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venerdì 12 ottobre 2007

La Scala in aiuto del San Carlo.

Il teatro di Milano risponde all´Sos del Massimo napoletano.
Il sovrintendente: "Siamo una grande famiglia".
Lissner: "Per due stagioni le nostre produzioni gratis"

(Cristina Zagaria - La Repubblica edizione di Napoli) La Scala risponde all´Sos del San Carlo. E Milano "adotta" Napoli. «I teatri italiani non possono rimanere a guardare il più antico teatro del Paese che affonda. La Scala offre per le prossime due stagioni tutte le sue produzioni gratis». L´offerta è di Stephan Lissner, il sovrintendente del teatro milanese. L´ex direttore del Festival di Aix en Provence, proprio mentre sul palcoscenico della Scala va in scena "Il Socrate immaginario" di Giovanni Paisiello, firmato Roberto De Simone, offre il suo aiuto al Massimo partenopeo in crisi.
Il sipario si chiude sulle scene di Nicola Rubertelli. Il pubblico, in piedi, applaude per dieci minuti di seguito l´opera made in Napoli. E Lissner, sulle ultime note dell´opera settecentesca, promette un aiuto per il futuro. «È molto triste pensare alle condizioni in cui versa il più antico teatro italiano - dice il sovrintendente - A me fa male sapere che è in una condizione economica così difficile, perciò, dopo aver parlato con Salvatore Nastasi e con il consulente artistico, Gianni Tangucci, ho pensato che l´unico modo per aiutare davvero un teatro è farlo lavorare ad alti livelli, perciò se hanno bisogno di produzioni noi siamo disposti a cedere quelle con la firma della Scala a costo zero, per le prossime due stagioni». Promessa impegnativa e di cuore. «Perché spesso in Italia si avverte della rivalità tra i vari teatri - dice Lissner - Invece il teatro è una grande famiglia che lavora per la musica». Il sovrintendente si lascia andare ai ricordi: «Sono arrivato in Italia nel maggio 2005 e ricordo bene la telefonata a Gioacchino Lanza Tomasi, quando invitai il San Carlo a venire qui, per il progetto "Porte Aperte". Napoli è la prima fondazione sul palco "aperto" della Scala. La mia è stata una scelta sentimentale. Ora Tommasi non c´è più e il teatro è in crisi. Penso ai dipendenti, deve essere un momento difficile».
Il "Socrate innamorato" conquista la Scala. Il pubblico applaude a lungo anche alla fine del primo atto, ride alle battute dei protagonisti, ascolta i cantanti e gli attori (Monica Bacelli, Marina Comparato, Maria Ercolano, Paola Cigna, Juan José Lopera, Filippo Morace, Simon Orfila, Carlo Lepore, Antonella Morea, Franco Javarone, Antonio Lubrano, Biagio Abenante, Renata Fusco), ammira i ballerini, l´orchestra (diretta da Antonio Fogliani), il coro (del maestro Marco Ozbic) e le voci bianche (dirette da Stefania Rinaldi), apprezza i costumi di Zaira De Vincentiis e le coreografie di Anna Razzi. E Napoli, tra gli applausi in trasferta, afferra il salvagente lanciato da Milano. Il Massimo partenopeo in questi giorni deve affrontare una nuova emergenza: il direttore musicale Jeffrey Tate rinuncia anche al concerto del 20 ottobre. Le sue condizioni di salute sono ancora molto incerte. Per l´inaugurazione della stagione sinfonica ci sarà Jerzy Semkov. Lo staff di Nastasi perciò, nonostante le promesse mercoledì in diretta da Napoli del ministro Rutelli e l´assegno da un milione di euro degli industriali, si trova a combattere su più fronti.
«Il nostro primo obiettivo è quello di mantenere inalterato il cartellone - dice Gianni Tangucci, il consulente artistico chiamato da Nastasi - Spero che il personale ci appoggi. Ci vuole pazienza. So bene che è un momento di sacrifici, ma se rimaniamo uniti e nessuno si aspetta da noi l´impossibile possiamo farcela». Tangucci pensa a un «San Carlo con una struttura più fruibile». «Oggi sono cambiate le abitudini della gente che lavora nei teatri, non siamo più fermi all´´800, perciò bisogna avere un teatro al passo con i tempi». L´idea è quella di realizzare un progetto per avere una nuova sala prove per l´orchestra, per il coro, magazzini moderni e un teatro «più funzionale». E per spingere al teatro anche chi è completamente a digiuno di opera magari «si potrebbero istallare dei display sulle poltrone di platea, proprio come alla Scala, dove scorre il testo dei libretti d´opera». E con il milione che arriva dagli industriali che fare? «Innanzitutto pagare gli stipendi - conclude Tangucci - Ma non solo. Il teatro è anche altro: è spettacolo, musica, ballo, trasferte. E questo il San Carlo deve rimanere, anche in un momento così difficile».

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