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mercoledì 10 settembre 2008

Napolitano: Non tutti si identificano nella Costituzione.

(Panorama) “Credo che in Italia sia ancora una questione aperta la piena identificazione che ci dovrebbe essere da parte di tutti nei principi e nei valori della Costituzione repubblicana che sono rispecchiati nella Costituzione europea richiamata nel Trattato di Lisbona”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano risponde a una domanda dei giornalisti sulla caduta di tensione che c’è in vari paesi europei rispetto ai motivi originari che furono alla base della costruzione europea quale strumento per mettere fine agli orrori creati dalla guerra e dal nazi-fascismo.

Da Helsinki, nella sua seconda giornata della visita di Stato, il presidente prima di lasciare la Finlandia, ha risposto alle domande dei giornalisti. Quando gli è stato chiesto di chiarire l’affermazione secondo la quale rimangono nel nostro Paese ‘’questioni aperte per quello che riguarda la piena identificazione che ci dovrebbe essere da parte di tutte le componenti della società nei principi e nei valori della Costituzione Repubblicana”, Napolitano ha risposto : “Non ho detto che in Italia manchi più che in altri paesi la tensione per l’integrazione europea. Come ho ribadito tante volte in questi giorni, nella stessa chiave, ho ribadito per l’Italia l’esigenza di un forte moto di patriottismo costituzionale.
Penso che ci siano tutte le condizioni”, ha aggiunto,”perché si vada verso questo comune riconoscimento dei valori e dei principi della nostra Costituzione. Questo discorso”, ha chiarito, “non ha nulla a che vedere con quello che riguarda le possibili, necessarie e concertate modifiche della seconda parte della Costituzione. Quindi ho considerato con grande favore il fatto che nelle scuole primarie fra gli insegnamenti si introduca la disciplina ‘Cittadinanza e Costituzione”’.
‘’Mi auguro” ha concluso “sia l’inizio di uno sforzo maggiore della cultura, della politica, dell’informazione. Non so se nel celebrare il 60esimo anniversario della Costituzione si sia fatto abbastanza per mantenere gli impegni. Prima di chiudere l’anno non dobbiamo ancora considerarci pienamente soddisfatti”.

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lunedì 8 settembre 2008

L'Arcigay, gli omosessuali e quell'antifascismo smemorato e di maniera.

(Max Forte) Questa non vuol'essere una polemica ma un'accusa.
L'accusa che voglio formulare all'Arcigay e agli omosessuali di quella comunità Lgbt che gestiscono portali, portalini e portaletti, blog e siti a carattere omosessuale, sia esso d'incontri che d'opinione o d'informazione è di omissione.
Sempre capaci al momento buono a tirar fuori i valori della resistenza e dell'antifascismo quando si tratta di usarli come un "ariete politico" contro quello o quell'altro soggetto pare che il mondo Lgbt, al momento di testimoniare al di fuori dai riti e dalle liturgie ideologiche o partitiche, dimenticano quegli stessi valori di democrazia, libertà e solidarietà.

La data di nascita della resistenza probabilmente si deve retrodatare al 5 settembre 1938, giorno in cui entrarono in vigore le leggi razziali in Italia. In quella data molti italiani presero coscienza di quale spaventosa piega degenerata avesse preso il fascismo grazie a quella terribile allenza con il nazismo hitleriano.

Un quadro del disagio, della repulsione, della rivolta e quindi della resistenza che provocarono tali leggi nel popolo italiano spesso sono riscontrabili in opere letterarie e cinematografiche. Ne citiamo solo due per tutte:"Il giardino dei Finzi Contini", romanzo di Giorgio Bassani e poi film di Vittorio De Sica e abbastanza recentemente il film di Ettore Scola, "Concorrenza sleale". Due opere diversissime tra loro ma che colgono il segno di quanto gli italiano fossero in disaccordo con le leggi razziali e di quanti fra loro nascosero, aiutarono e protessero gli ebrei perseguitati da leggi fasciste. La vera prima prova di resistenza appunto al fascismo.

La persecuzione ebraica probabilmente risale agli stessi tempi in cui la religione cattolica, trionfante, iniziò a preseguitare i "sodomiti". Anch'essi scacciati, incarcerati, torturati, massacrati ne più ne meno come gli ebrei. Ecco dunque che non è blasfemo dire che ebrei ed omosessuali si ritrovarono ad essere accomunati dalla persecuzione cattolica (per onor del vero, gli omosessuali furono perseguitati anche dagli integralisti ebraici) cultura all'epoca unica, come una dittatura.

Raggiunta la piena e totale libertà, nonchè uguaglianza, sotto l'Italia unita dal Risorgimento (formidabile la figura del sindaco Ernesto Nathan di Roma) con le leggi razziali gli ebrei si ritrovarono ad essere di colpo sbalzati indietro di una settantina di anni e privati di tutto dall'Italia del duce. Quella libertà gli omosessuali in Italia la raggiunsero molto tardi, perlomeno una svolta la si può datare al '68 ed alla sua rivoluzione sessuale, ma resta una libertà monca, una libertà che si potrà dire compiuta quando saranno riconosciuti e pieni diritti civili al popolo Lgbt.

Era un impegno dovuto ed importante da parte degli omosessuali, ma anche da parte dell'intero corpo Lgbt, ricordare i settant'anni dalla vergogna delle leggi razziali, eppure tutti (o quasi) se ne sono totalmente dimenticati. Perchè ce ne siamo ricordati solo noi, che, in fin dei conti, non siamo nessuno? Dov'era l'Arcigay? A trovare una motivazione ideologicamente decente per i suoi militanti (...Genova è medaglia d’oro alla Resistenza...) per giustificare l'ennesimo colpo di mano di decidere in proprio data e città in cui fare il gaypride nazionale?

Non si fa alcun cenno nel sito istituzionale di Arcigay, come non se ne trova in quello romano, milanese e non se ne trovano in quelli di quei militanti tanto attenti ed attivi nella difesa della propria libertà da dimenticare quelle altrui di questa triste ricorrenza. Il giorno della memoria non centra e non tiratelo fuori inutilmente: a noi italiani per esprimere la nostra vicinanza e solidarietà al popolo ebraico per la Shoah, non deve bastare, noi dobbiamo espiare anche per quello che ha portato alla Shoah: Le leggi razziali fasciste.
In Italia c'è un'emergenza: il neofascismo, dichiarazioni provenienti da personalità del centrodestra sono inquietanti. Occorre vigilare e ricordare, sempre e comunque. Perchè il popolo Lgbt ha dimenticato questa bruttura?

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Su Alemanno (”Il fascismo non fu male assoluto”) si scatena la polemica.

(Panorama) Hanno scatenato forti polemiche le dichiarazioni sul fascismo del sindaco di Roma Gianni Alemanno (”Le leggi razziali sono state il male assoluto, non fu così tutto il fascismo”). Secco il commento del leader del Pd Walter Veltroni: “Ricordo ad Alemanno che il fascismo, ancor prima delle leggi razziali, cancellò la libertà dei cittadini che non la pensavano allo stesso modo, per questo morirono Antonio Gramsci e Giacomo Matteotti”. Veltroni si dimetterà oggi dal comitato per il museo della Shoah in rottura con le affermazioni di Gianni Alemanno. Veltroni spiegherà le motivazioni del suo gesto in una lettera al comitato del museo. Il leader del Pd era stato da sindaco tra i promotori del comitato del museo romano e, dopo le sue dimissioni da primo cittadino gli era stato chiesto di rimanere, ma ritiene inaccettabile restare in un organismo in cui siede chi non condanna in modo inequivocabile il fascismo e le leggi razziali. “Mi auguro che Veltroni ci ripensi” ha detto Alemanno, al termine della cerimonia di celebrazione del 65mo anniversario dell’inizio della Difesa di Roma. “Capisco la posizione di Veltroni, ma mi auguro che ci ripensi e ci possa essere un chiarimento” sostiene il presidente del Museo della Shoah di Roma, Leone Paserman, ex presidente della Comunità ebraica romana.

Lapidario sulla frase di Alemanno è stato il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna: “Le leggi razziali furono emanate dal regime fascista”. Più cauto invece il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici: “Ho motivo di credere, alla luce dei molti incontri privati di questi mesi, che il pensiero espresso dal nostro sindaco volesse arrivare a conclusioni diverse”.
Di fascismo parla il deputato del Pd Emanuele Fiano: “Forse non tutti sanno cosa fu il fascismo nel nostro Paese, un ventennio di repressione culturale, l’alleanza con i nazisti, l’uccisione e la tortura di migliaia di partigiani e di antifascisti. Le leggi razziali furono elemento essenziale della storia del fascismo”.
Il centrodestra difende Alemanno appellandosi alla complessità del pensiero espresso dal sindaco. “Alemanno ha categoricamente definito come male assoluto il fascismo”, ha detto il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, “strappargli di bocca un giudizio o un atto di plenaria indulgenza verso il fascismo sarebbe un’operazione mistificante e menzognera”. Chiede di smetterla con “speculazioni meschine e inutili” il senatore del Pdl Andrea Augello, mentre per il vicepresidente vicario dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello “la sinistra è a caccia di fantasmi”. Il deputato del Pdl Vincenzo Piso sostiene che quella di Alemanno “non è un’assoluzione storica del fascismo, quanto piuttosto una volonà di distinguere tra alcuni aspetti ed alcuni periodi del regime fascista”.
Oggi il sindaco Alemanno ha parlato dell’ 8 settembre del 1943, dal palco allestito a Porta San Paolo in occasione del 65mo anniversario della Difesa di Roma e dell’inizio della guerra di Liberazione. “Se nei momenti piu’ bui si accende una luce questa rischiara piùche in altre circostanze” ha detto. Alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Alemanno ha parlato di ‘’un giorno indicato come quello della morte della Patria, per l’abbandono in cui furono lasciate le truppe e le strutture statuali italiane di fronte alla reazione tedesca all’armistizio'’.
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La Russa rende omaggio ai “patrioti” repubblichini. Siamo all’apologia del fascismo.
La Russa, ministro della Difesa, ha reso omaggio ai militari dell’esercito della Repubblica sociale italiana (Rsi) che combatterono credendo nella difesa di Roma “meritando quindi il rispetto pur nella differenza di posizioni”. Nel suo discorso durante la cerimonia per il 65.mo anniversario della difesa di Roma.

L’ha motivato così:
"Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, oggettivamente e dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani, e meritando quindi il rispetto pur nella differenza di posizioni di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia."

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sabato 6 settembre 2008

Milano. Venti di guerriglia urbana sull'apertura di "Cuore nero".

Dalle ore 15 i ragazzi del Torchiera tengono un presidio contro il circolo di estrema destra.

(Cronaca qui) Venti di guerriglia urbana aleggiano su Milano. Il pretesto è l’inaugurazione, oggi pomeriggio alle 17, della nuova sede di Cuore Nero, il centro sociale di ispirazione neofascista che sorgerà in via Pareto, quartiere Certosa, a soli 300 metri dalla cascina occupata Torchiera, frequentata da militanti “antifascisti”.

La base operativa sarà “Il sogno di Lohan”, ex negozio di lapidi mortuarie “regolarmente acquistato con il solo contributo dei simpatizzanti” - si legge in un comunicato. Dopo l’attentato dinamitardo che lo scorso anno distrusse il negozio, i rapporti tra le due frange militanti ora rischiano di diventare davvero esplosivi.

«Attenzione agli assembramenti di antifascisti in piazza Cimitero Maggiore» - si avverte sul sito ufficiale. I rivali del Torchiera, infatti, hanno annunciato un presidio contro l’apertura del circolo.

GUERRIGLIA URBANA
Gli scontri tra i due gruppi militanti hanno origini lontane. Nella notte del 16 marzo 2003 un giovane di nome Dax, frequentatore del centro sociale Orso (Officina di resistenza sociale), rimase ucciso dopo una lite violenta con alcuni militanti di estrema destra. Nel 2006 in corso Buenos Aires, un presidio nato per impedire il corteo di Fiamma Tricolore si concluse saccheggi e devastazioni. 26 persone, furono arrestate e 18 di loro condannati con rito abbreviato.

CUORE NERO
Cuore Nero nasce dall’idea di aprire un circolo culturale di estrema destra a Milano. Tra i suoi fondatori, Alessandro Todisco, ex irriducibile dell’Inter e Roberto Jonghi Lavarini. Il luogo prescelto non è casuale: l’ex negozio di lapidi è a due passi dal cimitero Musocco. Vicinissimo, non solo simbolicamente, al Campo X, dove sono sepolte le spoglie di un certo numero di SS, tra cui il comandante delle Brigate Nere Alessandro Pavolini.

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domenica 24 agosto 2008

Donna Assunta Almirante da forfait alla Versiliana. Tafferugli tra militanti di destra e sinistra.

Scritta offensiva e stella a 5 punte contro 'An'.
Ancora strascichi dopo i tafferugli tra militanti di destra e sinistra che si sono verificati alla Versiliana in occasione della presentazione del libro su Almirante. Nelle vie del centro sono infatti comparse scritte offensive contro il presidente della Fondazione Versiliana Massimiliano Simoni, il sindaco Massimo Mallegni e il vice sindaco Alberto Giovannetti.

(Daniele Masseglia - La Nazione) Non si è ancora spenta l'eco dei tafferugli di martedì in Versiliana, accaduti durante un incontro su Giorgio Almirante. La contestazione di partiti e movimenti di sinistra si è infatti 'trasferita' sui muri della città, imbrattati nella notte tra mercoledì e giovedì con scritte offensive e minacciose all'indirizzo di esponenti del centrodestra, in particolare verso il presidente della Fondazione Versiliana Massimiliano Simoni, il sindaco Massimo Mallegni e il vice sindaco Alberto Giovannetti.

Le scritte, comparse in via del Teatro, nel passo tra via Stagi e via Oberdan e dietro il mercato comunale, sono state fatte con uno spray rosso e riportano come 'firma' la stella rossa a cinque punte oltre a falce e martello. Gli operai comunali hanno subito pulito i muri imbrattati. Immediato anche lo sdegno del centrodestra.

"E' puro vandalismo - commenta il sindaco Massimo Mallegni - oltre ad essere un atteggiamento volgare compiuto da persone che non conoscono il dialogo. Atti preoccupanti che non hanno l'obiettivo di arrivare ad alcun positivo risultato di confronto civile. Sono anche gesti irresponsabili contro la comunità: gli operai comunali, impegnati in altri servizi sul territorio, sono stati distolti per ripulire le pareti imbrattate".

Il gesto, di cui si sta occupando il commissariato di polizia di Forte dei Marmi, viene condannato anche da Massimiliano Simoni: "E' un clima da guerra civile: la responsabilità è di chi soffia sul fuoco, incitando alla violenza. Vediamo se l'onorevole Caprili esprimerà solidarietà per il dileggio a cui mi hanno sottoposto con quelle scritte".

Simoni esprime poi la sua vicinanza alle forze dell'ordine per i fatti di martedì: "Hanno sempre garantito il regolare svolgimento delle manifestazioni promosse in Versiliana, con senso del dovere". Sui fatti del 'caffè' emergono intanto altri particolari. Azione giovani Versilia, per bocca di Luca Pedretti e Giuseppe Vitale, parla infatti di "due telefonate anonime che prima del dibattito annunciavano la presenza di una bomba": "La Digos - spiegano - ha controllato palco e platea intorno alle 17, dopo le due telefonate. Non si può far finta di niente: sono cose gravissime. Non ci faremo intimidire e ci batteremo per un'Italia libera, democratica e pluralista".

Sui tafferugli arriva anche la testimonianza di Paolo Pieraccini, di Viareggio: "Ero presente alla rissa: è stata una vera e propria aggressione da parte dei giovani di sinistra, i quali, evidentemente ripudiati dal popolo italiano, non hanno altri sistemi per farsi sentire".

Solidarietà a Simoni, infine, da parte di Giuseppe Lucchesi, coordinatore del circolo di An di Massarosa: "Simoni è stato oggetto di un linciaggio culturale perché ha il coraggio delle proprie idee e delle proprie azioni. Un personaggio come Almirante forse è scomodo, ma non è mai stato un gerarca: era giusto che se ne parlasse. Non era apologia di fascismo".

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La destra ottusa. Alemanno, un fascista è per sempre.

(Luigi Rossi) Ecco le parole dell'illuminato camerata Alemanno riguardo lo stupro e l'aggressione di due turisti olandesi "Quello che è accaduto, ripeto, è un caso limite: due turisti che arrivano in bici e poi decidono di accamparsi con la tenda ai margini della città, tra l’altro con un comportamento illegale nel senso che non è consentito il campeggio libero. Voglio dire che non sarebbe successo nulla se avessero pernottato in un camping autorizzato e protetto. Ogni persona dovrebbe essere prudente, non esponendosi a rischi evidenti".
In poche parole la colpa è della donna e dell'uomo aggrediti. Questo ometto che grazie al Cicoria (Rutelli) e all'americano patacca (Veltroni) si trova a essere il Sindaco della nostra capitale, dimostra per l'ennesima volta quanto sia meschina la sua piccola mente fascista: quando è stata aggredita la povera Giovanna Reggiani la colpa era del lassismo di Prodi e Veltroni, ora che il duo Prodi Veltroni è stato sostituito dal duo oscuro Berlusconi Alemanno la colpa è dei due turisti.
Cari Romani ve la siete cercata, voi avete eletto questo mediocre fascista.

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giovedì 21 agosto 2008

The Guardian, sul neofascismo Famiglia Cristiana ispirata da Papa.

Italia: Silvio Berlusconi sotto attacco dopo che il Papa sembra lanciare l’allarme sul ritorno del fascismo.
I ministri sulla difensiva dopo la condanna al razzismo dell’angelus.
Una rivista critica gli attacchi ai Rom ed agli immigrati.

(John Hooper - The Guardian | via Italia dall'estero)) Ieri il governo di Silvio Berlusconi è stato molto occupato nel limitare i danni, dopo che papa Benedetto si era mostrato propenso a condividere come autorità morale i timori riguardanti il pericolo di un ritorno del fascismo in Italia, sotto la guida della politica fortemente orientata a destra del magnate.

Nella sua tradizionale omelia domenicale, il pontefice cattolico ha espresso la preoccupazione nei confronti dei “recenti esempi di razzismo” ed ha ricordato ai cattolici che é loro compito guidare il prossimo nella società lontano da “razzismo, intolleranza ed esclusione [degli altri]“.

In un qualsiasi altro momento le sue osservazioni avrebbero potuto essere considerate come nient’altro che una riaffermazione della dottrina cattolica. Ma sono capitate proprio nel bel mezzo di un furioso dibattito riguardante un editoriale pubblicato dal settimanale cattolico più venduto in Italia, Famiglia Cristiana.

Nell’editoriale di venerdì, dove si condannavano le recenti azioni del governo contro gli immigrati ed i Rom, il settimanale ha detto che bisogna sperare che il fascismo non stia “riemergendo nel nostro paese sotto nuove forme”. La critica è stata accolta come un’offesa dai sostenitori di Berlusconi, molti dei quali sono ferventi cattolici.

Il capogruppo parlamentare al Senato, Maurizio Gasparri, ha annunciato di voler fare causa al sacerdote e direttore resonsabile di Famiglia Cristiana, mentre il sottosegretario alle politiche per la famiglia, Carlo Giovanardi, ha accusato la rivista di “pregiudizio” ideologico.

In uno sforzo per calmare le acque il portavoce del Vaticano ha sottolineato che Famiglia Cristiana non era autorizzata a parlare a nome del papa o della la Conferenza Episcopale Italiana - cosa che il giornale non ha mai preteso di fare, come riporta lo stesso editore. Le osservazioni del Papa sono state interpretate dai critici di Berlusconi come un segnale che indica come il Vaticano non voglia prendere le distanze dalle opinioni di Famiglia Cristiana. Benedetto ha citato nel suo angelus la storia tratta dai vangeli che racconta del’incontro di Gesù con una donna pagana e di come egli superò le sue esitazioni iniziali compiendo un miracolo per sua figlia.

Il Papa ha detto: “Una delle più grandi conquiste dell’umanità è il superamento del razzismo. Purtroppo, però, di esso si registrano in diversi paesi nuove manifestazioni preoccupanti, legate spesso a problemi sociali ed economici, che tuttavia mai possono giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale”.

Il sottosegretario alle politiche per la famiglia di Berlusconi, Giovanardi, ha respinto l’idea che le parole di Benedetto fossero dirette al governo. “Il Papa ha una prospettiva globale” ha detto. “Non stava parlando dell’Italia”.

Il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, ha ammesso che il Papa “stava senza dubbio parlando al mondo intero”. Ma ha aggiunto: “E quindi anche all’Italia in cui, mi spiace dirlo, ci sono molti segnali di razzismo che ci turbano e che non si possono nascondere”.

Incalzato dagli alleati della Lega Nord anti-immigrazione, Berlusconi ha ordinato la linea dura contro il crimine e contro coloro che il suo Governo ritiene principalmente responsabili per esso, gli immigrati clandestini. Questo mese il governo di Berlusconi ha inviato le truppe per le strade per combattere una presunta ondata di crimine di cui ritiene responsabili soprattutto gil immigrati clandestini ed i Rom. Le cifre del Ministero degli Interni indicano che più di un terzo degli arresti effettuati dalla polizia lo scorso anno erano di stranieri.

L’immigrazione clandestina è stata resa un reato, ai sindaci sono stati dati nuovi poteri sulla sicurezza e le espulsioni sono state aumentate. In giugno Famiglia Cristiana ha definito “indecente” il programma di governo per rilevare le impronte digitali dei bambini Rom. Finora i rappresentanti della chiesa sono stati molto più schietti del partito di opposizione di centro sinistra nel criticare le politiche del governo.

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mercoledì 20 agosto 2008

Pietrasanta. Finisce a botte l’incontro su Almirante.

Alla Versiliana seggiolate e pugni agli antifascisti che contestavano. Volantini e cori partigiani contro il talk show sulla figura dell’ex leader Msi.

(Luca Basile Donatella Francesconi - Il Tirreno) Finisce in rissa e con due identificati l’incontro dedicato a Giorgio Almirante, leader storico della destra, ieri pomeriggio al Caffè della Versiliana di Marina di Pietrasanta. Un incontro duramente contestato da esponenti della sinistra e che è poi degenerato in calci, pugni e tafferugli davanti a una platea sconcertata e impaurita. L’episodio chiave è stato un’aggressione iniziale, anche a colpi di sedie.
C’era allerta per il tema dell’incontro, con carabinieri e polizia, presenti in discreto numero; il conduttore, Romano Battaglia, ha raccontato che intorno alle 17 la Digos aveva controllato palco e platea, dopo due telefonate anonime che annunciavano la presenza di una bomba.
Quando l’incontro è iniziato, su un lato si sono radunati una trentina fra attivisti di Rifondazione, Pdci e esponenti di Dada Viruz Project impegnati a distribuire volantini dove Almirante veniva definito «fascista, razzista e assassino», per un Caffè della Versiliana definito «sempre più nero». Poi il piccolo corteo si è trasferito a bordo palco, dove dibattevano il senatore Franco Servello, il giornalista Aldo Di Lello e il costituzionalista Paolo Armaroli, coordinati da Battaglia. A margine di un commento di Armaroli sul ruolo politico di Almirante si è levato un grido: «Questa è apologia di reato». Sull’istante, è parso l’annuncio dell’abbandono dell’incontro da parte della sinistra. Invece quelle parole hanno innescato una gazzarra.
Due spettatori si sono alzati dalla platea. Uno di questi, brandendo una sedia, si è scagliato contro uno dei contestatori. La sedia però ha colpito - come confermato dalla polizia - un poliziotto in borghese della Digos di Lucca. A quel punto il caos è degenerato in tafferugli sparsi; due persone sono finite per terra fra calci e pugni, poi divise dai poliziotti con fatica. Poi insulti, accuse reciproche, appellativi vari, “fascisti”, “comunisti di merda” e cori partigiani a conferma della delicatezza di un appuntamento che aveva lasciato i più perplessi, fin dal primo momento in cui era stato inserito in cartellone.
Alla fine del dibattito i due spettatori protagonisti dell’episodio iniziale sono stati identificati dagli agenti del commissariato di Forte dei Marmi.
Si tratta di due professionisti campani; uno di loro si sarebbe qualificato come un dirigente di An. Alla polizia ha detto: «Farò intervenire dei senatori che conosco bene». Dura la reazione dei due, davanti agli agenti: «Ci chiedete i documenti davanti a tutti - ha detto uno dei due rivolgendosi al dirigente di Ps - abbiamo dovuto ascoltare quelle insolenze e voi stavate a proteggerli...». Sull’altro versante, toni opposti. Secondo Dada Viruz Project, negli scontri un giovane dei contestatori è stato ferito al naso da un pugno.
Impegnato a Torre del Lago dove presiede il Festival Pucciniano, il presidente della Fondazione Versiliana, Massimiliano Simoni, coordinatore territoriale di An, è arrivato quando tutto era già finito. «Se a vent’anni dalla morte di Almirante non si può nemmeno parlarne in pubblico - è stato il suo commento - allora non mi preoccupa la deriva giovanile dei contestatori, ma il clima creato e sostenuto da persone come l’ex vicepresidente del Senato, Milziade Caprili, che con le sue dichiarazioni sulla stampa è il responsabile di quanto accaduto». Accompagnati dai poliziotti all’uscita, i contestatori hanno preannunciato una denuncia contro i due identificati. «Abbiamo ascoltato per 10 minuti, in silenzio: all’ennesimo intervento teso a celebrare la figura di Almirante, che - lo dice la storia - avallò le leggi razziali, ci siamo limitati a gridare “fate apologia di reato”. E’ bastato questo per scatenare la reazione di alcune persone presenti in platea e uno di questi ci ha aggredito. Questo è fascismo».(20 agosto 2008)Torna indietro

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lunedì 18 agosto 2008

“Famiglia Cristiana” e l’eterna ambiguità democristiana.

(il blog del solista) Il recente articolo di “Famiglia Cristiana”, che ha rilanciato contro Berlusconi e il suo governo le solite, comiche accuse di fascismo deliziando i soliti intellettualetti paracomunisti di “Repubblica” e della Rai, mi sembra un contributo prezioso al chiarimento della nostra vita politica, da troppo tempo inquinata dall’eterna ambiguità di tanti reduci della democrazia cristiana. Esso infatti ricorda ai tanti nostri politici inclini all’amnesia quanto sia insidiosa e precaria l’alleanza con certe forze cattoliche.
Sarebbe ovviamente molto facile ricordare a “Famiglia Cristiana” quanto poco siano qualificati a dare lezioni di antifascismo gli esponenti di un movimento cattolico che, come ha così bene documentato già cinquant’anni fa Ernesto Rossi col suo ottimo saggio “Il manganello e l’aspersorio”, col fascismo e col Duce, definito “Uomo della Provvidenza” dal papa dell’epoca, ha collaborato strettamente per quasi tutto il ventennio della dittatura.

Ma, lasciando agli accademici queste dispute storiche, qui vorrei cercare di capire perché, in tanti politici cattolici interni ed esterni alla Democrazia Cristiana, la tara dell’ambiguità sia stata e sia così diffusa.

Questa tara ha anzitutto profonde ragioni psicologiche. Chi vede nelle gerarchie ecclesiastiche la fonte suprema della saggezza morale e politica è fatalmente portato a privilegiare quest’alleanza prioritaria ed a considerare gl’incontri e gli scontri politici come vicende subordinate e contingenti. Qui hanno le loro radici le formule ambigue ed eloquenti dei massimi dirigenti democristiani: dalle “convergenze parallele” con cui Aldo Moro proponeva l’alleanza con i comunisti al “compromesso storico” ed alla “teoria dei due forni” di Giulio Andreotti. Ma ci sono anche realtà ecclesiastiche da cui certe ambiguità derivano.

Anzitutto va tenuto presente l’humus parrocchiale in cui si radica il diffusissimo settimanale che oggi accusa il Centro Destra e il Governo Berlusconi. Pochi ricordano che già cinque anni “Famiglia Cristiana” diffuse i risultati di una vasta indagine sugli orientamenti politici del clero cattolico.

Era un sondaggio d’opinione interessante non solo per i dati che forniva sul calo della partecipazione della popolazione alla vita religiosa, anche se si tratta di dati impressionanti: gli 800 preti interpellati (un campione ampiamente rappresentativo) valutano al 26% la riduzione della presenza dei giovani nella vita religiosa, al 18% il calo della loro frequenza (già bassissima) alla messa e addirittura al 49,1% il calo del ricorso alla confessione, che è notoriamente il cardine del potere ecclesiastico sulla mente dei fedeli.

Ma l’indagne era interessante anche e soprattutto perché dimostra il grave errore strategico compiuto dalle dirigenze del Centro-Destra con le loro scelte di allineamento e subordinazione al mondo clericale e, dall’altro, conferma l’esiguità dell’influenza ecclesiastica sulle scelte politiche dell’elettorato italiano.

L’indagine, infatti, ha svelato che, mentre quasi il 30% dei preti italiani dichiara di appoggiare la Sinistra o il Centro-Sinistra, solo l’11,4% si dichiara a favore della Destra o del Centro-Destra, ed oltre il 48% esprime un’ovvia nostalgia per la defunta Democrazia Cristiana, dichiarandosi a favore di un fantomatico Centro che, peraltro, non esiste nel panorama politico italiano e può tutt’al più trovare una vaga rispondenza nominalistica nei partitini di Buttiglione o di Mastella. Già cinque anni fa, dunque, era chiaro che gli sforzi tenaci di Berlusconi e Fini per assicurarsi l’appoggio delle forze clericali e dei loro corteggiatissimi parroci erano servirti solo a raccattare il tiepido appoggio di poco più d’un decimo di quei parroci, che viceversa si proclamavano tre volte più vicini alla Sinistra e al Centro-Sinistra e cinque volte più interessati alla creazione di un nuovo partito da loro più direttamente controllabile, come la vecchia DC. E l’influenza di questo clero sugli elettori risultava minima, dato che essa non aveva di certo trascinato su posizioni sinistresi o centriste la maggioranza schiacciante dell’elettorato. Infine, anche la lotta feroce tra clerico-forzisti e clerico-finiani per assicurarsi il sostegno elettorale del Vaticano e dei suoi parroci appare, alla luce di questi dati, come una sorta di rissa tra vecchie madame per il possesso di un diamante falso.

A questi dati si deve aggiungere che i coccolatissimi e prediletti dirigenti cattolici del Centro Destra si sono dimostrati regolarmente inaffidabili: è arcinoto infatti che il ribaltone e il conseguente crollo del primo Governo Berlusconi furono architettati e promossi da Rocco Bottiglione e che la lunga paralisi della Rai è stata, in larga misura, opera dei giochini ambigui di Casini e di Follini.

A questo punto, l’inconsistenza e l’assurdità della strategia clericaleggiante delle dirigenze di Forza Italia, della Lega e di Alleanza Nazionale appaiono più che evidenti: il successo del PdL non si è realizzato mediante, ma nonostante l’influenza del Vaticano e dei parroci sull’elettorato. E simmetricamente appare evidente quanto enorme sia stato l’errore, imposto dai furrrbi, furrrbissimi consiglieri clericaleggianti di Berlusconi e Fini, di emarginare le forze liberali all’interno e all’esterno di Forza Italia e di Alleanza Nazionale.

La tragicomica, recente sortita di “Famiglia Cristiana” sul “pericolo fascista” costituito dal PdL ci dice che, purtroppo, le posizioni di certi ambigui ambienti cattolici non sono cambiate: anzi sono semmai peggiorate. Quella che è cambiata, per fortuna, è invece la posizione di Berlusconi verso gli alleati di stampo clericale, un tempo prediletti. Così, non è stato di certo un caso che il Governo oggi in carica, non a caso tanto efficiente e tanto apprezzato dagli italiani, abbia escluso in larga misura i clericali 18 karati aprendo invece le porte a vari laici di provenienza socialista.

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sabato 16 agosto 2008

Versilia. Quella maratona sui tacchi che fa arrabbiare i gay di destra.

E' genovese il vincitore della maratona sui tacchi.
L'inusuale competizione a Torre del Lago.
(Ansa) Federico Bacigalupo, genovese di 22 anni, ha vinto la prima maratona sui tacchi per gay, lesbiche, transessuali ed etero che si e' corsa ieri sera sulla marina di Torre del Lago, a Viareggio (Lucca).

Il premio finale consisteva in una scarpa di pitone realizzata da un'azienda di calzature da donna per piedi fino al 48. Per partecipare alla corsa l'unica regola era indossare un paio di scarpe con tacchi di almeno sei centimetri di altezza.

Lungo il chilometro di percorso si sono cimentate oltre cento persone. Accanto a gay, lesbiche e trans hanno corso anche una coppia sposata che ha gareggiato sui tacchi insieme al figlio di tre anni sul passeggino e molti ragazzi incitati dalle rispettive fidanzate.

'E' la prima volta che indosso i tacchi a spillo - ha detto Federico ricevendo la scarpa di pitone - e ho seriamente temuto per le mie caviglie: correre non e' che mi piaccia molto, ho partecipato solo perche' era una occasione di festa'.

La maratona di Torre del Lago e' dedicata a Sylvia Rivera, transessuale americano icona della comunita' Glbt.
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GAYLIB CONTRO LA MARATONA SUI TACCHI A SPILLO "COSì CI METTONO IN RIDICOLO".
«Era meglio fare una fiaccolata silenziosa».
Non piace, al movimento GayLib, associazione vicino al centrodestra, la “maratona sui tacchi a spillo” organizzata ieri sera dai locali Priscilla e Mamamia. La parola utilizzata da Luisella Audero, referente per la Toscana è «indignazione».

«Se il movimento Gay, lesbiche, bisex e transgender in tanti anni non ha ottenuto gli stessi riconoscimenti e diritti di altri paesi europei - spiega GayLib - non è per la tanto “sventolata” ingerenza vaticana, ma per l’incapacità di proporre qualcosa di serio e costruttivo, limitandosi il più delle volte a manifestazioni che mettono in ridicolo la comunità Glbt e di conseguenza anche certi temi che invece sono fondamentali. Manifestazioni che fanno apparire gay, lesbiche, transessuali non come persone, ma come individui superficiali, pervertiti, sessualmente promiscui, come se queste stesse non fossero caratteristiche del tutto analoghe al mondo eterosessuale».

Secondo il movimento, «avrebbe avuto più senso e attenzione una fiaccolata silenziosa tra i locali della Marina, coinvolgendoli tutti, in memoria di tutte le vittime della comunità Glbt e in favore dei diritti di chi, transessuale, cerca una vita dignitosa e un lavoro che non sia quello della strada. GayLib si dissocia da questo tipo di iniziative e sostiene invece una profonda riflessione sui temi relativi alle tematiche legate alla transessualità, alla mancanza di opportunità di lavoro, all’approfondimento delle conoscenze delle leggi che disciplinano la materia e alla concreta possibilità di far prostituire i transessuali in strutture protette, con controlli sanitari e tutela per la salute propria e dei clienti».
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ndr. Di ridicolo in questa storia probabilmente c'è solo il comunicato di GayLib che, al solito, parla a sprooposito. Se dovessimo usare il loro metro, a questo punto si dovrebbero eliminare anche i gaypride visto la notevole dose di folklorismo che troviamo nelle parate gay... a meno che i gay di destra non vogliano proprio questo... Non possiamo che prendere atto di quanto i gay di destra si siano immediatamente adeguati al regime di divieti installato da questo governo. Non sarebbe stato sufficiente suggerire anche la fiaccolata "silenziosa" senza demonizzare una forma di divertimento qual'era la maratona sui tacchi? (Aspis)

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giovedì 14 agosto 2008

A destra fuoco di sbarramento contro Famiglia Cristiana. Il Giornale in prima fila.

Dite qualcosa di cristiano.

(Mario Giordano - Il Giornale) Se errare è umano e perseverare è diabolico, per Famiglia Cristiana ci vuole l’esorcista. Dopo aver sferrato un attacco contro il governo con toni che al confronto Bakunin è forlaniano, il settimanale ormai più pierino che paolino torna sulle barricate, a soli due giorni di distanza, con un secondo editoriale ancor più estremisticamente bislacco. E dopo aver usato una serie di delicati epiteti, ballando sul baratro del ridicolo («Paese da marciapiede», «presidente spazzino», «peggio dell’Angola», etc.), fa un deciso passo in avanti: scopre il «rischio del fascismo» e giudica l’azione del governo alla pari dei rastrellamenti nazisti nel ghetto di Varsavia. Non stiamo scherzando: se a Ferragosto in redazione non si concedono una pausa, con il prossimo numero forse scopriremo che Berlusconi è stato il mandante delle Fosse Ardeatine e Maroni un kapò ad Auschwitz.
Il direttore del settimanale, che una volta veniva letto come se fosse la voce del vangelo e adesso invece, al massimo, come se fosse la voce di Pecoraro Scanio, ha detto che sono un po’ in crisi con le vendite e che per questo stanno facendo molti tagli. Si sa, sono tempi duri per tutti. Ma se non si decidono a ripristinare l’aria condizionata in redazione sono guai seri: ad agosto il caldo fa sragionare. E così anche i più autorevoli editorialisti finiscono per scrivere su un settimanale cattolico articoli che apparirebbero un po’ forti anche per il manifesto e liberazione. Risultato: uno cerca in edicola una copia di Famiglia Cristiana, si trova tra le mani al massimo una coppia di fatto bertinottiana.
Vi sconsigliamo di comprare il papiro, ma vi riassumiamo il pezzo forte debitamente anticipato alle agenzie. Un articolo di Beppe Del Colle che, per rispondere al vespaio di polemiche suscitate dal primo violento ukaze, accusa i politici di fare dichiarazioni «superficiali e irresponsabili». E, per restare in tema, parla di «rischio fascismo» in Italia e, di fianco, pubblica la storica foto del bimbo ebreo di Varsavia, simbolo della persecuzione nazista, dicendo che è venuta in mente a tutti (proprio a tutti?) quando Maroni ha presentato il pacchetto sicurezza e le norme sui rom. C’è altro da aggiungere? Evidentemente non sono solo i politici a fare dichiarazioni «superficiali e irresponsabili». Anche i giornalisti si difendono bene.
Sarebbe fin troppo facile contrapporre ai vaneggiamenti del settimanale, l’analisi di Newsweek (periodico non certo amico del centrodestra italiano) che parla dei primi cento giorni del governo come «miracolo di Berlusconi». Non ne vale la pena. E non vorremmo nemmeno dare troppa importanza a un editorialista evidentemente vittima del solleone. Ma c’è una cosa che ci preoccupa: è il fatto che, di fronte agli indiscutibili risultati ottenuti dal governo e al disorientamento dell’opposizione, i toni incivili, finora prerogativa del trattorista di Montenero e dei suoi girotonti, sfiorino anche chi, per la sua stessa ragione sociale, dovrebbe rappresentare il volto più moderato e ragionevole del Paese. Non è in questione, naturalmente, il diritto di critica: è in questione la possibilità di un dialogo. Paragonare un governo al nazismo significa alzare un muro, una trincea, una barricata: con i nazisti si può forse parlare? Trattare? Discutere? No, certo. E questo è ingiusto, non solo nei confronti del governo. È ingiusto soprattutto nei confronti della famiglia cristiana, quella vera, che non merita che il suo nome venga usurpato da alcuni orfani del cattocomunismo, sempre meno capaci di fare chiesa e sempre più capaci di fare cappelle.

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mercoledì 13 agosto 2008

Famiglia Cristiana rilancia: “Speriamo non rinasca il fascismo”.

Censimento dei nomadi

(Panorama) Mica si tira indietro Famiglia Cristiana. Al polverone sollevato dopo l’ennesimo “numero anti governativo”, alle accuse di “cattocomunismo” lanciate da esponenti del centrodestra, il periodico dei paolini risponde citando un rapporto dell’organizzazione Esprit, si augura che “non sia vero il sospetto” che in Italia stia rinascendo il fascismo “sotto altre forme”.

In un editoriale firmato da Beppe del Colle, il settimanale cattolico torna a criticare aspramente le misure varate dal governo italiano in tema di sicurezza, soprattutto “la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom” e ricorda come in Europa sia tornata alla mente, “come un simbolo”, la foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss.
Tutto questo a meno di 24 ore dalla prima sassaiola partita da Famiglia Cristiana, che ha definito “gioco con i soldatini, neanche fossimo in Angola” le misure sulla sicurezza prese dalla maggioranza del “presidente spazzino”. “Ora basta”, si legge nell’editoriale sul numero in edicola di questa settimana che replica soprattutto al sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi. Giovanardi, scrive Famiglia Cristiana, “non ha nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale. Nessuna autorità religiosa” puntualizza il settimanale “ci ha rimproverato nulla del genere. Siamo stati, siamo e saremo sempre in prima linea su tutti i temi ‘eticamente irrinunciabili’: divorzio, aborto, procreazione assistita, eutanasia, dico, diritti della famiglia; abbiamo condannato l’inserimento dei radicali nelle liste del Pd. E ora basta”. “Non siamo mai cambiati” aggiunge del Colle “nel modo di affrontare le realtà del mondo con spirito di cristiani. Eppure, di tanto in tanto arrivano lettere: siete cattocomunisti. Perchè? Perchè critichiamo l’attuale Governo, come abbiamo fatto con tutti i Governi, anche democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo”.
Nell’editoriale, Famiglia Cristiana ribadisce tutte le sue critiche alla “sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom, aggiungendo violenza alla loro esistenza già piena di violenze anche da parte dei genitori”. “Se ne sono accorti in tutta Europa, dove resta vivo l’orrore della discriminazione sociale delle minoranze: quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta” ricorda Del Colle “alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato. Esprit ha scritto: ‘Gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari’. Sarà ‘incredibile’, ma è vero. Speriamo” conclude Famiglia Cristiana “che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo”.
E la polemica torna a montare. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, che aveva tacciato Famiglia Cristiana di criptocomunismo, ha già annunciato querela al direttore del settimanale Don Antonio Sciortino per le espressioni ingiuriose usate nei suoi confronti. Un attacco che il capogruppo del Pdl definisce una “caduta di stile di una persona travolta da un crollo di vendite, oggi documentato anche dal Sole 24 Ore“. Il quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli, infatti, pubblica oggi un’inchiesta che mette in luce la “crisi in edicola” per il settimanale dei Paolini. Per Gasparri inoltre nel settimanale “c’è una ridicola voglia di protagonismo da parte di chi dirige male un giornale che non rappresenta le gerarchie della Chiesa”.
La replica del direttore Sciortino è che il settimanale non ha come bersaglio preferito il governo Berlusconi, a cui, sostiene il direttore siciliano, “pure abbiamo dato credito, tant’è che ho definito l’illustrazione del premier alle Camere un discorso da statista”. Semplicemente la rivista si schiera, come recita il nome, al fianco delle famiglie (cristiane). Quelle che non arrivano a fine mese, quelle che “vanno nelle mense della Caritas anche alla metà del mese per mangiare”, si legge nell’intervista rilasciata La Stampa. Una crociata dunque non politica ma ideologica. Nel senso cristiano del termine. “Le nostre posizioni sono perfettamente allineate a quelle del cardinale Martino” si è difeso il direttore del settimanale. “Il quale invita a combattere la povertà, non i poveri che rovistano nei cassonetti”.
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giovedì 7 agosto 2008

I neofascisti tornano alla "casa del padre"? Pare di si.

Santanchè: Meglio tornare dal cavaliere.
(AdnKronos) Il tempo delle contrapposizioni con il Cavaliere e' finito e anche i sospetti dell'"inciucio" con Walter Veltroni sono caduti. Insomma, secondo Daniela Santanche', non ci sono piu' motivi per fare la guerra al Pdl.
"Dobbiamo partecipare alla nascita del piu' grande partito italiano -dice l'esponente della Destra in una intervista a 'Libero'- Il Paese non ha bisogno della frammentazione ma di stabilita' e il compito del centro destra e' di governare per i prossimi 15 anni".
"Con la mia decisione -aggiunge Santanche', ormai in aperta rottura con il leader del partito, Francesco Storace- penso di interpretare il desiderio di quel milione di elettori che ha votato la Destra e vuole vederla 'con' e non 'contro' Berlusconi. E' caduto il pregiudizio dell'inciucio. In camapgna elettorale sospettavamo che Berlusconi e Veltroni, il giorno dopo, sarebbero scesi a patti, sovvertendo il risultato elettorale. Pregiudizio che e' proseguito anche durante le prime battute della legislatura".
Santanche' rivendica la propria autonomia e replica al segretario che non vuol sentir parlare di riavvicinamento. "Rispetto Storace ma chi ha votato la Destra, chi voleva mandarmi a Palazzo Chigi, e' schierato politicamente da questa parte. I nostri elettori -aggiunge Santanche'- non capirebbero posizioni solitarie e distanti dal governo. E men che meno se appoggissimo i referendum di Di Pietro".

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sabato 2 agosto 2008

“Conservare la memoria”: l’appello di Napolitano sulla strage di Bologna.

La strage di Bologna

(Panorama) Era un sabato anche 28 anni fa, a Bologna, quando esplose una bomba nella sala d’aspetto della stazione: l’ordigno uccise 85 persone e ne ferì oltre duecento. “Occorre coltivare un dovere della memoria che si traduca in una rinnovata ampia assunzione di responsabilità per la difesa dei valori di democrazia, libertà e giustizia” scrive il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato al presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage, Paolo Bolognesi. E aggiunge: “Le immagini di quel crimine così barbaro e vile, che scosse e scuote tuttora nel profondo la coscienza degli italiani rimangono impresse in modo indelebile nella memoria dell’intero Paese”.

I mandanti politici della strage di Bologna sono ancora ignoti. “Il governo è impegnato ad affiancare al tavolo tecnico, che dovrà corrispondere alle richieste legittime dei parenti delle vittime, un tavolo politico istituzionale che intende corrispondere esattamente a questa aspettativa” ha dichiarato il ministro per l’ Attuazione del programma Gianfranco Rotondi, intervenuto alla manifestazione, a proposito della ricerca dei responsabili della tragedia. Dalla piazza arrivano fischi: “Non mi spaventano” dice Rotondi “mi spaventa semmai la disunità delle istituzioni”. Contestato dal pubblico il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, che dal palco ricorda come ‘’nessuno possa ignorare la verità storica come quella giudiziaria”. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha inviato un messaggio al primo cittadino del capoluogo emiliano, auspicando che “dopo tanti anni, si dissolvano le zone d’ombra che hanno suscitato perplessità crescenti nell’opinione pubblica intorno all’accertamento della verità sulla strage”.
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giovedì 31 luglio 2008

La Storia secondo Grillini. Omosessuali al confino nell’Italia fascista. Ma che inesattezze!

(Franco Grillini - Il domani di Bologna) Il nonno è sempre il nonno e non si tocca, anche se di nome fa Benito e di cognome Mussolini. E’ così che la verace nipote si è assegnata il ruolo di difensore a tutto tondo della sua memoria litigando persino durante la campagna elettorale sui presunti meriti del fascismo e dell’augusto parente che ne fu il promotore e l’inventore.
Anche nell’intervista a KlausCondicio Alessandra Mussolini, figlia della figlia del fratello del dittatore*, non si smentisce e si lancia in una alquanto ardita difesa della presunta tolleranza del nonno verso gli omosessuali (“non li ha mai odiati”), e al solito ci ripropone il clichè degli amici omosessuali della famiglia (ormai proprio tutti per difendersi dall’accusa di omofobia parlano dei loro amici gay che non mancano mai in ogni famiglia che si rispetti).
Per la verità, come ci dice il bel libro di Lorenzo Benadusi (Il nemico dell’uomo nuovo, Feltrinelli) l’omofobia del regime era evidente, tanto più con la ventata puritana seguita alla firma dei patti lateranensi con il Vaticano dopo il 29, che non a caso è l’anno della defenestrazione per “pederastia” di Augusto Turati popolare segretario del Pnf di cui Mussolini nonno dava il seguente giudizio: “A me interessano le persone dalla cintola in su, a Turati dalla cintola in giù”. In realtà fu una congiura di palazzo a far fuori il segretario e con la stessa argomentazione un anno dopo venne di fatto destituito il successore Giuriati. L’omofobia tipica delle dittature e l’uso spregiudicato dell’accusa ritenuta infamante di immoralità, di soggiacere al “vizio contronatura”, per far fuori gli avversari interni del regime si è visto all’opera per tutto il ‘900 percorso dai regimi autoritari dall’Italia di Mussolini, alla Germania di Hitler (vedi il massacro delle Sa accusate in toto di essere omosessuali) alla Russia di Stalin che criminalizzo l’omosessualità nel 1936 mandando in Siberia un numero imprecisato di persone accusate del “vizio borghese”. E’ interessante da questo punto di vista sentire cosa dice Mussolini stesso della vicenda Turati : “La voce pubblica, agitata da Roberto Farinacci, venne catapultata su Turati, che, dal punto di vista dei rapporti con l'altro sesso, non era e non è un cherubino. Finché guidò le sorti del partito, lo sostenni. [...] Farinacci, da anni, attendeva il momento per sistemarlo, una volta per sempre. … Turati fu sommerso dalla calunnia… la sua omosessualità fu una fosca favola inventata dall'uomo di Cremona ai suoi danni. Ma, in Italia, quando la voce pubblica, comunque organizzata, colpisce, nulla è possibile fare per renderla inoperante” (citato da Benadusi).
Che il fascismo avesse le minoranze nel mirino, quella omosessuale compresa, non è in dubbio, tant'è che la stessa nipote del duce lo ammette come dato di fatto storico. In seguito all’emanazione delle leggi razziali molti prefetti vedranno nell’omosessualità e nella pratica omosessuale un reato politico passibile di confino. E’ quello che succede ad alcune centinaia di persone che vengono arrestate e deportate soprattutto alle isole Tremiti ma anche in altri luoghi di “villeggiatura” come li ha definiti Berlusconi.
Per esempio Ponza dove era detenuto Pertini che ne parla ad una intervista a Silverio Corvisieri. I detenuti omosessuali erano isolati dagli altri detenuti politici che non li amavano ne li aiutavano. L’omofobia era forte anche tra i confinati politici e i detenuti comuni. Tra angherie e stenti l’esperienza del confino per gli omosessuali si conclude nel 1941 quando il regime aveva bisogno di concentrarsi sui detenuti politici mentre per gli autori del “turpe vizio” si incentivava l’istituto dell’ammonizione prefettizia.
Fino al 1986 di questa persecuzione si sapeva poco o nulla perché la storiografia ufficiale non riteneva molto importante studiare ed approfondire l'argomento. Soltanto alcuni film, peraltro pregevoli, avevano affrontato il tema come “Gli occhiali d’oro” tratto dal libro di Bassani e il famosissimo film di Ettore Scola “Una giornata particolare” dove, ironia della sorte, la protagonista è proprio una straordinaria Sofia Loren zia di primo grado di Alessandra Mussolini**.
L'archivio degli omosessuali confinati dal fascismo fu scoperto dal sottoscritto con l'aiuto della sezione bolognese dell'Aned (associazione nazionale deportati dal fascismo e nazismo) e del suo leader storico Osvaldo Corazza in collaborazione con la sezione romana dell'Anppia, associazione nazionale perseguitati politici italiana antifascisti.
All’archivio di stato erano conservati decine e decine di fascicoli riguardanti in confinati omosessuali con tanto di foto segnaletiche e con tutta la storia della loro detenzione. Un materiale incredibilmente interessante che per la prima volta poteva essere consultato e fotocopiato grazie ad una legge che consentiva di superare i 70 anni previsti per questo tipo di studio essendo la materia di carattere storico.
Fu in questo modo che in qualità di presidente Arcigay di quel tempo (1986), diedi incarico a Giovanni Dall'Orto di studiare la drammatica vicenda dei perseguitati e confinati omosessuali dal fascismo. In sostanza quindi è stata Arcigay a sollevare la questione, a trovare gli archivi, e a consentire agli storici di ricostruire la verità delle persecuzioni agli omosessuali dopo l'entrata in vigore delle leggi razziali.
Successivamente è stato scritto un bellissimo saggio sul tema da parte di Gianfranco Goretti e Tommaso Giartosio dal titolo “La città e l'isola”, Donzelli, e un altro bel libro a fumetti di Luca De Sanctis e Sara Colaone, “In Italia sono tutti maschi”, Kappa edizioni, presentato in occasione del pride bolognese.
Di certo si può dire che la dittatura fascista non costruì i fornì crematori –ma aiutò i nazisti ad alimentarli-, ed anche probabile, come dice Alessandra Mussolini, che i vari gerarchi avessero tra i loro amici persone omosessuali, ma ciò non toglie che rimanga l'imperitura vergogna delle leggi razziali che consentirono ad alcuni “zelanti” prefetti, di interpretare il comportamento omosessuale come reato politico esattamente come succede oggi nell'Iran di Ahmadinejad, come successe nella Germania di Hitler e come accadde nell'Unione sovietica di Stalin.
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*Ad un politico non è ammessa l'gnoranza, nella storia contemporanea, quella stessa storia che consegnerà l'Italia alla democrazia dopo le tragedie della dittatura e della guerra. Alessandra Mussolini, è figlia di Romano Mussolini (ultimo figlio maschio del duce e di donna Rachele) e di Maria Scicolone sorella di Sofia, in arte Sophia Loren. Il fratello del duce, Arnaldo non risulta abbia avuto figlie ma solo un figlio maschio mortogli prematuramente.

** Il ridicolo in tutta questa storia è che anche Alessandra Mussolini ha una piccola parte nel
film, quello di Maria Luisa. Un film totalmente antifascista e di denuncia per quello che riguardava la condizione femminile ed omosessuale. Era l'epoca in cui aveva la "nipotina" ambizioni "artistiche"... Sapeva Alessandra che stava recitando in un film che denunciava in modo molto duro il regime di suo nonno? Probabilmente no...

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martedì 29 luglio 2008

Scontro a destra sulle adozioni ai gay. La Meloni contro la Mussolini: "Pensi ai bimbi".

(AdnKronos) "Non se ne parla. Non e' allargando la platea dei potenziali genitori che si risolve il dramma delle adozioni". Lo afferma in un'intervista a "Libero" il ministro della Gioventu', Giorgia Meloni, intervenendo cosi' sulla proposta della presidente Pdl della Commissione Bicamerale per l'Infanzia, Alessandra Mussolini, che ha sostenuto che 'in Italia serve una legge che consenta l'adozione ai single e alle coppie di fatto'.

Per Meloni, il "vero problema e' il divario tra le domande di adozione e quelle che vengono realmente portate a termine con successo". "Non serve aumentare i soggetti candidati ad accogliere i minori, la soluzione -aggiunge il ministro- sta nel rendere piu' efficace il sistema dell'adozione".

"Abbiamo a che fare con bambini che -sottolinea- hanno gia' sofferto e ai quali non possiamo negare il diritto di avere un padre o una madre. A maggio ragione se ci sono migliaia di famiglie e per famiglie intendo un papa' e una mamma uniti da vincolo religioso o civile, che vorrebbero adottare".

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I gay postfascisti difendono la Mussolini per bocca di un suo "Ministro penombra"...

(Redazione) Questa destra vergognosa, impresentabile ed incapace di governare, trova nella Mussolini una spalla degna dello spirito di revisionismo che la anima. Dopo le risibili dichiarazioni dell'on.le Mussolini (e che comunque non hanno aggiunto ne tolto nulla alla violenta dittatura di Mussolini), autoelettasi "Presidente del Governo penombra", sul duce ed i gay, ecco saltar fuori i gay postfascisti che con il loro solito comunicatino dove solidarizzano con la Mussolini condividendone pensieri e parole. Probabilmente le bordate di critiche mosse contro l'on.le Mussolini da ogni parte, hanno obbligato quelli di GayLib a prendere carta e penna tentando di buttar giù qualche parola di solidarietà, che, al solito, han fatto più male che bene alla causa omosessuale. Il giorno che impareranno a tacere su certi temi ed a riflettere maggiormente, è ancora lontano a quanto sembra. Al solito l'Oliari (tra l'altro eletto dalla Mussolini ministro del governo penombra...) dimentica quel "grido di battaglia" lanciato dalla nipote del duce e di Sophia Loren.. : "Meglio fascista che frocio"! Come dire... "Camerati a noi!
E la Mussolini per attirare l'attenzione è maestra, usa tutti i mezzi proprio come suo nonno... Un comunicato, quello di GayLib, che si commenta da solo, zeppo di inesattezze, mistificazioni e faziosità.
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SBAGLIATO MINIMIZZARE LE APERTURE DI ALESSANDRA MUSSOLINI IN MATERIA DI ADOZIONI E DI COPPIE GAY.
“Sbaglia chi minimizza le aperture della Mussolini alle adozioni e alle coppie di fatto: i diritti civili non sono monopolio delle sinistre e trovo puerili le reazioni denigratorie alle sue coraggiose dichiarazioni“. Lo afferma in una nota Enrico Oliari, presidente di GayLib (gay di centrodestra), il quale sostiene che “l’intervista rilasciata a Klauscondicio denota il grado di sensibilità dell’on. Alessandra Mussolini e tutti sappiamo quanto siano importanti tali posizioni espresse nel centro-destra: essere europei significa anche rimuovere le discriminazioni per le coppie omoaffettive, non solo percepire contributi economici”. Oliari ha poi concluso sostenendo che “con le solite, volute, esagerazioni nell’intervista si è parlato di 10.000 omosessuali confinati durante il fascismo: trovo francamente ingiusto che si strumentalizzino i drammi personali ai fini dialettico-politici arrivando a inventare la storia. Gli omosessuali confinati erano infatti circa trecento, quasi sempre per motivi riconducibili ad altri reati (prostituzione, ricatto…) e l’Italia restò, anche durante il Ventennio, l’unico Paese a non avere una legge contro i gay, mentre negli altri Paesi vi erano le prigioni, i Lager ed i Gulag (gli ultimi condannati in Russia sono del 1993)”.

Enrico Oliari

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Pdl, Mazzocchi alla Mussolini sulle adozioni ai gay: "Rispetta il programma".

"Abbiamo un dovere ben preciso di rispettare il programma elettorale grazie al quale siamo stati eletti".
“Non mi risulta che nel programma elettorale che ha permesso tanto al sottoscritto, quanto all’On.Alessandra Mussolini di essere eletti, sia presente il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto o le adozioni per le stesse.

Abbiamo fatto anni di battaglie contro ogni forma di pacs, dico e cus che permettessero di creare famiglie alternative a quella naturale fondata sul matrimonio; ora una volta al Governo dovremmo addirittura riconoscergli il diritto d’adozione. Come cattolici non possiamo accettare questo discorso ed anzi ci opporremo proponendo le identiche battaglie che hanno fermato queste stesse proposte durante il Governo Prodi”.

Con queste parole Antonio Mazzocchi, deputato del Popolo della Libertà e Presidente dei Cristiano Riformisti, ha commentato le dichiarazioni dell’On.Mussolini sulle adozioni ai single”.

“Proprio perché questo sistema elettorale non vede una elezione diretta di collegio, ma vede da parte della gente un voto al simbolo, al programma ed ai valori della coalizione, abbiamo un dovere ben preciso di rispettare il programma elettorale grazie al quale siamo stati eletti, che deve essere una vera e propria stella polare nell’azione dei 5 anni di Governo. E penso sinceramente - conclude Mazzocchi - che le priorità, anche della commissione infanzia, in questo momento debbano essere altre, dal censimento degli orfanotrofi alla lotta alla pedofilia”.

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lunedì 28 luglio 2008

La Mussolini in un'intervista dice sì alle adozioni per le coppie omosessuali.

La deputata: «Non sono d'accordo nel lasciare i bambini negli istituti».
(La Stampa) «Sì alle adozioni ai single. Si anche alle coppie di fatto». L’apertura, a sorpresa, arriva da Alessandra Mussolini, deputata del Pdl e presidente della Commissione bicamerale per l’Infanzia, in un’intervista a «Klauscondicio», la trasmissione che Klaus Davi conduce su YouTube. «L’idea che ci possa essere una legge che consenta anche in Italia l’adozione ai single mi trova d’accordo – ha detto la Mussolini -. Molti bambini, infatti, hanno un miglior rapporto con un’unica persona, anche single, quindi se un individuo riesce a dare amore ad un bambino ed a toglierlo dall’istituto per me va bene. Mentre, non sono d’accordo a lasciare i bambini negli istituti, neanche con la legge sulle adozioni, che impedisce alle coppie di poter adottare un bambino richiedendo l’assenso dei genitori della coppia richiedente e, soprattutto, non sono d’accordo con la legge che non prevede le coppie di fatto ed i single». Il deputato del Pdl, inoltre, racconta che suo nonno, Benito, «non odiava i gay. Non nego affatto il dato storico- dice la Mussolini, riferendosi ai circa diecimila omosessuali mandati al confino durante il regime fascista- ma dipingere la famiglia Mussolini come omofoba è sbagliato».

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martedì 1 luglio 2008

Neofascisti bolognesi contro il gaypride con parole farneticanti.

(Gli italici) Gioventù italiana Bologna - Bononia 189 a.C. disapprova il Gay Pride che si “celebra” oggi A Bologna. Al di là delle scelte individuali che sono libere e legittime, non è però ammissibile che si blocchi una città per dar spazio ad una carnevalata che non ha nessun obiettivo se non quello di scandalizzare e “trasgredire”. Precisiamo che non avremmo accettato una manifestazione simile nemmeno se i protagonisti fossero stati gli eterosessuali. Il sesso attiene all’intimità della persona e non può essere “sbattuto” in faccia a chiunque in piazza. Riteniamo che la trasgressione fine a sé stessa sia irrazionale ed abbia l’effetto di offendere la comunità nelle regole che sottendono alla civile convivenza. Pensiamo che non esista il problema della discriminazione degli omosessuali in Italia, né tanto meno a Bologna. Tale manifestazione partecipa al tentativo, perpetrato in modi diversi e penetranti, di imporre un modello sociale alternativo e disgregante. Ci riferiamo, in particolare, alle norme sull’omofobia imposte dall’oligarchia europea agli stati nazionali, le quali, in oltraggio alla democrazia, violerebbero, qualora ratificate anche in Italia, il principio della libertà di manifestazione del pensiero sancito dall’art. 21 della Costituzione. Ribadito che le scelte sessuali di ognuno non sono in discussione, attenendo, tuttavia, al privato ed alla intimità, teniamo a ribadire che l’unico modello sociale da tutelare e promuovere sia quello fondato sulla famiglia tradizionale: uomo, donna, figli; il solo in grado di permettere alla natura umana di riprodursi e non estinguersi.

Antonio Del Prete
Resp. Provinciale Gioventù italiana Bologna
www.bononia189ac.it

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