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martedì 26 agosto 2008

Bertrand Delanoe si candida alla guida dei socialisti francesi.

Sara' il principale avversario di Segolene Royal.

(Gian Paolo Accardo - Apcom) Bertrand Delanoe si candida alla guida del Partito socialista (Ps). Un annuncio, quello contenuto in un intervista a Le Monde datato 27 agosto, che non ha sorpreso nessuno, poiche' era noto da mesi che il sindaco di Parigi punta alla successione del segretario socialista Francois Hollande.

Almeno da quando, nel maggio scorso, aveva dichiarato le sue intenzioni in occasione dell'uscita del suo libro-intervista con il direttore di Liberation Laurent Joffrin, "De l'audace!" ("Audacia!").
Si terrà fra tre mesi il congresso di Reims, che dovra' scegliere il nuovo gruppo dirigente del principale partito dell'opposizione e che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovra' segnare la rinascita del PS dopo la batosta delle presidenziali e delle legislative dell'anno scorso. E si terrà fra tre giorni l'"Universita' d'estate" del Ps, il seminario che riunisce ogni anno a La Rochelle i leader del partito e i militanti.

Due eventi chiave in vista dei quali i candidati alla guida dei socialisti affilano le armi. Dopo l'ex aspirante presidente della Repubblica Segolene Royal, che ha annunciato la sua candidatura alla guida del Ps mesi orsono e punta all'investitura per le presidenziali del 2012, e' toccato infatti questo fine settimana all'ex ministro per gli Affari comunitari, il riformista Pierre Moscovici, dichiararsi interessato.
Ma per molti è al sindaco di Parigi che appartiene il futuro.

Nell'intervista al quotidiano Delanoe dichiara di voler essere il "primo firmatario di una mozione politica" da presentare al congresso di novembre "chiara, riformista, europea, ambientalista e dedicata a un'efficacia di sinistra". Il sindaco della capitale, che gode sin da ora del sostegno dell'ex primo ministro Lionel Jospin e dell'ex guardasigilli Elisabeth Guigou, punta a formare una coalizione che raggruppi le personalita' vicine a Hollande e all'attuale direttore generale del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn e l'ala ambientalista del Ps, ma anche il sindaco di Lilla Martine Aubry, che ha dalla sua parte le potenti federazioni del Nord, e lo stesso Moscovici.

Aubry non ha pero' ancora sciolto la riserva sulla sua posizione in vista del congresso: al momento e' considerata fra i capofila di un fantomatico "terzo polo", detto dei "ricostruttori", un gruppo di dirigenti vicini all'ex Primo ministro Laurent Fabius (di cui Delanoe e' un avversario) e a Strauss-Kahn.
Eletto a Parigi nel 2001, primo sindaco di sinistra della capitale, Delanoe ha guidato fino al 2008 una giunta rosso-verde che si e' distinta per l'impegno nel settore della viabilita', con la creazione di numerose piste ciclabili (per non parlare delle ormai famose biciclette municipali, le 'velib') e di discusse corsie preferenziali, dell'edilizia popolare e dello svago, con la creazione in particolare delle 'notti bianche'.

Rieletto con ampio margine nel marzo scorso, Delanoe, nato a Tunisi 58 anni fa, omosessuale dichiarato, gode di un notevole sostegno popolare: secondo un sondaggio pubblicato questo fine settimana infatti il 27% degli intervistati ritiene che sia il miglior candidato per guidare il Ps, contro il 18% per Segolene Royal. Un margine che si riduce tuttavia fra gli elettori socialisti (29%-27%).
Il suo successo alla guida della capitale, malgrado la sconfitta contro Londra per l'assegnazione delle olimpiadi del 2012, e la popolarita' conquistata sul piano nazionale lo collocano fra le poche personalita' in grado di risollevare una "gauche" frammentata e litigiosa.

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venerdì 8 agosto 2008

I socialisti scaricano Grillini.

(La Repubblica) I Socialisti ‘azzerano’ la candidatura di Franco Grillini a sindaco («è un’autocandidatura») e tornano alla carica del Pd per chiedere non solo primarie di coalizione, ma aperte anche ai non iscritti ai partiti. E’ questa la linea tracciata dal neosegretario nazionale, Riccardo Nencini, nell’incontro con i nuovi vertici locali del Partito socialista alla festa dell’Avanti in corso in città.
GRILLINI giudica «scorretto» l’affondo di Nencini, annuncia le dimissioni da tutte le cariche «nazionali e locali», minaccia di lasciare il partito «nei prossimi mesi» e contesta la sua presunta «autocandidatura»: «Era stata decisa dal partito con Enrico Boselli. Evidentemente è un intralcio ai rapporti di subalternità con il Pd». Nencini precisa che saranno gli organi dirigenti bolognesi del Ps a decidere «se presentare un candidato e, se sì, se sarà o meno Grillini».

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lunedì 7 luglio 2008

José Maria Aznar, "Zapatero usa la laicità per nascondere la crisi della Spagna". E sui matrimoni gay...

((Manila Alfano - Il Giornale) «Sediamoci qui, staremo più freschi». Navacerrada è un buon rifugio e un posto abbastanza isolato per ragionare con calma di politica. Le montagne tengono lontana la Madrid di Zapatero, più povera e sempre più affamata di laicismo, quella che accoglie gay e lesbiche da tutto il mondo per celebrare l’orgoglio omosessuale. Sabato scorso l’ultima manifestazione, appuntamento nelle strade della capitale. Quest’anno la sfilata era dedicata alle donne: «visibilità lesbica» era il titolo. José Maria Aznar guarda da lontano e commenta il congresso dei socialisti. Sono appena arrivate le ultime notizie sulle intenzioni del premier spagnolo, via i crocifissi dai luoghi pubblici e via la liturgia religiosa anche nei funerali di Stato e nel giuramento dei ministri. «Non si fermeranno mai - dice -. Zapatero alza il tiro solo per nascondere agli spagnoli la crisi economica». Ma l'uomo forte del Partito popolare non si muove più solo sul fronte di Madrid. Il suo campo di battaglia è più largo. Ora si chiama Europa.

La ferita è ancora lì ed è una di quelle che cambiano la storia. Sono passati quattro anni e qui quando ne parlano faticano ancora a scandire quella maledetta data per intero. L'undici spagnolo, lo chiamano, e per tutti è l'incontro con il terrore: «L’attacco brutale». José Maria Aznar in quel marzo 2004 era il capo del governo. Ore 7,36 del mattino. Dieci zaini carichi di Goma 2 vengono fatti esplodere in quattro treni regionali di Madrid. Si contano i morti e saranno 190. Più tardi si saprà che i terroristi sono islamici. Tre giorni dopo arrivano le elezioni. Aznar è sconfitto e per lui comincia un'altra vita.

Presidente, perché quel giorno accusò l'Eta?
«Ho saputo della tragedia alle sette del mattino come tutti gli spagnoli. Ho subito capito la gravità della situazione. Mi arrivavano informazioni continuamente. I miei collaboratori, i servizi segreti nazionali e stranieri, le mie fonti, tutti dicevano un solo nome: Eta».
Cosa ricorda di qui momenti?
«Io ho sofferto molto in quel periodo. Per le vittime prima di tutto e per la Spagna».
Rimpianti?
«No, ma spero due cose: la prima è che non si ripeta un attacco così brutale, e secondo che nessuno imputi al governo la responsabilità di un atto terrorista. Ai socialisti rimarrà sulla coscienza l'aver vinto strumentalizzando una tragedia e questo è molto pericoloso per una democrazia. Questo spero che non succeda più».
Qual è il segreto del successo economico spagnolo?
«Flessibilità e stabilità».
La flessibilità per molti significa precariato?
«Il precariato è il contrario della flessibilità. E nasce da un mercato rigido che lascia senza regole i più deboli. Il mio governo ha impostato una riforma del lavoro che ha permesso alla Spagna di produrre di più e abbattere la disoccupazione. Salari e investimenti sono migliorati grazie a una politica fiscale intelligente, che non depreda imprese e lavoratori. Zapatero ha trovato una Spagna più ricca, ma sta facendo di tutto per renderla più povera».
La Spagna è diventata intanto il simbolo del laicismo. Moderna e tollerante.
«Attenzione: non la Spagna ma il governo socialista di Zapatero. Sono due cose ben diverse. La domanda vera è cosa è diventata la sinistra oggi».
E la risposta?
«Alla sinistra mancano idee concrete: questo fine settimana il Partito socialista si incontra per un meeting nazionale. La Spagna sta attraversando la crisi economica più grave degli ultimi vent'anni. Certo, non solo a causa delle non scelte politiche di Zapatero, ma anche per il riflesso della crisi internazionale che sta colpendo anche il nostro Paese. Eppure vuole sapere quali sono i temi trattati durante questo meeting?».
No, me lo dica.
«L'aborto, l'eutanasia, il crocefisso e i simboli religiosi nei luoghi pubblici. Nessuno che parli di economia. Non c’è stato un solo politico rappresentante del Psoe che abbia proposto soluzioni, che abbia saputo tracciare linee concrete per uscire da questa gravissima impasse».
E questo perché?
«È un gioco fatto ad arte per confondere le idee. Radicalizzazioni, estremismi per nascondere i problemi veri, la disoccupazione, il valore del lavoro, i salari. Il Partito socialista si è ridotto a cambiare i valori morali nella società. Ha creato un laicismo militante, radicale e fondamentalista, che non ha nulla a che fare con la libertà religiosa. L'occidente è una società cresciuta e fondata sui valori cristiani. Sarebbe uno sbaglio cancellarli. E ciò che i padrini del fondamentalismo aspettano. Un'Europa debole e senza identità».
L'identità ha a che fare con i matrimoni gay?
«Anche. Io sono a favore della vita. Il mio partito crede nel valore fondamentale della vita. Ma una cosa è un matrimonio eterosessuale, i figli. La famiglia insomma. Altra cosa sono i matrimoni omosessuali. Non sono equivalenti e secondo me non sono equiparabili».
E la destra, non ha nulla da rimproverarsi?
«La destra da troppo tempo si porta dietro un complesso di inferiorità. Ha combattuto tante battaglie, la dittatura, il leninismo, il nazismo. Eppure ancora ci si vergogna a dire che si è di destra».
L'errore più grande?
«Vergognarsi per colpe che non ha. Non bisogna dimenticare che la destra ha da sempre lottato per difendere la libertà contro la tirannia».

Il governo socialista vuole introdurre il voto per gli immigrati. È d'accordo?
«In realtà per come lo hanno impostato loro suona un po' strano. Io credo che abbiano diritto di voto tutti coloro che pagano le tasse. Deve essere messo in relazione alla propria nazionalità».
Il governo Zapatero ha accusato l'Italia di utilizzare metodi troppo duri contro i clandestini. Cosa ne pensa?
«Un atteggiamento nei confronti dell'Italia molto poco corretto. Si può essere d'accordo o meno con le scelte del governo italiano. Il punto vero è che il tema dell'immigrazione è fondamentale e non solo per l'italia, ma per tutti i Paesi dell'Europa. Bisogna riconoscere a Berlusconi di aver trattato fin da subito l'immigrazione come un problema europeo. Ed io sosterrò la sua politica in Europa. In tutti i modi».
Eppure la linea di Zapatero in materia di immigrati sembra funzionare.
«Zapatero era contrario anche alla nostra politica di immigrazione. La sua formula è "papeles para todos", ovvero documenti per tutti, con una massiccia regolarizzazione, e tutto sulle spalle dell'Unione europea. Con i clandestini non può esistere demagogia. Contro l’immigrazione illegale non ci possono essere scelte individuali ma linee dure che partono dall’Europa. Ecco. Questo è uno dei temi fondamentali che dovrebbe entrare subito nell’agenda dei ministri europei».
Cosa le piace della politica di Zapatero?
«È facilmente criticabile. Le sue posizioni sono idee fondamentalmente profondamente labili, dal punto di vista formale e di contenuto».
Cosa non sopporta di lui?
«Politicamente ha fortissime carenze. Sta colpendo i valori della società per sottrarsi alla realizzazione di politiche più concrete».
Il referendum irlandese ha bocciato il trattato di Lisbona. Dove hanno sbagliato i leader europei?
«L'Europa è arrivata ad uno snodo determinante. Deve decidere in fretta. Per sopravvivere occorre un recupero forte e deciso. I Paesi dell’Europa sono potenze economiche. L’Ue non può morire di burocrazia. Serve l'anima. L'identità, appunto, che deve essere recuperata a partire dai valori che hanno formato la cultura Occidentale moderna».
È ottimista?
«No, non sono per niente ottimista. Le cose non vanno come devono andare. Ci sono troppi conflitti pratici. Il problema delle arance tra Italia e Spagna ad esempio è sempre stato sentito come più importante di tutti i problemi istituzionali. Non possiamo cadere sulle arance».

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sabato 5 luglio 2008

Al congresso socialista Veltroni fischiato.

(Sky tg24) E da Montecatini Terme, dove è in corso il congresso del Partito socialista, ha parlato il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni, accolto con i fischi da molti dei delegati presenti nella sala.
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martedì 6 maggio 2008

Grillini critica il Pd che ha proposto lo sbarramento anche per le elezioni europee. Teme di essere tagliato fuori definitivamente dalla politica.

(Adnkronos) ''La proposta, guardacaso proveniente dal Pd, di mettere uno sbarramento alle prossime elezioni europee, rappresenta una riduzione della rappresentanza democratica nel Paese, e la riproposizione di un bipolarismo autoritario che va combattuto in tutti i modi. Mentre per il Governo nazionale si puo' parlare di un problema di governabilita', per le elezioni europee occorre garantire la rappresentanza di tutti con il proporzionale puro''. Lo afferma Franco Grillini, della costituente del Partito socialista.

''Se la proposta del Pd vuole essere una furbata per evitare che alle europee si perdano i voti fraudolentemente presi con la brutale campagna sul voto utile e' bene che si sappia che le furbate in politica hanno le gambe corte, perche' la riduzione della rappresentanza, non farebbe che aumentare l'area del non voto -aggiunge- E' necessario quindi far partire nel Paese una grande campagna di opposizione alla riduzione degli spazo di rappresentanza e della democrazia per impedire che alle europee avvenga quel massacro della rappresentanza che ha caratterizzato le ultime elezioni politiche italiane''.
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Ndr. E' dura rendersi conto di essere ormai tagliato fuori dalla politica attiva. A noi dispiace per questo lanciamo l'idea di una raccolta di firme ed una colletta per donare all'ex onorevole Franco Grillini una portineria...

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venerdì 25 aprile 2008

La "trombatura" secondo l'ex onorevole Franco Grillini.

Grillini: «I laici sono maggioritari ma hanno preferito il voto utile».
Franco Grillini durante il suo impegno a Montecitorio, prima nei DS e poi negli ultimi mesi nella Costituente socialista, non si è fatto conoscere solo come uno dei primi deputati dichiaratamente gay. Ma anche come grande appassionato di tecnologia e telecomunicazioni di nuova generazione. La nostra allora non poteva che essere un'intervista fatta sotto questa insegna: una chiacchierata su Skype, per parlare delle amministrative romane, ma anche del suo futuro nel mondo dell'informazione...

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domenica 20 aprile 2008

Sindaco di Roma. Rutelli dice no ai voti socialisti di Grillini. Nessun apparentamento.

(Max Forte) E alla fine Rutelli ha scelto. Come per Alemanno, ha scelto di non apparentarsi con nessuno. Ha scelto di non volere i voti del Ps di Grillini. Ha scelto il sicuro voto moderato tagliandosi fuori dalle beghe gay in cui è stato suo malgrado coinvolto. Probabilmente ha fatto la cosa giusta e questo lo si evince dal comunicato diramato dall'ex onorevole Franco Grillini. Ovviamente il comunicato di Grillini esprime il suo personale...

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venerdì 18 aprile 2008

Delanoë, il leader preferito dai socialisti francesi.

(Sfera pubblica) Il riconfermato sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, è il leader più apprezzato del Ps francese: un sondaggio rivela l’elevato grado di apprezzamento verso il primo cittadino parigino, davanti a Ségolène Royal, sconfitta da Nicholas Sarkozy ma ancora gradita al 19% dell’elettorato socialista. L’attuale presidente del Fmi, Dominique Strauss-Kahn, invece, viene percepito come il prossimo detentore della leadership, con un sostegno del 18% degli elettori di sinistra. Insomma, mentre Sarkò incontra le prime difficoltà di fiducia, il Parti socialiste cerca di riorganizzarsi sulla spinta dei buoni risultati conseguiti alle amministrative.

Capacità. Delanoë sfrutta un effetto positivo dal punto di vista di comunicazione: l’amministrazione di una metropoli come Parigi che lo ha lanciato sulla platea nazionale. Come per Wowereit a Berlino e Veltroni e Roma, il primo cittadino parigino è riuscito a gestire la città, costruendo l’immagine di politico capace di guidare una realtà complessa. La grande sconfitta di Delanoë, invece, è stata la mancata assegnazione delle Olimpiadi del 2012: evento che è costato molte critiche all’esponente socialista.

Omosessualità e ambientalismo. Nel 1999, due anni prima del suo mandato come sindaco di Parigi (carica che riveste dal marzo 2001), Delanoë ha annunciato in diretta televisiva la sua omosessualità, facendosi apprezzare per la sincerità (altro punto di contatto con Wowereit). La mossa di comunicazione, infatti, ha dissipato la possibilità di illazioni della stampa scandalistica. Sul piano amministrativo, inoltre, l’esponente socialista ha seguito un percorso ambientalista, sostenuto dalla galassia della gauche plurielle.

Rivali. Strauss-Kahn è percepito come leader capace, in virtù della grande esperienza politica, arricchita dalla presidenza del Fondo monetario internazionale. Per Delanoë, quindi, la sfida si profila complicata, benché possa capitalizzare la capacità di rottura rispetto al passato della gestione partitica. Più defilata la posizione di Royal, abile comunicatrice, ma che deve superare l’immagine da sconfitta tratteggiata dopo la vittoria di Sarkozy.

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giovedì 17 aprile 2008

Fine del Bosellismo.

Così, alla fine, il “destino cinico e baro” ci è riuscito. Nel prossimo Parlamento non ci sarà più un partito socialista. In verità, personalmente, avevo già parato il colpo. E non solo perché i numeri mi annunciavano da tempo questo esito epocale. E avevo già respirato a fatica quell’atmosfera “marcia del mondo” che macina gruppi e individui che hanno fatto la Storia. Ma anche - e soprattutto - perché da tempo m’ero accorto che nel partito di Boselli, di socialista rimaneva soltanto il nome. Avevo gridato l’allarme - come l’eterna Cassandra che sono sempre stato - nei convegni di partito degli anni Novanta, mentre...

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martedì 15 aprile 2008

Stonature post-elettorali. Grillini "Pd con noi avrebbe avuto 15 poltrone in più".

''Il Partito socialista e' stato penalizzato dagli elettori e rimarra' fuori dal Parlamento. Il risultato deludente ottenuto dipende anche dalla barbara scelta di Veltroni, che ci ha rifiutato. I nostri voti avrebbero fatto comodo al Partito democratico, fruttando 15 parlamentari''. Lo ha detto Franco Grillini, esponente e candidato sindaco a Roma del Ps, incontrando i giornalisti a Montecitorio.
Riguardo alla possibilita' di un ravvicinamento con il Pd, Grillini sostiene: ''Io personalmente non...

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lunedì 14 aprile 2008

Boselli: ''Lascio la guida del Partito Socialista''. La segreteria a Bobo Craxi?

Il segretario del Ps attacca Veltroni: ''Ha consegnato il paese a Berlusconi per i prossimi 10 anni''.

(Adnkronos) Enrico Boselli lascia la guida del Partito socialista e attacca Walter Veltroni: "Ha spalancato del governo le porte a Berlusconi e gli ha consegnato il Paese per 10 anni". Boselli, commentando i risultati delle elezioni, sottolinea che siamo di fronte "alla piu' grande sconfitta dal '48 ad oggi". Continua l'attacco di Boselli al Pd: "Grazie a Veltroni Berlusconi ha ottenuto due maggioranze blindate sia alla Camera che al Senato. Attendiamo la fine delle votazioni ma all'interno di questa durissima sconfitta della sinistra ci siamo pure noi". E da qui la decisione del segretario del Ps di lasciare la guida del partito: "Non credo saro' piu' io a guidarlo ancora".

Come sara' dunque l'Italia dei prossimi anni? "Berlusconi -ribadisce Boselli- dispone di due maggioranze assolute. La responsabilita' di Veltroni e' gravissima: per tutta la campagna elettorale ci hanno parlato di pareggio, poi di una rimonta ed eccoci qua". A questo punto, osserva Boselli, "si impone una riflessione da parte del partito" ma e' evidente che a guidarlo non sara' piu' lui.

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sabato 12 aprile 2008

Elezioni: Pannella, "Boselli è il vero socialista di Berlusconi".

(Agenzia radicale) ''I purissimi socialisti di Boselli sono in realtà i socialisti scelti in modo patentissimo da Silvio Berlusconi, a tal punto che Silvio Berlusconi ha totalmente oscurato dalla campagna elettorale i 'suoi socialisti ufficiali'''. È quanto afferma Marco Pannella. ''Mai una volta in un dibattito - sostiene il leader dei radicali - la componente socialista interna al fronte berlusconinao è stata menzionata. Perché? Perché chiarissimamennte il socialismo unificato di Boselli, ha un solo compito, il principale: vedere di far togliere, giocando la carta trasformistica e opportunistica che ininterrottamente Boselli da circa 10 anni assicura, l'uno o il due o il tre o il quattro per cento dei voti a Veltroni''.

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giovedì 10 aprile 2008

I Giovani Socialisti aiuteranno Milly ad attaccare i suoi manifesti. Li ricambierà in "Natura"?

"La Federazione dei Giovani Socialisti, al contrario di quanto sotenuto del Partito Socialista, giudica positivamente la campagna lanciata dalla candidata Milly D'Abbraccio contro la solita politica." Afferma Elisabetta Palumbo, candidata al Comune di Roma per il PS "Appoggeremo sempre qualsiasi iniziativa contro il moralismo. Il vero scandalo...

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mercoledì 9 aprile 2008

La pornostar Milly D’Abbraccio e la campagna elettorale contro le "facce da c**o...".


(Vasco Pirri Ardizzone - Panorama) “Il mio culo non inganna. Non mente. E soprattutto è molto più pulito della faccia di tanti politici”. Parole che sono tutto un programma. Chiaro e tondo…
Così a Panorama.it la diva hard Milly D’Abbraccio, candidata a Roma con le liste del Partito Socialista, che ha affisso nella Capitale alcuni manifesti che stanno destando parecchio scandalo.
Lei, la pornostar socialista, chiede facce nuove in politica. E per questo si è candidata con i socialisti di Boselli nel nono e decimo Municipio a Roma. E certamente i suoi argomenti potrebbero convincere molte persone. Da stamane, grazie ad un blitz di attacchini notturni formato dall’attrice e da Riccardo Schicchi, in alcuni quartieri di Roma sono comparsi dei manifesti non con il viso dell’ex regina dell’hard, bensì con un’altra parte del corpo: il fondoschiena. Dunque manifesto shock. E shoccante è pure lo slogan: “basta con queste facce da culo”.

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martedì 8 aprile 2008

Il Socialista Delanoe non sostiene i socialisti di Grillini ma il Pd di Veltroni.

(Sergio Lo Giudice) Bertrand Delanoë arriva a Bologna. Il sindaco socialista gay di Parigi (e probabile futuro sfidante di Sarkozy alle presidenziali francesi) sarà accanto a Walter Veltroni sul palco del comizio di chiusura della campagna elettorale, insieme a Prodi, Bersani, Finocchiaro e Franceschini.

Il buon Bertrand era stato a Bologna l’ultima volta per il Capodanno 2006, in forma privata. L’ho conosciuto lì, al Cassero. Senza fascia tricolore e grisaglie, Bertrand è un amabile e colto gay parigino, simpatico e alla mano, che da allora mi manda gli auguri di buon anno. Ma la presenza di Delanoë a Bologna il 9 aprile a sostegno del Partito Democratico ha tutt’altro significato.

Già la settimana scorsa Veltroni aveva ricevuto il sostegno del Psoe. “Crediamo nel progetto del Partito Democratico” aveva mandato a dire Zapatero tramite il suo ministro del lavoro Jesus Caldera, in Italia per un’iniziativa del Pd. Ora anche il Psf porta il suo visibile sostegno a Veltroni. Per quanto il Pd rifletta la particolarità tutta italiana di un centrosinistra che per governare ha bisogno di misurarsi con il riformismo cattolico; per quanto la presenza in Italia di una destra becera, populista e venata di post fascismo e di integralismo cattolico spinga nel centrosinistra figure che in altri paesi europei starebbero con i moderati; per quanto sui temi dei diritti civili il Pd sia anni luce dietro il Psoe o il Psf, il Partito democratico è e rimane il riferimento italiano dei grandi partiti socialisti europei. Sui diritti civili il Pd è arretrato rispetto a New Labour, Spd, Psf, Psoe, così come l’Italia è più indietro rispetto a Gran Bretagna, Germania, Francia o Spagna. Con buona pace di Boselli, se due leader moderni come Zapatero o Delanoë vivessero in Italia, non starebbero a fare testimonianza in un partito dello zero virgola, ma lavorerebbero per trasformare il più grande partito riformista del paese per trasformare il paese.

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venerdì 4 aprile 2008

Socialisti. Partito o cassonetto? Il nr. 2 del Grande Oriente si candida per i socialisti e i Massoni si ribellano.

(Fabrizio d'Esposito - Il Riformista) Dal famigerato spot con «Gesù primo socialista della storia» al numero due del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani (Goi), la maggiore loggia massonica del nostro paese, quella per intenderci in cui si annidò la P2 di gelliana memoria. Per le elezioni politiche di metà aprile, il candidato-premier del Ps Enrico Boselli non si è davvero negato nulla: in Toscana, nella lista per il Senato, alle spalle della capolista Mariella Magi Dionisi, c'è il livornese Massimo Bianchi che nel Goi è secondo solo al gran maestro Gustavo Raffi.

La candidatura del gran maestro aggiunto Bianchi ha però spaccato la massoneria di Palazzo Giustiniani, provocando la rivolta della gran parte delle logge italiane del Goi, che in tutto vantano 19mila iscritti. Nella storia secolare dei "grembiulini", non solo italiani, è infatti la prima volta che un componente del governo dell'ordine scende in politica. Sinora tutti i casi registrati (un nome per tutti: l'ex liberale poi Pd Valerio Zanone, senatore uscente) riguardavano singoli iscritti poi "messi in sonno" in caso di elezione.

Stavolta, invece, è diverso: Bianchi è un gran dignitario del Goi e la sua scelta rischia di impegnare politicamente la principale massoneria italiana. Per questo, alla vigilia del raduno annuale del Grande Oriente che si apre domani a Rimini, è finito sotto accusa il gran maestro Gustavo Raffi, colpevole agli occhi dei ribelli anti-Bianchi di non aver chiesto le dimissioni del suo aggiunto. Anche perché, la discesa in campo di un gran maestro infrange la regola tradizionale più importante delle logge mondiali: mai occuparsi o discutere di politica e religione perché considerate entrambe elementi di divisione secondo gli otto punti basici della massoneria moderna emessi a Londra nel settembre del 1929.

Non a caso, i "grembiulini" schieratisi contro Raffi - in particolar modo quasi tutti i toscani, ancora oggi fieri dell'importanza massonica della loro regione, dove nel 1731 venne fondata a Firenze la prima loggia italiana - sono preoccupati che la candidatura di Bianchi possa mettere in pericolo il tanto atteso riconoscimento del Goi da parte delle grandi logge d'Inghilterra, Scozia e Irlanda, perso nel 1993 a causa delle conseguenze dello scandalo P2 e delle infiltrazioni di mafia e 'ndrangheta nell'ordine di Palazzo Giustiniani.

Del resto, nel novembre scorso, al meeting europeo di Londra il pro-gran maestro inglese, ossia il marchese di Northampton (il gran maestro, invece, è per tradizione il re o un principe di sangue reale che non partecipa mai: oggi è il duca di Kent) ha messo al centro della sua allocuzione «la proibizione delle discussioni di politica e religione e il divieto imposto alle grandi logge e ai singoli massoni di esternare in pubblico su questi argomenti nella loro qualità di membri dell'ordine».

Attualmente, in Italia, al netto delle numerose logge fai-da-te, gli ordini massonici sono tre. Oltre al Goi, riconosciuto solamente dalla Gran loggia nazionale di Francia, ci sono la Gran loggia d'Italia degli Antichi liberi accettati muratori (Alam) con 8.500 iscritti e la Gran loggia regolare d'Italia con 3mila. Quest'ultima nacque nel 1993 da una scissione del Goi e nel tempo è riuscita a guadagnarsi il consenso e il riconoscimento degli importanti fratelli inglesi.

Domani, allora, quando a Rimini si aprirà la Gran Loggia 2008 dal titolo «Tu sei mio fratello» e con tanto di mostra su uno dei più illustri massoni del Risorgimento, Giuseppe Garibaldi, sarà soprattutto uno l'interrogativo che animerà il dibattito durante i rituali non pubblici: perché il gran maestro Raffi ha autorizzato la candidatura di Bianchi contravvenendo alla regola tradizionale?

Le voci che circolano riportano a galla i ricordi poco piacevoli su politica e massoneria ai tempi di Gelli. Già vicesindaco di Livorno, Bianchi è ritenuto vicino all'ex ministro socialista Gianni De Michelis, che con Boselli e Bobo Craxi ha ricostituito il Ps. In Toscana, il Ps vanta tre consiglieri regionali, tra cui Riccardo Nencini, e alle ultime politiche, con la Rosa nel pugno, ha raccolto il 2,4 per cento. Una cifra ben lontana dal quorum previsto per Palazzo Madama, l'8 per cento. Perché, quindi, spaccare il Goi per una candidatura difficilmente vincente, nonostante il numero due in lista? Se lo chiedono in molti nel Grande Oriente d'Italia, dove qualcuno storce il naso, poi, perché come grande archivista figura ancora Vittorio Gnocchini, storico collaboratore del venerabile Licio Gelli, naturalmente iscritto alla vecchia P2.

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mercoledì 2 aprile 2008

Grillini (Ps): Tra Veltroni e Obama le distanze sono incolmabili.

Il candidato a sindaco di Roma: "L'americano ha appoggiato la legge contro le discriminazioni sessuali".

(Ifatti.com) (Rpif) "Sappiamo da tempo che le distanze tra Veltroni e Zapatero sono incolmabili soprattutto per quanto riguarda i diritti individuali di libertà e in generale i diritti civili. Non a caso il Partito democratico è così imbarazzato dai socialisti spagnoli e dai socialisti in generale e non ha invitato Zapatero per la campagna elettorale italiana", afferma Franco Grillini del Partito socialista, candidato a sindaco di Roma.
"Veltroni sostiene di preferire Obama? - aggiunge Grillini - Obama è molto più Zapaterista di quanto piaccia a Veltroni e al Pd. Per esempio, Obama durante la sua legislatura in Illinois ha appoggiato la legge contro le discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale. Obama è favorevole all'adozione da parte di coppie gay e lesbiche ed è favorevole alla legge sulle unioni civili anche per persone dello stesso sesso. Obama ha votato contro il Defence of marriage act nel 1996 che proibiva l'approvazione di legge sui matrimoni gay nonostante sia personalmente cotrario al matrimonio gay, e tuttavia ha annunciato che avrebbe lasciato i singoli stati decidere in merito alla loro approvazione. In ogni caso un leader politico non copia lo slogan di un altro leader.
Siamo in Italia e dovremmo sforzarci di trovare slogan in italiano, come per esempio quello che sto usando nella mia campagna a sindaco di Roma: "Roma laica, Roma libera", che mi vedrà impegnato lunedì 7 aprile, in una conferenza stampa sul programma laico per la città di Roma a Porta Pia".

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martedì 1 aprile 2008

Cherì Manescu 19 anni, ex di Milo GF7, nuova pornodiva per il candidato socialista Riccardo Schicchi.

(Gossipblog) Qui a Gossipblog non siamo di certo grandi moralisti. Ma l’ospitata di questa pornodiva della scuderia di Riccardo Schicchi, ex fidanzata di Milo Coretti del gf7, è una ragazza bulgara di 19 anni. E’ apparsa a “Lo show più buono che ci sia” di All Music in uno spogliarello decisamente hot e oltre a fare spettacoli è conosciuta per le pubblicità delle line erotiche. 19 anni.

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giovedì 20 marzo 2008

Una strana coppia per Roma. Rutelli: "Roma con me sarà città dell'accoglienza". Ribatte Grillini "Sui gay ha impegni generici".

Grillini: Faccia un pò di autocritica su ciò che ha fatto al governo.
(Apcom) In un'intervista al magazine Clubbing e al portale Gay.it, il candidato sindaco di Roma Francesco Rutelli spiega come tutelerà i diritti di gay, lebsiche e trans. "Roma - dice - sarà sempre più la città dell'accoglienza e dell'inclusione, dove l'intercultura sarà un valore vero, dove la pari dignità sociale di tutti i cittadini sarà pratica civile e politica».

Rutelli indica i punti programmatici su cui si è impegnato con le associazioni gay di Roma: "l'impegno contro qualsiasi...

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lunedì 17 marzo 2008

Roma, Milly D'Abbraccio candidata con Grillini. Le E(r)ezioni socialiste.

Il suo slogan potrebbe essere ''vota una donna coraggiosa che sa mettere a nudo le cose".
L'ex regina dell'hard all'Adnkronos: ''Se sarò eletta mi batterò per far nascere una 'love city' nella capitale''. E sottolinea: ''Noi attori dell'eros siamo sempre ghettizzati, ma anche noi abbiamo le nostre idee''.

(Adnkronos) - Dai set a luci rosse al Campidoglio. Ci spera Emilia Cucciniello, in arte Milly D'Abbraccio (nella foto), regina dell'hard degli anni '80 e '90, in corsa per il Comune di Roma nella lista dei socialisti con Franco Grillini capolista. "Era il mio sogno nel cassetto", dice all'ADNKRONOS la protagonista de 'La moglie bugiarda', 'La trasgressione', 'La professoressa di lingue' e tanti altri ancora (Guarda le foto). "Sono contenta di avere questa chance - spiega - perché noi attori dell'eros ci siamo sempre sentiti in qualche modo ghettizzati, ma anche noi abbiamo le nostre idee e le nostre proposte per migliorare le cose".

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