(Paesanini land)Si segue la pista gay per l'omicidio dell'architetto, trovato morto ieri sera a Roma. (...) L'omosessualita' dell'architetto, insieme agli altri elementi, induce la polizia a non escludere che l'omicidio sia maturato negli ambienti gay della Capitale.(Corsera)
È stato prima picchiato, strangolato e poi colpito con un oggetto alla testa un architetto italiano di 59 anni (...). E gli investigatori seguono la pista dell´omicidio gay: la vittima era omosessuale. (...)
E mentre gli agenti della mobile sono ancora impegnati nelle indagini, i primi accertamenti sembrano far propendere gli investigatori per un omicidio in ambienti gay. Ma è ancora presto per dire che cosa sia andato storto nell´appartamento di via Valiero, che cosa abbia potuto condurre a una tale violenza. (Repubblica)
A quanto si e' appreso l'uomo, nel momento in cui e' stato colpito, era vestito. La pista prevalente che seguono gli investigatori della squadra mobile e' quella di un delitto maturato negli ambienti omosessuali. Gli inquirenti dovranno ora ricostruire le ultime ore di Alberto Falchetti, individuare i suoi amici, conoscenti e soprattutto le persone che stava frequentando negli ultimi tempi. La modalita' del delitto e soprattutto l'arma usata fanno supporre che si sia trattato di un omicidio ''di impeto'', magari al culmine di una lite.(Ansa)
A quanto appreso dagli inquirenti il 59enne era omosessuale e aveva da poco intrapreso una nuova relazione. Non si esclude che il delitto possa essere maturato negli ambienti gay. (Il Giornale)
Ci si bacia sulla bocca in un delitto gay?
Ci si veste da donna in un delitto gay?
E si pratica della penetrazione durante un delitto gay? (Come non è quello il delitto?!?)
Chi fa l'uomo e chi la donna in un delitto gay?
Come muore un morto ammazzato in un delitto gay? Gesticolando moltissimo???
Ma negli ambienti gay ci si ammazza sempre nello stesso modo?
Perché ci si ammazza negli ambienti gay?
Ma tutti quelli che vengono ammazzati sono gay o solo quelli che vengono ammazzati negli "ambienti gay" sono gay?
Ma questi "ambienti gay" sono come gli appartamenti normali?
Le tendine sono sempre rosa?
Ma se i gay lo sanno che negli ambienti gay vengono uccisi perché ci vanno?
Questa pista che si segue da dove parte e, soprattutto, dove porta?
I gay lo sanno che negli ambienti gay si viene uccisi?
I gay sanno di essere gay?!?
Ma se i gay sono gay dove la trovano tanta forza per essere violenti?
Già. Questi squallidi e torbidi ambienti omosessuali… Peccato che spesso a uccidere siano marchette eterosessuali, frustrate e arrabbiate con quel corpo che si trovano davanti, e che hanno appena dovuto soddisfare. (...) Gli omocidi vengono quasi sempre commessi dai ragazzi che battono i marciapiedi (...)rimorchiati nei viali di valle Giulia, disposti a tutto per rubare qualche euro in più. Sono omicidi dettati da un raptus (i casi di cadaveri col cranio fracassato da un corpo contundente sono moltissimi). E protetti, spesso, dall’omertà che circonda questo genere di incontri, di cui non si parla neanche agli amici più stretti. (Notiziegay)
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1 commenti:
Anonimo ha detto...
aggiungerei anche un'ulteriore domanda più che un'osservazione:
- ma un "omicidio gay", è più giustificabile di un omicidio "normale"? -
Quanto danno che fanno questi miserabili giornalisti da quattro soldi. Anche in questo caso il livello della comunicazione è quello di "Cronaca Nera"; settimanale tanto in voga nei barbieri di paese, e dove la scusa della cronaca invece soddisfa i pensieri più incoffessabili di tanti...
Anto
giovedì 21 agosto 2008
Ma com'è un delitto gay?
mercoledì 20 agosto 2008
Il delitto dell'Aurelio. La misteriosa domenica dell'architetto.
Ucciso come nel giallo di Fruttero & Lucentini.
(Raffaello Masci - La Stampa) C’è un silenzio gravido di sorprese, forse di segreti, intorno ad Alberto Falchetti, l’architetto trovato ucciso lunedì nel suo appartamento a Roma, nel quartiere Aurelio.
Al quarto piano del civico 12 di via Agostino Valiero, la porta di quella casa dove lunedì pomeriggio la colf Silvana ha trovato il professionista per cui lavorava in una pozza di sangue, reca i sigilli della Questura di Roma: timbri, firme, «ai sensi della legge», eccetera. Il portoncino è pulito e lucido, le due serrature di sicurezza appaiono del tutto intatte: chi era con Alberto al momento della morte, deve essere entrato come ospite noto, e forse gradito.
L’atmosfera in quello stabile elegante, tranquillo, con ampie terrazze piene di fiori, è spettrale: le scale, gli androni, il bel giardino condominiale, sono deserti. Le vacanze hanno sfoltito i ranghi e i pochi residenti che escono con i sacchetti della spazzatura, si attengono ad un tacito patto del silenzio: «Una persona perbene, così elegante - racconta un signore che si appoggia a un bastone -. Rumori? No, mai nessuno si era lamentato. L’architetto faceva una vita molto riservata, riceveva anche poca gente. O almeno così sembrava». Buongiorno e buonasera, grazie e prego: convenevoli, insomma, niente di più. O comunque, in questo luttuoso pomeriggio d’estate, nessuno sembra voler andare oltre questo racconto.
Alberto Falchetti lavorava per una popolare rivista nelle «location» per i fotoromanzi. Si sapeva che era omosessuale, perché non ne faceva mistero con quelli che lo conoscevano, che proveniva da una famiglia di professionisti di Siena e che aveva a Roma un fratello farmacista.
Ma si sa anche che da tempo era malato e ultimamente aveva fatto la spola tra gli ospedali: cose di una qualche gravità, a quanto si dice, dato che a 59 anni doveva appoggiarsi non ad una ma a due badanti che si alternavano. Tuttavia anche di questa cagionevolezza nessuno dei suoi coinquilini si era reso conto.
Il gioco erotico
Un amico assiduo che potrebbe sapere di più sulla sua vita, si trova attualmente in Argentina e si ha qualche difficoltà a contattarlo. Per il resto, a parlare di Alberto Falchetti sono solo il suo corpo affidato ai medici legali dell’obitorio di Roma e i reperti prelevati dagli inquirenti in casa.
Anche se non esiste ancora un referto, sembra ormai appurato che l’architetto sia morto nella notte tra domenica e lunedì, che sia stato prima picchiato duramente, poi colpito con un corpo contundente cilindrico (così si dice) sull’osso frontale e sulle tempie, infine che ci sia stato un tentativo di strangolarlo.
Ieri è emerso anche un ulteriore dettaglio inquietante: le sue mani erano state immobilizzate con un nastro adesivo di quelli larghi e marroncini, utilizzati per sigillare i pacchi. Basta questo per parlare di un gioco sessuale incautamente condotto? Quel che è certo, invece, è che la porta di casa non presentava segni di effrazione. La vittima, quindi, conosceva bene l’assassino e l’aveva fatto entrare normalmente in casa sua.
Quanto agli oggetti all’attenzione della scientifica, ci sarebbero un posacenere, dei bicchieri, un certo numero di posate. La casa, con ogni probabilità, doveva aver accolto più ospiti nel weekend di Ferragosto, e le stoviglie non erano state lavate, forse in attesa che provvedesse la signora Silvana, il lunedì successivo.
Ma anche la macchina, una Lancia Y, parcheggiata sotto casa, è stata portata via dal carro attrezzi per essere accuratamente ispezionata. La chiave di tutto, però, potrebbe essere in due strumenti anch’essi acquisiti dalla polizia: il pc di ultima generazione trovato aperto in casa, e il cellulare. Con chi ha parlato Alberto in quegli ultimi giorni? E quali siti Internet ha visitato? La polizia ha parlato subito di una «pista gay».
Ora, dato che il corpo dell’architetto era perfettamente vestito, se non ci sono tracce biologiche che portino in questa direzione, è da intendersi che siano i tabulati del telefonino o la «cronologia» dei siti Internet a orientare gli inquirenti in questo senso? Si sa, per esempio, che molti gay, specialmente non più giovanissimi, si servono di siti specializzati per reclutare escort da contattare poi per telefono e invitare a casa a fronte di una cospicua remunerazione. Tutto questo, se mai fosse vero, telefono e pc potrebbero raccontarlo agevolmente.
Venti delitti
C’è un ultimo particolare su cui riflettere: non sono state diffuse foto della vittima. L’Arcigay di Roma, allarmato dai circa venti omicidi di omosessuali avvenuti nella capitale negli ultimi tre anni, ha chiesto di poter avere una foto dell’ucciso, per diffonderla e raccogliere attraverso questo tam tam capillare ogni possibile informazione utile. Invece niente.
Gli inquirenti hanno fatto sapere - peraltro sibillinamente - che preferiscono non diffondere immagini della vittima, e questo riserbo è stato letto come funzionale alle indagini. Dunque ancora un silenzio, che potrebbe però proteggere l’inchiesta, evidentemente in una fase delicata. Se non a una svolta.
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Fruttero & Lucentini "La donna della domenica".
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giovedì 14 agosto 2008
Cina. Incastrato col pene in una panca traforata per una masturbazione. Arrivano i pompieri.
(Ansa) Un uomo di Kong Kong, descritto come ''solitario e disturbato'' si e' visto costretto a chiamare la polizia per liberare il suo pene rimasto incastrato in una panca d'acciaio traforata in un parco pubblico. Lo riferisce il quotidiano locale Apple Daily. Le Xing, di 42 anni, si stava masturbando nel cuore della notte nel parco LanTian, utilizzando uno dei fori di una panca quando il suo pene vi e' rimasto incastrato. In preda al panico ha chiamato la polizia, accorsa con alcuni medici. Dopo vari tentativi di soccorrerlo sul posto, i medici sono stati costretti a portare all'ospedale l'uomo con tutta la panca, lunga due metri e mezzo. Alla fine dell'intervento, durato in tutto quattro ore, i medici hanno dichiarato che se fosse rimasto incastrato per un'altra ora, avrebbero dovuto amputargli il pene.
Puglia, "pizzo" a luci rosse tra gay.
Un quarantenne ha tentato di ricattare un amico protagonista di un video gay hard realizzato con il telefonino a fine luglio durante un rapporto omosessuale. I Carabinieri l'hanno arrestato dopo la denuncia.
(Gianpaolo Balsamo - La gazzetta del mezzogiorno) Voleva spillare soldi all'amico protagonista di un video gay hard. Un ricatto a sfondo sessuale nei confronti di un amico filmato con il telefonino a fine luglio durante un rapporto omosessuale consumato in auto è stato sventato dai carabinieri della caserma di Corato che, dopo aver fotocopiato le banconote oggetto del ricatto, hanno arrestato l'estortore con in mano parte il denaro pattuito per evitare lo scandalo: trecento euro.
Si tratta di un 40enne coratino che dovrà ora difendersi dall’accusa pesante di estorsione continuata ed aggravata.
La trappola è scattata l'altra mattina dopo che la vittima del ricatto gay, un altro 40enne del luogo, stanco delle continue richieste di soldi, ha denunciato l'estortore ai carabinieri, ai comandi del maresciallo Pietro Zona. Secondo quanto accertato dai militari, l'incontro amoroso «hard» sarebbe avvenuto tra i due uomini a fine luglio, alla periferia di Corato, in un luogo appartato e all’intero di un’autovettura.
Ma finito l'incontro, uno dei due 40enni, coniugato e con figli, ha cambiato atteggiamento e da amante è diventato ricattatore e, con toni non più dolci ma minacciosi, ha chiesto al partner occasionale soldi, videogame e cd musicali in cambio del silenzio sul rapporto appena consumato.
Non solo. Gli ha mostrato anche il videofonino con cui ha svelato di aver filmato il rapporto compromettente, impegnandosi a distruggerlo dietro pagamento del compenso.
La vittima, dopo una prima richiesta giunta via sms, avrebbe consegnato 500 euro al suo amico che, non contento, ha continuato nelle richieste.
«Dammi cento euro o spiffero tutto», «Portami 300 euro o rivelo il contenuto del filmato a tutti quelli che ti conoscono».
A quel punto non ha retto più e senza indugio si è rivolto ai carabinieri che, di concerto con il sostituto procuratore Antonio Savasta del Tribunale di Trani, hanno preparato una trappola all'estorsore. I militari hanno segnato il numero di serie delle banconote che la vittima doveva consegnare al ricattatore e, stabilito il luogo e il giorno dell'appuntamento tra le parti, si sono appostati a pochi passi dall’abitazione dell’«aguzzino» scelta come luogo dell'appuntamento.
Consegnati i soldi, sono piombati sul posto i carabinieri che hanno bloccato il presunto estorsore. L'uomo non ha opposto resistenza ed è stato ammanettato e condotto in camera di sicurezza mentre il denaro è stato subito sequestrato così come il suo telefono cellulare utilizzato per riprendere l’incontro sessuale gay. Accertamenti sono stati avviati dagli stessi investigatori dell’Arma per verificare la presenza, nella memoria del cellulare, di immagini o altri filmati compromettenti.
mercoledì 13 agosto 2008
Un anno fa il delitto di Chiara Poggi.
(Sky tg24) Un anno fa l'omicidio di Garlasco. Stasera, in duomo, una messa ricorderà Chiara Poggi, uccisa la mattina del 13 agosto 2007. L'assassino non ha ancora un nome. La Procura di Vigevano, nelle prossime settimane, chiuderà l'indagine. Probabile il rinvio a giudizio di Stasi. Troppe, secondo gli inquirenti, le contraddizioni nel suo racconto. Ma i legali del ragazzo, che a settembre fu arrestato e poi scarcerato per inconsistenza delle prove, ritengono di poter dimostrare che quel giorno, nella villetta di via Pascoli, c'erano due persone, di statura inferiore al loro assistito.
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sabato 2 agosto 2008
Sorpresa coppia ventenne a fare sesso in pieno centro. Denunciati per atti osceni in luogo pubblico.
(Andrea Fabiani - Newgol) Foligno. Sesso in auto in pieno centro storico e ora dovranno comparire davanti al giudice. E' successo all'alba di qualche giorno fa nei pressi di Via Umberto I, una delle vie principali nel cuore della città. Era il 28 luglio quando due ventenni, lui di nazionalità albanese e lei di nazionalità rumena, sono stati colti in flagrante dai carabinieri mentre, completamente nudi, facevano sesso all'interno della loro auto normalmente parcheggiata a lato della strada. I ragazzi, su cui sono stati effettuati i dovuti accertamenti, erano incensurati ma questo non li ha preservati dalla inevitabile denuncia per atti osceni in luogo pubblico e ora sarà il giudice a dover decidere delle loro sorti. La nostra città non è, però, nuova a questo tipo di avvenimenti. L'ultimo episodio analogo, infatti, risale a soltanto pochi mesi fa.
martedì 22 luglio 2008
Pesaro. "Sono gay". E in gioielleria ruba preziosi per 25mila euro.
Era andato dal titolare dell'oreficeria 'La Maison Claire' e lo aveva impietosito dicendo di essere omosessuale e di avere problemi con la famiglia. Poi, con particolare destrezza, è riuscito a scappare con i gioielli.
(Il Resto del Carlino) Ha cominciato dicendo che era gay, che la sua famiglia non voleva, che gli aveva reso la vita difficile. Nel frattempo si faceva mostrare anelli e altri preziosi dalla titolare della oreficeria 'La Maison Claire', al primo loggiato lungo il Corso. Alla fine, è riuscito a fuggire con 25.000 euro di valore: un furto fatto con particolare destrezza, quello di ieri mattina, intorno alle 11.
Per preparare il tutto, il ladro, ben vestito, modi gentili, età apparente sui 30 anni, lo scorso sabato era già andato nello stesso esercizio e si era fatto preparare dei gioielli, dicendo che sarebbe ripassato per prenderli e pagarli ieri mattina. E infatti, ieri è ripassato. Ha ubriacato di parole la titolare, a un certo punto ha anche comprato una cosa di poco valore, in argento, per acquisire fiducia.
Alla fine, prima di 'volare' via con quel rotolo di merce preziosa, ha detto che usciva per prendere un fiocco per il pacco e che tornava subito. Ha girato subito a sinistra, a piedi, e nessuno l’ha visto. Sul posto personale della Volante e della Mobile per le indagini.
Sphere: Related Contentmercoledì 9 luglio 2008
Ucciso e carbonizzato nell'auto. Una vendetta omosessuale?
Una telefonata anonima ha avvisato i carabinieri. Spunta l'ipotesi del regolamento di conti.
(Marco Bardesono e Valerio Grosso - Cronaca qui) Potrebbe essere un regolamento di conti: il corpo di un uomo carbonizzato è stato trovato all'interno di un'auto bruciata nei boschi attorno a Rivarolo Canavese. La vettura, una vecchia Rover, risulta intestata a tal Purce Lazzaru Burcea, romeno di 59 anni. Il macabro ritrovamento è avvenuto attorno alle 19 di ieri in un impervio nei pressi del torrente Orco poco lontano da Rivarolo Canavese. Ad avvertire le forze dell'ordine una telefonata anonima che segnalava un'auto in fiamme sulla riva del fiume. Sul posto sono giunti i carabinieri della stazione di Rivarolo e del reparto operativo della Compagnia di Ivrea coordinati dal maresciallo Ignazio Mammino e dal luogotenente Maurizio Lamberti. Giungevano anche unità del vigili del fuoco chiamati a spegnere l'incendio. Domate le fiamme agli uomini dell'Arma si è presentata una scena raccapricciante: dell'automobilista restavano solo parte del tronco e la testa, entrambe carbonizzate che rendevano irriconoscibile il cadavere. Tant'è che uno dei militari che per primo si era avvicinato al corpo dell'uomo carbonizzato si è sentito male ed è crollato al suolo privo di sensi alla visione della scena. Il militare è stato immediatamente soccorso da un'unità del 118 e trasportato all'ospedale di Cuorgnè: le sue condizioni però non destano preoccupazioni. In un primo tempo si è pensato al suicidio, l'uomo avrebbe appiccato al fuoco alla sua Rover che successivamente è esplosa. Subito sono iniziate le ricerche di Lazzaru Burcea, ma dell'uomo domiciliato a Bosconero nessuna traccia. Ulteriori accertamenti e rapide indagini condotte febbrilmente dai carabinieri hanno riaperto ipotesi più inquietanti. A conferma che non si tratterebbe di un suicidio ma che dietro alla morte del rumeno ci possano essere retroscena criminali, l'arrivo sul posto anche del colonnello Crescenzio Nardone comandante territoriale dell'Arma e del capitano Michele Fanelli del reparto operativo dei carabinieri di Torino. A questo punto le ipotesi al vaglio dei carabinieri sono numerose e vanno dal regolamento di conti maturato nell'ambiente di traffico di stupefacenti, così come a quello dello sfruttamento della prostituzione. Ma non si esclude la possibilità che l'omicidio possa essere una vendetta tra omosessuali, è notorio infatti che il luogo dove è stato ritrovato il corpo del romeno è abitualmente frequentato da gay e femminielli. Solo a tarda ora sono giunti sul luogo del ritrovamento del cadavere il medico legale e il sostituto procuratore di Ivrea Francesco Saverio Pelosi e si è provveduto al trasferimento dell'uomo carbonizzato presso l'obitorio di Strambino, dove già nella giornata di domani si procederà all'esame autoptico. A Rivarolo Canavese la notizia si è subito diffusa. Sul posto sono giunte unità mobili della polizia municipale e il sindaco della città Fabrizio Bertot. A sostegno che si tratti davvero di un "grosso affare" l'arrivo in tarda serata anche di agenti della Squadra Mobile di Torino.
Torino. La sauna bordello in vendita dopo essere stata restituita al proprietario.
"Non riapro più, il locale è già in vendita".
(La Repubblica, edizione di Torino) All´ingresso delle docce c´è un cartello: «Avviso. Non possiamo accettare nuove adesioni, anche se accompagnate da clienti. Abbiamo raggiunto il numero massimo di iscrizioni». Riscuoteva gran successo di pubblico la sauna gay Antares di via Pigafetta. Sequestrata con un blitz della polizia il 17 aprile, dopo una lunga battaglia legale, ieri è stata restituita al legittimo proprietario. Ma non aprirà più. Il signor Mario Lomarco (nella foto) ha già affidato un mandato di vendita a un´agenzia immobiliare. Chiude definitivamente, dopo trent´anni e migliaia di clienti. Già iniziati i lavori per sgomberare i locali: statue di finto marmo, orpelli d´oro, cigni, fenicotteri, lettini, ciabatte di gomma, videoregistatori e cassette porno, la sala del bagno turco. Il cartello con i prezzi: 8 euro durante la settimana, 10 euro la domenica. Un altro cartello: «Vietato fare uso del proprio corpo a scopo di lucro».
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martedì 8 luglio 2008
Rapine in banca per cambiare sesso.
(Dario Freccero - Il secolo XIX) Rapinava banche per cambiare sesso. Daniela Sapry Rodrigues Contreras, nata maschio in Perù nel 1973 e oggi donna dopo un’operazione che le ha permesso di cambiare sesso, faceva parte del commando che nel febbraio del 2002 rapinò la Carisa di Legino. Con lei (o lui, perché all’epoca era solo un’intenzione diventare Daniela e non più Rodrigues) c’era una simil armata Brancaleone da girarci un film. Patrizia Bandiera, palermitana di 49 anni, un’infinita scia di precedenti per furto e rapina; il figlio A. L., all’epoca addirittura minorenne; e poi Emanuele Cascino, 35 anni, oggi in carcere a Vercelli, fidanzato della brasiliana Daniela che aveva conosciuto da uomo, anni prima, a San Vittore.
I quattro erano la banda del cutter che dal Duemila in poi ha terrorizzato mezza Liguria e tre quarti del nord Italia con decine di rapine tutte uguali. Nell’elenco c’è finito anche il colpo di Legino e ieri due di loro - Patrizia Bandiera e Daniela Contreras - sono state processate a Savona.
Davanti al collegio è stato ascoltato Emanuele Cascino che faceva parte del commando ma ha già patteggiato la pena (sta scontando una lunga detenzione in carcere) ed è ora il principale accusatore dei suoi ex complici (collabora con la giustizia).
È stato lui, ieri, a ricostruire il colpo savonese. «Abbiamo rubato una Y10, poi siamo andati dalla banca anche con una Seat Arosa, due sono entrati nella filiale con il cutter, altri due, io e Daniela, siamo rimasti in auto. Poi la fuga. Il colpo ci è valso poco più di 50 mila euro. Erano soldi che all’epoca a me e a Daniela servivano per pagare l’operazione che lei poi ha fatto».
Il rapporto tra i due si è poi incrinato e oggi l’accusatore non risparmia neppure l’ex compagna peruviana. I due si erano conosciuti nel carcere milanese di San Vittore ed era sbocciato un amore quasi a prima vista. E una volta rilasciati, hanno messo insieme a suon di rapine la somma necessaria per l’operazione.
Rapine tutte pressoché identiche. I quattro (qualche volta erano cinque) si presentavano all’interno delle filiali sempre verso mezzogiorno, a volto scoperto e armati di taglierino. Intimavano ai cassieri di versare tutto il denaro della cassa e prima di uscire, per garantirsi la fuga, si facevano consegnare il documento di identità di uno degli impiegati, minacciando ritorsioni in caso di allarme. Andò così anche a Legino ma in uno dei fotogrammi si riconoscevano la madre e il figlio (che all’epoca dei fatti era appunto minorenne). Da qui l’incriminazione e ora il processo
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Etichette: cronaca, rapine, sesso, transessuali
venerdì 4 luglio 2008
Fa sesso in modo troppo rumoroso, denunciato.
A Rovereto in uno stabile dell'Itea sono fioccate denunce e minacce a causa di una coppia che, a detta di un'anziana inquilina, è troppo rumorosa. La signora, infatti, si è lamentata perché sostiene che quando marito e moglie fanno all'amore gridano e provocano un tale fragore da impedire ai vicini il meritato e sospirato riposo quotidiano.
(L'Adige) La convivenza nei condomini è spesso e volentieri forzata e messa a dura prova dalle intemperanze di qualche abitante indisciplinato e con problemi, diciamo così, comportamentali. Altre volte, invece, la coabitazione sotto lo stesso tetto, ancorché in appartamenti diversi, è minata dall'intolleranza. In questo caso non c'entrano gli stranieri ma il sesso. Eh già, perché in uno stabile dell'Itea in centro storico sono fioccate denunce e minacce a causa di una coppia che, a detta di un'anziana inquilina, è troppo rumorosa. La signora, infatti, si è lamentata - in maniera tutt'altro che urbana - perché sostiene che quando marito e moglie fanno all'amore gridano e provocano un tale fragore da impedire ai vicini (solo la donna in questione, in verità) il meritato e sospirato riposo quotidiano. La denuncia per il sesso «caciarone», comunque, è solo l'ultimo episodio di una convivenza che rischia di scatenare una guerra senza precedenti. La pensionata, infatti, da mesi minaccia chiunque incontra sul giroscale e lancia strali a decibel «proibiti» perfino ai bimbetti che, non certo nelle ore deputate alla pennichella, giocano nel cortile. Il clima nella casa Itea del centro di Rovereto è diventato rovente. E non certo per le temperature elevate di questi giorni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, però, è stata proprio la lamentela seguita da denuncia della coppia che si... accoppia in maniera fracassona. Peccato, però, che nessuno degli altri condomini abbia mai registrato rumori insopportabili e, d'altro canto, che intimità sarebbe se si condivide con tutti? Comunque, dopo quest'ennesimo attacco della «tiranna» gli inquilini hanno deciso di passare al contrattacco. Hanno preso carta e penna ed hanno scritto una lettera alla direzione dell'Itea e al sindaco Guglielmo Valduga. La missiva è stata firmata da ben 50 persone ma, assicurano, «se non avessimo avuto fretta avremmo raccolto anche le firme dei residenti delle case vicine, pure loro presi di mira dalla signora». «Vi preghiamo di tutto cuore di prendere dei provvedimenti seri - si legge nell'appello all'istituto trentino di edilizia abitativa e al primo cittadino - nei confronti della condomina che ci sta portando all'esasperazione con le sue minacce e denunce orami giornaliere nei confronti di adulti, anziani e bambini del quartiere. Il clima è diventato insopportabile per chi esce di casa e la tensione dei condomini e vicini è altissima, anche perché le persone hanno paura a reagire quando la incontrano. Tutti abbiamo subito le angherie della signora». La speranza è che chi di dovere intervenga. Altrimenti? «Faremo un sit in di protesta».
lunedì 30 giugno 2008
Ruslana Korshunova, il mistero della modella morta a New York. Le novità.
E questo è un mistero piu grande. Cosa spinge una giovane donna, apparentemente felice, a buttarsi dalla finestra? Gli ultimi a vedere Ruslana viva sono stati il suo ex ragazzo, Artem Perchenok, e il portiere di notte, Mahmoud Nakeeb. Il primo ha precisato di averla lasciata “tranquilla ” dopo aver trascorso con lei un paio d’ore guardando il film Ghost. Il secondo ha scambiato un veloce saluto nel pomeriggio di venerdì: “Mi sembrava normale”, poi ha aggiunto “era davvero molto gentile. Diceva sempre buongiorno e buonasera”. “Non vedo alcuna ragione” ha detto un altro conoscente “perché dovesse fare una cosa del genere”. Kira Titeneva, la sua migliore amica, nata come lei ad Almaty, ha pianto: “Non prendeva droghe, non beveva, era un angelo, lavorava sempre. Era appena ritornata da Parigi, era al settimo cielo, abbiamo spettegolato al telefono”.
Aveva tutto: successo, apprezzamento della gente, speranze per il futuro. Ruslana, 20 anni, viveva nel mondo della moda dal 2003, quando era arrivata a Manhattan dal Kazakistan grazie all’intuito di Debbie Jones. Ruslana ha lavorato per le migliori agenzie di Mosca, Parigi, Londra e New York, ultimamente per l’agenzia IGM (la stessa di Kate Moss e Heidi Klum) e ha posato per firme famose. Da Marc Jacobs a DKNY, da Vera Wang a Christian Dior. Per cinque anni la modella si è divisa tra pubblicità, copertine, sfilate, servizi fotografici per riviste come Elle e Vogue che l’ha definita “una bellezza fiabesca ed eterna”. Ultimamente aveva iniziato a scrivere poesie, alternando il russo con inglese. “La vita è breve, vìola le sue regole, perdona in fretta, bacia adagio, ama veramente, ridi e non ti rammaricare mai di ciò che ti ha dato gioia”. Un’altra poesia, l’ultima trovata, datata 30 maggio, parla di amore: “L’amore è cieco, t’incendia il cuore. Non confondere l’amore col desiderio. L’amore è sole, il desiderio è solo carne. Il desiderio ti stordisce, l’amore ti dà forza”. E ancora: “L’amore non ti toglie qualcosa per darlo a un altro. È l’essenza della vita. Ma tu non dai la tua vita a un altro”.
E un’altra ancora, che forse rileva uno stato d’ animo non tranquillo: “Mi fa male, come se qualcuno avesse preso una parte di me, l’avesse strappata, calpestata e buttata. Sogno di volare, ma il mio arcobaleno è così lontano”. Il poeta e premio Nobel Joseph Brodsky (nato in URSS e vissuto e morto a New York) ha scritto una volta: “niente vale una vita…”. Ruslana avrebbe potuto realizzare il suo “sogno di volare” in un altro modo e magari trovare il suo arcobaleno. Ormai è troppo tardi.
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Giovane ragazzo decapitato dall'ottovolante.
(Sky tg24) Tragedia al parco divertimento Six Flags Over, in Georgia. Un 17enne in gita con la parrocchia è morto decapitato da un ottovolante, mentre cercava di attraversare un'area proibita. Non è la prima volta che l'attrazione, denominata "Batman the Ride", provoca un incidente mortale.
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sabato 14 giugno 2008
Senigallia. Ragazzo ventiduenne non ha soldi per cambiare sesso e minaccia suicidio.
(Agi) Non ha i soldi per cambiare sesso e minaccia il suicidio per ben due volte in una notte. E' accaduto ieri a Senigallia intorno alle 21.45, quando un ragazzo 22enne del posto ha minacciato di gettarsi nel vuoto da un cavalcavia in via Goldoni e poi, una volta salvato, si e' legato ai binari della ferrovia bloccandone il traffico. Il giovane, all'arrivo di polizia e carabinieri, ha spiegato di essere disperato e di voler fare l'operazione di cambiamento di sesso. Intervento chirurgico per il quale pero' non ha i soldi, dunque una spesa che non puo' affrontare e un desiderio che non puo' realizzare. Successivamente il 22enne e' stato salvato ma, dopo poco, ha fatto scattare nuovamente l'allarme, quando e' stato notato nei pressi della linea ferroviaria mentre cercava nuovamente di uccidersi. La linea e' stata momentaneamente bloccata, per permettere alle forze dell'ordine di salvare nuovamente il ragazzo, con il quale hanno poi avviato un colloquio per trovare soluzione al suo disagio.
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Etichette: cronaca, diritti, parità, transessuali
giovedì 12 giugno 2008
Milano. La risposta "nazista" del medico della Clinica Santa Rita: "Obbedivo agli ordini".
(L'Avvenire) Durante l'interrogatorio di garanzia, Renato Scarponi, uno dei medici arrestati con l'accusa di truffa al sistema sanitario nazionale nell'ambito dell'indagine sulla clinica Santa Rita, ha detto di aver obbedito, nei suoi comportamenti, a quanto gli imponevano i vertici della struttura sanitaria. In particolare, le responsabilità delle truffe sarebbero state, secondo Scarponi, dei direttori sanitari, Gianluca Merlano e Maurizio Sampietro, e del proprietario Francesco Paolo Pipitone.
martedì 10 giugno 2008
Bologna, vestito da donna importuna ragazza al parco di Villa Ghigi.
Un moldavo clandestino di 27 anni. Il giovane è accusato di aver importunato una donna di 33 anni.
(Adnkronos) - Un moldavo clandestino di 27 anni e' stato denunciato ieri sera dalla polizia di Bologna. Il giovane e' accusato di aver importunato una donna di 33 anni che verso le 20 passeggiava nel parco di Villa Ghigi. Vestito da donna un moldavo ha alzato il gonnellino rosa e gli ha mostrato i genitali. Una scena che si era gia' ripetuta un paio di settimane fa. La 33enne, originaria di Ancona ma residente a Bologna, questa volta ha chiamato la polizia che ha individuato il moldavo mentre si cambiava e l'ha denunciato per atti osceni.
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sabato 7 giugno 2008
Omicidio Oldani, per gli inquirenti morte accidentale ma la famiglia non ci sta.
Uscì la sera con un amico e all’alba venne trovato agonizzante in strada.
(Marco Ruggiero - Il Giorno) C'è chi parlò di delitto gay, chi di strane frequentazioni con ragazzi rumeni e chi di serate particolari e di «cruising», un termine che non si discosta molto da quello di «escort» per gli eterosessuali. Fu come un ciclone che si abbattè su Maurizio Oldani, il commercialista dirigente della Margherita, il quale da vittima si trasformò improvvisamente in aggredito. Ora, stando alla richiesta di archivizione del gip Antonio Corte, si scopre che quella morte fu probabilmente dovuta a una caduta accidentale e che probabilmente non c’è stata aggressione. Altro che pista omosessuale. Ma certo è difficile da credere, pure, che Oldani sia morto solo per una caduta. Ma rivediamolo il tragico film di quella sera del 2 giugno del 2007. Sono circa le 23 quando Maurizio Oldani esce di casa per incontrarsi con un amico a Porta Garibaldi. Devono trascorrere la serata insieme e scelgono un locale di viale Jenner consigliato dall’Arcigay. Qui si siedono a un tavolo e parlano tra loro. Come confermato da molti testimoni non fanno amicizia con nessuno. Solo Oldani, a un certo punto, scambia due chiacchiere con il titolare del locale, il quale è soprpreso di vederlo, perchè era da molto che non si faceva vedere. Intorno alle 2, i due amici escono. L’amico propone a Oldani di accompagnarlo fino a casa, ma corso Garibaldi è chiuso al traffico, per cui Oldani dice all’amico di portarlo fino alla stazione di Porta Garibaldi. E qui scende e prosegue a piedi da solo. Sono circa le 2.30. Oldani viene ripreso dalle telecamere mentre percorre tutto corso Como a piedi. Ma giunto in fondo, invece di attraversare la strada e andare verso corso Garibaldi, dove abita, gira a destra per andare all’Arena, dove ci sono locali e gente che conosce. Alle 4 una telecamera di piazzale Baiamonti lo riprende di nuovo. È solo e non è seguito da nessuno. Dopodichè non ci sono più immagini di lui, ma è certo che fino alle 4.41 non ha ancora imboccato via di Porta Tenaglia, dove verrà poi trovato agonizzante.
LA Certezza la fornisce la testimonianza di un automobilista, che proprio alle 4.41 parcheggia la macchina in Porta Tenaglia e non sente lamenti, nè vede persone a terra. Successivamente, l’autopsia farà risalire il ferimento di Oldani tra le 4.41 e le 5.30. Ebbene alle 4.58, una telecamera posta in piazza Lega Lombarda riprende un uomo che entra in via di Porta Tenaglia. Circa tre minuti dopo, alle 5.01, si nota un’altra persona che lo segue. Gli accertamenti sui filmati, però, non consentono di identificare Oldani in una delle due persone. Ma alle 6.05 il dirigente della Margherita vinee trovato a terra in corso di Porta Tenaglia. Ha la testa spaccata e un trauma sul viso. A notarlo è un passante sceso a portare a spasso il cane. Raccolto da un’ambulanza, Oldani viene trasportato al Fatebenefratelli, dove due giorni dopo, il 5 giugno, muore.
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La verità in un video, parla il legale.
«Macché incidente, trovate i due uomini del filmato» Caso Oldani, la famiglia chiede: riaprite l’inchiesta «I motivi di archiviazione non convincono».
(Marco Ruggiero - Il Giorno) «Ilcaso di Maurizio Oldani va riaperto. Assolutamente. Le motivazioni di archiviazione d’indagine addotte dal gip Antonio Corte, che parla di una probabile caduta accidentale quale causa della morte, non mi convincono affatto. Temo che in tutta questa vicenda ci sia stata un po’ di frettolosità e superficialità. Possibile che non c’era spazio per una proroga d’indagine? Lo si fa per un furto e per un sospetto omicidio si chiude dopo appena sei mesi? Insieme a Massimo, il fratello del dottor Oldani, faremo di tutto perché l’inchiesta ricominci. Anche a costo di tappezzare la città di manifesti nei quali si invita, chi ha eventualmente visto qualcosa, a presentarsi alla polizia e a parlare». L’avvocato Ivana Maffei, legale della famiglia Oldani, il commercialista dirigente della Margherita trovato morto con il cranio sfondato il 3 giugno di un anno fa sul marciapiede di via di Porta Tenaglia, in zona Garibaldi, è molto ferma nelle sue intenzioni. «Sapevo già dell’archiviazione dell’indagine, ma solo in questi giorni ho potuto leggere le motivazioni del gip e proprio faccio fatica a capire. Qui non si spiega per quale motivo Oldani non sarebbe stato ucciso. Semplicemente si sostiene, su indicazioni del medico legale, che "la caduta a terra con violento impatto sulla pavimentazione stradale avrebbe potuto essere accidentale"». E lei non è d’accordo? «Diciamo che potrebbe essere un’ipotesi, ma a mio avviso è totalmente da escludere. Da approfondire, invece, sarebbe l’altra ipotesi, quella dell’aggressione a scopo di rapina, anche se nella sentenza di archiviazione di questo aspetto poco si parla». Può spiegarsi meglio? «Si dice a un certo punto che la possibilità di un’aggressione è stata presa in esame, compreso il fatto che Oldani possa essere stato spinto da dietro da uno scippatore. Ma tutto poi è caduto per due motivi: sul corpo di Oldani non sono state trovate tracce di colluttazione e inoltre non vi è certezza che avesse con sè il marsupio, quindi il ladro non avrebbe potuto rubare nulla». E invece? E invece Oldani il marsupio lo aveva sicuramente con sè, perché non usciva mai senza. E al polso portava anche un orologio, credo di marca "Guess". Un orologio di poco valore, ma che non è mai stato ritrovato». E cos’altro la lascia perplessa? «Un altro punto determinante. Le indagini hanno accertato che il delitto è avvenuto tra le 4.41 e le 5.30, perché un testimone alle 4.41 parcheggia la macchina in via di Porta Tenaglia e non sente lamenti, nè vede corpi a terra. Bene. Ma alle 4.58 una telecamera che si trova in piazza Lega Lombarda riprende un uomo che entra in Porta Tenaglia e tre minuti dopo, alle 5.01, si vede un altro uomo seguirlo». E dunque? «Per gli inquirenti non è possibile dire che uno dei due è Oldani. Le immagini non hanno consentito l’identificazione». Secondo lei? «Mi sarei aspettata quanto meno un esame più approfondito dei filmati, una perizia da parte di uno specialista. Queste due persone vengono viste entrare in via di Porta Tenaglia una dietro l’altra. Ma poi nessuna delle due viene vista uscire, anche se in fondo alla strada, verso via Statuto, vi sono le telecamere delle banche». Magari non funzionavano «È possibile. Però lì siamo a due passi da via Solferino, dai locali notturni, che erano aperti per i festeggiamenti della notte bianca. Per questo motivo mi sembra poco credibile che nessuno abbia visto niente». Secondo lei c’è qualcosa che può aver fuorviato l’indagine? «Sì, l’accanimento dei media sulla pista gay, sul fatto che Maurizio poteva essere stato ucciso solo a seguito di un incontro occasionale. Questo può essere stato un condizionamento. Invece Maurizio era una persona schiva e discreta, che mai si sarebbe fermato con sconosciuti. A mio avviso Oldani potrebbe essere stato ucciso a scopo di rapina e ad avvalorare questa ipotesi rimane la sparizione del marsupio, dell’orologio, nonché delle due persone viste dalla telecamera proprio verso l’ora della morte». Cosa intende fare, adesso? «Sensibilizzare giornali e televisioni, scuotere l’opinione pubblica per cercare anche il più piccolo indizio che possa servire a riaprire l’inchiesta. Non è possibile che un cadavere resti a terra nel centro di Milano per quasi un’ora senza che nessuno veda niente. Qualche testimone deve esserci, ne sono certa. E noi lo cercheremo».
mercoledì 7 maggio 2008
Completamente nudi, fanno sesso in auto, due uomini e tre donne. Denunciati.
(Agi) Completamente nudi, fanno sesso in auto, due uomini e tre donne sono stati cosi' sorpresi dai carabinieri all'interno di una monovolume mentre erano nel pieno di un rapporto sessuale di gruppo. E' successo ieri pomeriggio a Fucecchio, in provincia di Firenze durante un normale controllo effettuato dai militari. La monovolume era parcheggiata lungo una strada saltuariamente frequentata da prostitute. Le tre donne sono originarie dell'est europeo mentre i due uomini sono residenti nella provincia di Pisa.
Sono stati tutti denunciati per atti contrari alla pubblica decenza. Per le tre donne, inoltre, e' stato richiesto alla questura di Firenze il foglio di via obbligatorio.
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19:43:00
Etichette: cronaca, denunce, prostituzione, sesso
martedì 6 maggio 2008
Paura in Inghilterra: Mr. Gay è un killer. Forse un cannibale.
(Tutto quello che ci interessa) Una terribile storia arriva dall'Inghilterra. Se sei debole di stomaco non andare oltre... Anthony Morley, che è stato incoronato Mr. Gay UK nel 1993 quando aveva appena 20 anni, è stato arrestato dopo che nella sua casa di Harehills (vicino a Leeds) è stato trovato il corpo mutilato di Damien Oldfield. Dal corpo mancava "un grande pezzo di carne della gamba destra"
La polizia ha riferito di aver trovato alcuni pezzi di carne "pronti per essere cucinati". Gli agenti stanno ora considerando la possibilità che l'assassino li volesse anche mangiare. La polizia è stata avvisata quando "un uomo ricoperto di sangue e con una camicia da notte e le pantofole addosso, si è introdotto all'improvviso nel vicino kebab shop."
Damien Oldfield lavorava per il magazine gay inglese Bent. Secondo il Telegraph, "Anthony Morley, 35, di Doncaster - che vinse il titolo di Mr Gay UK nel 1993 - apparirà al più presto questa settimana davanti alla Corte. Per adesso è stata disposta la custodia cautelare. Morley e Mr Oldfield erano amici ma non amanti. Dopo essere stato incoronato nel 1993, Morley visse un breve periodo di celebrità, facendo anche qualche apparizione come guest star al London Pride festival [...]. Morley diceva sempre che i suoi hobby sono la danza e il body building e che fa questo per piacere alla gente. Sebbene la competizione di Mr. Gay fosse già nata sotto altri nomi già nella metà deglia anni '80, la competizione del 1993 è da molti considerata la prima ufficiale competizione, perchè solo da quell'anno prese il nome e il format attuale, e quindi Morley è stato il primo vincitore della storia".
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12:40:00
Etichette: cronaca, inghilterra, omicidio, omosessualità, violenze
mercoledì 30 aprile 2008
Sorpresi per ben due volte! Lui con i pantaloni abbassati, lei con la gonna alzata. Sesso in stazione coppia denunciata.
(Il secolo XIX) Hanno collezionato una doppia denuncia a piede libero per atti osceni in luogo pubblico, i due focosissimi amanti, lei un’italiana di 28 anni, abitante in provincia di Savona, lui un polacco 24enne senza fissa dimora in Italia, che una pattuglia della Polizia Ferroviaria di Voghera ha sorpreso in circostanze inequivocabili due volte, l’una a distanza di pochi minuti dall’altra. La doppia esibizione ha avuto come teatro la stazione ferroviaria. Gli agenti, in servizio di scorta ai convogli in arrivo e partenza, li hanno intercettati mentre amoreggiavano in un sottopasso.
Invitati a sistemarsi, lui i pantaloni, lei la gonna, sono stati scortati al comando, identificati e denunciati per atti osceni. La donna è stata denunciata anche per non aver osservato un provvedimento della Procura della Repubblica di Savona, che le impedisce di lasciare il paese, nell’entroterra savonese, nel quale risiede.
Usciti dagli uffici della Polizia Ferroviaria i due, come se nulla fosse successo, si sono nuovamente concessi delle effusioni, talmente hard che gli agenti li hanno dovuti interrompere per la seconda volta. In questa circostanza, però, hanno rimediato anche un deferimento a piede libero per minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, per aver cercato di aggredire i poliziotti intervenuti a bloccare le loro performance.







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