neve..".

Terni – Fino al 1 febbraio alla Sala Multimediale S.M.Maddalena - via Cataone (centro storico), a San Gemini, mostra “1938-1945. La persecuzione degli ebrei in Italia”.

Ancona – Il 28 Gennaio, alle 9,30 incontro al Liceo Scientifico “Galilei” con la partecipazione della Comunità Ebraica di Frida Russi.

Ruvo di Puglia (Ba) - Fino al 31 gennaio “Se questo è un uomo", omaggio a Primo Levi e Elisa Sprinter, mostra d'arte contemporanea, presso l’ex Convento dei Domenicani.

Cagliari – Il 1 Febbraio , ore 15,30, aula magna facoltà di lettere, serata dedicata dall ISSRA , istituto storico per la storia della resistenza , al Porrajmos : lo sterminio dei Rom sotto il nazismo.

Siracusa - Dal 21 al 27 Gennaio, l’Istituto Mediterraneo Studi Universitari propone la prima “Settimana di studi ebraici”. Il 27 gennaio, la testimonianza dei Giusti “La Voce dei Sopravvissuti”. Intervento di Franco Perlasca. Testimonianza di Piero Terracina.

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lunedì 10 dicembre 2007

Politici pasticcioni o subdoli? Illegittime le nuove norme italiane sulla Sicurezza.

(Everyone group) Le nuove norme italiane sulla Sicurezza sono illegittime e contrastano sia con la Direttiva del Parlamento Europeo 2004/38/CE, sia con le leggi internazionali che proteggono le minoranze.

Le nuove norme in materia di espulsioni dei cittadini comunitari sono illegittime e discriminatorie nel loro corpus, in quanto sono state elaborate ad hoc per discriminare e colpire i Rom senza tener conto in alcun caso che si tratta di una minoranza protetta da Carte, Dichiarazioni e Convenzioni internazionali quali la Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli - Carta di Algeri (4 luglio 1976), il Patto Internazionale sui diritti economici, culturali e sociali dei Popoli, la Convenzione di Copenaghen (1993), la Risoluzione O.N.U. 1992/65, "Protezione dei Sinti e dei Rom", la Risoluzione del Parlamento Europeo 2005/2008/INI. Tali documenti di legge statuiscono che Rom e Sinti necessitano di una protezione speciale in quanto soggetti attualmente a marginalizzazione, segregazione, discriminazione e persecuzione. La povertà e l'emarginazione, motivo fondamentale su cui si basano i provvedimenti di espulsione, sono in realtà gli 'obiettivo che le norme internazionali si prefiggono di combattere e e nessun provvedimento punitivo dell'indigenza può essere definito legittimo, ma piuttosto, secondo la giurisprudenza internazionale "criminale". Ecco una delle nuove norme che consentono alle autorità di espellere un cittadino dell'Unione:

- Cessazione delle condizioni che determinano il diritto di soggiorno per cui si può continuare a permanere sul territorio dello Stato. Nel caso del reddito, bisogna "dimostrare di possedere risorse economiche sufficienti derivanti da fonti lecite e dimostrabili".

E' un anacronismo, un raggiro subdolo elle leggi internazionali, perché i Rom non posseggono da secoli risorse economiche sufficienti all'autosostentamento a causa della discriminazione. Quindi, secondo le nuove norme, le loro condizioni economiche (che dovrebbero consentirgli di soggiornare in Italia) non "cessano", ma non sono in realtà mai esistite. Quello che la nuova normativa afferma è che "la povertà è motivo per cui non è riconosciuta la libera circolazione dei cittadini dell'Unione negli Stati membri".
Una legge discriminatoria, incivile, criminale. In realtà la Direttiva del Parlamento Europeo 2004/38/CE intima agli Stati membri dell'unione un atteggiamento esattamente contrario, all'articolo 28, "Protezione contro l'allontanamento", punto 1:

1. Prima di adottare un provvedimento di allontanamento dal territorio per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza, lo Stato membro ospitante tiene conto di elementi quali la durata del soggiorno dell’interessato nel suo territorio, la sua età, il suo stato di salute, la sua situazione familiare e economica, la sua integrazione sociale e culturale nello Stato membro ospitante e importanza dei suoi legami con il paese d'origine.

Situazione familiare ed economica e grado di integrazione sociale sono in realtà secondo la Direttiva, come l'età e lo stato di salute, motivi che proteggono il cittadino contro l'allontanamento. Bisogna che la nuova normativa sule Sicurezza, discriminatoria e illegittima, approvata dalle Istituzioni italiane, sia condannata e annullata con urgenza dalla Autorità europee.

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sabato 17 novembre 2007

Investì 4 ragazzi, ora fa modello.

Rom ingaggiato per foto pubblicitarie.

(TGCom) Il rom ubriaco che al volante di un furgone uccise 4 ragazzi sui propri motorini ad Appignano del Tronto (Ascoli Piceno) sarebbe divenuto il testimonial di una campagna pubblicitaria per una linea di abbigliamento e accessori. Lo ha rivelato l'on. Gabriella Carlucci di FI. Denunciando l'operazione "di un cinismo spaventoso" la parlamentare ha invitato ad ignorare la campagna di Marco Ahmetovic che rischia di diventare una celebrità.

"Apprendo sconcertata che Marco Ahmetovic, il rom ubriaco al volante che uccise quattro ragazzi, sarebbe divenuto addirittura il testimonial di una campagna pubblicitaria per una linea di abbigliamento e accessori vari. Ebbene, siamo di fronte alla schizofrenia di una società in cui si spettacolarizza ciò che in realtà si dovrebbe condannare" ha affermato la parlamentare di Forza Italia Gabriella Carlucci.

L'aprile scorso il 22enne di origini Rom alla guida di un furgone in stato di ebrezza, investì ed uccise quattro minorenni che percorrevano la statale sui propri motorini ad Appignano del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno.

"Su questa vicenda, dopo i clamori televisivi, si cerca ancora di speculare utilizzando l'immagine di un assassino per vendere libercoli e capi di abbigliamento. Un'operazione di un cinismo spaventoso - ha proseguito Carlucci - in cui per commercializzare dei prodotti si è disposti a svendere non solo la propria coscienza, ma anche il senso civico che dovrebbe suggerire rispetto per i parenti delle vittime e per la decisione della giustizia".

"La giustizia italiana ormai si consuma prevalentemente sui media. In una ridda di gossip e scandali che travolgono colpevoli ed innocenti, e che riducono la libera informazione a puro voyeurismo. La parola d'ordine per reagire a questa disfatta del buonsenso, è a questo punto 'ignoriamoli!' Ignoriamo la campagna pubblicitaria di Ahmetovic, altrimenti si rischia il danno e la beffa: il rom diventerebbe una celebrità ed il fatturato dell'azienda, come già accaduto per la campagna sull'anoressia di Nolita, aumenterebbe esponenzialmente".

La deputata ha annunciato che solleverà per l'ennesima volta questo caso in Parlamento, "sperando - ha concluso - che i miei colleghi ed i ministri interessati non evadano da un chiarimento necessario".

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venerdì 16 novembre 2007

Illy e l'amaro caffè zingaro.

(Tommaso Di Francesco - Il Manifesto) L'intervista che Riccardo Illy, presidente della regione Friuli Venezia Giulia ha rilasciato a Gigi Riva su L'Espresso di questa settimana è una delle pagine più inquietanti della nuova xenofobia. Ammantato di pragmatismo decisionista come si conviene ad un governatore di regione, propone questa idea amministrativa: non c'è bisogno d'essere razzisti con gli zingari, bisogna farli diventare come noi, eliminando subito tutti i loro «privilegi» (sic). «Vecchi accordi internazionali - spiega Illy - ratificati da vari paesi rispondevano ad un mondo che non c'è più. Quasi tutti gli stati dove i rom sono presenti sono entrati in Europa, c'è la libera circolazione delle persone. I rom non rischiano più il genocidio e l'isolamento. Di più: non rischiano nemmeno di essere discriminati» e quindi conclude «non c'è più ragione di mantenere norme speciali che riguardano, ad esempio, maggiori difficoltà per il loro allontanamento o i loro mezzi di trasporto che circolano con targhe non regolari».


Rom nei campi di sterminio nazisti
Eppure l'Onu e l'Unione europea non la pensano così. L'Alto commissariato per i diritti umani accusa il governo italiano di avere violato con l'accettazione di procedimenti d'espulsione di rom in alcune città, molte convenzioni internazionali, proprio quelle che Illy giudica superate dalla storia. E il commissario dell'Unione europea Josè Manuel Barroso chiama in causa sempre il governo italiano per non avere mai richiesto in sede comunitaria i fondi previsti per la condizione dei rom. Segni evidenti che gli organismi internazionali riconoscono che quella storia non è «superata» e anzi abbisogna di leggi e fondi particolari.

Se non sapessimo che l'industriale del caffè prospera in una terra di confine con i Balcani, verrebbe voglia di gridare: ma dove vive Riccardo Illy? Ma la sua non è ignoranza, è ideologia, cioè falsa coscienza. Se vogliamo «normalizzare» la presenza degli zingari e la loro partecipazione alla società europea, come pure sembra volere Illy, è mai possibile disconoscere che è tuttora minacciato quel popolo in fuga dalla terra bruciata prodotta dalla guerra nei Balcani? Quel conflitto appare tuttaltro che concluso quanto a garanzie delle minoranze e rispetto dei diritti umani in Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia e Kosovo, Montenegro, fino in Macedonia. Tutte crisi rimaste aperte come vulcani attivi dalle quali proviene ininterrotta una moltitudine di pulizie etniche. Possiamo dimenticare che lì gli zingari sono stati le prime vittime, loro che tra le etnie super-armate non hanno mai preso un'arma in mano, e che in massa sono dovuti fuggire dalla Bosnia Erzegovina e in 200.000 dal Kosovo abbandonando beni, lavoro e perfino i loro cimiteri. Perché quelle terre jugoslave erano un pezzo della loro «patria», lì erano stanziali e hanno subìto un vero e proprio pogrom con centinaia di vittime sotto gli occhi «vigili» della Kfor Nato. Vada a prendere un caffè nelle gelide pianure del Danubio dove sono arrivati in fuga e nel terrore da Pristina migliaia e migliaia di profughi rom che vivono, malsopportati da tutti, in baracche di lamiera e cartone.

Che cosa è accaduto poi ai rom che vivevano a est dopo le svolte democratiche dell'89? Illy vada a prendersi un caffè in Boemia Moravia dove solerti amministrazioni locali avevano permesso la costruzione di un muro per dividere dal resto della città i quartieri zingari. Oppure in Slovacchia dalle donne rom che hanno denunciato di essere state sottoposte a sterilizzazione a loro insaputa.

P.S. Veltroni ha accompagnato in questi giorni una scolaresca ad Auschwitz. Avrà ricordato che lì sono stati gasati e bruciati nei forni anche centinaia di migliaia di rom?

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lunedì 12 novembre 2007

la memoria selettiva: stermini di serie C.

(Il mio canto libero) "Partono oggi 11 novembre i 'ragazzi della memoria', i 236 studenti di 58 scuole superiori romane che affrontano l'annuale viaggio di conoscenza e riflessione alla volta di Auschwitz. Tra loro, anche due ragazze rom e due di fede islamica. Il viaggio, promosso dal Campidoglio (Assessorato alla Scuola) e dalla Comunità Ebraica romana, fa parte del progetto "Noi ricordiamo", che si ripete ogni anno scolastico dal 2001-2002 per trasmettere alle nuove generazioni la memoria delle vicende collettive del '900: Shoah, Resistenza, Liberazione. Ad oggi sono stati oltre 10 mila i ragazzi delle medie e delle superiori coinvolti, tra cui mille hanno visitato Auschwitz con la guida di testimoni superstiti. Quest'anno i ragazzi saranno sul posto fino al 13 novembre, accompagnati dal sindaco Veltroni, dall'assessore alla scuola Maria Coscia, da esponenti della Comunità Ebraica, da ex partigiani delle associazioni Anpi e Aned e da sei superstiti del campo di sterminio." Queste le parole con cui il sito ufficiale del comune di Roma presenta l'edizione di quest'anno dell'iniziativa.


Ancora una volta, purtroppo, e nonostante le sollecitazioni che da anni L'Opera Nomadi, Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e l'Associazione Agenzia per una vita indipendente rivolgono all'amministrazione comunale per includere nel percorso di memoria e formazione dei giovani anche riferimenti diretti agli stermini di altri gruppi quali Rom e Sinti, testimoni di Geova, omosessuali, diversamente abili, invitando associazioni e rappresentati di questi gruppi troppo a lungo dimenticati ai viaggi e agli incontri con le scuole, il Sindaco e l'assessore Coscia hanno deciso di ignorare le richieste, proseguendo e perseverando nella loro scelta strabica e discriminatoria.
Di fronte a tanta reiterata indifferenza non si può più parlare di incolpevole omissione ma di una scelta di esclusione deliberata e colpevole soprattutto se si guarda alla evidente distanza tra le parole ufficiali in cui il sindaco Veltroni dice di volersi spendere contro l'omofobia e i fatti e le politiche concrete.

Mi sembra evidente ribadire l'importanza di trasmettere agli studenti una memoria completa e corretta e di dare loro la possibilità di confrontarsi con le diverse esperienze di una così grande tragedia, soprattutto se pensiamo all'attualità del bullismo scolastico e della violenza in generale, anche a Roma, in cui a essere colpiti duramente sono oggi proprio quei gruppi che Veltroni e Coscia si ostinano a non voler sentire: omosessuali, diversamente abili (ricordate anche le shockanti immagini su youtube?) e Rom.
Il Comune con la sua azione mostra coi fatti ai ragazzi che discriminare ancora quei gruppi, che pure sono stati vittime della furia nazista e anche del fascismo in Italia, sia giusto. Un comportamento che rende i nostri amministratori moralmente complici di tante e sempre più gravi manifestazioni di violenza razzista, omofobica, di discriminazioni e vessazioni quotidiane.

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sabato 10 novembre 2007

L'Arci batte cassa: "Per l'accoglienza servono risorse".

(Gaia Rau - L'Unità) Tossicodipendenze, carceri, problemi di salute mentale, immigrazione. Il disagio aumenta di pari passo alla complessità della società e alimenta una percezione di pericolosità davanti alla quale troppo spesso l'unica risposta è quella dell'emarginazione e della criminalizzazione.

La seconda giornata del seminario sul Welfare organizzato dall'Arci a Torino si apre con una riflessione sul disagio sociale in tutte le sue forme, e sulle risposte che le istituzioni sociali e politiche sono chiamate a darvi. Risposte che devono necessariamente essere concrete, positive, e che devono guardare alle cause di questo malessere tanto quanto ai suoi effetti.

Ancora una volta il riferimento è alla cronaca più recente, alla tragedia di Tor di Quinto, all'inferno dei campi rom e al conseguente dibattito sulla sicurezza. Forme odierne di sofferenza che, per Maria Grazia Giannichedda, presidentessa della fondazione Franco Basaglia, ricordano da vicino la situazione che si creò con la chiusura dei manicomi in seguito alla legge 180 del 1978.

«Non si può chiedere a un territorio di affrontare, di ospitare una situazione problematica, se non si danno al tempo stesso delle risorse e delle motivazioni per farlo». La Giannichedda ricorda la chiusura del manicomio di Trieste, la paura scatenata dall'incontro della città con una realtà sconosciuta, oscura, la difficoltà di intervenire a fianco dei malati e al tempo stesso dei cittadini, di creare un incontro tra questi due mondi così diversi per permettere una forma di convivenza, di interazione. «A quel tempo ci siamo posti il problema della sicurezza, abbiamo dovuto prenderci la responsabilità di quello che facevamo, consapevole che la libertà di quelle 1200 persone aveva dei costi sociali».

Con i rom è un po' la stessa cosa. «Non servono politiche compassionevoli, miserabiliste, ma bisogna investire delle risorse, creare delle politiche sociali che siano anche politiche di sviluppo, facendo cose concrete». La presidentessa della fondazione Basaglia cita a questo proposito esempi di integrazione riuscita, dal caso delle periferie disagiate come Tor Bella Monaca, a cui il teatro diretto da Michele Placido ha restituito nuova vitalità, all'esperienza dell'Esquilino. «A livello locale abbiamo un patrimonio di pratiche che dimostrano che la convivenza è possibile, anche in aree di potenziale conflitto, basta creare dei luoghi, portare delle risorse, dei contenuti».

Filippo Miraglia, responsabile nazionale Arci per l'immigrazione, fa l'esempio delle migliaia di persone che risiedono in Italia per motivi di asilo politico. «Lo Stato dà loro il diritto a rimanere nel nostro Paese, ma poi non dà nessuna risposta in termini di accoglienza». Così - continua - «queste persone si riversano in realtà di disagio abitativo preesistenti, come i campi rom, e le situazioni problematiche si moltiplicano».

Quello della concretezza, delle pratiche sociali è dunque l'unico Welfare possibile, l'unico che possa affrontare le sfide della contemporaneità e delle nuove forme di malessere. Anche perché altrimenti si rischia di cadere nell'errore di pensare che l'unica soluzione possibile sia quella della criminalizzazione. E per un'associazione come l'Arci- continua Miraglia - «non è possibile rimanere neutrale di fronte alla criminalizzazione del disagio».

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martedì 6 novembre 2007

Milano: Nasce l'Associazione Rom per la legalità.

(02 blog) A Milano si getta acqua sul fuoco dopo le polemiche di questi giorni e le innumerevoli sarabande televisive sul problema dell’immigrazione Rom. Per dare degli zingari un’immagine diversa rispetto a quella che viene divulgata in questi giorni è nata l’Associazione Rom per la legalità e contro il razzismo. L’hanno fondata Mario Furlan, fondatore dei City Angels, e Lucica Tudor, la regina dei rom rumeni, considerata la massima autorità morale della sua etnia in Europa.

Dopo la proposta dei City Angels di punire direttamente gli sfruttatori per poi avviare programmi di tutela e assistenza dei piccoli rom un’altra iniziativa che si muove in direzione dell’integrazione. La neo associazione vuole infatti dimostrare che l’immagine comune del nomade ladro, accattone e fannullone è sbagliata. Inoltre vuole favorire una politica di integrazione con i rom onesti, che consenta loro di lasciare i campo nomadi e di avere una casa regolare. Furlan, che in materia di emarginazione se ne intende, ci tiene a far sapere che l’ostilità genera emarginazione. E l’emarginazione produce nuova illegalità. Come dargli torto.

Il tema è scottante e l’iniziativa mira a scuotere le coscienze. Siete d’accordo con la costituzione di questa associazione, cosa ne pensate?

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