A Los Angeles i controlli in aeroporto mettono troppo a nudo i passeggeri.
Il "Whole Body Imaging Technology" solleva problemi di privacy dovuti all'alta risoluzione delle immagini.
(Alessandro Carboni - Il Corriere della Sera) In nome della sicurezza nazionale, l'International Airport di Los Angeles si attrezza con speciali scanner in grado di «perquisire» da testa a piedi i passeggeri in modo molto più approfondito rispetto a quanto è possibile fare con i normali sistemi di controllo. Peccato però che tanta perizia vada a scapito della privacy dei viaggiatori, che si vedono praticamente messi a nudo dalla sofisticata tecnologia in questione.
LO SGUARDO SOTTO I VESTITI – Il sistema di screening, battezzato "Whole Body Imaging Technology", scansiona infatti il corpo della persona e ne traduce le forme in un'immagine digitale tridimensionale – come fosse nudo, appunto – che viene visualizzata su un monitor per essere quindi osservata e analizzata, alla ricerca di armi e altri oggetti proibiti. Nulla sfugge alle onde radio dello scanner, nemmeno il minimo particolare, anche fisico.
TROPPO INVASIVO? – In poche parole, il dispositivo spoglia i corpi e ne offre i segreti allo sguardo degli addetti alla sicurezza. E secondo i difensori della privacy e dei diritti civili è un sistema di controllo troppo invasivo, anche se il sistema prevede la possibilità di oscurare il volto dei soggetti, in modo che le immagini – qualora stampate, salvate o copiate e magari illecitamente riversate online – non consentano di risalire all'identità delle persone. «Non credo che la gente sia realmente consapevole di quanto accurata e dettagliata è l'immagine del loro corpo nudo che appare in video», dice Peter Bibring dell'American Civil Liberties Union di Los Angeles, preoccupandosi di tutelare i diritti degli ignari viaggiatori, siano essi anonimi cittadini o personaggi famosi. Ma alla Transportation Security Administration (Tsa) federale questa tecnologia piace e ha già programmato di acquistare altri 30 scanner indiscreti (al costo di circa 150 mila dollari l'uno) da posizionare in altri aeroporti.
lunedì 21 aprile 2008
Sotto i vestiti vedo nudo. Polemiche in Usa per i nuovi body-scanners ai terminal. Si vede tutto... ma proprio tutto.
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19:33:00
Etichette: aerei, elezioni usa, nudo, polemiche, privacy, sicurezza, tecnologie, viaggi
sabato 19 gennaio 2008
L’anno nero della privacy è appena finito. E adesso?
Queste le conclusioni dell’ultimo rapporto di Privacy International, organizzazione non governativa impegnata sul fronte del diritto alla privacy, che monitora lo stato dell’arte in 47 paesi del mondo. E che quest’anno punta il dito soprattutto contro l’Unione Europa: “Le iniziative di sorveglianza promosse da Bruxelles hanno causato un sostanziale declino della privacy, erodendo le protezioni anche in quei paesi che hanno sempre tenuto in buona considerazione il tema”. Il riferimento è alla Germania, scivolata dal primo al settimo posto in Europa dopo l’adozione di alcuni provvedimenti per la sicurezza (carte d’identità con le impronte digitali ed estensione dei sistemi di tv a circuito chiuso).
Subito dopo la Germania, all’ottavo posto, troviamo l’Italia, paese “con buone salvaguardie ma deboli protezioni”. Il che, tradotto in parole semplici, vuol dire che, da una parte, abbiamo buone garanzie costituzionali (l’art. 14 e l’art.15), un ampio quadro normativo (tra cui il Codice della privacy del 2003) e un’Autorità di controllo (il Garante).
Dall’altra, però, si registrano anche frequenti violazioni e abusi: il rapporto denuncia i discussi tabulati di Telecom e il recente provvedimento del governo Prodi (poi ritirato) per l’iscrizione di tutti i blog in un Registro. Ma ad allarmare maggiormente gli analisti di Privacy International è soprattutto l’eccessivo periodo di archiviazione dei dati telefonici e sul traffico Internet. Una questione di cui si è tornato a discutere all’inizio dell’anno dopo la proroga (a sorpresa) del Decreto Pisanu (legge 155/2005 “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”). Fino alla fine del 2008 tutti i dati sulle nostre conversazioni e connessioni alla rete risalenti al 2001 non potranno essere distrutti dai fornitori di servizio. Un periodo di oltre sette anni e mezzo che non ha eguali in Europa. A cominciare dai paesi maggiormente colpiti dal terrorismo: in Spagna e Inghilterra è previsto un tetto massimo di 12 mesi.
lunedì 26 novembre 2007
Sarkozy contro i pirati del web.
(Sfera Pubblica) «La protection du droit d’auteur et la préservation de la création, […] c’était un engagement important de ma campagne présidentielle». Così, Nicolas Sarkozy, annuncia la “svolta” francese contro la pirateria in internet.
Intimidazione, sospensione. I provider manderanno messaggi di allerta agli utenti che scaricano file illegalmente. Se gli utenti li ignoreranno, i loro account di accesso potrebbero essere chiusi o sospesi. Questa la soluzione adottata nel provvedimento elaborato da una commissione diretta dal direttore generale di Fnac, uno dei più grandi rivenditori francesi di musica e film, Denis Olivennes.
La responsabilità delle violazioni verrà attribuita al detentore della connessione sulla quale questi abusi saranno compiuti e il tutto sarà gestito da una Authority specializzata. In caso di violazioni del diritto d’autore si procederà in due fasi. La prima vede il detentore del diritto d'autore trasmettere all'Autorità la segnalazione di una violazione di cui è venuto a conoscenza. A quel punto l'Authority invierà all'utente, che è legato ad un indirizzo IP, un messaggio di avvertimento grazie alla collaborazione dei provider.
La seconda fase, invece, si attiva nel caso di recidiva. Cioè, nel caso in cui l’utente già segnalato venisse nuovamente “beccato”, fino alla terza volta. A questo punto scattano le sanzioni, che vanno dalla sospensione alla chiusura dell’abbonamento di accesso.
Proposte. Il provvedimeno non si limiterà ad usare il pugno di ferro con gli utenti della rete. Infatti è previsto che l’Autorità si impegni a sollecitare l’Unione Europea ad estendere la riduzione dell’Iva su tutti i prodotti culturali, oltre che cercare di favorire l’accesso e la distribuzioni delle opere in maniera “legale”. Ciò dovrà legarsi ad una migliore qualità offerta dai produttori, anche in termini di tempestività di fornitura e facilità di fruizione.
Scontro. Il metodo Sarkozy adattato al web, sembra non aver incontrato, come era prevedibile, il favore dei consumatori. Alcune associazioni, come l’UFC, bollano il dispositivo come anti-economico, eccessivamente repressivo e diretto a compromettere l’evoluzione del web. Di fatto, la soluzione redatta dal team di Olivennes chiarisce un metodo d’azione duro verso i “naviganti” e estremamente favorevole alle multinazionali, che dalla pirateria informatica sono le più colpite. Una tale presa di posizione e una “invasione” nella privacy così esasperata sembra aver già generato parecchi malumori, sebbene si tratti di uno dei primi, seri provvedimenti di questo tenore in materia.
lunedì 24 settembre 2007
Malattie, reddito, vizi quanti segreti in ufficio.
(Elsa Vinci - La Repubblica) ROMA - Vincenzo, dipendente di una grossa società di Frosinone, aveva preso tre settimane di malattia, con certificati del pronto soccorso e del medico curante, per una lombosciatalgia. Solo che il datore di lavoro lo ha fatto pedinare per quindici giorni da detective privati assoldati per spiare i dipendenti, e ha scoperto che Vincenzo guidava la macchina, si chinava per aprire la saracinesca del garage di casa, portava le buste della spesa, e la sera andava ad animare un club privè gestito da sua moglie a da poco inaugurato. Vincenzo ha perso il posto, ma il motivo lo sanno in pochi, il padrone, qualche collega, i parenti, un paio di amici e gli avvocati che hanno cercato, senza successo, di farlo reintegrare. Se la microriforma sulla privacy contenuta nel decreto Bersati dovesse passare al Senato, la sua azienda potrebbe distribuire il suo curriculum con macchia ad altre imprese. Che lo escluderebbero.
La Cassazione ha ingolfato il Massimario sul diritto alla privacy dei dipendenti di aziende pubbliche e private: vietando lo spionaggio persino dei fannulloni e degli assenteisti. Quest'anno ha reintegrato un dipendente dell'Eni, controllato in un garage con telecamere a circuito chiuso. Ma l'impresa allunga lo sguardo indiscreto nella posta elettronica, si insinua nelle passeggiate on line degli impiegati al lavoro con internet. Le condanne della Suprema Corte e le sanzioni del ufficio del Garante non frenano quella che il presidente dell'Authority, Francesco Pizzetti, nell'ultima relazione al Parlamento ha definito "bulimia da raccolta dati".
Il prelievo delle impronte digitali non è quel che si dice una rarità. Lo scorso anno è stato vietato a un'azienda di costruzioni con 300 dipendenti. Sul trattamento dei dati biometrici, Pizzetti annuncia lavori in corso. L'Authority denuncia da tempo che ci sono banche, grandi alberghi, industrie sedotte dall'idea di regolare gli ingressi al lavoro fotografando l'iride, unica, irripetibile, assolutamente personale.
Il caso degli operai della Luxottica e della Safilo ha fatto discutere: tuta senza tasche e marsupio trasparente imposti per scongiurare i furti nei reparti produttivi. Alla Telecom spiavano i dipendenti per scoprire non solo se si dedicavano allo spionaggio industriale ma pure per catalogarne le abitudini.
C'è chi è stato cacciato soltanto per aver parlato male del capo. Un operaio della Mdj di Termoli è stato reintegrato dal giudice di Larino perché il suo licenziamento sarebbe avvenuto in seguito allo spionaggio di due professionisti del settore travestiti da lavoratori interinali. E c'è chi è stato messo alla porta perché gay. La Cassazione con la sentenza 14390 ha vietato di utilizzare i dati sensibili per i provvedimenti disciplinari e nel sancire l'ingiustizia subita da un omosessuale ha sottolineato che in questi casi la "tutela dei dati appartenenti alla species dei supersensibili riceve una tutela rafforzata in ragione dei valori costituzionali". Sphere: Related Content
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